close

Food & Beverage

Food & Beverage

Osteria Gloria a Dubai decisamente contro il minimalismo asettico della modernità.

Qui il rigore della metropoli si sgretola per lasciare spazio a un massimalismo colto, quel “troppo” che diventa perfetto solo quando è orchestrato con raffinatezza.
È un set cinematografico dove la scenografia non è finzione, ma un omaggio vibrante all’eccellenza italiana anni ’60.

Dimenticate il less is more: tra ceramiche dipinte a mano e velluti che invitano al peccato, ogni angolo è un frammento di memoria onirica.
La cucina, poi, è verità nel piatto: dalla carbonara mantecata , a quella al Tartufo nella forma di pecorino la materia prima è trattata con il rispetto che si deve a una musa.

Gloria non è solo un ristorante; è il coraggio di essere spettacolari senza mai perdere l’anima popolare.
È l’emozione che si fa arredo e la gioia che si fa sapore.

English version

Dubai’s Trattoria Gloria firmly opposes the aseptic minimalism of modernity.

Here, the rigor of the metropolis dissolves to make room for a refined maximalism, for that “too much” that finds perfection only when masterfully orchestrated.

It’s a movie set where the scenery isn’t fiction, but a vibrant homage to the Italian excellence of the 1960s.

Forget the concept of “less is more”: between hand-painted ceramics and velvets that invite sin, every corner is a fragment of dreamlike memory.

The cuisine, therefore, is truth on the plate: from carbonara served in a pecorino cheese wheel to gravity-defying pizza, the raw materials are treated with the respect due to a muse.

Gloria isn’t just a restaurant; it’s the courage to be spectacular without ever losing its popular soul.
It’s emotion that becomes decor and joy that becomes flavor.

Leggi Ancora
culturaEventiFood & BeverageSenza categoria

Dubai: Franji Caffè e il Catering e’ servito…

Franji Caffè

Franji Caffè rappresenta l’essenza della convivialità nel cuore vibrante di Dubai.
Più che una semplice caffetteria, è un rifugio metropolitano dove l’eccellenza delle materie prime e la cura per il dettaglio creano un’esperienza sensoriale unica.


​Un successo fondato sulla visione del titolare Sam, che supervisiona personalmente ogni aspetto dell’attività.
Con una dedizione assoluta, Sam sceglie e crea personalmente ogni singolo prodotto gastronomico, garantendo che ogni sapore rispecchi i suoi altissimi standard di qualità e originalità.
​Un team altamente qualificato che accoglie ogni ospite con professionalità impeccabile.
Il servizio di ​Catering e’ una proposta raffinata e su misura, ideale per rendere memorabile ogni evento privato o aziendale.


​Per chiudere il cerchio non poteva mancare un servizio di consegna rapido e curato, che porta la perfezione di Franji direttamente a casa o in ufficio.
​Franji Caffè si conferma la stella polare dell’ospitalità d’élite a Dubai: il luogo dove la passione personale diventa eccellenza da gustare

English Version

Franji Caffè represents the essence of conviviality in the vibrant heart of Dubai.

More than just a coffee shop, it's a metropolitan retreat where excellent ingredients and attention to detail create a unique sensory experience.

​A success founded on the vision of owner Sam, who personally oversees every aspect of the business.

​With absolute dedication, Sam personally selects and creates every single gastronomic product, ensuring that every flavor reflects his extremely high standards of quality and originality.

​A highly qualified team welcomes every guest with impeccable professionalism.

​The catering service is a refined and tailored offering, ideal for making any private or corporate event memorable.
​To complete the experience, a fast and attentive delivery service is a must, bringing Franji perfection directly to your home or office.

​Franji Caffè confirms its position as the guiding star of elite hospitality in Dubai: the place where personal passion becomes savoury excellence.
Leggi Ancora
EventiFood & Beveragespettacolo

Dubai: Miriam Cammareri, quando la gestione clientela V.I.P. è nel Dna.

Miriam Cammareri

In un mercato basato sull’esclusività e sul servizio impeccabile come
quello di Dubai, la figura che gestisce le prenotazioni dei locali notturni e dei ristoranti di lusso non è un semplice addetto al booking, ma il primo punto di contatto e un vero e proprio per vivere ‘esperienza esclusiva.
​Questa professione richiede un mix unico di diplomazia, precisione e una profonda comprensione del concetto di ospitalità di alto livello.

​Il ruolo va ben oltre la semplice registrazione di nomi e orari:
​Gestione del Cliente VIP: La priorità assoluta è riconoscere e gestire la clientela VIP, High Net Worth Individuals e gli ospiti fissi.



Questo richiede non solo un sistema di prenotazione impeccabile, ma anche una memoria eccellente per le preferenze (tavolo preferito, allergie, bevande abituali) e una costante comunicazione con il management del locale.

​L’Arte della Lista d’Attesa: Poiché i locali più rinomati sono quasi sempre fully booked, il gestore delle prenotazioni deve saper bilanciare la domanda con la capacità del locale.



Questo implica l’abilità di creare e gestire una lista d’attesa in modo diplomatico, sapendo a chi concedere una possibilità e chi mantenere in attesa, spesso basandosi su criteri di prestigio e potenziale spesa.
​A Dubai, le richieste last-minute, i cambiamenti improvvisi e le richieste fuori standard sono la norma. Il professionista deve essere in grado di risolvere i problemi con calma, mantenendo un’immagine di professionalità e disponibilità, persino quando deve dire di no a una richiesta irragionevole.

​In questa città, il professionista dell accoglienza come Miriam spesso interagisce con una clientela internazionale composta da sceicchi, celebrità, uomini d’affari globali e turisti di lusso. Per questo, sono essenziali:
​Padronanza dell’Inglese, ​conoscenza dell’Etichetta Culturale di varie nazionalità.


