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“Lia Pascaniuc” il logo è più che la firma d’artista è un’opera d’arte.

Lia Pascaniuc

La L di Lia e la P di Pascaniuc si incontrano e intrecciano insieme fino a formare spontaneamente il simbolo dell’infinito: la totalità che nasce dall’incontro di due metà perfettamente speculari e che attraverso un flusso energetico creano equilibrio e armonia.

La filosofia artistica di Lia Pascaniuc rispecchia perfettamente tutto il simbolismo legato all’infinito, perché è una costante ricerca di equilibrio energetico e bellezza attraverso il movimento e la mutazione della natura.

L’ambiente naturale, in continua lenta mutazione è sempre diverso, ma sempre armonico.

Si adatta e cambia, reagisce con energia alle influenze esterne, trovando soluzioni perfette ed esteticamente uniche.

Ogni forma artistica delle visual artist nasce con la stessa motivazione della natura: creare l’artwork perfetto, secondo uno schema di equilibri naturali, ma in costante mutazione, seguendo il flusso energetico spontaneo delle cose.

C’è in ogni opera una sapiente fusione tra l’elemento naturale (pesci, legno, farfalle, luce, metallo) e la visione artistica di Lia Pascaniuc che si intrecciano e creano un artwork che racconta con il linguaggio delle tecnologie moderne la sua filosofia.

Il logo rappresenta quindi molto più della firma dell’artista: è esso stesso un’opera d’arte.

Il ricco simbolismo dell’infinito viene personalizzato dalla visione filosofica di Lia Pascaniuc, che lo ha trasformato in un’opera d’arte: la più rappresentativa di se stessa.

Firma e ricerca di un simbolo

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Moda e aziende insieme per la tutela dell’ecosistema: “FASHION FOR FUTURE”.

FASHION FOR FUTURE

Sull’asse Napoli-Milano nasce il movimento Fashion for Future su iniziativa della rivista di moda Pink Life Magazine, stampata su carta riciclata e certificata FSC, e di Amaranto Holding S.p.A., azienda leader nella progettazione e realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Partner del movimento Accademia della Moda di Miliano, con gli allievi che stanno lavorando su progetti moda ecosostenibili.

«Fashion for Future si propone come movimento che invita l’universo “moda” e l’universo “azienda” a prendersi cura del mondo in cui viviamo e a tutelare l’ecosistema – spiega Linda Suarez, editore e direttore della rivista digital Pink Life Magazine –. L’idea nasce dall’incontro con Antonello Amoroso, fondatore di Amaranto Holding SpA.

L’ambizione è rendere Fashion for Future una delle declinazioni del movimento globale che si è spontaneamente formato attorno all’azione di Greta Thumberg.

Ognuno di noi può e deve compiere piccoli gesti quotidiani a tutela dell’ecosistema.

Il primo passo concreto che Pink Life Magazine compie è la scelta di stampare da questo numero su carta riciclata Noi iniziamo così e siamo pronti ad accogliere in Fashion for Future tutte le realtà che vogliono fare rete e condividere il messaggio e l’azione con noi».

«In Italia esistono moltissime eccellenze del comparto moda, sartoria, industrie tessili e su alcune siamo già intervenuti migliorando energicamente le strutture – spiega Antonello Amoroso –. Sostenibilità ed economia circolare non possono rimanere temi da convegno, bisogna agire e farlo in fretta.

Le dinamiche all’interno del settore sono complesse e necessitano delle risposte politiche che siano articolate e, soprattutto, che pianifichino la transizione dell’industria verso un modello di maggior disponibilità.

Oggi sono disponibili i fondi del PNRR e sono disponibili anche fondi di investitori privati. Il nodo da sciogliere è la burocrazia, troppo lenta e complessa.

È necessaria e urgente un’interazione concreta tra pubblico e privato. Nell’azione di comunicazione e divulgazione dell’urgenza Pink Life diventa un partner ideale, che dà un bel segnale optando per la stampa su carta riciclata».

