close

Fotografia

Fotografia

“L’obbiettivo”di Giacomo Mozzi…

Giacomo Mozzi

E’ sempre una sorpresa leggere le risposte di un intervista rivolta ad un fotografo, mille aneddoti, ricordi, idee,

Conosciamo meglio Giacomo Mozzi lasciando sia lui a raccontarsi attraverso le sue risposte

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

La prima volta che presi in mano una macchina fotografica, che io sappia, avevo circa 6 anni.

Era una macchina automatica a rullino, di quelle semplicissime, un solo pulsante, guardavi da un piccolo buco, inquadravi e scattavi.

Poi quando il rullino era finito, io pensavo di averla rotta, mio nonno andava a svilupparlo e prendeva un nuovo rullino così potevo tornare a fotografare.

Per mio nonno la prima macchina digitale fu una vera e propria rivoluzione, una schedina e basta rullini da sviluppare.

C’era un piccolo laboratorio vicino casa e nel giro di pochi anni chiuse, non si sviluppavano più tanti rullini.

A quei tempi fotografavo paesaggi, animali, persone in casa, diciamo che era come vedevo il mondo o il mio piccolo mondo, ma non lo sapevo ancora.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Finito il liceo classico andai all’università, lì dopo un anno passai da una facoltà ad un’altra e avevo sei mesi come periodo transitorio, in questi tempo decisi di cercare un modo per migliorare quello che facevo per hobby o meglio uno dei tanti. In quel periodo dicevo che andavo a prendere “ un’ora d’aria” quando tornavo a Viareggio da Pisa con il treno, posavo i libri a casa, prendevo la bicicletta ed andavo al muraglione a fare una foto al tramonto, ai pescatori a quello che trovavo. Foto fatte sempre premendo un pulsante ed inquadrando quello che volevo ritrarre.

Pensai che potevo migliorare questo aspetto imparando ad usare anche gli altri pulsanti della macchina fotografica ( al tempo avevo una reflex base). Feci uno stage con Paolo Valli e mi insegnò ad usare quella macchina, con molta pazienza, perché sono si curioso, ma anche parecchio duro di comprendonio.

Dopo un anno lasciai l’università, aprì partita IVA ed iniziai la professione di fotografo. Non sapevo se ci sarei riuscito o no… e non lo so ancora, ma qualcosina in questi anni spero di aver fatto.

Il tuo primo scatto?

Il primo scatto è difficile da descrivere, perché molto probabilmente non me lo ricordo, ma posso dirti il primo scatto con una reflex non professionale e poi con una professionale.
Per andare a fare una missione umanitaria in Brasile mio nonno mi regalò una reflex non professionale e il giorno prima di partire ( era il 2007) andai nel solito posto dell’”ora d’aria” sul muraglione a Viareggio a fare delle foto.

Mi colpì subito una barca a vela che stava rientrando nel porto e catturai l’attimo. L’anno dopo Paolo Valli mi spiegò che avevo usato la regola dei terzi ( ovviamente a mia insaputa).

Con la reflex professionale, che comprai usando tutti i miei risparmi, andai sempre nello stesso posto dove avevano messo da poco delle statue di Libero Maggini raffiguranti dei bambini che giocavano o prendevano il sole. Feci una foto alla statua della bambina che faceva l’atto di passeggiare sugli scogli in controluce.

Ne scaturì un bell’effetto tanto che quella fotografia l’ho presentata spesso a delle mostre.

Che soggetti prediligi ritrarre?

Non ho dei veri e propri soggetti, penso di essere più un fotografo da reportage che altro, però mi so adattare. Non credo di avere ancora un filone che prediligo, faccio un po’ di tutto, ma diciamo che quando non fotografo per lavoro mi piace scoprire pezzi di città, scovare sguardi e vedere geometrie all’interno del rettangolo di scatto. Se posso permettermi “ un po’ come ai vecchi tempi”.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Eh, ce ne sono tanti, probabilmente il più divertente è stato quello della prima volta che mi intervistò Cinzia Donati.

Alla fine dell’intervista mi chiese una fotografia. Io giustamente le chiesi che soggetto o che ambientazione volesse. Lei rimase un secondo al telefono senza dire niente e poi mi specificò “ Giacomo una tua fotografia, di te!”

