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Redazione

Food & Beverage

“L’ Arte ovunque” la Pittrice veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello..

Sandra Menoia

Da sempre la visibilità delle opere di un artista non deve limitarsi alle gallerie.

La riconoscibilità per chi fa arte, è un elemento importante per poter proporre e far ricordare i propri lavori, e ancora oggi, le location come i ristornati, se adeguatamente scelti, e soprattutto se gli spazi messi a disposizione sono ottimali sono garanzia di visibilità.

Basti pensare che in galleria, tolto il vernissage di apertura, raramente entrano più di 10 persona al giorno, in un buon ristornate  il numero come minimo si decuplica, e magari qualche volta i clienti possono diventare acquirenti.

Intendiamoci, la Galleria rimane il luogo per antonomasia per esporre opere d’arte, ma non di certo il solo…

La pittrice Veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello  per esporre alcuni suoi quadri , e la location si è dimostrata davvero interessante.

Una casa colonica radicalmente ristrutturata, un rustico elegante immerso nelle vigne di Prosecco e Cabernet a Noventa di Piave.

La location certo conta molto, ma anche  le scelte culinarie  giocano un ruolo importante e la Ca’ Landello propone una vasta scelta di piatti tipici dell’area delle venezie.

Nulla è lasciato al caso ,I piatti sono sapientemente accompagnati dai vini del territorio e da un’interessante selezione di grandi vini italiani e internazionali.

I titolari Riccardo De Marchi e Chiara Manente della hanno da sempre messo al primo posto Opitalità, convivialità e ricerca della qualità. per far sentire a proprio agio chiunque scelga di varcare la porta della Trattoria Ca’ Landello .

Le Opere esposte sono state scelte dalla pittrice insieme al management del locale, proprio per creare il giusto connubio tra arte, ospitalità.

Sono state posizionate all’ingresso della Sutteria, il luogo ideale per l’aperitivo di benvenuto che anticipa la cena,.

Come spesso accade Sandra Menoia ha iniziato da giovanissima a dipingere olio su tela paesaggi, nature morte, ma ha capito presto che questo stile non le apparteneva, a quel tempo non considerava nemmeno l’arte astratta, adorava l’impressionismo.

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Musica

Intervista al Maestro Jason Tramm, a cura di Enrico Bertato.

Jason Tramm

Tra i Direttori d’Orchestra americani mi sono imbattuto nel Maestro Jason Tramm.

Mi ha colpito la sua grande professionalità e il suo amore viscerale per la musica, la sua totale devozione all’Arte. Laureatosi in musica presso la Crane School e un Dottorato di direzione d’orchestra presso la Rutgers University.

Tra i suoi numerosi impegni come direttore d’orchestra e direttore artistico in America e ospite in Europa si occupa di educare e fare da mentore alla prossima generazione di musicisti è sempre stata una parte centrale della carriera di Jason Tramm. Tiene regolarmente conferenze su un’ampia varietà di argomenti musicali.

Buongiorno, come nasce musicalmente il Maestro Tramm?

Iniziai il mio percorso musicale in giovane età come soprano nella mia chiesa natale.

Avevo 5 anni e sapevo che la musica sarebbe stata la mia strada. Continuai a studiare canto, viola e pianoforte, amavo cantare sia da solista che in coro. Frequentai il conservatorio, dove iniziai a studiare direzione d’orchestra.

È stato in quel momento che trovai la mia vera vocazione: il direttore d’orchestra, l’intermediario tra il compositore e il pubblico, un’arte, un lavoro che si adattava perfettamente al mio io.

Di recente ho festeggiato 25 anni di carriera come direttore d’orchestra professionista e ogni giorno che passa   mi emoziono sempre più.

Durante la sua carriera ha ricoperto vari ruoli anche come direttore artistico, ci dica come sono state queste sue esperienze?

Ho avuto la fortuna di ricoprire molti incarichi artistici nel corso della mia carriera.

Sono sempre stato entusiasta dei vari tipi di musica che ho eseguito durante la mia carriera.

Sono anche professore associato di musica alla Seton Hall University, dove posso condividere la mia esperienza musicale con gli studenti. 

Mentre l’opera ha sempre avuto un ruolo importante nella mia carriera, sia come direttore musicale sia come direttore ospite. Sono stato il secondo direttore artistico della New Jersey State Opera, dopo il mio mentore, Alfredo Silipigni. Attualmente sono il direttore esecutivo della Light Opera del New Jersey e anche direttore musicale e direttore principale del Teatro Lirico D’Europa dal 2015 al 2020.

Come direttore musicale della Mid Atlantic Philharmonic Orchestra, direttore ospite principale della Long Island Concert Orchestra e consigliere artistico e direttore d’orchestra dell’Orchestra Adelphi, direttore musicale del Axelrod Contemporary Ballet Theatre e del coro dell’Ocean Grove Great Auditorium, Corale Taghkanic.

Mi piacciono le sfide di guidare molteplici ensemble e organizzazioni e amo collaborare con così tanti artisti di talento, trovo che la musica mi dia il modo di dare il massimo per ogni organizzazione ogni giorno.

 Lei ha diretto molte opere e molta musica sacra e sinfonica, c’è una esperienza che le è rimasta nel cuore in particolare?

