close

Food & Beverage

eccellenze italianeFood & Beverage

Roberta Marchese Ragona “Wine Ambassador”.

Roberta Marchese Ragona

Abbiamo fatto qualche domanda a Roberta Marchese Ragona, esperta di vini, che ha trasformato questa sua passione in un lavoro.

Conosciamola meglio attraverso le sue risposte alle nostre domande

Primo incontro con il vino ?

Sono siciliana originaria di Canicattì, sì proprio Canicattì, provincia di Agrigento,  dove si produce l’uva Italia da tavola e dove la storia non ha fine, dai bizantini ai greci ai fenici ai normanni agli spagnoli, e di cui ancora oggi sentiamo il passaggio; da ragazza ho iniziato ad assaggiare vini di qualità grazie e dico grazie alla mia allergia, ovviamente prima era una moda per me e da quasi 15 anni è diventato un lavoro.

Che formazione hai avuto?

Sono un’ interprete, sono francofona e parlo inglese, questo mi ha agevolato negli “in coming” in Sicilia dove ho collaborato con l’Istituto regionale vini e oli di Sicilia ed ho avuto la possibilità di conoscere aziende che fanno prodotti di eccellenza oltre le grandi che già conoscevo.

Oggi faccio parte della DocItaly, ho ricevuto l’onorificenza di “Ambasciatrice del bere” del mio territorio e questo per me è un grande onore da donna siciliana quale sono.

Quando hai deciso di diventare brand ambassador ?

Mi sono sempre domandata perché al nord riuscivano a farti bere e mangiare quello che volevano loro, nonostante avresti voluto mangiare altro, così ho iniziato a farlo anch’io nel mio piccolo organizzando percorsi enogastronomici, mettendo in risalto il territorio e abbinando la tradizione e cultura siciliana.

Oggi porto a tavola calici e cibo di diversi territori.

Cosa significa brand ambassador nel mondo enogastronomico?

Non sono una sommelier, sono una wine e food lover, mi piace il buon bere e il buon mangiare e oggi è un lusso, soprattutto dopo la pandemia, sedendoti in un ristorante piuttosto che un wine bar o bistrot, devi stare bene.

Essere brand Ambassador significa “essere” l’azienda, essere parte integrante dell’azienda anche a diversi km di distanza,  vuol dire raccontare il territorio, il lavoro, la storia di quella tenuta e trasferirla ai commensali che non essendo operatori di settore ma sempre amanti del buon bere e del buon mangiare si incuriosiscono rispetto alla storia che c’è dentro al calice, ecco perché i miei percorsi si chiamano I Segreti In un Calice, quello che senti e ti arriva rimane un tuo segreto come quando ammiri un’opera d’arte, perché fare vino è arte.

Diverse persone tra amici, conoscenti, partecipano alla serata, ma anche clienti del ristorante che non conosco, alla fine viene fuori quello che esiste fin dai tempi più antichi , la convivialità, perchè non c’è cosa più bella che riunirsi attorno ad un tavolo mangiando e bevendo bene.

Mi piace e diventa quasi un gioco con lo chef, nei percorsi prima selezioniamo i vini e poi abbiniamo i piatti cercando di esaltare il calice che è il protagonista insieme al gusto del cibo.

Come selezioni le case vinicole con le quali collaborare ?

Sono molto appassionata di quello che è il prodotto alimentare tradizionale -PAT- che è la prima base per la denominazione d origine in poche parole prodotti di nicchia, quindi prodotti che vengono coltivati, lavorati e finiti con tradizione e cultura del luogo quindi vado a scovare le piccole aziende; non è semplice anche perché devi saper raccontare l’azienda, il prodotto, e fare innamorare la persona  che hai di fronte, soprattutto i ristoratori; ormai la. maggior parte di loro sono amici prima di essere clienti, ma a me sono sempre piaciute le strade in salita.

