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Rubrica di Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Il Gentleman oggi”

ELISA VOLTA

Si è recentemente concluso a Firenze “Pitti Uomo”, uno dei maggiori eventi della moda mondiale dedicati all’uomo. Nelle numerose interviste trasmesse dai vari canali social e televisivi ho sentito nominare spesso il “moderno gentleman”. Ma al di là del concetto puramente estetico legato all’abbigliamento (che ha comunque i propri codici e le proprie regole), chi è il gentleman oggi?

Nel vocabolario Treccani alla voce “gentleman” si legge:

“Epiteto che nel passato indicò i cittadini inglesi di nascita nobile o anche di nobiltà acquisita, e chi era autorizzato a portare armi, anche se non nobile; talora riferito più genericamente a persona di educazione, aspetto e modi distinti, senza precisa definizione di rango.

Oggi ha significato equivalente all’italiano gentiluomo, ed è riferito a chi, nell’insieme del suo comportamento, ha tratti signorili e perfettamente corretti; con questo senso, è termine noto e usato anche in altri paesi.”

Nel XXI secolo quali sono questi “tratti signorili e perfettamente corretti” che determinano il gentiluomo?

Sono i tratti di chi ha attraversato secoli di evoluzione della società e del costume, di chi ha saputo custodire il meglio del passato, ma è totalmente calato del presente con lo sguardo rivolto verso il futuro.

E’ un uomo che antepone la qualità alla quantità: nelle relazioni, nel tempo libero, in ciò che mangia, che beve e che indossa, che sa trattare la donna alla pari ma anche sorprenderla con un fiore,  aprendole la portiera dell’auto o porgendole il braccio (senza che lei debba domandarglielo) quando porta i tacchi alti. Il garbo, è ciò che lo contraddistingue, perché ha una tale padronanza di sé e delle proprie idee da non avvertire la necessità di alzare la voce o utilizzare un atteggiamento aggressivo.

Sa ovviamente stare a tavola e intrattenere una conversazione.

Il suo charme tenderà a catalizzare l’attenzione, ma il suo garbo lo porterà a non monopolizzare la discussione parlando di sé, al contrario tenterà di coinvolgere chi è meno loquace, facendo domande. Il miglior conversatore, lui lo sa bene, è chi sa ascoltare.

E’ un uomo che tende a farsi ricordare, certo per il suo aspetto curato, ma soprattutto per la sua conoscenza del mondo e per la sua empatia.

Sul posto di lavoro tratta con la stessa gentilezza e rispetto sia superiori che sottoposti. Se è leader, sa elogiare in pubblico, correggere in privato e insegnare senza umiliare.

Sa che le regole dell’etichetta, in ambito professionale, “cedono il passo” alla gerarchia e se è invitato ad una colazione di lavoro dal capo (donna), sa che il saldo del conto questa volta non spetta a lui!

E’ un uomo che con la giusta dose di narcisismo sa prendersi cura del proprio aspetto (della propria igiene personale è ovviamente un obbligo!).

Ha capelli, barba, mani e anche piedi in ordine, sorriso curato, abiti stirati e camicia fresca di bucato, porta un ottimo profumo, ma non troppo invadente, soprattutto al lavoro.

Per non lasciare campo ad equivoci: non è sufficiente un abito sartoriale per fare il gentleman.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: La maschera delle buone maniere.

Elisa Volta

Non è possibile affermare di conoscere le buone maniere dopo aver letto un libro o seguito un corso, ed è meglio tenersi alla larga da chi afferma tale presunta verità.

Mi duole dare questa notizia!

Le buone maniere sono il risultato lento di esperienza, osservazione unita ad insegnamenti, ricerca e consapevolezza. Le buone maniere vere vanno carpite e imitate, più che studiate attraverso grafici.

Serve un’attitudine al rispetto e alla correttezza, si tratta di intraprendere una scelta di vita fatta anche di rinunce e all’occorrenza di passi indietro o a lato. In un mondo votato alla visibilità e al tornaconto personale, una strada non per tutti insomma.

Nella polposa offerta di corsi, capita di incontrare insegnanti che danno consigli e regole infallibili, ma è tra le righe di certe affermazioni e soprattutto nei comportamenti personali che viene smascherato chi ne ha fatto un business, ma ahimè non uno stile di vita.

Le buone maniere (quelle vere) sgorgano naturalmente dall’anima.

Chi si approccia all’insegnamento delle buone maniere con freddezza e precisione chirurgica di chi parrebbe tenere un corso di alta finanza, o viceversa chi si esibisce in prestazioni da tiktoker, può sicuramente ricavare guadagno, ma non trasmettere ciò che le buone maniere rappresentano.

