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Redazione

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Villa Bertelli apre le porte della mostra Andy Warhol e la New Pop alla SICS – Squadra Italiana Cani Salvataggio – Scuola Italiana Cani Salvataggio.

SICS - Squadra Italiana Cani Salvataggio - Scuola Italiana Cani Salvataggio

Grazie al Presidente della Villa Bertelli Ermindo Tucci e al Vice Sindaco di Forte dei Marmi Graziella Polacci è stato possibile far visitare la Mostra in corso dedicata ad Andy Warhol. anche ai “nostri amici a 4 zampe”.

Le unità cinofile della Sezione Toscana della Scuola Italiana Cani Salvataggio vengono impiegate nella sorveglianza delle spiagge durante la stagione balneare, in virtù della pluridecennale collaborazione  con la Guardia Costiera formalizzato da un accordo quadro in essere tra la SICS ed il Comando Generale  delle Capitanerie di Porto ed un Disciplinare Attuativo con la Direzione Marittima della Toscana.

L’editore d’arte Alessio Musella si è prestato a fare da guida concordando la visita con il Vice Sindaco di Forte dei Marmi Graziella Polacci  e il Presidente di Villa Bertelli Ermindo Tucci , raccontando la mostra Andy Warhol e la New Pop a tutta la squadra, protagonisti indiscussi della situazione sono stati proprio i 50 cani, che in silenzio, seguendo i propri istruttori hanno partecipato alla visita in pena tranquillità.

La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Mazzoleni in collaborazione con la Villa Bertelli e patrocinata dal Comune di Forte dei Marmi e dalla delegazione di Pisa dei Cavalieri di Malta

Una  vera e propria full immersion di quattro giorni partita il 25 Maggio che si concluderà domenica con la consegna dei brevetti. Verranno formati, attraverso esercitazioni in spiaggia, in acqua e sia con i cani che con i mezzi i nuovi operatori che poi troveremo sulle spiagge del litorale nei mesi estivi.

Cinquanta unità cinofile, insieme ai componenti del corpo didattico e a una quindicina di istruttori, protagonisti in Versilia.

Sono stati  formati, attraverso esercitazioni in spiaggia, in acqua e sia con i cani che con i mezzi i nuovi operatori che poi troveremo sulle spiagge del litorale nei mesi estivi.

Salvo Gennaro, presidente della Sics Scuola cani salvataggio è stato entusiasta con tutto il team di mettere a disposizione  Il loro  know how,  frutto di un’esperienza di 35 anni.

Hanno proposto al presidente della Regione, Eugenio Giani, la creazione di un registro unico delle unità cinofile di salvataggio a livello toscano, in modo che gli enti locali possano attingervi e rendere sicure le spiagge libere

Per questa iniziativa-full immersion hanno sia il patrocinio della Regione che quello della Guardia Costiera, con la quale hanno rinnovato un accordo quadro.

Ricordiamo che la Scuola Italiana Cani Salvataggio, è la più grande organizzazione nazionale dedicata alla preparazione dei cani e dei loro conduttori, le così dette Unità Cinofile, il cui obiettivo principale è l’addestramento al salvataggio nautico dei cani di tutte le razze, purché abbiano spiccate doti di acquaticità e un peso superiore ai trenta chili.

La scuola organizza, unica in Italia, corsi per istruttori, al fine di trasmettere ad altri le esperienze e la professionalità raggiunta in tutti questi anni di lavoro insieme ai cani rilasciando ogni anno, su esame, il Brevetto di Salvataggio S.I.C.S. riconosciuto dal Ministero Trasporti e Navigazione al fine del servizio di salvataggio, in accordo con il comando Generale delle Capitanerie di Porto – MARICOGECAP.

La Scuola Italiana Cani Salvataggio è  l’unica struttura a livello europeo ad organizzare annualmente corsi di Elisoccorso per Cani da Salvataggio e collaborare regolarmente nel corso di svariate esercitazioni con tutti i nuclei elicotteristi italiani (Soccorso Aereo Aeronautica Militare Italiana, Guardia di Finanza, Protezione Civile, Carabinieri, Vigili del Fuoco Polizia, Eliwork, ecc.). 

A Massa la capitaneria ha previsto in un’ordinanza ad hoc che la Sics e i cani di salvataggio siano inquadrati come “dispositivo aggiunto di sicurezza“. Un presidio mobile, che ha la sua base a Forte dei Marmi e che si sposta lungo il litorale”.

www.canisalvataggio.it

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ArteFoto del Giorno

Un’altro quadro della pittrice Sandra Menoia entra a far parte di una collezione privata.

Sandra Menoia

La capacità dell’astrattista veneta nel creare dittici che anche separati sono in grado di raccontarsi è fondamentale, ama dipingere grandi tele,e per questo ama dividerle, ma senza far loro perdere poetica e personalità.

In questa occasione il dittico si è diviso….

Dittico
Titolo :”Bellezza Imperfetta”
Tecnica : Acrilico su tela

Anno: 2021
Dimensione : 200 x 220
Sandra Menoia

La collezionista in questione è l’Avv. Roberta Nesto Founder  nel 1997 dello Studio Legale che con il tempo si è evoluto in un network di professionisti individuali che collaborano stabilmente in team e, grazie alle differenti aree di interesse e alle diverse esperienze maturate, è in grado di offrire ai privati e all’impresa assistenza e consulenza qualificate nei principali settori del diritto civile, in materia di diritto penale e in diritto amministrativo, tutto questo oggi è lo STUDIO LEGALE RIUNITO AVV. NESTO.

