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Redazione

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-Forte dei Marmi- “Villa Bertelli”: Cultura, Arte, Spettacolo e Sociale, un fiore all’occhiello per la Versilia.

Villa Bertelli

L’Amministrazione Comunale di Forte dei Marmi e in primis il Sindaco Bruno Murzi all’inizio del loro mandato , 5 anni fa hanno puntato molto su Villa Bertelli, e i risultati ottenuti gli hanno dato ragione.

In questi 5 anni sono stati conseguiti ottimi risultati in termini di qualità dell’offerta culturale e visibilità della stessa Villa grazie all’impegno del Team del comitato della Fondazione Villa Bertelli, formato in primis dal Presidente Ermindo Tucci, l’Amministratore Delegato Davide Belli e la consigliera Annalisa Buselli, oltre a tutti i collaboratori che giornalmente danno il loro contributo  con passione e professionalità alla buona riuscita delle attività svolte all’interno della Villa.

La mission di Villa Bertelli è sempre stata  promuovere le atti­vità culturali, dello spettacolo, della comunicazione, con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo della comunità locale, an­che sostenendo l’agevolazione della produzione culturale in­novativa, dello sviluppo del turismo culturale soprattutto  attraverso la valorizzazione del territorio .

Villa Bertelli  ha puntato molto su l’attività di intrattenimento estivo  posizionandosi fin da subito  nell’agenda dei grandi eventi estivi della Versilia, grazie ai concerti all’aperto e importanti mostre temporanee all’interno dei propri spazi, espositivi articolati su due piani che consentono di ospitare tranquillamente due mostre distinte in contemporanea.

In questi anni si sono fatte molte importanti mostre d’arte, sia “personali” che collettive, ospitando i migliori artisti del momento e ricordando artisti importanti per il  territorio, ultima in ordine temporale Andy Warhol e la New pop visitabile fino al 29 Maggio 2022, che è stata inaugurata coraggiosamente a fine Gennaio, mese solitamente inusuale per la Versilia, e che si è dimostrata un’ottima scelta considerato l’eccellente risposta di pubblico e critica, mostra gratuita per i residenti e per tutti gli Under 18, e di grande interesse per molte scuole che nel pieno rispetto delle normative Covid, hanno portato decine di classi a visitare la Mostra .

L’arte ancora una volta ha dimostrato di poter essere un veicolo potente per far muovere le persone essendo di fatto uno dei motori strategici per far conoscere il patrimonio artistico e culturale italiano, aiuta a creare occasioni di incontro e confronto.

Queste attività hanno contribuito attivamente alla creazione di un’importante  rete di relazioni internazionali che in collaborazione con il Comune hanno  veicolato al meglio il nome di Forte dei Marmi nel mondo.

Anche la sala convegni, che in questi ultimi anni è stata adeguatamente attrezzata, denominata Giardino d’Inverno è un altro punto di forza al servizio della comunità.

Tanto è vero che molti sono stati i corsi e convegni organizzati che hanno chiamato in causa diversi settori ed eccellenze italiane e non solo senza dimenticare l’utilizzo per incontri pubblici con la cittadinanza.

Oggi Villa Bertelli è diventata un Vanto per i cittadini  e un punto di riferimento importante per tutta la Versilia quando si parla di Sociale, cultura e spettacolo.

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AttualitàFood & Beverage

-Forte dei Marmi-Spiaggia comunale Bar/ristorante alle Boe visto da V.

alle Boe

Il posticino è il bar della spiaggia comunale di Forte dei Marmi, accanto al bagno Piero.
È tutto all’aperto, molto semplice, arredato con allegre sedie e tavoli di legno colorato.


Vanta un’adorabile terrazzina posta su una duna che regala una meravigliosa vista mare.
Aperto a pranzo e per l’aperitivo.
Testato il pranzo, piatti semplici mare, terra e vegetariano, principalmente piatti freddi, ma anche pinsa e qualche primo caldo.
Troppo ridotta la scelta dei vini alla carta.


È ciò che ci si aspetta da un bar da spiaggia?
Diciamo che si va in buona compagnia puoi dimenticare la bradipa lentezza del servizio e i prezzi non proprio popolari, in virtù della splendida vista e della gentilezza del personale.


Da tornarci anche solo per vedere le arzille e simpatiche giovanotte che giocano a burraco tutto il pomeriggio

V.

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eccellenze italiane

Lollo Caffè official partner del Giro d’Italia.

Lollo Caffè

Sostenere lo sport e la vita sana.

