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“Codice Redox. La sesta compagnia”, di Betta Zy (Carpa Koi edizioni)

Codice Redox

Romanzo d’esordio, a colpi di narrativa ucronica, per Betta Zy – scrittrice mantovana appassionata di thriller e di fantapolitica – che, in poco più di 200 pagine, tra complotti politici e misteriosi omicidi, ci racconta una differente versione della storia, dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, in cui le razze aliene sono insediate sulla terra e vivono nascoste in mezzo a noi. Sasha Radislav, l’uomo che ha quasi ucciso Hitler, conosce cose che è meglio tenere segrete, come ad esempio se da qualche parte dell’Universo esistano altre forme di vita intelligente.
Fino a quando, anni dopo, l’omicidio di una giornalista rischia di portare alla luce l’esistenza di una vita extraterrestre, esseri superiori che il Terzo Reich aveva prima idolatrato, e in seguito provato a sottomettere per impadronirsi di armi e di ricchezze con le quali prepararsi a una nuova guerra.

Note d’autore

Betta Zy (al secolo Benedetta Zibordi) nasce a Mantova il 23 novembre 1974.

Nipote d’arte (lo zio Damiano Scaini, attore teatrale e cinematografico, noto soprattutto per la sua partecipazione al film “Centochiodi” di Ermanno Olmi), fin da bambina si è appassionata di musica, cinema e  letteratura. Ha collaborato alla stesura del libro “Non più soli nel disagio: strategie di sopravvivenza nella scuola che cambia” (Franco Angeli Edizioni) e pubblicato “Viaggiare controvento” un breve racconto per il collettivo Lulù che fa storie.

Imprenditrice digitale, ha diverse specializzazioni nel settore olistico, ed è da sempre appassionata di storia, esoterismo e fantapolitica.

Il libro è uscito lo scorso 10 marzo ed è possibile acquistalro qui:  https://bit.ly/3erizLd

https://www.facebook.com/AuthorBettaZy

Ufficio Stampa a cura di LC Comunicazione tel. +39333 7695979

contatti.lccomunicazione@gmail.com

www.lccomunicazione.com

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Libri

“Il Cuscino è il Confessore”, libro di Poesie di Giulia Parin Zecchin

Il Cuscino è il Confessore

Giulia Parin Zecchin, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie nel 2020 dal titolo Il Cuscino È il Confessore, edita da Eretica Edizioni

Un sentiero di ascese e cadute ,metamorfosi e peregrinazioni dell’anima romantica e decadente che risiede nel corpo di chi scrive.

Scenari d’acqua e sangue si rincorrono tra miracoli e  misfatti, molte miscelate tra visioni di tonalità di blu.

Classe 1989, nata a Castelfranco Veneto

Sono tre i luoghi dove ha trascorso gran parte della sua vita, densi di misticismo e solitudini inaspettate capaci di dialogare con i silenzi ,Venezia, successivamente Praga e attualmente vive nei boschi del trevigiano.

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Foto del GiornoFotografiaLibri

L’inverno Dentro {Perché fotografare è uno stato d’animo}

NICOLA STRADIOTTO

“L’Inverno Dentro” è una raccolta fotografica di Nicola Stradiotto {Illustrator & Graphic Designer}, una serie di scatti datati 2006-2020.
Autoprodotta in Italia in edizione limitata di 50 copie e distribuita in Inghilterra da Uhm! Zine di Londra. 36 Pagine a colori, formato A5 spillato.

Potete acquistarla qui:
www.doityourshop.com

Nicola Stradiotto
issuu.com/nicolastradiotto

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AttualitàLibri

MR KILL Dis_social. E-book

MR KILL Dis_social. E-book

di Steve Magnani

Un prezioso opuscolo illustrato indispensabile per chi cerca di sopravvivere nella società dei consumi. Dai piani ad alta frequenza vibratoria di

La  sottilissima, impalpabile ironia, ironia dell’autore Steve Magnani tramite  il suo unigenito figlio al nero di china , MR KILL manifesta la necessità di una rinnovata collocazione dell’uomo nel mondo.