«Amaranto Holding S.p.A. inizia la sua attività nel 2008 con la società Energia Prima SpA realizzando importanti progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili e aggiudicandosi il podio all’interno del Report IHS Technology con una pipeline di 250 MW in partnership con Bester – continua Amoroso –.

In seguito, con la fondazione della holding nel 2010, abbiamo integrato l’intera filiera formando un team di giovani professionisti altamente qualificati per offrire un supporto completo alle aziende dalla progettazione, al servizio EPC, dalla gestione globale degli asset alla manutenzione degli impianti».

«In questa nuova ottica “ecosostenibile”, l’obiettivo diventa quello di creare una rete tra realtà che, pur facendo impresa e business, si muovono nel rispetto del pianeta e a tutela dell’ecosistema – racconta Donatella Liguori, business manager Pink Life –. Anche il mercato automotive si sta muovendo in questa direzione con la creazione di modelli di automobili elettriche.

Certo, ci vorranno almeno due anni per un uso diffuso di questa tipologia di auto perché le colonnine per ricaricarle sono ancora molto poche ma il futuro è questo.

La rivista accoglierà e divulgherà realtà imprenditoriali ma anche azioni, notizie, consigli su come tutelare l’ecosistema e come vivere in maniera corretta la nostra quotidianità.

Oggi tra i nostri partner, oltre ad Amaranto Holding SpA, c’è Ortensia Tropeano, che, con un team di chimici e biologi, per la creazione di un siero sopracciglia naturale e non testato sugli animali.

Scelta e esempio virtuoso di tutela dell’ambiente. Amaranto Holding SpA è la soluzione per tante aziende che possono continuare la loro produzione scegliendo fonti di energia rinnovabile e adattando le loro fabbriche; può essere la soluzione per le strutture ricettive e per le SPA, per esempio. Pink Life Magazine si pone l’obiettivo di creare una rete concreta tra realtà virtuose e di invitare il mondo dell’imprenditoria italiana a guardare in quest’ottica: proteggere il mondo in cui viviamo è l’unica chance che abbiamo anche e soprattutto per il benessere di ognuno di noi».

Ufficio stampa e Media PR

Francesca Scognamiglio Petino – francesca.sco@gmail.com

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Il confine labile tra arte e artigianato Storie a Palazzo Gondi, il Salotto degli Artigiani.

il Salotto degli Artigiani

Recentemente abbiamo visitato “Il Salotto degli Artigiani”, esposizione di manufatti d’arte artigiana a Palazzo Gondi, edificio storico del centro fiorentino, vicino a Palazzo della Signoria, organizzato da Eleonora Lucifero.

Un primo appuntamento per mostrare esperienze da Firenze e dall’Italia.

L’occasione è stata preziosa anche per visitare il piano nobile e i suoi saloni di uno dei palazzi più belli di città, costruito dal 1490 da Giuliano da Sangallo per la famiglia Gondi, attualmente privato.

La manifestazione ha visto le botteghe e i marchi artigianali con un estro artistico provenienti da alcune regioni d’Italia e tra questi ci sono Folkloore e Altelier Francesca Bicchi da Milano, Domitilla Gucci con le sue borse, Larissa Pucci con i suoi foulard, Margherita B da Roma con il suo pregiato cashmere, Tulsi con i suoi scialli decorati a mano, gli incredibili arredi disegnati e creati da Maurizio Talerma, C’est la V da Milano, Ceramiche d’Este, i maestri argentieri e orafi di Gilda Re, e le colorate creazioni di Vincenzo Spanò, oltre alle cinture di Eleonora Lucifero.

Una passeggiata nella bellezza, grazie anche a una terrazza che si affaccia di sguincio su Palazzo della Signoria dove siamo andati a curiosare per raccogliere delle storie come quella di Alessandra Zaltieri e Maurizio Telerma, amici, che presentano un allestimento comune dove scialli e borse della prima si appoggiano sulle creazioni d’arredo del secondo.

