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ORO; a cura di Giulio Garsia Private Banker Founder www.prosperitas.info

Giulio Garsia

Da sempre è il metallo associato al benessere, bene rifugio, ambito , temuto , ma qual è la reale situazione che stiamo vivendo :

Lo abbiamo chiesto a Giulio Garsia  Private Banker Founder www.prosperitas.info

Da 6.000 anni, da quando ne è iniziata l’estrazione, l’umanità ha fiducia nell’oro. Al mondo ne esistono 201.000 tonnellate (above ground)  e ne vengono estratte mediamente 3.000 ogni anno,  quasi due terzi delle miniere sono in superfice. 

Ne sono state già individuate circa 56.000  ancora da scavare.

I primi 5 produttori sono Cina, Russia, Australia, USA e Canada altre miniere sono in Africa ed in America Latina.

L’offerta è costituita dalle miniere per il 72% e per il 28% dal riciclo.

La domanda annuale proviene per poco più del 50% dalla gioielleria, con Cina ed India che fanno la parte del leone (nel 1990 rappresentavano un quarto della domanda ora sono al 50%), per circa un terzo da lingotti e monete (in particolare dalle banche centrali dei paesi emergenti e dal mercato degli ETF) e poi dall’industria che usa il metallo giallo per la tecnologia e per la medicina.

Circa un terzo dell’oro in superfice, 70.000 tonnellate, è sotto forma di lingotti e monete di cui 30.000 costituiscono il cosiddetto oro ufficiale quello, cioè, detenuto dalle banche centrali e dai governi.

Per avere un termine di paragone si pensi che di acciaio se ne producono 140 milioni di tonnellate ogni mese.

La sua caratteristica più importante, oltre quella di essere utilizzato per i gioielli e, più di recente nell’industria, è quella di riserva di valore.

Le prime monete conosciute furono coniate in Lidia (Turchia) nel 550 a.C. ed erano di una lega di oro e argento, sono state usate come mezzo di pagamento fino all’introduzione della carta moneta, poi abbiamo avuto il Gold Standard e l’accordo di Bretton Woods prima di arrivare alla realtà attuale.

Il passaggio dall’oro alla carta è legato anche al fatto che improvvise variazioni nella disponibilità del metallo giallo determinavano inflazione o deflazione. 

Quando, ad esempio, arrivò l’oro delle Americhe portato da Spagna e Portogallo ci furono fenomeni inflattivi.

Altro elemento che ha portato alla graduale sostituzione delle monete, nel 1861 in Italia le banconote erano circa il 10% della circolazione monetaria, è stato la consapevolezza che all’aumentare degli scambi dovesse aumentare anche la circolazione monetaria per non causare deflazione (quel fenomeno per cui i prezzi diminuiscono che è più insidioso dell’inflazione).

Al Gold Standard si arrivò, nella seconda metà dell’800, senza un vero accordo ma per una sorta di plagio tra le varie nazioni.

C’è stata anche una fase in cui  pure l’argento ha concorso ad essere una riserva di valore fino a quando il progresso tecnologico ne accelerò la produzione facendogli perdere valore e dando così il via al Gold Standard. In quel regime ogni valuta aveva una quotazione rispetto all’oro e la carta moneta poteva essere convertita su richiesta.

Ad un certo punto quest’ultima caratteristica divenne insostenibile e, poco a poco, le diverse banche centrali si sciolsero da tale impegno. Italia, Svizzera, Francia, Polonia e Paesi Bassi, il cosiddetto blocco dell’oro, furono le ultime nazioni ad abbandonare la parità a costo di un discreto calo delle riserve auree nazionali.

Su quelle di via Nazionale torniamo più avanti. Il nuovo sistema monetario nasce, questa volta con un accordo formale, a Bretton Woods, una località vicina a Boston, nel 1944.

L’accordo limitava soltanto al dollaro l’obbligo della convertibilità in oro mentre le altre valute, a quel punto circolanti solo come banconote, erano tenute ad un cambio fisso col biglietto verde.