È con questo obiettivo che Lollo Caffè, azienda caratterizzata da una forte responsabilità sociale, ha scelto di essere tra i partner ufficiali del Giro d’Italia 2022.

«Sono un appassionato di sport e il Giro d’Italia è una manifestazione storica che dà lustro alla nostra nazione ed è doveroso per le aziende del territorio sostenere questa iniziativa importante – afferma Ciro Lollo, AD Dical s.r.l, azienda produttrice Lollo Caffè –. Siamo tra i partner ufficiali dell’iniziativa.

Saremo nei villaggi di partenza e faremo assaggiare a tutti gli appassionati della gara ciclistica il nostro caffè».

Ciro Lollo si sofferma non solo sull’importanza della manifestazione ma anche sull’importanza del network tra aziende del territorio a supporto dell’iniziativa. «In Italia le aziende importanti e sane sono tante e quando ci sono eventi come il Giro d’Italia è fondamentale creare una rete e sostenerli.

Non è solo una questione di visibilità in un ambito prestigioso.

È un dovere morale che noi imprenditori dobbiamo sentire nell’ottica del sostegno e della realizzazione dell’evento».

«Lo sport ha la capacità di unire un popolo e soprattutto di far appassionare i giovani a una vita sana, di diffondere valori sani.

Oggi il messaggio di unione e bellezza che arriva dal mondo sportivo è più importante che mai». Conclude Lollo.

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON a Cura DI ELISA VOLTA : “Non c’è nulla di più profondo di ciò che appare in superficie”

ELISA VOLTA

Mi permetto di prendere in prestito l’aforisma del filosofo Georg Wilhelm Friedrich Hegel per trasferirlo al concetto di buone maniere.

Le buone maniere non sono una “posa”, ma una strada per affrontare la vita e richiedono consapevolezza, sensibilità e allenamento.

Ogni abito che indossiamo dice ciò che intendiamo comunicare o nascondere, la scelta di una parola svela il nostro pensiero e ogni gesto racconta la nostra storia e le nostre abitudini (soprattutto a tavola).

Il garbo e l’educazione non vanno praticati solo in pubblico.

Le stesse attenzioni ed il medesimo rispetto devono essere riservati anche a noi stessi e ai nostri famigliari e la discrezione deve essere il telaio su cui ordire i rapporti con il mondo esterno.

Non sono l’esibizione di conoscenze accademiche o i riconoscimenti pubblici ad identificarci come persone di buone maniere, ma è ciò che scaturisce dalla parte più profonda di noi.

Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

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animali

Intervista a Valentina Bono titolare Villa Kira Shiba Inu Kennel.

Villa Kira Shiba Inu Kennel

Quando parliamo di allevatori di cani, la conditio sine qua non è l’amore incondizionato per il nostro amico a 4 zampe.

Certo scegliere un compagno a 4 zampe è diverso, rispetto a farlo diventare una professione , abbiamo fatto qualche domanda a Valentina Bono, titolare dell’allevamento Villa Kira Shiba Inu Kennel, per scoprire insieme quali sono i vari step che l’hanno portata a scegliere questa appassionante e impegnativa professione :

Quando hai deciso di allevare Shiba Inu ?
Sono appassionata di cani da sempre, ma quando ho incontrato lo shiba inu una decina di anni fa ho capito che era il mio cane ideale.

Ho iniziato come semplice proprietaria e vista l’unicità di questi cani, qualche anno fa ho cominciato a studiare le linee di sangue e a selezionare i soggetti per il mio progetto di allevamento.

Che carattere hanno?
Lo Shiba inu é una razza giapponese, sono cani primitivi, molto antichi, originariamente utilizzati per la caccia. Sono sempre vigili, molto indipendenti, assomigliano quasi a dei gatti per certi aspetti.

Sono estremamente puliti e silenziosi, molto intelligenti e vanno conquistati giorno per giorno, ma quando ti riconoscono come il loro punto di riferimento si crea un legame profondo straordinario e duraturo.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Lo shiba inu ha una falsa nomea di essere un cani difficile e poco addestrabile.

Io sono anche addestratore cinofilo Enci, i miei cani rispondono perfettamente ai comandi e al richiamo, questo lascia sbalordite molte persone che pensano sia impossibile slegare il proprio cane o fargli fare degli esercizi.

Questo mi fa sempre sorridere perché nulla è impossibile con queste fantastiche creature!

Quando qualcuno vi contatta per acquistare un cucciolo, quali sono le caratteristiche fondamentali richieste per procedere ?
Cerco di capire lo stile di vita del futuro proprietario e cosa si aspetta da un cane.

