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Redazione

Arte

Atene: ANDREA PINCHI “IL SOGNO DEL MITO QUOTIDIANO” a cura di Giuditta Elettra Lavinia (GEL) Nidiaci, 24 maggio – 21 giugno 2024.

ANDREA PINCHI

Istituto Italiano di Cultura di Atene Patission 47, Atene

Inaugura Venerdì 24 maggio alle ore 18, presso la sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene, la mostra personale di Andrea Pinchi dal titolo Il sogno del mito quotidiano, a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci.

L’esposizione si compone di un corpus di diciotto tele realizzate con pittura acrilica, in alcune delle quali è presente l’inserimento di pelle proveniente da organi musicali antichi. Tale pratica non è nuova nell’opera di Andrea Pinchi: l’artista fa parte di una famiglia di storici produttori di organi musicali. Pinchi, da sempre, si muove in una sostanziale grammatica astratta per la realizzazione delle sue opere, questo nuovo ciclo di lavori tuttavia, realizzati appositamente per la collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Atene, vede la coesistenza, assieme alla consueta dimensione astratta della pittura dell’artista, di alcuni elementi figurativi seppur in modo accennato, quasi stilizzato.

Il filo conduttore della mostra è senz’altro quello dell’esaltazione della dimensione onirica, da sempre strettamente connessa a quella mitologica, ma anche di come questa possa essere applicata al tempo odierno, non solo inteso come contemporaneità, ma anche, in maniera più prosaica ma non per questo diminutiva, come quotidianità, come collettività concepita come  somma delle individualità.

Così scrive la curatrice GEL Nidiaci nel testo critico posto a corredo delle opere: “Il sogno del mito quotidiano di Andrea Pinchi è un ciclo di lavori che rappresenta, in maniera inequivocabile, il punto d’incontro tra un macro tema e un micro tema.

La dimensione macro cosmica e microcosmica si uniscono in una mistura alchemica pittorica senza precedenti, che sottintende e non prescinde un ragionamento di tipo squisitamente deduttivo (inteso come procedimento razionale che fa derivare una certa conclusione da premesse più generiche, dentro cui quella conclusione è implicita). 

La dimensione onirica, che comprende sia l’attività onirica, ovvero il sognare, attività psichica che si esplica durante il sonno, sia l’immagine onirica, ciò che viene sognato, ovvero il contenuto manifesto nel sogno, ha spesso assunto un’apparenza illusoria e irreale nel pensiero greco, ma non soltanto:

Aristotele sosteneva che attraverso i sogni vedessimo delle immagini e queste immagini per Aristotele avevano cause esclusivamente fisiologiche; i sogni dunque non erano altro che tracce della percezione nello stato di veglia, condotte dal sangue fino al cuore e che riaffioravano durante il sonno. 

Con un approccio aristotelico, dunque carico e intriso d’inusuale pragmatismo per un macro tema così espanso e inafferrabile come quello della dimensione onirica, Pinchi, attraverso una narrazione maggiormente prosaica, si avvicina al micro tema del racconto del reale attraverso la rappresentazione di un individuo che sogna semplicemente ciò che vive, trasferendo sulla tela forme attratte che hanno una precisa collocazione e decodificazione, e che non si preoccupano di convivere insieme a forme figurative”.

La mostra sarà visibile fino al 21 giugno prossimo.

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Musicaspettacolo

Festival Internazionale di Musica da Camera

Dominika Zamara

Domenica 12 maggio, alle ore 21:00 si terrà presso Santuario della Madonna del Pianto, Via Madonna del Pianto, 24021 Albino BG, il Concerto che vedrà Impegnati un Duo d’eccezione soprano Dominika Zamara e il Maestro Ennio Cominetti, il Duo di ritorno dal tour in Polonia si esibirà in concerto per le Celebrazioni Mariane. Un viaggio onirico a ritroso nelle epoche passate per riscoprire repertori e compositori che ne hanno fatto la storia di questo filone musicale e senza tralasciare dei risvolti contemporanei.

Un’immersione in una magia sonora creata dal sapiente tocco del Maestro Cominetti e dalla vellutata della Zamara.

Ingresso libero

L’ evento programmato all’interno delle “Settimane Diocesane della Cultura” con il Patrocino del Comune di Albino con la collaborazione di A.Gi.Mus. Lombardia (MI) e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Artistica del M° Donato Giupponi

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Food & Beverage

Sapore di mare a Livorno.

Livorno

Livorno, città di porto, crocevia di culture, irrequieta e dal forte sapore di mare, non evoca la vacanza, come invece la vicina Viareggio, sebbene stia diventando uno scalo croceristico sempre più importante, con ventimila sbarchi il primo fine settimana di maggio.

Il mare a Livorno è la sua origine, costruita relativamente tardi come una città di fondazione per dare un porto ai Medici.