Lì realizzai che non avevo foto mie, ad esclusione delle fototessere che non sono bellissime da pubblicare su delle riviste, quindi mi feci un autoscatto allo specchio… riuscì talmente bene che per parecchio tempo mi chiesero chi mi aveva scattato quella fotografia. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

C’è l’imbarazzo della scelta, ma penso Marco Polo.

Un esploratore, un commerciante, uno scrittore, via un curioso che prendeva appunti e desiderava apprendere dalle altre culture.

Gli vorrei chiedere se mi avrebbe portato in questo viaggio in oriente.

Un libro che ho apprezzato e che è in grado di farti immaginare i luoghi e le persone che Marco Polo ha conosciuto durante il suo viaggio e che solo vivendo in quel momento potresti provare le stesse emozioni e lo stesso stupore che si prova quando si è bambini e si scopre qualcosa di meraviglioso per la prima volta.

Vorrei comunque incontrare dei sognatori che hanno fatto la storia, quelle persone che sono partite con un’idea e sono riuscite a realizzarla, per rimanere in tema viaggio potrei citare Cristoforo Colombo o Magellano, oppure Giulio Cesare e Cesare Augusto.

Non gli farei grandi domande, cosa strana per uno che è anche giornalista, ma vorrei capire cosa si prova ad intraprendere determinati viaggi ed affrontare determinate situazioni, ad andare verso luoghi inesplorati, o poco conosciuti, spinti dalla propria voglia di conoscenza.

Non nascondo che il personaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato tanto da averci fatto la tesina della maturità classica.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è tutto. Senza mezzi termini.

Se una fotografia non comunica qualcosa non ha raggiunto il suo scopo secondo me.

Bisogna dire che la comunicazione visiva, più di quella letteraria, può arrivare o meno allo spettatore anche perché le persone al giorno d’oggi sono bombardate da immagini, invece i lettori stanno diminuendo.

Con un’immagine bisogna riuscire a descrivere quello che succede, senza utilizzare le parole. La ricerca della descrizione all’interno delle fotografie non è semplice.

La cosa più semplice è quella di riuscire a comunicare tra immagini e scritte.

Ad esempio una persona che guarda un qualcosa che è scritto, come può essere un menù fa capire moltissimo di quella situazione. Risponde a molte delle famose 5 W del giornalismo ( Who, What, Where, When, Why – Chi?, Che Cosa?, Quando?, Dove?, Perché?)-

Su questa domanda vorrei anche descrivere un aneddoto.

Ero a New York, volevo scattare una fotografia che mi era venuta in mente, quella di un giornale che volava davanti alla sede del New York Times.

La situazione mi si era palesata in mente quando capì che lì c’era molto vento e quindi poteva essere normale che un giornale volasse lì davanti, quindi iniziai a costruirla, mi piazzai e tutto, ma mancava solo il giornale che volava perché giustamente quel giorno il vento non c’era.

Dopo un po’ di tempo che ero appostato passò un bus e fece volare il giornale dalle mani di Fabrizio Gatta che mi stava aiutando in questa follia, allora scattai ed ebbi la fotografia che mi ero immaginato. Il titolo fu “ La fine della carta stampata?” Su suggerimento di Lorenzo Bonini e Lodovico Gierut, i primi due critici che la videro e ci scrissero qualcosa in merito. La comunicazione qui è semplice, ma non scontata perché la domanda fa riflettere sul quando e se mai questa domanda avrà una risposta. Personalmente spero il più tardi possibile. 

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?

In Italia siamo dei viziati dal punto di vista della ricchezza artistica.

Riusciamo a non emozionarci nel vedere opere di un livello di complessità inaudito sparse per tutta la penisola e le trattiamo come se fosse una cosa normale. In un certo senso ci siamo abituati al bello ed in molti casi non ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzarlo e conservarlo.

Gli stranieri arrivano qui e vengono affetti dalla sindrome di Stendhal in alcuni casi proprio perché non sono abituati a tutta questa bellezza.

Penso che ad un italiano all’estero questa cosa succeda raramente.

