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Redazione

Attualità

Matteo Baudone, una passione chiamata: “Giornalismo”.

matteo baudone

E’ sempre interessante scoprire come si è deciso di diventare Giornalista, un ruolo che, nel bene o nel male è da sempre protagonista dei e dai tempi .

Oggi conosciamo meglio Matteo Baudone e come quando e perchè ha scelto di “essere” un giornalista , perchè per noi non lo si diventa, certo puoi imparare a scrivere, ma qual quid che ti vuole sempre in giro a caccia di notizie, quello è nel DNA.

Quale è stato il tuo primo incontro con il giornalismo?

Ero un adolescente quando casualmente ho trovato un libro nella Biblioteca Pubblica di Pietrasanta scritto dal giornalista e scrittore Enzo Biagi.

Si intitolava “L’albero dai fiori bianchi”.

Ed era una sorta di sua autobiografia-riflessione sul passato.

È stata quella storia che mi ha fatto innamorare del mio lavoro.

Che è un mestiere di m**da, come viene raccontato da uno dei personaggi del libro di un altro grande giornalista, Massimo Gramellini.

Ma non riuscirei a farne a meno.

La voglia di conoscere non è mai a termine…

Che formazione hai avuto?

Io attualmente sono un semplice diplomato di liceo.

Che ha fatto degli studi universitari molto bislacchi, visto che ho fatto la cavolata di buttare nel cassonetto degli esami universitari portati a buon fine. Il resto lo ha fatto la pratica quotidiana pomeridiana nei lunghi inverni fortemarmini.

L’aver fatto pratica su uno spazio blog tutto mio mi ha dato disciplina.

Ogni giorno devi dare qualcosa ai tuoi lettori.

Perché da te lo esigono.

Non serve a nulla scrivere due righe quando ti va. Serve costanza e disciplina. Magari un giorno salti.

Marco Damilano

Ma poi devi farti perdonare la mancanza.

Successivamente ho approfittato di un corso a pagamento con l’allora direttore dell’Espresso Marco Damilano.

E con quello ho colmato delle lacune.

La formazione è molto importante.

Anche non diretta di giornalismo.

Oggi la formazione, a parte quella dell’Ordine dei Giornalisti, è basilare.

Ho fatto corso di fotoritocco, fotocomposizione, videomaking, patente del computer europea e tanti altri. Perché chi fa questo lavoro la deve sapere lunga. Sia nel fare che nel conoscere.

Più lunga di tutti gli altri. E poi libri, film, serie tv, ecc… Non c’è limite a quello che devi sapere.

E puoi riuscirci anche senza spendere molto, se sai organizzarti con i mezzi legali che si possono trovare gratuitamente…

Quando hai capito che ti saresti occupato di giornalismo?

Io mi definisco il “giornalista di casa”. Perché all’interno della mia famiglia io sono quello che sa all’incirca quello che succede.

Sono quello che legge i giornali, che sente il telegiornale, che indaga le novità.

Che sa muoversi sulla rete, cosa che oggigiorno non è così scontata.

Che si informa sui cambiamenti. È un po’ il mio ruolo.

Se proprio devo darti un punto di non ritorno, è stato quando ho capito che il mio sapere quello che succede diventava importante per il mio nucleo familiare.

Ho sempre avuto fiducia da parte di mia madre e di mio padre.

E questo è tanto. Perché non hai la pressione di chi ti vorrebbe con il posto fisso o altre situazioni.

Nella mia vita ho anche fatto altri lavori.

E “lavorare” credo sia un consiglio che darei a chi vuole fare questo lavoro.

Dopo Beppe Severgnini che ha detto di prendere una laurea, anche solo triennale, che non faccia sbadigliare, cioè che appassioni, io dico di mettersi a fare un lavoro. Anche il più semplice. Perché se capisci la vera fatica lavorativa, non penserai mai che quello che fai sia tutto. Fare il giornalista è sì una professione.

Con delle difficoltà. Ma conoscere anche altre professioni fa capire cosa significa lavorare veramente. Con un capo e con delle direttive da portare avanti.

Quali argomenti potendo scegliere preferisci trattare?

Non ho preferenze. Io credo che ci faccia il giornalista debba sapere il più possibile. Ammiro molto i giornalisti sportivi, perché hanno quella conoscenza che non ho.

Quella capacità di interpretare una competizione sportiva. Soprattutto non ho la loro esperienza su calciatori, sportivi, dinamiche. E poi tanto altro. Ma questo mi autoconferma. Questo lavoro è fatto prima di tutto di conoscenza. E più se ne ha, meglio è per la propria capacità di raccontare.

I giornalisti, se uno ci pensa, sono una sorta di eredi dei cantastorie che andavano di villaggio in villaggio a raccontare le loro storie.

Una figura questa che ricordo di aver letto con piacere nel “Mistero Buffo” di Dario Fo. Che è anche un libro. E più si è capaci di raccontare, più si può fare bene il proprio lavoro. Particolare questo che si lega bene ad un altro particolare: la preparazione. Chi fa questo lavoro deve essere preparato, il più possibile aderente al personaggio di “Guglielmo il dentone” del film “I Complessi”.

Da vedere. È su Youtube. Un personaggio preparatissimo, che pur con una bocca superdentata da paura diventa all’epoca il lettore del telegiornale della Rai. Sbaragliando tutti gli altri con la sua immensa conoscenza delle cose. Soprattutto delle lingue, che andrebbero studiate anche se non a livelli altissimi.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

La mia prima intervista.

Ho avuto l’onore di intervistare Romano Battaglia.

Lui mi disse di si prima ancora che io glielo chiedessi.

Non so se dire che è stato una sorta di presagio oppure si è concesso come lo può aver fatto con altri giornalisti prima di me.

Mi piace pensare che può aver visto in me un degno collega a cui regalare la sua presenza per il mio lavoro. All’epoca per un piccolo giornale.

Quanto conta la comunicazione?

Dipende cosa si intende per comunicazione.

Se è la genericità del mondo, è molto importante perché il potere dell’informazione è gigantesco.

Bisogna avere delle basi per distinguere il vero dal falso, il buono dal cattivo.

Per questo studiare è fondamentale. Se hai accesso alle fonti di informazione, puoi orientarti meglio nella tua vita.

Se si parla della capacità umana di mettere in pratica, credo che chi voglia fare il mio lavoro, il nostro lavoro, deve in ogni momento saper avere a che fare con il proprio prossimo. Comunicare è la cosa più bella del mondo, ma bisogna rendersi conto che è anche una responsabilità. Faccio mia una frase di Lino Banfi: una parola è troppa e due sono poche.

Parlare tanto e saper stare zitto sono due facce della stessa medaglia.

Carta o web? Solo 10 anni fa sembrava che la carta dovesse sparire e invece…

Il mondo sempre più si sta digitalizzando. Internet permette di conoscere in spazi di manovra ridotti, visto che uno smartphone permette di indagare a proprio piacimento dalla propria tasca o dalla propria borsa. Fermo restando che il computer fisso non è cosi bypassabile.

La carta dall’altro lato è un ottimo supporto per tanti utilizzi.