Ho molti ricordi meravigliosi delle esibizioni, ma due in particolare: il mio debutto alla Carnegie Hall nel 2015, ho diretto un coro di 150 voci e la MidAtlantic Philharmonic Orchestra di 565 elementi.

È stata una tale benedizione fare musica e ricevere una standing ovation in quel magnifico teatro che ha una storia così importante nella musica. Nel 2009 ho diretto il Requiem di Verdi, fu trasmesso in televisione, è stato speciale far parte di una musica così grandiosa che è stata vista da oltre 500.000 persone.

Lei ha fatto molte tournée in Europa, quali sona suo parere le differenze musicalmente parlando tra America ed Europa?

Mi piace sempre fare musica in Europa, trovo che la musica classica tenda ad essere supportata meglio nei paesi europei. Anche le città più piccole hanno organizzazioni artistiche professionali sponsorizzate dal governo.

Questo non è il caso degli Stati Uniti, che si basano principalmente su donazioni private e aziendali per finanziare le arti.

Lei conduce un programma chiamato “Music Matters”, un programma con interviste vari musicisti come è nato questo progetto?

La pandemia di Covid 19 ha colpito profondamente tutte le persone e i musicisti hanno sofferto molto poiché le esibizioni dal vivo sono state interrotte per un lungo tempo.

Ho avuto importanti debutti cancellati a Vienna, Praga e in Inghilterra e nell’estate del 2020 avevo bisogno di uno sfogo artistico in quel periodo in cui non facevo musica dal vivo, con mio figlio Quinton (un videografo di talento e mago della tecnologia) abbiamo fondato “Music Matters with Jason Tramm”, un’opportunità per intervistare artisti illustri in una varietà di generi e concentrarci sulle innovazioni artistiche e sulle scoperte personali fatte in tempi difficili.

Abbiamo prodotto oltre 250 puntate ed è diventata una parte essenziale della mia vita. Pubblichiamo le puntate sul mio canale YouTube e abbiamo un incredibile elenco di artisti in arrivo per2022

Quali sono i suoi progetti futuri?

Dirigerò una La Boheme ambientata in tempi moderni con il regista Andrea Del Giudice per la fine di marzo con la Light Opera of New Jersey, registrerò un video con il Concerto per pianoforte n. 1 di Tchaikovsky con la pianista Karine Poghosya che verà pubblicato sul mio canale YouTube e sarò il nuovo direttore musicale del Beethoven Fest di New York, che verrà lanciato il prossimo giugno a Manhattan.

www.JasonTramm.net

Enrico Bertato

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON, BON TON, RUBRICA A CURA DI ELISA VOLTA: Lei…a chi?

elisa volta

Il Lei è oggigiorno percepito quasi al pari di un insulto!

Vista ormai come una forma di comunicazione desueta e permeata di snobismo, l’abitudine di rivolgersi agli estranei o ai superiori con tale modalità, è considerata addirittura fastidiosa e troppo formale.

Viene percepita come intenzione di porre distanza e barriere in un mondo che reclama invece uguaglianza e spontaneità.

Capita sempre più spesso di entrare in negozi e famose catene, salutare con un buongiorno o buonasera ed essere accolti con un gioioso e fresco «Ciao! Dimmi pure.»

Personalmente, pur lusingata, dopo un primo istante di ingiustificata euforia in cui mi dico: «Forse mi ha scambiata per una coetanea!», torno alla lucidità e persevero nel mio intento: «Potrebbe mostrarmi…» ricevendo in risposta un grande sorriso, una squisita cortesia e un: «Certo. Ti faccio vedere!»

Non pretendo l’accoglienza degli addetti alle vendite delle prestigiose maison, istruiti adeguatamente per acquisire quella giusta dose di aristocratica distanza che rende i prodotti ancora più preziosi, ma ritengo poco professionale che una o un giovane si rivolgano ad un cliente sconosciuto che porta un’età decisamente superiore alla loro, dando del Tu insistentemente.

Il Lei è una formula di rispetto e anche l’unica formula che si dovrebbe utilizzare con persone alle quali non si è legati da un rapporto di amicizia. Il passaggio dal Lei al Tu, potrà avvenire in conseguenza di una frequentazione o dalla volontà di uno dei due. A manifestare tale volontà, dovrebbe essere la donna, oppure la persona più anziana o quella più autorevole o gerarchicamente superiore.

Il Lei deve sempre essere reciproco: non è corretto pretendere il Lei dando il Tu.

Questo anche nel luogo di lavoro, dove un superiore non dovrebbe rivolgersi con il Tu ad un sottoposto da cui pretende il Lei.

Ci sono occasioni per le quali il Tu, anche per chi si incontra per la prima volta, è una regola: è il caso degli appartenenti allo stesso ordine professionale (avvocati, medici, giornalisti, ecc.), tra soci del medesimo club, tra colleghi, in contesti informali dove si viene introdotti tra amici da amici e naturalmente tra coetanei giovani.

Personalmente, amo dare del Lei alle persone per le quali nutro profondo rispetto e lo faccio anche con i giovani sul luogo di lavoro, perché lo ritengo un modo per riconoscere la loro professionalità.

Come sempre, non è solo “la regola” a doverci guidare, ma il contesto nel quale ci troviamo e soprattutto il buonsenso.  

