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Redazione

Food & Beverage

Lini 910, le bollicine come un accompagnamento musicale.

Lini 910

Al Vinitaly 2024 a Verona abbiamo incontrato l’azienda di Correggio, in provincia di Reggio Emilia, Lini 910, oggi alla quarta generazione, fondata appunto nel 1910, una delle prime realtà italiane a spumantizzare con il metodo tradizionale in Italia. un’intuizione del nonno che non solo si aprì con lo sguardo oltre confine là dove era arrivato solo qualche piemontese ma aveva scommesso in un territorio noto per il Lambrusco e poco altro.

Gettando il cuore oltre l’ostacolo oggi la casa di produzione ha un’esperienza consolidata con un bel ventaglio di prodotti, tanto da aver meritato l’ospitalità nel Padiglione del Trentino dove protagonista è la spumantistica, segnatamente il metodo classico. L’azienda porta in Fiera due novità che ben rappresentano le tendenze della spumantizzazione italiana che oggi cerca freschezza e complessità insieme, grazie a una lunga maturazione sui lieviti – nel caso di Lini 910 spesso lunghissima – e un basso residuo zuccherino.

Soprattutto il pubblico più giovane che si è in parte disaffezionato al vino per privilegiare birra e mixology, cerca una semplice complessità. In particolare i vini della Maison vogliono essere, in linea con il nuovo stile della stessa Champagne, essere gastronomici e di accompagnamento: per usare una metafora musicale, l’idea non è di essere il testo o la melodia ma la base musicale, come ci ha raccontato Alessio Lini, una formazione da avvocato e una grande cultura musicale che lo ha portato ad unire la tradizione classica alla sperimentazione, il rispetto del pentagramma e il diritto all’improvvisazione, per la quale occorre uno studio ancora superiore.

Lo stile sobrio e contemporaneo della comunicazione, rivolta in particolare al mercato americano, si sposa con il bianco e nero di tutta la linea e la ‘i’ finale del cognome che si può leggere come il numero uno davanti a 910 a completare la data di fondazione della casa vinicola.

“La nostra ricerca è nel segno della sartorialità – ha continuato Lini – cercando non una cuvée sempre uguale a se stessa, spesso interpretata quale sinonimo di qualità, quanto una coerenza con lo spirito del marchio che per prima cosa vuol far sta bene il consumatore; da cui un basso tenore alcolico e zuccherino.”

L’eleganza è per Lini 910 soprattutto nel segno del togliere, senza nessuna ridondanza neppure nel bouquet aromatico con l’idea di regalare il secondo bicchiere migliore del primo.


In fiera arriva il metodo classico pas dosé 2018, sboccatura recente, pinot nero in purezza; e il metodo classico blanc de noir, vendemmia 2004, 11 anni sui lieviti, sboccatura 2015 con lungo riposo in bottiglia seguendo le tendenze più recenti delle pratiche della Champagne, prodotto che si fa apprezzare per una nota speziata, medicinale e un sentore di caramello che in bocca non è saturante.

Anzi la sua nota amaricante lascia il posto a un sentore agrumato candito che mantiene, malgrado la complessità, una buona freschezza grazie ai 6 grammi litro di residuo zuccherino. Alla fine il palato è soddisfatto, non stanco, pulito e la promessa del naso è conservata e rilanciata in bocca.

A cura di Giada Luni

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Food & Beverage

Il nuovo menu di Armani/Ristorante indossa i colori della primavera: è la terra a fare da ispirazione.

Armani Hotel Milano

L’Executive Chef Francesco Mascheroni porta nuance e profumi primaverili nella nuova proposta culinaria di Armani/Ristorante con un menu degustazione “Signature” e uno alla carta che tracciano l’ultima strada del gusto. L’ispirazione viene dalla terra e la parola chiave è semplicità, tutt’altro che semplice, frutto di una ricerca e di una limatura costante che tempera la creatività con la misura, a partire dalle stagioni.

La tavola dell’Armani Ristorante è lo specchio del senso dell’eleganza per la Maison che nell’eleganza dell’essenzialità declina il suo modo di fare lusso, essenziale, dalle linee contemporanee e improntato alla dinamicità della vita attuale.

Al settimo piano di Armani Hotel Milano, la proposta, ideata dall’Executive Chef Francesco Mascheroni, offre una cucina senza confini per creatività e materie prime stagionali, dove il minimo comune denominatore è la semplicità. I contorni nitidi e i sapori in perfetto equilibrio tracciano la strada per arrivare al gusto puro e rassicurante dell’ingrediente. Tecnica, tendenze, ispirazioni locali e internazionali si incontrano e generano un’esperienza gastronomica che si fonde in modo armonico e silenzioso al design minimale della location.

