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Redazione

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Diego Anastasi: una passione chiamata scarpa !

diego anastasi

In una creazione  di Diego Anastasi trovi un’’idea di bellezza, la voglia di trasformare un disegno in un sogno , in una forma, in una scarpa

L’ attenzione per il dettaglio, la scelta di materiali migliori, un processo produttivo lento guidato da mani esperte fanno il resto.

Abbiamo voluto fare qualche domanda a Diego, per capire da dove arriva questa sua passione..

Primo incontro con la scarpa?

Il primo incontro con la scarpa nasce 20 anni fa quando mi soffermavo a guardare un artigiano che creava scarpe da sempre.

Quando hai deciso che sarebbe entrata nella tua vita professionale?

La scarpa QUELLA VERA non è un semplice buco dove infilare un piede.

Questo mondo mi ha emozionato a tal punto che LA CURIOSITÀ  È DIVENTATA PASSIONE., e decisi di raccontare al mondo la BELLEZZA NASCOSTA dietro ad ogni singolo gesto derivato dalle sofisticate tecniche di lavorazione , solo allora mi accorsi che era diventato lavoro

Quanto conta la scelta del materiale?

La scelta del materiale è fondamentale come su tutte le cose perché come dico sempre una scarpa nera non è mai come un’altra scarpa nera …. la qualità è tutto ma partendo soprattutto dalle tecniche di lavorazione ( che si tende sempre a tralasciare )  per arrivare alla selezione della materia prima.

Come scegli i modelli?

La scelta dei modelli parte sempre da una base classica senza tempo per cercare di creare intorno il piede del cliente un prodotto che deve vivere anni ed anni insieme al cliente lontani da mode passeggere che definirei usa e getta poi il tutto è completato da qualche oggetto che mi rappresenta di più.

Che rapporto insaturi con il cliente?

Con il cliente si instaura un rapporto di fiducia
Con il su misura Non esiste La vendita fine a se stessa non si vende un oggetto … il su misura è un coinvolgimento a 360 gradi si deve entrare in empatia con il cliente Si diventa consiglieri tanto che a volte si instaura  un rapporto di amicizia .

Se potessi parlare con un grande del settore, chi sarebbe e cosa gli chiederesti?

Non ho bisogno di parlare con un grande del settore visto che il più grande del settore è stato colui che mi ha dato amore per questo lavoro e senza chiedergli ho avuto tante risposte che ora valgono oro per ciò che conosco.

Quante e quali scarpe non possono mancare nel guardaroba di un uomo?

Per quanto riguarda il guardaroba di un uomo le scarpe che non possono mancare ti rispondo in questo modo…. mentre negli anni passati c’erano regole fisse e ferree per quanto riguarda il look sartoriale del gentleman, oggi giorno certo canoni sono cambiati e secondo me c’è bisogno di analizzare le proprie esigenze ed il proprio stile di vita prima di dire cosa non deve mancare, quindi ad ognuno la sua scarpiera, piena di scarpe che ti fanno stare bene, e non che devono essere ….. unica cosa NON SOPPORTO le sneakers con l’abito elegante.

Grazie Diego

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ArticoliAttualitàModa

Recycling World

Recycling World

I centri urbani in assenza di socialità assomigliano a delle scatolette di latta vuote: le pareti sporche hanno trattenuto soltanto oleosi residui di inquinamento, arroventandosi con il calore dell’estate mentre si apprestano a soffocarci nel freddo invernale. Noi superstiti, intrappolati, ci contagiamo, protestiamo come bambini feriti e se proviamo a scappare, il pericolo della lamiera tagliente è sempre in agguato.

Questa fotografia di un mondo moderno, che vive in uno stato di solitudine condivisa da un tempo indefinito, si sta ripercuotendo sulla moda con conseguenze irreparabili. E’ un dato di fatto che privare le persone delle cosiddette occasioni d’uso che aprono a possibilità infinite di acquisto di abiti, scarpe e accessori, abbia portato irrimediabilmente ad una brusca frenata dei consumi in questo settore che, a dispetto di qualsiasi revenge buying, non tornerà mai ai livelli Pre Covid, ma si stabilizzerà solo entro i prossimi cinque anni.