Abbiamo una storia ed una percezione del bello che ci porta inevitabilmente a cercare di trasmetterlo, ma lo diamo per scontato.

Noi possiamo avvalerci di anni di storia, altre nazioni non sono così fortunate e sono spronate ad avere una continua evoluzione. In Italia l’arte contemporanea spesso non ha il rilievo che meriterebbe, come la sperimentazione di novità artistiche, questo vale in generale come per la fotografia.

All’estero le sperimentazioni, a parere mio, vengono apprezzate maggiormente, come tutto il mercato dell’arte sembra sia diverso, sembra che abbia sbocchi migliori ed aiuti gli artisti a sviluppare e a far emergere quelle novità che potrebbero far nascere nuove correnti in tutte le discipline artistiche.

Guardiamo spesso all’arte estera che “ sfonda” in Italia, ma raramente ci domandiamo se, con una maggiore considerazione di alcuni personaggi, quest’arte potrebbe essere già nel nostro paese e se solamente non siamo stati in grado di trovarla e valorizzarla.

Cos’è per te la fotografia?

Il raccontare la mia personale percezione del nostro tempo attraverso un rettangolo.

Penso sia la definizione migliore che possa dare.

Un racconto di luoghi, persone, creazioni, architetture, eventi che ho avuto modo di vedere, conoscere e ritrarre… talvolta di nascosto… ma che se messe insieme danno vita alla mia vita intrecciata con quella di altre persone con cui ho avuto la possibilità di fare questo percorso. 

Per proporre fotografia bisogna averle studiate?

Non necessariamente. Nel senso che ci sono le fotografie studiate a tavolino e quelle che invece ti vengono sul momento a seconda della situazione.

Tutte e due hanno lo stesso valore, anzi, mi correggo, forse quelle sul momento hanno un valore aggiunto, sempre, l’imprevisto.

Non essendo studiate non è possibile sapere se ci sarà lo scatto perfetto, o come potevamo averlo immaginato. Questo succede spesso, per non dire sempre, quando si fanno reportage.

Ci sono tantissimi fattori che influiscono su uno scatto fotografico e che spesso vengono ignorati o molto più semplicemente non vengono considerati come importanti.

Uno è sicuramente lo stato d’animo e la condizione del fotografo e dell’ambiente che lo circonda, il secondo, a meno che non si sia in uno studio completamente isolato, il fattore tempo atmosferico ed un’altro molto importante è il contesto nel quale ci andiamo a calare.
Ad esempio una volta intrapresi un progetto alquanto folle, andare in 24 luoghi simbolici della Toscana in 24 ore, lo chiamai Toscana H24, lo so non è molto fantasioso, per fare in ogni luogo una fotografia che lo rappresentasse. Per realizzare questo progetto avevo studiato l’itinerario con dei miei amici che mi accompagnarono, Valentina Musetti, Chiara Bianchi, Debora Lenti e Alessandro Laveneziana, ma non potevamo sapere cosa avremmo trovato.

Quindi arrivammo a Castiglioncello che stavano finendo un concerto e siamo rimasti imbottigliati nel traffico, non riuscì a fotografare torre Mozza perché era ancora troppo buio, ma arrivammo a Siena e riuscimmo a gustarci l’alba con una città deserta, gli unici rumori erano gli operai che stavano smontando le impalcature da piazza del Campo ( andai due giorni dopo il palio). In questo progetto la variante più grande che dovetti affrontare era il sole perché ovviamente nell’arco di 24 ore vedi tutti i possibili gradi di luminosità.

Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?

Una visione del mondo. Il mondo sta cambiando velocemente e noi con lui.

Penso di essere, nel mio piccolo, un narratore di questo cambiamento attraverso testi ed immagini.

Se le immagini vengono viste oggi potrebbero narrare qualcosa, ma viste tra qualche anno potrebbero dare una percezione diversa.

Comunque la si voglia vedere e quando la si voglia vedere sarà sempre la mia visione del mondo calata all’interno del tempo che sto vivendo.

Posso girare la Terra, posso andare a vedere tantissimi luoghi o rimanere ancorato in una città, ma quello che scaturirà sarà sempre un’interpretazione di cui inevitabilmente chi ha in mano la macchina fotografica risulta l’interprete. 