Roberta Nesto politicamente parlando ha messo la sua esperienza di avvocato civilista e penalista ad animare una passione politica al servizio del cittadino , infatti è Sindaco di  Cavallino Treporti, la prima donna sindaco della costa veneta e è stata Consigliere Provinciale della Provincia di Venezia, membro della Commissione Pari Opportunità e responsabile dello sportello della provincia di Venezia per il contrasto alla violenza di genere.

“In fretta, come se qualcosa l’avesse richiamata là, si volse verso il cavalletto. Eccolo ‐ il suo quadro. Sì, con tutti i verdi e gli azzurri, le linee verticali e diagonali… guardò la tela; era una macchia confusa. Con improvvisa intensità, come se per un istante lo vedesse con chiarezza, tracciò una linea al centro. Era finito; era completo. Sì, pensò, posando il pennello con estrema fatica, ho avuto la mia visione.

VIRGINIA WOOLF

Ha fame, Sandra Menoia: vuole nutrirsi di vita, di vive e concrete visioni… 

Sandra Menoia si laurea in lettere moderne e si dedica, poi, tra le altre cose, al giornalismo; risolve, quindi, la propria personalità, esprimendola attraverso forme di comunicazione attuali e efficaci. 

Le combinazioni alfabetiche e il nero verso della carta patinata limitano, invero, irrequietezza e curiosità: “colori” del suo temperamento, questi, che gemmano allora sulle tele.

Maria Marchese

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Fotografia

“L’obbiettivo”di Giacomo Mozzi…

Giacomo Mozzi

E’ sempre una sorpresa leggere le risposte di un intervista rivolta ad un fotografo, mille aneddoti, ricordi, idee,

Conosciamo meglio Giacomo Mozzi lasciando sia lui a raccontarsi attraverso le sue risposte

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

La prima volta che presi in mano una macchina fotografica, che io sappia, avevo circa 6 anni.

Era una macchina automatica a rullino, di quelle semplicissime, un solo pulsante, guardavi da un piccolo buco, inquadravi e scattavi.

Poi quando il rullino era finito, io pensavo di averla rotta, mio nonno andava a svilupparlo e prendeva un nuovo rullino così potevo tornare a fotografare.

Per mio nonno la prima macchina digitale fu una vera e propria rivoluzione, una schedina e basta rullini da sviluppare.

C’era un piccolo laboratorio vicino casa e nel giro di pochi anni chiuse, non si sviluppavano più tanti rullini.

A quei tempi fotografavo paesaggi, animali, persone in casa, diciamo che era come vedevo il mondo o il mio piccolo mondo, ma non lo sapevo ancora.

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?

Finito il liceo classico andai all’università, lì dopo un anno passai da una facoltà ad un’altra e avevo sei mesi come periodo transitorio, in questi tempo decisi di cercare un modo per migliorare quello che facevo per hobby o meglio uno dei tanti. In quel periodo dicevo che andavo a prendere “ un’ora d’aria” quando tornavo a Viareggio da Pisa con il treno, posavo i libri a casa, prendevo la bicicletta ed andavo al muraglione a fare una foto al tramonto, ai pescatori a quello che trovavo. Foto fatte sempre premendo un pulsante ed inquadrando quello che volevo ritrarre.

Pensai che potevo migliorare questo aspetto imparando ad usare anche gli altri pulsanti della macchina fotografica ( al tempo avevo una reflex base). Feci uno stage con Paolo Valli e mi insegnò ad usare quella macchina, con molta pazienza, perché sono si curioso, ma anche parecchio duro di comprendonio.

Dopo un anno lasciai l’università, aprì partita IVA ed iniziai la professione di fotografo. Non sapevo se ci sarei riuscito o no… e non lo so ancora, ma qualcosina in questi anni spero di aver fatto.

Il tuo primo scatto?

Il primo scatto è difficile da descrivere, perché molto probabilmente non me lo ricordo, ma posso dirti il primo scatto con una reflex non professionale e poi con una professionale.
Per andare a fare una missione umanitaria in Brasile mio nonno mi regalò una reflex non professionale e il giorno prima di partire ( era il 2007) andai nel solito posto dell’”ora d’aria” sul muraglione a Viareggio a fare delle foto.

Mi colpì subito una barca a vela che stava rientrando nel porto e catturai l’attimo. L’anno dopo Paolo Valli mi spiegò che avevo usato la regola dei terzi ( ovviamente a mia insaputa).

Con la reflex professionale, che comprai usando tutti i miei risparmi, andai sempre nello stesso posto dove avevano messo da poco delle statue di Libero Maggini raffiguranti dei bambini che giocavano o prendevano il sole. Feci una foto alla statua della bambina che faceva l’atto di passeggiare sugli scogli in controluce.

Ne scaturì un bell’effetto tanto che quella fotografia l’ho presentata spesso a delle mostre.

Che soggetti prediligi ritrarre?

Non ho dei veri e propri soggetti, penso di essere più un fotografo da reportage che altro, però mi so adattare. Non credo di avere ancora un filone che prediligo, faccio un po’ di tutto, ma diciamo che quando non fotografo per lavoro mi piace scoprire pezzi di città, scovare sguardi e vedere geometrie all’interno del rettangolo di scatto. Se posso permettermi “ un po’ come ai vecchi tempi”.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Eh, ce ne sono tanti, probabilmente il più divertente è stato quello della prima volta che mi intervistò Cinzia Donati.

