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“Trentalance Show” seduzione e sessualità Tornano in TV da lunedì 1 febbraio su GO-TV

Trentalance Show

Il “Trentalance Show” è il salotto tv dove lo scrittore e coach, insieme alla conduttrice sportiva Francesca Agnati, ospita ad ogni appuntamento due utenti dei social network: una donna e un uomo, le cui esperienze e domande sono il prologo per illustrare l’alchimia tra “sesso e seduzione”.

Otto puntate, della durata di 35 minuti ciascuna, con cui indagare le dinamiche della seduzione e della sessualità, anche ai tempi del distanziamento sociale e della pandemia.

In calendario è prevista anche la presenza in studio di speciali ospiti: esperti della materia, opinionisti e personaggi pubblici.

Il programma prende spunto dal libro scritto da Franco trentalance edito da Ultra nel 2018 “Seduzione Magnetica” una sorta di manuale di sviluppo personale, rivolto agli uomini e di riflesso alle donne, per migliorarsi e affascinare i potenziali partner.

Il talk show è trasmesso dalla nuova emittente GO-TV, sul canale 163 del digitale terrestre e online sul Web.

Questo è solo uno dei Talk Show fortemente voluti dall’imprenditore Riccardo Scarlato, Patron di GO TV che fin dal 2004 è specializzato nei motori e nelle competizioni sportive, che nel 2021 integra  il palinsesto con programmi di intrattenimento e approfondimenti in tv.

www.go-tv.org

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Rosa Sorrentino tra passerella e obbiettivo

rosa sorrentino

Campana, un bellezza dolce, non aggressiva, un ottimo portamento e lineamenti perfetti, conosciamo meglio Rosa Sorrentino

Il tuo primo contatto con la moda?

Premetto che ho sempre trovato interesse per il mondo dello spettacolo, mi affascinava l’idea di poter sfilare sulle più grandi passerelle ; ma iniziò tutto così per caso. 

Ero piccola e amavo scattare foto e postarle sui social, proprio da lì un’agenzia mi notò e contattò, accordammo un colloquio e iniziai ad intraprendere questo percorso. 

Ero piccola avevo solo 14 anni, quindi anche scettica di questa grande novità, ma ho sempre amato tutto ciò.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il mio primo servizio fotografico fu all’età di 10 anni per un brand di abbigliamento, ero una piccola bambina ma con dei grandi sogni nel cassetto. 

Sono sempre stata attratta da foto e sfilate, mi piaceva il fatto di indossare dei vestiti particolari da mostrare poi durante uno shooting. 

La tua prima sfilata?

La mia prima sfilata fu a Salerno per Models Runway Italy con il fashion manager Giancarlo Presutto. Ricordo tutto: l’adrenalina prima della partenza, il backstage, l’ansia dietro le quinte, ma soprattutto la voglia di divertirmi, cercando di arrivare al pubblico essendo me stessa. Tanti pensieri mi turbavano, ma tutti pensieri positivi, ero impaziente, non vedevo l’ora di sfilare per la prima volta.

Il mondo del fashion system pregi e difetti

In questo settore ci sono tanti pregi quanti difetti. 

Come ben sappiamo prima la donna era considerata un’oca, tutta immagine senza cervello, per cui utilizzata come “un oggetto” un manichino che camminava senza ne spirito ne anima, difatti erano statuarie senza un’ombra di sorriso, non dovevano di certo far trasparire la loro personalità.

C’è chi purtroppo ha ancora questa concezione e chi invece associa alla parola moda, pensieri positivi. 

La moda influenza soprattutto noi adolescenti ed è un modo per mettere in luce la nostra personalità, fuoriuscendo dai soliti canoni portando novità ed esprimendoci al 100%. 

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?

Secondo il mio punto di vista i social hanno incrementato questo settore, risulta tutto molto più semplice, infatti ho iniziato il mio percorso proprio tramite questo mezzo.

Soprattutto in questo periodo,esigenza covid-19 è stato molto utile,sto lavorando molto anche a distanza, con collaborazioni e interviste online. I social, se si ha la capacità di usarli correttamente possono portarti in alto nel campo della moda; ad esempio nell’ultimo periodo è in tendenza TikTok, una piattaforma che permette di esibirti ad un pubblico molto ampio, internazionale, con contenuti vari tra cui anche la moda. 

Quanto è importante studiare per diventare una modella?

Si nasce con dei sogni ma per coltivarli ci vuole tempo, lavoro e sacrificio. 

È un’ambizione di tanti, ma per farla diventare professione, bisogna curare il proprio aspetto, arricchire il proprio bagaglio, ricercare e sperimentare, con lo scopo di portare novità e non confondersi.  

Il talento e la bellezza possono bastare? 

Talento e bellezza sono sicuramente importanti, ma non essenziali; in quanto oltre a queste due qualità bisogna associare forza e tenacia, occorre lavorare sodo per raggiungere un obiettivo. Nel mondo dello spettacolo ci vuole dedizione, devi essere capace di far combaciare tutte le attività quotidiane, come lo studio, attività fisica,…

Ci vuole carattere, è necessario tirar fuori la propria personalità e distinguersi dalla massa, di ragazze belle ne è pieno il mondo; bisogna  mettere da parte timidezza e insicurezza , altrimenti non si arriverebbe a nulla. 

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso.

Il Red Carpet di Sanremo… che dire, non ci sono parole.

