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“Due anni con Fatima: da giovane donna a madre” di Raimondo Rossi.

Due anni con Fatima: da giovane donna a madre

Il fotografo ha concluso la stesura del suo terzo libro fotografico, che dopo le prime due opere, “Dalla collezione su Vogue 2017-2020: un percorso per far crescere il fotografo dentro di noi” e “Non la penso come te: fotografia di inclusività e diversità”, completa il trittico di collezioni iniziato lo scorso anno.



“La terza opera dell’acclamato artista Raimondo Rossi, alias Ray Morrison, è un affascinante viaggio, fotografico e non solo, nelle emozioni della modella Fatima, giovane donna e madre.

Un viaggio che parla a tutti noi, e che ci conduce all’incontro con momenti toccanti che caratterizzano giovinezza, gravidanza e maternità.

Allo stesso tempo, la collezione porta a riscoprire un legame indissolubile con i nostri genitori, a volte non del tutto compreso.
Due anni con Fatima” (“Two Years with Fatima”) è anche un inno alla libertà, alla libertà di vivere la propria giovinezza e alla libertà di scegliere di diventare madre.

Le fotografie, molte delle quali selezionate e pubblicate da Vogue.com nella speciale pagina dedicata al “Best Photos Worldwide”, sono accomunate da un filo di forza e delicatezza, tipico di questo autore.”

(Paola Pucci, Journalist, Roma)


Raimondo Rossi ha iniziato la sua carriera 2015, come fotografo per i backstage delle sfilate di moda, e, per i suoi particolari look, dal classico al moderno, ha attirato negli anni l’attenzione delle riviste più importanti, quali Vogue, GQ, il New York Times e WWD, che lo hanno spesse volte selezionato e pubblicato fra gli uomini più eleganti delle settimane della moda.

Si è affermato anche a livello internazionale, sia nel campo della fotografia, dove è stato riconosciuto sia da Vogue che da Rolling Stone, che nel campo del Men’s style.


Per questo motivo lo scorso anno è stato scelto dalla rivista americana Compulsive, basata a Manhattan New York, come uomo di copertina per rappresentare lo stile e l’arte italiana.

È stato l’unico uomo italiano, insieme a Michele Morone, ad apparire nel 2020 nel 2021 nelle copertine di riviste in edicola in tutti gli Stati americani.

Raimondo, nonostante i riconoscimenti per l’eleganza, ha continuato e continua il suo lavoro di fotografo, che negli anni si è spostato dalla tipica fotografia di moda a una fotografia più intima e particolare, molto permeata di emozioni, che si concentra ora sulla ritrattistica e sulle storie dei dietro le quinte. Rolling Stone Italia lo ha riconosciuto come uno dei autori più originali in tutto il settore della fotografia di moda. I suoi libri fotografici sono ora listati in alcune delle librerie più importanti a livello internazionale, quali Barnes & Noble in USA e Libreria Universitaria in Italia.


Raimondo ha diretto anche due cortometraggi, “Le note della Moda” e “Vestimi” (vedi IMDB), che sono stati ora inseriti, insieme a sue fotografie, nel programma dell’Andrew College negli Stati Uniti, e all’università La Sapienza di Roma è stato intervistato per delle tesine in arte. Ha ricoperto il ruolo di giudice nel Festival Europeo FF, Fashion e Fotografia. 

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Colombo Francesconi e l’immancabile macchina al collo, quando le foto raccontavano le vacanze.

Colombo Francesconi

Ospite di “Bussola Incontra”, diretta da franca Dini, Colombo Francesconi, è stato il decano dei fotoreporter versiliesi. Davanti al suo obiettivo sono passati tutti i personaggi della “Versilia ruggente“.

È un’istituzione: ha cominciato a scattare fotografie nei luoghi frequentati dal bel mondo fin da ragazzo e da allora, gli anni del Dopoguerra, non si è mai fermato. Ancora oggi lo si incontra con la macchina fotografica al collo, l’immancabile completo bianco che passeggia in cerca di momenti e volti da catturare lungo la spiaggia o in passeggiata.

A 91 anni l’entusiasmo non lo ha perso, ancora desideroso di scoprire qualcosa dopo una vita con l’occhio incollato al mirino della sua Leica o della Reflex, da testimone attento della mondanità versiliese e protagonista da sempre sulla scena della Bussola.

Mai uno scatto rubato però, tiene a precisare, i suoi sono sempre stati alla luce del sole; semmai qualcuno una volta rubò un suo scatto, per venderlo a Stop, regalando al pubblico un paio di belle gambe a sua insaputa. Colombo ha saputo unire la curiosità alla discrezione e non ha mai sentito la fatica. La fotografia fino a un decennio fa conservava il sapore artigianale dello scatto, che poteva risultare sbagliato troppo tardi, dello sviluppo.

Nel corso della conversazione, condotta da Adolfo Lippi e accompagnata da momenti musicali dal vivo curati da Gianluca Galluccio, ha confessato di aver corso tanto, come un pomeriggio che sulla passeggiata di Viareggio, scalzo per essere più veloce, faceva avanti e indietro tra uno stabilimento balneare e il negozio di stampa fotografica.

