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Ludmilla Voronkina: Dalle Passerelle all’Arte

​Ludmilla Voronkina Bozzetti non è solo una top model internazionale, ma una vera e propria musa contemporanea che ha saputo trasformare la moda in un linguaggio artistico.

Nata a Sochi, sulla riva russa del Mar Nero, ha iniziato a calcare le passerelle a soli 13 anni, viaggiando tra Parigi, Tokyo e Milano, città che oggi chiama “casa” da oltre tredici anni.
​Un’Icona di Eleganza e Impegno
​Sposata con l’imprenditore milanese Giovanni Bozzetti, Ludmilla è una figura centrale del jet set italiano.
La sua carriera è un mosaico di successi: dopo aver sfilato per i giganti del lusso come Armani, Dolce & Gabbana e Roberto Cavalli, ha scelto di dedicarsi a progetti fotografici d’autore che raccontano storie profonde.


​La sua capacità di bucare l’obiettivo l’ha resa la protagonista di mostre ed eventi di respiro internazionale:
​Il sodalizio con Max Vadukul: Nel progetto “Through Her Eyes – Timeless Strength”, Ludmilla si spoglia dei panni della modella tradizionale per interpretare la forza delle donne attraverso 40 ritratti in bianco e nero.


Un viaggio che intreccia la sua storia personale con le radici della sua terra d’origine.
​Omaggio all’Italia: Con la recente iniziativa “Italia di Moda”, scattata da Andrea Varani, ha celebrato la bellezza delle 20 regioni italiane. Un racconto visivo che unisce l’alta moda ai paesaggi più suggestivi del Bel Paese.


​Oltre la Bellezza: Il Cuore e la Ricerca
​Ludmilla è anche un’attiva sostenitrice della solidarietà.
Collabora strettamente con la Fondazione Umberto Veronesi, mettendo spesso all’asta le sue opere fotografiche per finanziare la ricerca scientifica contro i tumori femminili, dimostrando che l’estetica può essere un potente veicolo di sensibilizzazione.

Ludmilla Voronkina: From Catwalk to Art

​Ludmilla Voronkina Bozzetti is not just an international supermodel, but a true contemporary muse who has transformed fashion into an artistic language. Born in Sochi, on the Russian shores of the Black Sea, she began walking the runways at just 13 years old, traveling between Paris, Tokyo, and Milan, the city she has now called home for over thirteen years.
​An Icon of Elegance and Commitment
​Married to Milanese entrepreneur Giovanni Bozzetti, Ludmilla is a central figure in the Italian jet set.
Her career is a mosaic of successes: after walking for luxury giants such as Armani, Dolce & Gabbana, and Roberto Cavalli, she chose to dedicate herself to auteur photography projects that tell profound stories.

​Her ability to shine through the lens has made her the focus of international exhibitions and events:
​The partnership with Max Vadukul: In the project “Through Her Eyes – Timeless Strength,” Ludmilla sheds her traditional modeling cloak to portray the strength of women through 40 black-and-white portraits.

A journey that intertwines her personal story with the roots of her homeland.
​Homage to Italy: With the recent “Italia di Moda” initiative, photographed by Andrea Varani, she celebrated the beauty of Italy’s 20 regions. A visual narrative that combines high fashion with the most evocative landscapes of the Bel Paese.
​Beyond Beauty: The Heart and Research
​Ludmilla is also an active supporter of solidarity.

She collaborates closely with the Umberto Veronesi Foundation, frequently auctioning her photographic works to fund scientific research into women’s cancers, demonstrating that aesthetics can be a powerful vehicle for raising awareness.


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Nasir Khan: un volto dietro l’obbiettivo.

Nasir Khan rappresenta l’evoluzione perfetta di chi ha vissuto la bellezza davanti all’obiettivo e ha poi scelto di dominarla da dietro la lente.

La sua transizione da modello professionista a fotografo lifestyle non è stata solo un cambio di carriera, ma un’estensione naturale della sua sensibilità estetica.

​L’occhio di chi conosce la scena avendo calcato passerelle e set fotografici, Nasir possiede un vantaggio raro: la consapevolezza dello spazio.

Sa esattamente cosa prova un soggetto davanti alla fotocamera, riuscendo a guidare i modelli con un’empatia che trasforma una semplice posa in un momento autentico.

​Il lavoro di Nasir Khan si muove costantemente tra tre pilastri fondamentali:
​Volti : La sua ritrattistica è intima.

