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Il mondo di Rossella Catapano Gioielli.


​Il marchio è diventato un punto di riferimento nella gioielleria contemporanea italiana, grazie a un’estetica che mescola il lusso dell’oro 18kt e dei diamanti con un design giocoso, simbolico e profondamente comunicativo.

​Partenopea nel DNA con un background d’eccellenza, Rossella si è formata all’Istituto Marangoni di Milano e ha lavorato per oltre otto anni nello staff di Gianni Versace.

Questa esperienza nell’alta moda ha influenzato il suo approccio al gioiello, che lei non considera un semplice accessorio, ma un vero e proprio “veicolo di tenerezza” e uno stato d’animo da indossare.

​I suoi gioielli sono famosi per essere emozionali e narrativi.
Le forme traggono ispirazione dal quotidiano e dal mondo dell’infanzia:
​Icone ricorrenti: Cuori, stelle, fulmini, gelati, lucchetti e manette.

Molti pezzi (come i celebri bracciali Handcuff) possono essere personalizzati con nomi, date o parole significative, rendendoli unici.

La produzione spazia dall’Oro 18Kt (con diamanti e pietre preziose) per la linea Fine Jewellery, all’Argento 925 per la linea più accessibile e trendy.

​Il brand ha una forte vocazione internazionale (molto apprezzato anche a Dubai)
La vendita avviene principalmente tramite l’e-commerce ufficiale e gioiellerie selezionate

www.rossellacatapano.com

The world of Rossella Catapano Gioielli:
​The brand has become a benchmark in contemporary Italian jewelry, thanks to an aesthetic that blends the luxury of 18kt gold and diamonds with playful, symbolic, and deeply communicative design.

​Neapolitan by nature with a background of excellence, Rossella trained at the Istituto Marangoni in Milan and worked for over eight years on the staff of Gianni Versace.

This experience in high fashion has influenced her approach to jewelry, which she considers not just a simple accessory, but a true “vehicle of tenderness” and a wearable state of mind.

Her jewelry is known for its emotional and narrative nature.
The shapes draw inspiration from everyday life and childhood:

Recurring icons: Hearts, stars, lightning bolts, ice cream, padlocks, and handcuffs.

Many pieces (such as the famous Handcuff bracelets) can be personalized with names, dates, or meaningful words, making them unique.

The production ranges from 18K gold (with diamonds and precious stones) for the Fine Jewelry line to 925 silver for the more accessible and trendy line.

The brand has a strong international presence (also highly regarded in Dubai).
Sales are mainly through the official e-commerce site and selected jewelry stores.

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Iris per 175 anni di Molinard, icona della profumeria francese.

Molinard

Nuova creazione per l’icona della profumeria francese, la Maison Molinard, uno dei più antichi profumieri del mondo e il primo della città di Grasse, che per celebrare i suoi 175 anni rende omaggio all’eterna musa della profumeria, l’Iris, fonte di ispirazione e ingrediente prezioso anche per le caratteristiche tecniche della sua radice. Il profumo è dedicato alla figlia di Célia Lerouge-Bénard, direttrice generale e quinta generazione dei profumi Molinard.

La fragranza è avvolgente, intensa, con una spiccata riconoscibilità dei sentori che individuano un profumo di stile molto francese, capace di evocare i sentori d’antan, la classicità del gusto e insieme offrire una spinta briosa decisamente contemporanea.

Da notare la sua persistenza che non diventa invasiva e che anche con le temperature estive non satura ma permane vestendo delicatamente la pelle, grazie ad una buona armonia tra intensità e freschezza.

Il suo colore vuole lo rende fiore simbolo della Maison, che si associa al primo approccio alla violetta e alla rosa, il binomio della tradizione della profumeria che annuncia una femminilità, delicata e suadente ad un tempo, per poi evolvere in note muschiate e legnose. L’individuazione dei sentori è lo spirito della linea Les Eléments, che scava in ogni componente per tirarne fuori l’essenza. Il viaggio nella piramide olfattiva ci porta a incontrare le bacche di rosa e le foglie di violetta, ma anche di pera tra le note di testa; quindi troviamo al cuore l’iris e la rosa e tra le note di fondo muschio, cedro, legno di cashmere.

La Maison Molinard – in Italia distribuita in modo esclusivo da Aquacosmetics Srl Unipersonale – ha una storia familiare importante da cinque generazioni che è rimasta indipendente e per questo è parte del patrimonio francese tanto da essere stata insignita del riconoscimento di “Entreprise du Patrimoine Vivant” che riconosce il suo raro e originale savoir-faire tramandato da generazioni. Fin dal 1849 il celebre profumiere di Grasse ha conquistato una fama internazionale seguendo il fil rouge della qualità degli ingredienti e della tradizione.

Così nei profumi la natura non si perde mai e l’eleganza non diventa effetto speciale, sofisticazione ad ogni costo.

La storia della Maison

Grasse è una piccola cittadina sulle colline della costa azzurra, dove la natura e molto rigogliosa ed è con essa che si intreccia la storia dell’azienda nonché con la storia della profumeria di Grasse e quindi con la storia di Francia.

Fu Filippo il Bello che dette ai «conciatori» il diritto di produrre unguenti profumati e così i conciatori di Grasse divennero famosi a Parigi con il nome di les tanneurs de cuir vert.