Quella volta consumò in poche ore 20 rullini ma non era capace di toglierli dalla macchina fotografica o non voleva rischiare e così corse una sorta di staffetta. A Viareggio l’inizio fu con i calciatori e poi la Famiglia Moratti.

Tra i primi scatti anche le sorelle Milo insieme alla mamma della più celebre Sandra che era la proprietaria del Kursal, oggi Maestoso. Colombo resta uno dei testimoni più informati, chiaramente, della Bussola degli anni d’oro, locale lanciato in orbita da Sergio Bernardini nel lontano 1955.

“Uno dei big più affezionati alla Bussola – ci ha raccontato – era il presidente dell’Inter, Angelo Moratti.

Qui a Focette venivano anche i giocatori mitici di quel periodo, come Nyers, Lorenzi, Skoglund. In tempi più recenti Vittorio Gassman che alla Bussola è sempre stato di casa, aveva la tenda allo stabilimento balneare annesso al locale. In origine veniva a vedere gli spettacoli come cliente, poi salì sul palcoscenico, per fare il Mattatore. Il poeta Eugenio Montale stava in giardino, all’ombra di un albero.

Poi gli industriali: Lebole, Felicino Riva, i Benelli, i Pontello. I nobili toscani come i conti De Micheli, ma anche i patrizi romani. Insomma, sono passati tutti di qui.

E io naturalmente li ho fotografati”. Gli aneddoti e i ricordi sono tantissimi e Colombo sorride, ride, quasi mai sarcastico, senza indugiare sui pettegolezzi, preferisce richiamare gli aspetti positivi delle persone.

Anche questo dice molto di lui, come parlando del marito di una famosa attrice che sposò pensando a un uomo ricco per poi restarne deluso. Colombo nell’entusiasmo del racconto dice ‘un signore ricchissimo’, poi si corregge dicendo ‘che lei credeva ricchissimo, infatti lo lasciò…’, e aggiunge ‘ma un grande signore’. I ricordi, forse più amati dal pubblico, sono quelli della Capannina di Franceschi che la voleva locale ‘nobile’ e della rivale Bussola dove erano di casa Fred Bongusto, Renato Carosone che all’inizio aveva tentennato nell’accettare l’invito a Marina di Pietrasanta, quando poi gli fu offerto un compenso doppio di quello che percepiva a Roma; e naturalmente la grande Mina.

I miei ricordi personali di Colombo, da ragazzina, sono legati alla spiaggia e alle sue foto ai villeggianti, che raccontano un’estate che non c’è più, lunga, che si prolungava fino a fine settembre, la villeggiatura immortalata soprattutto dalle foto ricordo. Allora certi episodi, incontri, il brio delle serate pareva più reale nelle foto che dal vero.

A cura di Ilaria Guidantoni

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Fotografia: Fabrizio Nizza e la tradizione continua…

Fabrizio Nizza

Suo Padre è stato uno dei primi fotografi capaci di raccontare la Versilia degli anni 60, inevitabile che Fabrizio seguisse le sue orme, ma a differenza di sua sorella Paola, anche lei fotografa, che da subito è entrata nella parte gestionale ed organizzativa dell’attività di famiglia, Fabrizio partì proprio , come vuole la tradizione, da “ragazzo di bottega”.

Inevitabile per raccontare la passione per la fotografia di Fabrizio, fare un breve focus su chi gliela ha trasmessa: Raffaele Nizza, scomparso il 24 giugno 2020.

Raffaele non era un semplice fotografo, ma la memoria storica della Versilia.

Una persona vera e umile, prima ancora di essere un personaggio  che amava la gente ed era amato dalla gente, che ha saputo trasferire queste sue caratteristiche anche ai figli.

Salito da Marsala per amore, non è più tornato nella sua amata Sicilia.

E’ stato un testimone di un periodo unico, irripetibile, che lui ha vissuto con entusiasmo e con la passione di chi ama il suo lavoro.

Era la Versilia del boom economico, degli anni ruggenti, della gioia di vivere.

In realtà alla fine degli anni 50 erano i Ronchi, con Oliviero ad essere al centro dell’attenzione mediatica, Forte dei Marmi è arrivata più tardi.

Raffaele, come Fabrizio, che fin dall’adolescenza ha assorbito dal padre ogni dettaglio della sua vita professionale, come una spugna, era sempre pronto a immortalare tutto e tutti.

Che fossero i bambini sulla battigia, le bellezze al bagno o personaggi del jet set poco importava, per lui un fotografo ha la missione di raccontare quello che lo circonda e questo è il mood dal quale partiamo per raccontare Fabrizio Nizza, degno erede della professionalità del padre.

Uno dei più celebri scatti della Capannina di Fabrizio Nizza

Oggi Fabrizio è un punto di riferimento per la Versilia quando parliamo di fotografi, la tecnica sicuramente non manca, ma le caratteristiche che lo rendono uniche sono proprio quelle ereditate dal padre, umiltà in primis, ma soprattutto essere sempre nel momento giusto al posto giusto.