Lo shiba inu non è un cane per tutti, bisogna conoscere le sue caratteristiche ed é mio dovere farlo capire ai futuri proprietari.

Qualche tempo fa mi è capitata una famiglia in visita a vedere i miei cuccioli.

Parlando mi sono accorta che per loro era più indicato un altro tipo di razza, cosi li ho messi in contatto con una mia collega che alleva pastori australiani!

Cosa pensi dell’abbigliamento per cani?
Per lo shiba inu non serve nessun tipo di abbigliamento perché sono cani forniti di sottopelo pertanto resistono bene sia al caldo che al freddo. Inoltre il loro pelo è quasi impermeabile.

Per altre razze possono essere pratiche le mantelle per la pioggia e per quelle più delicate come bulldog francesi o i chihuahua sono utili i cappottini per proteggerli dal freddo.

Quando consigli l’intervento di un educatore cinofilo ?
Avendo anche attività di dogsitter e pensione per cani mi capita di avere a che fare con cani di tutte le razze e anche meticci.

Credo davvero che il primo ad essere educato deve essere il padrone.

La prima cosa da capire quando si prende un cane è che bisogna dedicargli tempo, in quantità e in qualità. Il cane deve avere un equilibrio fatto di disciplina, socialità sia con persone che con altri cani, movimento e contatto umano.

La maggior parte delle problematiche del cane sono quasi sempre riconducibili a problematiche del padrone.

Cosa pensi dei concorsi ? Secondo te partecipare ai concorsi per i cani è stressante?
Le mostre canine sono sicuramente utili per l’allevatore per il proprio lavoro di selezione sullo standard di razza e per confrontarsi con il mondo della cinofilia. I soggetti sono abituati fin da piccoli a partecipare a queste competizioni. I miei cani, al contrario dei soggetti di molti allevamenti commerciali, sono cani di casa, con me vengono in vacanza, al ristorante, in passeggiata nei boschi o sul mare, quindi preferiscono sicuramente queste attività alle giornate sui ring.

Quando parliamo di Shiba Inu quante tipologie ci sono intese come manto e dimensioni?

Lo shiba inu è uno solo, c’è un po’ di confusione data dal film Hachiko con protagonista Richard Gere, perché per le riprese è stato usato un cucciolo di Shiba inu e un adulto di Akita inu, che sono due razze simili ma diverse soprattutto nelle dimensioni.

Lo Shiba è un cane di piccola taglia, raggiunge più o meno le dimensioni di un cocker. I colori sono il rosso, il nero (black&tan), il sesamo e il bianco (crema), quest’ultimo non ammesso alla riproduzione.

Grazie Valentina , per chi fosse interessato a contattarti lasciamo il tuo recapito telefonico

Valentina Bono 0039/ 328 4537037

Chiudiamo questa intervista con una curiosità che di certo non può non essere raccontata quando parliamo di questo piccolo grande compagno a 4 zampe:

Vivace e tranquillo indisciplinato ed obbediente, schivo ed esuberante, testardo e docile,, fedele e disertore:, insomma uno Shiba non smette mai di stupire ed è tutto quello che si possa desiderare in un cane 

Lo Shiba è un cane piccolo solo nella taglia; perchè se pensiamo al coraggio e alla tempra diventa un cane enorme,

Se vogliamo appoggiarci ad un espressione del popolo di origine lo Shiba Inu è un “grande cane in una piccola scatola”,

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Arte

Toni Traglia a cura di GIANLUCA SANSONE FOUNDER WWW.CHINEURDECHATEAUX.COM

Toni Traglia

…questa distesa infinita di colline e di monti che si adagiavano morbidamente sulle campagne libere …mi ha sempre affascinato, quel paesaggio mi è rimasto dentro…

”Che emozione ascoltare i primi ricordi di Toni di quando da bambino si recava nella casa dei nonni in campagna in Irpinia al paese natale della madre.“…andavamo in giro per le campagne, andavo sugli asini, correvo dietro le pecore e le caprette, …quelle rocce di calcare bianco a macchia di leopardo e quella bella campagna verde…

”Dolci giungono al mio udire i meravigliosi ricordi di questo luogo magico nel quale si è avvicinato a quella che è la passione della sua vita iniziando a disegnare quello splendido paesaggio.

Mi racconta con tristezza di quelle “due casette che poi sono sparite… una piccola che serviva da deposito e un’altra era un’abitazione di campagna”.

