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Redazione

Attualità

“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “SINTONIA”.

MARINELLA PUCCI

Dreaming D5: Tango introspezione, tango esibizione.

E’ caldo fuori, del resto siamo in piena estate qui a Buenos Aires.

Sono le tre del pomeriggio e nella casa si avverte un’ afa che induce a sonnecchiare per riprendersi dalle lunghe notti passate in milonga.

Mi ritiro nella mia stanza accompagnata dal mio diario che lascio a portata di mano perché so che verranno loro: i Dreamings a farmi visita. Bisogna quindi che si scriva del ricordo, delle storie, prima che svaniscano nel vuoto di una mente che non ricorda.

Un respiro profondo, un cuore che acquista un ritmo pacato, gli occhi che si chiudono ed ecco il dreaming dischiudersi..

Tanta gente, radunata attorno al palco allestito a Buenos Aires dove si stanno svolgendo i mondiali di tango argentino.

Molte le coppie in lizza, a contendersi il titolo, vengono da tutte le parti del mondo spinti da un desiderio: diventare campioni del mondo di tango argentino.

Ognuno con il proprio bagaglio e storia da raccontare.

Cammino tra la folla per avvicinarmi al palco e vedere più da vicino le esibizioni che si alterneranno a breve.

Noto una coppia seduta al bordo pista abbracciata in una posa quasi catatonica.

Lui dice: “siamo una coppia in sintonia e ci lasceremo guidare da quello che siamo al di la dei nostri corpi e dei lustrini sui nostri vestiti.”

Lei scoppia in lacrime e risponde: “non sarà come ballare per entrare nel nostro mondo interiore dove possiamo mostrarci l’un l’altro con le nostre fragilità, ferite ed emozioni che muovono i nostri animi.

Ora dobbiamo farlo per un pubblico che punterà i suoi occhi su di noi, non sarà facile ‘essere’. Sara’ difficile non cedere alla tentazione di lasciare all’ego il controllo per un mostrare virtuosismi e acrobazie.

Mi chiedo se questa è la cosa giusta. Voglio dire, noi qui,ora, a fare una gara, per cosa? Per freggiarci di un titolo che ci darà consensi, applausi e classi piene di studenti attratti dal prestigio che rappresenteremo…il Pascal di Pirandello affermava: «Lavoriamo senza posa ad abbellire e a conservare il nostro essere immaginario e trascuriamo quello vero».

Nel corso di ogni esistenza, il problema che si pone qualsiasi essere umano è quello di scegliere e di decidere se si vuole essere ciò che si è oppure apparire per ciò che non si è, consapevoli che siamo noi a circoscrivere l’incisività nel nostro essere, del nostro esistere e del nostro agire.

Possiamo incidere positivamente sull’ambiente in cui viviamo, proponendo stili di vita e finalità diversi da quelli che critichiamo e che non ci rappresentano.

Allora torniamo a noi, al quel tango intimo e nostro..”

“Cara sei sopraffatta da forti emozioni, ansia da prestazione, paura di fallire…

È normale, sono sensazioni che tutti gli artisti provano prima di salire sul palcoscenico, per condividere e donare emozioni.

Vedrai sarà un connessione più ampia che coinvolgerà anche lo spettatore più distratto e sarà bellissimo vivere quei momenti li con te, con il nostro tango, con il pubblico.

Vieni, andiamo, fidati di me.”

I due salgono sul palco e riescono ad emozionarmi con il loro tango fatto si di lustrini ma ancora pieno del loro amore per una danza che in tutte le sue sfaccettature riesce ad arrivare al cuore.

Allo spegnersi dei riflettori mi ritrovo sveglia nella mia stanza dove mi appresto ad annotare il ricordo del sogno appena vissuto.

Ma.Pu

Nota d’arte

Il maggiordomo cantante (The Singing Butler)

una coppia che danza abbracciata sulla battigia, contro un cielo livido, che minaccia tempesta. I due amanti ballano protetti maldestramente dagli ombrelli di una cameriera e di un maggiordomo, che forse canta, come suggerisce il titolo.

L’uomo e la donna sembrano persi l’uno nell’altra, quasi immemori delle due discrete presenze che tentano di ripararli dalla pioggia. Nessun volto è visibile frontalmente i protagonisti diventano i movimenti danzanti del Tango……

Per dipingere la danza è necessario chiudere gli occhi, scegliere la melodia e immaginare, prima di prendere il pennello…

Nonostante la comunicazione digitale, la Gran Bretagna resta un paese in cui è comune inviare i bigliettini di auguri. Spedire le “greeting cards” è una tradizione intramontabile

Le stime ufficiali parlano di oltre 2 miliardi di cartoline inviate ogni anno

L’opera di Jack Vettriano conta 6 milioni di poster venduti ed è l’opera più riprodotta sulle cartoline di auguri in U.K.

