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Redazione

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Poggio alle Monache presenta Rosa Briosa, un viaggio sensoriale tra tradizione e bollicine ancestrali.

Rosa Briosa

Poggio alle Monache, azienda vitivinicola immersa nella splendida cornice delle Crete Senesi, ad Asciano, svela la sua nuova creazione, “Rosa Briosa”, un vino frizzante prodotto con il Metodo Ancestrale, che offre un’esperienza sensoriale originale. Il metodo ancestrale, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, forse nell’antica Roma, anche se la sua “nascita ufficiale” risale al XV-XVI secolo in Francia, nella regione del Languedoc-Roussillon, sta tornando alla ribalta ultimamente.

È la semplicità il suo segreto grazia alla rifermentazione spontanea in bottiglia ad opera dei lieviti indigeni, senza zuccheri o lieviti aggiunti.

Questo metodo antico dona vita a vini sfaccettati e singolari, capaci di esaltare le caratteristiche del vitigno e del territorio, caratteristica sempre più premiata, dopo una forte omologazione legata alle mode. D’altronde è questa la filosofia della Maison, con oltre 5 ettari sono dedicati alla produzione di vino, frutto di una sapiente lavorazione che rispetta la tradizione e valorizza il territorio per cogliere l’anima della Toscana.

La Cantina vanta una storia secolare che risale al 1200. Tra le sue mura – attualmente in fase di ristrutturazione – l’antica tenuta ha ospitato nobili famiglie come i Piccolomini D’Aragona.

Oggi, Alessandra Giardi, insieme al marito Alessio Magi e alla figlia Caterina, custodisce con passione questo gioiello toscano, circa 100 ettari di terreni ospitano vigneti, oliveti, campi e tartufi pregiati. I colli senesi e la Val d’Orcia, terreni vocati alla viticoltura d’eccellenza, nutrono i vitigni di Poggio alle Monache: Sangiovese, Syrah, Canaiolo, Vermentino, Malvasia, Trebbiano e San Colombano.

La cantina Poggio alle Monache ha scelto di valorizzare per la nuova stagione la tradizione del metodo ancestrale con “Rosa Briosa”, nomen omen, un vino rosato ottenuto da uve autoctone, che si distingue per il suo carattere brioso e sapido. Il vestito è estivo, leggero, sbarazzino, evocando campagne d’altri tempi e un vino non impegnativo.

Con tappo a corona che porta una rosa, la sua etichetta pop incontra un gusto giovane crescente, pensando al vino come una bevanda. L’immagine lo avvicina all’idea dell’aperitivo, di un momento frizzante, con il suo colore appena rosato. Al naso note di lamponi e pompelmo si intrecciano in un sorso rinfrescante con una freschezza spiccata che in bocca ha un forte sentore agrumato. Suggerito per aperitivi anche senza un accompagnamento proprio perché può essere consumato come una bevanda, seppure abbia una nota vinosa.

Dopo la raccolta manuale e la pressatura soffice delle uve, segue la fermentazione a temperatura controllata in acciaio, interrotta vicina alla sua conclusione con l’ausilio del freddo. La rifermentazione avviene in bottiglia, con un affinamento sulle fecce fini per almeno 3 mesi.

“Abbiamo deciso di aggiungere alla nostra linea di produzione questo vino che nasce appunto grazie a questo metodo di spumantizzazione antico e nello stesso tempo sempre attuale”, raccontano Alessandra Giardi e Alessio Magi della cantina Poggio alle Monache. L’azienda lo consiglia come un vino ideale per antipasti di pesce fritto, oppure con vol-au-vent al formaggio, un vino che nella sua semplicità.

Abbiamo avuto anche l’occasione di assaggiare “Naviglio”, Vermentino in purezza della zona Chiusure d’Asciano, vino biologico, etichetta allettante e singolare nel contesto territoriale, ottenuto con pressatura soffice delle uve, decantazione a freddo del mosto e fermentazione a temperatura controllata; quindi affinamento sulle fecce fini per 5 mesi con batonnage settimanali.

In bocca presenta una freschezza unita ad avvolgenza, grazie ad una morbidezza singolare, con sentori floreali e di frutta. Dotato di una buona sapidità, si abbina con portate di pesce nonché con carni bianche e formaggi relativamente freschi.

 A cura di Giada Luni

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Musicaspettacolo

Il soprano Dominika Zamara alla premiazione con il Rremio Colosseo D’Oro.

Dominika Zamara

Un altro prestigioso traguardo per Dominika Zamara, domenica 14 luglio ha ricevuto il Premio Colosseo D’Oro 5.0. Un importante riconoscimento per il soprano polacco, che in una tipica serata romana, nella quale si è anche esibita per la gioia dei presenti.

Era nell’aria la nomination della Zamara, fortemente voluta dalla Commissione che presiede la premiazione. Oramai ella è di casa a Roma, una città nella quale si esibisce con regolarità. Il Salotto Tevere di Roma è stata la cornice ideale che ha dato lustro al tutto.

Ma partiamo con il fare il punto su cosa sia il tanto ambito riconoscimento: Il Premio Colosseo D’Oro, bandito dal Comune di Roma, un premio consistente in una scultura ideata del maestro Codognotto e viene assegnato annualmente per premiare l’impegno e l’opera di chi tiene alto il prestigio della Città Eterna nel mondo.

L’impegno, la determinazione di un’artista in continua ascesa, una totale dedizione all’arte senza compromessi. Questa è la Zamara, la quale si fa portavoce in ogni dove si esibisce sia della cultura polacca che italiana.

Leggiamo le motivazioni della nomination: “Soprano di fama internazionale, celebre per la sua voce eccezionale e la sua interpretazione emotivamente coinvolgente. Ha incantato il pubblico sui più prestigiosi palcoscenici del mondo, dimostrando un talento straordinario nel repertorio operistico e sinfonico. La sua dedizione all’arte del canto e la sua capacità di trasmettere emozioni profonde attraverso la musica la rendono una figura di spicco nel panorama musicale contemporaneo”.

Sul crepuscolo di una giornata estiva, scandita dalla vellutata voce della Zamara, che con il suo canto ha aperto le danze. Presentato e diretto da: il Presidente del Premio Gennaro Ruggiero e il Presidente della Fondazione Area Cultura, Angelica Loredana Anton, che uno dopo l’altro hanno invitato i nominati sul palco a ricevere il premio. L’atto conclusivo è stata la premiazione del soprano Dominika Zamara, che con palpabile emozione chiude l’edizione 2024.