Toni mi narra di questa sua passione per quella terra che lo ho portato a sviluppare la sua arte nell’ammirare il senso dei luoghi e nel disegnarne i tratti di ciò che più bello mostrano al mondo.

Oggi la sua arte è un omaggio al saper riconoscere l’anima dei luoghi che ci circondano, una ricerca spasmodica per andare oltre la bellezza del disegno ed oltre tutte le capacità che già conosciamo.

Toni ha infatti elaborato una nuova ed innovativa tecnica pittorica, dipingendo con ingegno i riflessi di un mondo elaborato dal non umano per riportarlo dentro la nostra stessa anima.“…come pittore e disegnatore mi interessava intervenire su questi scatti e andare oltre la ripresa fotografica”

Così Toni nell’analizzare alcuni scatti fotografici che aveva realizzato si è reso conto che lo “scatto di un riflesso sembrava un dipinto” ed aveva voglia di “interpretare questa forza espressiva”.“…erano i riflessi, l’acqua e la luce che creavano tutto, io non ero che il fotografo…

”Queste le affascinanti parole di Toni che mi racconta degli esordi di questa sua splendida tecnica pittorica con la quale tramite la tecnologia digitale riesce a dipingere portando a noi l’anima degli scatti fotografici.“

Ho cominciato a scattare di persone e paesaggi ed ho poi capito che dovevo agire sui colori ma ovviamente uno scatto doveva già avere una predisposizione con un potenziale pittorico”.

Da un “semplice scatto di riflesso per manomettere la realtà” Toni riesce a realizzare delle opere che mostrano una passione ed una profondità che va oltre il dipingere, non più umano ma animato.Toni è quel ragazzo semplice al quale veniva sempre detto “l’arte… mettila da parte” ed oggi è divenuto quell’uomo attento e sensibile che mette a disposizione la sua fantastica passione.

Quello stesso uomo che si emoziona nell’ascoltare i visitatori delle sue mostre, coloro che sanno riconoscere la profondità della sua ricerca e dell’intrigante necessità nell’elaborarne una.“…mi ha sorpreso ed ha visto dentro… non solo nel condividere quella ricerca” ma nell’affermare quanto fosse “necessario farla…”.Questa è la vita, la passione e l’arte di Toni Traglia.

Gianluca Sansone

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Attualità

Antonino D’Anna, ecclettismo nel DNA.

Antonino D'Anna

Come si arriva ad avere una trasmissione radiofonica?

Sicuramente la proprietà lessicale, un buon tono di voce, e la curiosità sono alla base di un buon conduttore, ma quando parliamo di Antonino D’anna, tutto appare riduttivo.

Scopriamo perchè attraverso le sue risposte alle nostre domande :

Tuo primo contatto con la radio?

Da ascoltatore praticamente sempre. In casa al mattino la radio è sempre stata accesa, sintonizzata su Radio2. Sono cresciuto con programmi come Il Buongiorno di Radio2 con Ida Guglielmotti, Fabio, Fiamma e la trave nell’occhio con i “famosetti” come si chiamavano allora Fabio Visca e Fiamma Satta; Il Ruggito del Coniglio, i quiz con Ermanno Anfossi o anche Michele Mirabella e Toni Garrani.

Oltre al classico Tutto il calcio minuto per minuto: ho ancora qua accanto a me, mentre scrivo, la radiolina tascabile da cui lo ascoltavamo con i miei amici negli anni ‘90.

E poi da bambino, in Sicilia, dal balcone del sesto piano del palazzo di mia zia Santina: sotto c’erano dei campetti di calco dove giocava mio cugino.

A volte, quando andava a giocare, da sopra facevo la radiocronaca.

Il contatto col microfono è stato una sera di oltre 30 anni fa, un carnevale dei bambini: venni intervistato dal conduttore di una radio locale di Vibo Valentia, la mia città.

Ma a quel tempo non pensavo certo che un giorno sarei finito a parlare su una radio importante e nazionale come Radio Libertà. Figuriamoci!

Cos’è per te la radio?

La radio è la vita.

Nasciamo con la radio incorporata perché i bambini, nel ventre materno, percepiscono i suoni bassi. La visione viene dopo la nascita, è una cosa di cui in fondo si può fare per certi versi a meno.

Ma della parola no: la radio è apparentemente cieca ma ci vede benissimo e quando il microfono ti guarda e tu lo guardi capisci che c’è l’Italia in attesa (e ti prende un attimo di salutare strizza).

