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Al Vinitaly Marchesi Frescobaldi festeggia 10 anni di Alìe.

Alìe Frescobaldi

Dieci anni del Vino Rosé Alìe, una data festeggiata con enfasi da Marchesi Frescobaldi all’edizione 2024 del Vinitaly perché sono le prime dieci vendemmie della Tenuta Ammiraglia, acquisita nel 2011, nella terra del Morellino di Scansano, in piena Maremma dove si sente forte la vicinanza del mare, a soli quindici chilometri. L’importanza di questo prodotto, sottolineano in azienda, sta nel fatto che Frescobaldi è stato un pioniere di quello che poi sarebbe diventato un trend.

Ancora un decennio fa infatti si parlava soprattutto di ‘rosato’. In questo caso il blend stesso è una scommessa, il matrimonio tra il vitigno internazionale Syrah e il toscano Vermentino, suggerimento indovinato dell’enologo Niccolò D’Afflitto, non a caso con una lunga esperienza francese, che consente tra l’altro l’ottenimento di un colore rosa tenue, delicato come la ninfa del mare alla quale allude, grazie alla presenza del vitigno locale che funge da stabilizzatore del colore. La veste del vino e del prodotto sposano il racconto mitologico di una terra toscana insolita nella percezione.

La bottiglia ricorda quelle francesi e l’icona è un ramo di corallo con una serie di bicchieri dedicati con un testo in serigrafia che si muove sul calice come un’onda raccontando versi ispirati alla figura mitologica con un testo elaborato all’interno dell’azienda.

Il mare non è solo un’evocazione narrativa quanto una componente essenziale del gusto ben oltre la sapidità che conferisce al vino. Il clima mitigato dalle acque del Tirreno consente alle uve una maturazione graduale che conferisce un assetto polifenolico con questo colore cipriato, che si conserva nel tempo diventando metafora della conservazione della storia e della tradizione che incontra la voglia di sperimentare e di dar libero spazio alla creatività.

Al gusto la freschezza con sentori di botaniche e una nota spiccata di pesca, della quale si sente la buccia, si intreccia alla mineralità del terroir in un vino che fa solo acciaio, pronto da bere, già sul mercato da settembre.

A cura di Giada Luni

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Lini 910, le bollicine come un accompagnamento musicale.

Lini 910

Al Vinitaly 2024 a Verona abbiamo incontrato l’azienda di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, Lini 910, oggi alla quarta generazione, fondata appunto nel 1910, una delle prime realtà italiane a spumantizzare con il metodo tradizionale in Italia. un’intuizione del nonno che non solo si aprì con lo sguardo oltre confine là dove era arrivato solo qualche piemontese ma aveva scommesso in un territorio noto per il Lambrusco e poco altro.

Gettando il cuore oltre l’ostacolo oggi la casa di produzione ha un’esperienza consolidata con un bel ventaglio di prodotti, tanto da aver meritato l’ospitalità nel Padiglione del Trentino dove protagonista è la spumantistica, segnatamente il metodo classico. L’azienda porta in Fiera due novità che ben rappresentano le tendenze della spumantizzazione italiana che oggi cerca freschezza e complessità insieme, grazie a una lunga maturazione sui lieviti – nel caso di Lini 910 spesso lunghissima – e un basso residuo zuccherino.

Soprattutto il pubblico più giovane che si è in parte disaffezionato al vino per privilegiare birra e mixology, cerca una semplice complessità. In particolare i vini della Maison vogliono essere, in linea con il nuovo stile della stessa Champagne, essere gastronomici e di accompagnamento: per usare una metafora musicale, l’idea non è di essere il testo o la melodia ma la base musicale, come ci ha raccontato Alessio Lini, una formazione da avvocato e una grande cultura musicale che lo ha portato ad unire la tradizione classica alla sperimentazione, il rispetto del pentagramma e il diritto all’improvvisazione, per la quale occorre uno studio ancora superiore.

Lo stile sobrio e contemporaneo della comunicazione, rivolta in particolare al mercato americano, si sposa con il bianco e nero di tutta la linea e la ‘i’ finale del cognome che si può leggere come il numero uno davanti a 910 a completare la data di fondazione della casa vinicola.

“La nostra ricerca è nel segno della sartorialità – ha continuato Lini – cercando non una cuvée sempre uguale a se stessa, spesso interpretata quale sinonimo di qualità, quanto una coerenza con lo spirito del marchio che per prima cosa vuol far sta bene il consumatore; da cui un basso tenore alcolico e zuccherino.”

L’eleganza è per Lini 910 soprattutto nel segno del togliere, senza nessuna ridondanza neppure nel bouquet aromatico con l’idea di regalare il secondo bicchiere migliore del primo.


In fiera arriva il metodo classico pas dosé 2018, sboccatura recente, pinot nero in purezza; e il metodo classico blanc de noir, vendemmia 2004, 11 anni sui lieviti, sboccatura 2015 con lungo riposo in bottiglia seguendo le tendenze più recenti delle pratiche della Champagne, prodotto che si fa apprezzare per una nota speziata, medicinale e un sentore di caramello che in bocca non è saturante.

Anzi la sua nota amaricante lascia il posto a un sentore agrumato candito che mantiene, malgrado la complessità, una buona freschezza grazie ai 6 grammi litro di residuo zuccherino. Alla fine il palato è soddisfatto, non stanco, pulito e la promessa del naso è conservata e rilanciata in bocca.

A cura di Giada Luni

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Il nuovo menu di Armani/Ristorante indossa i colori della primavera: è la terra a fare da ispirazione.