La lista completa de premiati: Aqua Prestige (industria austriaca) ritira l’AD Dr. Wilhelm Hollerback; AS Parisi Boxe (associazione sportiva) ritira il presidente Dr. Geom. Mirko Parisi; M° Annarita Campo: Cineasta; Dr. Rodolfo Martinelli Carraresi: Giornalista – Regista – Sceneggiatore – Produttore; M° Roberto Ceccacci detto Roby: Attore – Agente di Spettacolo; Dr. ssa Otyaky Chong: Psicologa – Giornalista; Prof. Carmela Costanzo detta Carmen: Scrittrice – Poetessa; Dr. Giuseppe D’Amato: Commercialista – Dirigente Ente Sportivo; Principe Paolo Di Giovine: Esperto di Araldica – Imprenditore; Dr. ssa Carmen Di Stasio: Giornalista- Inviata TG RAI; Dr. ssa Maria Giovanna Elmi: Presentarice RAI TV – Attrice; M° Homar Iafisco: Hair Stylist del mondo VIP; Dr. Giuseppe Lanzetta: Produttore Discografico; M° Nicola Lovaglio: Allenatore e Dirigente Sportivo – Attivista Sociale; Prof. Remo Luongo: Docente – Dirigente Ente Sportivo; Dr. Gianni Marsili: Produttore Discografico – Autore TV; Dr. Antoniu Martin: Giornalista Internazionale (Romania); Comm. Maurizio Pedrini: Scrittore – Poeta – Giornalista; M° Adriano Pennino: Direttore d’orchestra – Compositore; Dr. Nicola Raucci: Fondatore e dirigente Ente Nazionale Sportivo Italiano; Dr. Daniele Rotondo: Giornalista RAI TV; Dr. Gaetano Ruocco: Presidente Associazione Nazionale Sottufficiali d’Italia; Dr. ssa Anna Rita Santoro: Sceneggiatrice – Giornalista; Dr. Ubaldo Santoro: Doppiatore – Attore; S.E. Rev. Mons. Gennaro Vitiello: Vescovo Prelatura San Pietro e Paolo

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Food & BeverageLusso

Casa Camperio, il nuovo spazio milanese : Non solo un ristorante, un luogo da vivere nell’arte.

casa camperio

Casa Camperio è un nuovo spazio milanese, a due passi da piazza Cairoli e dal Castello, come dal teatro della Scala, una posizione centrale per gli affari di giorno, la cultura e la vita mondana di sera. Il locale ha aperto a gennaio scorso ed è già diventato un punto di incontro grazie all’entusiasmo e alla professionalità di Andrea Lascatti, giovanissimo General Manager che si occupa della gestione e dello sviluppo della struttura per il Gruppo di ospitalità, formato da 6 soci con background ed esperienze diverse tra il mondo della finanza, del calcio e per l’appunto dei locali.

L’idea nasce dall’esperienza della famiglia nel 2010 con Fooding, locale che serviva Sushi e mozzarella a Peschiera Borromeo. Nel 2018 poi l’attività è stata venduta e Andre parte per Londra per studiare business management con l’idea di trovare un lavoro part time che lo potesse supportare; entra poi a far parte di una realtà unica come il Connaught Bar dove apprende l’arte dell’eleganza e della semplicità ingredienti fondamentali per creare momenti magici per gli ospiti.

La scelta di Casa Camperio è pertanto fortemente modellata dall’esperienza londinese nella creazione del concept e degli ambienti stessi strizzando però sempre un occhio verso New York.

Lo sviluppo è stato eseguito tra Milano e Londra e questo ha permesso un flusso di idee molto particolari con la necessità però di capire come renderle idonee al mercato Italiano, una delle sfide che oggi anche molti grandi hospitality brands si trovano ad affrontare soprattutto quando operano in settori retail hospitality high-end.

L’aria che si respira a Casa Camperio è quella di un club inglese, più decontracté, con un bell’affaccio sul giardino di rose curato dalla Signora Severnini, di origini giapponesi, la famiglia proprietaria dello stabile. Una serie di ambienti rivestiti di boiserie, legno a terra, colori caldi, design americano Anni Quaranta oltre ad alcuni elementi danesi, con divanetti dai toni arancioni, tanti oggetti scelti con cura, lontano da tendenze troppo modaiole come il retro di un bancone in legno che diventa una sorta di vetrinetta.

Gli spessori e i materiali danno il senso di solidità, del calore domestico ed evocano il senso di una storia che in realtà in questo caso è da costruire.

La tentazione è però di accordare istintivamente fiducia e non è solo una questione di entusiasmo; è anche la determinazione, la professionalità e una certa discrezione che fanno dire che è un locale che crescerà, che non esploderà come il fuoco di un momento, a giudicare dall’attenzione ai dettagli, all’idea di un arredo su misura stile Club room.

Alle pareti arte americana che risponde al gusto e allo stile della famiglia, collezionisti, legati professionalmente al mondo dei locali e dell’ambiente bar a partire dal padre di Andrea.

A settembre il programma è già tracciato con l’idea di realizzare mostre d’arte accogliendo emergenti e artisti più storicizzati e di dar vita ad eventi legati alla moda del mondo underground con tessuti da filiera ecosostenibile.

Tra le idee ad esempio l’organizzazione di cene a tema con una mise en place dedicata a tessuti particolari e vari momenti che si svolgono nei diversi ambienti compreso un défilé. La formazione professionale e le passioni di Andrea, che ha studiato a Londra, indubbiamente si avvertono.

Si parte al mattino quando alle 7.30 si cominciano a servire le colazioni nel caffè di fianco, ambiente del Seicento con soffitto a volte, per il residence della proprietà in uno spazio che sta già diventando un luogo di habitué della zona dove gli uffici sono numerosi; nello stesso ambiente si sta pensando oltre al pranzo veloce a un aperitivo con cocktail classici per andare incontro alla tradizione milanese.

Casa Camperio offre una doppia possibilità a pranzo per un pasto à la carte o un business lunch; quindi aperitivo con una cocktail list che ha delle signature importanti e sfiziose e infine un Casual Dining, formula che vuole indicare un’atmosfera rilassata e giovane anche se la frequentazione ha un’età che in genere parte dai trent’anni, mettendo d’accordo i palati più esigenti con la voglia di godersi la serata, a scelta tra la sala grande con la cucina a vista, una sorta di isola dove vengono preparati il sushi e i piatti principali e la sala più intima.

La cucina è creativa e si ispira alla tradizione giapponese maritandola a quella mediterranea per lavorare su qualcosa di dinamico che ai fornelli trova il dialogo tra lo chef Ruwan Livera e il sous-chef Mattia Amato, figure con un’esperienza molto diversa. Il primo, originario dello Sri Lanka ha lavorato vent’anni da Nobu a Milano; mentre il secondo, ventiseienne già con un curriculum di tutto rispetto, ha lavorato tra l’altro con lo chef Roberto Conti, ed è stato tra l’altro da Vittorio.

Al bar la collaborazione di Paolo Scialpi con una cocktail list originale e molto studiata che unisce alle preparazioni classiche il sapore, puntando sul gusto più che sul processo tecnico.

A livello di degustazione troviamo molto Oriente e ingredienti insoliti.

Fermandoci sui cocktail siamo stati colpiti in particolare da Oriental Riviera un drink che ha subito una serie di modifiche fino alla messa a punto definitiva.