“Quando compongo un nuovo menu mi lascio ispirare da ciò che la terra ci dona. Mi piace riportare la fioritura della stagione in ogni piatto”, ha dichiarato Francesco Mascheroni.

E così, le materie prime stagionali, raccolte dal suolo e portate in tavola, diventano le protagoniste di una storia capace di abbracciare contemporaneamente più mondi e dimensioni.

Freschezza, importanza del vegetale nel piatto che è, ad un tempo, ricerca di nuove frontiere – offrendo ad esempio delle soluzioni vegetariane – e recuperando l’antico, come i piselli crudi in insalata o le verdure di campo declinate secondo le quattro stagioni.

Tante le suggestioni e la creatività che costellano il menu degustazione “Signature”, un viaggio all’interno del gusto, della sincerità e della semplicità, così come nella proposta alla carta. Si parte con gli Asparagi bianchi, lattuga e yozu;

Non solo insalata con lardo di Colonnata, olive taggiasche, pesto di basilico e Tacos di mare, ventresca di tonno, uova strapazzate in un modo unico che rende l’uovo un’emulsione dalla tattilità preziosa, e cipollotto; oltre che i grandi classici del luogo quale il gambero rosso di Mazzara, purea di carote, gelatina e finitura con burro chiarificato.

Passando ai primi, spiccano Riso con asparagi, crescione, sambuco; Come una lasagna condita col ragù d’anatra, latte di cocco e curry verde e i Ravioli ripieni di agnello, favette piselli, pepe rosa e limone d’Amalfi candito. Infine, i secondi con le proposte di mare, come il Rombo, calamaretti, rape al burro, brodo ristretto di teste all’infuso di galanga e lemongrass e quelle di terra, come il Vitello, asparagi e spugnole.

L’attenzione ai doni che la terra offre in prossimità e al territorio anche nello stile della presentazione e nell’arredo non tralascia di rivolgere lo sguardo lontano, come si conviene a una città metropolitana, ospitando incursioni dal mondo reinterpretate in modo personalizzato.

Anche la cocktail list al BamBoo Bar si ispira agli Echi dal mondo eper celebrare la Design Week, nella serata del 18 aprile la performance unirà le tre anime, deejay set, sax e percussioni. Armani Hotel Milano svela la lista cocktail in occasione del Salone Internazionale del Mobile 2024, ispirata appunto alla nuova collezione Armani/Casa, Echi dal Mondo, che richiama atmosfere e colori raccolti da Giorgio Armani nel corso dei suoi viaggi e ricerche.

La Cina, miscela Gin, liquore al fico, riduzione di aceto balsamico di Modena e soia, soda al litchi; l’Europa, Gin Alkkemist, Cocchi Americano infuso alla maggiorana, Saint Germain, olio essenziale di limone; il Giappone, Nikka Coffey malt, succo di yuzu, sciroppo di amarene, albume d’uovo; Marocco, il cocktail che unisce la Vodka al cardamomo e zafferano, the verde, crema di menta verde, succo di limone, sciroppo al cioccolato bianco; infine Arabia, Zacapa 23, infusione al karkadè con fiori di pisello e anice stellato.

La cantina è ampia, preziosa, non solo importante, con scelte originali e anche sperimentali perfettamente nello stile del luogo.

L’impressione è di un ambiente intimo, al riparo dal ritmo della città dove la leggerezza è di casa, senza eccessi, effetti speciali, ma una cura attenta e discreta del cliente. All’ultimo piano di un Palazzo storico in stile razionalista, linee pulite che raccontano la casa Armani, così come i toni del beige tenue e grigio perla, mentre il pavimento è decisamente originale, in onice nero e marmo chiaro con venature, retroilluminato a disegnare una scacchiera che diventa una sorta di passerella nell’entrata al ristorante.

Tovagliato impeccabile e fiori discreti e scelti mentre lo sguardo si perde nella città, in un punto strategico dalla Milano storica a due passi dalla Scala e dal Duomo, oltre che dal Quadrilatero della moda al Quartiere di Porta Nuova, che ha disegnato il nuovo skyline della città moderna.

Giada Luni

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spettacolo

Francesco Butteri: da Pier Paolo Pasolini a Van Gogh.

Francesco Butteri

Si è tenuta a Roma, al Next Museum, la prima Artist Nights, in collaborazione con la fondazione dell’Accademia nazionale di danza edicata ai “Campi di grano” di Van Gogh.

La performance ha visto come attore protagonista Francesco Butteri che ha interpretato le Lettere a Theo: raccolta epistolare che racchiude gran parte della corrispondenza tra Vincent van Gogh e il fratello Theodorus van Gogh, iniziata nel 1872 e finita con la morte dell’artista nel 1890.

