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“GTWO”al Salone Margherita è stata presentata la collezione F/W 2022-2023 del brand di Geolier, disegnata dal creative director Raffaele Morlando.

GTWO

Geolier, artista rap multiplatino, ha presentato la collezione F/W 2022-2023 del suo brand GTWO al Salone Margherita, luogo storico e prestigioso della città di Napoli, con una sfilata show curata nella direzione artistica da Alessio Menna. La nascita del brand, con il CEO e Founder Gaetano Palumbo (fratello di Geolier) e il creative director Raffaele Morlando e la scelta della location confermano che l’hip hop è un mondo in cui ci sono musica, arte, creatività e un modo di vestire che riflettono uno stile di vita ben preciso, nel rispetto del movimento artistico e culturale nato nel quartiere newyorkese del Bronx a partire dagli anni settanta del XX secolo.

«GTWO è un nuovo passo in un cammino che ho iniziato in questa mia vita artistica e, come ogni passo, l’ho compiuto insieme alla famiglia – racconta Geolier –. La mia famiglia è sangue, come Gaetano, mio fratello, il primo a credere in questo progetto e a volerlo, ma è anche un legame forte con chi mi è vicino da sempre nella costruzione della mia carriera e sono tutti fratelli di vita. GTWO è un racconto. Per quelli che come me, come noi, nascono in periferia niente è facile ma, al tempo stesso, niente è impossibile!

Ci vuole amore, passione, impegno e le cose accadono, soprattutto quando le fai con rispetto e professionalità. Siamo tutti molto giovani. GTWO avrà lunga vita non solo per il modo in cui nasce ma anche perché vuole rendere più forte il legame tra me e i ragazzi e le ragazze che mi ascoltano, che sono parte fondamentale del mio successo e che da oggi possono anche indossare la mia stessa giubba college, i miei stessi pantaloni.

Possono essere sempre più parte della mia vita, che è meravigliosa anche grazie a loro».

In questo nuovo progetto c’è tanto di Gaetano Palumbo. «L’idea di partenza è stata quella di voler creare un nuovo concetto dì streetwear capace di affascinare e conquistare chiunque – racconta Gaetano –. Uno streetwear che racconta una storia e che, proprio come il rap, dice la verità.

Non è un’operazione commerciale e speculativa, non è questo il senso di GTWO.

Mi piace pensare di dar vita a una rivoluzione e di diffondere un’immagine che crei amozioni. Emozioni vere, pure e forti, come quelle che stiamo provando noi della squadra GTWO, un progetto impegnativo ma vincente. È solo l’inizio di una nuova storia».

A disegnare la collezione, il creative director GTWO Raffaele Morlando, che ha proposto pantaloni tuta e pantaloni cargo, giubbe modello college americano, shirt manica lunga e corta, polo, felpe con e senza cappuccio, a cui, con scritte e disegni, ha affidato tanti messaggi.

Ci sono graffiti colorati, c’è l’icona di un uomo con la mascherina, per non dimenticare l’epoca Covid, e c’è la maschera da saldatore che lega il presente e il futuro di Geolier, ormai artista che scala le vette della classifiche nazionali, colleziona oro e platino e si afferma tra i rap più forti della scena, al suo passato da saldatore con la maschera che compare sui capi disegnati. Spazio anche alla pelle con trench, camice, pantaloni e guanti.

«Il valore di GTWO è profondamente radicato nell’unione tra la cultura di strada e i valori della moda – racconta Raffaele Morlando –. L’obiettivo è quello di trasmettere a chi parte da zero che la strada è il più grande trampolino di lancio per il successo. GTWO è un senso di appartenenza più che un brand di abbigliamento, rappresentiamo il riscatto per chi viene dal niente. La collezione F/W 2022-2023 ripercorre l’inizio della storia di Geolier: in fabbrica, sui banchi da lavoro, dove una mano di Emanuele era ricoperta dai calli della fatica, mentre l’altra era destinata a riscrivere la storia. I codici di abiti streetwear sono rivisitati e ricercati nel linguaggio visivo contemporaneo di GTWO, attingendo al concetto di immaginazione e creatività come la più pura forma di evasione, enfatizzando l’emblematico stile di riscatto idilliaco che si intreccia in armonia con la mia vision».