Non ama il foto-ritocco, ogni suo scatto non viene lavorato in post produzione, è il racconto di un’istante e come tale deve rimanere.

La sua capacità di prevedere e vedere cosa fotografare , trasforma ogni suo servizio in una narrazione precisa di quanto è accaduto, personaggi, luoghi, dettagli, nulla è lasciato al caso, e se la situazione non si crea, senza timore Fabrizio la crea, ma senza fingere, suggerisce sotto voce dove , come e perché quello scatto è importante farlo…

Fotografo ufficiale di molti locali storici della Versilia, come ha sempre sostenuto suo Padre, non si tira mai indietro, per lui il compito di un fotografo è riportare attraverso le immagini, le emozioni.

Ricorda con il sorriso una sorta di rivincita nei confronti dei reali del Belgio, che negli anni 60 fotografati dal padre , lo spinsero in acqua , 40 anni dopo Fabrizio ha fotografato nuovamente il Re del Belgio in atteggiamenti non “reali” per Novella 2000.

Un altro aneddoto buffo che ha raccontato Fabrizio è legato alla sua presenza nella camera oscura, aveva 16 anni e per la prima volta fumava le sigarette al mentolo , grazie alla collaborazione del Padre con una nota azienda produttrice…Beh era talmente concentrato nel gustarsi questa nuova e sconosciuta fragranza, che bruciò un pacco di carta per la stampa ( 18 x 24 FD4 ) , inutile dire che quella settimana, Raffaele non lo pagò…

Fabrizio, a differenza dei molti “fotografi” di oggi, prima di imparare a scattare ha imparato a sviluppare le foto del padre, dettaglio che racconta la passione per questo lavoro, che parte da ogni singolo gesto che porta al risultato finale, la fotografia.

Pur essendo stato chiamato diverse volte per andare a Sanremo, ha sempre scelto di non andarci, infatti

 Fabrizio definisce quella settimana frenetica, la fossa dei Leoni: la correttezza professionale in certe situazioni , lascia spazio ad egoismi personali, che poco hanno a che fare con il concetto di gruppo di lavoro, “ Uno scatto c’è per tutti amava” ripetere Raffaele Nizza, ma oggi qualcosa è cambiato, purtroppo…

Il rapporto che Fabrizio ha con persone e personaggi della Versilia, e testate importanti alle quali fornisce le foto, potrebbe permettergli di avere un atteggiamento meno amichevole e più impostato, ma ancora una volta la differenza la fa la sua intelligenza professionale, il suo innato talento nello scattare, la sua disponibilità e il suo sorriso.

Raffaele e Fabrizio , un tatuaggio è per sempre…

In un mondo in cui l’apparenza sembra regnare sovrana, Fabrizio e sua sorella Paola, nonostante la loro storia e il loro presente non amano mostrarsi e mostrare, ma la maggior parte delle foto che trovate sul web legate a locali storici della Versilia arrivano da loro scatti.. difficile sceglierne alcuni , facile invece chiudere questo articolo con una foto che racconta l’inizio della carriera di Fabrizio,,,

Oggi quando ad un evento trovi dietro all’’obbiettivo Fabrizio Nizza, hai la certezza che sia valsa la pena esserci…

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“L’obbiettivo”di Giacomo Mozzi…

Giacomo Mozzi

E’ sempre una sorpresa leggere le risposte di un intervista rivolta ad un fotografo, mille aneddoti, ricordi, idee,

Conosciamo meglio Giacomo Mozzi lasciando sia lui a raccontarsi attraverso le sue risposte

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

La prima volta che presi in mano una macchina fotografica, che io sappia, avevo circa 6 anni.

Era una macchina automatica a rullino, di quelle semplicissime, un solo pulsante, guardavi da un piccolo buco, inquadravi e scattavi.

Poi quando il rullino era finito, io pensavo di averla rotta, mio nonno andava a svilupparlo e prendeva un nuovo rullino così potevo tornare a fotografare.

Per mio nonno la prima macchina digitale fu una vera e propria rivoluzione, una schedina e basta rullini da sviluppare.

C’era un piccolo laboratorio vicino casa e nel giro di pochi anni chiuse, non si sviluppavano più tanti rullini.

A quei tempi fotografavo paesaggi, animali, persone in casa, diciamo che era come vedevo il mondo o il mio piccolo mondo, ma non lo sapevo ancora.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Finito il liceo classico andai all’università, lì dopo un anno passai da una facoltà ad un’altra e avevo sei mesi come periodo transitorio, in questi tempo decisi di cercare un modo per migliorare quello che facevo per hobby o meglio uno dei tanti. In quel periodo dicevo che andavo a prendere “ un’ora d’aria” quando tornavo a Viareggio da Pisa con il treno, posavo i libri a casa, prendevo la bicicletta ed andavo al muraglione a fare una foto al tramonto, ai pescatori a quello che trovavo. Foto fatte sempre premendo un pulsante ed inquadrando quello che volevo ritrarre.

