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Intervista a Ettore Monaco dal Backstage dei concerti al Merchandising

Ettore Monaco

In periodo di Covid abbiamo spesso ricordato le problematiche legati agli spettacoli live, Abbiamo intervistato Ettore Monaco, esperto del backstage legato ai concerti, oggi partner e responsabile promozione per un’azienda che si occupa di merchandising.

Il tuo primo contatto con la musica?

Il mio primo contatto con il mondo della musica è avvenuto quasi per caso come per tutti gli addetti al settore tramite in cooperativa che fornisce addetti alla movimentazione di materiale su ruote (i facchini) da lì è partito tutto da facchino sono poi stato promosso nel tempo fino a diventare responsabile di palco 

Quante persone lavorano dietro ad uno spettacolo live?

In un concerto posso arrivare a lavorare anche 300 persone a vario titolo tra tecnici personale di produzione e facchini 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

C’è ne sono tanti ma uno in particolare lo ricordo con il sorriso eravamo a San Pietroburgo per un tour mondiale e il portiere dell’albergo mi scambio per l’artista è ci mettemmo un po’ per convincerlo che non era la stanza il problema ma che io non fossi l’artista ma i più divertenti sono legati al periodo dove avevo come direttore di produzione Francesco Vurro oltre ad essere un bravissimo professionista anche un amico divertentissimo. 

Che rapporto avete con gli artisti?

Come tutte le persone ci sono artisti che sono più propensi ad avere rapporti umani ed altri a fare i datori di lavoro quindi come in tutte le cose dosi amicizia e lavoro assecondo di chi hai davanti 

Cosa succederà secondo te nel post covid nel settore live?

In teoria dopo questa pandemia il vero problema sta nel fatto che molti tecnici si sono dovuti reinventare per sopravvive e quindi alla ripartenza dovrebbe e dico dovrebbe mancare la professionalità ma staremo a vedere 

Hai maturato esperienza notevole nei rapporti con le case discografiche, quanto è difficile gestirli?

Il rapporto con le case discografiche si basa su degli equilibri molto labili come in tutte le multinazionali avvolte si è in grado di farsi rispettare altre devi accettare la (sconfitta)

Quando hai deciso di iniziare a collaborare con Solo Stile?

Ho conosciuto Alessandro Fantasia alla Universal Music stava presentando un suo progetto per uno degli artisti che segue lui è iniziata così prima una conoscenza poi una amicizia e in seguito la collaborazione su alcuni progetti in comune 

Da poco avete aperto una sezione dedicata all’arte?

Conobbi Alessio Musella Editore di www.exiturbanmagazine.it un mensile cartaceo che parla di Arte, Musica e Fotografia e Founder del Blog www.artandinvestments.com

e appassionato d’arte ad una presentazione in una galleria d’arte ci fu immediata sintonia, e a distanza di tempo, lo ricontattai proponendo una collaborazione con Solo Stile , sono sempre stato convinto che come per le grandi aziende i co branding possano funzionare anche per l’arte , e così prese forma l’idea di avvicinare i ragazzi più giovani anche al mondo dell’arte non solo alla musica.

Art & Brand nasce proprio su questa base dare la possibilità di ampliare il pubblico di riferimento per l’artista, coinvolgendo maggiormente i giovani, riportando le opere d’arte sull’indumento più indossato le

“T-Shirt”.

Ho creato la connection tra Alessandro Fantasia, Solo Stile e Alessio Musella Editore di www.exiturbanmagazine.it e founder di www.artandinvestments.com, e ci siamo messi subito al lavoro.

Ognuno di noi ha un suo ruolo, ci siamo divisi marketing, produzione e promozione.

Cosi è nato www.artandbrand.it

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La Moda verso nuovi orizzonti a cura di Elisabetta Baou Madingou

Elisabetta Baou Madingou

Se la moda è per antonomasia anticipatrice di tendenze, cambiamenti e nuovi orizzonti, le conseguenze del terremoto che la pandemia ha causato alla moda stessa ci fanno scorgere lampi del nostro futuro come attraverso una palla di vetro…
La prima impressione è una totale mancanza di senso o significato nell’ostinarsi a mantenere lo schema delle fashion week come se dovesse realmente cambiare qualcosa nel mondo reale.