Armani Hotel Milano

L’Executive Chef Francesco Mascheroni porta nuance e profumi primaverili nella nuova proposta culinaria di Armani/Ristorante con un menu degustazione “Signature” e uno alla carta che tracciano l’ultima strada del gusto. L’ispirazione viene dalla terra e la parola chiave è semplicità, tutt’altro che semplice, frutto di una ricerca e di una limatura costante che tempera la creatività con la misura, a partire dalle stagioni.

La tavola dell’Armani Ristorante è lo specchio del senso dell’eleganza per la Maison che nell’eleganza dell’essenzialità declina il suo modo di fare lusso, essenziale, dalle linee contemporanee e improntato alla dinamicità della vita attuale.

Al settimo piano di Armani Hotel Milano, la proposta, ideata dall’Executive Chef Francesco Mascheroni, offre una cucina senza confini per creatività e materie prime stagionali, dove il minimo comune denominatore è la semplicità. I contorni nitidi e i sapori in perfetto equilibrio tracciano la strada per arrivare al gusto puro e rassicurante dell’ingrediente. Tecnica, tendenze, ispirazioni locali e internazionali si incontrano e generano un’esperienza gastronomica che si fonde in modo armonico e silenzioso al design minimale della location.

“Quando compongo un nuovo menu mi lascio ispirare da ciò che la terra ci dona. Mi piace riportare la fioritura della stagione in ogni piatto”, ha dichiarato Francesco Mascheroni.

E così, le materie prime stagionali, raccolte dal suolo e portate in tavola, diventano le protagoniste di una storia capace di abbracciare contemporaneamente più mondi e dimensioni.

Freschezza, importanza del vegetale nel piatto che è, ad un tempo, ricerca di nuove frontiere – offrendo ad esempio delle soluzioni vegetariane – e recuperando l’antico, come i piselli crudi in insalata o le verdure di campo declinate secondo le quattro stagioni.

Tante le suggestioni e la creatività che costellano il menu degustazione “Signature”, un viaggio all’interno del gusto, della sincerità e della semplicità, così come nella proposta alla carta. Si parte con gli Asparagi bianchi, lattuga e yozu;

Non solo insalata con lardo di Colonnata, olive taggiasche, pesto di basilico e Tacos di mare, ventresca di tonno, uova strapazzate in un modo unico che rende l’uovo un’emulsione dalla tattilità preziosa, e cipollotto; oltre che i grandi classici del luogo quale il gambero rosso di Mazzara, purea di carote, gelatina e finitura con burro chiarificato.

Passando ai primi, spiccano Riso con asparagi, crescione, sambuco; Come una lasagna condita col ragù d’anatra, latte di cocco e curry verde e i Ravioli ripieni di agnello, favette piselli, pepe rosa e limone d’Amalfi candito. Infine, i secondi con le proposte di mare, come il Rombo, calamaretti, rape al burro, brodo ristretto di teste all’infuso di galanga e lemongrass e quelle di terra, come il Vitello, asparagi e spugnole.

L’attenzione ai doni che la terra offre in prossimità e al territorio anche nello stile della presentazione e nell’arredo non tralascia di rivolgere lo sguardo lontano, come si conviene a una città metropolitana, ospitando incursioni dal mondo reinterpretate in modo personalizzato.

Anche la cocktail list al BamBoo Bar si ispira agli Echi dal mondo eper celebrare la Design Week, nella serata del 18 aprile la performance unirà le tre anime, deejay set, sax e percussioni. Armani Hotel Milano svela la lista cocktail in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2024, ispirata appunto alla nuova collezione Armani/Casa, Echi dal Mondo, che richiama atmosfere e colori raccolti da Giorgio Armani nel corso dei suoi viaggi e ricerche.

La Cina, miscela Gin, liquore al fico, riduzione di aceto balsamico di Modena e soia, soda al litchi; l’Europa, Gin Alkkemist, Cocchi Americano infuso alla maggiorana, Saint Germain, olio essenziale di limone; il Giappone, Nikka Coffey malt, succo di yuzu, sciroppo di amarene, albume d’uovo; Marocco, il cocktail che unisce la Vodka al cardamomo e zafferano, the verde, crema di menta verde, succo di limone, sciroppo al cioccolato bianco; infine Arabia, Zacapa 23, infusione al karkadè con fiori di pisello e anice stellato.

La cantina è ampia, preziosa, non solo importante, con scelte originali e anche sperimentali perfettamente nello stile del luogo.

L’impressione è di un ambiente intimo, al riparo dal ritmo della città dove la leggerezza è di casa, senza eccessi, effetti speciali, ma una cura attenta e discreta del cliente. All’ultimo piano di un Palazzo storico in stile razionalista, linee pulite che raccontano la casa Armani, così come i toni del beige tenue e grigio perla, mentre il pavimento è decisamente originale, in onice nero e marmo chiaro con venature, retroilluminato a disegnare una scacchiera che diventa una sorta di passerella nell’entrata al ristorante.

Tovagliato impeccabile e fiori discreti e scelti mentre lo sguardo si perde nella città, in un punto strategico dalla Milano storica a due passi dalla Scala e dal Duomo, oltre che dal Quadrilatero della moda al Quartiere di Porta Nuova, che ha disegnato il nuovo skyline della città moderna.

Giada Luni

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A Firenze torna EnoMundus 3.0, l’evento dedicato ai vini stranieri.

EnoMundus 3.0

Cresce la curiosità verso il mondo, oltre ai “soliti noti”, una tendenza consolidatasi in particolare dopo la pandemia, così si apre lo spazio spazio ai vini delle regioni enologiche meno conosciute, non per questo meno interessanti.