Non si limita a catturare i lineamenti, ma cerca l’emozione pura. La sua esperienza nella moda traspare nel modo in cui scolpisce i visi con la luce.
​Corpi : C’è una fisicità scultorea nei suoi scatti. Il corpo umano è trattato come un elemento architettonico, dove muscoli, curve e pelle diventano paesaggi da esplorare.
​Skyline : Le città sono i suoi secondi soggetti.
Il caos ordinato delle metropoli.
Le sue skyline non sono mai fredde cartoline, ma scenari vivi che interagiscono con l’osservatore.


​A differenza della fotografia di moda pura, spesso rigida e artificiosa, il lifestyle di Nasir è dinamico.
Le sue foto sembrano frammenti di una vita vissuta.
​”La sua fotografia è un dialogo costante tra la perfezione estetica della moda e l’imprevedibilità della vita quotidiana.”

Le sue composizioni sono pulite, moderne e cariche di una tensione narrativa che invita chi guarda a chiedersi cosa sia successo un istante prima e cosa accadrà un istante dopo lo scatto

Nasir Khan: a face behind the camera

Nasir Khan represents the perfect evolution of someone who experienced beauty in front of the lens and then chose to master it behind it. His transition from professional model to lifestyle photographer was not just a career change, but a natural extension of his aesthetic sensibility.

​The eye of someone who knows the scene
​Having walked the runways and been on photo shoots, Nasir possesses a rare advantage: spatial awareness.

He knows exactly what a subject feels in front of the camera, guiding models with an empathy that transforms a simple pose into an authentic moment.

​Nasir Khan’s work constantly moves between three fundamental pillars:
​Faces: His portraiture is intimate. He doesn’t simply capture features, but seeks pure emotion. His fashion experience shines through in the way he sculpts faces with light.

Bodies: There’s a sculptural physicality in his shots. The human body is treated like an architectural element, where muscles, curves, and skin become landscapes to explore.
Skylines: Cities are his second subjects.
The ordered chaos of metropolises.
His skylines are never cold postcards, but living scenarios that interact with the viewer.

Unlike pure fashion photography, often rigid and artificial, Nasir’s lifestyle is dynamic.
His photos seem like fragments of a life lived.
“His photography is a constant dialogue between the aesthetic perfection of fashion and the unpredictability of everyday life.”

His compositions are clean, modern, and charged with a narrative tension that invites the viewer to question what happened a moment before and what will happen a moment after the shot


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Fotografia

Leonard Regazzo, la creatività dietro all’obbiettivo.

Leonard Regazzo

Oggi chiunque si sente un pò fotografo, i telefonini di ultima generazione ti permettono scatti decisamente interessanti, ma essere un fotografo è molto altro, e non si limita a realizzare una bella foto, dietro ad uno scatto c’è tutto un mondo.

Conosciamo meglio Leonard Regazzo, lasciando a lui il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostre domande:

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

Il mio primo contatto con questa meravigliosa scoperta tecnologica del 1826, è stato alla tenera eta di 4 anni quando ho colpito la fronte di mio padre con una macchina fotografica. 

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione? 

Dopo capito come funziona la macchina fotografica analogica trovata in casa, da 12 anni ho iniziato a livello amatoriale sperimentando molto con la Pellicola per fotografare cosa mi circondava perché, tutto era bello e meraviglioso, diventando così uno Street Photographer effettuando reportage durante i miei viaggi tra Italia est europa Germania Spagna Francia America e sud Corea.

Esponendo in gallerie pubbliche e private, di chi mi chiedeva in modo interdetto COSA STAI FACENDO!

A livello professionale, con grandi sforzi quanto fosse importante la parte fiscale e burocratica di questo mestiere a 19 anni.

Il  tuo primo scatto?

Un germano reale, in uno stagno a Trieste.

Quando hai scelto cosa ritrarre e perchè ?

All’età di 16 anni mi sono concentrato sul Paesaggio. Grazie ai miei studi Artistici, ho poi imparato l’arte dell’attesa che ad oggi è una delle mie virtù. Contestualizzare il soggetto in un paesaggio o il paesaggio stesso diventò la mia passione.

Tanta ricerca e soprattutto curiosità nel scoprire cosa si può vedere oltre.

Durante il mio Master di Media presso l’Università di scienze applicate a Berlino, io e un pugno di menti brillanti abbiamo risolto e risposto ad un grande quesito Cosa c’è al di là dell’occlusione visiva.

La tecnologia oggi è e sarà per sempre, la ricerca dei nostri limiti.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ? 

Il mio primo bacio, avrei voluto avere una macchina fotografica per immortalare quel momento così da ridere assieme a voi. Le guardo le labbra, chiudo gli occhi e con le orecchie sento un suono molto inquietante, il ramo dove stavamo seduti cede e Cadiamo rovinosamente giù da una collina.