La regia della sfilata è stata affidata a Massimiliano Costabile; l’organizzazione dell’evento, a Giuseppe Ferrara, Stefano Margarita, Danilo Ruggiano e Raffaele Verde. I modelli sono stati truccati dallo staff della make up artist Ortensia Tropeano.

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EventiMusica

GRETA LAMAY IN APERTURA DEL CONCERTO DI DANILO SACCO.

GRETA LAMAY

Sabato 7 maggio, Danilo Kakuen Sacco, ex leader dei Nomadi, terrà il suo concerto “Restart tour” al Teatro Ruggero Ruggeri di Guastalla (Reggio Emilia) e sarà proprio la giovane cantautrice Greta Lamay ad aprire le danze alla serata. Dalle ore 20:30 la vedremo in un pre-live con brani della musica italiana ed internazionale ed ovviamente anche suoi inediti estratti dal suo ultimo album dal titolo “Questa sono io” in distribuzione digitale e fisica.

Un altro grande traguardo per la giovane, che si è guadagnata questo posto importante dopo essere stata ascoltata dal grande Danilo, grazie anche all’occhio critico di Paolo Montanari, altro grande artista che si esibirà con la sua band durante il concerto e che ha sempre creduto nel talento e nella grande passione di Greta sin dalla prima apparizione della giovane negli studi di “Reggio Emilia Radio Web” in un programma condotto proprio da quest’ultimo.

Una grande occasione che soddisferà sicuramente le aspettative del pubblico che ormai è impaziente di conoscere un’artista emergente in un concerto di così grande impatto.

Ma il suo percorso non finisce qui, oltre ad aprire il concerto di un artista di così grande calibro, Greta ha già ricominciato da inizio aprile ad esibirsi per le nuove tappe del suo tour già iniziato la scorsa estate e che ha di recente visto un successo strepitoso a Calvenzano (BG).

Tante date estive sono già in programmazione nel calendario di Greta Lamay, e non solo, molti grandi progetti sono in arrivo. Se siete curiosi di sentirla, una sbirciatina sui suoi social vi mostrerà una lunga lista di appuntamenti oltre che a un sacco di canzoni settimanalmente prodotte e pubblicate!

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Musica

“VORREI” Il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana : MAZY.

MAZY

Il testo è stato scritto dalla stessa Mazy insieme a Ugo Bongianni, che è coautore della parte musicale e ha curato la produzione e l’arrangiamento, 

“Vorrei” (UDB Carousel Records), il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana MAZY, nome d’arte di Alice Santini, conferma la poliedrica cifra stilistica della cantautrice Toscana, caratterizzata da una vocazione pop con intense venature R&B, e da una scrittura intimista ricca di suggestioni visive.

Nel brano Mazy parla, attraverso le dinamiche di una crisi di coppia.

della mancanza di comunicazione tra le persone, tema, più che mai attuale

«I protagonisti di “Vorrei” sono un Lui e una Lei che, a causa di un’incomprensione, si chiudono in un silenzio fatto di sguardi – racconta Mazy – Il silenzio, a sua volta, genera ansia e dolore e la loro storia d’amore, tutto a un tratto, sembra perdere il colore per trasformarsi in un film in bianco e nero che nessuno dei due guarderà più.

Il sentimento che li univa diventa come “un bacio di Klimt senza l’oro intorno”».

Il videoclip di “Vorrei”, girato nel futuribile show-room della Gemeg ad Avenza (MS) dal team del Mindbox studio, si ispira alle immagini e ai giochi cromatici presenti nel testo, valorizzandone la portata metaforica.

L’allestimento scenografico e il concept sono opera dell’architetto Marco Francesconi, che spiega così l’idea e il complesso lavoro alla base del progetto.

