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Redazione

Rubrica di Elisa Volta

BON TON BON TON A CURA DI ELISA VOLTA: Ministro o ministra?

ELISA VOLTA

Ministro o ministra? Sindaco o sindaca?

Ma anche: avvocato, avvocata o avvocatessa?

Questore, questora o questrice?

Ingegnere o ingegnera?

L’elenco potrebbe essere infinito e il dibattito molto acceso.

Se Giorgia Meloni scelse di essere chiamata Il Presidente del Consiglio dei Ministri, la neo eletta Alessandra Todde sarà La Presidentedella Regione Sardegna.

L’opinione pubblica si divise quando al Festival di Sanremo del 2021 Beatrice Venezi chiese al conduttore Amadeus di essere presentata come direttore d’orchestra.

Come districarsi nella scelta di pronomi e desinenze? Proviamo a fare ordine.

Secondo la professoressa Giuliana Giusti, ordinaria di linguistica all’Università Ca’Foscari di Venezia, «i nomi di ruolo in italiano hanno un femminile (a differenza dell’inglese dove solo i pronomi hanno il genere). (…) Nelle lingue romanze, il nome di ruolo è una radice che si combina con una desinenza di genere che non appartiene al ruolo, ma alla persona che lo ricopre (maestra/maestro, attore/attrice ecc.). E fino a qui ci siamo.

«Se alcune donne in posizioni apicali desiderano essere chiamate con forme al maschile, contro le regole della lingua italiana, è perché culturalmente il maschile suona più autorevole. I nomi di professioni di prestigio sono tradizionalmente maschili perché in passato quei lavori erano svolti solo da uomini, e in molti casi la percezione culturale è che debba essere ancora così» conclude la docente . 

L’Accademia della Crusca, istituzione italiana in materia linguistica, ha confermato la possibilità di declinare al femminile anche le cariche pubbliche se coperte da donne.

Di parere decisamente opposto il dottor Massimo Sgrelli ex capo del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, secondo il quale: «sostenere il principio che la definizione della carica deve essere attagliata al genere di chi la ricopre obbliga perfino ad indagare aspetti molto personali, come l’orientamento sessuale del soggetto, che potrebbe non corrispondere con le risultanze anagrafiche. (…) Anche gli aspetti giuridici non possono essere trascurati. L’art. 3 della Costituzione dichiara la parità di genere. Ciascuno ha libero accesso a cariche e impegni pubblici senza distinzione fra uomini e donne.

Chi invoca tale distinzione, invece antepone aspetti personalistici a quelli istituzionale che sottolineano la natura del soggetto titolare.

Si palesa più attento alla propria persona che al proprio ruolo o carica.» Di parere contrario alla declinazione femminile delle cariche pubbliche, anche Giorgio Napolitano, presidente emerito della Repubblica.

Due sono quindi i piani sui quali confrontarsi. Se l’Accademia della Crusca ha competenza sul linguaggio letterario, giornalistico, sui vocaboli e sulle forme grammaticamente corrette, l’idioma ufficiale e legale è invece determinato esclusivamente dalla legge.

Non tenere conto di questo, potrebbe produrre un provvedimento amministrativo impugnabile.

Come uscire “educatamente” da questa diatriba?

Come rivolgersi ad una donna che ricopre una carica pubblica o privata? In questa fase di confronto, dove le regole non sono ancora perfettamente delineate, l’uso del buonsenso è sempre l’infallibile lasciapassare.

Teniamo conto (ovviamente) della grammatica, della legge, ma anche delle diverse sensibilità personali che vanno sempre accolte senza giudizio o strumentalizzazione politica.

Porsi in ascolto ed agire assecondando quelle che sono le richieste pare essere, per ora, l’unica strada percorribile.

Da donna, mi auguro naturalmente di potermi confrontare spesso con questi dubbi, perché significherebbe trovare molte donne in ruoli apicali.

Ma nelle persone che ricoprono tali incarichi mi auguro soprattutto, indipendentemente del genere, di trovare preparazione, correttezza, merito e gentilezza.

Elisa Volta

3 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

“BON TON A 4 ZAMPE, MANUALE DI PET ETIQUETTE”

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AttualitàeconomiaEventi

La moneta complementare, un nuovo paradigma del denaro, le origini affondano nel baratto e trovano nuova linfa negli Anni Trenta

La moneta complementare

“La moneta complementare: cos’è e come aiuta le imprese”, questo il titolo di una tavola rotonda, moderata dalla giornalista llaria Guidantoni, organizzata da C.A.N.D.E., Class Action Nazionale dell’Edilizia, volta ad approfondire la conoscenza di una nuova best practice dell’economia reale con la partecipazione di OndaPay.
Si tratta di un’opportunità che non pretende di essere sostitutiva della moneta in corso legale e che presenta un aspetto rassicurante grazie anche ad un approccio semplice anche per la piccola e media azienda nonché per tutti i titolari di Partita Iva che abbiano un’attività.
Seppure promossa recentemente, rappresenta una sorta di “ritorno al futuro nel passato”, riportandoci su un piano di economia reale e alle origini dello scambio, il baratto, con un atout: non si tratta solo di uno scambio tra due parti nello stesso momento, quello che può essere assimilato alla permuta nel settore immobiliare; ma un piatto ‘di gioco’ ricco che apre
molteplici possibilità, incrociando non direttamente domanda e offerta e non necessariamente nello stesso momento. In tal senso la tecnologia odierna rappresenta la vera cifra innovativa.

Ma com’è nata la moneta complementare?
Il commercio umano nasce inizialmente con il baratto, funzionale se non bastevole in economie semplici in cui gli scambi sono bilaterali e servono a soddisfare esigenze primarie.
Lo scambio tout court però non è adeguato ad economie sempre più complesse nelle quali gli scambi commerciali aumentano in numero e in complessità.

Ed è in questo scenario che nasce la moneta vera e propria, come elemento atto a velocizzare e moltiplicare gli scambi commerciali, superando il baratto con un sistema di pagamento funzionale all’economia reale.