Pensai che potevo migliorare questo aspetto imparando ad usare anche gli altri pulsanti della macchina fotografica ( al tempo avevo una reflex base). Feci uno stage con Paolo Valli e mi insegnò ad usare quella macchina, con molta pazienza, perché sono si curioso, ma anche parecchio duro di comprendonio.

Dopo un anno lasciai l’università, aprì partita IVA ed iniziai la professione di fotografo. Non sapevo se ci sarei riuscito o no… e non lo so ancora, ma qualcosina in questi anni spero di aver fatto.

Il tuo primo scatto?

Il primo scatto è difficile da descrivere, perché molto probabilmente non me lo ricordo, ma posso dirti il primo scatto con una reflex non professionale e poi con una professionale.
Per andare a fare una missione umanitaria in Brasile mio nonno mi regalò una reflex non professionale e il giorno prima di partire ( era il 2007) andai nel solito posto dell’”ora d’aria” sul muraglione a Viareggio a fare delle foto.

Mi colpì subito una barca a vela che stava rientrando nel porto e catturai l’attimo. L’anno dopo Paolo Valli mi spiegò che avevo usato la regola dei terzi ( ovviamente a mia insaputa).

Con la reflex professionale, che comprai usando tutti i miei risparmi, andai sempre nello stesso posto dove avevano messo da poco delle statue di Libero Maggini raffiguranti dei bambini che giocavano o prendevano il sole. Feci una foto alla statua della bambina che faceva l’atto di passeggiare sugli scogli in controluce.

Ne scaturì un bell’effetto tanto che quella fotografia l’ho presentata spesso a delle mostre.

Che soggetti prediligi ritrarre?

Non ho dei veri e propri soggetti, penso di essere più un fotografo da reportage che altro, però mi so adattare. Non credo di avere ancora un filone che prediligo, faccio un po’ di tutto, ma diciamo che quando non fotografo per lavoro mi piace scoprire pezzi di città, scovare sguardi e vedere geometrie all’interno del rettangolo di scatto. Se posso permettermi “ un po’ come ai vecchi tempi”.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Eh, ce ne sono tanti, probabilmente il più divertente è stato quello della prima volta che mi intervistò Cinzia Donati.

Alla fine dell’intervista mi chiese una fotografia. Io giustamente le chiesi che soggetto o che ambientazione volesse. Lei rimase un secondo al telefono senza dire niente e poi mi specificò “ Giacomo una tua fotografia, di te!”

Lì realizzai che non avevo foto mie, ad esclusione delle fototessere che non sono bellissime da pubblicare su delle riviste, quindi mi feci un autoscatto allo specchio… riuscì talmente bene che per parecchio tempo mi chiesero chi mi aveva scattato quella fotografia. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

C’è l’imbarazzo della scelta, ma penso Marco Polo.

Un esploratore, un commerciante, uno scrittore, via un curioso che prendeva appunti e desiderava apprendere dalle altre culture.

Gli vorrei chiedere se mi avrebbe portato in questo viaggio in oriente.

Un libro che ho apprezzato e che è in grado di farti immaginare i luoghi e le persone che Marco Polo ha conosciuto durante il suo viaggio e che solo vivendo in quel momento potresti provare le stesse emozioni e lo stesso stupore che si prova quando si è bambini e si scopre qualcosa di meraviglioso per la prima volta.

Vorrei comunque incontrare dei sognatori che hanno fatto la storia, quelle persone che sono partite con un’idea e sono riuscite a realizzarla, per rimanere in tema viaggio potrei citare Cristoforo Colombo o Magellano, oppure Giulio Cesare e Cesare Augusto.

Non gli farei grandi domande, cosa strana per uno che è anche giornalista, ma vorrei capire cosa si prova ad intraprendere determinati viaggi ed affrontare determinate situazioni, ad andare verso luoghi inesplorati, o poco conosciuti, spinti dalla propria voglia di conoscenza.

Non nascondo che il personaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato tanto da averci fatto la tesina della maturità classica.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è tutto. Senza mezzi termini.

Se una fotografia non comunica qualcosa non ha raggiunto il suo scopo secondo me.

Bisogna dire che la comunicazione visiva, più di quella letteraria, può arrivare o meno allo spettatore anche perché le persone al giorno d’oggi sono bombardate da immagini, invece i lettori stanno diminuendo.

Con un’immagine bisogna riuscire a descrivere quello che succede, senza utilizzare le parole. La ricerca della descrizione all’interno delle fotografie non è semplice.

La cosa più semplice è quella di riuscire a comunicare tra immagini e scritte.

Ad esempio una persona che guarda un qualcosa che è scritto, come può essere un menù fa capire moltissimo di quella situazione. Risponde a molte delle famose 5 W del giornalismo ( Who, What, Where, When, Why – Chi?, Che Cosa?, Quando?, Dove?, Perché?)-

Su questa domanda vorrei anche descrivere un aneddoto.

Ero a New York, volevo scattare una fotografia che mi era venuta in mente, quella di un giornale che volava davanti alla sede del New York Times.

La situazione mi si era palesata in mente quando capì che lì c’era molto vento e quindi poteva essere normale che un giornale volasse lì davanti, quindi iniziai a costruirla, mi piazzai e tutto, ma mancava solo il giornale che volava perché giustamente quel giorno il vento non c’era.