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Tutti abbiamo dei sogni e io, in un periodo per me pesante, non ne ho più avuti, finché i miei figli e il mio lavoro me li hanno ridati …….

Ho gettato i miei sogni in questa vigna in cui si cammina dolcemente, camminando sui miei sogni …. 

Che importanza ha la presentazione anche “estetica” in un vino?

Come dico sempre una bella bottiglia di vino ti colpisce ma colpisce di più se il vino è molto buono e poi si può apprezzare la bellezza della bottiglia.

Anche perché tutto quello che estetica colpisce perché noi siamo condizionati dalla vista; mi è capitato di fare una degustazione alla cieca con uno degli chef più rinomati al mondo, in cui c’è stato chi ha imparato a versare il vino in un calice o imparato a mangiare senza vedere. Per noi è molto importante l’estetica ma ti assicuro che è molto più importante sentire il gusto e assaporare tutto quello che il prodotto ti dà.

Che rapporto hai con i clienti?
I clienti ristoratori che mi danno più soddisfazione sono quelli appassionati di vino, quelli che amano la storicità del posto, così torniamo sempre a raccontare tutto quello che è tradizione e cultura che si può trovare dentro ad un calice mentre per quanto riguarda i commensali, riesco a farli appassionare a quello che racconto, come per i wine and food lovers che ascoltano perché magari non avevano mai avuto la curiosità di andare a vedere che cos’è un taglio Bordolese e invece in quel racconto molto breve che io faccio, a fine serata escono fuori che sanno cos’è il taglio Bordolese e che non è un coltello ma è piuttosto un mix di vini.

Quanto conta il vino a tavola?

Io sono dell’avviso che se tu ti siedi a tavola, posto considerato sacro perché uno è uno dei dettami che la nostra religione ci ha insegnato, devi mangiare e bere bene quindi il vino deve accompagnare qualsiasi pasto che tu stia facendo; il vino è allegria, compagnia, anche se ovviamente, non bisogna esagerare.

Che differenza trovi tra il Sud , il centro e il nord quando proponi i vini scelti?

Non trovo grosse differenze nel presentare i vini nei vari punti d’Italia. Diciamo che quando racconto il percorso enogastronomico, i commensali mi guardano e vorrebbero immediatamente capire se quel vino che berranno è di loro gradimento o no o forse prenderanno la loro bottiglia preferita,  ma non appena scoprono che un vino è più buono dell’altro, quel briciolo di diffidenza passa, mentre racconti di quello che è la territorialità e quindi inizi a raccontare la storia perché oggi è quella che fa la differenza, e in alcuni casi li coinvolgi anche facendo delle domande.

E quando vedi che in tavola c’è il vino che hai presentato, vuol dire che hai fatto bene il tuo lavoro.

Grazie per il tempo a noi dedicato

Ambassador segnalato da Luis Franciacorta

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

Chef Donata Rizzo: il cibo è cultura e come tale va rispettato, studiato e raccontato a tavola…

Donata Rizzo

Donata Rizzo, salentina  Chef rinomata, ama definirsi una “cuoca di casa”, perché nonostante la sua carriera parli chiaro sulla qualità e professionalità del suo operato in cucina, la conditio sine qua non per chi vuole avvalersi della sua creatività culinaria è lasciarla fare a modo suo…

Fin dall’inizio, la sua scelta è stata di rendere le ricette essenziali, di ” togliere aggiungendo”, attualizzando la tradizione,  rinnovare con rispetto, perché le donne in cucina mettono soprattutto amore e passione

Per lei seguire in cucina  il ciclo delle stagioni è il primo passo per potersi esprimere al meglio in cucina  selezionando con cura le materie prime e  facendo particolare attenzione alle cotture .

Oggi la Cheff Donata Rizzo è la regina della cucina al  Le Cinque Vele Restaurant una tra le location più esclusive della costa Ionica del Sud Salento

Il suo segreto ?