Ora le pelli conciate che arrivavano da Grasse, a differenza di tutte quelle che arrivavano dal resto d’Europa, erano particolarmente morbide, di un colore verde pallido ed emanavano un piacevole profumo, fatto dovuto a una ricetta segreta, un pesto di mirto e lentisco, che i conciatori grassois spargevano tra una pelle e l’altra.

Queste pelli erano particolarmente pregiate e apprezzate dai guantai ed ecco perché Filippo il Bello diede ai conciatori il diritto di produrre profumi e unguenti. Il tempo passa e con Luigi XIII, figlio di Maria de’ Medici, nel gennaio 1614 nasce la corporazione dei Maître Parfumeurs et Gantiers, grazie alla quale ci fu una vera e propria evoluzione industriale. Infatti, fino al 1300 l’unico metodo conosciuto per creare profumi era grazie alla distillazione e l’enfleurage, già conosciute dagli egizi e poi dagli arabi, portata in Europa dagli scambi con la Terra Santa ed in particolare le crociate.

Nel 1724 la corporazione di Grasse era la più potente e decise di separare i guantai dai profumieri.

Grazie alla collaborazione con la facoltà di medicina di Montpellier, la scoperta della trementina, la distillazione di acque di frutta, dei rizomi, dei tuberi, tra 1600 e il 1700 queste scoperte diedero un forte impulso alle attività legate alla produzione delle materie prime e dei profumi. Viene introdotto il metodo dell’estrazione e vengono creati nuovi ingredienti.

Agli inizi dell’Ottocento i Maître Parfumeur sono di fatto una forza politica ed economica molto potente. Nel 1849, un chimico di nome Giacinto Molinard apre una bottega di profumeria nel centro di Grasse dove vende Eaux de Cologne e Eaux de Toilette di sua produzione, estratte da fiori e frutti da lui raccolti sulle colline attorno alla città. Divenne famoso con il nome di Molinard Jeune «Il giovane» perché si distinse subito dai suoi colleghi per lo spirito innovativo.

La Regina Vittoria (1825-1901), a dispetto della geografia dei suoi titoli, Regina di Gran Bretagna e Irlanda, Regina del Canada, Regina d’Australia e Imperatrice delle Indie la sovrana amò incondizionatamente la Francia. In particolare, frequentò assiduamente la Costa Azzurra, al punto da indurla a dichiarare: “Se ci dovesse essere una guerra tra Francia e Inghilterra, chiedo a Dio la grazia di morire prima”. Nel 1891 soggiorna all’hotel Carlton di Cannes e scopre i profumi di Molinard che divennero famosi in tutta Europa. La famiglia Lerouge-Bénard, tuttora proprietaria della Maison Molinard, acquisisce le formule e inizia la collaborazione con in più grandi vetrai di fine secolo, come Viard e vetrai di Baccarat.

A cura di Giada Luni

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I bagni romani dell’Helvetia Bristol “un angolo di benessere nel cuore di Firenze”.

I bagni romani dell’Helvetia Bristol

Il tempo per sé, il piacere della lentezza, il senso di accudimento e un lusso declinato come benessere. Questo il desiderio diffuso nella vita cittadina, sia per i residenti sia per i viaggiatori o turisti che siano. Rispondendo a questa domanda nasce la SPA dell’Hotel Helvetia Bristol, un albergo importante che ospita una parte del mondo Cibrèo, accanto a Palazzo Strozzi, a due passi da Piazza della Repubblica da una parte e dalla celebre via Tornabuoni dall’altra. Là dove si danno la mano storia, arte e lusso, un angolo di piacere che non dimentica la tradizione.

Il nome Bagni Romani è dovuto al ritrovamento, durante i lavori di ristrutturazione – con l’ampliamente dell’hotel che ha occupato lo spazio prima di una banca – di reperti di epoca romana e per giunta, elementi architettonici delle terme. Un segno propiziatorio accolto dalla proprietà che ha portato alla luce quanto trovato incastonandolo nello spazio del centro benessere a vista e ricostruendo l’ipotetica architettura con dei pannelli.

La suggestione non è solo estetica quanto di ispirazione perché la filosofia delle terme romane è ancora attuale e altamente terapeutica grazie all’alternanza del caldo e freddo che stimola la circolazione; depura l’organismo innalzando le difese immunitarie con un piacevole effetto collaterale anche dal punto di vista estetico.

È proprio il percorso l’attrazione più richiesta perché consente l’immersione in un’altra dimensione, lasciando fuori i rumori della città, la folla di turisti, il caldo d’estate, la pioggia e il vento d’inverno. Un ambiente ovattato vissuto come un rifugio nel quale ricaricarsi che architettonicamente ha sposato il contesto ipogeo dando luce con la leggerezza conferita dal travertino e amplificata da superfici trasparenti, specchianti, profondità che si aprono per guardare nella storia, con la vista sui ritrovamenti archeologici.

