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Musica

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“Giallo” e una passione chiamata Musica…

Giallo

Una passione per la musica che lo ha portato fin da giovanissimo a sfiorare i tasti del pianoforte ..

Il producer e musicista GIAcomo PisaneLLO, in arte Giallo, ( il suo colore preferito si, ma anche un evidente crasi tra nome e cognome ) ha deciso di uscire allo scoperto presentando il suo disco “#FFB427“ ,il cui titolo prende spunto dal suo color code e riprende il concept del White Album dei Beatles.

Il progetto è interamente prodotto da lui, dalla voce alle strumentali, e viene presentato con il suo primo inedito “Eriksen”: un ibrido tra un brano indie e una sigla di una nostalgica comedy americana che contrappone giochi di parole e metriche ricche tipiche dell’hip-hop a ritornelli melodici in pieno stile 60s.

Tra le reference si sentono gli Articolo 31 ed i Beatles passando da Dargen D’Amico e Gianni Togni.

Conosciamolo meglio lasciando che sia lui a raccontarsi rispondendo alla nostre domande

Il tuo primo incontro con la musica?

I primi ricordi che ho della musica sono il pianoforte a casa dei miei nonni, i miei che mi cantavano  le loro canzoni per farmi addormentare e poi verso i 3 anni la prima lezione di pianoforte.

È difficile per me poter stimare un vero primo incontro con la musica perché ha sempre fatto parte della mia

vita a 360 gradi.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la

musica?

Più o meno tra le medie e le superiori: studiavo già musica da quando ero piccolo ma è stato con le prime band formate per gioco coi miei amici che ho iniziato a vedere il mio sogno e costruirlo giorno per giorno.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Dopo le varie esperienze con le band nelle quali ho sempre cantato, ho deciso fermamente di non cantare più e dedicarmi al songwriting e la produzione per altri artisti. In tutto questo tempo ho scritto e prodotto centinaia di brani che hanno richiesto tantissimo lavoro.

Assurdo come i miei piani siano cambiati in pochissimo tempo: in poco più di una settimana la scorsa estate ho scritto e prodotto il mio intero album, di cui Eriksen sarà il primo singolo, e ho deciso di mettere su un mio progetto artistico.

Forse stavo solo aspettando il momento in cui avrei avuto qualcosa da dire.

Come è cambiato il mondo della discografia?

Sicuramente la discografia è in continua evoluzione ed è costretta a seguire l’avanzamento tecnologico: le nuove modalità e mezzi per produrre e fruire la musica cambiano tutte le carte in tavola.

Che questo sia qualcosa di cattivo io non credo: come tutto ha i suoi pro e i suoi contro, e in fondo io cosa ne voglio sapere di quanto era difficile esprimersi con la propria musica quando era solo per pochi fortunati poter registrare una canzone?

In ogni caso, che abbia portato del buono o del cattivo, io credo che ci sia qualcosa che l’evoluzione tecnologica non possa cambiare, e cioè il nostro essere umani, l’avere bisogno di provare stimoli, emozioni e sensazioni, e io credo fermamente in questo quando faccio musica.

Quanto conta la comunicazione?

In un periodo storico in cui la comunicazione e i social sono al centro della scena e spesso più importanti del prodotto stesso, non posso che riconoscerne l’importanza.

Tuttavia spesso chi mi conosce mi fa notare che vivo in un mondo tutto mio e, dato che per me è molto più facile

comunicare con la musica, mi piace lavorare con persone che mi aiutano a farmi conoscere per la persona che realmente sono.

Per riassumere, trovo che la comunicazione al giorno d’oggi sia fondamentale ma sono un grande fan di coloro che sono in grado di comunicare la realtà senza troppi fronzoli e filtri.

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Questa è una bella domanda perché il mio obiettivo è quello di arrivare al mio pubblico principalmente con la mia musica e ad oggi il mio progetto è ancora inedito, quindi come diceva Battisti, lo scopriremo solo vivendo.

Cos’è per te la musica?

La musica è appunto il mio mezzo di comunicazione principale, l’unico con cui riesco concretamente ad esprimermi.

