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CHRISTIAN LOUBOUTIN: SCARPE DA SOGNO

CHRISTIAN LABOUTIN

E’ semplicemente pronunciando il suo nome, quello di Christian Laboutin, che qualsiasi donna si sente immediatamente catapultata in un sogno, una sorta di richiamo alla sua immaginaria idea di seduzione, lusso e power femminile. Si, perché non appare esagerato dichiarare che, indossando le sue creazioni, la donna si sente investita di una specie di super potere che la rende conscia del suo fascino e quasi padrona del mondo.

Nato a Parigi nel 1964, Laboutin, già in età adolescenziale, propone la vendita dei suoi disegni alle scuole di ballo piu’famose della sua città, fino ad arrivare al Folies Bèrges, dove si ritrova pero’ a svolgere un lavoro di umile aiutante. Negli diventa stilista di Chanel, Yves Saint Laurent e Dior, ma la vera svolta sopraggiunge negli anni ’90, quando dà vita ad una decoltè preziosa, altissima che in breve diviene protagonista dell’alta moda. Ma, rispetto agli stilisti a lui contemporanei, sente frustrazione, in quanto ancora distante dall’apice del successo.

Finchè nel 1992, in un gesto d’impeto creativo, getta una boccetta di smalto rosso sulla suola delle sue scarpe e, quasi inconsapevolmente, dà vita a quella caratteristica che, piu’ in là diventerà iconica, ossia la suola rossa di Christian Laboutin, inneggiandolo nella storia della cultura della moda.

Da quel momento, la sua avanzata quale stilista è inarrestabile; inizia collaborazioni con Lanvin e Alexander Mc Queen, fino a vestire i piedi di star internazionali quali Madonna, Lady Gaga, Kate Moss e Catherine Deneuve.

Le sue opere creative dalla suola rossa diventano ambite dalle celebrities e da star della portata di Victoria Beckam, Dita Von Teese, Blake Lively, fino alla cantante Jennifer Lopez, che lo innalza a simbolo del potere femminile.

Il modello che lo ha consacrato re nel panorama globale delle calzature è sicuramente il Pigalle, il piu’ sfoggiato e adorato: una decolletè dalla punta sfilata, lo stiletto altissimo e l’immancabile suola rossa, un classico che sfida il tempo rimanendo intramontabile e risolutiva per qualsiasi outfit.

Altro modello diventato cult è la pump So Kate, ispirata alla splendida modella Kate Moss, icona del fashion, dello stile androgino nonché dello scandalo, nota che fa da sfondo anche alla filosofia di Laboutin: si tratta di una decoltè sullo stile della Pigalle, ma resa piu’ leggera e affusolata, come lo richiedeva l’occasione del matrimonio della famosa star.

Ma Laboutin è fortemente noto anche per i suoi eccessi, e ne sono testimonianza le sue famose pump, quali la Lady Peep, dal maxi plateau e dalla punta stondata. La linea è semplice ma la vision finale è quella di una scarpa dal piglio grintoso, oserei dire aggressive. Tra le piu’desiderate quelle in vernice nei colori nero lacca e rosa nude.

Ma la sua estrema provocazione è indubbiamente rappresentata dalla Fetish Ballet Heels, cosiddetta Ballerina Ultima, indossata da Beyoncè in una delle sue performance: una scarpa quasi impossibile da indossare per la sua vertiginosità, come ammesso dallo stesso creatore.

Tra i modelli iconici omaggiati alle star è da annoverare The Blake, un sandalo di pelle in vernice e stringhe nei colori arcobaleno, con tacco stiletto, creato in onore dell’attrice Blake Lively, appassionata collezionatrice delle sue scarpe.

Negli ultimi anni Laboutin ha esteso le sue creazioni anche all’ambito delle cerimonie, dando vita a collezioni quali le Follie Strass, in cui il velo in tulle nel colore nude o in altre varianti è impreziosito da dettagli luminosi e scintillanti, conferendogli un fascino e una raffinatezza da sogno.

Christian Laboutin ha segnato un confine nella moda calzaturiera femminile. Dopo di lui, molte creazioni appaiono sue imitazioni; difficile dar vita a qualcosa di nuovo dopo che l’ardito parigino è riuscito a vestire il piede di ogni donna attraverso lacci, listini e scollature ridefinendone l’essenza e rendendolo un simbolo di audacia e sensualità. Quasi una sorta di formula magica, in cui la maestria di compendiare i tacchi vertiginosi, l’ultra glossy e la scollatura delle dita, crea un elisir capace di esaltare il piede femminile nelle sue forme sinuose, turbando e seducendo lo sguardo di chi lo osserva.

A cura di Claudia Grascia

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Moda: Intervista a Cheren Hesse Surfaro, Il Viaggio è nella testa

Cheren Hesse Surfaro

25 anni reggina di nascita, nella sua ultima collezione  “BaRock”, ha miscelato  abiti settecenteschi con il  Glam Rock.

La sua passione per la moda è nata grazie all’incontro con la musica che è la sua ispirazione,  il leitmotiv delle sue creazioni

Primo incontro con la moda ?

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto circa dieci anni fa quando mi sono avvicinata al panorama musicale Punk, quello di vecchia scuola anni 90. Mi hanno attratto i colori sgargianti e la linea ribelle degli abiti che indossavano i performer del tempo.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Mi piace rispondere a questa domanda con un mio motto: “La creativtà è l’arte del sapere.”