​Networking con concierge di hotel di lusso e agenzie di PR per garantire un flusso costante di ospiti di alto profilo.
​In definitiva, chi gestisce le prenotazioni in un locale di lusso a Dubai non vende un tavolo, ma vende l’accesso a uno status e garantisce che l’esperienza del cliente inizi in modo impeccabile, ben prima che l’ospite varchi la soglia.

Professionalità, sorriso e competenza a Dubai vi aspettano.

Miriam Cammareri | Fundamental Hospitality

Leggi Ancora
Food & Beverage

Azienda agricola Bianchi, una storia che racconta il territorio e l’attaccamento alle radici

AGRICOLA BIANCHI

Nasce nel 2016 perché due fratelli impegnati, ognuno nel proprio mondo lavorativo completamente diverso dal settore agricolo decidono di collegare tre cose importanti, rispettivamente le antiche origini di una parte della famiglia; l’attaccamento alle radici territoriali; il piacere di far emergere dalla terra di loro proprietà prodotti agricoli di qualità nella tradizione toscana.

È così che 10 ettari di terreno agricolo nel Comuni di Montopoli in va d’Arno e di Palaia, in Toscana, vengono organizzati per produrre olio e vino; piccole produzioni di nicchia alla ricerca della qualità e del gusto.

Fin dall’inizio l’azienda cerca la collaborazione di produttori locali di qualità – siamo produttori di miele, vinsanto, carne, pasta, formaggio o cioccolato – per dar vita a prodotti originali.

Nasce così ad esempio, da una collaborazione con i produttori locali di qualità e biologici, la Birra al miele di castagno e la Birra al mosto di vino. Crescendo la visibilità sul territorio grazie alla rete di collaborazioni molti prodotti sono stati esportati anche in Francia, Lussemburgo e Svizzera, proprio per la caratterizzazione locale sviluppata tenendo conto delle caratteristiche peculiari storiche del territorio derivanti prima dagli insediamenti etruschi e successivamente dall’importanza del periodo medioevale.

Ad esempio la birra al miele di castagno e al mosto di vino deriva da ricette etrusche scoperte nel corso del tempo grazie agli scavi e agli studi che sono stati effettuati nel territorio del Comune di Montopoli e del Comune di Palaia nei siti in cui sono stati ritrovati antichi insediamenti di popolazioni etrusche risalenti al V secolo a.C.

In particolare, la Birra Artigianale Napraja – Italian Grape Ale – è una birra italiana prodotta artigianalmente con ingredienti naturali prodotta con il mosto d’uva Sangiovese e ciliegiolo. L’uva viene raccolta direttamente dai nostri vigneti coltivati con metodi naturali. La storia della birra a Montopoli Val d’Arno ha radici storiche antiche, è stato scoperto da recenti ricerche archeologiche che già nel periodo intorno al VI secolo a.C., nella valle del fiume Chiecina, che scorre nella pianura antistante l’insediamento del Castello Medievale di Montopoli, gli Etruschi avevano costruito degli insediamenti urbani strutturati dove vivevano in villaggi composti da capanne di legno. Il più importante è stato ritrovato in località Granchiaia a due chilometri dal paese sulle rive del fiume. I ritrovamenti hanno messo in evidenza che già al tempo questa antica e nobile civiltà aveva l’abitudine di fermentare i cereali, coltivare la vite e allevare le api per utilizzare il miele prodotto.

Con questi ingredienti ottenevano bevande di vario tipo come il vino e la birra. L’azienda Agricola Bianchi ha voluto rendere vita a questa antica tradizione di produzione di birra e ha studiato varie ricette utilizzando le stesse materie prime locali. La Birra Artigianale IGA nasce da questa antica storia e la ricetta prevede l’utilizzo del mosto ottenuto da vitigni autoctoni abbinando sapori e tradizioni antichi. Il marchio “NAPRAJA” deriva dal nome della via che dal Castello Medioevale definito “insigne” dal Boccaccio portava appunto verso il fiume Chiecina. La via tra l’altro tuttora esistente porta il nome di Napraia che proviene dal latino Aprorum il cui significato è “dei cinghiali”.

La Birra Artigianale Mellis ambrata è al doppio malto al miele di castagno che conferisce un aroma unico ed inconfondibile ed è prodotto da apicultura biologica Colangelo, azienda anch’essa di Montopoli in val d’Arno rinomata per la sua professionalità e serietà che lavora esclusivamente in regime biologico.

Anche i vini raccontano un mondo e diventano con le loro etichette artistiche ambasciatori locali.

Attendolo è un vino prodotto con uve Sangiovese al 100 % con metodi naturali, vendemmiato a mano in cassette di legno e vinificato in piccoli contenitori di acciaio inox, la cui fermentazione varia tra i 15 e i 30 giorni. Al fine di far risaltare i tannini tipici delle uve Sangiovese e rendere il suo sapore persistente alla degustazione viene messo a maturare in barriques francesi di circa 225 litri.

Il vino ha un’ottima complessità aromatica, all’olfatto spiccano intense note di amarena e viole mentre al palato si evidenziano in modo equilibrato sapori di liquirizia e cannella.

Le Vigne che producono il vino sono adagiate sulle colline che separano il Cassero principale dell’antico castello di Montopoli dal santuario di San Romano, località dove fu combattuta nel 1432 la famosissima battaglia medioevale tra Senesi e Fiorentini, la Battaglia di San Romano e che fu successivamente dipinta da Paolo Uccello su tre tavole che oggi sono esposte nei musei degli Uffizi a Firenze, al National Gallery di Londra e al Louvre di Parigi.

