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“Ginger’s Word” incontra Marco Giannetti : la moda passa, una camicia su misura resta!

Marco Giannetti.

La camicia rappresenta un vero e proprio biglietto da visita per gli uomini, per questo è importante che essa sia scelta ed indossata in maniera impeccabile.

Inutile dire che acquistare una camicia pre-confezionata e pensare che essa calzi a pennello è veramente molto difficile.

Molto più probabile che abbia le maniche di una lunghezza sbagliata, i polsini ed il colletto troppo  larghi o stretti e così via.  Indossare una camicia in questo modo non è né comodo né elegante, resta un qualcosa fine a se stesso, un mero acquisto finalizzato all’uso che se ne farà a seconda delle occasioni.

Ecco perché vivere l’esperienza di vedere nascere su di sé un capo di abbigliamento  è un qualcosa di unico nel suo genere.

Un po’ come avviene per la cravatta, la camicia rivela il carattere di chi la indossa, ne conferisce un fascino distintivo proprio grazie alla personalizzazione, insomma è un capo che non può e non deve mancare nel guardaroba di un uomo.

Ma attenti a non ridurre il tutto ad un concetto di stile esclusivamente maschile, il medesimo discorso vale per i capi di vestiario femminili dove la camicia su misura rappresenta  un vero è proprio “must have”. Ispirata al modello classico maschile, nasce come simbolo dell’emancipazione femminile, e segna il progresso e l’entrata delle donne nel mondo del lavoro.

Siamo partiti da Coco Chanel, la stilista che per prima ha saputo interpretare il cambiamento avvenuto nel’900,presentando una nuova linea bianca dal taglio e dalle linee rivisitate rispetto a quella maschile.

Fino ad arrivare ad oggi, dove di camicie da donna c’è ne sono davvero per tutti i gusti ed esigenze.

Nonostante però la vasta scelta e volendo  per me il meglio ,troppo facile sarebbe stato acquistarne una in un qualsiasi luxury store di Via Condotti, io cercavo un esperienza differente che lasciasse in me e nel mio armadio traccia di essa.

Ed è qui che, per merito del mio editore Alessio Musella è arrivata la svolta!

Difatti grazie ad una sua idea, ovvero quella di arricchire il mio book fotografico con una camicia fatta su misura, mi ha creato dapprima un contatto che in seguito sarebbe diventato un vero e proprio connubio con il  miglior “artigiano delle camicie” su piazza e all’estero, Marco Giannetti.

La sua fama di grande professionista del settore, l’ho riscontrata sin dalle prime battute intercorse durante il nostro primo incontro.

Nella sua meravigliosa bottega (che ahimè con l’avanzare della tecnologia sono cosa davvero rara da ritrovare) mi ha subito trasmesso un concetto fondamentale ovvero, fare una camicia su misura non significa soltanto farla tecnicamente bene ma anche entrare nella mente di colui/lei  che la porterà, facendolo così  sentire bene e a proprio agio.

Ha inoltre aggiunto che, prendere le misure non significa solo prendere un centimetro e segnare, ma far incontrare la sua preparazione tecnica ed artistica con i miei desideri, difatti  così è stato.

All’inizio c’è stato il confronto sulla tipologia di capo da realizzare (e qui torniamo  allo studio del soggetto che si ha di fronte).

Lui si trovava davanti  una donna sicuramente dalla forte personalità, formosa, appariscente ,a volte eccessiva ma decisamente molto femminile.

Quale poteva essere dunque uno stile in linea con il suo essere ma che si discostasse per una volta da tutto ciò che eravamo abituati a vedere dalle sue” immagini social”?

La camicia ominile of course !!

Grazie al suo sapere mi sono immersa , in un meraviglioso mondo fatto di svariati elementi di cui conoscevo solo una basica esistenza, tessuti, colletti, polsini , asole , bottoni, e nella scelta di ognuno di essi ritrovavo il personale tocco dell’artigiano. Siamo partiti con la scelta del tessuto, e Marco senza indugio mi ha proposto un cotone e raso nero marcato “ Ferno Royal-Canclini “praticamente  il top di gamma sul mercato.

Abbiamo proseguito con la scelta dei dettagli , che si sà sono quelli che poi  fanno la differenza; dei  bottoni in madre perla trocast , con un unico differente dagli altri di colore rosso posto al centro dell’abbottonatura (perché a noi il rosso piace tanto e lo volevamo un po’ in ogni dove) il collo di classica linea Italiana, il polsino di sua personalissima creazione che ha chiamato “Middle way” proprio perche si presenta con un lato stondato ed uno quadrato, ed infine l’elemento distintivo di una camicia ominile , voi penserete giustamente alle iniziali del nome e cognome così come fan tutti , corretto ma questa per noi sarebbe stata una scelta troppo banale e Ginger di banale non ha e non doveva  avere niente quindi, senza pensarci troppo ci siamo trovati d’accordo sul fatto che l’iniziale sarebbe stata la G cucita sul polsino destro, bene in vista e di colore rosso !!

Nel corso dei successivi incontri prova, nulla sfuggiva al suo occhio attento, fino al fatidico giorno in cui mi è stato detto “La tua camicia è pronta” ed è li che mi sono sentita davvero felice e trepidante al solo pensiero di poter avere finalmente ciò che avevo desiderato tanto.

Nel momento in cui l’ho indossata non smettevo di guardarmi allo specchio da tutte le angolazioni possibili e immaginabili, e da qualsiasi prospettiva la guardassi era perfetta  ed era tutta mia, talmente mia che la sentivo addosso come una seconda pelle.

Sebbene però  fossi davvero entusiasta del prodotto finale, più mi guardavo e più riflettevo sul fatto che mancasse un qualcosa, si ma cosa?

La cravatta signori, ovviamente  la cravatta!!!

E credetemi quando vi dico che la sintonia che si era creata tra “cliente e maestro”, nel voler vedere il prodotto finito completo  nel suo insieme di qualità e stile ,che è intercorso un attimo tra il momento in cui ho espresso il mio desiderio a Marco, e quello in cui me la sono ritrovata al collo perfettamente annodata !!

Alla fine di questa meravigliosa esperienza  (che sicuramente non sarà l’unica) ho appreso quanta preparazione ,dedizione e passione ci metta Marco Giannetti nella realizzazione di una camicia su misura che, se pur rappresentando un capo unico del mio armadio, rimarrà per sempre anche un po’ sua.

Ginger inside

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Moda

Niccolò Cesari, Ambassador tra i più ricercati in Italia dai Brand Internazionali.

Niccolò Cesari

Ha sempre viaggiato molto per lavoro e non aveva tempo da dedicare alla sua passione per l’abbigliamento.

