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Rubrica di Elisa Volta

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BON TON BON TON a cura di ELISA VOLTA: il Bon ton del Cappello.

ELISA VOLTA

Vi è stato un tempo nel quale presentarsi a capo scoperto era disdicevole e i galatei degli anni 60 del ventesimo secolo ammonivano ancora: “la signora che si reca in visita non può fare a meno del cappello”.

Dal decennio successivo, il cappello è caduto quasi totalmente nel dimenticatoio, ad eccezione di rari casi e modelli, ma oggi è tornato di gran moda, soprattutto quello maschile, portato anche dalle signore (la sottoscritta è tra queste).

Occorre però ricordare che, pur con un’etichetta meno rigida rispetto al passato, questo accessorio soggiace ad alcune piccole regole di bon ton.

Se alle signore è consentito indossarlo ovunque (esclusi solo teatro e cinema, per ovvi motivi di ingombro), i gentil signori sono invece tenuti a levarselo entrando in luoghi chiusi (tranne la hall degli alberghi).

Pratica ormai desueta, ma pur sempre galante è il saluto. L’uomo che indossa il cappello, compirà un gesto simbolico, facendo il cenno di toglierselo, senza sventolamenti nell’aria, a meno che non sia uno dei tre moschettieri.

Nel caso di cerimonia elegante e diurna, per le donne il cappello è quasi un obbligo, per gli uomini in tale circostanza è invece consentito solo il cilindro, di rigore con il tight, l’abito da giorno più formale.

I modelli Fedora, Borsalino e Homburg di colore scuro sono adatti ad un abbigliamento formale, i cappelli di stoffa quadrettata o scozzese e i berretti tipo coppola, sono indicati per le giornate piovose e si addicono ad un abbigliamento casual, come anche i berretti in lana e cotone.

I cappellini con visiera sono invece accessori sportivi, ciò significa: da indossare durante le attività sportive (tennis, bicicletta, barca, safari ecc.), non adatti quindi a cene, serate o qualsiasi altro tipo di evento sociale.

In estate ha sempre un indubbio fascino il modello Panama (riconosciuto nel 2012 dall’Unesco, Patrimonio dell’Umanità).

Reso immortale dallo scrittore Ernest Hemingway e indossato nel 1906 dal Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, recatosi in visita ai lavori del Canale di Panama, è tutt’oggi il simbolo estivo del gentleman e ora anche delle gentil signore.

Questo copricapo, avendo lo scopo di riparare dai raggi solari, è ovviamente da indossare solo fino al calar del sole.

Anche le signore non indosseranno mai il cappello di sera e l’importanza e le dimensioni seguiranno sempre l’orologio: più ci si avvicina al tramonto, più l’importanza e le dimensioni si ridurranno.

Ma come spesso si è ripetuto nelle pagine di questa rubrica, la sola moda non basta.

Non a tutti il cappello dona e ciascuno ha una forma che più si adatta alla propria personalità e fisionomia.

Se si vuole evitare l’effetto carnevalesco è soprattutto a questi aspetti che si deve porre attenzione.

Honoré de Balzac metteva in guardia rispetto alla difficile arte di indossare il cappello: «C’è un modo indefinibile di portare il cappello.

Mettetelo un po’ troppo indietro e avrete un’aria sfrontata, troppo in avanti e avrete un’aria sorniona, da una parte e sembrerete impertinente.»

Elisa Volta

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“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

La foto in copertina ritrae Raimondo Rossi ( Ray Morrison) che indossa una creazione Steven ‘s Hats

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA, Animali: in vacanza con loro.

ELISA VOLTA

Le vacanze sono alle porte.

I più previdenti avranno già provveduto alle prenotazioni e all’organizzazione minuziosa del trasferimento e del soggiorno, gli amanti del last minute saranno invece impavidamente in attesa della meta più insolita o dell’occasione più economica.

Qualunque sia il nostro approccio alle vacanze, come comportarci se la nostra famiglia è composta anche da membri con coda, ali e squame?