Si aspetta di sentire qualcosa per cui valga la pena darti il suo tempo, perché tu esisti nella misura in cui gli ascoltatori ci mettono le orecchie (o ti vedono, visto che siamo ormai in epoca di radiovisione).

Devi valere il loro tempo ed essere grato per questo.

Se non hai questa gratitudine, prima di tutto, se non provi una gioia sconsiderata all’idea che quel microfono ti aspetta e hai tante cose da raccontare, fai altro.

Ma non fare la radio.

Credi sia necessario studiare per lavorare in radio ed è questione di talento e predisposizione?

Se mi parli di corsi, io sono un autodidatta.

Mi sono messo a fare i podcast su Speaker nel 2017: un amico sacerdote, don Daniel Balditarra, negli anni ‘70 aveva fatto radio in Argentina.

E aveva aperto un suo canale, Radiolibrosonline, nel quale trasmette ancora oggi in diretta e parla di cultura e buone letture. Un programma prezioso, aggiungerei.

Avevo fatto l’autore per Radio Laghi, la radio della Diocesi di Mantova che oggi non esiste più, attorno al 2010.

Poi, dopo aver avuto il cancro nel 2016, nell’inverno di quell’anno cominciai a dirmi che beh, visto che mi toccava stare in casa, fosse tempo di fare qualcosa accanto alla carta stampata che facevo e faccio su ItaliaOggi.

Così ho inaugurato questo programma, Aria Fritta, nel quale parlavo di Vaticano, fatti nostri e varia umanità.

Poi un bel giorno di gennaio 2020 mi arriva una mail da Giulio Cainarca, il direttore di Radio Libertà che allora si chiamava ancora Radio Padania Libera: si presenta, mi dice che legge le mie cose nella sua Rassegna Stampa in onda la mattina alle 7.30, vado a incontrarlo.

Facciamo alcune trasmissioni assieme, alle quali vengo invitato: gli faccio sentire i podcast fatti su Speaker, lui mi assegna una fascia di 25 minuti il lunedì sera. Il 6 aprile 2020 comincia il mio cammino in radio proprio con Aria Fritta, il 7 settembre parte Zoom che oggi è alla seconda stagione ed è il programma del drive time di RL. Posso solo essergli grato per tutto questo.

Ho fatto questa lunga premessa per dirti che bisogna partire con una cultura di base, specie per il tipo di radio per il quale lavori.

Se sei in una radio nella quale si parla di politica e attualità devi conoscere quantomeno un po’ di diritto e tenerti informato con fonti qualificate su quello che accade.

Devi leggere, soprattutto devi essere curioso: se non sei curioso non trovi spunti e non trovi niente da raccontare ai tuoi ascoltatori.

Perché le dirette sono sempre una sorpresa e per tanti motivi potresti per esempio poter fare una puntata da solo perché gli ospiti ti hanno mollato per un motivo o per un altro.

A maggior ragione se hai una buona cultura generale, sai usare la Rete, hai qualcosa di tuo dentro che vuoi sputare fuori, puoi fare la radio. Il resto è studiare, leggere, ascoltare quello che fanno gli altri.

Soprattutto, se ho un problema o un dubbio i colleghi hanno più esperienza di me e per fortuna in questa radio ci si aiuta sempre e ci si confronta. Ti fanno lezione senza aver l’aria di farti lezione: come posso dire di fare radio davanti a gente che ha 30-40 anni di microfono sulle spalle?

Cosa pensi dell’informazione? Esiste il politically correct?

L’informazione italiana, insegna il mio maestro Pierluigi Magnaschi che è il direttore di ItaliaOggi, è in crisi.

Perché, molto semplicemente, non ha più i suoi ingredienti: facce e storie.

Le fonti d’informazione si sono moltiplicate, la gente viene bombardata da tutte le parti ed è più la fuffa che il resto.

Di giornalisti capaci e preparati, in grado di offrire un’informazione che distingue tra palle e verità (o possibile verità, come diceva Enzo Biagi), ce ne vorrebbero orde. Invece la categoria insegue l’idea di essere tutti personaggi, ma l’idea di consumare le suole e portare facce e storie… zero. Vedo spesso solipsismi deliranti e desolanti, in cui l’ego del collega supera la notizia.

E poi ci meravigliamo se la gente crede ai siti complottisti.

Per quanto riguarda il politicallly correct: esiste ed è un cancro che sta mangiando l’Occidente, non solo il giornalismo.

Noi non siamo politically correct, diciamo la nostra con cortesia ma argomentando il nostro pensiero.