Alla fine dell’intervista mi chiese una fotografia. Io giustamente le chiesi che soggetto o che ambientazione volesse. Lei rimase un secondo al telefono senza dire niente e poi mi specificò “ Giacomo una tua fotografia, di te!”

Lì realizzai che non avevo foto mie, ad esclusione delle fototessere che non sono bellissime da pubblicare su delle riviste, quindi mi feci un autoscatto allo specchio… riuscì talmente bene che per parecchio tempo mi chiesero chi mi aveva scattato quella fotografia. 

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

C’è l’imbarazzo della scelta, ma penso Marco Polo.

Un esploratore, un commerciante, uno scrittore, via un curioso che prendeva appunti e desiderava apprendere dalle altre culture.

Gli vorrei chiedere se mi avrebbe portato in questo viaggio in oriente.

Un libro che ho apprezzato e che è in grado di farti immaginare i luoghi e le persone che Marco Polo ha conosciuto durante il suo viaggio e che solo vivendo in quel momento potresti provare le stesse emozioni e lo stesso stupore che si prova quando si è bambini e si scopre qualcosa di meraviglioso per la prima volta.

Vorrei comunque incontrare dei sognatori che hanno fatto la storia, quelle persone che sono partite con un’idea e sono riuscite a realizzarla, per rimanere in tema viaggio potrei citare Cristoforo Colombo o Magellano, oppure Giulio Cesare e Cesare Augusto.

Non gli farei grandi domande, cosa strana per uno che è anche giornalista, ma vorrei capire cosa si prova ad intraprendere determinati viaggi ed affrontare determinate situazioni, ad andare verso luoghi inesplorati, o poco conosciuti, spinti dalla propria voglia di conoscenza.

Non nascondo che il personaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato tanto da averci fatto la tesina della maturità classica.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è tutto. Senza mezzi termini.

Se una fotografia non comunica qualcosa non ha raggiunto il suo scopo secondo me.

Bisogna dire che la comunicazione visiva, più di quella letteraria, può arrivare o meno allo spettatore anche perché le persone al giorno d’oggi sono bombardate da immagini, invece i lettori stanno diminuendo.

Con un’immagine bisogna riuscire a descrivere quello che succede, senza utilizzare le parole. La ricerca della descrizione all’interno delle fotografie non è semplice.

La cosa più semplice è quella di riuscire a comunicare tra immagini e scritte.

Ad esempio una persona che guarda un qualcosa che è scritto, come può essere un menù fa capire moltissimo di quella situazione. Risponde a molte delle famose 5 W del giornalismo ( Who, What, Where, When, Why – Chi?, Che Cosa?, Quando?, Dove?, Perché?)-

Su questa domanda vorrei anche descrivere un aneddoto.

Ero a New York, volevo scattare una fotografia che mi era venuta in mente, quella di un giornale che volava davanti alla sede del New York Times.

La situazione mi si era palesata in mente quando capì che lì c’era molto vento e quindi poteva essere normale che un giornale volasse lì davanti, quindi iniziai a costruirla, mi piazzai e tutto, ma mancava solo il giornale che volava perché giustamente quel giorno il vento non c’era.

Dopo un po’ di tempo che ero appostato passò un bus e fece volare il giornale dalle mani di Fabrizio Gatta che mi stava aiutando in questa follia, allora scattai ed ebbi la fotografia che mi ero immaginato. Il titolo fu “ La fine della carta stampata?” Su suggerimento di Lorenzo Bonini e Lodovico Gierut, i primi due critici che la videro e ci scrissero qualcosa in merito. La comunicazione qui è semplice, ma non scontata perché la domanda fa riflettere sul quando e se mai questa domanda avrà una risposta. Personalmente spero il più tardi possibile. 

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?

In Italia siamo dei viziati dal punto di vista della ricchezza artistica.

Riusciamo a non emozionarci nel vedere opere di un livello di complessità inaudito sparse per tutta la penisola e le trattiamo come se fosse una cosa normale. In un certo senso ci siamo abituati al bello ed in molti casi non ci rendiamo conto che dobbiamo valorizzarlo e conservarlo.

Gli stranieri arrivano qui e vengono affetti dalla sindrome di Stendhal in alcuni casi proprio perché non sono abituati a tutta questa bellezza.

Penso che ad un italiano all’estero questa cosa succeda raramente.

Abbiamo una storia ed una percezione del bello che ci porta inevitabilmente a cercare di trasmetterlo, ma lo diamo per scontato.

Noi possiamo avvalerci di anni di storia, altre nazioni non sono così fortunate e sono spronate ad avere una continua evoluzione. In Italia l’arte contemporanea spesso non ha il rilievo che meriterebbe, come la sperimentazione di novità artistiche, questo vale in generale come per la fotografia.

All’estero le sperimentazioni, a parere mio, vengono apprezzate maggiormente, come tutto il mercato dell’arte sembra sia diverso, sembra che abbia sbocchi migliori ed aiuti gli artisti a sviluppare e a far emergere quelle novità che potrebbero far nascere nuove correnti in tutte le discipline artistiche.

Guardiamo spesso all’arte estera che “ sfonda” in Italia, ma raramente ci domandiamo se, con una maggiore considerazione di alcuni personaggi, quest’arte potrebbe essere già nel nostro paese e se solamente non siamo stati in grado di trovarla e valorizzarla.

Cos’è per te la fotografia?

Il raccontare la mia personale percezione del nostro tempo attraverso un rettangolo.

Penso sia la definizione migliore che possa dare.