Durante la manifestazione c’è stato un momento di attenzione sociale proponendo la vendita dei cioccolatini di Airc, l’Associazione per la Ricerca sul Cancro con delegazione attivissima e importante in Firenze e Toscana.

A cura di Ilaria Guidantoni

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Terra: il terzo modello di scarpa vegetale prodotta dai residui di uva italiana made in Le Coq Sportif

Coq Sportif

Dopo i modelli Gaïa e Nérée presentati lo scorso agosto, la nuova calzatura del brand francese completa la collezione naturale di produzione locale. Questa nuova generazione di sneakers si rivolge a un pubblico urban.

Dopo Gaïa e Nérée, l’anima green di Le Coq Sportif non si ferma. È stata presentata Terra, il terzo modello di scarpa vegetale, locale e naturale, che dà continuità ai due modelli del brand francese in vendita dallo scorso agosto.

Il modello Terra trae ispirazione dalla natura, più precisamente dalla topologia del terreno e dal suo rilievo. Una scarpa court, sempre realizzata con materiali vegetali, principalmente con i residui dell’uva di provenienza italiana.

Proprio come i primi modelli, la soletta è in sughero e lattice naturale, la suola in gomma e i lacci in cotone. Il logo del marchio è ricamato all’esterno della scarpa.

La firma di questa collezione, una bandiera bianca e verde, sempre realizzata con materiali vegetali, adorna i talloni delle scarpe. Sul lato destro si trova il nome del modello e la sua annata: “TERRA_VG 2020”.

Tanto comoda quanto elegante, Terra è disponibile in 4 varianti: due modelli monocromatici, uno bianco, uno nero, e due modelli con inserti e logo colorati, blu navy e grigio chiaro.

Questa nuova sneaker è il risultato di ricerca e innovazione per offrire modelli responsabili, autentici e con uno stile urban. La selezione e la raccolta dei materiali, la loro modellatura e trasformazione, viene realizzata nel rispetto della natura e della tradizione a livello di produzione del brand. Questa scarpa riprende le caratteristiche dei primi modelli naturali del marchio tricolore con una produzione locale in Portogallo.

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…Liv Mask…

Liv Mask

Una cover interamente lavabile, un filtro facilmente sostituibile e riutilizzabile fino a 20 giorni, rende Liv Mask la mascherina più sostenibile presente sul mercato.

La tecnologia è svizzera, il design

Il binomio creato  dalla vestibilità e l’ergonomica unito a materiali di alta qualità (Il tessuto utilizzato è resistente all’acqua)  la rendono perfetta per offrire un filtraggio confortevole, traspirante ed efficace.

Aderisce perfettamente al tuo volto. 

Clikka per acquistare
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Pinotti Cashmere, qualità e Made in Italy Worldwide!

Pinotti Cashmere

Morbido, soffice e caldo. Sono questi gli aggettivi che di solito ci vengono in mente quando sentiamo pronunciare la parola cashmere . una delle fibre più rare e preziose che si possano trovare in natura:
Forse non tutti sanno che le fibre di cashmere vengono ricavate dal vello di una specie particolare di capra, dette Capra Hircus,  allevata principalmente in paesi come Russia, Iran, Afganistan, Turchia e India.

Pinotti Cashmere nasce nel 1990, nonostante la continua crescita che ha portato l’azienda ad essere ritenuta una delle realtà qualitativamente più importanti nella produzione e commercializzazione di abbigliamento di alta qualità, realizzato con  fibre naturali molto speciali scelte con cura , dedizione( la maggior parte degli indumenti sono realizzati appunto in 100% cashmere),mantiene da sempre un gestione Familiare.

Il punto di forza dell’azienda,  è la reinterpretazione di capi ed accessori in cashmere ,capace di creare un eccellente binomio tra la tradizione delle lavorazioni più antiche ad un design moderno e contemporaneo, in tantissime tonalità, dal classico e naturale ai colori più accesi.