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Nicolae Ceaușescu, durante una cena tra affiatati gli chiederei cosa hanno scoperto i suoi scienziati nel punto più profondo del Mar Nero.

Gesù, durante ad una sua dimostrazione miracolosa, gli chiederei “Che cosa è la luce?”

Mio padre gli chiederei. Perché?

Einstein, durante una bevuta gli chiederei in modo molto cortese di legarmi i lacci delle scarpe.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è un investimento di energie legato all’interesse che si ha per ottenere risposte, notorietà e presenza nei media.

Risposta che ho appreso durante gli anni di università presso la Nuova accademia di Belle arti di Milano.

Per me la comunicazione è la strada della redenzione, essendo impossibile non comunicare ho dedotto a mie spese che l’indifferenza è ad oggi la strada più semplice.

L’invisibile si cela nella pigrizia del superfluo.

La comunicazione ci permette di crescere e rendere possibile l’evoluzione collettiva.

Che differenza c’è, nella percezione della fotografia , tra Italia e estero?

É impossibile fotografare la stessa cosa due volte.

Di conseguenza, la percezione della fotografia nel mondo è la medesima che si ha ogni singolo giorno delle nostre vite… meraviglia, stupore, ribrezzo. Citando Ralph Waldo Emerson “L’occhio è il migliore degli artisti.” 

Quindi che le nostre emozioni sono da sempre uniche, il nostro senso della vista è sempre stato primario. Credo in quello che vedo e vivo. La percezione della fotografia è la stessa in tutte le lingue del mondo. 

Cos’è per te la fotografia ? 

La fotografia è il linguaggio universale per esprimere quello in cui credono le persone. Per me questo linguaggio è un dono che il passato mi ha dato, e che mi permette è di svegliarmi e godere di quello che il destino mi pone davanti.

Per proporre fotografia bisogna averle studiate? 

Eh beh si. La prima missione che un Fotografo ha, è quella di descrivere una visione solipsista, personale e soprattutto legata fortemente alla cultura personale. In modo oggettivo il fotografo Professionista oppure Amatore ha una responsabilità pura ed incondizionata, ovvero quella di Tradurre per le generazioni future il Messaggio visivo del presente.

Cosa pensi delle gallerie che propongono fotografia? 

Penso che siano degli scrigni di interessi di appartenenza, in grado di veicolare in maniera filtrata il gusto che in quello specifico momento o periodo storico predilige nella società.

Che rapporto hai con i curatori? 

Il mio rapporto con i curatori è molto intenso e piacevole perché loro a differenza mia hanno cura di quella parte di pubblico che preferisce la grafica minimale, ovvero le lettere o le storie scritte, o chi purtroppo non è in grado di vedere dovuto ad Handicap.

La loro missione è quella di presentare l’impresentabile, e polarizzare la complessità visiva a parole scritte o verbali. 

Grazie Leonard per il tempo a noi dedicato

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Fotografia

Daniil Topol, una passione chiamata obbiettivo.

Daniil Topol

Giovane talentuoso fotografo nato in Ucraina , ma ormai Lombardo di adozione ha da sempre un rapporto speciale con la macchina fotografica e non solo..

Per lui la fotografia ha il compito di raccontare….un luogo, un oggetto, un volto un anima…

Conosciamo meglio Daniil Topol

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

Il mio primo contatto con la fotografia è stato quando avevo 7 o 8 anni, i miei genitori mi comprarono la mia prima macchina fotografica: una Rollei Sportsline 60. 

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

L’ho capito quando ho iniziato a comprendere che la qualità delle mie fotografie mi permette di chiedere qualcosa in cambio

Tecnica o creatività?

Senza alcun dubbio la creatività, però è importante evidenziare che è la possibilità di esprimere questa creatività è direttamente proporzionale alle abilità tecniche del fotografo.

Il  tuo primo scatto?

È difficile ricordare il mio primo scatto in assoluto, ricordo però il primo del quale ero pienamente soddisfatto: avevo fotografato della frutta e della verdura che cresceva in giardino dopo averla bagnata per mostrare al meglio la loro freschezza.

Quando hai scelto cosa ritrarre e perchè ?

