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Un breve cenno su “I Cavalieri di Malta”.

I Cavalieri di Malta

Nato come ordine cavalleresco durante le crociate,, per molti oggi appare leggendario e avvolto nel mistero, ma , l’Ordine di Malta è un’associazione che, seguendo con zelo le proprie origini, mantiene una funzione militare e svolge servizi di assistenza rivolti ai bisognosi e alla cittadinanza in diverse aree del mondo.

Partiamo dal dire che l’immagine eroica dei cavalieri di Malta è associata spesso erroneamente all’ordine dei templari. anche se in effetti un legame patrimoniale ed economico li ha legati: nel 1314 l’ordine dei Templari fu sciolto e gran parte delle sue proprietà fu conferita agli Ospedalieri, antesignani dei Cavalieri di Malta come stiamo per raccontare.

La nascita dell´«Ordine di S. Giovanni» o «Sacra Religione Gerosolimitana», meglio conosciuti come Cavalieri di Malta, risale al 1050, quando un frate ebbe concessa dal califfo d´Egitto l´autorizzazione a costruire a Gerusalemme una chiesa, un convento e un ospedale nel quale assistere i fedeli e i pellegrini in Terra Santa.

Una croce bianca ottagona è il loro simbolo (le otto punte simboleggiavano le otto beatitudini del “Discorso della Montagna” di Gesù).

In seguito alla prima crociata nacque l’Ordine che fu successivamente ufficializzato nel 1113 e i suoi membri erano chiamati gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme. Proprio questo  titolo originario, fin dalla fine dell’XI secolo,  spiega anche quale fosse il suo compito iniziale: quello di seguire le Crociate, a partire da Gerusalemme, organizzando ospedali.

I membri dell’Ordine erano religiosi e cavalieri. Militari, perché cavalieri armati di spada. Religiosi, perché facevano voti di castità, povertà e obbedienza».

In realtà  arrivarono a Malta nel 1530 dopo essere  inizialmente  stati stanziali a Gerusalemme , per poi recarsi a Rodi.

Dopo il loro arrivo nell’isola assunsero l’odierno nome di Cavalieri di Malta.  

Qui rimasero fino al  1798, quando vennero espulsi da Napoleone e furono costretti a rifugiarsi in Russia.

Inevitabilmente questo accadimento minò il potere e l’influenza dell’Ordine e alcuni cavalieri si spostarono in Italia.

Nel 1803 a Roma  l’Ordine venne “rifondato” e rinominato Sovrano Militare Ordine di Malta.

Oggi l’Ordine dei Cavalieri di Malta è presente in più di 120 Paesi, del mondo, nato per seguire le Crociate organizzando ospedali, oggi è riconosciuto come uno Stato, ha targhe automobilistiche proprie e perfino un posto di «osservatore» alle Nazioni Unite e ovviamente, riconosciuto dalla Chiesa Cattolica, anche se alcuni gruppi si definiscono protestanti.

La maggior parte dei membri del Sovrano Militare Ordine di Malta, che possono essere sia dame che cavalieri, si occupa  principalmente di assistenza ospedaliera e soccorso ai bisognosi e in caso di emergenze, anche se in realtà l’Ordine non ha del tutto abbandonato le sue velleità militari. In Italia è presente una branca dal nome di Corpo Militare dell’ACISMOM che è parte dell’Esercito Italiano.

Nell’Ordine di Malta, si entra «solo su cooptazione».

E anche se gran parte dei facenti parte sono «nobili e aristocratici» oggi i  membri devono rispondere a requisiti di moralità e di religiosità e ufficialmente, non devono più  dar prova di avere origini nobili.

In Italia, l’Ordine, chiamato Associazione dei cavalieri italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta, è suddiviso nel Gran Priorato di Roma, il Gran Priorato di Napoli e Sicilia e il Gran Priorato di Lombardia e Venezia.

Chiudiamo questo breve articolo con una curiosità:

Essendo riconosciuto come Stato, le autorità dei Cavalieri dispongono di targhe proprie: la sigla finale è “XA”».

Articolo scritto in collaborazione con Prosperitas.info

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Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo di Elisa Volta.

Elisa Volta

“Oggi ha senso parlare di galateo?

In una delle epoche meno educate della storia, assolutamente sì!