Un racconto di luoghi, persone, creazioni, architetture, eventi che ho avuto modo di vedere, conoscere e ritrarre… talvolta di nascosto… ma che se messe insieme danno vita alla mia vita intrecciata con quella di altre persone con cui ho avuto la possibilità di fare questo percorso. 

Per proporre fotografia bisogna averle studiate?

Non necessariamente. Nel senso che ci sono le fotografie studiate a tavolino e quelle che invece ti vengono sul momento a seconda della situazione.

Tutte e due hanno lo stesso valore, anzi, mi correggo, forse quelle sul momento hanno un valore aggiunto, sempre, l’imprevisto.

Non essendo studiate non è possibile sapere se ci sarà lo scatto perfetto, o come potevamo averlo immaginato. Questo succede spesso, per non dire sempre, quando si fanno reportage.

Ci sono tantissimi fattori che influiscono su uno scatto fotografico e che spesso vengono ignorati o molto più semplicemente non vengono considerati come importanti.

Uno è sicuramente lo stato d’animo e la condizione del fotografo e dell’ambiente che lo circonda, il secondo, a meno che non si sia in uno studio completamente isolato, il fattore tempo atmosferico ed un’altro molto importante è il contesto nel quale ci andiamo a calare.
Ad esempio una volta intrapresi un progetto alquanto folle, andare in 24 luoghi simbolici della Toscana in 24 ore, lo chiamai Toscana H24, lo so non è molto fantasioso, per fare in ogni luogo una fotografia che lo rappresentasse. Per realizzare questo progetto avevo studiato l’itinerario con dei miei amici che mi accompagnarono, Valentina Musetti, Chiara Bianchi, Debora Lenti e Alessandro Laveneziana, ma non potevamo sapere cosa avremmo trovato.

Quindi arrivammo a Castiglioncello che stavano finendo un concerto e siamo rimasti imbottigliati nel traffico, non riuscì a fotografare torre Mozza perché era ancora troppo buio, ma arrivammo a Siena e riuscimmo a gustarci l’alba con una città deserta, gli unici rumori erano gli operai che stavano smontando le impalcature da piazza del Campo ( andai due giorni dopo il palio). In questo progetto la variante più grande che dovetti affrontare era il sole perché ovviamente nell’arco di 24 ore vedi tutti i possibili gradi di luminosità.

Cosa vuoi che arrivi attraverso i tuoi scatti?

Una visione del mondo. Il mondo sta cambiando velocemente e noi con lui.

Penso di essere, nel mio piccolo, un narratore di questo cambiamento attraverso testi ed immagini.

Se le immagini vengono viste oggi potrebbero narrare qualcosa, ma viste tra qualche anno potrebbero dare una percezione diversa.

Comunque la si voglia vedere e quando la si voglia vedere sarà sempre la mia visione del mondo calata all’interno del tempo che sto vivendo.

Posso girare la Terra, posso andare a vedere tantissimi luoghi o rimanere ancorato in una città, ma quello che scaturirà sarà sempre un’interpretazione di cui inevitabilmente chi ha in mano la macchina fotografica risulta l’interprete. 

Grazie Giacomo per la piacevolissima chiacchierata e il tempo a noi dedicato

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AttualitàEventiMusica

-7 Giugno 2022- 39° Premio Internazionale “Fontane Roma”.

Dominika Zamara

Lo storico Premio Premio della Capitale avrà luogo il 7 giugno 2022 alle ore 16:30 presso l’Aula Magna Augustinianum della Pontificia Università Lateranense in Via Paolo VI, 25 00193 Roma.

Arrivato alla sua 39° edizione l’appuntamento vede coinvolti personalità del mondo dell’Arte, Cultura, Istituzioni Europee, Diplomatici, Autorità Civili, Militari, Solidarietà, Lavoro, Sport.

Come l’anno scorso la serata sarà arricchita da un recital del soprano Dominika Zamara che è stata insignita del premio l’anno scorso), accompagnata alla chitarra classica da Hernán Navarro (Argentina/Spagna)

Il tutto guidato dal Presidente il Dottor Benito Corradini, il Presidente Onorario Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro e il Presidente della Giuria Sua Eccellenza il Monsignore Gianfranco Girotti.

Non sono ancora trapelate indiscrezioni sui nominati. 

Per il soprano sarà un grande onore cantare quest’anno per la premiazione, anche perché quest’anno sarà dedicato a Papa Giovanni Paolo II e Madre Tersa di Calcutta, due personalità molto importanti.

Dominika Zamara è da sempre molto legata a Giovanni Paolo II e in particolare alla sua celebre frase: Non Abbiate Paura”.

Chiudiamo questo breve articolo con una domanda :

Che effetto le ha fatto la nomina e il conferimento del Premio Fontane di Roma l’anno scorso?

“É stato molto importante per me ricevere il premio, oltre tutto l’anno scorsa era dedicato a Giuseppe Verdi, un compositore che adoro e spesso e volentieri eseguo quindi una doppia gratificazione per me.

Ringrazio il Dottor Corradini”.

Enrico Bertato

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Attualità

E SE DOMANI… ore 21,00 serata in Capannina con il Sindaco Bruno Murzi e 4 architetti -FORTE DEI MARMI- 26 maggio – Raccontare la Forte dei Marmi di oggi e immaginare quella che potrà essere tra pochi anni.

Sindaco Bruno Murzi

Un appuntamento all’insegna della progettualità, quella già attuata e quella da portare a compimento nel prossimo mandato.