Mr Kill, nerovestito, muto contraddittore del lento, inesorabile processo di ipnosi collettiva cui l’umanità è attualmente sottoposta, deambula disarmato e stordito tra le stramberie e il disagio dell’attuale comunità umana.

 “Mr Kill – Dis_social”, è una raccolta di tavole tratte dalla tumultuosa vita nel social, corredate da depistanti aforismi e surrealistici “adagio”, da cui trarre fonte d’ispirazione per le situazioni d’emergenza derivanti dalle innumerevoli trappole, fisiche e psicologiche, annidate nelle allettanti comodità della vita moderna.

Quattro stanze, quattro concetti, ben distinti e diversificati tra di loro ma pericolosamente intrecciati quasi a formare un’unità famelica, mostruoso inconsistente essere affamato di anime e di memorie.

Più che un libro da “leggere” è una specie di oracolo da consultare saltuariamente per togliere un momentaneo fastidio, un attimo di ansia, un dubbio passeggero.

Stravagante contenitore di spunti di riflessione per l’adolescente sfiduciato e l’adulto sulla via dell’illuminazione, l’opera si propone di essere leggibile, o meglio, decifrabile a differenti livelli.

Acquistabile clikkando qui

https://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9788869824241/autore-steve-magnani/mr-kill-dis-social-e-book.htm

  • Editore: Cavinato Editore
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2016
  • Dimensione: 24.15 MB
  • Formato: EPUB
  • Protezione: Watermark
  • Dettagli Protezione: Nessuno
  • EAN: 9788869824241
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Testo Critico su “Le Favole della Dittatura” di Leonardo Sciascia, a cura di Maria Marchese

maria marchese

Leonardo Sciascia “Scrittore dalla breve frase e dal pensiero lungo” : così Leonardo Sciascia caratterizzava Luigi Pirandello. Sin da adolescente, egli fu vittima di un’indiscussa malía, promanata dall’autore di “Uno, nessuno e centomila” , che lo spinse, in seguito, a trovare un rimedio nei confronti della stessa fascinosa personalità, poiché sposava l’illogica realtà siciliana ad un inaccettabile relativismo filosofico. Vitaliano Brancati e il suo realismo divennero, quindi, il suo modello ideale. Il 21 settembre 1948, su uno spoglio di “Sicilia del Popolo” , compare una colonnina che riporta sei favole di Sciascia, il cui titolo è “Favole del dittatore” . Il 22 dicembre dello stesso anno, sul medesimo quotidiano, lo studente Sciascia realizza, per omaggiare Brancati, di cui ammira la lontananza da ogni totalitarismo, un intervento intitolato “Brancati e la dittatura” . Nel 1950 viene pubblicato presso l’editore Borsi, di Roma, “Le favole della dittatura” : l’iter riportato nelle righe precedenti è l’unico elemento che permette di individuare la figura del dittatore in Benito Mussolini e l’oggetto della dissertazione nel governo fascista. Il libro involve 27 brani, espressi attraverso la forma favolistica, ispirati a Esopo, Fedro e Lafontaine nonché agli Animali Parlanti dell’abate Gianbattista Casti. L’attualità della condizione dissertativa viene, invece, chiarita dalle due citazioni che, unitamente al titolo dell’opera, ne costituiscono l’incipit concettuale.