L’ emozionante lettura di Butteri, visto recentemente nel film Altri Comizi d’Amore dedicato a Pier Paolo Pasolini e diretto da Massimiliano Finazzer Flory, con l’oboe in sottofondo ha reso l’atmosfera semplicemente magica. Ci dice Francesco Butteri riguardo la sua professione : “Tutto parte da un’educazione volta a farmi amare intensamente il Cinema, ma non solo… direi l’arte in generale”

Ha conquistando tutti tra l’altro con diverse e amatissime pubblicità . In molti vedono in lui il nuovo Stefano Accorsi, che deve il suo incredibile successo allo spot di un gelato. Butteri ha già partecipato alla fiction “Non dirlo al mio Capo 2”, al film “Nato a Casal di Principe” e ha frequentato una famosa Accademia cinematografica.

Con lui si è congratulata persino una diva come Cate Blanchett. Inoltre, è stato ritratto da Giovanni Gastel, il fotografo di fama mondiale recentemente scomparso, che era tra l’altro nipote di un mito come Luchino Visconti. Francesco è un grande appassionato di cinema: la sua cultura in materia è più unica che rara. L’abbiamo incontrato per un saluto velocissimo ed una dichiarazione.

Ecco quello che dice: “Tutto parte da un’educazione volta a farmi amare intensamente il Cinema, ma non solo… direi l’arte in generale!

A ciò va aggiunta un’indole innata ed un fuoco sacro da parte mia verso tutto ciò.

Queste mie caratteristiche, notate da molti addetti ai lavori, artisti stessi e non, hanno fatto crescere sempre più in me la consapevolezza che questo potesse diventare non solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita e, piano piano, con i giusti incastri, tutto sta prendendo la giusta piega”. Non resta che continuare a seguirne le tracce e la carriera, che si preannuncia lunga e aperta a ruoli artistici diversi, non solo nel mondo della Settima Arte.

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Eventi

i 18 anni di Martina Marrapodi sono stati festeggiati con un mega Party a Milano all’hotel Principe di Savoia sotto la regia del grande Maestro Enzo Miccio.

Martina Marrapodi

i 18 anni di Martina Marrapodi sono stati festeggiati con un mega Party a Milano all’hotel Principe di Savoia sotto la regia del grande Maestro Enzo Miccio.

La nonna di Martina Daniela Javarone ha voluto regalare all’adorata nipotina una serata da sogno il cui ricordo l’accompagnerà per tutta la vita!

Il sontuoso abito della festeggiata e stato un regalo di Mariella Gennarino titolare della più importante sartoria di alta moda a Catania della Sicilia

L’abito di Daniela Javarone invece e stato realizzato dalla sartoria di Milano Angela alta moda.

Un trionfo di fiori, cristallerie, musica e balli per una festa da mille e una notte.

Nella foto Mario Iavarone, la festeggiata Martina Marrapodi, Daniela Iavarone.

Con la festeggiata i genitori Manuela Iavarone e Pietro Marrapodi e gli altri commensali hanno assaporato la fantastica cucina del Principe di Savoia.

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Musica

U.S.A : il soprano Dominika Zamara incanta il pubblico della Carnegie Hall.

dominika zamara

Il quattro aprile scorso, abbiamo assistito al debutto del soprano Dominika Zamara presso la Carnegie Hall di New York, una della Sale da Concerto di maggiore rilevanza a livello mondiale. Molti sono le celebrità che hanno calcato questo palco, a esempio: Maria Calas, Antonín Dvořák e molti altri.

Il concerto rientrava nella quinta edizione del “Progressive Musicians and Sound Espressivo”, ha visto l’alternarsi di vari artisti, con repertori dal barocco al contemporaneo, la quale ha soddisfatto i gusti del pubblico che gremiva la sala. Una staffetta che nella quale si sono alternati vari musicisti, con diverse interpretazioni, frutto del loro vissuto artistico.

 Una promiscuità di generi e stili che ha fatto breccia nel profondo dell’animo dei spettatori, questo è il fine ultimo dell’arte, soprattutto la musica, una forma astratta, godibile anche ad occhi chiusi.

Un linguaggio universale, che accompagna l’uomo dall’alba dei tempi.

Nel suo dna sono impresse le le mode, la storia, il superamento di barriere culturali, serve diffondere messaggi, ideali e ad essere un linguaggio di inclusione. Per citare Enzo Bosso “La musica è come la vita: si può fare in un solo modo, insieme”.

Il nostro focus è stato sul concerto della Zamara alla Carnegie Hall con l’accompagnamento dell’orchestra New York Chamber Players e l’impeccabile direzione del Maestro Giacomo Franci. La Zamara con il la sua voce ha saputo rapire il pubblico. Ha esordito con arie di Mozart, per terminare con la composizione del Maestro Wieslaw Rentowski, in prima mondiale l’aria “Agnus Dei” dalla Messa per Giovanni Paolo II.