E’ la serata in programma giovedì 26 maggio, alle ore 21, alla Capannina di Franceschi, dal titolo “E se domani”, che vedrà protagonisti il candidato sindaco con la lista Noi del Forte Bruno Murzi e di quattro architetti, Lucilla Bonvicini, Michelangelo Chiti, Tiziano Lera e Marco Pacini.

Saranno questi ultimi a presentare le progettualità per la Forte dei Marmi del futuro prossimo.

E Bruno Murzi a spiegare come questi progetti potranno diventare realtà, sulla scia delle attività portate avanti in questi ultimi 5 anni che lo hanno visto protagonista come sindaco di Forte dei Marmi. L’evento è a 5 anni esatti da una analoga serata che Bruno Murzi tenne per presentare le proprie idee alla cittadinanza in occasione delle passate amministrative. “5 anni fa – dice il sindaco – ci incontravamo in Capannina per parlare di futuro di Forte dei Marmi… vi aspetto ancora una volta insieme agli architetti Bonvicini, Chiti, Lera e Pacini, per raccontarvi nuovi progetti e nuovi sogni da realizzare nei prossimi anni”.

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ArteEventi

Mercoledì 25 maggio a Milano al Trottoir à la Darsena vernissage della mostra “The colors of soul – I colori dell’anima” di Milena Quercioli.

Milena Quercioli

Un percorso tra street-art, moda e design in cerca dei colori delle emozioni

E’ una Milena Quercioli emozionata quella che torna ad esporre nella sua Milano (a Le Trottoir à la Darsena, in Piazza XXIV maggio 1, mercoledì 25 maggio ore 19) con l’esposizione “The colors of soul – i colori dell’anima” (in allegato la locandina), una mostra letteralmente multi-color e multi-forme grazie al mix espositivo che vedrà esposti dipinti, ma anche creazioni moda della linea #milenafashionart e un’opera unica esclusiva di Art design realizzata in collaborazione con gli architetti dell’atelier design Lab. “Perché – dice l’artista – per me l’arte è creare magia, bellezza, amore e speranza seguendo ogni formula creativa.

Il mio desiderio è scuotere le anime per riflettere, sognare, dimenticare, reagire, ricordare, gioire, in una parola, vivere! E l’arte è il mio strumento”.

Di lei dicono: Milena Quercioli conosce bene la tecnica della pittura; utilizza i colori per trasfondere la sua visione del mondo interiore in scene fantastiche, ma con tematiche attuali materializzando sulle tele fervidamente il suo racconto visivo… Il suo segno è forte meditato e deciso mirato a cogliere l’apparenza della vita e in questo senso l’immagine così riconoscibile la immette per stile nel filone di una pittura di figurazione…

Un’artista determinata che ha la gioia di vivere e di condividere con gli altri la pienezza dell’anima, un carattere felice e generoso. La sua arte le assomiglia, una pittura che ricorda la street-art, eseguita in “maiuscolo”, semplice come la gioia, diretta come l’entusiasmo, solare come l’artista… Il suo percorso artistico è animato da un vivo intuito per tutto ciò che impressiona la sua anima, una partecipazione commemorativa per ciò che accade nella contemporaneità, un’attenzione a rifletterla nel suo pensiero, nella sua memoria per poi restituirla nei suoi lavori con assoluta sincerità.

Milena Quercioli infatti per molti non è solo l’artista del colore, Milena è l’artista del cuore per la sensibilità che dimostra nelle sue opere e nell’impegno nel sociale che le riconoscono associazioni come Bon’t Worry Onlus, Aires Accademia Innovazione Rigenerazione Sociale Europea, Fipi Federazione Italiana Proprietà Intellettuale e Art investments & Exit Urban Magazine partner dell’esposizione.

“The colors of soul – i colori dell’anima” è una mostra che promette a chi verrà a vederla di passare dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla felicità, dall’angoscia alla serenità, dal nero al colore per poi sorprendesi a ritrovare il sorriso nel cuore.

Il vernissage – in programma alle ore 19, mercoledì 25 maggio a le Trottoir à la Darsena – è aperto al pubblico. I giornalisti sono invitati a partecipare.

Le Trottoir à la Darsena

Sito in uno dei Dazi di Piazza XXIV Maggio 1 a Milano, Le Trottoir è il locale dove, citando le parole del rimpianto re del noir Andrea G.Pinketts, “cultura e divertimento sono coniugati alla perfezione” e dove artisti, creativi e intellettuali da sempre trovano casa.

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Le piccole cose hanno la loro importanza.

ELISA VOLTA

Le piccole cose hanno la loro importanza.

È sempre per le piccole cose che ci si perde.

(Fëdor Dostoevskij)

Questa seconda rubrica di maggio – quella in cui riporto un aforisma- vorrei ancora dedicarla agli sposi.

Le parole iniziali mi danno lo spunto per trattare un tema a me particolarmente caro: la cura dei dettagli.

Sono proprio le piccole attenzioni per gli ospiti che rendono una giornata di festa indimenticabile.

La gestione degli orari: le fotografie che fermeranno per sempre questi attimi felici, sono un rito a cui non rinunciare, ma è necessario organizzare questi momenti in modo che gli ospiti non debbano subire attese estenuanti.

Piccoli ospiti: nell’arco della giornata sarebbe un’ottima idea prevedere un intrattenimento per i più piccoli.

Sarà molto apprezzato dai genitori che potranno così godersi le chiacchiere con parenti e amici e renderemo felici i bambini che non si annoieranno.

Sempre a proposito di “piccoli” da accudire: se tra i nostri ospiti ci sono persone che dividono la vita con un cane, consentire loro di portarlo con sé, li renderà sicuramente felici.