Se possibile (nel caso dei cani ad esempio, o di gatti abituati a viaggiare), portiamoli con noi.

Sarà una gioia, per loro e per noi.

Il questo caso, prepariamo una borsa che contenga tutto il nécessaire per il trasferimento: guinzaglio, borraccia, coperta, cintura di sicurezza, rete divisoria del baule, giochi, cibo per la giornata di viaggio, premietti.

Prepariamo poi una valigia con il necessario per il soggiorno: cuccia, se non presente nel luogo di destinazione, o se pensiamo possa far sentire più tranquillo il nostro animale, nel caso di gatti, anche lettiera e scorta di sabbia che usiamo abitualmente.

Portiamo la quantità di cibo adeguata al tempo di permanenza se ci sono esigenze particolari di alimentazione, oppure informiamoci presso la struttura che ci ospita, sulla possibilità di avere il cibo cucinato fresco di cui il nostro amico necessita a causa di una dieta particolare.

Le strutture a vocazione pet friendly offrono spesso questo tipo di servizio.

Poniamo attenzione alla località e al tipo di struttura: entrambe dovranno essere adatte ad ospitarli. Per le passeggiate informiamoci sui giardini aperti agli animali, perché non in tutti gli spazi verdi è possibile farli passeggiare e condurli per le loro esigenze fisiche.

Anche in vacanza cerchiamo di rispettare il più possibile le loro abitudini, ma rispettiamo anche le regole del luogo (regolamenti comunali) e ça va sans dire…rispettiamo le altre persone!

Non imponiamo la presenza dei nostri “adorati” se sappiamo non essere gradita: dobbiamo sempre ricordare che non tutti amano (o possono) stare vicino agli animali e anche chi li ama magari non gradisce sentirli continuamente abbaiare o averli nelle vicinanze mentre consuma i pasti o si trova in spiaggia.

A noi spetta il compito di capire quando è il caso di allontanarci, come spetta a noi educare i nostri compagni a vivere in società.

Adottiamo le dovute precauzioni nel caso di animali potenzialmente aggressivi, soprattutto in presenza di bambini. Se conduciamo al guinzaglio un animale che potrebbe avere reazioni violente in certe situazioni, cerchiamo strade meno affollate, questo renderà più sereno lui e anche i genitori che hanno per mano o sul passeggino i piccoli che si trovano spesso con il visino all’altezza dei cani.

Rassereneremo anche i conduttori di cani di piccola taglia, i quali potrebbero avere la peggio in caso di baruffa. 

Se i nostri amici sono insofferenti alle regole o poco socievoli, il momento della vacanza imporrà una riflessione sulle possibili soluzioni: restare a casa con loro, individuare chi si potrà occupare di loro presso la nostra casa, o rivolgersi ad una buona pensione per animali.

Chi decide di arricchire la propria esistenza condividendo la vita con uno o più animali, sa che qualche rinuncia talvolta è necessaria, ma ciò che riceverà in cambio sarà infinitamente più prezioso.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Ops…eri in vivavoce!

ELISA VOLTA

Se ascoltare persone che urlano al telefono in luoghi pubblici pensavamo fosse sufficientemente fastidioso, non avevamo previsto la possibilità di poter essere testimoni forzati di un intero dialogo.

Ultima frontiera della maleducazione è infatti l’opzione ”vivavoce”.

I fatti privati (si fa per dire…) vengono ormai placidamente condivisi con chiunque si trovi in prossimità.

Ben lontani dall’abitudine giapponese di tenere il telefono in modalità “silenzioso” in ogni luogo pubblico, di non fare o rispondere a telefonate quando ci si trova negli scompartimenti a bordo di treni o metropolitane, noi italiani rispondiamo senza ritegno alcuno in ogni situazione e addirittura in vivavoce! Siamo un popolo così aperto, accogliente, comunicativo, perché mai dovremmo avere dei segreti?

E allora, forza! In virtù della calda e spontanea italianità, diamo fiato alle trombe e condividiamo ogni aspetto della nostra vita, anche con chi non ci conosce o non ha alcuna voglia di ascoltare.