Col talento e la predisposizione ci si può nascere ma lo studio amplifica gli orizzonti.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Non per forza, basta anche seguirla bene. Un abito o una collezione stessa, se ben osservata, può essere sia vissuta che studiata.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

La musica assolutamente. Mi ha dato modo di capire come, nel corso degli anni, ha fatto sì che camminasse a braccetto con la “sorella” Moda e creare un unico legame iconografico chiamato stile.

Perché non esistono più le TOP ?

Penso che questo “annullamento” derivi dal fattore di ricerca. Oggi gli stilisti cercano più l’attitudine ed il  carattere che la bellezza oggettiva di una modella, forse per questo ci sono più model e meno Top.

 Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Risale al mio post laurea con la specialistica da intraprendere, quando una sera, mi trovai ad interloquire, al riguardo, con il mio manichino. Lascio a voi immaginare la risposta.

A cosa ti ispiri per le collezioni?

Per la mia prima collezione BaRock mi sono ispirata al barocco veneziano per quanto riguarda i tessuti dominanti; i tagli e la linea richiamano il Glam Rock londinese degli anni 70 per via delle piume e delle ecopelli. Il nome della linea è la radice del barocco e la desinenza dello stile trasgressivo.

La seconda collezione Urban Vibes è una capsule street che ripropone lo stile della scena hip hop di ghetto degli anni 90. Entrambi i generi musicali sono stati protagonisti negli ascolti della mia infanzia, ecco il perché di queste scelte mirate nelle mie attuali linee.

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social contano molto in questo settore. Credo che abbiano sostituito il classico biglietto da visita. Sono più diretti e meno “invadenti”; tramite le pubblicazioni permettono di avere una panoramica quasi a 360 gradi del profilo utente.

Che cos’è per te la moda?

La moda per me è come il riflesso del mio specchio. La intendo come un alter ego o una espansione concreta della propria arte.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perchè?

Più che andare indietro nel tempo spero di poter crescere nella mia carriera per poter incontrare e dialogare con Vivienne Westwood.

La adoro. Ha esordito come stylist dei Sex Pistols negli anni 70 e attualmente prosegue la sua carriera di stilista mantenendo quel mood punk londinese che tanto mi ha fatto innamorare della moda.

Adoro la coerenza delle sue collezioni e il suo stile personale.

 Cosa pensi dell’editoria di settore?

Penso che abbia cambiato la comunicazione rendendola più minimalista ma anche molto introspettiva e questo mi piace parecchio. Porta ad un viaggio nel cuore della moda, diretto, con molto trasporto, è molto più interattiva.

Forse mancava questo nei decenni passati.

L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi?

Si qualcosa è cambiato visto che ormai si bada alle attitudini più che al peso. Beth Ditto (voce del gruppo Gossip) è un esempio di cambiamento, anzi ne è stata proprio la testimonial.

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? la sensazione è che poco realmente cambi….

 Il fenomeno Curvy ha fatto sì che anche le donne con un fisico più esigente (vedi Beth Ditto) possano esprimere la loro femminilità con modelli e tessuti nuovi che valorizzano i punti di forza.

È stato un bene che sia nato poichè ogni donna tende ad avere spesso le proprie insicurezze legate al fisico; che sia asciutto o meno. Anche la Sophia Loren degli anni 50, oggi, potrebbe essere vista  come una curvy ma quanta bellezza aveva!

Bisognerebbe solo variare gli stereotipi di bellezza in una donna e guardare il vero potenziale che possiede per farla brillare anche con un fianco taglia 50.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato .

Cheren Hesse Surfaro

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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La Moda verso nuovi orizzonti a cura di Elisabetta Baou Madingou

Elisabetta Baou Madingou

Se la moda è per antonomasia anticipatrice di tendenze, cambiamenti e nuovi orizzonti, le conseguenze del terremoto che la pandemia ha causato alla moda stessa ci fanno scorgere lampi del nostro futuro come attraverso una palla di vetro…
La prima impressione è una totale mancanza di senso o significato nell’ostinarsi a mantenere lo schema delle fashion week come se dovesse realmente cambiare qualcosa nel mondo reale.

Dal momento che si tratta ormai soltanto di show virtuali, che possono essere svolti/registrati in qualsiasi location e mandati in streaming in differita o in diretta mentre il pubblico, di qualunque genere si tratti, è a casa propria, in tuta davanti ad uno schermo blu, perchè vige ancora l’obbligo di rispettare le scadenze del passato..?

Cosa cambia per le metropoli che un tempo le ospitavano ed in una settimana raggiungevano i massimi livelli di traffico, eventi, iniziative, ristoranti pieni, boutique affollate, alberghi fully booked, taxi introvabili, mostre d’arte i cui biglietti andavano esauriti come ad un concerto, star, addetti ai lavori, studenti, turisti, curiosi, appassionati e residenti apparentemente insofferenti a tutto il fashion circus ma che adesso vorrebbero che anche soltanto un frammento di quella frenesia tornasse a far resuscitare le nostre città fantasma, vuote e pericolose, le cui luci si sono spente da quasi un anno..?