Una curiosità ;

Nel 2004 The Singing Butler fu venduto a Sotheby’s per quasi 750.000 sterline

Alessio Musella

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Food & Beverage

Ancòra Uno, profumo di Giappone e non solo : all’Elba il sushi incontra i cocktail in una rivisitazione italiana.

Ancòra Uno

Ancòra uno, un nome un programma, l’ancora nello stemma che cita il mare a due passi, a Porto Azzurro, e l’accento che crea un doppio senso, un invito a provare un drink o una preparazione.

Vieri Fiorilli ha l’idea nel 2019 ed è vincente: l’unico ristorante realmente etnico dell’isola, un fusion giapponese. Il locale è semplice, fresco ma ricco di particolari anche nell’allestimento con una piccola lampada e un vaso turchese, con qualche tulipano fresco al centro del tavolo.

A due passi dalla piazzetta centrale di Porto Azzurro che si affaccia sul mare ha un ampio dehors.

A parte il martedì è sempre aperto e nella bella stagione sette giorni su sette, dalle 17 del pomeriggio alle due di notte.

Si comincia con un aperitivo per assaggiare l’idea di questo posto, sposare la cucina giapponese, quella essenzialmente fatta di crudi, ai cocktail incontrando il profumo e il sapore dell’Elba, nelle erbe, nei prodotti e in qualche ardita interpretazione.

Con Bruno Rego, chef brasiliano, che ha partecipato al Japan Sushi World, l’idea centrale è la sperimentazione di preparazione da unire a cocktail, anche analcolici, adatti ai bambini.

Si mangia alla carta, senza formule precostituite con la massima libertà, puntando sulla qualità del prodotto fresco del mare da ostriche a gamberi rossi a ricci e Caviale Calvisius di varie tipologie.

Qui il gunkan incontra il riccio di mare, i nigiri di salmone il tartufo, il tonno sposa il fois gras con erba cipollina e i roll il gambero rosso di Mazzara del Vallo.

Tra i vari cocktail che abbiamo provato e che possono incontrare queste due ultime preparazioni ricche nel gusto, complesse negli aromi e con lunga persistenza, vale la pena lo Zakurosan, letteralmente il signor melograno che, quando è stagione, viene spremuto come frutto fresco. ( creazioni di Davide Mancuso )

La base è Elba Gin con sciroppo di rosmarino, infusione a freddo preparata nel locale, appena sfiammato che dà un profumo leggermente affumicato senza invadere il gusto; albumina, succo di limone fresco e melograno appunto. Interessante anche la degustazione da mangiare e da bere servita in un unico bicchiere con ghiaccio, un’ostrica e la sua acqua con Gin che diventa un minicocktail, un boccone e una sorsata di mare.

Tra i dolci il cheese cake si declina con lo yuzo, agrume giapponese ad esempio. Per chi volesse Ancòra uno organizza eventi privati, asporto e soprattutto per chi è in barca, il locale è attrezzato per le consegne anche in mare.

Si ringrazia per le foto Francesco Lascialfari

A cura di Giada Luni

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Attualità

Serena Fumaria: Grazie a quella notte del 2016 Mi feci una promessa che manterrò a costo di me stessa.

Serena Fumaria

Era l’ ultimo il 15/5/2016 l’ultimo

Giorno della mia vecchia vita:

Quando sotto una foto scrivevo “funny” anche quando di divertente c’era ben poco e dentro sentivo solo male;

Quando nonostante questo lottavo più per vedere gli altri felici che pensare alla mia felicità;

Quando cercavo di capire perché le persone avessero atteggiamenti crudeli al posto di capire me stessa, convinta che dare affetto avrebbe calmato tanta rabbia;

Quando sopportavo in silenzio, nonostante avessi un mare di parole e motivazioni che avrebbero potuto inginocchiare a vita chiunque;

Quando sorridevo come in questa ultima foto, per finta, per non dare nell’ occhio, perché da me ci si aspettava “così ” da tutta la vita ;

Quando mantenevo e tenevo più alla mia espressione da bambina che alla mia vita da donna, silurando ogni mio sogno reale accontentandomi di ciò che veniva;

Quando guardavo, convinta che dare e basta bastasse a ricevere un domani, almeno un po’ dello stesso amore dato.

Che ingenua… si da,

E si dimentica.. senza mai aspettarsi nulla.

Questa foto segna l’ ultima ora di quella mia esistenza, che seppur bella e ricca di avvenimenti che mi “creavo per sorridere”, mi rendeva infelice…

all’epoca cercavo negli altri la mia approvazione, la mia felicità, la mia riuscita… all’epoca ero certa che essere puliti bastasse a ricevere amore e rispetto in tutti i settori della vita.

Non è così… non basta essere puliti, bisogna amarsi, rispettarsi, non sopportare, pretendere gioia in cambio di gioia, e dare tempesta se si riceve tempesta. Pretendere? Sì, pretendere da se stessi di vivere solo persone in grado di essere all’altezza di amarci e renderci felici e allontanare gli altri. Spostarli di peso se

serve. Nel totale rispetto nei confronti di tutti.