Così questo tratto di mar Tirreno è la sua ragione, il suo terreno di sfida per l’eccellenza, basti pensare all’Accademia Navale, la sua condanna, quella di non essere percepita come città d’arte e cultura, il suo respiro ampio, aperto all’incontro che però porta qualche difetto nell’eleganza.

Qualcosa sta cambiando anche proprio sul fronte della cucina.

Un tempo la Toscana era associata soprattutto a una cultura di terra nei sapori, fatta appunto eccezione per Viareggio, mentre la ristorazione in Versilia arriverà più tardi e Livorno con il suo famoso Cacciucco o il Baccalà alla livornese era l’emblema della cucina marinara, ma anche tanti piatti meno conosciuti alcuni dei quali legati ad esempio alla cucina ebraica o a quella delle tante comunità che vi lavoravano o ne erano frequentatrici.

A un certo punto questa ‘cucina povera’, lo street food ante litteram, la torta di farina di ceci e tutto quel mondo di cucina popolare e di tradizione, economica in parte è scomparso, in parte è stato un po’ snaturato dal turismo, che in città in realtà non è così preponderante.

Se la città non ha punte di eccellenza, legate soprattutto a uno stile gourmet sofisticato, a volte anche all’eccesso nel prezzo, sta consolidando una cucina di sperimentazione legata al territorio che non snatura i luoghi ed è fatta da appassionati.

Abbiamo provato due luoghi che ci sembra valgano la pena per diverse ragioni, prima tra tutte la materia prima, una buona realizzazione e anche un servizio accurato, pieno di entusiasmo e con la voglia di ricerca.

A pranzo siamo andati all’Ardenza, scendendo verso sud, percorrendo quel bel lungomare, dieci chilometri di mare in città, passando davanti alla terrazza Mascagni, agli storici Bagni Pancaldi, all’Accademia Navale, un’eccellenza mondiale ancora troppo poco conosciuta, e così mentre alla nostra destra si apre l’orizzonte blu del mare e le isole in lontananza, a sinistra sfilando le costruzioni Liberty.

Allontanandosi poco dal mare si trova il Ciglieri, un piccolo locale che è stato preso in mano da Bernardo Bastiani, Chef e Patron, con una bella mano e una timidezza che non guasta in un mondo in cui tutti si sentono delle star. L’ambiente è molto semplice e raffinato, moderno con tocchi vintage sui toni del grigio e qualche ceramica antica, pennellate di arancio e un giardinetto per la bella stagione.

Non sono tanti posti e l’idea è di un lavoro sartoriale a misura di cliente.

In sala Andrea Corongiu, minuta e scattante che in punta di piedi svela la sua passione e la voglia di non smettere di imparare. Il cognome allude alla sua origine sarda e porta con sé una bella esperienza da Uliassi a Senigallia, con una buona conoscenza del vino e soprattutto il desiderio di fare un lavoro di ricerca che si nota nelle ‘chicche’ che ricerca sul territorio senza smettere di guardare oltre confine, soprattutto con incursioni sul territorio francese.

La cucina è quasi tutta rivolta al mare, anche se è possibile qualche richiesta di mare, quasi sempre ad esempio in stagione c’è il tartufo, anche perché chi frequenta il locale che sono sempre più degli habitué desidera sentirsi al mare.

Gli ingredienti sono una materia prima di qualità, l’attenzione alla stagionalità che diventa uno stimolo per arricchire le preparazioni, la creatività di un impiattamento originale e suggestivo che rivisita i piatti più semplici.

Si inizia con una piccola entrée offerta dallo chef che è un uovo non uovo, servito nel suo contenitore di cartone, in realtà una ceramica con crema di patata affumicata e salsa alla curcuma.

Tra i primi interessante un risotto ai frutti di mare con katsuobushi che crea un effetto visivo suggestivo come un’opera d’arte cinetica perché il calore fa muovere queste ‘ali di mare’.

Tra i secondi si può scegliere una frittura, servita come una tempura o un’ombrina cotta a bassa temperatura quindi passata alla piastra e servita su una crema Parmantier con un asparago cotto e crudo che a seconda del momento dell’anno può essere sostituito da un’altra verdura. I dolci cambiano spesso ma spettacolare La Moka, la rivisitazione del tiramisù servito nella macchinetta del caffè o anche una crema pasticcera che abbiamo assaggiato con pop corn, del crumble molto leggero e frutti di bosco, dove l’armonia è il bilanciamento anche tattile tra morbidezza e croccantezza, dolcezza e acidità, toni avvolgenti e sentori verticali.

L’accompagnamento con il vino è un viaggio perché la carta è in movimento con tappe sempre sicure ma non scontate sul territorio con una vocazione soprattutto ai bianchi per l’abbinamento con il pesce.

Non manca però la voglia di andare alla scoperta di prodotti particolari, anche qualche scommessa come un Riesling del Castello del Trebbio nel Chianti Rufina e lo sconfinamento soprattutto sul territorio francese.