Sognavo sin da bambina di poterci sfilare e dopo aver vinto il concorso nazionale di Miss Principessa d’Europa, mi fu data questa grandissima opportunità che ho vissuto in pieno.  Ma c’è un episodio che ricordo particolarmente si Sanremo, cioè quando ho conosciuto Gianni Ippoliti, il quale ha voluto creare con me e una signora anziana una scena carina, in cui la signora doveva cedermi la corona, quante risate… troppo divertente, andò poi in onda anche in Tv e ne fui molto grata, splendida persona; inizialmente non credevo fosse cosi simpatico, ma mi sono ricreduta.

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Sicuramente Gianni Versace, sono ammaliata dalla sua vita, una persona molto umile che iniziò questa carriera per caso e che con grande successo e originalità si è distinto. 

Per lui lo stile è sinonimo di eleganza, la penso anch’io in questo modo, mi piace far emergere la semplicità e la classe, credo siano due aspetti altrettanto importanti per poter emergere. 

Cos’è per te la moda ?

Per me la moda è lo specchio dell’anima.

Essa mi ha aperto molte porte che riflettono esattamente i miei desideri e le mie aspirazioni, cerco di apprendere qualcosa di nuovo da ogni esperienza e da ogni offerta lavorativa, a fine di potenziare le mie capacità.

Amo mostrare a chi mi segue e chi ho intorno la mia persona, difatti è uno degli ambiti in cui riesco ad esprimermi meglio. 

Grazie Rosa per il tempo che ci hai dedicato la redazione di WL-MAGAZINE continuerà a seguirti con piacere .

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Musicaspettacolo

le discoteche sono una cosa seria

maurizio pasca

Le discoteche sono chiuse da quasi un anno, a parte una breve parentesi estiva.

Nonostante ciò ogni fine
settimana si parla di assembramenti nei locali, balli e feste come se le discoteche fossero sempre aperte.
“Assembramenti, risse, balli e feste si svolgono nella più totale illegalità o in una torbida zona franca –
sottolinea Maurizio Pasca, il Presidente di SILB-Fipe, Il Sindacato Italiano dei Locali da Ballo, la più
importante associazione italiana di categoria e che raduna il 90% delle imprese del comparto censite dalla
Camera di Commercio – e in ogni caso in realtà che non hanno o non utilizzano la licenza da ballo”.
“Purtroppo si sta verificando quello che avevamo previsto da subito – prosegue Pasca – Ovvero il proliferare
di raduni che sfuggono ad ogni forma di legalità. Capiamo la disperazione dei titolari di tanti locali che non
sono discoteche, ma la nostra linea è quella del rispetto rigoroso delle regole, perché siamo imprenditori e
come tali ci comportiamo. Le discoteche sono una cosa seria”.
“Che cosa chiediamo?

Alle Istituzioni aiuti concreti, nelle modalità che abbiamo già avuto modo di proporre e che in parte sono stati recepiti dai Ministeri e dalle Regioni: con entrambi il nostro dialogo è costante e il
confronto non è mai venuto meno. Ai media di non banalizzare sempre e comunque certi argomenti, è
davvero anacronistico parlare di movida e associarla alle discoteche che – ribadisco – sono di fatto chiuse da fine febbraio”.
“Che rischi corriamo?

Di questo passo almeno metà delle discoteche spariranno dalla circolazione, nella
migliore delle ipotesi diventeranno parcheggi, mobilifici, show-room, centri commerciali. Nella peggiore delle ipotesi diventeranno facile preda della malavita”
.
Il Silb si batte da sempre per un divertimento sano, intelligente e consapevole, con la massima attenzione e
collaborazione con enti e associazioni allineati a questa rigorosa linea di pensiero come l’associazione Cogeu, nata dopo la tragedia della Lanterna Azzurra di Corinaldo del 2018, per tutelare un divertimento in sicurezza dei ragazzi che frequentano le discoteche.
“L’associazione si caratterizza per l’apertura ai ragazzi a partire dai 15 anni, per la loro presenza all’interno
del direttivo e per il forte impegno che ha portato alla stesura del Manifesto del divertimento in sicurezza,
incentrato su otto punti rivolti sia al gestore del locale e sia al ragazzo che frequenta le discoteche, facendo
così nascere una sorta di patto di corresponsabilità – afferma Luigina Bucci, la Presidente di Cogeu – In
quest’ottica auspichiamo l’apertura di un tavolo di lavoro insieme alle Istituzioni e alle associazioni di
categoria, pronti a raccogliere l’invito in tal senso ricevuto dal Presidente del SILB-Fipe Maurizio Pasca”.
www.silb.it

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ArteIntervistespettacolo

Mario Vespasiani & Mara as Muse hanno aderito all’iniziativa “IO CI SONO”.

io ci sono

Mario Vespasiani e la sua Musa, Mara hanno aderito alla campagna IO CI SONO” L’Industria per l’Arte e per la Musica, nasce per sensibilizzare Istituzioni e opinione pubblica nei confronti di settori che soffrono più di altri.

I’iniziativa Io ci sono, partita nel mese di novembre 2020, ha lo scopo di dare visibilità alle categorie artistiche, oggi particolarmente penalizzate, prendendo non solo in considerazione i gruppi musicali, fotografi, artisti, stilisti, designer, modelli e modelle, ma anche il mondo legato allo spettacolo e al backstage.

La campagna ha l’intento di sostenere l’Arte in tutte le sue declinazioni, in un modo nuovo e trasversale, attraverso le divulgazioni di opere, immagini, canzoni. Una propaganda che segue percorsi inusuali rispetto alla comunicazione tradizionale di questi settori.

“Quante più persone ascoltano un brano, osservano una creazione o interagiscono con un’idea, più aumentano le possibilità di ampliarne il pubblico di riferimento”.

Sculture, opere e fotografie, rubano lo sguardo e fanno sobbalzare il cuore. La musica irrompe nel nostro corpo restituendo armonia all’anima. Mondi diversi e complementari.

