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Redazione

Libri

“Il primo Dan” di Arianna Forni.

Arianna Forni

Dan, il protagonista di Arianna Forni è scintillante nella sua complessità.

Molti sono i sotterfugi e le sofferenze che si vede costretto a fronteggiare.

Mentre l’autrice scriveva, Dan iniziava pian piano a trasferirsi dalle pagine di un romanzo ad una sceneggiatura cinematografica, lo stile di Arianna porta il racconto su un livello differente rispetto al tradizionale, scrive e narra ogni situazione come fossimo in un action movie!

Arianna tende a scrivere ciò che lei piacerebbe leggere.

Il libro racconta le vicende di un ragazzo e poi giovane uomo, che affronta numerose decisioni psicologiche derivanti dal modus vivendi dei co protagonisti , vicende che chi  si appassionerà, riconoscerà come fatti che sono di dominio pubblico.

Un realismo fantastico, così definirei lo stile di scrittura di Arianna Forni.

Il resto lo lasciamo alla curiosità dei lettori che dovranno districarsi tra avventure, intrighi politici, guerre e catastrofi ma anche ambizione, accettazione, sentimenti, cuore

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Grazie”.

elisa volta

Grazie: uno dei primi vocaboli che dovrebbero essere insegnati ai bambini. Il «Come si dice?» di fanciullesca memoria, riecheggia ancora in me ogni volta che ricevo un regalo o che mi viene offerta una caramella, tanto mi fu ripetuto dai miei genitori. Bambina vessata?

Chissà…Certo è che osservando i comportamenti, non solo dei bambini purtroppo, pare che tale insegnamento sia caduto nel dimenticatoio. I concetti di riconoscenza e gratitudine, anche spicciola, sembrano scomparsi dal nostro vorticoso mondo.

Non c’è il tempo. Tutto deve essere veloce, diretto, finalizzato al perseguimento dell’obiettivo.

Capita così che al bancone del bar ci si dimentichi di ringraziare il cameriere che ci porge la tazzina di caffè perché troppo occupati a rispondere alle mail visualizzate sullo smartphone, oppure di ringraziare chi, uscendo prima di noi, ci tiene aperta la porta invece di lasciarcela andare sulla faccia (come spesso capita).

Certo, non possiamo sostenere una brillante conversazione telefonica e contemporaneamente accorgersi della cortesia di uno/a sconosciuto/a!

Non addentriamoci nell’ambito lavorativo poi, dove l’elevato livello di stress non gioca a favore del bon ton, e dove la competizione trasforma i ringraziamenti (sinceri) in merce assai rara.

Se una tale superficialità e indifferenza verso l’agire del prossimo la coltiviamo anche tra le mura domestiche, e con l’alibi che – si è in famiglia – evitiamo di ringraziare per il sale passato a tavola, per l’acqua versata nel bicchiere o per ogni seppur consueto atto, perderemo l’abitudine alle piccole attenzioni che possono fare una grande differenza. Significa assoggettarsi al principio che tutto è dovuto o scontato.

Ebbene così non è. Anche la gentilezza e la cortesia vanno meritati se non vogliamo un mondo nel quale dominano prevaricazione, arroganza ed indifferenza.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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ArteMusica

“RITORNO A VENEZIA” Mostra Collettiva Internazionale. Inaugurazione Sabato 30 Settembre ore 17:00. DURANTE L’INAUGURAZIONE AVRA’ LUOGO IL RECITAL LIRICO, “VENEZIA, GLI ARCHETIPI E LO SPIRITO”CON L’ESIBIZIONE DEL SOPRANO INTERNAZIONALE DOMINIKA ZAMARA E DEL MAESTRO DI CHITARRA CLASSICA ALESSANDRO LAMBERTI