La rigorosa disciplina che contraddistingue il Paese del Sol Levante, poco si addice a noi, passionali mediterranei, purtroppo e a questo ci dobbiamo rassegnare. Un equilibrato compromesso deve essere tuttavia individuato.

Iniziamo allora con il dire che le telefonate in vivavoce sono ammesse solo in tre casi:

  1. se stiamo guidando (e siamo soli);
  2. se ci troviamo in casa, da soli;
  3. se altre persone devono partecipare alla conversazione e ci troviamo in un luogo chiuso e non pubblico.

Mi sia concessa una precisazione ovvia (o forse no…).

L’interlocutore (che è stato chiamato o ha effettuato la telefonata) deve essere sempre e subito informato della modalità con cui stiamo comunicando. Poche semplici parole sono sufficienti:

«Ciao, ti sto chiamando/rispondendo dall’auto»

«Ciao, sono a casa/in ufficio, da sola, ti metto in vivavoce per sentire meglio»

«Ciao, ti metto in vivavoce e qui con me ci sono: …»

È necessario e doveroso informare il nostro interlocutore soprattutto della presenza di altre persone. Sarebbe una grave mancanza non farlo.

Chi ignora la presenza di altre persone in ascolto, riponendo in noi la sua fiducia, potrebbe infatti inaspettatamente lasciarsi andare ad una confidenza o esprimere commenti che non devono essere ascoltati da altri.

Se le orecchie in ascolto, oltre le nostre, sono molte e sono soprattutto estranee (è il caso dei luoghi pubblici), saremmo scortesi nei confronti del nostro interlocutore, ma anche nei confronti di chi si trova a transitare o sostare nei pressi del nostro telefono.

I malcapitati sarebbero infatti costretti ad apprendere le nostre vicende sentimentali, famigliari o lavorative, senza nutrire interesse alcuno per tali argomenti, né per noi.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA:“Se non puoi parlare bene di qualcuno, non parlarne affatto”.

ELISA VOLTA

Questo l’insegnamento che una mamma (Rosa Falasca) impartì al suo celebre figlio: Giulio Andreotti. Frase riportata in una delle prime scene de “Il Divo”, film di Paolo Sorrentino che narra la vita del sette volte Primo Ministro italiano.

Pettegolezzo, chiacchiera, indiscrezione, diceria, rumor, gossip, tanti i termini che definiscono la pratica assai diffusa di deliziare gli astanti con piccanti rivelazioni, spesso molto intime, riguardanti una persona che ovviamente non sta partecipando alla conversazione.

Se la bonaria e ironica battuta (purché in certi limiti), o un breve accenno alla recente conquista del nostro Vip preferito possono essere divertenti e alleggerire le conversazioni, le insistenti indiscrezioni, il rivelare quanto ci è stato confidato o denigrare intenzionalmente una persona, è invece un comportamento molto maleducato.

La curiosità è tentatrice, ma prima di lasciarci coinvolgere in simili discussioni, o peggio, fare un commento poco benevolo, pensiamo a come reagirebbe la persona oggetto di dibattito se venisse a conoscenza di cosa abbiamo detto. Vale la pena perdere un’amicizia o raffreddare una conoscenza per un pettegolezzo?

Senza contare che chi parla alle spalle, lo farà sempre, quasi sicuramente anche alle nostre. Quindi attenzione a chi scegliamo di frequentare!

Capita talvolta che il pettegolezzo, sia un vero e proprio esercizio di potere.

Negli ambienti lavorativi, le indiscrezioni, possono essere utilizzate per screditare, mettere in difficoltà potenziali competitor e questo capita purtroppo anche tra colleghi.

La persona intelligente ed educata non cadrà nella rete, si fermerà prima di inciampare nelle sue trame. Come?

Vanificando l’intento del pettegolo, non rivelando alcunché e non mostrando interesse verso quanto esposto.

E se è su di noi che si spettegola? Parliamo privatamente con chi, senza titolo, si sta occupando della nostra vita e con garbo chiediamogli/le di smettere.