Dal momento che si tratta ormai soltanto di show virtuali, che possono essere svolti/registrati in qualsiasi location e mandati in streaming in differita o in diretta mentre il pubblico, di qualunque genere si tratti, è a casa propria, in tuta davanti ad uno schermo blu, perchè vige ancora l’obbligo di rispettare le scadenze del passato..?

Cosa cambia per le metropoli che un tempo le ospitavano ed in una settimana raggiungevano i massimi livelli di traffico, eventi, iniziative, ristoranti pieni, boutique affollate, alberghi fully booked, taxi introvabili, mostre d’arte i cui biglietti andavano esauriti come ad un concerto, star, addetti ai lavori, studenti, turisti, curiosi, appassionati e residenti apparentemente insofferenti a tutto il fashion circus ma che adesso vorrebbero che anche soltanto un frammento di quella frenesia tornasse a far resuscitare le nostre città fantasma, vuote e pericolose, le cui luci si sono spente da quasi un anno..?

Assolutamente nulla. Da questo vecchio calendario non è mai dipeso neanche il ciclo produttivo delle aziende manifatturiere dei vari marchi, che hanno sempre seguito una programmazione diversa, per cui il giorno della sfilata rappresentava la conclusione di un lavoro iniziato mesi prima che si apprestava ad essere distribuito e consegnato nel mondo nel giro di poco tempo.
Deve essersene accorto anche Tom Ford, che a poche ore dalla presentazione digitale che avrebbe dovuto avere “luogo” questa stasera, ha comunicato l’abbandono della New York Fashion Week mentre verrà condiviso un look-book della collezione il prossimo 26 febbraio. Un cambiamento repentino, giustificato adducendo “circostanze impreviste legate al Covid-19”, ma che aggiunge un ennesimo tassello alla progressiva disgregazione del sistema: se le fashion week non hanno più ragione di esistere, anche le sfilate non se la passano molto bene…In questi mesi di transizione le passerelle sono diventate degli spettacoli di dieci minuti che ricordano i videoclip di MTV degli anni ’90, mentre passavano a ripetizione tra una piattaforma ed un’altra il giorno del lancio, per poi essere rapidamente sostiuiti dalla hit successiva. E’ però evidente che le uniche impressioni virtuali che si traducono in un dato di realtà in materia, nascano dalle centinaia di pseudo sfilate che quotidianamente vengono messe in scena sui vari account Instagram.

Non abbiamo più bisogno di vedere quel determinato abito indossato da una modella x nel veloce passaggio in passerella, preferiamo scorrere i look post dopo post sulle nostre celebrities ed influencers preferite. I contenuti brandizzati generano milioni di interazioni, propagandosi come un’onda che raggiunge potenziali clienti a distanze che sarebbero irraggiungibili per il classico fashion show.
Il virtuale è il nuovo territorio vergine, aperto all’espansione e allo sfruttamento, di cui il sistema moda si è accorto per primo e in cui sta prosperando con margini di crescita esponenziali. Sfilate e fashion week non vi si possono adattare perchè rappresentano gli ultimi scampoli di una modalità di lavorare nata nel mondo della realtà e di cui avevano esaurito le risore già prima della pandemia.


Mentre la NYFW si riduce a quattro giorni di eventi digital dove mancano tutti i grandi nomi che hanno mantenuto alta la bandiera a stelle e strisce, da Marc Jacobs a a Ralph Lauren, passando per Michael Kors fino a Mr Ford,

Londra segue la scia quasi scomparendo dai riflettori per mancanza di nomi di richiamo, mentre Milano e Parigi sembrano voler mantenere il timone nella tempesta, con alcuni show fisici alternati a quelli virtuali. Senza dubbio peserà l’assenza di grandi firme come Gucci, Versace, Saint Laurent, Balenciaga ed Alexander McQueen, segnale inequivocabile di un cambiamento di rotta definitivo.
Elisabetta Baou Madingou

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AttualitàModa

Laura Franceschi: Mamma Manager e Influencer quasi per caso.

Laura Franceschi

La storia di Laura Franceschi è una storia interessante da raccontare, e decisamente in linea con i nostri tempi “ DIGITALI”, per questo abbiamo deciso di intervistarla

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è con la moda bimbo 5 anni fa, essendo stata per 5 anni mamma manager dei miei due bimbi gemelli modelli internazionali. La moda non è solo ciò che si vede in passerella, ma anche tutto ciò che avviene dietro le quinte, ore di preparazione, prove, trucco e parrucco e cambio outfit rapidissimo, in 5 minuti tra un’uscita e l’altra. Un mondo veramente affascinate se pur impegnativo sul set.