Il Cocktail ha una base alcolica di Gin Portofino e Altamura Vodka distillato di grano pugliese; quindi una terza componente alcolica di Saint-Germain che conferisce una nota floreale; servito in un bicchiere tumbler basso con cubo di ghiaccio e coin di foglia di shiso come guarnizione.

Originale la scelta di combinare l’impiego della Vodka e del Gin con il burro, zeste di limone e lo shiso, basilico orientale, per esaltare la freschezza.

Il ménu, che si concentra sulla materia prima, è organizzato in sezioni, come capitoli che si possono leggere non in ordine, con La sezione crudi, quella della pasta e del riso, la portata principale e i sushi roll, privilegiando l’originalità in questo caso.

Tra i piatti in anteprima vi presentiamo un risotto con gamberi messi a crudo e leggermente cotti dal calore e limone fermentato.

A cura di Giada Luni

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Cru Caviar, la prima produttrice italiana di caviale Beluga Una realtà artigianale da 50 anni.

Cru Caviar

Da oltre 50 anni Cru Caviar, azienda italiana diffusa, si occupa di allevamenti ittici, prima trote e ora, uno dei prodotti considerati di assoluta eccellenza, uno dei prodotti di lusso e pregio per antonomasia: il caviale, secondo il saper fare artigiano italiano. Oggi è tra le top ten mondiali, prima in Italia per la produzione di Beluga, l’abbiamo incontrata in occasione di A Tavola sulla Spiaggia, la manifestazione storica realizzata da Gianni Mercatali, a Forte dei Marmi e abbiamo avuto l’occasione di degustare il prodotto all’Harry’s Bar Villa Medici di Firenze per la presentazione dell’edizione 2024 del contest culinario.

L’azienda si sviluppa su 20 ettari di espansione per un totale di 4 allevamenti, organizzati in maniera sostenibile e in modo tale da preservarne e valorizzarne la biodiversità. Cru Caviar intreccia la sua storia con quella della famiglia Bettinazzi, tutta italiana così come l’azienda, che si prende cura di ogni singola fase della filiera, allevando ogni storione dall’uovo all’esemplare maturo. Artigianalità e cura dei dettagli hanno reso Cru Caviar un’azienda leader della produzione di caviale di Beluga in Italia, paese che vanta 60 tonnellate di produzione annue secondo solo alla Cina. Tre generazioni nell’acquacoltura e più di 20 anni di esperienza nella produzione di caviale: questa è la storia dell’azienda Cru Caviar.

La produzione

Dire storione è un termine riduttivo e generico per un universo che racchiude in ogni varietà delle caratteristiche uniche e specifiche. Dopo aver allevato i migliori esemplari di Storione, Cru Caviar ne gestisce la produzione. Grazie all’esperienza ultra ventennale del Caviar Master e del suo team che da anni lo affianca, si ottiene un prodotto di qualità assoluta lavorato con la tecnica Malossol, dal russo “a ridotto contenuto di sale”. Per la lavorazione viene utilizzato puro Sale di Cervia, uno dei passaggi più delicati in cui tutta la concentrazione deve essere rivolta al fatto che la sapidità non copra gli altri sapori. Tutte le selezioni di caviale Cru Caviar hanno il sigillo CITES (Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in pericolo di estinzione). Al momento della produzione, vengono selezionati gli storioni per produrre i Cru: i cru Beluga e Beluga Imperial da storione ladano; il cru Special Reserve da una particolare selezione che il maestro salatore fa tra le migliori qualità a seconda di diverse variabili in base dell’anno; il cru Royal da storione bianco; i cru Imperial e Classic da storione siberiano; il cru Asetra da storione danubiano; mentre i due cru Amur Kaluga e Amur Kaluga Gold, provengono da uova da storione di importazione selezionate attentamente.

Gli allevamenti di storione

Sono stati studiati e progettati nel pieno rispetto sia della biodiversità del parco del Mincio, sia delle necessità dell’ecosistema ideale per la crescita degli storioni. I quattro allevamenti hanno ognuno caratteristiche determinate e determinanti per la fase di vita dello storione che accoglie: a Goito, immerso nella valle del Bertone, in provincia di Mantova, si trova il centro di riproduzione e accrescimento; all’età di un anno e mezzo circa gli storioni vengono trasferiti negli altri tre allevamenti: Leno (BS), San Martino Buon Albergo (VR) e Bagnolo Mella (BS).

“Da sempre, abbiamo a cuore la sostenibilità, ha dichiarato Domenico Meduri, A.D. dell’azienda, e i nostri spazi produttivi sono sempre di più alimentati da fonti di energia rinnovabili, principalmente fotovoltaiche. Il nostro impegno green sarà sempre al centro di tutte le nostre strategie commerciali e finanziarie”.

Le vasche utilizzate impiegano quasi totalmente acqua superficiale, che rispetta il naturale andamento termico per la vita dei pesci e allo stesso tempo limitano lo sfruttamento delle riserve idriche del sottosuolo, nel pieno rispetto degli animali e della natura. Acque fresche e incontaminate a scorrimento e storioni allevati in movimento lungo tutto il loro ciclo di vita: dall’uovo, all’avannotto, all’esemplare maturo.

Non solo caviale ma un utilizzo varie in diverse ricette, come i piccoli burri Cru Caviar, a base caviale, zafferano o acciughe del Cantabrico: 70% burro e 30% caviale, dal sapore deciso e la texture vellutata e delicata; o ancora l’aroma elegante e intenso dello zafferano per preparazioni dolci e salate; o la versione di Cru Caviar del classico abbinamento piemontese ma con le famose acciughe spagnole.

Tra le novità dell’anno, Cru Caviar ha ideato anche lo Storione di Beluga affumicato a caldo, una ricetta speciale che dà vita a un prodotto unico, dal sapore delicato e dalle ottime proprietà nutritive; e ancora, le Acciughe del Cantabrico, una selezione dei migliori filetti conservati in olio di oliva, prodotte nella cittadina di Santonã, una delle più rinomate specialità gastronomiche delle coste basche spagnole.

Nasce inoltre la Cru Caviar Experience, un’esperienza unica nel simbolo della qualità assoluta del caviale italiano. In occasione del 50esimo anniversario della famiglia Bettinazzi, leader da tre generazioni nel settore dell’acquacoltura, viene inaugurata la Cru Caviar Experience. L’occasione per immergersi a pieno nel mondo degli storioni e per approfondire il simbolo del lusso gastronomico: il caviale.

Con l’obiettivo di fare cultura e formazione, dimostrando come l’allevamento degli storioni, perfettamente integrati all’ecosistema delle acque dove vivono indisturbati e protetti dal rischio di estinzione naturale – e  di come lo scenario del commercio del caviale sia completamente cambiato negli ultimi anni –sia una  pratica profondamente radicata nel nord-est dell’Italia tale da rendere lo stivale il secondo produttore di  Caviale al mondo. 