Questa l’idea che ha portato alla realizzazione di questi ambienti, come ci ha illustrato Gabriella Francia, Responsabile del Progetto Deep Nature Italia per le spa, che sul territorio da 3 anni opera con al francese Snow Group. Dopo una lunga esperienza con il socio Régis Boudon Doris nell’accompagnamento degli imprenditori dallo studio di fattibilità alla realizzazione, oggi si occupa anche della gestione di alcune realtà, cercando di cogliere l’anima del luogo. In questo caso siamo in un ambiente internazionale per un pubblico internazionale ma gravido di storia e il fiorentino, fiero e un po’ geloso della propria gloria passata, è restio a frequentare i luoghi dove si ritrovano i turisti.

Era pertanto necessario cercare di offrire uno spazio che potesse essere fiorentino per i residenti, internazionale per i turisti. La scelta della linea Cinq Mondes sposa questa idea di esclusività legata proprio al tema del viaggio. Questo marchio infatti come ben racconta il suo nome nasce in tempi non sospetti per realizzare un prodotto eco-compatibile con la ricerca di principi e ritualità in giro per il mondo e l’idea, all’inizio della sua storia esclusiva, di rivolgersi ai centri benessere.

La sensazione che si riceve entrando nell’ipogeo dell’Hotel Helvetia Bristol, che un tempo ospitava il caveau di una banca, luogo segreto e prezioso, è un senso di protezione, dove il tempo si dilata e dove si ritrova un calore domestico perché gli ambienti non hanno il sapore di una clinica e una fisionomia troppo tecnica grazie ad arredi caldi, a proiezioni e a piccoli particolari che scaldano l’atmosfera.

Fra i trattamenti viso, abbiamo scelto Il segreto della longevità, perché il sogno dell’eterna giovinezza è da sempre uno dei desiderata dell’umanità che ha la particolarità di non trattare solo il volto ma anche il decolleté, le braccia e le mani.

Un tocco veloce, senza fretta, ma dinamico, dove il tempo della posa di un prodotto, non determina un momento di stasi. Il cliente non è lasciato un solo attimo senza cura. Per il corpo a parte il trattamento della Rinascita e l’Escape&Luxury, sempre ispirato al mondo dell’acqua che cura l’Aqua motus un massaggio senza il contatto delle mani effettuato con 1200 getti che spruzzano con diversa pressione, intensità, temperatura tutto il corpo.

Il suggerimento è di entrare ai Bagni Romani per un’esperienza da vivere, non un’altra ‘cosa’ da fare nella giornata.

Giada Luni

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La giusta soluzione per i problemi tricologici? Conosciamo meglio HairClinic…

HairClinic

Nonostante la ormai forte concorrenza a livello internazionale, le migliori cliniche in grado di risolvere i problemi di coloro che soffrono di calvizie e alopecia, rimangono italiane.

Il desiderio infatti, di circa 15 milioni di persone solo in Italia, è quello di trovare una soluzione definitiva a tempo indeterminato; questo è possibile grazie a tecniche innovative e specialisti esperti in HairClinic, realtà d’eccellenza in cui medici e chirurghi leader del settore offrono servizi contraddistinti dalla massima qualità. Direttore scientifico del Gruppo Clinico è il Dott. Mauro Conti, figura di riferimento con esperienza pluriennale nel settore.

Nell’approccio terapeutico di Hair Clinic e del Dott. Conti, i capelli possono essere paragonati a delle foglie, che ci fanno capire se l’albero è in salute; su questa scia viene interpretato lo stato di vitalità del capello per cogliere di conseguenza lo stato dei follicoli, considerandoli parte di un complesso ecosistema; nel progetto elaborato (Bio Stimolazione Bulbare Sinergica) si vuole ottenere un miglioramento clinico importante all’interno della disfunzione follicolare.

Da non sottovalutare è anche l’aspetto economico di protocolli che, pur essendo caratterizzati da terapie e procedure altamente efficaci, sono caratterizzate da costi alla portata di tutti, grazie anche ad una politica di credito al consumo che permette di ammortizzare le spese. L’approccio terapeutico del Dott. Conti e dei suoi collaboratori si configura come un approccio olistico, tecnologico e personalizzato, in cui il paziente viene seguito nel tempo, attraverso lo studio approfondito della situazione clinica generale, condizione in cui l’investimento economico è ripagato dai benefici riscontrabili e dall’alta qualità dell’assistenza ricevuta. 

Per maggiori informazioni

www.hairclinic.it

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“I sapori di Sicilia ti fanno bella”, Floriana Sergio, tre passioni diventate un marchio.

I sapori di Sicilia ti fanno bella

“La natura ama la semplicità e l’unicità”, una frase di Keplero, diventata un habitus per Floriana Sergio, farmacista cosmetologa dal2002 che ci ha raccontato il suo sogno lungo 20 anni. Dalla considerazione che siamo costantemente immersi nella frenesia della vita quotidiana, la presa di coscienza della necessità di gesti autentici semplici ed efficaci per far risplendere la pelle e migliorare il nostro umore.

È da qui che nasce l’idea di creare momenti di ben-essere trasformando complicate beauty routine in pause rigeneranti grazie all’azione delle Vitamine di Sicilia e alle note profumate degli olii essenziali.

“La passione per la chimica e per la trasformazione delle materie prime in un prodotto bello e funzionale – ci ha confidato – me le ha trasmesse il mio nonno paterno, chimico e farmacista in una piccolissima realtà rurale trapanese. Così ho mosso i primi passi nel laboratorio della farmacia ascoltando le richieste delle clienti formulando i prodotti migliori per rispondere alle loro esigenze.” Finché nel 2019 Floriana decide di avviare Farmaflo come realtà indipendente a Trapani, città del sale, del vento e del mare.