Quando hai deciso di entrare nel mondo del web per promuovere prodotti?

Sono entrata nel web 5 anni fa, abbastanza lentamente perché con sono molto portata per tecnologia e sempre per promuovere l’immagine dei miei figli, sponsorizzando quasi principalmente brand kids.

Abbiamo fatto anche televisione, partecipando i miei bimbi a diversi spot televisivi, e ad alcuni film, due per i quali hanno partecipato due anni consecutivi al Festival del Cinema di Venezia.

Io ho partecipato a Hair Master 2 anni fa come protagonista principale.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il mio primo servizio fotografico, pubblicato poi sui social, è abbastanza recente, l’ho fatto l’estate scorsa.

Ero abbastanza incerta sul farlo, avevo tantissimo desiderio di provare, ma anche qualche insicurezza, infatti l’ho posticipato un paio di volte.

Poi in realtà, quando sono riuscita a farlo è stato davvero una grande sorpresa e una rivelazione per me: innanzitutto mi sono divertita tanto mettendomi in gioco e una volta finito ero felice e soddisfatta. Sul set sono stata bene e sto bene ogni volta che scatto, provo felicità, mi sento libera.

Alcune delle foto del primo servizio fotografico mi piacciono moltissimo, ho rivisto me stessa come era da molto che non mi vedevo (è stato come vedere una persona della quale conosci tutto, ogni singola emozione, ogni singolo pensiero, ogni singolo sguardo; in questo senso è stata anche un’esperienza introspettiva) e mi sono vista come mi possono vedere anche gli altri.

Dopo un paio di settimane ho fatto subito un secondo shooting.  

Cosa vuoi trasmettere attraverso la tua scelta di entrare personalmente nel mondo dei testimonial?

Diventare testimonial, e non mi riferisco a prodotti di mass market, è per me un ruolo importante e di fiducia reciproca con i brand, molti dei quali sono di nicchia e luxury.

Metto a disposizione la mia professionalità, che molte altre colleghe influencer/blogger non hanno.

Io sono una commerciale con 20 di esperienza; diplomata in Ragioneria nel 1991, mi sono occupata poi di import export per un lungo periodo, gestendo diverse aziende e viaggiando per mezza Europa.

Per quanto riguarda il settore beauty il mio plus è un diploma e una specializzazione in operatore del benessere settore estetico conseguiti nel 2007-2008.

Considero la professionalità indispensabile nei social così come in qualsiasi altro ambito; Sono tanti i riscontri positivi in questo senso, ricevo complimenti quasi quotidianamente e mi è anche capitato di recente che un’azienda ha rifiutato la collaborazione dicendo che il suo prodotto non era all’altezza della mia galleria.

La mia galleria nasce come impostazione posso dire per caso, nel senso che mi rappresenta, parla della mia personalità, parla del mio carattere, parla del mio essere anche donna.

Il fatto poi che molti siano i riscontri che la definiscono sobria (non eccessiva), elegante e raffinata mi fa un grande piacere perché significa che sono riuscita a trasmettere esattamente ciò che sono; mai avrei pensato che venisse notata e apprezzata così tanto. Questo significa per me che per essere notati a volte basta essere se stessi.

Come donna è anche questo che voglio trasmettere alle mie followers che su IG sono il 76%  del mio pubblico e tra l’altro di fascia d’età più giovani di me: “credete in voi stesse” e “siate quello che siete dentro”.

Voglio trasmettere determinazione “se vuoi, puoi.” e positività “never give up”.

Io sono fondamentalmente una persona semplice, amo le cose semplici e le persone alla mano; cresciuta in una famiglia autoritaria, ho studiato in collegio e ho sempre lottato e lavorato sodo per tutto ciò che mi sono prefissata di raggiungere, testarda e determinata. Sempre.

Nel mio profilo in tutto questo anno di pandemia, per scelta, non ho mai scritto un post o un caption riguardante il virus (anche il mondo dei social ne è attualmente ancora saturo) nonostante abbia perso il papà perché con la scusa del virus, avendo lui altra patologia, non l’hanno curato.