Assolutamente nulla. Da questo vecchio calendario non è mai dipeso neanche il ciclo produttivo delle aziende manifatturiere dei vari marchi, che hanno sempre seguito una programmazione diversa, per cui il giorno della sfilata rappresentava la conclusione di un lavoro iniziato mesi prima che si apprestava ad essere distribuito e consegnato nel mondo nel giro di poco tempo.
Deve essersene accorto anche Tom Ford, che a poche ore dalla presentazione digitale che avrebbe dovuto avere “luogo” questa stasera, ha comunicato l’abbandono della New York Fashion Week mentre verrà condiviso un look-book della collezione il prossimo 26 febbraio. Un cambiamento repentino, giustificato adducendo “circostanze impreviste legate al Covid-19”, ma che aggiunge un ennesimo tassello alla progressiva disgregazione del sistema: se le fashion week non hanno più ragione di esistere, anche le sfilate non se la passano molto bene…In questi mesi di transizione le passerelle sono diventate degli spettacoli di dieci minuti che ricordano i videoclip di MTV degli anni ’90, mentre passavano a ripetizione tra una piattaforma ed un’altra il giorno del lancio, per poi essere rapidamente sostiuiti dalla hit successiva. E’ però evidente che le uniche impressioni virtuali che si traducono in un dato di realtà in materia, nascano dalle centinaia di pseudo sfilate che quotidianamente vengono messe in scena sui vari account Instagram.

Non abbiamo più bisogno di vedere quel determinato abito indossato da una modella x nel veloce passaggio in passerella, preferiamo scorrere i look post dopo post sulle nostre celebrities ed influencers preferite. I contenuti brandizzati generano milioni di interazioni, propagandosi come un’onda che raggiunge potenziali clienti a distanze che sarebbero irraggiungibili per il classico fashion show.
Il virtuale è il nuovo territorio vergine, aperto all’espansione e allo sfruttamento, di cui il sistema moda si è accorto per primo e in cui sta prosperando con margini di crescita esponenziali. Sfilate e fashion week non vi si possono adattare perchè rappresentano gli ultimi scampoli di una modalità di lavorare nata nel mondo della realtà e di cui avevano esaurito le risore già prima della pandemia.


Mentre la NYFW si riduce a quattro giorni di eventi digital dove mancano tutti i grandi nomi che hanno mantenuto alta la bandiera a stelle e strisce, da Marc Jacobs a a Ralph Lauren, passando per Michael Kors fino a Mr Ford,

Londra segue la scia quasi scomparendo dai riflettori per mancanza di nomi di richiamo, mentre Milano e Parigi sembrano voler mantenere il timone nella tempesta, con alcuni show fisici alternati a quelli virtuali. Senza dubbio peserà l’assenza di grandi firme come Gucci, Versace, Saint Laurent, Balenciaga ed Alexander McQueen, segnale inequivocabile di un cambiamento di rotta definitivo.
Elisabetta Baou Madingou

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Laura Franceschi: Mamma Manager e Influencer quasi per caso.

Laura Franceschi

La storia di Laura Franceschi è una storia interessante da raccontare, e decisamente in linea con i nostri tempi “ DIGITALI”, per questo abbiamo deciso di intervistarla

Il tuo primo contatto con la moda?

Il mio primo contatto con la moda è con la moda bimbo 5 anni fa, essendo stata per 5 anni mamma manager dei miei due bimbi gemelli modelli internazionali. La moda non è solo ciò che si vede in passerella, ma anche tutto ciò che avviene dietro le quinte, ore di preparazione, prove, trucco e parrucco e cambio outfit rapidissimo, in 5 minuti tra un’uscita e l’altra. Un mondo veramente affascinate se pur impegnativo sul set.

Quando hai deciso di entrare nel mondo del web per promuovere prodotti?

Sono entrata nel web 5 anni fa, abbastanza lentamente perché con sono molto portata per tecnologia e sempre per promuovere l’immagine dei miei figli, sponsorizzando quasi principalmente brand kids.

Abbiamo fatto anche televisione, partecipando i miei bimbi a diversi spot televisivi, e ad alcuni film, due per i quali hanno partecipato due anni consecutivi al Festival del Cinema di Venezia.

Io ho partecipato a Hair Master 2 anni fa come protagonista principale.

Il tuo primo servizio fotografico?

Il mio primo servizio fotografico, pubblicato poi sui social, è abbastanza recente, l’ho fatto l’estate scorsa.

Ero abbastanza incerta sul farlo, avevo tantissimo desiderio di provare, ma anche qualche insicurezza, infatti l’ho posticipato un paio di volte.

Poi in realtà, quando sono riuscita a farlo è stato davvero una grande sorpresa e una rivelazione per me: innanzitutto mi sono divertita tanto mettendomi in gioco e una volta finito ero felice e soddisfatta. Sul set sono stata bene e sto bene ogni volta che scatto, provo felicità, mi sento libera.

Alcune delle foto del primo servizio fotografico mi piacciono moltissimo, ho rivisto me stessa come era da molto che non mi vedevo (è stato come vedere una persona della quale conosci tutto, ogni singola emozione, ogni singolo pensiero, ogni singolo sguardo; in questo senso è stata anche un’esperienza introspettiva) e mi sono vista come mi possono vedere anche gli altri.