Ho scelto cosa ritrarre quando ho iniziato a lavorare professionalmente, io, come credo la maggior parte dei  fotografi, ho dovuto scegliere una delle molte categorie di fotografie, nel mio caso la fotografia di cibo e di prodotti. fuori dal mondo professionale preferisco però fotografare natura e paesaggi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Rimanendo in ambito fotografico un aneddoto che ricordo con sorriso è quando, sul tetto del Duomo di Milano stavo fotografando la skyline della città e con la coda dell’occhio ho notato una fotografa che da una sezione sottostante stava fotografando me, io istintivamente ho puntato la mia macchina fotografica verso di lei ho scattato, ciò che mi fa sorridere è il sorriso della signora. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Probabilmente parlerei con Leonardo da Vinci, gli chiederei come si sarebbe immaginato la vita del futuro (il nostro presente), probabilmente rimarrebbe deluso in quanto in confronto alle idee che aveva nel lontano sedicesimo secolo, che erano talmente futuristiche che secondo me le sue aspettative sarebbero state molto più grandi, l’unica cosa che a parer mio mio lo sorprenderebbe è il progresso in campo digitale, una scienza all’epoca completamente non solo inesistente ma completamente inimmaginabile.

Quanto conta la comunicazione ?

Secondo me la comunicazione è fondamentale, soprattutto in campo  fotografico: è estremamente importante capire le richieste e le idee del cliente e a volte è importante riuscire a comunicargli le proprie in modo tale da creare un prodotto finale che rispetti non solo le sue richieste ma anche degli standard e dei criteri professionali.

Che differenza c’è, nella percezione della fotografia , tra Italia e estero?

La differenza fra la percezione italiana e estera secondo me è minima ma comunque esistente: all’estero le piccole imprese prestano molta più attenzione alla loro immagine, quindi anche alle fotografie dei loro siti e dei loro social, all’estero spesso anche dei bar in piccoli paesini hanno siti e social quasi paragonabili a quelli di ristoranti stellati in Italia.

Cos’è per te la fotografia ?

Per me la fotografia è una passione che fortunatamente riesce anche ad essere una fonte di guadagno.

Per proporre  fotografia bisogna averle studiate?

Non per forza, però delle fotografie proposte da qualcuno che ha studiato questo mestiere sono nella maggior parte dei casi di un livello nettamente superiore.

Questo però fino ad un certo punto: Secondo me andare all’università per studiare fotografia è quasi inutile, dopo aver acquisito delle capacità capacità tecniche minime la cosa più importante è guardare fotografie di fotografi importanti per cercare di capire cosa rende le loro fotografie degne di nota, aiuta molto anche studiare arte in generale: guardando opere di scultori e soprattutto pittori prestando particolare attenzione a come la composizione e l’uso dei colori aiuta a esprimere il messaggio dell’artista si impara ad usare gli stessi principi anche in fotografia.

Grazie per il tempo a noi dedicato Daniil

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Fotografia

La creatività di Giulio Gennari, un ponte tra fotografia e arte.

Giulio Gennari

Il mondo della fotografia e quello dell’arte si intrecciano sempre più spesso.

La creatività di Giulio Gennari crea un ponte tra i due universi.

Oggi scopriamo da dove nasce la sua passione per la fotografia, lasciando a lui il piacere di raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande.

Il tuo primo contatto con la fotografia ? 

Il mio primo contatto con la fotografia ha avuto luogo quando ero solo un bambino ed è stato quando trovai all’interno di un vecchio comò una fotografia in bianco e nero dei miei nonni

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Ho capito che la fotografia oltre ad essere la mia passione sarebbe stata anche la mia professione nel momento in cui ogni foto raccoglieva consensi e spettatori

Il  tuo primo scatto?

Il mio primo scatto fu a scuola con una grande emozione attraverso una scatola e il foro steropeico

Quando hai scelto cosa ritrarre e perchè ?

La scelta di ritrarre qualcosa avviene attraverso la cultura, la storia e le emozioni di ognuno di noi. il perché? il brivido di non poter fare a meno di scattare

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Le tante foto fatte per gli altri studenti che non avevano la mia passione

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Se potessi incontrare qualcuno del passato vorrei che fosse il mio professore di artistica e gli chiederei come e quando aveva capito che la mia passione avrebbe cambiato il mio futuro

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è fondamentale soprattutto la BUONA comunicazione 

Che differenza c’è, nella percezione della fotografia , tra Italia e estero?

La percezione della fotografia è sempre soggettiva ed ha sicuramente un collocamento diverso non solo tra Italia e estero ma anche dal periodo storico che si attraversa

Cos’è per te la fotografia ?

La fotografia per me è un mezzo di espressione che ho trasformato in arte ispirato dalla Luce di Picasso, utilizzando disegni con le luci ed interventi di tecnica mista con le quali realizzo opere e sculture

Per proporre  fotografia bisogna averle studiate?

Studiare la fotografia è necessario come studiare storia dell’arte prima di relazionarsi a mondi così affascinanti

Cosa pensi delle gallerie che propongono fotografia?