Bisogna essere sinceri prima di tutto con se stessi… il vero mondo sta dentro di noi, e da quel mondo che abbiamo costruito nell’anima, sappiamo o meno dare attenzioni o trascendere l’ importanza del non ricevere. Io ora non ho voglia di trascendere. Pretendo di ricevere in tutti i settori o chiudo i rubinetti e sposto di peso i “pesi morti” che non mi

Permettono evoluzione, in amore, in amicizia, sul lavoro. Ho imparato a rispettare la mia vita e la fatica che ho fatto per essere una persona come sono. Buona e vera.

La realtà è che dopo quella sera, era il 14/5/16, dallo scoccare della mezzanotte del 15/5, in una notte durata 5 ore e 15 minuti, tutto è cambiato per me…

In quelle ore ho cambiato pelle e connotati interni.

Sono rimasta la Persona che ero perché cambiare e diventare cinica o negativa sarebbe equivalso a dare ragione ad altri cinici…

Per cui non sono cambiata dentro ma ho consolidato il mio Io, il mio credo e il mio essere più forte di prima … ma sono diventata solo per pochi, pochissimi… esclusiva, e disattenta alle persone deludenti.

Sono diventata anche più umile, non penso di dover salvare il mondo ora, ma di dover fare il massimo per il mondo in cui credo… senza disperdermi dietro realtà che non possono avvicinarsi alla mia “reale storia”.

Oggi sono solo per quelli che sono in grado di capire chi ero, chi sono e chi sarò. Per quelle

Persone interessate ad esserci, in ogni mio “domani” !

E sono per coloro per cui scelgo di essere presente.

A un anno dall’ ultimo giorno della mia vecchia esistenza dico…

Sti cazzi, sono diventata grande, e non tornerei mai indietro, non condividerei mai più gioia con chi da tempesta.

Perché ragazzi miei… donare Gioia è un arma che abbiamo in pochi e chi la ha… ha un enorme forza.

Testo da scritto nel 2017 da Serena Fumaria oggi motivatore, coach, docente e scrittrice.

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eccellenze italianeModa

Il Soprano Dominika Zamara anche a New York ha scelto di indossare un Abito della stilista Marta Jane Alesiani.

Marta Jane Alesiani

L’abito si chiama “ MIELE “ e proviene dalla collezione Safari inspirata alle grandi avventure descritte nei libri , ai pirati e alle loro intramontabili mappe dei tesori nascosti ai romanzi di Salgari..

L’abito Miele è davvero un piccolo tesoro, tra le trame di questo tessuto prezioso si nascondono filamenti di puro rame cangiante.

Frutto di nuove tecnologie all’avanguardia, questo tessuto leggerissimo incanta per i suoi meravigliosi giochi cromatici capaci di variare a seconda della luce che si riflette su di esso; Il colore infatti, passa dal color bronzo all’oro , da colore ambrato della terra al nero bruno.

Il modello resta lineare ed essenziale, al fine di rendere protagonista indiscusso questo prezioso binomio di trama ed ordito.

Il Rame è da sempre riconosciuto come il più grande conduttore di energia, veniva chiamato oro rosso ed è il metallo tra i più utilizzati dell’umanità.

A lui sono legate innumerevoli proprietà benefiche e magiche , tra cui favorire l’armonia del corpo fisico con quello astrale stimolando le attività del cervello , contribuendo alla regolazione della frequenza cardiaca e alla produzione dei globuli rossi , contrastando l’anemia.

Foto di Gabriele Vinciguerra, Modella Mua Stafania Molon, Hair Alessandro Torti.

I colori di questo oro speciale li ritroviamo su questo abito arricchito anche delle sue magiche proprietà.

Si tratta di un abito fuori produzione, creato esclusivamente per la sfilata della Fashion Week di Milano, quando la stilista Marta Jane decise di aggiungere all’intera collezione gioielli ed accessori di rame purissimo realizzati da artigiani marchigiani. questo abito rappresentava un grazie alla sua terra natia e alla sua meravigliosa influenza artistica.

Il nome “ Milele” deriva appunto dalla similitudine tra i colori del rame e del miele stesso , chiamato nell’antichità, “ l’oro degli dei “.

siamo tutti sognatori, guerrieri, avventurieri e maghi, figli della terra e del sole

basta soltanto riuscire a ricordarlo.

Dominika indossa anche una cintura dorata con cordone e nappe di pelle dell’ultima collezione Magicland

Ancora una volta, come il più sapiente degli scrittori Marta in questo abito descrivere la dolcezza della natura è come se afferrasse un pennello e spandesse su una tela vergine macchie di colore monocromo…

Sapientemente costruisce un’immagine della natura così vera e viva.

Chi si trova di fronte l’abito è come se avesse di fronte un quadro fatto di sfumature, profumi, suoni e sensazioni grazie ai quali la natura diventa poesia.