DOMINIKA ZAMARA

La Mostra Collettiva Internazionale “Ritorno a Venezia” nasce come desiderio di un vero e proprio ritorno
nella città lagunare, che diviene dimensione emblematicamente introspettiva, nel ricordo e nella meditazione
autobiografica, come nei rimandi e connessioni che sono all’origine della selezione delle opere e degli artisti
presenti nell’esposizione.
L’evento prende le mosse dal ripercorrere la storia millenaria della Serenissima, densa di eventi che dal IV
sec. d. C. vede il succedersi delle invasioni barbariche, soprattutto degli ostrogoti e longobardi, e
conseguentemente il Ducato Bizantino, la nomina del primo Doge nel 697, e lo splendore dell’epoca delle
Repubbliche Marinare e dei commerci con l’Oriente. A seguito del dominio turco, napoleonico, austriaco, la
città subisce la sua decadenza, che non l’alienerà però mai dai fasti del passato, fino all’Unità d’Italia,
all’inurbazione nell’entroterra mestrino, la creazione del Ponte della Libertà e del tratto stradale che la collega
alla terraferma, la nascita della Biennale di Venezia nel 1895, e il rinnovato benessere come centro turistico e
culturale.
Venezia simile a Venere che nasce dalle acque, con le sue 120 isole a formare la laguna, riporta alla
simbologia del femminile, alla rinascita, ad una nuova evoluzione, come gli stessi avvenimenti della sua
storia suggeriscono: ciò è richiamato da numerosi lavori esposti in mostra, che narrano inoltre di elementi
naturali e animali magici, figure di donne di rilevanza storica, l’elemento marino e la metamorfosi, fino ad
arrivare ad una componente metafisica e mistica, che si rifà all’inconscio e alla riflessione sulla fisica
quantistica.
In mostra opere degli artisti: Alessandra Parmeggiani, Alexandra Van Der Leeuw, Anna Giulia Enrile,
Annalise Ambrogio, Antonio Pallotta, Artista Gufò, Barbara Lo Fermo, Chiara Costa, Claudiu
Bellocchio, Davide Clementi, Davide Kapanadze, Egle Piaser, Elisa Di Sarò, Fabio Di Rosa, Flavio
Milani, Francesca Bellantonio, Gianfranco Montessoro, Gino Tardivo, Giovanni Artale, Guido
Coniglio, Guido Portaleone, Jacopo Rumignani, Laura Bonomo, Lina Mariolu, Luigi Cei, Manuel
Silvestrin, Maria Milici, Mariacecilia Angioni, Marino Salvador, Milena Rocchetto, Miriam Gentile,
Pierpaolo Mancinelli, Roberto Brandimarte, Salvatore Camarda, Salvatore D’Oria, Sergio Bergamo,
Virginio Bruscagin, Vitalba Campo.


In contemporanea alla Collettiva, verrà inaugurata la mostra personale “Il Cielo non ha Limiti”, dell’artista
visiva Paola Volpe, la quale presenta opere fotografiche che vanno oltre l’immagine rappresentata, per
coinvolgere lo spettatore in una forma comunicativa innovativa e sorprendente. Quest’ultima in grado di
stupire e coinvolgere, stimolare emozioni, e interrogativi, che possano suscitare interesse e, laddove
possibile, l’inizio di una ricerca individuale che dal sé possa condurre a far sollevare lo sguardo oltre le
contingenze per arrivare all’alto, inteso in senso sia fisico che spirituale.
Il mezzo fotografico è da sempre lo strumento che ispira l’artista ad osservare con nuova curiosità ed innata
intuizione il mondo circostante, fin quando, ad un certo punto del suo percorso, e sotto la spinta di emozioni
forti e contrastanti, si pone a scattare istantanee delle nuvole in cielo, con la tecnica denominata “one shot”,
ovvero “ad un solo scatto”, che realizza immediatamente e senza ulteriori riprese, senza alcuna aggiunta di
postproduzione, concretizzando quelle che si possono definire come vere e proprie “epifanie”, rivelazioni,
messaggi. Stupefacenti in ciò che manifestano, le fotografie di Paola Volpe ci esortano a metterci in gioco in
prima persona, nella percezione e considerazione, prendendo in esame la possibilità di credere, di recuperare
il contatto con la natura, non abbandonare la speranza in un cambiamento improvviso e salvifico anche nei
frangenti più critici. Ideatrice del progetto Sig.ra Olga Nacu.
Palazzo Pisani Revedin, San Marco 4013A, 30124 Venezia (VE)
La mostra resterà visitabile fino al 15 Ottobre.
Orari di apertura: Lunedì – Sabato 10.30 – 13:30, 14:30 – 18:30. Chiuso la Domenica. Ingresso libero.
Per informazioni: Maria Palladino 3341695479 audramsa@outlook.it

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Food & Beverage

Hausbrandt, il caffè che compie 130 anni.

Hausbrandt

La casa di produzione Hausbrandt festeggia i 130 anni e rinnova il suo legame con la città di Trieste, conosciuta non solo come città del vento, ma anche come città del caffè e dei caffè.

Il capoluogo friulano fa intatti da contraltare all’operosità della regione con la sua passione per il mare e il suo indugiare nei caffè, simbolo culturale di un mondo in parte perduto.

A Trieste è stata aperta nel 1748 la prima caffetteria e da lì molte altre tanto da poterne disegnare un itinerario come racconta il catalogo H&TS, Hausbrandt e Trieste – Cultura e commerci mitteleuropei 1892-2023, pubblicazione edita da antiga edizioni in occasione di una mostra al Salone degli Incanti sulle Rive Triestine in programma fino al 22 ottobre 2023 per celebrare un compleanno importante.

L’esposizione racconta il rapporto intimo, con un apparato fotografico di grande respiro tra il famoso marchio del e la sua città natale, luogo dell’anima e la cultura mitteleuropea. Trieste è una città di confine insieme nordica e mediterranea e quest’amalgama trova proprio nei caffè la sua espressione.

L’esposizione non è che la testa d’ariete di un progetto che coinvolge la città anche nella prospettiva della realizzazione di una sorta di cittadella targata Fondazione Hausbrandt, non solo legata al caffè.