Al termine è stata premia da Joe Morinelli host di Radio Italia Philadelphia.

Altri ospiti: i direttori Giacomo Franci, Alan Freiles, Paolo Scibilia, esecutori: Dominika Zamara soprano, Anastasiya Squires flauto,

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Musica

Elegy of Madness: “ Sorprendere gli ascoltatori è un’arte, le cose meno convenzionali lasciano un’impronta indelebile”, intervista di Numa Echos per Rechos Records & Promotion.

Elegia della Follia

Gli Elegy of Madness rappresentano una realtà storica nell’ambito Symphonic Metal italiano.
Com’è nata la decisione di rinnovare la formazione con l’introduzione della nuova cantante
Kyrah Aylin?


Con l’uscita di Anja dalla band, per motivi personali, avevamo la necessità di trovare una sostituta in grado di garantire l’esecuzione dei brani degli album precedenti. Imbattendoci in Kyrah, grazie a Marco il nostro chitarrista solista, abbiamo trovato una validissima cantante, una persona eccezionale e molto professionale che è stata in grado di garantirci anche nuove opportunità vocali come lo scream, il fry e una notevole capacità interpretativa (Larry)

Negli ultimi anni avete abbracciato l’idea di proporre il vostro repertorio in un contesto teatrale accompagnati da un’orchestra sinfonica, riscuotendo un ottimo riscontro. Quali sono gli elementi che legano il contesto classico teatrale alla scena alternativa metal?
Il contesto sinfonico è la caratteristica principale del genere che cerchiamo di proporre, dove gli arrangiamenti orchestrali non sono soltanto ornamenti ma anche protagonisti della scena.

Dunque in un contesto del genere il matrimonio con un’orchestra sinfonica coincide perfettamente con il nostro desiderio di portare questo contesto sinfonico.

Per quanto riguarda il “classicismo” teatrale basti pensare a quanto questo ambiente può essere duttile e propositivo, tradizionale eppure avveniristico, portando sulla scena qualsiasi tipo di proposta musicale, dal jazz al cantautorato al rock e quindi al metal (Marco)

Avete suonato in contesti molto importanti accompagnando band note a livello internazionale
ma anche in contesti più underground ed indipendenti. Quale situazione vi fa sentire più a
vostro agio e vi arricchisce maggiormente dal punto di vista umano?

Ogni palco è un mondo a sé stante, un’opportunità unica per esprimersi e connettersi con il pubblico.
Indipendentemente dal contesto, sia che si è in un grande festival internazionale o in un piccolo locale
underground, la musica è un linguaggio universale che abbatte tutte le barriere.
Quindi, sentirsi a proprio agio su un palco non dipende solo dalle luci o dal numero di spettatori, ma dalla
passione, dalla dedizione e dall’amore per la musica.

Ogni performance è un’opportunità per esprimere se stessi, per condividere emozioni e per creare ricordi indelebili (Tony)

Come affrontate la tendenza all’omologazione in ambito musicale e cosa vi induce a preservare
nonostante il metal sia considerato in Italia un genere di nicchia?

La musica metal è un mondo di passione, energia e ribellione. Ogni concerto è un’opportunità per esprimersi
autenticamente e connettersi con il pubblico è davvero difficile rinunciare a tutto questo solo perche l’italia
considera il metal come musica di nicchia (Tony)

Tra i titoli dei vostri album mi ha colpito particolarmente “Invisibile World”. A cosa allude?
C’è una connessione con l’incapacità della società di vedere cosa possa esistere dietro
all’informazione mediatica che spesso cela realtà artistiche molto interessanti?

Invisible World allude in realtà al nostro mondo interiore, costellato di sfaccettature e “demoni” con i quali
dobbiamo fare i conti; l’album è una sorta di immersione nelle profondità dell’essere (Larry)

Quali sono le differenze sostanziali tra l’ultimo album “XI” pubblicato ad ottobre 2023 con
Scarlet Records e i precedenti?

Direi che ci sono molte differenze tali da segnare una vera e propria linea di demarcazione rispetto al
passato.

Con Kyrah alla voce ci siamo spinti verso sonorità più aggressive e dirette, lo stesso artwork di XI
ha uno stile totalmente differente dai lavori precedenti. Anche noi come band sentivamo di essere arrivati ad
un punto di svolta o di maturità tale da ricercare nuove ispirazioni (Larry)

State attualmente promuovendo live l’ultimo album e nel contempo lavorando alla
realizzazione del nuovo album. Quando è prevista la pubblicazione? Riuscite a gestire
parallelamente l’attività live e quella compositiva e di produzione?