A cena ci siamo concessi una passeggiata a Porta a mare dove le architetture dei cantieri storici Orlando dell’Ottocento oggi sono diventati un punto di incontro molto vivace. In darsena, nella parte del sotto porto, dove c’erano i rimessaggi delle barche, una sosta vale la pena a La Persiana, un locale che si affaccia sul mare, pied dans l’eau, dove a breve sarà realizzato il porto turistico e al quale già ora si può arrivare in barca. Si può cenare al tramonto en plein air o anche sotto le arcate – siamo nel Rione Borgo dei Cappuccini – che offrono un buon riparo sia al freddo sia al caldo. In origine, come accennato, un rimessaggio di barche, una storia più che centenaria che Giovanni Neri, giornalista inviato di guerra appassionato di cucina – lo ha ereditato dal nonno- ha trasformato in un ristorante gourmet le cui redini sono in mano al figlio Alberto, un passato da sportivo, una formazione nella fotografia e Sommelier molto fine. Lo stile ‘sapore di mare’ è quello della tradizione, un focus sul territorio unito all’innovazione soprattutto con cotture a bassa temperatura.

Il nome La Persiana richiama la tipica bevanda ‘femminile’ livornese, realizzata con anice, menta e sassolino per la parte alcolica che fa il paio con il più virile Ponce, entrambi in carta.

Molto caratteristico all’interno, curato in ogni dettaglio, con volte a mattoni e tavoli in marmo verde. Gli individuali sono ispirati al territorio con coralli, la cui lavorazione ha una lunga tradizione a Livorno, e carte nautiche.

Si può cominciare con ostriche e crudi; tra gli antipasti il Carpaccio di ombrina affumicato con verdure; fra i primi il raviolone con uovo fondente, pesce spada, punte di asparagi e bisque a freddo; poi il carrello dei pesci con scelta volutamente retrò; o il cacciucco con le 5 C; o i tentacoli di polpo alla galiciana.

Tra i dolci, tutti fatti in casa, Schiacciata briaca elbana con gelato di produzione propria ai frutti rossi. La cantina dedicata soprattutto al territorio e spazia lungo la costa dalla Liguria fino alla Maremma per navigare verso l’Elba, piena di curiosità. Uno spazio è lasciato ad alcuni grandi classici dal Prosecco al Chianti per il pubblico più internazionale e di passaggio.

La carta presenta anche buone bollicine e qualche selezione francese originale con la scelta di vitigni e Maison particolari. Il servizio è familiare quanto basta, vivace e attento alle variazioni chieste dal cliente. Interessante la presentazione e anche la scelta dei piatti.

Alberto Neri, timoniere de La Persiana, diplomato al Liceo Scientifico Federigo Enriques di Livorno, per dieci anni è stato giocatore di rugby militando in diverse squadre di Serie A. Sommelier Fisar, alterna la professione di modello per case di moda all’attività come titolare del Ristorante.  

Ciglieri

Via Giuseppe Ravizza, 43

0586508194

Chiuso da martedì a domenica solo a cena; sabato e domenica anche pranzo

La Persiana

Scali Adriano Novi Lena 38

Alberto Neri +393277743863

Luglio e agosto sempre aperto solo la sera; settembre, ottobre, maggio e giugno venerdì-domenica: pranzo e cena; lunedì-giovedì solo la sera; novembre-aprile: giovedì solo la sera; venerdì-domenica pranzo e cena.

Giada Luni

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: La maschera delle buone maniere.

Elisa Volta

Non è possibile affermare di conoscere le buone maniere dopo aver letto un libro o seguito un corso, ed è meglio tenersi alla larga da chi afferma tale presunta verità.

Mi duole dare questa notizia!

Le buone maniere sono il risultato lento di esperienza, osservazione unita ad insegnamenti, ricerca e consapevolezza. Le buone maniere vere vanno carpite e imitate, più che studiate attraverso grafici.

Serve un’attitudine al rispetto e alla correttezza, si tratta di intraprendere una scelta di vita fatta anche di rinunce e all’occorrenza di passi indietro o a lato. In un mondo votato alla visibilità e al tornaconto personale, una strada non per tutti insomma.

Nella polposa offerta di corsi, capita di incontrare insegnanti che danno consigli e regole infallibili, ma è tra le righe di certe affermazioni e soprattutto nei comportamenti personali che viene smascherato chi ne ha fatto un business, ma ahimè non uno stile di vita.

Le buone maniere (quelle vere) sgorgano naturalmente dall’anima.

Chi si approccia all’insegnamento delle buone maniere con freddezza e precisione chirurgica di chi parrebbe tenere un corso di alta finanza, o viceversa chi si esibisce in prestazioni da tiktoker, può sicuramente ricavare guadagno, ma non trasmettere ciò che le buone maniere rappresentano.