Oggi è uno tra i più ricercati ambassador quando parliamo di Gentleman.

Suo nonno era cappellaio , ma è stato suo padre a trasmettermi la passione per il vestire bene.
Alcuni brand importanti gli hanno dato fiducia facendogli indossare i loro capi.

Le foto sono piaciute e tutto è iniziato, anche altri brand internazionali hanno bussato alla porta.

Su Instagram ha superato da poco i 40 mila follower, dislocati in tutto il mondo e soprattutto rigorosamente organici .


Niccolò sceglie in maniera rigorosa e curando ogni singolo dettaglio i suoi outfit.

Ha iniziato con uno stile tipicamente dandy, molto ricercato e colorato mentre oggi è passato ad un look più gentleman, essenziale, ma sempre con un tocco personale che non dimentica le sue origini.

Presente fin dalla prima edizione al DANDYdays – Maestri d’eleganza per le vie del centro per il quale è anche stato gran cerimoniere..

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Il tempo di un caffè con I MURR….

I MURR

.I Murr, Antonio e Roberta, lifestyler fanno coppia fissa nel lavoro e nella vita da oltre 25 anni.

In realtà sono Fashion consultantdirettori creativistylistpersonal shoppers, consulenti di immagine e stile da quasi 30 anni e scusate se è poco …

Roberta era direttore artistico e responsabile PR per Egadi Studios ed Antonio era un suo cliente che stava lavorando ad un’importante campagna pubblicitaria.

E’ stato , quasi un colpo di fulmine e in breve hanno deciso di iniziare a lavorare in proprio e rigorosamente sempre insieme, fondando una loro società di consulenza di moda.

Per I Murr è fondamentale capire la persona e la sua personalità. Cercano di capire sempre chi hanno di fronte.

Coglierne ogni sfumatura, per poi capire dove andare a lavorare. Conditio sine qua non? La consapevolezza che ogni persona sia unica.”

Conosciamoli un po’ meglio leggendo le loro risposte alle nostre domande

Primo incontro con la moda?

Antonio: Da piccolissimo.

A casa insieme alle mie sorelle più grandi che acquistavano riviste dì moda e con la mamma che cuciva per noi e per tutti. 

Roberta: Ricordo che la mia bambola preferita dì tutta l’infanzia era la Barbie.

L’ho sempre amata.

Amavo cambiarle outfit e creare abitìni nuovi ogni giorno .

E la mia nonna sarta mi assecondava e mi aiutava a sviluppare ogni pazza idea mi venisse in mente. 

Per parlare di moda bisogna averla studiata?

Si lo studio e’ fondamentale per capirne i meccanismi e comprendere come la storia influenzi e abbia influenzato la moda e il costume di ogni epoca e periodo. 

Com’è cambiata la moda negli ultimi 10 anni?

La moda in questo ultimo decennio si e’ semplicemente democratizzata.

Prima era solo a disposizione di un’ Elite.

Oggi con i social e tutte le scuole dì moda che sfornano ogni anno centinaia dì ragazzi in ogni settore, e’ diventata a disposizione dì tutti coloro che la amano. 

Come vive la tv la moda?

Io avrei girato la domanda: come vive la moda la tv? La moda ha sempre guardato la TV dall’alto verso il basso. Mentre la gente ha sempre visto la moda inarrivabile.

Noi andando in Tv siamo stati il primissimo ponte tra la moda e la gente. 

Un aneddoto che ricordi con sorriso?

Roberta: Ricordo che all’età dì 12 anni ero già abbonata a 2 riviste dì moda LEI e VOGUE ITALIA.

La sera con le riviste in mano guardavo e studiavo i redazionali dì moda e  mi facevo ispirare per la preparazione dell’outfit del giorno dopo per andare a scuola. 

Antonio: ricordo la prima volta che ho incontrato GIANNI VERSACE nel suo atelier. Io ero timidissimo e imbarazzato. Lui si è accorto dì me e della mia timidezza.

Mi e’ venuto incontro, mi ha preso sotto braccio e mi ha portato a vedere la sua nuova collezione. 

Se potessi incontrare un icona di stile del passato, chi e di cosa parleresti?

Roberta : io vorrei incontrare Diane Vreeland e naturalmente parleremmo dì moda e mi farei raccontare tutto dall’inizio della sua carriera aneddoti inclusi. 

Antonio: io vorrei incontrare Yves Saint Laurent e vorrei condividere con lui una settimana dì lavoro per la preparazione dì una collezione.

Vorrei capire come il suo estro e il suo genio lavoravano insieme per creare. 

Qual e’ il dettaglio che in un outfit fa la differenza?

Gli accessori fanno sempre la differenza in un outfit. 

L’UOMO NON DEVE MAI USCIRE SENZA? 

Un uomo non dovrebbe mai uscire dì casa senza avere scarpe pulite e sempre a posto.

E LA DONNA?

Una donna invece non dovrebbe mai uscire senza avere i capelli puliti e in ordine e rossetto rosso sulle labbra. 

Cosa osservi di primo acchito in chi ti sta di fronte?

ROBERTA: le scarpe e gli accessori. I capelli e i denti. 

ANTONIO: la prima cosa che osservo sono i capelli sia in un uomo che in una donna. 

La prima domanda che ti fa un cliente qual è?

Roberta: Ma quanto costate? 😜

Antonio: come faccio a fatturare dì più?

E ricordate sempre che per i Murr “è la personalita’ che conta a prescindere dallo stile., è lo stile che si adatta ed incastra alla personalita’ che ogni persona ha.”

Grazie ad entrambi per la simpatia e la schiettezza che vi rappresenta da sempre, caratteristiche che abbiamo ritrovato in questa breve chiacchierata .

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Il confine labile tra arte e artigianato Storie a Palazzo Gondi, il Salotto degli Artigiani.

il Salotto degli Artigiani

Recentemente abbiamo visitato “Il Salotto degli Artigiani”, esposizione di manufatti d’arte artigiana a Palazzo Gondi, edificio storico del centro fiorentino, vicino a Palazzo della Signoria, organizzato da Eleonora Lucifero.

Un primo appuntamento per mostrare esperienze da Firenze e dall’Italia.

L’occasione è stata preziosa anche per visitare il piano nobile e i suoi saloni di uno dei palazzi più belli di città, costruito dal 1490 da Giuliano da Sangallo per la famiglia Gondi, attualmente privato.