La bellezza sostenibile

Ogni prodotto nasce dall’intuito e dall’ascolto: una messa a punto con spirito artigianale impiegando le tecnologie cosmetiche più avanzate.

La sostenibilità è la sua bussola, la natura la sua guida, la Sicilia la strada. “Ispirata dalla saggezza e dalle antiche tradizioni della mia Isola, ha dichiarato Floriana – seleziono le migliori materie prime preferendo quelle ad alta tecnologia che provengono dal riutilizzo dei sottoprodotti ancora attivi dell’agricoltura siciliana.” Un’attenzione particolare è riservata ai processi di lavorazione minimizzando l’impatto ambientale: la bellezza sostenibile è l’unione tra Bello e Buono e ogni passaggio fa la sua parte. Parafrasando un proverbio africano la titolare di Farmaflo dichiara: “Da soli si corre, insieme si va lontano”. Ispirata da altri esempi imprenditoriali siciliani, giovani e illuminati, intende seguire l’economia del bene comune in cui fiducia, responsabilità, supporto reciproco e collaborazione contribuiscono a rendere migliore il mondo che abitiamo.

Qualche parola in più sull’azienda

“Vi racconto in poche parole FARMAFLO, un’azienda giovane, piccola, artigianale e a misura di Donna, che ha pensato e realizzato dei prodotti green e innovativi per il benessere e per il bene dell’ambiente.”

Alla base della sua filosofia vi è il “Chilometro Siciliano”, che è molto più che espressione del concetto di Chilometro zero, perché punta alla valorizzazione della territorialità e all’esaltazione dei prodotti locali che caratterizzano la terra che ci ospitano. “Sono convinta, ha continuato, che la valorizzazione del territorio si esprima attraverso una filiera corta e che per questo sia in grado di garantire il massimo della qualità; la nostra terra è così ricca e variegata – contaminata negli anni da tante culture differenti – da offrirci numerose soluzioni per qualsiasi bisogno; per questa ragione sono fermamente convinta che un ‘ritorno alle origini’ con un occhio al futuro sia il vestito cucito su misura per me, poiché utilizzo metodi e materie prime che le nostre nonne prima di me hanno utilizzato, ma alla luce di dati scientifici che ne hanno dimostrato e testato l’efficacia.”

La solidarietà con i produttori locali, la creazione di rapporti personali è alla base della filosofia di lavoro, per poter essere in grado di creare prodotti che siano frutto di un’amicizia. Il rispetto dell’ambiente è inoltre, un valore imprescindibile per noi, e ciò si manifesta trasversalmente in tutte le scelte a cominciare dalle materie prime, selezionate accuratamente tra quelle prodotte da piccoli produttori e derivanti in alcuni casi anche da prodotti considerati generalmente come materiale di scarto; all’Upcycling, il ciclo produttivo fino alla scelta del packaging, in plastica riciclabile con la sola presenza del confezionamento primario, senza packaging secondario aggiuntivo. “I miei obiettivi – ha dichiarato – sono l’attenzione e la cura del cliente e offrire una coccola pensata su misura che non solo valorizzi la bellezza rispettando il benessere quanto che sia capace di portare dentro la frenesia della giornata un momento rilassante con i profumi della Sicilia.”

Qual è il tipo di prodotto e in che modo racconta il territorio?

“Direi prodotti per la skincare di viso e corpo. Dalla detersione, saponi solidi, alla cura, creme, oli e scrub, sono cosmetici che partendo dai nomi passando attraverso l’uso di particolari materie prime e note profumate parlano della mia Sicilia.”

È solo questione di ingredienti?

“Direi che è più una questione di alchimia e sinergia. Ogni ingrediente ha una sua funzionalità ma è combinato assieme ad altri, secondo una logica scientifica, che diventa efficace per mantenere bella la nostra pelle.”

C’è stato un recupero di tecniche antiche, di tradizione locale?

Sì nei saponi, negli oli attivi e negli scrub. Per i saponi mi ispiro alla tradizione contadina secondo la quale l’olio d’oliva veniva trattato con la “lisciva” fatta da cenere di gusci di mandorla. Naturalmente ho rivisto la formula con le nozioni scientifiche attuali e l’ho rimodulata perché sia gentile con la nostra pelle. Ma la lavorazione degli oli, la formazione delle barre di sapone e la lenta stagionatura seguono ancora il processo antico.”

Che scelta distributiva è stata fatta?

“Ho scelto il mercato online come prima linea distributiva ma non escludo mai nulla nella mia vita. Fermo restando che qualsiasi soluzione deve rimanere sostenibile ed etica.”

In che modo un prodotto di bellezza può diventare un’espressione culturale?

“Penso che in questa quotidianità che spesso ci fagocita e ci fa camminare con lo sguardo dritto soffermandoci poco sui dettagli che ci circondano la pausa, seppur esigua, che dedichiamo alla nostra bellezza possa costituire un richiamo verso realtà diverse da quelle che viviamo.