Se non otterremo il risultato sperato (spesso l’incontinenza verbale si rivela cronica!) non intraprendiamo inutili discussioni, ma adottiamo l’indifferenza e… la felicità: la vendetta più potente! 

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Orrori da Buffet .

ELISA VOLTA

Se nella precedente rubrica abbiamo parlato del dress code adatto alla prima colazione in hotel, in questo nuovo appuntamento, vorrei esaminare quali sono i comportamenti corretti da assumere in tale circostanza.

Si tratta di attenzioni talvolta scontate, ma che evidentemente così scontate non sono, visto che vengono sistematicamente ignorate.

Puntualità.

L’accesso alla sala della prima colazione, è regolata da un orario stabilito dalla struttura.

Sarebbe buona norma rispettarlo e comunicare in anticipo l’eventuale necessità di consumare il pasto prima o dopo l’orario previsto.

La struttura cercherà sicuramente di venire incontro alle nostre esigenze, ma se questo non fosse possibile, non pretendiamolo con arroganza e ricorriamo (pagando un piccolo extra) alla scelta della prima colazione in camera oppure al bar dell’hotel, dove è possibile consumarla in qualsiasi orario.

Saluti.

Anche se ci siamo appena svegliati e non siamo molto predisposti alla conversazione, il saluto alle persone che ci accolgono è d’obbligo.

È inoltre educato rivolgere un “buongiorno” e sorridere alle persone sedute al tavolo accanto al nostro. Ho detto “buongiorno” e sorriso, non accessoriati con la storia della nostra vita né domande sulla loro.

Esistono infatti due categorie di persone che si aggirano tra i tavoli dell’appuntamento mattutino: chi vorrebbe restare aggrappato alla notte e per questo è di pessimo umore e trincerato nel mutismo, e chi squarcia il buio con la luce accecante del giorno del quale non vuole perdere un solo attimo (manco fosse l’ultimo!), di solito eccessivamente loquace.

La via di mezzo sarebbe la strada migliore.

Il buffet.

Ed eccoci ad affrontare ciò che più temo.

Cibi afferrati con le mani, ma ancor peggio, agguantati e nuovamente lasciati nel piatto comune, teste chine sui vassoi con capelli che lambiscono macedonie e candidi yogurt, bambini che tossiscono sui cornetti, mani posate sulla crosta della pagnotta da affettare…

Proporrei al riguardo, l’istituzione del “poliziotto di buffet” per vigilare sulle gravi infrazioni dei codici comportamentali, ma soprattutto igienici, perpetrati ai danni dei successivi ignari avventori.

Se accanto ai piatti di portata sono presenti pinze e posate, ci sarà un motivo. Il tovagliolo steso sulla pagnotta di pane da affettare, non serve a ripararla dal freddo, ma per posarci la mano e l’oggetto metallico adagiato sul piano non è un’opera surrealista, ma una pinza da adoperare per non sfregare le nostre dita sulla superficie dove poggerà la fetta di pane del successivo cliente.

I bambini dovrebbero recarsi al buffet accompagnati dai genitori che preleveranno dai vassoi ciò che i piccoli indicheranno (non “toccheranno”).

Pare scontato (o forse no…), ma quando la salute non è ottimale (presenza di tosse, raffreddore ecc…) è necessario tenersi lontani dal tavolo buffet.

Chiederemo ad un altro membro della famiglia o al personale, di portarci al tavolo ciò che desideriamo.

Rivolgiamoci sempre al personale di sala con gentilezza: la condizione di ospiti paganti, non autorizza la maleducazione.

 “Per favore” e “grazie” non vanno mai dimenticati.

Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Prima colazione e Dress Code in Hotel.

ELISA VOLTA

In questa prima rubrica del nuovo anno, la vacanza appena trascorsa, mi induce ad alcune considerazioni: il tema è quello del dress code della prima colazione in hotel.