Dopo un po’ di tempo che ero appostato passò un bus e fece volare il giornale dalle mani di Fabrizio Gatta che mi stava aiutando in questa follia, allora scattai ed ebbi la fotografia che mi ero immaginato. Il titolo fu “ La fine della carta stampata?” Su suggerimento di Lorenzo Bonini e Lodovico Gierut, i primi due critici che la videro e ci scrissero qualcosa in merito. La comunicazione qui è semplice, ma non scontata perché la domanda fa riflettere sul quando e se mai questa domanda avrà una risposta. Personalmente spero il più tardi possibile. 

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?

In Italia siamo dei viziati dal punto di vista della ricchezza artistica.

Riusciamo a non emozionarci nel vedere opere di un livello di complessità inaudito sparse per tutta la penisola e le trattiamo come se fosse una cosa normale. In un certo senso ci siamo abituati al bello ed in molti casi non ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzarlo e conservarlo.

Gli stranieri arrivano qui e vengono affetti dalla sindrome di Stendhal in alcuni casi proprio perché non sono abituati a tutta questa bellezza.

Penso che ad un italiano all’estero questa cosa succeda raramente.

Abbiamo una storia ed una percezione del bello che ci porta inevitabilmente a cercare di trasmetterlo, ma lo diamo per scontato.

Noi possiamo avvalerci di anni di storia, altre nazioni non sono così fortunate e sono spronate ad avere una continua evoluzione. In Italia l’arte contemporanea spesso non ha il rilievo che meriterebbe, come la sperimentazione di novità artistiche, questo vale in generale come per la fotografia.

All’estero le sperimentazioni, a parere mio, vengono apprezzate maggiormente, come tutto il mercato dell’arte sembra sia diverso, sembra che abbia sbocchi migliori ed aiuti gli artisti a sviluppare e a far emergere quelle novità che potrebbero far nascere nuove correnti in tutte le discipline artistiche.

Guardiamo spesso all’arte estera che “ sfonda” in Italia, ma raramente ci domandiamo se, con una maggiore considerazione di alcuni personaggi, quest’arte potrebbe essere già nel nostro paese e se solamente non siamo stati in grado di trovarla e valorizzarla.

Cos’è per te la fotografia?

Il raccontare la mia personale percezione del nostro tempo attraverso un rettangolo.

Penso sia la definizione migliore che possa dare.

Un racconto di luoghi, persone, creazioni, architetture, eventi che ho avuto modo di vedere, conoscere e ritrarre… talvolta di nascosto… ma che se messe insieme danno vita alla mia vita intrecciata con quella di altre persone con cui ho avuto la possibilità di fare questo percorso. 

Per proporre fotografia bisogna averle studiate?

Non necessariamente. Nel senso che ci sono le fotografie studiate a tavolino e quelle che invece ti vengono sul momento a seconda della situazione.

Tutte e due hanno lo stesso valore, anzi, mi correggo, forse quelle sul momento hanno un valore aggiunto, sempre, l’imprevisto.

Non essendo studiate non è possibile sapere se ci sarà lo scatto perfetto, o come potevamo averlo immaginato. Questo succede spesso, per non dire sempre, quando si fanno reportage.

Ci sono tantissimi fattori che influiscono su uno scatto fotografico e che spesso vengono ignorati o molto più semplicemente non vengono considerati come importanti.

Uno è sicuramente lo stato d’animo e la condizione del fotografo e dell’ambiente che lo circonda, il secondo, a meno che non si sia in uno studio completamente isolato, il fattore tempo atmosferico ed un’altro molto importante è il contesto nel quale ci andiamo a calare.
Ad esempio una volta intrapresi un progetto alquanto folle, andare in 24 luoghi simbolici della Toscana in 24 ore, lo chiamai Toscana H24, lo so non è molto fantasioso, per fare in ogni luogo una fotografia che lo rappresentasse. Per realizzare questo progetto avevo studiato l’itinerario con dei miei amici che mi accompagnarono, Valentina Musetti, Chiara Bianchi, Debora Lenti e Alessandro Laveneziana, ma non potevamo sapere cosa avremmo trovato.

Quindi arrivammo a Castiglioncello che stavano finendo un concerto e siamo rimasti imbottigliati nel traffico, non riuscì a fotografare torre Mozza perché era ancora troppo buio, ma arrivammo a Siena e riuscimmo a gustarci l’alba con una città deserta, gli unici rumori erano gli operai che stavano smontando le impalcature da piazza del Campo ( andai due giorni dopo il palio). In questo progetto la variante più grande che dovetti affrontare era il sole perché ovviamente nell’arco di 24 ore vedi tutti i possibili gradi di luminosità.

Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?

Una visione del mondo. Il mondo sta cambiando velocemente e noi con lui.

Penso di essere, nel mio piccolo, un narratore di questo cambiamento attraverso testi ed immagini.

Se le immagini vengono viste oggi potrebbero narrare qualcosa, ma viste tra qualche anno potrebbero dare una percezione diversa.