La prima, dalla “Fattoria degli animali” di Orwell (“Le creature di fuori posavano i loro occhi un po’ sul porco e un po’ sull’uomo, sull’uomo e poi sul porco e ancora sul porco e poi sull’uomo, ma ormai era impossibile distinguere l’uno dall’altro) , suggerisce l’innaturale efferatezza del regime stalinista; la seconda, di Leo Longanesi (“Gli storici futuri leggeranno giornali, libri, consulteranno documenti di ogni sorta, ma nessuno potrà comprendere quel che ci è accaduto. Come trasmettere alla posterità la faccia di F. quando è in uniforme e scende dalla sua automobile?”) , si riferisce alla boria del regime fascista. L’intellettuale siciliano esprime, nel testo, brevi scene allegoriche, che evidenziano la somiglianza, ad imis, di entrambe le forme di governo. Adotta, quindi, uno stile volutamente arcaico per sottolineare un comportamento retrivo nonché l’immutabilità degli atteggiamenti dittatoriali, nel corso dei secoli. Ne “Le favole della dittatura” , Leonardo Sciascia sembra raddolcire, attraverso un linguaggio usualmente rivolto al fanciullo, l’assunzione di un’amara compressa. Sotto la dolce pozione letteraria è celato, infatti, un fluire carsico, il cui adombrato eloquio destabilizza e graffia coscienza e stati d’animo. La brevità formale dei passi e la loro laconicità abbracciano esperienze esistenziali prive di una conclusione morale, che indovano l’individuo nel disincanto; mentre l’ossimoro tra competenza letteraria fanciullesca e denuncia sociale destabilizza il lettore, piombandolo nella sfera dell’incertezza. Invero accolgono, addentro, il procedere di una dimensione riflessiva che necessita di un acuto approccio attentivo: passo dopo passo, attraverso l’elaborazione del turbamento, il lettore viene coinvolto entro le soglie del pensiero precipuo, benché disilluso.

L’autore vi imprime la propria ribellione verso il regime dittatoriale e ogni forma di sottomissione perpetrata nei confronti del debole: in esse, lo scrittore dischiude un inconfessato limbo, lontano da utopia e speranza. Egli avvicenda gli animali e, talvolta, l’uomo, mediante una mano semplice e, nel contempo, salace, ironica e altresì sottile, giostrando brevi traslati simbolici assolti, in taluni casi, dai respiri del silenzio, in altri, dal mormorìo emanato dall’incognita. Riporto, qui di seguito, alcuni degli immaginari reali, dipinti dallo scrittore, perché il lettore possa meglio orientarsi nei confronti del contesto che ho fin ora descritto. So quel che pensiSuperior stabat lupus: e l’agnello lo vide nello specchio torbido dell’acqua. Lasciò di bere, e stette a fissare quella terribile immagine specchiata. “Questa volta non ho tempo da perdere “ , disse il lupo: “Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell’antico: so quel che pensi e non provarti a negarlo” . E d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo. (L. Sciascia) Da Fedro, schiavo liberato , che ben conobbe i meccanismi dei rapporti di oppressione e asservimento, Leonardo Sciascia adotta la favola “Lupus et agnus” , esacerbando il dictat proclamato dal lupo che, oggi, torna con una ragione, a suo dire, indiscussa: la regola del gioco è unica e prevede che le norme di quest’ultimo vengano realizzate e modificate dal più forte, a proprio piacimento.

La prima perla, che si dirime entro le cerchia di un perpetuo e mesto dogma, diviene l’inizio di uno sconfessato rosario, che procede, poi, in una sequela vivace e animata di irrisolte preci. Ma è soltanto un asino Cercando col muso tra i resti di un carro di carnevale, l’asino scoprì una enorme testa di leone: vi infilò dentro la sua e, mezzo accecato da quella testa di cartapesta che intorno alla sua si muoveva come un cappello in cima a un bastone, uscì per i campi tagliando di gioia. Galoppando, entrò in mezzo a un gregge tranquillo, arruffandolo di spavento e di confusione. Subito però il castrato più anziano capì di che si trattava. “Sei il signore di tutti noi” belò; “disponi di noi come vuoi” . L’asino accettò l’omaggio con altissimo raglio. E un agnellino osservò allora al castrato: “Ma è soltanto un asino” . E il castrato: “Stupido, lo so bene che è un asino. Bisogna però trattarlo come un leone, se non vuoi che i suoi calci ti piovano sulla schiena. Quando il padrone verrà a riprenderlo, sapremo come chiamarlo” . Un secondo stralcio, questo, dove convivono altri atteggiamenti stigmatizzati dall’autore: in esso si concretano il servilismo, il trasformismo e l’adulazione da parte degli intellettuali. L’uomo in divisaGuardando l’uomo in divisa, chiuso e rigido dentro tanto splendore, la scimmia pensò: “in fondo la mia condizione non è triste: mangio bene, faccio la mia ginnastica, la gente che si affolla intorno a questa gabbia mi diverte. Ma vorrei tanto avere un vestito come il suo” . Un ultimo esempio, quello sopra citato, che sottolinea la distanza tra la classe dominante e quella subordinata. Pier Paolo Pasolini, che analizzò lucidamente “Le favole della dittatura” , in Libertà d’Italia del 9 Marzo 1951 intravide, nell’uomo in divisa, la figura di Galeazzo Ciano o Achille Storace.