USA Mozart Coronation Mass concert.
Great orchestra and conductor Maestro Jason Tramm
W. A. Mozart Coronation Mass
8 May 2023 USA
The Seton Hall University, South Orange, NJ
Maestro Jason Tramm conductor
Dominika Zamara soprano
Kimberlee Korzelius mezzosoprano
Rider Foster tenor
Christian Arenciba baritone
MidAtlantic Chamber Orchestra
University Chorus and Chamber Choir

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Attualitàculturaeccellenze italianeeconomia

Grande serata per il Cenacolo Artom nella splendida galleria Glauco Cavaciuti a Milano.

il Cenacolo Artom

Christian Bale, Kim Basinger, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Laetitia Casta, Cindy Crawford, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Matt Dillon, Michael Fassbender, Scarlett Johansson, Milla Jovovich, John Malkovich, Charlize Theron, Emma Watson sono solo alcuni dei personaggi famosi i cui ritratti sono esposti a Palazzo Reale. Scatti realizzati tra il 2001 e il 2021 da Vincent Peters che, usando un’illuminazione impeccabile, eleva i suoi soggetti a una posizione che spesso trascende il loro status di celebrità.

In questo splendido ambiente Arturo Artom ha accolto venticinque amici intorno ad un unico tavolo quadrato.

Ospiti d’onore il Vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e Morgan che al pianoforte ha incantato tutti gli ospiti.

Da brividi la sua interpretazione di Vedrai Vedrai e di Imagine insieme a Roberta Ruiu.

Tanti gli interventi, ispirati dal bel discorso introduttivo di Anna Scavuzzo sull’energia e la voglia di crescere ed innovare che trasmette Milano: dal grande designer Stefano Giovannoni, a Luca Buccellati, Alessia Fattori Franchini, Gaia Spallanzani, Marco Palacino, Sergio Tripodi…

Gran finale quindi con Morgan in piedi a cantare ‘O mia bela Madunina ‘, composta da Giovanni D’Anzi nel 1934 in coro con tutti gli ospiti. Si fa sempre più concreta là possibilità che Morgan torni nella giuria di X Factor.

Si dice stiano cercando di convincerlo in tutti i modi dopo il calo di ascolti della scorsa edizione.

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Food & Beverage

Tiratissima, a Firenze la pizza incontra il cocktail.

Firenze la pizza incontra il cocktail

A Firenze è nato uno spazio di ristorazione, un modo nuovo di avvicinarsi alla pizza.

Non è tanto l’idea di una pizzeria raffinata, con cucina, con una selezione ampia di mixology quanto un’idea diversa. Il locale di Simone Arnetoli e della moglie Laura Tosetti, Designer che ha curato l’arredo, parte del Gruppo Toscanino, Galateo Ricevimenti e Regina Bistecca, è nato con l’idea di tornare alla condivisione dopo il buio della pandemia.

L’attenzione è quindi al servizio personalizzato e condiviso in un ambiente raffinato, con un tocco vintage e varie salette una diversa dall’altra.

La stessa architettura e stile si allontanano molto dall’idea tradizionale della pizzeria perché tutto è intimo, raccolto e su misura.

All’esterno una veranda con una parte a divani per l’aperitivo che accoglie in tutte le stagioni, perché d’inverno è riscaldata e d’estate i vetri si aprono.

All’interno un grande bancone per i cocktail dichiara le intenzioni, quelle di un matrimonio singolare tra la pizza, che ha un impasto idratato fino al 75%, oltre 24 ore di lievitazione, tirato a mano, e cotto su pietra, e signature particolari e personalizzate che guardano con attenzione alla produzione toscana, dalle botaniche ai vini fortificati locali.

Ogni saletta un nome e un segno di riconoscibilità, come quella con le farfalle o la sala degli scacchi che può diventare un privé.

Le stesse luci sono mobili e si spostano per illuminare il tavolo a seconda della composizione: il tavolo può essere da due fino a 10 commensali.

Quando esce la maxi pizza da 10 persone lunga 3 metri, ‘tiratissima’ appunto, viene suonato un gong e in contemporanea parte a tutto volume nel locale, la canzone di Mina Ma che bontà….

L’idea è quella della condivisione, dell’assaggio, dello scambio ma anche della possibilità di essere serviti quando si è un gruppo tutti nello stesso momento.

Con la stessa idea qui la pizza è preceduta dall’AntipastISSIMO, minimo per due persone dove focaccine si sposano con salumi, formaggi e salse, tutti prodotti risultato di ricerca accurata.

Tra le pizze rosse vincono le classiche Margherita e Napoli seguite a ruota dalla gustosa Amatriciana; mentre fra le bianche sono sul podio quella con mortadella, burrata, pistacchi, o cotto, melanzane e tartufo.

E ancora Savini, grana e basilico, gorgonzola/composta di fichi, mandorle e capocollo Falorni o ricette ardite di acciughe al tartufo Savini, con limone candito e burrata.

Non manca l’alternativa della FocacISSIME e un menu per chi non desidera la pizza, ad esempio con salmone e uova strapazzate.

