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Redazione

Food & Beverage

A Colle Val d’Elsa un percorso di gusto

Colle Val d’Elsa

Colle Val d’Elsa, nota come la città del cristallo, è un borgo toscano a breve distanza dalla più nota San Gimignano. Il suo offuscamento è anche dovuto al fatto che la prima ha avuto tradizionalmente una vocazione industriale, soffocata da altre bellezze circostanti, che la crisi economica ha fatto vacillare.

Il rilancio turistico, anche se ci sono motivi per una passeggiata, non è aiutato dalla gestione e dalla comunicazione del patrimonio locale.

È con questa consapevolezza che ter amici, tre soci, Roberto Svaluto, Tommy Laurino e Gabriele Zeppi hanno dato vita a un gruppo dal nome ambizioso, Élite Group, per promuovere un nuovo concetto di ospitalità.

La filosofia è quella di partire dalle radici, dal territorio, dalla ristrutturazione degli ambienti per tutelare, rivalutare il patrimonio esistente e, soprattutto, renderlo vissuto, secondo le esigenze della contemporaneità.

I numeri sono interessanti perché si tratta di una realtà, con una collaborazione con il Gruppo Rossinelli per la parte alberghiera, che comprende 3 hotel a Colle Val d’Elsa e una serie di ristoranti con una media di 350-400 ospiti al giorno. Possiamo così immaginare una passeggiata nella città alta, il centro storico, che si snoda tra monumenti e ristori, a memoria dell’antica ospitalità medioevale offerta ai pellegrini che qui passavano lungo la Via Francigena.

Il nostro itinerario parte da Porta Nova, in realtà Porta Volterrana, entrando attraverso i bastioni della città dove si trova Portanova Hosteria Enoteca, un ambiente legato nei colori della terra e nei materiali, corten, cotto, pietra a vista, alla tipicità dell’architettura storica toscana e ricavato all’interno delle stesse mura.

Nella sala principale sono ancora visibili le tracce dell’antica via Francigena.

Su una parete il liutaio Damiano Verdiano, artigiano artista, espressione di un mestiere sempre più raro, racconta la storia del violoncello con un’installazione ad hoc, che mostra la nascita dello strumento dall’albero, allo stato di avanzamento fino al prodotto finito.

Tra l’altro la musica è un filo conduttore della ristorazione del Gruppo, scelta con sapienza, a seconda del momento della giornata – pranzo o cena – e deI locale.

Il Portanova si sviluppa all’interno delle mura della città del 1200 distrutte nel 1479 dai Senesi per rivalsa contro Colle Val d’Elsa che parteggiava per i Fiorentini.

Grazie alla ricostruzione successiva, sono ancora visibili i camminamenti, ristrutturati, con una terrazza panoramica da dove ci si affaccia sul Giardino biodinamico realizzato nell’ambito di un progetto che intende partire dalla tipicità del territorio per tutta la parte vegetale.

Nella vecchia cisterna è sistemato un privé nel quale si può ammirare un lampadario che attraversa due piani, e che mostra l’artigianato artistico del luogo, prezioso e leggero grazie alla sua trasparenza non appesantisce gli ambienti in pietra sotterranei.

La cucina di Lorenzo Somigli – poco più che trentenne, un’esperienza maturata in ristoranti stellati e uno stage da Iginio Massari – si rifà alle ricette di una volta con una nota di innovazione e offre sia pesce sia carne.

Nel cuore delle mura dunque la tradizione sposa la creatività con una cantina ben fornita: il focus è sulla Toscana con sottozone che puntano sul territorio di Bolgheri e una bella selezione di bollicine.

La seconda tappa della nostra passeggiata cittadina ci porta all’Hotel San Lorenzo, ex Ospedale della città oggi hotel e 2 ristoranti, quello ricavato nell’ex chiesa dell’Ospedale, la cui grammatica architettonica è ben visibile con tanto di altare, Sopra le mura e quello esterno San Lorenzo Skyline.

Si raggiunge così piazza Canonica dove la chiesa omonima del Mille e le prime case testimoniano l’insediamento urbano originario.

Qui si trova anche la statua del celebre scultore e architetto Arnolfo di Cambio a fare da testimonianza all’identità territoriale. Il complesso Milleluci Dietro le quinte, diretto in cucina da Francesco Gaudino, è un unico concept in due locali, più glamour il primo, e più storico con una terrazza sulle mura, il secondo, dove purtroppo è stato chiuso l’accesso – per disposizione comunale – ai cunicoli che attraverso una grotta collegavano la città e servivano anche da vie di fuga.

Poco distante il Pomod’oro, pizzeria ristorante gourmet, le cui redini sono in mano a Antonio De Luca, in una struttura del Mille della quale non si conosce l’origine, trasformata poi nel secolo scorso in un Atelier del cristallo, quindi in un locale.

La particolarità è la possibilità di scegliere l’impasto con farine tutte biologiche di grani antichi macinate a pietra che possono essere di farina di grano tradizionale, al carbone vegetale, di farro o ai cereali e poi il condimento con un’infinità di combinazioni tra le quali la pizza con foglia oro tra le Speciali.

Ultima tappa in città il Barbagianni Fine Dining, il cui nome ci riporta alla letteratura di Collodi e al Paese dei Barbagianni in Pinocchio, piccolo ambiente, raccolto e raffinato, contemporaneo nello stile minimale, tutto azzurro polvere dove il muro bianco di mattoni a vista e il corten citano la storia di una delle vie più antiche della città.

Un albero illuminato richiama il barbagianni, che lo si ritroverà anche per un finale di dolcezza dove la chioma dell’albero è zucchero filato ricordando anche il piumaggio dell’uccello. Insomma un luogo dove si va per divertirsi e sperimentare, andando oltre i confini e giocando con i sapori del mondo. Valerio Maceroni, chef abruzzese, è davvero bravo e sa unire una grande materia prima a sapiente cura e preparazione e restituendo piatti fantasiosi, complessi ma con una bella riconoscibilità degli ingredienti; non ultimo un’attenzione alla leggerezza.

Sono tre i menu degustazioni che raccontano le tappe di un percorso, Radici, Connubio e Visione, come dire, passato, presente e futuro.