Ma mettersi per lavoro ad aver a che fare con carta vuol dire che si ha spazio in cui gestirla. Quindi ognuno deve valutare come può muoversi.

E parlo sia dei giornali, dal quotidiano alla rivista, fino al libro.

Tutti supporti per cui esiste versione digitale.

E che possono convivere tranquillamente. A patto che si riscrivano le regole della loro produzione e commercializzazione. Stampare carta inquina.

Anche la corrente inquina.

E oggi l’inquinamento è una cosa che non si può prescindere.

Grazie Matteo per l”interessante chiacchierata

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: i confini della libertà.

ELISA VOLTA

Pare una contraddizione, ma sia nel buongusto che nella buona educazione, questo ossimoro deve essere tenuto in considerazione, perché la libertà di ciascuno termina nel momento in cui non si rispetta quella delle altre persone.

Gli ambiti sono infiniti, ma visto che è iniziata la stagione estiva e le spiagge cominciano ad essere frequentate, partirei da questo luogo.

Fumo, odori di cibo, suonerie del telefono, bambini (o adulti!) che sbraitano e nudità più o meno esibite, rappresentano le linee più complesse da definire.

Se rilassarsi con una sigaretta è un diritto, non lo è invece quello di affumicare il vicino di ombrellone.

La legge italiana permette di fumare in qualsiasi luogo aperto, ma l’educazione ci impone di non arrecare disturbo a chi vive intorno a noi.

Nelle spiagge particolarmente affollate con sdraio ad una minima distanza, è alquanto fastidioso ricevere sul viso il fumo del vicino di ombrellone.

Il fumatore dovrà aver cura di domandare sempre se il fumo dà fastidio, dovrà fare in modo di posizionare la sigaretta dove procura meno disturbo o preferibilmente allontanarsi e fare una passeggiata in riva al mare.

Mai fumare invece in prossimità di un bambino, di un anziano, di una donna incinta e mai liberarsi del mozzicone buttandolo sulla sabbia o in mare, ma riporlo in un sacchetto che verrà poi gettato, o negli appositi portacenere anche portatili.

Se optiamo per un pasto sotto l’ombrellone, non occupiamo lo spazio altrui anche con fastidiosi odori, che nell’orario più caldo della giornata tendono ad essere ancora più sgradevoli.

Anche in questo caso, la discrezione ed il senso della misura dovrebbero farci da guida: evitiamo di apparecchiare il lettino come un tavolo da pranzo ma limitiamoci a consumare della frutta o un panino. È ovvio che gli eventuali rifiuti non andranno abbandonati, ma raccolti in una busta e riposti negli appositi cestini o portati a casa nel caso ci si trovi in uno spazio non attrezzato.

Dopo aver mantenuto entro i nostri confini, fumi e odori, evitiamo di tracimare con il livello sonoro, rendendo partecipe tutta la spiaggia delle nostre conversazioni telefoniche.

Parliamo a voce contenuta o portandoci in riva al mare. Stesso accorgimento per le conversazioni con il partner o i figli.

A proposito di figli, i bambini hanno tutto il diritto di divertirsi in spiaggia, è anche la loro vacanza! Spetta ai genitori imporre le regole ed educare ad una convivenza civile.

Spieghiamo loro che non si corre alzando la sabbia tra i lettini, non si gioca a pallone vicino alle persone, non si strilla e non si abbandonano i giochi per tutta la spiaggia.

Per quanto riguarda l’abbigliamento da spiaggia, il tema si fa più delicato. Le sensibilità verso il corpo scoperto sono differenti e le cause sono da ricercare nell’ambito storico, sociale, culturale e religioso.

Il primo bikini del 1946, il primo topless (subito vietato) del 1964 ed infine il burkini degli anni 2000 (nato da un’idea di Aheda Zanetti, designer australiana di origini libanesi), dovrebbero farci capire quanto questo aspetto possa essere un tema delicato.

Nell’inviolabile diritto di esprimerci liberamente, non dimentichiamo che la persona elegante è quella che sa farsi ricordare più che notare (Giorgio Armani docet).

La scelta del tipo e fantasia del costume è lasciata ai gusti di ciascuno, salvo piccoli accorgimenti che per il rispetto di chi ci sta intorno, vanno considerati.

Se il bikini di ridottissime dimensioni su un giovane corpo snello e sodo, può essere meno volgare, indossato da chi non ha più vent’anni da un pezzo, è assolutamente sconsigliato, così anche il topless che andrebbe adottato solo in spiagge poco affollate.

Il costume è utile per abbronzarsi, ma quando ci si reca al bar, al ristorante o alla toilette anche se sulla spiaggia, per le signore è consigliato l’uso di un pareo e per i signori di una maglietta, anche per questioni igieniche.

Ricordiamo inoltre che se l’abbronzatura uniforme è senza dubbio esteticamente piacevole, non altrettanto gradito è vedere persone in posizioni alquanto imbarazzanti, allo scopo di abbronzarsi ovunque!

Per qualche strana ragione pare che in spiaggia ormai tutto sia lecito: se desideriamo rispettare noi stessi e gli altri…così non è.

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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Attualità

Forte dei Marmi: conosciamo meglio Simona Seveso, Assessore alle politiche sociali e salute.

Simona Seveso

In un piccolo centro come Forte dei Marmi, tanto famoso d’estate, quanto poco popoloso durante tutto l’anno, non sono i colori a fare la differenza, ma le persone, le idee e la disponibilità reale donata alla comunità togliendo spazio e tempo alla propria professione, non per interesse personale,, ma per dare il proprio apporto ai cittadini.

Abbiamo fatto qualche domanda a Simona Seveso, Assessore alle politiche sociali e salute dell’amministrazione Bruno Murzi.

Lasciamo sia lei a raccontarsi attraverso le sue risposte:

Cosa consiglieresti a te stessa se potessi incontrarti a 18 anni?

Quali sono i progetti ai quali tieni di più per Forte dei Marmi che vorresti sviluppare e seguire nei prossimi anni?

Occupandoti del sociale, quali  sono le iniziative che hai promosso  e gestito  in questi 5 anni ?

Le iniziative che ho promosso sono state veramente tante, non sto ad elencarle tutte ma in particolare ci tengo a ricordare che da tre anni ogni mese in collaborazione con ass, auser verde soccorso argento,

Croce verde e Misericordia riusciamo a sostenere famiglie in difficolta con spese mensili consegnate a casa modulate in base ai nuclei familiari.
Un altra importante progetto rivolto ai ragazzi autistici e stato il calore di un abbraccio con l,ass. autismo apuania e la Versilia in bocca, si tratta di un corso di teatro ormai da tre anni consolidato che ha dato ottimi risultati di socializzazione per i nostri ragazzi……e poi da 5 anni esclusi i periodi estivi e <natalizi ogni mese gite dedicate a gli over 65 sempre in stretta collaborazione con auser verde soccorso argento.

Tutte occasioni di vera aggregazione

Cosa ti lega a Forte dei Marmi?
A Forte dei marmi mi lega la vita….sono cresciuta qua…avevo 2 anni e mezzo quando i miei genitori ( padre milanese e madre fortemarmina) decisero di trasferirsi a forte da MIlano….