Naturalmente questa possibilità andrà preventivamente concordata e organizzata con la struttura che ospita l’evento. Esistono, per i matrimoni Pet friendly, specifici servizi di wedding dog sitter. 

Da shoes addicted infine, trovo davvero delizioso l’accorgimento di fornire alle invitate (nel caso di aperitivo in giardino) dei copri tacco, lasciati discretamente all’ingresso.

Avvolti in sacchettini di seta colorata e adagiati in un elegante contenitore, saranno, oltre che utili, anche esteticamente gradevoli.

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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Attualità

Enrico Ghiselli e il suo impegno per Forte dei Marmi.

Enrico Ghiselli

Quando parliamo di politica, ci sono persone che rinunciano alla professione, per mettersi al servizio della comunità.

A parole molti, in verità, sono molto pochi.

Con piacere abbiamo fatto qualche domanda a chi , in una comunità estremamente piccola, ma famosa, come Forte dei Marmi, racconta quello in cui crede e quello che ha fatto in anni di politica sul territorio.

Come spesso accade, nelle comunità meno numerose, non è il partito a contare, ma la credibilità , l’esperienza e la professionalità del singolo individuo, pronto a mettersi in gioco , ogni volta che crede in un progetto politico, sociale e culturale .

Esperienza e conoscenza del territorio sono i punti cardine attorno ai quali ruota l’attività politca svolta da Enrico Ghiselli, ma conosciamolo meglio lasciando a lui il compito di raccontarsi

Essendo tu assessore , quali sono le iniziative che hai promosso e gestito in questi 5 anni ?

Per rispondere a questa domanda, avendo già trattato l’argomento in un precedente articolo riproponiamo il link in questione.

APRI IL LINK E BUONA LETTURA

Cosa ti lega a Forte dei Marmi?

A Forte mi lega un grande amore per la sua collocazione sul mare e le montagne vicinissime (ambedue danno il senso della libertà e dell’immensità);

Quando e perchè hai deciso di entrare in politica?”:

In età giovanile mi sono sempre interessato della “cosa pubblica” senza entrare direttamente in politica, finchè alla fine anni ’70 ho fatto il passo di “buttarmi” nella politica, presentandomi alle Comunali del 1980 e risultando eletto e facendo il Consigliere Comunale dal 1980 al 1985, inviato poi a fare l’assessore all’Ambiente e alla Casa nell’Intercomunale Versilia dove ho fatto fare il Primo studio sul Cuneo Salino in Versilia, e fatto approvare la prima discarica lei residui della lavorazione lapidea che ha permesso di eliminare gli sversamenti di marmettola nel fiume Versilia e quindi anche il “polverone” sulle nostre spiagge. A inizio anni ’90 ho lasciato la politica perchè schifato dai fatti di corruzione emersi con le indagini di Tangentopoli.
Da lì mi sono dedicato alla mia attività professionale di architetto ed alla famiglia, fino a che (nel dicembre 2012) mi sono fatto convincere a partecipare al Forum della Partecipazione risultandone eletto Presidente, carica che ho ricoperto fino alla primavera 2015 quando la A.C. allora in carica ha deciso di sciogliere tale organismo partecipativo.

Nel 2017 sono stato contattato da Murzi per rendermi disponibile per una competizione amministrativa con la proposta che in caso di vittoria della lista sarei stato nominato assessore esterno; ho dato la mia disponibilità solo a condizione di essere inserito in lista perchè ho ritenuto più giusto sottopormi al giudizio dei cittadini perchè per svolgere il ruolo di assessore era giusto avere il preventivo consenso degli stessi, cosa che è avvenuta, risultando il secondo degli eletti della lista.

3 pregi di Forte dei Marmi?

3 pregi: il mare, il verde molto diffuso, la qualità dell’aria e delle acque;

3 difetti di Forte dei Marmi”?

Non riesco a vedere 3 difetti; l’unico difetto che ravvedo è determinato da un graduale “sfaldamento del senso di comunità” determinato da un volersi adeguare ai desiderata dei villeggianti anche quando questo portava a distruggere valori identitari importanti. Infatti, oggi, molti villeggianti rimpiangono (come il sottoscritto) la perdita di tali valori (e come amministratori stiamo cercando -seppur con fatica- di recuperarne alcuni).

Come hai vissuto da cittadino il periodo legato al Covid? E da politico?

Il periodo Covid l’ho vissuto da amministratore impegnato a seguire l’evoluzione della pandemia e a cercare di sostenere la cittadinanza, e anche quando nel marzo 2021 sono stato colpito dalla stessa, ricoverato con polmonite bilaterale per 12 giorni, ho continuato ad impegnarmi (in modo da sentirmi utile e non un peso per la comunità);

Come è cambiata Forte dei Marmi dagli anni 90 ad oggi?

Forte è cambiata dagli anni ’90, e purtroppo la comunità si è gradualmente “sfaldata” cambiando per compiacere i villeggianti rinunciando troppo a mantenere la ns identità e “vendendo” le proprie abitazioni;

Cosa consiglieresti a te stesso se potessi incontrarti a 18 anni?

Se fossi un giovane di 18 anni, mi consiglierei di lottare per ricreare una “socialità” che è venuta gradualmente ad assottigliarsi;

Quali sono i progetti ai quali tieni di più per Forte dei Marmi che vorresti sviluppare e seguire nei prossimi anni?

il progetto più importante per me è sicuramente la realizzazione del “centro di socializzazione” previsto agli ex macelli all’angolo tra via XX settembre e via Della Barbiera, recuperando anche la vasca del depuratore che attraverso adeguata insonorizzazione e copertura, potrebbe essere destinata a sale prove di musica per gruppi di giovani (questo intervento è stato inserito anche nelle richieste di finanziamento con il PNRR, ed è un mio “sogno” da diversi anni tant’è che lo avevo pubblicato più di tre anni fa su un quotidiano locale).