Ed è per questo che Cru Caviar, la prima azienda produttrice di caviale di Beluga in Italia, apre le porte dei suoi allevamenti a Goito nell’incontaminato parco regionale del Mincio, in provincia di Mantova, al pubblico appassionato e non. Si tratta di un’attività immersiva a contatto con il mondo degli storioni, si parte da una visita guidata dagli esperti dell’azienda lungo le rive degli allevamenti fino ad immergersi insieme a questi pesci ancestrali, grazie alla vasca tattile. Approfondendo così e conoscendo da vicino il mondo del caviale, un prodotto di cui tutti parlano ma solo in pochi conoscono davvero le origini, la cura e la professionalità dietro alla sua lavorazione.

Ogni visita si conclude con una degustazione guidata dei prodotti Cru Caviar per assaporare decenni di passione ed esperienza ritrovando le sensazioni provate risalendo la riva scoprendo questo universo ancora celato dietro una patina di miscredenze e mistero. Questo percorso “si inserisce in un progetto più ampio dell’azienda volto a divulgare e approfondire la conoscenza del caviale e dello storione, ha sottolineato Domenico Meduri, sia agli operatori del settore che al consumatore finale. Cru Caviar è sempre più protagonista nel mercato italiano ed estero, esportando quasi il 70% della nostra produzione nel mondo e arrivando a generare una waiting list per i nostri esclusivi prodotti.”

Il progetto è stato sviluppato per trasmettere i valori, le competenze e le conoscenze affinate in questi 50 anni nel mondo dell’acquacoltura, di cui 25 trascorsi producendo caviale italiano, che grazie a Cru Caviar, e alla nuova Cru Caviar experience vengono messe a disposizione di appassionati, neofiti e amanti del prodotto che vogliono avere un contatto ravvicinato con l’affascinante mondo degli storioni e dei loro prodotti.

Esperienza unica nel suo genere, la prima così composta e attivata in Italia, accessibile solo su prenotazione attraverso caviar.it/experience, può essere realizzato per piccoli e grandi gruppi.

Lo storione, animale preistorico non evoluto che risale a più di 200 milioni di anni fa, è una specie ittica protetta. La sua pesca in natura, infatti, non è consentita dal 1998 quando il Regolamento CITES per salvaguardarlo ha ristretto l’uso a solo quello allevato. La principale particolarità della specie è la longevità che ne rallenta tutto il ciclo vitale, questi infatti, raggiungono facilmente i 100 anni di età e soprattutto il loro ciclo riproduttivo non inizia prima dei 20 anni di vita, e questo ne rende l’allevamento, oltre che eccessivamente lungo, rischioso e complesso. Dopo l’utilizzo delle uova per la produzione di caviale, e la conseguente vendita della carne, vengono utilizzate tutte le parti dello storione, dalle concerie, dalle collerie, dalle aziende cosmetiche e farmaceutiche.

L’ Italia è il secondo produttore di caviale nel mondo, con produzione di 60 tonnellate dietro solo alla Cina primo produttore di caviale nel mondo con una produzione di 120-150 tonnellate (fonte dati Eumofa May 2021).

La produzione globale di caviale nel mondo si aggira intorno alle 400-450 tonnellate annue.

A cura di Giada Luni

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Il Gentleman oggi”

ELISA VOLTA

Si è recentemente concluso a Firenze “Pitti Uomo”, uno dei maggiori eventi della moda mondiale dedicati all’uomo. Nelle numerose interviste trasmesse dai vari canali social e televisivi ho sentito nominare spesso il “moderno gentleman”. Ma al di là del concetto puramente estetico legato all’abbigliamento (che ha comunque i propri codici e le proprie regole), chi è il gentleman oggi?

Nel vocabolario Treccani alla voce “gentleman” si legge:

“Epiteto che nel passato indicò i cittadini inglesi di nascita nobile o anche di nobiltà acquisita, e chi era autorizzato a portare armi, anche se non nobile; talora riferito più genericamente a persona di educazione, aspetto e modi distinti, senza precisa definizione di rango.

Oggi ha significato equivalente all’italiano gentiluomo, ed è riferito a chi, nell’insieme del suo comportamento, ha tratti signorili e perfettamente corretti; con questo senso, è termine noto e usato anche in altri paesi.”

Nel XXI secolo quali sono questi “tratti signorili e perfettamente corretti” che determinano il gentiluomo?

Sono i tratti di chi ha attraversato secoli di evoluzione della società e del costume, di chi ha saputo custodire il meglio del passato, ma è totalmente calato del presente con lo sguardo rivolto verso il futuro.

E’ un uomo che antepone la qualità alla quantità: nelle relazioni, nel tempo libero, in ciò che mangia, che beve e che indossa, che sa trattare la donna alla pari ma anche sorprenderla con un fiore,  aprendole la portiera dell’auto o porgendole il braccio (senza che lei debba domandarglielo) quando porta i tacchi alti. Il garbo, è ciò che lo contraddistingue, perché ha una tale padronanza di sé e delle proprie idee da non avvertire la necessità di alzare la voce o utilizzare un atteggiamento aggressivo.

Sa ovviamente stare a tavola e intrattenere una conversazione.

Il suo charme tenderà a catalizzare l’attenzione, ma il suo garbo lo porterà a non monopolizzare la discussione parlando di sé, al contrario tenterà di coinvolgere chi è meno loquace, facendo domande. Il miglior conversatore, lui lo sa bene, è chi sa ascoltare.

E’ un uomo che tende a farsi ricordare, certo per il suo aspetto curato, ma soprattutto per la sua conoscenza del mondo e per la sua empatia.

Sul posto di lavoro tratta con la stessa gentilezza e rispetto sia superiori che sottoposti. Se è leader, sa elogiare in pubblico, correggere in privato e insegnare senza umiliare.

Sa che le regole dell’etichetta, in ambito professionale, “cedono il passo” alla gerarchia e se è invitato ad una colazione di lavoro dal capo (donna), sa che il saldo del conto questa volta non spetta a lui!

E’ un uomo che con la giusta dose di narcisismo sa prendersi cura del proprio aspetto (della propria igiene personale è ovviamente un obbligo!).

Ha capelli, barba, mani e anche piedi in ordine, sorriso curato, abiti stirati e camicia fresca di bucato, porta un ottimo profumo, ma non troppo invadente, soprattutto al lavoro.

Per non lasciare campo ad equivoci: non è sufficiente un abito sartoriale per fare il gentleman.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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Food & Beverage

La XXXII edizione di A tavola sulla spiaggia a Forte dei Marmi apre la stagione estiva.

La XXXII edizione di A tavola sulla spiaggia a Forte dei Marmi

Stesso luogo, stesso mare, quando un appuntamento – con il rinnovato patrocinio del Comune di Forte dei Mari, diventa quasi un rito. È una gara all’ultimo mestolo che quest’anno presenta una novità, “i ripetenti”.

Per la prima volta infatti in competizione i campioni del passato. Torna anche il panettone d’estate proposto da Davide Paolini.

L’appuntamento per la presentazione dei piatti è in Capannina domenica 23 giugno e la successiva per la premiazione.