Da citare la cura e la fantasia nella panificazione con una selezione accompagnata da un olio di Pitigliano e dal ‘falso burro’, del lardo con le erbe lavorato come un burro appunto.

Le citazioni potrebbero essere molte ma l’insolita tartare di agnello come amuse bouche e l’animella lavorata con la mandorla colpisce per una semplicità insolita.

Così il diaframma di manzo tra gli antipasti, il gioco del riso servito al cucchiaio in tavola (con una crema di cavolfiore) su un letto di erbe, spezie e fiori che rendono ogni boccone leggermente diverso dall’altro; e ancora il piccione in quattro texture diverse, fino alla piccola pasticceria con un cioccolatino che evoca la Sacher, senza essere una semplice miniatura quanto una suggestione.

La carta dei vini fa una scelta radicale per la selezione nazionale, regalando l’esclusività alla Toscana e ancora una volta prediligendo il territorio di Bolgheri mentre le bollicine, passione della casa, spaziano nel mondo con scelte curiose come un metodo ancestrale della Catalogna; e i vini internazionali che dalla Francia attraversano l’Oceano per poi tornare in Europa.

Uscendo fuori città vale la pena una tappa al Relais della Rovere e al ristorante Il Cardinale, una sala poco sotto il livello del giardino con arredi che ricordano i colori e i simboli ecclesiastici di quella che fu una residenza di Papa Giulio II.

La struttura in pietra con un bel parco gode di una vista sul centro storico e conserva il fascino, anche un po’ austero, del Rinascimento, nel tipico stile sobrio toscano dove l’eleganza non corre la tentazione del lusso.

Il ristorante sotto la direzione dello chef Massimo Giorno, offre una cucina rivolta soprattutto agli ospiti dell’hotel dal gusto internazionale con un’impronta creativa e accompagna la stagione dell’albergo da aprile a fine ottobre.

Tornando in città l’itinerario comprende varie chiese come il Duomo e l’attigua Torre di Arnolfo di Cambio, il Museo Archeologico, il Museo Diocesano, il Museo del Cristallo e l’UMOCA, realtà di arte contemporanea legata all’Associazione Continua.

A cura di Giada Luni

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Artecultura

L’arte della parola: ANILA DAHRIU a cura di Irene Giuseppina Groccia.

ANILA DAHRIU

ANILA DAHRIU

Un viaggio nell’Arte della parola

di Giuseppina Irene Groccia |17|Novembre|2023|

Anila Dahriu è scrittrice, poetessa e traduttrice con un talento straordinario. La sua poesia è un’arte potente che ispira e tocca profondamente la sensibilità dei suoi lettori.

Ha una grande abilità nel creare opere evocative insieme a quella di esprimere emozioni complesse attraverso le parole. L’eccellenza del suo lavoro è dimostrata dai numerosi premi e riconoscimenti ricevuti durante il suo percorso artistico, i quali testimoniano l’impatto che hanno avuto le sue pubblicazioni in ambito letterario.

Da qualche anno si dedica anche alla traduzione di testi poetici nella sua lingua madre, l’albanese.

La traduzione è una forma d’arte che richiede una profonda comprensione della lingua di partenza e di arrivo, oltre a una sensibilità per la resa accurata delle sfumature linguistiche e culturali. Anila Dahriu riesce con grande professionalità a condividere, mediante questa ulteriore espressione artistica, la bellezza e l’importanza della letteratura attraverso le barriere linguistiche.

Conosciamola meglio attraverso questa intervista in cui sarà lei stessa a raccontarsi…

▪️Cara Anila, quando e come nasce, la tua passione per la scrittura e la poesia?

La mia passione per la scrittura nasce in età tenera, ero ancora una bambina, avevo forse dieci anni. Mi ricordo benissimo, uscendo da un negozio  all’ improvviso dissi a loro con la spavalderia dell’età: “In futuro diventerò una scrittrice”. Loro rimasero impietrite dicendomi che ero una povera pazza. Non badai alla loro reazione, andai tranquillamente verso il mio sogno. La voglia e la curiosità di leggere, di osservare, di cercare di capire gli avvenimenti della vita, l’ho avuta  si può  dire da sempre. Già da piccola guardavo i libri come si guardano i gioielli. Sono stata sempre curiosa di capire che cosa c’è dietro la realtà che si vede, dietro le apparenze, ed è per questo che a un certo punto ho voluto condividere le mie esperienze con gli altri. Il modo più giusto era la scrittura e l’ho fatto con entusiasmo, liberamente, senza creare mai zone d’ombra con le mie parole. Pane al pane e vino al vino: ho scritto quindi in maniera diretta, chiamando le cose con il loro nome, non nascondendomi dietro paraventi falsi o dietro furberie. L’inizio  fu a 22 anni, quando avevo già maturato un rapporto sereno con la pagina che, come sanno tutti i poeti, fa sempre paura. 

Quando hai capito che la scrittura sarebbe diventato un aspetto così predominante della tua vita?

L’ho capito nel 1996 quando decisi di pubblicare il primo libro in albanese “La porta di me stessa”. Contemporaneamente, oltre a leggere narrativa e poesia, decisi di dedicarmi anche allo studio della letteratura partendo dal passato, dai classici. Devo dire che sono stata molto incoraggiata dai lettori che subito si complimentarono con me con entusiasmo.  Naturalmente io mi sentivo molto inquieta, ero dominata dalla poesia, il mio essere era tutto preso dai libri e cercavo quindi  di distillare letture e vita nei versi ormai diventati la mia esistenza quotidiana.

Quali autori classici e contemporanei hanno più influenzato la tua scrittura?

All’inizio ho fatto letture disordinate; leggevo tutto ciò che mi capitava fra le mani. Soprattutto autori albanesi come Ismail Kadare, Fatmir Gjata, Sterio Spase per la prosa,  e per la poesia Xhevair Spahiu, Luljeta Lleshnaku. Poi mi sono scatenata e quindi l’elenco sarebbe in finito ma non poso non citare Dostoevskij, Tolstoj, Anna Achmatova, Marina Ivanovna Cvetaeva, Baudelaire, Verlaine, Mallarmè, Rimbaud,  Ghiannis Ritsos, Kostanntino Kavafis fino a quando non ho incontrato gli italiani con i quali ho sentito molte affinità, anche per essere vissuta a lungo in Toscana. Per la narrativa cito Grazia Deledda, Alberto Bevilacqua, per la poesia Ungaretti, Saba, Cardarelli, Antonia Pozzi, Sibilla Aleramo, Luciano Luisi, Dante Maffia. Potrei fare anche altri nomi, perché ogni libro mi apre mondi nuovi, diversi, nei quali trovo spesso sorprese immense, ma si tratta di episodi. Invece i nomi fatti sono una frequentazione che mi ha saputo dare indicazioni e direttive che arricchiscono di continuo la mia anima, il mio cuore e il mio intelletto.