La manifestazione ha visto le botteghe e i marchi artigianali con un estro artistico provenienti da alcune regioni d’Italia e tra questi ci sono Folkloore e Altelier Francesca Bicchi da Milano, Domitilla Gucci con le sue borse, Larissa Pucci con i suoi foulard, Margherita B da Roma con il suo pregiato cashmere, Tulsi con i suoi scialli decorati a mano, gli incredibili arredi disegnati e creati da Maurizio Talerma, C’est la V da Milano, Ceramiche d’Este, i maestri argentieri e orafi di Gilda Re, e le colorate creazioni di Vincenzo Spanò, oltre alle cinture di Eleonora Lucifero.

Una passeggiata nella bellezza, grazie anche a una terrazza che si affaccia di sguincio su Palazzo della Signoria dove siamo andati a curiosare per raccogliere delle storie come quella di Alessandra Zaltieri e Maurizio Telerma, amici, che presentano un allestimento comune dove scialli e borse della prima si appoggiano sulle creazioni d’arredo del secondo.

Durante la manifestazione c’è stato un momento di attenzione sociale proponendo la vendita dei cioccolatini di Airc, l’Associazione per la Ricerca sul Cancro con delegazione attivissima e importante in Firenze e Toscana.

A cura di Ilaria Guidantoni

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“GINGER’S WORD”: NON CHIAMATELE SEMPLICEMENTE SCARPE.

GINGER’S WORD

La scarpa di una donna  è considerata  l’accessorio femminile per eccellenza, simbolo di seduzione e fascino, idolatrata sin dai tempi della bellissima Cleopatra, un autentica svolta di vita per Cenerentola che senza la scarpetta di cristallo sarebbe  ancora lì a lavare pavimenti ,idolatrate da una sex symbol come Marilyn Monroe la quale diceva “Date ad una donna le scarpe giuste e conquisterà il mondo”  e non in ultimo arrivando ai giorni nostri, paragonate ad un partner maschile nella famosa serie di “Sex and the city”.

La protagonista  Carrie Bradshaw (l’attrice Sarah Jessica Parker) famigerata amante dello shopping in quel di NY ,affermava quanto segue :“Gli uomini sono come le scarpe col tacco.

Ci sono quelli belli che fanno male, quelli che non ti piacciono fin dall’inizio, quelli irraggiungibili che non potranno mai essere tuoi, quelli che affascinano in partenza ma poi capisci che non sono niente di speciale ed infine quelli che non ti stancherai mai di avere con te.

Ed io da donna posso solo che confermare parola per parola. Carrie We love you !!

Spesso l’acquisto di un paio di scarpe determina l’aumento dell’autostima e ne migliora l’umore (non snobbate il concetto ,lo affermano  fior di psicologi non la sottoscritta).

Quando una donna acquista una scarpa, che sia bassa o tacco 12 cm, la vedremo lì davanti allo specchio del negozio  ad osservarsi da ogni tipo di prospettiva mentre si chiede ,

Mi slancia?

Mi fa il sedere basso?

Con cosa le abbino?

Quando lui mi vedrà con queste indosso impazzirà ne sono certa !

Sono troppo alte, sono anche scomode ma quanto sono fighe?!

Ok,le prendo!

Alla fine il concetto che vincerà è “Non importa quante paia di scarpe abbia una donna, se le chiedi perché ne compra un altro la sua risposta sarà sempre perché mi serve e perché non ho mai niente da mettermi !!

Sarà vero?!

Ma assolutamente no, il fatto è che nel cuore di una donna ci sarà sempre spazio per un nuovo paio di scarpe, quindi maschietti conviventi all’ascolto, rassegnatevi al fatto che 4 scaffali su 5 saranno nostri !!

Ed è proprio a questi ultimi che mi rivolgo con delle piccole dritte.

Volete capire una donna? Guardate le scarpe che indossa!

Vi stilo dei brevissimi esempi dove mi addentro nell’infinito mondo dei modelli di calzature femminili e la personalità che ne indicano, personalissime opinioni ovviamente.

Parto con un modello che definisco l’anti femminilità per eccellenza, le Ballerine.

E’ per quel tipo di ragazza a cui piace stare coi piedi per terra (ma proprio nell’assolutezza del termine), ne ha sempre un paio di scorta in macchina (anche perché con i tacchi non sanno guidare diciamolo pure), al massimo si concedono un fiocchettino, un bottone gioiello in punta ma niente di troppo vistoso, loro amano lo stile informale e decisamente comodo.

Aggiungerei ,poi però non vi lamentate se esistono numerose campagne per l’annientamento delle ballerine dal suolo terreste! Uomini in quanti d’accordo con me ??

La scarpa col tacchetto basso, quella da 4-5 cm per intenderci, è una chiara sintesi del vorrei tanto saper camminare su di un tacco 12, fare invidia  anche i San Pietrini mentre cammino sicura di me lungo Piazza Venezia  ma alla fine desisto perché sembro Paperina che cerca di darsi un tono !

Spero vivamente che Jimmy Chou non mi senta!

Lo stivaletto basso. Bello se lo si sa abbinare ad un outfit corretto, mi viene da pensare alle biker che sono un ever green, male male se invece è il 15 Agosto e vi presentate in spiaggia con gli shorts a livelli inguinali abbinati allo stivaletto nero perché vorreste che la gente che vi osserva pensi che siate una vera coolgirl, quando invece l’unica cosa che penseranno  è”Poveri piedi non vorrei essere al loro posto”!

La scarpa da ginnastica.

E’ un modello che è ormai sdoganato per molteplici occasioni e non più solo abbinato ad un attività sportiva, senza considerare che molti brand ne hanno curato i dettagli, colori, lacci, suola interna, quelle che si illuminano mentre cammini, quelle di colore diverso ma appartenenti allo stesso paio.

Insomma c’è  n’è per tutti i gusti, ti danno quel tocco modaiolo anche sotto un jeans, e se non ti affretti a comprarle entro 2h, possibilmente senza svenderti un rene visti i costi non proprio accessibili a tutti , non le troverai più!

Ed infine la mia amatissima scarpa col tacco, vertiginoso, color oro, argento, trasparente, con il logo della casa madre (tipo Yves Sant Loren),borchiate (vedi  Casadei ) o il decolletè con l’inconfondibile  suola rossa firmata  Louboutin (Adorooo) . Insomma chi sceglie i tacchi alti come must have è perché le piace farsi notare ,ovviamente  occhio a non indossarli al supermercato perché poi dal farsi notare in bene ad essere scambiate per ridicole è un attimo!

Lasciatemi però  esprimere infine  un breve pensiero sul mondo delle scarpe femminili, quanto meno per onestà,sul fatto che l’ enorme interesse che destano vale anche per il versante maschile. Gli uomini provano un interesse fortemente erotico per questo indispensabile elemento,dal momento che le configurano come grande oggetto del desiderio ed arma di seduzione.