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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ArteDesign

“QUANDO IL COMFORT DIVENTA POP ART” : La poltrona Spaghetti Fiam già al MoMa Design Store di NY arriva alla Fondazione Mazzoleni.

Spaghetti la poltrona

L’azienda bresciana Fiam, che da quarantacinque anni produce oggetti di design totalmente Made in Italy combinando fin dagli esordi metalli tessuti ed intrecci per dare forma al piacere di vivere gli spazi del comfort ha studiato e applicato le soluzioni tecniche più all’avanguardia al fine di ricreare la celebre Sedia Spaghetto.

Spaghetti, la poltrona relax da esterno Interamente intrecciata a mano in Italia e regolabile in 6 posizioni, conserva la memoria di anni particolarmente sorridenti, i mitici anni ’60!
In quel momento storico gli oggetti d’uso e di arredo cambiano, si adattano a un stile di vita più anticonformista rispetto al passato e anche il relax comincia ad essere vissuto in modo “easy”: non più solo sedute formali dove stare composti.
Nascono oggetti in cui la plastica diventa elemento progettuale e interpreta in modo nuovo e disinvolto gli oggetti dell’abitare, così accade per la sdraio da giardino Spaghetti che di quel tempo incarna perfettamente lo spirito.

Fiam con questo progetto incontra l’arte quando, nel 2019, entra al Design Store del Museum of Modern Art (MoMa) di New York il quale da sempre seleziona oggetti di design vintage e ne celebra la loro genialità.

E’ stata proprio la piattaforma Fattobene in collaborazione con il MoMA Design store, a selezionare la leggendaria poltrona Spaghetti firmata Fiam.

A consolidare questa collaborazione nasce l’idea di creare delle stravaganti Limited Edition multicolore  firmate da Roberto Gatti di Fiam in onore della celebre Pop Art.

Da oggi sarà disponibile una di queste versioni in esclusiva anche presso la Fondazione Mazzoleni, nata con l’obbiettivo di sostenere e promuovere a livello nazionale ed internazionale l’immenso mondo dell’arte, principalmente made in Italy.

Proprio al fine di perseguire questo scopo che la caratterizza, la Fondazione sceglie di promuovere in esclusiva su tutto il territorio Nazionale la Spaghetti Limited Edition dedicata alla Pop Art al fine di rendere omaggio alla creativa essenzialità marchiata Fiam.

La poltrona Spaghetti Fiam verrà esposta durante la mostra Andy Warhol e la New Pop a Villa Bertelli , Forte dei Marmi, dal 28 Gennaio al 29 Maggio 2022, Mostra organizzata dalla Fondazione Mazzoleni.

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eccellenze italianeFood & Beverage

Versilia: Il Ristorante Filippo raddoppia: dopo Pietrasanta apre a Forte dei Marmi, conosciamo meglio il “colpevole”, Filippo Felice Di Bartola.

Filippo Felice Di Bartola

Negli ultimi anni , causa covid, la ristorazione  è stato senza dubbio il settore, insieme al turismo maggiormente colpito.

Proprio in un periodo così nero, Filippo Felice Di Bartola , già titolare dell’omonimo Ristorante a Pietrasanta , città d’arte per eccellenza, decisamente contro corrente ha deciso di aprire anche a Forte dei Marmi.

Spirito imprenditoriale, esperienza da vendere sul campo, cortesia e professionalità sono da sempre le caratteristiche che lo contraddistinguono , abbiamo deciso di intervistarlo per conoscerlo meglio, lasciando a lui il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande.

Primo incontro con la ristorazione?

Il mio desiderio da studente era fare il giornalista …ma fu mia zia Betta che aveva uno stabilimento balneare a forte dei marmi a farmi letteralmente innamorare di questo mestiere facendomi fare le stagioni da quando avevo più o meno 16 anni.

Quindi mi son fatto qualche anno di gavetta e dopo il liceo classico ho deciso che la mia laurea sarebbe stata riuscire ad aprire un piccolo ristorante per conto mio.

Cosi ho fatto nel 2008 e posso solo ringraziare tutti i maestri coi quali ho avuto l’onore di collaborare e a cui devo tra parte della mia formazione, soprattutto hanno alimentato in me la passione per l’ospitalità e più in generale far star bene gli altri. Perché al ristorante si va per stare bene, non solo per cibarsi.

Quando hai deciso di diventare imprenditore ?

Imprenditore è un sostantivo che spesso non mi sento cucito addosso perché la mia mentalità e il mio modo di leggere questo lavoro subisce per il 50% il fatto che ho fatto il dipendente fino a 32 anni per cui mi ritengo un collaboratore della mia azienda a tutti gli effetti con qualche responsabilità in più.

E credo che sia anche il modo più giusto di vivere questo lavoro in mezzo ai miei ragazzi.

Poi certamente fare impresa è un qualcosa che faccio e a cui penso ogni qualvolta non sto nella mia attività .

Girando paesi, incontrando persone e confrontandosi arrivano le idee più stimolanti e talvolta più azzardate che cerco di realizzare nei modi e nei tempi possibili.

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Sono onesto, ogni sera strappo un sorriso a un cliente e una battuta che poi ci accompagna tutta la sera .

