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Redazione

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Mimi alla Ferrovia, festeggia i suoi 80 anni. Raccontato dalle più prestigiose guide enogastronomiche italiane ed estere e dal The New York Times.

Mimi alla Ferrovia

Al taglio del nastro dell’exhibition “80 e li mostra. La storia, 1943/2023”, con cui si apre l’anno celebrativo, che sarà caratterizzato da otto eventi culturali e enogastronomici, uno per ogni decade

Icona della cultura gastronomica napoletana nel mondo, punto di riferimento delle star nazionali e internazionali che arrivano in città, realtà pluripremiata – persino con il Leone d’oro nell’ambito del Gran Premio Internazionale di Venezia – e iscritta nel registro speciale dei marchi storici di interesse nazionale (dov’è presente come prima e unica attività nel settore della ristorazione), Mimì alla Ferrovia, raccontato dalle più prestigiose guide enogastronomiche italiane ed estere epersino dal The New York Times, festeggia i suoi 80 anni. Una celebrazione importante, sostenuta dalle istituzioni con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli e con la presenza dell’assessore regionale al Turismo Felice Casucci e del Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi al taglio del nastro dell’exhibition “80 e li mostra. La storia, 1943/2023”, con cui si apre l’anno celebrativo, che sarà caratterizzato da otto eventi culturali e enogastronomici, uno per ogni decade.

La nascita e la crescita di Mimì alla Ferrovia, un sogno a cui ha lavorato con grande passione Emilio Giugliano, insieme a sua moglie Ida, sono state raccontate dai protagonisti di questa storia di successo, i cugini Michele senior e Michele junior Giugliano (seconda generazione di Mimì), lo chef Salvatore Giugliano e la responsabilemarketing e comunicazione Ida Giugliano (figli dei due Michele e terza generazione di Mimì). Con loro, il giornalista Luciano Pignataro.

L’inaugurazione di Mimì alla Ferrovia è datata autunno 1943. E in quel momento Emilio non è più solo nella realizzazione del suo sogno. C’è Ida, il grande amore della sua vita. Nell’ottobre 1943 sistemano l’insegna “Ristorante Mimì alla Ferrovia” e fanno lavorare nel ristorante il nipote Michele, un ragazzino di 11 anni, che inizia lavando i piatti in piedi su una cassetta della frutta per arrivare al lavabo e provvedendo ogni giorno all’accensione del forno a carbone. Negli anni Sessanta, a Michele ormai adulto, si affianca il figlio di Emilio, Michele, quindicenne che viene impiegato tra sala e cucina. I due Michele diventano i protagonisti della seconda generazione nella storia di Mimì. Accanto a loro c’è Ida, che senza il suo Emilio, è presente al ristorante dalla mattina presto a ora di pranzo.

Dietro e dentro il successo di Mimì alla Ferrovia ci sono anche Gerardina e Flora, rispettivamente mogli di Michele senior e Michele junior, che hanno sempre sostenuto i loro mariti, riconoscendone il grande sacrificio.

C’è ogni singola persona dello staff di sala e cucina, che diventa famiglia e figura indispensabile (oggi come nel corso degli 80 anni di storia).

C’è Emilio, figlio di Michele junior, che si occupa dell’amministrazione; c’è Ida, che sin da bambina vive questa grande magia, stringendo un legame molto forte con la nonna di cui le viene dato il nome; e c’è Salvatore, il primo chef della famiglia Giugliano, che è dietro l’ideazione, la progettazione, l’elaborazione e la realizzazione dei piatti, andando personalmente ai mercati del Borgo Sant’Antonio Abate e Porta Nolana per la scelta delle materie prime. Ad affiancare Salvatore in cucina c’è la cugina Daniela Emilio. Completa la squadra, la pastry chef Carolina De Caprariis.

“80 E LI MOSTRA. LA STORIA, 1943/2023” E GLI EVENTI CELEBRATIVI

A cura di Ida e Salvatore Giugliano, la permanente “80 e li mostra. La storia, 1943/2023” propone, negli spazi di Mimì alla Ferrovia, 80 Fotografie, riconoscimenti e preziosi cimeli. Viene ripercorsa, con un racconto per immagini, la vita della famiglia Giugliano, la sua storia coronata di sogni e di successi, i personaggi illustri che hanno varcato la soglia del celebre ristorante Mimì. Tempio consacrato della cucina partenopea, luogo iconico che, attraverso il riconoscimento del marchio storico, si proietta verso un futuro infinito per il tramite di Ida e Sasà, che oggi rappresentano la terza generazione. Sapientemente guidati dai rispettivi genitori,

Michele senior e Michele junior, cugini omonimi, che di quel visionario e intraprendente Emilio hanno saputo custodire, preservare e tramandare quella felice intuizione, che dal 1943 oggi, tutti, conoscono con il nome di Mimì alla Ferrovia. Alla realizzazione della mostra hanno lavoratoil team di Emmemedia Agency; l’architetto Pietro Belli, che ha curato il layout; il team di Pio della Volpe(allestimento); il fotografo Roberto della Noce(ottimizzazione materiale fotografico di archivio)-