La nascita della moneta viene fatta risalire al VII/VI secolo a.C. forse coniata per la prima volta da Creso, re di Lidia.
Tornando alla sua funzione, la moneta non è altro che uno strumento di pagamento, un’unità di misura condivisa tra tutti i soggetti economici.

La funzione virtuosa della moneta viene messa in discussione quando essa smette di essere un mezzo per diventare un fine.

E quello che abbiamo visto succedere con la finanziarizzazione della società, dove una finanza slegata dall’economia reale ne influenza spesso negativamente le sorti, con pesanti ripercussioni per la popolazione umana.
La moneta complementare vuole recuperare la funzione sana di strumento di pagamento, perché come scriveva il premio Nobel Samuelson: «La moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare.»
Su questi presupposti e in un momento storico molto particolare nasce la moneta complementare, come strumento anticiclico che contrasta le distorsioni del sistema finanziario.
Negli anni Trenta del secolo scorso, in piena crisi, il cosiddetto credit crunch, quindi la carenza di liquidità sul mercato, sprofonda in piena crisi tutta l’economia mondiale.
Mancando la liquidità nel sistema, l’economia reale si ferma, non essendoci i mezzi per mettere in moto la produzione e gli investimenti. Senza addentrarci troppo nei meccanismi economici, risulta evidente che nello schema tradizionale la mancanza di liquidità blocca l’economia reale.

Sulla base di quest’osservazione, e sulla scorta delle teorie dell’economista Silvio Gessel, nel 1934 nasce a Zurigo la Wir Bank. Un gruppo inizialmente ristretto di imprenditori svizzeri si unisce per dare vita a un sodalizio che supera le ristrettezze
finanziarie dovute alla carenza di liquidità e crea un sistema di scambi commerciali non legati alla moneta in corso legale.

In pratica, venne creata una camera di compensazione che teneva e certificava i debiti e crediti derivanti dalle operazioni commerciali tra gli imprenditori aderenti a Wir Bank. Sganciare il meccanismo commerciale dall’economia finanziaria in crisi, rimise in moto in moto l’economia reale Tale esperienza oggi è ancora una realtà in Svizzera, che opera con decine di migliaia di imprenditori. Wir Bank si può considerare pertanto l’antesignano di tutti i sistemi di moneta complementare esistenti oggi, se ne stimano circa 500 nel mondo. Il sistema si è molto sviluppato negli anni Settanta del secolo scorso nel mondo anglosassone, prendendo anche il nome di Corporate Barter per indicare da un lato la sua origine di scambio, dall’altro
l’industrializzazione del sistema, funzionale ad aziende anche di dimensioni importanti.
In Italia le esperienze di moneta complementare o Corporate Barter risalgono agli anni Duemila, con alcune esperienze anche di discreto successo.

La moneta complementare è quindi una realtà in grado di aiutare le imprese, che possono accedere ad una liquidità complementare che come effetto non secondario è in grado di sviluppare il fatturato delle aziende stesse.
Liquidità e fatturato sono i punti cruciali e se vogliamo i problemi diffusi della struttura aziendale in Italia
Il seminario del 19 Febbraio scorso – che ha riunito una cinquantina di imprese – si è occupato di approfondire questi temi con l’obiettivo di fornire il contesto e anche delle soluzioni pratiche ed attuali.

È intervenuta infatti OndaPay, spin off del gruppo Eneron, che si occupa appunto di moneta complementare
Il sistema OndaPay è già attivo da qualche anno in Italia con centinaia di aziende che utilizzano con soddisfazione questo sistema di pagamento alternativo, o meglio complementare.

È stato chiarito che questi sistemi non possono sostituirsi alla moneta ufficiale, dato che non si può acquistare tutto con questa moneta; restando non di meno complementari.
Per fare due esempi eclatanti tasse e stipendi non possono essere pagati per vincoli legali con monete diverse dall’euro. Questo è un limite ovviamente ma tendenzialmente tutto il resto dell’universo di beni e servizi acquistabili è potenzialmente gestibile con la moneta complementare.

Com’è intuibile, l’obiettivo è quello di allargare la platea degli utenti il più possibile: più la moneta è spendibile, più si equipara alla moneta ufficiale di un paese.
In effetti già oggi si può comprare di tutto con la moneta complementare, beni e servizi di qualsiasi tipologia.
Non ci sono settori particolarmente adatti, tutti i settori sono integrabili nella logica della moneta complementare, che per sua natura ovviamente è destinata agli operatori economici. tuttavia, qualche esperienza interessante sui consumatori privati è già stata realizzata.
Un’applicazione interessante è quella del settore B2E (Business to Employers), che vede la realizzazione di programmi di welfare impostati in moneta complementare.
Un elemento che contraddistingue OndaPay dagli altri operatori e la possibilità di acquistare energia all’interno del sistema, grazie alla presenza di un operatore del mercato libero dell’energia all’interno della sua compagine sociale.
È evidente che l’energia è una fornitura strategica perché chiunque ha un consumo energetico, e avere la possibilità di pagare le bollette con i propri beni e servizi è un vantaggio enorme, soprattutto in tempi di caro energia o di crisi esogene, come quella ad esempio del Covid 19.

Nel periodo pandemico ad esempio il Gruppo Onda ha dato la possibilità ai ristoratori in piena crisi di mantenere le forniture, pagando le bollette in moneta complementare, per poi rientrare una volta che il sistema della ristorazione si è sbloccato.
L’iniziativa di OndaPay nasce nell’immediato da un rapporto con il mondo dell’edilizia – e anche supportata da un’indagine commissionata al sociologo Renato Manheimer qualche anno fa, che ha evidenziato come, a sorpresa, più italiani di quanti si immaginino ha sentito parlare di moneta complementare e nutre a riguardo una certa curiosità sebbene sia un
argomento da circostanziare.