È fuori dall’aula e lontani dallo schermo che chi conosce e pratica le buone maniere si distingue dal fake.

I castelli di soli concetti sono destinati a crollare presto.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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spettacolo

Spettacolo ed Emozioni al Galà di Travagliato Cavalli.

Dafne Apollonio,

La violinista Dafne Apollonio, artista e modella novarese,  ha partecipato al Gala serale intitolato “Energie” della 42° edizione di Travagliato Cavalli, una delle più importanti fiere equestri nazionali, con il suo violino  ha saputo catturare sia il pubblico che gli addetti ai lavori per eleganza, bravura ed interpretazione accompagnando  il “Team Volteggio Giona Show”, costituito da tre giovani ragazzi che hanno eseguito spettacolari ed adrenaliniche figure acrobatiche mostrando il perfetto equilibrio tra musica e presenza scenica. Il graditissimo ritorno della famiglia Giona, di fama internazionale, e lo splendido numero “in libertà” di Alex Giona, già premiato a Montecarlo con il Clown d’argento, ha regalato emozioni uniche al numeroso pubblico presente nelle 4 serate.

Questo fantastico mondo di spettacoli equestri fatto di artisti e di professionisti del settore è in continua crescita ed è  nato da poco il dipartimento “spettacoli e arte equestre creativa” di ENGEA che mira a sviluppare il settore artistico equestre e a creare le basi per promuoverlo cercando  di diffondere la cultura equestre sul territorio nazionale ed internazionale mettendo in mostra la regalità ed eleganza del cavallo, regalando momenti di riflessione per l’uomo.

Bellissime le parole di Antonio Giarola, regista del Galà d’oro di Fieracavalli Verona che ha sottolineato l’importanza di sviluppare insieme a tutto il mondo artistico nazionale questo bellissimo settore.

La fiera di Travagliato è un appuntamento che dà la possibilità di avvicinarsi al mondo dell’equitazione e dell’arte grazie a varie tematiche e discipline affrontate durante le 4 giornate di fiera e più precisamente si è parlato di Teatro Equestre ma anche di Doma Classica e di Doma Vaquera; alcuni spazi sono stati dedicati ad Horse Friendly, un insieme di Scuole di Equitazione Etologica. Sempre di equitazione Etologica si è parlato con la Scuola di Horsemann di Marco Vignali ed i suoi 20 istruttori . Senza dimenticare il concorso di Spettacoli voluto da FITETREC-ANTE, lo Show Iberico, il Cabaret. 

Ovviamente finito questo spettacolo si continua nel lavoro e nella preparazione di nuovi eventi e colgo l’occasione per invitarvi il 28/29/30 giugno presso Villa Giona a Castelguglielmo per un bellissimo spettacolo dal titolo Amazzoni che avrà come tema “gli elementi e le divinità nella terra della Dea” dove per la prima volta in Italia vedrete una violinista a cavallo.

Ringrazio di cuore Alex Giona e la sua famiglia per avermi inserita nel loro gruppo e ovviamente un grazie agli organizzatori di Travagliato ed al regista Umberto Scotti senza i quali tutto questo non avrebbe potuto esistere. Grazie anche a Riccardo Di Giovanni e Antonio Latteri presentatori impeccabili.

Grazie anche a tutti i fotografi e videomaker intervenuti per immortalare ogni singolo attimo tra i quali Massimo Vertua, Giacomo Comoli, Gaetano Cucinotta, Alberto Bertozzi e Valerio Tallini.

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AttualitàSenza categoria

COMICON Napoli 2024. Dieci nuovi content creator entrano nella squadra dei creativi Alcott.

COMICON Napoli 2024.

«La partecipazione a COMICON Napoli è stata anche quest’anno entusiasmante – racconta Salvatore Colella, CEO Capri Group –. Vedere un numero enorme di ragazzi e ragazze che coltivano una passione è davvero straordinario ed è un segnale importante. Capri Group ha scelto di sostenere COMICON Napoli per la condivisione degli stessi valori di amicizia, arte e cultura, uguaglianza e rispetto; un grande evento nato a Napoli che ha lavorato con costanza per diventare prima nazionale e poi internazionale, proprio come abbiamo fatto noi con la nostra realtà aziendale.

Troviamo doveroso essere presenti e sostenere i grandi eventi organizzati a Napoli e in Campania perché pensiamo che le reti siano sempre una risposta vincente. Grazie a questo legame con il COMICON Napoli, siamo riusciti a regalare una giornata di gioia e di giochi ai bambini e ragazzi di sei associazioni territoriali e questa è stata la cosa più bella di questi quattro giorni alla Mostra d’Oltremare».

Alcott ha dedicato l’ultima giornata del COMICON Napoli 2024 alla creatività con il contest creator, coinvolgendo i comiconiani e la loro gioia di vivere. Più di 150 tra ragazzi e ragazze hanno partecipato al contest, in presenza e on line, e tra loro ne sono stati selezioni 10 che creeranno contenuti per i social ufficiali di Alcott, che ancora una volta mostra attenzione e sensibilità per la generazione Z, creando opportunità di lavoro.

