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A Roma Elisabeth Unique Hotel e Galleria Russo, un matrimonio artistico.

Elisabeth Unique Hotel

Un’oasi di piacere nel cuore di Roma con più di 100 opere di artisti contemporanei, per la maggior parte italiani, questa particolarità rende l’Elisabeth Unique Hotel– tra Piazza Augusto Imperatore e Piazza del Popolo, a due passi da Via Margutta – una sorta di Museo, tanto che vi si organizzano visite guidate, ma del tutto particolare.

Quasi tutte le opere, distribuite all’interno dell’hotel negli spazi comuni, nelle camere, nella dependance e un palazzetto sempre nel circondario dove si affittano appartamenti, sono in vendita.

Quindi può capitare di essere sorpresi quanto incuriositi nel tornarvici.

L’arte qui non è solo decorazione, è lo stile stesso del vivere un hotel urbano soprattutto per vacanza o come oasi dal lavoro sia per i residenti sia per chi è in città e qui può fare una sosta.

I cataloghi d’arte nelle aree e comuni e nelle camere raccontano i vari artisti, lasciati da sfogliare come i libri in una casa. L’atmosfera infatti quello intima di un’abitazione realizzata con la consulenza curatoriale della galleria più antica d’Italia, Galleria Russo, che si affaccia su via Margutta e che ha creato un ponte del tutto particolare con questa struttura.

Andiamo con ordine e torniamo al 2018 quando l’hotel è stato aperto con la versione inglese di Elisabetta, rispettivamente madre e nonna del fondatore, Curatella, una donna simbolo dell’ospitalità per eccellenza.

A casa sua infatti, in un paesino vicino Potenza, l’accoglienza non faceva distinzioni e si poteva mangiare a tutte le ore tanto che una volta Massimo Ranieri per un concerto in zona, fu ospitato per mangiare e cambiarsi non essendoci strutture in zona.

Ora questa figura, come ci ha raccontato Evlin Rossi Director Sales & Marketing, ha segnato in modo indelebile la vita della famiglia e al suo spirito è stato dedicato l’albergo con un profumo diffuso in tutti gli ambienti e realizzato dal naso di Laura Bosetti Tonatto – esperta nella creazione di profumi su misura con particolare attenzione – anche se la signora Elisabetta è morta poco prima che l’hotel inaugurasse.

Il ‘naso’ torinese – dal 2006 parte dello staff dell’Università degli Studi di Ferrara, facoltà di Farmacia, come Docente a contratto nei master di I e II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche per i corsi “Profumi, Arte e Produzione” e “Aromacologia” – si è messa al servizio della storia, diventando il profumo di Roma con una dedica ad esempio a Via dei Coronari, la via degli antiquari e dei Musei Vaticani.

La filosofia è un ambiente elegante, esclusivo e discreto, certamente intimo perché qui non si viene per farsi vedere, per essere in vetrina e il vero lusso è nel segno della classicità.

È un luogo tutto da vivere, dove sostare e rallentare.

Così la colazione con alcune varianti a seconda dell’orario, è offerta anche per i clienti esterni, sempre à la carte, dalle 7 del mattino alle 18 e dall’ora di pranzo c’è l’introduzione di qualche primo piatto, insalata e altro.

Nella bella stagione con la possibilità di stare all’aperto in terrazza. In carta ci sono molti dei piatti di nonna Elisabetta, naturalmente rivisitati in chiave gourmet, come le polpette di pane e la zuppa inglese.

Il sodalizio con la Galleria Russo, ci ha raccontato Fabrizio Russo, è nato da un incontro fortuito, quando i signori Curatella entrati in Galleria rimasero affascinati dalle opere e proposero una collaborazione, raccolta come una scommessa. “Dopo il sopralluogo, ci ha raccontato Russo, ho fatto un appello agli artisti con i quali lavoriamo, promuovendo una serie di incontri in loco per realizzare opere site specific che in alcuni casi, come per i lavori di Enrico Benetta di Montebelluna in provincia di Treviso, classe 1977, artista diplomatosi nel 2001 in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, presente in modo significativo nell’hotel ha escogitato soluzioni in dialogo con l’architettura. La sua cifra che diventa quasi una firma sono i caratteri di stampa, in particolare le lettere dell’alfabeto in Bodoni.

Tutte le opere sono in vendita e questo rende il ‘museo’ come una vera e propria galleria, vivo, perché ogni quadro o installazione venduti sono sostituiti da altri lavori creando la curiosità di tornare in questi spazi.

Alcune opere, difficilmente trasportabili, come il soffitto della saletta accanto alla reception di Manuel Felisi – del quale si è conclusa recentemente un’esposizione monografica al Museo Bilotti di Roma – o l’installazione in metallo sulla terrazza che rappresenta un soffione realizzato appunto con lettere, di Benetta, sono state acquistate dalla proprietà”.

A breve ogni opera avrà associato un QR Code, direttamente scaricabile dal telefono, con nome, descrizione dell’opera e dell’artista, quotazioni e modalità di spedizione nel caso di acquisto, dando vita a un catalogo virtuale dell’esposizione.

Tra gli artisti Michael Gambino di Varese, le cui opere popolate di tridimensionali addensamenti di farfalle di carta (riproducenti specie realmente esistenti in natura), ritagliate a mano e appuntate alla tavola con spilli, vogliono ricostruire le leggi dell’universo.

Sul soffitto di un corridoio un’installazione di 16 opere che rappresentano 16 paesi con un senso di corrispondenza: così ad esempio la farfalla gialla in Spagna e quella blu per il Portogallo. Tra l’altro questo lavoro è costituito da pannelli con la funzione di rendere facilmente accessibile il corridoio di servizi sovrastante.