Per quanto riguarda i cocktail vanno per la maggiore l’Americano Sballato, il Perla Nera con rum bianco e scuro, lime, carbone, mela e zenzero; il Negroni Aromatico; la Regina con gin al basilico, ingredienti del bloody mary e top di velluto al fior di latte; e anche il Caterinissima con il gin toscano realizzato con le note di testa e di cuore del profumo di Caterina de’ Medici e pagliuzze d’oro zecchino.

Senza dubbio la birra vince fra tutte le richieste, seguita da champagne e lambrusco anche in versione magnum.

Quest’ultimo è il tentativo di riportare sulla ‘retta via’ chi è abituato all’abbinamento della pizza con la Coca Cola.

Avvolti in un’atmosfera design calda e ariosa sui toni del grigio con inserti colore, si può andare da Tiratissima per un aperitivo o per il BrunchISSIMO la domenica (tranne nella stagione estiva).

Il locale si affida ad una squadra di soci e collaboratori quali Gianni Giorgi, professore alla scuola alberghiera per molti anni e capo chef nelle cucine di ristoranti da oltre 30 anni; Calogero Incorvaia, organizzatore attento ed esperto informatico, nel mondo del catering e della ristorazione da una vita; Daniele Bucciarelli, attento a logistica e rapporti con fornitori e dipendenti, con pluridecennale esperienza nel settore degli eventi di lusso; Francesco Guetta giovane e preparato bartender con già diverse quotate esperienze al suo attivo; il direttore Pierluigi Paravati con molti anni di servizio ed esperienza, anche fuori Firenze.

Da Tiratissima non si va solo per mangiare e degustare ma anche per ascoltare perché il racconto dei piatti e soprattutto dei cocktail che diventano un abito su misura secondo i gusti del cliente, fanno parte integrante della serata. Insomma un incontro per i cinque sensi che appaga la mente quanto il gusto per chi è curioso di imparare.

A cura di Giada Luni

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ArteModa

Vincent Van Gogh: LA STORIA DELL’ARTE LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

Cari lettori, ci immergeremo nuovamente nell’affascinante Mondo dell’Arte con il gioco dei colori dell’Armocromia e, quando si parla di colori e di Arte, l’associazione è immediata: “Vincent Van Gogh”.
Questo artista (1853-1890) è considerato oggi uno dei più grandi pittori di sempre, ma nel corso della sia vita, le sue opere, ben 1900 tra dipinti e disegni, sono state poco conosciute e poco apprezzate.
Pare infatti che l’artista, sia riuscito a vendere, soltanto un dipinto.
Figlio di un religioso e nipote di commercianti di oggetti artistici, Vincent Van Gogh, si appassiona al disegno fin da bambino, ma comincia a dipingere verso i 30 anni.
Le sue opere più conosciute sono quelle create tra il 1888 ed il 1890, pochi anni prima di morire.
Svolge diversi lavori fino a quando decide di studiare teologia e diventare predicatore, vivendo in un villaggio di minatori. Prende a cuore le sorti di questi lavoratori e, partecipando a scioperi e proteste, viene considerato dalle gerarchie ecclesiastiche socialmente pericoloso, quindi è licenziato e da qui ricomincia a dipingere.
Si trasferisce con il fratello Theo a Parigi dove conosce la pittura degli impressionisti, ricavando notevoli stimoli.
Vi rimane due anni per poi trasferirsi ad Arles, nel sud della Francia, e insieme a Paul Gauguin inizia un sodalizio artistico. Ma quando la collaborazione si interrompe, per l’artista inizia un periodo di nuova crisi, sottolineato dal taglio del lobo dell’orecchio.
Intervalla crisi intense a momenti di euforia aiutato dall’uso dell’assenzio, un distillato ad alta gradazione alcolica, diffuso in Francia tanto da diventare moda e leggenda. Verde, amaro, dal vago sapore di anice, si pensava contenesse erbe che creavano allucinazioni, assuefazione e pazzia.
Vincent si ricovera in ospedale per crisi depressive, con alti e bassi , fino ad interrompere la propria vita sparandosi al cuore a 37 anni. La malattia, l’affetto di suo fratello Theo, l’amicizia burrascosa con Gauguin, la vocazione religiosa, i viaggi in solitaria nel cuore dell’Europa, l’autolesionismo, l’abuso di assenzio, tutto questo irrompe nelle opere che colpiscono gli occhi ed il cuore di noi spettatori.
In questo caso, vi invito ad osservare due dei suoi autoritratti del 1887, che ho scelto tra oltre 35.


A sinistra (dipinto esposto al Van Gogh Museum Amsterdam), Vincent si rappresenta come Uomo “Estate”, valorizzandosi con colori tenui e freddi per far sì che il suo incarnato risulti più roseo, levigato e con meno discromie; i suoi occhi malinconici verde smeraldo, più vibranti; il suo colore di barba e capelli smorzato ma luminoso.