«Dopo il successo avuto nelle tappe di Roma e Napoli, torniamo nella nostra città portando il creator day al Comicon 2024, aprendo a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze che hanno voglia di divertirsi, la possibilità di partecipare – racconta Davide Zauri, direttore creativo Capri Group -. Non abbiamo guardato né i numeri né la popolarità dei profili. La scelta di Alcott è stata quella di premiare davvero la gioia di vivere, e al Festival Internazionale della Cultura Pop di creatività e sorrisi ce ne sono parecchi. Ora abbiamo nuovi creatori di contenuti che animeranno i nostri canali social ufficiali e altri si uniranno a loro con il creator day di Milano, in programma il 9 maggio al flagship store Alcott di via Torino».

I ragazzi e le ragazze selezionati e ingaggiati creeranno in piena libertà i loro outfit Alcott e si divertiranno a creare contenuti senza alcuna linea guida, esprimendo il loro modo di essere.

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Arte

Alla Biennale d’Arte di Vigevano entra la Driftwood Art.

Rossella Pennini

La prima Biennale d’arte di Vigevano si distingue per la sua offerta artistica eclettica che coinvolge oltre 100 artisti nazionali e internazionali. Nomi che rappresentano una varietà di medium e stili: si va dalla pittura e scultura tradizionali a forme espressive più contemporanee come installazioni e performance d’arte.

In questo panorama creativo incuriosisce la Driftwood art, insolita da trovare nelle grandi kermesse artistiche.

Una tecnica apparentemente semplice che nasconde un lungo lavoro di ricerca, studio della figura e capacità di scorgere tra le curve e i nodi del legno quella che poi diventerà una nuova e originale creazione.

Driftwood art è il nome anglosassone dell’arte di recuperare i legni di mare.

È un modo di fare arte davvero particolare, si tratta di opere realizzate con il solo utilizzo del legname spiaggiato e levigato dal mare in quanto ogni pezzo di legno ha una sagoma e una conformazione unica proprio perchè lavorata dagli agenti atmosferici.

La Driftwood art valorizza al massimo questo materiale naturale dandogli una seconda vita grazie alla capacità innata o acquisita di una mano creativa.

Una tecnica apparentemente semplice che nasconde un lungo lavoro di ricerca, studio della figura e capacità di scorgere tra le curve e i nodi del legno quella che poi diventerà una nuova e originale creazione.

Tale peculiarità rende l’arte del legno marino uno strumento con intrinseche qualità terapeutiche sull’uomo, attraverso il parallelo fra il percorso di rinnovamento del legno e quello del soggetto.

Le opere inserite nell’articolo sono esposte alla Biennale e sono state create dall’artista Rossella Pennini, che , sottolinea il suo curatore, ha un’incredibile capacità compositiva, basti solo pensare che Spirit, l’opera in copertina , è composta da oltre 5000 legni di diverse dimensioni, accuratamente raccolti , sciacquati , messi ad asciugare, successivamente selezionati uno ad uno e infine accorpati per creare la sagoma finale.

Il processo di selezione artistica è avvenuto attraverso un open call in cui gli artisti hanno presentato la propria candidatura.

In una prima fase la curatrice Arianna Forni ha selezionato gli artisti idonei e nella seconda fase l’operatività è stata «decentralizzata» con l’inserimento di un membro della direzione artistica della Biennale di Larnaca (Cipro) come parte integrante di quello che in futuro sarà il comitato di selezione della Biennale d’arte di Vigevano.

Dall’8 Aprile al 31 Maggio 2024
Castello Sforzesco di Vigevano, Piazza Ducale, 20, 27029 Vigevano PV

Tutti i giorni dalle 10,00 alle 19,00

Per acquistare il biglietto clikkare sul link Acquista

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Musica

Debora Pagano, dal singolo “ORA PAGA” al probabile titolo dell’album “deb ORA PAGA no”: “penso che raccontarsi sia un modo di scoprirsi gradualmente”, intervista a cura di Numa Echos per Rechos Records & Promotion.

Debora Pagano

Poliedrica artista, Musicista, cantautrice, illustratrice fa dell’arte il principale mezzo di comunicazione.

Conosciamo meglio Debora, lasciando che sia lei a raccontarsi rispondendo alle mie domande:

Come si può evincere dalla tua biografia ti relazioni a discipline molto diverse tra loro.

Qual’e’ l’elemento fondamentale che costituisce Il collegamento tra loro?

Penso che il collegamento sia sempre esprimere una parte di me, che sia figurativa o a parole, deve sempre esprimere un concetto o un mio modo di vedere le cose, che sia scultura, pittura, disegno o musica per me è un bisogno.