Però ti dico questa : l’estate scorsa un mio caro cliente è riuscito da una mia frase pronunciata mentre prendevo l’ordine al tavolo a costruirci ( a mia totale insaputa)  un racconto che ha poi pubblicato e da cui è nato il libro “pizza pentagonale “ ( di Giampiero Gelmi ) che ha filippo come protagonista.

Puoi immaginarti il mio stupore e la mia sorpresa.

Più importante l’estetica o il gusto?

Le due cose camminano di pari passo e spesso vanno a braccetto un po come due fidanzati. 

Che rapporto hai con i clienti?

Un rapporto sempre molto franco e schietto.

Non amo molto entrare in eccesso di confidenza ma bensì mantenere sempre una corretta distanza che lasci intorno a ciascuno quell’alone di curiosità che è in molte situazioni l’ingrediente che li fa tornare e abituare al mio locale. Cosi si crea l’atmosfera.

Quale cliente da più soddisfazione  ?

Quelli che ( in apparenza ) non si vogliono far conquistare perché magari più diffidenti per svariate ragioni.

Quanto conta la creatività in cucina?

La creatività è alla base di tutti i lavori che si basano sul dare emozioni. Non bisogna eccedere in stucchevoli preparazioni ma rimanere ancorati alla semplicità che , se la sai interpretare , è una grande fonte di creatività.

Quanto conta il prodotto in cucina?

Fondamentale .

Ma un ristorante è un alchimia di ingredienti dove tutto deve contaminarsi. Il prodotto da solo non basta a garantire la riuscita di una cena.

Come scegli il personale?

Spesso è stato l’istinto a guidarmi .

Oggi non è facile selezionare il personale perché sono cambiate le condizioni e la pandemia ha rivoluzionato il settore.  

Senza dubbio alla base educazione e passione per il nostro mestiere.

Ma un’indagine sul personale e sulle gravi carenze dei nostri ragazzi che cercano di entrare nel mondo del lavoro  e spesso anche di molti che fanno il mio mestiere  meriterebbero un’intervista a parte.

Se si vuole competere con gli altri paese serve che il paese faccia un salto di qualità : da entrambe le parti.

Che differenza trovi tra Pietrasanta e Forte dei Marmi da ristoratore ?

Beh le due offerte non mi creano affatto concorrenza ma anzi, l’uno alza la domanda dell’altro.

Spesso il solito cliente passa da un ristorante all’altro anche dal pranzo alla cena.

Pietrasanta da spunti più creativi vista la grande proposta culturale che offre la città, forte dei marmi racconta un angolo di villeggiatura nella parte più verde della Versilia.

Tre motivi per venire a mangiare nei tuoi ristoranti?

Casa, casa , casa.

Chiudiamo con una domanda fuori dagli schemi:

Che rapporto hai con il mondo dell’arte ?

Piu che con l’arte in generale ho un legame con gli artisti: entrambi siamo degli artigiani che realizzano qualcosa che nasce dalla mente e dal cuore.

Da sempre collaboro a Pietrasanta con artisti giovani e meno giovani attraverso i quali ho fatto conoscere la mia cucina e il mio modo di raccontarla.

Sono entrati nel mio ristorante artigiani del marmo , scultori e pittori e qualcuno ahimè ci ha lasciato: Novello Finotti, Heppe de Han, Girolamo Ciulla, Fernando Botero, Igor Mitoraj, Gianni Manganelli, Tano Pisano, Fabrizio Dusi, Andrea Collesano….

Ma le loro opere che vediamo in giro per il mondo li fanno essere sempre con noi.

La magia che si crea quando hai un artista al tavolo è unica e ogni volta sempre diversa.

E non si sa mai che qualcuno di loro, tra un bicchier di vino e una polpetta non abbia creato qualcosa su una tovaglietta di carta che …conserverai con straordinaria accortezza appesa su qualche parete di casa o del ristorante.

Grazie Filippo per la piacevolissima chiacchierata .

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Attualità

“Ginger’s word”, Donne al Primo appuntamento ovvero più alte sono le aspettative più alto è il prezzo da “pagare”.

Ginger's word

E’ arrivato finalmente il fatidico “Primo appuntamento” ma non il banale(e un po’ squallido) “speed date” o tantomeno un caffè al volo concordato dopo 4 chiacchiere in chat terminate con un “Fammi un po’ andare a vedere se è carino così come in foto”.

No, l’incontro a cui mi riferisco io è quello che noi donne aspettavamo ci chiedesse da tempo, che ci rende sognanti, quello che dà  finalmente forma a tutti i messaggi e le piacevoli telefonate  intercorse precedentemente e che si concretizzano con lui che ti propone (se pur con i suoi tempi )  un “Vorrei incontrarti, posso invitarti a cena, ti va”?

Adesso si è il momento di giocarci il tutto per tutto.

Le nostre aspettative sono molto alte e ci teniamo tanto a fare colpo, vorremmo essere impeccabili sotto tutti i punti di vista, si ma come?!

Partiamo da un principio vecchio quanto il mondo secondo i quale gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere, pianeti decisamente opposti ma che a volte succede possano trovare punti di congiunzione.

Onestamente non credo che esista un decalogo o un manuale dell’appuntamento perfetto, ma vi sono dei punti cardine ineccepibili, se pur del tutto personali .