Poi sai: c’è quello che ti batte le mani e quello che ti dice “sei mainstream”. Non possiamo piacere a tutti: pazienza.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Uno in particolare non ce l’ho, anche perché di cose da ridere dentro e fuori onda ce ne sarebbero e tante e mi parrebbe di far torto a qualcuno dei protagonisti.

Diciamo che invece attorno al programma si è coagulata una comunità. Ascoltatori divenuti veri e propri co-conduttori che interagiscono col programma e con me (e a volte scappa qualche siparietto).

Ognuno con la sua particolarità: Pino il Portoghese che ha una sua visione internazionale,

Lisetta che fa analisi politiche impeccabili, l’Immenso Manzoni che chiama dalle Canarie e racconta le sue avventure quando faceva il tassinaro a Milano; Marco da Mantova che parla dei poteri forti o Mauro da Reggio Emilia che è biologo. Fino a Mimmo che è napoletano e rappresenta la voce da sud del Garigliano.

E il misterioso Anonimo Siciliano, che chiama dall’Isola ma non dice mai chi sia. Pone sempre domande sull’economia molto interessanti.

Se potessi incontrare un personaggio del passato legato al tuo mondo chi e cosa chiederesti?

Mi piacerebbe parlare con Giorgio VI o Winston Churchill: uno era balbuziente, l’altro è la Storia in persona.

Avrei voluto sapere da loro come combattere con l’occhio rosso del microfono che ti guarda e dice: “Sei in onda, fammi vedere che cosa sai fare”. Specie Giorgio VI: il padre di Elisabetta II ha dovuto guidare un Paese in guerra con la sua balbuzie.

E per me il film Il discorso del re, in cui Giorgio VI è interpretato da Colin Firth.

È uno dei film da vedere se vuoi fare radio.

Gli altri sono, per me, Good Morning Vietnam; I cento passi; Radiofreccia; Lavorare con lentezza.

Chiudiamo questa intervista parlando di altre 2 tue passioni: Le auto e la scrittura. A te la parola.

Quanto spazio ho?

Ah no, è finito. In realtà non amo guidare, preferisco – se possibile – viaggiare in treno.

Per me guidare dev’essere come bere un buon vino: un piacere.

Non sono un forzato del volante, per fortuna, e non sono il meridionale col complesso della chiocciola che ovunque vada deve farlo in automobile.

La mia passione si chiama Alfa Romeo che è la Casa del cuore da sempre e alla quale ho dedicato un bimestrale,

Il Garage de L’Alfista.

Quanto alla scrittura, penso che mi abbia salvato più volte nel corso della mia esistenza.

Un foglio bianco di carta può essere un lavoro, una seduta psicanalitica, uno sfogo. In perfetta, solitaria nudità dell’anima a volte condivisibile con chi vuoi bene.

Del resto, si dice, non sei mai fregato quando hai ancora una storia da raccontare e qualcuno che l’ascolti, no?

Ed ecco che il circolo tra la scrittura e la radio si compie: sempre di parole si tratta, meglio se sostenute da qualche appunto scritto.

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Attualità

“NOI SIAMO ALITALIA Storia di un paese che non sa più volare”.

NOI SIAMO ALITALIA

Dedicato a Francesco Fasolo, nel 75esimo anniversario della nascita di AZ, la première del film che racconta le ragioni della chiusura della compagnia di bandiera.

Il 5 maggio alle ore 19:00, al Teatro Palladium di Roma, l’anteprima del docufilm “NOI SIAMO ALITALIA – Storia di un paese che non sa più volare”, ideato da Alessandro Tartaglia Polcini e diretto da Filippo Soldi, dedicato alla memoria del pilota trentottenne Francesco Fasolo, lanciatosi nel vuoto per non aver retto al peso della perdita del lavoro. Fasolo, 38 anni, era uno dei 1322 dipendenti licenziati lo scorso gennaio da Air Italy.

Con il sostegno e il patrocinio del Comune di Fiumicino, il documentario, prodotto dall’Associazione Culturale Ticto, da Alessandro Tartaglia Polcini, con la collaborazione di Own Air, non vuole essere un “J’accuse”, bensì intende sollevare dubbi, sollecitare riflessioni, riportando i fatti nella loro realtà, ponendo agli occhi degli spettatori punti di vista differenti, attraverso le dichiarazioni dei protagonisti di questa articolata, drammatica vertenza.

La data dell’anteprima non è casuale. Alitalia nasce proprio in questo giorno di 75 anni fa, con il volo inaugurale Torino/Roma.