Con la mostra si apre l’anno celebrativo, nel corso del quale saranno proposti otto eventi, uno per ogni decade. Saranno presentati il docufilm con la colonna sonora di Davide “Tropico” Petrella; il catalogo “80 e li mostra. La storia, 1943/2023”, pubblicato da Iemme Edizioni; ilmerchandising celebrativo “Mimì 80”; il lancio del vino “Mimì 80”; la doggy bag “Mimì 80”, una box per la sostenibilità e l’antispreco e anche per godere della cucina di Mimì a casa. Ci sarà il Premio Mimì assegnato agli allievi della scuola di cucina dell’associazione “Monelli tra i fornelli Onlus”, nata da un’idea del cuoco Luca Pipolo e del pasticciere Ciro Ferrantino, che lavora con i ragazzi dell’Istituto Penale Minorile di Nisida. Per la chiusura dell’anno, in programma, una grande festa “Amici di Mimì” con chef stellati ai fornelli.

PERSONE E PERSONAGGI CELEBRI

La storia di Mimì alla Ferrovia è stata costruita nel rispetto della volontà di Emilio di

“offrire a chiunque entri i sapori migliori che si possano mettere in un piatto e  l’accoglienza più calda che si possa lasciare nell’animo”, come si legge in una lettera lasciata ai posteri. A questa volontà si uniscono le doti di grande intrattenitore con un un talento naturale nell’accoglienzagli ospiti di Michele senior. La vera forza di Mimì sono ilegami di amicizia che la famiglia Giugliano riesce a instaurare; sono i ragazzi che tornano raccontando di esserci stati per la prima volta con il nonno o con il papàda bambini; sono le persone che vivono all’estero e ogni volta che tornano a Napoli pranzano e cenano da Mimì, perchè respirano l’aria familiare di casa.

Questo grande amore, questa grande passione, il grande senso di famiglia e di accoglienza, la cura per il cibo e il buon vino (Lettere e Gragnano, portati da Emilio, sin dal primo momento, dalle sue terre) rendono Mimì alla Ferrovia un luogo unico, che viene scoperto e amato da grandi personaggi del mondo dello sport, dello spettacolo, del giornalismo, della politica. Impossibile nominarli tutti, ma volendo fare una carrellata sugli 80 anni di Mimì alla Ferrovia, ecco tra i clienti abituali Diego Armando Maradona, il primo presidente della repubblica italiana Enrico De Nicola, Gianni Agnelli, Totò (che quasi dopo ogni spettacolo cena da Mimì), Eduardo e Peppino De Filippo e poi, in ordine sparso, Federico Fellini, Luciano De Crescenzo, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Thomas Harris, Luca Cordero di Montezemolo, Lapo e John Elkann, Edwige Fenech,Enzo Biagi, Michael Schumacher, Jean Todt,Giancarlo Fisichella, Christian De Sica, Giancarlo Giannini, Lucio Dalla, Peppino Di Capri, Gianni Morandi, Pooh, Paolo Villaggio, Sabrina Ferilli,Mamhood, Laura Pausini, Yul Brynner, Bud Spencer,Giulio Andreotti, Carlo Azeglio Ciampi, SilvioBerlusconi, Bono Vox, Robert De Niro, Sting, Tony Servillo, Cesare Cremonini, Malika Ayane, Sergio Castellitto, Bon Jovi, Coez, Cancultta, Kate Perry, Ken Follett.

I PIATTI ICONICI

Il peperone ‘mbuttunato di Mimì alla Ferrovia è leggenda. A sua maestà il peperone ‘mbuttunato, si uniscono altri piatti molto amati dagli ospiti: taco bao con genovese e mayo alle alici di cetara; alici ripiene, provola, zucchine alla scapece e mayo al wasabi; ziti, lardo mantecato, pomodori gialli, datterini confit e pecorino; polpo verace scottato, scarola e salsa kimchi; pastiera napoletana.

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ArteAttualità

“S.V.” : L’artista Mariella Rinaldi da voce attraverso l’arte ad una denuncia inascoltata…

Mariella Rinaldi

E’ accaduto poche settimane fa….

Se davvero vogliamo cambiare qualcosa , quando parliamo di violenza sulle Donne, forse chi è preposto ad ascoltare dovrebbe agire, troppo spesso una denuncia si trasforma in nulla prima ancora che qualcuno inizi a prendere appunti……

L’artista Mariella Rinaldi dopo aver ascoltato la protagonista dell’ennesimo episodio di violenza nei confronti di una donna, ha scelto di dedicarle un dipinto , ritraendo il suo volto, S.V. non si nasconde, non ha timore di esporsi, è consapevole che un tassello importante per dare una svolta a questo cancro della società, e proprio metterci la faccia.

Fidanzata da qualche tempo, non più innamorata, un sabato sera, decide di lasciare il suo fidanzato.

Glie lo comunica sotto casa di lui.

Lui ci rimane male, non se lo aspetta

Lei vista la situazione crede che non sia il caso che lui la accompagni a casa e così chiama un suo amico che l’aspetterà in un parcheggio poco distante.

Lei scende dalla macchina, si incammina verso il luogo accordato con l’amico, ma lungo il tragitto, il suo ex la insegue e con rabbia la spintona a terra e le tira un calcio.