«Il video si sviluppa intorno a un display: da una parte c’è la band che suona e dall’altra due ballerini che interpretano la canzone.

Questo schermo, costituito da migliaia di elementi traslucidi, permette straordinari giochi di luci e di ombre che richiamano le immagini di un film in bianco e nero.

Il grande pannello, inoltre, racchiude in sé un messaggio nascosto.

La combinazione cromatica del giallo e dell’arancio, infatti, crea una scritta in Braille che apparentemente non può essere letta da nessuno.

Il messaggio c’è ma non si può decifrare senza la giusta “sensibilità”, quella che spesso manca tra le persone che si amano e parlano la stessa lingua, ma non riescono a comprendersi.

Nel disegno in Braille, il titolo della canzone assume peraltro una ulteriore valenza: “Vorrei” dà inizio a una frase da completare, un augurio, una speranza che permetta a ognuno di leggere ciò che desidera nello schermo criptico in background».

Vorrei” vede la partecipazione, accanto a Mazy, di una formazione composta da alcuni giovani talenti del panorama musicale toscano: Leonardo Badiali (batteria), Fabio Angeli (basso), Pablo Gigliotti (chitarra), Francesco Saporito (tastiere). La band accompagnerà la cantautrice anche sul palco del prestigioso Teatro della Versiliana, dove si esibirà in concerto il prossimo 9 agosto.

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Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale è online su YouTube.

CREDITI

Testo: Mazy (Alice Santini)

Musica: Mazy e Ugo Bongianni

Arrangiamento: Ugo Bongianni

Voce: Mazy

Basso: Fabio Angeli

Batteria: Leonardo Badiali

Chitarra: Pablo Gigliotti

Tastiere: Ugo Bongianni e Francesco Saporito

Un ringraziamento speciale all’associazione Kreion Versilia APS

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MusicaSenza categoria

Nasce una collaborazione tra Numa Echos e i Red Zebra, storica band belga post-punk anni ‘80

Numa Echos

Il frontman dei Red Zebra partecipa ad un videoclip con l’artista italiana Numa Echos: pianifica di lavorare insieme più spesso.

Peter Slabbynck, frontman dello storico gruppo belga post-punk Red Zebra ha registrato un singolo con l’artista new wave italiana Numa Echos e si è recentemente recato a Venezia per girare il video musicale.

Il musicista belga originario di Bruges è stato contattato dalla stessa Numa Echos l’anno scorso con la richiesta di collaborare alla sua canzone “Wasted items”.

Gli artisti hanno colto anche l’occasione per registrare presso lo studio Sub711 di Milano due canzoni, un nuovo featuring  ‘Over and Out’ e una versione speciale del classico brano dei Red Zebra ‘The Art of Conversation‘.

D’altronde quest’ultima canzone contiene un’introduzione  in italiano e Peter sognava da tempo di realizzare  una versione con un artista italiano.  “Vorrei portare Numa Echos in Belgio nell’estate del 2023 come ospite speciale alle esibizioni dei Red Zebra” – afferma Peter Slabbynck.

Crediti foto: Andrea Lux Ferre 

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Musica

Irene Mosca torna con un nuovo singolo “Adesso davvero” . 

Irene Mosca

“Adesso davvero”, parla di un amore purtroppo finito, e di lei che rinasce andando avanti e puntando tutto su di se stessa. (Leggerissima l’area che respirerò) pezzo della canzone. 

Un testo molto profondo che con la frase Adesso davvero (titolo della canzone) vuole stare a significare che ora è il momento di voltare pagina e rinascere! 

“Ho deciso che, non mi fermerò, anche se così io ti perderò “ 

Irene invita tutti a superare le delusioni che ci capitano lungo tutto il percorso della nostra vita e di concentrarsi su di noi.

Il sole dopo la tempesta arriva sempre a scaldare e a splendere bisogna solo saper aspettare e imparare a dare il giusto valore anche alle più piccole cose. 