Voglio assolutamente mantenere nei miei profili social una linea positiva, considerando le lamentele inutili e il dolore un sentimento profondamente personale e soggettivo.

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?

La moda con i social è sicuramente più seguita, vediamo le collezioni di tutte le maison comodamente dal divano di casa nostra. Da dire che sicuramente certe linee sono studiate esclusivamente per le campagne, poi personalmente non mi è mai capitato di vedere live certi look stravaganti.

Io non sono stravagante e non amo gli eccessi.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

Una cosa divertente che mi è capitata sul set della trasmissione televisiva Hair Master, è che sono stata selezionata, io ero convinta come comparsa o figurazione speciale, in realtà una volta arrivata sul set mi comunicano che ero io la protagonista principale della puntata. Esperienza top, perché per me come protagonista era la prima volta, ma avendo moltissima esperienza sul set con i miei figli, ero assolutissimamente a mio agio e preparata.

Avere l’attenzione esclusiva di tutta la produzione per tutto il pomeriggio e in più con l’effetto sorpresa, mi ha fatto sentire star per un giorno. Davvero un’esperienza super.

Come scegli un prodotto da proporre?

Per la scelta del prodotto da proporre evito il mass market e cerco generalmente prodotti non molto sponsorizzati dalla fascia media delle blogger/influencer, linee luxury e di nicchia e premiate nel loro settore, per quanto possibile; di recente sono stata la prima wine blogger italiana (grande soddisfazione) di una famosa cantina portoghese pluripremiata a livello mondiale.

Che rapporto hai con i followers?

Con i miei followers ho un buon rapporto, cerco di essere disponibile e collaborativa. Su IG il 76 % sono donne, mentre su FB ho anche molto maschi, tutti rispettosi e che oltre al complimento composto non vanno.

Grazie Laura per il tempo che ci hai dedicato

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AttualitàFood & Beverage

Nuovi sbocchi commerciali per i piccoli e medi produttori italiani IL CONSORZIO GSL PONTE PER IL FOOD MADE IN ITALY NEGLI EMIRATI ARABI

La via dei Sapori Regionali


“La via dei Sapori Regionali” un progetto che nasce per l’esportazione di
prodotti del settore agro alimentare
Nell’anno dell’anniversario dei 30 anni GSL Export lancia un nuovo ambizioso progetto: unire i
migliori produttori di tipicità regionali italiane alla conquista del mercato
degli Emirati Arabi.

La sede operativa è a Dubai, la porta commerciale al mondo arabo.


Dopo tre decenni di successi occupandosi di supportare le aziende della piccola
e medio impresa metalmeccanica nello sviluppo del loro business nei mercati
internazionali, GSL Export, consorzio senza scopo di lucro, inaugura la
divisione Food. Le esperienze fatte dirette e indirette nel settore primario si
basano su un centinaio di soci, il cui indotto rappresenta il tipico esempio della
PMI italiana.
L’ente propone ai produttori un accordo grazie al quale le aziende potranno
sfruttare una struttura locale già rodata per la distribuzione dei prodotti
all’estero degli associati. L’obiettivo è un’azione commerciale finalizzata
all’internazionalizzazione dell’azienda che per questioni di costi e di tempo in
autonomia non riuscirebbe a sviluppare.
“Vogliamo portare sulle tavole degli Emirati le tradizionali, genuine e
autentiche eccellenze agroalimentari dei produttori locali di tutte le regioni
d’Italia. Ci rivolgiamo a quelle aziende che abbiano uno spirito orientato al
futuro con un’ambizione di crescita volta al raggiungimento di obiettivi
concreti. Il requisito minimo è che le aziende possiedano un packaging
adeguato alle normative vigenti nel Emirati, ma l’idea sarà replicabile anche
in altri mercati internazionali – dichiara il presidente, Cinzia Cagliani, –


Elemento di successo di questa operazione è da un lato la qualità dei prodotti
selezionati e dall’altro il fatto che i prodotti saranno venduti ad un prezzo
congruo, ma senza tutti i passaggi di gestione che riducono gli utili al
produttore. A supporto dell’iniziativa saranno utilizzati i decreti Legge Cura
Italia, di cui siamo in attesa della nuova apertura bando.”
Questo progetto si articolerà anche nella pubblicazione di un portale e-commerce che contribuirà alla distribuzione dei prodotti delle aziende italiane
associate fino a creare un vero e proprio “market place” con magazzino in comune.
Per maggiori informazioni,

info@gslexport.it

Comunicato segnalato da Ufficio Stampa MBComunicazione

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AttualitàMusica

Greta Lamay e Nando Bonini uniti ne “la luce dell’amore” per “gli amici di Davide”

Greta Lamay

È uscito il 21 febbraio 2021 un progetto musicale a scopo benefico che vede coinvolta la giovane cantautrice Greta Lamay insieme a Nando Bonini, lo storico chitarrista di Vasco Rossi, Franco Bontempi, Marco Maggi, Massimo Bagnardi e Andy Ferrera.