Le gallerie hanno un grosso ruolo che è quello di proporre arte di qualsiasi genere

Che rapporto hai con i curatori?

Con i curatori mantengo sempre un buon rapporto in quanto sono loro che hanno la chiave di volta tra l’artista, la società e la contemporaneità

Grazie per la piacevole chiacchierata

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EventiFotografia

Massa: 3 Dicembre, Il fotografo Giovanni Giannarelli ha presentato l’edizione 2023 del calendario ufficiale del capoluogo apuano.

Giovanni Giannarelli

Gli almanacchi fotografici che Giannarelli realizza e dedica alla sua città con passione e competenza da circa dieci anni, segnano ovviamente il tempo che scandisce l’intero anno solare.

Tuttavia, gli scatti selezionati per ciascuno dei mesi dell’anno, sembrano cristallizzare la transitorietà stagionale in un quid che appare immobile, paradossalmente atemporale, quasi archetipico di junghiana memoria.

In altri termini, gli scatti di Giannarelli restituiscono il riflesso dello spirito eterno ed universale di ciascuno degli scorci paesaggistici apuani assunti attraverso l’obiettivo fotografico rigorosamente analogico : le sensazioni che ciascuno percepisce nell’osservare quelle immagini, sono le stesse che proverebbe chiunque, abbia vissuto, viva ancora o abbia semplicemente visitato anche con il cuore, Massa, città di primo piano per storia e cultura della Riviera apuana. 

Sono un Fotografo professionista e Giornalista Pubblicista.
Non ho mai abbandonato la fotografia analogica che continuo ad affiancare a quella digitale.
Fotografia d’arte, Paesaggio, Ritratto e Pubblicitaria.
Dal 2015 curo la pubblicazione dei calendari di Massa, la mia città, dove vivo e lavoro.
Da sempre la fotografia per passione.

G.G..

Servizio e video a cura di Giuseppe Joh Capozzolo

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Fotografia

Alessandra Trevisan: il potere della fotografia.

Alessandra Trevisan

Quando ero giovanissima avevo mille complessi, mia mamma può testimoniare.

Non mettevo sandali perché non mi piacevano i miei piedi, non mi piaceva il mio naso, in tanti mi chiedevano se ero anoressica perché molto magra (io rispondevo: ma guarda che mangio, non scherzare sull’anoressia, coglione!), ho fatto 5 anni su un treno dove appena scendevo, essendo l’unica a scendere nel mio paese, i ragazzi mi urlavano dietro cose nonostante io non mi sia mai vestita in maniera provocante e non fossi mai appariscente…posso continuare ma mi fermo, era solo per farvi capire meglio, ce ne sono voluti un sacco di anni per capire che in fondo i miei piedi non avevano niente di strano, che coi sandali si stava meglio e che una maglia più scollata la potevo anche mettere.

Premessa:

Da quando ero bimba ho sempre avuto questa attrazione per la fotografia, mia mamma sbuffava perché doveva far sviluppare rullini in continuazione( fotografavo anche i sassi)

Non mi sono mai lasciata fotografare lo può testimoniare Antonio che mi ha “corteggiata fotograficamente” con infinita pazienza per 10 anni.

Fino a quando un bel giorno provai a farmi degli autoscatti.

Studiai la luce giusta per me, la posa, il come mettere la fotocamera senza spiaccicarla a terra e scattai. Scattai infinite foto che verranno poi successivamente cestinate. Tutte.

Però non ho mollato, avevo capito che era una buona strada, che la fotografia sarebbe stata la mia migliore TERAPIA, per accettarmi, per piacermi e per vedermi sotto una nuova luce ,in tutti i sensi.

E sapete una cosa? Ce l’ho fatta! Con qualche strategia ovvio, perché ci sono delle cose di me che non mi piacciono ancora ma ho capito come mimetizzarle.

Da poco ho iniziato ad accettare di lasciarmi fotografare da qualche amico come Antonio Turina e Luca Di Noia ad esempio (oddio! Tutti uomini???

Vi svelo un segreto: chi ama far foto non lo fa per vedere un paio di tette, è mosso da passione, non dal sesso)

Ma questo pippone alla fine a cosa serve?

Se sei una persona ottusa non serve a niente, hai perso tempo, torna a fare quello che stavi facendo.

In caso contrario serve a dare coraggio alle persone che una strada buona c’è di sicuro, per tutti, se volete provare quella della fotografia io ve la consiglio tantissimo e vi posso aiutare.