Per comodità, l’abbigliamento adottato per scendere in sala è spesso quello in linea con il tipo di attività che si svolgerà durante la giornata: trekking o sci in montagna, camminata sulla spiaggia al mare, incontri di lavoro (se in viaggio di affari) o shopping e musei (se in vacanza) in città.

Data questa premessa, ciò su cui vorrei soffermarmi, è la consuetudine, purtroppo ampiamente diffusa anche in prestigiose strutture, di presentarsi nella sala comune, come fossimo nella cucina di casa nostra.

Tute, talvolta infilate su un corpo che presenta gli evidenti segni del sonno appena interrotto, mollettoni che sostengono a fatica capelli in disordine, pingui signori con incontenibili prominenze addominali in fuga da t-shirt con grandi loghi (ulteriormente dilatati dalla discreta spinta addominale), il tutto condito da ciabatte da camera!

E non mi riferisco alle Furlane (o Friulane) simbolo dello chic décontracté milanese, ma proprio alle ciabatte che la struttura mette a disposizione in ogni camera!

Posso assicurare di aver osservato personalmente in più occasioni la mise appena descritta in alcune tra le più conosciute ed eleganti strutture alberghiere.

L’eccezione è ovviamente quella rappresentata dal soggiorno in una Thermal Spa, dove (se consentito dal regolamento), è permesso accedere alla sala della prima colazione in accappatoio e ciabatte della Spa, tra un trattamento e l’altro.

Nella mia interpretazione del dress code, forse troppo rigida per i tempi moderni, tenderei anche a contenere l’utilizzo della “tuta da ginnastica” (questo è il suo nome infatti), entro lo spazio delle palestre, dei centri sportivi o delle camminate.

Il fatto che importanti marchi (non sportivi)  della moda internazionale, propongano già da tempo tale capo, dal costo equivalente a quello di un monolocale (di periferia), porta erroneamente ad intenderlo come lasciapassare per la categoria definita casual.

Ebbene così non è. Il nostro capo sarà anche di pregiato cachemire, tempestato di Swarovski, griffatissimo, ma resta pur sempre una tuta sportiva.

Se proprio non vogliamo privarcene, indossiamolo almeno in modo ordinato e senza ciabatte!

Se il risveglio è lento e non abbiamo voglia di curare adeguatamente la nostra persona nei primi minuti di veglia, è sufficiente alzarsi con un po’ di anticipo oppure fare colazione in camera, dove potremo indossare ciò che ci farà stare più comodi e a nostro agio.

Consumare un pasto negli spazi comuni, impone lo sforzo di curare la propria persona nel rispetto di sé e degli altri.

Questo non significa rispettare le regole dell’etichetta, ma rispettare le persone.   


Elisa Volta

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BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: I regali: croce e delizia di ogni Natale.

ELISA VOLTA

Le pagine delle riviste di dicembre sono fitte di consigli per gli acquisti.

La scelta dei regali di Natale per gli adulti, può essere davvero divertente ma, complice la frenesia della vita moderna, può anche trasformarsi in un una corsa rocambolesca all’acquisto dell’ultima ora.

Quello che dovrebbe essere un’offerta, non solo di oggetti, ma soprattutto di attenzioni verso chi amiamo o stimiamo, rischia di diventare solo un gesto distratto e meramente consumistico.

Il Natale può essere anche l’occasione per sdebitarsi con chi ci ha dato consigli senza inviarci parcelle (professionisti amici), tempo nei momenti di necessità (i vicini di casa che si sono occupati delle nostre piante o dei nostri animali, mentre eravamo assenti), aiuto e collaborazione (i colleghi disponibili in una circostanza particolarmente difficile).

Qualunque sia la motivazione che ci porta a donare, l’attenzione per il/la destinatario/a deve essere esclusiva, “su misura”. I regali acquistati in serie non rispettano queste caratteristiche e nemmeno i doni che parlano più di noi che del/la destinatario/a.