Un dollaro valeva 625 lire. Un’oncia di oro (poco più di 30 grammi) valeva 35 dollari. 

Poi nel 1968 iniziò a crescere quando la banca centrale americana, che si era impegnata a vendere oro a 35 dollari a chiunque, non ce la fece più a mantenere la promessa.

Nel 1971 cessò la convertibilità ed il valore dell’oro, da quel momento, viene fissato dall’incontro tra domanda ed offerta che avviene, principalmente, a Londra.

Oggi il prezzo è oltre 50 volte quello del 1970. L’oro della Banca d’Italia, considerato un identico ammontare, è passato da un valore di 11 miliardi di Euro ad uno intorno ai 120.

Al momento, e dal 1998 anno in cui ha ceduto 141 tonnellate di metallo giallo alla BCE, la nostra banca centrale ne ha circa 2450.

Solo 4 sotto forma di monete per il resto sono lingotti. Si tratta della quarta riserva al mondo dopo quella della FED, della Bundesbank e del FMI.

Fisicamente non tutto si trova a Roma: poco più del 40% è a New York, due quote, ognuna di circa il 6%, sono in Inghilterra ed in Svizzera.

Le ragioni della suddivisione derivano principalmente dai luoghi in cui è stato acquistato: spostare tali quantità è difficile e costoso.

Nel caveau della Riserva Federale di New York è detenuto l’oro di molte nazioni compreso il 37% di quello tedesco.

Fino a pochi anni fa quasi tutto l’oro tedesco era all’estero perché, quando esisteva ancora la Germania orientale, si riteneva pericoloso tenerlo vicino al nemico. Persino quando, nel 1974, abbiamo dovuto dare dell’oro in pegno alla Germania a garanzia di un prestito il metallo fisicamente non si è spostato da Roma a riprova delle difficoltà logistiche.

Le banche centrali non possono vendere l’oro contenuto nei loro forzieri se non in minima parte e annunciandolo al sistema con largo anticipo.

Nel 1999 il governo inglese decise di cedere una parte delle riserve auree facendo precipitare il prezzo. In quello stesso anno fu raggiunto un accordo, già rinnovato 4 volte, per evitare episodi simili.

Il significato di avere riserve auree per uno Stato, oltre che essere legato ad oggettive difficoltà di venderlo, è quello di mantenere la fiducia dei mercati; un residuo, se si vuole, di quando le banconote erano convertibili ed un oggettivo strumento di garanzia se si dovessero ripetere situazioni come quella in cui si è trovata l’Italia nel 1974 dopo la prima crisi petrolifera.

Per quanto ovvio vale la pena ricordare che il nostro debito pubblico è di circa 2.600 miliardi, ben poco potrebbe fare la vendita dell’oro della banca centrale! Come sappiamo oltre all’oro esistono altri metalli preziosi, quelli più oggetto d’investimento sono l’argento ed il platino.

Di quest’ultimo ne vengono estratte 250 tonnellate all’anno di cui 27 in Russia ed il resto in Sud Africa. Viene usato in medicina per i pacemaker e nell’industria aeronautica per la sua resistenza alle alte temperature.

In gioielleria solitamente si usa l’oro a 18 carati ossia puro al 75% e fuso con altri metalli (in genere argento e bronzo); quello da tesaurizzazione è a 24 carati ossia puro al 100%. Il valore dell’oro aumenta in momenti di incertezza economica, data la sua caratteristica di bene rifugio, ed è correlato inversamente all’andamento dei tassi di interesse.

Se questi aumentano, ovviamente in condizioni di economia stabile, il metallo giallo cala perché non è remunerato ed ha dei costi di deposito.  Sale anche quando scende il dollaro perché chi non ha usa il biglietto verde come valuta base trova più conveniente acquistarlo.

Anche in condizioni di economia florida può salire spinto dagli acquisti di gioielli, di tecnologia e dalla voglia di risparmio che qualcuno indirizza verso l’oro.