Artista da tenere sotto osservazione, secondo la Galleria Russo, Giorgio Tentolini, nato in provincia di Cremona, classe 1978, che usa la fotografia in modo particolare partendo da un’indagine sul tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati di materiali vari come tessuti, carte e PVC. Sono il tulle, la rete metallica e il nastro adesivo, regalando tridimensionalità ai suoi interventi che assumono una dimensione scultorea.

Gli arredi sono dell’architetto romano Antonio Marincola e del suo studio fondato nel 2025 Marincola Architects che ha scelto uno stile lineare, molto raffinato di modernità classica con toni di grigio perla, blu intenso appena polveroso, anche nei divani di velluto, e inserti di colore; la carta da parati richiama sui toni del grigio il Grand Tour, evocando il richiamo internazionale che suggerisce l’Italia e la cultura del viaggiare.

L’hotel vuol essere anche un luogo di incontro e a breve oltre la serata degustazione di introduzione alla cultura del vino – l’albergo sta studiando con la Maison di Épernay Charles Ellner una collaborazione – e il venerdì ci sarà l’Aperitivo in arte con la Galleria Russo, un tour di una mezzora tra le opere d’arte che può proseguire l’indomani mattina in galleria.

Tra l’altro l’Elisabeth Unique Hotel è ormai anche un punto di ritrovo per gli artisti che vi hanno lavorato.

Spesso all’interno di questo Art Hotel ci sono conferenze stampa, momenti di approfondimento, vernissage e finissage delle mostre in Galleria, una piazza per scambiarsi le idee sul mondo dell’arte.

Prossimo appuntamento espositivo romano, a ottobre, con una collettiva che si misurerà su un tema lanciato dalla Galleria per un episodio specifico; mentre a Firenze la Galleria sarà presente a fine settembre alla Biaf.

A cura di Giada Luni

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A Como il lago protagonista di sapori e saperi. A Sottovoce dell’hotel Vista Palazzo Lago di Como l’atmosfera di una fiaba contemporanea.

hotel Vista Palazzo Lago

Nel cuore di Como, un affaccio unico e suggestivo sul lago, al Roof di un ingresso discreto, quello dell’hotel boutique Vista Palazzo Lago di Como – del Gruppo LarioHotels – dal fascino d’antan, elegante con una vista lago da tutte le camere e dal ristorante Sottovoce, un nome che dice l’essenza di questo luogo, dove la riservatezza è di casa.

Siamo a Palazzo Venezia, prestigioso edificio costruito nel 1870 in seguito alla demolizione di una tintoria e subito dopo l’attuale creazione di piazza Cavour ricavata nel 1869 dall’interramento dell’antico porto costruito dai Visconti nel XIV secolo e inadeguato per i piroscafi a vapore che andavano diffondendosi.

Caratterizzato da una facciata neogotica, fatto unico a Como, è caratteristico anche per l’orologio affisso sullo spigolo dell’edificio che risale al 1904, il più antico dei 120 che si trovano sul territorio comunale.

L’ambiente è raccolto con una parete interamente vetrata che si affaccia sull’acqua con alcune sedute sul balcone per godere l’en plein air e piccoli tavoli, con tavolinetti, un arredo sofisticato e fresco ad un tempo, e un salotto privé con libreria e divano che accoglie piacevolmente e i tavoli vestiti di tovaglie realizzate ad hoc da Rivolta Carmignani.

Il lago è il vero protagonista, nella vista, nel piatto e nel racconto.

Lo chef Stefano Mattara ha fatto una scelta coraggiosa e decisa che conferma e rilancia mettendo al centro della proposta il pesce locale e rendendolo gourmet. Uno stile che sposa il territorio, scelta rafforzata dalla selezione di piccoli produttori e di una stagionalità vissuta, non decisa a priori sul calendario, che serve a declinare i piatti in carta aggiornandoli con quello che il mercato propone. orientandosi sulla territorialità con una vocazione al pesce di lago e premiando la stagionalità del momento per declinare i piatti.

Per enfatizzare il racconto, la proposta, che lascia la possibilità di mangiare alla carta, attingendo dalle varie antologie, si articola fondamentalmente in menu degustazioni, percorsi di narrazione ad esempio con i classici dello chef o più sperimentale per palati gourmet o il Green che viene incontro a nuove esigenze del rapporto con il cibo sempre più attendo alla sostenibilità, al gusto del vegetale.

Vera novità il menu Experience servito a sorpresa all’ospite che viene omaggiato con un libro ricordo con i piatti più significativi e le leggende del Lago che li hanno ispirati, Storie Sottovoce. Ingredienti e storie di uno dei laghi più famosi del mondo come l’antica leggenda del Lariosauro che in realtà è esistito davvero, un rettile lacustre estintosi oltre 200 milioni di anni fa e sul quale si favoleggiando avvisamenti relativamente recenti.

Tra i tanti misteri il Fiumelatte, un fiume, il fiume più corto d’Italia, incastonato tra le vecchie abitazioni un tempo dei pescatori, lungo la Statale 36 in direzione di Varenna. Con i suoi 250 metri, le cui acque impetuose che sembrano simili alla schiuma del latte, appaiono solo il 25 marzo quando escono da una fenditura della montagna.

Sul territorio c’è anche uno dei cosiddetti Ponti del Diavolo, chiamati così per la maestria e la rapidità nel costruirli che non sembravano essere opera dell’uomo. Il ponte di Lezzeno è stato costruito tra il 1911 e il 1917 e il Sottovoce lo ricorda con un piatto piccante.