È fuori dall’aula e lontani dallo schermo che chi conosce e pratica le buone maniere si distingue dal fake.

I castelli di soli concetti sono destinati a crollare presto.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Per essere professionali evitare il “troppo”

ELISA VOLTA

Curare il look è importantissimo anche sul lavoro. Per le donne che devono ahimè faticare più dei colleghi uomini per affermarsi professionalmente, lo è ancora più. Curare il proprio stile non è solo un vezzo frivolo, ma un efficace modo di comunicare senza parlare.

I vestiti che indossiamo, il portamento, il make up (o la sua assenza), l’acconciatura, gli accessori, i gioielli sono dei potentissimi mezzi di comunicazione non verbale che possono diventare nostri alleati o viceversa i nostri peggiori nemici.

L’abbigliamento da indossare sul posto di lavoro dovrà essere consono alla mansione che si svolge e all’ambiente in cui si opera.

Esistono ambienti più formali che richiedono un outfit più rigoroso e altri dove è concessa qualche libertà. Tanto più è elevata la funzione che si ricopre, tanto più è richiesto decoro, perché sarà l’esempio che verrà preso a riferimento dai sottoposti, ovvero l’immagine che si darà all’azienda che si rappresenta.

Quando si incontra una persona per la prima volta, la si giudica sulla base delle “apparenze”, che ci piaccia o no. Prima di ascoltare si guarda e ci si costruisce un’idea partendo dall’immagine che quella persona trasmette.

Questo primo approccio condizionerà inevitabilmente il rapporto che si andrà a sviluppare.

Se non si indossa una divisa aziendale (che serve appunto ad uniformare il messaggio che l’azienda intende veicolare), per comunicare professionalità l’imperativo è solo uno: evitare gli eccessi.

Non presentarsi al lavoro struccate, ma nemmeno truccate come una drag queen.

Evitare la sciatteria nell’abbigliamento (no a maglioni sformati, peli di cani, gatti o di qualsiasi altro animale su giacche e pantaloni, no a leggins – soprattutto se mollicci con effetto” pigiama di flanella”), ma no anche ad abiti eccessivamente attillati o sexy, a minigonne, a pants, a tessuti wild di vario genere (pitonato, zebrato, maculato ecc.).

Sì, è vero, l’ambiente lavorativo è spesso una giungla, ma d’asfalto (il colore formale/mimetico è infatti il grigio!), dove gli animali più pericolosi sono i nostri simili.

Per le calzature evitare tacchi oltre i dieci centimetri (destinati alle ore serali) ma anche infradito o qualsiasi calzatura eccessivamente informale.

Una particolare attenzione va posta ovviamente all’igiene personale e alla cura dei dettagli.

Le mani sono spesso in primo piano, quindi meglio siano curate.

Unghie corte e smalto trasparente come soluzione più rapida, sicura o d’emergenza, oppure smalto colorato, solo se impeccabile, di un colore neutro o rosso su unghie corte. Da evitare assolutamente artigli felini dai colori accesi e “originali”, peggio se cosparsi di brillantini. Il tanto è sempre troppo!

Il proprio stile personale e le eventuali eccentricità troveranno spazio al di fuori delle ore lavorative. Il luogo di lavoro non è un palcoscenico né un locale dove “rimorchiare”, qui va evitato tutto ciò che sposterebbe l’attenzione dai soli meriti lavorativi.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Ministro o ministra?

ELISA VOLTA

Ministro o ministra? Sindaco o sindaca?

Ma anche: avvocato, avvocata o avvocatessa?

Questore, questora o questrice?

Ingegnere o ingegnera?

L’elenco potrebbe essere infinito e il dibattito molto acceso.

Se Giorgia Meloni scelse di essere chiamata Il Presidente del Consiglio dei Ministri, la neo eletta Alessandra Todde sarà La Presidentedella Regione Sardegna.

L’opinione pubblica si divise quando al Festival di Sanremo del 2021 Beatrice Venezi chiese al conduttore Amadeus di essere presentata come direttore d’orchestra.

Come districarsi nella scelta di pronomi e desinenze? Proviamo a fare ordine.

Secondo la professoressa Giuliana Giusti, ordinaria di linguistica all’Università Ca’Foscari di Venezia, «i nomi di ruolo in italiano hanno un femminile (a differenza dell’inglese dove solo i pronomi hanno il genere). (…) Nelle lingue romanze, il nome di ruolo è una radice che si combina con una desinenza di genere che non appartiene al ruolo, ma alla persona che lo ricopre (maestra/maestro, attore/attrice ecc.). E fino a qui ci siamo.