Dopo aver conosciuto Greta Lamay durante un intervista alla giovane cantante Nando  ha deciso di affidarle questo progetto.

Una canzone arrangiata da  grandi musicisti ed interpretata dalla splendida  voce di Greta dal titolo “La luce dell’amore”.

Lo scopo dell’associazione  è quello  di aiutare tanti altri ragazzi con disabilità come Davide a trovare persone volontarie che possano aiutarlo, seguirlo e donargli una vera e propria famiglia e fargli sapere che non sono soli.

L’associazione ha trovato una casa, grande, immersa nel verde, nella comunità parrocchiale di San Ruffino, qui sarà possibile  accogliere Davide con i suoi amici insieme alle loro famiglie, che potranno vivere una accanto all’altra  per confrontarsi, aiutarsi, condividere gioie e dolori, dare un futuro ai loro ragazzi. In poche parole ‘volersi bene’.

La casa però, ha bisogno di essere ristrutturata e adattata alle nuove funzioni di comunità della condivisione solidale.

Per farlo servono l’aiuto di tutti, tante risorse, famiglie disponibili a vivere questa esperienza comunitaria, e soprattutto tante persone disposte ad aggiungere il loro calore e affetto a Davide e ai suoi amici

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Attualitàviaggi

Federica Xotti, Founder di www.travelliamo.me

Federica Xotti

Federica Xotti alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

Un amore sviscerato per i viaggi, che ha saputo trasformare in professione,

Abbiamo fatto qualche domanda a Federica per conoscerla meglio

Il tuo primo viaggio?

Come ho scritto nel mio libro “Il mio mondo è a colori” (2020, Eretica Edizioni), ho provato l’esperienza di un viaggio aereo piuttosto tardi nella vita, se consideriamo che poi tutto ciò è diventato col tempo il mio pane quotidiano.
Era il 2010, due settimane circa dopo essere diventata maggiorenne e la destinazione fu l’Egitto, il mio amatissimo Egitto, Paese che poi ho avuto modo di visitare per ben 10 volte – in lungo e in largo – e che ha assunto inevitabilmente un valore importante nel mio percorso sia personale che professionale.
Fu una vacanza di una settimana, in una nota località del Mar Rosso. Fu lì che sperimentai, inoltre, il mio primo snorkeling fra la barriera corallina (una passione che poi mi ha accompagnata ovunque, dai Caraibi alla Polinesia, dal Sud Est Asiatico all’Oceano Indiano) e in cui scoprii per davvero l’immensa gioia, soddisfazione e benessere che mi procurava – e mi procura tutt’ora – viaggiare e scoprire il mondo.


Quando hai deciso che viaggiare sarebbe diventato un lavoro per te?

Non so dire se l’ho proprio deciso ma so di per certo che l’ho tanto desiderato. Lo sognavo già da principio, quando ancora i social non c’erano, il digital marketing era un’utopia e vivere di blogging pareva folle.
Io però ci credevo, c’ho sempre creduto e mi sono impegnata molto per far diventare tutto ciò una piacevole realtà. C’è voluta anche un po’ di fortuna – certo – e sicuramente l’evoluzione della comunicazione e del web hanno giocato a mio favore ma ora, lo ammetto, mi capita di guardare con il sorriso chi al tempo mi derideva un po’, considerandomi solo una sognatrice.

come scegli i luoghi di cui parlare?