E poi c’è il Cannone di Brunate chiamato anche Cannone di Mezzogiorno installato nel 1912 sullo spiazzo della Cantoniera lungo la funicolare Como-Brunate e l’Isola Comacina, piccola in mezzo al lago, forse nel punto più bello, ricca di storia dalle prime testimonianze che attestano una costruzione di epoca romana; distrutta poi nel 1169 dall’Imperatore per essersi schierata con Milano contro Como.

Fu poi a lungo disabitata. Intorno al 1920 l’isola venne affidata all’Accademia di Brera e realizzò delle Case per artisti fra il 1937 e il 1940, una reinterpretazione razionalista dell’architettura vernacolare lariana, ancor oggi utilizzate per brevi soggiorni da artisti.

Il nostro viaggio è guidato a quattro mani dallo chef e dalla competenza divertita di Cristiano Mariani, maestro nella ricerca di chicche, piccoli produttori e prodotti mai scontati.

Dopo alcune sfiziose entrée accompagnate da un bicchiere prezioso, per brindare a un incontro: con Champagne Gosset, Gran Rosé Brut; per antipasto Salmerino, salsa al pino mugo, porro brasato e roccia effervescente, gradevole e stuzzicante per pulire la bocca e l’abbinamento ben riuscito è con un Sauvignon blanc, Vette (con i vitigni a 500 etri sul livello del mare) del 2022 che conserva una grande freschezza. Immancabile il Risotto Carnaroli Riserva San Massimo con peperoni rossi e alborelle affumicate, terra di olive e perle piccanti, servito con cucchiai piccoli, tocco di attenzione per le signore. Il matrimonio è con Molmenti Costaripa del 2018, vino prodotto sulla costa lombarda del Lago di Garda realizzato con pressatura a goccia, molto soffice da uve di Marzemino, Groppello, Barbera e Sangiovese che sa unire freschezza e morbidezza con sentori burroso.

Si prosegue con il Pesce gatto cbt, olio al prezzemolo con brodo di Katsuobushi, pakchoi, cavolo cinese e polvere di liquirizia.

Un pesce gustoso non autoctono inserito nel Lario per la pesca sportiva e che poi è diventato invasivo nonché un problema perché vorace, qualcosa di analogo al granchio blu.

Così viene spesso pescato ‘forzatamente’ e gettato quando invece può diventare un ottimo piatto. L’abbinamento è con Bacca di La Costa, un Verdese della Brianza lecchese, prodotto singolare che fa 13 giorni di macerazione con le bucce, quindi la fermentazione e al termine un anno in barrique.

Si tratta di un vino originale, locale, del quale l’azienda produce solo 500 bottiglie l’anno e che ha caratteristiche paragonabili a quelle delle uve rosse.

Per finire una piccola antologia di dessert che sposa le diverse tipologie di gusto, dal goloso Pane e “Nutella”, un gianduia artigianale; l’intrigante miele locale con tamarindo e olive, un ingrediente che non ci si aspetta per il dolce.

Tra le signature del ristorante Rivo Gin, con la selezione di un prodotto autoctono e il più possibile artigianale, con la raccolta a mano delle bacche. Infine un assoluto all’arancia, dove il frutto è protagonista assoluto e si gioca con consistenze diverse, dalla spuma al sorbetto al frutto seccato.

Molto gradevole per quest’ultimo l’abbinamento con un Sauternes (Sauvignon blanc, Sémillon e Muscadelle) Chateau de Rieussec 2019 che ha una grande freschezza e note di zeste di agrume.

Giada Luni

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Un borgo tra esclusività e relax.

FONTANELLE ESTATE,

Un luogo di delizia, tra proposte esclusive e un percorso benessere, da vivere lungo tutto il giorno. Il cliente è coccolato e tutto è su misura con un’ospitalità legata alla natura generosa del luogo che propone paesaggi dolci, ampie vedute, l’affaccio sul Castello di Brolio dov’è iniziata la storia del Chianti, una vegetazione rigogliosa, gli immancabili filari di cipressi, le tante botaniche e certamente la vite che veste i colli e le valli. La filosofia del luogo è improntata all’armonia tra uomo e natura, sul modello rinascimentale, che in questa regione ha visto i natali.

In quest’ottica nasce FONTANELLE ESTATE, una realtà che vede coesistere Hotel Le Fontanelle (5 stelle), da dove è cominciata l’avventura; Villa Il Mandorlo, villa annessa a Hotel Le Fontanelle; la cantina di produzione Vallepicciola e la nuova struttura 5 stelle L The Club House, inaugurata a maggio 2022.

L’idea originaria è della visionaria Giuseppina Bolfo, classe 1930, che intuì le potenzialità del luogo intravedendo l’offerta di uno stile di vita legato al genius loci che soprattutto per un pubblico straniero avesse il sapore dell’eleganza antica più che del lusso. Oggi, dopo il passaggio generazionale avvenuto negli ultimi anni, vede alla guida dell’azienda di famiglia Nicola Vercellotti, nipote della signorina Bolfo, ora Amministratore Delegato e della sua compagna Phoebe Farolfi.

Siamo nel Comune di Castelnuovo Berardenga, in passato un borgo rurale, in provincia di Siena, località Pievasciata.

Qui in particolare abbiamo visitato The Club House, una grande villa padronale con solo 15 camere, un progetto nel quale la famiglia Bolfo, proprietaria ha investito molto. L’offerta è ampia sia per il benessere, con una splendida piscina che si faccia sulla vallata, sia per la ristorazione dal Bar Amarantho per uno spuntino informale, all’Osteria Tuscanico che propone la tipica cucina toscana, fino a Il Visibilio dove lo chef Daniele Canella offre un’esperienza sensoriale, una sorta di spettacolo culinario a sorpresa per un massimo di 16 ospiti. Fin dalle colazioni la proposta è singolare perché non c’è il classico buffet ma un piccolo menu à la carte.

