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Redazione

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Is Femminas, la cucina è femmina. Parola di Maria Carta e del suo sogno antico nel cuore di Cagliari.

Is Femminas

Nomen omen, è questo il caso, in sardo Le donne perché la cucina è donna soprattutto in Sardegna, terra di matriarcato e in particolare in questo locale nato da un sogno al femminile.

Maria è rientrata infatti sulla sua isola e ha deciso di partire alla scoperta dell’anima tra sapori e saperi raccogliendo 100 ricette tutte di donne che ha rivisitato più nella forma che nel contenuto per renderle contemporanee, allettanti senza snaturarle.

L’origine della sua passione per la cucina parte da lontano un po’ per caso un po’ per errore ma, come direbbe lo psicanalista Hopcke, “nulla succede per caso” anzi, citando Luis Borges “ogni incontro casuale è un appuntamento”. È quello che è accaduto a Maria a 15 anni.

Nata a Seulo nel Gennargentu, in provincia di Nuoro, viene bocciata alla fine della prima Ragioneria e il padre, per punirla, la mette a casa un anno senza scuola a cucinare per la famiglia lasciandole a disposizione l’orto e il pollaio. Dalla nonna impara tanti segreti e anche quello della panificazione e dell’impastare, un’arte da queste parti paragonabile al telaio e per certi versi affine. Occorre cura e pazienza di cui le donne normalmente non difettano.

Un anno formativo e duro allo stesso tempo. Si sposerà giovane, a diciannove anni, poi a 21 la figlia, quindi finalmente il diploma.

A Roma dove si è trasferita una lunga e varia esperienza dividendosi tra l’ufficio di giorno e la cucina la sera per coltivare il suo sogno. Presto si ritrova a badare da sola alla sua vita ma è una donna forte, determinata e viaggia nella ristorazione della Capitale anche tra realtà note e prestigiose, imparando a conoscere gli alimenti, le tecniche e soprattutto il lavoro in squadra, lo spirito della brigata.

Una volta rientrata nel luogo natío, dopo un percorso di studio, apre nel cuore di Cagliari alla Marina un locale dove l’anima sarda sposa il design contemporaneo e il nome con la ‘emme’ raddoppiata, che nella lingua sarda per altro non esiste, rafforza la volontà di muoversi al femminile mentre nel locale di fronte Seulo Is Femminas serve Street food in un ambiente raccolto, accogliente che invita all’incontro e alla conversazione, dal mattino con la colazione del pastore all’aperitivo.

A muoverla, oltre la passione e la conoscenza di sapori antichi che fuori dalla Sardegna si conoscono poco, troppo poco, la convinzione che il cibo sia anche nutrimento dell’anima. Nel Gennargentu – e la sua famiglia ne è un esempio – siamo in una delle Blue Zone al mondo dove esistono più centenari anche grazie alla varietà dell’alimentazione e alla sua naturalezza accompagnata da ritmi lenti.

La sua proposta è infatti un percorso esperienziale che può essere assaggiato al ristorante con la scelta del menù degustazione e in particolare vissuto in una giornata comune. È importante sapere che il suo menù è un canovaccio che si adatta a quello che offre il mercato e l’orto giorno per giorno.

5. La cucina nel bosco di Maria Carta (1)

Per chi vuole provare a vivere “Una giornata particolare” si comincia dal mercato per fare la spesa quindi si fa la pasta fresca, il formaggio, una passeggiata per imparare a conoscere le botaniche commestibili quindi una passeggiata alle Vedette per immergersi nel panorama del Gennargentu tra grotte, cascate che formano piscine naturali e vecchi ovili. Poi si mangia su tavoli comuni di pietra ricoperti di felci con le mani. A tavola oltre i piatti solo il bicchiere per il vino – la selezione è focalizzata sulla Sardegna e le piccole cantine – e un coltello. Anche il modo è importante per il cibo della longevità dove non può mancare il miele delle api della proprietà.

Ancora una parola vale la pena sul tema delle paste con una varietà incredibile. In particolare è curiosa la storia del Suvilindeo, la pasta che vuole la preghiera. Si dice che una persona, un ragazzo fosse stato accusato di un crimine, e che avesse promesso in caso fosse stato scagionato di edificare una chiesa dedicata a San Francesco. Così fu e le donne pregando impastarono questa trama che ancora oggi offrono ai pellegrini.

A cura di Giada Luni

Terza foto La cucina nel bosco di Maria Carta

Seconda foto La zuppa degli antenati secondo Maria Carta

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ArteEventi

Mark Sugar tra i protagonisti della prima Biennale di Vigevano ( dall’8 Aprile al 31 Maggio).

Mark Sugar

L’artista Mark Sugar dopo aver esposto alcune sue opere insieme ad icone del 900 come Salvador Dalì Andy Warhol e Keith Haring al Fortevillage nella Sala del Baldacchino, al piano terra dell’Hotel Castello Garden, dall’ 1 luglio all’ 1 settembre 2023 sarà tra i protagonisti della prima Biennale d’arte di Vigevano.

Le sculture dell’artista anche in questo caso godranno di un eccezionale compagnia, considerato che il team di AF Meta Strategy, e in particolare la curatrice , Arianna Forni, sono riusciti a garantire la presenza di opere di grandi maestri quali William Turner, Pablo Picasso, Paul Cézanne, Juan Gris, Guercino, Georges de la Tour.
Nel 2015 Mark Sugar si avvicina alla scultura pop concettuale, e da subito la risposta del mercato è più che positiva, le sue opere sono presenti in collezioni provate negli Stati Uniti, in Asia e in Europa.
Questi capolavori, affiancati dalle creazioni degli artisti emergenti, rappresentano la quintessenza di un’esposizione senza confini, dove il passato dialoga col presente con uno sguardo verso il futuro.

Una versione street speciale della scultura protagonista del video sarà tra le opere dell’artista Mark Sugar esposte.

Nel cuore dell’Italia settentrionale, la città di Vigevano si prepara ad ospitare un evento straordinario che promette di unire , tradizione e innovazione, e di posizionare la città come un centro culturale di rilevanza internazionale.

Gli obiettivi di questa straordinaria manifestazione abbracciano diversi aspetti, tra cui la promozione culturale, lo sviluppo economico e l’educazione culturale.
Arte contemporanea ma non solo, eventi con taglio educational, concerti e spettacoli coordinati da un team interno di grande esperienza.

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Eventi

Party super esclusivo a Gstaad: unici italiani presenti l’imprenditore Marco Palacino e il neurochirurgo Christian Brogna. Ospite d’onore Emanuele Filiberto di Savoia.