Dopo un paio di settimane ho fatto subito un secondo shooting.  

Cosa vuoi trasmettere attraverso la tua scelta di entrare personalmente nel mondo dei testimonial?

Diventare testimonial, e non mi riferisco a prodotti di mass market, è per me un ruolo importante e di fiducia reciproca con i brand, molti dei quali sono di nicchia e luxury.

Metto a disposizione la mia professionalità, che molte altre colleghe influencer/blogger non hanno.

Io sono una commerciale con 20 di esperienza; diplomata in Ragioneria nel 1991, mi sono occupata poi di import export per un lungo periodo, gestendo diverse aziende e viaggiando per mezza Europa.

Per quanto riguarda il settore beauty il mio plus è un diploma e una specializzazione in operatore del benessere settore estetico conseguiti nel 2007-2008.

Considero la professionalità indispensabile nei social così come in qualsiasi altro ambito; Sono tanti i riscontri positivi in questo senso, ricevo complimenti quasi quotidianamente e mi è anche capitato di recente che un’azienda ha rifiutato la collaborazione dicendo che il suo prodotto non era all’altezza della mia galleria.

La mia galleria nasce come impostazione posso dire per caso, nel senso che mi rappresenta, parla della mia personalità, parla del mio carattere, parla del mio essere anche donna.

Il fatto poi che molti siano i riscontri che la definiscono sobria (non eccessiva), elegante e raffinata mi fa un grande piacere perché significa che sono riuscita a trasmettere esattamente ciò che sono; mai avrei pensato che venisse notata e apprezzata così tanto. Questo significa per me che per essere notati a volte basta essere se stessi.

Come donna è anche questo che voglio trasmettere alle mie followers che su IG sono il 76%  del mio pubblico e tra l’altro di fascia d’età più giovani di me: “credete in voi stesse” e “siate quello che siete dentro”.

Voglio trasmettere determinazione “se vuoi, puoi.” e positività “never give up”.

Io sono fondamentalmente una persona semplice, amo le cose semplici e le persone alla mano; cresciuta in una famiglia autoritaria, ho studiato in collegio e ho sempre lottato e lavorato sodo per tutto ciò che mi sono prefissata di raggiungere, testarda e determinata. Sempre.

Nel mio profilo in tutto questo anno di pandemia, per scelta, non ho mai scritto un post o un caption riguardante il virus (anche il mondo dei social ne è attualmente ancora saturo) nonostante abbia perso il papà perché con la scusa del virus, avendo lui altra patologia, non l’hanno curato.

Voglio assolutamente mantenere nei miei profili social una linea positiva, considerando le lamentele inutili e il dolore un sentimento profondamente personale e soggettivo.

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?

La moda con i social è sicuramente più seguita, vediamo le collezioni di tutte le maison comodamente dal divano di casa nostra. Da dire che sicuramente certe linee sono studiate esclusivamente per le campagne, poi personalmente non mi è mai capitato di vedere live certi look stravaganti.

Io non sono stravagante e non amo gli eccessi.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso

Una cosa divertente che mi è capitata sul set della trasmissione televisiva Hair Master, è che sono stata selezionata, io ero convinta come comparsa o figurazione speciale, in realtà una volta arrivata sul set mi comunicano che ero io la protagonista principale della puntata. Esperienza top, perché per me come protagonista era la prima volta, ma avendo moltissima esperienza sul set con i miei figli, ero assolutissimamente a mio agio e preparata.

Avere l’attenzione esclusiva di tutta la produzione per tutto il pomeriggio e in più con l’effetto sorpresa, mi ha fatto sentire star per un giorno. Davvero un’esperienza super.

Come scegli un prodotto da proporre?

Per la scelta del prodotto da proporre evito il mass market e cerco generalmente prodotti non molto sponsorizzati dalla fascia media delle blogger/influencer, linee luxury e di nicchia e premiate nel loro settore, per quanto possibile; di recente sono stata la prima wine blogger italiana (grande soddisfazione) di una famosa cantina portoghese pluripremiata a livello mondiale.

Che rapporto hai con i followers?

Con i miei followers ho un buon rapporto, cerco di essere disponibile e collaborativa. Su IG il 76 % sono donne, mentre su FB ho anche molto maschi, tutti rispettosi e che oltre al complimento composto non vanno.

Grazie Laura per il tempo che ci hai dedicato

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Intervista a Enrica Benedetta Vadalà, Fashion Designer Founder di Enrica BV

Enrica BV

Enrica Benedetta Vadalà dopo anni di studio e gavetta presso grandi firme, nel 2017 decide di creare la sua prima linea di abbigliamento donna con il marchio Enricabv.

Primo incontro con la moda ?

A 11 anni! Ero andata con mio padre a visitare l’atelier di una sua amica e poi tornando a casa per la prima volta mi raccontò che da ragazzo aveva conosciuto Gianni Versace ( siamo entrambi di Reggio Calabria ) perché per un periodo erano nella stessa comitiva e che lui era anche andato a casa sua! Abbiamo ancora oggi le poltrone dove si è seduto, ahah! Da lì è iniziata la mia passione per il disegno di moda.