Cucinare col cuore e con la testa,

Il rispetto profondo per la materia prima e la conoscenza delle tecniche le permettono, contemporaneamente, di non sbagliare e di avvicinarsi a sapori , quelli veri, Il desiderio di fare le cose bene, di esprimersi con gentilezza , di essere in fondo modesta, ma nello stesso  tempo  intransigente nel perseguire lo scopo prefissato

Per Donata il  cibo è cultura e  la sua è una cucina cerebrale , ma di cuore, una passione, un gesto d’amore, che non può ne deve prescindere da un grande rispetto per il cibo e la tradizione , ma per lo Chef  Salentino non deve mai mancare lo stimolo per la  ricerca costante finalizzata a  far provare all’ospite  una vera “experience”  gastronomica indimenticabile, da raccontare con il sorriso  

Il cibo, ricorda Lo Chef , ha il potere e il dovere  di  parlare dei luoghi in cui nasce, racconta le storie delle persone che lo hanno accudito e per questo il dialogo tra chi cucina e gli ingredienti scelti diventa poesia“

Autentico è chi sa da dove viene e capisce dove soprattutto dove sta andando e questo Donata Rizzo lo sa molto bene

Lunga vita alla Buona cucina….

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

“Luis Franciacorta”, scegli un diverso punto di vista.

Luis Franciacorta

“Il terreno, le vigne, il clima, sono come un’orchestra che con la sua melodia esprime la propria essenza, acquista voce e si svela: a noi il compito di assecondarla e di permetterle di creare una musica che incanti, ed il vino che noi produciamo vuole rivolgersi a chi sa apprezzare la qualità, a chi ama scoprire e trovare qualcosa di unico”.

Paolo Mensi

Le colline moreniche della Franciacorta godono di uno specifico microclima: un ambiente naturale, puro e unico, in cui produciamo vini di genuina e altissima qualità, proposti in eleganti bottiglie di design dallo stile unico.

Alla fine degli anni ’70 Luigi acquista i terreni con 3 ettari di vigneto e 1 di oliveto per fare il suo vino dedicato alla famiglia ed ai suoi amici. I primi anni passano riconvertendo alcuni ettari a vigneto (attualmente, infatti, sono piantati 12 ettari) e nella realizzazione della prima cantina nel 1986.

“Con la prima cantina – racconta Paolo – abbiamo iniziato a pensare di poter fare qualcosa in più di un vino destinato all’utilizzo familiare e di pochi intimi. Ma abbiamo voluto attendere ancora dedicandoci alla realizzazione di nuovi vigneti”.

La “svolta” arriva alla fine degli anni Novanta.

Proprio allora Paolo ed il padre decidono che il loro prodotto potrebbe essere immesso anche nel mercato. Il 1 aprile del 2001 Paolo, con una certa ironia che lo contraddistingue, fa nascere l’azienda agricola Le Due Querce.

Nel 2002 si imbottiglia la prima annata dello spumante delle Due Querce.

Nel 2005 il padre Luigi, scompare prematuramente e Paolo vuole dedicare a lui come fondatore il nome dei vini Franciacorta.

“Un’emozione intensa – ricorda Paolo, con quella sua genuinità che caratterizza anche i suoi prodotti – per tutta la mia famiglia: il nostro vino, il sogno di mio padre realizzato”.

Leggi Ancora
AttualitàFood & BeverageLibri

Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo.

Cucina d’amore e libertà

L’arte nel piatto che è seduzione e anche cura di sé, piacere della preparazione prima, dell’occhio poi, del palato infine e molto altro.

La cucina, che sia d’amore o di libertà, lenta, seduttiva o rapida, narcisistica è comunque un’arte che non ha confini.

Non almeno per l’autore di Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo. Fiorentino, studia giurisprudenza, letteratura e lingue straniere appassionandosi ai linguaggi del mondo.
Lavora da sempre nell’Hospitality business, si occupa della propria azienda, collabora a progetti in Italia ed all’estero ed insegna Hospitality Marketing and Management. Insegna marketing del travel business ed è nel comitato Italia di “Les Collectionneurs” del quale fa parte l’Hotel boutique Cellai, in centro a Firenze.