L’idea del soggiorno è anche di approfittare a pochi chilometri della storia e della cultura con la possibilità di visitare Siena, partendo da Piazza del Campo, passando per il Duomo e arrivando alla Torre Mangia; nel tragitto si incrociano edifici storici medievali in mattoni e angoli pittorici suggestivi. Seguendo il filone Romano-Etrusco si passa per San Gimignano e Asciano, caratteristica per il Museo Corboli, sempre animato da mostre itineranti ed eventi.

La ristrutturazione delle residenze è rispettosa dello stile classico del luogo, dai materiali conservando le travi a vista, i pavimenti in cotto ai colori che richiamano il paesaggio con un tono di fondo rosso lacca che contraddistingue la struttura.

a cura di Giada Luni

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Villa Grey, il fascino della villeggiatura d’antan.

villa grey forte dei marmi

Oggi ci sono le vacanze, i viaggi, i percorsi e, per i meno fortunati, le ferie ma si è smarrito il senso della villeggiatura della quale la Versilia è stata uno dei simboli e qui forse il suo gusto non si è mai perso del tutto.

A Villa Grey, nata dodici anni fa, dalla ristrutturazione di una villa novecentesca di grande eleganza, prima un pensionato religioso, l’atmosfera è quella di una villa nobiliare residenza estiva di famiglia. Bianca, affacciata sul mare, un’architettura semplice ed elegante, gioca sui toni del bianco e del grigio con una grande presenza di verde, tra piante grasse e alberi importanti nel giardino tanto che, al di là delle dimensioni, è conosciuto come il Parco di Villa Grey, che dà il nome anche al ristorante.

È stata acquisita dalla Famiglia Larini di Massarosa, imprenditori del settore cinema in Versilia, e ristrutturata rispettando l’impianto originario anche perché la costruzione è vincolata dalle Belle Arti.

Hotel boutique con 19 camere relativamente piccole e altre 4 della dimora adiacente, oggi possiede una particolarità. Conserva la chiesetta consacrata, luogo di culto e non di celebrazioni e ha un accordo per l’ospitalità delle suore che conservano il loro alloggio.

Il nome, Grey, è una scelta dell’architetto Alessandro Agrati che ha curato il progetto, già ideatore della linea di profumi Culti, che sono la linea cortesia dell’albergo, proprio per il grigio a fare da fil rouge.

Stile minimalista, che ricorda il salotto di casa, l’eleganza non ammicca al lusso e anche nell’accoglienza ha scelto una squadra molto giovane e affiata che cura il servizio con accuratezza nello stile, senza essere impostato o pomposo, ricordando l’atmosfera delle villeggiature di un tempo come quelle rappresentate dalla collezione di foto in bianco e nero nell’ambiente all’ingresso.

La capacità di sorridere e la disponibilità, sono le qualità imprescindibili richieste al personale, perché come sostiene la direzione, le capacità tecniche si acquisiscono, la capacità di sorridere e la gentilezza con più difficoltà.

Sui tavoli e nel parco le sculture di Roberta Stoll. Qui arrivano soprattutto coppie e qualche famiglia con i figli non piccoli in generale, molti dall’Italia del Nord e anche dal Nord Europa; dalla Capitale inglese, tanto che molti londinesi sono diventati habitué perché ritrovano il fascino di certi loro hotel in chiave mediterranea. Anche i Belgi amano molto questo hotel e più recentemente Rumeni e Bulgari si stanno innamorando di Forte dei Marmi, proprio grazie a Villa Grey.

Da queste parti anche se il mare non è l’aspetto più interessante, lo è la spiaggia con i suoi stabilimenti attrezzati dove i villeggianti amano trascorrere le giornate e dove mangiare è un rito.

L’hotel ha il suo stabilimento balneare che vive tutta la giornata dove la presenza del verde lo rende molto elegante e rilassante, e dove resta imperdibile l’ora del tramonto con un aperitivo sul mare.

A cura di Giada Luni

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Vista Palazzo Lago di Como…fascino discreto.

Palazzo Lago di Como

Un hotel boutique (del Gruppo LarioHotels), nato nel 2018, di grande eleganza, dal fascino discreto quanto dirompente: una vista lago da tutte le camere e dal ristorante Sottovoce, con un lato completamente vetrato sull’acqua. Il dialogo con l’ambiente nei sentori, sapori, toni e atmosfere, nel segno della sostenibilità, è la cifra qualificante di questo luogo, proprietà della famiglia Passera – che ha già gli alberghi Terminus, Hotel Villa Flori e Posta Design – che nel 2022 ha conquistato World Luxury Boutique Hotel, con un progetto di eleganza esclusiva nelle città d’arte come Verona, seconda tappa di un viaggio nella bellezza.

Nella pedonale piazza Cavour, centrale, a due passi dalla Stazione Como Lago, all’inizio della zona pedonale dove eleganza e cultura si intrecciano, accoglie chi vuole vivere la città pienamente, nella sua relazione intima con il Lario. L’idea, ci ha raccontato la General Manager Cristina Zucchi, con la quale abbiamo avuto modo di visitare la struttura, è di unire l’incanto della vista con l’accoglienza calda della casa in un palazzo storico della città, a due passi dal Duomo, ristrutturato con grande finezza, con attenzione ai particolari senza pomposità. Le stanze mantengono la loro personalità individuale unendo gli ambienti storici recuperati a pezzi iconici di design e oggetti di artigianato italiano.

I bagni in marmo sui toni del verde raccontano l’attenzione alla sostenibilità anche nella linea cortesia dedicata alla sericina che evoca insieme il territorio, storicamente produttore di seta.