Quando e perché hai deciso di entrare in politica?
Nel 2002 fui avvicinata da Dot.t Roberto Bertola per entrare in lista per il suo secondo mandato e da li mi sono appassionata alle cose del mio paese.

3 pregi e 3 difetti di Forte dei Marmi?
Qualità della vita altissima,

Essendo un piccolo paese ci conosciamo tutti e quindi si può vivere veramente il senso di comunità
Il mare…come ogni località balneare vivi il bello sempre
 Scusami ma difetti non ne trovo, a volte forse, le persone che non si rendono conto della grande fortuna che hanno avuto a vivere a forte.

Come hai vissuto da cittadina il periodo legato al Covid?
Da cittadina ho vissuto un paese che più o meno in inverno era già cosi…intendo dire poco frequentato.

 E da politica?
Da politica ho avuto la grande opportunità di occuparmi in maniera fattiva dei miei concittadini…dando informazioni precise e puntuali., distribuzione di mascherine, organizzazione dei tamponi…

Come è cambiata Forte dei Marmi dagli anni 90 ad oggi?
Si e adeguata al mondo che va avanti cercando di dare un offerta turistica adeguata ai nostri graditissimi ospiti…..non si può pensare di rimanere come 20 o più anni fa.

Cosa consiglieresti a te stessa se potessi incontrarti a 18 anni?
Di rispettare sempre il prossimo cercando di ascoltare il più possibile e porsi in maniera accogliente….e quello che cerco di insegnare ai miei figli  

Quali sono i progetti ai quali tieni di più per Forte dei Marmi che vorresti sviluppare e seguire nei prossimi anni?
Tutta la parte legata alle politiche sociali credo che sia proprio una mia particolare vocazione e penso che data l’esperienza acquisita non si può che migliorare. vorrei poter realizzare all’interno dl parco delle radici mediterranee un chiosco bar dove i ragazzi diversamente abili possano fare esperienze di inclusione lavorative. e riuscire finalmente ad avviare un progetto per il dopo di noi cosi da recare un pò di serenità alle loro famiglie

Grazie Simona, per il tempo a noi dedicato e per la piacevole chiacchierata

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AttualitàModa

Arezzo: la sesta edizione del DandyDays un successo per tutta la città. 

DandyDays

il 4 e il 5 giugno si è tenuta la 6° I DandyDays – Maestri d’eleganza per le vie del centro , una manifestazione che abbinata alla meravigliosa Fiera Antiquaria nella cornice storica di Arezzo, trasforma per un week la città Toscana il centro del Dandy style d’Europa.

Questa due giorni è dedicata a uomini e donne amanti dello stile e dell’eleganza con uno spiccato senso di creatività, ironici e eclettici che con la loro presenza ,  trasformano le strade del centro storico in un progetto ogni volta nuovo e sorprendente”.


Ancora una volta i  protagonisti  sono stati gentiluomini e stilose dandy lady arrivate da tutta Europa Italia e anche dall’estero.

Tra i presenti il Gran cerimoniere – Stefano Agnoloni, maestro di stile e buone maniere.

Niccolò Cesari brand ambassador internazionale , Mr JP , ambasciatore dell’artigianato italiano, fashion designer e referente nazionale per la Federazione Unimpresa moda uomo e donna Triveneto e Umberto Uliva gentleman e modello di successo, presente anche la scrittrice Elisa Volta esperte di Bon Ton.

Sabato 4 alle 10  è statoil “Club del Saracino” di Arezzo a fare  il suo ingresso al Prato accompagnato dalle splendide auto d’epoca per “lanciare” il primo Benefit “Rally automobilistico della moda”: una mostra statica di veicoli storici in sosta sino alle 23.30

Presenti anche gazebi espositivi e una piccola rappresentanza del Golf club Casentino.

Alle 11 all’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo c’è stato  il taglio del nastro in presenza delle autorità cittadine, dove artigiani e commercianti hanno esposto  capi di abbigliamento e accessori unici.

Dopo il  brunch di benvenuto i Dandy e le loro signore sono stati protagonisti di una passeggiata per le vie del centro storico con la guida turistica Debora Bresciani, alla scoperta della città.

Non poteva mancare il  consueto appuntamento con Francesco Maria Rossi sulla  terrazza della Fraternita dei Laici per una tavola rotonda “Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”.

Dopo aver premiato  l’auto storica più bella   arriva il momento della cena di Gala  curata dal ristorante “Logge Vasari” nel giardino di Casa Thevenin, arricchita dalla presenza dell’Associazione italiana sommelier (Ais Toscana), dall’associazione nazionale assaggiatori grappa e acquaviti (Anag Toscana) e la Compagnia toscana sigari (Cts)

Mattatrice della serata ancora una volta la  show girl Valentina Marconi e ospite d’onore la cantante elvetica  Sonia Mazza

Domenica sono scesi in campo amici a 4 zampe  con il primo “Dog exhibition show” al Prato di Arezzo, l’esposizione nazionale canina di bellezza organizzata dai responsabili dell’Arci Caccia Toscana

Molte sono state le situazioni che hanno coinvolto i Dandy anche in questa sesta edizione  e molte ancora saranno quelle che li attendono nella settima edizione che si preannuncia ancora più internazionale


Non è un caso che da sempre  questa manifestazione vada in scena   collateralmente alla Fiera Antiquaria  più famosa del bel paese , perché fin dalla prima edizione  questo binomio di è dimostrato vincente in termini di visibilità e pubblico .

Il Comune e la Provincia di Arezzo non mancano mai nel patrocinare questo incontro e la collaborazione della Fondazione Arezzo Intour aiuta ancora di più a trasformare un evento glamour miscelandolo con arte e cultura.

Tutte le attività  della due giorni dedicata ai Dandy hanno uno scopo benefico: i fondi raccolti vengono donati all’istituto “Casa Thevenin” di Arezzo – che accoglie bambini con problemi familiari e difficoltà scolastiche e ragazze madri in situazioni di disagio – per l’acquisto di un nuovo pulmino e questo è stato fortemente voluto da subito da Alessio Ginestrini e Stefania Severi da sempre attenti al bisogno della comunità-

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Musica

Il Maestro Clipper Erickson, pianista intervistato da Enrico Bertato.

Clipper Erickson

La sua per la musica è una vera e propria vocazione spirituale, un qualcosa di trascendentale che va oltre la professionalità. Ha eseguito approfonditi studi presso prestigiosi istituti tra cui: Juilliard School, la Yale University e l’Indiana University, formandosi con il famoso pianista britannico John Ogdon.

E si esibisce come solista con orchestre in tutti gli Stati Uniti, In prestigiosi luoghi tra cui: Kennedy Center di Washington, DC, la Carnegie Hall e il Symphony Space di New York.

Buongiorno Maestro, lei ha fatto approfonditi studi di musica, cosa le resta impresso degli anni di formazione? 

Da piccolo vivevo con la mia famiglia in una zona remota del Michigan settentrionale.

Non avevo molte possibilità di entrare in contatto con la musica, se non attraverso i dischi di mia madre, lei amava la musica.

Mi piaceva passare il mio tempo libero ad ascoltare quei dischi, da li iniziai ad studiare e a suonare.