Il galateo andrebbe interpretato come una sorta di grammatica del comportamento, una traccia da seguire per creare  buoni rapporti, certo lasciando ad ognuno di noi  la licenza “poetica”, di poter prendere spunto e tracciare il nostro percorso…

In un mondo che appare sempre più privo di regole e di etica qualche riflessione sull’importanza del termine rispetto andrebbe in effetti fatta.

Questa è la sintesi estrema di un libro come il galateo che, generazione dopo generazione , non abbandona il suo ruolo di guida al comportamento..

L’autrice, Elisa Volta , collezionista di galatei, compone un libretto pieno di spunti veloci e diretti  invitando anche i più giovani ad avere un primo contatto con le “buone maniere”, ma adatto, allo stesso tempo, a lettori di ogni età, alla ricerca di un nuovo linguaggio che avvicini, invece di allontanare.

Intendiamoci, Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo non vuole essere una lettura troppo seriosa o accademica, piuttosto una sorta di confezione di “pillole” da tenere in borsa, pronta ad ogni occasione, che possano aiutarci a ritrovare con ik sorriso il piacere di condividere spazi e momenti insieme agli altri..

Una riscrittura dei principi basilari del galateo, adattati al nostro presente tecnologico e frettoloso..

E ricordate , anche quando pensate di sapere tutto, parafrasando il grande Totò “ Nessuno nasce imparato”.

Per acquistarlo clikka QUI

In realtà sono 2 i libri scritti da Elisa Volta che trattano i temi del Bon Ton, citiamo in questa breve presentazione anche “Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi in cui l’autrice ha selezionato con cura una raccolta di aforismi su stile ed eleganza provenienti da voci autorevoli del passato e del presente.

Seguendo il pensiero di poeti, filosofi, scrittori, stilisti, attori e giornalisti, personaggi appartenenti ai luoghi e alle epoche più diversi,

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Il soprano Dominika Zamara premiata al 38° Premio Internazionale Fontane di Roma.

dominika zamara

Si è svolto il 29 settembre presso l’Aula Magna Benedetto XVI la storica premiazione ideata dal Dottor Benito Corradini giornalista e redattore giornale “La Sponda”.

La creazione del premio è stata affidata all’artista Domenico Annichiarico, una scultura raffigurante il dettaglio della bocca del David di Michelangelo.

A consegnare i premi oltre al Corradini, il Monsignore Girotti e Angelica Loredana Anton.

Tra i premiati molte le personalità molte le personalità, tra cui Paola Spadari, Presidente Ordine dei Giornalisti del Lazio, il Prof. Vittorio Sgarbi e molti altri, dall’estero Tomasz Sakiewicz diretto di Gazeta Polska, nel Bel Paese per l’apertura del “Club Gazeta Polska sede di Roma”.

Ma nostra attenzione e per il soprano Dominika Zamara, unica cantante lirica ad aver vinto questo prestigioso premio.

Oltre ad essere stata premiata la Zamara ha intrattenuto il pubblico con un Recital con dei pezzi di Mauro Giuliani, accompagnata dal Maestro Amedeo Carrocci alla chitarra Classica.

Dice la Zamara: sono felicissima e onorata di aver ricevuto questo prestigioso premio, ringrazio il Dottor Corradini e le persone che hanno sostenuto la mia nomina.

Enrico Bertato

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– Forte dei Marmi- Sabato 11 settembre Villa Bertelli: Dresscode al femminile, le vite di Coco Chanel ed Elsa Schiapparelli.

villa bertelli

Coco Chanel ed Elsa Schiapparelli, protagoniste della rivoluzione nella moda femminile, rivali a Parigi e per certi versi complementari, minimalismo ed eccesso, due correnti che coesistono ancor oggi.

Siamo ad una svolta culturale e sociale che farà della moda non solo un abito ma un manifesto, un’espressione artistica. Se è vero che l’abito non fa il monaco; certo è che un abito racconta molto di una persona.

Fu con Coco Chanel ed Elsa Schiapparelli che le donne cominciarono ad essere vestite da donne e la moda abbandonò gli orpelli e le rigidità dei corsetti anche se, come accennato, con stili completamente diversi, quasi coetanee, attraversando un secolo.