E l’Arte, in ogni sua forma, rappresenta il linguaggio universale che unisce le persone di ogni angolo del mondo.

“La prima regola per far sì che il cambiamento avvenga, è mettere il proprio volto a favore di qualcosa in cui si crede”.

Ecco le risposte alle 3 semplici domande che sono state poste all’artista e alla sua Musa:

Mario Vespasiani
Che cosa è per te la musica?

La musica è il ritmo fondamentale dell’umano, che già prima di venire al mondo si manifesta con colpi e battiti. Ci circonda come l’aria perché è parte di noi, che percorriamo la via dei canti, degli incontri, degli sguardi che si incrociano e fanno aumentare le nostre pulsazioni in maniera incontrollata. E’ musica l’armonia dei colori che impiego sulla tela, l’architettura delle cattedrali gotiche, il tratto scoppiettante del falò all’aperto il nove dicembre. La musica racchiude ricordi, ma è soprattutto una guida verso le zone celesti, dove perfino i pianeti risuonano nel loro moto ciclopico. La musica è nell’arte un continuo richiamo ad insistere, a provarci, a fare meglio. Un ritmo delicato o forsennato, che ci dice come siamo in quel momento e che poi svanisce, mentre l’arte rimane eterna.

Che cosa è per te l’arte?

L’arte sono io” mi piacerebbe dirti, se non suonasse da megalomane. Sono figlio del mio tempo e lo vivo in completa immersione, per cercare di trasmettere una testimonianza diretta e questo vuol dire andare oltre la mera descrizione dei fatti per cogliere qualcosa di essenziale, che forse c’è e non vediamo o addirittura deve ancora avvenire, ma se ne percepiscono i segnali. Credo in un’arte dalla capacità profetica e se infatti uno leggesse i titoli delle mie mostre, riuscirebbe anche a decodificare meglio i tempi e magari ad avvistare qualcosa che arriva da lontano. Arte è dunque vita, piena percezione dei propri sensi e capacità di incrociarli, fino a sentire con gli occhi, vedere con le mani, toccare e annusare col gusto.


Cosa pensi di questo connubio inaspettato industria – arte e industria – musica?

Oggi tutti si ritengono artisti, quindi l’artista vero sembra ritirarsi spontaneamente da un mondo rumoroso e prepotente, che fa la voce grossa dei numeri, delle vendite, dei like, dei seguaci. Dunque bisogna distinguere bene prima di parlare di connubio affinché ognuno non depredi l’altro invece che esaltarlo. Sono richieste sensibilità e onestà nel capire ciò che si potrà fare da quello che invece è meglio rivedere. Non bisogna produrre in vista del successo, come se si stesse confezionando un qualcosa che, in vista dei precedenti risultati, sappiamo già che già piacerà. Immagino le future collaborazioni come sfide multiple, dove ciascun sapere calcherà quella terra di nessuno, che da solo non avrebbe potuto raggiungere. Allora saranno ci saranno conquiste eccitanti e ognuno arricchirà la propria narrazione, la propria formamentis.

Mara as Muse
Che cosa è per te la musica?

Nel mondo dei suoni c’è la musica, c’è il rumore, c’è il silenzio che è forse una sonorità sconosciuta, proveniente dalla profondità dell’anima più che dalla natura, che invece è laboriosa nei suoi movimenti, nella sua evoluzione perfetta, o almeno diretta, con la sua andatura millenaria, verso la perfezione.

E’ musica il respiro di chi mi dorme a fianco, con le sue pause e le inspirazioni, che immagino respirare me, che sono da sempre la sua musa. Questo ritmo non è scontato perché la nostra vita non è meno fragile di quella di una farfalla e l’aver trovato nel mondo, qualcuno che completa il mio sguardo, ha del miracoloso, perché lo rende reale. Di fronte non ho il vuoto ma qualcuno che mi riflette, risuono, dunque esisto. Quel sussulto del cuore me lo conferma. Poi ci sono le canzoni, le colonne sonore che ci hanno accompagnato, quelle realizzate da altri e che sentiamo parte della nostra vita, ma che comunque sono relative, perché col tempo cambiano sapore e nella velocità attuale sono ancor più destinate a durare meno. Dunque la vera musica non è quella che ascoltiamo in casa, in giro o in macchina, ma è quella che si allinea al nostro stato d’animo, spesso non la sappiamo cantare o ricordare, ma quando affiora ci rendiamo conto che siamo dentro un flusso in cui tutto entra in risonanza.


Che cosa è per te l’arte?

Come direbbe Mario per noi è la vita. Perché abbiamo scelto di fare della nostra vita un’opera d’arte. Di non essere tra i fortunati consumatori del presente, ma tra i creatori di una visione che ogni giorno dà i suoi effetti, le sue forme. L’arte è l’espressione più alta dell’uomo e non è solo talento, gusto e maestria, è anche ambizione, coraggio di osare e perfino fallire. Per questo l’arte o è totale o non è arte, o ci si dedica completamente o è decorazione. Conosco personalmente l’impegno, i progetti, lo studio, perfino la fede che c’è dietro la realizzazione di ogni singola opera d’arte, è questo ha del miracoloso. Perchè si può creare solo se si ha una grande fiducia nell’uomo, nelle idee e perfino nelle prossime generazioni che la vedranno dato che se non possiedi questa fiducia, non pianti neanche un albero.

Cosa pensi di questo connubio inaspettato industria – arte e industria – musica?