L’etichetta del vino raffigura una delle opere del pittore, quella custodita agli Uffizi, mentre il vino porta il nome del generale fiorentino “Attendolo” che fece propendere le sorti della storica battaglia a favore della Signoria di Firenze.

Boldrace è invece un vino prodotto con uve Ciliegiolo con metodi naturali. La fermentazione avviene a tino aperto in anfore di terracotta rivestite interamente con cera d’api biologica.

Terminata la fermentazione viene effettuata la svinatura e il vino rimane per 9 mesi nelle stesse giare a maturare da dove viene travasato due volte. Alla fine della maturazione viene imbottigliato direttamente dalle anfore.

Rosso Montopoli nasce da uve Merlot allevato in una piccola porzione di vigna nelle lussureggianti colline in provincia di Pisa. La vendemmia avviene a mano in cassette di legno. La vinificazione avviene in contenitori di acciaio inox di piccole dimensioni e la fermentazione avviene per circa 2/3 settimane dopo di che avviene la separazione del liquido dalle bucce. La temperatura di fermentazione viene gestita in funzione del livello di maturazione delle uve per ottimizzare l’estrazione della componente aromatica e ottenere un efficiente equilibrio dei tannini e del colore.

Al termine della fermentazione alcolica il vino viene messo a maturare in barriques francesi da 200 litri. Il vino, quindi senza nessun processo di filtrazione. Si presenta con un colore brillante e all’olfatto intense note di ciliegia matura e mirtillo, mentre al sapore si sentono aromi di frutta candita e spezie dolci.

Il vino prende il nome sia dal suo colore rosso intenso sia da una elegante e piacevole manifestazione enogastronomica che si tiene tutti gli anni a Montopoli d’estate e che evidenzia il colore “Rosso” sia dei mattoni con i quali era costruito il Castello medioevale di Montopoli, sia del nostro vino che della carne lavorata e commercializzata da un noto produttore del paese.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
Food & Beverage

Si fa presto a dire club sandwich: La Club Sandwich Mania – Fiore 1827 sulle ‘sabbie nobili’ di Forte dei Marmi con una serata dal gusto Versiliese che guarda ai sapori internazionali.

La Club Sandwich Mania

Qui dove il jet set è stato di casa innovazione e tradizione si sono date la mano anche nello stile e nella musica. Nei saloni dell’Augustus Hotel & Resort a Forte dei Marmi della famiglia Maschietto si è svolta la prima edizione estiva della sfida fra chef nella realizzazione del celeberrimo panino a più piani nato a New York a fine ‘800.

Quadrato, rettangolare o triangolare, farcito con maionesi fantasiose e carni inusuali, questo inno alla golosità ha riconquistato la sua ribalta con questa iniziativa promossa da Gianni Mercatali, dotto comunicatore,

Davide Paolini lo scopritore di numerosi giacimenti gastronomici italiani e dall’editore Matteo Parigi Bini del Gruppo Editoriale. I vincitori sono, rispettivamente, per il Club Sandwich “tradizionale” lo chef Andrea Papa del ristorante Filippo del Bagno Roma Fiumetto con il suo Club Sandwich Roma abbinato a champagne Perrier Jouet Blanc de Blancs e lo chef Alessio Bachini del Paradis Pietrasanta nella categoria “innovativo” con il suo Agri Sandwich abbinato ad un Blason Rosé sempre di Perrier Jouet.
L’Augustus è uno storico hotel diffuso composto da 12 ville di cui una fu della famiglia Agnelli “quando vestivamo alla marinara” e ci riporta ai sapori d’antan senza dimenticare quell’innovazione ‘americana’ che ormai è diventata un classico.

Due coppe appunto, quelle assegnate ai vincitori, rispettivamente per il club sandwich “tradizionale” e per quello innovativo, dal titolo però molto nostrano e cinematografico, “famolo strano”, ovverosia variando, secondo la fantasia del cuoco, gli ingredienti.

La sfida si è conclusa in riva al mare con uno speciale Dinner & Drinks Music Party al Bambaissa dell’Augustus Beach Club accompagnati dalla performance del DJ Enzo Sarcinelli, in consolle con i suoi vinili. Sotto la regia del ristorante Bambaissa in degustazione champagne Perrier Jouet, i vini di Antinori, il caviale N25 Caviar con gelato alla vodka e bergamotto, allo champagne, una vera delizia e al cioccolato per chi ama sperimentare di più e una degustazione di panettone gastronomico e panettone d’estate Fiore 1827 alla pesca e albicocca.

Una battaglia all’ultimo sandwich che ha visto alcuni chef hanno utilizzato prodotti inusuali quali carne e uova di struzzo, n’duja, bacon d’anatra, salmone, pane di segale alla birra, lavorazioni particolari del pollo e dell’uovo.
“Il livello qualitativo delle proposte – ha detto Davide Paolini presidente della Giuria – è stato molto alto; difficile decidere il vincitore per il migliore club sandwich “tradizionale” come altrettanto dibattuto è stato il premio per il club sandwich creativo”.
A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
Food & Beverage

In viaggio con la Guida Locali Storici d’Italia, Duecento luoghi di bellezza e di gusto.

guida locali storici d'italia

La Guida Locali Storici d’Italia, edizione 2024-2025, stampata a marzo scorso con il Patrocinio del Ministero della Cultura, a cura di Stampa Arti Grafiche Possenti di Milano, direttore Responsabile Enrico Magenes, è un viaggio in 191 tappe dalla Val d’Aosta alla Calabria, isole comprese tra caffè, ristoranti e hotel che appartengano al patrimonio storico. In doppia lingua, italiano e inglese, giunta alla 46° edizione è certamente uno strumento pratico per lo straniero che arriva nel Belpaese ma rappresenta oltre che una guida per orientarsi e scegliere dove fermarsi per un caffè, una pasta, un aperitivo, un pasto o almeno una notte, una lettura piacevole che racconta in modo diverso una storia italiana; è però anche una lettura piacevole per viaggiare con la mente e conoscere luoghi insoliti.