Se da un lato molti marchi sono corsi ai ripari saturando il mai abbastanza esplorato universo del loungewear, dove rientrano tute, maglioni di cachemire, vestaglie, pantofole e calzini antiscivolo, in un mix tra abbigliamento sportivo e tenuta da casa, per quello che definirei il nostro smart living, altri stanno definendo un nuovo concetto di vintage.

Tutto parte dall’approccio sostenibile verso questo mondo ormai saturo, per cui produrre nuovi prodotti non fa altro che inquinare maggiormente ed aggiungere l’invenduto di domani a quello di ieri. Ecco allora che gli abiti usati diventano il punto cardine di un’economia circolare che si rigenera costantemente grazie a collaborazioni per rivendere, affittare, riparare, dare nuova vita a ciò che già possediamo.
Le strategie di mercato innovative sono la base del successo di Selfridges, il primo department store al mondo che rese l’acquisto una vera e propria esperienza e non un mero gesto di routine, quando aprì a Londra nel 1909. Oggi l’azienda ha inaugurato il Project Earth che si impegna a cambiare radicalmente il modo di fare shopping entro il 2025, con una serie di nuovi modelli di business di cui il resale è parte integrante nel dare l’impulso definitivo alla svolta sostenibile. In un sistema che funziona parallelamente online ed in store, non solo si possono acquistare o affittare abbigliamento ed accessori pre-loved, ma anche mettere in vendita i propri, o semplicemente farli riparare da esperti artigiani.

The RealReal è negli Stati Uniti ciò che Vestiaire Collective è in Europa: la piattaforma più importante dove acquistare o vendere capi di lusso pre owned. Con diciassette milioni di utenti ed un fatturato che promette di arrivare a 64 milioni di dollari entro il 2025, TRR ha stretto una partnership con Gucci, aprendo uno speciale e-shop rifornito con articoli di mittenti e da merce portata direttamente dalla casa fiorentina. Ancora una volta, la via della sostenibilità è segnata da un albero che The Real Real pianterà per ogni articolo Gucci acquistato o venduto, attraverso One Tree Planted, un’organizzazione no profit che si occupa di rimboschimento globale.

Immaginare un capo di abbigliamento che sia più duraturo dei jeans è impossibile tanto quanto trovarne uno che sia meno sostenibile: per produrne un solo paio occorrono circa 9500 litri d’acqua, utilizzati per immergere la stoffa in 15 vasche di tintura all’interno delle quali i pantaloni acquistano il loro caratteristico colore. Aggiungete grandi quantità di additivi chimici e scarti di lavorazione, quindi moltiplicate per i 2 miliardi di jeans prodotti ogni anno nel mondo e solo allora capirete perchè anche Levi’s vi suggerisca qualsiasi alternativa possibile al buttare via il denim che già possedete.
Repaire Reimagine Recycle è il leit motiv della campagna sostenibile del marchio californiano, che mette a disposizione un tailor shop interattivo in cui non solo si possono aggiustare i jeans usati, ma anche costumizzarli o modificarne il modello, fino a creare interamente oggetti nuovi. Infine, se proprio volete sbarazzarvene, portate i vostri vecchi jeans, di qualsiasi marchio o non marchio siano, in uno degli store Levi’s e penseranno loro a come riciclarli…

Ancora una volta il mercato globale è pronto ad accogliere la domanda di una clientela che sta modificando le proprie esigenze e dirottando i propri interessi in quelli che già si definiscono nuovi trend…I classici senza tempo sembrano essere più appropriati per il clima attuale d’incertezza e smarrimento, oltre a rappresentare investimenti intelligenti a discapito della logomania e delle statement bags.
Ecco allora che il capo vintage acquista valore nel racchiudere in sè il passato con l’eredità di una storia da raccontare, l’unico seme di qualità perchè germogli un futuro green.