Per la linea di bellezza l’hotel ha scelto infatti la manifattura locale J.AND.C Cosmetici, 100% prodotti naturali e sostenibili anche nelle confezioni che traggono ispirazione dalla proteina della seta, detta anche colla o gomma della seta. L’azienda nasce da un’idea rivoluzionaria che porta la firma di Giada Mieli, terza generazione di imprenditori della seta, che dal 1999 ha avuto l’idea di indirizzare i propri studi sulle antiche proprietà di bellezza della seta, come una seconda pelle.

Probabilmente l’unico stabilimento al mondo in grado di estrarre dalla selezione dei migliori fili di seta la Sericina Integra, riconosciuta da uno studio internazionale di ricercatori dell’Università di Tokyo come “unico efficace rimedio per la rigenerazione cutanea”. La conoscenza di queste proprietà è custodita tra i segreti della tradizione medica e cosmetica dell’Antica Cina e dell’Antico Giappone.

Se la missione dichiarata di Bianca e Luigi passera, rispettivamente zia e nipote, terza e quarta generazione di imprenditori, è portare il lusso là dove non c’è, parlare di lusso è forse riduttivo per chi ha scelto una via non di esuberanza ma di raffinatezza e ricerca.

Giada Luni

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Palazzo Rustici: un B&B tutto da scoprire a L’Aquila.

Palazzo Rustici

Un palazzo d’epoca, ben ristrutturato nel centro della Città, per l’esattezza stiamo parlando del quartiere di San Marciano, uno dei Quarti storici del capoluogo Abruzzese, la struttura è accogliente e raffinata, la corte interna diventa un piacevole spartitraffico per gli ospiti , che una volta entrati , prendono la direzione per le camere a loro assegnate, ampie e confortevoli.


Il padrone di casa, Paolo, è sempre disponibile, ottimo conoscitore e amante della sua città che racconta volentieri attraverso aneddoti e consigli, su cosa visitare, e dove trovare le specialità enogastronomiche tipiche della regione.
Un dettaglio non trascurabile, uno splendido giardino con Jacuzzi che nelle giornate di sole diventa un paradiso in cui rilassarsi, e nelle calde serate estive, sorseggiare un aperitivo aspettando il tramonto diventa una vera e propria experience da raccontare
Dopo il terremoto L’Aquila si è rialzata e giorno dopo giorno sta tornando a sorridere , grazie anche all’amore dei suoi cittadini, che hanno saputo, come in questo caso , rimboccarsi le maniche per far tornare le persone a popolare le piazze e strade di questa splendida città d’arte.

Ci piace paragonare questa meravigliosa città alla Fenice, perché ha saputo risorgere dalle sue ceneri…molto è stato fatto da quel 6 aprile del 2009, e vi invitiamo a constatarlo personalmente, passando un week end , in una città che dietro ad ogni angolo ha una sorpresa da scoprire..

Un consiglio, prenotate per tempo se decidete di soggiornare al B&B Palazzo Rustici perché vi aspettano Tre ampie, confortevoli e luminose camere matrimoniali e una suite trilocale, che può ospitare fino a tre persone, e due camere sono dotate di ampio terrazzo.

Info@palazzorustici.it

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Firenze: al Four Seasons la Toscana incontra il mondo. Un cocktail su misura per tutti i gusti e ogni ora.

Four Seasons

C’è un luogo nel centro di Firenze, a Borgo Pinti, che sprizza la fiorentinità delle dimore nobiliari di un tempo, l’evocazione del casato della Gherardesca, in un parco dove si alternano opere d’arte, tra viottoli e radure, quanto il gusto internazionale. Frequentato soprattutto da una clientela americana che ama essere coccolata, anche un po’ viziata, immergersi in una Toscana riconoscibile, respirare l’italianità, ma sentirsi a casa, con una grande piscina, una spa di prestigio e gli immancabili cocktail, il Four Seasons si caratterizza per un’offerta molto ampia in tutti i sensi, a cominciare dalle boutique all’interno.

La sera c’è l’esclusività de Il Palagio, ristorante stellato, che da un anno è guidato dallo chef Paolo Lavezzini, supervisore di tutta la ristorazione del complesso.

La sua è una cucina contemporanea che guarda al territorio, molto attenta alla stagionalità con un menu che cambia secondo i prodotti del luogo e lavora molto bene in particolare il pesce.

Di Paolo è un’esperienza articolata che ha alle spalle un percorso al Four Seasons in Brasile, poi un soggiorno francese, quindi in Italia ha lavorato tra l’altro all’Enoteca Pinchiorri ma anche in Versilia.

La sua tavola è curiosa, fantasiosa ma vuole anche dare un messaggio riconoscibile a chi viene da lontano: siamo a Firenze, il gusto è Italiano e la materia prima a portata di mano.

Nel periodo estivo a bordo piscina ci si può fermare alla Trattoria Alfresco, sempre aperta, giorno e sera, da maggio a ottobre, secondo la stagione con un’offerta variegata dalla pizza, alla griglia a un menu ricco e soprattutto vale la pena assaggiare uno dei cocktail del Pool Tree Bar che dà il nome a una preparazione.

Per il pomeriggio i cocktail sono a base di caffè, ad esempio, poco alcolici e si servono centrifughe e smoothy, andando incontro a una clientela che chiede sempre più attenzione alla natura e alla salute; mentre la sera la nuova lista ha il nome dei luoghi iconici come “Il bacco”, ispirato all’omonima statua all’interno dell’hotel, rivisitazione dell’Americano con bitter Fusetti, Vermouth Baldoria, soda al sambuco e peperoncino che sembra quasi spuma preparata da Simone Corsini, appassionato Bar Tender dell’Hotel responsabile del Pool Tree Bar.