Emanuele Filiberto di Savoia

Party super esclusivo a Gstaad: unici italiani presenti l’imprenditore Marco Palacino e il neurochirurgo Christian Brogna. Ospite d’onore Emanuele Filiberto di Savoia.

Oltre 70 amici provenienti da tutta Europa si sono ritrovati a Gstaad per celebrare il quarantesimo genetliaco di Jean-Sébastien Robine, fondatore e presidente dell’esclusivo e inaccessibile Club des Leaders.

Ospite d’onore S.A.R. Il Principe Emanuele Filiberto di Savoia.

Un’elegante colazione nello scenografico chalet del festeggiato ha allietato gli invitati tra cui Lord and Lady Cavendish, il Conte e la Contessa Yves Donin de Rosière, il Conte e la Contessa Hervé d’Oncieu de Chaffardo, Robert and Dolores Mimran, l’imprenditore delle Nuove Tecnologie Marco Palacino, la cantante Dara Boiko, sua sorella l’interior designer Ira, il neurochirurgo Christian Brogna, la Contessa Floriane Gancia de Tym e molti altri.

Tra fiumi di champagne e ricercate prelibatezze sono nate nuove amicizie e (forse) nuovi amori all’evento più glamour dello scorso week-end.

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ArteEventiModa

La creatività delle artiste Le Clochart per una capsule collection di Adrenalina in mostra al Fuori salone 2024.

artiste Le Clochart

Connessioni: Adrenalina / Le Clochart“, è la serie limitata di poltrone rivestite con le tele artistiche firmate Le Clochart, realizzata per il brand Adrenalina ed esposta nello spazio Decor Lab in via Tortona 37,

dal 15 al 21 aprile

Durante la Milano Design Week sarà esposta la capsule collection in edizione limitata realizzata da Adrenalina, una mini collezione di sedute rivestite con la trasposizione su tessuto delle opere artistiche di Ilaria Milandri e Jessica Di Vito, il duo Le Clochart.

Un appuntamento importante per le due artiste, entrambe con diverse esperienze personali nel mondo dell’arte e che dal 2020 hanno deciso di collaborare. “Abbiamo aperto le scatole di colori, gli album, i libri, soprattutto d’arte e ognuna ha attinto dal proprio vissuto e messo il presente su carta”.

Ilaria Milandri forlivese, laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e Jessica Di Vito pesarese, di professione chinesiologa ma con una passione viscerale per il disegno e per la grafica, spiegano: “Abbiamo deciso di chiamarci Le Clochart perché siamo nomadi dentro e niente più dell’arte ci aiuta a viaggiare, oltrepassare, scardinare, per poter stare nel qui e oggi. Vorremmo che anche chi guarda le nostre opere sentisse la libertà di nutrirsi, di permettersi, di osare.

Le loro opere nascono su carta, tele, muri, con pennarelli acrilici o tempere tramite un processo creativo spontaneo, dove il disegno e il colore si mescolano per creare forme e dettagli intricati, le linee diventano temi, ossessioni che diventano poetica, cifra che si traduce in un ricamo fitto su campiture compatte, delimitate, dense. Facce, animali, spazi interni ed esterni, impossibili. Si scambiano i fogli, i disegni, i colori, i progetti, il lavoro finito a quattro mani libere ha sempre una doppia maternità: un incontro che è uno scontro con un risultato provocatorio, destabilizzante, dissacrante. Il loro tratto inconfondibile, caratterizzato dall’uso generoso dei colori viene poi trasposto su tessuti, quadri, oggetti, capi di abbigliamento, tutti in serie limitata. 

La forte propensione di Adrenalina per la sperimentazione, che ha sempre spinto il brand verso connessioni e sinergie creative con mondi espressivi paralleli al design, ha portato alla partnership con le due artiste. Alcuni modelli di poltrone del catalogo sono stati rivestiti con le loro tele ispirate alle opere di famosi artisti come Botticelli, Klimt, Matisse, Picasso, Michelangelo, Modigliani,  sapientemente riviste nell’ottica creativa Le Clochart.

In questa fusione di arte e design ogni poltrona diventa un simbolo di libertà e di espressione.

La poltrona Hammock, disegnata da Debonademeo, con le sue linee minimaliste e irregolari, accoglie un Modigliani nell’interpretazione audace e dalle forti cromie tipica delle due artiste.

La poltronaBoll, del designer Simone Micheli, ospita invece la Venere del Botticelli o il David di Michelangelo. I disegni reinterpretati da Le Clochart sono stati fedelmente trasportati su tessuto e rivestono le forme rotondeggianti della seduta che aggiunge alla sua funzione originaria quella di opera d’arte capace di animare ogni ambiente.

In anteprima le poltrone Nina e Lov, sempre di Simone Micheli, che si ispirano rispettivamente a Klimt e a Matisse.

Se con Matisse la cifra stilistica de le Clochart trova ampi spazi per i propri ricami e microdecori, con Klimt la fitta rete di dettagli, caratteristica del maestro viennese, s’intreccia con i segni ossessivi e ripetitivi delle mani di Jessica e Ilaria. È un rincorrersi senza sosta, un ritorno senza soluzione di continuità a un inizio che non ha mai fine. Oro e filigrana, preziosità di materia e di dettaglio.

Giovedì 18 aprile dalle 17.00 Le Clochart saranno presenti al Decor Lab offrendo al pubblico la possibilità di immergersi nel loro mondo creativo con una performance artistica live. 

About Le Clochart

Le Clochart è un progetto creativo nato nel 2020. Ilaria Milandri, forlivese diplomata all’Istituto Statale d’Arte di Forlì e in seguito laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, e Jessica Di Vito, pesarese di professione chinesiologa, con una innata propensione e passione per il disegno e per la grafica, nonostante esperienze artistiche e di vita completamente diverse hanno trovato nell’arte il loro punto d’incontro. Le artiste disegnano a 4 mani e le loro prime opere sono nate come per necessità, come via di fuga nei confronti di una realtà sempre troppo omologata. Arrivando da percorsi creativi diversi e lontani nel tempo e nello spazio i loro lavori producono risultati artistici che partono da uno scontro di strade che poi si uniscono e creano linee continue, che diventano temi, ricami fitti, forme dense, provocatorie e destabilizzanti riempite di colori accesi. La potenza delle loro opere è determinata proprio dall’impossibilità di distinguere la mano di ognuna, è una fusione di regole create e poi distrutte, ignorando il come, ma puntando sempre al cosa, a quello che rappresenta e che colpisce. Lavorano su carta, tele e muri, con acrilici e tempere e il loro tratto inconfondibile viene poi trasposto su tessuti, quadri, oggetti, capi di abbigliamento, tutti in serie limitata. 