Alitalia, che ha rappresentato uno dei maggiori asset del Paese, non esiste più.

Questo film documentario, che si attesta come indipendente, è il terzo capitolo di un complesso di tre opere cinematografiche denominato “Trilogia del lavoro”: “Tutti giù per aria – L’aereo di carta” del 2009 per la regia di Francesco Cordio (sulla vertenza Alitalia del 2008) e “Suicidio Italia – Storie di estrema dignità” per la regia di Filippo Soldi del 2012 (sui suicidi di imprenditori causati dalla crisi del 2012), vincitore del Globo d’Oro come migliore documentario nel 2013.

Soggetto e sceneggiatura del docufilm “NOI SIAMO ALITALIA – Storia di un paese che non sa più volare”, che verte sulle ragioni della definitiva chiusura della compagnia di bandiera Alitalia e della nascita di ITA Airways e di tutto quanto comporta in termini di indotto nel territorio nazionale, sono di Filippo Soldi, Maria Teresa Venditti, Annamaria Sorbo, Alessandro Tartaglia Polcini. Musiche di Alessandro Michisanti.

Nella complessa storia si avvicendano gli interventi del giornalista de Il Sole 24 Ore Gianni Dragoni e di Fabrizio Tomaselli, tra i fondatori del sindacalismo di base nel trasporto aereo, i quali, come il Virgilio dantesco, ci conducono nei gironi dell’infernale e travagliata vertenza.

Saranno loro a illuminarci riguardo alle vicende, le ingerenze politiche, le verità sapientemente e volutamente celate per anni, chiarendo aspetti che hanno determinato lo smantellamento di Alitalia.

L’opera, con questo assunto, non genera giudizi, ma riporta le reali circostanze che hanno causato il più grande licenziamento di massa mai avvenuto nella storia della Repubblica: 11.000 lavoratori.

Sinossi (logline)

Quattro giovani autori, incaricati da una casa di produzione cinematografica, devono scrivere una docu-fiction sulla chiusura di Alitalia. Nessuno di loro, però, è in grado di capire niente delle sue complesse questioni aziendali ed economiche che hanno condotto a questo risultato.

Chiedono, quindi, di incontrare esperti che possano fargli da guida.

Scoprono una realtà che ha avuto un impatto devastante sulla vita delle persone e sull’intero paese.

Ma ce ne siamo davvero accorti?  

Proiezione della première:

Teatro Palladium di Roma

5 maggio 2022 – ore 19:00 (accreditamento dalle ore 18:30)

Link per l’acquisto dei biglietti

Iolanda Pomposelli

For You Communication

Ufficio Stampa

Phone: +39 347 8759960 

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Attualitàeccellenze italiane

Il Gruppo Casillo sceglie Camilla Buzzi Communications come partner per la gestione di ufficio stampa, public relations, digital PR & events.

camilla buzzi comunications

Camilla Buzzi Communications, creata da Camilla Buzzi, che lavora nel campo delle PR da ormai venticinque anni nel settore della comunicazione integrata e crossmediale.

Nella sua carriera vanta il lancio di numerose collezioni nel mondo fashion del kids come Roberto Cavalli Angels e Devils, Elisabetta Franchi La mia Bambina, Simonetta, Fendi, Philosophy di Lorenzo Serafini Kids, Alberta Ferretti Junior.

Nel panorama beauty, si occupa da oltre 10 anni della gestione dell’ufficio corporate, prodotto ed eventi della Ludovico Martelli.

In questa nuova collaborazione si occuperà dell’ufficio stampa e public relations del Gruppo Casillo, realtà imprenditoriale fondata dai fratelli Michele e Vincenzo, e giunta ormai alla seconda generazione, si occupa della produzione di linee di abbigliamento kids e junior che accompagnano l’evoluzione estetica delle nuove generazioni da 0 a 16 anni.

L’azienda segue da anni diversi property brands: To be Too, Y-Clù e Briince ed altri licesing brands: Jeckerson Junior, Manila Grace Girl, Lotto Sport, Franklin & Marshall, Met Jeans, Kaos Girl e Refrigiwear.

Il DNA che contraddistingue l’azienda sono tenacia, passione, attenzione ai desideri ed alle esigenze dei più piccoli che poi altro non sono che  le componenti salienti dell’anima dei diversi brand.

La voglia di realizzare un grande sogno è tangibile con motivazione, entusiasmo e un’ampia attitudine al cambiamento.