Nel ritratto a destra (dipinto esposto al The Art Institute of Chicago) l’artista sembra che abbia le orecchie più arrossate, il colore della barba prende il primo piano distogliendo l’attenzione, disturbando l’armonia delle sue cromie; le palpebre, il naso e le guance sono violacee; il suo occhio più scuro e meno luminoso; il suo viso appare più scarno e stanco; le pennellate brevi con colori scuri, caldi, accostati non mischiati, lo fanno risultare più rozzo.


Ho analizzato alcune opere che ritraggono fedelmente vari paesaggi in forme, proporzioni, colori e, di conseguenza, immagino la sua attenzione altrettanto maniacale nell’autoritrattarsi guardandosi allo specchio, carpendo ogni dettaglio del suo profilo fisico e psicologico.
Inevitabilmente l’accostamento e l’armonia dei colori fa la differenza rappresentandosi in modi diversi in base a ciò che lo circonda.
Incredibile come la vena artistica si sposi bene con la scienza dell’Armocromia, all’epoca ancora sconosciuta.

RAFFAELA GALLINA
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EventiMusica

Presentazione del libro: S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN di Numa Echos | SICK TAMBURO – GINKO live + NUMA ECHOS Djset

NUMA ECHOS

Venerdì 5 Maggio 2023 alle ore 19.00 presso “THE CLEBBINO” di Parma Numa Echos presenterà il suo ultimo libro “S-Heaven: sea of heaven” (2019, Il Seme Bianco | Castelvecchi Editore).

Seguirà dalle 0re 22.00 presso lo “SPLINTER CLUB” di Parma il Djset di NUMA ECHOS in occasione della data del tour 2023 “Non Credere A Nessuno” dei SICK TAMBURO, storica band italiana punk / alternative rock. In apertura suoneranno i GINKO con la loro proposta musicale post punk / new wave.

“THE CLEBBINO” – Borgo Cocconi 3/D, Parma (PR) – Ingresso gratuito

“SPLINTER CLUB” – Via G. Meazza 33/a Parma (PR) – Ingresso 10 € + Tessera Arci

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ArteculturaMusica

“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “OPINIONI”.

MA.PU.

Una rubrica che racconterà i pensieri di chi da sempre ama la danza e si è innamorata del Tango… tutto partirà da un disegno, da segni grafici venuti dal cuore, niente di preparato, puro istinto..movenze catturate su un semplice foglio ascoltando parole, musica e respirando l’universo di emozioni che vive nella parola “Tango”..

Sara’ una rubrica scritta a 4 mani istinto e ragione, Marinella Pucci e Alessio Musella, curatore d’arte che ama scoprire da dove nascono le passioni…..

Un nuovo giorno pieno di emozioni, nella vivace Buenos Aires giunge al temine.

E’ l’ora di mettersi a dormire ed entrare nel mondo dei Dreamings.

Due figure avanzano e si dirigono verso un tavolo di un bar. Discutono animatamente e sembrano non accorgersi di me.

Sembrano essere in disaccordo e non c’è serenità nei loro occhi.

Mi avvicino per ascoltare e solo in quel momento ottengo il loro

sguardo, poi uno dei due mi rivolge la parola e dice:

“Sai che molti fans del tango in tutto il mondo sono stati piuttosto confusi con il concetto e si parla oggi di Tango Nuevo.

Ma ti do una notizia: Tango Nuevo non è uno stile diverso di Tango.

Il concetto di Tango Nuevo nasce fuori dall’Argentina dalla necessità di alcune persone di etichettare ciò che per loro era in qualche modo diverso. La realtà è che la sua essenza rimane la stessa. La novità (nuevo) è la maggiore quantità di informazioni che ora abbiamo su questo ballo. Queste informazioni ci aiutano ad avere una tecnica molto più ricca ma ancora basata sugli stessi concetti tradizionali del Tango. Quindi, Tango Nuevo, non è uno stile diverso, ma è semplicemente un Tango migliore.”

L’altra figura non lo lascia finire di parlare e dice:

“Non ascoltare quello che dice, non esiste un tango diverso che possa chiamarsi tango, il tango è uno solo ed è quello della tradizione.”

Ma l’interruzione è breve perché il primo personaggio aggiunge:

“Dal punto di vista del modo di ballare, c’è una grande confusione. Uno stile di danza si chiama Tango Nuevo, o è considerato tale, il che è un errore.

Tango nuevo è in realtà tutto ciò che è accaduto con il tango degli anni Ottanta. Non si tratta di stile.

Capita in molte occasioni che alcuni ballerini mediocri aggrappati irrimediabilmente a un tango semplice e triste, data l’impossibilità logica di distinguersi, si definiscano “tango tradizionale”, per darsi una sorta di categoria.

Allo stesso tempo, quando si trovano di fronte a bravi ballerini, dediti allo sviluppo del ballo e che mostrano abilità, cercano di incasellarli dando loro qualche nome sciocco come “nuovo tango”, per darsi un paragonabile status, confrontandosi con il tradizionale e il nuovo. Creando con questo una confusione infinita.