Attualmente stiamo promuovendo intensamente il nostro ultimo disco, e questo ci impegna molto sia live che
a livello promozionale.
Nel contempo però i semi per una nuova produzione vengono piantati, con la calma necessaria affinché il
prodotto finale sia superiore al livello di Eleven (Marco)

Quale sarebbe la cosa meno convenzionale che fareste per sorprendere i vostri ascoltatori?
Sorprendere gli ascoltatori è un’arte, e spesso le cose meno convenzionali sono quelle che lasciano
un’impronta indelebile. Ovviamente ci vuole uno studio attento per creare queste situazioni ma anche l’uso
di strumenti insoliti potrebbero essere utili a creare un effetto sorpresa (Tony)

Grazie per il tempo a noi dedicato

Elegy of Madness
Sito ufficiale: www.elegyofmadness.com

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCTy8Ebr5w-cBG3hI9EBqBLw

Instagram: https://www.instagram.com/elegy_of_madness/

Facebook: https://www.facebook.com/elegyofmadness?locale=it_IT

Video ufficiale – Youtube / Scarlet Records Broken Soul – Elegy of Madness

Etichetta Discografica Scarlet RecordsYoutube: Album “XI” Elegy of Madness

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Food & Beverage

A Firenze torna EnoMundus 3.0, l’evento dedicato ai vini stranieri.

EnoMundus 3.0

Cresce la curiosità verso il mondo, oltre ai “soliti noti”, una tendenza consolidatasi in particolare dopo la pandemia, così si apre lo spazio spazio ai vini delle regioni enologiche meno conosciute, non per questo meno interessanti.

A Firenze – presso l’Hotel Albani – una vetrina giunta alla terza edizione, organizzata dall’Associazione EnoMundus APS – presieduta da Olfa Haniche – che, tra i suoi obiettivi, ha quello di far conoscere realtà enologiche provenienti dalle diverse regioni del mondo. Pertanto l’edizione 2024, oltre i vini francesi, con il nuovo ingresso di Bordeaux, quelli spagnoli con la Rioja, e quelli tedeschi con i Cru di Riesling, ha dato spazio a molte aree storicamente importanti, come la Georgia, la Grecia, il Lussemburgo, il Sud Africa e Cipro, oppure emergenti nel panorama italiano, come la Moldavia, il Montenegro, la Romania, la Slovacchia e l’Albania.

Altra novità della manifestazione è il WineClub, un divertente blind testing a cui tutti possono partecipare, che stabilirà, fra i vini in degustazione, i primi tre preferiti da tutti i winelovers. La manifestazione, organizzata da EnoMundus APS – il servizio durante l’evento è curatoda Fisar Firenze, main sponsor Accessori da Vino, media partner Firenze Spettacolo – è stata accompagnata da Sponsor gastronomici quali Beher con il Jamon Ibérico tagliato direttamente a mano da Maria Carmen Corredor Sanchez, il fiorentino Dolce Emporio con lo chef Fabio Barbaglini e il suo Foie gras, e il Forno La Torre con una selezione di pani particolari.

La nostra passeggiata comincia in Libano rappresentato dall’azienda Trois Collines, progetto nato da tre anni per produrre dei vini internazionali, in particolare due bianchi, un rosé e due rossi, realizzati in alta collina, fattore che dona ai vini grande mineralità.

Il Paese non gode ancora di un sistema di certificazione professionale in termini di formazione né per le denominazioni ma la richiesta sta crescendo in tal senso e il progetto esiste, pensando al modello francese.

Al momento, secondo quanto testimoniato dall’azienda il mercato non è pronto per vini spumanti perché occorrono risorse economiche considerevoli che non necessariamente assicurerebbero nel breve periodo un ritorno economico significativo.

In Libano ancora non c’è domanda di vini da dessert e c’è un terreno inesplorato da valorizzare costituito dai vitigni autoctoni. C’è invece una produzione ingente di liquori in particolare l’Araq, una versione dell’Ouzo greco, a base di anice, bevanda nazionale simbolo, presto prodotto anche da Trois Collines.

La Georgia, protagonista anche della Master Classe “Vini Emergenti” sul mercato italiano, a cura della giornalista Elisabetta Failla, con la degustazione di vini provenienti da regioni vinicole meno note, che stanno acquisendo, però, sempre maggiore importanza nel panorama enologico internazionale, è un territorio particolare.

Qui infatti la produzione di vino è millenaria, forse la prima realizzata insieme all’Armenia, ma è da reinventare prr proporsi ad un mercato moderno. Abbiamo degustato Saperavi 2019 di Nikoloz Winery, una produttrice giovanissima, al suo primo vino, in purezza, vitigno simbolo della viticoltura nazionale, terra prevalentemente di rossi, presente in due varietà principali, rispettivamente Budeshuri e Napareuli, dal colore intenso, tanto che le persone parlano di vino ‘nero’ e non rosso, dai sentori di frutta rossa e forte speziatura. L’etichetta dell’azienda, una serratura oro su fondo nero completata da una chiave in oro su fondo nero per i biglietti da visita diventa un messaggio di invito ad aprire la porta di questo piccolo mondo. Il Paese è partito anche nel settore della spumantizzazione sebbene solo con referenze tipiche dei vitigni autoctoni ma sta incominciando anche l’attenzione per i vitigni internazionali, Chardonnay in primis. Più radicata la tradizione dai vini da dessert in particolare da vitigni a bacca rossa come lo stesso Saperavi.