La filosofia di un hotel di charme e non di lusso è la stessa del libro: luoghi e oggetti da collezione, su misura, unici, preziosi per il loro gusto, vissuto.

Così l’hotel, un percorso tra tanti salotti e salottini, si snoda tra oggetti e mobili unici perché acquistati in giro per il mondo, qualcosa di attuale, alcuni pezzi vintage e altri di antiquariato.

Alle pareti invece foto e quadri contemporanei perché una volta al mese Francesco allestisce una mostra che racconti il mondo, in particolare la città e le città come quelle vuote soggetto della prossima esposizione. Anche il libro, prima prova letteraria dell’autore, è prima di tutto un oggetto, anche di arredo, di regalo, bello da vedere.

Edito da Mandragora, casa editrice molto legata all’arte, racconta attraverso una serie di originali ricette l’intensa relazione che intercorre tra Eros e Cibo, ed è corredato da 31 tavole a colori realizzate da Susanna Spelta, illustratrice e fashion designer professionista, raffinata e spiritosa insieme.

La veste del libro, copertina rosa fragola con tanto di frutto della fragola a rilievo, l’uso dei colori pop, riscopre il gusto della carta e propone il libro non solo da leggere, ma appunto oggetto artistico.

Cosa racconta? Attraverso la forma della ricetta, rigorosamente per due, le passioni dell’autore, letteratura, lingue, arte e viaggi ma soprattutto gli incontri con le persone, a volte fatti solo di sguardi; come alcuni dei piatti presentati mai cucinati.

A partire dai Preliminari, dedicati alla preparazione di manicaretti e salse come antipasti, il volume affronta poi altre due sezioni:

La prima audacia, riservata ai primi piatti, e Il piatto forte, che propone invece i secondi tra cui “Gli anelli di Mompracem”, da servire, dice l’autore, con “sguardo intenso e piratesco” raccontando agli ospiti “di quando giocavate alla morra nelle buie taverne di Labuan”.

A rendere eccitante un piatto, sostiene Francesco Cavallo, non è infatti solo la chimica e l’accostamento dei suoi ingredienti, quanto l’atmosfera che si crea durante la sua preparazione.

La cucina può richiamare odori, sensazioni tattili, suoni e immagini di luoghi vicini e legati alla nostra tradizione culinaria, oppure esotici, provenienti da paesi lontani, visitati nel passato ma il cui ricordo rivive improvvisamente in un sapore. Le mille associazioni sono in grado di creare un clima di attesa ed eccitazione.

Le ricette proposte nel libro diventano così un pretesto per raccontare storie di luoghi pittoreschi, dai boulevard parigini, ai barrios spagnoli, dai vicoli di Napoli, al Bazar di Damasco.

Sophie Moreau

Leggi Ancora
ArteFood & Beverage

La pittrice Veneta Sandra Menoia espone anche al Carpe Diem di San Donà

sandra menoia

È una personale dedicata all’energia quella di Sandra Menoia ospitata dal “Carpe diem” di corso Trentin.

Se qualcuno storce ancora il naso quando un artista decide di esporre in luoghi definiti “unconventional “  ricordo subito che in questo momento oltre a questa mostra Sandra Menoia  sta esponendo a Venezia in una collettiva patrocinata dalla Fondazione Modigliani, a Forte dei Marmi nella collettiva Wow a Villa Bertelli a cura di Alessio Musella Editore d’arte e Developer internazionale che da qualche mese la sta seguendo direttamente pianificando insieme all’artista come e dove esporre, e sperimentando nuove tecniche  ,  presente alla Biennale della Murgia in Puglia e in fine sempre in una collettiva ad Alicante Spagna. Frammenti dell’io a cura di Maria Marchese e il critico Valeriano Venneri.