Ricordo che all’età di sette anni ci trasferimmo in California, pregai i miei genitori perché mi portassero a concerti.

Volevo suonare i pezzi di Horowitz e Gieseking, mi esercitai molto duramente, a volte per 2 ore prima della scuola, fino a quando ho potuto.

A 17 anni vinsi una borsa di studio per frequentare la Juilliard School di New York, li fui sopraffatto da tutta la musica che sentivo ad esempio sentii l’opera per la prima volta, la amavo e la amo tutt’ora particolarmente.

Ci può spiegare il suo legame con la musica?

Per me la musica e quel particolare che riesce a creare un legame tra le persone, delle connessioni nel tempo e nello spazio.

Un linguaggio universale, le emozioni, esperienze, passioni, delizie e dolori di ogni essere umano sono la sua essenza.

La vita di un musicista non è facile, ma una volta scelto di seguire quella strada diventa una parte di noi per sempre.

Tra le altre cose si diletta nell’esplorare dei repertori sottorappresentati, ci dica qualcosa a riguardo?

Per natura sono sempre stata una persona curiosa, in continua ricerca di ciò che sentivo che mancava a me e che potevo trasmettere agli altri.

Alcuni dicono che le opere musicali più suonate sono popolari perché sono le migliori e si sono innalzate al di sopra di ogni altra cosa.

Ma altri dicono che i pregiudizi di cultura, razza, genere ed età possono influenzare queste scelte.

Sono d’accordo con loro. Il poeta Percy Shelley ha affermò: “i poeti sono i legislatori non riconosciuti del mondo”. Questo vale anche per i musicisti perché anche noi siamo, In qualche modo poeti.

L’esecuzione e la registrazione di musica di compositori passati in un cono d’ombra può essere parte di un obiettivo più grande per determinare il cambiamento sociale. Ecco perché eseguo spesso musiche di compositori di origine africana e di entrami i sessi.

Nel 2015 ho pubblicato la prima registrazione della musica per pianoforte completa di Nathaniel Dett, un grande compositore afro-canadese del 20° secolo.

Le stazioni radio di tutto il mondo hanno presentano le opere di quell’album e sono felice che quel mio lavoro abbia contribuito a far conoscere meglio la sua meravigliosa musica.

Continuo questo lavoro scoprendo più creatori e dando vita al loro lavoro.

Nel mio sito web, www.clippererickson.com, sono descritti i miei lavori attuali.

Lei ha partecipato a molti concorsi, vincendo diversi premi, quali sono stati i più importanti per lei?

Penso che le competizioni “Busoni” e “Tchaikovsky” siano state le più impegnative e le più interessanti per me per vivere in posti meravigliosi e incontrare persone altrettanto valide sotto il profilo professionale e umano.

Ma ho deciso di lasciare l’esperienza delle competizioni in cassetto del mio passato, perché voglio essere fedele alla mia identità artistica e non cercare di immaginare cosa un giudice vorrebbe che facessi. L’individualità è importante per me e nella scelta del repertorio e nell’interpretazione.

Se guarda al suo passato quali sono le esibizioni lei ritiene le più importati per il suo sviluppo artistico e perché? 

Quando studiavo, ebbi la fortuna di ascoltare Horowitz e Rubinstein dal vivo, così come il mio insegnante John Ogdon. Quelle esibizioni rimarranno con me per sempre.

Nella mia vita esecutiva, due dei più memorabili esecuzioni sono state: la prima, il mio debutto a Los Angeles suonando il 2° Concerto di Prokofiev al Dorothy Chandler Pavilion, dove all’epoca si tenevano gli Academy Awards, la seconda le sonate per violino di Enescu alla Carnegie Hall con Lenuta Ciulei (vincitrice del Concorso Paganini). 

Entrambe furono grandi sfide pianistiche per me.

Tra le sale in cui quale è quella in cui si è sentito più in simbiosi?

Ovviamente la Carnegie Hall e il Kennedy Center e altri sono molto eccitanti per esibirsi, ma anche il War Memorial di Trenton, nel New Jersey, un’acustica meravigliosa, dove nel 1940 Rachmaninov vi suonò.  

Ma anche alcune delle mie esperienze predilette sono state nelle chiese, degli ambienti molto intimi. In questo tipo di ambiente, posso incontrare il pubblico personalmente e condividere con loro il mio amore per la musica e le mie idee.

A volte possono essere esperienze davvero memorabili.

E mai stato in Italia per suonare?

Sì, ho eseguito alcuni concerti in Trentino Alto Adige dopo aver vinto un premio al Concorso Busoni.

Spero anche di tornare a suonare in Italia e magari con i miei cari amici rumeni, Lenuta Ciulei e George Atanasiu, che suonano in un festival ad Orvieto con i quali feci quei concerti.

Cosa nel pensa del nostro paese?

Oh, gli americani amano l’Italia, soprattutto i musicisti e così anch’io. Dopotutto, l’America prende il nome da un esploratore italiano e il mio strumento, il pianoforte, è nato in Italia (nb. Bartolomeo Cristofori, Padova, 4 maggio 1655 – Firenze, 27 gennaio 1732).

La musica, l’arte, l’architettura, il vino, il cibo , la naturalmente, la storia, sono incredibili.

Tra l’altro la storia è la mia altra passione. In America la struttura più antica che si può vedere non ha più di 300 anni. In Italia ci sono edifici di migliaia di anni, per noi sono cose incredibili.

Purtroppo ci sono stati due anni molto difficili dovuti all’emergenza dovuta al covid, come li ha vissuti?

All’inizio, c’è stato un grande shock, tante cose sono successe molto velocemente e c’era molta paura. Molti dei miei amici sono rimasti molto delusi dalla cancellazione di tutti gli spettacoli e siamo stati chiusi nelle nostre case. Ma sono stato molto ispirato dall’ascoltare le storie degli italiani che cantavano dalle finestre in strada; lo spirito irrefrenabile della musica teneva insieme le persone quando erano separate.

Pertanto, ho decisi di provare ad esibirmi online e ho chiamato il mio programma “Music for the Soul” (Musica per l’anima). Trovai un negozio di pianoforti che mi permimse di entrare, ho chiesi a un amico videografo di montare una telecamera e ho suonai. Oh, abbiamo avuto dei problemi con Internet, ma è andò tutto bene ei miei ascoltatori hanno risposto con entusiasmo. Ho sviluppato “Music for the Soul” in una serie di concerti che presentano origini africane e compositrici donne combinate con famosi capolavori.

Finora abbiamo fatto sette concerti e nell’ultimo con il soprano Dominika Zamara ha fatto parte del progetto.

Sono stato molto felice e orgoglioso di aver suonato con lei e sono lieto di potermi esibire di nuovo per un pubblico dal vivo.Quindi, anche se è stato un periodo molto stressante, mi ha permesso di creare qualcosa di nuovo.

Sono stato anche molto fortunato a stare bene, anche se molte persone che conosco erano malate e una di loro ci ha lasciati.

Quali sono i suoi impegni attuali e futuri?

Lavoro spesso con i compositori su nuovi lavori e in particolare mi diverto a dare vita a musica inedita.