Sono una persona molto timida e riservata e non sono un granché né con il linguaggio del corpo né tanto meno con le parole, a meno che non siano in un testo di una canzone, ma quella vale come musica, no?

Se chiedessi alle persone che mi sono più vicine da quanto mi conoscono realmente probabilmente mi risponderebbero che è da quando hanno ascoltato il mio primo brano. Inizio modulo

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista ti piacerebbe interagire e perché?

Sicuramente tra i grandi artisti del passato che stimo di più e con i quali mi sarebbe piaciuto passare del tempo in studio non posso non citare i Beatles: i primi a fare del pop una forma d’arte, a sperimentare e a trasformare lo studio di registrazione in uno strumento; non a caso hanno ispirato 60 anni di musica pop e continuano.

Grazie per la piacevole chiacchierata.

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Musicaspettacolo

Bugo dice a Morgan: “tu non sei un cantautore” e Morgan risponde: ” ma se ti ho scritto una canzone in faccia”…

Morgan

Sono passati tre anni e ancora non hai capito il testo che ti ho scritto in faccia, sul palco, che tutta Italia ha imparato a memoria, forse perché scrivere una canzone sul momento per dire delle cose a chi ti sta bullizzando, per dire in sentimento di indignazione senza insulti o violenza verbale ma con la semplice urgenza di denunciare pubblicamente gli abusi di una persona supportata da una squadra di accaniti mobbers protetto da un intero sistema marcio e arrogante, cantando ma dicendo qualcosa di vero in mezzo a finzione e noiosissima spazzatura preconfezionata, è qualcosa di interessante.

Sennò non si sarebbe incollata mezza Italia al televisore all’una di notte.

Otto versi che ti hanno fatto scappare, quando se fossi stato in grado avresti potuto rispondere, avevi la possibilità di farlo ma non sei capace, una volta che sei sul palco senza i tuoi suggeritori te la fai sotto.

Io ti ho voluto redarguire per la tua “brutta figura di ieri sera”, quando hai commesso un grave errore sia umano che artistico, cioè hai fatto il gradasso sulla cover di Endrigo cantando dove non dovevi e assaltando il palco in modo prepotente e volgare per fare la primadonna perché i tuoi manager ti hanno imposto di prevaricarmi e tu come un burattino hai eseguito non capendo che la stavi facendo grossa, la cazzata ennesima.

Io sto sui palchi con artisti che sono dei giganti come Celentano, Fossati, Renato Zero, De Gregori, Ranieri, e imparo da loro molto umilmente, improvviso in diretta televisiva davanti a milioni di telespettatori e non mi permetto, non mi azzardo a voler fare lo sbruffone e sorpassare in scena l’artista con cui ho un rapporto di grande stima e di rispetto.

Tu non solo non sei in grado di competere tecnicamente, ma sei proprio umanamente scadente e te la fai sotto dopo che hai fatto il vandalo, pure vigliacco.

Non sei solo un cantautore che non scrive lui le sue cose, non sei manco un uomo di spettacolo ma perché te la sei giocata malissimo, tu e i tuoi aizzatori.

Una volta avuta in mano la bizzarra mia trovata che ti ha messo sotto tutti i riflettori (cosa che io non cercavo, io volevo dirtene quattro in faccia), tu manco hai capito che era una genialata e non la hai nemmeno saputa vivere artisticamente, ti sei messo nella condizione squallida di denunciarmi, di chiedermi dei soldi e di impedire di ricevere un solo euro persino dalle vendite del disco, che è uscito come duetto e porta pure il mio nome.

Tu l’hai buttata sul denaro. Che livello basso.

Che livello basso.

Non hai capito l’ironia, hai continuato a bullizzare e continui a farlo dicendo minchiate e sputando su uno che ti ha fatto veramente il più grande regalo della tua vita.

Del resto quando io ricevevo le targhe Tenco per i miei album tu scrivevi: “ho messo un piede sulla merda”.

Quando io scrivevo, producevo e cantavo con la mia band Bluvertigo e vincevo MTV awards tu scrivevi : « io mi rompo i coglioni ».

Chi è il cantautore?