Più di recente l’interesse diffuso nutrito da molti punti interrogativi soprattutto da parte delle imprese ha spinto C.A.N.D.E. a proporre un dibattito per comprenderne le origini, le prospettive e la reale utilità.
Che cos’è di fatto la moneta complementare e perché il suo uso si sta espandendo così efficacemente anche in Italia? E soprattutto, come si sposa con l’esigenza della cessione dei crediti fiscali attualmente bloccati di cui C.A.N.D.E. si occupa così attivamente?
C.A.N.D.E., come ha ricordato Bartolomeo Murgese, Consigliere nazionale dell’associazione, che si muove a tutela di imprese e professionisti dell’edilizia per sbloccare la libera circolazione dei crediti fiscali maturati dai principali bonus di settore – situazione resa stagnante da una serie di provvedimenti che si sono susseguiti dallo scorso anno) – si è dimostrata ancora una volta sensibile alle novità del panorama economico italiano, invitando Luigi Martines e Dario Romano, rispettivamente Presidente del Gruppo Eneron e CEO dello spin off OndaPay, a parlare di moneta complementare.


Come già scritto, OndaPay gestisce in Italia una piattaforma in cui appunto imprese e professionisti associati possono pagare con la moneta complementare OndaCoin gli acquisti effettuati nel marketplace, mettendo in moto un circolo virtuoso di scambi e transazioni senza far ricorso (o ricorrendo solo in parte) alla liquidità.
Tra C.A.N.D.E. e OndaPay è stato di recente siglato un sodalizio con l’obiettivo di agevolare la cessione del credito fiscale verso l’acquisizione di moneta complementare, poi utilizzata per l’acquisto di beni e servizi presso le imprese e i professionisti aderenti alla piattaforma OndaPay.

Questo per bypassare il sistema bancario, poco ricettivo in questo momento storico nei confronti della cessione dei crediti fiscali. Alcune esperienze positive in tal senso sono state raccontate durante il workshop, accendendo la speranza dei partecipanti che hanno compreso l’importanza dell’opportunità offerta dalla moneta complementare per la cessione dei propri crediti.
Da evidenziare infine che la moneta complementare si inquadra nell’ambito della cosiddetta Finanza Etica, come ricordato da Gianni Pietro Girotto, già parlamentare della Repubblica, intervenuto a corollario del dibattito con una significativa e autorevole testimonianza sul tema.
Se la moneta complementare può essere impiegata ad ampio spettro, proprio per la sua natura può essere pensata per il settore culturale che soffre sempre di liquidità e che potrebbe attivare in tal modo attività di grande interesse.

Giada Luni

*Finanza Etica: cessione dei crediti fiscali in moneta complementare.*

Partecipa al secondo webinar organizzato da C.A.N.D.E. in collaborazione con OndaPay.

📌Lunedì 18 Marzo 2024 | Ore 18.00

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EventiMusica

Domenica tre marzo si è svolto, a Villa Bertelli, Forte dei Marmi, il primo dei tre appuntamenti musicali organizzati dall’Associazione Clara Wieck Schumann.

Associazione Clara Wieck Schumann

Villa Bertelli è uno stupendo contenitore artistico, dove vige una perfetta multimedialità artistica, dalle esposizioni di arte visiva, ai concerti di vario genere, ai convegni. Tornando al concerto ci siamo trovati piacevolmente stupiti dall’offerta musicale proposta, il concerto è stato un perfetto intreccio in un’alternanza musicale a partire dall’esibizione del soprano Dominika Zamara e Sena Fini al pianoforte e a seguire il Duo pianistico Fini-Giorgini, composta Sena Fini e Pietro Giorgini.

Una spirale che ha visto l’alternarsi le due formazioni, mantenendo un filo continuo sia nella linea temporale, sia nell’evoluzione degli stili. Un crescendo nel quale i musicisti hanno dato prova delle loro capacità.  Partito con voce e pianoforte con le atmosfere del bel canato con le arie da concerto di Vincenzo Bellini, passando al pianoforte a quattro mani con Mario Tancredi, passando per le vocalità di Francesco Paolo Tosti, alle atmosfere romantiche di Sergej Rachmaninov, ai lieder di Fryderyk Chopin per poi concludere con Antonín Dvořák con le sue Danze Slave. Il concerto si chiude tra uno scroscio di applausi con un ultimo bis, “Lascia ch’io pianga” di Georg Friedrich Händel.

Ricordiamo glia latri due appuntamenti: 17 marzo Zala Kravos e Val Kravos concerto per pianoforte solista e a quattro mani e per chiudere il 24 marzo Ivana Oliva concerto per chitarra classica.

Dominika Zamara
Dominika Zamara
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beauty

I bagni romani dell’Helvetia Bristol “un angolo di benessere nel cuore di Firenze”.

I bagni romani dell’Helvetia Bristol

Il tempo per sé, il piacere della lentezza, il senso di accudimento e un lusso declinato come benessere. Questo il desiderio diffuso nella vita cittadina, sia per i residenti sia per i viaggiatori o turisti che siano. Rispondendo a questa domanda nasce la SPA dell’Hotel Helvetia Bristol, un albergo importante che ospita una parte del mondo Cibrèo, accanto a Palazzo Strozzi, a due passi da Piazza della Repubblica da una parte e dalla celebre via Tornabuoni dall’altra. Là dove si danno la mano storia, arte e lusso, un angolo di piacere che non dimentica la tradizione.

Il nome Bagni Romani è dovuto al ritrovamento, durante i lavori di ristrutturazione – con l’ampliamente dell’hotel che ha occupato lo spazio prima di una banca – di reperti di epoca romana e per giunta, elementi architettonici delle terme. Un segno propiziatorio accolto dalla proprietà che ha portato alla luce quanto trovato incastonandolo nello spazio del centro benessere a vista e ricostruendo l’ipotetica architettura con dei pannelli.

La suggestione non è solo estetica quanto di ispirazione perché la filosofia delle terme romane è ancora attuale e altamente terapeutica grazie all’alternanza del caldo e freddo che stimola la circolazione; depura l’organismo innalzando le difese immunitarie con un piacevole effetto collaterale anche dal punto di vista estetico.