Qui a Filadelfia, la Network for New Music mi ha chiesto di presentare in anteprima una nuova sonata di Richard Brodhead, compositore emerito alla Temple University, dove tra l’altro insegno.

Sto anche lavorando alla registrazione di un nuovo CD di opere per pianoforte di Laurie Altman, una compositrice jazz che vive a Zurigo. Ho già registrato molti dei suoi lavori per l’etichetta NEOS a Monaco.

Le orchestre qui stanno ricominciando i concerti dal vivo, quindi ho alcune apparizioni di concerti in arrivo nella mia zona. A dicembre andrò a Birmingham, nel Regno Unito, per alcuni concerti e una master class.

Grazie Maestro per il tempo a noi dedicato

Enrico Bertato

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Attualitàcharityeccellenze italiane

“Nena” DEBUTTA LA PRIMA BAMBOLA CHARITY dedicata a FORTE DEI MARMI. Appuntamento 9 giugno alle 19 al Caffè Giardino da un idea di Michael Rothling.

Michael Rothling

Dopo il successo del Monopoly dedicato a Forte dei Marmi un’altra idea innovativa del giovane imprenditore Michael Rothling

Il 9 giugno alle 19 al Caffè Giardino la presentazione del giocattolo ideato da Michael Rothling, re delle bambole, ( vice presidente Dimian Toys ) per raccogliere fondi da destinare ad associazioni locali Bionda, sbarazzina e con il look da marinaretta.

E’ la prima bambola fortemarmina (a corpo rigido e quindi adatta per giocarci in spiaggia) che sarà presentata giovedì 9 giugno alle 19 – su invito – al Caffè Giardino in occasione di un cocktail al quale parteciperanno autorità, giornalisti e personaggi noti.

La scommessa e’ di Michael Rothling, ha creato questo primo giocattolo charity per sostenere le associazioni del paese. Infatti non solo alcuni pezzi saranno donati ad Auser, Misericordia e Croce Verde per raccogliere fondi ma la nuova bambola fortemarmina – in limited edition da 150 pezzi – sarà anche in vendita nel circuito degli sponsor. Rothling, che già sta portando avanti una campagna di beneficenza con il ‘Monopoly-

Un giorno a Forte dei Marmi’ in uscita entro la fine di giugno, rappresenta la terza generazione alla guida della Dimian che conta 60 anni di storia.

E già ha creato bambole special edition per bagno Alpemare, Twiga e Augustus hotel &resort. ‘I 150 pezzi – spiega Rothling – sono creati in materiali eco sostenibili, compreso il convenzionalmente in un sacchetto in tulle ecologico per rispettare l’ambiente’‘’

Abbiamo fatto una domanda a Micheal sulla scelta del nome e da dove nasce il suo amore infinito per Forte dei Marmi.

La scelta del nome Nena è legato al nomignolo in tedesco con il quale era chiamata da piccola mia mamma e ho deciso di creare questa bambola in memoria di mio Padre che proprio su queste spiagge nel 2016 a lui molto care è venuto a mancare.

Ogni oggetto che creeremo legato a Forte , sarà sempre dedicato a lui. e sarà sempre in aiuto della Croce Verde e la Misericordia che in quel giorno nefasto ci sono state vicinissime .

L’amministrazione sostiene fortemente questa originale iniziativa – evidenzia l’assessore al sociale Simona Seveso – che garantisce un aiuto concreto alle associazioni del paese che rappresentano un’energia importante per la nostra comunità’’

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ArteLibri

“MENTE OCCHI CUORE” dell’artista Gigro visto da Giusy De Iacovo.

MENTE OCCHI CUORE

“Affonda i tuoi artigli tra i sottili strati dell’anima… tu che ancora rubi respiro”.

È con questa espressione di pensiero che Giuseppina Irene Groccia in arte GiGro, spalanca le porte come autrice alla narrazione artistica.

Un meraviglioso affresco, dove ingloba immagini e parole, connubio perfetto, nato dalla necessità di rielaborare le cose del suo mondo, con uno sguardo nuovo e profondo. Il titolo esplicativo del libro “Mente Occhi Cuore” racchiude in sé, l’essenza di una straordinaria evoluzione artistica, raccontata fluidamente, attraverso una navigazione che parte proprio dalla Mente ed arriva al Cuore.

L’irrefrenabile artista GiGro, con bravura, delicatezza e professionismo, mette in dialogo immagini e parole, riflettendo l’interiorità spirituale dell’essere umano, travolto dal bisogno di mettere a nudo la propria anima.

Le sue opere sono  “luoghi” dell’interiorità, del vissuto, una sorta di trasfigurazione della realtà in grado di suscitare emozioni a coloro che le contemplano e ne traggono linfa vitale per l’anima.

L’autrice consente di addentrarci nella profondità del suo mondo artistico, in modo nuovo originale, elegante e creativo, per mostrare la sua arte. Tutto studiato nei minimi particolari, anche il “lettering narrativo”, non è affatto casuale, ma trova spazio e prende forma adeguandosi alle sagome delle immagini, nonché ai colori dei dipinti.

La copertina in B/N realizzata con scritta in trasparenza, contestualizza la comprensione interna. Il tutto racchiuso in un fuori formato lucido, elegante, stampato in dodicesimi, adatto per libri di fotografie o cataloghi di mostre.

È una finestra aperta sul cosmo artistico, il suo. Straordinariamente popolato da figure evanescenti, quasi sempre in cima ai suoi schemi rappresentativi. Il libro  proietta il lettore verso un racconto fluente, saggiamente realizzato da pensieri ed immagini che si susseguono e sostengono a vicenda, mettendo a fuoco sentimenti e reminiscenze di vita vissuta, scandagliando nelle profondità più recondite della sua anima.

Concludo consigliandone la lettura, e proseguo con i versi che l’artista GiGro usa nel concedersi ai suoi lettori. “Esiste un posto dove l’indistinto tratteggio dei ricordi ci regala un tempo in cui perdersi”.

Giusy De Iacovo

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Attualitàspettacolo

I bambini della classe 3 B della scuola Primaria di Ripa il 6 giugno alle ore 21 porteranno in scena, alle Scuderie Granducali di Seravezza “Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare” .

Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare

I bambini della classe 3 B della scuola Primaria di Ripa il giorno 6 giugno prossimo alle ore 21 porteranno in scena, alle Scuderie Granducali di Seravezza, uno spettacolo dal titolo “Il Principe e la Principessa che non sapevano mangiare” .

Il progetto, su cui hanno lavorato tutto l’anno, nasce da un’idea dell’insegnante di classe Rossana Mezzavia che ha creato un copione a loro misura prendendo spunto da una favola creata nel 2010 da tutte le classi del plesso di Ripa che, in una “staffetta narrativa”, si sono passate il testimone, raccontando le vicende di un principe e e di una principessa vittime di un’alimentazione scorretta.

Tale favola fu premiata a Firenze nel 2010 perché vincitrice di un premio regionale.