Hai partecipato ad alcuni importanti concorsi letterari ottenendo ottimi consensi ed ambiti riconoscimenti… ce ne vuoi parlare?

Si ci sono stati diversi premi importanti e riconoscimenti internazionali per la mia poesia. Sono stata segnalata al “Premio Farina” a Roseto Spulico (Calabria) (giugno 2014). “Premio Terre Lontane “Spezzano Albanese, Calabria (dicembre 2014), il premio “Don Luigi Di Liegro” a Roma. (2015)

Vari Premi assegnati dalla Associazione Culturare ”Club della poesia” insediati Cosenza. L’associazione internazionale degli scrittori Bondani, con sede a Bruxelles e Pristina, 2019 decide di assegnare il premio internazionale” DARDANICA” Albania/Italia, Macedonia settentrionale… 

Premio internazionale “Mihai Eminescu” Romania 2019

Premio “Arberia” 2020 Calabria

Nel 2021  il premio Barocco Salentino della Città di Lecce

Premio Bogdani nel 2021 Kosovo

Premio letterario “Antica Pyrgos” 2021-2022

In Grecia “Alessandro Magno” 2022. 

Lasì Romania 2022.

Tra i vari componimenti letterari, quali prosa, poema, poesia. Quali prediligi?

Sono tutte tre preferite da me. Ma ultimamente scopro che esprimermi attraverso i poemi rappresenta più il mio essere. Quando ho un’ idea all’improvviso diventa un poema, un libro. 

Da qualche anno hai iniziato a dedicarti anche alla traduzione di testi poetici. Quali sono le maggior difficoltà che incontri?

Le difficolta sono tante, non è facile la traduzione ma si cerca di entrare nel focus della scrittura con l’anima e leggere e studiare molto nella lingua che si traduce. Credo che aiuta lo scambio di opinioni, di poesia, di idee e di mondi poetici possa dare energia nuova ad ognuno. Sono convinta che quando due mondi diversi si scambiano il fiato, cioè la poesia, i risultati ci saranno.

Recentemente hai partecipato al Festival in Romania, avendo avuto possibilità di confrontarti con diverse culture. Ci parli di questa tua importante esperienza?

E’ stato un’esperienza straordinaria. Scambiare la poesia, opinioni, conoscere poeti e scrittori da tutto il mondo direi è una grande fortuna. Un scambio che ha come risposta la ricchezza del tuo essere. Come ho detto sopra cioè che la poesia è il fiato che lega tutti i popoli del mondo, non ha colore, ha solo la bellezza della nostra salvezza. 

Se incontrassi te stessa a 18 anni cosa ti consiglieresti?

Di farei quello che ho fatto fin ora senza esitare. Scrivere, studiare in continuo, viaggiare nella scoperta delle culture nuove. Il mondo è così grande con spazi inesplorati. Dove vai anche se fai un passo sempre scoprirai esistenza di un fiato che diventa una parola e dopo una poesia. Il mio senso della vita è questo, vivere nel bene e nel male, nei labirinti proibiti e tante volte anche sognare il paradiso. Perché no?! 

Quante ore dedichi al giorno alla scrittura e solitamente a che ora preferisci scrivere?

Dipende! Sono giornate che mi dedico alla lettura e altre alla scrittura. Dipende dall’ispirazione, non ci sono orari. 

A quale dei tuoi libri ti senti più legata e su cosa stai lavorando attualmente?

I libri sono come i figli. Nascono e poi li ami nello stesso modo. Attualmente sto lavorando con traduzioni. E sto preparando diversi libri da  pubblicare con poeti noti internazionali. Un antologia con tutti poeti internazionali tradotto dall’ italiano in albanese. E due miei libri, un poema in italiano e un libro di racconti in albanese.

Progetti e sogni nel cassetto?

Sono tanti. Viviamo in tempi drastici con problematiche sociali, economiche e internazionale che lasciano tanto a intendere. Vorrei che il mondo, avvicinandosi alla poesia, diventi migliore e trovi la possibilità di produrre felicità e amore. Sarà difficile ma la speranza non muore mai.

Grazie per l’intervista.

Anila Dahriu

Contatti  

Email aniladahriu@live.it

Facebook Anila Dahriu

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ArteEventi

S’inaugura Sabato 18 novembre alle ore 17,30 la personale Amor fati dell’artista Massimo Lagrotteria, a cura di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci, presso la galleria Bottega Gollini di Imola.

Massimo Lagrotteria

La mostra si compone di un cospicuo corpus di lavori pittorici su tela, interamente dalla grammatica figurativa, come è da sempre nella cifra stilistica dell’artista, e realizzati appositamente per la galleria Bottega Gollini.

Nel testo critico del catalogo, posto a corredo dell’esposizione, la curatrice scrive: “La pittura di Lagrotteria è una pittura che torna eternamente a raccontarsi, le campiture di colore si stratificano sulla tela senza però affastellarsi in un’architettura barocca, anzi, sembra quasi che per l’artista aggiungere la materia sia come sottrarla. E una pittura in togliere, ricca ma al contempo scarna, ove i soggetti che abitano le tele, da soli o raccontati in una moltitudine, osservano lo spettatore prima ancora di essere guardati, placidi, in un serena e stoica accettazione di un destino pressoché inevitabile. […]

A livello formale la pittura di Massimo Lagrotteria ha una risultante materica ma spoglia, definizione che suona come un ossimoro: questo connubio invece è possibile, in quanto le pennellate non si sovrappongono affastellandosi in una stratificazione importante e rigida, bensi abitano una verticalità in cui il superfluo sia già stato depennato.” Il titolo dell’esposizione è la medesima locuzione latina che definiva un certo “amore per il destino”, una concezione trattata dallo stoicismo prima, riprendendo l’antica visione della circolarità della storia, e da Nietzsche poi, per definire il corretto atteggiamento dell’ oltreuomo, che accetta gioiosamente e quindi ama il destino al quale non può sottrarsi.