Lei è spaventata ed incredula, perché fino a quel momento niente aveva presagito un comportamento così violento da parte di lui.

Si rialza, ferita ad un braccio e alla mano e nota che lui (che si era allontanato) si sta riavvicinando, pertanto inizia a correre, sulla strada, in quel momento buia e deserta, in direzione dell’amico che, ignaro dell’accaduto, la stava aspettando.

Il giorno dopo si rivolge alle forze dell’ordine con la volontà di denunciare l’accaduto, ma dopo il colloquio nel quale le veniva affermato che “purtroppo la denuncia non avrebbe portato a nulla”… e che la parola di lei  era comunque “solo la sua parola contro quella dell’ex fidanzato”!, amareggiata, rassegnata e delusa,  ha rinunciato e se ne è tornata a casa.

Rivoltasi in seguito anche ad un’associazione… anche quest’ultima le ha praticamente ripetuto le stesse frasi delle forze dell’ordine.

Il pugno ricorda la bestialità del gesto, il cuore l’amore, la lacrima ….

L’ARTE AIUTA A COMUNICARE, RACCONTARE, SENSIBILIZZARE.

L’Artista è solita reinterpretare con il suo stile i classici del passato , ma anche volti del presente, mai temendo di essere fuori luogo, perchè la sua arte funge da traghettatrice, portano il passato nel contemporaneo raccontandolo tra forme e colori..

In questa opera vuole fermare l’attimo per non dimenticare…. renderlo visibile e attuale, nessun volto dal passato, nessun viso famoso, ma il volto di un presente che vogliamo cambiare…..

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ArteEventi

“Hyperbaton. Minimal ma non troppo” a cura di Gianluca Marziani, Agostino Art Gallery presenta l’artista David Berkovitz.

David Berkovitz

Dal 17 ottobre 2023 al 15 gennaio 2024 sarà possibile immergersi nell’intricato mondo di Berkovitz e delle sue incredibili opere in carta che parlano di vita e speranza

In contemporanea 3 opere di Berkovitz saranno esposte in esclusiva a Venezia presso la Fondazione Dona’ dalle Rose, con cui Agostino Art Gallery ha siglato di recente una partnership sotto il segno dell’arte

VERNISSAGE – Martedì 17 ottobre, 19.00

Agostino art Gallery

Via Solari 72, Milano

Mostra a cura di Gianluca Marziani

Milano è da sempre una città abituata a stupire e questa volta lo fa partendo dal mondo dell’arte proprio con l’artista David Berkovitz e la sua mostra personale “Hyperbaton. Minimal ma non troppo”, a cura di Gianluca Marziani, che dal 17 ottobre 2023 al 15 gennaio 2024 sarà aperta al pubblico in Via Solari, 72 presso Agostino Art Gallery.

In contemporanea 3 opere di Berkovitz appartenebti alla serie “Divaricazioni del Bianco” saranno esposte in esclusiva a Venezia presso la Fondazione Dona’ dalle Rose, con cui Agostino Art Gallery ha siglato di recente una partnership sotto il segno dell’arte. 

Lo storico Palazzo Donà dalle Rose ospiterà inoltre in Residenza d’Artista per tre settimane, durante il mese di Novembre 2023, David Berkovitz chiamato in Laguna dalla mecenate e collezionista Chiara Modica Donà dalle Rose per lasciarsi ispirare dalle atmosfere veneziane e dedicarsi alla creazione di una nuova collezione.

Nato a Bologna dove attualmente risiede, Berkovitz porta nel capoluogo lombardo la sua poetica più intima proponendo un percorso visivo che si snoda attraverso 16 opere su carta e tecnica mista, suddivise in due serie: “Divaricazioni del Bianco” e “Divaricazioni del Nero“.

La mostra, “Hyperbaton”: dal greco antico “yper-baino”=  vado oltre, oltrepasso, si riallaccia a questa figura retorica verbale che indica un’alterazione dell’ordine naturale della frase allo stesso modo in cui nelle opere di Bergovitz le cadenze dei tagli, il capriccio dei riccioli, la musica muta della carta sono pause di tempo che vanno oltre il tempo e le apparenze“,  spiega lo storico dell’arte Alberto Gross.

L’elemento che contraddistingue le opere in mostra, realizzate con utilizzo principalmente della carta a cui sono associate tecniche miste, è la linea continua (con cui lo stesso artista esordisce nel 2011) capace di creare forme da un unico tratto che a sua volta non si distacca mai dal supporto, ovvero dalla carta.

Le linee verticali e orizzontali che caratterizzano i lavori di Berkovitz hanno un significato profondo e rappresentano le emozioni più intime dell’essere umano.

Le linee verticali rimandano al tempo presente su cui si sovrappongono linee orizzontali caratterizzate da terminazioni a mo’ di riccioli che racchiudono idealmente il tempo futuro con le speranze che racchiude e la promessa di una felicità pronta ad esplodere e manifestarsi.