Poi il vero mondo del fashion system l’ho conosciuto trasferendomi a Milano a 18 anni per frequentare il corso di Fashion Design presso l’Istituto Marangoni e lavorando per 4 anni nei backstage delle sfilate come capo-vestiarista.

Il talento nel mondo delle passerelle conta più dello studio?

Il talento non basta mai, bisogna sempre studiare,  aggiornarsi e migliorarsi. Il mondo cambia velocemente e bisogna stare al passo con i tempi. Questo vale sia per le modelle che per gli stilisti.

Ovviamente per una modella il bell’aspetto conta, ma se non si studia il portamento, il modo giusto di posare per esaltare l’abito, si rimane bellissime  ma con poco lavoro.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Si, la devi conoscere. Un conto è esprimere un parere personale in base al proprio gusto, un altro è parlare di tutto ciò che riguarda la moda a livello professionale, bisogna sapere esattamente di cosa si parla. Quindi in base alla mia esperienza, bisogna prima studiare il passato e poi vivere il presente, immergersi in questo mondo e lavorarci.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

ENRICA BV è un brand d’abbigliamento donna per occasioni, dal cocktail dress, al party dress fino all’abito da sera, quindi traggo ispirazione principalmente dalla luminosità e dall’allegria del sud Italia!

I miei abiti hanno colori vivaci, stampe fresche e sono pensati per le socialité, donne dinamiche, solari e ricche di impegni.

A questo mood generale accosto spesso l’arte, cantanti che hanno segnato un epoca in fatto di stile, un po’di storia, mitologia e poi i viaggi che mi hanno colpito particolarmente.

Perché non esistono più le TOP ?

Le top model non sono sparite, sono semplicemente più raggiungibili grazie ai social.

Quando Gianni Versace le inventò erano prima di tutto una novità e poi erano avvolte dal mistero, perché vi era solo la stampa o i paparazzi a fotografarle. Oggi invece possiamo vedere tutto di loro e non sono più un qualcosa di mai visto prima.

Ma ci sono eccome!

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Più che aneddoti ho tanti bei ricordi, soprattutto durante gli anni di studio.

Ricordo quando il mio appartamento si trasformava in una comune prima degli esami, senza orari di pasti e di sonno.

Quando lavoravo alle sfilate ed avevo accesso ai rispettivi party, ho potuto conoscere moltissimi stilisti, modelli e modelle.

Poi sono arrivate le soddisfazioni professionali che ti danno più di un sorriso! Dai primi lavori in aziende e studi stilistici tra Milano e Londra, fino alla creazione del mio brand, ENRICA BV ed alle pubblicazioni su Vogue.

Quanto contano i social oggi  nel mondo della moda?

Tantissimo!!! Instagram soprattutto. Sono strumenti molto potenti, fanno pubblicità, creano community, influenzano gli acquisti, fidelizzano le clienti e vendono prodotti.

Come azienda o professionista, non si può non essere presente sui social.

Che cosa è per te la moda?

Se penso a questa parola, la mia primissima associazione mentale è con il disegno di abiti. Perché è questo che faccio e per la quale sono portata. La moda è costruzione di un capo, è ideare, inventare, esprimersi! E’ specchio della società ed è anche libertà nel vestirsi. E’ vero che esistono le tendenze, ma sei tu, con la tua personalità, a scegliere cosa indossare ed in che modo. E’ libertà di espressione.  Ed infine, è un settore che dà lavoro a moltissime persone e speriamo tutti in tempi migliori.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perché?

Gianni Versace in primis, è il mio mito. Avrei voluto tanto lavorare con lui, era il mio sogno, ma purtroppo quando è morto avevo 13 anni. Se potessi averlo di fronte starei ore a parlare con lui di arte, moda e stoffe, a cucire e disegnare insieme…probabilmente non lo lascerei andare!

E poi Madeleine Vionnet, l’ideatrice del taglio in sbieco e di splendidi abiti femminili. Starei mesi a lavorare nel suo atelier per apprendere le tecniche sartoriali che inventò.

Sono entrambi stilisti che hanno esaltato il corpo della donna, per questo li amo.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Le riviste, come i libri di moda, sono da secoli importanti. Ci hanno sempre mostrato le nuove tendenze, fatto conoscere gli stilisti o aziende tessili. Sono uno strumento di informazione e di pubblicità, utili sia per i lettori che per gli addetti ai lavori.

L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi ?

Purtroppo ci sono state modelle anoressiche e qualcuna di loro oggi non c’è più. Qualcosa sta cambiando per fortuna, si stanno vietando modelle con taglie come la 36 o la 38, ma dipende da nazione a nazione. Ci sono movimenti come il #bodypositivity e sui social và molto il benessere fisico, un corpo tonico e muscoloso, con le forme naturali di una donna. Molti personaggi famosi sono fiere delle loro curve e quindi lentamente si sta abbandonando l’idea del corpo esile ed androgino. Sarà comunque un processo lungo.

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? la sensazione è che poco realmente cambi….

No la situazione sta cambiando, sono un po’ di anni ormai che spopolano le modelle curvy. Vogue Italia aveva dedicato loro una copertina ed a settembre scorso Versace ha fatto sfilare in contemporanea modelle curvy e non. Alla fine i corpi delle donne sono vari, per questo esistono tante taglie.