Per Irene la musica è una VALVOLA Di SFOGO, il suo posto felice dove rifugiarsi quando nessuno riesce a capirla o quando vuole stare un po’ sola con se stessa. 

Il pezzo è stato scritto e musicalmente composto da Emiliano Cecere in arte jerico , autore di grandi nomi della musica italiani quali: Mietta, Alessandra Amoroso , Noemi , Antonino , Anna Tatangelo, Patty Pravo , Annalisa, Francesco Renga , Paola Turci, Elodie … 

Prodotto da Ronny Aglietti bassista di Alessandra Amoroso, Bianca Atzei e tanti altri altruisti importanti del panorama musicale.

Ogni volta che Irene canta si sente libera, nella piena consapevolezza di poter dire ciò che prova con la sua voce e si sente felice!

La musica la accompagna da sempre

ASCOLTA IL BRANO CLIKKANDO QUI

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AttualitàMusica

FILLY LUPO, LA TANGUERA PODCASTER…

FILLY LUPO

La passione per il tango di Filly Lupo ha trovato una nuova forma: il podcast.

La poliedrica performer milanese ha iniziato, infatti, la pubblicazione di una serie di audio-racconti dedicati al ballo di cui si è fatta ambasciatrice.
Si tratta di racconti che evocano il tango come genere musicale ma anche come filosofia di vita.
Grandi classici e brani meno noti diventano, dunque, la colonna sonora di storie, che attraversano tutto il ‘900 e che, quasi sempre, sono sospese tra l’Argentina e l’Italia.


Questo è il caso, ad esempio, del primo episodio intitolato Renato Cesarini, tanghi e gol al 90°, in cui la voce di Filly Lupo ripercorre la vita del calciatore nato a Senigallia, emigrato a Buenos Aires e diventato famoso con la maglia della Juventus per i gol al 90°.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast RENATO CESARINI

Naturalmente, il podcast spiega come nacque la famosa Zona Cesarini, del giocatore, però, viene ricordata
soprattutto la passione per il tango, che a Torino trovò una declinazione davvero speciale.


“I podcast danno valore alla parola, come il canto: è una forma di espressione che sento mia” spiega Filly Lupo “Del tango, poi, mi hanno sempre affascinato le biografie dei suoi protagonisti e gli aneddoti legati alle canzoni.

È nata così l’idea di realizzare questa serie di audio-racconti”.
Dopo la storia di Renato Cesarini, Filly Lupo ne ha raccontata una altrettanto originale e interessante: quella dell’incontro tra Enrico Caruso e Carlos Gardel.

CLIKKA QUI per ascoltare il podcast Enrico Caruso e Carlos Gardel.

È una vicenda risalente al 1915, che ha dato alla tanguera della Bovisa l’opportunità di combinare, ancora una volta, tango e canzone napoletana.
“Da dieci anni porto in giro il recital ‘Da Napoli a Buenos Aires’, in cui metto in connessione due mondi musicali che amo molto” sottolinea la cantante “Mi ha colpito scoprire in che modo Gardel e Caruso si conobbero e come entrarono subito in sintonia.

È stato emozionante rievocare il loro incontro, raccontandolo con parole e canzoni che fanno parte della mia identità artistica”.
Come gli altri, anche l’episodio dedicato a Gardel e Caruso fa parte del podcast “Racconti di tango”, disponibile su Spotify, Amazon Music, Apple Podcasts e sulle principali piattaforme di audio-racconti

Foto di STEFANO MOLASCHI

Cappelli di Steven’s Hats 

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Musica

Intervista al Maestro Jason Tramm, a cura di Enrico Bertato.

Jason Tramm

Tra i Direttori d’Orchestra americani mi sono imbattuto nel Maestro Jason Tramm.

Mi ha colpito la sua grande professionalità e il suo amore viscerale per la musica, la sua totale devozione all’Arte. Laureatosi in musica presso la Crane School e un Dottorato di direzione d’orchestra presso la Rutgers University.