Comunque la si voglia vedere e quando la si voglia vedere sarà sempre la mia visione del mondo calata all’interno del tempo che sto vivendo.

Posso girare la Terra, posso andare a vedere tantissimi luoghi o rimanere ancorato in una città, ma quello che scaturirà sarà sempre un’interpretazione di cui inevitabilmente chi ha in mano la macchina fotografica risulta l’interprete. 

Grazie Giacomo per la piacevolissima chiacchierata e il tempo a noi dedicato

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Il film “Thunder Woman” è stato selezionato al Volterra Fantasy Film Festival, 2021.

Thunder Woman

Il medio metraggio nel contesto della città di Venezia, diretto da Federica Palmarin Fotografa anticonformista, amante del bello nella sua più ampia accezione del termine che per la regia di questo progetto si è liberamente ispirata a Edward Davis Wood Jr, ( Ed Wood )

interpretato da Paola Fiorido, attrice performer e modella Italiana formata a NY presso l’ acting studio di James Price per approfondire la tecnica di Meisner.

Già selezionato al James Bond Festival in Kentucky, al Chicago Amarcord Arthouse Television Awards,al Best Short Competition a Tokio e a Expo Venice, è stato selezionato al Volterra Fantasy Film Festival, 2021.

Protagonista Un personaggio originale che ricorda Barbarella e i personaggi dei cartoni animati Giapponesi che con leggerezza e autoironia mette in evidenza anche alcuni temi contraddittori tra i quali il problema delle grandi navi che approdano ogni giorno nella città di Venezia che mettono a rischio la sua salvaguardia.


Luigi Benedettini si è occupato del montaggio, del sonoro e della parte grafica dando forma all’ idea e alle riprese della regista.

Il costume di Thunder Woman è stato creato da Augusto Tarantola, il make up è stato studiato da Laura Capitelli.

Fondamentale anche la presenza di Alvise Guadagnino che interpreta un grottesco Vampiro, il gruppo di Robotik Experience per aver fornito uno dei loro magnifici esemplari e ad  Andrea Carlo Cappi per il suo testo scritto.


Credits:
Federica Palmarin
Director

Paola Fiorido Key CastThunder Woman, Actress

Luigi Benedettini Editor

Carlo Cappi Writer

Alvise Guadagnino: Actor, Vampire

Federica Palmarin Producer

Alkimie Tessili, Augusto Tarantola:   Costume

Dario Falzari Dario Faraon.                 Robot
Pablo Vicentini                          Special effect

Laura Capitelli    Make up

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Venice Faktory Show: Ogni Venerdi dalle 16 alle 18 su Radio Vanessa

Venice Faktory Show

Nella puntata di Venerdi 7 May 2021

Special Guest: Mattia Zoppellaro

Conducono Federica Palmarin e Alvise Guadagnino

Il celebre e geniale fotografo di Rolling Stone, Vanity Fair, D,Contrasto ,amato dalle star come Patty Smith e Lou Reed, sara ‘ospite speciale nella trasmissione di avanguardia Veneziana sulle frequenze di Radio Vanessa .

il podcast sempre riascoltabile  dal sito di Radio Vanessa www.radiovanessa.it

CONDUTTORI

Federica Palmarin

Veneziana di nascita , cresciuta tra l’ Italia e Mauritius, nell’Oceano Indiano, e questo non è un dettaglio trascurabile, perchè la curiosità e la creatività che traspaiono dal suo lavoro raccontano di un DNA legato al Viaggio, alla conoscenza di culture, persone, anime del Mondo. 

Anticonformista per antonomasia, amante del bello nella sua più ampia accezione, le sue passioni spaziano tra Fotografia e Arte

Alvise Guadagnino.

Fotografo ADV / Content Creator / Art Director. We Are SocialClaDis – Università di Disegno Industriale – IUAV.

Ospite Mattia Zoppellaro

Fotografo italiano, specializzato in ritratti. Ha ritratto, tra gli altri, gli U2, Lou Reed, Patti Smith e i Depeche Mode. Ha collaborato con numerose riviste di prestigio come Rolling Stone, Vanity Fair, GQ, Sunday Times Magazine.

Oltre a questi lavori, Zoppellaro realizza progetti fotografici su temi di natura sociale, sulla cultura giovanile e su tematiche come le cerimonie religiose siciliane o la fiera del porno di Milano. Vive tra Milano e Londra.

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Giovanni Gastel visto da Ivan Damiano Rota e Francesco Butteri

giovanni gastel

Giovanni Gastel, per gli amici Gió: in pochi hanno scritto del suo essere trasversale, una dote rara. In pochi sanno che non si faceva problemi a scegliere: passava dai film di Xavier Dolan alla presentazione dei libri della sua adorata Marchesa del Secco d’Aragona in un mondo che si trincera dietro a barriere culturali.

