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CHRISTIAN LOUBOUTIN: SCARPE DA SOGNO

CHRISTIAN LABOUTIN

E’ semplicemente pronunciando il suo nome, quello di Christian Laboutin, che qualsiasi donna si sente immediatamente catapultata in un sogno, una sorta di richiamo alla sua immaginaria idea di seduzione, lusso e power femminile. Si, perché non appare esagerato dichiarare che, indossando le sue creazioni, la donna si sente investita di una specie di super potere che la rende conscia del suo fascino e quasi padrona del mondo.

Nato a Parigi nel 1964, Laboutin, già in età adolescenziale, propone la vendita dei suoi disegni alle scuole di ballo piu’famose della sua città, fino ad arrivare al Folies Bèrges, dove si ritrova pero’ a svolgere un lavoro di umile aiutante. Negli diventa stilista di Chanel, Yves Saint Laurent e Dior, ma la vera svolta sopraggiunge negli anni ’90, quando dà vita ad una decoltè preziosa, altissima che in breve diviene protagonista dell’alta moda. Ma, rispetto agli stilisti a lui contemporanei, sente frustrazione, in quanto ancora distante dall’apice del successo.

Finchè nel 1992, in un gesto d’impeto creativo, getta una boccetta di smalto rosso sulla suola delle sue scarpe e, quasi inconsapevolmente, dà vita a quella caratteristica che, piu’ in là diventerà iconica, ossia la suola rossa di Christian Laboutin, inneggiandolo nella storia della cultura della moda.

Da quel momento, la sua avanzata quale stilista è inarrestabile; inizia collaborazioni con Lanvin e Alexander Mc Queen, fino a vestire i piedi di star internazionali quali Madonna, Lady Gaga, Kate Moss e Catherine Deneuve.

Le sue opere creative dalla suola rossa diventano ambite dalle celebrities e da star della portata di Victoria Beckam, Dita Von Teese, Blake Lively, fino alla cantante Jennifer Lopez, che lo innalza a simbolo del potere femminile.

Il modello che lo ha consacrato re nel panorama globale delle calzature è sicuramente il Pigalle, il piu’ sfoggiato e adorato: una decolletè dalla punta sfilata, lo stiletto altissimo e l’immancabile suola rossa, un classico che sfida il tempo rimanendo intramontabile e risolutiva per qualsiasi outfit.

Altro modello diventato cult è la pump So Kate, ispirata alla splendida modella Kate Moss, icona del fashion, dello stile androgino nonché dello scandalo, nota che fa da sfondo anche alla filosofia di Laboutin: si tratta di una decoltè sullo stile della Pigalle, ma resa piu’ leggera e affusolata, come lo richiedeva l’occasione del matrimonio della famosa star.

Ma Laboutin è fortemente noto anche per i suoi eccessi, e ne sono testimonianza le sue famose pump, quali la Lady Peep, dal maxi plateau e dalla punta stondata. La linea è semplice ma la vision finale è quella di una scarpa dal piglio grintoso, oserei dire aggressive. Tra le piu’desiderate quelle in vernice nei colori nero lacca e rosa nude.

Ma la sua estrema provocazione è indubbiamente rappresentata dalla Fetish Ballet Heels, cosiddetta Ballerina Ultima, indossata da Beyoncè in una delle sue performance: una scarpa quasi impossibile da indossare per la sua vertiginosità, come ammesso dallo stesso creatore.

Tra i modelli iconici omaggiati alle star è da annoverare The Blake, un sandalo di pelle in vernice e stringhe nei colori arcobaleno, con tacco stiletto, creato in onore dell’attrice Blake Lively, appassionata collezionatrice delle sue scarpe.

Negli ultimi anni Laboutin ha esteso le sue creazioni anche all’ambito delle cerimonie, dando vita a collezioni quali le Follie Strass, in cui il velo in tulle nel colore nude o in altre varianti è impreziosito da dettagli luminosi e scintillanti, conferendogli un fascino e una raffinatezza da sogno.