A Firenze – presso l’Hotel Albani – una vetrina giunta alla terza edizione, organizzata dall’Associazione EnoMundus APS – presieduta da Olfa Haniche – che, tra i suoi obiettivi, ha quello di far conoscere realtà enologiche provenienti dalle diverse regioni del mondo. Pertanto l’edizione 2024, oltre i vini francesi, con il nuovo ingresso di Bordeaux, quelli spagnoli con la Rioja, e quelli tedeschi con i Cru di Riesling, ha dato spazio a molte aree storicamente importanti, come la Georgia, la Grecia, il Lussemburgo, il Sud Africa e Cipro, oppure emergenti nel panorama italiano, come la Moldavia, il Montenegro, la Romania, la Slovacchia e l’Albania.

Altra novità della manifestazione è il WineClub, un divertente blind testing a cui tutti possono partecipare, che stabilirà, fra i vini in degustazione, i primi tre preferiti da tutti i winelovers. La manifestazione, organizzata da EnoMundus APS – il servizio durante l’evento è curatoda Fisar Firenze, main sponsor Accessori da Vino, media partner Firenze Spettacolo – è stata accompagnata da Sponsor gastronomici quali Beher con il Jamon Ibérico tagliato direttamente a mano da Maria Carmen Corredor Sanchez, il fiorentino Dolce Emporio con lo chef Fabio Barbaglini e il suo Foie gras, e il Forno La Torre con una selezione di pani particolari.

La nostra passeggiata comincia in Libano rappresentato dall’azienda Trois Collines, progetto nato da tre anni per produrre dei vini internazionali, in particolare due bianchi, un rosé e due rossi, realizzati in alta collina, fattore che dona ai vini grande mineralità.

Il Paese non gode ancora di un sistema di certificazione professionale in termini di formazione né per le denominazioni ma la richiesta sta crescendo in tal senso e il progetto esiste, pensando al modello francese.

Al momento, secondo quanto testimoniato dall’azienda il mercato non è pronto per vini spumanti perché occorrono risorse economiche considerevoli che non necessariamente assicurerebbero nel breve periodo un ritorno economico significativo.

In Libano ancora non c’è domanda di vini da dessert e c’è un terreno inesplorato da valorizzare costituito dai vitigni autoctoni. C’è invece una produzione ingente di liquori in particolare l’Araq, una versione dell’Ouzo greco, a base di anice, bevanda nazionale simbolo, presto prodotto anche da Trois Collines.

La Georgia, protagonista anche della Master Classe “Vini Emergenti” sul mercato italiano, a cura della giornalista Elisabetta Failla, con la degustazione di vini provenienti da regioni vinicole meno note, che stanno acquisendo, però, sempre maggiore importanza nel panorama enologico internazionale, è un territorio particolare.

Qui infatti la produzione di vino è millenaria, forse la prima realizzata insieme all’Armenia, ma è da reinventare prr proporsi ad un mercato moderno. Abbiamo degustato Saperavi 2019 di Nikoloz Winery, una produttrice giovanissima, al suo primo vino, in purezza, vitigno simbolo della viticoltura nazionale, terra prevalentemente di rossi, presente in due varietà principali, rispettivamente Budeshuri e Napareuli, dal colore intenso, tanto che le persone parlano di vino ‘nero’ e non rosso, dai sentori di frutta rossa e forte speziatura. L’etichetta dell’azienda, una serratura oro su fondo nero completata da una chiave in oro su fondo nero per i biglietti da visita diventa un messaggio di invito ad aprire la porta di questo piccolo mondo. Il Paese è partito anche nel settore della spumantizzazione sebbene solo con referenze tipiche dei vitigni autoctoni ma sta incominciando anche l’attenzione per i vitigni internazionali, Chardonnay in primis. Più radicata la tradizione dai vini da dessert in particolare da vitigni a bacca rossa come lo stesso Saperavi.

Ci avviciniamo all’Europa con la Germania, caratterizzata da sempre da una viticoltura limitata ma di qualità e identificata in particolare con il Riesling per i vitigni a bacca bianca che gode di una classificazione particolare secondo il sistema della classificazione in base al residuo zuccherino, Qualitätswein presente alla manifestazione nella versione Trocken con due aziende, Günther Schlink e Montigny, dal nome dell’enologo, lo stesso per entrambe, che privilegia l’acciaio per dare una caratteristica di freschezza.

Anche la Francia riserva delle curiosità con una ricerca nuova rispetto alla classica produzione d’Oltralpe come nel caso di una piccola azienda, la Maison Mavigny che ha cominciato la sua attività nel 2015 ponendosi come rappresentazione innovativa della Bourgogne e ultimamente della Côte du Rhône, spingendosi verso sud. Négociants, la Maison ha scelto come obiettivo di parlare a un pubblico giovane partendo dalla considerazione che l’età media del consumatore di vino in Francia è sessant’anni, a vantaggio della birra e degli spirits.

La scelta è stata quindi orientarsi a un habillage pop anche nei nomi, offrendo prodotti semplici che non pongano troppe domande, mettendo al centro la freschezza e un profilo verticale come nel monovitigno Chardonnay Liberty Burgony o nel caso di un rosso che hanno in portafoglio, l’assemblaggio tipico della Côte du Rhône, Marsane, Roussane e Grenache Blanche.

Scelta forse più conservativa per il Lussemburgo rappresentato dalla Maison Gales, famiglia storica della viticoltura locale – ha festeggiato i cento anni nel 2019 – di origini spagnole, casa importante, da 25 anni distributore nel Paese di Bollinger; in mostra con il suo Héritage, Crémant 45% Riesling, 45% Pinot bianco e 10% di Auxerois.

La casa punta soprattutto all’eleganza e all’equilibrio sposando la tendenza del Paese la cui vocazione è legato soprattutto alla zona della Moselle con vitigni quasi esclusivamente a bacca bianca rappresentati in primis dal Riesling, Pinot Gris, Pinot Blanc, Auxerois, Gewursstraminer e qualche vitigno autoctono. Lo sguardo è spesso legato al mondo della spumantistica e dello Champagne che copre circa il 50% della domanda.