About Adrenalina

Adrenalina è un brand nato nel 1999 con l’obiettivo di portare una ventata di novità nel mondo degli arredi imbottiti. Dirompente, scultorea e positivamente diversa, Adrenalina cresce negli anni proponendo forme inusuali e osando con entusiasmo da tutti i punti di vista: concettuale, stilistico e comunicativo, arredando spazi pubblici e privati. Adrenalina ha collaborato negli anni con designer italiani e stranieri portando sul mercato forme inusuali e anticonformiste. Dal 2022 la direzione artistica è stata affidata al duo italiano Debonademeo. Nel 2023 Adrenalina compie un’operazione di rebranding, un segnale di maturità a 24 anni dal primo lancio, che riconferma il superamento della fase più iconica verso un’epoca di garbo ed eleganza. Il rebranding del marchio interviene sul logo, e sull’immagine generale, ponendo l’oggetto seduta al centro di un dialogo con l’essere umano contemporaneo, immerso in ambienti fluidi e trasversali.

Ufficio stampa Le Clochart

Setteluci
press@setteluci.net
Manuelita Maggio – cell. +39 338 4132673

Chiara Bianchi – cell. +39 347 2909612

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Food & Beverage

Uguali ma diversi nel segno dello Chardonnay, Un viaggio enologico in Toscana in tre tempi con VinoPeople.

VinoPeople

Un’introduzione al vino nel segno della convivialità, questa l’idea dell’associazione VinoPeople, con il sostegno della Fondazione Chianti Banca, che debutta a Firenze nella cornice del Riva Kitchen, residenza e ristorante di grande suggestione, che ricorda l’atmosfera di una casa tipica ed elegante della Toscana. L’idea è giocosa, unendo la guida nella degustazione di tre calici d’eccellenza, con l’interattività, abbinando ciascuna delle portate del menu degustazione preparato dal resident chef Michele Berlendis, con ogni vino per votare il matrimonio più riuscito, terminando con un vino simbolo della Regione, il Vinsanto. Titolo indovinato per declinare un vitigno e un territorio mostrando la ricchezza della diversità legata al terroir e alle scelte stilistiche di ogni azienda. Un percorso non solo nello spazio ma anche nel tempo, attraversando la storia di famiglie e realtà produttive nel corso degli anni.

La prima tappa del nuovo ciclo di Uguali ma Diversi, percorso in quattro momenti, è dedicato allo Chardonnay, vitigno francese diffuso in tutto il mondo e tra i più coltivati perché particolarmente duttile. Caratterizzato per una spiccata acidità e un ampio bouquet che ricorda la frutta a polpa bianca e gialla, oltre ad essere uno dei protagonisti del Metodo tradizionale della spumantizzazione segnatamente quella della Champagne.

L’evento, guidato da Sara Cintelli e Milko Chilleri, ha messo in dialogo appassionati e professionisti del settore su tre Chardonnay in purezza dell’annata 2022, rispettivamente di Sovente della Fattoria Poggio Capponi di Montespertoli, realtà che risale al 1400 quando fu fatta costruire dalla famiglia nobile fiorentina Capponi che testimonia come la nobiltà della Regione è in larga parte legata alla campagna con un bouquet ampio e un sentore di legno e affumicato che si distingue; Tavoleto della Cantina Campotondo di Campiglia d’Orcia, alle pendici del Monte Amiata, personalità molto diversa dal precedente, vino caratterizzato da un profilo verticale, con sentori meno articolati, profumo di pietra focaia e forte presenza di legno, ma una sapidità più contenuta; e Molino delle Balze di Rocca di Castagnoli a Gaiole in Chianti, azienda nata nel 1985, un vino di bell’equilibrio che bilancia il legno con le note fresche di pesca bianca e mandorla fresca e un floreale di rosa bianca, elegante e longevo.

Nella tradizione toscana i dessert non sono necessariamente dolci nel senso più comune e anche i vini non sono esplosivi o particolarmente carichi di zuccheri. In tal senso il Vinsanto si sposa perfettamente con alcuni formaggi o tipicità quali il castagnaccio, come il Vinsanto del Chianti Collefresco dell’azienda Poggiotondo di Lorenzo Massart, proveniente dal Casentino. Le uve Trebbiano e Malvasia, coltivate a 350 metri di altitudine, vengono vinificate in caratelli di diverse dimensioni per cinque anni prima dell’imbottigliamento. Il colore ambrato scarico, appena velato, si distingue dalle tonalità caramellate artificiali diffuse in alcuni vini. Il bouquet colpisce per la sua trama granulosa e rarefatta, con note di datteri schiacciati, melata, miele di acacia e sulla. Un’eleganza discreta che evoca sensazioni antiche.

Al palato, la dolcezza si manifesta in una cremosa intensità, misurata e per nulla stucchevole. Un gusto lungo, lineare e composto, che si evolve in sfumature cangianti. Un Vinsanto che conquista per la sua armonia e complessità, frutto di una sapiente produzione e di un terroir unico.

Prossimi appuntamenti, il 10 aprile con i “I Bordeaux di Toscana”, ospiti Agricola Tamburini, Terre del Bruno, Podere Capaccia; l’8 maggio “Il nobile Pinot Nero”, ospiti Bacco del Monte, Borgo Macereto, Vallepicciola; il 22 maggio “Si scrive Timorasso si legge Derthona”, ospiti La Colombera, Luigi Boveri, Cascina la Ghersa.

A cura di Giada Luni

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Food & Beverage

Non solo Gin con la Compagnia dei Caraibi. Il magico mondo della miscelazione e le nuove tendenze italiane, protagonista le AgaviNon solo Gin con la Compagnia dei Caraibi.

la Compagnia dei Caraibi

Una master class dedicata al Gin quella organizzata di recente da La Compagnia dei Caraibi S.p.A. Società Benefit, nata a Vidracco, in provincia di Torino nel 2008, – leader nell’importazione, sviluppo, brand building e distribuzione di distillati, vini e soft drink di fascia premium e ultra-premium provenienti da tutto il mondo, nonché birre craft italiane – al Mantis ristorante e wine bar, zona Aventino, a Roma per raccontare un prodotto sempre più amato in Italia che sta diventando una produttrice ad ampio spettro.