Io sono molte altre cose, negli ultimi dieci anni, oltre ad averti scritto una canzone in faccia come si fa un caffè espresso, ho scritto 4 libri, fatto due colonne sonore per teatro, pubblicato 5 album di cui uno di musica classica e uno di musica sperimentale elettronica, ho fatto un romanzo sinfonico di 5 ore e 22 minuti che ho realizzato in toto, ed è la mia più bella opera musicale.

Ho fatto più di cento arrangiamenti per le canzoni assegnate ai talent grazie alle quali hanno vinto Mengoni, Noemi, Bravi, Galiazzo, Maggio, Becucci, motivo per cui sono entrato nel Guinness Dei Primati come miglior giudice di Xfactor al mondo. Bugo, dammi retta: fatti due risate e ringrazia il cielo sei su questo palco, rispetta chi ti ci ha portato dentro.

Crediti foto Chiara Kia Candiago e Renata Roattino

Poesia scritta da Morgan

La musica è consonazione,

sonitudine tonabile

timbralmente accordatica

quand’anche dissonata

non c’è il disarrangiar stempando

né il cacofonismo subdisfonico.

In un mondo acusticato e non enarmonicibile

un disinvolubile sinusitante zittimento

s’assola, inudizzato il melodiatico acutarsi,

noi, nell’atonatico di una vita astrumentata,

se sinfonizzassimo clusterità assoneremmo,

perciò eufonizziamo al cromatistico bequadrico vocalismo

che per scompositorio notamento tempizza musicativo

questo cablamento eseguitorio,

parolizzando solo la scrittudine,

mentre sentore d’assentante sentificabilmente

sentiva un’inventabile canzonità di inventamento al sé tra dentro il vento

avendosi avventato svolto e svelto

v’ ha svelato e va a rintocco rincasando din don dando canticando a casualente

Dante non essendo a casa suabilmente

vandovanti invanto va dove val anvante e rallentando

mai non sia per caritar siae che, sai,

non s’hai che cosi sia a comando chiunque qualunquendo

via io va dov’io mi son sia suo che sia,

chissà siccom’è m’ha fintanto ch’è fintonto

il ton d’un tolto tam l’andante mal andando

ma m’han dondolando l’ora donde il dan dannando dato in toto,

a mo’ di danno, lor non sann che se nonostan dolor

è tan sono stante e indolorante al dirittura a dir si dura

 che riman goal a sgolando al cor,

ma l’an lo godo abbandonando lor ch’allor ghost’ann d’agosto

al quando al quando il bon dottor son-ando.

Morgan

Articolo uscito in collaborazione con Rechos Records & Promotion/ Numa Echos.

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Musica

AKLES alla Consolle…

AKLES

Cosa avvicina alla musica ? Cosa spinge un giovane a intraprendere la carriera legata alla Consolle ?

Oggi conosciamo meglio Giosuè Tombolini Alias AKLES.

Il tuo primo incontro con la musica ?

Il mio primo incontro con la musica è stato a Berlino, quando andavo in prima elementare, dove mio padre mi fece ascoltare per la prima volta il genere elettronico/dance.

Mi ricordo che ascoltavo artisti come David Guetta, martin garrix ecc…(EDM), perché nei miei 2 anni di permanenza a Berlino, sentivo sempre questi suoni elettronici e underground.

Da li ho iniziato a mixare musica dance per la prima volta sull iPad di mio padre tramite un applicazione.

Cosa ti ha spinto a fare il dj?

La passione mi ha principalmente spinto verso il mondo del dj, anche se ho avuto un periodo di due anni dove non suonavo più, semplicemente perché il mixare sempre le stesse canzoni (a causa delle mie conoscenze tecniche limitate) mi era diventato noioso.

Dopo questi due anni, mio padre si prese un MacBook per il lavoro, siccome a me è sempre piaciuto smanettare sui pc, ho scoperto un applicazione chiamatasi garageband, da quel giorno riprese il mio cammino, non solo come dj, ma anche come produttore.