Serve poi a far capire ai più furbi che giudicare non serve a niente, fa male all’altra persona e rode il vostro fegato. Immagino già la frase se mi vedete in una foto diversa da quelle che si possono fare davanti alla torre di Pisa a dire: ah, guardala, ha pure due figli fa anche l’esibizionista.

Ora sapete un pezzo della mia storia, dobbiamo continuare?

Se volete esser fotografati da me ora sapete una cosa in più.

❤️Grazie a chi mi ha letta tutta❤️

Alessandra Trevisan

Instagram

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“Due anni con Fatima: da giovane donna a madre” di Raimondo Rossi.

Due anni con Fatima: da giovane donna a madre

Il fotografo ha concluso la stesura del suo terzo libro fotografico, che dopo le prime due opere, “Dalla collezione su Vogue 2017-2020: un percorso per far crescere il fotografo dentro di noi” e “Non la penso come te: fotografia di inclusività e diversità”, completa il trittico di collezioni iniziato lo scorso anno.



“La terza opera dell’acclamato artista Raimondo Rossi, alias Ray Morrison, è un affascinante viaggio, fotografico e non solo, nelle emozioni della modella Fatima, giovane donna e madre.

Un viaggio che parla a tutti noi, e che ci conduce all’incontro con momenti toccanti che caratterizzano giovinezza, gravidanza e maternità.

Allo stesso tempo, la collezione porta a riscoprire un legame indissolubile con i nostri genitori, a volte non del tutto compreso.
Due anni con Fatima” (“Two Years with Fatima”) è anche un inno alla libertà, alla libertà di vivere la propria giovinezza e alla libertà di scegliere di diventare madre.

Le fotografie, molte delle quali selezionate e pubblicate da Vogue.com nella speciale pagina dedicata al “Best Photos Worldwide”, sono accomunate da un filo di forza e delicatezza, tipico di questo autore.”

(Paola Pucci, Journalist, Roma)


Raimondo Rossi ha iniziato la sua carriera 2015, come fotografo per i backstage delle sfilate di moda, e, per i suoi particolari look, dal classico al moderno, ha attirato negli anni l’attenzione delle riviste più importanti, quali Vogue, GQ, il New York Times e WWD, che lo hanno spesse volte selezionato e pubblicato fra gli uomini più eleganti delle settimane della moda.

Si è affermato anche a livello internazionale, sia nel campo della fotografia, dove è stato riconosciuto sia da Vogue che da Rolling Stone, che nel campo del Men’s style.


Per questo motivo lo scorso anno è stato scelto dalla rivista americana Compulsive, basata a Manhattan New York, come uomo di copertina per rappresentare lo stile e l’arte italiana.

È stato l’unico uomo italiano, insieme a Michele Morone, ad apparire nel 2020 nel 2021 nelle copertine di riviste in edicola in tutti gli Stati americani.

Raimondo, nonostante i riconoscimenti per l’eleganza, ha continuato e continua il suo lavoro di fotografo, che negli anni si è spostato dalla tipica fotografia di moda a una fotografia più intima e particolare, molto permeata di emozioni, che si concentra ora sulla ritrattistica e sulle storie dei dietro le quinte. Rolling Stone Italia lo ha riconosciuto come uno dei autori più originali in tutto il settore della fotografia di moda. I suoi libri fotografici sono ora listati in alcune delle librerie più importanti a livello internazionale, quali Barnes & Noble in USA e Libreria Universitaria in Italia.


Raimondo ha diretto anche due cortometraggi, “Le note della Moda” e “Vestimi” (vedi IMDB), che sono stati ora inseriti, insieme a sue fotografie, nel programma dell’Andrew College negli Stati Uniti, e all’università La Sapienza di Roma è stato intervistato per delle tesine in arte. Ha ricoperto il ruolo di giudice nel Festival Europeo FF, Fashion e Fotografia. 

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AttualitàFotografia

Colombo Francesconi e l’immancabile macchina al collo, quando le foto raccontavano le vacanze.

Colombo Francesconi

Ospite di “Bussola Incontra”, diretta da franca Dini, Colombo Francesconi, è stato il decano dei fotoreporter versiliesi. Davanti al suo obiettivo sono passati tutti i personaggi della “Versilia ruggente“.

È un’istituzione: ha cominciato a scattare fotografie nei luoghi frequentati dal bel mondo fin da ragazzo e da allora, gli anni del Dopoguerra, non si è mai fermato. Ancora oggi lo si incontra con la macchina fotografica al collo, l’immancabile completo bianco che passeggia in cerca di momenti e volti da catturare lungo la spiaggia o in passeggiata.