L’incontro è stato anche l’occasione per fare il punto sul mondo dei Cocktail, guardando dati e storia che mettono al primo posto a livello internazionale Gin Tonic e Negroni. Un’opportunità per riflettere sul mondo della miscelazione e della liquoristica.

La Compagnia dei Caraibi ha cominciato a svolgere attività di importazione di alcolici in Italia 29 anni fa e oggi ha un portafoglio importante etichette con una particolarità, essere stata la prima a credere nelle Agavi, allargando l’orizzonte oltre Tequila e Mezcal, trattando distillati italiani, Rhum e ben 50 referenze di Gin. In Borsa da un anno e mezzo, impiega 100 persone.

Realtà di rilievo che da ottobre scorso ha preso in casa Martin Miller’s già presente sul mercato italiano a dire il vero, che ora è al centro di relazioni con diversi mercati. Ra l’altro l’azienda ha creato un Premio dedicato al Martini Cocktail con il Gin Martin Miller’s.

Al centro della Master Clss di Compagnia dei Caraibi l’esperienza di Danil Nevsky, Bartender, Consultant, Public Spekear di rilievo internazionale, ma anche Globetrotter, fondatore di Indie Bartender, attualmente di casa a Barcellona. Nominato #2 tra i Top 100 Most Influential in the Hospitality Industry 2023; negli ultimi 15 anni ha lavorato in 14 Paesi, collezionando esperienze internazionali nel settore della industry. Di recente ha lanciato la prima competition mondiale di bartending indipendente e anonima che ha ricevuto oltre 1800 candidature. La gara è finanziata dal suo brand di abbigliamento tecnico per barman, Brokern Bartender, e l’obiettivo è quello di finanziare in modo indipendente progetti creati da barman in tutto il mondo.

Il suo intervento è stato una lezione sul tema del Cocktail considerato come la sintesi tra ‘magia’ e ‘scienza’, frutto di una abilità da alchimista, di creatività e allo stesso tempo di empatia perché ognuno ha il proprio drink e la mano è unica in chi lo confeziona ma anche in chi lo beve. Per un barman intuire il desiderio del cliente è fondamentale.

Ogni cocktail è un bere miscelato che ha sei elementi che lo contraddistinguono dal nome – con esempi clamorosi quali ‘Porto dio’, ‘Cocco Siffredi’ che diventano gioco e provocazione insieme – al bicchiere, profumo, sapore e aroma (gli ingredienti), la guarnizione e la storia che diventa parte stessa del fascino di quello che beviamo perché è insieme emozione e gusto (a partire dai sapori base, dolce, acido, sapido, piccante, amaro o meglio amaricante e umami). Ripercorrendo la storia dei cocktail si incontrano 7 famiglie, rispettivamente The Punch circa 1630; The Milk Punch Contains, 1700 circa; The Cocktails 1800 circa;

The Cobbler Contains intorno al 1820, 30 anni dopo the Sour; The Collins all’incirca 1870; come The Highball.

Un capitolo a sé meritano le Agavi di Compagnia dei Caraibi che sono in tour, con un viaggio dedicato all’esplorazione degli Spirits, delle tradizioni e della Way of life messicana, dal mese di marzo a novembre, con dieci locali lungo tutta la Penisola che si animeranno con questo progetto corale. Ogni appuntamento è diviso in due momenti principali, la masterclass pomeridiana riservata ai bartender, guidata da Francesco Pirineo – Advocacy Manager di Compagnia dei Caraibi – e la guest serale aperta al pubblico, con drink list inedite.

Un viaggio di esplorazione dei terroir, delle materie prime e delle tradizioni alla scoperta della complessità e delle sfaccettature dei distillati messicani. Vecindad, Ocho, Aprendiz, Yuu Baal, Sotol Coyote, Sotoleros, Rancho Tepua, Pox, Sierra Norte e le loro etichette di tequila, mezcal, raicilla, bacanora, sotol, lechuguilla, pox, whisky messicano, gintol racconteranno il Messico, diventando veri e propri ambasciatori di quell’universo così misterioso e affascinante. Distillare le agavi è come estrarre l’anima del Messico, con le sue comunità, tradizioni e la memoria dei suoi antenati. Il comparto registra, sul mercato italiano, da diversi anni una crescita a doppia cifra, a volume e valore. In linea con l’andamento di mercato, Compagnia dei Caraibi segna nel 2024 una crescita a doppia cifra sul pari periodo del 2023. Pioniera nell’importazione e distribuzione in esclusiva di tutte le tipologie di spirits di alta qualità del Messico – che rappresentano il 10% del portfolio spirits in termini di numero referenze – l’Azienda si propone oggi come voce autorevole e narrante di una storia più ampia sulla cultura messicana racchiusa in ogni bottiglia.

A cura di Giada Luni

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ArteModa

Angela Simone, creatrice di gioielli alternativi.

Angela Simone

Sono nata ad Albenga (SV), città romana davanti al mare. 

Nel 1983, dopo il diploma magistrale mi trasferisco a Milano per iscrivermi al corso di grafica c/o l’Istituto Europeo di Design, Scuola Superiore di Comunicazione.

In quel periodo della mia vita sono molto attratta dal bianco e nero, dalle forme, dalla precisione e dal rigore; allo stesso tempo mi interessa apprendere tecniche di comunicazione e di psicologia.

Tra le materie scolastiche del corso di grafica mi interessa particolarmente: la fotografica, la gestalt, la teoria del colore, il lettering, la progettazione, l’immagine coordinata.

Dopo il 2do diploma superiore, cerco di capire quale evoluzione grafica sia più giusta per me. 

Ho la fortuna di iniziare il mio percorso lavorativo nello studio dell’Art Director Romano Carrier Ragazzi da cui imparo le basi dell’impaginazione, il restyling e la progettazione di testate edite da Mondadori, Fabbri, Rusconi etc… 

Progettare una pagina bianca per una rivista richiede la creazione di un layout chiaro e funzionale, allo stesso tempo accattivante, che attiri l’attenzione del lettore, un misto di tecnica e creatività; forse per questo o forse perchè predisposta alla ‘composizione’ scelgo di proseguire nella grafica editoriale piuttosto che pubblicitaria o televisiva che già prevedeva l’uso dei primissimi computer.

Continuo come grafica free-lance per note testate di moda c/o Ed. Condè Nast, Gruppo Futura, Universo, Nuova Eri. 

Nel 2003 sono assunta come giornalista grafica nella redazione di ‘GLAMOUR’ e infine a ‘ELLE Italia’ fino al 2016. 