Tra i suoi numerosi impegni come direttore d’orchestra e direttore artistico in America e ospite in Europa si occupa di educare e fare da mentore alla prossima generazione di musicisti è sempre stata una parte centrale della carriera di Jason Tramm. Tiene regolarmente conferenze su un’ampia varietà di argomenti musicali.

Buongiorno, come nasce musicalmente il Maestro Tramm?

Iniziai il mio percorso musicale in giovane età come soprano nella mia chiesa natale.

Avevo 5 anni e sapevo che la musica sarebbe stata la mia strada. Continuai a studiare canto, viola e pianoforte, amavo cantare sia da solista che in coro. Frequentai il conservatorio, dove iniziai a studiare direzione d’orchestra.

È stato in quel momento che trovai la mia vera vocazione: il direttore d’orchestra, l’intermediario tra il compositore e il pubblico, un’arte, un lavoro che si adattava perfettamente al mio io.

Di recente ho festeggiato 25 anni di carriera come direttore d’orchestra professionista e ogni giorno che passa   mi emoziono sempre più.

Durante la sua carriera ha ricoperto vari ruoli anche come direttore artistico, ci dica come sono state queste sue esperienze?

Ho avuto la fortuna di ricoprire molti incarichi artistici nel corso della mia carriera.

Sono sempre stato entusiasta dei vari tipi di musica che ho eseguito durante la mia carriera.

Sono anche professore associato di musica alla Seton Hall University, dove posso condividere la mia esperienza musicale con gli studenti. 

Mentre l’opera ha sempre avuto un ruolo importante nella mia carriera, sia come direttore musicale sia come direttore ospite. Sono stato il secondo direttore artistico della New Jersey State Opera, dopo il mio mentore, Alfredo Silipigni. Attualmente sono il direttore esecutivo della Light Opera del New Jersey e anche direttore musicale e direttore principale del Teatro Lirico D’Europa dal 2015 al 2020.

Come direttore musicale della Mid Atlantic Philharmonic Orchestra, direttore ospite principale della Long Island Concert Orchestra e consigliere artistico e direttore d’orchestra dell’Orchestra Adelphi, direttore musicale del Axelrod Contemporary Ballet Theatre e del coro dell’Ocean Grove Great Auditorium, Corale Taghkanic.

Mi piacciono le sfide di guidare molteplici ensemble e organizzazioni e amo collaborare con così tanti artisti di talento, trovo che la musica mi dia il modo di dare il massimo per ogni organizzazione ogni giorno.

 Lei ha diretto molte opere e molta musica sacra e sinfonica, c’è una esperienza che le è rimasta nel cuore in particolare?

Ho molti ricordi meravigliosi delle esibizioni, ma due in particolare: il mio debutto alla Carnegie Hall nel 2015, ho diretto un coro di 150 voci e la MidAtlantic Philharmonic Orchestra di 565 elementi.

È stata una tale benedizione fare musica e ricevere una standing ovation in quel magnifico teatro che ha una storia così importante nella musica. Nel 2009 ho diretto il Requiem di Verdi, fu trasmesso in televisione, è stato speciale far parte di una musica così grandiosa che è stata vista da oltre 500.000 persone.

Lei ha fatto molte tournée in Europa, quali sona suo parere le differenze musicalmente parlando tra America ed Europa?

Mi piace sempre fare musica in Europa, trovo che la musica classica tenda ad essere supportata meglio nei paesi europei. Anche le città più piccole hanno organizzazioni artistiche professionali sponsorizzate dal governo.

Questo non è il caso degli Stati Uniti, che si basano principalmente su donazioni private e aziendali per finanziare le arti.

Lei conduce un programma chiamato “Music Matters”, un programma con interviste vari musicisti come è nato questo progetto?

La pandemia di Covid 19 ha colpito profondamente tutte le persone e i musicisti hanno sofferto molto poiché le esibizioni dal vivo sono state interrotte per un lungo tempo.