In questo caso Sandra Menoia ha scelto di esporre  sei quadri di grandi dimensioni:

un trittico intitolato “Odissea nello spazio” (1,80×1,20 metri),

un dittico dal titolo “Schizofrenia” (1,10×2 metri) e

un’opera singola “Oltre la finestra”.

La sua pittura astratta è contraddistinta da un innato istinto e una forte energia

Quando parliamo di astrattismo  può sembrare che non esistano regole sulla tela,  ma invece è sempre presente un equilibrio intimo tra colori e pennellate che l’artista utilizza per comunicare.

Sandra Menoia  realizza le sue opere  con colori acrilici, impressi con sapiente maestria su tela con la spatola, questa tecnica permette una miscela unica tra  incisività, spessore e delicatezza

Il sodalizio artistico ha portato Menoia a collaborare con la Fondazione “Mazzoleni di Alzano Lombardo (Bergamo), che si occupa di promuovere l’arte e l’eccellenza italiana nel mondo, con grande attenzione per l’aspetto sociale, sostenendo numerose associazioni umanitarie.

Tra le curiosità lo scorso anno le opere “Odissea nello spazio” e “Schizofrenia” erano state esposte all’Arte-terminal di San Basilio a Venezia

L’esposizione al “Carpe diem è visitabile fino ai primi di luglio.

Clikka qui per le indicazioni stradali

Una breve considerazione sui vari spazi espositivi disponibili per gli artisti, musei, gallerie , luoghi istituzionali, ma quando parliamo di visibilità e riconoscibilità delle opere , una buon ristornate può garantire , come in questo caso, il passaggio giornaliero di oltre 150 persone, numeri di tutto rispetto se paragonati a certe gallerie nelle quali tolto il vernissage iniziale, faticano ad entrare 10 persone al giorno….

Leggi Ancora
AttualitàFood & Beverage

-Forte dei Marmi-Spiaggia comunale Bar/ristorante alle Boe visto da V.

alle Boe

Il posticino è il bar della spiaggia comunale di Forte dei Marmi, accanto al bagno Piero.
È tutto all’aperto, molto semplice, arredato con allegre sedie e tavoli di legno colorato.


Vanta un’adorabile terrazzina posta su una duna che regala una meravigliosa vista mare.
Aperto a pranzo e per l’aperitivo.
Testato il pranzo, piatti semplici mare, terra e vegetariano, principalmente piatti freddi, ma anche pinsa e qualche primo caldo.
Troppo ridotta la scelta dei vini alla carta.


È ciò che ci si aspetta da un bar da spiaggia?
Diciamo che si va in buona compagnia puoi dimenticare la bradipa lentezza del servizio e i prezzi non proprio popolari, in virtù della splendida vista e della gentilezza del personale.


Da tornarci anche solo per vedere le arzille e simpatiche giovanotte che giocano a burraco tutto il pomeriggio

V.

Leggi Ancora
Food & Beverage

“L’ Arte ovunque” la Pittrice veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello..

Sandra Menoia

Da sempre la visibilità delle opere di un artista non deve limitarsi alle gallerie.

La riconoscibilità per chi fa arte, è un elemento importante per poter proporre e far ricordare i propri lavori, e ancora oggi, le location come i ristornati, se adeguatamente scelti, e soprattutto se gli spazi messi a disposizione sono ottimali sono garanzia di visibilità.

Basti pensare che in galleria, tolto il vernissage di apertura, raramente entrano più di 10 persona al giorno, in un buon ristornate  il numero come minimo si decuplica, e magari qualche volta i clienti possono diventare acquirenti.

Intendiamoci, la Galleria rimane il luogo per antonomasia per esporre opere d’arte, ma non di certo il solo…

La pittrice Veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello  per esporre alcuni suoi quadri , e la location si è dimostrata davvero interessante.