A volte è più facile trovare le parole giuste per descrivere qualcosa di specifico, mentre altre volte è più semplice racchiudere tutto in un’immagine che possa lasciare anche il dubbio nell’interpretazione o nel rispecchiarsi per l’osservatore creando nuovi punti di vista.

Le tue competenze inerenti al diritto d’autore e alla proprietà intellettuale sono sicuramente vantaggiose ma e’ raro che un artista se ne occupi personalmente. Come gestisci il rapporto tra l’aspetto creativo e quello burocratico?

Questo è molto complesso in effetti… probabilmente è una contraddizione che esiste in me da sempre: l’aspetto totalmente rigoroso e schematico in contrapposizione alla parte creativa e spesso non controllata.

Ho scelto di essere informata e preparata nell’ambito della proprietà intellettuale e del diritto d’autore proprio perché avendo molte sfaccettature e muovendomi in più settori dovevo tutelarmi, specialmente poiché tutto quello che “produco” è frutto della mia stessa capacità intellettiva e della mia creatività.

Ho visto molti artisti perdersi in un bicchiere d’acqua per non aver mai letto un contratto da loro firmato o per non avere chiare le dinamiche intorno ai diritti che a loro stessi spettano, e onestamente non volevo ritrovarmi in quelle stesse dinamiche, anzi ho intrapreso questi studi proprio per imparare a tutelare me e chiunque voglia una chiave di lettura nel settore.

Quindi in conclusione posso solo dire che l’aspetto creativo è inconcludente se non correttamente tutelato o se esso stesso non porta vantaggi al suo creatore ( oltre la soddisfazione personale nella realizzazione ), ecco perché subito dopo la creatività e davanti all’ “opera” conclusa mi pongo delle domande: come posso tutelarla e tutelarmi? come posso far fruire un pubblico trovando il miglior compromesso per tutti? Può rimanere fine a se stessa?

E quindi qui per forza di cose devono confluire entrambi gli aspetti e sostenersi a vicenda.

Quale ambito ti permette di esprimerti maggiormente a livello intimistico e perché?

Forse l’aspetto più figurativo ed illustrativo, o comunque tutto ciò che è immagine e video, le parole, specialmente se si canta o si scrive in lingua italiana, non sono facilmente confondibili, anzi, sono precise e dirette.

L’ immagine o il montaggio di video e gli stessi effetti ad oggi esistenti per creare mondi visivi possono camuffare più facilmente pensieri scomodi o essere esteticamente “belli” e creare fumo negli occhi per visioni più superficiali, allo stesso tempo invece per chi sa guardare bene ed è intenzionato a farlo possono fornire dettagli vividi di un pensiero.

Con le parole questo non è possibile, non so girarci intorno, e quindi sicuramente l’immagine mi aiuta ad esprimere anche i lati più intimistici e i tabù che ad alta voce farebbero troppo rumore.

Come affronti la competizione e il desiderio di primato che aleggiano tra i giovani artisti a discapito del progresso verso un obiettivo comune?

Devo essere totalmente onesta e dire che la competizione o il desiderio di primato non sfiorano mai i miei pensieri, non per presunzione, ma perché oggettivamente non ci penso.

Credo ci sia spazio per tutti ( o meglio, per tutti quelli che hanno qualcosa da dire ) e che gli obiettivi comuni spesso siano un’utopia.

Tutto ciò che cerca di raggruppare persone affini finisce per diventare un sistema di smistamento con etichette automatiche applicate all’arte che a quel punto è solo “prodotto” così come gli artisti, e questo non mi piace.

Risulta indubbiamente scoraggiante crearsi uno spazio nell’ambiente di oggi e vedere meteore in ambito musicale che in un giorno raggiungono quello che si ambisce a raggiungere da anni, ma allo stesso tempo penso che ci sia un tempo e un luogo per tutto e per tutti e che la competizione ( se non quella sana e dettata dalla stima verso chi ha già raggiunto certi obiettivi ) sia anacronistica. Gli obiettivi comuni temo siano falsi miti al giorno d’oggi.

Hai pubblicato parecchi singoli nel corso degli anni e ti sei occupata di quasi tutto: composizione delle musiche e scrittura dei testi, realizzazione delle grafiche, montaggio dei video etc. Quale direzione stai seguendo e quale obiettivo finale ti sei posta?

La direzione è sempre quella di creare qualsiasi cosa possibile ed esprimermi in tutti gli ambiti rimanendo sempre fedele a me stessa, ai miei valori e a quello che spero di comunicare.

Posso quindi dire che la direzione è esprimere me stessa ma sperando sempre di toccare il cuore o il pensiero del pubblico e avere un riscontro ed una condivisione, ma spesso i mezzi non sono gli stessi per tutti, c’è chi può guidare una Ferrari e fare molti chilometri in pochi minuti e chi ha una semplice utilitaria e dovrà impiegare più tempo per raggiungere la stessa meta.