«Se alcune donne in posizioni apicali desiderano essere chiamate con forme al maschile, contro le regole della lingua italiana, è perché culturalmente il maschile suona più autorevole. I nomi di professioni di prestigio sono tradizionalmente maschili perché in passato quei lavori erano svolti solo da uomini, e in molti casi la percezione culturale è che debba essere ancora così» conclude la docente . 

L’Accademia della Crusca, istituzione italiana in materia linguistica, ha confermato la possibilità di declinare al femminile anche le cariche pubbliche se coperte da donne.

Di parere decisamente opposto il dottor Massimo Sgrelli ex capo del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo il quale: «sostenere il principio che la definizione della carica deve essere attagliata al genere di chi la ricopre obbliga perfino ad indagare aspetti molto personali, come l’orientamento sessuale del soggetto, che potrebbe non corrispondere con le risultanze anagrafiche. (…) Anche gli aspetti giuridici non possono essere trascurati. L’art. 3 della Costituzione dichiara la parità di genere. Ciascuno ha libero accesso a cariche e impegni pubblici senza distinzione fra uomini e donne.

Chi invoca tale distinzione, invece antepone aspetti personalistici a quelli istituzionale che sottolineano la natura del soggetto titolare.

Si palesa più attento alla propria persona che al proprio ruolo o carica.» Di parere contrario alla declinazione femminile delle cariche pubbliche, anche Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica.

Due sono quindi i piani sui quali confrontarsi. Se l’Accademia della Crusca ha competenza sul linguaggio letterario, giornalistico, sui vocaboli e sulle forme grammaticamente corrette, l’idioma ufficiale e legale è invece determinato esclusivamente dalla legge.

Non tenere conto di questo, potrebbe produrre un provvedimento amministrativo impugnabile.

Come uscire “educatamente” da questa diatriba?

Come rivolgersi ad una donna che ricopre una carica pubblica o privata? In questa fase di confronto, dove le regole non sono ancora perfettamente delineate, l’uso del buonsenso è sempre l’infallibile lasciapassare.

Teniamo conto (ovviamente) della grammatica, della legge, ma anche delle diverse sensibilità personali che vanno sempre accolte senza giudizio o strumentalizzazione politica.

Porsi in ascolto ed agire assecondando quelle che sono le richieste pare essere, per ora, l’unica strada percorribile.

Da donna, mi auguro naturalmente di potermi confrontare spesso con questi dubbi, perché significherebbe trovare molte donne in ruoli apicali.

Ma nelle persone che ricoprono tali incarichi mi auguro soprattutto, indipendentemente del genere, di trovare preparazione, correttezza, merito e gentilezza.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Eleganza è…

ELISA VOLTA

«Tutte le donne aspirano ad essere eleganti e senza capire il senso di questo termine, comprano in una vita tonnellate di abiti, scarpe, borse. (…) Poi arriva ad una cena una donna con un pantalone nero da smoking e una camicia bianca, un classico perfetto, e la noti.

È elegante il suo incedere quasi regale.

É chiaramente una donna speciale, elegante e non si può dire che sia l’abito a renderla tale. É lei.»

Quelle sopra riportate sono alcune righe tratte da un articolo apparso su ”Il blog del direttore” di Vogue Italia.

A scrivere queste parole fu Franca Sozzani, giornalista scomparsa nel 2016, direttore di Vogue Italia per ventotto anni.

Le parole di Franca Sozzani, donna elegantissima, colta, dotata di grande talento, ma soprattutto di intelligenza, ci mostrano come sia la donna a vestire l’abito e non il contrario.

L’eleganza è un atteggiamento, un’attitudine che abbraccia tutti gli aspetti della vita, non solo l’abbigliamento. È equilibrio, grazia, spesso semplicità.

È cortesia e rispetto per gli altri, attenzione a gesti, comportamenti e parole, affinché questi, anche involontariamente, non offendano.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA:”Rallenta”.

ELISA VOLTA

Siamo giunti al Natale sfiniti!

Se per qualcuno non è stato così, cortesemente mi comunichi subito la ricetta segreta per superare indenne il tourbillon di regali, auguri, eventi (con relativa cura della propria persona), pranzi e cene che, da anfitrioni, comportano cura della casa, spesa, preparazione dei piatti e naturalmente della tavola, ça va sans dire impeccabile!