Una casa colonica radicalmente ristrutturata, un rustico elegante immerso nelle vigne di Prosecco e Cabernet a Noventa di Piave.

La location certo conta molto, ma anche  le scelte culinarie  giocano un ruolo importante e la Ca’ Landello propone una vasta scelta di piatti tipici dell’area delle venezie.

Nulla è lasciato al caso ,I piatti sono sapientemente accompagnati dai vini del territorio e da un’interessante selezione di grandi vini italiani e internazionali.

I titolari Riccardo De Marchi e Chiara Manente della hanno da sempre messo al primo posto Opitalità, convivialità e ricerca della qualità. per far sentire a proprio agio chiunque scelga di varcare la porta della Trattoria Ca’ Landello .

Le Opere esposte sono state scelte dalla pittrice insieme al management del locale, proprio per creare il giusto connubio tra arte, ospitalità.

Sono state posizionate all’ingresso della Sutteria, il luogo ideale per l’aperitivo di benvenuto che anticipa la cena,.

Come spesso accade Sandra Menoia ha iniziato da giovanissima a dipingere olio su tela paesaggi, nature morte, ma ha capito presto che questo stile non le apparteneva, a quel tempo non considerava nemmeno l’arte astratta, adorava l’impressionismo.

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

Versilia: Il Ristorante Filippo raddoppia: dopo Pietrasanta apre a Forte dei Marmi, conosciamo meglio il “colpevole”, Filippo Felice Di Bartola.

Filippo Felice Di Bartola

Negli ultimi anni , causa covid, la ristorazione  è stato senza dubbio il settore, insieme al turismo maggiormente colpito.

Proprio in un periodo così nero, Filippo Felice Di Bartola , già titolare dell’omonimo Ristorante a Pietrasanta , città d’arte per eccellenza, decisamente contro corrente ha deciso di aprire anche a Forte dei Marmi.

Spirito imprenditoriale, esperienza da vendere sul campo, cortesia e professionalità sono da sempre le caratteristiche che lo contraddistinguono , abbiamo deciso di intervistarlo per conoscerlo meglio, lasciando a lui il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande.

Primo incontro con la ristorazione?

Il mio desiderio da studente era fare il giornalista …ma fu mia zia Betta che aveva uno stabilimento balneare a forte dei marmi a farmi letteralmente innamorare di questo mestiere facendomi fare le stagioni da quando avevo più o meno 16 anni.

Quindi mi son fatto qualche anno di gavetta e dopo il liceo classico ho deciso che la mia laurea sarebbe stata riuscire ad aprire un piccolo ristorante per conto mio.

Cosi ho fatto nel 2008 e posso solo ringraziare tutti i maestri coi quali ho avuto l’onore di collaborare e a cui devo tra parte della mia formazione, soprattutto hanno alimentato in me la passione per l’ospitalità e più in generale far star bene gli altri. Perché al ristorante si va per stare bene, non solo per cibarsi.

Quando hai deciso di diventare imprenditore ?

Imprenditore è un sostantivo che spesso non mi sento cucito addosso perché la mia mentalità e il mio modo di leggere questo lavoro subisce per il 50% il fatto che ho fatto il dipendente fino a 32 anni per cui mi ritengo un collaboratore della mia azienda a tutti gli effetti con qualche responsabilità in più.

E credo che sia anche il modo più giusto di vivere questo lavoro in mezzo ai miei ragazzi.

Poi certamente fare impresa è un qualcosa che faccio e a cui penso ogni qualvolta non sto nella mia attività .

Girando paesi, incontrando persone e confrontandosi arrivano le idee più stimolanti e talvolta più azzardate che cerco di realizzare nei modi e nei tempi possibili.

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Sono onesto, ogni sera strappo un sorriso a un cliente e una battuta che poi ci accompagna tutta la sera .