È proprio il percorso l’attrazione più richiesta perché consente l’immersione in un’altra dimensione, lasciando fuori i rumori della città, la folla di turisti, il caldo d’estate, la pioggia e il vento d’inverno. Un ambiente ovattato vissuto come un rifugio nel quale ricaricarsi che architettonicamente ha sposato il contesto ipogeo dando luce con la leggerezza conferita dal travertino e amplificata da superfici trasparenti, specchianti, profondità che si aprono per guardare nella storia, con la vista sui ritrovamenti archeologici.

Questa l’idea che ha portato alla realizzazione di questi ambienti, come ci ha illustrato Gabriella Francia, Responsabile del Progetto Deep Nature Italia per le spa, che sul territorio da 3 anni opera con al francese Snow Group. Dopo una lunga esperienza con il socio Régis Boudon Doris nell’accompagnamento degli imprenditori dallo studio di fattibilità alla realizzazione, oggi si occupa anche della gestione di alcune realtà, cercando di cogliere l’anima del luogo. In questo caso siamo in un ambiente internazionale per un pubblico internazionale ma gravido di storia e il fiorentino, fiero e un po’ geloso della propria gloria passata, è restio a frequentare i luoghi dove si ritrovano i turisti.

Era pertanto necessario cercare di offrire uno spazio che potesse essere fiorentino per i residenti, internazionale per i turisti. La scelta della linea Cinq Mondes sposa questa idea di esclusività legata proprio al tema del viaggio. Questo marchio infatti come ben racconta il suo nome nasce in tempi non sospetti per realizzare un prodotto eco-compatibile con la ricerca di principi e ritualità in giro per il mondo e l’idea, all’inizio della sua storia esclusiva, di rivolgersi ai centri benessere.

La sensazione che si riceve entrando nell’ipogeo dell’Hotel Helvetia Bristol, che un tempo ospitava il caveau di una banca, luogo segreto e prezioso, è un senso di protezione, dove il tempo si dilata e dove si ritrova un calore domestico perché gli ambienti non hanno il sapore di una clinica e una fisionomia troppo tecnica grazie ad arredi caldi, a proiezioni e a piccoli particolari che scaldano l’atmosfera.

Fra i trattamenti viso, abbiamo scelto Il segreto della longevità, perché il sogno dell’eterna giovinezza è da sempre uno dei desiderata dell’umanità che ha la particolarità di non trattare solo il volto ma anche il decolleté, le braccia e le mani.

Un tocco veloce, senza fretta, ma dinamico, dove il tempo della posa di un prodotto, non determina un momento di stasi. Il cliente non è lasciato un solo attimo senza cura. Per il corpo a parte il trattamento della Rinascita e l’Escape&Luxury, sempre ispirato al mondo dell’acqua che cura l’Aqua motus un massaggio senza il contatto delle mani effettuato con 1200 getti che spruzzano con diversa pressione, intensità, temperatura tutto il corpo.

Il suggerimento è di entrare ai Bagni Romani per un’esperienza da vivere, non un’altra ‘cosa’ da fare nella giornata.

Giada Luni

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Musica

Forte dei Marmi -Villa Bertelli- Concerto lirico del Duo pianistico Fini- Giorgini e il Soprano Dominika Zamara.

Dominika Zamara

Con Sena Fini al pianoforte e il soprano Dominika Zamara Domenica 3 marzo ore 17.00 Sala Ferrario Villa Bertelli

Appuntamento con la grande musica lirica domenica 3 marzo alle 17.00 nella Sala Ferrario di Villa Bertelli a Forte dei Marmi, dove è in programma il concerto a cura del Duo pianistico Fini-Giorgini, Direttore Artistico delle Stagioni Concertistiche: Concerti d’Autunno e Concerti d’Estate e del Concorso Internazionale di Esecuzione Musicale e Concorso Nazionale per le SMIM e Licei Musicali Clara Wieck Schumann di Massa. Insieme a Sena Fini sul palco, si esibirà il soprano Dominika Zamara reduce dal successo negli U.S.A. e di Damasco.

Ingresso a pagamento: 10 euro. Ridotto 5 euro per minori di 18 anni e studenti (Università Conservatorio e Accademia)

Prenotazione obbligatoria 0584 787251 338 6755186

Programma:

V. Bellini Vaga luna

Ma rendi pur contento

Malinconia, ninfa gentile

M. Tarenghi Scene autunnali

Aurora

Idillio e caccia

A vespero

Insogno

M. Tarenghi Serenata

F. Tosti Sogno La serenata

S. Rachmaninoff 2 Pezzi dall’ op.11

Romanza

Valzer

F. Chopin Smutna Rzeka

Zyczenie

Pierscien

Pionska Litewska

A. Dvorak Danze Slave

Op.72 n.2

Op.46 n.8

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Attualitàbeauty

La giusta soluzione per i problemi tricologici? Conosciamo meglio HairClinic…

HairClinic

Nonostante la ormai forte concorrenza a livello internazionale, le migliori cliniche in grado di risolvere i problemi di coloro che soffrono di calvizie e alopecia, rimangono italiane.

Il desiderio infatti, di circa 15 milioni di persone solo in Italia, è quello di trovare una soluzione definitiva a tempo indeterminato; questo è possibile grazie a tecniche innovative e specialisti esperti in HairClinic, realtà d’eccellenza in cui medici e chirurghi leader del settore offrono servizi contraddistinti dalla massima qualità. Direttore scientifico del Gruppo Clinico è il Dott. Mauro Conti, figura di riferimento con esperienza pluriennale nel settore.

Nell’approccio terapeutico di Hair Clinic e del Dott. Conti, i capelli possono essere paragonati a delle foglie, che ci fanno capire se l’albero è in salute; su questa scia viene interpretato lo stato di vitalità del capello per cogliere di conseguenza lo stato dei follicoli, considerandoli parte di un complesso ecosistema; nel progetto elaborato (Bio Stimolazione Bulbare Sinergica) si vuole ottenere un miglioramento clinico importante all’interno della disfunzione follicolare.