Ho illustrato l’opera di un Sciascia minore, la cui risultanza tessutale si celebra entro le pareti del pensiero scomodo: poteva essere apprezzato ma non amato, poiché la sua intransigenza metteva in luce, agli occhi degli italiani, evidenze che preferivano ignorare. Per enfatizzare le ideologie trattate sin ora, rammemoro alcuni versi tratti da “Ninna nanna della guerra” , composta nell’Ottobre del 1914, da Trilussa: anch’essi vertono su una formula rivolta all’universo infantile per addivenire ad una denuncia sociale. …

Fa la ninna cocco bello

E riuniti fra de loro Finché dura sto macello:

senza l’ombra d’un rimorso,

fa la ninna, ché domani ce faranno un ber discorso

rivedremo li sovrani su la Pace e sul Lavoro che

se scambiano la stima pe quer popolo cojone

boni amichi come prima risparmiato dar cannone!

So cuggini e fra parenti

Nun se fanno comprimenti:

torneranno poi cordiali li rapporti personali Utopia e mondo dell’infanzia divengono, invece, oggi forieri di speranza e cambiamento. Il 17 Novembre 2020, Francesco Tonucci, psicologo del Cnr, vignettista e ricercatore di fama internazionale, viene insignito del titolo “Senior fellow”, nell’ambito dell’Ashoka Changemaker Summit. Il professor Tonucci ama definirsi un “bambinologo” e il suo progetto, in qualità di changemaker, prevede un totale ribaltamento dell’attuale status quo. .Egli sostiene che la città debba essere giocabile: solo un nucleo predisposto in maniera tale che i bambini possano uscire liberi, operare scelte e esperire se stessi può considerarsi democratico. Un luogo pericoloso come, del resto, un luogo riservato non rappresentano una suolo costruttivo: crescere un essere umano nella paura farà di quest’ultimo un individuo fragilissimo. La città di Salò, sul lago di Garda, costituisce un virtuoso e concreto esempio di questa mutazione sociale che, attualmente, trova riscontro non solo in diverse regioni italiane ma altresì in Spagna e in America Latina. Dalla consapevolezza di adulti e bambini può pervenire, quindi, l’atteso cambiamento.

Maria Marchese

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E’ la Nebbia che va, storie Milanesi, di Giancarlo Elfo.

E' la Nebbia che va

Busta a sorpresa

Un tempo, quando ce n’era una ad ogni angolo di strada, le edicole erano l’unico luogo dove si vendevano i fumetti. Lì, vicino alle pubblicazioni più recenti, c’era sempre un mucchio di buste colorate con su scritto “ busta a sorpresa”, in cui si potevano pescare alla rinfusa vecchi numeri di Mandrake, albi giganti di Gordon Flash, giornaletti di Tiramolla. A volte erano una delusione, altre volte si rivelavano piccole miniere da cui estrarre strisce comiche, avventure di fantascienza, racconti del West. Ogni busta era uno zibaldone di storie di ogni tipo e provenienza, che arrivavano dalle edizioni e dalle epoche più varie.

Qualcosa di simile è questo volume, che nasce in maniera imprevista dalla volontà di dare una nuova casa al mio romanzo a fumetti di maggiore successo, “Tutta colpa del ’68”. Che, dopo essere stato pubblicato per la prima volta da Garzanti nel 2008 e poi come allegato di Repubblica nel 2018, era ormai introvabile.

I miei rapporti con l’editoria a fumetti sono abbastanza bizzarri (dei miei quattro libri due sono apparsi con una casa editrice classica come Garzanti); così ho pensato di rivolgermi a Milieu, un editore di cui apprezzo il sapersi muovere tra locale e globale, cronaca e antropologia.