L’unica cosa che mi spaventa di questo fenomeno è che possa diventare l’eccesso opposto dell’anoressia. Essere troppo in carne o in sovrappeso come sappiamo non fa bene alla nostra salute e lo stesso vale per l’essere troppo magra. Bisogna sempre essere in salute e trovare un equilibrio.

Come dicevano gli antichi, “in media stat virtus”.

Grazie per il tempo che ci ha dedicato Enrica

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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Moda

Malgrado il periodo difficile la moda non si ferma!

Romina Sirani

Il messaggio che questo settore sta dando è quello di reinventarsi ed investire, partendo dalla moda uomo che ha presentato le nuove collezioni autunno/inverno 2021/2022 tramite gli eventi digitali del Pitti Uomo e della Milano Fashion Week.

Le linee guida delle tendenze generali sono gli accoppiamenti tra passato-futuro e speranza-nostalgia realizzando outfit idonei a questo periodo incerto, instabile ed a uno stile di vita meno frenetico.

Brunello Cucinelli pensa al futuro, quando sarà passata la pandemia e torneremo alle nostra vita sociale, al calore degli abbracci, alle nostre passioni, rivisitando il suo stile con cappotti smilzi e blazer sciancrati in vita mentre i piumini sono leggermente imbottiti in maglia di cashmere per essere indossati sopra i completi eleganti.

Ermenegildo Zeglia invece è proiettato nel presente pensando sia al look per vivere la casa che in molti casi è diventata anche il nostro ufficio e l’esterno dove vige rigore delle normative, creando uno stile fino ad oggi contradditorio il “Comfort-fashion Style”  rappresentato con capi indefiniti come le giacche che sembrano camicie, cappotti disinvolti come se fossero vestaglie, pantaloni morbidi, il tutto realizzato con un nuovo tessuto pregiato: il jersey in cashmere mélange; il colore predominante è il cammello, la tonalità di color nude leggermente più rosato oltre al classico principe di Galles e il pied-de-poule con lavorazione in jacquard.

Fendi realizza una collezione il cui concetto base è l’ottimismo che ci serve per un futuro più vicino all’umanità, utilizzando capi avvolgenti, tessuti soffici, giacche dalle linee morbide, cappotti in seta imbottita, giacche reversibili senza spalline in cammello e pied-de-poule, camicie reversibili in cashmere, cappotti-vestaglia con cintura ad accappatoio e piumini in seta morbidissimi.  

Per concludere definirei l’uomo della prossima stagione invernale elegante grazie alla semplicità e ricercatezza dei tessuti e tagli.

Romina Sirani

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INTERVISTA A VALENTINA POLTRONIERI

VALENTINA POLTRONIERI

Lo stile forte che coniuga anche geometria e colore è la caratteristica che contraddistingua Valentina Poltronieri.

Abbiamo fatto qualche domanda alla stilista per conoscerla meglio :

Primo incontro con la moda ?

Il primo vero e proprio incontro con uno dei primi ambienti più “modaioli” è stato il primo anno di università ed il primo giorno che ho varcato la soglia di quel luogo che per tanti è ancora un sogno. L’Istituto Marangoni. Prima di quell’occasione avevo già avuto dei piccoli momenti in cui mi ero scontrata con questo bellissimo mondo perché scrivevo per un blog di moda e andavo alla ricerca di novità, tendenze e nuovi stilisti emergenti. Poi sono passata dall’altra parte, ad essere io la studentessa di Fashion Design ed aspirare ad una vita da DESIGNER. Il primo giorno presso l’Istituto Marangoni è stato estremamente gioioso ma allo stesso tempo completamente pieno di ansia. Sentivo e respiravo il profumo dello fashion system all’interno delle differenti aule. Avevo voglia di scoprire tutti i dettagli ed i luoghi che avrei frequentato in quei tre anni.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Come in ogni lavoro, vivere l’esperienza della moda sul campo è completamente differente da studiarla. Nello stesso tempo credo che bisogna prima studiare e conoscere il mondo della moda leggendo testimonianze e libri relativi alle varie specializzazioni del campo e poi vivere e conoscere la moda sfruttando tutte le occasioni che ti offre la scuola e conoscenze che fai durante il tuo percorso studi.

Fare la vestiarista alle sfilate, non è una cosa da poco. Io l’ho fatta per 4 anni, è faticoso ma estremamente bello e soddisfacente.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Si per poter parlare di moda bisogna averla vissuta e soprattuto studiata. é un mondo in continua evoluzione e quindi per noi designer è sempre un continuo studio per rimanere aggiornati. Conoscere il passato della moda è per noi giovani fondamentale per creare e ideare nuovi contenuti e cercare di svilupparmi in modo più dettagliato perché potranno diventare anch’essi primo o poi il passato per il nostro futuro.

La conoscenza è la base di ogni lavoro, se nono consci chi e cosa hanno fatto prima di te non potrai mai migliore e/o sperimentare nuove modo e tecnologie.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

Tutte le mie collezione nascono da un tema comune. L’ispirazione principale e comunitaria tra le collezione sono i Viaggi. Mi definisco una Travel Designer perché immagazzino sensazioni, gioie, testimonianze dai miei viaggi e converto quello che ho vissuto realizzando e ideando abiti che riescano a trasmettere le sensazioni e le emozioni di quella terra. Le collezioni devono parlare come se fossero un racconto visivo e materico dei miei viaggi. Le persone che la guardano devono riuscire ad immergersi totalmente per rivivere quel luogo.