Tra l’altro il formato e la foggia eleganti, stretto e lungo, seppiato, con le illustrazioni disegnate, offrono un corredo prezioso e dal sapore antico. L’Edizione 2024/2025 è infatti focalizzata sulle famiglie che hanno fondato e gestito i locali storici e ne hanno tramandato eredità e memoria storica per molte generazioni e fino ad oggi, preservando l’autenticità, la qualità e il più vivo valore dell’ospitalità italiana.

Nel libro sono raccolte storie di famiglie, di aziende, di luoghi ed edifici talora molto importanti dal punto di vista artistico o altre volte realtà artigianali memoria della cultura del gusto e del servizio tutto italiano.

È la memoria, per dirla con Gustav Mahler, non come culto delle ceneri ma custodia del fuoco, ad essere protagonista. Non è un caso infatti che i Locali Storici d’Italia siano sempre più amati e frequentati anche dai giovani, che scoprono attraverso questi luoghi il gusto, le tradizioni, la bellezza, l’arte e la storia del nostro Paese.

Il viaggio passa attraverso luoghi come il caffè Pedrocchi di Padova, o il celeberrimo Florian di Venezia, inserito tra i più copiati insieme al Caffè Greco di Roma e al Cova di Milano; si va dal Camparino in Galleria a Milano, che è anche uno dei più vandalizzati ma ci sono anche i grandi alberghi come l’Hotel Majestic, già hotel Baglioni di Bologna dal 1884, lussuoso edificio nel Palazzo che fu sede del Seminario Arcivescovile tra marmi e stucchi con gli imperdibili affreschi cinquecenteschi dei Carracci; o il Grand Hotel Bernini di Firenze, erede dell’antico Albergo dello Scudo di Francia, in un palazzo nobile del XV secolo, quando Firenze divenne Capitale del Regno fu trasformato in Hotel Parlamento, dimora dei parlamentari, epoca della quale conserva gli affreschi.

Tra le pasticcerie merita Balzola, dal 1902, giunta alla quarta generazione ad Alassio in provincia di Savona in Liguria dove è nato il ‘caffè concerto’ dove si sono esibiti artisti del calibro di Tito Schipa e Beniamino Gigli.

Qui si riuniva nella sala Settecento veneziano l’intellighenzia della colonia inglese di Alassio che incontrava Maksim Gor’kij; non hanno resistito al suo fascino neppure Gabriele D’Annunzio e la Duse e addirittura Motta ed Alemagna, famosi industriali dolciari che apprezzavano l’arte di Rinaldo Balzola divenuto nel 1929 capo-pasticcere della Real Casa Savoia.

È qui che sono stati brevettati i “Baci di Alassio”. Ad Ascoli Piceno nelle Marche, dal 1907 il Caffè Meletti, istituzione della città e salotto delle idee celebre per la sua Anisetta di cui era goloso Trilussa che le dedicò anche dei versi, dal 2013 diventato anche ristorante.

In Puglia ad Andria, nella provincia di recente istituzione Barletta Trani, Mucci Giovanni, confetteria e pasticceria dal 1894 con annesso il Museo del Confetto, in una palazzina liberty dove il nonno Nicola perfezionò l’arte dolciaria del mitico Caflisch di Napoli e fornì i confetti per le nozze di Umberto di Savoia con Maria Josè.

Qui tra l’altro sono stati creati i Tenerelli Mucci confetti dal cuore tenero con mandorle di Puglia e nocciole piemontesi ricoperti da un doppio strato di cioccolato, una vera sintesi del gusto italiano tra nord e sud.

Si trova a Ferrara la più antica osteria del mondo certificata dal Guinness, aperta già sicuramente nel 1100 per gli operai che costruirono la cattedrale. Parliamo di Brindisi in Emilia-Romagna, dal 1435 con un nuovo assetto, oggi alla seconda generazione, nota come Hostaria Chiuchiolino, da “chiù”, ubriaco, frequentata all’epoca da Cellini, Tiziano Vecellio e Tasso. Lo stesso Ariosto la ricorda nella commedia La Lena. Ma le storie che custodisce sono tantissime.

Come non ricordare il Caffè Gambrinus a Napoli in Campania, dal 1860, aperto come “Gran Caffè” che nel 1890 venne ristrutturato in stile liberty dall’architetto Curri con splendidi affreschi e dipinti dai massimi pittori dell’Ottocento napoletano. Fu un centro di vita politica e culturale nella città dove il passaggio non occasionale di D’Annunzio, Scarfoglio e Matilde Serao che vi fondarono il quotidiano Il Mattino, non fu occasionale e poi vi sedevano tra gli altri Croce, Wilde, Marinetti ed Hemingway.

La sua lunga vita racconta la società che cambia dal Caffè Chantant della Belle Époque quando nacque l’uso del ‘caffè sospeso’ alla sua trasformazione in banca dal Prefetto fascista nel 1938 al ritorno a caffè con la famiglia Sergio che lo gestisce da cinquant’anni.

Data 1700 la Taverna Rovita a Maratea in provincia di Potenza in Basilicata dove il tempo scorre più lentamente.

Siamo nella ‘Città delle 44 chiese’, dove quella che fu un tempo Frateria, poi Taverna, è diventata un luogo di eccellenze della cucina locale in un ambiente pieno di dettagli quali le ceramiche artigianali, che respira anche dei passaggi che vi sono stati tra i quali quello di Renato Guttuso.