E Milieu, che con i fumetti finora non aveva a che fare, ha rilanciato proponendomi di raccogliere in volume le mie storie ambientate a Milano, dagli esordi a oggi. Non è poca roba, e me ne sono accorto andando a rovistare tra disegni originali e pubblicazioni.

Ho trovato tavole del 1977 per Alteralter, strisce per il giornale di inserzioni Secondamano, fumetti apparsi sulla rivista letteraria Linea d’Ombra negli anni ’80. E poi lavori per il settimanale Diario tra la fine del passato millennio e l’inizio del nuovo, testi e disegni del libro “Quelli che Milano” realizzato con Matteo Guarnaccia nel 2010. Nonché, ovviamente, le pagine di “Tutta colpa del ’68”, che si svolge in gran parte a Milano.

Dai cassetti è uscito insomma un serpente di storie che si snoda lungo parecchi decenni attraversando luoghi e luoghi comuni, persone e personaggi, leggende e leggende urbane. Parte dalle cronache di fantascienza del detective Paolo Valera con ufficio sul Naviglio, procede tra i frequentatori di un bar dove l’eco dei movimenti degli anni ’70 è ancora nell’aria. Si allunga nei cortei e nelle derive del sessantotto, incontra tipi con le ali che prendono il metrò, nuota nel riflusso dalla politica, galleggia nella Milano da bere, guada i tempi di Mani Pulite, avvista la città di oggi.

La nebbia se n’è andata, il clima è cambiato, la gente è cambiata, la città è cambiata. Ma nessun rimpianto per la Milano d’antan: per i cessi sul ballatoio, il vino perfido delle osterie, il Naviglio puzzolente, le case riscaldate a kerosene, le fabbriche che impestavano l’aria. “E’ la nebbia che va” è un serpente che non canta la canzone della nostalgia. Queste pagine disegnano semplicemente alcune delle mutazioni che ho visto nelle facce, nel panorama, nella pelle di Milano. Che, guarda caso, ha nel suo stemma un serpente.

Giancarlo Ascari

E’ la nebbia che va

presentazione

Giancarlo Ascari, noto da sempre come Elfo, è uno dei grandi fumettisti milanesi. Una carriera lunga quarant’anni, la sua, che viene celebrata per la prima volta con un volume che raccoglie tutte le sue storie alternate da lunghi racconti che ripercorrono quell’epoca che va dal Sessantotto no alla Milano da bere e alla Milano europea di Citylife. Elfo ha ambientato moltissime storie nella sua Milano (città in cui vive da quando aveva cinque anni), riuscendo a raccontarne i molteplici aspetti, le contraddizioni, le mille facce e i mutamenti. Dai racconti noir, al suo personale ricordo della contestazione, ai costumi e alle abitudini dei milanesi, Elfo ha dedicato le sue pagine a una metropoli spesso inafferrabile, con un’anima che si svela soltanto “a chi la sa guardare”.

Il volume, costruito in ordine cronologico, raccoglie anche diversi racconti inediti che illustrano il dietro le quinte di quegli anni, quando il mondo del fumetto e delle riviste era abitato da gure mitiche come Pazienza e Spiegelman e da direttori di spicco del mondo culturale come Del Buono e Deaglio. Tra i pezzi forti del volume, il fumetto autobiografico Tutta colpa del ‘68 e le strisce sul detective Paolo Valera, ormai introvabili, che raccontano gli anni settanta in chiave grottesca e noir.

Giancarlo Elfo Ascari illustratore e autore di fumetti con lo pseudonimo di Elfo, ha collaborato con AlterAlter, Linus, Corriere dei Piccoli, Diario, il manifesto, Smemoranda, Repubblica, Corriere della Sera. Ha pubblicato graphic novel con Coconino, Garzanti, Rizzoli.

Con Matteo Guarnaccia ha scritto e disegnato l’almanacco “Quelli che Milano”, divenuto ormai un classico. Con Pia Valentinis ha scritto e disegnato libri editi in Italia, Francia, Inghilterra e Russia.