Immancabile il fascino dello Champagne in Francia, soprattutto nella percezione che si ha all’estero di questo paese, presente alla manifestazione con un prodotto di grande eleganza, cremosità importante e mineralità complessa grazie al terroir gessose: siamo a Mesnil-sur-Oger – la patria del Krug per intenderci o di un’azienda come Salon – dove si fa secondo molti il miglior Chardonnay e abbiamo degustato Gimonnet Gonet; oltre a Ratafia Champagne, una mistella solo di uve di Champagne.

Un focus con la Master class dei Vini Emergenti ha presentato l’Albania che dopo la caduta del Comunismo ha cominciato a investire sul vino e sull’enoturismo, anche se la produzione di vino esiste da sempre, solo che il ritardo nella promozione non ne ha permesso la conoscenza, ha raccontato Flori Uka presentando il suo Albania Ceruja, prodotto con il vitigno autoctono ceruja bianco, da uve maritate su alberi. Interessante anche il Plithure, shesh i bardhe, bianco, macerato 40gg di Artan Balaj.

Altra realtà poco conosciuta a livello vinicolo Cipro che è una delle regioni di più antica produzione del vino, paese mediterraneo con una delle viticolture più in altura d’Europa, scelta necessaria per fronteggiare le alte temperature locali e una composizione del terroir di buona complessità in degustazione con Cipro Xinisteri di Ekfraseis, xinisteri, bianco, allevato in vigne fino a 1580 metri sul livello del mare. Il nome in lingua locale significa “acido”, la principale uva a bacca bianca dell’isola anche in versione passita, di forte trazione.

Altro paese poco considerato è la Romania, presente con Composition Rosé di Domaine Dumetrier che risponde a una domanda in grande crescita, quella dei Rosé, prima considerati di basso livello e ora apprezzati per la loro versatilità.

Giada Luni

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Is Femminas, la cucina è femmina. Parola di Maria Carta e del suo sogno antico nel cuore di Cagliari.

Is Femminas

Nomen omen, è questo il caso, in sardo Le donne perché la cucina è donna soprattutto in Sardegna, terra di matriarcato e in particolare in questo locale nato da un sogno al femminile.

Maria è rientrata infatti sulla sua isola e ha deciso di partire alla scoperta dell’anima tra sapori e saperi raccogliendo 100 ricette tutte di donne che ha rivisitato più nella forma che nel contenuto per renderle contemporanee, allettanti senza snaturarle.

L’origine della sua passione per la cucina parte da lontano un po’ per caso un po’ per errore ma, come direbbe lo psicanalista Hopcke, “nulla succede per caso” anzi, citando Luis Borges “ogni incontro casuale è un appuntamento”. È quello che è accaduto a Maria a 15 anni.

Nata a Seulo nel Gennargentu, in provincia di Nuoro, viene bocciata alla fine della prima Ragioneria e il padre, per punirla, la mette a casa un anno senza scuola a cucinare per la famiglia lasciandole a disposizione l’orto e il pollaio. Dalla nonna impara tanti segreti e anche quello della panificazione e dell’impastare, un’arte da queste parti paragonabile al telaio e per certi versi affine. Occorre cura e pazienza di cui le donne normalmente non difettano.

Un anno formativo e duro allo stesso tempo. Si sposerà giovane, a diciannove anni, poi a 21 la figlia, quindi finalmente il diploma.

A Roma dove si è trasferita una lunga e varia esperienza dividendosi tra l’ufficio di giorno e la cucina la sera per coltivare il suo sogno. Presto si ritrova a badare da sola alla sua vita ma è una donna forte, determinata e viaggia nella ristorazione della Capitale anche tra realtà note e prestigiose, imparando a conoscere gli alimenti, le tecniche e soprattutto il lavoro in squadra, lo spirito della brigata.

Una volta rientrata nel luogo natío, dopo un percorso di studio, apre nel cuore di Cagliari alla Marina un locale dove l’anima sarda sposa il design contemporaneo e il nome con la ‘emme’ raddoppiata, che nella lingua sarda per altro non esiste, rafforza la volontà di muoversi al femminile mentre nel locale di fronte Seulo Is Femminas serve Street food in un ambiente raccolto, accogliente che invita all’incontro e alla conversazione, dal mattino con la colazione del pastore all’aperitivo.

A muoverla, oltre la passione e la conoscenza di sapori antichi che fuori dalla Sardegna si conoscono poco, troppo poco, la convinzione che il cibo sia anche nutrimento dell’anima. Nel Gennargentu – e la sua famiglia ne è un esempio – siamo in una delle Blue Zone al mondo dove esistono più centenari anche grazie alla varietà dell’alimentazione e alla sua naturalezza accompagnata da ritmi lenti.

La sua proposta è infatti un percorso esperienziale che può essere assaggiato al ristorante con la scelta del menù degustazione e in particolare vissuto in una giornata comune. È importante sapere che il suo menù è un canovaccio che si adatta a quello che offre il mercato e l’orto giorno per giorno.

5. La cucina nel bosco di Maria Carta (1)

Per chi vuole provare a vivere “Una giornata particolare” si comincia dal mercato per fare la spesa quindi si fa la pasta fresca, il formaggio, una passeggiata per imparare a conoscere le botaniche commestibili quindi una passeggiata alle Vedette per immergersi nel panorama del Gennargentu tra grotte, cascate che formano piscine naturali e vecchi ovili. Poi si mangia su tavoli comuni di pietra ricoperti di felci con le mani. A tavola oltre i piatti solo il bicchiere per il vino – la selezione è focalizzata sulla Sardegna e le piccole cantine – e un coltello. Anche il modo è importante per il cibo della longevità dove non può mancare il miele delle api della proprietà.