Perché non esistono più le TOP ?

Non penso che le TOP non esistano più…. Forse adesso il mondo delle modelle come quello della moda stessa ha dato più spazio a tutti, a tanti. Quindi al fianco di grandi TOP ha fatto nascere tante piccole ma talentuose modelle che a loro volta insegneranno ad altre giovani ragazze a “buttarsi” in questa avventura.

Da dove arriva l’ispirazione quando crei?

l’ispirazione principale arriva dalle persone che ti circondano.

Sono una designer curiosa, attenta ai dettagli.

Mi guardo sempre attorno per capire le persone, il loro modo di essere e di esprimersi.

D’altronde la moda nasce e si crea dalla strada.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Aneddoto??? …… penso a quando riuscivo ad entrare anzi “intrufolarmi” agli eventi, alle presentazioni e alla sfilate, probabilmente dicendo cose assurde… oppure contattando direttamente l’organizzazione per farmi mandare l’invito. é si…. non ho paura di sentirmi dire NO. io ci provo sempre!!!!!!

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social contano ormai il 90%…. devi essere presente e molto ATTIVO sui social per far parte del sistema moda. é bello questo avanzamento di tecnologia che da ogni parte del mondo con un solo clic possono interagire con il tuo marchio. ma come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. I social hanno diminuito il contatto sociale, il rapporto vivo tra le persone. La comunicazione avviene di più dietro ad un telefono o ad un PC rispetto che all’incontro reale. Questo per la moda. a mio parere, “distrugge” quella bellezza che c’era un tempo di confronto a vivo, di toccare con mano abiti e tessuti, Di vivere realmente ed in prima persona il frenetico mondo moda.

 Che cos’è per te la moda?

é una domanda troppo generica per descrivere il cos’è per me la moda in due righe.

Prima di tutto la moda è la mia vita, con la moda ci vivo, ci mangio e ci dormo.

La moda è SOCIETà , è COMUNICAZIONE, è RAPPORTO.

La moda fa parte di ognuno di noi, è nel nostro quotidiano, poi c’è chi la vive senza consapevolezza e c’è che la vive in piena consapevolezze delle scelte da seguire.

L’Italia non sarebbe ITALIA – MADE IN… senza la moda.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perchè?

Due sono i grandi nomi con cui avrei voluto interagire nella mia vita: Coco Chanel e Karl Lagerfeld

Coco Chanel, conosco praticamente la sua vita come se l’avessi vissuta con lei. Ho letto libri, interviste, ho guardato film inerenti alla sua vita, le sue memorie, le sue passioni.

RIVOLUZIONARIA, INTRAPRENDETE, IMPRENDITRICE

Cerco di cogliere da lei il suo spirito, la sua forza di volontà e la sua determinazione per continuare ad andare avanti a creare.

Karl Lagerfeld, UNICO, l’incarnazione della moda.

Tanti sarebbero i nomi del passato e del presente con cui vorrei confrontarmi. Tanti sono i grandi nomi che fanno parte del sistema moda (stilisti, giornalisti, fotografi ecc..) a cui dovremmo dare ascolto. c’è sempre da imparare, tutti i giorni e da tutti.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Reputo l’editoria di settore una parte predominante e fondamentale per ogni designer. Senza i giornalisti, i giornali, i magazine online, gli editoriali non ci conoscerebbe nessuno. Raccontano le nostre storie come se fossimo romanzi, identificano i nostri capi anche i più semplici come delle ICONE. Amano e sono sempre alla ricerca di novità, innovazioni, nuove storie da raccontare.

Sono sempre stata affascinata dall’editoria, adoro scrivere e  mi piace leggere.

Non nego che mi sarebbe piaciuto frequentare anche un corso di giornalismo di moda ma ho dovuto scegliere… la cosa belle è che sono sempre a stretto contatto con giornalisti e mi piace raccontare a loro il mio mondo.

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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Alessandro “Fanta” il Binomio Grafico pubblicitario/ Writer diventa professione a ritmo di Hip Hop.

alessandro fanta

Una piacevole chiacchierata con chi è riuscito ad integrare le sue passioni e trasformarle in un attività imprenditoriale di successo..

Il tempo di un caffè con Alessandro Founder di “SOLO STILE

Iniziamo con una domanda semplice , che formazione hai avuto ?

Beh la mia formazione è quella di perito elettrico.

Ma quella vera, è di voler arrivare a prendersi una determinata cosa e farla sua a tutti costi… arriva dalla strada.

Io sono classe 81,

Ho vissuto gli anni 90 , i più belli , quelli dove frequentavo il “MURETTO” a Milano ( punto di ritrovo per tutti gli appassionati del genere hip hop ) tutti i giorni sempre lì a fianco di , b-boy & b-girl , breakers , mc, dj ,writers , tutto bellissimo , anche se dall’esterno siamo sempre stati visti male, con pantaloni larghi , maglie larghe , bandane , cappellini all’indietro, ma ora è il genere più seguito nel mondo e soprattutto in Italia, vuol dire che le battaglie fatte negli anni sono servite a qualcosa.