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Un libro per raccontare una straordinaria vita di Catharsis piątej komory serca

Catharsis piątej komory serca

Catharsis piątej komory serca, un libro scritto da una donna che vuole riportare in auge la storia del padre filantropo, patriota e eroe

Benvenuta a Kamila Beata Bogackan, cosa ha significato per lei scrivere questo su suo padre?

K. B. B. Bongiorno grazie mille per l’opportunità di presentare il mio libro sulla figura di mio padre. E stato un mio desiderio d’infanzia, ma soprattutto un adempimento, una missione per commemorare la sua figura come eroe e patriota, medico, militare, diplomatico, un tenero padre. e colui che ha contribuito all’indipendenza della Polonia.

Qual è la motivazione che l’ha spinta a intraprendere questo lavoro?

K. B. B. Prima di tutto, per diffondere la verità e restituire a mio Padre tutti i meriti che gli spettano nel campo dell’indipendenza polacca. Con il contributo del mio libro, vorrei correggere la curvatura della storia dell’indipendenza polacca e ripristinare il ruolo che egli ebbe e i suoi merit. Vorrei salvare la sua memoria dall’oblio, vorrei che il mondo senta di lui. Questa è la storia di un uomo devoto alla sua patria.

Quanto le è costato in termini di tempo scrivere il libro tra il reperimento dei vari materiali e la stesura dello stesso?

K. B. B. Il desiderio di scrivere questo libro è nata in me quando ero bambina, in molti anni ho raccolto numerosi documenti, Incontrato persone che ancora lo conoscevano e o lo ricordavano personalmente e non. Il rapporto con le mie sorellastre mi ha permesso di conservare alcuni souvenir e ricordi. Ho conservare alcuni effetti personali, compreso il suo diario. Ho viaggiato molto Tra Europa e USA per rincorrere le sue tracce. Un grande aiuto nel reperire la documentazione storica da persone meravigliose, i miei amici, la genealogia degli abitanti di Krosno, in particolare Alicja e Andrzej Rygl.

Suo padre si distinse in Polonia e anche negli USA, ce lo racconti?

K. B. B. Nel marzo 1913 T.W. Wilson è divenuto il 28 ° presidente degli Stati Uniti d’America, grazie a una stretta conoscenza con il quest’ultimo, già nel 1915, a mio padre venne in aiuto di Feliks Młynarski, un banchiere polacco che faceva parte del consiglio del comitato nazionale supremo. Młynarski che andò negli Stati Uniti e rimase con mio padre, che lo aiutò a raccogliere fondi per le legioni polacche. Mio padre si guadagnò il favore dell’America per la causa polacca. Młynarski rimase ospite a casa di sua e con il suo aiuto stabilì una alleanza con il Presidente Wilson. E grazie ai grandi agli sforzi  Wilson promise l’aiuto e il supporto per le legioni polacche. Sulla via della riconquista dell’indipendenza, inoltre fu mio padre a scrivere il discorso a Wilson sulla riconquista dell’indipendenza della Polonia.

Kamil Jan Bogacki, filantropo, patriota, amico del Presidente degli Stati Uniti Wilson, ci spieghi in poche parole chi era suo padre dagli occhi di una figlia?

K. B. B. Da piccola sognavo di fare tante cose per aiutarlo e credo che scrivere questo libro sia il coronamento di quel desiderio d’infanzia. La sua non è solo la storia di un uomo coraggioso, non è solo la straordinaria storia della nazione polacca le numerose situazioni, gli ostacoli sulla strada verso l’indipendenza. È anche una realtà americana nel campo dell’educazione e dell’attività patriottica. Questi sono anche tutti i segreti della vicinanza emotiva. Proprio così era uno di noi, ha amato, ha vissuto, ha sofferto. Ha vissuto storie straordinarie, esperienze dolorose. Era un osservatore molto attento della vita. Seguo il suo esempio con grande speranza di trasmettere questo contenuto alle generazioni. Mi ha lasciato con un impareggiabile esempio di vita buona e nobile.

Nel mio viaggio nella città di Krosno mi sono imbattuto nella targa commemorativa e sono passato per il ponte a lui intitolato in che anno sono state fatte queste onorificenze?