Elisabetta Baou Madingou

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Foto del GiornoFotografia

Quarta edizione del premio speciale EQUAL.

sebastiano leddi

In occasione dell’edizione 2020 degli ADCI Awards, ADCI presenta la quarta edizione del premio speciale EQUAL. Il premio ha l’’obiettivo di sensibilizzare creativi e clienti investitori a svolgere, attraverso le presentazioni e i contenuti pianificati sui media, un ruolo attivo nel superamento di ogni forma di diversità, che possa comportare una ingiustificata disparità di trattamento e di rappresentazione sui media.

Anche per il 2020, i confini del Premio si allargano, per fare sì che abbracci il concetto più ampio di discriminazione, sia essa diretta o indiretta. Il “Premio Equal” si prefigge di continuare a essere un momento di confronto, dibattito e strumento virtuoso di valorizzazione dell’impegno verso la cultura dell’uguaglianza. Il premio verrà assegnato al cliente e all’agenzia la cui campagna si sia distinta per la capacità di promuovere l’evoluzione verso l’uguaglianza .#equal#adciawards

Grazie @artdirectorsclubitaly @vicky_gitto @sianistefania

Immagine in copertina Sebastiano Leddi Founder perimentro.eu

Ph: @pierogemelli

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IntervisteMusicaspettacolo

Filly Lupo, Emozioni e Armonie.

Filly Lupo

Artista poliedrica, recita, canta e balla. Dialogo oggi con Filly Lupo, donna la cui voce rivela magia.

Allora Filly, nel tuo “Curriculum Vitae” vi è  anche il tango. Hai voglia di raccontarcelo?

Il Tango è  la mia forma espressiva, mi ci sento comoda nell’esprimermi, sia cantandolo che ballandolo.
Ha il potere di far emergere il mio lato più femminile, quella polarità che abita in ognuno di noi a prescindere dal fatto che io sia una donna.
Me ne sono innamorata anni fa, ascoltando degli amici che suonavano in un locale milanese: hanno attaccato con le note di “Malena” e ho sentito il battito cardiaco di tutto il Cosmo.

Da quel momento in poi, il colpo di fulmine che mi aveva colpito, è stato un crescendo
di curiosità e voglia di conoscere, capire e approfondire. Come in una storia d’amore.

Quale relazione intercorre con la recitazione?
Un cantante è imprescindibilmente un po’ attore, ed esserlo è una straordinaria opportunità: diventi interprete della vita di un personaggio esplorando te stesso come forse non faresti abitualmente. Cantare, il tango, è farsi tramite di quello che si sta raccontando. Storie inzuppate di amori, nostalgie, tradimenti. E molto altro.
Va fatto con autenticità.

Quando interpreti testi malinconici, come riesci ad intercalarti nei messaggi, nelle storie e nelle emozioni che questi trasmettono?
Credo che certe cose tu debba averle vissute per saperle trasmettere.
O quantomeno, già il fatto di interpretarle implica una presenza totale nelle parole che stai cantando e raccontando.
Se il tuo vissuto, le tue emozioni, il tuo essere testimone di quello che canti sono aderenti alla “performance”, non è necessario fare grandi sforzi.  Basta lasciarsi accadere.

Quanto studio precede l’interpretazione di un testo?
Lo studio di un testo è come aprire uno scrigno.
Un brano lo si avvicina, lo si osserva, lo si fa in mille pezzi. A tratti lo posso anche abbandonare ed odiare. Poi ci ritorno su, dopo aver fatto tutte le ricerche del caso per capirne le origini.
Ma dopo tutto questo processo è come se dovessi fare tabula rasa conservandone il lavoro implicitamente.
E allora posso farlo davvero mio.


Canzone napoletana e passione tipica del mondo argentino: dove si trova il punto d’incontro?
Il punto d’incontro è nella storia.
A partire dall’emigrazione dei primi del ‘900 e dagli innesti e fusioni culturali che inevitabilmente avvengono quando si incontra ” l’Altro”.
Tango e Musica Napoletana non potevano non incontrarsi, e ribadisco: le reputo cugine e simmetricamente percorribili per tematiche e sonorità.