Christian Laboutin ha segnato un confine nella moda calzaturiera femminile. Dopo di lui, molte creazioni appaiono sue imitazioni; difficile dar vita a qualcosa di nuovo dopo che l’ardito parigino è riuscito a vestire il piede di ogni donna attraverso lacci, listini e scollature ridefinendone l’essenza e rendendolo un simbolo di audacia e sensualità. Quasi una sorta di formula magica, in cui la maestria di compendiare i tacchi vertiginosi, l’ultra glossy e la scollatura delle dita, crea un elisir capace di esaltare il piede femminile nelle sue forme sinuose, turbando e seducendo lo sguardo di chi lo osserva.

A cura di Claudia Grascia

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IntervisteLusso

Stefano Risolè, non solo Hotellerie di Lusso…

Stefano Risolè

L’iter che porta a ricoprire la carica di Direttore di uno dei più rinomati Hotel di Milano, non è sempre scontato.

Abbiamo intervistato Stefano Risolè, General Manager Château Monfort – Hotel in Milan, ponendo domande che ci permettano di comprendere meglio il mondo dell’Hotellerie di Lusso, e il suo percorso per arrivare a dirigere uno staff tra i più competenti della capitale meneghina.

Alberghi e non solo, ma come è iniziato tutto?

Scuola Alberghiera, non ne ero molto convinto, avrei voluto fare tante altre cose, ma poi negli alberghi mi sono ritrovato per caso.

Da sempre volevo fare il musicista e il cantante ma la parte più materialistica ha avuto il sopravvento  e la mia famiglia pensava fosse una grande passione ma che non potesse essere un vero e proprio lavoro.

Sicuramente se fossi stato più forte allora nelle mie decisioni mi sarei dato molto più ascolto tralasciando gli alberghi e cantando, cosa che poi ho fatto dopo quando avevo 30 anni arrivando alle selezioni finali del festival di Sanremo nel 2012 e facendo collaborazioni con alcuni artisti.

Ho imparato solo negli ultimi anni a non opprimere la mia parte creativa, ma come in tutto c’è sempre tempo per iniziare, non è mai troppo tardi, soprattutto quando ascoltiamo noi stessi.

Il Suo primo lavoro quindi è stato negli alberghi?

Come in ogni cerchio, è tutto successo subito dopo la scuola, ero stato negli stati Uniti diverse volte avendo mia padre una parte della sua famiglia e amici tra New York e Los Angeles e sicuramente il mio senso di ospitalità e dovere già presente allora e la conoscenza perfetta dell’inglese mi hanno fatto iniziare in Marriott subito a 19 anni una volta ritornato dall’ennesimo viaggio.

Poi successivamente bruciando le tappe, concentrandomi solo sul lavoro e sulle mie capacità a 33 anni ero già direttore di un albergo a Firenze, avendo fatto tutta la gavetta partendo da receptionist.

Giovane per ricoprire un così importante ruolo?

Moltissimo, ma cercavo di dimostrare a me stesso e agli altri che potevo farcela.  Direi che la mia evoluzione personale ha molto giocato in questo ed è sempre continuo il cambiamento.

Inoltre la passione per gli alberghi probabilmente era innata dentro di me ma la consapevolezza è arrivata dopo.

Cosa ti ha portato a questa evoluzione ?

Oltre alla passione per questo lavoro, la mia più grande evoluzione è stata anche la possibilità per me stesso di applicare la mia creatività a tutto ciò che è legato all’Hotellerie e non solo.

Ho cominciato a insegnare Tecniche alberghiere, Guest Relation e fatto collaborazioni anche per  IULM e per ultima la Business School del Sole 24 ore in diversi ambiti anche legati al mondo del benessere, delle spa e degli eventi .

Il mio ritorno da Firenze nella mia città a Milano, sempre per il gruppo Planetaria Hotels, mi ha poi dato anche la possibilità  di ampliare, quello che io definisco il mio raggio di espansione anche in settori legati agli alberghi come la moda, la televisione e tanti altri progetti e ultimamente anche nell’ambito sociale.