Ancora una parola vale la pena sul tema delle paste con una varietà incredibile. In particolare è curiosa la storia del Suvilindeo, la pasta che vuole la preghiera. Si dice che una persona, un ragazzo fosse stato accusato di un crimine, e che avesse promesso in caso fosse stato scagionato di edificare una chiesa dedicata a San Francesco. Così fu e le donne pregando impastarono questa trama che ancora oggi offrono ai pellegrini.

A cura di Giada Luni

Terza foto La cucina nel bosco di Maria Carta

Seconda foto La zuppa degli antenati secondo Maria Carta

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Uguali ma diversi nel segno dello Chardonnay, Un viaggio enologico in Toscana in tre tempi con VinoPeople.

VinoPeople

Un’introduzione al vino nel segno della convivialità, questa l’idea dell’associazione VinoPeople, con il sostegno della Fondazione Chianti Banca, che debutta a Firenze nella cornice del Riva Kitchen, residenza e ristorante di grande suggestione, che ricorda l’atmosfera di una casa tipica ed elegante della Toscana. L’idea è giocosa, unendo la guida nella degustazione di tre calici d’eccellenza, con l’interattività, abbinando ciascuna delle portate del menu degustazione preparato dal resident chef Michele Berlendis, con ogni vino per votare il matrimonio più riuscito, terminando con un vino simbolo della Regione, il Vinsanto. Titolo indovinato per declinare un vitigno e un territorio mostrando la ricchezza della diversità legata al terroir e alle scelte stilistiche di ogni azienda. Un percorso non solo nello spazio ma anche nel tempo, attraversando la storia di famiglie e realtà produttive nel corso degli anni.

La prima tappa del nuovo ciclo di Uguali ma Diversi, percorso in quattro momenti, è dedicato allo Chardonnay, vitigno francese diffuso in tutto il mondo e tra i più coltivati perché particolarmente duttile. Caratterizzato per una spiccata acidità e un ampio bouquet che ricorda la frutta a polpa bianca e gialla, oltre ad essere uno dei protagonisti del Metodo tradizionale della spumantizzazione segnatamente quella della Champagne.

L’evento, guidato da Sara Cintelli e Milko Chilleri, ha messo in dialogo appassionati e professionisti del settore su tre Chardonnay in purezza dell’annata 2022, rispettivamente di Sovente della Fattoria Poggio Capponi di Montespertoli, realtà che risale al 1400 quando fu fatta costruire dalla famiglia nobile fiorentina Capponi che testimonia come la nobiltà della Regione è in larga parte legata alla campagna con un bouquet ampio e un sentore di legno e affumicato che si distingue; Tavoleto della Cantina Campotondo di Campiglia d’Orcia, alle pendici del Monte Amiata, personalità molto diversa dal precedente, vino caratterizzato da un profilo verticale, con sentori meno articolati, profumo di pietra focaia e forte presenza di legno, ma una sapidità più contenuta; e Molino delle Balze di Rocca di Castagnoli a Gaiole in Chianti, azienda nata nel 1985, un vino di bell’equilibrio che bilancia il legno con le note fresche di pesca bianca e mandorla fresca e un floreale di rosa bianca, elegante e longevo.

Nella tradizione toscana i dessert non sono necessariamente dolci nel senso più comune e anche i vini non sono esplosivi o particolarmente carichi di zuccheri. In tal senso il Vinsanto si sposa perfettamente con alcuni formaggi o tipicità quali il castagnaccio, come il Vinsanto del Chianti Collefresco dell’azienda Poggiotondo di Lorenzo Massart, proveniente dal Casentino. Le uve Trebbiano e Malvasia, coltivate a 350 metri di altitudine, vengono vinificate in caratelli di diverse dimensioni per cinque anni prima dell’imbottigliamento. Il colore ambrato scarico, appena velato, si distingue dalle tonalità caramellate artificiali diffuse in alcuni vini. Il bouquet colpisce per la sua trama granulosa e rarefatta, con note di datteri schiacciati, melata, miele di acacia e sulla. Un’eleganza discreta che evoca sensazioni antiche.

Al palato, la dolcezza si manifesta in una cremosa intensità, misurata e per nulla stucchevole. Un gusto lungo, lineare e composto, che si evolve in sfumature cangianti. Un Vinsanto che conquista per la sua armonia e complessità, frutto di una sapiente produzione e di un terroir unico.

Prossimi appuntamenti, il 10 aprile con i “I Bordeaux di Toscana”, ospiti Agricola Tamburini, Terre del Bruno, Podere Capaccia; l’8 maggio “Il nobile Pinot Nero”, ospiti Bacco del Monte, Borgo Macereto, Vallepicciola; il 22 maggio “Si scrive Timorasso si legge Derthona”, ospiti La Colombera, Luigi Boveri, Cascina la Ghersa.

A cura di Giada Luni

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Non solo Gin con la Compagnia dei Caraibi. Il magico mondo della miscelazione e le nuove tendenze italiane, protagonista le AgaviNon solo Gin con la Compagnia dei Caraibi.

la Compagnia dei Caraibi

Una master class dedicata al Gin quella organizzata di recente da La Compagnia dei Caraibi S.p.A. Società Benefit, nata a Vidracco, in provincia di Torino nel 2008, – leader nell’importazione, sviluppo, brand building e distribuzione di distillati, vini e soft drink di fascia premium e ultra-premium provenienti da tutto il mondo, nonché birre craft italiane – al Mantis ristorante e wine bar, zona Aventino, a Roma per raccontare un prodotto sempre più amato in Italia che sta diventando una produttrice ad ampio spettro.