Credo che tutto ciò che porti al confronto non può che far bene ad entrambi, ma senza confondere i ruoli, perché ogni interprete ha le sue conoscenze e le sue competenze. Il mondo in questi mesi è cambiato profondamente, ma se abbiamo imparato la lezione, che fa della prossimità e dell’empatia il nuovo codice di un’umanità più matura e responsabile, allora assisteremo ad entusiasmanti collaborazioni.

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Rachele Laro: la Danza nell’Anima…

rachele laro

Rachele Laro è giovanissima, nata in una famiglia di musicisti da due generazioni, ha scelto di trasformare la musica in movimento, il talento, una fortissima volontà e il sacrificio sono i suoi inseparabili compagni di vita per raggiungere il suo obbiettivo ed eccellere nel mondo della Danza.

Per conoscerla meglio, abbiamo fatto a Rachele qualche domanda, lasciando a lei il compito di raccontarsi:

Il primo incontro con la danza?

Il mio primo incontro con la danza è avvenuto quando ero molto piccola e ballavo sulle note delle canzoni e i brani che i miei genitori ascoltavano . Ho sempre visto la musica come un modo di esprimersi e chi lo fa meglio se non i bambini?

Quando hai deciso che sarebbe diventata parte integrante della tua vita?

All’inizio per me era una passione, ma poi ho capito che sarebbe stato il motivo per cui amo la vita e svegliarmi pensando che un giorno potrò realizzare i miei sogni con tutto lo studio e la fatica che sto facendo, mi fa venire ancora più voglia di continuare e non mollare.

Mi descrivi una tua giornata tipo? 

Solitamente mi sveglio alle 6:30 e mi preparo per andare a scuola , faccio colazione , sistemo la camera e vado a scuola fino alle due. Dopodiché torno in internato e pranzo, successivamente mi preparo per  andare a danza e inizio a scaldarmi per la lezione. 

Alle quattro inizio la lezione fino alle sei, successivamente torno in camera e continua a provare le correzioni, oppure mi rilasso. Poi faccio i compiti e studio, infine ceno e dormo.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un aneddoto che ricordo con molta felicità è quando partecipai alla trasmissione televisiva Kids’ Got talent nel 2016 con Claudio Bisio. 

Lo staff mi organizzò una stupenda sorpresa: incontrare la grande ballerina Carla Fracci

Per me fu un’emozione indescrivibile perché la signora Fracci è un mio idolo e ho molta stima nei suoi confronti, penso che sia una magnifica ballerina e donna, una signora con un’anima pura .

Per me incontrarla è stato molto importante ed emozionante e ricorderò sempre le belle parole che mi disse , tra le quali “studiare con i migliori insegnanti e non mollare mai” , il mio motto , qualunque cosa accada.  Io non mollerò!

Se potessi ballare con un grande del passato con vorresti ballare?

Se potessi ballare con un grande del passato , probabilmente amerei danzare con Rudolf Nureyev . Perché? Perché quando lo vedo danzare mi emoziono e vedo la sua anima . Sembra una cosa strana , ma secondo me la cosa più importante in un ballerino è ciò che condivide e cosa lascia al pubblico , come si presenta e come riesce ad emozionare , tutto il resto è secondario .

Moderna o classica?

Non posso scegliere, la danza è composta da milioni di sfumature , quindi tecniche , stili … penso che con la danza classica sia più difficile trasmettere certe emozioni, che con la danza contemporanea e grazie all’improvvisazione escono più facilmente . È un mondo troppo vasto per scegliere solo una cosa . Un vero danzatore riesce a trasmettere delle vere emozioni, qualunque sia lo stile che sta ballando, questo è ciò a cui io aspiro di riuscire a fare.

Cos’ è per me la danza

Danza per me è vita . È un modo di smettere di pensare e di ascoltare il cuore. Quando danzo il mondo si ferma e ci sono solo io ad emozionare . Danza è tecnica , tanti sacrifici e tante lacrime . Danza è rispetto , disciplina , gioia e condivisione . È un mondo in cui impari tanto, non solo per fare il danzatore , la danza è una scuola di vita . 

È un mondo serio , in cui , se vuoi che faccia parte del tuo futuro , non esiste “non ce la faccio” , per me è sempre “posso fare meglio” . È una buona cosa , ma spesso non mi rendo conto di fare qualcosa che non tutti farebbero . Ci sarà un giorno in cui , se continuo come sto facendo , e sicuramente farò , sarò fiera di me.  

Intanto meglio continuare a studiare

Grazie per la tua disponibilità e il tuo tempo Rachele

Intervista in collaborazione con Mood Officina di Idee

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Beatrice Gigli ha detto “IO CI SONO”

beatrice gigli

Beatrice Gigli founder e chief manager della Beatrice Gigli Communication e Direttrice di OFF ha aderito alla campagna :

“Io ci sono” patrocinato dalle aziende Venete Gpi Group e Duetti Packaging che in un momento storico così difficile per il nostro paese, hanno deciso di promuovere una campagna per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica nei confronti di settori che soffrono più di altri.

Da qui nasce: “Io ci sono” L’Industria per l’Arte e per la Musica

Il progetto Io ci sono, partito nel mese di novembre, ha lo scopo di dare visibilità alle categorie artistiche, oggi particolarmente penalizzate, prendendo non solo in considerazione i gruppi musicali, fotografi, artisti, stilisti, designer, modelli e modelle, ma anche il mondo legato allo spettacolo e al backstage.

I dettagli della campagna li potete trovare consultando la pagina FaceBook dedicata all’iniziativa

IO CI SONO

Molti sono i professionisti che hanno già aderito all’iniziativa, per essere presenti è basta rispondere a 2 semplici domande “inviandole via messenger.