Ne comprano tante on line (preferibilmente super usate) le fotografano indossate da donne non necessariamente avvenenti ma poco importa perché tanto la protagonista non sarà quest’ultima bensì le sue scarpe,

Le riveriscono in quel che si chiamano “sessioni” ovvero incontri neanche poco costosi dove lo scopo in sé non è il sesso  bensì essere anche solo calpestati da questo apparente normale  accessorio che tanto normale non è..

Di queste forme di feticismo c’è ne sono molteplici e per tutti i gusti ma il discorso è talmente ampio nel suo genere che meriterà sicuramente  un capitolo a parte. Stay tuned.

Ginger Inside

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Raffaella Barbaraci e lo stile…

Raffaella Barbaraci

Raffaella Barbaraci da sempre appassionata di moda si racconta attraverso un veloce botta e risposta:

Primo incontro con la moda ?

Si può dire che l’ho incontrata da bambina avendo mia madre Sarta; poi col tempo credo che le cose accadano quando le desideri realmente, e così è stato.. pian piano ho creato la mia moda.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Non ho mai studiato moda e non credo che per parlarne bisogna viverla, ognuno di noi è una moda, è uno stile; ma è anche vero che ascoltare e guardare i grandi della moda ci insegna tanto.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

Le mie creazioni sono un po’ un mix: Tra il retró ed i giorni d’oggi, tra la seduzione e l’essere un po’ maschile..

Perché non esistono più le TOP ?

Credo che le top esistano ancora ma nei nostri prototipi e nelle nostre ammirazioni, sono quelle degli anni 50 in poi… ora i tempi sono cambiati così come sono cambiati i canoni di bellezza.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un ricordo che mi porta un sorriso è la mia prima volta davanti ai riflettori, essendo molto timida mi fa ricordare l’è sensazioni di quel momento; e ad oggi portarmi un emozione.

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Beh molto, per non dire moltissimo.. oggi giorno credo che i social sia sicuramente uno dei canali pubblicitari più utilizzati al mondo in qualsiasi categoria.

Che cosa è per te la moda?

La moda è una fusione tra: arte, bellezza, sensualità, eleganza … è un modo per esprimere la propria personalità.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe interagire e perchè?

Il personaggio con cui mi piacerebbe interagire nel passato ne sono due :Audrey Hepburn per la sua eleganza, raffinatezza, stile e femminilità. E Marylin Monroe per la sua sensualità in qualsiasi abito.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Ormai negli ultimi anni ci sono molti cambiamenti, e sicuramente uno di essi è un grande potenziamento verso il web.

Cosa pensi dell’editoria di settore? Cosa non deve mancare in un guardaroba di un uomo? E di una donna?

In un guardaroba non può mai mancare: in quello maschile, un bel doppiopetto è una camicia di seta; invece in quello femminile, un bel tailleur e un elegante vestito di seta lungo.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato Raffaella.

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Moda

Claudia Maggiurana alias “La Maggy Style”.

La Maggy Style

Claudia Maggiurana è una ragazza senza età con tanti sogni nel cassetto un vulcano di energia.

Abbiamo avuto occasione di conoscerla durante alcune edizioni del DANDYdays – Maestri d’eleganza per le vie del centro ad Arezzo.

Estremamente creativa ed eclettica ,sono diverse le attività che la vedono coinvolta , ma lasciamo che si a lei a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande :

Primo incontro con la moda?

Non c’è una data precisa nella quale abbia incontrato la moda, io penso che la moda o quanto meno Lo stile, sia innato in me, si tratta di un connubio che è cresciuto con me, anno per anno fino a sfociare in quella che oggi tutti chiamano la Maggy Style.

Già da piccola i miei genitori mi compravano abiti e scarpe abbinate, forse la semplicità dei colori, Le sfumature e il gusto sono state educate in me tanto da diventare una passione fondamentale della mia vita.

La moda e le sue sfumature mi hanno permesso di creare un equilibrio particolare tra essere interiore ed esteriore , creando un binomio perfetto, io penso di non indossare abiti ma di dare anima agli abiti , un po’ come un pittore, che ogni volta sceglie i colori dalla sua tavolozza e li usa nella tela bianca, mescolandoli affinché  diventino un quadro, io apro l’armadio e indosso gli abiti, creando  armonia o contrasti tra gli stessi e  con l’aiuto degli  accessori rendo unico il mio stile , affinché l’abito esprima esattamente il mio io .

Saper indossare tutti i colori e tutti gli stili è un dono innato.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Laparola moda è una parola molto corta ma in realtà e molto grande, dietro ogni lettera c’è un mondo che si apre ad una ricerca di tessuti, di colori, di materiali, ci sono delle mani che disegnano, che tagliano e cuciono creando con amore un capo.

C’è un lavoro meticoloso di mani esperte che portano una tradizione tramandata da generazione in generazione o scuole che permettono di creare figure professionali che si evolvono ne futuro.

Io per le mie doti artistiche, avrei dovuto frequentare l’istituto artistico allora si chiamava così, oggi liceo artistico, ma siccome non mi piaceva la struttura architettonica ho frequentato un istituto tecnico Giordano Brno nel quale ho conseguito un diploma di maturità tecnica generale, dove studiavo circa quindici materie diverse all’anno, questo tipo di diploma mi ha permesso di abbracciare diverse materie e mi ha permesso di conoscere in modo tangibile quello della moda.

Direi a seguito della mia esperienza che la moda va studiata, per avere delle infarinature, affinché ci siano basi per argomentare e creare, ma poi va anche praticata in campo in modo da poter mettere in auge ciò che si impara a scuola e non solo.

Studiare la moda può significare andare a scuola e prendere un diploma, fare un corso di aggiornamento, frequentare istituti professionali, questo è legato a ciò che si chiama teoria ma poi arriva la pratica, ed allora si che seguono le proprie passioni e si apre il proprio mondo creando una figura professionale e personale che nel mio caso viaggia sopra le righe.

La moda va vissuta, ma per viverla è necessario secondo il mio stile e punto di vista ricercare ciò che ha fatto la storia della moda, reinterpretandolo con un gusto personale per creare l’originalità, indossare un capo vuol dire animare quel capo, farlo proprio dare un tocco di sé stessi perché allora e solo allora il capo diventa perfettamente un tutt’uno con la persona.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

Per creare deve piacere e questo è quello che mi succede quando creo, il capo o l’accessorio devono essere belli ed originali.