Da non sottovalutare è anche l’aspetto economico di protocolli che, pur essendo caratterizzati da terapie e procedure altamente efficaci, sono caratterizzate da costi alla portata di tutti, grazie anche ad una politica di credito al consumo che permette di ammortizzare le spese. L’approccio terapeutico del Dott. Conti e dei suoi collaboratori si configura come un approccio olistico, tecnologico e personalizzato, in cui il paziente viene seguito nel tempo, attraverso lo studio approfondito della situazione clinica generale, condizione in cui l’investimento economico è ripagato dai benefici riscontrabili e dall’alta qualità dell’assistenza ricevuta. 

Per maggiori informazioni

www.hairclinic.it

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beauty

“I sapori di Sicilia ti fanno bella”, Floriana Sergio, tre passioni diventate un marchio.

I sapori di Sicilia ti fanno bella

“La natura ama la semplicità e l’unicità”, una frase di Keplero, diventata un habitus per Floriana Sergio, farmacista cosmetologa dal2002 che ci ha raccontato il suo sogno lungo 20 anni. Dalla considerazione che siamo costantemente immersi nella frenesia della vita quotidiana, la presa di coscienza della necessità di gesti autentici semplici ed efficaci per far risplendere la pelle e migliorare il nostro umore.

È da qui che nasce l’idea di creare momenti di ben-essere trasformando complicate beauty routine in pause rigeneranti grazie all’azione delle Vitamine di Sicilia e alle note profumate degli olii essenziali.

“La passione per la chimica e per la trasformazione delle materie prime in un prodotto bello e funzionale – ci ha confidato – me le ha trasmesse il mio nonno paterno, chimico e farmacista in una piccolissima realtà rurale trapanese. Così ho mosso i primi passi nel laboratorio della farmacia ascoltando le richieste delle clienti formulando i prodotti migliori per rispondere alle loro esigenze.” Finché nel 2019 Floriana decide di avviare Farmaflo come realtà indipendente a Trapani, città del sale, del vento e del mare.

La bellezza sostenibile

Ogni prodotto nasce dall’intuito e dall’ascolto: una messa a punto con spirito artigianale impiegando le tecnologie cosmetiche più avanzate.

La sostenibilità è la sua bussola, la natura la sua guida, la Sicilia la strada. “Ispirata dalla saggezza e dalle antiche tradizioni della mia Isola, ha dichiarato Floriana – seleziono le migliori materie prime preferendo quelle ad alta tecnologia che provengono dal riutilizzo dei sottoprodotti ancora attivi dell’agricoltura siciliana.” Un’attenzione particolare è riservata ai processi di lavorazione minimizzando l’impatto ambientale: la bellezza sostenibile è l’unione tra Bello e Buono e ogni passaggio fa la sua parte. Parafrasando un proverbio africano la titolare di Farmaflo dichiara: “Da soli si corre, insieme si va lontano”. Ispirata da altri esempi imprenditoriali siciliani, giovani e illuminati, intende seguire l’economia del bene comune in cui fiducia, responsabilità, supporto reciproco e collaborazione contribuiscono a rendere migliore il mondo che abitiamo.

Qualche parola in più sull’azienda

“Vi racconto in poche parole FARMAFLO, un’azienda giovane, piccola, artigianale e a misura di Donna, che ha pensato e realizzato dei prodotti green e innovativi per il benessere e per il bene dell’ambiente.”

Alla base della sua filosofia vi è il “Chilometro Siciliano”, che è molto più che espressione del concetto di Chilometro zero, perché punta alla valorizzazione della territorialità e all’esaltazione dei prodotti locali che caratterizzano la terra che ci ospitano. “Sono convinta, ha continuato, che la valorizzazione del territorio si esprima attraverso una filiera corta e che per questo sia in grado di garantire il massimo della qualità; la nostra terra è così ricca e variegata – contaminata negli anni da tante culture differenti – da offrirci numerose soluzioni per qualsiasi bisogno; per questa ragione sono fermamente convinta che un ‘ritorno alle origini’ con un occhio al futuro sia il vestito cucito su misura per me, poiché utilizzo metodi e materie prime che le nostre nonne prima di me hanno utilizzato, ma alla luce di dati scientifici che ne hanno dimostrato e testato l’efficacia.”

La solidarietà con i produttori locali, la creazione di rapporti personali è alla base della filosofia di lavoro, per poter essere in grado di creare prodotti che siano frutto di un’amicizia. Il rispetto dell’ambiente è inoltre, un valore imprescindibile per noi, e ciò si manifesta trasversalmente in tutte le scelte a cominciare dalle materie prime, selezionate accuratamente tra quelle prodotte da piccoli produttori e derivanti in alcuni casi anche da prodotti considerati generalmente come materiale di scarto; all’Upcycling, il ciclo produttivo fino alla scelta del packaging, in plastica riciclabile con la sola presenza del confezionamento primario, senza packaging secondario aggiuntivo. “I miei obiettivi – ha dichiarato – sono l’attenzione e la cura del cliente e offrire una coccola pensata su misura che non solo valorizzi la bellezza rispettando il benessere quanto che sia capace di portare dentro la frenesia della giornata un momento rilassante con i profumi della Sicilia.”

Qual è il tipo di prodotto e in che modo racconta il territorio?

“Direi prodotti per la skincare di viso e corpo. Dalla detersione, saponi solidi, alla cura, creme, oli e scrub, sono cosmetici che partendo dai nomi passando attraverso l’uso di particolari materie prime e note profumate parlano della mia Sicilia.”

È solo questione di ingredienti?

“Direi che è più una questione di alchimia e sinergia. Ogni ingrediente ha una sua funzionalità ma è combinato assieme ad altri, secondo una logica scientifica, che diventa efficace per mantenere bella la nostra pelle.”