Sulle dinamiche della sua quotazione torneremo più avanti commentando gli scenari proposti dal World Gold Council, un’ associazione tra i principali produttori di oro, possiamo, comunque anticipare che trae beneficio dall’essere sia un bene di consumo sia un bene rifugio.

In molti fanno un parallelo tra l’oro ed il bitcoin, la più nota tra le numerose criptovalute esistenti, con riferimento alla fiducia di cui hanno bisogno per “esistere”.

Chi , come dire, crede più nell’oro ricorda che  è in circolazione da millenni mentre il bitcoin deve ancora essere messo alla prova.

Più in dettaglio si fa presente che l’oro, come abbiamo già ricordato, ha una doppia natura : è anche un bene di consumo e non soltanto un investimento. La quantità di metallo giallo esistente è limitata come abbiamo visto all’inizio.

A questa osservazione qualcuno risponde dicendo che anche il bitcoin è limitato dall’algoritmo del suo fondatore, un personaggio giapponese il cui nome, per quanto se ne sa, potrebbe essere falso, in 21 milioni di unita da creare, in linea di massima, entro il 2040.

Altri fanno notare che la cosa potrebbe essere rimessa in discussione e comunque il bitcoin è solo una delle migliaia di criptovalute esistenti ( l’elenco è disponibile su CoinMarketCap.com). Si fa poi notare che l’estrazione del bitcoin, il cosiddetto mining che consiste nello scatenare una grossa capacità di calcolo da parte di numerosi computer, è concentrata in poche mani.

Ancora più concentrata risulta la proprietà dei bitcoin : il 2% dei  possessori ne detiene il 95% del totale. Infine si punta l’attenzione sul fatto che le criptovalute non hanno una correlazione negativa con i mercati azionari : non hanno il potere di diversificare e proteggere un portafoglio ed hanno una volatilità maggiore rispetto all’oro.

Nel mese di agosto l’oro è arrivato ad un massimo storico superando i 2.000 dollari , attualmente è intorno a 1.800 dollari l’oncia. Il WGC  presenta cinque scenari per ognuno dei quali immagina un possibile andamento delle quotazioni ripresa graduale, ripresa ritardata, crisi finanziaria, rapida uscita da crisi sanitaria ed economica, riaccendersi della pandemia. In tutti gli scenari, che dobbiamo sempre ricordare sono fatti per essere cambiati e a volte, come in questo caso, possano essere elaborati con un qualche conflitto di interessi, l’oro è visto in crescita nel 2021.

Sono disponibili su www.gold.org per visionarli basta registrarsi al sito. In estrema sintesi l’oro viene considerato adatto a contrastare l’inflazione, qualcuno sostiene che sia da considerare, magari insieme al bitcoin, un anticipatore della crescita dell’inflazione ( sui libri di testo si trova scritto  che questa funzione è affidata al tasso di remunerazione a lungo termine richiesto dai titoli di Stato, ma le operazioni di acquisto delle banche centrali, il QE, hanno ormai  bloccato questo meccanismo) .

Trova modo di incrementare le proprie quotazioni anche quando l’economia cresce in virtù degli acquisti in gioielli. In caso di crisi diventa un bene rifugio insieme ai titoli decennali statunitensi.

Giulio Garsia

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Ezio Stellato, fondatore di Factory Tax: «Serve una pubblica amministrazione a misura del contribuente»

Ezio Stellato

Ezio Stellato, esperto in materia fiscale e tributaria, fondatore di Factory Tax, interviene su una situazione post pandemica che sta mettendo sempre più in ginocchio l’economia italiana con le sue imprese e i suoi liberi professionisti