L’altissimo pregio, la straordinaria morbidezza ed il calore del cashmere hanno convinto nel corso della storia mercanti, re ed imperatori a scegliere ed indossare con fierezza questo splendido tessuto, che fin dall’antichità si è sempre distinto come materiale nobile ed elitario, destinato alla classe più agiata.

Le Boutique Pinotti Cashmere le possiate trovare a Milano, Cortina, Forte dei Marmi e Saint Tropez…

Una curiosità:

Il cashmere più pregiato, l’Inner Mongolia Cashmere, proviene direttamente dalla Mongolia interna cinese, un territorio dal clima molto rigido che produce circa il 90% del cashmere mondiale

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Ingranart , il Tempo da indossare

ingranart

Il coraggio di lasciare lasciare il certo per l’incerto, da qui nasce Ingranart

Simona Della Bella ha un passato da atleta della Nazionale Italiana di nuoto sincronizzato, laureata  in Filosofia e dopo un Master in Bocconi, incominciò a lavorare in una Multinazionale farmaceutica  fino al 2013, quando decise di dare una vera svolta alla sua vita.

Mentre lavorava in azienda, aveva già cominciato a fare sculture (suo nonno era scultore), ma ormai sentiva era chiaro che la sua testa era altrove .

Decise ,così, di lasciare l’azienda e di seguire il suo  sogno di creatività e di arte: ha cominciato a studiare, sperimentare, passando dalla produzione di sculture, a pitto sculture create con ingranaggi meccanici e di orologi.

Come spesso accade, fu il caso a regalare consapevolezza a Simona :

Una sera all’inaugurazione di una mostra, indossava un suo gioiello  creato (quasi per gioco) con alcuni ingranaggi e , fu in quale momento che si rese conto che molte persone  rimasero colpite da quello stranissimo gioiello!

All’inizio realizzava ogni pezzo da sola, chiusa nel suo laboratorio, a sperimentare, provare, andare alla ricerca di orologi o sveglie antiche.

Tanti furono i tentativi, alcuni buoni altri un po’ meno, ma l’idea era decisamente nuova e ha perseverato. anche perché , oltre ai complimenti, seguendo il detto che il miglior complimento per un artista è comprare una sua opera,  la gente iniziava  a comprarli.

Dopo varie  fiere e inviti a contest di settore, iniziarono ad uscire i primi articoli  sui giornali che raccontavano la sua storia e il target di clienti iniziava ad essere ben definito.

A questo punto decise di iscriversi alla Scuola Orafa Ambrosiana per apprendere anche le tecniche di base che sono necessarie per chi vuole crescere e migliorare e far diventare un passione una professione

La founder di IngranArt ha creatoil brand  per poter realizzare piccole opere d’arte da indossare, piccole sculture  ricercando con cura e riutilizzando ingranaggi di orologi antichi.

Le line di produzione sono 2 IngranArt for Man e IngranArt for Woman ma il cuore della Fondatrice del Brand lo troviamo in IngranArt for Your Time, dove crea gioielli su commissione, sui quali e nei quali inserisce, sapientemente ,pezzi di storia legati al committente scegliendo i giusti ingranaggi provenienti da  orologi vecchi di famiglia non più funzionanti, ma di indubbio e  grande valore affettivo, ed è qui che nasce l’opera unica di Simona Della Bella , che reinterpreta e plasma il passato per donare una nuova vita ad oggetti che molto hanno ancora da raccontare.

Il tempo passato può tornare a vivere e ad essere indossato. Per ogni singolo gioiello scrive una storia che racconta a chi lo indossa il significato della sua simbologia.

In piazza a Morgex una sua  scultura è stata scelta e posizionata  “La rivolta del Tempo” realizzata con le lancette del campanile della chiesa ottocentesca del paese e che rappresenta la sintesi della filosofia Ingranart.