C’è stato un recupero di tecniche antiche, di tradizione locale?

Sì nei saponi, negli oli attivi e negli scrub. Per i saponi mi ispiro alla tradizione contadina secondo la quale l’olio d’oliva veniva trattato con la “lisciva” fatta da cenere di gusci di mandorla. Naturalmente ho rivisto la formula con le nozioni scientifiche attuali e l’ho rimodulata perché sia gentile con la nostra pelle. Ma la lavorazione degli oli, la formazione delle barre di sapone e la lenta stagionatura seguono ancora il processo antico.”

Che scelta distributiva è stata fatta?

“Ho scelto il mercato online come prima linea distributiva ma non escludo mai nulla nella mia vita. Fermo restando che qualsiasi soluzione deve rimanere sostenibile ed etica.”

In che modo un prodotto di bellezza può diventare un’espressione culturale?

“Penso che in questa quotidianità che spesso ci fagocita e ci fa camminare con lo sguardo dritto soffermandoci poco sui dettagli che ci circondano la pausa, seppur esigua, che dedichiamo alla nostra bellezza possa costituire un richiamo verso realtà diverse da quelle che viviamo.

Ed ecco che la nota di Mandarino di Ciaculli – dalla buccia sottile di colore arancio intenso, che si stacca facilmente dalla polpa, ed è disponibile da febbraio ad aprile – dell’Olio Donna Franca può spostare con dolcezza ma in maniera decisa il pensiero di chi lo sta usando al calore degli agrumeti siciliani richiamando alla mente i paesaggi barocchi della Sicilia orientale o la bellezza dei templi greci della provincia di Trapani.”

Quali sono i progetti per il 2024?

“Ho in cantiere nuovi prodotti per il viso e per la cura dei capelli e strizzo l’occhio ai mercati anglofoni.”

Chi è Floriana Sergio

Farmacista, classe 1978, con tre grandi passioni: la chimica – consegue all’Università degli Studi di Palermo la Laurea Magistrale in Farmacia nel 2002 con una tesi in legislazione cosmetica; quindi il Corso Sinerga La formulazione naturale nella nuova cosmesi nel 2015 – la cosmesi, il mondo naturale. Laureatasi, lavora nell’azienda di famiglia, prima come collaboratrice poi come Direttrice e dal 2011 come Imprenditrice proprietaria. Nel 2019 sceglie di cambiare strada per concretizzare il sogno post lauream: formulare, produrre e brandizzare una linea cosmetica naturale efficace e siciliana. È la CEO&Founder della Farmaflo s.r.l., azienda iscritta nel registro delle start up innovative italiane.

Scout AGESCI 1992-2024 e 2017-2018; Vicepresidente FIAB Trapani 2014-2015 e Vicepresidente circolo AIAB Trapani 2014-2015. È stata Redattrice e blogger dal 2008 al 2011 (food, health, travel), Giornalista tematica con una rubrica salute&cosmesi, “I like magazine”, attualmente collabora per la rubrica “eccellenze italiane” con la rivista cosmetic technology. Presidente 2022-2024 del Rotary Club Passport Mediterranee e del gruppo Terziario Donna Trapani di Confcommercio.

A cura di Ilaria Guidantoni

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Dal 3 al 15 Marzo-Re-Emerging Venezia, Mostra fotografica, “Procuratie Vecchie 139” Piazza S.Marco – Venezia, Press Preview 29 febbraio dalle ore 11 alle 13.

Procuratie Vecchie 139

3 Artiste internazionali, 2 Scienziate ambientali e  l’Istituto di Ricerca del Sistema Lagunare Corila fanno rivivere nella Serenissima voci e ricordi del lockdown

 Gaby Wagner, Sophie Fauchier e Val Masferrer-Oliveira con un vibrante percorso di opere fotografiche, rappresentano il contributo artistico a Re-Emerging, osservatorio che esplora il post pandemia a Venezia e in Laguna

Re-Emerging è un progetto multidisciplinare “che mira a esplorare le connessioni tra l’isolamento delle persone vissuto durante il lockdown e l’osservazione della Natura, che appariva cambiata dopo il brusco calo della pressione antropica, cercando in tal modo di evidenziare gli aspetti di adattamento e resilienza emersi da circostanze straordinarie” sottolinea Giovanna Poggi Marchesi, ideatrice del Progetto stesso.

Grazie a CORILA, nella figura di Caterina Dabalà, la mostra diventa anche l’occasione per creare un archivio digitale unico che raccoglie le immagini veneziane e le condivide con il resto del mondo mettendole gratuitamente a disposizione nel web.

Le due scienziate ambientali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Alice Stocco e Silvia Rova durante il lockdown hanno diffuso un questionario per raccogliere i sentimenti negativi e positivi che le persone stavano sperimentando, invitandoli a riflettere sul rapporto con la Natura sia a livello individuale che collettivo. La loro analisi si affianca allo sguardo delle tre fotografe, dando evidenza e parola ai vissuti e proponendo insieme a loro una descrizione del lockdown più completa.

LA MOSTRA

L’esposizione ha carattere immersivo con l’ausilio di realtà aumentata e di una mappa di fotografie digitale interattiva accompagnata dal tappeto sonoro dei rumori registrati durante la chiusura, quando il tempo e il vociare si erano fermati.

Eravamo così di Gaby Wagner – Sentivamo così di Sophie Fauchier – Sognavamo così di Val Masferrer-Oliveira

È il percorso fotografico lungo il quale si snoda la mostra, i tre stati emotivi rappresentati dalle opere delle Artiste. L’imponente bellezza di Venezia riflessa nei canali, gli splendidi palazzi rinascimentali e le architetture gotiche della città vivono nelle fotografie di Gaby Wagner del primo lockdown nel 2020, un tripudio di luci, colori e assoluta perfezione.

Negli introspettivi scatti del 2020 di Sophie Fauchier trovano posto, con estrema delicatezza, il silenzio dei luoghi, la solitudine degli abitanti e l’abbandono di una città fra le più idolatrate al mondo.