Bene, innanzitutto niente strategie e soprattutto  film mentali (di cui noi donne siamo notoriamente cintura nera) non avete trovato l’uomo della vostra vita, non c’è nessun anello di fidanzamento al dito né  un altare all’orizzonte, quindi vietato sognare una favola che non c’è, fly down baby ; le strategie poi lasciano sempre il tempo che trovano, l’ansia di fare colpo fa fare brutti scherzi ,può metterci in situazioni imbarazzanti che potrebbero farci apparire ridicole e costruite ai suoi occhi.

Ricordate che lui ha avuto interesse a conoscere la stessa persona con la quale ha piacevolmente interloquito al telefono, se avesse voluto conoscere “Miss mondo” o “Miss so tutto io” non l’avrebbe chiesto a voi, quindi relax and take it easy !

Il punto di partenza che ci richiede più tempo in assoluto è l’abbigliamento , l’importanza di un appuntamento è direttamente proporzionale al tempo che passiamo davanti all’armadio a sfogliare ripetutamente il guardaroba con sguardo crucciato, passando da frasi tipo“

E’ una vita che faccio shopping ma non ho mai niente da mettermi!!” a quesiti come “Oddio cosa devo indossare, gonna o pantaloni, scarpe basse o tacco vertiginoso, camicia castigata o decolletè bene in vista?

Qui la questione è una sola, rimanere in linea col proprio stile ed il vostro gusto.

Perché tanto donzelle lui un idea, ma soprattutto un’attrazione, se l’è già creata tutte le volte che ha scorso( e zoommato )sulle vostro foto social, pertanto ciò che vuole è (ri)vedere dal vivo ciò che dal primo momento ha destato il suo interesse.

Argomento “automunita o principessa in attesa della carrozza”.

Questa credo sia una scelta del tutto personale, che scaturisce da motivazioni diverse del  tipo “Prendo la mia macchina, non voglio fargli vedere dove abito, dopo tutto ma chi ti conosce “?!  oppure “Deve venire lui a prendermi, è inconcepibile che una donna giri di notte da sola, alla guida”. In entrambi i casi spero che troviate quello che la pensa come voi ,perché dal gesto galante di venirvi a prendervi (solo in occasione del primo incontro) al lasciarvi a casa per il resto dei giorni può essere è un attimo!!

Siamo finalmente insieme a cena,qui si apre tutto un mondo su quante pessime figure potremmo incorrere.

Frasi da evitare ,chiedere le sue intenzioni e parlare di futuro. “Sai, erano mesi che non uscivo con un uomo, poi sei arrivato tu e adesso tutto ha un senso”(sfigata) “Chissà con quante donne ti senti” “Cambi spesso partner “?(insicura e immotivatamente gelosa)”Cosa stai cercando, che intenzioni hai”?

“Pensi mai al matrimonio, a dei figli? E quanti ?io almeno 2”! (donna con l’obbiettivo della famiglia del Mulino bianco) .

Ora non mentite ed ammettete che quando un uomo ci interessa (ma ci interessa veramente) gli argomenti che ci ronzano in testa dal primo momento e che non vedevamo l’ora di chiedergli vis a vis sono questi!!

Ecco, se non volete che il vostro numero venga bloccato repentinamente alla fine della cena, fategli pure queste domande che la strada per un bel Ciaone è quella giusta!

Parlare del proprio ex.

Se c’è una cosa che noi donne non sopportiamo è quando lui ci ammorba con i racconti di quando la sua ex l’ha lasciato in una valle di lacrime.

Bene, stesso discorso vale per il genere femminile, assolutamente bandito raccontare del le nostre frustrazioni con il nostro ex,dei mancati alimenti che non da ai figli, dell’odio viscerale verso tutta la categoria maschile dopo essere stata scaricata, che gli uomini sono tutti uguali quindi meglio farsi un gatto ecc ecc .

Insomma non fargli capire da subito che sei psicopatica, tanto ci sarà tutto il tempo per farglielo scoprire!

Cibo (ordinate e consumate).State pur certe che lui non noterà come state sedute o se  avete o meno i gomiti appoggiati sul tavolo,l’importante è ingurgitare cibo!

Gli uomini amano le donne di buona forchetta e se c’è una cosa che odiano è la tipa in fissa col “no carbo” che ordina insalata e poi magari chiede di assaggiare la sua carbonara!!

Lasciatevi conquistare.

Se c’è un denominatore comune, che si mantiene vivo nei secoli, è la sua indole da cacciatore. Quindi anche se siamo li sognanti e bramanti di un suo bacio non togliamoli il piacere della conquista, infondo è pur sempre un modo per vedere quanto ci sa fare no?!

L’uso del cellulare.

Evitate accuratamente di utilizzare lo smartphone come un adolescente esaltata  per aggiornare la vostra amica sull’andamento dell’incontro, per fare foto ai piatti di portata, fare delle stories con  tanto di tag del suo nome per farne motivo di vanto ecc….

Ecco, questi tipi di atteggiamenti  si commentano con una sola frase “Poraccitudine has not limitis”!

Parlare di soldi (o per meglio dire quanto guadagna).

Anche se state puntando ad “essere mantenute” evitate di parlare di denaro, fino a prova contraria non siamo la Guardia di Finanza,

lì per fargli i conti in tasca (tanto sono certa che un occhiata all’orologio e alla sua auto già glielo avete lanciato)!

Il Conto del primo appuntamento non si scorda mai.