Quando vedo qualcosa che mi colpisce mi domando nella mia testa sempre: io lo metterei? ed allora parte la vena artistica, sfidare anche se stessi e gli altri nel far indossare cose che magari non metterebbero perché le vedono come irraggiungibili, o solo da passerella oppure vorrebbero ma non osano.

il messaggio che si cela dietro i mei accessori è che la donna non ha età, qualsiasi donna , ragazza o bambina può indossare l’accessorio sentendosi perfettamente a suo agio, si tratta di far leva su un gioco di colore e di abiti, in più gli accessori maschili possono essere indossati correttamente o per gioco anche dalle donne e per questo ho ricavato un mio brand La Maggy Style una fenice araba ad ali spiegati sulla bandiera tricolore per puntualizzare quello che può essere l’artigianalità del prodotto fatto veramente con mani esperte .

Tutto ciò che mi ispira emozioni viene riproposto nelle mie linee, per esempio i miei papillon, raccontano la storia di un uomo mio padre che ha indossato un papillon di quella forma nel giorno del suo matrimonio con mia madre e poi da quel felice giorno sono ancora insieme da 45 anni.

Nell’accessorio oltre che ricercatezza di materiali e tessuti c’è amore e emozione perché in fondo è questo quello che si cerca qualcosa che quando lo indossi ti faccia emozionare e che sia tuo.

Nel ricavare dall’armadio di mio padre questo papillon è stata per me un’emozione unica ed allora ho pensato di narrare questa storia bellissima al papillon che ho riprodotto in sartoria, applicando al centro però la mia fenice, come simbolo del frutto del loro amore.

Invece per esempio le fasce o foulard per capelli sono state da me create sia come accessorio di moda ma anche per esprimere un concetto di solidarietà per coloro che come me si sono trovate in un momento particolare della loro vita, nonostante tutto non ho voluto perdere la mia femminilità e vitalità ed allora giocando con i foulard e le fasce ho dato vita ad uno splendido movimento di armonicromia cercando di dare un nuovo spunto nell’indossare quello che può sembrare un banale foulard.

Quindi direi che per essere ispirata devo essere emozionata e vivere il capo.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Quando vado a “rubare “le cravatte di mio padre mi f sorridere perché lui le conta tutte sa quante cravatte ci sono nel suo armadio e che tipo di cravatte mancano nel caso le prenda in prestito, nel suo armadio, puoi trovarne di stampate, di pelle, di cotone, ci sono cravatte che hanno fatto la storia ed a me piace andare a sceglier alcune volte le cravatte nel suo armadio ma puntualmente lui dice: “si chiamano Pietro e tornano indietro.”

Questa è una delle cose che facevo da adolescente ma che faccio ancora e sinceramente mi piace molto curiosare nel suo armadio, forse è proprio il suo carisma ad avermi così tanto incuriosito nell’indossare con piacere gli accessori maschili.

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Oggi si parla di mondo tecnologico, senza quello sembra che non si possa fare più niente, sicuramente per una vendita o per far mostrare il prodotto sono importanti, con i social puoi raggiungere tipologie di mercato che mai avresti pensato e proporre i tuoi prodotti con semplicità ad una vasta fetta di clientela dico sempre che la tecnologia non può però sostituire la parte umana e alcune emozioni non si possono provare senza un contatto diretto.

È per questo che oggi forse si ricerca l’artigianalità, perché il contatto diretto con il sarto, lo stilista, il modellista etc.  serve per avere non solo la realizzazione del capo, ma soprattutto lo scambio emozionale tra il cliente e l’artigiano.

Anche il periodo Covid è stato molto duro a livello psicologico e lavorativo, potevi entrare in una piattaforma e vedere le sfilate tecnologiche meravigliose delle grandi case di moda, ma sicuramente la sfilata “alla vecchia maniera “ha un’emozione diversa, lo stare lì, aspettare, parlare e applaudire è tutta un’altra sensazione e noi umani abbiamo bisogno di queste emozioni per affrontare la vita.

Quindi direi vanno bene i follower ma non bisogna mai rinnegare le origini in nessun campo neanche nel mondo più all’avanguardia.

Cosa significa essere dandy oggi?

Essere dandy ….

In verità io non mi sento dandy, sono gli altri che mi dicono che sono una dandy moderna, a questo punto Francesco Maria Rossi ti direbbe; il vero dandy è colui che ostenta l’essere dandy, se fossimo al folk del dandy days.

Io mi sono autoproclamata l’artista di me stessa con un graffio rock potrei dire ispirata agli ani 80, quegli anni del colore, della spensieratezza, del benessere e del bell’essere.

Non so se essere sé stessi vuol dire essere dandy, questo è ciò che mi contraddistingue, la mia energia e i miei colori sono ciò che mi rappresentano interiormente e che ritrovano un perfetto equilibrio esteriormente.

Tant’è che proprio per questo mio naturale movimento ho cercato attraverso l’uso del colore di aprire nuovi orizzonti che mi hanno portato a creare una mostra fotografica che parlerà a breve di come attraverso la mia vena e dote artistica, si possa sconfiggere anche il periodo più grigio che ti possa capitare nella vita, usando autoironia e attraversando un mondo diverso.

Penso che quando una persona si ami per com’è questo traspare in ogni modo, senza alcun tipo di condizionamento.

 Se devo dare una definizione di come posso vivere l’essere dandy posso dire che ciò che mi appartiene sono i sani principi, l’educazione, l’aiuto verso il prossimo, il mio modo di vedere trasversalmente le cose di andare oltre e di vivere sempre in positività, in aiuto di sé stessi e del prossimo quindi per me essere dandy è più un’espressione artistica di me stessa che si realizza attraverso i miei modi e i miei abiti colorati.

Ecco perché ho un nome d’arte che porto con molto vanto perché è il nome che gli altri hanno scelto per me ho lasciato libera interpretazione alle persone e da un nomignolo è nato un nome artistico la Maggy style che mi rappresenta in piena libertà.

Che cos’è per te la moda?

La moda per me è fonte di vita.

Quando apro l’armadio e creo i miei outfit è come vedere una bambina che gioca con i pennarelli e crea con la sua fantasia un disegno bellissimo.

È un incline sensazione naturale, qualcosa di innato in me che si chiama gusto.

La moda o meglio lo stile è ciò che mi permette di farmi sentire unica, giocando con i colori e i capi, il mio motto è l’originalità fa la diversità.

Mi piace molto ricercare e studiare i capi, capire l’emozioni con cui possano essere stati prodotti ed indossati.

Ciò che mi piace molto è dare nuova vita a capi vintage, la teoria del non buttare niente ma di riportare tutto ad una nuova realtà per essere poi sfoggiato ed allora si che quel capo vissuto è veramente unico.

Per me la moda è dare visibilità a ciò che è bello e vissuto.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe interagire e perché?