La mostra è visitabile nella sede dell’ex Pescheria Centrale costruita nel 1913 affacciata sul porto dalle cui vetrate entra la vita esterna per allestire l’esposizione che diventa una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio a cura dell’architetto Luciano Setten. L’evento, promosso dalla Fondazione Hausbrandt, con la co-organizzazione del Comune di Trieste, il Patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e della città di Treviso, intendericostruire il lungo, straordinario percorso del famoso marchio del caffè presente in 90 Paesi del mondo.

La mostra traccia un percorso storico mostrando l’intuizione dell’azienda sul valore della pubblicità ante litteram nell’evoluzione dell’azienda e segue nei decenni l’evoluzione del gusto e dello stile del comunicare. Così grandi personalità, come quella del pittore e cartellonista Leopoldo Metlicovitz, dei pubblicitari Luciano Biban e Robilant e dello studio Demner Merlicek & Bergmann, diventano tra i protagonisti del racconto.

Il viaggio in mostra comincia con 10 bozzetti e la barchessa di Metlicovitz del quale è esposto anche un manifesto sul cui retro la sua firma e alcune indicazioni e dagli anni della Bella Époque si arriva fino ai giorni nostri.

Accanto alla cartellonistica anche i sacchi del caffè, le macchine e i macinini con un’attenzione alla tecnologia che ha da sempre caratterizzato questo marchio e che, ancora una volta, sposa lo stile della città che trova nell’innovazione uno dei suoi motori principali.

Seguendo il corso degli anni troviamo che giànegli anni della Bell’EpoqueHausbrandt aveva utilizzato réclame innovative e soluzioni grafiche precorritrici, come il disegno del turco che sorseggia caffè e alza tre dita a sottolineare tre parole,”Specialità Caffè Hausbrandt”, per l’epoca una trovata decisamente moderna.

Da non dimenticare la famosa campagna del 1910 con i cosiddetti “Vecchietti”, debitori del realismo romantico ispirato dallo statunitense Norman Rockewll e ancor oggi uno dei segni grafici più riconoscibili dell’azienda che tutti abbiamo in mente.

Negli anni immediatamente seguenti chela prima industria italiana di torrefazione inizia a collaborare con alcuni dei più importanti artisti impegnati anche nella grafica pubblicitaria, tra cui il triestino Leopoldo Metlicovitz considerato tra i padri del moderno cartellonismo italiano.

In mostra alcune delle sue prime pubblicità Hausbrandte soprattutto i bozzetti originali per la realizzazione di un fondale e di un’insegna di Casa Hausbrandt a Trieste, con anche la ricostruzione scenografica di questa lunga quinta, sulla base delle indicazioni lasciate dello stesso artista a corredo dei bozzetti, la barchessa appunto.

Non si può trascurare la Moka Hausbrandt e le sue diverse trasformazioni, il logo ancora oggi simbolo forte dell’azienda. È Luciano Biban, veneziano di nascita e friulano d’adozione, nato nel 1935 e scomparso a soli 33 anni, a dare vita nel 1967, partecipando ad un bando di concorso, alla “coccuma umanizzata”che resterà nella storia della comunicazione italiana e diverrà identificativa del piacere del caffè di qualità Hausbrandt.

Nel 1980 sarà poi Robilant Associati a far evolvere l’iconico logo, ancorando la Moka a un rettangolo che la definisce meglio, rendendo più grafico e meno pittorico il segno, inserendo i colori – il rosso e il giallo – che hanno contraddistinto il marchio Hausbrandt nel mondo.

Quindi, quindi vent’anni dopo, nel 2019 è stata l’Agenzia Demner, Merlicek & Bergmann di Vienna, fondata nel 1969, a impegnarsi nel restyling del logo e del sistema comunicativo dei prodotti.

La Moka diventa allora nera e stilizzata ma gli elementi di base rimangono il lettering di taglio obliquo e la moka, con l’essenzialità di uno stile puro e minimale. Infine Martino Zanetti ha festeggiato i 130 anni dell’Hausbrandt intervenendo personalmente sul logo colorato e ammiccante delle origini, nella rivisitazione di Roibilant.

La preziosa pubblicazione, accattivante anche in termini grafici, un percorso turistico nella città attraverso i caffè.

A cura di Giada Luni

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charity

“Glam set!”: la charity dinner raccoglie 600.000 euro per la ricerca in favore della Fondazione IEO-MONZINO raccoglie 600.000 euro.

arturo artom

Lo scorso 12 settembre, Portrait Milano, nuovo luxury hotel nel cuore del Quadrilatero della Moda, ha ospitato l’attesa charity dinner GLAM SET!, un appuntamento che si rinnova ogni anno e che permette di destinare l’intero ricavato della serata a sostegno della Fondazione IEO-MONZINO a supporto della Ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Centro Cardiologico Monzino, realtà d’eccellenza della medicina italiana nel mondo.

Grazie alla collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana, alla generosità delle aziende e dei più prestigiosi brand che hanno acquistato uno dei 47 tavoli dell’evento e alla presenza dei 480 ospiti, è stato possibile raccogliere oltre 600.000 euro.