Grazie Giacomo per la piacevolissima chiacchierata e il tempo a noi dedicato

Leggi Ancora
AttualitàcinemaFotografia

Il film “Thunder Woman” è stato selezionato al Volterra Fantasy Film Festival, 2021.

Thunder Woman

Il medio metraggio nel contesto della città di Venezia, diretto da Federica Palmarin Fotografa anticonformista, amante del bello nella sua più ampia accezione del termine che per la regia di questo progetto si è liberamente ispirata a Edward Davis Wood Jr, ( Ed Wood )

interpretato da Paola Fiorido, attrice performer e modella Italiana formata a NY presso l’ acting studio di James Price per approfondire la tecnica di Meisner.

Già selezionato al James Bond Festival in Kentucky, al Chicago Amarcord Arthouse Television Awards,al Best Short Competition a Tokio e a Expo Venice, è stato selezionato al Volterra Fantasy Film Festival, 2021.

Protagonista Un personaggio originale che ricorda Barbarella e i personaggi dei cartoni animati Giapponesi che con leggerezza e autoironia mette in evidenza anche alcuni temi contraddittori tra i quali il problema delle grandi navi che approdano ogni giorno nella città di Venezia che mettono a rischio la sua salvaguardia.


Luigi Benedettini si è occupato del montaggio, del sonoro e della parte grafica dando forma all’ idea e alle riprese della regista.

Il costume di Thunder Woman è stato creato da Augusto Tarantola, il make up è stato studiato da Laura Capitelli.

Fondamentale anche la presenza di Alvise Guadagnino che interpreta un grottesco Vampiro, il gruppo di Robotik Experience per aver fornito uno dei loro magnifici esemplari e ad  Andrea Carlo Cappi per il suo testo scritto.


Credits:
Federica Palmarin
Director

Paola Fiorido Key CastThunder Woman, Actress

Luigi Benedettini Editor

Carlo Cappi Writer

Alvise Guadagnino: Actor, Vampire

Federica Palmarin Producer

Alkimie Tessili, Augusto Tarantola:   Costume

Dario Falzari Dario Faraon.                 Robot
Pablo Vicentini                          Special effect

Laura Capitelli    Make up

Leggi Ancora
ArteAttualitàFotografia

Venice Faktory Show: Ogni Venerdi dalle 16 alle 18 su Radio Vanessa

Venice Faktory Show

Nella puntata di Venerdi 7 May 2021

Special Guest: Mattia Zoppellaro

Conducono Federica Palmarin e Alvise Guadagnino

Il celebre e geniale fotografo di Rolling Stone, Vanity Fair, D,Contrasto ,amato dalle star come Patty Smith e Lou Reed, sara ‘ospite speciale nella trasmissione di avanguardia Veneziana sulle frequenze di Radio Vanessa .

il podcast sempre riascoltabile  dal sito di Radio Vanessa www.radiovanessa.it

CONDUTTORI

Federica Palmarin

Veneziana di nascita , cresciuta tra l’ Italia e Mauritius, nell’Oceano Indiano, e questo non è un dettaglio trascurabile, perchè la curiosità e la creatività che traspaiono dal suo lavoro raccontano di un DNA legato al Viaggio, alla conoscenza di culture, persone, anime del Mondo. 

Anticonformista per antonomasia, amante del bello nella sua più ampia accezione, le sue passioni spaziano tra Fotografia e Arte

Alvise Guadagnino.

Fotografo ADV / Content Creator / Art Director. We Are SocialClaDis – Università di Disegno Industriale – IUAV.

Ospite Mattia Zoppellaro

Fotografo italiano, specializzato in ritratti. Ha ritratto, tra gli altri, gli U2, Lou Reed, Patti Smith e i Depeche Mode. Ha collaborato con numerose riviste di prestigio come Rolling Stone, Vanity Fair, GQ, Sunday Times Magazine.

Oltre a questi lavori, Zoppellaro realizza progetti fotografici su temi di natura sociale, sulla cultura giovanile e su tematiche come le cerimonie religiose siciliane o la fiera del porno di Milano. Vive tra Milano e Londra.