La mostra vive abitando un’interessante cornice, quella della galleria Bottega Gollini, che trasuda storia e tradizione: viene fondata a Imola nel 1967 da Alberto Gollini, imolese noto per aver favorito la diffusione di opere uniche e grafiche d’autore di alcuni tra i più importanti nomi del panorama artistico nazionale e internazionale.

Nel 2000 Luigi Foschini acquista la galleria dalla famiglia Gollini con l’impegno di operare a favore della creazione di relazioni artistiche e culturali di rilievo, lontano da logiche esclusivamente commerciali.

Nel 2013 la galleria si trasferisce da Via Andrea Costa in Via Emilia, di fronte al Teatro Ebe Stignani, cuore della vita culturale Imolese: questo passaggio sancisce la volontà di apertura e partecipazione alle attività cittadine.

La mostra sarà visitabile fino al 30 dicembre prossimo.

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ModaMusicaspettacolo

In Campidoglio Dominika Zamara ha indossato l’abito “Il fuoco di Prometeo”creato dalla stilista Marta Jane Alesiani.

Marta Jane Alesiani

Il Campidoglio è il più importante e incantevole dei sette colli su cui fu fondata Roma. Ha simboleggiato l’epicentro dell’impero romano con i templi più importanti della città

Il tempio di Giove….non poteva che essere un palcoscenico perfetto per ricordare Prometeo

“La mitologia da sempre affascina e guida la creatività di Marta Jane Alesiani ogni abito porta con se ricerche iconografiche, storiche e soprattutto cromatiche.

Col fuoco gli uomini avrebbero potuto scaldarsi d’inverno, tenere lontane le fiere, illuminare le caverne e la notte…

Ma esso apparteneva agli Dei ….

Fu Prometeo a farne dono agli uomini ..

L’abito il fuoco di Prometeo indossato dal Soprano Dominika Zamara in occasione del Gran Gala Business Woman & life è una fusione che porta con se il fascino della divinità e delle leggende. il calore scelto è l’arancio fortemente comunicativo e caldo.

I drappeggi sono di un arancio fortemente comunicativo e caldo che ricordano le fiamme che avvolgono e proteggono il corpo della donna armonizzandone le forme senza alterare la morbidezza dei movimenti,

La parte superiore, nonostante appaia agli occhi di chi guarda semplice e morbida, nasconde origami interni piegati ad arte con lo scopo di modulare il colore dell’abito a seconda della luce creando giochi tra ombre e luminosità

Il bracciale a forma di serpente mostra l’’energia vitale che scorre attraverso tutti gli esseri viventi il costante ciclo di mutazione.

La cintura ad intreccio con le nappe dorate e cordoni di seta sono una fedele riproduzione iconografica della cintura greca di Athena )

Ancora una volta l’abito scelto è divenuto tutt’uno con chi lo ha indossato, ogni occasione nella quale il Soprano e la stilista si incontrano, le parole non servono…

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Attualità

Milano: Un compleanno da sogno per Daniela Javarone.

Daniela Javarone

Un compleanno spettacolare per Daniela Iavarone, regina di Milano e della lirica, al Bozart Club 80 da Maurizio Manca e Alessandra Brunero.

Con la regia di Pinuccia Cottone, una cena imperiale e per chiudere una torta di “moda” targata Ungaro

Un compleanno spettacolare per Daniela Iavarone, regina di Milano e della lirica, al Bozart Club 89 da Maurizio Manca e Alessandra Brunero.

Gli amici piú carinsi sono attovagliati al desco con imponenti candelabri, trionfi di fiori e ai gadget di Pinuccia Cottone che ha orchestrato la regia della serata.

Tra i commensali la dietologa Evelina Flachi, ospite nei programmi di Antonella Clerici, con il compagno Nico Cazzola, il famoso notaio Michele Ferrario Hercolani, Lella Termini, la grafologa Candida Livatino con il marito, Mario Furlan, presidente dei City Angels.

A festeggiarla anche la sua famiglia: il marito Mario Iavarone, la figlia Manuela con il marito Pietro Marrapodi e la nipote Martina reduce da uno stage negli Emirati Arabi. Antipasti a case di mondeghini, gamberoni con brisé di barbabietole, vitello tonnato e trionfi di insalata russa.

E poi risotto al tartufo, filetto al Castemagno con fichi e salmone con ridotto di salsa d’ arancia.

Per chiudere tiramisù in coppa e la spettacolare torta della storica pasticceria milanese Ungaro: un trionfo di panna e frutti. Daniela era al settimo cielo con la sua mise total black con tanto di piume che ricordava la grande Zizi Jeanmaire di ” Mon truc on plume”.

Ora si prepara per la prima della Scala dove sfoggerà una creazione di Angela Haute Couture: anche la stilista era presente alla cena.

Il locale é una bomboniera, mix di moda e cucina che si esprime attraverso una sofisticata filosofia che Maurizio Manca, titolare e direttore artistico, ma soprattutto anima del club di via Carlo Goldoni al numero 24, sintetizza così: «Indossare un abito con i suoi accessori di alta bigiotteria e scegliere un piatto sono due momenti intimamente legati; rappresentano l’espressione di noi stessi, della nostra personalità.

E del saper vivere nella bellezza».

Un ristorante e una boutique in via Carlo Goldoni a Milano, dove non si assapora soltanto il buon cibo della tradizione milanese, immersi in un’atmosfera lussuosa e allo stesso tempo familiare, tra quadri d’autore, sculture, un’antica libreria, mobili d’epoca e velluti rossi, ma si possono scegliere anche abiti gioiello in maglia metallica a rete, girocolli, orecchini, bracciali, anelli tempestati di pietre colorate, strass o Swarovski e fili di perle giapponesi.

Tutti pezzi stile anni Ottanta.