K. B. B.  Grazie agli sforzi di molti anni di attività, sono riuscita a raggiungere uno dei miei obiettivi. La città di Krosno installò una targa commemorativa sulla tenuta di famiglia. La cerimonia si è svolse durante la celebrazione del 100 ° anniversario dell’indipendenza dello Stato polacco, fu il 15 agosto 2018, durante le cerimonie di stato, si svolse questo evento speciale per me. Lettere di congratulazioni arrivarono a Krosno dal Ministero degli Affari Esteri dall’America e dall’Austria e dalla compagnia dell’esercito polacco. Una Santa Messa concelebrata, presieduta da Sua Eccellenza Il vescovo Stanisław Jamrozek, ha avuto luogo nella nostra chiesa più antica nella chiesa parrocchiale di Krosno. Successivamente, l’11 novembre 2018, gli fu nominato il ponte più antico di Krosno.

Ricordiamo che nell’anno venturo sarà fatta una presentazione in Italia.

K. B. B. È un grande onore per me poter presentare il mio libro in Italia, patria dell’arte, il mio sogno è far conoscere la sua e storia e il mio sogno si sta realizzando. Attendo questo momento con giubilo.

Per maggiori info:                      

drkamiljanbogacki.pl

www.facebook.com

Enrico Bertato

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FotografiaLibri

…I Muri del Silenzio…

I Muri del Silenzio

Parte dall’’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne il progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace:


– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il progetto nasce nel 2019 in forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma,

Nel 2020 diventa un libro fotografico in edizione limitata, uscito con la finalità di raccogliere  fondi il cui ricavato andrà a sostegno delle donne vittima di violenza.

Per la fotografa Mjriam B l’obbiettivo di questi scatti è  abbattere quel muro di omertà e silenzio che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Hanno deciso di  sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti, 75 volti distribuiti in cento pagine .

Ogni soggetto è rappresentato da tre scatti , come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese  che si coprono occhi, bocca e orecchie….

i “Muri del silenzio ,

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.

Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

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AttualitàLibri

La Palermo Male: un libro blasfemo di Vincenzo Profeta , co-founder Laboratorio Saccardi

vincenzo profeta

La Palermo Male è un libro blasfemo, che travalica tutti i limiti del buon gusto e della decenza.

Si tratta di venti racconti dalla scrittura sincopata a tratti schizzoide, privi di una vera e propria  narrazione lineare.

Massoni, alieni, terrapiattisti e satanisti, sogni distopici e viaggi allucinogeni indotti dalle droghe: la coscienza del narratore è “hacke – rata” da idee deliranti, si abbando – na senza più anticorpi nella spirale delle teorie del complotto, in un trip folle e lucido a intermittenze.

Il libro stesso sembra essere posseduto da un software in perenne stato di bug, che gli fa da cornice, e dove fanno ir – ruzione le icone dei videogiochi anni ’80 e i pop-up dei più recenti social network, ma anche errori di codice, passati sistemi operativi e nuovi al – goritmi.

Un libro che contiene un vi – rus, ideologico e ideografico.

La Palermo Male racconta un disagio cronico , che cerca di trovare risposte, a domande mai fatte…

Vincenzo Profeta nasce a Palermo nel 1977.

Fonda insieme nella sua città natale, Palermo, il «Laboratorio Saccardi», tra i collettivi artistici piú importanti e attivi a livello nazionale.

Ha alle spalle oltre 15 anni di carriera artistica e tantissimi progetti – visivi, visionari, poetici e di scrittura e critica sociale.

Si interessa da sempre ai fenomeni di nicchia, alle voci underground, decisamente “unconventional“, in ogni sua espressione artistica e non .

Per acquistare il Libro ecco il link

su GOG Edizioni ecco ALCUNI ALTRI LINK UTILI, FELTRINNELLI : https://www.lafeltrinelli.it/…/palermo-male/9788885788442 MONDADORI: https://www.mondadoristore.it/La-Palermo…/eai978888578844/ AMAZON : https://www.amazon.it/Palermo-male-Vincenzo…/dp/8885788440

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Francesca Marzia Esposito : Corpi di Ballo

Francesca Marzia Esposito

Il suo Romanzo d’esordio nel 2015 è stato La forma minima della felicità nel 2019 arriva il secondo “Corpi di Ballo”, nato nell’isolamento di un estate Milanese ferita dal primo Lock Down.