Il nuovo tango non è solo un altro stile, ma succede semplicemente che il tango ballato sta crescendo, migliorando, sviluppandosi, arricchendosi, e quindi stiamo andando verso una “nuova” dimensione del tango ballato.”

“Ma lo senti?

Cosa devono udire le mie orecchie!

Non posso lasciarti parlare oltre di un tango che ha radici lontane, il tango quello vero, quello degli anni Quaranta. quel tango era ed è quello “giusto”. si balla musica antica, quella del tango “originale”. Con cui il campo del tango di allora viene rimesso in funzione, la milonga è la stessa, la musica è la stessa, il salotto è lo stesso, i tavoli sono gli stessi… si balla allo stesso modo di sempre . Quindi non ascoltare lui perché io so e posso raccontarti il vero”.

Io che non mi aspettavo di essere al centro di una discussione non oso dare ragione o torto ma invito i due a guardare alla cosa da una nuova angolazione:

-Se c’è gioia e felicità nell’esprimere emozioni, che sia tango, Tango Nuevo, o altra danza, lo scopo sarà raggiunto: dare spazio alle emozioni e alla creatività, in fondo tutto porta ad esprimersi in un linguaggio che comunica con il corpo.

I due non sembrano convinti e come se non esistessi più riprendono a discutere e si allontanano nel buio della notte..

Ma.pu

Nota storica:

Le origini della storia della milonga sono deduttive, si dice che la parola Milonga o Tango Milonga abbia origini africane, dove il significato della parola è casino, confusione e che nacque ai primi del ‘800 nei bordelli, della gente come ballo del basso ceto dove la parola stessa “Milonga” indicava le prostitute.

Il ritmo della milonga è regolare e sincopato, le figure sono semplici, ogni passo è spezzato, tagliato, portato alla chiusura, non esiste la sospensione perché ogni spostamento dell’asse è indirizzato al pavimento.

Questo è il Tango, la cultura del Tango, al di la delle varianti che inevitabilmente vengono applicate come in ogni forma di arte..

Con il termine Nuovo si intende un’evoluzione o un voler dare nuova linfa a qualcosa che ha fatto storia, non va mai interpretato come accezione negativa.

Ricordo che la milonga mantiene, al di la dei vari stili, il suo cuore legato alla Passione di un movimento danzante unico al mondo per intensità.

Il ritmo della milonga rallentato, diventa più morbido ed elegante, più adatto alla borghesia che andava a ballare con un bel vestito in saloni sempre più curati e ricercati, portando quindi la milonga su un ritmo apparentemente più facile: per alcuni esperti proprio da qui nasce Il Tango.

Una Curiosità:

La sala dove si balla il Tango prende il nome di Milonga.

Essendo dei luoghi sociali dove si ritrovavano persone di ceti diversi si adottavano dei comportamenti estremamente formali, i Codigos, elencati nel famoso Galateo della Milonga di Carlos Gavito.

A.M.

Rubrica

In collaborazione con Ese Parlassimo di Tango?” su FB 

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eccellenze italianeModa

Milano: la “M. Cilento & F.llo” nasce a Napoli nel 1780…

M. Cilento & F.llo

1780, nel pieno splendore del Regno delle Due Sicilie, quando Napoli era una sfarzosa capitale, punto nevralgico di mode e costumi di tutta Europa insieme con Londra e Parigi. L’Azienda è giunta oggi all’ottava generazione con Ugo Cilento e rappresenta una delle realtà più rilevanti del mondo sartoriale e della cravatteria italiana.

La storia della Maison Cilento è documentata da numerose tracce conservate nel proprio archivio storico, archivio dichiarato dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per la regione Campania di interesse storico particolarmente importante e sottoposto alle disposizioni di tutela, con particolare riferimento alla posizione prima armatoriale e poi industriale della famiglia che, nel gennaio del 1831, impiantò due filande a Salerno, nei pressi dei fiumi Irno e Sarno, con gli industriali tessili svizzeri don Davide Vonwiller e Federico Zublin.

L’introduzione della filatura e tessitura delle fibre naturali, come il cotone, il lino e la canapa, contribuì in maniera determinante allo sviluppo economico del Regno delle Due Sicilie.

Durante l’età Borbonica la Cilento forniva al Real Esercito Borbonico, all’epoca considerato il più elegante del mondo, i celebri panni di Palena, tessuti utilizzati per la realizzazione delle divise rossoblù, delle giacche della cavalleria, delle sfolgoranti mise dell’Armata di Mare.

Questi tessuti sono ancora oggi conservati nell’archivio storico della Maison.

Oggi la Cilento ha sede alla Riviera di Chiaia 203-204, nella splendida cornice di Palazzo Ludolf ed ha una seconda sede a Milano, in Via Fiori Oscuri 13, nel quartiere Brera, e precisamente nei locali che hanno prima ospitato l’antica Spezieria di Brera nel 1591 e successivamente, dal 1812, l’Antica Farmacia di Brera, e dove Carlo Erba iniziò la sua operosa attività di farmacista, imprenditore e mecenate.