COS’E’ PER TE LA MUSCA? E COS’E’ PER L’ARTE ? ,

ed ecco le risposte di Beatrice Gigli

PH di Carlo Giacomazza

Cos’è per me l’arte
Amo l’arte in tutte le sue forme perché è la capacità espressiva dell’uomo.
Pittori, scultori, stilisti, ma anche direttori di aziende, di teatri, attori, chef, etc etc.
Tutte le idee che diventano azioni sono una forma d’arte.

Cos’è per me la musica.
Non immagino un solo giorno della mia vita senza musica.
La musica mi ispira continuamente, mi risolleva da momenti difficili e da mi da adrenalina per affrontare quelli impegnativi.
La musica è vitale per il mio umore e per il mio lavor
o

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Beatrice Gigli, tra Arte, Moda e Comunicazione.

beatrice gigli

Giornalista, esperta di comunicazione, che strizza l’occhio alla moda, Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Beatrice Gigli per conoscerla meglio .

Il tuo primo incontro con la moda?

Direi già da bambina, poi da semplice passione è diventata un progetto: dopo il liceo, mentre frequentavo l’ Università, fondai il brand abbigliamento Beatrice G. Fu una buona palestra per imparare l’andamento aziendale.

Erano i primi anni dei social network e fare comunicazione per la promozione del brand  fu davvero complicato: la produzione, i cataloghi, i rappresentanti, il passaparola, i campionari spediti sui set cinematografici, etc etc. Tutto aveva un costo molto alto. Con i social, come sono oggi, sarebbe stato diverso. Dopo qualche anno ho interrotto ma tuttavia è stata un’esperienza molto importante per la mia formazione. 

che formazione hai avuto ?

Mi sono diplomata al liceo classico e poi ho conseguito la laurea in economia, proprio per acquisire le conoscenze in marketing e in strategia aziendale per fondare e gestire un’azienda che si occupasse di comunicazione e relazioni pubbliche. Così è nata la Beatrice Gigli Communication

Cosa significa comunicare oggi ?

Comunicare è tutto.

Se non comunichi te stesso, o il tuo prodotto o la tua azienda non esisti. 

I social sono il veicolo più efficace ma sono dell’idea che affidarsi anche alla comunicazione tradizionale, e quindi fare attività stampa e avere una buona copertura mediatica profilata e di qualità rispetto a ciò che dobbiamo comunicare, sia un grande valore. Anche il merchadasing è un ottimo veicolo di comunicazione.

Per la Beatrice Gigli Communication ho ideato un vero e proprio brand di gadgets aziendali: “Circolo delle Dame Colte”. Produciamo t-shirt, mug, shopper bag, taccuini, di alta qualità, destinati alla promozione ma anche alla raccolta fondi per scopi benefici. 

Ecco cosa è il Circolo delle Dame Colte nello specifico?

Lo scopo del brand gadget “Circolo delle dame colte” è  quello di rafforzare in modo veramente particolare l’identità del marchio Beatrice Gigli Communication attraverso uno storytelling culturale per raccontare ciò di cui mi occupo. Il Circolo delle dame colte era un salotto sorto in età napoleonica e fondato da donne, ma erano ammessi anche i cavalieri, ideato per dare un forte contributo al lavoro, alla cultura e alla politica attraverso le relazioni pubbliche e le iniziative. E’ lo spunto perfetto per raccontare il mio lavoro: la Beatrice Gigli Communication fa tutte queste attività.  

Cosa deve avere un’azienda per farti dire si, la seguo?

Io sono molto per la qualità dei contenuti: costruire un profilo in base a ciò che bisogna comunicare, senza uscire dai binari -come dico sempre-, studiare uno storytelling interessante che racconti il come e il perchè, produrre storie e video di buona qualità.

Poi ci vuole costanza, tempo e pazienza, solo così un profilo cresce.

se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e di cosa?

Dato che siamo in argomento moda parlerei con Maria Antonietta.

Vivo  per lunghi periodi di tempo a Parigi e ho avuto modo di studiare le carte originali del processo, approfondire i tre capi di imputazione, vedere i suoi vestiti, anche quelli indossati durante la prigionia, le sue lettere originali e tutti i documenti relativi alla satira e alle notizie contro di lei. 

Maria Antonietta è stata la più grande influencer della storia per il modo di vestire, per il modo di vivere e di pensare, ma anche, una tra le più grandi vittime di fake news. 

Proprio negli anni della rivoluzione francese,e poi ancora durante il regime del terrore, si affermò infatti lo spietato giornalismo rivoluzionario, colpevole, tra le tante cose, delle satire e delle falsità sul conto di Maria Antonietta. 

In breve differenza tra Blogger e Influencer?

Per blogger si intende chi ha un blog, e il blog è uno grande raccoglitore di contenuti editoriali ma anche video e fotografici, su un determinato argomento (moda, make up, benessere, fitness, business etc etc). 

Gli Influencer sono propri dei social network quali instagram, tik tok, snapchat per citarne alcuni, e attraverso la propria immagine ci raccontano lo stile di vita, anche qui in base a ciò che vogliono comunicare (vita lussuosa, fitness, moda ecc). 

Oggi i blog sono sempre meno ed anche i blogger famosi sono approdati sui social che diventano in questo caso dei veri e proprio blog: il manager attraverso la sua immagine e con una didascalia appropriata racconta il suo lavoro, idem il giornalista, il personal trainer e cos via. Quindi oggi un blogger è anche un influencer e viceversa. 

Come è cambiato il modo di comunicare da 5 anni ad oggi?

La comunicazione è social, e i social cambiano continuamente.

Per accrescere popolarità e visibilità, quindi,  bisogna puntare anche su una buona e forte strategia social. 