Quali pensieri ed emozioni ti attraversano nel momento in cui ti esibisci?
Ogni volta è diverso, dipende anche dal momento che sto vivendo.
Il comune denominatore di ogni concerto è sicuramente l’entusiasmo ma anche l’ansia positiva di far bene il mio lavoro. Quello che accade dal vivo è sempre un’incognita, un po’ come la vita.
Ti prepari, studi. Ma è insondabile quello che davvero può succedere quando sei sul palco.
Sei lì davanti a delle persone come te, ma che ti ascoltano e hanno scelto di venire a sentire cos’hai da dire. Hai una responsabilità importante, apri il Tempo al divenire.
E tu senti i loro respiri, osservi le pieghe delle loro emozioni e l’energia della loro attenzione.
È un atto magico e pure sacro direi.

In fine, dato il periodo che stiamo vivendo, causato dall’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio i settori arte e cultura, cose ne pensi dell’utilizzo della tecnologia e come pensi (se pensi) di farne uso?
La tecnologia è uno strumento ormai funzionale nel nostro quotidiano e non mi sento di demonizzarlo.
Ma l’Arte deve svolgersi nei suoi luoghi sacri, nei teatri, nei cinema, in quegli spazi dove la Bellezza può essere generata grazie a tutti quelli che vi prendono parte.
Sia da spettatori che da artisti sul palcoscenico.
Tutto questo va protetto e custodito, non va fermato né considerato superfluo o non necessario.
 Soprattutto in una civiltà dove tutto ha un prezzo e nulla, a quanto pare, un valore.

Concludo ringraziando Filly per il tempo concessomi.

Mara Cozzoli

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AttualitàIntervistespettacolo

Ivan Damiano Rota, una vita in punta di penna!

Ivan Damiano Rota

Giornalista di altri tempi, per esperienza, e preparazione,

Scrive da sempre per diverse testate, conosce personalmente vizi e virtù del Jet set, amante e esperto di Cinema, abbiamo fatto qualche domanda a Ivan Damiano Rota per conoscerlo meglio :

Quando hai deciso che scrivere sarebbe stato parte integrante della tua vita?

Da bambino. Sono sempre stato appassionato di cinema e sin da piccolo tenevo dei quaderni in cui recensivo i film che vedevo

Cos’è per te il giornalismo?

Per me é la vita. É il colorare anche le vite degli altri. Mi sento di dire che occorre sempre verificare quello che si scrive. Oggi purtroppo con internet ognuno scrive senza assicurarsi della veridicità dei fatti. 

Quale di questi settori è il più difficile da affrontare per scrivere? Cronaca, gossip,politica, cultura, spettacolo?

Anche se puó sembrare strano, il gossip é quello piú difficile soprattutto perché bisogna andare leggeri con i pettegolezzi inventati. Oggi purtroppo vince chi la spara più grossa. 

Hai scritto in diverse occasioni per la tv, che approccio è necessario quando si entra in questo mondo ?

Ho partecipato a innumerevoli programmi sia come autore sia come opinionista.

Bisogna peró avere quel pelo sullo stomaco che a me manca, ma preferisco essere come sono. 

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Ero in un programma di Piero Chiambretti e dovevo portare in passerella un gigantesco alano che purtroppo sì é spaventato e si é buttato sul pubblico. 

Se potessi incontrare un personaggio del passato , quale e di cosa parleresti?

Vorrei incontrare Luchino Visconti, il mio mito e parlare con lui dei suoi film. E poi Marcello Mastroianni e parlare del suo stile unico, controllato, mai urlato. I giovani di oggi dovrebbero rivedere i loro film

Quanto è importante aver studiato per fare il giornalista ?

Secondo me ci nasci. Le scuole servono forse dal punto di vista tecnico. Così come per gli attori. Il talento é nel sangue.

Grazie Ivan

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IntervisteModaspettacolo

4 chiacchiere con Mattia Fumagalli, stylist? Non solo…

mattia fumagalli

Classe 1986 , anche se ha 34 anni, ma in lui risiede , e sempre risiederà l’anima , la curiosità l’imprevedibilità di un “teenager”

Dopo una piccola parentesi nel mondo del design ha seguito quello che lo rendeva più felice:

la MODA.

Oggi stylist e consulente per celebrity e strizza l’occhio alla TV.