Cifra caratteristica l’architettura e gli arredi, rimasti obbligatoriamente originali, che raccontano secoli di storia, con particolare concentrazione tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con ambienti dove spesso l’arte è protagonista come nell’Antico Caffè Greco di Roma, con oltre 300 opere esposte nelle sale, la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico esistente al mondo.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
EventiFood & BeverageLibri

Letture, musiche, degustazioni GIACOMO PUCCINI INNAMORATO DI TUTTO Scritto da Niclo Vitelli e illustrato da Emma Dal Falco. Contributi di Leonardo Castellucci e Daniela Mugnai. Cinque sensi editore. Venerdì 2 agosto dalle ore 18.30 a Focette – Marina di Pietrasanta, Hotel Villa Tiziana

GIACOMO PUCCINI INNAMORATO DI TUTTO

Un libro che racconta l’uomo, quello delle passioni private e i suoi molteplici interessi e amori. Tra questi spicca quello per il cibo che nel Maestro rivela un significato più profondo aldilà del semplice piacere. “La buona tavola – scrive Daniela Mugnai – rappresenta per Giacomo Puccini il legame con le radici, la terra e gli affetti, più che l’oggetto del desiderio di un raffinato gourmet. Per il Maestro la cucina è convivialità e condivisione, è tenere viva, attraverso piatti e prodotti, la profonda connessione con il territorio d’origine”.

Il libro, pensato nell’anno in cui si celebra il centenario della morte del grande compositore toscano, racconta l’uomo Puccini, quello delle passioni private e dell’amore per la vita e per la natura della sua terra natale, assolutamente fedele e generoso con i pochi, preziosi amici, sensibile al fascino muliebre, curioso del mondo e delle innovazioni.

Il racconto di Vitelli svela la personalità tormentata ed esigente, non solo con se stesso, di un musicista che cerca nella propria arte la soluzione alla propria irrequietezza e al contempo ci riferisce del suo rapporto specialissimo con alcune cantanti e della cura quasi maniacale nel valorizzare il loro talento.

E ancora ci ragguaglia sulla famiglia d’origine, con cui si mostra legato da un vincolo indissolubile e del suo legame d’intimità con Lucca, la sua città natale e con Torre del Lago e la Versilia.


Un ritratto umano ricco di aneddoti e spesso di curiosi e sconosciuti episodi della sua vita scritto da un autore di solida e conclamata fede pucciniana. L’opera è arricchita da alcuni contributi di specialisti che mettono in rilievo quanto ancora l’effetto del mito pucciniano sopravviva in piena salute, anche oltre la sua immortale eredità di musicista.

Le illustrazioni – vivaci collage che restituiscono il lato giocoso del temperamento di Puccini – accompagnano il racconto contribuendo ad avvicinare la figura del compositore toscano al grande pubblico.

Programma

18.30 Appuntamento nel Giardino di Villa Tiziana

18.45 Giacomo Puccini Innamorato di tutto – Cinquesensi Editore

Un incontro a due voci, l’autore Niclo Vitelli e la giornalista Ilaria Guidantoni

19.00 Ilaria Guidantoni presenta la serata

Stuzzichini accompagnano il cocktail “Turandot Villa Tiziana”

Saluto dello Chef resident Fabio D’Alessandro

19.15-19.45 Tra musica e parole

Intermezzo pucciniano a cura dell’Associazione “L’Angelo Artisti Associati”

Patrizia Lazzarini, attrice; Giampiero Pierini al flauto; Roberto Baccelli alla pianola

19.45 Show cooking con “Le amate uova di Puccini”

Il risotto con i volatili di lago, passione del Maestro accompagnato da un bicchiere di vino bianco

La serata ha un costo di 25 euro: cocktail, spettacolo e libro

Per le coppie 20 euro a testa

INDICE

C’era una volta Giacomo Puccini

L’inarrestabile ascesa di un ragazzo irrequieto

Amori e diletti

Le solide amicizie, l’impulso al viaggio, la tentazione di Venere, la caccia, le auto…
Abitare
I luoghi della memoria e il buen retiro: Lucca, Celle, Torre del Lago, Viareggio
Le grandi interpreti

Le prime protagoniste delle sue opere che ne alimenteranno il mito

Giacomo Puccini il Toscano

L’eredità nel mondo

Le opere liriche di Giacomo Puccini

CONTRIBUTI
Cinefilia pucciniana di Niclo Vitelli
Una breve esperienza attoriale, i film sulla sua vita,

le fortunate serie televisive, un secolo di pellicole

Come due volti di una stessa anima di Leonardo Castellucci

I bronzi-ritratti di Lucca e Torre del Lago

Note di degustazione di Daniela Mugnai

Il Sor Giacomo e la cucina della memoria

NICLO VITELLI

Nato a Viareggio il 29 luglio 1954, vive a Massarosa.

È stato Segretario della Federazione del PCI della Versilia, Consigliere comunale e Assessore a Viareggio, Presidente del Festival Pucciniano negli anni Ottanta e successivamente del Consiglio di indirizzo della Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago. Dirigente al Cantiere navale Sec di Viareggio, responsabile regionale di Lega Pesca e delle politiche concertative di Legacoop Toscana. Ha pubblicato i libri: “C’eravamo tanto amati”, una ricostruzione della propria esperienza politica; “Un bel dì vedremo” sull’attualità e modernità di Giacomo Puccini e al Festival a lui dedicato; per l’editore Cinquesensi “Hop Frog” sul locale mito della Versilia.

EMMA DAL FALCO

Nata il 12 maggio 2001 sul Lago di Como, è cresciuta a Lucca e vive a Bologna. Suona e studia musica dall’età di 5 anni. Dopo il diploma al liceo musicale, si è iscritta al DAMS. Accanto alla musica, utilizza il linguaggio della fotografia e del disegno per raccontare quello che la colpisce.