Coco Chanel ebbe in antipatia “l’artista che cuce” come la definì con disprezzo, “l’italiana che fa vestiti”, un complimento per la Schiappa, come si faceva chiamare, certamente dotata di maggior ironia della collega francese.

Due personalità, due idee di stile diverso: il rigore, l’essenzialità di Chanel dialogherà con il colore della Schiapparelli, marchi che ancora oggi raccontano il fascino al femminile e che per la prima volta hanno reso il profumo un oggetto di culto facendone la cassa di risonanza di una maison: Chanel n. 5 e la bottiglia a forma di corpo femminile disegnata da Leonor Fini sono arrivate fino a oggi.

Donne ribelli, trasgressive ma anche grandi imprenditrici, impegnate nel sociale.

A parlarne sarà Ilaria Guidantoni, giornalista e scrittrice, insieme alla Stiilista Mariateresa Grilli e alla Modella, fotografa e scrittrice Elisabetta Valentini ,un viaggio attraverso due vite, molte città e paesi e certamente lungo un secolo di storia della moda.

Guiderà la conversazione Alessio Musella per la serata in veste di moderatore .

Serata promossa da Giulio Garsia www.prosperitas.info

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Attualitàcultura

Un caffè con la scrittrice e giornalista Ilaria Guidantoni.

ilaria guidantoni

Giornalista ,Blogger e scrittrice laureata in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica di Milano,

Fiorentina di nascita, vive e lavora tra Roma, Milano e Tunisi, conosciamola meglio lasciando a lei il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande :

Primo incontro con il giornalismo?

“Quello della carta stampata dei quotidiani, i fondi di Indro Montanelli, il Domenicale dedicato alla cultura de Il Sole 24 Ore e il racconto delle storie e della memoria di Luigi Maria Personé su La Nazione fiorentina.

Anche il mio primo incontro da protagonista è stato con la carta stampata, su quotidiani locali e poi periodici e ho scritto di cultura e di economia, sempre con un taglio culturale.

Questi sarebbero poi stati i miei binari per lungo tempo.

Quanto all’incontro con i giornalisti, i primi sono stati gli amici di famiglia legati ai quotidiani finanziari che venivano a cena a casa”.

Il tuo primo contatto con l’arte?

“Scherzando poteri rispondere con la pittrice che mi ha fatto un ritratto all’età di tre anni e con i pennelli della mamma che quando ero bambina dipingeva.

Maestro Jorio Vivarelli

Ma presto, a Pistoia, con il Maestro Jorio Vivarelli, il primo artista che ricordo di aver conosciuto e che mi ha insegnato ad apprezzare la scultura, dicendomi di non aver paura di toccare le opere.

La pittura si guarda; la scultura si tocca e naturalmente si guarda anche.

Molti anni dopo ho diretto la sua Fondazione. In generale l’arte nel primo approccio è stato il contatto con la bellezza della mia città, Firenze, che ha formato il mio gusto nel segno dell’armonia, del rigore e della raffinatezza.

Ma la vera palestra sono state le gallerie”

Che formazione hai avuto?

“Studi classici che ritengo un passe-partout culturale, di formazione e perfino di educazione civica.

Dopo il Liceo classico a Milano, mi sono laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore in Filosofia teoretica con Adriano Bausola, l’allora rettore – erano ancora i tempi in cui l’Università milanese aveva esclusivamente rettori di filosofia – su Wladimir Jankélévitch, un ebreo russo naturalizzato francese, scomparso nel 1985, paladino della filosofia per tutti.

Poi ho cercato di spaziare, nelle lingue, in bioetica, diplomandomi Sommelier all’AIS di Roma.

Il filo conduttore è sempre la parola, le storie, e le espressioni dell’uomo.

Gli studi classici insegnano proprio questo: ad interrogarsi sul pensiero e sulla parola e a non dividere la cultura in umanistica e scientifica perché ogni espressione è sempre frutto dell’uomo. La diversità sta nell’approccio.”

Quando hai capito che saresti diventata giornalista e scrittrice di professione?

“Da sempre, quando non andavo ancora a scuola, avevo deciso che avrei scritto nella vita, un desiderio assoluto, oltre l’idea della professione.