Del resto, lo zio, il grande Luchino Visconti, andava al Piper a Roma ad applaudire Patty Pravo. E ancora Gastel é stato amico per la pelle di Mara Venier che lo adorava come un fratello. Il grande fotografo amava inoltre la musica francese e ultimamente aveva due hit: “Les Fillesd’aujoud’hui” di Joyce Jonathan e Vianney e “Le Temps est bon” di Bon Entendeur con Ìsabelle Pierre, guarda caso colonna sonora di un film di Xavier Dolan. La sua malinconia sempre stemperata da un sorriso ha conquistato tutti unita a una semplicitá di chi é un vero artista.

Nobile lo era anche di sangue e proprio questo gli conferiva una nobiltà d’animo che lo portava a trattare tutti nello stesso modo gentile e confidenziale.

Le persone si trovavano spiazzate nel vedere tanta semplicitá in uno dei fotografi più tributati al mondo. Scattava in un attimo, non come quelli che per far pesare l’importanza delle loro foto ci tengono giorni. Regalava un ritratto a tutti gli amici che lo volevano. Lo lasciamo ricordando un’altra canzone che amava tanto ovvero “Non andare via” cantata guarda caso da Patty Pravo, la cantante preferita dallo zio Luchino Visconti.

Caio Giò, gia manchi

Ivan Damiano Rota & Francesco Butteri

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Roberto Di Costanzo al Salotto Blu di Odradek, 1 febbraio 2021- 20 febbraio 2021

Roberto Di Costanzo

A diciotto anni dalla sua ultima esposizione nella storica libreria romana Odradek di Via dei Banchi Vecchi 57, Roberto Di Costanzo prende parte al nuovo progetto espositivo “Gli artisti del Salotto Blu di Odradek”.

La libreria ospiterà dal prossimo Lunedì 1 Febbraio, per tre settimane,le opere dell’illustratore e ritrattista Roberto Di Costanzo, vero e proprio virtuoso del disegno ad inchiostro di china.

Allievo del premio oscar Piero Tosi, scoperto in Francia dal genio creativo di Pierre Cardin, attualmente promosso dalla madrina del suo atelier Anna Fendi, presenta una collezione di opere visionarie e nostalgiche che narrano una Roma “felliniana” e barocca, insolita al grande pubblico.

L’esposizione, che comprende circa venti disegni ad inchiostro di china e tecniche miste del disegno, vanta la presenza di cinque opere inedite tratte dal suo ultimo libro illustrato “Roma. Viaggio segreto con Eros”, edito da Edizioni Efesto.

Le opere invitano ad un percorso grafico e didascalico della città di Roma, rievocato attraverso gli occhi del maestro Federico Fellini e del felino Eros, in un ensemble ideale di scorci, vedute, prospettive ardite e capricci architettonici, che conducono lo spettatore in una visione fantastica ma pur sempre attuale della Città Eterna.

La passione per il disegno dell’architettura nasce dopo gli studi di Scenografia e Costume presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, nel quale l’artista ha acquisito abilità tecniche e stilistiche nel disegno progettuale scenografico e nella bozzettistica per il cinema.

La Libreria Odradek con il suo nuovo progetto espositivo crea un “ponte artistico” tra le sue attività e quelle del vicino atelier dell’artista Roberto Di Costanzo, sito in Via Giulia 111, nel quale propone corsi di disegno dal vivo, disegno del nudo, pittura ad olio, attualizzando e rinnovando l’interesse internazionale per l’arte figurativa in forte crescita.

L’esposizione sarà visitabile fino a tutto il 20 febbraio dalle ore 09.00 alle ore 20.00 presso la Libreria Odradek di Via dei Banchi Vecchi 57 (domenica esclusa).

Breve Biografia:

Roberto Di Costanzo. Illustratore, ritrattista, pittore. Dopo gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia in costume, scenografia e arredamento per il cinema sotto la guida del suo mentore, il Maestro costumista Piero Tosi. Comincia quindi a lavorare come illustratore per numerose case editrici italiane ed estere tra cui Azimut e Editions Nomades. Dopo molte mostre collettive e personali in Italia, presenta le sue opere all’Espace Pierre Cardin su invito dello stesso Pierre Cardin. I suoi lavori vengono poi esposti alla Casa dell’Architettura di Roma, all’Institut Français – Centre Saint-Louis e alla 71esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

Nel 2019 ha inaugurato il suo atelier in Via Giulia 111, nel cuore di Roma, dove propone corsi di disegno, mostre ed eventi culturali; l’atelier vanta come madrina dello spazio Anna Fendi, già estimatrice e collezionista delle opere del maestro.

A dicembre 2020 ha presentato il suo settimo libro illustrato “Roma. Viaggio segreto con Eros”, edizioni Efesto.