Lo spettacolo teatrale che andra’in scena è il frutto di un grande impegno da parte degli alunni di 3 B, dell’insegnante Rossana Mezzavia, degli esperti Ascania Roni, titolare di un centro di danza a Seravezza, di Marco De Novellis, prof di musica all’Istituto Comprensivo di Seravezza, dell’insegnante Sonia Domenici che ha curato il testo di alcune canzoni in lingua 2.

L’entusiasmo del team e dei piccoli attori ha dato vita ad una splendida favola in cui una dolce principessa dal nome evocativo,

Dolciumosa appunto, e il suo principe riescono con grande impegno a trovare il loro equilibrio alimentare. Certo non senza evitare pericoli nascosti o pozioni non sempre miracolose. Un bel racconto farcito, è proprio il caso di dirlo, anche da tante ricette e consigli sul mangiare bene per sta bene.

La valenza e la portata educativa di un progetto del genere é grande e coinvolge diverse aree disciplinari come italiano, arte e immagine, psicomotricità – danza, musica.

Ancora una volta il teatro si dimostra fonte inesauribile di insegnamenti.

Consente infatti lo sviluppo armonioso della personalità dei bambini.

Permette loro di esprimere le proprie inclinazioni esperendo emozioni in un percorso di scoperta di sé stessi e del proprio rapporto con l’Altro. Consente di aprirsi agli altri ed insegna l’empatia, la comprensione.

Tutto ciò è stato possibile grazie ad una scuola come quella del tempo pieno, dove i tempi, appunto, più lunghi a disposizione permettono di rispettare l’esigenza educativo formativa dei bambini che per crescere necessitano di fare esperienze con l’arte della musica, della pittura, della danza, del teatro.

Di seguito i nomi dei piccoli attori: Aurora Macchione, Yassmine Saki, Viola Verona, Giorgia Verona, Emma De Cesari, Valerija Shvets, Esmeraldo Kakija, Federico Berti, Samuele Di Cosmo. 

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EventiModa

Se “sei” Dandy vai ad Arezzo  Sabato 4 e domenica 5 giugno la sesta edizione del raduno italiano dedicato all’eleganza torna ad animare la Fiera Antiquaria.

DANDYdays - Maestri d'eleganza per le vie del centro

AREZZO – “Il culto della differenza nell’epoca dell’uniforme”, per citare Roger Kempf, torna ad Arezzo: il 4 e il 5 giugno difatti è in programma il 6° DandyDays (il Raduno Dandy Italiano), l’evento collaterale della Fiera Antiquaria realizzato col patrocinio del Comune e della Provincia di Arezzo e la collaborazione della Fondazione Arezzo Intour. I DandyDays – Maestri d’eleganza per le vie del centro hanno uno scopo benefico: i fondi raccolti verranno donati all’istituto “Casa Thevenin” di Arezzo – che accoglie bambini con problemi familiari e difficoltà scolastiche e ragazze madri in situazioni di disagio – per l’acquisto di un nuovo pulmino.

“Casa Thevenin è lieta di collaborare all’organizzazione dei DandyDays, una manifestazione che abbinata alla meravigliosa Fiera Antiquaria nella cornice storica di Arezzo, rende questa città ancora più glamour”, commenta Sandro Sarri, il direttore dell’istituto aretino. “I dandy – prosegue – restano amici del Thevenin: non possiamo quindi che ringraziare i patron dell’evento, tutti i galantuomini che parteciperanno, le aziende amiche che contribuiscono alla buona riuscita del raduno e augurarci una due giorni davvero speciale”.

“L’avventura artistica dei DandyDays – spiegano Alessio Ginestrini e Stefania Severi, i due ideatori dell’evento – è nata di getto durante il ‘Pitti Uomo’ di Firenze di qualche anno fa. La nostra due giorni è dedicata a uomini e donne amanti dello stile e dell’eleganza con uno spiccato senso di creatività. La scintilla che ci accende le menti e gli animi estrosi trasforma le strade del centro storico in un progetto ogni volta nuovo e sorprendente”.

“I DandyDays tornano ad animare l’Antiquaria con il loro tocco di stravagante eleganza che bene si combina con la manifestazione – dichiara l’assessore al turismo del Comune di Arezzo e presidente della fondazione Arezzo Intour, Simone Chierici –. L’evento poi, dedicato alle auto storiche, contribuirà ad arricchire ulteriormente la Fiera offrendo ai visitatori l’occasione per ammirare da vicino auto leggendarie. Grazie ai DandyDays, l’Antiquaria di giugno si preannuncia quindi particolarmente vivace, di certo ancora più attrattiva per i turisti che vorranno venire ad Arezzo”.

I testimonial
Attesi gentiluomini e stilose dandy lady da tutta Italia e anche dall’estero. Testimonial della manifestazione – in qualità di gran cerimoniere – Stefano Agnoloni, maestro di stile e buone maniere.

E, ancora, Niccolò Cesari brand ambassador e creativo digitale, Mr JP alias Jean Pierre Xausa, ambasciatore dell’artigianato italiano, fashion designer e referente nazionale per la Federazione Unimpresa moda uomo e donna Triveneto e Umberto Uliva gentleman e modello di successo.

Il programma

La “due giorni”, come in passato, si preannuncia densa di eventi e di appuntamenti: si parte sabato 4 giugno alle 10 il “Club del Saracino” di Arezzo farà il suo ingresso al Prato accompagnato da leggendarie auto d’epoca per “lanciare” il primo Benefit “Rally automobilistico della moda”: una mostra statica di veicoli storici in sosta sino alle 23.30 (le iscrizioni all’evento di auto moto d’epoca saranno devolute interamente a Casa Thevenin). Il Prato, alle 10.30, ospiterà una colazione con gazebi espositivi e una piccola rappresentanza del Golf club Casentino protagonista di una performance gratuita all’insegna di sport e salute. Appuntamento alle 11 all’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo per il taglio del nastro in presenza delle autorità cittadine, dove artigiani e commercianti si danno appuntamento per un’esposizione di capi di abbigliamento e accessori artigianali unici.

A mezzogiorno tutti al brunch di benvenuto privato nel chiostro del Comune, dove sarà possibile ammirare i colori della Giostra del Saracino mentre alle 14.30 si avvierà la passeggiata guidata dei dandy e delle loro signore per le vie del centro storico con la guida turistica Debora Bresciani, alla scoperta della città. Francesco Maria Rossi invece aspetta gli “gentili ospiti” nella terrazza della Fraternita dei Laici per una tavola rotonda, in programma alle 16, dal titolo “Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”.

Alle 18.30 si torna al Prato: i dandy si “vestiranno” da giudici per premiare la più bella auto storica in mostra. Non mancherà poi la cena di gala a scopo benefico curata dal ristorante “Logge Vasari” nel giardino di Casa Thevenin, arricchita dalla presenza dell’Associazione italiana sommelier (Ais Toscana), dall’associazione nazionale assaggiatori grappa e acquaviti (Anag Toscana) e la Compagnia toscana sigari (Cts) che per l’occasione presenterà la sua produzione di sigari italiani di alta qualità realizzati secondo la tradizione della tabacchicoltura toscana della Valtiberina. La serata – che partirà alle 21 e che sarà presentata dallo show girl Valentina Marconi – sarà accompagnata dal tappeto sonoro di Sonia Mazza e da una selezione di brani tratti dal suo primo LP, “Amore straniero”.