Le opere di Val Masferrer-Oliveira, sfumano tra realtà e sogno, ricreando una Venezia sommersa, evocando echi della leggendaria città perduta di Atlantide, fotografie oniriche dove si fondono etereo e tangibile, una visione poetica che diviene un avvertimento sulla fragilità di questa città così esposta agli effetti dei cambiamenti climaticib31ER2aeJHc4_VC5ke8uemaqhygY__rJ2KqSiLTOwePAZUp-J3F12MCki6ICtsk4ngGqzXX7m4vewOuDv1fFZU1T7VBdP7x5BxVpEQ_ebY-0Kto8KvuzEnmYOB52WCeP9L_DEEeZlBkDO6MdfMdjGE4.jpg

Nulla è stato lasciato al caso in questo inedito e complesso “percorso”, incluso lo spazio espositivo che coincide con le Procuratie Vecchie, luogo simbolo della durata, della fedeltà alla tradizione e del prestigio della Serenissima Repubblica di San Marco, perfetto per dare evidenza al confronto fra il vuoto di persone e il silenzio a contrasto con l’affollamento rumoroso di oggi.

Un dialogo artistico e scientifico con il visitatore per portarlo a rivivere i sentimenti e i desideri che aveva provato durante quel tempo, a confrontare gli spazi della Venezia di oggi con quelli di allora, a stimolare nuove riflessioni sugli effetti di eventi così significativi della nostra esistenza.

—> All’anteprima stampa e al vernissage presenzierà il filosofo saggista Pascal Bruckner, autore del saggio “Le Sacre Pantofole-Sulla fuga dal mondo” (ed.Guanda) che indaga la cultura del ritiro, della rinuncia al mondo, effetto della pandemia e rischio potenziale di divenire individui, seppur sempre connessi tecnologicamente, privi di interazione fisica e sociale.

LA COSTRUZIONE DELLA MEMORIA COLLETTIVA

Il progetto prevede la partecipazione del pubblico alla memoria collettiva per  l’invio di testimonianze sotto forma di  immagini digitali di esterni catturate con i vari dispositivi tecnologici nel periodo di chiusura per la pandemia, per elaborare un fermo immagine di questo tempo che potrebbe e dovrebbe orientare le scelte future.

I materiali si potranno caricare in autonomia e geolocalizzare sulla mappa interattiva  della pagina dedicata del sito https://www.re-emerging.it/it/aggiungi-il-tuo-ricordo/,verranno conservati da CORILA, COnsorzio per il coordinamento delle RIcerche inerenti al sistema LAgunare di Venezia,  sistematizzati in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari e saranno accessibili gratuitamente online.


Alla breve ma intensa mostra fotografica seguirà quindi un percorso espositivo virtuale nel sito web di riferimento che rimarrà online fino a marzo 2025 quando si concluderà la raccolta delle testimonianze digitali il progetto terminerà con la presentazione della memoria.

Re-Emerging guarda al lockdown da molteplici prospettive, cercando di trasmettere un messaggio di speranza e duplice apprezzamento non solo per la resilienza umana ma anche per la bellezza che può emergere nelle situazioni più complesse e inimmaginabili.

Sito web www.re-emerging.it  

SCHEDA INFORMATIVA

Re- Emerging Venezia

Beyond Lockdown

Mostra fotografica

01.03 > 15.03.2024

Procuratie Vecchie 139/153

Piazza S.Marco – Venezia

ORARI DI VISITA

Dal martedì alla domenica

10.00 > 18.00  

ANTEPRIMA PER LA STAMPA  29.02.2024 dalle ore 11 alle 13

Per registrarsi compilare cortesemente il modulo a questo link https://forms.gle/nYS1hpsN9GFiD1GZA

All’anteprima sarà presente il filosofo Pascal Bruckner con un suo intervento.

INAUGURAZIONE

29.02.24 h. 17.30 su invito

Curatela e produzione: Giovanna Poggi Marchesi

Direzione progetto scientifico: Caterina Dabalà

Potenziamento: Marianne Tesler

Scienziate: Alice Stocco e Silvia Rova

Tappeto sonoro: Elena Imbrunito

Ingegnere informatico: Alberto Attanasio

Direzione creativa: Gianluca La Rosa

Comunicazione: Cristina Gatti e Giordana Sapienza

SITO WEB e SOCIAL MEDIA

www.re-emerging.it

Per l’upload delle testimonianze digitali

Instagram @re_emergingproject

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#postpandemic

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Con il patrocinio di

  • UNESCO/United Nations Decade of Ocean Science for Sustainable Development;

che riconosce l’iniziativa, apprezzando l’importanza di comprendere e preservare il ruolo fondamentale degli ambienti acquatici e il contributo  a una  riflessione globale della nostra identità in  relazione con il mondo naturale per un futuro più sostenibile e armonioso.

  • Europa Nostra tramite European Heritage Hub
  • CORILA Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia
  • Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità
  • Regione del Veneto
  • Città di Venezia Le città in festa

SPONSORS

  • Proprietà delle Procuratie Vecchie 139 
  • Roberto Coin s.p.a
  • Borgoluce Soc. Agricola s.s.
  • Rosa Salva Venezia 1879

PER ULTERIORI INFORMAZIONI CONTATTI STAMPA

Giovanna POGGI MARCHESI  Cristina GATTI

project@re-emerging.it 

press@cristinagatti.it 

 +39-3383997644  +39 3386950929

Giordana SAPIENZA

giordana.sapienza@gmail.com

+39 3428538791

BIOGRAFIE ARTISTE

Sophie Fauchier si specializza nella fotografia d’arte e crea narrazioni basate sulle sue esperienze personali. Nei suoi viaggi ha osservato e analizzato tutte le fasi della vita di una donna. Stabilita a Venezia dal 2018 ha dedicato tutto il suo impegno nel ritrarre il periodo della pandemia del Covid 19 per evidenziare i contrasti.