Certo, nella scelta, saremo guidati dal nostro gusto personale, ma il regalo dovrà soprattutto incontrare il gusto di chi lo riceve, ecco perché sono sconsigliati i doni troppo personali come i profumi, i capi di abbigliamento, i cosmetici, a meno che il livello di conoscenza, non sia tale dal consentirci di non sbagliare.

Come per altri ambiti delle buone maniere, anche nella scelta dei regali, saranno il buonsenso e l’equilibrio a guidarci: ciò che offriremo sarà proporzionato all’occasione, al grado di conoscenza e alla nostra disponibilità economica (non a quella del destinatario/a).

Non mi cimenterò nel lungo elenco dei vari prodotti più o meno innovativi o alla moda, ma in questa sede vorrei esaminarne solo alcune tipologie, sulle quali ritengo opportuno riflettere.

Evitare i regali troppo originali, perché potrebbero non essere capiti, ma soprattutto il pericolo dietro l’angolo è quello di scivolare dall’originale al “kitsch”.

Anche se l’elegante e originale madame Bricard era solita ricordare alle sue amiche: «Quando un uomo ti chiede qual è il tuo fiore preferito, rispondi sempre: il mio fioraio è Cartier», i fiori (dei fiorai tradizionali…) sono sempre la scelta migliore per qualsiasi occasione, Natale compreso.

Composizioni floreali o piante, difficilmente ci faranno commettere errori, se a guidarci saranno la semplicità e l’equilibrio.

Anche il tema culturale, essendo piuttosto vasto (libri, abbonamenti a riviste, musei, cinema) può rappresentare un’ottima soluzione.

Altrettanto ampio ventaglio di scelte è fornito dai complementi d’arredo: in questo ambito meglio però limitarsi ad oggetti piuttosto semplici e di dimensioni ridotte, come candele o profumatori per ambiente, facilmente collocabili e adatti a qualsiasi tipo di arredamento.

Eviterei l’anfora simil-bizantina o il vaso simil-Ming, difficilmente collocabili e di dubbio gusto (se appunto “simil”).

Nel caso potessimo permetterci di regalare antiche anfore bizantine e originali vasi Ming, sono certa che la collocazione (fosse anche un caveau) verrebbe trovata.

Tra amiche e colleghe: bigiotteria, sciarpe, guanti e accessori da borsetta, sono un’ottima idea per coniugare estetica e utilità e per evocare la nostra vicinanza ogni volta che verranno indossati o utilizzati.

Sul territorio italiano non mancano certo i prodotti gastronomici e vinicoli, questo tipo di presente potrà essere particolarmente apprezzato soprattutto da chi abita all’estero o in una zona d’Italia diversa dalla nostra.

L’accorgimento dovrà essere però quello di scegliere prodotti di ottima qualità, magari di piccoli produttori non reperibili nella grande distribuzione.

I gioielli, gli accessori di pregio e i viaggi, saranno riservati ai regali più importanti tra persone con un grado di intimità maggiore.

Vorrei chiudere con un argomento a me particolarmente caro: gli animali.

Posto che un essere vivente non si “possiede”, ma al massimo, con lui si sceglie di condividere la vita, se decidiamo di assecondare le richieste dei nostri bambini, o un nostro desiderio, facciamolo con grande responsabilità.

Un animale non è un giocattolo, ma un vero e proprio membro della famiglia, con esigenze che dovranno essere rispettate. Prima di precipitarsi in un allevamento, in un canile o in un gattile, è necessario valutare attentamente il nostro stile di vita, gli spazi e il tempo che saremo in grado di offrire.

La scelta del nostro futuro compagno di vita dovrà essere fatta dopo aver attentamente analizzato e valutato questi aspetti ed essendo ben consapevoli che la vita cambierà, sicuramente in meglio, ma con alcune incombenze e responsabilità aggiuntive alla quali non potremo né dovremo sottrarci.     

 

Buon Natale e felice anno nuovo a tutti!


Elisa Volta

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Bon Ton Bon Ton a cura di Elisa Volta: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” (Eleanor Roosevelt).

elisa volta

Quanto pesa il giudizio altrui?
Molto!
Certo, non dovrebbe essere così, ma il desiderio di essere accettati è un bisogno ancestrale, umano.
L’appartenenza al gruppo, garantì la sopravvivenza ai nostri antenati.