A 91 anni l’entusiasmo non lo ha perso, ancora desideroso di scoprire qualcosa dopo una vita con l’occhio incollato al mirino della sua Leica o della Reflex, da testimone attento della mondanità versiliese e protagonista da sempre sulla scena della Bussola.

Mai uno scatto rubato però, tiene a precisare, i suoi sono sempre stati alla luce del sole; semmai qualcuno una volta rubò un suo scatto, per venderlo a Stop, regalando al pubblico un paio di belle gambe a sua insaputa. Colombo ha saputo unire la curiosità alla discrezione e non ha mai sentito la fatica. La fotografia fino a un decennio fa conservava il sapore artigianale dello scatto, che poteva risultare sbagliato troppo tardi, dello sviluppo.

Nel corso della conversazione, condotta da Adolfo Lippi e accompagnata da momenti musicali dal vivo curati da Gianluca Galluccio, ha confessato di aver corso tanto, come un pomeriggio che sulla passeggiata di Viareggio, scalzo per essere più veloce, faceva avanti e indietro tra uno stabilimento balneare e il negozio di stampa fotografica.

Quella volta consumò in poche ore 20 rullini ma non era capace di toglierli dalla macchina fotografica o non voleva rischiare e così corse una sorta di staffetta. A Viareggio l’inizio fu con i calciatori e poi la Famiglia Moratti.

Tra i primi scatti anche le sorelle Milo insieme alla mamma della più celebre Sandra che era la proprietaria del Kursal, oggi Maestoso. Colombo resta uno dei testimoni più informati, chiaramente, della Bussola degli anni d’oro, locale lanciato in orbita da Sergio Bernardini nel lontano 1955.

“Uno dei big più affezionati alla Bussola – ci ha raccontato – era il presidente dell’Inter, Angelo Moratti.

Qui a Focette venivano anche i giocatori mitici di quel periodo, come Nyers, Lorenzi, Skoglund. In tempi più recenti Vittorio Gassman che alla Bussola è sempre stato di casa, aveva la tenda allo stabilimento balneare annesso al locale. In origine veniva a vedere gli spettacoli come cliente, poi salì sul palcoscenico, per fare il Mattatore. Il poeta Eugenio Montale stava in giardino, all’ombra di un albero.

Poi gli industriali: Lebole, Felicino Riva, i Benelli, i Pontello. I nobili toscani come i conti De Micheli, ma anche i patrizi romani. Insomma, sono passati tutti di qui.

E io naturalmente li ho fotografati”. Gli aneddoti e i ricordi sono tantissimi e Colombo sorride, ride, quasi mai sarcastico, senza indugiare sui pettegolezzi, preferisce richiamare gli aspetti positivi delle persone.

Anche questo dice molto di lui, come parlando del marito di una famosa attrice che sposò pensando a un uomo ricco per poi restarne deluso. Colombo nell’entusiasmo del racconto dice ‘un signore ricchissimo’, poi si corregge dicendo ‘che lei credeva ricchissimo, infatti lo lasciò…’, e aggiunge ‘ma un grande signore’. I ricordi, forse più amati dal pubblico, sono quelli della Capannina di Franceschi che la voleva locale ‘nobile’ e della rivale Bussola dove erano di casa Fred Bongusto, Renato Carosone che all’inizio aveva tentennato nell’accettare l’invito a Marina di Pietrasanta, quando poi gli fu offerto un compenso doppio di quello che percepiva a Roma; e naturalmente la grande Mina.

I miei ricordi personali di Colombo, da ragazzina, sono legati alla spiaggia e alle sue foto ai villeggianti, che raccontano un’estate che non c’è più, lunga, che si prolungava fino a fine settembre, la villeggiatura immortalata soprattutto dalle foto ricordo. Allora certi episodi, incontri, il brio delle serate pareva più reale nelle foto che dal vero.

A cura di Ilaria Guidantoni

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AttualitàFotografiaspettacolo

Fotografia: Fabrizio Nizza e la tradizione continua…

Fabrizio Nizza

Suo Padre è stato uno dei primi fotografi capaci di raccontare la Versilia degli anni 60, inevitabile che Fabrizio seguisse le sue orme, ma a differenza di sua sorella Paola, anche lei fotografa, che da subito è entrata nella parte gestionale ed organizzativa dell’attività di famiglia, Fabrizio partì proprio , come vuole la tradizione, da “ragazzo di bottega”.

Inevitabile per raccontare la passione per la fotografia di Fabrizio, fare un breve focus su chi gliela ha trasmessa: Raffaele Nizza, scomparso il 24 giugno 2020.

Raffaele non era un semplice fotografo, ma la memoria storica della Versilia.