Il lavoro svolto dalla Cilento è prettamente sartoriale, nel rispetto della tradizione napoletana: gli abiti e le camicie vengono confezionati a mano e rigorosamente con tessuti ricercati, pregiati ed eleganti, così da offrire sempre il meglio ai propri clienti.

Ogni capo viene seguito minuziosamente nella sua lavorazione, dalle misure prese sul corpo del cliente, operazione fondamentale ed affascinante, alle varie prove, durante le quali si vede man mano il capo prendere forma e vita, fino alla rifinitura finale a mano. I tessuti trattati, dai classici lini al tradizionale Sportex, dall’ Harris Tweed al Donegal fino all’introvabile Vicuna. Entrare nella boutique Cilento è una continua sorpresa, un viaggio entusiasmante alla scoperta di suggestioni artistiche, artigianalità e stile Napoletano.

Con lo stesso criterio anche le calzature sono realizzate interamente a mano in ogni passaggio con pellami di pregio ed esclusivamente con lavorazione artigianale Goodyear o Norvegese.

Le scarpe Cilento sono un esempio della più alta calzoleria che impegna i migliori artigiani napoletani.

Le cravatte sette pieghe Cilento 1780, sia foderate che sfoderate, vero capolavoro di stile e di arte sartoriale napoletana riconosciuta nel mondo, sono realizzate rigorosamente a mano ed esclusivamente in laboratori Napoletani seguendo le regole e le proporzioni dettate dalla grande esperienza Partenopea maturata in otto generazioni.

Accanto alle raffinate ed esclusive fantasie, la Cilento ha realizzato cravatte “a tema” dedicate al mondo dei mestieri e delle professioni, degli sport, delle razze di gatti, cani e cavalli, dell’arte e tante altre che onorano la tradizione scaramantica Napoletana e le eccellenze della nostra terra.

Pullover, polo, cappotti, impermeabili e tutti gli accessori della Maison, dalle cinture ai gemelli, dai cappelli ai guanti, completano il guardaroba dell’uomo elegante e ricercato nel segno dello stile e del buon gusto.

La Cilento è sempre alla ricerca dell’esclusività, della qualità altissima e dell’eleganza, ed ogni suo capo acquista nel tempo sempre più fascino e personalità. Magiche e ricercate essenze si uniscono e danno vita ai profumi Cilento, fragranze uniche dedicate ai fasti della Napoli antica e moderna che coniugano stile, qualità e tradizioni Partenopee.

Gli ombrelli Cilento sono realizzati in legno pregiato, con tessuti dalle fantasie uniche e rifiniti a mano secondo la migliore tradizione artigianale. Esclusive borse realizzate a mano in pellami conciati al vegetale, raffinati foulard in preziosa seta, splendide mantelle in cachemire, pregiati guanti ed eleganti calzature sono solo alcuni degli accessori firmati Cilento per la donna che ama distinguersi e che ricerca stile e vera qualità.

Cilento 1780 è un’Azienza riconosciuta come eccellenza nel campo della ricercatezza, della tradizione e dell’unicità, ed è uno dei pochissimi marchi che realizza cravatte e foulard per Musei, Associazioni, Fondazioni ed altre realtà riconosciute come eccellenze nel mondo, come la Reggia di Caserta, dalla quale e per la quale è stato incaricato di realizzare una ricercatissima linea di cravatte e foulard ispirata a particolari elementi artistici e architettonici del Monumento Vanvitelliano. Come il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa e la Fondazione F.S. Italiane, realizzando una speciale collezione di cravatte e foulard con disegni che ripercorrono la storia delle Ferrovie. Come la Pinacoteca di Brera, per la quale sono state realizzate quattro cravatte in purissima seta ognuna delle quali raffigura un’icona della Pinacoteca.

Moltissimi Capi di Stato e di Governo, istituzioni, personaggi dell’alta aristocrazia e nobiltà e personaggi famosi indossano la cravatta Cilento. Come la cravatta “Italia”, simbolo di forza e unità, realizzata con il ricamo della bandiera italiana su fondo blu scuro, l’unica al mondo con un ricamo decentrato. O ancora come le altre cravatte realizzate con le bandiere di tutti i Paesi del Mondo, indossate dai Ministri al G20 di Matera.

In occasione poi dell’apertura della nuova boutique milanese, Ugo Cilento ha disegnato e realizzato cravatte e foulard dedicati alle erbe officinali, alle quali si deve tanto, dall’arte medicamentale seguitane alla tintura dei tessuti, dalla realizzazione di profumi alla rappresentazione delle stesse sulle mie pregiate sete.

La Cilento dal 1780 è inoltre fornitore della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie nonché della Real Casa di Savoia.

M.Cilento & F.llo dal 1780 – Via Riviera di Chiaia 203/204, Napoli

Cilento 1780 – Via Fiori Oscuri 13, Milano

www.cilento1780.it

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