Come descriverebbe il Lusso oggi visto che ha lavorato per diversi alberghi 5 stelle su diverse città?

Per me il lusso oggi ha un significato ben diverso rispetto a solo 10 anni fa, è diventato più accessibile a molte più persone, e a volte stare bene con se stessi e coccolati in un bell’albergo è un buon inizio e non ha nulla a che fare con Suite da 15.000 euro a notte piena di comfort.

Basti pensare al 2020, oggi il lusso sarebbe anche poter uscire a cena tranquillamente o abbracciare uno dei nostri cari.

Non dimentichiamoci poi del fattore umano, che è sempre vincente, la cortesia, l’affetto, l’ospitalità il sentirsi a casa in un ambiente con energia positiva in una struttura ricettiva, sono gran parte degli elementi del lusso di oggi.

Gli ospiti di un albergo si ricorderanno di camere bellissime e ristorazione eccellente, ma se mancava il fattore umano, quest’ultimo sarà decisivo per ritornare e creare il ricordo di una bella esperienza.

Le chiederanno spesso quali Celebrities ha incontrato e come sono dal vivo, ne ricorda una in particolare?

C’è sempre molta curiosità nel sapere quali sono le impressioni nel conoscere e vedere celebrities e dobbiamo anche ricordarci dell’assoluta privacy degli alberghi.

Ho moltissimi ricordi piacevoli su tutti gli ospiti VIP e non solo incontrati, (per me sono tutti comunque VIP) ma spesso ripenso a Jennifer Lopez con cui ho avuto due esperienze diverse, a distanza di qualche anno a Milano, prima e dopo che diventasse mamma di Alex e Emme, che ho visto appena nati.

Conservo ancora un suo regalo che porto sempre con me e la ricordo con grande affetto.

Indubbiamente una donna bellissima ma soprattutto una grande donna che negli anni non ha avuto solo successo come artista ma che ha confermato quello che già pensavo di lei come persona.

Da poco è uscita una sua intervista per l’associazione Children for Peace, dove ha parlato della sua vita personale, come mai questa scelta?

Sono molto legato a Children for Peace, che mi ha dato anche la possibilità di entrare nel comitato e con quest’intervista ho voluto dare un segnale diverso ma che di base si accomuna un po’ a tutti.

Quello che siamo oggi è dettato anche dalle nostre esperienze personali e ognuno ha le sue, ma non è detto che debbano essere strumentalizzate come spesso accade, bensì è di grande valore parlare di argomenti importanti nel sociale che spesso sono ancora dei tabù e che passano ogni tanto come meteore. Se ne parla per un po’ poi svaniscono ma ci sono persone che hanno deciso di dedicare il loro lavoro e la loro vita per supportare gli altri.

Per me anche questo è un lusso, poter dare il mio contributo se posso aiutare gli altri.

Da qui é nato “Quello che gli alberghi non dicono “.

Quello che gli alberghi non dicono, cosa significa?

Spesso nel nostro ambiente si scherza sul fatto che si potrebbe scrivere un sacco di libri raccogliendo innumerevoli aneddoti successi con clienti e non, più o meno simpatici o strani,  ho voluto dare un significato diverso e in effetti dietro a un albergo che possa essere di lusso o no , ci sono persone, ognuno con la sua storia con la sua vita , spesso non fatta di moda, eventi, influencer, bellezza , lustrini e paillettes, ma ogni giorno regaliamo un sorriso a tutti gli ospiti,  offriamo servizi, li ascoltiamo , ognuno con la sua storia .

Anche io ne ho una come tutti del resto, ma fino a poco tempo fa se non ne avessi parlato, nessuno avrebbe potuto immaginare, è proprio questo che richiama la frase “Quello che gli Alberghi non dicono “.

Devo farle una provocazione, quanto conta l’apparenza in ambito alberghiero secondo lei?

Questa è una provocazione che estenderei in generale a quello che viviamo nel mondo oggi giorno e non solo in ambito alberghiero.