Ed ecco che la nota di Mandarino di Ciaculli – dalla buccia sottile di colore arancio intenso, che si stacca facilmente dalla polpa, ed è disponibile da febbraio ad aprile – dell’Olio Donna Franca può spostare con dolcezza ma in maniera decisa il pensiero di chi lo sta usando al calore degli agrumeti siciliani richiamando alla mente i paesaggi barocchi della Sicilia orientale o la bellezza dei templi greci della provincia di Trapani.”

Quali sono i progetti per il 2024?

“Ho in cantiere nuovi prodotti per il viso e per la cura dei capelli e strizzo l’occhio ai mercati anglofoni.”

Chi è Floriana Sergio

Farmacista, classe 1978, con tre grandi passioni: la chimica – consegue all’Università degli Studi di Palermo la Laurea Magistrale in Farmacia nel 2002 con una tesi in legislazione cosmetica; quindi il Corso Sinerga La formulazione naturale nella nuova cosmesi nel 2015 – la cosmesi, il mondo naturale. Laureatasi, lavora nell’azienda di famiglia, prima come collaboratrice poi come Direttrice e dal 2011 come Imprenditrice proprietaria. Nel 2019 sceglie di cambiare strada per concretizzare il sogno post lauream: formulare, produrre e brandizzare una linea cosmetica naturale efficace e siciliana. È la CEO&Founder della Farmaflo s.r.l., azienda iscritta nel registro delle start up innovative italiane.

Scout AGESCI 1992-2024 e 2017-2018; Vicepresidente FIAB Trapani 2014-2015 e Vicepresidente circolo AIAB Trapani 2014-2015. È stata Redattrice e blogger dal 2008 al 2011 (food, health, travel), Giornalista tematica con una rubrica salute&cosmesi, “I like magazine”, attualmente collabora per la rubrica “eccellenze italiane” con la rivista cosmetic technology. Presidente 2022-2024 del Rotary Club Passport Mediterranee e del gruppo Terziario Donna Trapani di Confcommercio.

A cura di Ilaria Guidantoni

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ArtebeautyModa

Frida Kahlo: LA STORIA DELL’ARTE LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.

Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura,

In questo appuntamento con l’arte e la bellezza per l’immagine semplice ed armonica, vi voglio parlare di Frida Kahlo, famosa pittrice messicana nata il 6 luglio del 1907 e morta 47 anni dopo nel suo paese nativo, in periferia di Città del Messico, Coyaocan. Oltre ad essere stata concepita dal padre fotografo tedesco di genitori emigrati e da una madre benestante messicana, le piaceva dire di essere nata nel 1910 perché si sentiva profondamente figlia della rivoluzione messicana e del Messico moderno.

Studiò inizialmente in una scuola tedesca e nel 1922, volendo diventare medico, frequentò l’Escuela National preparatoria, dove si innamorò di Alejandro Gomez Arias studente, giornalista ed ispiratore dei Cachuchas, un movimento socialista.

Oltre ad essere affetta da spina bifida scambiata per poliomielite, nel 1925, a 18 anni, rimase vittima di un terribile incidente che la costrinse allettata per lungo tempo. I genitori le comperarono un letto a baldacchino con uno specchio e dei colori che le permisero di esprimersi, nella sua passione per la pittura, autoritrattandosi.

Il primo autoritratto lo donò al suo ragazzo.

Piano piano ritornò a camminare con atroci dolori che sopportò per tutta la vita. Divenne un’artista di professione ed un’attivista del Partito Comunista Messicano grazie anche all’illustre pittore dell’epoca Diego Rivera che sposò nel 1929. Si unì a lui sapendo di andare incontro a continui tradimenti e, conseguentemente alle sofferenze sentimentali, ebbe a sua volta numerosi rapporti extraconiugali comprese esperienze omosessuali.

Nel 1939 divorziò a causa del tradimento di Rivera con Cristina, la sorella di Frida. Nel 1940, nonostante tutto si risposa con Diego perché legata da un profondo amore e, nonostante tutto, continuò ad avere amanti di ambo i sessi e con personaggi illustri dell’arte e della politica.

La pittrice si iscrisse al Partito Comunista Messicano durante il periodo post-rivoluzionario anche per la presenza e la militanza di numerose donne dinamiche la cui indipendenza e autodeterminazione incoraggiarono Frida a unirsi a loro dando un influente contributo all’emancipazione femminile.

Morì per embolia polmonare nel 1953 e le sue ceneri sono conservate nella sua Casa Azul sede del Museo Frida Kahlo.

Sono sempre rimasta affascinata dalla sua immagine di icona femminista e da i suoi particolari tratti somatici.

Mi sarebbe piaciuto farle un Test Cromatico per cercare di valorizzarla al massimo ed esaltarne la bellezza.

L’uso dei colori nei suoi dipinti e l’uso del colore nel suo modo di abbigliarsi, truccarsi ed accessoriarsi è quanto di più autentico per descrivere il suo essere contraddittorio ed il suo Stile “Do it yourself”. Ho osservato con attenzione le sue creazioni e le sue fotografie.

Ad esempio nel dipinto del 1939 “Le due Frida”, abbiamo da una parte una donna vestita di bianco simbolo della purezza e della castità; dall’altra una donna con gli abiti del suo tempo e i colori caldi tipici del Messico.