Nel frattempo la tecnologia avanza, il computer prende il posto della carta, il mouse il posto della matita e sento che quello che avevo scelto come il lavoro della vita ormai sta diventando altro. 

Ancòra una volta mi ascolto e nel 2003 (contemporaneamente al lavoro di grafica) scelgo di tornare alla manualità ricominciando ad utilizzare la carta in tutte le sue molteplici espressioni; per questo seguo corsi di legatoria, cartonnage, origami, tecniche di decorazione della carta (marmorizzazione, suminagashi etc…) fino all’incontro con la tecnica del ‘quilling’ che mi appassiona e mi dà la possibilità di creare resistenti perle di carta, le quali una volta infilate, diventeranno collane a ritmi differenti. 

E’ nel 2003 che inizio l’avventura da me chiamata ‘Gioiello di Carta’ e che, diventerà poco dopo ‘EMOTIONAL PAPER JEWEL’ perchè io per prima mi emozionavo ogni volta che ne nasceva uno.

Attraverso questa nuova espressione artistica e comunicativa prendo consapevolezza di me e riscopro il mondo artistico che mi aveva accompagnato fino a quel momento ma che era stata un po’ soffocata dal lavoro grafico seppur creativo.

Nel 2009, grazie alla Storica del Gioiello, Bianca Cappello e alla Storica d’Arte, Stefania Portinari, che curano rispettivamente la mostra ‘Il Gioiello di carta’ a Milano c/o il Palazzo della Triennale e una mostra personale a Vicenza c/o Casa Cogollo, entro ufficialmente nel mondo del Gioiello Contemporaneo. 

INTERVISTA

-Il tuo primo contatto con il mondo del gioiello alternativo?

Capitó tutto per caso (o forse il caso non esiste)

Avevo già cominciato a creare le mie prime collane di carta (2003/4) dopo un workshop sul ‘Quilling’ e avevo già presentato i primi lavori a MILANO c/o la Boutique FABRIANO, all’epoca in via Verri; c/o SURIMONO in via Monforte, con il FAI a Villa Panza, partecipato al ‘CLOUDNINE’ di Pitti Immagine in via Tortona,  quando incontrai Bianca Cappello (storica del Gioiello) che cominció ad interessarsi al mio lavoro (decisamente alternativo e soprattutto nuovo) sicuramente lontano dal mondo del Gioiello classico. Fu con lei che andai in visita allo Smuck di Monaco e scoprii un mondo a me totalmente sconosciuto, dato che fino ad allora mi ero occupata solo di grafica. 

Scoprii il Gioiello Contemporaneo anche la visita di SIERAAD ad Amsterdam non fu da meno! Ogni volta che avevo qualche giorno di ferie ne approfittavo per andare a visitare esposizioni di gioiello contemporaneo e artistico. Amsterdam la trovavo decisamente avanti!!! 

-Quando hai deciso di intraprendere il tuo percorso nel campo del gioiello d’ arte?

Non fu una vera e propria decisione, direi invece che la Vita mi stava portando verso una nuova situazione e, amando l’avventura ed essendo curiosa per natura, l’ho solo seguita. 

-La tua prima opera?

Se per opera consideriamo un’espressione di me stessa, un manifestarmi, un espormi e parlare attraverso di lei, allora è decisamente la collana in cartoncino ondulato argentato; è stata lei a portarmi fortuna! La posso considerare proprio il mio ‘cavallo di battaglia’, direi il mio marchio.

Ad ogni occasione espositiva ero certa che sarei stata selezionata grazie alla mia ‘SROTOLATA’ / ‘UNROLLER’ che molto mi ha insegnato in fase di lavorazione. Ho seguito semplicemente ciò che la carta in quel momento mi. chiedeva, tra le cose il ‘LASCIAR ANDARE’, la NON ostinazione nel pretendere un risultato deciso o disegnato da me in precedenza; mi ha insegnato ad ascoltare rispettosamente il materiale che in quel momento era tra le mie mani e ad assecondarlo, in una parola il ‘non controllo’ totale su ciò che si stava creando.

-A cosa ti ispiri quando crei?

Mi porto il mare dentro, quel mare con il quale sono cresciuta in Liguria. 

Nei miei ‘Gioielli di Carta’ spesso si rincorrono le onde, anche quando creo forme nuove spesso il mio pensiero va a linee morbide e/o a forme che ricordano conchiglie, corallo, formazioni marine.

Sono comunque forme che ne richiamano altre, arrivando da una formazione grafica e gestaltica non posso fare a meno di comporre senza fare riferimento alle forme partendo dalle basiche ed evolvendo in più complesse.

-Conta più la tecnica o la creatività?

Non può esistere una senza l’altra. E’ la padronanza della tecnica che ti mette nelle condizioni di liberartene e creare altro

-Cos’è per te il gioiello?

Posso chiamare gioiello qualsiasi cosa che mi porti gioia.

Ogni cosa preziosa in quanto particolarmente bello, pregiato, eccezionale o a me molto caro.

-Cos’ è per te l’arte?

Espressione dell’Anima. 

La nostra vera Essenza resa visibile.

-Se potessi incontrare un artista/gioielliere del passato, chi e cosa gli chiederesti?

Hai detto bene, se potessi incontrare un artista/gioielliere chiederei a Renè Lalique di assumermi a tempo pieno 🙂

-Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso.

Durante le varie esposizioni mi è capitato moltissime volte di vedere avvicinarsi non solo donne ma anche uomini incuriositi. 

Ho sorriso ogni volta che li ho visti impegnati a cercare di scoprire di che materiale si trattasse, per poi rimanere stupiti scoprendo che fosse carta.

-Quali sono i tuoi clienti principali?

Sono donne che amano sempre ‘giocare’ e stupire; un po’ fuori dalle regole, alternative e coraggiose.

-Che differenza c’è, nella percezione dell’arte del gioiello alternativo tra Italia ed estero?

Credo che in Italia si sia ancóra legati al concerto di gioiello = oro o pietre preziose, all’estero questo concetto invece è molto più sdoganato. 

-Quanto conta la comunicazione?

Tantissimo e sempre!!! Ma sono convinta che conti la relazione che si crea tra artista e il fruitore. 

La nuova comunicazione solo web si perde nell’etere, la relazione emotiva tra le persone crea un legame più profondo

Grazie Angela per il tempo a noi dedicato

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AccessoriModa

Annette K. Magnet, founder del brand “Magnet”, intervistata da Paola Fiorido.