Il giornalismo è stata una scelta maturata già negli anni del Liceo perché mi affascinava l’idea di unire una professione culturale alla vita che scorre, all’immediatezza, all’attualità, facendo dialogare classico e moderno. Scrittrice poi lo sono diventata per caso.

Ho sempre scritto, soprattutto poesie, auguri, racconti quando dovevo dire qualcosa di importante, quando c’era un’occasione.

Se non sembrasse pomposo e lugubre direi che ho cominciato con le orazioni funebri.

Quando qualcuno se ne va lo ricordo che sorride e credo nell’importanza della memoria, l’immortalità laica; nel desiderio di lasciare un segno e nel dovere di ricordare gli altri.

Il primo libro Vite sicure. Viaggio tra strade e parole sul tema della comunicazione e delle campagne relative alla sicurezza stradale, l’ho scritto su commissione ed è stato sponsorizzato dall’Aci.

E’ nato dalla mia attività giornalistica e poi la scrittura è diventata la direzione della mia professione”.

Come scegli gli argomenti da trattare?

“Quelli dei libri non li scelgo, mi scelgono.

Noncoach è retorica. I libri non nascono da un impegno e in totale libertà accetto l’invito di un incontro che di volta in volta può essere legato a un luogo, a una storia, a un argomento o a un argomento di attualità.

Sempre più mi sento mediterranea e italiana per la lingua e in tal senso il mio orizzonte è il Mediterraneo che ritengo la culla della cosiddetta civiltà occidentale nella sua unicità e nel suo essere classica.

Questo è il mio campo d’azione nel quale gli argomenti possono essere molto diversi ma è come se ci fosse un timbro. Dal racconto noir, al diario di viaggio, al saggio , il fil rouge dei miei racconti è la civiltà mediterranea anche per una scelta linguistica precisa che ad esempio mi porta ad escludere quasi totalmente i termini inglesi.

Per l’attività giornalistica ci sono dei grandi binari che delimitano e hanno tracciato in passato i miei confini ma la mia sfida è parlare di quello che di volta in volta mi interessa senza andare fuori tema rispetto alla commessa.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

“Quando arrivai a Tunisi, la prima volta, mi fu detto di non dare confidenza ai tassisti, perché erano l’orecchio del regime, spie camuffate di Ben ‘Alï.

Un divieto stimola la trasgressione, questa proibizione per un giornalista diventa una sfida e così ne è nato un libro, Tunisi, taxi di sola andata, una docufiction che si svolge tutta a bordo di taxi dove protagonista è la conversazione con l’autista.”

Se potessi incontrare un grande del passato, chi e cosa gli chiederesti?

“Sto rileggendo Lucio Anneo Seneca leggendone opere che non conoscevo. Lo trovo illuminante e straordinariamente moderno, profondo e allo stesso tempo molto divulgativo.

E’ stato in grado di trasferire la filosofia greca nella vita quotidiana e nella mentalità pratica del mondo romano.

Non solo è una storia di successo di un uomo che è diventato cives romano, venendo da Cordova, anche se di famiglia colta dell’ordine equestre (il padre era un noto retore); uomo che ha conosciuto la gloria della vita pubblica e le amarezze della stessa: la gelosia di Caligola lo costrinse all’esilio e la follia di Nerone di cui era stato precettore e consigliere, di fatto lo condannò.

Gli chiederei la sua esperienza per trascriverla ai nostri giorni. Inoltre cercherei di approfondire il suo ragionamento su libertà, responsabilità morale e sociale e ricerca della felicità, non riducibile alla sete di conoscenza.

Una triade all’interno della quale l’uomo di dibatte ancora.

Leggere le Epistulae morales ad Lucilium è illuminante; una lettura profonda ma semplice, senza contorsioni né esaltazioni. Seneca resta una guida morale e psicologica straordinaria se si pensa che non c’era alcuno studio di psicologia, né sulla mente umana.

Per utilizzare un linguaggio moderno, un grande formatore e un coacher di alto profilo al quale dovremmo guardare.”

Quanto conta la comunicazione?

“E’ la veste del pensiero.

Forse l’esaltazione contemporanea dell’informazione, dell’eccesso di informazioni, spesso senza una reale comunicazione in un certo senso l’ha dequalificata.