Io fin da piccolo andavo matto per il disegno, e nel tempo grazie a questa cultura chiamata hip hop sono presto diventato un Writers, e negli anni un grafico pubblicitario.  

Da dove nasce l’idea di creare SOLO STILE ?

L’idea di ”Solo Stile” nasce nel 2010 poi sviluppata e operativa nel 2012.

Ti racconto un aneddoto, un giorno nel dicembre 2011 entro in un negozio a Milano in Viale Monza, porto una mia bandana da stampare, mi fa pagare troppo (eravamo conoscenti con amicizie in comune) esco arrabbiato vado a casa dalla mia compagna e gli dico, tra 1 mese apriamo la nostra attività. Avresti dovuto vedere la sua faccia, a bocca aperta esclamando “èh?” … ancora oggi quando ci penso mi fa sorridere un sacco.

Il giorno dopo vado al lavoro, chiedo di non rinnovarmi il contratto, praticamente mi sono “licenziato” e da lì a un mese abbiamo aperto la ditta.

Cosi sono entrato nel mondo del merchandise, avendo già amici nel mondo artistico, sia cantanti che writers ho cominciato con loro e poi nel tempo siamo cresciuti.

Non smetterò mai di ringraziare Dr.Felix ormai scomparso , sempre nel mio cuore per avermi dato mille consigli e la carica giusta .

Che rapporto hai con i Writer oggi?

Con i writer ci vado abbastanza d’accordo, ancora ogni tanto quando mi chiama qualche amico vado con loro a dipingere, mi diverte molto rincontrare quelli della vecchia guardia alle JAM che si tengono a Milano, è più una scusa per passare del tempo in amicizia. Molti writers vengono da noi per creare la loro linea d’abbigliamento e merchandise per i loro eventi.

Con Prosa Bang e Poms, gli organizzatori dell’URBAN GIANTS a Milano ci si sente spesso, noi come Solo Stile siamo sponsor dell’evento e ci occupiamo di realizzare tutto il loro merchandising.

URBAN GIANTS è forse l’unico evento in grado di radunare in Italia oltre 200 writers da tutto il mondo.

Dialogare con il mondo della musica non è sempre semplice o sbaglio ?

Con il mondo della musica si potrebbe aprire un discorso lunghissimo, ho spesso contatti con artisti direttamente, oppure con i loro manager e le etichette discografiche più conosciute.

Parte degli Artisti del mondo hip hop ho avuto la fortuna di conoscerli da ragazzino e vederli diventare famosi negli anni, e quindi di collaborarci anche oggi.

Spesso hai contatti con l’universo “Musica”, quali sono le richieste più frequenti che ricevi?

Le richieste più frequenti sono di realizzare e stampare le loro idee le loro grafiche su maglie, felpe cappellini e molto altro ancora, ci occupiamo anche della gestione di magazzino, spedizioni ecc…

Quanto conta la creatività nel tuo lavoro?

La creatività conta molto ,  è la base del mio lavoro , e non ti nego che serve anche essere un pò pazzerelli !

Alessandro “FANTA”

Ci piace chiudere questa intervista focalizzandoci sul soprannome “FANTA“, da fantasia, perchè la creatività e i sogni , possono trasformarsi in realtà, se supportati da impegno , dedizione e talento.

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Il tratto di MarlaVonDuta trasforma Beatrice Gigli in una PAPER DOLL.

beatrice gigli

Marla Von Duta Illustratrice

Voleva essere un cactus ma alla fine è diventata un’illustratrice.

Il suo lavoro si ispira a vecchi film, costumi e acconciature d’epoca, mitologia e fiabe.

Ama mescolare elementi del passato con quelli contemporanei, per creare nuove storie.

Ama definirsi così:

“Sono quella timida coi capelli rossi, gli occhiali grossi, vestita come vostra nonna”.

E’ toccato anche a Beatrice Gigli, esperta di marketing e comunicazione e Founder

www.beatricegiglicommunication.com diventare una “Paper Doll” di Marla Von Duta

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La Gonna…

gonna

Per chi ama un look grintoso ed un po’ rock’n’roll tra i trend del momento troviamo la gonna in pelle od ecopelle!!

Trattandosi di un materiale piuttosto vistoso vi raccomando di scegliere il modello più adatto alla vostra fisicità ed all’occasione in cui la indosserete.

Gli stilisti propongono la gonna in pelle in diversi modelli che accontentano i gusti di tutte le donne: a ruota sia nella versione corta che lunga per un look più romantico; a matita con o senza spacco laterale per sprigionare sensualità; corta con frange sul fondo per sembrare più sbarazzine; stretta e lunga fino alle caviglie nel nome della sobrietà; plissettata ossia a pieghe per un effetto bon-ton ; a tubo con volante sul fondo per chi ama le novità.

I materiali vanno dalla classica pelle morbida e semi-opaca al lucidissimo vinile.

Per quanto riguarda i colori, oltre al classico nero, troviamo il rosso anche nella sfumatura del bordeaux, le tonalità del marrone e del beige, il viola e l’intramontabile grigio.

In fine consiglio per le calzature da abbinare, di optare per gli stivali ma sta a voi la scelta del modello ossia lunghi o alla caviglia con o senza tacco perché questo accostamento definisce il vostro stile quindi il vostro carattere!!

Romina Sirani

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