Annette K. Magnet,

Il brand Magnet è nato a Milano durante la Pandemia dalla designer e creativa originaria della Germania Annette K. Magnet si contraddistingue per la sua linea di gioielli underground che rievocano gli anni 90 con  originali concetti che si fondono con materiali ricercati e anallergici. Indossare un gioiello Magnet vuol dire far parte di una tribù che si contraddistingue per lo stile, per la ricerca e l’innovazione.

Per saperne di più su Magnet ho intervistato Annette K 

Quando hai deciso di creare tua linea di accessori-gioielli Magnet ? 

Durante la pandemia, ho iniziato a creare collane.

È stato un processo naturale. Guardando un talent show musicale in TV (anche se di solito non guardo la TV, ma in quel periodo capitava), ho notato un ragazzo dallo stile molto rock indossare una collana di perle. Da lì ho iniziato a creare collane non solo per me, ma anche per molte altre persone.

Stava nascendo qualcosa che avevo desiderato da tempo.

Perché hai scelto di chiamare Magnet il tuo Brand ? 

  Avevo deciso di utilizzare una chiusura magnetica per i miei gioielli e volevo che il brand fosse legato alla mia persona, così è nata l’idea: il mio nome è Annette, e in Italia tutti mi chiamano Anet, che si trova all’interno della parola “magnet”.

 Quali designer e artisti hanno influenzato il tuo percorso ? 

 Il brand che mi ha influenzato all’inizio, soprattutto per l’uso delle perle, è stato A’N’D (design art fashion made in UK),di seguito mi sono ispirata a Alexander McQueen, AnnDemeulemeester, Justine Clenquet e altri ancora, compresi i gioielli vintage.

Qual’é la tua visione ? 

La mia visione è quella di creare gioielli contemporanei, con uno stile un po’ “post: rock, punk, rave”, che possano essere indossati in varie occasione, come quelle più quotidiane, lavorative, o anche in occasioni speciali.

Per questo motivo, mescolo spesso perle di fiume (o di vetro, madreperla, resina) con pezzi di acciaio o altri metalli (sempre nickel free), aggiungendo anche paracord, delle corde che richiamano quelle sportive per l’arrampicata o altro. Il mio colore preferito è il rosa, che si vede spesso come predominante nelle mie creazioni e nelle foto. Nonostante l’utilizzo dell’acciaio, le mie creazioni hanno un aspetto leggero e delicato.

A cosa ti ispiri per le tue creazioni ? 

Le mie ispirazioni vengono dai libri, dai giornali, dalle mostre, dalle ricerche online e dall’osservazione delle persone.

Mi piace molto osservare e frequento luoghi legati alla cultura underground.

Ci introduci alla tua ultima collezione ? 

La mia ultima collezione si concentra sulla mescolanza e sull’armonia del caos. Mescolo acciaio dorato e argentato, uso maglie di catene di diversi spessori, pesi e lunghezze per la stessa collana, unendo elementi con caratteri differenti in modo non convenzionale, ma riuscendo comunque a creare qualcosa di armonioso.

 A chi sono destinati i tuoi accessori ?

I miei gioielli sono pensati a chi vuole distinguersi dal resto aggiungendo un dettaglio particolare al proprio abbigliamento. Sono unisex, poiché non faccio distinzione tra accessori per uomo e donna. Il mio target è ampio (no distinzione di genere e d’età), ma rivolto a chi ha una mente un po’ trasgressiva e non uniformata .

Paola Fiorido

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Musica

Dominika Zamara: dall’Italia alla Carnegie Hall, nel segno della musica.

dominika zamara

Il 2024 segna un altro importante tassello nella carriera del soprano Dominika Zamara, reduce da una serie di tournée tra America, Europa e Medio Oriente.

Ora il suo ritorno nel paese a Stelle e Strisce, per l’esattezza a New York, sarà proprio li nella Grande Mela che vedrà un suo grande debutto, parliamo della Carnegie Hall una delle sale di rilevanza mondiale.  

Un tempio della musica inaugurato nel 1891, con più di un secolo di storia ha visto il passaggio di grandi nomi del firmamento musicale, ora ad aggiungersi quello della Zamara. La data stabilità è il 4 aprile, l’occasione è il Progressive Musician, vedrà l’alternarsi sul palco di musicisti di rilevo internazionale, a partire dal direttore d’orchestra Giacomo Franci che dirigerà la New York Chamber Players, ospiti, oltre alla già citata Dominika Zamara saranno: Anastasiya Squires flautista, Paolo Scibilia Direttore, Alan Freiles Direttore.

Il concerto si terra nella Weill Recital Hall, una della tre sale del complesso della Carnegie Hall. Le altre sale sono: lo Stern Auditorium e la Zankel Hall. Con 268 posti a sedere, l’elegante e intima Weill Recital Hall ospita ogni stagione centinaia di recital, concerti di musica da camera,

A riguardo del programma sono trapelate poche indicazioni, l’unica cosa certa e che vi saranno saranno nel repertori arie di: Wolfgang Amadeus Mozart e Wieslaw Rentowski.

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Attualità

Polonia: la grotta dell’orso.

la grotta dell'orso

Le grotte hanno sempre affascinato le persone. Erano un rifugio per i nostri antenati e molti animali. Sono come edifici mistici creati senza l’intervento umano e nascosti a lui. La Grotta dell’Orso è un fenomeno naturale. Fin dalla sua scoperta è stato un prezioso campo di ricerca scientifica e, sin dalla sua apertura al turismo ‘ stata una grande attrazione turistica di importanza internazionale, attirando ogni anno folle di persone.  

L’apertura d’ingresso alla grotta fu scoperta durante lo sfruttamento della cava di marmo nello scavo di Kletno III il 14 ottobre 1966. Si trattava di un’apertura a forma di fessura orizzontale, a circa 2 m sopra il livello della miniera. Conduceva ad una piccola camera, più tardi nominata Stanza dell’Orso. Tra i blocchi di materiale di scavo sono state notate un gran numero di ossa di grandi mammiferi. La maggior parte delle ossa erano di orsi delle caverne, da cui il nome della grotta. La parte terminale di questa stanza è giunta fino ai giorni nostri ed è visibile nella serratura d’ingresso della Grotta. A causa dell’importanza scientifica e naturale di questa scoperta, nel dicembre 1966 l’attività della cava fu interrotta. Gli scienziati dell’Università e dell’Università Agraria di Wrocław si sono interessati molto alla scoperta della grotta. Parallelamente alla ricerca, l’esplorazione della grotta è stata effettuata dalla Sezione degli speleologi del Club turistico accademico di Breslavia e dalla Sezione degli speleologi di Stronie Śląskie. Le esplorazioni della grotta vengono effettuate ancora oggi e ad oggi, conosciamo oltre 3,5 km di stanze e corridoi della Grotta dell’Orso.