E una volta indossati per il pranzo o la cena si possono anche acquistare. In esposizione anche la tuta che Bozart creó per la grande Tina Turner. Maurizio Manca indieme a Alessandra Brunero, sua moglie, ( nella foto con Daniela Iavarone ), che segue soprattutto la parte commerciale, rendono Bozart Club ’80 un luogo pieno di magia, un’esperienza unica.

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ArteEventi

“POESIE VISIVE” WILLDOO PROJECT PRESENTA, MOSTRA PERSONALE – GIULIANO GRITTINI.

WILLDOO PROJECT

MOSTRA PERSONALE – GIULIANO GRITTIN

Merini-Marilyn
Il parallelo dell’anima

Dieci poesie inedite ispirano la Cracker Art di Giuliano Grittini

GALLERIA SAN BABILA
Via Visconti di Modrone 6, Milano
Giovedì, 9 novembre 2023
Vernissage dalle ore 18.30

Milano, Novembre 2023 – Fotografo, artista, esperto di tecniche di stampa, inventore della tecnica definita Cracker Art, Giuliano Grittini torna a Milano con la mostra personale “POESIE VISIVE”,
che si terrà dal 9 al 22 novembre 2023 presso la Galleria San Babila, sotto il coordinamento di Willdoo Project.
Tra le voci più autorevoli del panorama artistico non solo italiano ma anche internazionale, oltre ad essere stato amico intimo e depositario di parecchi inediti di Alda Merini, Grittini porta in scena ben 10 opere dedicate a 10 poesie inedite dell’immensa poetessa, aforista e scrittrice Italiana nota in tutto il mondo.
OPERE IN MOSTRA
Il percorso espositivo, realizzato negli spazi della Galleria San Babila, si snoda attraverso un lungo arco temporale che offre la possibilità di apprezzare da vicino anche altri lavori dell’artista, incluse immagini modulate secondo la tecnica della Cracker Art che prevede l’utilizzo di resine, lavorazioni in foglia d’oro, collage su tela o su tavola.

Accanto a Marilyn, descritta nelle modalità più iconiche, appare un’Alda irriverente, assorta, profondamente sensuale e bambina in una sorta di ambivalenza, accompagnata dalla inseparabile sigaretta.
La liaison con Marilyn fluisce da poesie che Merini dedicò alla diva americana, per scorrere nelle opere di Grittini come ispirazione o in senso puramente figurativo.

Al pari, vivono volti e interiorità che Grittini discosta dall’usuale prospettiva: una Lady Gaga che non
siamo abituati a vedere, una Uma Thurman bizantina, Keira Kinghtley ermetica, con lo sguardo penetrante
su fondo scuro e le pallide luci della lavorazione a foglia d’oro su tavola.
Ogni soggetto viene rivissuto mediante lo sguardo dell’artista e filtrato da un’emozione dominante: i Beatles,
Cara Delevingne, Madonna, Julia Roberts, Monica Bellucci.

OLTRE IL SEGNO GRAFICO
Carl Gustav Jungi avrebbe trovato nelle opere di Giuliano Grittini un’assonanza.
Per la reminiscenza visiva che si trasfigura in rappresentazione interiore, come ha scritto Enrico Badellino, ma non solo.
In Grittini il segno grafico pittorico affonda nell’inconscio, modula l’estetica usando il colore e restituisce all’astante il suo specchio.
Cracker Art è più un metodo che una tecnica. E ciò che la contraddistingue dall’intellettualismo della metodologia
è la verve ironica con cui l’artista dissacra, umanizza, avvicina.
ALDA MERINI & MARILYN
MONROE
Merini e Marilyn sono vicine.

Non solo sotto l’aspetto illustrativo o nel percorso interiore che Grittini compie per creare un
parallelo fra Eros e Thanatos, fra quell’amore segnato dal dolore che traccia un segno comune nel
percorso di Alda e Norma Jean,

La vicinanza qui diventa universale, inclusiva, metaforica.
La manipolazione tecnica, le alchimie cromatiche, diventano uno strumento mediato dall’ironia e
per questo capace, come dice ancora Badellino, di favorire la intima “commistione fra lontananza
e partecipazione, distacco critico e coinvolgimento emotivo, freddezza mentale e commozione
interiore”.
Fu Grittini a raccogliere dalle dirette parole di Merini, al telefono, il sentiment su Marilyn, quel
dialogo interiore scaturito da un destino similare, quello della farfalla contemplata per la sua
indicibile bellezza ma inchiodata al muro dalla brama del collezionista.
E tuttavia, in questo confronto, spostato dalla poetessa su un piano intimamente soggettivo, Marilyn diventa creatura dell’anima.


Nelle opere di Grittini, per traslato, l’immaginario del mito assume connotazione cinematografica
alla prima superficiale osservazione, per sprofondare nei recessi dell’inconscio grazie alla potenza
del colore, alle alchimie della materia che tracciano universi diversi fruendo di tecniche miste. CRACKER ART
Il metodo della Cracker Art, con il suo corpus articolato e complesso, rende i lavori “icone concettuali e i personaggi esplosi anche attraverso un senso sottilmente erotico, giocoso e bello anche per via di un’attenzione alle dinamiche più segrete del desiderio”. (Carlo Franza)
La matrice fotografica di Grittini si fonde con l’esperienza maturata stampando le opere di artisti
quali Baj, Fiume, Sassu, Guttuso, Warhol, Scanavino, Rotella, per diventare iperbole creativa contraddistinta da uno scambio attivo con l’osservatore.


GIULIANO GRITTINI
Giuliano Grittini ha tenuto numerose personali e collettive.
Ha partecipato al Bunker poetico nel contesto della Biennale di Venezia e ha pubblicato con
Luciano Prada 44 facce d’autore, volume di fotografie e aforismi di artisti.
Su Merini e Marilyn l’artista ha già espresso la sua visione in Ultimo atto d’Amore, insieme a Mimmo Rotella: a Palazzo Reale, per la regia di Pierpaolo Venier.

Allo spazio Oberdan è andato in scena Alda Merini-L’anima della luce Grittini è altresì autore insieme al regista Cosimo Damiano Damato del film Una donna sul palcoscenico, con poesie di Merini interpretate da Mariangela Melato.
Numerose le installazioni, fra cui ricordiamo un inedito Warhol riletto in modalità digitale e artistica e la scultura luminosa New Game in occasione di Mi-Art.
Nel 2014 partecipa all’omaggio a Basquiat e Haring presso il MDM Museum di Porto Cervo ed è
presente alla collettiva Amstel Art a Hong Kong.