L’esilarante tormentone social con l’immagine di Antonio Albanese alias Cetto La Qualunque e la scritta: “Consideratevi tutti augurati” è un chiaro ironico segnale d’insofferenza generale. Un’indigestione di informazioni, contatti, esposizione e doveri ai quali talvolta non abbiamo voglia di far fronte, ma dai quali non riusciamo a svincolarci.  

Anche la moda, che coglie e anticipa i cambiamenti, intercettando la necessità di rendere più leggere le nostre vite, promuove un’eleganza discreta, sussurrata e rilassata.

Più in generale, uno stile di vita che tende alla qualità (che c’è, ma non si vede), alla semplicità di ciò che resta.

Ma cosa c’è di più prezioso e leale del tempo?

Quello che possiamo far scorrere più lentamente se speso bene, riscoprendo l’autenticità nell’amicizia ad esempio. Pochi amici veri (non virtuali) a cui porgere gli auguri attraverso una telefonata.

Con l’invio di messaggi in serie si raggiungono tante persone, ma pochi cuori.

Sarà la consapevolezza di avere meno strada all’orizzonte rispetto a quella lasciata alle spalle, ma l’idea di far scorrere più lentamente il mio tempo e farlo con autenticità e gentilezza, anche nei confronti di me stessa è una sfida che intendo cogliere e proporre anche a voi.

Ecco, l’obiettivo bon ton da raggiungere nel nuovo anno sarà: rallentare con garbo e gentilezza.

D’altra parte: “Le buone maniere richiedono tempo, e nulla è più volgare della fretta”

(Ralph Waldo Emerson)

L’augurio di un lento e gentile nuovo anno.

Elisa

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Bon ton a quattro zampe. Il miglior modo per amare gli animali è rispettarli”

ELISA VOLTA

In uno slancio di cuore, poche settimane fa, avevo deciso di accogliere nella nostra famiglia un meraviglioso cucciolo di piccolo levriero italiano.

Nella nostra casa vive (e comanda) un gatto domestico, morbosamente legato a me (come io a lui!)  traumatizzato, al tempo, da un turbolento rapporto con la mia compianta bassotta.

Per tale ragione mi sono affidata alla consulenza di esperti per prepararmi all’inserimento del nuovo membro a quattro zampe.  

Analizzando i bisogni e le abitudini del mio gatto e del cucciolo è emersa la difficoltà di una tale convivenza. Con grande delusione e tristezza ho dunque deciso di abbandonare il mio progetto.

Il mio sarebbe stato un atto egoistico e non di amore. Avrei placato il desiderio di avere nuovamente un cane con me, ma avrei posto in secondo piano i bisogni di questi due meravigliosi esserini.

Il mio attuale stile di vita, le abitudini, le paure del mio gatto e le caratteristiche della razza di cane che avevo scelto sarebbero risultate inconciliabili. La convivenza sarebbe stata possibile, ma avrebbe privato ciascuno di qualche cosa. 

I rifugi sono purtroppo affollati di animali vittime del capriccio momentaneo.

Prima di procede all’acquisto o all’adozione di un animale è necessario porsi alcune domande:

Quali sono le nostre abitudini di vita?

– Siamo nelle condizioni di dedicargli il tempo necessario?

– Stiamo scegliendo una razza in base “alla moda del momento”? Ricordiamo che non si tratta di un abito da sfoggiare e poi accantonare, ma di un essere vivente.

– Ci accingiamo ad adottare o acquistare un animale per fare giocare i nostri bambini? Ricordiamo che gli animali non sono pupazzi.

– Ci siamo informati sulle caratteristiche dell’animale e abbiamo valutato se possono conciliarsi con le nostre?

Se i “no” superano i “sì” allora non è il momento di accogliere un essere che merita le giuste attenzioni.

Amare gli animali significa accantonare i nostri desideri per un bene superiore: il rispetto.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Grazie”.

elisa volta

Grazie: uno dei primi vocaboli che dovrebbero essere insegnati ai bambini. Il «Come si dice?» di fanciullesca memoria, riecheggia ancora in me ogni volta che ricevo un regalo o che mi viene offerta una caramella, tanto mi fu ripetuto dai miei genitori. Bambina vessata?

Chissà…Certo è che osservando i comportamenti, non solo dei bambini purtroppo, pare che tale insegnamento sia caduto nel dimenticatoio. I concetti di riconoscenza e gratitudine, anche spicciola, sembrano scomparsi dal nostro vorticoso mondo.

Non c’è il tempo. Tutto deve essere veloce, diretto, finalizzato al perseguimento dell’obiettivo.

Capita così che al bancone del bar ci si dimentichi di ringraziare il cameriere che ci porge la tazzina di caffè perché troppo occupati a rispondere alle mail visualizzate sullo smartphone, oppure di ringraziare chi, uscendo prima di noi, ci tiene aperta la porta invece di lasciarcela andare sulla faccia (come spesso capita).