A sostenere la raccolta fondi hanno contribuito anche ben due aste che si sono tenute durante la serata: ognuno ha partecipato con entusiasmo sia alla selezione di lotti messa all’incanto, live, da Claudia Dwek di Sotheby’s, sia all’asta silenziosa sulla piattaforma digitale di CharityStars. Acquistando le diverse proposte all’incanto durante la cena, gli ospiti hanno potuto dare un ulteriore supporto alla Ricerca.

La serata è stata organizzata al meglio grazie al sostegno del main sponsor Cenacolo Artom – uno dei più significativi poli culturali italiani che con il suo fondatore Arturo Artom ogni mese ospita leader provenienti da differenti settori, dall’arte al design, dall’imprenditoria allo spettacolo – e dello sponsor Medavita – l’azienda che dal 1963 sviluppa formule cosmetiche ispirate al mondo farmaceutico, che si distinguono per la ricchezza di principi attivi naturali – che hanno investito le loro energie per sostenere la Ricerca destinata a migliorare il benessere e la salute di tutti.

Un grande lavoro di squadra ha reso questa notte un appuntamento indimenticabile, grazie anche alla brillante conduzione di Camila Raznovich, alle note coinvolgenti del music designer Matteo Ceccarini che ha inaugurato la serata, alla set list proposta lungo tutta la cena dallo storico DJ del Plastic Sergio Tavelli e alla regia curata da Giuseppe Silvestrin.

«Sostenere la Ricerca significa costruire il futuro di tutti e tutte noi e non smettere di investire sul progresso medico scientifico, anche con iniziative come questa rappresenta un forte messaggio di speranza e di grande valore – hanno dichiarato Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Presidente della Fondazione IEO-MONZINO e Carlo Capasa, Presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana.

La Fondazione IEO-MONZINO desidera ringraziare il mondo della moda e delle aziende che hanno reso questa serata di raccolta fondi davvero importante:

BENETTON, BRANDART, BRUNELLO CUCINELLI, BUCCELLATI, CENACOLO ARTOM, CHOPARD, CNMI, COECLERICI, CONDE’ NAST, CRISTALFARMA, DOMPE FARMACEUTICI, ELISABETTA FRANCHI, FERRAGAMO, FONDAZIONE PESENTI, FRETTE, GENNY, GIANVITO ROSSI, GIORGIO ARMANI, GUCCI, HERMES, ILLYCAFFE, KERING, KWAY, LORO PIANA, LYST, MAX MARA, MONCLER, MSGM, MVP WARDROBE, PALAZZO AVINO, PINKO, POMELLATO, SANTONI, STONE ISLAND, TECHNOGYM, TOD’S, VALENTINO, VALEXTRA, VERALAB.

Tra gli ospiti che hanno partecipato alla charity dinner:

Nilufar Addati, Alessandra Airo, Francesca Airoldi, Nerio Alessandri, Jordan Anderson, Vera Arrivabene, Arturo Artom, Susanna Ausoni, Mariella Avino, Marco Balich, Boris Barboni, Fabio Bechelli, Allegra Benini con Romeo Ruffini, Nicolò Beretta, Barbara Bertelli, Chiara Biasi, Erica Boldrin, Nataliya Bondarenko, Marta e Annibale Brivio Sforza, Beatrice Bruschi, Mariacristina Buccellati, Andrea Buccellati, Carlo Buora, Alessandro Calascibetta, Carlo Capasa, Chiara Capitani, Alessandra Carra, Gabrielle Caunesil con Riccardo Pozzoli, Sara Cavazza Facchini con Mathias Facchini, Niccolò Cerioni, Michele Ciavarella, Fiammetta Cicogna, Giorgina e Sveva Clavarino, Domitilla e Andrea Clavarino, Giuliana Clerici, Csaba Dalla Zorza, Lavinia De Angelis con Alessandro Boglione, Cristina Del Bono, Andrea Della Valle, Allegra Della Valle, Francesca di Carrobbio, Barbara Digiglio, Sergio Dompè, Claudia Dwek, Emanuele Farneti, Gherardo Felloni, Maria Sole Ferragamo, Federico Ferrazza, Cristina Fogazzi, Maddalena Fossati, Elisabetta Franchi, Virginia Galateri di Genola, Viviana Galimberti, Massimo Giorgetti, Umberta Gnutti Beretta, Simone Guidarelli, Giorgio Guidotti, Isabelle Harvie Watt, Manuelito Hell Raton, Paola Iezzi, Andrea Incontri, Massimiliano Locatelli, Matteo Lunelli, Korlan Madi, Sara Sozzani Maino, Paola Manfrin, Nicoletta Manni, Simone Marchetti, Cristina Marino, Veronica Marzotto, Angela Masazza D’Aresi, Marta Medi, Mauro Melis, Francesco Melzi D’Eril, Francesca Milani, Martina Mondadori, Niccolò Moschini, Britt Moran, Helen Nonini, Roberto Orecchia, Mauro Orso, Fabrizio Palenzona, Maria Vittoria Paolillo, Candela Pelizza, Marica Pellegrinelli, Roberto Pesenti, Daniela Pezzi, Piero Piazzi, Emanuela Pisetti, Marcello Pipitone, Gea Politi con Cristiano Seganfredo, Giulio Pompilio, Lorenzo Posocco, Catherine Poulain, Maria Giulia Prezioso Maramotti con Lincoln Germanetti, Michela Proietti, Francesca Ragazzi, Francesco Ragazzi, Massimo Renon, Eva Riccobono con Matteo Ceccarini, Xavier Rogeaux, Gianvito Rossi, Sofia Rossi, Pietro Ruffini, Francesca Ruffini, Augusto Ruffo di Calabria, Tana Ruffo di Calabria, Massimo Russo, Stefania e Alberto Sabbadini, Tommaso Sacchi, Emiliano Salci, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo con Agostino Re Rebaudengo, Francesca Santambrogio, Danda Santini, Giuseppe Santoni, Federico Sarica, Mara Sattei, Ludovica Sauer, Francesca e Paolo Scaroni, Emanuela Schmeidler, Scott Schuman, Cristina Scocchia, Alena Seredova, Francesca Sette, Luisa, Simonetto, Roberto Spada, Gaia Spallanzani con Luca Buccellati, Martina Stella, Paolo Stella, Sergio Tavelli, Elisa Taviti, Andrea Tenerani, Serena Tibaldi, Warly Tomei, Virna Toppi, Robert Triefus, Paola Turani, Giulia Valentina, Emanuela Vavassori, Daria Veledeeva, Paolo Veronesi, Paride Vitale, Niki Wu Jie, Uberta Zambeletti, Maurizio, Zanella, Luisa Zargani, Simona Zito.