«È un vero e proprio controsenso, per non dire una caccia alle streghe: da un lato l’Europa mette a disposizione i fondi da impiegare a favore dell’adozione di strumenti di politica attiva e ammortizzatori sociali a sostegno dei contribuenti e, dall’altro, lo Stato italiano prova a fare cassa con le somme dovute a titolo di credito di imposta, sebbene gli stessi uffici della Pubblica Amministrazione non siano ancora edotti sui protocolli di attuazione e di accertamento. Un vero e proprio circolo vizioso, che grava sempre di più sul contribuente»

Ezio Stellato, esperto in materia tributaria e fiscale, fondatore di Factory Tax, con sede a Napoli, Sorrento, Roma e Milano, si sofferma sull’ingarbugliata situazione post pandemica, che sta mettendo sempre più in ginocchio l’economia italiana, con le sue imprese e i suoi liberi professionisti.

«Non si possono prevedere meccanismi così artificiosi, senza definire dei corsi di formazione mirati nei confronti dei funzionari dell’Agenzia delle entrate, che permettano di conoscere e sapere come poter operare sull’analisi dei crediti di imposta, ad oggi definita esclusivamente da circolari vaghe e approssimative e sfornita anche di moduli per la richiesta di fruizione del credito per l’innovazione tecnologica 4.0 – prosegue Stellato –

Affinché la riforma fiscale possa risultare davvero efficace è necessario riformare gli strumenti a disposizione dell’amministrazione del Fisco per creare una comunicazione uniforme e chiara con il contribuente.

Occorre anche intervenire sulle attività di controllo, alleggerendole, con l’obiettivo di rendere più proficua la dialettica tra contribuente e agenzia delle entrate. Serve una pubblica amministrazione a misura del contribuente».

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Socialworld.agency l’agenzia di marketing a 6 figure che sta rivoluzionando le attività commerciali di tutta Italia.

Socialworld.agency

Fondata da Emanuele Grossi questa agenzia sta stravolgendo il business di tantissimi imprenditori che stanno iniziando a sfruttare i social e il web per portare clienti alle loro attività commerciali.

Strutturata da un team di professionisti, l’agenzia si sta facendo spazio tra i colossi del mercato italiano e sta crescendo molto rapidamente.

Emanuele Grossi ha creato questa agenzia di marketing con il solo scopo di aiutare liberi professionisti, attività locali, grandi aziende e tutti coloro che vogliono ottimizzare la propria immagine online, ad aumentare la percezione che hanno le persone del loro business e farlo crescere sfruttando i social network e il web.

Ritiene che in questo momento ci sono attività che si stanno adeguando al cambiamento e purtroppo ci sono attività che lo stanno respingendo e avranno vita corta’.

Il fondatore di Socialworld.agency oltre ad essere un giovane intraprendete imprenditore è anche un atleta professionista, che si allena a tempo pieno con l’obiettivo di vestire di nuovo la maglia azzurra.‘’

Lo sport per lui è stata una palestra di vita e ha forgiato il suo carattere imprenditoriale .

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Conosciamo meglio Giulio Garsia, Private Banker.

prosperitas.info

Quando parliamo di Private Banker , sono ancora molte le persone che guardano con curiosità e sospetto questo professionista, che, oltre ad essere un consulente personale in ambito economico/finanziario, è anche e soprattutto un assistente nella scelta delle migliori soluzioni finalizzate alla valorizzazione del patrimonio del cliente,

Abbiamo deciso di intervistare Giulio Garsia, cercando dalle sue risposte di poter meglio spiegare cosa si cela dietro ad un “PRIVATE BANKER “ di successo.

Che formazione hai avuto?
Finito il liceo mi sono iscritto alla facoltà di Economia della L.U.I.S.S. a Roma dove mi sono laureato con lode alla fine degli anni 80 .

Dopo sono entrato in banca dove sono stato prima un analista finanziario: visitavo regolarmente le società quotate a Milano per scrivere report destinati ai gestori di portafogli azionari e poi sono diventato uno di loro.
Dopo qualche anno passato in “prima linea”, in contatto quotidiano con i principali broker internazionali, ho cambiato ruolo e sono diventato un consulente.