Certo, non possiamo sostenere una brillante conversazione telefonica e contemporaneamente accorgersi della cortesia di uno/a sconosciuto/a!

Non addentriamoci nell’ambito lavorativo poi, dove l’elevato livello di stress non gioca a favore del bon ton, e dove la competizione trasforma i ringraziamenti (sinceri) in merce assai rara.

Se una tale superficialità e indifferenza verso l’agire del prossimo la coltiviamo anche tra le mura domestiche, e con l’alibi che – si è in famiglia – evitiamo di ringraziare per il sale passato a tavola, per l’acqua versata nel bicchiere o per ogni seppur consueto atto, perderemo l’abitudine alle piccole attenzioni che possono fare una grande differenza. Significa assoggettarsi al principio che tutto è dovuto o scontato.

Ebbene così non è. Anche la gentilezza e la cortesia vanno meritati se non vogliamo un mondo nel quale dominano prevaricazione, arroganza ed indifferenza.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA:“Dress formally for dinner” L’assenza di regole è libertà?

ELISA VOLTA

All’ingresso della sala ristorante di un noto grand hotel svizzero, sopra un’elegante consolle ottocentesca, poggia con discrezione una cornice dorata contenente poche e semplici indicazioni (con tanto di illustrazione) per adottare il corretto dress code serale.

Dear Guests,

to do justice to the style of the house, we kindly ask you to dress formally for dinner (jacket required and pleases no Blue Jeans) Thank you very much.

Ad un signore, nell’atto di varcare la soglia in polo e jeans, è stato gentilmente chiesto di tornare dopo essersi cambiato.

Regole troppo rigide che limitano la libertà d’espressione?

Eccessivo formalismo svizzero?

Troppa attenzione ad inutili dettagli?

Pretenziosità?

Commenti sentiti innumerevoli volte.

La libertà, concetto così caro a tutti noi, sta proprio nel poter scegliere.

Nel poter scegliere se consumare un’ottima cena in un pub, in una pizzeria o in un qualsiasi locale dove l’abbigliamento casual è indicato, anzi, addirittura consigliato.

Se al contrario optiamo per un luogo storico, elegante, dove la cena a lume di candela è accompagnata dalla dolce melodia di un pianoforte a coda e dove soprattutto il dress code è addirittura indicato, non possiamo e non dobbiamo presentarci in blue jeans!

Si tratta di rispetto (non solo delle regole).

Tutto, anche l’abbigliamento, concorre a creare l’atmosfera, la suggestione di alcuni momenti, e visto che nel caso di locali pubblici questi momenti vengono condivisi con altre persone, ciascuno è tenuto a dare il proprio contributo in termini di bellezza ed educazione per salvaguardare l’anima del luogo in cui si trova.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Il “ritocchino” è bon ton?

ELISA VOLTA

Domanda che mi viene spesso rivolta.

La risposta è: dipende.

Da cosa? Dalla modalità e dalla quantità.

Tralasciando giudizi etici e motivazioni psicologiche, mi concentrerei sul concetto di eleganza, riportando una celebre frase del maestro Giorgio Armani:

“L’eleganza è intelligenza e misura”.

Nessuno pone domande sui capelli tinti per fronteggiare la canizie (i tanto temuti capelli bianchi), perché mai allora condannare la cura di rughe presenti sul volto che ci ricordano ogni anno vissuto, magari faticosamente, o un ringiovanimento del décolleté non più florido dopo le maternità?

Il punto è proprio la misura.

Fronti lisce, lucenti e immobili come lastre di marmo con sopracciglia all’altezza del cuoio capelluto, guance gonfie come quelle di scoiattoli con riserve di ghiande, occhi stupefatti, e labbra deformate, gonfie come canotti, non sono certo un esempio di “misura”.

Chi si sottopone alla mastoplastica additiva, investendo tempo, denaro e sofferenza tende talvolta ad esporre con soddisfazione il risultato di cotanto impegno. Attenzione però, anche in questo caso la misura e l’intelligenza faranno la differenza.

Botox, filler, protesi e simili non devono essere oggetto di conversazione e pettegolezzo.

Se l’amica velenosa incalza con domande o battute, è inutile inventare situazioni inverosimili per negare di essersi sottoposte/i ad un intervento estetico, tanto il cambiamento risulterà evidente.

Meglio metterla a tacere con la naturalezza e la sincerità che anche in questo caso, saranno vincenti.

Elisa Volta

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