Ho avuto importanti debutti cancellati a Vienna, Praga e in Inghilterra e nell’estate del 2020 avevo bisogno di uno sfogo artistico in quel periodo in cui non facevo musica dal vivo, con mio figlio Quinton (un videografo di talento e mago della tecnologia) abbiamo fondato “Music Matters with Jason Tramm”, un’opportunità per intervistare artisti illustri in una varietà di generi e concentrarci sulle innovazioni artistiche e sulle scoperte personali fatte in tempi difficili.

Abbiamo prodotto oltre 250 puntate ed è diventata una parte essenziale della mia vita. Pubblichiamo le puntate sul mio canale YouTube e abbiamo un incredibile elenco di artisti in arrivo per2022

Quali sono i suoi progetti futuri?

Dirigerò una La Boheme ambientata in tempi moderni con il regista Andrea Del Giudice per la fine di marzo con la Light Opera of New Jersey, registrerò un video con il Concerto per pianoforte n. 1 di Tchaikovsky con la pianista Karine Poghosya che verà pubblicato sul mio canale YouTube e sarò il nuovo direttore musicale del Beethoven Fest di New York, che verrà lanciato il prossimo giugno a Manhattan.

www.JasonTramm.net

Enrico Bertato

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Musicaspettacolo

La Serva Padrona di Pergolesi ha fatto tappa in Polonia.

La Serva Padrona di Pergolesi

La musica dell’immortale Giovanni Battista Pergolesi nella città d Leszno è stata scelta per evento speciale

Siamo stati a Leszno nel Voivado della Bassa Silesia in Polonia per l’inaugurazione del Auditorium Maximum Wyższej Szkoły Humanistycznej.

Per l’inaugurazione la scelta è stata l’opera buffa “La Serva Padrona” (1733) di Giovanni Battista Pergolesi su libretto di Gennaro Antonio Federico, protagonisti di questa impresa il soprano Dominika Zamara nel ruolo di Serpina, il basso Gerardo Spinelli (che ne ha curato anche la regia) nel ruolo di Uberto e nel ruolo di Vespone il servo muto l’attore di pantomima Marek Smycz accompagnati dall’ Ensemble da Camera di Cracovia.

La regia è risultata molto frizzante senza perdere la visione del contesto storico originale dell’opera, mentre la scenografia costituita da un gioco di luci proiettate su fondo scena creando dei pattern dando un contrasto spettacolare trai i costumi e l’arredo barocco.

La differenza hanno fatta loro: le voci della Zamara e dello Spinelli che si sono fuse in una perfetta armonia donando una freschezza al tutto, spettacolari oltre che nel canto anche nell’interpretazioni dei ruoli e qui come non citare Smycz, attore di pantomima e quindi per sua specificità ha saputo dare una particolare espressività al suo personaggio. L’Ensemble da Camera di Cracovia ha saputo impreziosire il tutto con un suono pulito e cristallino. Una lunga standing ovation omaggia l’inchino degli artisti sino alla chiusura del sipario.

Dalla viva voce degli interpreti.

La Zamara: Questa opera mi esprime tanta gioia, mi sento veramente Serpina caratterialmente anche nella reale.

Amo il genio di Pergolesi, molte volte l’ho eseguita in Italia America ed è la prima volta in Polonie ne sono felice con un cast eccezionale, felice di aver diviso il palco con Gerardo bravissimo basso, a Marek con il quale ho lavorato molto in passato all’ Ensemble, tutti bravissimi.

Lo Spinelli: È stata una bellissima esperienza in questa terra che ebbi modo di visitare e ora apprezzare da punto di vista artistico e che mi accolto a braccia aperte e molto calorosamente.

Sono lieto di aver cantato con una grande cantante come Dominika, poi Marek, l’Ensemble e l’organizzazione, un plauso a tutti, non vedo l’ora di tornare.

La trama dell’opera in breve: Un ricco e attempato signore di nome Uberto ha al suo servizio la giovane e furba Serpina che, con il suo carattere prepotente, approfitta della bontà del suo padrone. Uberto, per darle una lezione, le dice di voler prendere moglie; Serpina gli chiede di sposarla, ma lui, anche se è molto interessato, rifiuta.