Grazie allo sparkling partner Ferrari Trento, al wine partner Tenute Lunelli, al drink partner Tassoni, allo Sponsor tecnico Illycaffè, a Stefano Guindani Photo per tutte le immagini della serata, all’architetto Massimiliano Locatelli per la cura degli allestimenti e a Luca Stoppini per l’art direction e le grafiche.

E un ringraziamento speciale a Leonardo Ferragamo – presidente del gruppo alberghiero Lungarno Collection a cui fa capo Portrait Milano – che ci ha ospitato. Nella foto Arturo Artom e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

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Fotografia

Leonard Regazzo, la creatività dietro all’obbiettivo.

Leonard Regazzo

Oggi chiunque si sente un pò fotografo, i telefonini di ultima generazione ti permettono scatti decisamente interessanti, ma essere un fotografo è molto altro, e non si limita a realizzare una bella foto, dietro ad uno scatto c’è tutto un mondo.

Conosciamo meglio Leonard Regazzo, lasciando a lui il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostre domande:

Il tuo primo contatto con la fotografia ?

Il mio primo contatto con questa meravigliosa scoperta tecnologica del 1826, è stato alla tenera eta di 4 anni quando ho colpito la fronte di mio padre con una macchina fotografica. 

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione? 

Dopo capito come funziona la macchina fotografica analogica trovata in casa, da 12 anni ho iniziato a livello amatoriale sperimentando molto con la Pellicola per fotografare cosa mi circondava perché, tutto era bello e meraviglioso, diventando così uno Street Photographer effettuando reportage durante i miei viaggi tra Italia est europa Germania Spagna Francia America e sud Corea.

Esponendo in gallerie pubbliche e private, di chi mi chiedeva in modo interdetto COSA STAI FACENDO!

A livello professionale, con grandi sforzi quanto fosse importante la parte fiscale e burocratica di questo mestiere a 19 anni.

Il  tuo primo scatto?

Un germano reale, in uno stagno a Trieste.

Quando hai scelto cosa ritrarre e perchè ?

All’età di 16 anni mi sono concentrato sul Paesaggio. Grazie ai miei studi Artistici, ho poi imparato l’arte dell’attesa che ad oggi è una delle mie virtù. Contestualizzare il soggetto in un paesaggio o il paesaggio stesso diventò la mia passione.

Tanta ricerca e soprattutto curiosità nel scoprire cosa si può vedere oltre.

Durante il mio Master di Media presso l’Università di scienze applicate a Berlino, io e un pugno di menti brillanti abbiamo risolto e risposto ad un grande quesito Cosa c’è al di là dell’occlusione visiva.

La tecnologia oggi è e sarà per sempre, la ricerca dei nostri limiti.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ? 

Il mio primo bacio, avrei voluto avere una macchina fotografica per immortalare quel momento così da ridere assieme a voi. Le guardo le labbra, chiudo gli occhi e con le orecchie sento un suono molto inquietante, il ramo dove stavamo seduti cede e Cadiamo rovinosamente giù da una collina.

Se potessi incontrare un personaggio  del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Nicolae Ceaușescu, durante una cena tra affiatati gli chiederei cosa hanno scoperto i suoi scienziati nel punto più profondo del Mar Nero.

Gesù, durante ad una sua dimostrazione miracolosa, gli chiederei “Che cosa è la luce?”

Mio padre gli chiederei. Perché?

Einstein, durante una bevuta gli chiederei in modo molto cortese di legarmi i lacci delle scarpe.

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è un investimento di energie legato all’interesse che si ha per ottenere risposte, notorietà e presenza nei media.