Ora il mio contatto quotidiano è con i clienti cui devo spiegare cosa succede sui mercati, quali prodotti scegliere in base alle loro esigenze e come non rimanere vittime delle loro emozioni di fronte alle oscillazioni dei mercati.

Cos’è un private banker?

Il ruolo di un private banker, oltre a quanto appena detto, è proteggere il patrimonio dei propri clienti coordinandosi con gli altri professionisti che lo seguono per tutta la vita o soltanto in alcuni particolari momenti. Deve cercare di trasferire le proprie competenze ai suoi clienti senza timore di essere escluso perché tanto sarà sempre lui che dovrà dedicare il tempo necessario.

Un buon consulente si accerterà che il proprio cliente abbia tutte le coperture assicurative di cui ha bisogno, che non faccia errori nel trasmettere il proprio patrimonio alle generazioni successive, che sappia distinguere i vari prodotti finanziari sapendo come usarli ( ci sono regole banali che spesso non vengono spiegate col risultato che un investimento è abbandonato a se stesso ).

Un ruolo che può essere ricoperto da posizioni differenti come funzionario di banca o come consulente finanziario.

Il secondo è un professionista, iscritto ad un albo e sottoposto ad un’attività di vigilanza, che, pur avendo un rapporto di collaborazione con una banca, agisce come un imprenditore che deve sempre rispondere ai propri clienti all’interno di una relazione che non è destinata ad essere interrotta da trasferimenti ad altro incarico o in altra sede.

Quella del consulente è una professione relativamente nuova in Italia. Spesso il cliente non sa cosa aspettarsi , non sa che può andare molto oltre quello che trova in uno sportello bancario. Non sa che può farsi affiancare da qualcuno che cercherà di seguire lui e la sua famiglia nel corso degli anni.

Cosa si aspetta il cliente dalla tua consulenza?
Questa è forse la domanda più difficile.

Per rispondere un consulente è costretto a chiedersi se seleziona i propri clienti in base a qualche parametro oggettivo o, peggio, soggettivo. Il cliente tipo, alla fine, è quello di cui riesci a conquistare la fiducia .

Quello che si autodefinisce strano nel momento in cui rifiuta di controllare quello che gli dici mentre tu insisti perché lo faccia !
Un processo che può essere più o meno lungo.

A volte passa da incomprensioni, da momenti in cui ti chiedi perché non sei ancora riuscito ad ottenere la disponibilità ad un confronto.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?
Sono molti gli episodi che ricordo con piacere legati principalmente alla nascita o al consolidamento di un rapporto di fiducia con i miei clienti.

C’è stato un importante imprenditore che dopo aver pazientemente ascoltato le mie proposte mi ha confessato di cercare soltanto il modo per vivere un’emozione. Un altro che mi ha raccontato come mi abbia scelto perché al primo incontro mi sono presentato senza niente, nessun grafico, nessun depliant, nessun contratto nella valigetta, se non la voglia di ascoltarlo. In pratica l’ho conquistato violando quasi tutte le regole del manuale del perfetto consulente.

Spesso capita che qualcuno finalmente si convinca a fare un controllo con la propria banca ponendo alcune domande in base ai miei suggerimenti ed inizi a raccontarmi cose di cui all’inizio preferiva non parlare.

Può capitare di scoprire che un affermato chirurgo ignori la differenza tra un’azione ed un’obbligazione realizzando così quanto ci sia bisogno di diffondere elementi base di educazione finanziaria.

Se poi vogliamo andare indietro nel tempo ricordo le visite ad alcuni stabilimenti industriali fatti quando ero un’analista finanziario, i report che scrivevo e le cose che riferivo oralmente ( potevano esserci delle differenze… , anzi c’erano quasi sempre ! ).

Sei sempre stato promotore di eventi legati all’arte, consiglieresti ai tuoi clienti di esplorare questo mondo come investimento?

L’arte può senz’altro far parte di un progetto di diversificazione che non deve limitarsi ai diversi settori geografici e/o merceologici dei mercati finanziari .