Tra le sue ultime mostre personali ricordiamo:

2020   “A Rebours – Controcorrente” Roberto Di Costanzo Atelier (Roma, Italia)

2019   “Carnet de voyage Roma – Milano – Parigi” Roberto Di Costanzo Atelier (Roma, Italia)

2019   “Arcadia – Storie di trionfi a corte” SpazioCima (Roma, Italia)

2018   “Discours d’Amour” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2018    “Rome rencontre Paris” presso Galerie de la Sablière (Parigi, Francia)

2018    “Tributo a Milano” presso Galleria Maiocchi15 (Milano, Italia)

2017    “Doppio Senso” con il maestro Ettore Greco presso SpazioCima (Roma, Italia)

2017    “Tributo a Roma” presso Teatro Sala Umberto (Roma, Italia)

2017    “Human Landscape” presso Galleria 28 Piazza di Pietra (Roma, Italia)

2017    “La mia isola” presso le Terrazze di Eolo (Stromboli, Italia)

2017    “Gatsby in Rome” presso Gatsby Cafe (Roma, Italia)

2017    “Roma Amor” presso P&G Events Via Margutta (Roma, Italia)

Libreria Odradek

Storica libreria romana, sorge nel cuore del centro storico della capitale. Sin dalla sua nascita, la libreria indipendente Odradek è stata parte integrante ed attiva del circuito delle librerie romane alternative, proponendo da sempre volumi insoliti, fuori dai circuiti commerciali convenzionali, e realizzando un indirizzo culturale originale ed importante. Sorge nei locali che furono della vecchia associazione Italia-Urss, di cui conserva alcuni volumi, introvabili altrove, di letteratura e scienza in lingua russa originale.

Odradek è straordinaria e incredibile come l’essere immaginario di Franz Kafka. La chiamiamo per nome come fosse una persona, una di quelle che combatte sempre in prima linea per un ideale. E’ rappresentativa di un quartiere e profondamente radicata sul territorio.

La libreria è centro di attività culturali alternative, come si conviene al suo nome, ultima tra tutte quella dedicata agli artisti del Salotto blù di Odradek. Nell’ultima sala della libreria è stato allestito un divano e una poltrona blu per ospitare autori e artisti che in pochi minuti si esibiscono con una performance o vengono intervistati in diretta streaming, per permettere di mantenere un legame con i lettori che frequentano Odradek e che a causa della pandemia non hanno più potuto assistere a presentazioni dal vivo.

Segnalato da www.stefaniavaghicomunicazione.com

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Foto del GiornoFotografiaLibri

L’inverno Dentro {Perché fotografare è uno stato d’animo}

NICOLA STRADIOTTO

“L’Inverno Dentro” è una raccolta fotografica di Nicola Stradiotto {Illustrator & Graphic Designer}, una serie di scatti datati 2006-2020.
Autoprodotta in Italia in edizione limitata di 50 copie e distribuita in Inghilterra da Uhm! Zine di Londra. 36 Pagine a colori, formato A5 spillato.

Potete acquistarla qui:
www.doityourshop.com

Nicola Stradiotto
issuu.com/nicolastradiotto

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FotografiaLibri

…I Muri del Silenzio…

I Muri del Silenzio

Parte dall’’Articolo. 1 della Dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne il progetto fotografico di Mjriam Bon in collaborazione con Giusy Versace:


– È “violenza contro le donne” ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà.

Il progetto nasce nel 2019 in forma di mostra fotografica allestita alla Camera dei Deputati, ospitata a Palazzo San Macuto a Roma,

Nel 2020 diventa un libro fotografico in edizione limitata, uscito con la finalità di raccogliere  fondi il cui ricavato andrà a sostegno delle donne vittima di violenza.

Per la fotografa Mjriam B l’obbiettivo di questi scatti è  abbattere quel muro di omertà e silenzio che opprime chi subisce violenza, chi ne è testimone o chi ha taciuto nascondendosi dietro la paura, non provando a cambiare le cose.

Hanno deciso di  sostenere questa campagna: personaggi della televisione, del cinema, della radio, esponenti politici e le stesse vittime sono i protagonisti, 75 volti distribuiti in cento pagine .

Ogni soggetto è rappresentato da tre scatti , come le “sanzaru”, le tre scimmiette sagge della tradizione giapponese  che si coprono occhi, bocca e orecchie….

i “Muri del silenzio ,

I muri di chi non vede o di chi fa finta di non vedere.
I silenzi di chi non sente o fa finta di non sentire, di chi non parla perché ha paura, perché si vergogna.
È questo il focus del mio progetto.
Un progetto che nasce dalla volontà di rappresentare attraverso volti diversi, una delle problematiche più difficili del nostro tempo : l’omertà.
Ma non intesa nel senso comune a cui siamo abituati ad associare questa parola, bensì nel senso più profondo ed intimo. Quell’omertà “uditiva e visiva” che porta chi subisce violenza, o chi né è testimone, a tacere non riuscendo ad abbattere quei muri che oltre a non far parlare, non fanno sentire, né vedere.
Resto sempre basita, ad ogni notizia che racconta qualsiasi tipo di violenza, ma quella sui minori mi sconvolge sempre nel profondo.

Non riesco a comprendere, non trovo ragione.
Credo nella fotografia per ricordare, e nella sua incredibile forza per denunciare e sensibilizzare.
Credo che l’omertà vada presa di petto, perché ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa, soprattutto quando si tratta di innocenti.
Far finta di non vedere o di non sentire è solo un modo per nasconderci. Uscire allo scoperto è l’unica via per aiutare ed aiutarci

Mjriam Bon

Per richiedere una copia del volume e sostenere il progetto, basta scrivere una mail a info@imuridelsilenzio.it 

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