Uno dei miei sogni nel cassetto se possiamo definirlo “obiettivo” è Sanremo, la televisione e l’ambito dello spettacolo in generale, nel bene e nel male.

Ma l’obiettivo più grande sarebbe quello di riuscire a realizzare concretamente un album che rispecchi le mie aspettative e portarlo in tour, con un reale team di lavoro e un ambiente sano di persone che davvero hanno voglia di fare musica e divulgarla.

Quali sono le tue priorità artistiche in questo momento?

Indubbiamente farmi conoscere in tutte le mie sfaccettature da un pubblico più ampio possibile, concludere un libro al quale lavoro da anni, e come nella domanda precedente pubblicare il mio primo album effettivo.

Le priorità possono cambiare da un giorno all’altro, dipende sempre da chi hai intorno e da come vuoi vivere la tua vita, indubbiamente la mia priorità assoluta sarebbe quella di vivere esclusivamente della mia arte e delle mie competenze senza scendere a compromessi ( ma purtroppo tutti dobbiamo pagare l’affitto, no? ).

Il tuo recente singolo “Ora Paga” è, come da te specificato, un brano autoreferenziale.

L’autoreferenzialita’ e’ una peculiarità di tutte le tue creazioni? Non pensi che raccontarsi, a volte, possa rendere l’artista più vulnerabile dinanzi al nemico?

Assolutamente si, è una peculiarità di tutto quello che faccio. Difatti deriva dal mio stesso nome “deb ORA PAGA no” e vorrei fosse proprio questo il titolo del mio album, non c’è identità migliore del mio stesso nome per descrivere me o quanto desidero esprimere. Indubbiamente penso che raccontarsi sia un modo di scoprirsi gradualmente, ma se non si ha nulla di brutto da nascondere perché bisognerebbe risultare vulnerabili?

Tutti abbiamo pregi e difetti ma il confine tra amici e nemici è molto sottile nell’ambito artistico e ancor di più in quello strettamente musicale e discografico.

Credo che chi voglia esserti “nemico” trovi qualsiasi sfumatura alla quale potersi attaccare per creare problemi, mentre chi vorrà esserti “amico” cercherà sempre di giustificare quelle stesse sfumature, quindi credo sia sempre una carta vincente non fingere e mostrarsi per quello che si è piuttosto che vivere una bugia che prima o poi ci peserà troppo ricordare.

All’interno del singolo in questione è presente la voce del cantautore e musicista Morgan, all’anagrafe Marco Castoldi. Com’è nata l’idea di impreziosire questo brano con il parlato dell’artista che si muove all’interno della canzone come un pensiero?

Questa canzone nasce almeno nel 2018 o 2019, è talmente datata nella scrittura che non ricordo esattamente quando ha preso la forma definitiva, ma è nata già con la voce di Morgan al suo interno

poiché quelle stesse frasi pronunciate da lui in alcuni audio che mi aveva inviato precedentemente ne avevano ispirato la scrittura.

Il concetto parte infatti dalla frase pronunciata da lui ad inizio canzone ( e poi in ‘reverse’ ) “In girum imus nocte et consumimur igni” che sarebbe un palindromo in lingua latina di origine poco definita che significa “giriamo in tondo nella notte e veniamo consumati dal fuoco”, e proprio questa idea mi attraeva e su questa frase ho basato l’intero senso della canzone.

In particolare sul concetto delle falene come animali notturni che vengono attratti dalla luce ma spesso ne

muoiono per essersi avvicinate, ed ecco perché “ora paga” forse è un po’ il risultato della ricerca

spasmodica del successo o semplicemente la consapevolezza e diretta conseguenza delle proprie scelte,

qui consiglierei di ascoltare il brano per avere una propria idea in merito, probabilmente è un monito.

Stai lavorando a nuovi brani o hai altri progetti imminenti?

Sempre lavoro a qualcosa, molto altro è già pronto in attesa di collocazione, altri brani invecchiano e

perdono senso in attesa di trovare la propria strada.

Sto lavorando a nuove canzoni e restaurando vecchi lavori in sospeso, ma resteranno in cassa integrazione finché non avranno lo spazio che meritano, vorrei fossero ben contestualizzati in un album o comunque che avessero la giusta risonanza, fino a quel momento resteranno tra me e me, ma spero vivamente che sia un’attesa minima e possano essere ascoltati quanto prima.

Forse sto aspettando la giusta proposta discografica proprio per conciliare i miei diritti e quelli dei miei

brani, sarebbe ingiusto metterli in circolo senza la possibilità di raggiungere più pubblico possibile, credo che non ci sia bisogno essere ipocriti in questo caso, nessun cantautore fa canzoni per poi non farle ascoltare.

Sito Ufficiale: www.deborapagano.it

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eccellenze italianeFood & Beverage

Cioccolato e vino, un amore insolito che si rinnova nel tempo. Al Vinitaly il Fervolato, figlio di Noalya e Marco Caprai.