Entrambe le due Frida sono vere, entrambe hanno un cuore che pulsa, anche se quello della donna in bianco è aperto.

Il quadro rappresenta la fine della relazione tormentata con Rivera.

La donna in bianco con il cuore spezzato vuole recidere definitivamente questo legame tagliando il filo che collega i due organi con le forbici che tiene in mano.

La donna al suo fianco rappresenta ancora la passione e l’amore che prova verso il marito simboleggiato dall’anello.

Paradossalmente la Frida vestita di bianco ha un incarnato più chiaro, luminoso e sfilato ed i difetti del viso vengono leniti dai colori freddi.

Nella Frida dai colori caldi , il suo sopracciglio ed i suoi famosi baffetti sono messi in evidenza dall’artista stessa.

Frida era una Donna della Tipologia Cromatica “Inverno”, a lei donavano di più i colori scuri e freddi: circondata da questi, infatti, il suo incarnato acquisiva uniformità, i suoi contorni più definiti e puliti, il suo viso più sfilato, il suo occhio più profondo scuro e luminoso, le sue imperfezioni lenite.

Invece il rossetto ed il fard aranciati mettevano in evidenza la stanchezza, l’occhio appariva più piccolo e meno luminoso, gli accessori come il cordoncino arancione e la collana corallo le creavano un effetto allargante a livello della mascella ed il mento meno sfilato.

Meglio per lei il rosso ciliegia, il fucsia, il blu, il viola, il bianco ottico con accessori argento.

Avrei voluto Frida come cliente per acconciarle in mille modi i capelli corposi castano scuro, con svariati intrecci usando molteplici tipi di tessuti, posticci e fiori, per poi sperimentare sfumature nel make-up e nell’accostamento dei colori dell’abbigliamento con scialli, stole e foulard per valorizzare il suo mezzo busto.

Avrei voluto vivere in quell’epoca per conoscerla…. peccato!

Raffaela Gallina

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ArtebeautyModa

Klimt: Adele Bloch-Bauer, LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

In questo viaggio assieme a voi tra Arte e Consulenza d’Immagine voglio esplorare una piccola parte di vita e di opere di Gustav Klimt, il più celebre e noto pittore austriaco tanto amato dalla mia cara Lorella Maselli alla quale dedico questo articolo come portafortuna del nostro connubio lavorativo. Klimt, tra i massimi rappresentanti della Jugendstil viennese, nelle sue opere si è molto concentrato sulle figure femminili e nello specifico parleremo di Adele Bloch-Bauer, nata nel 1881 a Vienna, figlia di un imprenditore, moglie di un nobile ricchissimo industriale e musa dell’artista Gustav.

L’idea di ritrarre Adele per la prima volta fu però di suo marito Ferdinand che, nel 1903, commissionò a Klimt un quadro della donna come dono ai suoceri.

Da lì l’artista sviluppò una vera e propria passione nel ritrarla e lo fece più di una volta catturato dalla sua bellezza raffinata, dai suoi grandi occhi scuri e profondi, dalla pelle diafana e dalla sua bocca sensuale.

Per il primo ritratto l’artista impiegò tre anni e Adele ne aveva appena 21.

Grazie ad un soggiorno a Ravenna, ricco di ispirazione ed alla tradizione orafa della famiglia d’origine, iniziò a dipingere con la lavorazione a foglia d’oro e con un disegno bidimensionale raffigurandola in piedi con uno sguardo enigmatico tanto da darle l’appellativo di Monna Lisa d’Austria.

Osserviamolo assieme: sull’abito si ripete il simbolo egizio dell’occhio di Horus e sullo sfondo si notano decori di ispirazione bizantina.

Si dice che la posa apparentemente sensuale delle mani sia stata un’effettiva volontà di nascondere un piccolo difetto fisico a un dito.

Il volto è circondato da colori caldi prediletti da una Tipologia Cromatica di una Donna Primavera. Il make-up composto da un blush ed un rossetto aranciato mette in risalto le occhiaie sottolineate da Gustav, i capelli sembrano crespi, l’acconciatura e le sopracciglia poco pulite nei contorni; Adele, nonostante abbigliata e circondata da tanto sfarzo, attraente e passionale, appare un po’ stanca.

Questo ritratto così famoso fu terminato nel 1907 per poi iniziare subito l’altro e finirlo nel 1912.

In questo secondo dipinto Adele è una Tipologia Cromatica Inverno dove, come nella realtà, è esaltata da colori scuri e freddi.

La vediamo risaltare nella sua bellezza e austerità: il volto ha contorni nitidi e l’incarnato è luminoso; i capelli scuri sono lucidi e ben acconciati; il sopracciglio pulito e ben delineato accompagna la profondità dell’occhio; le labbra socchiuse e ben definite dalla pulizia dei contorni. Il collo a scialle verde smeraldo della stola , la camicetta azzurra con il colletto alto ricco di ricami rendono il suo aspetto distinto e raffinato; stoffe dai colori tenui e uno sfondo in cui domina il rosso ne esalta la figura.

La nostra amata ed enigmatica Adele purtroppo il 24 gennaio 1925 morì colpita da una forma violentissima di meningite.