All’interno l’Atrium, cocktail bar tra i migliori 50 bar d’albergo al mondo secondo la rivista Forbes – aperto dalle 9 del mattino a mezzanotte e mezzo – e gestito da Edoardo Sandri, dove si può anche mangiare. Il mondo dei cocktail è una delle peculiarità dell’hotel che mostra come il bar si stia sempre più avvicinando alla cucina, abbinando le sue preparazioni ai piatti infatti con molti degli attrezzi che si trovano in cucina.

Qui da anni c’è una lista di cocktail per bambini, rigorosamente analcolici, molto giocosi preparati dentro lampadine, in bicchieri di carta colorata con pop corn e altre fantasie.

Nessuna distinzione invece tra bere femminile e maschile ma solo una questione di gusto.

L’ultima creazione è un vinile, l’LP MiX-Thology con un Lato A che abbina la musica composta dal pianista storico dell’Atrium Maurizio Tomberli associata ai cocktail più venduti, i grandi classici in lista e un Lato B con le new entry e la musica proposta nelle serate con dj.

E in autunno la domenica riprende il brunch.

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Food & BeveragehotellerieInterviste

Luca Bianchi: passione e creatività in cucina.

luca bianchi

Iniziamo questa intervista evidenziando una differenza che non in molti hanno chiara :

lo chef è colui che decide le ricette e dirige la cucina. mentre il cuoco è colui che effettivamente realizza le ricette ma esclusivamente sotto la direzione e le richieste dello chef.

Luca Bianchi è sia l’uno che l’altro e lo abbiamo intervistato per farci raccontare da dove nasce la sua passione in cucina.

Primo incontro con il fornello?

14 anni, 20 settembre 1997,prima lezione pratica di cucina ,istituto professionale alberghiero di stato Giuseppe Minuto, sfidando le opinioni di famigliari ,amici e conoscenti, sbarbatello, maldestro, MAI ENTRATO in una cucina professionale e mai cucinato a casa, mai vista in tv perché nel 1997 masterchef era solo un corso enrty level per casalinghe alle prime armi nella cantina di mario della stazione,

Quindi, per nulla preparato al mondo turistico.

Decisi di intraprendere una strada a me totalmente sconosciuta affascinato, soprattutto, dall’amore nella passione che la mamma Stefania e le nonne Bianca e Lina mi hanno sempre trasmesso durante i pranzi e le cene dell’infanzia, li, capii che 10, 100,o mille persone, se apparecchiate e coccolate con amore e passione avrebbero gratificato tutto il duro lavoro che c’è dietro ad un piatto indimenticabile…

Quando hai capito che da passione sarebbe diventata professione?

l’ho dovuto accettare fin da subito,

Causa l’inesperienza iniziale, e le distanze prese verso le raccomandazioni e raccomandati, ma con un carattere determinato e testardo, attorno ai 17 anni, decisi di mettere da parte, le mie passioni e buona parte degli amici, causa: tempistiche e orari molto differenti rispetto ad una vita “normale” (QUESTO È UN MESTIERE CHE SI FA, QUANDO GLI ALTRI SI DIVERTONO) e concatenare tutti i miei studi, corsi e aggiornamenti, sulla ristorazione italiana, nella gestione del food and beverage, nella gestione alberghiera, all’organizzazione di eventi privati, nella ricerca del gusto e la sperimentazione nella ristorazione internazionale.

Che formazione hai avuto?

Diplomato con 75/100 all’istituto alberghiero prof.di stato Giuseppe Minuto di marina di massa, durante la 3′ area professionale, ramo dell’istituto, ho acquisito competenze in Sommelier III livello A.I.S., Corso pizzaioli italiani pizza planet, Corso barman F.I.B cocktail internazionali ,corso food and beverage manager amministrazione, banqueting e catering manager messi in pratica in più di 20 anni

Tra ristoranti, resort, alberghi, trattorie, osterie, ville private, spiagge e dov’è stato possibile organizzare ogni tipo di evento in Italia, Maldive, Tunisia, Egitto, Cuba, Thailandia, dove si barattavano le proprie conoscenze con chi, come te, per puro spirito di sopravvivenza,” rubava e ruba” il mestiere con gli occhi…

Il primo tuo piatto!

non saprei dirti qual’ è stato, ma ricordo con piacere il sobbollire del mio primo ragù alla bolognese, 8 kg di carne,che brontolavano per ore in un mare di pomodoro e una marmitta più grande di me….

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Collaboro da 14 anni, con Federica , la MIA compagna di VITA, e potremmo scriverne un libro,

Capita che alcuni clienti o colleghi ci dicano spesso” perché vi impegnate così tanto?….sembra il vostro locale, ….”

Molte coppie a distanza di anni ,nel giorno di una ricorrenza festeggiata con noi, o in qualche resort con la quale abbiamo collaborato, ci contattano, ci dedicano un pensiero, oppure per chi se lo può permettere, ed esistono…ritrovarli dall’altra parte del mondo seduti ad un tavolo, nel nostro nuovo ristorante….

Che differenza c’è nel gestire una cucina in italia o all’estero ….

Nelle tecniche professionali,attezzature,e organizzazione sono del tutto uguali,ormai già internazionali da circa 30 anni,lo scontro etnico è sempre molto duro,sopratutto con le religioni di origine musulmana, non è stato facile essere un ragazzo di 25 anni e gestire con altri executive chef locali,una cucina con 70 Maldiviani,Egiziani…etc..che pensano da subito:è venuto a comandare a casa nostra questo…italiano?(p.s lo dicevano in lingua madre ma bastava osservare la loro espressione )

ma con una buona padronanza delle lingue, e un po di italinglish, che fa sempre un po’ di simpatia, ho sempre superato le situazioni piu complicate

Quale cliente da più soddisfazione ?