Tutt’oggi produco con Logic Pro X, e mi piace molto mixare sul mio Traktor S5.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ho un ricordo nitidissimo, di me, mio padre e mia madre, in una stazione di Berlino completamente vuota, dove mio padre mi chiese che lavoro avrei voluto fare, mi fece qualche nome, ma non mi ispirò molto; infine nomino il lavoro del DJ, e anche se non sapevo minimamente cosa fosse, mi si illuminarono gli occhi (probabilmente perché non era un lavoro tradizionale).

Come è cambiato il mondo della discografia?

Purtroppo non so rispondere bene a questa domanda, a causa della mia limitata esperienza.

Pero mi sono accorto che anni fa, andava più di moda l’EDM, e adesso vedo una forte salita del genere TRANCE/PSYTRANCE e della TECHNO.

Tuttora, il genere dominante, soprattutto tra i più giovani, è la trap/drill, che personalmente approvo.

Quanto conta la comunicazione e come usi il web e i social per la tua attività?

Secondo me la comunicazione sui social, è fondamentale al giorno d’oggi, soprattutto sulle piattaforme principali come instagram, tik tok ecc…

Perché ormai il successo, è dettato principalmente sia dal tuo talento, ma anche dal tuo profilo online.

Cos’è per te la musica ?

Per me la musica, ha un potere pazzesco per quanto riguarda la comunicazione, non di parole o fatti, ma di sentimenti e stati d’animo.

Infatti, mi succede che, quando sento o faccio un accordo particolare, con un suono particolare, che mi piace, lo sento proprio che tocca qualche corda dentro di me, come se fosse un specchio..

Quanto conta l’immagine nel mondo della musica?

Per quanto riguarda l’immagine, secondo me è importantissima, e deve essere coerente con la musica che fai.

Chi vorresti al tuo fianco in consolle dei di Dj e producer di oggi ?

Mi piacerebbe tantissimo suonare in console con Charlotte de Witte, oppure con Astrix, perché ammiro molto la loro musica.

Grazie Giosuè per il tempo a noi dedicato.

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MusicaSenza categoria

Cherasco riscopre un suo illustre cittadino.

Dominika Zamara

Presso il Teatro Salomone di Cherasco, il 25 febbraio scorso si è tenuto un concerto importante per la città, . dal Il titolo era “La Belle Époque approda a Cherasco”, che il titolo riprende tale la collocazione temporale per trasportare il pubblico in un viaggio a ritroso a per riscoprire un cheraschese illustre, passato all’oblio.

Parliamo del compositore GIOVANNI FERRUA (1843-1919), e quale modo migliore se non attraverso le sue composizioni, che sono uscite dalle polveri del tempo grazie a un meticoloso lavoro di recupero a cura del mMaestro Igor Bergese, fautore dell’evento

Per l’inizio della stagione concertistica dell’Associazione Amici dell’organo Pierino Regis, abbiamo assistito a un qualcosa di unico nel suo genere, con gli artisti: Dominika Zamara soprano, Stefano Gambarino tenore, Andrea Stefenell pianoforte, Igor Bergese viola, l’evento presentato da Luciana Braghin e dal mMaestro Giuseppe Riccardi, membri della già citata Associazione. Mentre il musicologoMaestro Bergese ha tenuto una lectio magistralis sul periodo storico, quel periodo trascorso tra il tra il 1871 ed il 1914

Il tutto attorno alla figura del Ferrua, passando per i progressi scientifici, aneddoti e non solo di quella particolare Belle Époque cheraschese.

Ma a farla da padrona è stata la Musica, accordata con l’armoniosa antica frequenza 432 hertz in sintonia con il nostro Dna e declinata nei seguenti branicon i pezzi: “Giuseppina” per pianoforte, “Vieni al mare”, per tenore voce e pianoforte tenore, duetto e romanza “Bella e divina immagine” da Adalgisa di Manzano, “Se tu non tornassi”, per voce e pianoforte soprano, “Esser vorrei…!” per tenore voce e pianoforte tenore, “L’Oroscopo”, valzer su motivi dell’opera per viola e pianoforte (trascritto e arrangiato dal Bergese). E per chiudere, torniamo a nostri tempi con Sharara (2017) “ninna nanna universalis” per soprano e pianoforte dalla dolcezza quasi metafisica. Quest’ultima parte ci ha dato il modo di conoscere il mMaestro Bergese anche sotto l’aspetto compositivo.