Si sgomita per apparire, ci si inventa ruoli, qualifiche nuove in ambito lavorativo di cui si fa fatica a trovare un vero contenuto, o se si scrive in inglese fa più figo perché attrae l’attenzione.

Franca Sozzani, scrisse che se l’apparenza non corrisponde alla propria personalità, diventa un bluff solo per attirare l’attenzione degli altri.

Per non parlare del fatto che ormai il successo è più volte associato all’essere famosi, conosciuti e anche quello rientra nella cerchia dell’apparire mostrando qualcosa che non siamo veramente.

Negli Alberghi sicuramente conta il primo contatto visivo, l’aspettativa degli ospiti, e l’intangibile ma tutto ciò è vanificato in pochi secondi se quell’apparire non ha una personalità vera.

Essere onesti con se stessi è la cosa più importante, io lo applico sulla vita di tutti i giorni e anche sul lavoro.

Le sarà capitato che le dicessero come si fa a fare il Direttore di Albergo?

Tempo fa avrei fatto fatica a trovare una riposta esaustiva e devo dire che quando insegno o faccio qualsiasi intervento, chiedo sempre: Siete sicuri di voler fare questo lavoro?

Non confondiamo i film con gli alberghi perché anche li abbiamo una regia molto organizzata e delle aziende o  grosse catene e gli imprevisti fanno parte del quotidiano .

Ci vuole tanta passione, dedizione, studio, curiosità, capacità comunicative, attitudine a lavorare con gli altri in gruppo, amore per quello che si fa tutti i giorni dando valore e significato ad ogni nostra azione, imparare a stare a passo con le innovazioni e i cambiamenti socio economici, soprattutto quando si aspira a posizioni alte manageriali, non esistono corsi dove si impara ad essere dei buoni leader e dei manager che sono due cose diverse, si impara sul campo .

Il successo ha sempre un prezzo, l’importante è sempre riconoscere quello che si vuole e chi siamo.

La scelta inizia e finisce sempre con noi.

Grazie per il suo tempo , e per l’interessante chiacchierata

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Foto del GiornoLussoModa

Angela Bellomo, alta moda sartoriale.

Angela Bellomo

Angela Bellomo ha dedicato tutta la sua vita all’alta moda sartoriale rivestendo il ruolo di stylist e direttrice creativa per griffe di fama mondiale.

Oggi un punto fermo nel panorama dell’haute couture sartoriale Milanese.

I…l raso di seta color avorio miscelato con incursioni di nero in bilico fra severità vittoriana e romanticismo di primo Novecento….

il cavallo di battaglia dell’atelier ?

La camicia-blusa di raso perfettamente tagliato sul corpo. uno dei capi di abbigliamento più neutri della storia che Angela Bellomo riesce a rendere unico .

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Ezio Attilio Indiani, General Manager Hotel Principe di Savoia

Ezio Attilio Indiani

Abbiamo posto qualche domanda a  Ezio Attilio Indiani General Manager dell’Hotel Principe di Savoia di Milano e delegato nazionale Italia Ehma dal 2010, presidente dell’Hotel Managers Association, per cercare di capire meglio quanto lavoro e professionalità esiste dietro alle quinte di un Hotel a 5 stelle.

Che formazione ha avuto?

Istituto alberghiero di Gardone Riviera sul lago di Garda ma la vera scuola è stata quella dei vari alberghi dove da giovane inesperto ho incominciato a capire quanto fantastico fosse il nostro lavoro.

Tutti i ruoli che ho ricoperto da apprendista a direttore generale, li ho vissuti come momenti di crescita e non mi sono mai annoiato un solo giorno.

Il mio training formativo- professionale importante è stato con Hilton al London Hilton dove ho lavorato in tutti i reparti dell’ albergo sotto lo stretto controllo della direzione delle risorse umane dell’ albergo.

Sono poi diplomato come analista costi dall’ Hotel and Motel association di Chicago e completato il programma manageriale di Hilton con il CDI ( Carreer development institude ) a  Montreal per 10 settimane a tempo pieno.