L’incontro è stato anche l’occasione per fare il punto sul mondo dei Cocktail, guardando dati e storia che mettono al primo posto a livello internazionale Gin Tonic e Negroni. Un’opportunità per riflettere sul mondo della miscelazione e della liquoristica.

La Compagnia dei Caraibi ha cominciato a svolgere attività di importazione di alcolici in Italia 29 anni fa e oggi ha un portafoglio importante etichette con una particolarità, essere stata la prima a credere nelle Agavi, allargando l’orizzonte oltre Tequila e Mezcal, trattando distillati italiani, Rhum e ben 50 referenze di Gin. In Borsa da un anno e mezzo, impiega 100 persone.

Realtà di rilievo che da ottobre scorso ha preso in casa Martin Miller’s già presente sul mercato italiano a dire il vero, che ora è al centro di relazioni con diversi mercati. Ra l’altro l’azienda ha creato un Premio dedicato al Martini Cocktail con il Gin Martin Miller’s.

Al centro della Master Clss di Compagnia dei Caraibi l’esperienza di Danil Nevsky, Bartender, Consultant, Public Spekear di rilievo internazionale, ma anche Globetrotter, fondatore di Indie Bartender, attualmente di casa a Barcellona. Nominato #2 tra i Top 100 Most Influential in the Hospitality Industry 2023; negli ultimi 15 anni ha lavorato in 14 Paesi, collezionando esperienze internazionali nel settore della industry. Di recente ha lanciato la prima competition mondiale di bartending indipendente e anonima che ha ricevuto oltre 1800 candidature. La gara è finanziata dal suo brand di abbigliamento tecnico per barman, Brokern Bartender, e l’obiettivo è quello di finanziare in modo indipendente progetti creati da barman in tutto il mondo.

Il suo intervento è stato una lezione sul tema del Cocktail considerato come la sintesi tra ‘magia’ e ‘scienza’, frutto di una abilità da alchimista, di creatività e allo stesso tempo di empatia perché ognuno ha il proprio drink e la mano è unica in chi lo confeziona ma anche in chi lo beve. Per un barman intuire il desiderio del cliente è fondamentale.

Ogni cocktail è un bere miscelato che ha sei elementi che lo contraddistinguono dal nome – con esempi clamorosi quali ‘Porto dio’, ‘Cocco Siffredi’ che diventano gioco e provocazione insieme – al bicchiere, profumo, sapore e aroma (gli ingredienti), la guarnizione e la storia che diventa parte stessa del fascino di quello che beviamo perché è insieme emozione e gusto (a partire dai sapori base, dolce, acido, sapido, piccante, amaro o meglio amaricante e umami). Ripercorrendo la storia dei cocktail si incontrano 7 famiglie, rispettivamente The Punch circa 1630; The Milk Punch Contains, 1700 circa; The Cocktails 1800 circa;

The Cobbler Contains intorno al 1820, 30 anni dopo the Sour; The Collins all’incirca 1870; come The Highball.

Un capitolo a sé meritano le Agavi di Compagnia dei Caraibi che sono in tour, con un viaggio dedicato all’esplorazione degli Spirits, delle tradizioni e della Way of life messicana, dal mese di marzo a novembre, con dieci locali lungo tutta la Penisola che si animeranno con questo progetto corale. Ogni appuntamento è diviso in due momenti principali, la masterclass pomeridiana riservata ai bartender, guidata da Francesco Pirineo – Advocacy Manager di Compagnia dei Caraibi – e la guest serale aperta al pubblico, con drink list inedite.

Un viaggio di esplorazione dei terroir, delle materie prime e delle tradizioni alla scoperta della complessità e delle sfaccettature dei distillati messicani. Vecindad, Ocho, Aprendiz, Yuu Baal, Sotol Coyote, Sotoleros, Rancho Tepua, Pox, Sierra Norte e le loro etichette di tequila, mezcal, raicilla, bacanora, sotol, lechuguilla, pox, whisky messicano, gintol racconteranno il Messico, diventando veri e propri ambasciatori di quell’universo così misterioso e affascinante. Distillare le agavi è come estrarre l’anima del Messico, con le sue comunità, tradizioni e la memoria dei suoi antenati. Il comparto registra, sul mercato italiano, da diversi anni una crescita a doppia cifra, a volume e valore. In linea con l’andamento di mercato, Compagnia dei Caraibi segna nel 2024 una crescita a doppia cifra sul pari periodo del 2023. Pioniera nell’importazione e distribuzione in esclusiva di tutte le tipologie di spirits di alta qualità del Messico – che rappresentano il 10% del portfolio spirits in termini di numero referenze – l’Azienda si propone oggi come voce autorevole e narrante di una storia più ampia sulla cultura messicana racchiusa in ogni bottiglia.

A cura di Giada Luni

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XANTE BATTAGLIA: DAL PRE-ARCAICO AL POST CONSUMISMO a cura di Ada Eva Verbena.

XANTE BATTAGLIA

Presso gli spazi espositivi del Collegio universitario F.lli Cairoli di Pavia si è tenuta, il 15 febbraio u.s., l’inaugurazione della mostra “Xante Battaglia: Dal Pre-Arcaico al Post-Consumismo”, curata dal collettivo A.F.A. (Albanesi, Fraccaro, Allegrini), che rappresenta una sintesi antologica dell’opera creativa sessantennale svolta dal Maestro Xante Xattaglia, nel mondo dell’Arte Contemporanea.

L’evento inaugurale è stato accompagnato dai prestigiosi vini di Antonio Faravelli titolare di Cantine Vitea e promotore del progetto ” Golf and Wine 1895″ presente come sponsor ufficiale dell’ Evento.

Il progetto che come sempre illustrato da Faravelli ha una forte valenza turistica, dato che intende promuovere il Golf abbinandolo a uno dei prodotti enologici italiani più apprezzati e conosciuti al mondo: il vino.