Domenica 5 giugno si apriranno gli occhi alle 10 nell’Atrio d’Onore della Provincia di Arezzo dove artigiani e commercianti si danno appuntamento per un’esposizione di capi di abbigliamento e accessori artigianali unici con ingresso libero. Mezzora prima (dalle 9.30 in poi) una delle novità del 2022: il primo “Dog exhibition show” al Prato di Arezzo, l’esposizione nazionale canina di bellezza organizzata dai responsabili dell’Arci Caccia Toscana all’interno del ricco cartellone di eventi dei DandyDays, aperta a tutte le razze di cani iscritti all’anagrafe canina con o senza certificato di pedigree, cani non di razza e giovani presentatori. Anche per questo evento le iscrizioni saranno devolute in beneficienza all’istituto Casa Thevenin. Alle 11,30 la seconda passeggiata di tutti i dandy e le dandy lady alla scoperta della Fortezza Medicea che si chiuderà alle ore 13 nel Chiostro del Comune di Arezzo per un autentico brunch dal sapore toscano.

La visita ai musei della città e alle bancarelle della Fiera antiquaria è in agenda alle 15, in attesa del gran finale: alle 18 ritrovo all’Atrio d’Onore della Provincia per i saluti e l’arrivederci alla prossima edizione dei DandyDays.


La tavola rotonda
Arezzo, Terrazza di Fraternita in Piazza Grande

Sabato 4 giugno – ore 16
“Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”
Moderatore: Francesco Maria Rossi

Chi è un dandy? Fondamentalmente è qualcuno che promuove eleganza ed equilibrio estetico, ricerca il bello e le belle maniere, vuole salvare il mondo dalle brutture e dallo scempio: egli fa del vestire e dell’apparire – il suo “outfit” – un modo di essere e relazionarsi con gli altri e la società, un modo di affrontare anche problemi seri e molto attuali.

La tavola rotonda Dandy Days di quest’anno affronterà come sempre temi legati alla contemporaneità. L’anno scorso abbiamo parlato di sostenibilità ambientale, di “dandy green” fra consumismo e decrescita felice, virtualità e materia. Quest’anno alziamo il tiro e parliamo del rapporto eterno e complesso fra dandy e potere, libertà individuale e appartenenza collettiva. Dalla Reggenza inglese (1811-1820, periodo in cui nasce il dandismo ufficiale) e sino ad oggi ogni vero dandy ha mantenuto col potere un atteggiamento vigile, critico, difficile, a volte contraddittorio.

Che si parli in grande di democrazie, monarchie, o persino dittature della “globalizzazione fredda”, ma anche di un assessore alla cultura del nostro Belpaese o del consigliere regionale di turno, l’approccio dandistico può davvero portare una ventata d’aria nuova e freschissima. La domanda retorica è perentoria: “Dandy e potere: confronto, ribellione, rifondazione estetica?”.

Dandy Days crede che su tutti questi temi fondamentali il dandismo contemporaneo abbia da dire (e da fare) qualcosa di importante, con grande senso di responsabilità e consapevolezza.

Se è vero che l’odierna società di massa ha negato la naturalezza e la spontaneità, frammentando la realtà in mille rivoli, se è vero che il consumo ha vinto sulla politica e sulla religione, pervadendo anche le aree più intime del genere umano, allora il dandy, nella sua continua ricerca di unità attraverso mezzi etici ed estetici, nel suo individualismo colmo di senso della responsabilità personale, nella sua ricerca utopistica di eleganza e sincerità stilistica a 360 gradi, può davvero dare un contributo per salvare la bellezza del mondo, ovvero l’essenza stessa della nostra vita (la cosiddetta “vita vera”) e il senso di giustizia, equità e libertà.

Una tavola rotonda – quella coordinata dal giornalista Francesco Maria Rossi nella giornata di sabato 4 giugno 2022, ore 16, presso la Terrazza di Fraternita in Piazza Grande ad Arezzo – ricca di ospiti importanti e dalla forte personalità, per un dibattito caleidoscopico e appassionato.

Naturalmente si parlerà di tante altre cose: della bellezza come eleganza, del rapporto con gli animali domestici e degli status symbol che hanno valore per i dandy. Dell’apparire, dell’essere e del fare, della contemporaneità, naturalmente dell’amore…

Il futuro appartiene ai dandy: se Oscar Wilde ne era fortemente convinto, noi non possiamo che confermarlo con entusiasmo.

E con noi, gli organizzatori dell’evento aretino, Alessio Ginestrini e Stefania Severi.

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Arte

1,2,3… “DALÌCE” – SILVER PLACHESI a cura di Maria Marchese

SILVER PLACHESI

Il 2 giugno 2022, si inaugura DALÌCE” , la mostra personale di Silver Plachesi, a cura di Maria Marchese.

In un attimo, il tempo di uno scoccar di dita, l’artista bergamasco ritaglia lo spazio per una fuga, tanto fantastica quanto necessaria, dalla terra del senso; libera, indi, un suolo artistico inusuale, laddove l’arte viene celebrata come esperienza polisemantica.

L’autore si siede, oggi, affianco a Salvador Dalì, per rivivere, con un nuovo sguardo, le colorate vicende di “Alice in Wonderland” …

Nel 1865, Luis Carroll, alias Charles Lutwidge Dogson, fascina l’universo dell’infanzia e quello adulto, raccontando il curioso viaggio di una fanciulla, addentro il susseguirsi di assurde “stanze erratiche” , pullulanti di figure antropomorfe, di dialoghi espressi nel contesto di un pentagramma idiomatico apolide e fuori del comune, di contesti spaziali privi di ogni fermo riferimento….

L’artista spagnolo, invece, negli anni ’30, iniziò a realizzare delle tele, la cui protagonista si chiamava Caroline. La rappresentava con il volto chino e una veste bianca… con fattezze quasi spettrali. La motivazione è che, all’età di 10 anni, apprese della morte per meningite di una nipote della sorella della nonna: ciò lo traumatizzò. Nel tempo, però, il soggetto della tela evolve: l’autore la esprime, in ultimo, mentre salta alla corda.

Poi le cambia il nome: da Caroline a Alice. Alice diventa l’effige dell’innocenza bambina, dell’adolescenziale femminilità in un eterno Eden, meritevole unicamente di vivere leggerezza e gioia.

Nel 1969, alfine, sintetizza il surreale viaggio di Carroll e questo suo cambiamento, traducendoli in una eliografia e 12 mirabili litografie.

“Chi sei?  chiese il gatto ad Alice

“Davvero non te lo saprei dire, ora. So dirti chi fossi, quando mi sono levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.”

          Alice in wonderland-Alice e il gatto

Silver Plachesi forgia, alfine, una preziosa chiave, per rileggere le folli vicende di questo favoloso convivio: ammannisce, sul desco di Cappella Marchi, un tempo votata al culto sacro, la sacralità dell’essere umano e della sua maturazione.

Dispone, in tal senso, un profondo confronto, tra le sue creature, che sorprendono, così, il ciglio e altresì la mente, coinvolgendo l’osservatore nella sfera della riflessione.