Per ulteriori informazioni
Ufficio Stampa Willdoo Project
Ufficiostampa@willdooproject.com
+342.8538691
Instagram
@ wiildoo_project / @ giuliano_grittini_

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Musica

Emma Ghezzi, voce, talento e passione per la musica.

Emma Ghezzi

Per diventare un cantante, hai bisogno di due cose fondamentali: talento naturale , e Emma lo ha , e la volontà di lavorare abbastanza duramente per trasformare quel talento in una professione., la tenacia non le manca.

Conosciamo meglio Emma Ghezzi , lasciando con piacere che sia lei a raccontarsi tra le righe, rispondendo alle nostre domande.

Quindi direi che siamo sulla buona strada…

Il tuo primo incontro con la musica ?

Fin da piccola ho sempre ascoltato musica, sono cresciuta ascoltando sempre generi diversi, era parte della quotidianità.

Poi a 11 anni su suggerimento di mia mamma ho provato ad approcciarmi ad un’accademia è da lì è nata la passione.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

Credo che io lo abbia sempre saputo dentro di me, quando ero molto piccola non stavo mai zitta e canticchiavo melodie inventate mentre passeggiavo. In generale la musica mi ha sempre meravigliata.

Ci sono stati momenti di blocco e anche adesso non mi sento completamente sbocciata ma è il mio obiettivo è esprimermi attraverso la musica e poter donare qualcosa agli altri.

Qual è lo stile che senti più tuo ?

Sicuramente la musica black. Dal jazz al soul e altri ( swing,rock’n’roll..)

Ultimamente mi sono appassionata alla musica psichedelica con una vena elettronica.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Alla mia tesina di maturità e al liceo ho portato lo stesso pezzo (misty di ella fitzgerald) raccontato in modi differenti ma con la stessa emozione a distanza di anni.

Come è cambiato il mondo della discografia?

Oggi si da più importanza all’immagine, al prodotto e quindi al personaggio creato appositamente per fare scalpore/audience.

una volta il primo requisito era la genuinità dell’arte che veniva creata, la bravura non solo tecnica ma sopratutto interpretativa dell’artista.

Cosa pensi dei video?

Credo che siano importanti per promuovere se stessi e la propria arte dando quel tocco in più al pezzo sopratutto per creare uno storytelling di ciò che si esprime attraverso il testo.

Poi a scopo pubblicitario, sia per l’immagine sia per la capacità interpretativa.

Quanto conta l’immagine oggi ?

Oggi ahimè conta più di tutto.

Quanto conta la comunicazione?

Conta moltissimo, e la sfida è quella di far appassionare gli altri a ciò che si fa.

Non è facile trasmettere ciò che si vuole in maniera efficace ma fedele.

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Per ora ho un pubblico ristretto.

Non mi reputo ancora così a mio agio nell’interagire con il pubblico ma nel complesso ho sempre attirato l’attenzione e ricevuto complimenti molto significativi.

…Cos’è per te la musica ?

Per me la musica è l’estensione più fedele dell’anima.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?

Non so ancora rispondere

E con un contemporaneo ?

Tame impala

Grazie Emma per il tempo a noi dedicato,

Sarà un piacere seguire il tuo percorso professionale, che siamo sicuro , ti riserverà grandi soddisfazioni.

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Attualità

Una pausa di gusto e relax nella campagna senese.

campagna senese

A Castelnuovo Berardengo, nella campagna senese, un’oasi per prendersi una pausa dal frastuono cittadino, a Le Fontanelle. Il paese, a circa 14 chilometri dalla proprietà della famiglia Bolfo, venuti nel Chianti dalla Liguria negli Anni Settanta del Novecento, innamorati di questo territorio, ricorda nel nome un re franco,

Berardo, forse il figlio del sovrano in un territorio che allora apparteneva ai Franchi.

Qui fin dal Medioevo si produceva vino, come si legge in uno dei documenti ritrovati in quella che sarebbe diventata la Cantina dell’azienda, Vallepicciola, addirittura Tocai.

L’idea di Giuseppina Boffo, nata negli Anni Trenta del secolo scorso, era creare un ambiente intimo, familiare, anche se attualmente è un albergo cinque stelle, per vivere la storia e la tradizione senza però dimenticare il gusto della contemporaneità.

Le Fontanelle, deve il suo nome a delle fontanelle appunto, ancora attive, probabilmente appartenute al Monastero che sembra sorgesse all’epoca sul territorio.

Oggi ci sono 37 camere nelle quali si respira l’aria di casa, dove il legno scuro, il cotto e la pietra a vista raccontano la toscanità con uno sguardo anche al gusto francese e inglese, grazie alla scelta di tessuti che ricordano lo stile country. Colore dominante il rosso bordeaux che qui chiamano rosso Fontanelle.

L’impressione è di essere in un borgo, con gli spazi ben distribuiti che anche quando l’hotel è al completo lasciano spazio e condizioni di riservatezza per gli ospiti.

Tra gli ambienti interni, una sala con il pianoforte vicino al bar e la sala lettura con il camino con una biblioteca importante, punto di incontro e di scambio possibile tra gli ospiti, in prevalenza stranieri, anche se gli italiani cominciano ad affezionarsi a una campagna che offre relax, percorsi di degustazione, possibilità di passeggiate e cicloturismo, percorsi culinari differenziati e un benessere con un’attenzione alla cura più che all’estetica.

La natura è davvero benigna da queste parte nella stagione primaverile ed estiva per i fiori e la godibilità all’esterno, in autunno per il fascino che emana, con panorami che cambiano di ora in ora e diversi borghi meritevoli nei dintorni.

La colonna

L’hotel ha un ristorante gourmet legato ai sapori del territorio, una bella veranda sulla vallata, dove si mangia a lume di candela, rustico-elegante, con tavoli ben distanziati, e una colonna a vista che dà il nome al posto.

Lo chef Francesco Ferrettini, ha come prerogativa una cucina di gusto, con sapori decisi, senza essere carica.