Qui le scuole di pensiero sono molteplici, c’è colei che per pura formalità chiede di dividere la somma, c’è “l’ independent woman” che tira fuori fulminea la sua carta di credito tanto per mettere da subito in chiaro che “io di te non c’ho bisogno” ed infine colei che non prova neanche per errore a prendere il portafoglio perché vige la regola “L’uomo sei tu, quindi paghi tu”. Personalmente al primo incontro il gusto di assaporare un minimo di galanteria non me lo voglio perdere, poi quando e se ci rivedremo offrirò io (forse).

Dulcis in fundo, il sesso al primo appuntamento si o no?!

Innanzitutto sfatiamo il mito secondo il quale è solo l’uomo a cercare dell’intimità al primo incontro, niente di più falso!

Anche le donne provano delle pulsioni fisiche nei confronti del genere maschile, e se non le concretizzano da subito è solo perché ne fanno una (stupida e ipocrita) forma di morale del tipo “Chissà poi cosa penserà di me, che sono una poco di buono” “No, la prima sera no meglio aspettare la seconda o la terza uscita ”insomma tutta una serie di menate e di paturnie che non portano da nessuna parte.

Perché tanto l’esperienza ci insegna che se un uomo avrà voglia di richiamarci lo farà a prescindere  dal finale della serata e se non lo farà è perché non gli piacciamo abbastanza (e non è detto che sia per un nostro errore).

Più chiaro di così…

Good lucky ladies !!

Ginger inside

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Attualitàcharity

“FARE DEL BENE TI FA STARE BENE” Conosciamo meglio Thomas Molendini, Presidente dell’Associazione Art & Luxury.

Thomas Molendini

Thomas Molendini, è Presidente dell’Associazione Art & Luxury, con una grande carica umanitaria e una forza d’animo che lo ha portato all’ideazione ed allo sviluppo di progetti umanitari in Italia e all’estero; è anche Luogotenente Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme Cavalieri di Malta OSJ.

Thomas, ci racconti la tua storia?

Molti anni fa, precisamente nel 2002, credevo che occuparsi delle persone in difficoltà potesse portare un beneficio alla propria reputazione personale e professionale, aprendo strade e contatti con persone che condividessero gli stessi miei ideali.

L’incontro con la sofferenza ha però cambiato il mio punto di vista facendomi acquisire consapevolezza del significato della parola aiuto, che mi ha aperto la mente ed ha profondamente modificato il mio approccio.

Ho iniziato ad attivare collaborazioni con A.G.E.O.P. di Bologna, Anfass di Pordenone, Associazione Piccoli Grandi Cuori di Bologna, Cooperativa Il Giglio di Pordenone, Convento San Felice di Cava dei Tirreni, Suore della Carità di Pregiato, Piccole Sorelle dei Poveri e tanti altri gruppi che hanno come mission quello di donarsi agli altri.

I tuoi progetti di sostegno partono dai bambini in difficoltà.

Sono un padre protettivo ed affettuoso e quando vedo un bambino in difficoltà provo sempre una fitta al cuore.

Il progetto Porgi un Sorriso nasce proprio a seguito dell’incontro con un bimbo seriamente ammalato che ha cambiato il mio modo di vedere le cose e da li ho capito che realmente quando si fa del bene non si sta donando ma bensì ricevendo, fare del bene ti fa stare bene.

In questi anni, grazie anche al supporto soprattutto di amici fraterni Francesco Colucci mio Socio storico, il Principe Thorbjorn Paternò Castello Gran Maestro del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme Cavalieri di Malta OSJ, Roberto Schiavone Presidente Universo Humanitas e di Danilo Gigante Presidente di International Broker Art che condividono i miei stessi ideali e contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi umanitari, ho potuto realizzare molte iniziative che hanno consentito a bimbi in difficoltà di sorridere, anche solo per un attimo.

Negli ospedali pediatrici abbiamo donato Uova di Pasqua, calze della Befana, tablet ai bambini ospedalizzati e soprattutto ci siamo occupati di seri casi di bimbi ammalati che, curati nel loro paese di origine, avrebbero avuto scarse possibilità di sopravvivere.

Per questo siete attivi da circa 20 anni nei paesi dell’est?

Ci sono situazioni davvero complesse nelle case famiglia, nei centri che ospitano persone anziane e negli orfanotrofi.

Non ci sono sussidi statali per far fronte alle esigenze sanitarie, ciò di cui dispongono è appena sufficiente per il sostentamento giornaliero.

I nostri interventi sono stati un supporto per consentire una maggiore disponibilità di fondi.

Siamo riusciti a portare e far visitare un piccolo bambino di 9 mesi affetto da una grave malattia dalla Romania all’Istituto Besta di Milano, da gennaio comincerà un percorso sperimentale della durata di un anno che vedrà un miglioramento che in Romania dicevano che era impossibile.

Nel 2016 il nostro aiuto è stato apprezzato, in particolar modo dal Presidente di Master Chef Romania, che si è reso disponibile per cucinare un fantastico pranzo di Natale per i bimbi ospiti di una casa famiglia in Romania con il quale ho trascorso personalmente un Natale portandogli doni e facendo si di fargli vivere una festività spensierata.

Sei stato molto attivo anche in zone di conflitto come la Siria, hai operato in Egitto ed in Moldavia, ci puoi raccontare qualche episodio?