Grazie per la piacevole chiacchierata Beatrice .

Di seguito i riferimenti social

social instagram :

beatrice_gigli_communication

beatricegigli_

circolodelledamecolte

sito web

www.beatricegiglicommunication.com —

Beatrice Gigli

founder e chief manager

Beatrice Gigli Communication 

Relazioni Pubbliche | Comunicazione e Media Relations | Partnership Picking | Eventi

Milano | Roma | Napoli | Palermo I Parigi

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Intervista a Eva Collini…

eva collini

Mamma, donna e moglie, ma riesce a trovare il tempo per essere se stessa, davanti ai riflettori

Abbiamo fatto qualche domanda a Eva Collini

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è avvenuto nel 2000, ben venti anni fà.

Ero con delle amiche in un centro commerciale e ricordo che stavano cercando ragazze per partecipare al concorso di Miss Italia.

Ebbene; mi fermò una signora dicendomi che sarei stata perfetta e che dovevo assolutamente iscrivermi per fare le prime selezioni. Io sinceramente rimasi colpita e anche imbarazzata per il grande interesse che avevo suscitato…e in un primo momento ricordo che le dissi di no, anche perché ero molto giovane e assolutamente senza nessuna esperienza nel settore.

Poi però ci ripensai; ricordo che la signora mi aveva lasciato il numero di telefono dell’agenzia che in Toscana si occupava di Miss Italia, con su scritto che dovevo chiamare assolutamente perché ero giustissima. Ma quando dissi che avevo solo 16 anni mi risposero che ero troppo giovane e a quel punto mi avrebbero ricontattata l’anno successivo (e infatti fu così).Intanto cominciai i primi passi nel mondo della moda con la mia prima agenzia di Firenze, città di cui sono originaria, la Casting. E mentre studiavo mi ritagliavo momenti per i primi lavori.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il primo servizio fotografico fu appunto nell’anno 2000, entrando in agenzia e facendo il primo book fotografico.

La tua prima sfilata?

La prima vera e propria sfilata la ricordo ancora benissimo; nel 2003 a Milano alla Fashion Week per la Just Cavalli. Un’emozione unica! Soprattutto aver avuto l’onore di poter conoscere e lavorare con Roberto Cavalli e sua moglie Eva che all’epoca era appunto lei la stilista del marchio.

Il mondo dello spettacolo pregi e difetti

Bèh, come tutti i lavori penso che i pregi e difetti non manchino. Io parto dall’idea che se uno và a fare un lavoro che piace è già fortunato e affronta quindi tutti i sacrifici in maniera diversa

Sei anche mamma e moglie, come riesci a conciliare il lavoro con la famiglia?

Posso dire che sono riuscita a trovare l’equilibrio giusto. Aiuto mio marito nell’amministrazione della sua azienda (produce imballaggi plastici e bio), mi dedico anima e corpo a mio figlio e continuo a fare i lavori moda scegliendo e valutando tutto.

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

È cambiato tutto enormemente direi! Quando ho iniziato io, venti anni fà, dovevi “sbatterti” per riuscire ad emergere. Io a 19 anni ho dovuto prendere la valigia e trasferirmi a Milano per fare il lavoro di modella a livello professionale. Oggi con i social network anche da casa puoi diventare qualcuno e guadagnare.

Penso che i ragazzi di oggi, appunto aiutati dalla tecnologia, facciano molta meno fatica.

Un po’ tutti oggi sono modelle, fotografi, showgirl…

Quanto è importante studiare per diventare una modella?

Lo studio è fondamentale sempre! Qualsiasi  cosa si voglia fare. A tutte le età la cultura è fondamentale. Più maturo e più me ne rendo conto.

Il talento e la bellezza possono bastare? 

Il talento e la bellezza sono un ottimo biglietto da visita, ma credo che anche un pizzico di fortuna e trovarsi nel posto giusto al momento giusto non guasta

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tanti da raccontare. Ricordo però con emozione quando a “Quelli che il calcio”, trasmissione dove per due anni sono stata una delle schedine quando conduceva Simona Ventura, venne come ospite musicale Robbie Williams.

Non potete immaginare l’emozione e la gioia! Io poi che sono una sua fan dai tempi dei Take That. Insomma, arrivò il suo momento in trasmissione e mentre cantava il nuovo brano che era venuto a pubblicizzare, io e un’altra delle mie colleghe fummo spinte sul palcoscenico mentre cantava…l’emozione era alle stelle!

Lui fu carino e ci abbracciò, ed io riuscii a dargli pure un bacio sulla guancia.

Fu molto divertente per le nostre facce diventate  rosse paonazze per la vergogna e l’emozione dato che non ci aspettavamo tanto

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Sicuramente vorrei stare un po’ di tempo con due grandi donne del nostro passato recente: Madre Teresa di Calcutta e Rita Levi Montalcini.

Ne sono sempre rimasta molto ammirata!

Sicuramente con entrambe parlerei e mi confronterei sulla Fede, l’Umanità e la Scienza; e con entrambe vorrei passare giornate intense immersa nelle loro vite straordinarie, e imparare, imparare, imparare…

Grazie Eva per il tempo che ci hai dedicato

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Lisa Dalla Noce, un volto tra le maschere…

lisa della noce

Lisa Dalla Noce nasce a Bologna da Everardo, giornalista RAI e da Carla Abeti, pubblicista con interessi di Arte e Antiquariato.

Volto televisivo e scrittrice ,che nel mondo dell’arte , attraverso sue tecniche pittoriche  dipinge angeli, feti , donne….

La redazione di Wl-Magazine ha deciso di fare 4 chiacchiere con Lisa ,lasciando che sia l’artista a raccontare e raccontarsi..