Chi sarà Alice, il 2 Giugno?

Chiunque varchi quell’aleph…

Borges figura quest’ultimo, nel suo racconto, come “il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”.

Silver Plachesi esce, quindi, dalla “cornice di senso” e giunge alla concretezza eteroglossa del “non luogo” .

Giunti a “DALÌCE” , quindi, ci accoglierà un Salvador Dalì dandy, la cui spalla è carezzata da una gallina.

Essa rappresenta la maternità, mentre l’uovo, soggetto tra i suoi prediletti, involve l’ossimoro molle/duro e simboleggia anche il grembo, in cui l’individuo ha modo di crescere, nutrito e protetto, per affacciarsi a nuova vita.

Molteplici sono le opere di Dalì, che coinvolgono “nucleo” , da “Il grande masturbatore” , a “Geopolitico che osserva la nascita dell’uomo nuovo” , a “Leda atomica” , a “La metamorfosi di Narciso” .

Peraltro, in una nota foto, l’artista spagnolo accompagna la sua personalità autocentrata con un Gallo, effigie di potere. Lo scultore bergamasco chiama a ruolo, in “DALÌCE” , quest’ultimo, per rammemorare e l’imperio e il risveglio, in una nuova alba conoscitiva.

              “Per quanto tempo è per sempre?

                    “A volte, solo un secondo”

     Alice in wonderland – Alice e Bianconiglio

Una diade di orologi fa compagnia al Dalì di Silver Plachesi: uno fisico, nel taschino, e uno liquefatto, accanto alla gallina. Prende corpo, allora, la verità di un tempo alternativo: un diastema sperimentativo diverso comporta, infatti, l’incedere di istanti diaconici rispetto alle lancette di un comune dispositivo.

Non poteva mancare, quindi, il “Bianconiglio ” , che, succube di un’ora amplificata, deve disbrigare i propri impegni sociali, tra cui presenziare al cospetto dei regnanti, durante il “rito del tè di ogni ora” .

“È sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze”

                        Alice in wonderland

Due preziose Sedute, realizzate da Silver Plachesi, poeteranno questo cerimoniale, necessario momento di confronto.

                         “Tagliategli la testa”

                              Regina di cuori

A questo appuntamento sempiterno, Alice incontrerà re, regina e Carte soldato.

Dalì, come Plachesi, come Leonardo Sciascia, ne “Le favole della dittatura” , raddolciscono, con una fanciullina narrazione, l’amara pozione imposta dalla dittatura e dalla guerra.

                         “So quel che pensi”

Superior stabat lupus: e agnello lo vide nello specchio torbido dell’acqua. Lasciò di bere, e  stette a fissare quella terribile immagine specchiata. “Questa volta non ho tempo da perdere” disse il lupo: “Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell’antico: so quel che pensi e non provare a negarlo”. E d’un balzo gli fu sopra a lacerarlo.

Le favole della dittatura, 1960-Leonardo Sciascia

L’intellettuale siciliano, Fedro e Orwell adottano un linguaggio scarno, seppur adatto ai bambini, offrendo, al lettore, una visione asciutta e irreversibile dello stato delle cose.

Alice rise:  “È inutile che ci provi, disse; non si può credere a una cosa impossibile.

“Oserei dire che non ti sei allenata molto-ribatté la Regina. Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A vote riuscivo anche a credere a sei cose impossibili prima di colazione. “

        Alice in wonderland – La regina e Alice

Le illustrazioni di Salvador Dalì sono, invece, il policromo, geniale e positivo alfabeto di una composizione, in cui “joie de vivre”, insegnamento e genialità confondono le carte in tavola. Così, anche lo scultore di Bergamo ravviva sopiti detriti, memoria di un passato, in cui la legge del “necessario” ne aveva declinato l’esistenza, per, poi, annichilirla, riammantandoli di una giocosa, pregiata e fruttuosa veste. In Dalìce, Silver Plachesi polverizza anche la disputa tra velocità e lentezza, facendole coesistere nell’ “abbraccio” tra il fantasmagorico Turbovolatile, la Tartaruga e la Lumaca.

Polverizza, invero, anche la querelle tra condizione adulta e verde età, levità e pesantezza, che vedono Alice crescere e rimpicciolire in continuazione, liberando, tra le trame e gli orditi di quest’avventura artistica, la presenza dell’ Elefante e dell’Ape.

“Il modo di ragionare degli animali è terribile” disse tra sé. “Ci sarebbe da diventar pazzi!”

            Alice in wonderland – Alice

Silver Plachesi poserà, alle pareti di quest’esperienza estetica inconscia, Libellule e Coccinelle, celebrando tanto la leggerezza, come condizione “sine qua non” per amare la follia, quale  stato che allontana dalla banalità per regalare una cifra distintiva di spessore e peculiare, quanto il pensiero felice e beneaugurante.

C’è un’altra artista, che omaggia Alice, elogiando, con Essa, la follia: è la giapponese Yayoi Kusama. L’autrice immila il pois, la sua ossessione, in immagini che conservano alcuni riferimenti fortemente caratteristici dei personaggi, enfatizzandone le azioni con colori psichedelici.

Yayoi Kusama, ultraottantenne, affetta da disturbi ossessivo compulsivi e di percezione della realtà, vive, per scelta, da anni, in un manicomio in Giappone

L’opera, editata e presentata nel 2013, è particolarmente articolata, come, del resto “Dalìce” : in entrambi i casi, è presente una stratificazione di fondo sottile, che consente di approfondire una conoscenza di sé e dell’altro, in cui la parola “normalità” non è più contestualizzabile.

“Ultimamente erano successe tante di quelle cose strane che Alice aveva cominciato a credere che di impossibile non ci fosse quasi più nulla.”

              Alice in wonderland – Alice

Silver Plachesi omaggia l’arte e la società con uno spaccato esperienziale, in cui, sedersi al tavolo per un te, è diletto per l’occhio, la mente e l’anima.

L’autore ribalta zolle di terra ormai rassegnate e immobili, evocando pensieri pronti per gemmazioni inconsuete.  

 L’esperienza espositiva è stata curata dalla poetessa e curatrice comasca Maria Marchese, in collaborazione con Lorenzo Belli.

Media Partners dell’evento saranno EXIT URBAN MAGAZINE e Art&Investments, dell’editor Alessio Musella, Oubliette Magazine, il blog personale “Ilrapinososcrivere” e “Maria Marchese scrittrice”, di Maria Marchese.

La mostra sarà inaugurata il 2 giugno 2022, alle ore 18. 00, e sarà visitabile fino 22 giugno, presso Cappella Marchi, nella Chiesa delle Madonna del Carmine, Via G. Lombardi 38,  nella città di Seravezza (LU).

Gli orari saranno i seguenti:

9.30-12.30/ 16.00-19.00

Venerdì, Sabato e domenica.

Gli altri giorni su appuntamento.

CONTATTI:

Alessio Musella: editor e art curator

mailto:exiturbanmagazine@gmail.com

3510176661

Art curator : Maria Marchese

Mary.up74@gmail.com – 348 8959814

Art curator: Lorenzo Belli

mailto:info@openartproject.it  – 3939797947/

375 568 6211 

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