Abbiamo fatto qualche domanda a Mattia , per lasciare sia lui a raccontarsi:

Primo contatto con la moda?

Diciamo che la moda e il mondo fashion hanno fatto parte di me fin da piccolo. Mia nonna aveva un negozio di abbigliamento che gestiva con la sua famiglia.

Mi ricordo i miei dopo scuola passati tra il magazzino e i camerini a provare, allestire ed aiutare a fare le vetrine. Ero Immerso da case di moda come Fendissime il ready to wear di Fendi by Silvia Venturini fino ad arrivare a Moschino.

Erano gli inizi degli anni ‘90 quando la moda, il vero made in Italy, stava crescendo e insieme ai brand anche le top model da Kate Moss (icona di trasgressione che rompe i canoni della classica top model) fino a Naomi Campbell che insieme a Linda Evangelista ed Christy Turlington furono chiamate “The Trinity”.

Mi possono ritenere super fortunato per essere cresciuto nell’età d’oro della moda e questo mi ha portato ad amarla fin da subito. Soprattutto per questo suo modo creativo di comunicare e rompere gli schemi.

Per parlare di moda è necessario averla studiata?

Ritego che per poter parlare di moda come in ogni altro campo, bisogna almeno avere delle nozioni base per poter esprimere dei concetti o delle riflessioni di senso.

Per amarla, indossarla e seguirla non bisogna necessariamente aver studiato anzi sarà lei stessa a catturarti ed affascinarti attraverso i colori, stampe e tessuti.

Cos’è per te la moda?

La moda per me è vita, è la mia colonna portante. Mi ha sempre affascinato tutto quello che sta dietro alla creazione di un abito, un accessorio, una collezione. Un esercito di persone che con le proprie mani riescono a creare delle vere opere d’arte.

La moda mi ha permesso di lavorare per grandi marchi che hanno fatto la storia del made in Italy come CoSTUME NATIONAL by Ennio Capasa fino ad Ermenegildo  Zegna.

La moda mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di viaggiare per andare a scoprire altre realtà come il mercato americano. Nel 2016 lavorai a Los Angeles, insieme alla mia amica e collega Simona Sacchitella, per serie televisive come “Grey’s Anatomy” e “Lucifer”.

Ho provato anche la moda 2.0 nell’era digitale lavorando con start up che mi hanno dato l’opportunità di testare altri volti del mondo fashion soprattutto nel mercato social e web. Questo mi ha permesso di essere il mentore che ha seguito il lancio online della sezione moda di Foxlife italia, consigliando rubriche, trend e look ispirate al mondo celebrity.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita?

La moda è cresciuta con me ma c’è stato un episodio nella mia vita che mi ha fatto dire: “Ok, la moda sarà la mia compagna di vita!”

L’episodio è successo alle scuole superiore quando grazie ai miei look, accessori sono riuscito a farmi accettare dagli altri essendo io una personalità estroversa e gay, in un paese di provincia; quindi potete immaginare voi la difficoltà nel crearmi una propria identità. In questo caso posso dire che l’abito fa il monaco!

Gli outfit che indossi insieme ai colori, le fantasie ed ai contrasti dicono agli altri chi sei e cosa vuoi comunicare: gioia, tristezza, felicità, spensieratezza, sicurezza e tanto altro.

Studio o talento?

Entrambe le cose ci vogliono per poter fare la differenza in un mercato molto competitivo com’è la moda, ma un po’ tutti i settori sono così.

Devi tirare fuori anche gli “attributi”, se no rischi che il tuo talento e gli anni di sacrificio con lo studio vengano calpestati da gente che è molto competitiva che ti vede più come nemico che collega.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ero ad un’after show party di Philipp Plein e stavo ballando sulle note di una delle mie canzoni preferite “Crazy in love” e ballavo agitando animatamente i glutei e imitavo le movenze di Beyoncè quando ad un certo punto mi girai e a ballare  con me c’era Naomi Campbell. Io mi fermai per un istante ero imbalsamato, ma poi continuammo a ballare insieme come se fossimo amiche da una vita! Questo fu molto divertente.

Cosa pensi della TV oggi?