Altro elemento portante è il taglio, in cui l’artista “vede” il segno e il mezzo che di richiamano all’estirpazione del dolore

Attualmente, ciò che mi affascina, è ciò che c’è di misterioso… dietro. Che sia una tenda, una porta, un muro, uno squarcio nella carne, un messaggio scritto. Lo spazio che si crea da due lembi tagliati, tra due righe, tra due note, o il movimento degli stessi, la leggiadria che assumono quando sminuzzati, aperti, mossi o divaricati, mi porta a intravedere mondi, quesiti, pensieri dietro agli stessi: Segreti, che attendono di essere svelati. Uomini, miti, leggende, si nascondono e appaiono quando visti sotto la giusta prospettiva o letti una volta appreso il linguaggio” prosegue Berkovitz.

La mostra proposta da Agostino Art Gallery e ideata dai co-Founder Cinzia Lampariello Ranzi e Giacomo Ranzi – vuole essere un omaggio non solo alla produzione piu recente ed eclettica di Bergovitz ma anche al suo pensiero e al suo sentire artistici.

“Agostino Art Gallery è una galleria d’arte contemporanea che vuole essere anche un centro di scambi culturali ed è nata proprio con l’intento di promuovere un approccio multidisciplinare all’arte, abbracciando sia la creatività artistica che il dialogo sociale, in un flusso costante di contaminazioni tra modernità e innovazione, all’interno di un programma denso di incontri, talk, presentazioni letterarie, e naturalmente mostre sia collettive sia personali.

Possiamo parlare di una galleria che è nel contempo un incubatore virtuoso capace di sfidare il già noto, aprendo le porte soprattutto ad artisti emergenti. In questo orizzonte multisfaccettato si inserisce di diritto la personale di David Bergovitz, artista poliedrico e complesso, perfettamente in linea con la movimentata scena dell arte contemporanea italiana e internazionale sempre più orientata a portare alla luce talenti non omologati e vici capaci di uscire dal coro” conclude Cinzia Lampariello Ranzi, Art Curator e Co-Founder Agostino Art Gallery. 

Vernissage

Agostino art Gallery

Martedì 17 ottobre, 19.00

Via Solari 72 Milano

Agostino Art Gallery

www.agostinoartgallery.it

IG @agostinoartgallery

David Berkovitz

IG @davidberkovitz

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Attualitàcharity

Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano: Giovedì 19 ottobre 2023, ore 18:15 Women Care Association presenta: “I MOLTEPLICI VOLTI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE. CONOSCERLI ED AFFRONTARLI”

Women Care Association

Milano, [Data] – Giovedì 19 ottobre 2023, alle ore 18:15, presso Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano, Women Care Association organizzerà un evento dedicato alla comprensione e gestione delle molteplici forme della violenza sulle donne.

Titolo dell’Evento: I MOLTEPLICI VOLTI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE. CONOSCERLI ED AFFRONTARLI.

L’evento vedrà la partecipazione di eminenti figure impegnate nella lotta contro la violenza di genere:

Simona Loizzo, Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Femminicidi

Alessia Solombrino, Giudice sez. GIP/GUP del Tribunale di Bergamo

Alessandra Kustermann, Ginecologa, Founder SVSeD, Presidente centro antiviolenza SVS Donna Aiuta Donna

Claudia Segre, Presidente e Founder Global Thinking Foundation

Riccardo Bettiga, Psicologo, Psicoterapeuta, Garante per l’Infanzia e Adolescenza di Regione Lombardia, Presidente Knowledge Institute

L’evento sarà introdotto e moderato da Olga Cola, Presidente di Women Care Association.

Dettagli dell’Evento:

  • Data e Ora: Giovedì 19 ottobre 2023, ore 18:15
  • Luogo: Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano

Per promuovere un cambiamento culturale e contrastare la violenza sulle donne è importante fare una corretta informazione sull’entità effettiva del fenomeno e sulle modalità con le quali può manifestarsi.

L’incontro sarà un’opportunità unica per approfondire l’inquadramento ed evoluzione dell’impianto normativo attuale e delle sue applicazioni pratiche, approfondire le principali forme di violenza: violenza fisica, mobbing/stalking, violenza economica, psicologica/emotiva. Conoscerle per affrontarle.

Programma dell’Evento:

  • Introduzione: Olga Cola, Presidente Women Care Association
  • Le Molteplici Forme di Violenza: Panel di esperti che affronteranno le diverse manifestazioni di violenza contro le donne.
  • Esperienze e Soluzioni: Interviste e testimonianze di figure di spicco impegnate nella lotta contro la violenza di genere.
  • Domande e Risposte: Il pubblico avrà l’opportunità di interagire con gli ospiti attraverso una sessione di domande e risposte.
  • Cocktail di Chiusura: Networking e opportunità per discutere ulteriormente sugli argomenti affrontati durante l’evento.

L’Associazione Women Care invita la stampa e il pubblico interessato a partecipare a questo incontro significativo per contribuire alla sensibilizzazione e all’azione contro la violenza sulle donne.

Per ulteriori informazioni e per confermare la vostra presenza, scrivere a: info@womencareets.com 

Uniamoci per affrontare insieme i molteplici volti della violenza sulle donne e costruire un futuro più giusto e sicuro per tutti.

Women Care Association ETS

Via Privata Maria Teresa 8,

20123 Milano

www.womencareets.com

info@womencareets.com 

segreteria@womencareets.com

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Food & Beverage

“L’esordio vincente 2024” di Doctor Wine a Chianti Classico Riserva Ruello 2019.