Vorrei interagire con tutti ma forse mi piacerebbe scambiare due parole con Coco Chanel, colei che ha fatto la storia della moda con capi semplici ma intramontabili rivoluzionando il concetto di femminilità.

Mi rivedo molto in una delle sue frasi celebri, la moda passa lo stile resta.

Ecco potrei dire che anche per me è cosi in tutte le mie sfumature accentuate dal colore ma che non passano inosservate se dovessi parlare di un personaggio dandy invece vorrei interagire con David Bowie detto il duca bianco il dandy moderno che ha scritto la storia del pop con le sue canzoni e performance, usando il colore in varie forme artistiche.

Ogni persona ha sempre una storia da raccontare e questo arricchisce l’animo di chi ascolta quindi sarebbe bello viaggiare nel tempo e ascoltare tanti punti di vista diversi per sapere come magari si viveva nel mondo di allora, attraverso diverse epoche storiche, uno scambio culturale che sarebbe fato con i libri ma proprio attraverso il racconto vissuto e magari viverlo veramente.

Cosa non deve mancare in un guardaroba di un uomo? E di una donna?

Anche sé la domanda è riferita a ciò che non può mancare in un guardaroba, direi che in ogni guardaroba oltre alle cose speciali deve essere presente tutto ciò che ci fa stare bene, se poi andiamo nello specifico dico che nell’armadio di un uomo secondo me non deve mancare mai la cravatta, quell’accessorio prettamente maschile, simbolo di eleganza e mascolinità. anche solo aprire l’armadio e trovare cravatte colorate, di diverso stile, fantasia, grandezza qualcosa di meraviglioso.

Oggi si è un po’ perso l’uso della cravatta ma il fascino che trasmette non ha eguali è un accessorio bellissimo uno di quelli senza età.

Nell’armadio di una donna invece non può mancare il tacco 12 un decolleté tradizionale deve essere sempre presente, perché l’eleganza di un tacco dodici è pura femminilità.

Oggi c’è una cultura diversa nel modo di vestire soprattutto a livello generazionale le persone tendono a massificarsi ma per chi vive la moda con arte come me è un conetto sbagliato.

Bisogna saper indossare tutto con eleganza e sicuramente le scarpe con il tacco fanno la loro differenza.

Spero di avervi fatto capire come vivo la moda e ringrazio per l’opportunità data, mi auguro che nella lettura dell’articolo, i vostri lettori sviluppino curiosità.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato e per la piacevolissima chiacchierata.

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Moda

Phil Gervasoni, il re delle tendenze.

Phil Gervasoni

Abbiamo intervistato Phil Gervasoni, uno dei professionisti Italiani più richiesto quando parliamo di Tendenze.

Conosciamolo meglio attraverso le risposte alle nostre domande:

Primo incontro con la moda ?

Da subito credo, perche’ appena ho avuto la capacita’ di pormi domande mi sono chiesto come mai alcune persone vestivano e si muovevano in un modo piuttosto che in un altro.

Da li l incontro con l irrazionalita’ piuttosto che con la moda….

Come mai alcuni vestivano e avevano un portamento regale ed erano poco influenti nella societa’ e altri vestiti da pagliacci erano invece ai vertici?

Dovevo scoprirlo….e ancora oggi non ho una risposta…..

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Credo di si se si vuole entrare nel mondo delle etichette,

No se si vuole essere liberi di esprimersi.

La medicina insegna.

Se vuoi essere un chirurgo devi imparare le migliori tecniche per eseguire delle operazioni importanti.

Se vuoi essere un bravo psicologo si, devi studiare la materia, ma la tua propensione all’analisi di chi hai davanti e’ un fattore extra libri.

Perché non esistono più le TOP ?

Perche’ sono tutte filtrate sui social o in giro fino a tardi la sera.

Ai tempi d’oro, della vera Milano da bere, le top non uscivano a fare ore piccole perche il giorno dopo erano sul set a fare shooting

Il viso e lo sguardo era la massima espressione nella foto.

Oggi e’ il sorriso, si quello verticale, ad essere seguito ergo un clone dopo l altro, anzi un c.lo dopo l altro.

Niente di che…..banali….

cos’è per te lo stile ?

Il sesto senso Umano.

Puoi averlo senza avere un euro e vestiti modaioli e viceversa puoi agghindarti da uovo di Pasqua e risultare ridicolo come da migliore tradizione di pagliacci da circo.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

In Russia, una sera mi trovavo ad una festa super esclusiva in una sala privata di un Casino’ molto importante della capitale. Seduto di fianco ad una celebrita’ molto conosciuta, forse la piu’ famosa del paese ( ma non lo sapevo),  aspettavo il mia cara amica Gisella , personal shopper n 1 ai tempi, espertissima ed introdotta nella movida Moscovita e anche utilissima per farmi da traduttrice visto che la mia conoscenza della lingua Russa ai tempi era pari a zero.

La cele b si dimostrava molto gentile, abbozzando un inglese molto elementare e io rispondevo, sempre in inglese per gentilezza. Vodka dopo Vodka eravamo diventati fratello e sorella. Quando arrivo’ Gisella le prese un colpo a vedermi di fianco ad una persona cosi importante….ma prima che dicesse qualcosa mi alzai in piedi dicendo : ECCO LA MIA AMICA GIELLA, GIS TI PRESENTO LA MIA CARA AMICA…..AMICA……… e chiesi in Inglese Whats your name dear once again i don t remember?

GELO TOTALE. E Fine della Fratellanza. Si era offesa quasi l ‘avessi pugnalata.

Era imperdonabile il fatto che non la conoscessi da quanto era famosa.

Per fortuna la Vodka mi costrinse a lasciare la festa prima della fine. E forse mi sono pure salvato la vita…..ah ah ah ah

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Tutto e niente. Importanti per far conoscere i trend ma inutili se questi ultimi si riducono a 4 balletti in loop.

Tutti vogliono essere giudici e scegliere le sorti di altri senza sapere che sono gia schiavi di un sistema che li controlla. Per me sono puro divertimento e ammetto di divertirmi. Se dovessero un giorno diventare il mio Capo allora Addio, tornerei sul mio pianeta FOLLIA.

Che cos’è per te la moda?

Un labirinto che porta a due uscite  Leader o Follower.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perchè?

Nostradamus, per sapere in anticipo ogni tendenza del futuro.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Come sempre la solita fine con due porte : Zerbini servi dei grandi nomi e gruppi mondiali  e audaci combattenti che portano avanti idee, tendenze, battaglie .

Cosa non deve mancare in un guardaroba di un uomo? E di una donna^

Una giacca rosa per un uomo e un tacco 12 aggressivo per una donna.