Leggi Ancora
ArteArticoliAttualitàFotografia

Giovanni Gastel visto da Ivan Damiano Rota e Francesco Butteri

giovanni gastel

Giovanni Gastel, per gli amici Gió: in pochi hanno scritto del suo essere trasversale, una dote rara. In pochi sanno che non si faceva problemi a scegliere: passava dai film di Xavier Dolan alla presentazione dei libri della sua adorata Marchesa del Secco d’Aragona in un mondo che si trincera dietro a barriere culturali.

Del resto, lo zio, il grande Luchino Visconti, andava al Piper a Roma ad applaudire Patty Pravo. E ancora Gastel é stato amico per la pelle di Mara Venier che lo adorava come un fratello. Il grande fotografo amava inoltre la musica francese e ultimamente aveva due hit: “Les Fillesd’aujoud’hui” di Joyce Jonathan e Vianney e “Le Temps est bon” di Bon Entendeur con Ìsabelle Pierre, guarda caso colonna sonora di un film di Xavier Dolan. La sua malinconia sempre stemperata da un sorriso ha conquistato tutti unita a una semplicitá di chi é un vero artista.

Nobile lo era anche di sangue e proprio questo gli conferiva una nobiltà d’animo che lo portava a trattare tutti nello stesso modo gentile e confidenziale.

Le persone si trovavano spiazzate nel vedere tanta semplicitá in uno dei fotografi più tributati al mondo. Scattava in un attimo, non come quelli che per far pesare l’importanza delle loro foto ci tengono giorni. Regalava un ritratto a tutti gli amici che lo volevano. Lo lasciamo ricordando un’altra canzone che amava tanto ovvero “Non andare via” cantata guarda caso da Patty Pravo, la cantante preferita dallo zio Luchino Visconti.

Caio Giò, gia manchi

Ivan Damiano Rota & Francesco Butteri

Leggi Ancora
ArteAttualitàEventiFotografia

Roberto Di Costanzo al Salotto Blu di Odradek, 1 febbraio 2021- 20 febbraio 2021

Roberto Di Costanzo

A diciotto anni dalla sua ultima esposizione nella storica libreria romana Odradek di Via dei Banchi Vecchi 57, Roberto Di Costanzo prende parte al nuovo progetto espositivo “Gli artisti del Salotto Blu di Odradek”.

La libreria ospiterà dal prossimo Lunedì 1 Febbraio, per tre settimane,le opere dell’illustratore e ritrattista Roberto Di Costanzo, vero e proprio virtuoso del disegno ad inchiostro di china.

Allievo del premio oscar Piero Tosi, scoperto in Francia dal genio creativo di Pierre Cardin, attualmente promosso dalla madrina del suo atelier Anna Fendi, presenta una collezione di opere visionarie e nostalgiche che narrano una Roma “felliniana” e barocca, insolita al grande pubblico.

L’esposizione, che comprende circa venti disegni ad inchiostro di china e tecniche miste del disegno, vanta la presenza di cinque opere inedite tratte dal suo ultimo libro illustrato “Roma. Viaggio segreto con Eros”, edito da Edizioni Efesto.

Le opere invitano ad un percorso grafico e didascalico della città di Roma, rievocato attraverso gli occhi del maestro Federico Fellini e del felino Eros, in un ensemble ideale di scorci, vedute, prospettive ardite e capricci architettonici, che conducono lo spettatore in una visione fantastica ma pur sempre attuale della Città Eterna.

La passione per il disegno dell’architettura nasce dopo gli studi di Scenografia e Costume presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel quale l’artista ha acquisito abilità tecniche e stilistiche nel disegno progettuale scenografico e nella bozzettistica per il cinema.

La Libreria Odradek con il suo nuovo progetto espositivo crea un “ponte artistico” tra le sue attività e quelle del vicino atelier dell’artista Roberto Di Costanzo, sito in Via Giulia 111, nel quale propone corsi di disegno dal vivo, disegno del nudo, pittura ad olio, attualizzando e rinnovando l’interesse internazionale per l’arte figurativa in forte crescita.