Formazione di gocciolamenti

La Grotta dell’Orso è unica sotto molti aspetti. I turisti sono soprattutto deliziati dalle stalattiti diverse e ben conservate della grotta. Il carbonato di calcio accumulato nell’acqua iniziò ad accumularsi nella grotta in forma cristallina: calcite. La calcite “cementa” i crolli sotterranei e copre le pareti delle caverne con smalto di calcite. Nel tempo la grotta si decora con forme di calcite di dimensioni molto diverse. 

Le stalattiti più famose sono quelle che pendono dal soffitto insieme a sottili tagliatelle. Per incontrare le stalattiti, spesso dal basso crescono stalagmiti tozze. Quando una stalagmite entra in contatto con una stalattite, si forma una stalagmite o colonna di gocciolatoio. Le gocce d’acqua che scorrono sulle irregolarità del soffitto della grotta creano impressionanti drappeggi: tende di calcite. Oltre alle stalattiti sopra menzionate, la Grotta dell’Orso vanta una formazione di stalattiti eccezionalmente ricca sul fondo della grotta. 

Si tratta di ciotole necrotiche piene d’acqua, ricci di calcite che si formano sul fondo, fiori di calcite che cristallizzano sulla superficie dell’acqua nelle ciotole e forme simili a barriere coralline, risaie o cavolfiori. Nella parte inferiore della grotta si possono vedere anche rare perle: i pizoidi. L’acqua nella grotta è in costante creazione, sebbene questi cambiamenti siano impercettibili per l’uomo. Stimiamo che la crescita della calcite sia di circa 1 mm3 ogni 10 anni. L’unico testimone di questi processi in corso è lo scheletro calcizzato di un pipistrello, che ogni anno diventa sempre meno visibile sotto gli strati di calcite.

L’ingresso alla Grotta dell’Orso si trova a circa 800 m sopra il livello del mare, nella parte settentrionale del massiccio dello Śnieżnik, sul versante destro della valle Kleśnica. Raggiungiamo la grotta tramite un percorso comodo e suggestivo dai parcheggi posti 1,5 km sotto il padiglione d’ingresso, che ospita le biglietterie, la mostra del Centro Educazione Naturalistica – Grotta dell’Orso, una caffetteria e una sala proiezioni dove è possibile vedere film dalle parti inaccessibili della grotta. Il percorso turistico inizia dalla serratura d’ingresso, che protegge il microclima della grotta dagli influssi esterni. Il percorso attraversa il piano intermedio della grotta. È illuminato in modo suggestivo e conduce lungo un comodo marciapiede. Poiché si passa nel fango e in stretti spazi è il “privilegio” degli esploratori, i turisti, talvolta evitano tali attrazioni. La grotta è stata messa in sicurezza e illuminata durante l’intero tour in modo che i turisti possano sentirsi al sicuro al suo interno. Il percorso è lungo circa 360 m ed è possibile vedere circa 500 m della grotta. A causa della protezione del microclima unico della grotta, il numero di ingressi è limitato e ogni gruppo non può superare le 15 persone. Non è possibile toccare le stalattiti lungo il percorso. Pensando ai disabili su sedia a rotelle è stata predisposta una variante del percorso senza la necessità di superare scale ripide. In questo modo siamo la prima grotta in Polonia accessibile alle persone disabili.

Descrizione del percorso turistico

Dopo aver superato la serratura d’ingresso, il gruppo e la loro guida si dirigono verso  la Grande Fenditura . In basso vediamo l’ingresso al piano inferiore della grotta (circa 12 m più in basso). Da qui possiamo vedere l’ingresso alle  Parti della Vecchia Breslavia – scoperte proprio all’inizio dell’esplorazione delle grotte da scienziati di Breslavia (da cui il nome), e  alle Nuove Parti Inferiori scoperte nel gennaio 1972 da un gruppo di speleologi locali.

Nella Sala della Soglia del Riso, sopra le nostre teste possiamo vedere la Sala dei Pipistrelli (nella grotta vivono circa 200 individui – 6 specie) che vivono principalmente nei Piani Inferiori della grotta, ma li incontriamo spesso anche percorso turistico. Un incontro del genere suscita sempre emozioni, i turisti reagiscono in modo molto diverso, per fortuna i pipistrelli restano calmi ed evitano abilmente tutti gli ostacoli.

Un altro luogo interessante è la Sala del Leone delle Caverne, dove è stato ritrovato un teschio quasi completo di un leone delle caverne (era una forma intermedia tra il leone odierno e una tigre, non aveva criniera, ma il suo corpo era ricoperto di peli folti e lunghi, era più grande e massiccio dell’odierno leone africano).
Qui possiamo vedere un sito paleontologico e ossa grezze di animali del Pleistocene. Un’altra attrazione è  la sala degli scheletri dell’orso delle caverne . 

Qui possiamo dare uno sguardo più da vicino allo scheletro del nostro eroe: un orso delle caverne. L’orso delle caverne era il più grande orso mai vissuto sul nostro pianeta. Era più grande degli orsi Gryzli di oggi. Gli individui adulti pesavano fino a 900 kg. Era un predatore specializzato e circa il 90% della sua dieta era costituita da cibo vegetale. Gli orsi delle caverne furono i primi grandi predatori dell’era glaciale a estinguersi circa 28 milioni di anni fa. anni fa, in questo luogo possiamo sentirci per un attimo i primi esploratori. Lo stretto corridoio illuminato scavato nel limo sotto il soffitto è il Corridoio delle Scoperte. Prima che gli scopritori di questa parte della grotta si spostassero, raggiunsero le parti più belle del piano intermedio della grotta: la Sala del Palazzo. Il Corridoio Stalattitico è un volto completamente diverso della Grotta dell’Orso, è qui che inizia la parte ricca di infiltrati di calcite. Qui ci sono delle meravigliose stalattiti, alle cui estremità possiamo vedere delle gocce d’acqua, questo è il segno che la grotta è ancora viva, e l’acqua che scorre deposita costantemente calcite, creando forme fantasiose. Oltre alle classiche stalagmiti, stalattiti e smalti di calcite, possiamo vedere stalattiti a forma di: Babbo Natale con un sacco di doni sulle spalle, un Gufo, un’Oca Arrosto, un Elefante e qualunque cosa la nostra fantasia ci suggerisca. è la Sala del Palazzo che prende il nome dalle bellissime forme di stalattiti che i primi scopritori associarono allo splendore del palazzo. 