Spesso, per il tipo di attività che svolgo, sono i luoghi stessi a scegliere me, o meglio le realtà con cui collaboro in loco come gli enti del turismo, i tour operator e le strutture alberghiere che decidono di avvalersi della mia attività per promuovere il territorio e i servizi offerti.
Ed è così che mi sono trovata a viaggiare nei quattro angoli del globo, fino a Tahiti per celebrare il 50esimo anniversario dalla costruzione del primo overwater bungalow e poi tra i freddi paesaggi della Patagonia Cilena, provando l’esperienza di una crociera fra i ghiacciai della Terra del Fuoco fino a Ushuaia, la città argentina più a Sud del pianeta.
Per questo e per molte altre avventure ringrazio quotidianamente il mio lavoro che mi ha consentito e mi consentirà – pandemia permettendo – di vivere esperienze uniche, che mai avrei immaginato.

Come scegli le aziende da promuovere?

Ricevo abitualmente proposte e idee di collaborazione e quella che svolgo è una selezione piuttosto attenta. Mi focalizzo certamente sulla serietà dell’azienda stessa e sui suoi valori ma anche rifletto su quanto ciò che propone possa essere interessante per il mio target di pubblico. Cerco di viaggiare sempre su una lunghezza d’onda coerente con me stessa e con il mio stile perché, per quanto i social non siano ovviamente il perfetto specchio della realtà, a parer mio l’essere se stessi porta a vincere sempre, ad entrare per davvero nel cuore del pubblico, che finisce poi per affezionarsi e fidarsi per davvero. Ed è bello che sia così.

un aneddoto che ricordi con piacere?

Di ricordi di viaggio meravigliosi ne ho davvero valigie piene. Ogni esperienza è a sé, ogni partenza come un nuovo inizio.
Un momento particolarmente divertente e simpatico successe in Thailandia quando, nel pieno della China Town di Bangkok – fra l’altro sgranocchiando larve fritte – mi trovai a scambiare quattro chiacchiere con una famiglia statunitense per poi scoprire, per puro caso, che si trattava dei genitori di Hanna, un’exchange student americana che conoscevo benissimo in quanto frequentavamo insieme lo stesso liceo a Udine.

È lì che mi sono detta per davvero: “Caspita quanto è piccolo il mondo!”.

che rapporto hai con i followers?

Con le persone che mi seguono, specie con quelle che sono solite interagire abitualmente con i miei contenuti, sviluppo spesso un piacevole rapporto di confronto e scambio di idee. Trovo sia arricchente, anche da parte mia, avere l’occasione di essere ascoltata da tanta gente e, al contempo, aver modo anche di sentire il loro punto di vista, che sia su argomenti più seri o su frivolezze.
È bello sapere che si fidano di me, che mi apprezzano e, se necessario, che mi supportano.
Sento molto affetto intorno, lo percepisco sempre, a volte anche in maniera molto forte come quando, circa un mese fa, ho perso all’improvviso mio madre. In quell’occasione è stato per me importantissimo il sostegno dei miei follower, sentire la loro vicinanza, le loro parole di conforto: come una sorta di mega abbraccio virtuale che m’ha scaldato il cuore.

Un luogo che ricordi con il sorriso?

Molti, forse tutti.
Sicuramente un Paese in cui ricordo tanta accoglienza, spensieratezza e – dunque – sorriso è il Senegal. Ho avuto modo di tornarci due volte, per due esperienze itineranti assolutamente meravigliose in collaborazione con l’ente del turismo. In quell’occasione non ho solo potuto scoprire una destinazione stupenda, ricca di meraviglie, ma anche di conoscere tante belle persone, quelle che viaggiavano con me (fra giornalisti e agenti di viaggio) e quelle locali, i senegalesi, un popolo di cuore.
Ci tornerei anche domani!

www.travelliamo.me

È uscito il 7 ottobre 2020, nelle librerie e online, “Il mio mondo è a colori”, il primo libro scritto da Federica Xotti edito da Eretica Edizioni.
Un desidero che si realizza, un lavoro ma anche un sogno che ha preso forma col tempo su carta e inchiostro .

Grazie Federica

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ArteAttualità

#SAVETHEDATE Lunedí 22 Marzo (07:00 – 09:00) nella prossima puntata di #suonalasveglia su Radio88Italia

Donatella izzo

#SAVETHEDATE Lunedí 22 Marzo (07:00 – 09:00) nella prossima puntata di #suonalasveglia su Radio88Italia si tratterá un tema molto importante!

Si tratta dell’incessante lotta contro la violenza sulle donne. Un tema che sta molto a cuore all’artista Donatella Izzo, e sul quale cerca di sensibilizzare tramite l’Arte Contemporanea, in particolare con il progetto fotografico (NO)portraits.