L’esposizione sarà visitabile fino a tutto il 20 febbraio dalle ore 09.00 alle ore 20.00 presso la Libreria Odradek di Via dei Banchi Vecchi 57 (domenica esclusa).

Breve Biografia:

Roberto Di Costanzo. Illustratore, ritrattista, pittore. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema sotto la guida del suo mentore, il Maestro costumista Piero Tosi. Comincia quindi a lavorare come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere tra cui Azimut e Editions Nomades. Dopo molte mostre collettive e personali in Italia, presenta le sue opere all’Espace Pierre Cardin su invito dello stesso Pierre Cardin. I suoi lavori vengono poi esposti alla Casa dell’Architettura di Roma, all’Institut Français – Centre Saint-Louis e alla 71esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Nel 2019 ha inaugurato il suo atelier in Via Giulia 111, nel cuore di Roma, dove propone corsi di disegno, mostre ed eventi culturali; l’atelier vanta come madrina dello spazio Anna Fendi, già estimatrice e collezionista delle opere del maestro.

A dicembre 2020 ha presentato il suo settimo libro illustrato “Roma. Viaggio segreto con Eros”, edizioni Efesto.

Tra le sue ultime mostre personali ricordiamo:

2020   “A Rebours – Controcorrente” Roberto Di Costanzo Atelier (Roma, Italia)

2019   “Carnet de voyage Roma – Milano – Parigi” Roberto Di Costanzo Atelier (Roma, Italia)

2019   “Arcadia – Storie di trionfi a corte” SpazioCima (Roma, Italia)

2018   “Discours d’Amour” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2018    “Rome rencontre Paris” presso Galerie de la Sablière (Parigi, Francia)

2018    “Tributo a Milano” presso Galleria Maiocchi15 (Milano, Italia)

2017    “Doppio Senso” con il maestro Ettore Greco presso SpazioCima (Roma, Italia)

2017    “Tributo a Roma” presso Teatro Sala Umberto (Roma, Italia)

2017    “Human Landscape” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2017    “La mia isola” presso le Terrazze di Eolo (Stromboli, Italia)

2017    “Gatsby in Rome” presso Gatsby Cafe (Roma, Italia)

2017    “Roma Amor” presso P&G Events Via Margutta (Roma, Italia)

Libreria Odradek

Storica libreria romana, sorge nel cuore del centro storico della capitale. Sin dalla sua nascita, la libreria indipendente Odradek è stata parte integrante ed attiva del circuito delle librerie romane alternative, proponendo da sempre volumi insoliti, fuori dai circuiti commerciali convenzionali, e realizzando un indirizzo culturale originale ed importante. Sorge nei locali che furono della vecchia associazione Italia-Urss, di cui conserva alcuni volumi, introvabili altrove, di letteratura e scienza in lingua russa originale.

Odradek è straordinaria e incredibile come l’essere immaginario di Franz Kafka. La chiamiamo per nome come fosse una persona, una di quelle che combatte sempre in prima linea per un ideale. E’ rappresentativa di un quartiere e profondamente radicata sul territorio.

La libreria è centro di attività culturali alternative, come si conviene al suo nome, ultima tra tutte quella dedicata agli artisti del Salotto blù di Odradek. Nell’ultima sala della libreria è stato allestito un divano e una poltrona blu per ospitare autori e artisti che in pochi minuti si esibiscono con una performance o vengono intervistati in diretta streaming, per permettere di mantenere un legame con i lettori che frequentano Odradek e che a causa della pandemia non hanno più potuto assistere a presentazioni dal vivo.

Segnalato da www.stefaniavaghicomunicazione.com

Leggi Ancora
Foto del GiornoFotografiaLibri

L’inverno Dentro {Perché fotografare è uno stato d’animo}

NICOLA STRADIOTTO

“L’Inverno Dentro” è una raccolta fotografica di Nicola Stradiotto {Illustrator & Graphic Designer}, una serie di scatti datati 2006-2020.
Autoprodotta in Italia in edizione limitata di 50 copie e distribuita in Inghilterra da Uhm! Zine di Londra. 36 Pagine a colori, formato A5 spillato.