LEONARDO CASTELLUCCI

Scrittore, giornalista, direttore editoriale di Cinquesensi editore. Dall’85 all’88 è il secondo responsabile delle pagine della cultura di Paese Sera, redazione Toscana. Dal ’90 al ’94 a Milano dove lavora per il gruppo Il Corriere della Sera, Einaudi, Electa, RCS Rizzoli, Mondadori, Alinari e Rusconi Idea Libri. Nel ’95, rientrato a Firenze, continua la sua attività di autore e consulente. Dal 2010 è direttore editoriale della casa editrice Cinquesensi.

DANIELA MUGNAI

Fiorentina, laurea in filosofia con borsa di studio all’università di Cambridge, prima responsabile ufficio stampa nel settore informatico, poi passa ai beni culturali nell’ufficio relazioni esterne della Firenze Musei, poi responsabile comunicazione e relazione esterne di Principe Corsini. Nel 2008 fonda la COFFEE e segue, tra gli altri, la comunicazione enogastronomica della Regione Toscana con il progetto Vetrina Toscana. Esperta di comunicazione Food & Wine, autrice televisiva per Toscana Tv, attualmente collabora con InToscana e Quality Travel.

GIACOMO PUCCINI INNAMORATO DI TUTTO
di Niclo Vitelli

Contributi di Leonardo Castellucci Daniela Mugnai
Illustrazioni di Emma Dal Falco

editore: Cinquesensi
collana: omnes viae
formato: 16,5×24 cm
pagine: 192
prezzo: 24,00 €
ISBN 978-88-99876-92-0

Via Cavour 67

Leggi Ancora
Food & Beverage

Cordusio, il primo aperitivo 100% naturale a base di frutti a bacca rossa: un simbolo del gusto italiano del bere.

Cordusio

Cordusio, un nome evocativo che richiama subito Milano, la zona degli affari, lo spirito glamour e insieme qualcosa che ricorda il bello stile spesso abbinato al passato.

Confezionato infatti in un’elegante bottiglia, di colore scarlatto, ideata in Italia e ispirata alle linee verticali geometriche della tradizione dell’art nouveau, caratterizzante Piazza Cordusio a Milano da cui il nome prende spunto e in qualche modo anche il gusto.

Recentemente è stato insignito della prestigiosa certificazione B Corp per la sostenibilità, un primato in Italia per il settore degli spirits. È il primo liquore italiano a ottenere la certificazione B Corp, aprendo la strada al settore degli alcolici italiani verso la sostenibilità. Si tratta di un traguardo significativo e complesso per un’azienda che mira a essere veramente sostenibile sotto ogni aspetto. Solo il 3% delle aziende candidate supera il rigido questionario sulle performance ambientali e sociali, e integra il proprio impegno verso gli stakeholder nei documenti statutari. Questo riconoscimento conferma che Cordusio non solo è ammirato dai migliori cocktail bar d’Italia e del mondo, ma rispetta anche i più elevati standard di responsabilità, trasparenza e performance sociali e ambientali.

Presentato a Milano nel 2023, Cordusio è il primo aperitivo al mondo a base di frutti a bacca rossa 100% naturale che offre un’armonia tra il dolce e l’amaro.

Il gusto, realizzato esclusivamente con estratti vegetali di frutti a bacca rossa di provenienza locale, questo liquore ha una gradazione alcolica del 19,5% vol, che dona naturalmente un intenso colore scarlatto al liquido è vivace e aromatico. Intenso e fresco al palato, Cordusio è estremamente versatile e si adatta con naturalezza alle creazioni dei bartender più creativi, senza perdere la semplicità delle buone cose di un tempo.

È questa la prima sensazione che si riceve, fin dal profumo. Colpisce in questo tipo l’intensità della parte olfattiva, non stucchevole né invasiva, che suggerisce un gioco di riconoscimenti. In bocca è caldo e avvolgente con buona persistenza che lascia la bocca pulita con un gusto amaricante.

Ci sono note fruttate di agrume che fondono dolcezza, freschezza e una piacevole nota amarognola nel finale; si avvertono tonalità che ricordano anche il rabarbaro e delle piante mediterranee senza nessuna prevalenza. La suggestione ci porta a un matrimonio tra l’idea dell’Amaro e del Liquore.

Si può suggerire di berlo freddo in bicchierini con un’aggiunta di selz come i liquori e i cocktail di un tempo quando il ghiaccio era un lusso; naturalmente con ghiaccio e stemperato in vario modo per diluirne gusto e alcolicità; quanto ovviamente come ingrediente del bere miscelato, già apprezzato in questo primo anno di vita in varie preparazioni.

“Si parla tanto di ‘sostenibilità’ al giorno d’oggi”, spiega Chris Tanca, fondatore di Cordusio. Il Team Cordusio si è dunque posto una domanda fondamentale: ‘Che cos’è davvero sostenibile?’ L’autenticità e la trasparenza sono state le chiavi per trovare la risposta. L’aver soddisfatto i rigorosi principi su cui si fonda la certificazione B Corp, che valuta in modo approfondito il nostro impatto ambientale e sociale, ci riempie di orgoglio.

Questa prestigiosa certificazione, riconosciuta a livello internazionale, attesta il nostro impegno verso la sostenibilità e la responsabilità aziendale, consolidando la nostra posizione come leader nell’innovazione etica nel settore degli spiriti. Siamo felici di entrare a far parte di una comunità così lungimirante e in continua crescita”.

Un fatto cruciale secondo Daniela Garcea, Cordusio Global Brand Activator, che sottolinea come il gusto incontri la salute.