Però ti dico questa : l’estate scorsa un mio caro cliente è riuscito da una mia frase pronunciata mentre prendevo l’ordine al tavolo a costruirci ( a mia totale insaputa)  un racconto che ha poi pubblicato e da cui è nato il libro “pizza pentagonale “ ( di Giampiero Gelmi ) che ha filippo come protagonista.

Puoi immaginarti il mio stupore e la mia sorpresa.

Più importante l’estetica o il gusto?

Le due cose camminano di pari passo e spesso vanno a braccetto un po come due fidanzati. 

Che rapporto hai con i clienti?

Un rapporto sempre molto franco e schietto.

Non amo molto entrare in eccesso di confidenza ma bensì mantenere sempre una corretta distanza che lasci intorno a ciascuno quell’alone di curiosità che è in molte situazioni l’ingrediente che li fa tornare e abituare al mio locale. Cosi si crea l’atmosfera.

Quale cliente da più soddisfazione  ?

Quelli che ( in apparenza ) non si vogliono far conquistare perché magari più diffidenti per svariate ragioni.

Quanto conta la creatività in cucina?

La creatività è alla base di tutti i lavori che si basano sul dare emozioni. Non bisogna eccedere in stucchevoli preparazioni ma rimanere ancorati alla semplicità che , se la sai interpretare , è una grande fonte di creatività.

Quanto conta il prodotto in cucina?

Fondamentale .

Ma un ristorante è un alchimia di ingredienti dove tutto deve contaminarsi. Il prodotto da solo non basta a garantire la riuscita di una cena.

Come scegli il personale?

Spesso è stato l’istinto a guidarmi .

Oggi non è facile selezionare il personale perché sono cambiate le condizioni e la pandemia ha rivoluzionato il settore.  

Senza dubbio alla base educazione e passione per il nostro mestiere.

Ma un’indagine sul personale e sulle gravi carenze dei nostri ragazzi che cercano di entrare nel mondo del lavoro  e spesso anche di molti che fanno il mio mestiere  meriterebbero un’intervista a parte.

Se si vuole competere con gli altri paese serve che il paese faccia un salto di qualità : da entrambe le parti.

Che differenza trovi tra Pietrasanta e Forte dei Marmi da ristoratore ?

Beh le due offerte non mi creano affatto concorrenza ma anzi, l’uno alza la domanda dell’altro.

Spesso il solito cliente passa da un ristorante all’altro anche dal pranzo alla cena.

Pietrasanta da spunti più creativi vista la grande proposta culturale che offre la città, forte dei marmi racconta un angolo di villeggiatura nella parte più verde della Versilia.

Tre motivi per venire a mangiare nei tuoi ristoranti?

Casa, casa , casa.

Chiudiamo con una domanda fuori dagli schemi:

Che rapporto hai con il mondo dell’arte ?

Piu che con l’arte in generale ho un legame con gli artisti: entrambi siamo degli artigiani che realizzano qualcosa che nasce dalla mente e dal cuore.

Da sempre collaboro a Pietrasanta con artisti giovani e meno giovani attraverso i quali ho fatto conoscere la mia cucina e il mio modo di raccontarla.

Sono entrati nel mio ristorante artigiani del marmo , scultori e pittori e qualcuno ahimè ci ha lasciato: Novello Finotti, Heppe de Han, Girolamo Ciulla, Fernando Botero, Igor Mitoraj, Gianni Manganelli, Tano Pisano, Fabrizio Dusi, Andrea Collesano….

Ma le loro opere che vediamo in giro per il mondo li fanno essere sempre con noi.

La magia che si crea quando hai un artista al tavolo è unica e ogni volta sempre diversa.

E non si sa mai che qualcuno di loro, tra un bicchier di vino e una polpetta non abbia creato qualcosa su una tovaglietta di carta che …conserverai con straordinaria accortezza appesa su qualche parete di casa o del ristorante.

Grazie Filippo per la piacevolissima chiacchierata .

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

-Torino- Martedi 30 Novembre un Trio di Chef d’eccezione per una serata speciale al Cloud9.