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Lipstick vintage, ideato ed immaginato da Antonio Armento

Lipstick vintage

LA NASCITA DI UN MOVIMENTO IDEATO ED IMMAGINATO DA ANTONIO ARMENTO : RECUPERARE TUTTO CIÒ CHE È FATTO A MANO, DISEGNANDO A MANO, PER TRASFORMARE I CAPI CHE LE PERSONE NON AMANO PIÙ IN QUALCOSA DI TOTALMENTE NUOVO.

Paola Fiorido indossa un abito Lipstick Vintage PH Diego Solari

Antonio, raccontaci come è nato Lipstick vintage e di come si sta evolvendo 

Lipstickvintage nasce a Genova una ventina d’anni fa’ grazie a Danila Procacci, una donna dal gusto eccezionale che ha improntato la sua ricerca verso l’abbigliamento firmato vintage e sartoriale; sono entrato in società 15 anni fa’ aprendo il negozio a Milano cercando di fondere le nostre qualità, Il mio trascorso da ballerino e pittore, le mia passione per la moda e la ricerca d’arte e oggettistica. Lipstickvintage si é divisa fiscalmente 8 anni fa’, avevo bisogno di un indipendenza artistica avendo una visione più eccentrica dell’arte e della moda per accantonare un po’ l’abbigliamento minimal e la sobrietà, Danila é tutt’ora un ottima commerciante, una donna raffinata che porta avanti la sua attività a Genova. 

Ho sempre favorito le partnership con i designer emergenti direzionati verso il remake del vintage e anche io a mia volta ho realizzato capi e accessori che sono entrati nelle collezioni di svariate case di moda. Il vintage da sempre ispira tutte le case di moda, come tutti quanti noi attingiamo dal passato per proporre qualcosa di contemporaneo. Negli anni mi sono direzionato verso gli abiti da sera, couture e sartoria, con una certa attenzione ai ricami; ho avuto l’esigenza di recuperare dei ricami anche rotti, deteriorati che sono degli autentici capolavori, ore di lavoro, mesi dietro ad ogni tenda, copriletto e centrino. 

Ricami che qualcuno ha dato per scontato che fossero da buttare perché vecchi così ho raccolto tutte queste cose e custodito in magazzino. Ho sempre coinvolto persone e artisti nel mondo di Lipstickvintage, con il mio amico e dipendente Roy abbiamo sempre preso i capi vintage e rivisitato il tutto ironicamente. 

Qual’ é la tua visione della moda ? 

Portando avanti questo progetto dell’ Hand Made  Italiano mi sono reso conto che noi Italiani ci perdiamo in un bicchiere d’acqua; noi Italiani siamo sempre stati la forza e l’ispirazione di molte aziende. 

Mia madre cuciva sempre e quando ero piccolo insegnava come in un bel gioco a me e mio fratello ad imbastire i pantaloni o a dare dei punti a degli abiti strappati, questo approccio ha innescato in me il desiderio di recuperare tutto ciò che é abbandonato, prendendo in considerazione tutta l’attenzione che le nostre madri, le nostre nonne e i nostri avi avevano messo nella realizzazione di questi ricami d’arte che per fine di una moda o cambio di stile sono stati gettati. Il nostro progetto é rivolto al recupero del fatto a mano, rivisitando e cucendo di nuovo a mano, utilizzando pizzi, ricami anche Indiani e Francesi creando qualcosa di totalmente diverso, completamente rinnovato  , dando alla luce abiti contemporanei e di stile, recuperando quello che altre persone hanno buttato via. In questo momento storico dove c’é una forte crisi economica ed esistenziale, tutti quanti noi dobbiamo cercare di risparmiare e recuperare; questo movimento si é rafforzato durante il Lockdown riguardando con amore tutto quello che avevo nel mio armadio ho iniziato a produrre degli abiti con questa filosofia cucendo a mano ogni piccolo pezzo e ho realizzato interamente un abito scultura partendo da un abito da sposa a sirena degli anni 50/60. Se tutto insieme iniziassimo a recuperare le cose, gli oggetti e i vestiti che non sono più amati; potremmo diventare un autentica forza.