Primo incontro con l arte?

Sono nata in mezzo all’arte, mio padre sia per lavoro sia da grande appassionato se ne occupava fin da quando ero bambina, ricordo che le pareti del lunghissimo corridoio della nostra casa era pieno di quadri, inoltre mia madre dipingeva e l’odore del colore ad olio era per me abituale e rassicurante

Prima opera?

Ricordo d’aver sempre disegnato, disegni molto forti e inquietanti, volti che sanguinavano e coltelli impiantati nelle teste, disegnavo su tutto quello che avevo a disposizione, perfino sulle pareti della mia camera,

Che formazione hai avuto?

Nell’arte mi sono totalmente inventata, sono cresciuta imparando e affinando le diverse tecniche, ero sicuramente più astratta ed informale per arrivare ad affinare i tratti e i diversi materiali.

Ho sempre rappresentato la figura femminile, una donna inquieta e sofferente per diventare poi più forte,

dipingevo la donna che “sanguinava” utilizzando i colori della terra per arrivare ad utilizzare la materia prima, il mio sangue, per identificarmi e per confermare il mio essere presente su questa terra.

Che tecnica utilizzi?

È comunque una tecnica mista, olio tempere acrilico colori da vetro, sono molto materici i miei quadri, a anche in quelli dove dipingo col sangue, estratto con un semplice prelievo dalla vena, lo chiudo poi infine con altri colori, con altri materiali.

Essere figlia d’arte, e un vantaggio o uno svantaggio?

Dipende dall’angolazione in cui guardi la cosa, a volte mi ha aperto delle porte, più spesso me ne ha chiuse.

Che rapporto hai con la TV?

Ho sempre lavorato nell’ambito televisivo,

ho un buon rapporto con la telecamera ma lavoro e ho lavorato in tutti settori televisivi dalla produzione alla concessionaria

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso 

Avevo cinque  anni ed “ero innamorata” di Mino Reitano, un grande amico di mio padre che  per farmi un regalo mi portò con lui  in RAI  per  farmelo conoscere e pranzare assieme. Ricordo il suo stupore quando mi vide arrivare per mano al mio papà, non credo gli avesse detto di una fan coì piccola. Fu molto gentile e dopo qualche giorno mi scrisse una lettera che aihmè, non ho più, dove mi spiegava il perchè non  avrebbe potuto sposarmi, durante quel pranzo ricordo mi fossi effettivamente dichiarata spiegandomi che quando fossi  stata una ragazza lui sarebbe stato troppo grande per me … da quel giorno per anni, mi spediva a casa  ogni suo disco uscita… uno dei ricordi che custodisco con nostalgia e dolcezza.

Se potessi dialogare con un personaggio del passato, con chi e di cosa? 

Credo con mio padre… da qualche anno non c’è più, e non sono davvero stati molti i momenti in cui abbiamo parlato, motivo per il quale il ricordo che ho condiviso con te poco fa mi è tanto caro.

Gli chiederei di parlarmi di Ferrara, del rinascimento e della dinastia dei Borgia, di raccontarmi del periodo musicale degli anni 30, e del perché non abbia fatto il padre con i suoi figli.

Poi se avessi ancora un po’ di tempo… Frida Kahlo, una grande artista, una grandissima donna. Le sue opere mi avvicinano al suo mondo inquieto, forte e pieno d’amore.  Vorrei sedermi accanto a lei mentre dipinge e  mi raccontasse di come trasformava la sua sofferenza in arte….  Ecco, un po’ mi rivedo in questo.

Cos e per te l arte? 

È quella cosa che quando non riesco a dormire mi trascina fuori dal letto per darmi la possibilità di diventare tutt’uno con la tela alla quale lavoro, e quella cosa che non mi permette di andare a dormire se sto lavorando ad progetti…. L’arte è l’emozione che mi travolge quando mi perdo in un’opera di Carrà o di un artista sconosciuto, o nelle pagine di un libro che sto leggendo o ad uno a cui sto lavorando… a proposito, non ti ho detto che ho terminato da poco un mio romanzo, “Mentre nessuno guarda” dove tratto un tema molto delicato e crudo come la violenza sui minori. Come vedi un filo conduttore che non cambia nel corso della mia vita. Dovrebbe uscire già con i primi del nuovo anno.

Quanto conta la comunicazione  oggi? 

Sono cambiati i modi di comunicare, oggi la comunicazione viaggia alla velocità della luce, è importante stare al passo e sul pezzo, rischi di essere sorpassato mentre ancora chiudi una campagna.

Bisogna prestare molta attenzione e affinare sempre di più il target per evitare dispersioni. Abbiamo tanti imput che ci arrivano da ogni parte e da ogni strumento. Se mi chiedi quanto conta comunicare, credo oggi serva più di ieri, ma la fatica e l’attenzione è doppia.

Più importante il talento o lo studio oggi? 

Una volta forse era sufficiente il talento, da non confondere con la genialità, Antonio Ligabue, riusciva a catturare e a raffigurare animali feroci senza averne mai visti e senza averne mai studiato né l’anatomia né aver frequentato un maestro d’arte. Oggi credo che, sebbene il talento sia conditio sine qua non per poter trasmetterne l’espressione, senza uno studio, oltre alla  fatica, per lo stesso concetto della velocità con cui cambino le cose, necessiti  uno studio approfondito di quello che permetta di ottenere e  semplificare un risultato. L’importante e comunque non oscurare o addolcire la parte più forte e l’essenza di un’artista.