Per la quinta volta la sfida all’ultimo mestolo sarà in uno dei simboli di Forte dei Marmi, insieme al Fortino e al pontile, La Capannina di Franceschi, grazie alla tradizionale collaborazione di Carla e Gherardo Guidi. Un locale nato 95 anni fa, proprio sulle dune di una spiaggia che ancora non aveva il lungomare. La manifestazione, nata da un’idea diGianni Mercatali che la pensò, in origine, con Ugo Tognazzi, allora decisamente originale in un tempo in cui la cucina non era così di moda come spettacolo e competizione, è diventata una tradizione del luogo.

L’edizione 2024 in linea con il tema della sostenibilità, sempre più trasversale, sposa il riciclo con l’arte sublime di preparare pietanze buone e salutari senza buttar via niente. Tanto che anche quest’anno gli organizzatori hanno invitato tutti i partner a donare propri prodotti al Banco Alimentare della Toscana, struttura che già da anni gli organizzatori della manifestazione sostengono. E anche quest’anno la famiglia Guidi parteciperà a questa gara di solidarietà.

Non mancherà una variante sul tema del recupero perché l’ospite più atteso sarà comunque il panettone d’estate, naturalmente fuori concorso, prodotto da Fiore 1827, l’Azienda artigianale nata a Siena 2 secoli fa, su ricetta dello chef stellato Igles Corelli che, con competenza e passione ha voluto, appunto, “mettere le mani in pasta”. Dopo 12 anni, quando nel 2012 Davide Paolini propose e presentò sulle “sabbie nobili” del Forte il consumo del panettone artigianale d’estate, prosegue il successo di questa originale idea.

Ora il Comitato Organizzatore sollecitato già negli ultimi anni da giornalisti ed ex concorrenti ha deciso quest’anno d’invitare alcuni vincitori delle precedenti edizioni partendo dai primi assoluti, ai primi di categoria, a coloro che hanno conquistato il Premio della stampa. Le risposte non si sono fatte attendere. Molti sembravano già pronti a partecipare tanto che la selezione delle proposte non è stata semplice.

Fra gli altri, avremo anche concorrenti del secolo scorso fra cui Rosaria Panatta che vinse il primo premio assoluto nel 1999. E poi, la creatrice di gioielli Lucia Giovannetti che si affermò nel 2000, la marchesa Rosaria Frescobaldi vincitrice nel 2007 e in coppia la pittrice Elisabetta Rogai con il marito Marco che vinse nel 2002.

In giuria giornalisti, opinion leader, produttori di vino, ristoratori e chef. Si prevede di poter contare oltre 12 stelle Michelin dalla Versilia ma non solo, dove non mancherà l’ormai fedele Gianfranco Vissani e Riccardo Monco primo chef di Enoteca Pinchiorri.

Tra i partner alcune nuove presenta come Cru Caviar, il primo produttore italiano di caviale Beluga con sede vicino Mantova, e Tenuta Maryamado, con il proprio olio extra vergine d’oliva ottenuto dagli oltre 5000 ulivi dell’omonima Tenuta in Toscana.

Due sono invece le conferme prestigiose, Fiore 1827 e quella del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano. “Siamo felici di essere stati nuovamente scelti tra i protagonisti di “A tavola sulla spiaggia”, ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano.

La nostra Dop è un prodotto che nasce da un sogno: quello della comunità della zona di origine, di coloro che in un piccolo territorio sono stati capaci di creare un’icona del Made in Italy amata dai consumatori in Italia e all’estero, unica e inimitabile proprio perché inscindibilmente legata alle sue radici. Inoltre, esattamente 90 anni fa, il 27 luglio 1934, nasceva il nostro Consorzio, votato alla tutela, alla difesa e alla promozione di questa eccellenza, per salvaguardarne la tipicità e pubblicizzarne la conoscenza nel mondo. Siamo lieti di poter condividere la nostra felicità per il traguardo che abbiamo raggiunto con i partecipanti di questa splendida iniziativa”.

La manifestazione, presentata da Annamaria Tossani è un “goloso” show che proclamerà il “Piatto Forte” 2024 dedicato a Forte dei Marmi. Lo “scolapasta d’oro” creato da Petruzzi & Branca di Brescia sarà il simbolo della vittoria in questo originale talent mondano-gastronomico.

Il Primo Premio Assoluto della Giuria Stampa sarà invece dedicato alla Capannina e al Parmigiano Reggiano.

I concorrenti saranno dodici, suddivisi nelle quattro categorie di antipasti, primi, secondi e dolci anche se, sulla spiaggia, tradizionalmente queste categorie spariscono.  In abbinamento altrettanti vini. Quest’anno hanno già confermato dal Friuli Eugenio Collavini, dall’Emilia Monte delle Vigne, dalla Toscana Cantine Lunae, Cecchi, Val delle Rose, donne Fittipaldi, Castello Banfi, dall’Umbria Arnaldo Caprai e dell’estero champagne Perrier Jouet.

Il servizio di catering sarà curato anche quest’anno da Ideal Party che in meno di 3 ore servirà con la sua squadra a 40 giurati 12 proposte gastronomiche cambiando 480 piatti e 12 vini sostituendo 480 calici da degustazione. Mentre la supervisione e tutta la logistica sono curate dell’Agenzia Once di Federica Rotondo.

A cura di Giada Luni

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Food & Beverage

Tenute Stintino, unica cantina di un territorio che sa di sole e sale.

Tenute Stintino

Il progetto museale di Antonio Diana prende forma

Unica realtà locale di casa vinicola è una vera e propria scommessa la viticoltura quasi eroica di Antonio Diana.

Qui oggi non ci sono vigneti anche se fino a metà del Novecento c’erano vigne verso il mare a Izzi Mannu, a sud di Stintino. Sono otto ettari quelli delle Tenute Stintino a Pozzo di San Nicola coltivati con agricoltura biologica (concimazione con letame da una conigliera locale e alcune correzioni come l’introduzione di alghe nel momento di maggior calore). Otto ettari vitati che una resa che va dai 60 agli ottanta quintali per ettaro – il Vermentino Doc non può essere riconosciuto tale con una resa superiore ai 130 quintali per ettaro – tutti allevati a spalliera.

Dove sorge adesso il complesso c’era un consorzio agrario nato nel 1960 quando la Regione Sardegna progettò una serie di bonifiche con l’obiettivo di miglioramento agrario. Fu allora che venne costruita la chiesa e l’unica pompa di gasolio della zona.

La storia vinicola di Antonio Diana, ex sindaco di Stintino, ex Direttore del Parco dell’Asinara, Presidente della Confraternita locale e pescatore professionista, amante del mare con il quale ha un rapporto viscerale, inizia nel 2016. Acquista un manufatto dove realizza un piccolo residence, la cantina con degustazione, una parafarmacia e pianta il primo vigneto.