Cordusio è una realtà che si fonda sul concetto di squadra unita, lavorando insieme per promuovere i valori etici della recente certificazione ottenuta. Il team include distillatori, master blender e partner di distribuzione che collaborano in sintonia, raggiungendo i locali più prestigiosi dove Cordusio è disponibile.

Oltre a essere un prodotto italiano, è creato da artigiani e imbottigliato fresco con ingredienti provenienti dal territorio locale e la riconoscibilità territoriale è sempre più un valore. Se la globalizzazione ha prodotto nel gusto a tutti livelli un’omologazione, il territorio Italia in particolare diventa di per sé un valore e un richiamo.

La B Corporation (o B Corp) è una certificazione, diffusa in 78 paesi e 155 settori diversi, rilasciata dall’organizzazione no profit statunitense B Lab. Per ottenere e mantenere la certificazione, le aziende devono raggiungere un punteggio minimo su un questionario di analisi delle prestazioni ambientali e sociali e integrare nei documenti statutari il proprio impegno verso gli stakeholder.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
Food & BeverageSenza categoria

Poggio alle Monache presenta Rosa Briosa, un viaggio sensoriale tra tradizione e bollicine ancestrali.

Rosa Briosa

Poggio alle Monache, azienda vitivinicola immersa nella splendida cornice delle Crete Senesi, ad Asciano, svela la sua nuova creazione, “Rosa Briosa”, un vino frizzante prodotto con il Metodo Ancestrale, che offre un’esperienza sensoriale originale. Il metodo ancestrale, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, forse nell’antica Roma, anche se la sua “nascita ufficiale” risale al XV-XVI secolo in Francia, nella regione del Languedoc-Roussillon, sta tornando alla ribalta ultimamente.

È la semplicità il suo segreto grazia alla rifermentazione spontanea in bottiglia ad opera dei lieviti indigeni, senza zuccheri o lieviti aggiunti.

Questo metodo antico dona vita a vini sfaccettati e singolari, capaci di esaltare le caratteristiche del vitigno e del territorio, caratteristica sempre più premiata, dopo una forte omologazione legata alle mode. D’altronde è questa la filosofia della Maison, con oltre 5 ettari sono dedicati alla produzione di vino, frutto di una sapiente lavorazione che rispetta la tradizione e valorizza il territorio per cogliere l’anima della Toscana.

La Cantina vanta una storia secolare che risale al 1200. Tra le sue mura – attualmente in fase di ristrutturazione – l’antica tenuta ha ospitato nobili famiglie come i Piccolomini D’Aragona.

Oggi, Alessandra Giardi, insieme al marito Alessio Magi e alla figlia Caterina, custodisce con passione questo gioiello toscano, circa 100 ettari di terreni ospitano vigneti, oliveti, campi e tartufi pregiati. I colli senesi e la Val d’Orcia, terreni vocati alla viticoltura d’eccellenza, nutrono i vitigni di Poggio alle Monache: Sangiovese, Syrah, Canaiolo, Vermentino, Malvasia, Trebbiano e San Colombano.

La cantina Poggio alle Monache ha scelto di valorizzare per la nuova stagione la tradizione del metodo ancestrale con “Rosa Briosa”, nomen omen, un vino rosato ottenuto da uve autoctone, che si distingue per il suo carattere brioso e sapido. Il vestito è estivo, leggero, sbarazzino, evocando campagne d’altri tempi e un vino non impegnativo.

Con tappo a corona che porta una rosa, la sua etichetta pop incontra un gusto giovane crescente, pensando al vino come una bevanda. L’immagine lo avvicina all’idea dell’aperitivo, di un momento frizzante, con il suo colore appena rosato. Al naso note di lamponi e pompelmo si intrecciano in un sorso rinfrescante con una freschezza spiccata che in bocca ha un forte sentore agrumato. Suggerito per aperitivi anche senza un accompagnamento proprio perché può essere consumato come una bevanda, seppure abbia una nota vinosa.

Dopo la raccolta manuale e la pressatura soffice delle uve, segue la fermentazione a temperatura controllata in acciaio, interrotta vicina alla sua conclusione con l’ausilio del freddo. La rifermentazione avviene in bottiglia, con un affinamento sulle fecce fini per almeno 3 mesi.

“Abbiamo deciso di aggiungere alla nostra linea di produzione questo vino che nasce appunto grazie a questo metodo di spumantizzazione antico e nello stesso tempo sempre attuale”, raccontano Alessandra Giardi e Alessio Magi della cantina Poggio alle Monache. L’azienda lo consiglia come un vino ideale per antipasti di pesce fritto, oppure con vol-au-vent al formaggio, un vino che nella sua semplicità.

Abbiamo avuto anche l’occasione di assaggiare “Naviglio”, Vermentino in purezza della zona Chiusure d’Asciano, vino biologico, etichetta allettante e singolare nel contesto territoriale, ottenuto con pressatura soffice delle uve, decantazione a freddo del mosto e fermentazione a temperatura controllata; quindi affinamento sulle fecce fini per 5 mesi con batonnage settimanali.

In bocca presenta una freschezza unita ad avvolgenza, grazie ad una morbidezza singolare, con sentori floreali e di frutta. Dotato di una buona sapidità, si abbina con portate di pesce nonché con carni bianche e formaggi relativamente freschi.

 A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
Food & BeverageLusso

Casa Camperio, il nuovo spazio milanese : Non solo un ristorante, un luogo da vivere nell’arte.

casa camperio

Casa Camperio è un nuovo spazio milanese, a due passi da piazza Cairoli e dal Castello, come dal teatro della Scala, una posizione centrale per gli affari di giorno, la cultura e la vita mondana di sera. Il locale ha aperto a gennaio scorso ed è già diventato un punto di incontro grazie all’entusiasmo e alla professionalità di Andrea Lascatti, giovanissimo General Manager che si occupa della gestione e dello sviluppo della struttura per il Gruppo di ospitalità, formato da 6 soci con background ed esperienze diverse tra il mondo della finanza, del calcio e per l’appunto dei locali.