Le cose che vengono realizzate con amore hanno un energia diversa, anche il compratore percepisce l’amore trasferito nell’oggetto.

Recuperiamo il cashmire, la lana, i tessuti del passato la parola del cambiamento é eco sostenibilità, dobbiamo salvare il mondo per salvare l’umanità, con un occhio di riguardo all’arte così come ai centrini o alle giacche realizzati dalla nonna. 

Di seguito alcune domande a Valentina Rossi , che affianca Antonio Armento nella creatività social di Lipstickvintage

Qual é il tuo percorso di studi ? Ci racconti il tuo progetto con Lipstickvintage per la tua tesi di Laurea ? 

Alle superiori ho frequentato l’Istituto Tecnico Economico A. Bassi a Lodi, città in cui vivo, con indirizzo Amministrazione Finanza e Marketing e specializzazione in Relazioni Internazionali per il Marketing.

Ho poi cambiato totalmente percorso di studi. Ora sto frequentando l’Istituto Europeo di Design a Milano, con indirizzo Fashion Styling & Communication, specializzazione in Major Communication. Conseguirò la laurea il prossimo dicembre!

Ho deciso di scrivere una tesi sul mondo del vintage di lusso, intitolata “Il Vintage di lusso. Un viaggio nel tempo”. Ho scoperto da circa un anno questo settore e ho scelto di intervistare alcuni negozi che vendono luxury vintage, tra i quali Lipstick Vintage. Quando sono entrata in negozio, ho avuto subito una calorosa accoglienza e mi ricordo quel giorno come fosse ieri. Antonio, il titolare, è stato subito molto disponibile ed interessato a ciò che stavo facendo e successivamente si è realizzato un sogno: quello di poter collaborare con lui per il mio progetto di tesi, sviluppando una nuova strategia di comunicazione digitale volta al rilancio del negozio!

Ora Antonio ed io stiamo costruendo e pianificando assieme, passo dopo passo, la creazione dei post, del prodotto che deve essere proposto, di come deve essere fotografato e successivamente editato per essere postato. Scegliamo l’ordine delle immagini per creare un feed curioso ed accattivante. L’idea di Antonio è quella di rendere il mondo del vintage più fresco, attuale, cercando di avvicinare anche la mia generazione.

Cos’é per te la comunicazione ? 

La comunicazione è fondamentale, è parte di noi sin dalla nascita. Il linguaggio, le relazioni sociali, i riti, usi e costumi, sono tutti elementi che permettono di comunicare. I media sono oramai parte della nostra quotidianità e sono tutti mezzi di comunicazione. In particolar modo, i social media hanno un forte impatto sulla comunicazione odierna, sono un potentissimo mezzo di diffusione di news (e anche di fake news purtroppo). Anche Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha recentemente affermato che il mondo digitale non potrà mai più essere escluso dal mondo della moda, ed un esempio è stata la recente Fashion Week a Milano.

Cos’é che ti ha attratto del mondo del vintage e della moda ? 

Piccola premessa: quando ero piccola ho fatto la modella per alcuni brand, come Laura Biagiotti, Carlo Pignatelli, ecc. e da quel momento il mondo della moda è entrato nel mio cuore. Ero affascinata da tutto ciò che mi circondava, dalla sinergia presente tra gli addetti ai lavori, dall’organizzazione…volevo essere parte di quel mondo. Per questo motivo poi ho scelto un percorso di studi universitari inerente alla moda ed alla comunicazione.

Devo essere sincera, mi sono avvicinata da poco al mondo del vintage: è stata una meravigliosa scoperta, un piccolo grande mondo che racchiude in se abiti ed accessori appartenenti ad epoche diverse e che trasmette emozioni. Indossare capi vintage permette a chiunque di essere unico ed inimitabile.

Si può essere creativi e originali con l’utilizzo dei social media ? 

Assolutamente si! Anzi si deve! Come dicevo prima, i social media devono essere sfruttati al meglio, sono il mezzo di comunicazione che ci accompagna minuto dopo minuto, grazie all’utilizzo dello smartphone. Essere creativi vuol dire anche esprimersi liberamente, senza sentirsi giudicati o condizionati dalla dal canone di profilo che le aziende e la società impongono.