Ci avviciniamo all’Europa con la Germania, caratterizzata da sempre da una viticoltura limitata ma di qualità e identificata in particolare con il Riesling per i vitigni a bacca bianca che gode di una classificazione particolare secondo il sistema della classificazione in base al residuo zuccherino, Qualitätswein presente alla manifestazione nella versione Trocken con due aziende, Günther Schlink e Montigny, dal nome dell’enologo, lo stesso per entrambe, che privilegia l’acciaio per dare una caratteristica di freschezza.

Anche la Francia riserva delle curiosità con una ricerca nuova rispetto alla classica produzione d’Oltralpe come nel caso di una piccola azienda, la Maison Mavigny che ha cominciato la sua attività nel 2015 ponendosi come rappresentazione innovativa della Bourgogne e ultimamente della Côte du Rhône, spingendosi verso sud. Négociants, la Maison ha scelto come obiettivo di parlare a un pubblico giovane partendo dalla considerazione che l’età media del consumatore di vino in Francia è sessant’anni, a vantaggio della birra e degli spirits.

La scelta è stata quindi orientarsi a un habillage pop anche nei nomi, offrendo prodotti semplici che non pongano troppe domande, mettendo al centro la freschezza e un profilo verticale come nel monovitigno Chardonnay Liberty Burgony o nel caso di un rosso che hanno in portafoglio, l’assemblaggio tipico della Côte du Rhône, Marsane, Roussane e Grenache Blanche.

Scelta forse più conservativa per il Lussemburgo rappresentato dalla Maison Gales, famiglia storica della viticoltura locale – ha festeggiato i cento anni nel 2019 – di origini spagnole, casa importante, da 25 anni distributore nel Paese di Bollinger; in mostra con il suo Héritage, Crémant 45% Riesling, 45% Pinot bianco e 10% di Auxerois.

La casa punta soprattutto all’eleganza e all’equilibrio sposando la tendenza del Paese la cui vocazione è legato soprattutto alla zona della Moselle con vitigni quasi esclusivamente a bacca bianca rappresentati in primis dal Riesling, Pinot Gris, Pinot Blanc, Auxerois, Gewursstraminer e qualche vitigno autoctono. Lo sguardo è spesso legato al mondo della spumantistica e dello Champagne che copre circa il 50% della domanda.

Immancabile il fascino dello Champagne in Francia, soprattutto nella percezione che si ha all’estero di questo paese, presente alla manifestazione con un prodotto di grande eleganza, cremosità importante e mineralità complessa grazie al terroir gessose: siamo a Mesnil-sur-Oger – la patria del Krug per intenderci o di un’azienda come Salon – dove si fa secondo molti il miglior Chardonnay e abbiamo degustato Gimonnet Gonet; oltre a Ratafia Champagne, una mistella solo di uve di Champagne.

Un focus con la Master class dei Vini Emergenti ha presentato l’Albania che dopo la caduta del Comunismo ha cominciato a investire sul vino e sull’enoturismo, anche se la produzione di vino esiste da sempre, solo che il ritardo nella promozione non ne ha permesso la conoscenza, ha raccontato Flori Uka presentando il suo Albania Ceruja, prodotto con il vitigno autoctono ceruja bianco, da uve maritate su alberi. Interessante anche il Plithure, shesh i bardhe, bianco, macerato 40gg di Artan Balaj.

Altra realtà poco conosciuta a livello vinicolo Cipro che è una delle regioni di più antica produzione del vino, paese mediterraneo con una delle viticolture più in altura d’Europa, scelta necessaria per fronteggiare le alte temperature locali e una composizione del terroir di buona complessità in degustazione con Cipro Xinisteri di Ekfraseis, xinisteri, bianco, allevato in vigne fino a 1580 metri sul livello del mare. Il nome in lingua locale significa “acido”, la principale uva a bacca bianca dell’isola anche in versione passita, di forte trazione.

Altro paese poco considerato è la Romania, presente con Composition Rosé di Domaine Dumetrier che risponde a una domanda in grande crescita, quella dei Rosé, prima considerati di basso livello e ora apprezzati per la loro versatilità.