La sua prima opera parla di Isolamento , mentre la seconda entra prepotentemente nel suo Mondo, quello di cui non ama parlare, ma del quale è stata da sempre rapita sempre : “La danza”,

Abbiamo scelto di fare qualche domanda a Francesca, per conoscerla meglio , e lasciare a lei il compito di raccontarsi …

Il tuo primo incontro con la danza? 

Credo sia avvenuto in mia assenza. Ero piccola, forse mi trovavo in una stanza da sola e ho cominciato a muovermi seguendo la musica. Voglio dire che è successo in una dimensione espressiva spontanea che non aveva nulla a che fare con l’intenzionalità. Più che altro non mi andava di parlare, e l’uso del corpo mi permetteva di dire cose senza passare per la bocca.  

Hai deciso di scrivere un libro che racconta sogni, sacrifici e rischi che chi vuole intraprendere questa strada si trova a intrecciare, da dove nasce?

«Corpi di ballo» è un duello tra chi ha talento e chi meritatamente occupa il secondo posto. Mette a confronto due identità che, a parità di passione, dedizione, spirito di sacrificio, voglia di arrivare alla meta, non hanno la stessa vocazione. Il talento è selettivo, spietato, puoi allenarti quanto vuoi ma il risultato rimarrà mediocre, se paragonato a quello ottenuto da chi si è esercitato con lo stesso furore ma ha più stoffa di te. Se si è in due a gareggiare, arrivare al secondo posto vuol dire perdere rovinosamente. È il tema de «Il soccombente», il capolavoro di Bernhard: abbiamo il genio e la bravura media che dolorosamente prende coscienza del divario.

La danza è talento, ma anche molto sacrificio, ci racconti una giornata tipo per un’aspirante  ballerina?                                                                                                  

È un po’ come fare il militare alla sbarra: disciplina e ripetizione. Devi essere puntuale, precisa, umile, volitiva, ubbidiente, estremamente paziente e concentrata nell’imparare a sviluppare il tuo potenziale. Le lezioni iniziano al mattino, verso le dieci la classica, poi jazz o modern, nel pomeriggio si va a fare un provino o un’audizione, la sera insegni o fai l’assistente, così ti assicuri un piccolo fisso su cui contare per pagarti le lezioni che, tra l’altro, costano care. Nel mezzo: molti caffè col dolcificante, spuntini invisibili, insoddisfazione latente per il fisico, e tensione verso un futuro glorioso. È uno schema a grandi linee, sufficientemente veritiero.

Se potessi incontrare un’icona del passato, con chi prenderesti un caffè e di cosa parleresti?

Con Nureyev. In silenzio. Solo bere il caffè al tavolino con lui, magari a Parigi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Posto che ricordare è una forma di reinvenzione e che, per me, le esperienze del passato sono più intense se nel ripercorrerle le collego a un sentimento che si muove dallo struggimento in poi, una forma di sorriso mentale me lo regala sempre la scena di quando finii l’esame di Storia del mimo e della danza, la professoressa mi restituì il libretto con la lode e io dissi: Sa, piacerebbe anche a me fare la critica di danza. Lei incrociò le braccia sul petto e con un sorriso da Monna Lisa disse: Se lo scordi.

Cos’è per te la danza?  

Prendo in prestito le parole di Mats Ek, il mio coreografo preferito: “La danza è pensare con il corpo.

È necessario pensare con il corpo? Non per la sopravvivenza, ma per vivere. Ci sono tanti pensieri che solo il corpo è in grado di pensare. Altre cose, come le pace, potrebbero essere più importanti della danza.

Ma allora noi avremmo bisogno di danzare per celebrarla. E per esorcizzare i demoni della guerra. Una rivoluzione che non ci consente di danzare, è una rivoluzione per la quale non vale la pena di lottare”.

Grazie Francesca per il tuo tempo

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