La sua idea è una toscanità che però non si ferma alle contaminazioni con altre cucine, soprattutto per quanto concerne le tecniche e le preparazioni; attenzione scrupolosa alla stagionalità; sapori ben equilibrati senza eccedere nell’estrosità.

Al ristorante due menu degustazioni, rispettivamente il Chianti (a 100 euro) e La Colonna Experience (a 130 euro), oltre la possibilità di cenare à la carte.

Nel primo menu ci ha incuriosito in particolare il capriolo, frutti di bosco e bieta o l’anatra, mandorla e pan pepato; del secondo il tortello coniglio e zabaione e il branzino, aglione e capperi.

Eccezionale l’Agnello Aragonese, cotto alla francese, di grande delicatezza, che regala un piatto raffinato, semplice e insolito. Il menu è relativamente contenuto e il territorio si contamina con suggestioni e accostamenti arditi come il Calamaro, finocchiona e limone salato tra gli antipasti.

Tra i dolci e la pasticceria compreso il pre-dessert raffinati, goloso il Soufflé all’amaretto con pasta di mandorla e gelato alla zucca.

Per chi vuole uno spazio più riservato ed esclusivo The Club House, più in alto, offre una vista strepitosa che domina la proprietà dove insistono circa mille piante diverse, con uno sguardo più contemporaneo e un bel viaggio nell’arte contemporanea soprattutto italiana.

Curioso il progetto di raccontare il personaggio toscano, noto a livello internazionale, di Pinocchio grazie alle tavole di Mimmo Paladino.

Qui per chi ama l’estrema raffinatezza ed è pronto ad una sperimentazione ardita, Visibilio, aperto come la struttura nel 2022, un nome, un programma.

L’offerta si completa con una trattoria, sempre molto elegante, il Tuscanino. Le due anime della cucina di The Club House sono dirette dallo chef Daniele Canella, personalità di grande umiltà e capacità, con un estro che sa piegarsi alle esigenze dei palati più vari.

L’osteria del territorio, il ristoro anche per coloro che non soggiornano in hotel e dove i clienti possono mangiare più volte durante il soggiorno, merita attenzione perché non è solo una buona trattoria.

Colpisce la ricerca di un’esecuzione impeccabile soprattutto rispetto al trattamento della materia, ingrediente del DNA dello chef.

Una carta contenuta che va da un Baccalà al vapore con crema di peperoni gialli 3 rosso, a una Crema di porri e patata con cerfoglio e acetosella, per continuare con un Cervo ai frutti rossi – e carne sapientemente lavorata – e qualche golosità. Colpisce la carta dei vini, ma ampia, come studiata e ben presentata con il focus sulla Toscana e le sotto zone come cerchi concentrici che si avvicinano al luogo in cui ci trova. Interessante il ventaglio delle proposte per le bollicine italiane e champagne francesi.

Il benessere offre un percorso di gusto salutare, accanto alla tavola, sia all’esterno, sia all’interno con una piscina panoramica e una riscaldata (una doppia soluzione presente anche a Le Fontanelle). Il centro benessere non è tanto un luogo per l’estetica anche se c’è la possibilità di manicure e pedicure, quanto di cura di sé con trattamenti vari, personalizzati. Imperdibile il massaggio Thaï, un’ora per ricentrarsi, concentrarsi sul proprio respiro e riequilibrare il profilo energetico: niente creme né olii, abiti comodi per rilassarsi, e manovre particolari che con pressioni e trazioni muovono e ‘smuovono’ il corpo.

Infine merita una visita la Cantina Vallepicciola dove si organizzano molte degustazioni e dov’è possibile assaggiare oltre alle 17 etichette, il miele di bosco granuloso prodotto dall’azienda e l’olio, una Dop di Leccino, Moraiolo e Frantoio. La cantina, realizzata su progetto di Margherita Gozzi, che ha curato anche gli hotel e i suoi interni, è di grande modernità e linearità, con una linea ecosostenibile, poco percepibile dall’esterno, grazie all’integrazione con il paesaggio: i colori e i materiali sono quelli della pietra, del legno e del corten con grandi vetrate all’ingresso.

Poco distante la Vinsantaia, dove appassiscono i grappoli sui graticci per il vinsanto, in una chiesa sconsacrata della famiglia Cerretani, del 1700. Attualmente l’azienda possiede 265 ettari di cui 105 abitati, con 4mila piante d’ulivo e per la parte a vigneto il 60% dedicato al Sangiovese.

Gli altri vitigni sono il Cabernet Franc, cabernet Sauvignon e Merlot per il taglio Bordolese; il Pinot nero e lo Chardonnay per la spumantizzazione e la vinificazione in bianco; e il Trebbiano e la Malvasia per la produzione del Vinsanto. Il viaggio in cantina comincia in Acciaio per le basi spumantisiche per la linea Pievasciata e il Chianti Classico.

Per la produzione di spumante Vallepicciola ha un metodo Charmat lungo e un Metodo classico, 100% Chardonnay. Si prosegue con 14 vasche in cemento per lo più per le variazioni internazionale quindi i Tonneaux in legno di rovere francese e qualcosa di slavonia.

Nella Barricaia, con moderne volte in legno che avvolgono il visitatore, circa 1200 barrique da 225 litri e una ventina di Tonneaux. Nella cantina anche una serie di botti Kosher con la vinificazione certificata e supervisionata dal Rabbino, diventate simbolo di interculturalità.

L’antologia dei cru è rappresentata dal metodo classico “Perlinetto”, Pinot nero in purezza, che fa 48-52 mesi sulle fecce; Vallepicciola Toscana Bianco, Chardonnay con fermentazione equamente divisa tra cemento e Tonneau e 12 mesi in barrique, di grande eleganza; Vallepicciola rosso, 100% Sangiovese, dal vigneto Vallepicciola, con una bella riconoscibilità ma più morbido e complesso.

E ancora Vallepicciola Lapina, Chianti Classico Gran Selezione, sempre 100% Sangiovese, con alcuni sentori terziari di cuoio e animali interessanti. Infine Migliorè, complesso con taglio bordolese e note ben integrate.

A breve anche in Cantina entrerà l’arte con l’arrivo di un’opera di grandi dimensioni realizzata ad hoc dello street artist bretone, attivo in Italia dagli Anni Novanta, Abraham Clet.