Potete acquistarla qui:
www.doityourshop.com

Nicola Stradiotto
issuu.com/nicolastradiotto

Leggi Ancora
FotografiaLibri

…I Muri del Silenzio…

I Muri del Silenzio

Parte dall’’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne il progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace:


– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il progetto nasce nel 2019 in forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma,

Nel 2020 diventa un libro fotografico in edizione limitata, uscito con la finalità di raccogliere  fondi il cui ricavato andrà a sostegno delle donne vittima di violenza.

Per la fotografa Mjriam B l’obbiettivo di questi scatti è  abbattere quel muro di omertà e silenzio che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Hanno deciso di  sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti, 75 volti distribuiti in cento pagine .

Ogni soggetto è rappresentato da tre scatti , come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese  che si coprono occhi, bocca e orecchie….

i “Muri del silenzio ,

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.

Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

Leggi Ancora
AttualitàFotografiaIntervisteModa

Romantic Fall

Romantic Fall

A volte mi capita d’essere coinvolta in progetti decisamente appaganti com’é successo per Romantic Fall, un editoriale ideato da Paola Saia con Silvia Calenic e Isabella Sangalli a tema floreale e d’ispirazione ottocentesco.

Romantic Fall nasce da un team interamente al femminile con una ricerca estetica comune, molte affinità e diverse capacità artistiche e professionali.

Per WL magazine oltre alcune immagini realizzate dal set Romantic Fall, un intervista a queste tre donne che hanno molto da raccontare sulla creatività e la bellezza. 

Chi è Isabella flower design?

Il mio primo contatto con il mondo dei fiori avviene assolutamente per  caso.

Non ci sono sogni bucolici d’infanzia né tradizioni familiari da  tramandare nella mia storia. Dopo la laurea, comincio a lavorare per una nota agenzia di eventi milanese. 

Un giorno, un’emergenza mi porta a dare una mano nel laboratorio floreale dove subito si  accorgono della mia manualità del tutto particolare, invitandomi ad approfondire. Ho quindi seguito vari corsi e, dopo interessanti esperienze presso flower designers internazionali, ho finalmente sviluppato il gusto estetico che mi caratterizza.  

Tutte capacità che ho messo a frutto nel 2015 quando ho deciso di aprire  Il mio atelier a Monza

Raccontaci della tua attività di decoratrice floreale a Monza.

Una flower boutique contemporanea, ma al tempo stesso retrò, che mi rappresenta in ogni sfumatura. Sono alla continua ricerca di piante insolite e fiori originali e che amo accostare ad un’accurata selezione di oggetti ed elementi decorativi per la casa.

Proprio nel mio atelier, nascono le idee per la progettazione di eventi ed allestimenti floreali, dove al fascino della tradizione combino quel pizzico di follia che mi contraddistingue.

Cosa ti ha colpita dell’idea di Paola Saia di realizzare un set presso il tuoi atelier e come hai partecipato con le tue doti creative alla realizzazione degli scatti romantic fall?

Vivo il mio atelier come se fosse casa, amo accogliere ospiti e clienti, organizzare piccoli happenings, corsi ed anche sessioni fotografiche con le persone con cui condivido valori e gusto estetico. Quando Paola mi ha proposto questo progetto ho subito intuito che il nostro obiettivo comune sarebbe stato la  ricerca del bello e che sviluppare insieme il tema romantic fall mi avrebbe dato grandi ispirazioni.

Ho pensato subito a quale sarebbe stata la scelta floreale adatta e come questa avrebbe dialogato con l’idea. Ho quindi selezionato i fiori, ispirandomi alla tematica ottocentesca-autunnale, per poi fonderli all’interno delle foto alla ricerca di qualcosa di sensazionale e fuori dal comune.

Il lavoro in team mi ha dato la giusta carica per esprimermi e per collaborare con delle fantastiche professioniste.

Chi è Silvia Calenic?

Sono una sognatrice ma nello stesso tempo mi reputo una donna molto pragmatica, amante del bello e del vintage.