Come dicevo prima , quelli, che, per fortuna, ti seguono nel mondo, e per la fiducia nei tuoi confronti, un saluto o un passo a rifarsi il palato, e a farsi 2 chiacchere, lo fanno, tutti gli anni,

una gioia immensa,il senso, la gratificazione e la certificazione della tua professionalità

GRAZIE

Quanto conta la creatività in cucina?

Come i grandi chef rispondono, È TUTTO! certo, ma non è un’arte innata, la creatività in cucina e nella ristorazione in genere, va coltivata “sul campo” giorno per giorno ,ricercando, sperimentando, sbagliando, e a volte tagliandosi o ferendosi….e solo in quel caso, quando esce il sangue, il mestiere entrerà in te! cit. mio padre il magico Marcello (grazie)

un ringraziamento speciale alla mia piccola ELI che non ha fatto nulla di fisico o pratico per il mio lavoro, però c’è sempre!!!

Grazie Luca per il tempo che ci hai dedicato

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Mario Giusti manager del lusso e del divertimento…

Mario Giusti

Dietro ad un locale di successo, spesso c’è un nome, che è stato in grado di credere in un sogno, di creare un team adeguato, che non ha mai smesso di mettersi in gioco, soprattutto quando molti altri hanno scelto di fermarsi appagati dai risultati ottenuti.

Conosciamo meglio Mario Giusti:

Quali sono le caratteristiche fondamentali per un locale di successo?

La qualità, il divertimento, i piccoli dettagli, un ottimo servizio, la location e la voglia di sorprendere, un’ottima cucina, i locali devo diventare motivo di incontro , di aggregazione, tutti i clienti devono essere coccolati e avere il massimo del confort.

Com’è cambiato il mondo dei locali negli ultimi 10 anni?

Siamo passati   dalla classica ristorazione e disco a veri club che si possono vivere tutto il giorno e che ci permettono di differenziare la clientela, abbiamo chi ama il relax, la cultura, chi adora mangiare in tranquillità, chi vuole gli show, chi ami gli aperitivi al tramonto, appassionati di arte, moda, una cucina internazionale sono fondamentali

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ne ricordo tanti, tutti basati su scelte folli e pazze, decisioni che hanno sempre creato stupore perché adoro osare e i cambiamenti spaventano un pò tutti, io invece li adoro, sono sempre alla continua ricerca della perfezione

In tante occasioni mi hanno detto che non ci sarei riuscito, fortunatamente li ho sempre smentiti.

Mi ricordo una pasqua al beach club a forte quando Dallori non voleva aprire l’esterno del locale e invece ci siamo trovati alle 2 di notte ad aprire tutto per la folla di gente che arrivava, oppure a ferragosto quando feci smontare mezza spiaggia per aggiungere tavoli e fare super prive con un minimo spending molto alto che naturalmente venne riempito 

Mi ricordo i primi tavoli al The Beach a Sharm che cominciarono a fare tante bottiglie di champagne quando invece mi dicevano che non avrei venduto una sola bottiglia.

Qual è la città più difficile per il tuo lavoro?

Sono state tutte difficile perché anche i competitor sono sempre in crescita ma per questo motivo non smetterò mai di crescere, la competizione è alla base della vita e io adoro vincere.

Che rapporto hai con i clienti ?

Direi ottimo, cerco sempre di accontentarli e di non fargli mancare nulle

Quanto conta la comunicazione nel tuo lavoro?

Fondamentale , dico sempre che non c’e mai una seconda occasione per fare una buona prima impressione, quindi dal primo momento che vedono qualsiasi cosa che si riferisce ad uno dei miei locali dobbiamo subito trasmettere una emozione, curiosità, la voglia di venire a trovarci

Che rapporto hai con i social?

Li uso quotidianamente ma non spessissimo

Quanto conta un buon pr?

Il Miglior pr è sempre un cliente soddisfatto, credo molto nel passaparola

Raccontami perché venire a Domina Coral bay ?

E’ un posto magico, fa sempre caldo, sei a 3/4 ore dall’Italia , hai il mare e barriera corallina più bella del mondo , c’è il deserto e poi ci sono io e il The Beach 

Quali sono i punti di forza del THE BEACH DOMINA CORAL BAY E IL CLIFF?

Aver creato due location lussuose ma accessibili a tutti.

Progetti futuri?

Il progetto principale è di far crescere questi due marchi e di farli conoscere al mondo, vero sono ambizioso ma questa la mia miglior dote.

Se dovessi raccontarmi userei due due concetti di Steve Jobs:

Siate affamati, siate folli. e l’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai

Grazie Mario per il tempo che ci hai dedicato

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Marchese Houses il Paradiso in Puglia.

marchese houses

Abbiamo chiesto a Anita Riva di raccontarci da dove nasce Marchese Houses, un paradiso dove poter ritrovare se stessi nella splendida Puglia.

I motivi che ci hanno spinto a venire a vivere in Puglia si perdono nella notte dei tempi.

Ti potrei dire che dopo aver conseguito gli studi di base (liceo sperimentale ad indirizzo umanistico sociale), ho iniziato a pormi le classiche domande:

Qual è il mio posto nel mondo?

Qual’è lo scopo di questa mia esistenza?

E non ultimo:

Qual è il mio vero compito su questa Terra?

Mi sarebbe spiaciuto sprecare un’esistenza bighellonando tra un’occupazione e l’altra senza fare qualcosa di veramente utile per la mia evoluzione.