Cloud9

Il Cloud9  ospita  una serata speciale nella quale i Protagonisti saranno  i due soci CHIC Charming italian Chef Marco Sacco del Ristorante Piccolo Lago di Mergozzo 2 stelle Michelin e Christian Balzo Resident Chef del Ristorante stellato Piano35 di Torino insieme al giovane e talentuoso Resident Chef Cloud 9 Alessandro Braga.

CHIC Charming Italian Chef è un’associazione nazionale che raccoglie un centinaio di grandi professionisti della ristorazione che propongono una cucina creativa, nel rispetto delle materie prime di cui è ricco il nostro Paese.

Il costo della serata è di 90€ bevande incluse: abbinamento con vini e cocktail di Roberto Palestini

Cloud9, a Villa Sassi ,, una location unica nel suo genere, una delle ville più importanti della città , un luogo storico che profuma di Italia, ma appena varchi la soglia del locale , vieni catapultato nelle atmosfere che ricordano inevitabilmente i migliori club  di Manhattan.

Per informazioni e prenotazioni

Telefono: 328 18 30 574

Mail: booking@cloud9villasassi.com

Leggi Ancora
culturaFood & Beverage

Ristornate Menegaldo il gusto e la qualità della cucina veneta.

Ristornate Menegaldo

Nel mezzo della campagna del Basso Piave, da oltre 70 anni  il ristorante della famiglia Menegaldo, mette a tavola le  antiche tradizioni culinarie venete e veneziane.

Il ristorante Menegaldo di Monastier, una vera istituzione per gli amanti della cucina di pesce in tutto il Veneto.

La trattoria Menegaldo è stata fondata nel 1910 da Lucio Menegaldo, nel  1960 la scomparsa improvvisa del padre aveva costretto il figlio Gianfranco ad abbandonare la sua passione per il ciclismo per dedicarsi al ristorante.

Insieme alla moglie Bertilla e dalle sue tre figlie, Gianfranco Menegaldo ha costruito negli anni un locale simbolo della provincia di Treviso unendo alla perfezione la cucina di pesce con le tradizioni locali, puntando tutto sulla semplicità e sulla grande qualità delle materie prime servite in tavola.

Il miglior pesce fresco dell’Adriatico cucinato in modo classico secondo la miglior tradizione veneta.

Oggi che Gianfranco e sua Moglie sono mancati, sono le loro figlie a portano avanti la tradizione di famiglia con passione e capacità.

Il menù è a base di pesce fresco, che viene servito e portato in tavola prima della cottura, per fa si che l’ospite possa apprezzarne la qualità e freschezza.  

Per i palati più raffinati sono presenti anche molti piatti di pesce crudo.

La cucina varia con il variare delle stagioni, e i piatti di pesce sono accompagnati dalle verdure del momento, di prima scelta e accuratamente selezionate.

I sapori sono quelli della cucina veneta, in particolare le sfumature e i gusti del trevigiano. 

Ogni ingrediente che compone i piatti è selezionato e di primissima qualità.

La cucina veneta è fatta anche di ricette ricche e sostanziose utilizzando la polenta, le salsicce, il pesce e la cacciagione proveniente dalle valli e dalle barene.

Tra tutte le verdure spiccano il radicchio di Treviso, di Castelfranco e di Chioggia grazie al loro sapore ma dal basso contenuto calorico che venivano arricchiti, per renderli più sostanziosi, con la pancetta oppure pastellati e fritti nello strutto.

L’esperienza della loro cucina proviene da anni di entusiasmo e passione 

Una curiosità, il patron Gianfranco Menegaldo era un collezionista dei dipinti della pittrice veneta Sandra Menoia,

Ristorante Menegaldo

Via Pralongo, 216
31050 Pralongo di Monastier (Tv)
Tel: 0422.798025 – 0422.898802
E-mail: ristorante.menegaldo@gmail.com

Leggi Ancora
1 2 3 4
Page 1 of 4