Una persona vera e umile, prima ancora di essere un personaggio  che amava la gente ed era amato dalla gente, che ha saputo trasferire queste sue caratteristiche anche ai figli.

Salito da Marsala per amore, non è più tornato nella sua amata Sicilia.

E’ stato un testimone di un periodo unico, irripetibile, che lui ha vissuto con entusiasmo e con la passione di chi ama il suo lavoro.

Era la Versilia del boom economico, degli anni ruggenti, della gioia di vivere.

In realtà alla fine degli anni 50 erano i Ronchi, con Oliviero ad essere al centro dell’attenzione mediatica, Forte dei Marmi è arrivata più tardi.

Raffaele, come Fabrizio, che fin dall’adolescenza ha assorbito dal padre ogni dettaglio della sua vita professionale, come una spugna, era sempre pronto a immortalare tutto e tutti.

Che fossero i bambini sulla battigia, le bellezze al bagno o personaggi del jet set poco importava, per lui un fotografo ha la missione di raccontare quello che lo circonda e questo è il mood dal quale partiamo per raccontare Fabrizio Nizza, degno erede della professionalità del padre.

Uno dei più celebri scatti della Capannina di Fabrizio Nizza

Oggi Fabrizio è un punto di riferimento per la Versilia quando parliamo di fotografi, la tecnica sicuramente non manca, ma le caratteristiche che lo rendono uniche sono proprio quelle ereditate dal padre, umiltà in primis, ma soprattutto essere sempre nel momento giusto al posto giusto.

Non ama il foto-ritocco, ogni suo scatto non viene lavorato in post produzione, è il racconto di un’istante e come tale deve rimanere.

La sua capacità di prevedere e vedere cosa fotografare , trasforma ogni suo servizio in una narrazione precisa di quanto è accaduto, personaggi, luoghi, dettagli, nulla è lasciato al caso, e se la situazione non si crea, senza timore Fabrizio la crea, ma senza fingere, suggerisce sotto voce dove , come e perché quello scatto è importante farlo…

Fotografo ufficiale di molti locali storici della Versilia, come ha sempre sostenuto suo Padre, non si tira mai indietro, per lui il compito di un fotografo è riportare attraverso le immagini, le emozioni.

Ricorda con il sorriso una sorta di rivincita nei confronti dei reali del Belgio, che negli anni 60 fotografati dal padre , lo spinsero in acqua , 40 anni dopo Fabrizio ha fotografato nuovamente il Re del Belgio in atteggiamenti non “reali” per Novella 2000.

Un altro aneddoto buffo che ha raccontato Fabrizio è legato alla sua presenza nella camera oscura, aveva 16 anni e per la prima volta fumava le sigarette al mentolo , grazie alla collaborazione del Padre con una nota azienda produttrice…Beh era talmente concentrato nel gustarsi questa nuova e sconosciuta fragranza, che bruciò un pacco di carta per la stampa ( 18 x 24 FD4 ) , inutile dire che quella settimana, Raffaele non lo pagò…

Fabrizio, a differenza dei molti “fotografi” di oggi, prima di imparare a scattare ha imparato a sviluppare le foto del padre, dettaglio che racconta la passione per questo lavoro, che parte da ogni singolo gesto che porta al risultato finale, la fotografia.

Pur essendo stato chiamato diverse volte per andare a Sanremo, ha sempre scelto di non andarci, infatti

 Fabrizio definisce quella settimana frenetica, la fossa dei Leoni: la correttezza professionale in certe situazioni , lascia spazio ad egoismi personali, che poco hanno a che fare con il concetto di gruppo di lavoro, “ Uno scatto c’è per tutti amava” ripetere Raffaele Nizza, ma oggi qualcosa è cambiato, purtroppo…

Il rapporto che Fabrizio ha con persone e personaggi della Versilia, e testate importanti alle quali fornisce le foto, potrebbe permettergli di avere un atteggiamento meno amichevole e più impostato, ma ancora una volta la differenza la fa la sua intelligenza professionale, il suo innato talento nello scattare, la sua disponibilità e il suo sorriso.

Raffaele e Fabrizio , un tatuaggio è per sempre…

In un mondo in cui l’apparenza sembra regnare sovrana, Fabrizio e sua sorella Paola, nonostante la loro storia e il loro presente non amano mostrarsi e mostrare, ma la maggior parte delle foto che trovate sul web legate a locali storici della Versilia arrivano da loro scatti.. difficile sceglierne alcuni , facile invece chiudere questo articolo con una foto che racconta l’inizio della carriera di Fabrizio,,,

Oggi quando ad un evento trovi dietro all’’obbiettivo Fabrizio Nizza, hai la certezza che sia valsa la pena esserci…

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