Dal prossimo autunno l’idea è di vinificare direttamente nella propria cantina le uve e l’obiettivo ambizioso quello di inaugurare con il concerto di Natale uno spazio museale già predisposto. L’architettura semplice è ispirata al razionalismo del primo Novecento con molto legno e piante e inserti di color giallo paglierino opaco. Il nome Alle cantine racconta l’ambizione di selezionare e vendere prodotti del Nord della Sardegna, quel territorio compreso tra le province di Alghero e Sassari inserendo vini di qualità, una cantina per zona – Alghero-Fertilia, Sorso, Stintino e Sassari – e cibi tradizionali e tipici, quali ad esempio l’olio già presente quello dell’Oleificio Giovanni Matteo Corrias.

L’ambizione è infatti di diventare un punto di riferimento e di incontro che disegni le tipicità locali considerando che dalla sede d’agosto passano in entrata e uscita 17mila auto alle quali il desiderio è di lasciare l’impronta del luogo.

Quanto al Museo, si sta disegnando un percorso che insieme all’Associazione Il tempo della memoria, nata nel 2008, attraversi i mestieri della campagna del Novecento, quali ad esempio i maestri d’ascia, con una serie di attrezzi, di pannelli e completi l’offerta con eventi culturali.

L’Associazione, ci ha raccontato Diana, è nata per valorizzare la tradizione del Presepe locale composto di statue a grandezza naturale, oggi arrivato a contare un centinaio di pezzi, alcuni provenienti da donazioni di altri paesi.

Anche l’offerta dei vini risponde al desiderio di mostrare le caratteristiche locali con la produzione di Vermentino, Cannonau e Distillati.

La produzione comprende un Vermentino Doc, Istinto, dotato di grande freschezza e sapidità, quasi bagnato dal mare e ricco in profumi vegetali di macchia mediterranea; con un sentore di pesca matura e in particolare un finale di albicocca secca che unisce una certa dolcezza, alla nota fresca e aspra tipica del frutto e un finale amaricante.

Un secondo Vermentino, Nadir, ha un passaggio in legno che gli conferisce una nota classica di vaniglia non troppo accentuata e un gusto fruttato persistente anche se al naso la freschezza è apprezzabile. Il Cannonau sardo Doc, Latino, vendemmia 2019, ha vinto nel 2023 la Medaglia d’oro Grenache du Monde. Il disciplinare consente l’inserimento di altri vitigni fino al 20% che nell’ultima vendemmia è stato realizzato con Cabernet al 12%.

La Casa vinicola produce anche una grappa bianca di Vermentino in due versioni di cui una barricata e in progetto c’è l’implementazione di distillati e del tradizionale Mirto. L’obiettivo nel medio periodo è di inserire anche il Cagnulari, vitigno che in questo momento il mercato sta richiedendo,

Un’ipotesi ma da valutare potrebbe essere anche la produzione di un vino da dessert, considerato che il terroir e l’esposizione di Stintino è paragonabile a Sorso dove viene prodotto un Moscato apprezzato.

Per quanto riguarda il vigneto è caratterizzato dall’esposizione al Maestrale, anticamente chiamato il vento salato per la nebulizzazione che produceva della spuma del mare, che si vede, con un effetto tra l’altro suggestivo dalla stessa vigna. Ora le uve sono certamente sane anche se la resa è bassa e la concentrazione alta, fatto che può essere un elemento di qualità sempre che sia dosato.

E al vento non si comanda. Normalmente esso soffia soprattutto a ottobre novembre quando non fa danni ma quest’anno l’intensità si è manifestata anche a marzo, creando qualche problema.

A livello climatico però la zona è interessante perché, inserita tra due mari, non presenta forti escursioni ed è al riparo da gelate o effetti improvvisi di fenomeni che ad esempio possano innalzare eccessivamente la temperatura.

La scelta della Spalliera è indicata per contenere l’esposizione al sole e perché in tal modo i filari si proteggono l’un l’altro.

Antonio Diana non smette di fare progetti e l’idea per il vigneto è di sistemare la macchia intorno, realizzando una struttura per valorizzare la vigna con degustazioni a margine dei filari ed eventi culturali come concerti nel segno del sole, sale e sapore.

A cura di Giada Luni

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Artehotellerie

A Roma Elisabeth Unique Hotel e Galleria Russo, un matrimonio artistico.

Elisabeth Unique Hotel

Un’oasi di piacere nel cuore di Roma con più di 100 opere di artisti contemporanei, per la maggior parte italiani, questa particolarità rende l’Elisabeth Unique Hotel– tra Piazza Augusto Imperatore e Piazza del Popolo, a due passi da Via Margutta – una sorta di Museo, tanto che vi si organizzano visite guidate, ma del tutto particolare.

Quasi tutte le opere, distribuite all’interno dell’hotel negli spazi comuni, nelle camere, nella dependance e un palazzetto sempre nel circondario dove si affittano appartamenti, sono in vendita.

Quindi può capitare di essere sorpresi quanto incuriositi nel tornarvici.

L’arte qui non è solo decorazione, è lo stile stesso del vivere un hotel urbano soprattutto per vacanza o come oasi dal lavoro sia per i residenti sia per chi è in città e qui può fare una sosta.

I cataloghi d’arte nelle aree e comuni e nelle camere raccontano i vari artisti, lasciati da sfogliare come i libri in una casa. L’atmosfera infatti quello intima di un’abitazione realizzata con la consulenza curatoriale della galleria più antica d’Italia, Galleria Russo, che si affaccia su via Margutta e che ha creato un ponte del tutto particolare con questa struttura.

Andiamo con ordine e torniamo al 2018 quando l’hotel è stato aperto con la versione inglese di Elisabetta, rispettivamente madre e nonna del fondatore, Curatella, una donna simbolo dell’ospitalità per eccellenza.

A casa sua infatti, in un paesino vicino Potenza, l’accoglienza non faceva distinzioni e si poteva mangiare a tutte le ore tanto che una volta Massimo Ranieri per un concerto in zona, fu ospitato per mangiare e cambiarsi non essendoci strutture in zona.

Ora questa figura, come ci ha raccontato Evlin Rossi Director Sales & Marketing, ha segnato in modo indelebile la vita della famiglia e al suo spirito è stato dedicato l’albergo con un profumo diffuso in tutti gli ambienti e realizzato dal naso di Laura Bosetti Tonatto – esperta nella creazione di profumi su misura con particolare attenzione – anche se la signora Elisabetta è morta poco prima che l’hotel inaugurasse.

Il ‘naso’ torinese – dal 2006 parte dello staff dell’Università degli Studi di Ferrara, facoltà di Farmacia, come Docente a contratto nei master di I e II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche per i corsi “Profumi, Arte e Produzione” e “Aromacologia” – si è messa al servizio della storia, diventando il profumo di Roma con una dedica ad esempio a Via dei Coronari, la via degli antiquari e dei Musei Vaticani.

La filosofia è un ambiente elegante, esclusivo e discreto, certamente intimo perché qui non si viene per farsi vedere, per essere in vetrina e il vero lusso è nel segno della classicità.

È un luogo tutto da vivere, dove sostare e rallentare.

Così la colazione con alcune varianti a seconda dell’orario, è offerta anche per i clienti esterni, sempre à la carte, dalle 7 del mattino alle 18 e dall’ora di pranzo c’è l’introduzione di qualche primo piatto, insalata e altro.