Nelle ultime volontà la donna chiese al marito di donare alla Galleria del Belvedere tutte le opere di Klimt che aveva acquistato compreso il suo primo ritratto.

Successivamente nel 1938 il quadro, trafugato dai nazisti, cambia nome e prende il titolo di “Woman in gold” per nascondere l’origine ebraica del soggetto evidenziata dal cognome.

Nei due ritratti, in ogni caso, l’artista riproduce fedelmente l’aspetto fisico di Adele come notiamo nella foto, ma nei suoi ritratti recepiamo dei lati del suo carattere.

Chi la conosceva ne ricorda l’indole fragile, il vizio del fumo, la facilità all’emicrania e alla malinconia; chi osserva i dipinti di Klimt intravvede i colori e la luce della sua Anima.

RAFFAELA GALLINA

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Il Soprano Dominika Zamara Brand Ambassador per Mather Cosmetica Milano.

Dominika Zamara

La Soprano già da anni usa i cosmetici della linea Mather Milano, riscontando ottimi risultati , basta vedere il suo  viso sempre giovane e fresco.

Cantante lirica, sempre in viaggio per lavoro, su e giù dei palchi dei teatri di tutto il Mondo , in studi televisivi e radiofonici per interviste e per lei sentirsi fresca e con la pelle rilassata e una cosa molto importante che la fa sentire più a suo agio e sicura di se.

Gli integratori, che usa da tempo la aiutano ad avere energia per i continui spostamenti.

Diventare AMBASSADOR per lei è stato un passo naturale..

Dominika ,eticamente, parlando, mai si metterebbe in primo piano se non credesse nella bontà dell’iniziative che la vedono protagonista, tanto meno nei brand che decide di rappresentare.

Tutte le linee di prodotti Mather nasce dal progetto di un gruppo di ricercatori, imprenditori ed esperti di settore che si riuniscono sotto il nome di IETplus, acronimo di Innovazione, Energia, Tecnologia.

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LA STORIA DELL’ARTE LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.

Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura,

Mi avventuro nuovamente nel nostro esperimento attraverso la leggenda, il metodo oggettivo della Consulenza d’Immagine; pillole storiche riguardanti il periodo analizzato, la mia professionalità e la passione per l’arte.

Prenderò in esame due dipinti di Raffaello Sanzio, grande pittore ed architetto italiano fra i più celebri del Rinascimento, nato ad Urbino nel 1483.

In particolare ammireremo Margherita Luti.

Sembra che lei, fosse figlia di un fornaio di Trastevere, per questo chiamata “Fornarina”, secondo ciò che ci è stato tramandato, amata e venerata da Raffaello Sanzio fino alla sua morte e, scelta come modella in tanti suoi dipinti.

Osserviamo quindi Margherita, nel dipinto “La Fornarina” ritratta intorno al 1520.

La donna, vista a 3/4, è rappresentata a seno nudo con il ventre coperto da un velo e da una sensazione di pudore, ma in realtà quel “vedo non vedo” attira proprio l’attenzione, su quello che sembra voler nascondere.

In testa porta un turbante di seta dorata a righe verdi e azzurre, fermato da una spilla con una perla pendente.

La nudità del mezzo busto le crea un diverso colorito al viso che il pittore, anche se all’epoca l’Armocromia non si conosceva come scienza, riesce a carpire e a trasmettere.

Il turbante che indossa è posizionato troppo indietro per creare un effetto ottico al viso, quindi i capelli risultano il parametro più vicino che ne determina la chiarezza e la temperatura, insieme all’occhio e al sopracciglio.

La sua Tipologia Cromatica potrebbe essere “Autunno” visto il sottotono dorato che l’artista sottolinea.

Capelli, sopracciglia e occhi di un castano scuro dorato, le guance con sfumature aranciate e le labbra di un corallo tenue, trasmettono luce all’incarnato.

Lei, risalta in tutta la sua luminosità, nonostante sia circondata dallo sfondo scuro dei cespugli, ma notiamo un colorito più caldo e dorato dell’avambraccio a contatto con il mantello rosso aranciato appoggiato sulle gambe piuttosto che l’incarnato più spento delle spalle che è circondato dal verde scuro freddo della vegetazione.

Oltre al turbante con la spilla, il bracciale con bordatura dorata che porta al braccio superiore è l’unico accessorio di ornamento della donna e delinea quasi un simbolo di appartenenza a Raffaello.

Il viso ed il collo appaiono più magri rispetto all’altro dipinto analizzato ritratto circa 4 anni prima, nel 1516.

“La Velata” sembrerebbe sempre Margherita, sia per la stessa posa a 3/4, sia per l’attenzione alla luminosità del tessuto dell’abito e la perfezione nei riflessi trasmessi dalla seta, che allo stesso gioiello che compare tra i capelli.

L’abbigliamento della modella diventa determinante per la trasformazione della chiarezza delle sue cromie, in particolare grazie al velo giallo dai riflessi dorati che schiarisce il colore dei capelli, del sopracciglio e dell’iride; il girocollo in ambra, assolutamente valorizzante, crea un effetto ottico accorciante del viso ovalizzandolo.

L’abito color avorio, impreziosito da drappeggi dorati contribuisce ad addolcire i suoi lineamenti rendendola meravigliosamente raffinata nella sua semplicità.