Grazie per il tuo tempo Lisa

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Beppe Modenese uno dei creatori del Made in Italy nel ricordo di Mario Vespasiani

mario vespasiani

Certi ricordi che sopravvivono nel tempo spesse volte non riguardano fatti importanti ma dettagli che potremmo definire secondari, che tuttavia completano la nostra personalità, delineano il nostro stile. Di punto in bianco affiorano momenti inaspettati e forse niente è perduto per sempre se abbiamo imparato qualcosa, facendola in qualche modo nostra e soprattutto se in quell’istante l’abbiamo amata. Ho la stessa curiosità di quando ero bambino e l’identica smania, tipo quella che percepivo alla notizia che saremmo andati allo stadio a veder giocare Marco Van Basten.

Mio padre ci teneva a farmi osservare da vicino personaggi particolari perchè è convito che si impara molto di più dall’esempio. Mi diceva di osservare le movenze, l’armonia dei passi e la potenza del tiro, come fosse più un ballerino che un calciatore, un funambolo che fa dell’equilibro un fatto di eleganza. 

Lo ricordo a San Siro come al Del Duca di Ascoli Piceno “casa” di Costantino Rozzi presidente della serie A bianconera, personaggio che mi rimase impresso per la spiccata ironia e per la vivacità da ragazzino ma soprattutto per un particolare che ho ancora negli occhi: quei calzetti rossi, che staccavano dal completo scuro e che non passavano inosservati, specie quando eravamo seduti a parlare.

La prima volta che incontrai Beppe Modenese provai quello stesso sentimento di curiosità e arguzia per come un dettaglio riuscisse ad inquadrare un personaggio. Un punto deciso di colore in un luogo del corpo inaspettato, la stravaganza di chi se la può permettere, di chi sa che bisogna andare oltre ciò che appare. In più Modenese somigliava ad un mio vicino, che guarda caso aveva a che fare coi tessuti e quindi trovai immediatamente nel suo sguardo attento e gentile un conoscente, ma anche uno del mestiere. Il caso vuole che quei calzetti rosso acceso avessero a che fare con un altro pittore, quale dono dell’amico Balthus. La arti che si incrociano, come le storie e le relazioni. 

Il suo impegno come imprenditore e per anni come presidente della Camera Nazionale della Moda, ha permesso non solo a Milano e alla settimana della moda di diventare un punto di riferimento internazionale per tutto il reparto, ma ha rappresentato quella figura centrale che è mancata al mondo dell’arte in questi trent’anni, capace di unire più menti e di riconoscerne il valore, creando intorno a sé un beneficio che poi sarebbe stato per tutti. Il sistema dell’arte italiano non ha avuto un Beppe Modenese e non è riuscito a creare queste sinergie, questa abilità di regia tra i vari interpreti ed è così rimasto intrappolato nei confini nazionali, mentre il mondo non faceva complimenti e proponeva con successo autori provenienti anche da paesi dove l’arte era considerata al massimo un passatempo, una decorazione, più che una tradizione e una vocazione. In questi ultimi tre decenni il Made in Italy della moda ha saputo crearsi e mantenere una reputazione di livello internazionale, mentre l’arte da questo palcoscenico è stata praticamente essente, se non per qualche eccezione qua e là tipo fuoco d’artificio. 

Impeccabile nei suoi abiti sartoriali, col bastone laccato e col fermacravatta dai riflessi d’oro, in prima fila a tutte le sfilate della Milano Fashion Week, si è dato da fare incoraggiando validi stilisti a partire da Dolce e Gabbana, ma soprattutto immaginando un moderno sistema fieristico della presentazione delle collezioni, conquistandosi a pieni voti il passaporto di “Primo Ministro della moda Italiana”.

La sua abilità nel ricordare nomi e volti è la stessa che rivedo nel suo aspetto, nella sua posa ondulata, nell’indossare un cappotto che cadeva a pennello persino in movimento, mentre attraversava la strada. Quella strada a cui la moda deve tanto, quando ha saputo innalzarla a sogno, ad un raffinato elitarismo, che voleva significare rispetto e valorizzazione della propria persona, prima della paradossale ostentazione egocentrica di ciascuno e del logo.

Nei giorni del secondo lookdown, delle decine di migliaia di vittime tra i nostri concittadini e tra le personalità del mondo della cultura (che ho voluto ricordare nella mostra “Ritratti – sguardi ed anime” allestita tutt’ora presso l’Archivio di Stato di Pesaro) la scomparsa a 91 anni di Modenese mi auguro che riesca ad incoraggiarci nel perseverare sulla scia del suo esempio, lavorando insieme per un obiettivo comune: la crescita personale con quella del nostro Paese.


Lo immagino ora con Diane Vreeland a parlare del bello immortale, mentre noi dobbiamo risolvere problematiche umane fondamentali tutte in una volta: quelle sanitarie, estetiche, spirituali ed economiche che la pandemia ha evidenziato e che l’individualismo ha incattivito. Come una certa arte di tendenza ci ha anticipato in questi anni, stiamo vivendo la supremazia del brutto, dello scempio in nome del profitto, della moda ingannevolmente democratica che cannibalizza la cultura.

Per fortuna ci sono aree che resistono al degrado, che hanno meno visibilità, numeri e che se ne fregano dei like o di rivestire le influencer, che fanno della sapienza artigianale, della carica passionale e innovativa, il loro elemento di riconoscibilità e unicità.

Ciao B.M.(come il titolo del catalogo a lui dedicato) goditi che sfida che ci aspetta, perché da lassù si preannuncia ricca di colpi di scena. Siamo di fronte ad un nuovo inizio e quel rosso dei tuoi calzetti che sia quello dell’energia del fuoco, principio primo del nostro universo. 

M.V.

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