Qui vediamo un’originale stalagmite chiamata il Candeliere, che con le sue escrescenze appuntite ricorda un candelabro ricoperto di cera gocciolante. Le pareti della grotta macchiate di ossido di ferro si riflettono nel Lago Rosso. In alto vediamo il Grande Panneggio, la cui forma ricorda delle tende appuntate, mentre i bambini lo associano a grandi patatine. Vediamo molte forme fiabesche intorno a noi (ad esempio una stalattite chiamata scherzosamente Lingua della suocera o una stalagmite originale – Seno di Afrodite). Accanto ad esso, fiori di calcite unici “sbocciano” nelle ciotole necrotiche. Alcune forme di gocciolatoi sono disposte a forma di pagode dell’Estremo Oriente, altre a forma di risaie, viste da una prospettiva a volo d’uccello. Nel Vicolo della Pagodale pareti sono decorate con “edifici” di calcite a forma di pagode dell’Estremo Oriente e glassa di cioccolato dall’aspetto appetitoso (purtroppo di calcite). Alla fine della Sala del Palazzo raggiungiamo il Vicolo dell’Elittite , dove possiamo ammirare le meravigliose concrezioni contorte chiamate elittiti . Successivamente vedremo glasse multicolori, che devono i loro colori alle miscele metalliche (ferro, manganese, ecc.). In uno di essi puoi vedere un pipistrello incastonato nella glassa di calcite. Superata la sezione scavata artificialmente, raggiungiamo un crepaccio in cui si trova una delle maggiori curiosità della grotta. È uno scheletro incuneato di un orso delle caverne. Non si sa esattamente da dove provenissero le ossa in questo luogo. Il corpo dell’orso potrebbe essere stato trasportato dall’acqua e infilato in una fessura trovata accidentalmente mentre si costruiva il secondo corridoio verso l’uscita 

Nella grotta il tempo scorre in modo completamente diverso. Sorprendentemente veloce per i visitatori. Per 45 minuti puoi davvero dimenticare tutto e immergerti nella straordinaria atmosfera del mondo sotterraneo. Qui potrete anche prendere coscienza dello scorrere del tempo, sentire la forza della natura e quanto poco ne siamo noi.

Arturo Sawicki

Caratteristiche della Grotta:

La Grotta dell’Orso a Kletno è la più lunga delle grotte dei Sudeti e una delle più lunghe e profonde della Polonia. La grotta si sviluppa orizzontalmente su tre livelli. La lunghezza conosciuta degli ambienti e dei corridoi è di oltre 4,5 Km e la profondità è di circa 105 m. Il livello superiore è parzialmente conservato. Al livello intermedio si trova un percorso turistico estremamente attraente aperto ai turisti, con una struttura stalattitica unica e ben conservata della grotta e una grande quantità di ossa di animali dell’era glaciale. Le parti inferiori sono inaccessibili ai turisti. Un secondo, spettacolare percorso turistico è in preparazione nelle Parti dei Mastodonti, scoperte nel 2012.

Riserva naturale “Grotta dell’Orso

Nel 1977, per tutelare la Grotta e il pregevole complesso naturale nelle immediate vicinanze della grotta, è stata istituita la Riserva Naturale “Grotta dell’Orso”, ampliata nel 2023. È stato creato per proteggere specie protette interessanti e rare e comunità vegetali naturali. La riserva è stata creata principalmente come zona cuscinetto per preservare e proteggere la “Grotta dell’Orso” con ricchi stalattiti e pregevoli reperti ossei di animali pleistocenici, il bosco circostante con interessanti specie di piante del sottobosco e rare specie vegetali attorno alla grotta, e fenomeni carsici. La protezione copre la parte occidentale del monte Stroma (1.166 m s.l.m.) con la “Grotta dell’orso” e la parte superiore della valle Kleśnica, dove si trovano boschi di abete rosso dei Sudeti e frammenti di un bosco misto naturale.

Geologia, Formazione di grotte

La formazione della Grotta dell’Orso è strettamente correlata alla presenza di rocce carbonatiche. I marmi che compongono la struttura geologica del massiccio dello Śnieżnik risalgono all’età precambriana (circa 600 milioni di anni). Queste rocce si sono formate in seguito alla deposizione dei resti di organismi che popolavano i mari di queste zone.

Quando si parla di fenomeni carsici bisogna ricordare quanto sia importante il ruolo che l’acqua gioca nel modellare il paesaggio delle aree carsiche. Oggi quest’acqua ha un nome: Kleśnica. Un piccolo ruscello gorgoglia ai piedi della grotta. È in gran parte alle acque di questo torrente che si deve l’incisione della Grotta dell’Orso. Tutto ebbe inizio circa 28 milioni di anni fa, quando le acque superficiali avviarono la creazione di un sistema di grotte sotterranee unendo le loro forze attraverso il sistema di crepe e fessure esistenti nella roccia. È così che nel corso di milioni di anni sono stati creati corridoi, sale e camini. L’acqua non solo distrugge la massa rocciosa, ma può anche crearla magnificamente, dando origine alle gocciolature della grotta con una grande varietà di forme e colori.

Durante le glaciazioni nella grotta si formarono depositi di limo ricchi di resti di animali allora vissuti. La maggior parte dei resti proviene dall’orso delle caverne (Ursus Spelaelus), da cui la grotta prende il nome. Sono state trovate anche ossa di leone delle caverne, iena delle caverne, lupo, bisonte, martora, pipistrelli (diverse specie), castoro, capriolo, cinghiale, volpe e molti roditori. L’origine di questi resti varia. Si tratta di ossa di animali che abitano la grotta, vittime di predatori e infine ossa portate qui dall’acqua.

Indirizzo, indicazioni stradali, disponibilità

“Jaskinia Niedźwiedzia w Kletno”
57-550 Stronie Śląskie
Kletno 18, tel +48 74 814 12 50
Prenotazione biglietti e acquisto online
www.jaskinianiedzwiedzia.pl La grotta è visitabile tutto l’anno.
Aperto tutti i giorni, tranne il lunedì e il giovedì (aperto il giovedì in maggio-agosto)
dalle 09:00 alle 16:40
NOTA : interruzioni tecniche in inverno e all’inizio di marzo.
Lunghezza del percorso – circa 360 m
Durata della visita alla grotta: circa 45 minuti. Accesso dal parcheggio circa 25 minuti, discesa circa 20 minuti.
Temperatura interna da circa +6,0 o C.
Umidità circa 96-99%.
Il percorso è illuminato elettricamente.

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