Ho lavorato per gli ultimi 30 anni con il gruppo Forte e Dorchester collection, in entrambe la compagnie ho partecipato a moltissimi corsi formativi e di sviluppo.

La filosofia della Dorchester Collection è quella di investire in modo massiccio sulle risorse umane, io e tutti i dipendenti della compagnia beneficiamo di questa filosofia con continui aggiornamenti e sviluppo dell’ essere al passo con i tempi.

Il suo primo incarico alberghiero?

Apprendista al bar dell’ hotel Continental di Sirmione. Il primo incarico come direttore generale, la direzione dell’ Hotel Eden di Roma, albergo divenuto ora parte della nostra compagnia Dorchester Collection.

Come e’ cambiato il ruolo del direttore di un grande albergo negli ultimi 10 anni?

Il nostro ruolo è in continua evoluzione e l’ informatica ha accelerato i cambiamenti del nostro ruolo e lavoro in genere in modo significativo. Passiamo molto tempo ad analizzare i molteplici dati che ci vengono dati e che necessitano molto spesso una nostra azione decisionale immediata.

Le competenze cambiano, ora la competenza primaria è quella di saper creare un gruppo di lavoro coeso che sappia portare avanti la visione e Missione della compagnia seguendo i valori aziendali. Positività, lungimiranza, visione, integrità, leadership e flessibilità sono componenti  essenziali per il manager di oggigiorno.

Con il cellulare non stacchiamo praticamente mai. Siamo raggiunti da clienti e collaboratori in ogni momento in ogni giorno e per questo bisogna saper gestire al meglio lo stress. Conoscenza almeno di base dell’ informatica è oggi un fattore essenziale.

Cosa è cambiato con l avvento di internet?

Tutto!!! Il mondo alberghiero prima e dopo internet sono due mondi completamenti diversi. Non bisogna però dimenticare che alla fine quello che dobbiamo fare è quello di accogliere e coccolare i nostri clienti ieri come oggi. Internet ci mette a disposizione un mondo di informazioni statistiche, di trend e di informazioni sui nostri ospiti. È cruciale utilizzare al meglio le informazioni per rendere il soggiorno dei nostri ospiti sempre più gradevole.

Un cambio su tutti l’ avvento delle OTA ( online travel agents ), le stesse ci vendono in tutto il mondo e ci chiedono delle commissioni elevatissime.  Purtroppo nessun albergo può fare a meno di questo strumento di vendita.  l’ online reputation con i commenti, degli ospiti che hanno soggiornato da noi, pubblicati e visibili da tutti in tempo reale. La capacità di gestire al meglio sia delle OTA che della on line reputation sono cruciali per il successo aziendale

Un aneddoto che ricorda con il sorriso ?

Aver visto la finale mondiale di calcio, Italia – Francia del 2006 in una sala Privata qui al Principe insieme ai Rolling Stones ed in particolare commentando la partita ….e la testata di Materazzi, con Keith Richard. Una esperienza unica e mio malgrado, penso  irripetibile.

Il mio direttore dell’ allora Cavalieri Hilton mi ricordava sempre …a ragione.  che la cosa più importante di un albergatore è quella di saper servire il croissant caldo tutti i giorni a tutti i clienti.

Questo a significare che gli standard, e la perseveranza erano ed ancor di più lo sono oggi,  essenziali per il successo di ogni azienda alberghiera.

Se potesse incontrare un personaggio del passato, quale sarebbe e di cosa parlerebbe?

Ho avuto la fortuna di conoscere abbastanza bene Lord Forte, l’emblema dell’ hotellerie internazionale per moltissimi anni. Nelle lunghe chiacchierate che facevamo durante i suoi soggiorni al Palazzo della Fonte di Fiuggi, suo albergo che io dirigevo, mi ha raccontato moltissimi segreti del suo successo e delle tante situazioni in cui decidere velocemente con pochi dati alla mano era essenziale e quindi prendere la decisione seguendo il proprio  istinto e mi diceva….”Il naso mi diceva…. “ che grande uomo!!!