Come definisci la tua figura professionale ? 

Mi definirei un’art director ! Come già anticipato, mi occupo della pianificazione della strategia digital, del calendario editoriale, scatto le foto ai capi ed accessori che devono essere postati e mi occupo della post-produzione.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ? 

La prozia di mia mamma, “Zia Franca”, che oggi ha 101 anni e vive a Roma, è sempre stata una signora molto elegante e curata.

In passato, dopo le nozze con un medico, si è trasferita a Reggio Calabria ed ha conosciuto la Signora Versace, titolare di una sartoria della città, la boutique d’Alta Moda, e madre di Gianni che fin da piccolo frequentava il negozio.

La Zia aveva diversi abiti confezionati dalla boutique e quando Gianni Versace, diventato famoso, ha organizzato una mostra con i modelli realizzati dalla madre, la maison ha chiesto alle clienti di allora, tra cui mia zia, di poterli avere in prestito e per lei è stato una grande piacere.

Ammiro molto la Zia Franca per la sua vita piena, interessante e per gli incontri speciali che ha avuto la fortuna di avere.

C’ é qualcuno che senti di ringraziare ?

In primis me stessa, perché nonostante tanti intoppi e difficoltà durante il mio percorso di studi, non mi sono mai lasciata abbattere, mi sono sempre rialzata. Sono molto determinata: quello che inizio lo porto fino alla fine, no matter what.

Poi la mia famiglia, perché mi ha sempre supportato e sopportato, ed è grazie ai sacrifici dei miei genitori che ho potuto proseguire con gli studi e diventare quella che sono oggi.

E ora mi sento di ringraziare dal profondo del cuore anche Antonio, proprietario di Lipstick Vintage. Ha creduto in me sin dal primo momento in cui mi ha vista, e questo mi ha stimolato a scoprire le mie abilità, ciò che sono in grado di fare e che non sapevo di poter fare. Sta dando spazio alla mia creatività e alla mia voglia di imparare cose nuove.

Grazie , per il vostro tempo ,alla prossima !

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Intervista a Adriano Lio , Founder Lio Occhiali

adriano lio


Nata come laboratorio artigianale per la lavorazione e la produzione di occhiali, minuterie e accessori vari, Liò oggi esporta con grande soddisfazione le sue creazioni in tutto il mondo.

Abbiamo intervisto il Titolare Adriano Lio per farci raccontare i suoi dove , quando e perché:

Quando hai deciso di occuparti di occhiali?

Ho fondato l’azienda nel lontano 1989, allora solo diciannovenne, con tanta passione e forse anche con un pizzico di follia. Nata inizialmente come laboratorio artigianale per la produzione e la lavorazione di occhiali, minuterie ed accessori vari, negli anni, l’attività ha subito profonde trasformazioni, tanto che, ad oggi, esportiamo con grande soddisfazione le nostre creazioni in tutto il mondo, sia quelle a marchio proprio, che i modelli in esclusiva.

Sei molto legato alla tua terra, infatti specifichi made in Veneto, la fiera quindi è gestita e controllata a km zero?

Il mio legame con il territorio è fortissimo, imprescindibile per tutto quello che faccio. Il mio “realizzato a mano in Veneto” non è solo estetica, design, bellezza, ma è anche salubrità delle materie prime, è rispetto rigoroso delle leggi, è salvaguardia ambientale, è tutela e garanzia dei diritti dei lavoratori e della sicurezza dei cittadini, poiché prima di essere produttori e rivenditori, siamo soprattutto consumatori e solo consumando prodotti del territorio facciamo crescere il nostro Paese, creando un futuro per i nostri figli. Credo nell’importanza dell’impiego di materiali tracciabili e nella qualità dell’intera filiera di produzione, con la scelta di manodopera e fornitori che condividono i medesimi principi e la stessa visione aziendale.