Oggi, non è più fortunatamente in gioco la vita, ma il rischio è quello di perdere il riconoscimento sociale.
In un’epoca scandita dall’esserci ad ogni costo, e costantemente in corsa per raggiungere modelli, ahimè, spesso irraggiungibili e omologati, il giudizio può diventare davvero un macigno in grado di sotterrarci.

Ne sono vittime soprattutto i più giovani, ancora in cerca di una propria identità, che pur di essere accettati, finiscono con l’uniformarsi ai peggiori modelli di maleducazione e arroganza.
Mi viene domandato spesso: «A cosa servono le buone maniere?»
Le buone maniere servono a fornire un codice, uno strumento di comunicazione basato sul rispetto reciproco.

La conoscenza dei diversi codici comportamentali, ci consente inoltre di essere a nostro agio sempre, in qualsiasi situazione.
Sapere come comportarsi in ogni circostanza e al cospetto di chiunque, ecco che diventa una carta vincente, un formidabile lasciapassare ed un potente antistress.
Imparare i codici comportamentali, significa inoltre riscoprire le nostre radici e i cambiamenti storici e sociali che ci hanno condotti ad essere ciò che siamo oggi.


Le buone maniere sono state definite “la grammatica del comportamento”, in quanto traccia da cui partire per edificare un buon rapporto con i nostri simili.

Nell’epoca moderna, essere educati significa avere rispetto ed essere in grado di adeguarsi al contesto, avendo cura di non ferire, anche involontariamente, con il nostro atteggiamento.

A differenza di un tempo, oggi l’eleganza e le buone maniere possono essere gestite con discrezionalità, ma questo presuppone la conoscenza dei limiti entro i quali è possibile agire.
Ogni nostro gesto, ogni parola e anche il tipo di capo che decidiamo di indossare, comunicano, veicolano un messaggio chiaro su ciò che siamo, che non siamo, o che vorremmo essere.
Un tempo “Signori si nasceva”, in questa epoca globalizzata, dove la tecnologia ha abbattuto ogni confine geografico e dove non esistono più distinzioni sociali, dove culture ed etnie si mescolano e convivono nello stesso territorio,

“Signori si diventa”.


Elisa Volta

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“Bon Ton Bon Ton” a cura di Elisa Volta: le sette piccole virtù.

elisa volta

Per fare buona impressione e apparire eleganti ci si concentra principalmente su ciò che è visibile: abbigliamento, postura, tono della voce e gesti che spesso sfociano in una formalità e rigidità eccessiva.

Tutto questo, con il risultato di apparire come una persona poco sincera, impacciata o viceversa che ostenta, con sicurezza, conoscenze che palesemente non possiede.

Ancora una volta, la differenza è data dalle “piccole cose”.

Ecco sette piccole virtù che non andrebbero mai trascurate.

La Puntualità, perché il tempo è l’unico bene che non si può né comprare né restituire.

Farsi attendere per un ritardo, significa rubare il tempo di chi attende, senza avere la possibilità di restituirlo.

L’Accuratezza, perché la cura del dettaglio, l’ordine e la pulizia personali trasmettono un’immagine di affidabilità, di rigore, qualità importanti nel lavoro.

L’Umiltà, perché per essere rispettati e apparire autorevoli, non è necessario essere arroganti e supponenti.

È vero proprio il contrario.

È bene ascoltare tutti, perché ogni persona ha qualche cosa da dire e magari da insegnare.

La Discrezione, che è sobrietà, delicatezza d’animo di chi sa non ostentare e moderarsi per non mortificare chi in termini di cultura, posizione sociale o denaro è sicuramente meno fortunato.

La Serietà, da non confondere con l’incapacità di ridere o sorridere!

Ma intesa come affidabilità, lealtà, autocontrollo, capacità di portare a termine quanto iniziato, di mantenere la parola data.