Nella bella stagione con la possibilità di stare all’aperto in terrazza. In carta ci sono molti dei piatti di nonna Elisabetta, naturalmente rivisitati in chiave gourmet, come le polpette di pane e la zuppa inglese.

Il sodalizio con la Galleria Russo, ci ha raccontato Fabrizio Russo, è nato da un incontro fortuito, quando i signori Curatella entrati in Galleria rimasero affascinati dalle opere e proposero una collaborazione, raccolta come una scommessa. “Dopo il sopralluogo, ci ha raccontato Russo, ho fatto un appello agli artisti con i quali lavoriamo, promuovendo una serie di incontri in loco per realizzare opere site specific che in alcuni casi, come per i lavori di Enrico Benetta di Montebelluna in provincia di Treviso, classe 1977, artista diplomatosi nel 2001 in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, presente in modo significativo nell’hotel ha escogitato soluzioni in dialogo con l’architettura. La sua cifra che diventa quasi una firma sono i caratteri di stampa, in particolare le lettere dell’alfabeto in Bodoni.

Tutte le opere sono in vendita e questo rende il ‘museo’ come una vera e propria galleria, vivo, perché ogni quadro o installazione venduti sono sostituiti da altri lavori creando la curiosità di tornare in questi spazi.

Alcune opere, difficilmente trasportabili, come il soffitto della saletta accanto alla reception di Manuel Felisi – del quale si è conclusa recentemente un’esposizione monografica al Museo Bilotti di Roma – o l’installazione in metallo sulla terrazza che rappresenta un soffione realizzato appunto con lettere, di Benetta, sono state acquistate dalla proprietà”.

A breve ogni opera avrà associato un QR Code, direttamente scaricabile dal telefono, con nome, descrizione dell’opera e dell’artista, quotazioni e modalità di spedizione nel caso di acquisto, dando vita a un catalogo virtuale dell’esposizione.

Tra gli artisti Michael Gambino di Varese, le cui opere popolate di tridimensionali addensamenti di farfalle di carta (riproducenti specie realmente esistenti in natura), ritagliate a mano e appuntate alla tavola con spilli, vogliono ricostruire le leggi dell’universo.

Sul soffitto di un corridoio un’installazione di 16 opere che rappresentano 16 paesi con un senso di corrispondenza: così ad esempio la farfalla gialla in Spagna e quella blu per il Portogallo. Tra l’altro questo lavoro è costituito da pannelli con la funzione di rendere facilmente accessibile il corridoio di servizi sovrastante.

Artista da tenere sotto osservazione, secondo la Galleria Russo, Giorgio Tentolini, nato in provincia di Cremona, classe 1978, che usa la fotografia in modo particolare partendo da un’indagine sul tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali vari come tessuti, carte e PVC. Sono il tulle, la rete metallica e il nastro adesivo, regalando tridimensionalità ai suoi interventi che assumono una dimensione scultorea.

Gli arredi sono dell’architetto romano Antonio Marincola e del suo studio fondato nel 2025 Marincola Architects che ha scelto uno stile lineare, molto raffinato di modernità classica con toni di grigio perla, blu intenso appena polveroso, anche nei divani di velluto, e inserti di colore; la carta da parati richiama sui toni del grigio il Grand Tour, evocando il richiamo internazionale che suggerisce l’Italia e la cultura del viaggiare.

L’hotel vuol essere anche un luogo di incontro e a breve oltre la serata degustazione di introduzione alla cultura del vino – l’albergo sta studiando con la Maison di Épernay Charles Ellner una collaborazione – e il venerdì ci sarà l’Aperitivo in arte con la Galleria Russo, un tour di una mezzora tra le opere d’arte che può proseguire l’indomani mattina in galleria.

Tra l’altro l’Elisabeth Unique Hotel è ormai anche un punto di ritrovo per gli artisti che vi hanno lavorato.

Spesso all’interno di questo Art Hotel ci sono conferenze stampa, momenti di approfondimento, vernissage e finissage delle mostre in Galleria, una piazza per scambiarsi le idee sul mondo dell’arte.

Prossimo appuntamento espositivo romano, a ottobre, con una collettiva che si misurerà su un tema lanciato dalla Galleria per un episodio specifico; mentre a Firenze la Galleria sarà presente a fine settembre alla Biaf.

A cura di Giada Luni

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Lusso

“Sound of Silence” Strega Forte dei Marmi: Un Evento Indimenticabile Firmato Michael Rothling. Oltre 120 Ospiti VIP, Lusso e Cultura all’Evento dell’Anno al Remo Beach Club.

Michael Rothling

Sabato al Remo Beach Club di Forte dei Marmi, più di 120 volti hanno scattato una foto ricordo all’evento Monopoly firmato Michael Rothling. Il “Sound of Silence” ha incantato tutti, dagli imprenditori ai VIP, in una serata magica.

La novità dell’evento è stata sicuramente l’utilizzo delle 100 cuffie che hanno permesso a tutti gli ospiti di immergersi nel Sound of Silence. Tra gli obbiettivi del party di sabato c’era sicuramente la valorizzazione del territorio

tramite artisti come gli “Eddy Glaives”, di cui fa parte anche Massimo Melloni, che hanno creato la suggestiva statua di Mr. Penny Bags; ma anche Waro che, per l’occasione ha creato un quadro. Inoltre, il fantastico Photo Booth ha permesso agli ospiti di immortalare e condividere immediatamente i loro ricordi sui social, arricchendo l’esperienza dello stile Monopoly a Forte dei Marmi.

Una serata che oltre al divertimento, ha puntato veramente tanto sul territorio tramite piccoli ma efficaci accorgimenti; infatti: sono state presentate le nuove bottiglie d’acqua della Luxury Line di Fonte Viva, progettate dall’azienda Apuana; gli artisti, grazie a “Fly Forte dei Marmi “hanno fatto un giro in elicottero per ammirare la bellezza delle suggestive cave di marmo; e i palati degli ospiti sono stati deliziati da vini offerti dalle botteghe di R.G. Supermarket e dal pregiato PetNat creato da Guido Mori di Agricola Mori ,un capolavoro toscano dal nome intrigante, Birbante.

Numerosi anche gli ospiti d’onore, come: Ilaria Capponi, spesso sugli schermi Mediaset, il grande filantropo Artur Artom, noto per il suo Cenacolo Artom; ma anche Ben Dj, che ha lasciato segno incantando il pubblico all’evento con la sua musica. In occasione del party firmato Monopoly, Michael Rothling ha parlato anche del “Monopoly Forte dei Marmi” realizzato nel 2022: “L’edizione creata nel 2022, dedicata con affetto a mio padre, resterà unica.

La popolarità inarrestabile del Monopoli Forte dei Marmi si conferma anche sul mercato di seconda mano, dove già si può trovare a triplo del suo prezzo originale. – ha spiegato Rothling- Questa edizione limitata promette di rimanere un oggetto ambito e collezionabile.” Tuttavia, ha già in programma un nuovo evento firmato Monopoly in collaborazione con un brand italiano di fama internazionale promettendo un’altra serata da sogno all insegna della Dolce vita italiana .