In questo ritratto la Tipologia Cromatica di Margherita è “Primavera”.

Il capello raccolto con il turbante nel primo quadro ed il velo nel secondo sono un dettaglio emblematico.

Le adolescenti, le giovani donne non fidanzate e le prostitute erano praticamente le uniche a potersi permettere il lusso dei capelli portati sciolti sulle spalle, le donne sposate invece dovevano avere il capo coperto.

Margherita per l’esattezza, rappresenterebbe una donna appena maritata perché non sembrerebbe avere rinunciato ai suoi lunghi capelli che venivano tagliati all’epoca, solo qualche anno dopo il matrimonio, per mantenere viva la passione del marito per un po’.

Una domanda mi sorge spontanea:”Margherita era una donna sposata o Raffaello voleva sentirla e raffigurarla come la sua donna, la sua sposa”?

Affascinante l’arte tra leggenda e verità…

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Il look nella storia dell’arte… la parola alla Look Maker Raffaela Gallina.

Raffaela Gallina

Raffaela Gallina, nota Look maker, professionista da quasi 35 anni ed imprenditrice da 25 nel suo Salone di Bellezza “A Modo Mio” sito nella ridente Palmanova , cittadina storica friulana.

Lei, di professione, carpisce ed enfatizza ogni forma di bellezza ed in quest’occasione ha voluto fare un esperimento nuovo e costruttivo, mettendo in gioco le sue due passioni, il suo lavoro di consulente di immagine e l’arte della pittura, in particolare la quella impressionista di Monet.

Ha deciso di analizzare Camille Doncieux, un’attraente ragazza, nata a Lione nel 1847, dai tratti tipici di un raffinato volto francese , riuscì a 18 anni a fare innamorare al primo incontro in una libreria di Parigi, colui che è stato uno dei fondatori dell’Impressionismo in Francia: Claude Monet.

Lei, inizio’ ad essere la modella di Monet, poi la sua amante, ed infine la sua adorata moglie, fino alla sua prematura morte a 32 anni.

Fu Modella anche di Renoir e Manet ed i dipinti che la ritraggono, l’hanno resa immortale.

“Colpiscono in particolare queste due opere dell’artista, per il contrasto dei colori e l’ illusione ottica che ci trasmette emozioni e ci fa immaginare lo stato d’animo di chi dipinge e di chi è rappresentato. Monet ha voluto giocare con Camille facendole un vero e proprio Test di Armocromia, per cercare di carpire, da un punto di vista oggettivo e di esperienza professionale, quanto l’impatto visivo del colore possa cambiare l’immagine di una persona, mettendo a confronto i due dipinti come se fossero fotografie attuali.

Nel primo ritratto, dipinto nel 1873, Camille appare più scura di capelli, di sopracciglia e di occhi di quello che nella realtà è; il suo incarnato è diafano con un accenno di guancia rosea come accarezzata da un blush che si abbina a un colore delle labbra rosa ciclamino.

Il suo viso appare stanco segnato dall’ombreggiatura dell’occhiaia, il suo sguardo diretto altrove, attraversato da una vena malinconica, ci trasmette una Camille pensierosa e nostalgica.

Il collo della camicia bianco ottico fuoriesce dall’abito azzurrato e, con un fiocco dalle sfumature glicine, con la sua rigidità del tessuto, avvolge il collo mettendo in primo piano il viso, raffreddandone le cromie ed allungandone la forma anche per l’effetto dell’acconciatura protesa verso l’alto.

In questo ritratto Camille risulterebbe una Tipologia Cromatica “Inverno” dove predilige colori scuri e freddi che, ahimè, non la valorizzano.

Ma osserviamo il dipinto di Camille con l’abito Giapponese del 1876, ritratta mentre gioca con un ventaglio.

Il suo viso è circondato da un trionfo di Colori Amici della Tipologia Cromatica “Primavera”!

I Colori Amici sono tutte quelle sfumature che, circondando il nostro viso, ci fanno apparire più luminosi, più giovani e belli ed è quello che accade alla nostra Modella.

Lei indossa un abito rosso lacca su cui sono disegnate delle foglie verdi di varie sfumature calde e dorate e la caricatura di un Samurai che ha un effetto tridimensionale straordinario.

Monet ad un certo punto della sua carriera fu influenzato dal “Giapponesismo”, una vera e propria attrazione per l’arte orientale.

In questa tela ha voluto rappresentare, con la sua musa in una versione ironica, la moda giapponese.

I capelli ramati di Camille le incorniciano il viso con un raccolto morbido ed accompagnano un make-up delicato di occhi, guance e labbra dai toni aranciati che la rendono più giovane e fresca nonostante il ritratto sia stato creato dopo circa 3 anni dal primo.

La forma del viso è più ovale e, grazie agli zigomi valorizzati dal blush caldo e delicato, il suo incarnato acquista un colorito più “sano”.

Che bella che è Camille con questo sguardo languido e questo sorriso ironico che trasmette un momento di serenità e spensieratezza.

La scelta dei colori di quest’opera d’arte è determinante per suscitare in noi una diversa emozione rimanendo affascinati e folgorati dall’armonia delle sfumature e avidi nel voler catturare ogni dettaglio senza distoglierne lo sguardo”

Raffaela Gallina

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