Risposta che ho appreso durante gli anni di università presso la Nuova accademia di Belle arti di Milano.

Per me la comunicazione è la strada della redenzione, essendo impossibile non comunicare ho dedotto a mie spese che l’indifferenza è ad oggi la strada più semplice.

L’invisibile si cela nella pigrizia del superfluo.

La comunicazione ci permette di crescere e rendere possibile l’evoluzione collettiva.

Che differenza c’è, nella percezione della fotografia , tra Italia e estero?

É impossibile fotografare la stessa cosa due volte.

Di conseguenza, la percezione della fotografia nel mondo è la medesima che si ha ogni singolo giorno delle nostre vite… meraviglia, stupore, ribrezzo. Citando Ralph Waldo Emerson “L’occhio è il migliore degli artisti.” 

Quindi che le nostre emozioni sono da sempre uniche, il nostro senso della vista è sempre stato primario. Credo in quello che vedo e vivo. La percezione della fotografia è la stessa in tutte le lingue del mondo. 

Cos’è per te la fotografia ? 

La fotografia è il linguaggio universale per esprimere quello in cui credono le persone. Per me questo linguaggio è un dono che il passato mi ha dato, e che mi permette è di svegliarmi e godere di quello che il destino mi pone davanti.

Per proporre fotografia bisogna averle studiate? 

Eh beh si. La prima missione che un Fotografo ha, è quella di descrivere una visione solipsista, personale e soprattutto legata fortemente alla cultura personale. In modo oggettivo il fotografo Professionista oppure Amatore ha una responsabilità pura ed incondizionata, ovvero quella di Tradurre per le generazioni future il Messaggio visivo del presente.

Cosa pensi delle gallerie che propongono fotografia? 

Penso che siano degli scrigni di interessi di appartenenza, in grado di veicolare in maniera filtrata il gusto che in quello specifico momento o periodo storico predilige nella società.

Che rapporto hai con i curatori? 

Il mio rapporto con i curatori è molto intenso e piacevole perché loro a differenza mia hanno cura di quella parte di pubblico che preferisce la grafica minimale, ovvero le lettere o le storie scritte, o chi purtroppo non è in grado di vedere dovuto ad Handicap.

La loro missione è quella di presentare l’impresentabile, e polarizzare la complessità visiva a parole scritte o verbali. 

Grazie Leonard per il tempo a noi dedicato

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Musica

Europejski Festiwal Smaku, un trio d’eccezione dall’Italia.

Dominika Zamara

E calato il sipario su due giornate molto importanti in quel di Lublino (Polonia). Stiamo parlando del “Europejski Festiwal Smaku” (Festival Europeo del Gusto), quest’anno alla sua quindicesima edizione. Sei giorni in qui il gusto e l’arte la fanno da padroni. Eravamo li per l’evento più atteso della Rassegna, il concerto del soprano Dominika Zamara, Claudio Gasparone viola da gamba e Gianfranco Messina organo.

Il tutto è iniziato giovedì sette settembre, con una conferenza stampa al Trybunał Koronny (Tribunale della Corona), in cui Valdemar Sulisz, direttore artistico del Festival ha presentato il trio ponendolo sotto ai riflettori del pubblico e giornalisti. Durante la conferenza sono state presentate le novità, come l’Ave Maria composta per l’occasione dal Maestro Tiziano Bedetti, il brano di Wieslaw Rentowski tratto dalla messa in onore a Giovanni Paolo II.

Ma vera novità è stata la decisione di riportare alla luce le Tabulature di Jan da Lubino (1490 – 1550) per il quale c’era una grande aspettativa.

Il giorno otto alle ore 18:45 Dominika Zamara fa il suo ingresso nella Basilica Domenica di Lublino, percorrendo tutta la navata vestita in un lungo abito rinascimentale, cantando il Domine Deus di Vivaldi, con un lungo abito rinascimentale, accompagnata da un figurante, anch’egli in abiti rinascimentali che impersonava Jan da Lublino, tra sbandieratori e persone vestite rigorosamente in abiti d’epoca, in una prefetta coreografia a opera di Gosia Wojcieszuk, alla quale si deve la creazione di tutti i vestiti. Il concerto si è snodato tra i capolavori immortali di Vilvadi, Mozart, Bach e finalmente il momento più atteso, le quattro tabulature di Jan da Lublino.

Un veloce cambio d’abito (nb. abito di Barbara Basciani) della Zamara ci riporta alla contemporaneità con i compositori William Gomez, Wieslaw Rentowski e Tiziano Bedetti. Un pubblico sodisfatto per la perfetta riuscita di un evento tanto atteso.

Dopo una standing ovation i musicisti con un inchino ricambiano il calore del pubblico, con l’aspicio di replicare nel prossimo anno. Il concerto è stato presentato dalla Professoressa Teresa Folger Księska.

Photo Kamil Potocki

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Moda

Elleremodelista, la nuova collezione punta sulla giacca maschile rivisitata.