Parlaci del tuo lavoro di make up artist e della tua visione del trucco 

Il make up ha da sempre rappresentato una mia grande passione, nonché un modo per esprimere le mie emozioni. In base al contesto, il trucco ha diverse accezioni: valorizzare la bellezza, condividere l’arte, donare momenti di felicità. Personalmente credo che svolgere questo lavoro richieda tanta empatia e sensibilità, aspetti che vanno oltre a quelli formativi. Il più delle volte il make up ha un importante ruolo terapeutico, aspetto che sto cercando di enfatizzare spesso sui miei canali social e durante i seminari on-line che organizzo.

Come hai incontrato Paola Saia e come sei stata coinvolta professionalmente nella realizzazione della sessione fotografica Romantic Fall preso l’atelier di Isabella Flower Design ? 

Nel ormai lontano 2013 mi sono iscritta al corso intensivo di trucco presso NOLab Academy a Milano, che ha rappresentato il mio primo approccio concreto nel percorso di formazione continua come make up artist. Una delle mie compagne di corso e’ stata proprio Paola Saia, la fondatrice di Pois Gras. Nasce così non solo una grande amicizia, ma anche una collaborazione continuativa per servizi come addii al nubilato (workshop trucco e acconciatura vintage), corsi di stile e di trucco, shooting fotografici, eventi per privati o aziende. Il progetto “Romantic Fall” nasce da un’esigenza di promuovere l’arte in un momento estremamente difficile sia a livello lavorativo che sociale. Le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in una maniera fluida e lineare, dando vita cosi a degli scatti particolari e intensi.

Ogni progetto parte dall’obiettivo finale e dai passi da compiere per realizzarlo. Per la realizzazione dei tre look ho creato un beauty moodboard con idee di make up e acconciatura, proponendolo poi a Paola e Isabella. Il lavoro dietro le quinte è stato notevole, grazie alla comunicazione e all’intesa create siamo riuscite a portare a termine un lavoro di qualità, curato nei minimi dettagli.

Chi é Paola Saia ?

La somma delle mie passioni, dei miei continui studi e delle tante idee che sperimento sul campo definiscono chi sono: una ricercatrice del bello.

Qual’é la tua visione dell’arte, della moda e della comunicazione ?

Sono nata a Torino nel 1978, in una famiglia di artisti, musicisti e sarte.

L’arte, in tutte le sue forme, l’ho sempre respirata sin da piccola e forse è per questo che la vivo in tutto ciò che faccio. Ho studiato storia dell’arte e mi sono diplomata al DAMS come progettista multimediale, da lì la ricerca della mia arte che è sfociata nella fotografia.

Ho una visione molto personale, fortemente legata alle epoche passata dalla pittura, alla storia del costume, ma combinata con i mezzi di comunicazione contemporanei, potrei definirmi una promotrice del mix and match, mescolo l’antico al contemporaneo.

Come sono nati gli scatti fotografici da te realizzati Romantic Fall?

“La bellezza salverà il mondo”. Qualche volta penso a come alcuni concetti trasmessi dall’arte precedente al nostro tempo siano intramontabili e sempre attuali.

In questo periodo buio, ho sentito di avere bisogno di creare qualcosa di bello, ed alla prima occasione, ho coinvolto un gruppo eccezionale di donne, che mi ha aiutata a realizzare ciò che avevo in mente.

Romantic Fall è un tributo ai fiori autunnali, con toni ottocenteschi e tessuti preziosi, un modo per condividere un progetto fuori dal tempo, per guardare avanti ed astrarsi per un momento da questo strano periodo. 

Felice di aver collaborato con voi

Paola Fiorido

Leggi Ancora
Foto del GiornoFotografia

Ibrahim, dalla Collezione “My Voice” di Raimondo Rossi

Raimondo Rossi

La collezione di ritratti, intitolata “My Voice”, di Raimondo Rossi

vuole mostrare ancora una volta, attraverso i volti e gli sguardi di questi ragazzi, quanto sia necessario continuare a ripetere e ricordare frequentemente la profonda dignità ed eleganza delle persone di origine africana, che sono spesso discriminati.

Qui, ovviamente, le persone con radici africane sono prese come esempio per qualsiasi forma di ingiustizia.
Modello: Ibrahim.

Leggi Ancora
1 2 3
Page 1 of 3