La TV di oggi è un mondo che sta attraversando, come la moda, un periodo di crisi e di forte cambiamento spero che sia in meglio e non in peggio. Penso anche che si dia troppo spazio alla superficialità a scapito di una realtà più talentuosa e di sostanza.

Che importanza ha l’immagine?

L’immagine è molto importante, attraverso il tuo stile riesci a comunicare chi sei senza presentazioni e parole. È il tuo biglietto da visita!

Nel fashion system ogni anno cerca di fare spazio alle curvy, fenomeno, necessità o pubblicità? 

Penso che la moda come ha sempre fatto, anche in passato, deve essere un punto di riferimento e di avanguardia per rompere alcuni schemi che nessuno osa fare. Il mondo Curvy per forza di cose deve esserci e non è di certo un fenomeno ma è una necessità data dal cambiamento delle forme umane. Un cambiamento dato soprattutto da un mercato americano che vede donne e uomini più in carne.

Prima della creazione di collezioni Curvy le persone non sapevano dove andare a vestirsi o meglio c’erano dei negozi ma con prodotti e accessori davvero molto basici.

Cosa ti colpisce in una persona al primo sguardo? 

Quello che mi colpisce di più in una persona sono i dettagli. I particolari il più delle volte sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di distinguerti.

Se potessi incontrare e parlare con un’icona del passato chi è? E cosa chiederesti?

Farei un pigiama party con Marylin Monroe e Lady Diana due persone che sento molto vicino a me e che reputo delle vere proprie icone senza tempo. Due personalità che hanno avuto il coraggio di combattere per essere loro stesse e sono state di ispirazione per tante donne.

Ultima domanda : che fine hanno fatto le vere top model? 

Le top model si sono evolute e si sono dovute adattare alla realtà del tempo. Molti le definiscono influencer cioè coloro che sono capaci di “influenzare” e dettare moda, soprattutto nel mondo online.

Sono delle vere e proprie It-Girl che appena indossano qualcosa nel giro di qualche ora è sold out. Da Chiara Ferragni a Kendall Jenner sono le top model 2.0 di oggi.

Grazie Mattia

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AttualitàLibri

Contro Storia dell’arte contemporanea del Maestro Xante Battaglia

xante battaglia

Contro Storia dell’arte contemporanea il nuovo libro sul pensiero del Maestro Xante Battaglia esposto dal critico d’arte Giosuè Allegrini, pubblicato dalla casa editrice Campanotto.

Contro Storia dell’arte contemporanea, un titolo incisivo per un libro che si introduce nella storia, come un nuovo motto; contro storia del tempo presente, e di tutte le storie che ci hanno raccontato. Xante Battaglia, un nome che risuona per la storia, da precursore, da contestatore che si oppone allo spietato sistema dei consumi e delle speculazioni dei mercati che riguardano anche l’arte contemporanea…

Acquistabile clikkando qui

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Foto del Giorno

Talvolta si può vivere per anni senza vivere affatto, e poi tutta la vita si affolla in un’ora soltanto.- Oscar Wilde –

oscar wilde

Oscar Fingal O’ Flahertie Wills Wilde nacque a Dublino il 16 Ottobre 1854. Suo padre William era un rinomato chirurgo e uno scrittore versatile; sua madre Jane Francesca Elgée, una poetessa e un’accesa nazionalista irlandese.

Il futuro scrittore dopo aver frequentato il prestigioso Trinity College a Dublino e il Magdalen College, divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza.

Oscar Wilde , è a tutti gli effetti , se non il primo, sicuramente il più famoso Dandy della Storia .

Charles Baudelaire scrive:

«Il dandismo appare in periodi di transizione in cui la democrazia non è ancora del tutto potente e l’aristocrazia ha appena iniziato a vacillare e cadere. Nei disordini di momenti come questi alcuni

uomini socialmente, politicamente e finanziariamente a disagio, ma assolutamente ricchi di un’energia innata, possono concepire l’idea di stabilire un nuovo tipo di aristocrazia, ancora più difficile da abbattere perché basata sulle più preziose e durevoli facoltà e su doni divini che il lavoro e il denaro sono incapaci di donare”

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