L’azienda vanta più di un secolo di storia nella produzione di vini in Oltrepò Pavese. Attiva dal lontano 1895 tesa a mantenere e ricercare prodotti sempre nuovi e qualitativamente migliori attraverso la cura dell’intero processo produttivo a garanzia di vini autentici e genuini in rispetto della Lotta integrata, della qualità delle uve e del vino in fase di vinificazione. Propongono al mondo una ricetta di qualità del Made in Italy.

Le cento opere esposte di Battaglia, artista di rinomanza internazionale legato prevalentemente al movimento della figurazione concettuale, sono indicative di tutti i cicli del Maestro: dai primi lavori “Pre-arcaici”, caratteristici del tema dell’emigrazione italiana degli anni ‘60, al ciclo “Post-arcaico” che raffigura la cosiddetta Mater Arcaica, icona stilizzata che rimanda alle nostre origini greco-latine, passando per gli “Sfregi pittorici”, elementi demistificanti il potere e il mito correlato; il tutto transitando per le “Opere Binarie”, sorta di ultrasignificanti dell’immagine mass-mediale, gli “Iconocubi”, sequenze fotografico-architettoniche in cui l’immagine evolve all’astratto, e le opere di “Fotomeccanica”, che descrivono la falsità del mondo della comunicazione, per giungere così ai “Frammenti d’Universo”, con la liberazione dai gravami della pittura tradizionale, i “Monocrom”, sintesi gestuale-concettuale della Mater Arcaica, ed infine al ciclo del Post-Consumismo, con il recupero artistico del materiale degradato. “Geniale, poliedrico, eccentrico, anticipatore dei tempi e dei costumi, con una potente vis critico-comportamentale” come lo descrive il suo biografo ufficiale, Giosuè Allegrini, è stato stimato dai più grandi storici e critici d’arte, fra cui Giulio Carlo Argan, Pierre Restany, Michel Tapié.

Già titolare della cattedra di pittura presso sette Accademie di Belle Arti Italiane, fra cui la prima cattedra di di pittura di Brera a Milano, all’Albertina di Torino e a Venezia, ha esposto anche alla Bonino Gallery di New York, alla Biennale di Venezia, con antologiche al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, al Palazzo della Permanente e a Palazzo Reale a Milano, al Grand Palais di Parigi. La mostra al Cairoli resterà aperta sino al 2 marzo p.v..

Pavia, 16.02.2024 Giosuè Allegrini

IMPRESSIONI SULL’EVENTO

a cura di Ada Eva Verbena

Giosuè Allegrini, amico, collezionista e biografo ufficiale di Xante Battaglia, ha curato e presentato ai numerosi visitatori, l’evento. Allegrini si pone all’artista Battaglia in veste di biografo e come referente scientifico. Nel suo testo di presentazione inquadra l’autore nel mondo dell’Arte Contemporanea delineandone i molteplici aspetti che lo caratterizzano.

In mostra sono esposte opere create nell’arco di 63 anni di attività. Il Franz definiva l’artista Xante Battaglia giá 30 anni fa un “artista nuovo” capace di cogliere ed intercettare in anticipo la storia del tempo a lui contemporaneo. Attraverso la creazione di un personale modello di comunicazione fatto di integrazione tra Politica, Società Xante comunica a noi con la sua Arte trasformando tali componenti tematiche in “piogge di filosofie” (cfr. Franz).

Xante Battaglia ha anticipato molti movimenti ed artisti. Negli anni sviluppa riflessioni profonde e fa denunce di fatti e personaggi attraverso azioni intellettuali raffinate. Con le sue opere egli porta a noi temi e filosofie concettuali che rivitalizzano il “fare arte” ed i materiali. Suoi, i temi cari del PRE-ARCAICO con la figura della Grande Madre Arcaica, e del POST-CONSUMISMO tema coniato da lui e dal critico Pierre Restany. Riattualizzare lo scarto del consumismo non é riciclo ma raffinata operazione di trasformazione.

Tra i temi in mostra troviamo anche gli “sfregi” demistificatori, un vero e proprio attacco ai Falsi Miti del contemporaneo. Molto interessante l’opera il “Lettore dell’opera” (nel 1977 posta in mosta presso la Galleria Apollinaire di Milano). Con quest’opera si apre il discorso sul tema “le scritture”. Una sedia accoglie il visitatore che trova dinanzi a sé due testi scritti su due tele. Tramite l’operazione artistica delle “cancellature” l’artista identifica un nuovo modo di leggere il testo.

Si passa dal “leggere” un testo, al “de-legge” l’altro testo cancellandone parti. Cosí facendo ottiene l’edizione di un nuovo valore del linguaggio. Il discorso si fa analogamente anche con un’immagine. Un dettaglio viene ritagliato ritrovando un valore nuovo, nel “focus del dettaglio” che apoare piú vero dell’intero. L’artista ritrova il reale senso profondo del contenuto espressivo dell’opera. Il dettaglio smaschera la “falsa cultura”, scoprendo la vera intenzione comunicativa.

Altro tema caro all’ artista, la ricorrente “Madre Arcaica”. In mostra la ritroviamo anche nella sua ultima e piú recente ricerca. Ella vive ieratica e monolitica, la ritroviamo anche all’interno delle opere rivitalizzate, né la “firma che cambia l’oggetto”. Il gesto, la firma o la trascrizione delle sue icone sintetiche, riportate su contenitori per pizza o per uova, diventa per l’artista un motivo ed insieme, un atto supremo di denuncia del consumismo. Pochi gesti diretti sferzano un attacco diretto ai “miti della contemporaneità”. Il gesto performativo si fa carico di ribellione e pathos.