È una compagnia solida e compatta, caratterizzata da una strategia commerciale di estrema competitività fondata su tre elementi cardine: risorse altamente qualificate, solide strutture commerciali ed efficienti reti distributive.

La loro personale chiave strategica è l’orientamento al cliente in tutte le attività, per adattare la proposta moda ai loro desideri.

Il loro successo si trova principalmente nelle proposte moda cucite ad hoc dal loro personale team stilistico, ideando modelli che corrispondano realmente ai desideri dei clienti.

L’innovazione e la ricerca su stoffe e materiali nuovi è sempre mirata alla cura dei dettagli e particolari.

Il Gruppo Casillo, forte di una consolidata esperienza nel canale wholesale ha come obbiettivo offrire al mercato un contenitore che abbia la varietà del Multibrand e la forza del Retail.

Le aperture di vari corner e flagship store diretti nelle principali città italiane, sono una delle fonti principali per lo sviluppo del progetto a medio lungo termine, perché portare l’azienda direttamente al cliente è un obbiettivo di crescita.

Un’azienda che guarda al futuro, creata e gestita da professionisti e imprenditrici di successo ha scelto di affidarsi all’esperienza consolidata di Camilla Buzzi Communications

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Musica

“VORREI” Il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana : MAZY.

MAZY

Il testo è stato scritto dalla stessa Mazy insieme a Ugo Bongianni, che è coautore della parte musicale e ha curato la produzione e l’arrangiamento, 

“Vorrei” (UDB Carousel Records), il nuovo singolo della giovane cantautrice toscana MAZY, nome d’arte di Alice Santini, conferma la poliedrica cifra stilistica della cantautrice Toscana, caratterizzata da una vocazione pop con intense venature R&B, e da una scrittura intimista ricca di suggestioni visive.

Nel brano Mazy parla, attraverso le dinamiche di una crisi di coppia.

della mancanza di comunicazione tra le persone, tema, più che mai attuale

«I protagonisti di “Vorrei” sono un Lui e una Lei che, a causa di un’incomprensione, si chiudono in un silenzio fatto di sguardi – racconta Mazy – Il silenzio, a sua volta, genera ansia e dolore e la loro storia d’amore, tutto a un tratto, sembra perdere il colore per trasformarsi in un film in bianco e nero che nessuno dei due guarderà più.

Il sentimento che li univa diventa come “un bacio di Klimt senza l’oro intorno”».

Il videoclip di “Vorrei”, girato nel futuribile show-room della Gemeg ad Avenza (MS) dal team del Mindbox studio, si ispira alle immagini e ai giochi cromatici presenti nel testo, valorizzandone la portata metaforica.

L’allestimento scenografico e il concept sono opera dell’architetto Marco Francesconi, che spiega così l’idea e il complesso lavoro alla base del progetto.

«Il video si sviluppa intorno a un display: da una parte c’è la band che suona e dall’altra due ballerini che interpretano la canzone.

Questo schermo, costituito da migliaia di elementi traslucidi, permette straordinari giochi di luci e di ombre che richiamano le immagini di un film in bianco e nero.

Il grande pannello, inoltre, racchiude in sé un messaggio nascosto.

La combinazione cromatica del giallo e dell’arancio, infatti, crea una scritta in Braille che apparentemente non può essere letta da nessuno.

Il messaggio c’è ma non si può decifrare senza la giusta “sensibilità”, quella che spesso manca tra le persone che si amano e parlano la stessa lingua, ma non riescono a comprendersi.

Nel disegno in Braille, il titolo della canzone assume peraltro una ulteriore valenza: “Vorrei” dà inizio a una frase da completare, un augurio, una speranza che permetta a ognuno di leggere ciò che desidera nello schermo criptico in background».

Vorrei” vede la partecipazione, accanto a Mazy, di una formazione composta da alcuni giovani talenti del panorama musicale toscano: Leonardo Badiali (batteria), Fabio Angeli (basso), Pablo Gigliotti (chitarra), Francesco Saporito (tastiere). La band accompagnerà la cantautrice anche sul palco del prestigioso Teatro della Versiliana, dove si esibirà in concerto il prossimo 9 agosto.

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Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale è online su YouTube.

CREDITI

Testo: Mazy (Alice Santini)

Musica: Mazy e Ugo Bongianni

Arrangiamento: Ugo Bongianni

Voce: Mazy

Basso: Fabio Angeli

Batteria: Leonardo Badiali

Chitarra: Pablo Gigliotti

Tastiere: Ugo Bongianni e Francesco Saporito

Un ringraziamento speciale all’associazione Kreion Versilia APS

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