Marco Caprai

Presentato un prodotto unico al mondo il primo cioccolato fermentato con il mosto in questo caso il Sagrantino di Marco Caprai. All’origine l’amicizia tra Alessio Tessieri, titolare di Noalya il cioccolato Coltivato, Azienda di Ponsacco in provincia di Pisa, e Marco Caprai dell’omonima azienda vinicola umbra.

Una passione comune per i prodotti della terra e la scommessa di rilanciare qualcosa che rischiava l’estinzione, la varietà di cacao criollo quello usato nella fattispecie “Criollo di Merida” comunemente chiamato Criollo Merideño e il vitigno autoctono Sagrantino, ma che condividono altresì basse rese che li rendono poco appetibili per i contadini.

Osservando le caratteristiche del cioccolato e del vino e notando molti punti in comune è nata la curiosità da parte dei due produttori di unire la fermentazione che con molta dedizione e sperimentazione, nonché investimenti, ha portato alla nascita del Fervolato, neologismo da ‘fervere’, ricordando l’energia della fermentazione.

La fermentazione iniziale del cioccolato viene fermata e riprende spontaneamente a contatto con la fermentazione in atto delle uve che diventa così un processo elevato al cubo.

È importante sottolineare che non si tratta di un’infusione o della creazione di un cioccolato al vino ma di una genesi assolutamente originale. L’eredità genetica che il vino trasmette al cioccolato non è solo nei sentori ma nella capacità di evolvere nel tempo che è straordinaria ed è un’esperienza sensoriale nuova.

Abbiamo infatti avuto l’occasione di assaggiare il Fervolato due mesi fa nelle tre tipologie, rispettivamente prodotte in acciaio, anfora e rovere e quest’ultimo ci ha regalato una speziatura significativa e una decisa avvolgenza mentre l’anfora appariva più ‘fredda’.

È impressionante come passato il tempo l’anfora ci restituisca la complessità dell’incontro e del territorio mentre il legno comincia a prevalere e a far uscire la dolcezza.

Aspettiamo prossimamente di riassaggiare il cioccolato in acciaio che donando freschezza conserva un’ originarietà maggiore ma potrebbe arrivare una sorpresa. Inoltre con una tendenza sempre più spiccata dei vini ad essere gastronomici, sperimentare nuovi cibi e creare potenziali abbinamenti creativi – e il cioccolato viene considerato dai Sommelier quasi una negazione – apre scenari interessanti anche sotto il profilo economico oltre che sensoriale.

Quest’ultimo aspetto d’altronde risponde all’orientamento dell’aspetto della narrazione che è sempre più importante nel consumo a tavola.

A cura di Giada Luni

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Al Vinitaly Marchesi Frescobaldi festeggia 10 anni di Alìe.

Alìe Frescobaldi

Dieci anni del Vino Rosé Alìe, una data festeggiata con enfasi da Marchesi Frescobaldi all’edizione 2024 del Vinitaly perché sono le prime dieci vendemmie della Tenuta Ammiraglia, acquisita nel 2011, nella terra del Morellino di Scansano, in piena Maremma dove si sente forte la vicinanza del mare, a soli quindici chilometri. L’importanza di questo prodotto, sottolineano in azienda, sta nel fatto che Frescobaldi è stato un pioniere di quello che poi sarebbe diventato un trend.

Ancora un decennio fa infatti si parlava soprattutto di ‘rosato’. In questo caso il blend stesso è una scommessa, il matrimonio tra il vitigno internazionale Syrah e il toscano Vermentino, suggerimento indovinato dell’enologo Niccolò D’Afflitto, non a caso con una lunga esperienza francese, che consente tra l’altro l’ottenimento di un colore rosa tenue, delicato come la ninfa del mare alla quale allude, grazie alla presenza del vitigno locale che funge da stabilizzatore del colore. La veste del vino e del prodotto sposano il racconto mitologico di una terra toscana insolita nella percezione.

La bottiglia ricorda quelle francesi e l’icona è un ramo di corallo con una serie di bicchieri dedicati con un testo in serigrafia che si muove sul calice come un’onda raccontando versi ispirati alla figura mitologica con un testo elaborato all’interno dell’azienda.

Il mare non è solo un’evocazione narrativa quanto una componente essenziale del gusto ben oltre la sapidità che conferisce al vino. Il clima mitigato dalle acque del Tirreno consente alle uve una maturazione graduale che conferisce un assetto polifenolico con questo colore cipriato, che si conserva nel tempo diventando metafora della conservazione della storia e della tradizione che incontra la voglia di sperimentare e di dar libero spazio alla creatività.

Al gusto la freschezza con sentori di botaniche e una nota spiccata di pesca, della quale si sente la buccia, si intreccia alla mineralità del terroir in un vino che fa solo acciaio, pronto da bere, già sul mercato da settembre.

A cura di Giada Luni

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