Grazie Phil, alla prossima

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AttualitàbeautyModa

Sandra Baggio: una vita dedicata al bello…

Sandra Baggio

Abbiamo fatto qualche domanda per conoscerla maglio a Sandra Baggio , indossatrice, insegnante di portamento , coreografa, beauty advisor , make up artist ….

Ma lasciamo volentieri che sia lei a raccontarsi attraverso le risposte  alle nostre domande:

Il tuo primo contatto con la moda?

Ho iniziato quando avevo 17 anni, ero alle supeiori e frequentavo il 3 anno di ragioneria. .

Un giorno la parrucchiera della mia adorata mamma, mi chiese di fare una sfilata .

Ero timidissima  perfino la mia ombra mi faceva paura, affrontare una sfilata non rientrava minimamente nei miei pensieri.

La mamma, che di certo in qualità di complimenti si è sempre classificata al primo posto, insistette così tanto dicendomi

” E muoviti cosi ti sbrani e soprattutto impari a camminare meglio”….. che sfida … e così affrontai la mia prima passerella, non sapendo nemmeno come dovevo mettere i piedi o meglio ancora dove nascondere le mani.

Ricordo benissimo un particolare, che per tutto il tragitto della passerella mi sono sempre morsa le labbra….semplicemente mi chiedevo perchè mi trovavo li e volevo sparire in un attimo.

La timidezza aveva preso il sopravvento.

Il tuo primo servizio fotografico?

Avevo sempre 17 anni e mi notò una pellicceria della zona.

La tua prima sfilata?

A 17 anni e non sapevo cosa volesse dire “passerella”

Preferisci stare davanti ad un obiettivo o una telecamera ?

Visto il mio carattere molto leonesco, quindi restia a restare in gabbia, adoro la telecamera perchè sono libera molto più libera di esprimere me stessa 

Com’è cambiata la moda con l’avvento dei social?

La moda negli ultimi anni ha dimostrato profondi cambiamenti orientando l’interesse verso il web, con la grande crescita dell’e-commerce adottando iniziative per pubblicizzare il proprio brand utilizzando Twitter, Facebook, Youtube, Instagram o Linkedin e queste nuove figure lavorative di influencer o blogger.

Ai miei tempi si girava con il composit e ci si andava a presentare personalmente nelle aziende.

Oggi si viene contattati direttamente per mail o messaggi tramite i social. Il tuo biglietto da visita è il social. 

Che differenza c’è tra uomo e donna in passerella?

Fondamentalmente nessuna, cambia giusto la posizione delle mani o dei piedi o meglio dello sguardo. 

L’eleganza, simpatia ed empatia che tu sia uomo o donna la devi trasmettere a chi ti guarda.

Quanto è importante studiare per diventare una modella?

Per diventare “modella” non devi studiare, ma devi applicare tanta intelligenza e adattabilità a qualsiasi situazione.

Si sa anche e soprattutto la bellezza ci vuole, ma a quella provvede madre natura.

Ci vuole il buon senso e tanta educazione.

Il talento e la bellezza possono bastare? 

Come dicevo precedentemente la bellezza ed il talento sono l 50% ma come in tutti i lavori il percorso si chiude se mancano alcune caratteristiche.

Tra capi che non possono mancare in un guardaroba di una donna ?

Tailleur nero pantalone, decolletè nero e camicia bianca…vai ovunque e se vuoi aggiungiamo un paio di jeans

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Lo ricorderò fino a che porto memoria.

Durante una sfilata, appena entrata in pedana non mi accorsi di essere arrivata in fondo alla passerella e cascai come giù una mela cotta dall’albero.

Mi ritrovai a terra coperta dal cappotto e non capendo nulla dov’ero finita.

Solo le risate del pubblico e allo stesso tempo preoccupate mi fecero tornare in piedi e continuare come non fosse successo nulla la sfilata.

Ora che ci penso rido e poi rido ancora, ma non è stato di certo cosi .

Se potessi parlare con un grande del passato, chi e di che cosa?

Potessi vorrei farmi una chiacchierata con Coco Chanel.

Ha una storia incredibile, una donna che ha sofferto molto ma ha saputo rialzarsi varie volta.

Oserei dire un esempio di vita.

Se avete 10 minuti leggetevi la storia di questa grande Donna.  

Cos’è per te la moda ?

E’ stata la mia  maestra e insegnante delle scuole elementari, medie, superiori e mettiamoci pure l’università…

Basta? 

Quando sei entrata nel mondo dell’estetica e perché?

Con l’età si matura e si cerca sempre di più un lavoro a te affine ma soprattutto cercare di fare ciò che realmente ti piace.

Gìà da piccola mi piacevano i cosmetici con contenuti green.

La mia passione l’ho poi tradotta nel lavoro.

Mi informo e mi perfeziono quotidianamente (nel frattempo sono anche diventata una make up artist).

Questo lavoro mi porta a chiudere il cerchio lavorativo…. moda, cosmetici, trucchi ….. What else?… Sono felice così, una felicità raggiunta a continui sacrifici ma rifarei tutto daccapo.

Quali sono i prodotti che non possono mancare in un beauty di una donna?

Detergente viso/corpo, deodorante, crema idratante viso, latte detergente, crema corpo,  mascara, fondotinta e terra

Mi racconti il mondo del fashion system pregi e difetti…

Anche il settore della moda ha inevitabilmente seguito il mondo digitale portando vantaggi e svantaggi…
Le esigenze di questo dinamico e frenetico mercato ha creato  “nuove figure professionali” con competenze sempre più specializzate legate al Fashion System.
Il cliente finale sempre più fruitore con il mondo digitale, rispetto il passato, ha moltissimi vantaggi: dalle innumerevoli proposte, alle svariate possibilità di acquisto per tutte le tasche ed età  24h su 24…

Per alcune aziende o figure professionali del settore che non sono in grado di adeguarsi alla rapidità e tipologia del nuovo marketing, purtroppo hanno notevoli svantaggi in quanto i tempi di realizzazione e proposta spesso hanno difficoltà nel sincronizzarsi con le nuove esigenze di mercato.

Contemporaneamente l’enorme sviluppo dell’offerta non solo non ha intaccato le nicchie che basano le loro produzioni sull’ altissima capacità creativa, ma le ha ancor di più elevate.
Per fortuna alcuni brand sono riusciti a salvare il patrimonio  dell’ artigianalita’ che  per curare la massima qualita‘, l’attenzione ai dettagli, avere l’unicità delle realizzazioni ha bisogno dei tempi giusti per produrre  (termine sconosciuto nel Fasshion System).