Doctor Wine a Chianti Classico Riserva Ruello 2019

Il Chianti Classico Riserva Ruello 2019 di Boschetto Campacci vince il premio “L’esordio vincente 2024” di
Doctor Wine. Il riconoscimento è stato consegnato al patron Luigi Frascino dal giornalista enogastronomico di fama internazionale Daniele Cernilli durante la presentazione della guida essenziale ai vini d’Italia 2024 il 5 ottobre 2023.


Il Chianti Classico Riserva Ruello, etichetta di Boschetto Campacci, azienda agricola di Castelnuovo Berardenga di proprietà dell’imprenditore veronese Luigi Frascino, conquista il premio dedicato a un vino uscito sul mercato per la prima volta con un risultato straordinario e ha voluto riconoscere la qualità del prodotto, nato dalla combinazione delle doti imprenditoriali di Luigi Frascino e della competenza ormai nota a livello globale dell’enologo Riccardo Cotarella, affiancatosi a Frascino nel 2016.
“Boschetto Campacci nasce da un sogno e oggi questo importante premio mi permette di dire che sono riuscito a esaudirlo e farlo con il cuore” commenta Luigi Frascino, fondatore del Gruppo Frascino. “Sono molto orgoglioso di questo riconoscimento, soprattutto al debutto di questo vino che rappresenta per me
l’unione di passione e tenacia, competenza e lavoro di squadra. Il premio rappresenta per noi una sfida a
mantenere e migliorare i nostri prodotti nei prossimi anni per offrire sempre più un vino di qualità, valido
rappresentante nel mondo dei profumi e dei sapori della terra toscana”.


Il Gruppo Frascino è una realtà che offre servizi finanziari in molteplici settori di business raggiungendo
Asset Under Management a 3.7 miliardi.

Del gruppo fanno parte Credit Network & Finance – uno dei principali Special Servicer indipendenti sul mercato italiano, specializzata nel recupero e nella gestione del credito e nell’acquisto di NPL in ambito bancario; Italo Sicav che ad oggi gestisce 4 fondi di investimento e 3.7 miliardi di GBV, la società di real estate FF Building, Ejanina (realtà specializzata nel Back Office), la società tra Avvocati Arcus, la società agricola Boschetto Campacci e Campobase s.r.l., veicolo di investimento construction e real estate partecipato da primaria SGR immobiliare.

A cura di Giada Luni

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Attualità

La cerimonia di premiazione al Palazzo della Regione Veneto ha consegnato il Leone d’Oro a Ugo Cilento.

Ugo Cilento

La cerimonia di premiazione al Palazzo della Regione Veneto ha consegnato il Leone d’Oro a Ugo Cilento e al suo marchio, “una delle realtà più rilevanti nel mondo dell’imprenditoria della moda italiana, un’azienda – si legge nelle motivazioni – unica per la sua longevità e per la sua prestigiosa creazione di stile ed eleganza riconosciuta in tutto il mondo”.

Ugo Cilento, imprenditore di un’azienda fondata a Napoli nel 1780 con 243 anni di storia gestita sempre dalla stessa famiglia, ha ricevuto il premio da Sileno Candelaresi, presidente del Leone d’oro al Gran Premio Internazionale di Venezia.

“È certamente una grande soddisfazione – dichiara Ugo Cilento – ottenere un riconoscimento tanto ambito a livello mondiale e la cosa rende molto felice sia me come professionista, da sempre impegnato nella ricerca dell’eleganza e fortemente convinto dell’eccellenza della sartorialità e della profonda fusione di moda, arte e tradizione, nonché tutto l’indotto che ruota intorno alla mia storica azienda giunta con me alla ottava generazione”.

La maison ‘Cilento & F.llo’ è stata iscritta nel registro dei marchi storici italiani di interesse nazionale dal ministero dello Sviluppo Economico.

Oggi ha sede a Napoli alla Riviera di Chiaia 203 e 204, nella cornice di Palazzo Ludolf.

Ha aperto una sede anche a Milano nel quartiere Brera.

Il marchio Cilento è anche accostato ad istituzioni culturali prestigiose, come l’Università Federico II di Napoli, per la quale, in occasione degli ottocento anni di storia, sono state realizzate cravatte e foulard con le insegne dell’Imperatore ed il logo dell’Università.

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Food & Beverage

Nobu a Milano sposa la sostenibilità nell’eleganza. Con l’Orto di Mimì arriva il chilometro zero.

nobu e l'orto di mimi

Da Nobu Milano il menu abbina ai classici Nobu Style le creazioni dell’Executive Chef Antonio D’Angelo che ha di recente curato un menu omakase che ripercorre proprio i suoi piatti signature, unendo tradizione e innovazione senza sbilanciamenti, aprendosi alle influenze dei sapori del mondo.

È il caso del Sashimi di branzino marinato in alga kombu con prosciutto serrano e pomodoro camoneo i Ravioli di wagyu con cipolle caramellate, salsa di pera nashi e burro tartufato.

A questo percorso si affiancano quello stagionale e quello vegetariano.