Giada Luni

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Rubrica di Elisa VoltaSenza categoria

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Per essere professionali evitare il “troppo”

ELISA VOLTA

Curare il look è importantissimo anche sul lavoro. Per le donne che devono ahimè faticare più dei colleghi uomini per affermarsi professionalmente, lo è ancora più. Curare il proprio stile non è solo un vezzo frivolo, ma un efficace modo di comunicare senza parlare.

I vestiti che indossiamo, il portamento, il make up (o la sua assenza), l’acconciatura, gli accessori, i gioielli sono dei potentissimi mezzi di comunicazione non verbale che possono diventare nostri alleati o viceversa i nostri peggiori nemici.

L’abbigliamento da indossare sul posto di lavoro dovrà essere consono alla mansione che si svolge e all’ambiente in cui si opera.

Esistono ambienti più formali che richiedono un outfit più rigoroso e altri dove è concessa qualche libertà. Tanto più è elevata la funzione che si ricopre, tanto più è richiesto decoro, perché sarà l’esempio che verrà preso a riferimento dai sottoposti, ovvero l’immagine che si darà all’azienda che si rappresenta.

Quando si incontra una persona per la prima volta, la si giudica sulla base delle “apparenze”, che ci piaccia o no. Prima di ascoltare si guarda e ci si costruisce un’idea partendo dall’immagine che quella persona trasmette.

Questo primo approccio condizionerà inevitabilmente il rapporto che si andrà a sviluppare.

Se non si indossa una divisa aziendale (che serve appunto ad uniformare il messaggio che l’azienda intende veicolare), per comunicare professionalità l’imperativo è solo uno: evitare gli eccessi.

Non presentarsi al lavoro struccate, ma nemmeno truccate come una drag queen.

Evitare la sciatteria nell’abbigliamento (no a maglioni sformati, peli di cani, gatti o di qualsiasi altro animale su giacche e pantaloni, no a leggins – soprattutto se mollicci con effetto” pigiama di flanella”), ma no anche ad abiti eccessivamente attillati o sexy, a minigonne, a pants, a tessuti wild di vario genere (pitonato, zebrato, maculato ecc.).

Sì, è vero, l’ambiente lavorativo è spesso una giungla, ma d’asfalto (il colore formale/mimetico è infatti il grigio!), dove gli animali più pericolosi sono i nostri simili.

Per le calzature evitare tacchi oltre i dieci centimetri (destinati alle ore serali) ma anche infradito o qualsiasi calzatura eccessivamente informale.

Una particolare attenzione va posta ovviamente all’igiene personale e alla cura dei dettagli.

Le mani sono spesso in primo piano, quindi meglio siano curate.

Unghie corte e smalto trasparente come soluzione più rapida, sicura o d’emergenza, oppure smalto colorato, solo se impeccabile, di un colore neutro o rosso su unghie corte. Da evitare assolutamente artigli felini dai colori accesi e “originali”, peggio se cosparsi di brillantini. Il tanto è sempre troppo!

Il proprio stile personale e le eventuali eccentricità troveranno spazio al di fuori delle ore lavorative. Il luogo di lavoro non è un palcoscenico né un locale dove “rimorchiare”, qui va evitato tutto ciò che sposterebbe l’attenzione dai soli meriti lavorativi.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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Eventi

Lugano: Tisana- Fiera del Benessere- Serena Fumaria – “La felicità consapevole: l’impatto della crescita personale nel benessere della persona”, 13 Aprile.

Serena Fumaria

Serena Fumaria – “La felicità consapevole: l’impatto della crescita personale nel benessere della persona”

Data: Sabato 13 Aprile 2024

Ora: Dalle 12:30

Luogo: Sala Samadhi

Relatore: Serena Fumaria

Conferenza gratuita

ISCRIVITI GRATUITAMENTE

La Conferenza: La felicità è una condizione in cui un individuo è consapevole dei suoi stati emotivi e mentali e cerca di coltivare gioia e soddisfazione costanti nella quotidianità. L’oratore di questa conferenza, la Dottoressa Serena Fumaria, esplicita l’efficacia del suo metodo innovativo di crescita personale, che unisce il coaching alla mindfulness e ad altri metodi di implementazione.

Il Metodo Serena Fumaria (MSF), è stato creato inizialmente per sostenere le vittime di abuso, per poi, testata l’efficacia, essere adattato a tutte le sfere della vita.

La forza del progetto sta nel costruire un legame profondo tra la felicità consapevole e la crescita personale, al fine di creare il processo di auto-analisi e di auto-miglioramento, che permette di influenzare in modo significativo il benessere complessivo di un individuo. La conferenza presenta oltre che strategie pratiche per promuovere la felicità consapevole attraverso la crescita personale, la testimonianza speciale di Giulia Carpaneto, che da coachee è diventata una dei promotori di questo metodo ed è oggi al vertice con Serena Fumaria, dell’associazione #ioscelgome che agisce in prevenzione alla violenza.