L’idea nasce dall’esperienza della famiglia nel 2010 con Fooding, locale che serviva Sushi e mozzarella a Peschiera Borromeo. Nel 2018 poi l’attività è stata venduta e Andre parte per Londra per studiare business management con l’idea di trovare un lavoro part time che lo potesse supportare; entra poi a far parte di una realtà unica come il Connaught Bar dove apprende l’arte dell’eleganza e della semplicità ingredienti fondamentali per creare momenti magici per gli ospiti.

La scelta di Casa Camperio è pertanto fortemente modellata dall’esperienza londinese nella creazione del concept e degli ambienti stessi strizzando però sempre un occhio verso New York.

Lo sviluppo è stato eseguito tra Milano e Londra e questo ha permesso un flusso di idee molto particolari con la necessità però di capire come renderle idonee al mercato Italiano, una delle sfide che oggi anche molti grandi hospitality brands si trovano ad affrontare soprattutto quando operano in settori retail hospitality high-end.

L’aria che si respira a Casa Camperio è quella di un club inglese, più decontracté, con un bell’affaccio sul giardino di rose curato dalla Signora Severnini, di origini giapponesi, la famiglia proprietaria dello stabile. Una serie di ambienti rivestiti di boiserie, legno a terra, colori caldi, design americano Anni Quaranta oltre ad alcuni elementi danesi, con divanetti dai toni arancioni, tanti oggetti scelti con cura, lontano da tendenze troppo modaiole come il retro di un bancone in legno che diventa una sorta di vetrinetta.

Gli spessori e i materiali danno il senso di solidità, del calore domestico ed evocano il senso di una storia che in realtà in questo caso è da costruire.

La tentazione è però di accordare istintivamente fiducia e non è solo una questione di entusiasmo; è anche la determinazione, la professionalità e una certa discrezione che fanno dire che è un locale che crescerà, che non esploderà come il fuoco di un momento, a giudicare dall’attenzione ai dettagli, all’idea di un arredo su misura stile Club room.

Alle pareti arte americana che risponde al gusto e allo stile della famiglia, collezionisti, legati professionalmente al mondo dei locali e dell’ambiente bar a partire dal padre di Andrea.

A settembre il programma è già tracciato con l’idea di realizzare mostre d’arte accogliendo emergenti e artisti più storicizzati e di dar vita ad eventi legati alla moda del mondo underground con tessuti da filiera ecosostenibile.

Tra le idee ad esempio l’organizzazione di cene a tema con una mise en place dedicata a tessuti particolari e vari momenti che si svolgono nei diversi ambienti compreso un défilé. La formazione professionale e le passioni di Andrea, che ha studiato a Londra, indubbiamente si avvertono.

Si parte al mattino quando alle 7.30 si cominciano a servire le colazioni nel caffè di fianco, ambiente del Seicento con soffitto a volte, per il residence della proprietà in uno spazio che sta già diventando un luogo di habitué della zona dove gli uffici sono numerosi; nello stesso ambiente si sta pensando oltre al pranzo veloce a un aperitivo con cocktail classici per andare incontro alla tradizione milanese.

Casa Camperio offre una doppia possibilità a pranzo per un pasto à la carte o un business lunch; quindi aperitivo con una cocktail list che ha delle signature importanti e sfiziose e infine un Casual Dining, formula che vuole indicare un’atmosfera rilassata e giovane anche se la frequentazione ha un’età che in genere parte dai trent’anni, mettendo d’accordo i palati più esigenti con la voglia di godersi la serata, a scelta tra la sala grande con la cucina a vista, una sorta di isola dove vengono preparati il sushi e i piatti principali e la sala più intima.

La cucina è creativa e si ispira alla tradizione giapponese maritandola a quella mediterranea per lavorare su qualcosa di dinamico che ai fornelli trova il dialogo tra lo chef Ruwan Livera e il sous-chef Mattia Amato, figure con un’esperienza molto diversa. Il primo, originario dello Sri Lanka ha lavorato vent’anni da Nobu a Milano; mentre il secondo, ventiseienne già con un curriculum di tutto rispetto, ha lavorato tra l’altro con lo chef Roberto Conti, ed è stato tra l’altro da Vittorio.

Al bar la collaborazione di Paolo Scialpi con una cocktail list originale e molto studiata che unisce alle preparazioni classiche il sapore, puntando sul gusto più che sul processo tecnico.

A livello di degustazione troviamo molto Oriente e ingredienti insoliti.

Fermandoci sui cocktail siamo stati colpiti in particolare da Oriental Riviera un drink che ha subito una serie di modifiche fino alla messa a punto definitiva.

Il Cocktail ha una base alcolica di Gin Portofino e Altamura Vodka distillato di grano pugliese; quindi una terza componente alcolica di Saint-Germain che conferisce una nota floreale; servito in un bicchiere tumbler basso con cubo di ghiaccio e coin di foglia di shiso come guarnizione.

Originale la scelta di combinare l’impiego della Vodka e del Gin con il burro, zeste di limone e lo shiso, basilico orientale, per esaltare la freschezza.

Il ménu, che si concentra sulla materia prima, è organizzato in sezioni, come capitoli che si possono leggere non in ordine, con La sezione crudi, quella della pasta e del riso, la portata principale e i sushi roll, privilegiando l’originalità in questo caso.

Tra i piatti in anteprima vi presentiamo un risotto con gamberi messi a crudo e leggermente cotti dal calore e limone fermentato.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
1 2 3 12
Page 1 of 12