Ma anche altri due progetti rivestono per me una enorme valenza: Realizzare (recuperando edifici esistenti anche di proprietà di altri Enti, con operazioni in Joinventure), alloggi per giovani coppie da assegnare in affitto a prezzi calmierati e con possibilità di riscatto finale, e l’interramento dell’elettrodotto (ex FF.SS.) che attraversa tutto il territorio comunale da Marina di Pietrasanta al Cinquale, e per il quale stiamo predisponendo un Piano di Fattibilità.

Grazie per il tempo a noi dedicato

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Attualitàcultura

Conosciamo meglio Michela Stefani. Candidata a Lucca per le Amministrative il 12 Giugno.

Michela Stefani

E’ sempre interessante cercare di capire i motivi per i quali un professionista affermato decide di scendere in politica,

Oggi intervistiamo Michela Stefani candidata per la Lega a Lucca.

Lasciamo che sia lei a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande

Cosa ti lega a Lucca?

Sono cresciuta con una parola amuleto: “indipendenza”, l’ho ricevuta da mia madre come monito fondamentale e la sto trasmettendo ai ragazzi nella mia professione di insegnante.

La mia città ha questa forte connotazione culturale. Mi appartiene perché è indipendente.

Lucca scelse di celebrare l’indipendenza e l’unità nazionale abbellendo e decorando con nuovi monumenti il proprio centro storico. Monumenti dedicati ai padri dell’indipendenza che si possono ammirare nelle piazze principali.

A cominciare dalla statua a Francesco Burlamacchi, eretta nel 1863 in Piazza San Michele. 

Si prosegue poi con il monumento al garibaldino-mazziniano Tito Strocchi realizzato da Artemisio Mani nel 1883, presente nel cimitero urbano.

Del 1885 è invece l’opera in bronzo che si erge sul baluardo di Santa Maria, realizzata dalla scultore Augusto Passaglia e dedicata a Vittorio Emanuele II.

In piazza del Giglio c’è invece la statua marmorea di Giuseppe Garibaldi, opera di Urbano Lucchesi.

L’eroe dei due mondi è rappresentato a figura intera e i due rilievi bronzei sul basamento rappresentano lo sbarco dei Mille a Marsala e la battaglia di Calatafimi. 

Quando e perché hai deciso di entrare in politica?

Sono stata vicina al mondo della politica fin da giovanissima.

Sono iscritta all’ordine dei giornalisti pubblicisti.

Ho seguito a lungo tempo le vicissitudini politiche del mio comune.

Collaboravo per un quotidiano locale. Ho avuto modo di conoscere tante persone che gravitavano nel mondo politico e così è nata la mia passione per quell’universo  che mi attirava e mi spaventava al tempo stesso.

Sono entrata nella Lega nel 2015, avevo deciso di rimanere dietro le quinte.

Sono insegnante, e storicamente il mondo della scuola è spostato a sinistra.

Poi un giorno discussi con una collega, la quale  criticava aspramente la mia appartenenza ad un partito di centro destra.

Da quel giorno decisi di uscire allo scoperto, di manifestare apertamente le mie idee, pensai che fosse un mio diritto inviolabile quello di poterle esternare e di dare un contributo fattivo attraverso le mie competenze ai cittadini e al mio partito.

3 pregi e 3 difetti di Lucca?

Per me è la capitale dell’Italia, una delle città più belle al mondo, vivibile e su misura.

Lucca è l’essenza del volontariato, e come dimenticare i componenti delle filarmoniche, i balestrieri, gli sbandieratori, le corali, esperienze che hanno valorizzato il territorio e che siamo stati in grado di esportare nel mondo.

Lucca ha saputo conservare nel tempo la sua inconfondibile identità, l’orgoglio e l’attaccamento alle sue tradizioni.

Fra i difetti penso al provincialismo, Lucca spesso è diffidente verso chi viene da “fuori”, a cominciare da quello che vive soltanto a qualche chilometro dalla cerchia urbana.

A volte è soporifera e inerte, spesso “avara”, intesa nel senso lucchese di parsimonia, che non è propriamente un difetto, ma un pregio.

Come hai vissuto da cittadina il periodo legato al Covid?

Il mio pensiero è sempre stato rivolto ai miei ragazzi e alle loro famiglie.

Davanti agli schermi, chiusi tra quattro pareti, mentre il mondo degli adulti era impegnato a barcamenarsi in ufficio, in fabbrica, nelle riunioni su Zoom, ho visto ragazzi annichiliti, e questo a volte ha generato in me un senso di colpa insostenibile.

E’ come se le nuove generazioni fossero state ricacciate indietro nelle loro stanze, nel ronzio monotono delle connessioni. La vita si differenzia dalla sopravvivenza perché contiene un sogno.

 Quanto è importante Lucca per la cultura Italiana e la cultura per una città come Lucca ?

Lucca rappresenta un perno fondamentale per la cultura italiana, città che mantiene intatto il suo fascino nei secoli, legata a una lunga tradizione musicale e artistica e patria internazionale del fumetto.

Ha dato i natali a Giacomo Puccini, Luigi Boccherini, Alfredo Catalani.