L’evento inaugurale si chiude con una performance dell’artista Xante Battaglia che attraverso la sua arte comportamentale in un unico atto crea un’opera che il critico Marco Marinacci commenta prendendo a paragone il fulmine di Zeus che sprigiona la sua energia nel suo gesto pittorico-plastico sulla una tela bianca. “Lo sfregio” ottenuto é lontano dall’operazione del “taglio” di Lucio Fontana. In Xante Battaglia diviene la valorizzazione dell’istante. Come un fulmine energetico arriva la materia pittorica che assume anche valore plastico nel suo pigmento nero e si appropria della tela che viene trasformata all’istante. Il bianco assume un nuovo valore in relazione al “nero fulmine” che si accampa sulla superficie. L’operazione si conclude apponendo sul margine in basso a destra della tela, la sua firma autografa “Xante Battaglia 2024”.

Xante Battaglia, Zeus contemporaneo, scaglia i suoi fulmini sul Mondo e ne denuncia le sue tragedie, le guerre in corso e gli uomini bruti.

Denuncia la sua ultima e nuova attenzione verso la contemporaneità attraverso la riflessione verso l'”Uomo senza qualitá”.

Denuncia infine, con un pizzico di nostalgia nella voce, d’aver “perso la fede” verso il post-consumismo che rimarrà un’utopia.

Una mostra da non perdere!

Ada Eva Verbena

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Food & Beverage

BURNS NIGHT A MILANO,  Un distillato di poesia a cura di Alberto Gross.

BURNS NIGHT A MILANO

“Il whisky e la libertà vanno di pari passo”. Così scrive Robert Burns, uno dei più celebri poeti scozzesi vissuto nella seconda metà del XVIII secolo, cantore dei costumi e delle tradizioni del suo popolo, non di rado lasciandosi sedurre da una vena satirico politica che gli valse inizialmente una fama quasi clandestina. Tuttavia la sua popolarità crebbe a dismisura presso i suoi contemporanei, fino a trasformarlo in una fonte di ispirazione per i fondatori del futuro liberalismo. Per celebrare questa figura di bardo nazionale ancora oggi gli Scozzesi si riuniscono ogni 25 gennaio – giorno di nascita del poeta – per la “Burns Night”, una cena a base di piatti tradizionali, whisky e letture di varie canzoni e componimenti. 

Su iniziativa di “Spirits & Colori” – azienda italiana specializzata nella selezione, importazione e distribuzione di distillati pregiati – la Burns Night è arrivata anche a Milano: presso “Rumore”, nuovo american bar recententemente aperto nel quadrilatero della moda, lo scorso 25 gennaio si è svolta una cena con una serie di proposte gastronomiche abbinate ad altrettanti whisky scelti dal catalogo dell’azienda e presentati da Gabriele Rondani, nuovo direttore dell’area commerciale e marketing. Focus della serata le etichette Black Bull – 12 e 21 anni – e la linea Octave di Duncan Taylor. In tavola niente haggis o pudding ma una serie di interpretazioni di ispirazione orientale, tra prosciutto di manzo di Kobe, gyoza e bao ripieni di pollo in tempura; il gioco di abbinamenti diverte il palato e incuriosisce ad approfondirne le potenzialità, smarcando il whisky dal suo più comune ruolo di protagonista nei cocktail o nel dopo cena. Intrigante e seducente il Black Bull Kyloe torbato miscelato a Vermouth rosso e Sherry Pedro Ximenez proposto in apertura, accattivante anche l’Octave Bunnahabahin 20 anni con le sue note di polpa di mela, di tostato, piacevolmente agrumato ma vellutato in bocca, a contrastare la sapidità umami dei gyoza.

Quasi da manuale il gelato fiordilatte e coulis di frutti rossi abbinato all’Invergordon 31 anni, con le sue piacevoli note di vaniglia e cioccolato bianco, frutta secca, noce, dattero e un sospetto di speziatura, tra pepe e chiodi di garofano.

Una serata che ha celebrato la versatilità di un grande distillato nelle varie interpretazioni di un’azienda che riesce a penetrarne i segreti e le sfumature più profonde, protetti dallo “spirito” della poesia.

E adesso spegnete la luce.

Alberto Gross

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Food & Beverage

Parole & Sapori Incontri di Gusto, Strozzi Bistrò, Palazzo Strozzi a Firenze Martedì 13 febbraio 2024 dalle 18.30 Ilaria Guidantoni presenta: Aspettando San Valentino, Viaggio nel cioccolato con Alessio Tessieri.

Ilaria Guidantoni

Tra parole, profumi e sapori, un viaggio dal cacao al cioccolato e i possibili abbinamenti in compagnia di un imprenditore che ha realizzato un sogno con il marchio Noalya, Alessio Tessieri. Il cacao, spezia preziosa, fin dall’antichità è considerata sublime e maledetta, bevanda degli Dei e piacere peccaminoso.

La serata illustrerà come degustare il cioccolato, il percorso dalla pianta del cacao alla tavoletta sulle nostre tavole fino alle suggestioni gastronomiche di un prodotto che per tanti aspetti ricorda il viaggio dall’uva al vino.

In abbinamento un Negroni signature StrozziBistrò e alcuni amuse bouche realizzati dallo Chef Axel Caldani dedicati al cioccolato.

Sponsor

Noalya, il cioccolato coltivato

Azienda di Ponsacco, in provincia di Pisa, produttore di cioccolato dall’albero alla tavoletta, presente sul mercato dal 2018 con la collezione dei 33 cioccolati.

Scuola Tessieri, un atelier delle arti culinarie

Nel cuore della Toscana a Ponsacco, una scuola di Alta Formazione per le professioni legate alla cucina, alla pasticceria e all’ospitalità gastronomica.

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