Quante linee avete?

Abbiamo circa venti linee di prodotti, racchiusi nei nostri due brand principali:

  • Liò Handmade in Veneto è il brand storico di Liò. Occhiali realizzati quasi del tutto artigianalmente, che coniugano fashion e design, tradizione e innovazione secondo la mission, che Liò porta avanti con grande convinzione da trent’anni. Occhiali qualitativamente accurati, leggeri e comodi, forme tecnicamente più semplici, dal gusto sobrio, ma deciso e con un’attenzione quasi maniacale ai particolari.
    •  IO Unconventional è il brand aziendale che porta alla valorizzazione dell’IO, inteso come l’unicità delle persone, tributo alla bellezza nel suo significato più profondo. Volutamente fuori dagli schemi, forme stravaganti ed eccentriche, che ne sottolineano l’identità e che, negli anni, sono diventati un must pera uno stile non convenzionale ed eclettico.. Io Unconventional non è solo un brand, ma uno stile di vita, un’idea, un pensiero, ma soprattutto un desiderio condiviso.

Quali materiali scegliete per le vostre creazioni?

Da sempre Liò è specializzata nella realizzazione di occhiali in metallo, con lavorazioni finissime e altamente tecnologiche e da alcuni anni abbiamo iniziato con grande soddisfazione anche la produzione di occhiali in acetato di cellulosa.

Nel mondo il made in Italy in questo settore ha un suo valore aggiunto?

Il made in Italy è il vero valore aggiunto di tutta la mia produzione. Credo fortissimamente nel nostro meraviglioso Paese, sono convito che produrre in Italia significhi investire nell’autenticità, dare importanza alla nostra storia fatta di tradizioni, di arti e mestieri inestimabilmente preziosi e valorizzare ciò che ci distingue nel mondo. Il meglio di noi viene proprio da qui, dalla nostra creatività, che da sempre sposa qualità e inventiva, creando autentica bellezza.

Quanto è importante la Comunicazione oggi?

La comunicazione oggigiorno è fondamentale, poiché è il modo più efficace che abbiamo per farci riconoscere sul mercato, per comunicare quello che siamo e quello in cui crediamo, per creare un’autentica identità aziendale. Siamo partiti dalla realizzazione di un sito web che ci rappresenta in modo semplice e chiaro, il nostro “Chi siamo nel mondo” per passare attraverso i social network, da cui oggigiorno non si può prescindere. Sito web e social media devono viaggiare insieme e ci consentono di stabilire una relazione con il pubblico, fonte preziosa di informazioni per migliorare e arricchire il brand.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ricordo quella volta a Parigi, era la serata di premiazione del Silmo d’Or ed eravamo stati nominati tra i finalisti. Per recarci al palazzo delle premiazioni, prendemmo il treno sbagliato, ritrovandoci nel bel mezzo della campagna francese, con nessun mezzo disponibile per arrivare. A qual punto fermammo un ragazzo francese che stava facendo jogging, il quale ci disse che l’unica possibilità era quella di avviarci verso il paese più vicino e chiedere a qualcuno.

Arrivammo, dopo una lunga camminata, in un negozio di alimentari e mentre stavamo cercando di capire come poter fare per trovare al più presto un mezzo di trasporto, sentimmo da fuori il clacson di un’auto. Era lo stesso ragazzo del jogging che era venuto a prenderci per portarci al Palazzo del Silmo d’Or, dove arrivammo perfettamente in orario. Un’incredibile esperienza di generosa ospitalità.

Tutti i fili intrecciati di una storia da raccontare. Questa magica miscela, unita all’ispirazione data dai materiali offerti dalla natura, si traduce in linee di occhiali non convenzionali, dove la creazione di un’idea avviene grazie alla professionalità tipica di una mano artigiana esperta.
Grazie per il tuo tempo Adriano , e per quello che fai per il nostro Paese,  esportare qualità , creatività è sempre stato il punto di forza per l’Italia .

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