Vorrei poterlo ascoltare ancora sulle tante cose che potrebbe ancora dirmi. Un grande maestro di vita un leader nato, un carisma unico.

Se dovesse elencare 3 caratteristiche fondamentali per un direttore di albergo quali sarebbero e perché?

Essere un creativo ed innovatore e mettere in discussione tutto lo status quo aziendale.

Avere una visione e missione guidato da valori aziendali, essere strategico.

Saper scegliere, sviluppare e guidare il proprio gruppo di collaboratori e farli crescere professionalmente.


Come scegliete i collaboratori?

In base alle loro attitudini. La positività, l’ entusiasmo, la voglia di migliorarsi, sono la caratteristiche principali che cerchiamo nelle nuove assunzioni.

Grazie per la disponibilità e la piacevole e molto interessante chiacchierata

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Diego Anastasi: una passione chiamata scarpa !

diego anastasi

In una creazione  di Diego Anastasi trovi un’’idea di bellezza, la voglia di trasformare un disegno in un sogno , in una forma, in una scarpa

L’ attenzione per il dettaglio, la scelta di materiali migliori, un processo produttivo lento guidato da mani esperte fanno il resto.

Abbiamo voluto fare qualche domanda a Diego, per capire da dove arriva questa sua passione..

Primo incontro con la scarpa?

Il primo incontro con la scarpa nasce 20 anni fa quando mi soffermavo a guardare un artigiano che creava scarpe da sempre.

Quando hai deciso che sarebbe entrata nella tua vita professionale?

La scarpa QUELLA VERA non è un semplice buco dove infilare un piede.

Questo mondo mi ha emozionato a tal punto che LA CURIOSITÀ  È DIVENTATA PASSIONE., e decisi di raccontare al mondo la BELLEZZA NASCOSTA dietro ad ogni singolo gesto derivato dalle sofisticate tecniche di lavorazione , solo allora mi accorsi che era diventato lavoro

Quanto conta la scelta del materiale?

La scelta del materiale è fondamentale come su tutte le cose perché come dico sempre una scarpa nera non è mai come un’altra scarpa nera …. la qualità è tutto ma partendo soprattutto dalle tecniche di lavorazione ( che si tende sempre a tralasciare )  per arrivare alla selezione della materia prima.

Come scegli i modelli?

La scelta dei modelli parte sempre da una base classica senza tempo per cercare di creare intorno il piede del cliente un prodotto che deve vivere anni ed anni insieme al cliente lontani da mode passeggere che definirei usa e getta poi il tutto è completato da qualche oggetto che mi rappresenta di più.

Che rapporto insaturi con il cliente?

Con il cliente si instaura un rapporto di fiducia
Con il su misura Non esiste La vendita fine a se stessa non si vende un oggetto … il su misura è un coinvolgimento a 360 gradi si deve entrare in empatia con il cliente Si diventa consiglieri tanto che a volte si instaura  un rapporto di amicizia .

Se potessi parlare con un grande del settore, chi sarebbe e cosa gli chiederesti?

Non ho bisogno di parlare con un grande del settore visto che il più grande del settore è stato colui che mi ha dato amore per questo lavoro e senza chiedergli ho avuto tante risposte che ora valgono oro per ciò che conosco.

Quante e quali scarpe non possono mancare nel guardaroba di un uomo?

Per quanto riguarda il guardaroba di un uomo le scarpe che non possono mancare ti rispondo in questo modo…. mentre negli anni passati c’erano regole fisse e ferree per quanto riguarda il look sartoriale del gentleman, oggi giorno certo canoni sono cambiati e secondo me c’è bisogno di analizzare le proprie esigenze ed il proprio stile di vita prima di dire cosa non deve mancare, quindi ad ognuno la sua scarpiera, piena di scarpe che ti fanno stare bene, e non che devono essere ….. unica cosa NON SOPPORTO le sneakers con l’abito elegante.