“Mentre il mondo vedeva immagini di delfini nei canali, la verità riguardo il lockdown veneziano presenta una profonda solitudine. Una vecchia città rovinata dal turismo di massa, il Covid 19 è stato per Venezia sia una benedizione che una condanna. Lo spazio per respirare e muoversi liberamente, per la città ha portato anche molti aspetti negativi.


La doppia personalità di Venezia mi ha spinto a rappresentare la città attraverso i suoi abitanti. Per spingermi oltre le foto perfette delle cartoline, di una delle città più idolatrate nel pianeta, e mostrare cosa rimane quando tutti smettono di guardare”.

S. Fauchier, Venezia “La città dalle Cento Profonde Solitudini” 2020 

www.sophiefauchier.com

Val Masferrer-Oliveira, una fotografa brasiliana-portoghese di fine art, è un’amante di Venezia che ha deciso di trasferirsi lì durante la pandemia, cercando un’esperienza diversa. 

“Dea della Laguna” sfuma la linea tra realtà e sogno. Val ha trasformato le calli vuote e i canali deserti in un avvertimento sulle potenziali conseguenze dell’abbandono di questa fragile città esposta ai rapidi cambiamenti climatici.

Val si è sintonizzata con le vibrazioni della città durante la pandemia, catturandole attraverso il vetro di Murano, il suo compagno artistico. Questa tecnica le ha permesso di presentare una Venezia sommersa, evocando echi della leggendaria città perduta di Atlantide. Tramite l’innovazione e l’arte, ha creato un linguaggio visivo invitando chi guarda a immergersi in un mondo in cui l’etereo e il tangibile si fondono.

“Dea della Laguna” è un appassionato appello per proteggere il patrimonio di Venezia. “Mentre ammirate queste immagini, diventate ambasciatori del cambiamento e del turismo sostenibile e diffondete la consapevolezza sulle sfide di Venezia. Insieme, possiamo preservare questa iconica città, conservando la sua magia per le generazioni future.”

Val Masferrer-Oliveira, Dea della Laguna 2020-2022

www.valmasferreroliveira.com

Gaby Wagner, fotografa, esplora il mondo di Venezia e in occasione di un servizio fotografico per Laura di Santillana scopre la sua passione per il vetro diventandone designer dal 1999.

Vive e lavora a Venezia coltivando entrambe le sue passioni.

“Il Coronavirus del 2020 ed il conseguente lockdown hanno trasformato Venezia in una città fantasma. Era rimasta incantevole e affascinante, ma era diventata deserta e le notti desolate e misteriose. Non ho potuto resistere alla tentazione di riscoprire la città da me tanto amata sotto questo nuovo aspetto così magico e straordinario. Per settimane ho camminato giorno e notte da sola per le strette calli e campi…ho sentito il bisogno di immortalare le emozioni e le immagini che vedevo.

Sopraffatta dalla bellezza bucolica riflessa negli specchi fluidi dei canali ho fotografato le incantevoli architetture gotiche e rinascimentali… La diversità e unicità delle facciate, tutte illuminate da un intenso cielo blu e dalla luce accecante del sole. Quiete e perfezione ovunque. Ho desiderato condividere questi istanti attraverso le mie immagini”.

G. Wagner, Venezia nel Silenzio 2020.

www.gabywagner.it

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Musica

Dominika Zamara alla conquista del Medio Oriente.

Dominika Zamara

Sta per partire un nuovo tour per il soprano Dominika Zamara che la vedrà impegnata in Medio Oriente. Nel tempo abbiamo visto la Zamara impegnata in varie parti dell’Oriente dal Sud Corea alla Cina ecc., ora una nuova tappa che andrà a impreziosire il suo curriculum e ad allargare il suo orizzonte musicale.

Il debutto è previsto per giovedì 22 febbraio alle ore 20:00 (ora locale), a Damasco, la capitale della Siria presso il “Damascus Opera House”. Un concerto che vuole essere l’emblema della fratellanza tra i popoli, un messaggio forte in epoca di tumulto generale, organizzato dal l’Associazione Al-Bunduqiyya Assabakah italo ararba e in collaborazione con il Damascus Opera House

Un concerto che vedrà la Zamara di fronte a un nuovo pubblico, per l’occasione sarà accompagnata al pianoforte dal Maestro Aghiad Mansour. Il repertorio lirico proposto dal Duo comprenderà arie di: Bellini, Vivaldi, Mozart, Chopin, sino ad arrivare a repertori contemporanei, da Tosti a Rentowski, un programma che metterà in luce le doti canore della Zamara e la virtuosità del Maestro Mansour.

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Eventi

L’ associazione milanese amici della lirica AMAL ha organizzato una splendida serata di beneficenza a Milano al “BOZART club ‘80.

BOZART club ‘80

Gli ospiti sono stati accolti dai proprietari Alessandra Brunero e Maurizio Manca in modo principesco. La raccolta fondi è stata promossa per aiutare la “ETS Marco e Francesco Camerini“ uniti contro la malattia di Batten. Era presente la madrina dell’associazione, l’ attrice Maria Grazia Cucinotta che non si è sottratta alla richiesta di foto e selfie. Al ricavato della serata si sono aggiunte tre donazioni e precisamente la prima da parte dei Dottori Francesco Cuccurullo e Antonio Daniele commercialisti e revisori legali.

La seconda da parte di Giovanni Borriello ed Alice Fabbrica, due giovani imprenditori nel campo immobiliare.Infine la terza donazione da parte del famoso tenore Marco Sabadini che ha dedicato a Maria Grazia Cucinotta una bellissima romanza.

I presenti erano più di 100 allietati dalle musiche di Roberto ed Annalisa Cantando. L’amica Pinuccia Cottone ha portato omaggi per tutti in tema San Valentino. La serata è finita in grande allegria: tutti felici di aver aiutato un’associazione altamente meritevole e così è giusto dire “Fa bene fare bene”.

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