Naturalmente deve essere avvicinata nella consapevolezza che i tempi di un eventuale disinvestimento possono essere più vicini a quelli del mercato immobiliare che non a quelli dei mercati finanziari.

Investire in un opera d’arte può essere semplicemente un desiderio ed il ruolo del consulente diventa, come dire, accessorio come quando il cliente decide di comprare una macchina nuova o di fare un viaggio : assicurarsi che possa permetterselo ed eventualmente fornirgli dei contatti perché possa orientarsi !

Prosperitas, il sito che uso per presentarmi, ha sempre cercato di affiancarsi al mondo dell’arte: le newsletter che iniziano con un quadro famoso e le conferenze sponsorizzate ne sono una testimonianza.

La collaborazione con un affermato team di esperti rappresenta un inevitabile passo avanti .

Chi vuole avrà la possibilità di iniziare un percorso nel mondo dell’arte con un piccolo investimento mediante una guida per capire prima di tutto quali sono le dinamiche delle quotazioni e solo successivamente si procederà alla scelta dell’artista o dell’opera sulla quale investire.

Qualora abbia già maturato delle esperienze potrà avere un’occasione per un confronto e/o per una valutazione di opere già acquisite magari per via ereditaria.

Non vendiamo nulla, consigliamo, spieghiamo e lasciamo, come sempre , la decisione finale al cliente.

Grazie per l’esaustiva intervista e la spontaneità delle risposte .

www.prosperitas.info

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Arturo Artom, Economia, Ingegno e lungimiranza!

arturo artom

Classe 1967 , nasce a Torino Arturo Artom laureato in ingegneria, è un imprenditore italiano che si è impegnato, durante gli anni, nel campo delle telecomunicazioni in Italia

Nel 1993 fonda  la Telsystem, la prima compagnia telefonica privata a fare concorrenza all’allora SIP che di fatto permette per la prima volta  alla neonata Autorità Antitrust ad ottenere l’apertura del mercato.

Grazie a questa sua intuizione divenuta realtà diventa  prima Vice-President di Omnitel e in seguito Amministratore Delegato di Viasat, azienda leader nei servizi di localizzazione satellitare

Nel 2000 crea  Netsystem SpA, società leader a livello europeo per l’ADSL via satellite.

Nel 2004 da vita a Artom innovazione, un fondo che ha lo scopo di stimolare e sostenere tutti gli investimenti volti a coniugare il Made in Italy con la tecnologia.

In continua evoluzione Artom crea nel 2006, la YourTrumanShow Inc., prima società europea nel settore del Web 2.0 costituita direttamente in Silicon Valley, società a cui si deve la creazione dell’algoritmo di video-search.

Un’esperienza in campo innovativo che si è riversata anche nel campo della comunicazione: da anni l’imprenditore anima il Cenacolo Artom,

un format televisivo, dove ospita leader provenienti da differenti settori, dall’arte al design, dall’imprenditoria allo spettacolo, personaggi che raccontano la propria vita condividendo il mix unico di talento e fortuna che li ha portati al successo e si confrontano scambiandosi idee e prospettive sul futuro.

È fondatore di Artom Production per la produzione di documentari sulle eccellenze italiane per il mercato internazionale.

È stato Senior Advisor di Accenture ed è stato membro del Comitato di Presidenza di Assolombardia.

Da sempre vicino a Casaleggio, non ha apprezzato lo spostamento così a sinistra del Movimento 5 stelle, ma è conscio della necessità della real politik.

L’imprenditore è anche Presidente nonché fondatore del Forum della Meritocrazia.

E’ possibile  seguire il manager sul suo account twitter per rimanere sempre aggiornati su di lui.

Clikkando su link sotto riportato potrete leggere La proposta di Arturo Artom : “Banche, trasformiamo tutte le moratorie in prestiti rinegoziati, portando la garanzia al 90%”. pubblicata da La stampa.

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