Per farlo ingelosire Serpina gli dice di aver trovato marito, un certo capitan Tempesta, che in realtà è l’altro servo di Uberto (Vespone il muto) travestito da soldato. Serpina chiede a Uberto una dote di 4000 scudi; Uberto, pur di non pagare, sposerà Serpina, la quale da serva diventa finalmente padrona.

Enrico Bertato

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Musica

Il video del singolo di Dj Dropsy e Lanz Khan “INGANNI”.

dj dropsy

32 barre ricche di citazioni della Milano che li ha cresciuti e formati.

Il titolo fa riferimento alla fermata della metropolitana “Inganni” dove esattamente 30 anni DJ Dropsy fu coinvolto in una sparatoria mentre dipingeva dei graffiti su un treno.

Un avvenimento funesto che però, in fondo, ha la fortuna di poter raccontare….

Il singolo è uscito il 27 Dicembre il nuovo singolo di Dj Dropsy in collaborazione con Lanz Khan, rapper milanese di spessore e di notevole talento che ha già al suo attivo numerosi album.

Il titolo fa riferimento alla fermata della metropolitana “Inganni”, una delle varie citazioni, che si trovano all’interno del brano, celebrative della Milano degli anni 80 e 90.

L’obbiettivo è quello di far rivivere all’ascoltatore il sapore di quello che era l’ambiente di quell’epoca, in cui è nata anche la cultura hip hop locale.

Ringrazio ancora Dj DROPSY (from the legendary Ckc crew) per questo viaggio in metro nel tempo

Special thanks to the legends Dosey & Fame aka Jake La Furia

Lanz Khan

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Musica

Sonia Mazza reinterpreta nel suo nuovo Singolo “Que Je T’aime” di Johnny Hallyday.

Sonia Mazza

Sonia Mazza nata nella Svizzera Francese, Morges, i suoi genitori sono italiani , la colonna sonora della sua infanzia è stata la musica Italiana.

Il suo è un percorso  atipico.

Modella, guardia del corpo, giornalista, speaker radiofonica, da 13 anni possiamo sentirla ogni giorno su Rouge FM,  attrice, ballerina, cantante.

Una cosa è certa: ha sempre seguito il suo istinto.

Come spesso accade, sono i periodi bui a dare il via a grandi progetti personali, infatti proprio dopo un episodio difficile della sua vita, Sonia ha deciso , supportata dalla Radio in cui lavora di incidere il suo primo brano “Feel like”, il suo secondo singolo è stato in lingua Italiana “Parlami di te” un dialogo interno per accettare gli errori, perdonarsi e andare avanti.

Collaborando con il produttore e manager Enzo Longobardi cosciuto al concorso “Je so Pazzo” qualche mese faed, è nata anche una intesa con l’ arrangiatore e compositore Marco Petriaggi che ha dato vita ad un album con 5 brani in uscita durante il periodo della kermesse Sanremese.

In questo nuovo album i testi sono stati scritti da me ed Enzo Longobardi.

Abbiamo dato vita ad una serie di brani che faranno parte del suo Ep che vi racconteranno la parte più segreta di Sonia Mazza.

@soniamazza_official

E’ da poco uscita la sua interpretazione di un brano storico di Johnny Hallyday dal titolo Quanto t’amo/ Que je t’aime.

La scelta di questo brano è nata dalla volontà di proporre un pezzo nel quale Sonia potesse  esprimersi  anche in francese. 

Que je t aime è uno tra i pezzi più ascoltati  dio Johnny Hallyday che lui stesso cantò anche  in italiano.

L’idea di Enzo Longobardi la voce di Sonia e l’ arrangiamento di Marco Petriaggi hanno fatto il resto.

In radio e negli store digitali il nuovo singolo “Que je t’aime” (Quanto t’amo) (Label: Carpe Diem Edizioni Musicali S.a.s.) remake del successo internazionale di Johnny Hallyday (producer/remixer by Marco Petriaggi ed Enzo Longobardi).

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