Davvero interessante chiacchierata, grazie Sandra per averci dedicato il tuo tempo

Intervista in collaborazione con Paillettes Sorridenti

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Moda

Intervista a Massimiliano Giannini e Carlo Lapini, fondatori del Brand MERCURIO ITALIAN TAILORS

MERCURIO ITALIAN TAILORS

La mano unisce i pezzi di stoffa in una perfetta armonia, lo sguardo è concentrato su ciò che si sta creando, su aghi, spilli infilati ovunque e il suono del ferro a vapore entra in sintonia con il tessuto e lo stile del suo cliente, plasmandolo al suo corpo come seconda pelle., questa è l’ experience che chiunque entri in un laboratorio di sartoria maschile si trova a vivere

I loro sarti offrono  esperienza e professionalità recandosi personalmente presso il cliente  da oltre 20 anni.

Il su Misura per MASSIMILIANO GIANNINI e Carlo Lapini Creatori del Brand MERCURIO ITALIAN TAILORS è di casa . lasciamo che siano loro a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande

Primo incontro con la moda per Massimiliano ?

 In realtà la moda è sempre stata presente nella mia famiglia, fin da quando ero piccolo, dato che mio padre era un dirigente della storica LEBOLE  di Arezzo prima e imprenditore titolare della propria azienda di abbigliamento poi.

Per cui in casa mia si respirava sempre quell’aria parlando spesso di abiti, nuovi modelli o tessuti particolari.

E ne ero sempre affascinato, si può dire che forse la moda ce l’avevo già nel mio DNA.

Perciò, finita la scuola, il passo è stato abbastanza semplice: prima imparare il “mestiere” in azienda seguendo le orme di mio padre e successivamente proseguire in quella direzione ma con nuove mie idee, diciamo più al passo con i tempi…

Primo incontro con la moda per Carlo?

Il mio interesse per il disegno e modellistica nasce fin da ragazzo avendo frequentato il liceo artistico ,per cui finiti gli anni della scuola sono entrato a far parte nell’azienda di famiglia facendo esperienza in tutte le fasi di lavorazione del capospalla/pantalone ,dalla progettazione al taglio e cucito, di conseguenza con il passare degli anni la mia specializzazione e’ diventata creare modelli come da richiesta dei clienti della moda nel tempo.

Per fare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Secondo me la moda è un qualcosa che ti senti dentro. Certo, l’esperienza nel campo sicuramente aiuta ma in realtà i veri creatori di moda hanno un talento e un gusto naturale e riescono a fare tendenza proprio sfruttando queste doti.

Un personaggio con il quale ti piacerebbe interagire e perchè?

Mi piacerebbe molto conoscere e scambiare opinioni con il MAESTRO GIORGIO ARMANI… soprattutto per cercare di capire quali sono le fonti di ispirazione tramite le quali riesce a creare colori, immagini, modelli e tutto ciò che rende unico ed inimitabile il suo Brand.

Si, decisamente sarebbe fantastico  poter parlare con lui.

Chi è il cliente che si affida ad un sarto?

La persona che si affida a noi è qualcuno che apprezza il valore e la bellezza di un capo sartoriale fatto su misura per lui.

E non è detto che sia necessariamente il professionista o l’addetto ai lavori…

Il nostro cliente può essere anche l’uomo “qualunque” che ha voglia di coccolarsi e di sentirsi bene con se stesso indossando un qualcosa creato appositamente per lui.

Secondo me tutto ciò aumenta anche l’autostima!!!

Tre capi che non possono mancare in un guardaroba maschile?

Senza dubbio un bel doppio petto Principe di Galles,

un blazer Blu Navy e

un cappotto di Caashmere cammello.

Quanto contano i dettagli in sartoria?

I dettagli in sartoria sono tutto!!! E’ proprio il dettaglio che può trasformare anche un semplice capo d’abbigliamento in qualcosa di unico. Un bottone particolare, un’asola di colore diverso o qualsiasi

altro elemento che possa diversificare ciò che si sta indossando. Il gusto sta proprio nella scelta dei dettagli!!!!

IL DETTAGLIO FA LA DIFFERENZA!!!

Massimiliano raccontaci un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Mi ricordo con simpatia che un giorno di qualche anno fa avevo preso (come sono solito fare) un appuntamento per rilevare misure ai clienti nella sede di una nota compagnia assicurativa e, presentatomi come sempre dal mio referente, vengo a sapere che per un disguido logistico non era disponibile l’ufficio su cui avremmo dovuto allestire il nostro “atelieur itinerante”.

Rischiavo quindi di non poter prendere le misure e pertanto di dover posticipare ad altra data l’appuntamento….

Se non che proposi al mio referente di rilevare le misure dei colleghi ad uno ad uno nei locali toilette della struttura!

Inizialmente tale richiesta venne presa con una certa ilarità ma poi pensammo che fosse fattibile e quindi procedemmo in tal senso.

Mi è stato poi detto che era stranissimo e un po’ inusuale vedere una coda di distinti signori che uno dopo l’altro entravano e uscivano dal bagno per una cosa diciamo diversa….

Devo dire però che l’operazione di misurazione è comunque riuscita senza grossi intoppi!

Ancora oggi quando ritorno in quella sede ci ricordiamo di quella strana giornata e ci facciamo sopra una sana risata!!!

E per te Carlo?

Nel corso degli anni facendo capi su misura ancora oggi la cosa che mi fa piu’ sorridere  trasmettendomi gioia sono i clienti di taglia morbida che con la loro estrosita’non si tirano indietro nel seguire la moda e colori del momento con delle richieste piu’ impensabili.

Chapeau!

Quanto conta il made in italy nel mondo della sartoria?

Per fortuna e sicuramente per nostri meriti il Made in Italy è un elemento che fa ancora la differenza nel mondo della moda e non solo.

Il nostro gusto, il nostro know-how e il nostro estro nel realizzare capi di alta moda fanno e faranno per sempre scuola in tutto il mondo.

Massimiliano e Carlo

Altresì quello che sto vedendo soprattutto in rete sui siti di “fashion giovane” ma anche nei negozi a grande distribuzione (anch’essi mirati ad un target di giovani e giovanissimi) è una grande quantità

di prodotti con prezzi più che a buon mercato, che non hanno nulla di Made in Italy, ma che attirano i ragazzi e non solo grazie alla varietà di prodotti, al prezzo bassissimo e alla pubblicità in generale.

Si punta su tutto tranne che sulla qualità… e questo mi fa molto riflettere!!!!

Grazie per il tempo a noi dedicato

Tel+39 335 62 70 193

Tel. +39 338 81 94 993

info@gilasartoria.it

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