La musica è parte della vita dei lucchesi ancora oggi: piazza Napoleone è la sede prescelta per uno dei più famosi festival estivi di musica rock. Il settore della cultura è per Lucca l’ambito di maggiore visibilità, è forza motrice dello sviluppo, sia per quanto riguarda la crescita economica, che come strumento di arricchimento intellettuale.

Cosa consiglieresti a te stessa se potessi incontrarti a 18 anni?

Questa domanda suscita in me una forte emozione.

Consiglierei a me stessa di studiare, esattamente come  ho fatto, alacremente e senza sconti, di non cercare scorciatoie.  Chi non studia si trova impantanato nel tempo perso, nella mancanza di competenze.

Quello che ho imparato nella vita, io che di raccomandazioni non avrei mai potuto averne, è che la migliore raccomandazione, nel tempo, è quello che sappiamo fare. Ho verificato che il talento e la preparazione percorrono strade più tortuose, ma sono strade infinite, progressive, continuamente in ascesa.

Direi alla Michela adolescente di non scendere a compromessi, di vivere  come se il mondo fosse perfetto, giusto e meritocratico, che vivere così porta dove vogliamo, anzi dove sappiamo.

Quali sono i progetti ai quali tieni di più per Lucca che vorresti sviluppare e seguire nei prossimi anni?

Lucca deve diventare patrimonio dell’UNESCO.  Deve avere un ruolo fondamentale nella valorizzazione della creatività per lo sviluppo economico e sociale.

Deve creare sinergia fra enti pubblici e privati anche in vista degli anniversari pucciniani per il 2026, per questo è necessario lavorare  ad un progetto forte e articolato in grado di coinvolgere tutte le realtà presenti proiettate a livello nazionale e internazionale.

Vorrei poter realizzare per Lucca un progetto globale mirato all’aumento  della fruibilità del patrimonio artistico da parte della collettività, mirato a diffondere la conoscenza e la cultura secondo i principi dell’accessibilità e dell’interesse comune.

Grazie Michela per il tempo a noi dedicato

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Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo.

Cucina d’amore e libertà

L’arte nel piatto che è seduzione e anche cura di sé, piacere della preparazione prima, dell’occhio poi, del palato infine e molto altro.

La cucina, che sia d’amore o di libertà, lenta, seduttiva o rapida, narcisistica è comunque un’arte che non ha confini.

Non almeno per l’autore di Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo. Fiorentino, studia giurisprudenza, letteratura e lingue straniere appassionandosi ai linguaggi del mondo.
Lavora da sempre nell’Hospitality business, si occupa della propria azienda, collabora a progetti in Italia ed all’estero ed insegna Hospitality Marketing and Management. Insegna marketing del travel business ed è nel comitato Italia di “Les Collectionneurs” del quale fa parte l’Hotel boutique Cellai, in centro a Firenze.

La filosofia di un hotel di charme e non di lusso è la stessa del libro: luoghi e oggetti da collezione, su misura, unici, preziosi per il loro gusto, vissuto.

Così l’hotel, un percorso tra tanti salotti e salottini, si snoda tra oggetti e mobili unici perché acquistati in giro per il mondo, qualcosa di attuale, alcuni pezzi vintage e altri di antiquariato.

Alle pareti invece foto e quadri contemporanei perché una volta al mese Francesco allestisce una mostra che racconti il mondo, in particolare la città e le città come quelle vuote soggetto della prossima esposizione. Anche il libro, prima prova letteraria dell’autore, è prima di tutto un oggetto, anche di arredo, di regalo, bello da vedere.

Edito da Mandragora, casa editrice molto legata all’arte, racconta attraverso una serie di originali ricette l’intensa relazione che intercorre tra Eros e Cibo, ed è corredato da 31 tavole a colori realizzate da Susanna Spelta, illustratrice e fashion designer professionista, raffinata e spiritosa insieme.

La veste del libro, copertina rosa fragola con tanto di frutto della fragola a rilievo, l’uso dei colori pop, riscopre il gusto della carta e propone il libro non solo da leggere, ma appunto oggetto artistico.

Cosa racconta? Attraverso la forma della ricetta, rigorosamente per due, le passioni dell’autore, letteratura, lingue, arte e viaggi ma soprattutto gli incontri con le persone, a volte fatti solo di sguardi; come alcuni dei piatti presentati mai cucinati.

A partire dai Preliminari, dedicati alla preparazione di manicaretti e salse come antipasti, il volume affronta poi altre due sezioni:

La prima audacia, riservata ai primi piatti, e Il piatto forte, che propone invece i secondi tra cui “Gli anelli di Mompracem”, da servire, dice l’autore, con “sguardo intenso e piratesco” raccontando agli ospiti “di quando giocavate alla morra nelle buie taverne di Labuan”.

A rendere eccitante un piatto, sostiene Francesco Cavallo, non è infatti solo la chimica e l’accostamento dei suoi ingredienti, quanto l’atmosfera che si crea durante la sua preparazione.

La cucina può richiamare odori, sensazioni tattili, suoni e immagini di luoghi vicini e legati alla nostra tradizione culinaria, oppure esotici, provenienti da paesi lontani, visitati nel passato ma il cui ricordo rivive improvvisamente in un sapore. Le mille associazioni sono in grado di creare un clima di attesa ed eccitazione.

Le ricette proposte nel libro diventano così un pretesto per raccontare storie di luoghi pittoreschi, dai boulevard parigini, ai barrios spagnoli, dai vicoli di Napoli, al Bazar di Damasco.

Sophie Moreau

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