Elleremodelista

Presentata a Pietrasanta la collezione autunno inverno 2023-2024 di Laura Ciregia per Elleremodelista, nata da una sua idea otto anni fa, con un focus sul vintage e molto sensibile all’upcycle, che vede al centro i capispalla maschili, nei tessuti e nelle forme con le giacche “girate”. Molto colore, come sempre nella linea della stilista, grande assente il nero: i temi sono quelli della terra e del cielo, con un colore dominante e un block color, così il blu incontra l’ottanio; il marrone e i colori della terra il giallo limone; e poi ancora una gamma di verdi con alcune tonalità verdi acide e il prugna a spezzare toni tra il marrone e il grigio, fino al bordeaux.

La collezione è 100% una ‘produzione propria’ rigorosamente Made in Italy con manodopera toscana in particolare per i ricami e le finiture ricercate realizzate in collaborazione con l’azienda Officina Ciemmeci che appunto produce finiture di lusso per conto terzi.

Il cuore della proposta è legato al capospalla con l’agganciatura che resta maschile e la linea rigorosa che si reinventa con particolari estrosi: in particolare tre giacche originarie partoriscono tre nuove figlie che si scambiano le maniche dando luogo a un gioco di fantasie e arricchendosi di una tasca alta ricamata. I capi, dei quali Laura Ciregia ha acquistato i carta modello degli Anni Sessanta, sono quelli iconici così per il cappotto tipicamente la scelta è caduta su Loden autentico che viene reinterpretato mentre nella sezione maglieria il riferimento è il maglione norvegese che però diventa un poncho con una zip impreziosita da piccoli strass nella tonalità del bianco caldo della lana. I montoni invece si ridisegnano con un ricamo che cita il disegno tipico del cashmere”paizley”. Per l’impermeabile la scelta è inglese o in tessuto di gabardina, senza ’plastica’, per poterlo tagliare e lavorare, rimodellandolo.

L’idea è di restituire vita al passato come nel caso del cashmere rigenerato, della giacca da uomo che diventa gilet da donna, della tapestry che diventa una borsa, con un’attenzione a una moda ecosostenibile che nell’impegno ambientale trova uno stimolo alla creatività.

A cura di Giada Luni

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spettacolo

Claudia Conte alla Mostra del Cinema Di Venezia con Women in Cinema Award: “Costruiamo una leadership femminile di virtuosa collaborazione, solidarietà e sostegno reciproco”.

Claudia Conte

Una settima edizione straordinaria alla Mostra del Cinema di Venezia per il progetto curato e prodotto da Claudia Conte, conduttrice e attivista per i diritti delle donne che ha radunato figure femminili eccellenti di diversi ambiti. Tra le premiate la virologa internazionale Ilaria Capua, premiata dall’imprenditrice sanitaria Patrizia Angelotti, AD Accurate, partner di WiCa. Chiara Sbarigia, la prima donna presidente di Cinecittà e di APA, l’attrice e regista Monica Guerritore che ha annunciato le riprese di un nuovo film su Anna Magnani.

Ma anche la cantante Noemi che ha sfilato in abito rosa ed è stata premiata dal produttore Andrea Iervolino, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo film “Ferrari”. La regista tunusina Kaouther Ben Hania che racconta storie di diritti negati in Africa fino al Premio Oscar Jane Campion la cui presenza ha commosso ed emozionato i partecipanti! Durante la cerimonia che si è svolta nell’hotel Excelsior del lido di venezia erano presenti il Prefetto Francesco Messina, il prefetto Licia Messina, Barbara Palombelli e Francesco Rutelli, l’attore Pino Calabrese, la presidente del consiglio comunale di Venezia Ermelinda Damiano, il Presidente dell’ ICFF Italian Contemporary Film Festival di Toronto Paul Golini, la cantante e attrice canadese Ana Golja, Anita Falcetta Presidente di Women of Chance, la principessa Victoria Torlonia, l’imprenditrice romana Giusi Gallotto, il Presidente del Credito Sportivo Beniamino Quintieri, la vicepresidente del CONI Silvia Salis con il marito regista Fausto Brizzi, il maestro orafo Michele Affidato. Conte in abito sirena in pizzo rosso, simbolo della lotta alla violenza sulle donne, ha voluto dedicare il premio a tutte le vittime di femminicidio: “Quest’anno abbiamo scelto di dedicare Wica al tema della violenza sulle donne – spiega Claudia Conte – perché siamo davanti ad una vera e propria emergenza ed è importante mantenere i riflettori accesi. Vogliamo non solo esprimere la nostra solidarietà e la nostra vicinanza, ma anche incoraggiarle a denunciare”.

Accanto ai Women in Cinema Award quest’anno anche il Premio KPMG, partner di WiCA, consegnato alla produttrice Verdiana Bixio, Presidente di Publispei. Claudia Conte non nasconde l’importanza che ha il premio per lei: “È un progetto che nasce da un’idea condivisa con Angela Prudenzi e Cristina Scognamillo, sostenute da una prestigiosa Academy tutta al femminile. Un premio dalle donne per le donne, esempio di leadership femminile, di virtuosa collaborazione, solidarietà e sostegno reciproco”.

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Accessori

Il Soprano Dominika Zamara ambassador per i gioielli di Joanna Trefon.