Rimanendo in tema di stagionalità, interessante l’iniziativa l’Orto di Mimì, l’azienda agricola fondata proprio dallo Chef Antonio e che partendo dall’ambizioso progetto di coltivare il wasabi necessario a soddisfare la richiesta del ristorante è diventato il vero fornitore di tutte le verdure di Nobu Milano, e non solo. Un vero orto a km zero che fornisce il ristorante con un controllo quindi massimo sulla qualità.

Nobu Milano e L’Orto di Mimì Dopo anni di importazioni da Londra di wasabi e altre verdure giapponesi, hanno deciso di investire per creare un orto qui in Italia che rifornisse Nobu Milano.

Uno dei principali motivi di questa decisione è stato sicuramente il fatto che così le verdure non dovessero soffrire del trasporto e, inoltre, anche per evitare i costi di quest’ultimo, sempre elevati e più lunghi con l’arrivo della pandemia.

L’obiettivo è di arrivare all’80% di prodotti provenienti dall’Orto di Mimì utilizzati da Nobu.

L’orto si trova in provincia di Brescia a Castelmella con quattro ettari di terreno di cui un ettaro di uliveti, un ettaro dedicato agli animali – di cui si useranno solo le uova – e i restanti due ettari destinati per metà a serre e l’altra metà a campo aperto.

Il punto focale sarà il Wasabi inizialmente, per la cui coltivazione è stato installato un sistema innovativo, che utilizza il sistema di acquaponica – una specie di piscina di 40 cm dove viene innestata innesti la pianta in acqua e viene regolata la temperatura.

Con questo sistema coltiviamo anche lo spinacino e la foglia di shiso, ma soprattutto wasabi.

Ci vogliono minimo due anni per avere ottenere la radice senza elementi chimici. In compenso, viene utilizzato tutto della foglia, dallo stello alla radice, che ogni sei mesi viene raccolta e sostituita.

Non siamo ancora certificati, ma siamo biologici, in quanto non utilizziamo nessun tipo di agente chimico. Il tema di sostenibilità è ritenuto fondamentale, con un circolo chiuso della cosa più essenziale per agricoltura: acqua. L’acqua corrente – continua, immessa in un laghetto, viene depurata ed utilizzata per l’irrigazione e la quantità che “avanza” viene immessa nel pozzo. Inoltre, gli animali (galline e capre) si nutriranno solo di avanzi delle verdure.

L’orto contempla una gamma di cinquanta tipi di verdura che includono daikon, zucca di Hokkaido, mandorla morbida, foglia di shiso, edamame, negi, yuzu, mitzuna e spinaci giapponesi. In laboratorio si ricavano altri prodotti, trasformando queste materie prime come, per esempio, moshi e miso di zucca.

Non mancano anche le verdure locali come pomodori, olive, peperoni, melanzane italiane (e giapponesi) e anche la produzione d’olio. Inoltre, con oltre 2000 piante è stato realizzato un frutteto sperimentale per la coltivazione di varietà antiche, da utilizzare per la realizzazione di prodotti unici in stile e tecnica Giapponese – otto varietà di kaki per hoshigaki e miso, mandorle da latte, prugna viola per humeboshi e prugna rosa per aceto e mirin.

Per quanto riguarda Emporio Armani Caffè e Ristorante, infine la cucina dello Chef Ferdinando Palomba accompagna le stagioni con creazioni dedicate e quindi con l’arrivo dell’Autunno porterà a breve delle novità in carta e sarà un’occasione per tornarci.

Giada Luni

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ArteSenza categoria

La Factory di Andy Warhol…

Andy Warhol

Una ex fabbrica situata nel cuore di Manhattan, precisamente al quinto piano del 231 East 47th Street, che dal 1962 al 1968 è stata convertita in uno spazio creativo di ritrovo per artisti famosi e volti emergenti. Tra le tante personalità che hanno varcato la soglia della Factory di Andy Warhol si possono citare Mick Jagger e Saldavor Dalì, Allen Ginsberg e Nico. Questo tempio dell’arte non era solo uno studio, ma anche un rifugio per molti giovani che cercavano la loro notorietà a tutti i costi e vedevano in Warhol la persona giusta con cui mettere a frutto le loro idee.

The Factory era il nome dello studio originario di Andy Warhol e con lo stesso nome sono conosciuti anche i suoi studi successivi.

Una curiosità:

L’affitto ammontava a “un centinaio di dollari all’anno soltanto”.

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Arte

Intervista a Nicolas Giani co-founder Willdoo, una nuova realtà che miscela creatività, arte e branding.

Nicolas Giani co-founder Willdoo

Willdoo vuole proporsi come uno strumento innovativo di promozione artistica che va ad inquadrarsi in una cornice complessiva unica nel suo genere, nella quale agiscono sinergicamente professionisti in vari ambiti: art manager, esperti di comunicazione, social media manager ecc, andando a costituire un team di alto profilo.

Abbiamo intervistato per comprendere meglio il progetto Nicolas Giani, co-founder di Willdoo insieme a Matteo Civaschi (creative director), Michele Crocitto (art manager), Willy Vecchiattini (PR specialist) e Matteo Dellera (CEO).

Il tuo primo contatto con l’arte?

 Il mio primo contatto con l’Arte nasce in casa, tra le mura domestiche, avendo una moglie artista che sta facendo insieme a noi un grandissimo percorso di crescita personale.