A cura di Giada Luni

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Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: “Bon ton a quattro zampe. Il miglior modo per amare gli animali è rispettarli”

ELISA VOLTA

In uno slancio di cuore, poche settimane fa, avevo deciso di accogliere nella nostra famiglia un meraviglioso cucciolo di piccolo levriero italiano.

Nella nostra casa vive (e comanda) un gatto domestico, morbosamente legato a me (come io a lui!)  traumatizzato, al tempo, da un turbolento rapporto con la mia compianta bassotta.

Per tale ragione mi sono affidata alla consulenza di esperti per prepararmi all’inserimento del nuovo membro a quattro zampe.  

Analizzando i bisogni e le abitudini del mio gatto e del cucciolo è emersa la difficoltà di una tale convivenza. Con grande delusione e tristezza ho dunque deciso di abbandonare il mio progetto.

Il mio sarebbe stato un atto egoistico e non di amore. Avrei placato il desiderio di avere nuovamente un cane con me, ma avrei posto in secondo piano i bisogni di questi due meravigliosi esserini.

Il mio attuale stile di vita, le abitudini, le paure del mio gatto e le caratteristiche della razza di cane che avevo scelto sarebbero risultate inconciliabili. La convivenza sarebbe stata possibile, ma avrebbe privato ciascuno di qualche cosa. 

I rifugi sono purtroppo affollati di animali vittime del capriccio momentaneo.

Prima di procede all’acquisto o all’adozione di un animale è necessario porsi alcune domande:

Quali sono le nostre abitudini di vita?

– Siamo nelle condizioni di dedicargli il tempo necessario?

– Stiamo scegliendo una razza in base “alla moda del momento”? Ricordiamo che non si tratta di un abito da sfoggiare e poi accantonare, ma di un essere vivente.

– Ci accingiamo ad adottare o acquistare un animale per fare giocare i nostri bambini? Ricordiamo che gli animali non sono pupazzi.

– Ci siamo informati sulle caratteristiche dell’animale e abbiamo valutato se possono conciliarsi con le nostre?

Se i “no” superano i “sì” allora non è il momento di accogliere un essere che merita le giuste attenzioni.

Amare gli animali significa accantonare i nostri desideri per un bene superiore: il rispetto.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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Musica

Wave Records e Rechos Records & Promotion sono orgogliosi di annunciare la pubblicazione dell’album “Descending Consciousness” di Numa Echos.

Descending Consciousness

Numa Echos, poliartista, si muove fra poesia, musica, cinema, teatro, fotografia d’arte e pittura.
Dopo aver interagito attivamente con il mondo sportivo come ciclista professionista e con quello “fashion”, pur sempre mantenendo inalterato lo spirito alternativo, eccessivo e controtendenza che la contraddistingue, ha coltivato studi musicali e prosegue tutt’ora la ricerca in ambito musicale. Numa Echos è anche autrice letteraria avendo pubblicato diversi libri e partecipato alla realizzazione di diverse antologie, collaborando spesso con il grande giornalista e scrittore thriller
Andrea G. Pinketts. Realizza il cortometraggio “Sogni di Lucida-Mente: allusioni e rivelazioni di un io follemente sano” tratto da un suo libro nel quale è attrice, regista, sceneggiatrice e compositrice delle colonne sonore e conduce il proprio format musicale “Shine in Venice” su OlzeTv powered by Sky ospitando artisti d’eccellenza nel panorama musicale italiano.

E’ attiva come art director, coompositrice, cantante e strumentista con “live shows” propri, “opening act shows” per altri artisti di fama nazionale ed internazionale e con dj set caratterizzati da suoni udibili e non, ritmi ballabili o melanconicamente oscuri, in grado di catalizzare le anime più irrequiete e ribelli, conducendole inconsapevolmente in un mondo creativamente folle ed onirico.
Ha partecipato a numerosi festival rock indipendenti e realizza e conduce programmi programmi radiofonici su emittenti nazionali.

Nel 2011, in collaborazione con il produttore artistico ed arrangiatore Filippo Scrimizzi,

Numa Echos inizia la pre-produzione del suo primo album ufficiale “Shady World”, pubblicato nell’autunno 2016 da Valery Records, un progetto discografico in lingua inglese caratterizzato da sonorità rock, dark, industrial, trip-hop, metal e new wave, all’interno del quale è voce, tastierista, autrice dei testi e co-compositrice delle musiche. La collaborazione proseguirà negli anni dando vita a diversi progetti musicali.

Numa Echos è membro ufficiale da giugno 2017 del gruppo “Double Bass of Death”, progetto con influenze Heavy Metal, Metal Core ed Industrial nel quale si interroga il sistema.

La band vanta di due album i cui video hanno riscosso particolare interesse ottenendo più di 300.000 visualizzazioni sul canale “youtube”.

Il nuovo album ufficiale “Descending Consciousness”, interamente scritto e prodotto da Numa Echos e Filippo Scrimizzi presso lo Studio Sub 711 di Milano, pur mantenendo gli elementi caratteristici delle produzioni di Numa Echos che spaziano dal rock al dark, dall’industrial al trip- hop sconfinando tra il metal e la new wave, si propongono in veste più leggiadra lasciando più

spazio all’elettronica e alla melodia risaltando così le sonorità oscure e malinconiche, a volte dalle ritmiche coinvolgenti, e la profondità dei testi che raccontano il mondo notturno di Numa Echos, quello “noir”che la circonda e una società discutibile spesso priva di coscienza etica ed artistica con la quale deve scontrarsi. L’Lp comprende dieci inediti tra i quali un brano in collaborazione con i Red Zebra, storica band post-punk belga, e il suo esponente Peter Slabbynck. “Descending Consciousness”sarà pubblicato il 3 Novembre 2023 dalla principale etichetta alternativa indipendente in Brasile “Wave Records”, distribuito digitalmente da DigDis e Believe Music su 240 nazioni, e fisicamente da Audioglobe (Worldwide) e Young & Cold (Germania).


Ulteriori informazioni sull’artista e contatti sono disponibili qui: www.numaechos.com
Per ulteriori info, interviste ed altro ancora, non esitate a contattarci ai seguenti recapiti:

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Rechos Records & Promotion: rechosrecords@hotmail.com
Wave Records: info@waverecordsmusic.com

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