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Arte

Intervista a Roberta Scatt, pittrice.

Roberta Scatt

Roberta Scatt è un’artista eclettica e divertente, in continua ricerca della perfezione empatica.

Desidera fermare l’attimo, trasformando ogni suo quadro nel Ritratto di Dorian Gray.

Lo fa per sé stessa, ma anche per te, lo spettatore.

La sua arte non segue la devota precisione del realismo accademico; guarda oltre e racconta l’emozione in uno sguardo, in un sorriso, nei toni cromatici o nella disposizione dei soggetti.

Ogni sfumatura può essere scoperta se ti soffermi abbastanza.

Il tuo primo contatto con l’arte?

Il mio primo contatto con l’arte è avvenuto da bambina. Respiravo arte quando osservavo mia madre dipingere le sue tele, ma le farfalle nello stomaco le ho provate nel Louvre di Parigi,  che mi ha lasciato un’impressione indelebile davanti a tanta storia e bellezza. 

Guardando le opere dei grandi artisti è facile sentirsi emozionati, è lì ho capito di avere questo immenso amore per l’arte, del quale non posso fare a meno.

Quando hai capito che l’arte sarebbe diventata da passione a professione?

Ho capito che l’arte sarebbe diventata la mia professione quando ho iniziato a ricevere riconoscimenti per il mio lavoro e ho cominciato a ottenere commissioni.

La tua prima opera?

Sicuramente, porterò nel cuore il ricordo di quando, alle scuole medie, ho vinto un premio per un concorso di educazione artistica. La mia opera ‘ La piazza ducale di Vigevano ‘, e  successivamente,  negli anni,   la riproposi diverse volte  sulle mie tele.

La prima opera degna di nota  è stata un dipinto a olio su tela raffigurante Madre Teresa di Calcutta , consegnato per una cerimonia al Senato della Reppublica a Roma, come premio nazionale del Testimone del Volontariato Italia. Per questo lavoro ho ricevuto un premio di benemerenza per la mia arte.

Per fare arte bisogna studiarla?

Lo studio formale dell’arte può fornire una base solida e approfondita nella teoria e nelle tecniche artistiche.

Tuttavia, credo che molto persone imparino e crescano come artisti attraverso l’esperienza pratica, senza necessariamente avere una formazione accademica.

Questo è dimostrato da  Jack Kirby,  la cui formazione artistica era in gran parte informale, basata sull’ auto-apprendimento. Ha sviluppato il suo stile, diventando uno dei più grandi e influenti artisti nella storia dei fumetti.

Cosa unisce i tuoi dipinti e la musica?

I miei dipinti  e la musica sono entrambi forme d’arte che si basano sull’espressione creativa,   condividono la capacità di suscitare emozioni attraverso l’uso di colori, forme, ritmo e armonia.

Quando lavoro trovo spesso ispirazione nel ritmo e nelle tonalità della musica che mi guidano per le scelte di colore nelle mie tele.

Come scegli cosa ritrarre?

Scelgo un soggetto che mi attrae e cerco di catturare la bellezza e l ‘essenza. Attraverso i colori, la luce e le forme voglio  trasmettere un messaggio o suscitare un’emozione.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un anedotto che mi fa sorridere e che spesso racconto è il ricordo di me bambina alle scuole elementari.

Durante l’ora di arte, disegnai un coniglietto con pastelli. 

Mi riuscì benissimo, ma la maestra, con aria di disapprovazione, mi disse che non poteva valutarmelo  perchè secondo lei sembrava essere stato disegnato da un adulto.

La mia timidezza mi bloccò, sentii un nodo in gola, ero triste ma felice, perchè il disegno era superiore alle aspettative della maestra.

Se potessi incontrare un artista del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Se potessi incontrare un artista del passato vorrei che fosse il grande Leonardo Da Vinci, la sua curiosità insaziabile e la sua mente innovativa mi hanno sempre affascinata. Sono andata al Louvre,  e ho provato il piacere dello sguardo della Gioconda che penetrava la mia anima.

Sicuramente le chiederei di dipingermi, ma io vivo di fantasia e spesso me lo immagino passeggiare nel cortile del castello Sforzesco della mia città di Vigevano, dove ha lasciato la sua impronta indelebile.

Se incontrassi te stesso a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Consiglierei a me stessa di provare vari stili artistici e tecniche nuove, di non aver mai  paura di sperimentare e di fare errori. Coltivare la curiosità e mantenere sempre uno spirito aperto verso nuove idee e influenze.

Ma soprattutto mi consiglierei di  non trascurare mai l’importanza della pratica costante  nelle abilità artistiche.

Quanto conta la comunicazione?

La comunicazione è fondamentale nell’arte perchè consente agli artisti di esprireme idee e emozioni attraverso vari mezzi, come la pittura, la scultura.

La comunicazione artistica può ispirare, provocare riflessioni, trasmettere messaggi sociali o politici, è quella connessione emotiva tra l’artista e il pubblico.

Senza una buona comunicazione l’arte rischierebbe di perdere il suo impatto e la sua capacità di ispirare e coinvolgere gli altri.

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte tra l’Italia e l’estero?

 All’estero l’arte italiana è considerata simbolo di bellezza e prestigio artistico, dalle opere rinomate dei grandi artisti del rinascimento come Leonardo Da Vinci e Michelangelo alle  innovazioni dei movimenti futuristi e dell’arte contemporanea. In Italia l’arte fa parte delle cultura nazionale,  ma  è importante che l’opera d’arte sia  esposta anche all’estero, perchè può ampliare il suo pubblico e consente agli artisti di raggiungere nuovi mercati.

Che cos’è per te l’arte?

Per me l’arte è un mezzo straordinario attraverso il quale le persone possono esprimere e condividere le proprie emozioni, utilizzando colori e forme per comunicare con gli altri.

Considero l’ arte una droga del piacere, perchè mi permette di lavorare dipingendo dieci ore al giorno senza sentire la stanchezza.

Cosa ti aspetti da un curatore?

Mi aspetto che un curatore sia in grado di apprezzare e comprendere il mio lavoro, e che abbia la competenza e la passione necessaria per promuoverlo efficacemente presso il pubblico giusto.

Mi piacerebbe anche che fosse aperto al dialogo e alla collaborazione creativa.

Cosa chiedi ad un Gallerista?

Chiedo ad un Gallerista la possibilità di esposizione in mostre rilevanti, che includa una buona visibilità, e anche un supporto nella promozione delle vendite.

Quanto contano per te luce e colore?

La luce e il colore sono entrambi essenziali. La luce può modellare forme creare ombre e profondità, influisce su come vediamo e interpretiamo un’opera d’arte,  Il colore è uno strumento potente per comunicare e trasmette emozioni .

Intervista in collaborazione con La Biennale d’arte di Vigevano.

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