Da dove nasce l’idea di creare Willdoo Project?

Willdoo Project nasce dalla idea e volontà di creare un qualcosa di unico nel suo genere, di poter metter a disposizione, sotto lo stesso tetto, qualsiasi cosa possa essere di interesse e necessaria ad un’artista per poter sviluppare la propria visione ed il proprio percorso di crescita e di strutturazione nel mondo dell’Arte. Willdoo è composta da diversi professionisti, ognuno dei quali ha sviluppato e coltivato da tanti anni di esperienza le proprie skill nel rispettivo campo di operatività, anche distante apparentemente dal mondo dell’Arte, ma che riporta in esso tantissime soluzioni ed opportunità che possono esser messe a disposizione per quel che concerne la crescita sul Lifestyle a 360 gradi proprio dell’artista stesso.

Come scegliete artisti da coinvolgere?

Gli artisti vengono selezionati con cura, e con ognuno di essi viene affrontato ed intrapreso un programma, costruito in maniera sartoriale ascoltando e valutando le esigenze e le volontà di ognuno di essi.

Questo aspetto è molto importante, la sartorialità.

Le gallerie possono essere partner o sono competitor?

Ovviamente si, siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione, che nasce principalmente dalla empatia che si genera tra noi e le persone o realtà con le quali ci approcciamo e parliamo.

Come hanno reagito i brand coinvolti alla proposta ?

 Il nostro progetto trova importanti riscontri con Brand e Società, avendo il movimento artistico un potere ed una considerazione davvero notevole, molto gradito, e può esser un veicolo ed un matching davvero importante tra società di diversa natura commerciale ed il mondo dell’Arte, che sempre in maniera sartoriale viene affrontato e  sviluppato insieme.

Il mood del team Willdoo project?

Siamo spesso in viaggio, ed ogni viaggio è una esperienza unica di crescita meravigliosa da vivere e condividere con il resto del gruppo.

Puntiamo molto sull’empatia che si è creata tra noi e sull’affrontare qualsiasi tipo di nuova sfida con il sorriso ed il massimo entusiasmo.

Cosa c’è di speciale nel poter vedere l’artista nel suo contesto?

La lista sarebbe davvero lunga.

Quello che posso dire, e che stiamo cercando di condividere la bellezza del vedere un artista in azione, ed i luoghi, ovvero i loro laboratori, dove tutto viene ideato e prende forma.

Crediamo che questo aspetto possa esser anche più bello di vedere l’opera terminata, poter vivere e condividere il momento della creazione è un qualcosa di unico e meraviglioso, che rimane fortemente impresso e di grande impatto.

Sarebbe stato emozionante vedere all’opera, scambiare qualche parola e poter condividere alcuni pensieri con i più grandi maestri del passato.

Quanto conta la comunicazione ?

 La comunicazione è davvero un elemento chiave e di importanza vitale. Aver un qualcosa di bello e di prezioso, come il proprio messaggio che viene rappresentato dagli artisti con le proprie opere e le proprie creazioni, e non portarlo al cuore della gente è davvero un peccato.

La comunicazione di sè stessi e del proprio operato, dell’espressione della propria anima e della propria idea è un elemento imprescindibile per chi percorre il sentiero artistico.

Con le aperture delle nostre Hub diamo l’opportunità di farsi conoscere anche in luoghi lontani dalla propria quotidianità, e di poter presentare e far conoscere a propria Arte in tutto il mondo. Oltre all’aspetto comunicativo attraverso organi di stampa e televisivi.

Quanto è importante il team in un progetto come Willdoo?

 Il Team è l’elemento chiave di qualsiasi progetto.

La fiducia, l’affiatamento e la professionalità dell’intero gruppo, sono capi saldi della buona riuscita di qualsiasi progetto. In Willdoo tutti questi aspetti sono le fondamenta di ciò che viene costruito e sviluppato. Da soli si va più veloci ma insieme si va più lontano.

Grazie Nicolas per il tempo a noi dedicato

Pubblicazione in collaborazione con Giordana Sapienza

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Dal connubio Arte e Tecnologia Nasce la supercar Bespoke: “Picasso, the GT Miracle”.

Picasso, the GT Miracle

Due artisti internazionali che dedicano un’opera d’arte a un bolide leggerissimo, iper veloce e…costruito in maniera sartoriale, come un vestito couture.
Giuliano Grittini e Enrico Dicò, the fire artist, hanno celebrato con due opere uniche la nuova
Picasso 660LMS, ideata da Stefano Picasso nel laboratorio-industria svizzero dove ingegneria, passione, creatività e valore si fondono per progetti realmente custom made
Milano presenta al mondo un’auto GT simile a un’opera d’arte, costruita come un capo couture ma capace di stupire per parametri tecnici.

Nasce la Picasso 660 LMS, supercar svizzera che unisce realizzazione Bespoke ed alte prestazioni: 660 indica i cavalli di potenza, LM ne descrive il DNA ispirato agli iconici prototipi che corrono a Le Mans e S vuole dire nata per correre su strada.
Ma con un guizzo di glamour…
Carrozzeria e telaio interamente in fibra di carbonio, 660CV da un motore 3.0 Twin Turbo V6, meno di 1.000 Kg di peso e oltre 900 Kg di carico aerodinamico.
La monoscocca laterale è costituita dal pannello in fibra più lungo mai realizzato per un’auto al mondo: 3,24 metri.
Firmata da Stefano Picasso, artista dell’automotive, capace di riportare il Gran Turismo ai primordi,
quandoi fondatori di scuderie leggendarie creavano prodezze di meccanica e acume ingegneristico per correre.