Serena Fumaria

Serena Fumaria è una formatrice, motivatrice, mental coach,content creator, scrittrice, docente dell’ Università Elvetica e filantropa.

E’ una mental coach professionista, e opera nel life, love, sport e business coaching, utilizzando un suo metodo personale ( MSF– Metodo Serena Fumaria) che implementa la consapevolezza, le capacità personali e mentali, ed è finalizzato al raggiungimento degli obiettivi e della serenità sentimentale, professionale e personale.

E’ considerata una professionista nello sviluppo della crescita personale, sostenitrice del self help ed è fortemente stimata nel mondo del mental health per le sue competenze legate alla figura del narcisista patologico perverso e sull’effetto delle relazioni tossiche sulle vittime di trauma narcisistico e psicologico. E’ docente universitaria e scrittrice sugli stessi temi e su temi motivazionali ( Diario di una hostess – Fumaria, Phasar Editore; Cambiare consapevolmete si può – Fumaria, Giraudo – Om Editore; La felicità non è un caso – Fumaria / Giraudo; Manuale di Coaching – Fumaria Giraudo; Il libro bianco: quali nuove idee di Progresso sociale – Pubblicità Progresso).

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Il suo è percorso basato sulla formazione in coaching, la mindfulness, i principi fondamentali che implementano le capacità intellettive, basati sulla mente quantica e altri approfondimenti scientifici ed è applicabile al one to one, alla formazione aziendale e alle conferenze e agli workshop.

Il suo operato si divide e nel settore professionale ( www.serenafumaria.com ) della formazione strategica e nel charity program ( www.ioscelgome.it) .

Forte della sua esperienza nella violenza, nel 2016 inizia il suo sostegno silente con la pagina facebook “ guarire dal narcisista patologico -io scelgo me”, mette la sua professionalità al servizio del sociale, e nel 2018 inizia la sua campagna di prevenzione alla violenza attraverso la conoscenza e la comunicazione, attraverso l’associazione #ioscelgome di cui è presidente e che ha come finalità la prevenzione e il sostegno gratuito in auto aiuto riservato alle persone psicologicamente abusate, e la parte professionale che si dedica alla crescita personale, professionale e al raggiungimento degli obiettivi.

I suoi canali social, con milioni di visualizzazioni, sostengono gratuitamente la prevenzione alla violenza attraverso la consapevolezza dell’abuso.

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NUMA ECHOS, nota anche come poeta e musicista, sara’ la DJ resident italiana ufficiale di “Postpunk Lovers”.

NUMA ECHOS

NUMA ECHOS, nota anche come poeta e musicista, sara’ la DJ resident italiana ufficiale di “Postpunk Lovers”, la serie di serate musicali alternative ungheresi più conosciuta, durante la  quale selezionerà e mixerà brani contemporanei postpunk, darkwave e new wave ballabili,  espressivi e sensuali, concentrandosi in particolar modo sui gruppi italiani e latinoamericani senza  dimenticare le canzoni più popolari degli anni ’80.

Il battesimo avverrà il 19 Aprile 2024 e sarà  l’anticipazione di una serie di eventi che vedranno anche Numa Echos performarsi live in occasione della pubblicazione del nuovo album “Descending Consciousness” (2023, Wave Records, Brazil) scritto e prodotto in collaborazione con Filippo Scrimizzi nello studio Sub711 di Milano.

“Postpunk Lovers”, ideata dal poeta d’avanguardia ungherese Legéndy Jácint, avrà luogo, a  partire dal 2024, al 101 Club di Budapest.

La serie si concentrerà, come al solito, sulla musica  underground degli anni ’80 e ’90 darkwave, postpunk, gotica e sui gruppi Coldwave storici senza  dimenticare le tendenze contemporanee.

Nelle feste organizzate mensilmente le band si  esibiranno live con i loro progetti musicali e i DJ o gli artisti alternativi più popolari e più interessanti selezioneranno i dischi più pazzi concentrandosi sui sottogeneri citati.

Dietro l’audiomixer gli ospiti vedranno dj internazionali e resident del team Postpunk Lovers e come al  solito il poeta d’avanguardia Legéndy Jácint, noto per le sue esibizioni di danza improvvisata a  Berlino e Budapest, adornerà le feste con spettacoli particolari.

Tra il pubblico appariranno i volti  più stravaganti della scena underground di Budapest. “Postpunk Lovers” si prospetta una  situazione attraente per tutti coloro che vogliono immergersi nelle sottoculture della città.

POSTPUNK LOVERS

101 KLUB – 1072 Budapest, District VII

Rákóczi út 8A.

Ungheria

19 Aprile 2024

21:45 – 4:00: PARTY DANZANTE

Musica: NUMA ECHOS & GOREBOY

Performance: LEGÉNDY JÁCINT

Ballerina: SageNoir

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