Quando è scoppiato il conflitto in Siria, abbiamo inviato tre autotreni di beni di prima necessità.

Poi, spinti dalla necessità di fare e di essere attivi nel portare aiuto, abbiamo donato un’ambulanza, portandola direttamente ad Aleppo, con l’obiettivo di supportare il trasporto dei bambini presso gli ospedali pediatrici ortopedici improvvisati al confine turco siriano.

In Egitto abbiamo collaborato con l’Associazione Bambini di Strada al Cairo, scendendo in campo ogni notte per portare cibo e bevande ai tanti piccoli che vivono per strada, in condizioni di assoluta povertà.

In Moldova sono stati portati avanti diversi progetti, supportati anche dal Presidente della Repubblica Igor Dodon.

Un intervento mi è particolarmente caro: Matteo un bimbo di 15 mesi era stato considerato inguaribile dalle strutture sanitarie locali.

Dopo un lungo processo burocratico siamo riusciti a farlo ricoverare a Catania dove è stato curato; ora sta bene.

Sono emozioni forti, che portano un sorriso al cuore.

Il Presidente della Repubblica Moldova insieme alla Federazione Calcio Moldava sono stati nostri partner e patrocinanti nell’organizzazione di un torneo dedicato a 500 bambini dai 12 ai 15 anni.

Assieme al Presidente ho consegnato un premio ai vincitori, la Coppa del Presidente, e abbiamo assegnato alle prime tre squadre classificate, un contributo economico che è stato utilizzato per acquistare beni di prima necessità.

Lo sport ha sempre un ruolo importante per portare allegria e per creare coesione, è un attimo di astrazione, che distrae dal quotidiano e che insegna cosa sono il gioco di squadra, il rispetto e la fiducia reciproca. Valori fondamentali anche per me che costituiscono le radici del progetto di beneficienza.

Porgi un Sorriso è stato molto attivo anche durante il periodo di quarantena causato dal Covid-19, di cosa vi siete occupati?

Ci siamo attivati per dare supporto alle famiglie che, a causa dell’emergenza Covid, si sono trovate senza lavoro e senza nessuna entrata.

Abbiamo supportato, ad esempio, cinquanta famiglie che vivono in condizioni disagiate a Monte Sant’Angelo fornendo generi di prima necessità, soprattutto per i loro figli.

Abbiamo regalato 5000 mascherine alle curie affinché potessero farne dono a chi ne aveva bisogno e non poteva acquistarle, abbiamo donato test Covid all’associazione Giovani Avvocati di Foggia e aiutato trenta famiglie a Monfalcone fornendo generi alimentari e tutto il corredo scolastico per bambini e ragazzi.

Siete stati parte attiva anche in un bellissimo progetto a supporto del reparto oncoematologia pediatrico dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto.

Abbiamo collaborato con Ignazio D’Andria fondatore di “TUTTI GLI AMICI DEL MINIBAR” dal quale nasce il progetto “IE JESCHE PACCE PE TE!!!” presso il quartiere Tamburi di Taranto, donato tablet e magliette di squadre di calcio ai bimbi ricoverati, uova pasquali e tanti altri beni che ci hanno fatto ricevere attestati di stima dalla Signora Margherita Presidente della Fondazione “Nadia Toffa” nonché mamma di Nadia Toffa.

Siete stati in prima linea anche a Milano mettendovi a disposizione di persona dell’associazione City Angels e avete fornito acqua e cibo per i senzatetto. Ascoltandoti mi ha molto colpito l’assoluta diversificazione dei vostri gesti d’aiuto proprio come se faceste piccoli interventi ma molto, molto mirati.

Con i City Angels oltre ad uscire anche in occasione delle loro operazioni notturne, fornendo generi alimentari ai più bisognosi, abbiamo fornito nel periodo estivo 15.000 bottiglie d’acqua, donato mascherine nel periodo della pandemia, materiale per l’igiene personale e, non ultima, la donazione, grazie all’universo Humanitas di Salerno, di un’unità mobile polivalente adibita con una poltrona da barbiere e impianto doccia per poter assistere i meno fortunati nel periodo invernale.

Porgi un Sorriso, come ha potuto notare nel modo di rispondere sempre plurale, non è il singolo, ma bensì il gruppo, singolarmente ogni uno di noi potrebbe fare qualcosa, ma la vera forza è il Gruppo, gli Ideali ed i Principi che intendiamo trasmettere.

Progetto Porgi un Sorriso sceglie con attenzione come fare beneficienza, questo approccio ci consente non solo di aiutare famiglie e bambini bisognosi ma anche di seguirli nel corso del tempo.

Il messaggio che portiamo avanti è che il nostro è un impegno vero, che non finisce, con la certezza che anche piccoli gesti possano essere realmente un supporto per chi si trova in difficoltà o di fragilità.

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Attualità

ASSOCIAZIONE @IOSCELGOME: UN VERTICE TUTTO FEMMINILE NELLA LOTTA CONTRO L’ABUSO E LA VIOLENZA

@IOSCELGOME

Dal 1 gennaio 2022 l’associazione #ioscelgome ha un vertice tutto al femminile.
La carica di vice presidente che è stata ricoperta da Valter Giraudo fino all’ scorso anno, è adesso, dopo regolare votazione del consiglio e dei soci, è passata a Giulia Carpaneto.
Un team al femminile che opererà a sostegno delle persone, che subiscono abuso e violenza.
Missione di #ioscelgome e del suo cuore, è comunicare, esplicitare e parlare con chiarezza delle forme di violenze nascoste, con attività, eventi, formazioni, workshop che permettano, attraverso la consapevolezza, la prevenzione della violenza su donne, uomini e bambini.