Per scoprirne di più non vi resta che sintonizzarvi! Un grazie infinito a Amanda Fagiani ❤️📻🎙

D.I.

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Attualità

IL 21 MARZO 2021 PARTE IL WORKSHOP DI FORMAZIONE COMUNICARE ASSERTIVAMENTE COME FORMA DI LIBERTA’ E FELICITA’, Tenuto da Serena Fumaria e Valter Giraudo

serena fumaria

ALLA BASE DELLA FELICITA’ DI OGNI ESSERE UMANO C’E’ UNA GIUSTA COMUNICAZIONE.

COSA SIGNIFICA COMUNICARE? VUOL DIRE PENSARE, AGIRE E ESPRIMERSI IN MODO ASSERTIVO E RISPETTOSO PER SE STESSI, AVERE UNO SPAZIO NELLA VITA DEGLI ALTRI, VIVERE E ESISTERE IN MODO CONSAPEVOLE.SPESSO CAPITA DI SENTIRSI INCOMPRESI, SI FA FATICA AD ESPRIMERSI, O CI SI SENTE FRAGILE E MANIPOLATI, PROPRIO PERCHE’ IL NOSTRO METODO COMUNICATIVO NON E’ FEDELE ALLE NOSTRE NECESSITA’ O AI NOSTRI PENSIERI.IMPARARE A COMUNICARE IN MODO CORRETTO, RISPETTOSO PER SE STESSO,

E’ ALLA BASE DELLA NOSTRA FELICITA’ POTRAI ESSERE LIBERO DI COMUNICARE SENZA ESSERE FRAINTESO!PROPRIO IN MERITO A QUESTO ARGOMENTO,

IL 21 MARZO 2021 PARTE IL WORKSHOP DI FORMAZIONE PER COMUNICARE ASSERTIVAMENTE CON SERENA FUMARIA E VALTER GIRAUDO, ENTRAMBI FORMATORI E DOCENTI UNIVERSITARI.TRE ORE DI FORMAZIONE , ESERCIZI E CRESCITA PERSONALE…PER PRENOTAZIONI:

RLC.COACHING.IT@GMAIL.COM

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ArteArticoliAttualitàFotografia

Giovanni Gastel visto da Ivan Damiano Rota e Francesco Butteri

giovanni gastel

Giovanni Gastel, per gli amici Gió: in pochi hanno scritto del suo essere trasversale, una dote rara. In pochi sanno che non si faceva problemi a scegliere: passava dai film di Xavier Dolan alla presentazione dei libri della sua adorata Marchesa del Secco d’Aragona in un mondo che si trincera dietro a barriere culturali.

Del resto, lo zio, il grande Luchino Visconti, andava al Piper a Roma ad applaudire Patty Pravo. E ancora Gastel é stato amico per la pelle di Mara Venier che lo adorava come un fratello. Il grande fotografo amava inoltre la musica francese e ultimamente aveva due hit: “Les Fillesd’aujoud’hui” di Joyce Jonathan e Vianney e “Le Temps est bon” di Bon Entendeur con Ìsabelle Pierre, guarda caso colonna sonora di un film di Xavier Dolan. La sua malinconia sempre stemperata da un sorriso ha conquistato tutti unita a una semplicitá di chi é un vero artista.

Nobile lo era anche di sangue e proprio questo gli conferiva una nobiltà d’animo che lo portava a trattare tutti nello stesso modo gentile e confidenziale.

Le persone si trovavano spiazzate nel vedere tanta semplicitá in uno dei fotografi più tributati al mondo. Scattava in un attimo, non come quelli che per far pesare l’importanza delle loro foto ci tengono giorni. Regalava un ritratto a tutti gli amici che lo volevano. Lo lasciamo ricordando un’altra canzone che amava tanto ovvero “Non andare via” cantata guarda caso da Patty Pravo, la cantante preferita dallo zio Luchino Visconti.

Caio Giò, gia manchi

Ivan Damiano Rota & Francesco Butteri

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ArteAttualitàInterviste

Silvia Ricchelli e l’amore per il Restauro.

silvia Ricchelli

Una professione che affascina, ma che sembra stia svanendo, è il “Restauratore”, colori, tecniche, passione, abbiamo intervistato Silvia Ricchelli per scoprire insieme come vive oggi chi permette al passato di affacciarsi nuovamente al presente.