Parallelamente ad un lavoro alienante che facevo solo per mantenermi, ho iniziato a studiare agricoltura biologica e biodinamica, antroposofia e morfopsicologia…perché sentivo che era fondamentale per me allontanarmi da Milano e dalla Brianza “produttiva”, dove ancora negli anni ’80-’90 eri ciò che guadagnavi e producevi.

La famiglia mi portava a rimanere nel mondo del bello, dove un padre artista ed una madre esperta di tappeti orientali, mi inglobavano nella scelta di aprire una “Bottega d’arte”.

Con un diplomino in antiquariato mi proponevo nella vendita e nella collocazione di Opere.

Ma il tarlo in me continuava a lavorare e a crearmi una sorta di malessere per ciò che praticavo quotidianamente.

Così passavo i miei fine settimana alla ricerca di più bucoliche emozioni.

Conoscere  il mio attuale compagno è stata la svolta decisiva; anche lui amava la vita all’aria aperta, il ritorno a valori semplici e primordiali, il concetto di coltivare il proprio giardino-orto in modo biologico ed ecologico in sinergia con la Natura ed il Creato. Concetti che oggi sono una necessità e talvolta una moda, ma nei primi  anni 90 erano purtroppo ancora agli albori.

Dopo aver setacciato palmo palmo la Penisola alla ricerca del nostro “posto” siamo approdati in Puglia quasi per caso.

Amici dei miei genitori comprarono nei primi anni 80 un trullo rispondendo ad un’inserzione pubblicata sul Corriere della Sera!

Dopo una prima visita di cortesia scopro con piacere di avere una forte affinità con questo posto.

In quegli anni la Valle d’Itria era ancora un luogo estremamente vergine, disseminato di terrazzamenti ed abitazioni in pietra a secco. Questo luogo trasudava letteralmente del paziente e sapiente lavoro dell’uomo.

Se ne erano accorti anche numerosi maestri spirituali che lo designavano sede dei loro ritiri.

Scoprii così un ashram induista, un centro di buddismo tibetano, un centro di cristianesimo primitivo, un altro di Sai Baba…gente da tutto il Mondo veniva attirata dall’energia positiva emanata da questi luoghi..

Durante una visita al centro Bhole Baba di Cisternino una guida che spiegava come fosse nato questo ashram mi disse:”vedi, questo luogo è Sacro – Sacro perché è santificato dal lavoro dell’uomo.

Queste parole risuonarono e risuonano in me da allora.

Mi reputo una persona estremamente fortunata nel poter vivere in un luogo creato da queste prerogative.

Col mio compagno quindi nel 1994 comprammo il primo trullo diruto ed un ettaro e mezzo di terra, fatto di terrazzamenti ulivi, mandorli, fichi, la tipica coltura del bacino del Mediterraneo.

Ogni palmo di questo piccolo podere trasudava di fatica contadina. Il fabbricato, anche se in pessime condizioni veniva chiamato dai vicini “il trullo bello” per la posizione panoramica sulla Vallata.

In poco tempo siamo diventati custodi di circa 14 ha di terra, custodi, non proprietari secondo noi ,perché abbiamo sempre pensato che i concetti di preservare e tramandare implichino una inclusione che il concetto di proprietà non ammette.

Ma questa se vogliamo è un’altra storia. Ci siamo sempre proiettati verso un concetto di eco-villaggio che accogliesse tutti coloro che volessero condividere esperienze bio-sostenibili con noi.

E fin qui sembrano tutte rose e fiori!!!

In realtà dopo aver costruito una grande casa sulla falsariga delle masserie locali per accogliere gente…la gente non è arrivata!!

Ci siamo ritrovati in tre,(nel frattempo era nato Emanuele) a portare avanti un grande progetto…e quindi, per farla breve ecco subentrare la fase due del percorso: vendere la casa, vendere gran parte dei terreni dei fabbricati e degli animali ( si erano aggiunte pecore, capre cavallo e numerose specie volatili, tipo arca di Noè!) ma conservare il nucleo centrale di quell’idea, una Lamia e due trulli con circa quattro ha di terreno che in ultimo, sembrava non volesse acquistare nessuno!!

Due anni in vendita e nessun acquirente interessato.

Dopo qualche tentennamento decido di tenerli e di metterli a rendita.

Nel frattempo Manu è cresciuto, diventato un eccellente operatore olistico ed allenatore di portieri, (sportivone come il suo papà).

Perché non dare a lui l’opportunità di svolgere la sua attività in questo Paradiso?

Lo sai che  c’è?

Se non lo vuole nessuno lo teniamo noi!”

Del resto a questo punto dopo vent’anni ce lo meritiamo, forse lo spirito di questo luogo non vuole che ce ne andiamo!!

Questo è stato il mio pensiero, negli ultimi tre anni tutti i nostri sforzi si sono incentrati in tal senso : dare ai nostri ospiti la possibilità di vivere la Valle d’Itria come la viviamo noi, accolti in un luogo che è pura poesia, con l’ospitalità che solo questa terra sa dare mediata dalla nostra conoscenza e dal nostro amore, che ti garantisco, traspare in tutto quello che facciamo.

La nostra Lamia ristrutturata al meglio delle nostre possibilità offre un percorso sensoriale grazie anche al recupero di una cisterna trasformata in una vasca idromassaggio, la piscina esterna doveva essere  ai nostri occhi qualcosa di molto simile a un’abbeveratoio per gli animali, non una vasca olimpionica a sei corsie!!

E dulcis in fundo, si è aggiunta al nostro progetto una Yurta o Gher proveniente dalla Mongolia, anch’essa come i trulli patrimonio dell’Umanità, una tenda dove tra cielo e terra godere di trattamenti olistici in full immersion.          

Grazie Anita , esaustiva, interessante culturalmente stimolante.

Per contatti clikka qui

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