Grazie Diego

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Pinotti Cashmere, qualità e Made in Italy Worldwide!

Pinotti Cashmere

Morbido, soffice e caldo. Sono questi gli aggettivi che di solito ci vengono in mente quando sentiamo pronunciare la parola cashmere . una delle fibre più rare e preziose che si possano trovare in natura:
Forse non tutti sanno che le fibre di cashmere vengono ricavate dal vello di una specie particolare di capra, dette Capra Hircus,  allevata principalmente in paesi come Russia, Iran, Afganistan, Turchia e India.

Pinotti Cashmere nasce nel 1990, nonostante la continua crescita che ha portato l’azienda ad essere ritenuta una delle realtà qualitativamente più importanti nella produzione e commercializzazione di abbigliamento di alta qualità, realizzato con  fibre naturali molto speciali scelte con cura , dedizione( la maggior parte degli indumenti sono realizzati appunto in 100% cashmere),mantiene da sempre un gestione Familiare.

Il punto di forza dell’azienda,  è la reinterpretazione di capi ed accessori in cashmere ,capace di creare un eccellente binomio tra la tradizione delle lavorazioni più antiche ad un design moderno e contemporaneo, in tantissime tonalità, dal classico e naturale ai colori più accesi.

L’altissimo pregio, la straordinaria morbidezza ed il calore del cashmere hanno convinto nel corso della storia mercanti, re ed imperatori a scegliere ed indossare con fierezza questo splendido tessuto, che fin dall’antichità si è sempre distinto come materiale nobile ed elitario, destinato alla classe più agiata.

Le Boutique Pinotti Cashmere le possiate trovare a Milano, Cortina, Forte dei Marmi e Saint Tropez…

Una curiosità:

Il cashmere più pregiato, l’Inner Mongolia Cashmere, proviene direttamente dalla Mongolia interna cinese, un territorio dal clima molto rigido che produce circa il 90% del cashmere mondiale

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Rossella Novarini, direttrice generale de “Il Ponte Casa d’Aste”

Rossella Novarini

Rossella Novarini cresce all’interno di una famiglia che le trasmette, fin da giovanissima, una grande passione per l’arte, la cultura e l’ambiente. E’ proprio durante l’infanzia trascorsa nella campagna emiliana infatti, che sviluppa quella che diverrà un’acuta sensibilità verso il mondo animale e naturale.

Terminati gli studi universitari, individua con grande lungimiranza nel mondo delle aste il settore nella quale crescere professionalmente e negli anni ’80 entra a far parte del piccolo gruppo di persone che allora costituivano Il Ponte Casa d’Aste.

Dopo un lungo periodo di formazione, in cui entra a diretto contatto con gli innumerevoli aspetti del mestiere, matura quelle competenze sul campo che la porteranno nel 2012 a schierarsi in prima linea nella gestione dell’azienda in veste di Direttore Generale. Leader in Italia nel settore, la casa d’aste milanese vanta oggi uno staff di oltre 60 professionisti, 20 dipartimenti e due sedi operative.

A Milano ha la possibilità di entrare in contatto con varie associazioni animaliste ed inizia a impegnarsi concretamente al sostegno di iniziative coinvolte nella realizzazione di rifugi e cure per gli animali, nella difesa dei loro diritti e nel riconoscimento del loro essere creature senzienti e sensibili.

I numerosi impegni professionali dovuti al suo ruolo di rilievo, non la allontanano dalla volontà di condividere anche a livello aziendale questa visione, attraverso una graduale conversione al “plastic-free”, diversi messaggi rivolti all’ecosostenibilità, ed inoltre, il rifiuto di mettere in asta, soprattutto nel campo del fashion-vintage, capi di pellicceria o prodotti con animali selvatici.

Press Contact

Paola Colombo | paola.colombo@ponteonline.com | +39 02 86314 69

Elisabetta Rastelli | elisabetta.rastelli@ponteonline.com | +39 02 86314 13

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