Il tuo primo contatto con il mondo del restauro ?

sentimentalmente parlando il mio primo contatto con il mondo del restauro è avvenuto un pomeriggio a casa davanti alla televisione. 
Trasmettevano uno speciale sulla Cappella Sistina e sul restauro del Giudizio Universale.

Rimasi a bocca aperta, mi sembrava incredibile. La figura del restauratore mi sembrava paragonabile a quel di un mago ed è stato amore a prima vista!

Il vero incontro “fisico” invece è avvenuto durante il primo anno di università.

Esattamente nel 2005 presso gli Istituti Santa Paola di Mantova. 
Ho scelto questa scuola durante una visita informativa. Rimasi affascinata dalla gigantesca sala di restauro, ospitava numerose pale d’altare del Seicento  e antichi dipinti più piccoli.
Mi sembrava un mondo assolutamente elegante e magico, misterioso, complicato. non ho avuto nessun dubbio.

Ho capito in quel momento che io volevo e dovevo imparare queste magie (le considero tuttora magie). 

Quando hai capito che il restauro  sarebbe diventato da passione a professione?

Il mio percorso è stato appunto frequentare gli Istituti Santa Paola con indirizzo restauro di dipinti du tela, tavola, sculture lignee e catalogazione di beni culturali.

Concluso il mio percorso e dopo aver lavorato tre anni presso un laboratorio di restauro, nel 2011 decido di aprire un mio laboratorio, DomusArte.

Come arrivano a te i committenti? 

Dopo qualche anno di rodaggio, posso dire di essere riuscita ad avere una mia rete di clienti fedeli e soddisfatti. I committenti di restauri o di dipinti arrivano da me in primis con il classico passaparola, dalla pubblicità tramite le mie pagine Facebook e Instagram è dalla “semplice” fortuna di avere una vetrina.

Preferisici lavorare con il pubblico o con il privato ?

Se proprio devo scegliere, preferisco lavorare con i privati. Si ha semplicemente un contatto più ravvicinato e trovo che la comunicazione sia più veloce e limpida. 

il tuo primo restauro?

il mio primo restauro indipendente lo ricordo molto molto bene. 
si trattava di un dipinto del Seicento, raffigurava una Madonna nella classica iconografica, viso dolce e manto azzurro. Il restauro comprendeva una pulitura della pellicola pittorica ed un protettivo finale. In teoria un restauro conservativo senza troppi colpi di scena.

Durante la pulitura, nello specifico della zona ai piedi della Madonna, mi accorgo di un notevole strato di ridipintura (e le ridipinture sono molto spesso subdole e insidiose). La analizzo e lentamente continuo con la pulitura, più la ridipintura sparisce più appare una forma che a poco a poco diventa una figura; un uomo per l’esattezza.

Un piccolo uomo ai piedi di Maria.

Accanto a lui altri tre e poco distante quattro suore.

Probabilmente i committenti del dipinto in origine. 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Più che un aneddoto ricordo parecchi momenti che mi fanno sorridere, ad esempio una frase che disse la mia insegnante di restauro:” salvatevi il mio numero ragazze perché un giorno, quando sarete alle prese con restauri impossibili, il mio numero vi servirà”
Effettivamente è vero, ogni volta che ho qualche dubbio scatta il messaggino o la telefonata alla prof! 

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Bella domanda. Difficilissima direi. 
Impossibile scegliere un solo grande artista del passato. Come si fa?!? 
Probabilmente mi limiterei ad osservarlo, ad osservare le sue mani, le sue espressioni nei confronti dell’opera. 
La sua passione e la sua energia..la scelta dei pennelli, delle sfumature, solo allora forse potrei permettermi di fargli una delle duecentomila domande che probabilmente e quasi sicuramente avrei! 

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è TUTTO. Fondamentale. 
Mai dare per scontato. Comunicare e’ alla base di ogni cosa: Ti permette di confrontarti, di capire un possibile successo o di intuire che probabilmente il successo avverrà in un altro momento. 

Cos’è per te l’arte?

L’arte, non vorrei essere scontata ma è la mia quotidianità, il mio mondo, la mia energia, la mia vita. 
E’ un ingrediente fondamentale della mia felicità e del mio benessere.
Accessibile a chiunque senza chiedere nulla in cambio. 

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