Ma con il valore aggiunto della bellezza e della sartorialità.
L’ultimo trend dell’iper lusso è infatti la Supercar sartoriale, alla cui costruzione può partecipare anche il cliente, portando a compimento il concetto di Bespoke.
La nuova Picasso è stata presentata insieme al team di Willdoo, network nato per creare nuove forme di marketing capaci di conciliare arte e mercato.
La nuova fashionable car rispetta anche l’ambiente: Il motore della LMS è costruito appositamente per Picasso da Autotecnica Motori, leader nella progettazione di motori nel FIA GT, Formula 2, Formula 3.
Si tratta di un 3.0 V6 twin turbo sviluppato in modo da sfruttare al massimo le prestazioni dei carburanti sintetici, apportando benefici immediati e misurabili in termini di contenimento e riduzione delle emissioni di CO2.
Picasso: la storia
Ready to race potrebbe essere il payoff di Stefano Picasso.
Ma non in mera accezione adrenalinica: la sua è una missione inscritta nel codice genetico.
Ha creato quel capolavoro –ancora prototipo, che prenderà vita sul mercato nel 2024- chiamato 660 LMS, con la forza della visione che lo accompagna dall’infanzia.
La sua prima macchina, un piccolo GT azzurro forgiato con il DAS, è scaturita dalle sue mani a 2 anni.
“Ho giocato a pallanuoto in serie A dagli 8 ai 22 anni, ho studiato qualche anno ingegneria navale e lavorato sulle barche a vela iniziando a seguire anche la parte cantieristica, ma non ho un curriculum da ingegnere meccanico né da designer. Però ho sempre avuto questa missione nel cuore: portare una macchina da corsa alla massima performance, senza intaccarne la bellezza”.

La determinazione e la precisione con cui l’immaginario di Stefano ha tracciato un disegno futuro, hanno incrociato l’acume di Robert Wild, uomo d’affari di caratura internazionale, collezionista.
“Robert ha raccolto la mia visione, ha compreso il mio intento e siamo cresciuti un tassello alla volta, con un focus preciso sulla parte ingegneristica e sul traguardo che volevamo raggiungere”.

La meraviglia qui non poggia sui soli dettagli meccanici, come il potentissimo gioiello di propulsione customizzato da Autotecnica Motori, o sulle skills che hanno consentito di ingegnerizzare una delle poche macchine al mondo con un telaio totalmente di carbonio: si tratta di una progettualità bespoke, che travasa i principi della sartorialità e della verticalizzazione produttiva nell’automotive.
Il polo produttivo di San Vittore, in Svizzera, è in grado di concepire e realizzare ogni elemento, tanto da avere comparti dedicati anche all’aerospaziale.
Ci sono ben 5 bespoke assembly stations che contribuiscono a comporre queste piccole opere d’arte e di ingegno , capaci di coniugare performance assoluta, valore estetico, sostenibilità.
“Non utilizziamo componenti after market, né ricarrozzate, ogni singolo pezzo viene creato da noi.
Questo approccio radicale ci consente altresì di lavorare su carburanti sintetici che portino innovazione anche nel contesto della sostenibilità”.
Come un purosangue, una macchina Picasso corre per vocazione, per genesi, muovendosisulla linea spazio tempo con la perfezione di un’alchimia.


Non a caso, al piccolo laboratorio di ingegneria meccanica sartoriale che crea i suoi capolavori in 2.000 metri di superficie, si sono avvicinati nomi come Pirelli e Sabelt, partner tecnici di Picasso.
“Nel passaggio dall’invito alla visita, i clienti rimangono vincolati anche umanamente all’approccio con il nostro mondo. Siamo una piccola azienda, un laboratorio di costruzione e ingegnerizzazione che offre non solo marketing, performance e numeri ma una dimensione partecipativa.
Il cliente può venire a montarsi la macchina, stare in officina con noi.
Abbiamo in previsione dei veri e propri training, per insegnare a chi guiderà la propria Picasso alcune cose essenziali, in un percorso che li porta a crescere insieme a noi”.


E siccome ogni macchina nasce per correre, sulla linea di arrivo del 2024 c’è Dakar, che Stefano Picasso correrà su una Suzuki.
Stefano Picasso, che rischia di essere uno dei più giovani imprenditori al mondo in questo ambito, testerà come sempre ognuno dei suoi prototipi.
Nel futuro di Picasso ci sono tanti progetti, tutti finalizzati al coinvolgimento della clientela e alla gioia della guida che sfida le capacità dell’uomo: 21 coupé e 11 roadster per i clienti stradali, a cui si aggiungono 11 GT1 solo da pista e infine il customer racing, per cimentarsi nella corsa.
Per ulteriori informazioni
www.picassoautomotive.ch
www.willdooproject.com

Pubblicazione in collaborazione con Giordana Sapienza.

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