Insieme alla nuova Vice Presidentessa (attrice e coach; volontaria di #ioscelgome), troviamo come sempre Serena Fumaria, nota coach, scrittrice e YouTuber nel ruolo di Presidente, e Rosalba Del Monte, formatrice, nel ruolo di Segretaria.
#ioscelgome e i volontari danno il benvenuto a Giulia!

www.serenafumaria.com
www.ioscelgome.it
You tube channel: Serena Fumaria

#ioscelgome è un progetto nato per il recupero delle vittime di abuso psicologico e violenza psicologica e/o fisica.
L’obiettivo finale è quello di ispirare coraggio, comportamenti etici e nuove prospettive di vita sostenibili per le comunità.

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Libri

Le Favole Di Margot Vol.1

Le Favole Di Margot

Serena Fumaria ha pensato di fare un “regalo sociale” ai bambini, scrivendo un libro a “4 zampe” con Margot.

Margot era la sua gattina amata  come fosse una bimba.

Per ricordarla e per renderla “una voce dolce” ha scritto alcune fiabe che sono diventate questo Libro!

“Le Favole di Margot” e’ una raccolta di fiabe per tutti quei quei bambini che vogliono sognare, divertirsi e colorare i personaggi delle storie raccontate da una gattina molto speciale e molto saggia!

Un drago timido, una tartaruga volante, un dinosauro che ama i dolci, due alieni speciali e un cagnolino tuffatore…

Tanti simpatici amici che rallegreranno le vostre letture!

Le autrici hanno deciso dì devolvere il ricavato totale dì questo libro all’associazione “ #ioscelgome! che sostiene gratuitamente le persone che subiscono abusi.

www.ioscelgome.it

Clikka QUI per acquistarlo

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Musicaspettacolo

La Serva Padrona di Pergolesi ha fatto tappa in Polonia.

La Serva Padrona di Pergolesi

La musica dell’immortale Giovanni Battista Pergolesi nella città d Leszno è stata scelta per evento speciale

Siamo stati a Leszno nel Voivado della Bassa Silesia in Polonia per l’inaugurazione del Auditorium Maximum Wyższej Szkoły Humanistycznej.

Per l’inaugurazione la scelta è stata l’opera buffa “La Serva Padrona” (1733) di Giovanni Battista Pergolesi su libretto di Gennaro Antonio Federico, protagonisti di questa impresa il soprano Dominika Zamara nel ruolo di Serpina, il basso Gerardo Spinelli (che ne ha curato anche la regia) nel ruolo di Uberto e nel ruolo di Vespone il servo muto l’attore di pantomima Marek Smycz accompagnati dall’ Ensemble da Camera di Cracovia.

La regia è risultata molto frizzante senza perdere la visione del contesto storico originale dell’opera, mentre la scenografia costituita da un gioco di luci proiettate su fondo scena creando dei pattern dando un contrasto spettacolare trai i costumi e l’arredo barocco.

La differenza hanno fatta loro: le voci della Zamara e dello Spinelli che si sono fuse in una perfetta armonia donando una freschezza al tutto, spettacolari oltre che nel canto anche nell’interpretazioni dei ruoli e qui come non citare Smycz, attore di pantomima e quindi per sua specificità ha saputo dare una particolare espressività al suo personaggio. L’Ensemble da Camera di Cracovia ha saputo impreziosire il tutto con un suono pulito e cristallino. Una lunga standing ovation omaggia l’inchino degli artisti sino alla chiusura del sipario.

Dalla viva voce degli interpreti.

La Zamara: Questa opera mi esprime tanta gioia, mi sento veramente Serpina caratterialmente anche nella reale.

Amo il genio di Pergolesi, molte volte l’ho eseguita in Italia America ed è la prima volta in Polonie ne sono felice con un cast eccezionale, felice di aver diviso il palco con Gerardo bravissimo basso, a Marek con il quale ho lavorato molto in passato all’ Ensemble, tutti bravissimi.

Lo Spinelli: È stata una bellissima esperienza in questa terra che ebbi modo di visitare e ora apprezzare da punto di vista artistico e che mi accolto a braccia aperte e molto calorosamente.

Sono lieto di aver cantato con una grande cantante come Dominika, poi Marek, l’Ensemble e l’organizzazione, un plauso a tutti, non vedo l’ora di tornare.

La trama dell’opera in breve: Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Uberto, per darle una lezione, le dice di voler prendere moglie; Serpina gli chiede di sposarla, ma lui, anche se è molto interessato, rifiuta.

Per farlo ingelosire Serpina gli dice di aver trovato marito, un certo capitan Tempesta, che in realtà è l’altro servo di Uberto (Vespone il muto) travestito da soldato. Serpina chiede a Uberto una dote di 4000 scudi; Uberto, pur di non pagare, sposerà Serpina, la quale da serva diventa finalmente padrona.

Enrico Bertato

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