L’essere umano è ‘un animale politico nel senso greco di sociale perché è dotato di parola, di voce e il suo pensiero si svolge secondo una comunicazione, prima di tutto con sé stesso, una sorta di Intranet fisiologica.

La comunicazione è il modo di agire dell’essere umano che completa l’azione e l’attività.

Forse è stata esasperata la funzione di pubblicità, spesso svuotata di reale comunicazione.

Se si comprende l’importanza della comunicazione il primo passaggio è entrare in sintonia con sé stessi.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della cultura tra Italia e estero?

“Bisognerebbe conoscere il mondo, molto dettagliatamente.

Ci sono indubbiamente paesi più colti e attenti all’arte indipendentemente dal livello di istruzione e di cultura accademica. L’Italia in qualche modo è un caso unico perché vive alcune eccellenze che sono riferimenti internazionali imprescindibili ma che per il nostro Paese sono parte di un vissuto legato all’inconscio collettivo. Dante è anche nelle battute ed è una delle ragioni per cui la lingua italiana sopravvive nel mondo.

L’opera lirica è nata a Firenze come melodramma per essere esportata nel mondo intero.

Il Rinascimento è una categoria dello spirito universale, tanto che negli Stati Uniti è diventato un argomento di culto. Certi valori sono nella nostra stessa lingua e credo che sia proprio l’italiano il punto di partenza con il quale noi guardiamo il mondo in modo diverso, perché l’origine della nostra lingua accoglie le lingue classiche in sé: il latino, il greco attico, le origini indoeuropee del sanscrito, senza contare le influenze dell’arabo classico.”

Cos’è per te l’arte?

“La cultura in chiave emozionale, non necessariamente bella secondo i canoni dell’armonia ma comunque rigenerante, catartica. Unione di creatività, di suggestioni culturali e di manualità.

Sono molto affascinata anche nelle dimensioni contemporanee dall’artigianalità e in questo la musica è straordinaria.”

Per proporre arte bisogna averla studiate?

“La sensibilità per l’arte – e gli artisti in questo ce lo insegnano – non è legata necessariamente allo studio e anche il fiuto per l’investimento.

Proporre però significa spiegare, convincere, saper raccontare e per questo aspetto credo sia necessaria un’alfabetizzazione e anche un lungo viaggio nell’arte.

E’ un lato che ispira fiducia negli altri e genera la stima di chi apprezza l’impegno.”

Cosa pensi dell’editoria di settore?

“Credo sia un mercato che ha vissuto una grande espansione, seguita da una contrazione e che ha ancora molto da dire, anche se dev’essere rimodulata con parametri nuovi.

Per molti anni è cresciuta come una forma di industria sia intesa come case editrici di testate giornalistiche e libri di settore, sia come case editrici vere e proprie.

Forse occorre distinguere tra le case editrici specializzate in un genere da quelle propriamente tecniche che hanno bisogno di un meccanismo legato ad abbonamenti, accordi di vendite specifici come l’adozione di testi in ambito scolastico o universitario e così via.

Certo è che, a parte le poche grandi case editrici, la proliferazione delle case editrici, indipendenti e di piccole dimensioni, in un mondo che legge sempre meno, ha senso solo scegliendo delle nicchie e una produzione che sia innovativa. In tal senso ne ho una grande considerazione sebbene nutra qualche perplessità sulla sostenibilità del business in tal senso.”

Mi racconti il tuo mediterraneo?

“Il mio Mediterraneo è molto occidentale e prevalentemente francofono: i suoi confini sono la Francia, l’Italia, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. La Grecia vive nell’anima storica, nella lingua e nelle categorie dello spirito.

E’ un Mediterraneo tormentato e lacerato come quello del Pasolini d’Algeria, Jean Sénac, assolutamente meticcio, dove la contaminazione regna sovrana perché è un mare chiuso, grande come un lago e quindi non può essere che un continente liquido patria di una società aperta.

E’ lontano dal Mediterraneo sognato da Albert Camus, greco, apollineo, mitologico, almeno nel vissuto.

E’ infine un Mediterraneo, figlio di Roma, almeno quanto di Atene, della religione ebraica, cristiana e musulmana, allo stesso modo; così come figlio di culture matriarcali, nomade e vicine al culto del sole e della terra madre.”

Grazie Ilaria per la piacevole chiacchierata

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