Un’introduzione al vino nel segno della convivialità, questa l’idea dell’associazione VinoPeople, con il sostegno della Fondazione Chianti Banca, che debutta a Firenze nella cornice del Riva Kitchen, residenza e ristorante di grande suggestione, che ricorda l’atmosfera di una casa tipica ed elegante della Toscana. L’idea è giocosa, unendo la guida nella degustazione di tre calici d’eccellenza, con l’interattività, abbinando ciascuna delle portate del menu degustazione preparato dal resident chef Michele Berlendis, con ogni vino per votare il matrimonio più riuscito, terminando con un vino simbolo della Regione, il Vinsanto. Titolo indovinato per declinare un vitigno e un territorio mostrando la ricchezza della diversità legata al terroir e alle scelte stilistiche di ogni azienda. Un percorso non solo nello spazio ma anche nel tempo, attraversando la storia di famiglie e realtà produttive nel corso degli anni.
La prima tappa del nuovo ciclo di Uguali ma Diversi, percorso in quattro momenti, è dedicato allo Chardonnay, vitigno francese diffuso in tutto il mondo e tra i più coltivati perché particolarmente duttile. Caratterizzato per una spiccata acidità e un ampio bouquet che ricorda la frutta a polpa bianca e gialla, oltre ad essere uno dei protagonisti del Metodo tradizionale della spumantizzazione segnatamente quella della Champagne.

L’evento, guidato da Sara Cintelli e Milko Chilleri, ha messo in dialogo appassionati e professionisti del settore su tre Chardonnay in purezza dell’annata 2022, rispettivamente di Sovente della Fattoria Poggio Capponi di Montespertoli, realtà che risale al 1400 quando fu fatta costruire dalla famiglia nobile fiorentina Capponi che testimonia come la nobiltà della Regione è in larga parte legata alla campagna con un bouquet ampio e un sentore di legno e affumicato che si distingue; Tavoleto della Cantina Campotondo di Campiglia d’Orcia, alle pendici del Monte Amiata, personalità molto diversa dal precedente, vino caratterizzato da un profilo verticale, con sentori meno articolati, profumo di pietra focaia e forte presenza di legno, ma una sapidità più contenuta; e Molino delle Balze di Rocca di Castagnoli a Gaiole in Chianti, azienda nata nel 1985, un vino di bell’equilibrio che bilancia il legno con le note fresche di pesca bianca e mandorla fresca e un floreale di rosa bianca, elegante e longevo.



Nella tradizione toscana i dessert non sono necessariamente dolci nel senso più comune e anche i vini non sono esplosivi o particolarmente carichi di zuccheri. In tal senso il Vinsanto si sposa perfettamente con alcuni formaggi o tipicità quali il castagnaccio, come il Vinsanto del Chianti Collefresco dell’azienda Poggiotondo di Lorenzo Massart, proveniente dal Casentino. Le uve Trebbiano e Malvasia, coltivate a 350 metri di altitudine, vengono vinificate in caratelli di diverse dimensioni per cinque anni prima dell’imbottigliamento. Il colore ambrato scarico, appena velato, si distingue dalle tonalità caramellate artificiali diffuse in alcuni vini. Il bouquet colpisce per la sua trama granulosa e rarefatta, con note di datteri schiacciati, melata, miele di acacia e sulla. Un’eleganza discreta che evoca sensazioni antiche.



Al palato, la dolcezza si manifesta in una cremosa intensità, misurata e per nulla stucchevole. Un gusto lungo, lineare e composto, che si evolve in sfumature cangianti. Un Vinsanto che conquista per la sua armonia e complessità, frutto di una sapiente produzione e di un terroir unico.
Prossimi appuntamenti, il 10 aprile con i “I Bordeaux di Toscana”, ospiti Agricola Tamburini, Terre del Bruno, Podere Capaccia; l’8 maggio “Il nobile Pinot Nero”, ospiti Bacco del Monte, Borgo Macereto, Vallepicciola; il 22 maggio “Si scrive Timorasso si legge Derthona”, ospiti La Colombera, Luigi Boveri, Cascina la Ghersa.
A cura di Giada Luni