La Pazienza, in tempi di velocità digitale, rispettare i tempi delle altre persone, è un grande segno di gentilezza. Aver pazienza non significa “tollerare”, significa “rispettare”.

Ed infine: la Cordialità. I saluti, i piccoli gesti di gentilezza, i sorrisi offerti anche agli sconosciuti incontrati brevemente.

Piccoli e semplici dettagli che rendono più gradevole la vita di tutti giorni e donano la tanto ambita eleganza, quella vera!


Elisa Volta

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Calzature Maschili”.

ELISA VOLTA

Come anticipato nella rubrica di agosto, in questo nostro appuntamento parleremo di calzature maschili.

L’uomo di oggi pone attenzione al proprio abbigliamento, e quindi anche agli accessori, al pari delle donne.

La scarpiera maschile sta iniziando ad occupare spazi della cabina armadio sempre più dilatati, con buona pace delle signore che in taluni casi possono uscire dalla competizione addirittura perdenti.

Quali sono i modelli che, al di là di mode e preferenze, proprio non possono mancare nella cabina armadio all’uomo che, conoscendo le regole del dress code, vuole essere impeccabile in ogni circostanza?

Un paio di Oxford (chiamate anche o Balmoral) sono d’obbligo.

Le scarpe in pelle liscia con allacciatura, di colore nero, sono l’unico modello ammesso per l’abbigliamento da cerimonia e da sera.

Nella versione in vernice nera sono d’obbligo con il frac e utilizzate anche con lo smoking (ammesse anche in pelle nera).

Altra stringata è la scarpa modello Derby.

Si tratta di una variante meno rigorosa della precedente che presenta delle decorazioni costituite da piccoli fori, sulla punta e sui lati.

Rispetto alla Oxford avvolge meno la caviglia, lasciando intravedere maggiormente il calzino e l’allacciatura è aperta nella parte inferiore.

È adatta ad un abbigliamento formale (non da cerimonia), ma anche smart casual o business dress.

È spesso indossata nella versione marrone castagna o cognac, solo di giorno.

Per l’abbigliamento casual invece, ideali sono le Loafer e i mocassini: scarpe non stringate, che possono essere con tomaia liscia, decorata, ricamata (oggi molto di moda), con nappine (Tassel Loafer), o con la caratteristica linguetta di pelle (Penny Loafer).

Una variante un po’ più formale del mocassino, è la Monk strap a una o due fibbie, molto apprezzata da chi ama un abbigliamento professionale ma non formale.

E infine le scarpe riservate al solo tempo libero: Sneakers, scarponcini scamosciati con suola in para, per le occasioni informali e la campagna e  boat shoes, le calzature in pelle con la tipica suola in gomma bianca adatta a non lasciare segni neanche sulle superfici più delicate.

Proprio queste ultime, dopo la metà degli anni trenta, furono adottate dai rampolli dei college americani più prestigiosi e delle università della Ivy League nei loro preppy look, in sostituzione delle penny loafers, per le occasioni meno formali.

Scarpa abbinata all’outfit e outfit adatto al contesto: ecco i due semplici passaggi per essere impeccabili in ogni occasione.

Se la variabile è rappresentata dal modello, che cambia in base all’outfit e all’occasione, la costante necessaria è la cura della calzatura.

Le scarpe necessitano di manutenzione: vanno pulite, lucidate, riposte nella scarpiera con le forme e risuolate periodicamente.

Lo studio accurato del look sarebbe immediatamente vanificato dalla camminata su tacchi consumati come un pezzo di parmigiano passato sulla grattugia.

Le suole si consumano e spesso anche in modo differente (il tacco della scarpa destra di chi passa tante ore al volante, è molto più rovinato del sinistro), questo causa una postura lievemente sbilanciata decisamente poco elegante.

Come amo ripetere spesso, sono i dettagli a fare la differenza, e le calzature, soprattutto in un uomo, sono in grado di lanciare inequivocabili segnali di stile o compromettere irrimediabilmente anche l’outfit più ricercato.

Elisa Volta

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“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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