Joanna Trefon

Quando la passione diventa arte, quando l’arte si trasforma in qualcosa di unico. Questo è il caso di
Joanna Trefon, creazioni uniche accessori e gioielli rivolti al mondo femminile. Un gioello amplifica la
sensualità di una donna
Abbiamo visto le sue creazioni indossate alla soprano Dominika Zamara, arte su arte un connubio

Perfetto era questa la sua idea nel pensare a un gioiello indossato da un’artista?

Non avrei mai pensato che i miei gioielli sarebbero stati indossati da un’artista di così grande rilievo
come Dominika Zamara. Quando ho scoperto che a Dominika piacevano le mie creazioni, ma ne ero
sia felice che terrorizzata! Felice, perché la Zamara, oltre ad essere un meraviglioso soprano, è anche
una donna incredibilmente simpatica, modesta e bella. Terrorizzata quando ho capito dove Dominika
canta e avrebbe indossato i gioielli. Avevo paura se fosse stato fatto alla perfezione, se tutte le
perline e i cristalli fossero al posto giusto, i gioielli hanno la funzione di influenzare l’immagine di chi li
indossa. Ora in retrospettivamente, so che i timori erano del tutto infondati I miei gioielli viaggiano
con Dominika non solo in Italia o in Polonia, ma anche negli Stati Uniti ecc. Sono molto felice siano
scelti da uno dei migliori soprani del mondo sottolinea la sua bellezza, il suo fascino e aiuta Dominika
a distinguersi dalle altre donne.

Dei gioielli di alto livello, bellezza ed eleganza, come nascono le sue creazioni?

I miei gioielli sono cuciti a mano da me, utilizzando un ago e fili speciali per perline. Ogni perla è
cucita due o tre volte in modo che rimanga esattamente nel posto previsto. Creo principalmente
nella tecnica delle perline e del ricamo con perline – sicuramente queste due tecniche sono le mie
preferite. Per le mie creazioni uso materiali della migliore qualità, ad esempio perline Toho e Miyuki,
pietre naturali e cristalli Rivoli di Rhinnes o Bonnes e la nota azienda S. Questa azienda produce
anche perle di vetro, probabilmente le più belle di tutte le perle artificiali
che sono stati creati. I miei clienti le adorano, proprio come me. Il metallo è un acciaio inossidabile,
sicuro per le allergie. Ogni mio progetto nasce nella mia testa e nelle mie mani. Non so dipingere e
disegnare, quindi non lo so disegnare gioielli su un pezzo di carta o in un programma di grafica,
prendo solo ago, filo e perline e inizio a creare. Spesso registro ciò che faccio in modo da poter
realizzare in seguito, ad esempio, un secondo orecchino che sembra lo stesso, o ripetere il motivo in
una diversa combinazione di colori, quindi è più facile per me tornare al progetto in un secondo
momento. Sono ispirato da molte cose: combinazioni di colori, forme, figure geometriche. Ciò che
osservo e ricordo, lo uso più tardi nella mia gioielleria.
Le sue creazioni sono uniche, come uniche sono le persone, quindi sarebbe possibile anche

Personalizzare i gioielli a seconda delle sue clienti?

Ogni mio progetto è incentrato sulla personalizzazione, i miei clienti hanno la possibilità di scegliere il
colore, forma, tipo di pietre, colore delle perline, modello, praticamente tutto. All’inizio di quest’anno
mi hanno commissionato degli orecchini basati sul modello “Triplets” – i colori di base sono blu navy
e oro con cristalli rivoli trasparenti e morganite crema, il cliente ha richiesto rivoli verde smeraldo con
fucsia e perline d’oro. Inoltre, perle verdi dell’azienda S. – orecchini, anche se il modello era

specificato, è uscito completamente diverso, adattato alle esigenze della mia cliente. E sono venute
bellissimi, a detta della cliente, in oltre ho creato un ciondolo per la medesima cliente, la qule lo ha
indossati per delle speciali occasioni.
Un gioiello emana un messaggio di sensualità ed uno degli accessori più femminili che esistano che

Ne pensa?

Sicuramente, i gioielli sono quell’accessorio che enfatizza il fascino personale, la bellezza e aggiunge
un tocco di lucentezza a ogni donna, senza eccezioni. Usare i gioielli nelle stilizzazioni, anche di tutti i
giorni, migliora l’umore, ci sentiamo meglio e siamo più fiduciose. Questo è il compito dei miei
gioielli: annullare il male e aggiungere fiducia alle donne che lo indossano. Dovrebbe brillare, deve
brillare, proprio come chi i indossa. Anche la stilizzazione più semplice, quando scegliamo i gioielli per
essa, assumerà un carattere individuale.

Nel futuro pensa di espandere il suo mercato oltre ai confini della Polonia?

Sì, ho recentemente aperto un negozio su Etsy, dove si può acquistare sia prodotti già pronti sia
quelli personalizzati. Il negozio online ha recentemente iniziato a funzionare, quindi con il passare del
tempo vorrei aprirmi ai mercati esteri.
Link al negozio: clikka

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