Ma torniamo al Ferrua e alla sua importanza per la città di Cherasco. La chiave di volta è nell’opera: Adalgisa di Manzano composta nel 1876, divenne fu il simbolo musicale di Cherasco, di cui si narra spesso nei romanzi della scrittrice Gina Lagorio (1922, 2005) in quanto ne celebra la nascita come libero Comune nel 1243. Insomma, a ben considerare, uUn compositore da riscoprire anche per la bellezza della sua musica.

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beautyMusica

Il Soprano Dominika Zamara Brand Ambassador per Mather Cosmetica Milano.

Dominika Zamara

La Soprano già da anni usa i cosmetici della linea Mather Milano, riscontando ottimi risultati , basta vedere il suo  viso sempre giovane e fresco.

Cantante lirica, sempre in viaggio per lavoro, su e giù dei palchi dei teatri di tutto il Mondo , in studi televisivi e radiofonici per interviste e per lei sentirsi fresca e con la pelle rilassata e una cosa molto importante che la fa sentire più a suo agio e sicura di se.

Gli integratori, che usa da tempo la aiutano ad avere energia per i continui spostamenti.

Diventare AMBASSADOR per lei è stato un passo naturale..

Dominika ,eticamente, parlando, mai si metterebbe in primo piano se non credesse nella bontà dell’iniziative che la vedono protagonista, tanto meno nei brand che decide di rappresentare.

Tutte le linee di prodotti Mather nasce dal progetto di un gruppo di ricercatori, imprenditori ed esperti di settore che si riuniscono sotto il nome di IETplus, acronimo di Innovazione, Energia, Tecnologia.

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EventiMusica

Il 12 marzo prossimo presso il Teatro Comunale dei Concordi di Campiglia Marittima il Soprano Dominika Zamara nel ruolo di Donna Elvira.

Dominika Zamara

Il 12 marzo prossimo presso il Teatro Comunale dei Concordi di Campiglia Marittima, Dominika Zamara interpreterà il ruolo di Donna Elvira nella celebre opera mozartiana: il Don Giovanni.

Un ruolo che la Zamara ha già interpretato diverse volte, l’ultima in ordine di tempo nel 2019, un ruolo che le calza a pennello, come un abito su misura. La stessa Zamara dice “adoro cantare Mozart, e come un balsamo per la voce. Amo questo ruolo, Donna Elvira è una donna forte, un ruolo non facile con molte sfumature drammatiche, in sostanza una sfida”.

Alle ore 17:00 del citato 12 marzo si aprirà il sipario su di un’opera che non ha certo bisogno di presentazioni, appartenente alla cosiddetta:

Trilogia Italiana di Mozart o trilogia Mozart–Da Ponte (Wolfgang Amadeus Mozart, compositore e Lorenzo Da Ponte, poeta e librettista), che consiste nelle opere: Le nozze di Figaro (1786), il Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790).

Due geni che hanno dato vita a delle pagine della musica, oggi lo si potrebbe definire un duo vincente.

Ma andiamo a scoprire l’intero cast.

Don Giovanni – Maurizio Giossi

Leporello – Omar Cepparoli

Masetto – Alessandro Ceccarini

Commendatore – Davide Procaccini

Donna Anna – Laura Andreini

Don Ottavio – Alfonso Zambuto

Donna Elvira Dominika Zamara

Zerlina – Tatiana Previati

Coro IOF

Cor Orchestra

M° Marco Severi direttore d’orchestra

David Boldrini regia

Italian Opera Florence scene e costumi

Tutto è pronto per rivivere le magiche atmosfere di un’epoca passata, ma con dei riferimenti che si intrecciano con il presente in una contrapposizione temporale.

Ingresso € 26.50

 Per maggiori informazioni.

mailto:info@teatroconcordi.it

www.ticketone.it

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Musica

“FUORIDIME” il primo singolo di Trxgedy.

TRXGEDY

Forte dei Marmi giovedi 23 Febbraio grande festa al Catch Claw’s  per l’uscita del primo Singolo di Luca Cappellini , alias Trxgedy “FUORIDIME”..

La sua prima uscita da solista non è certo passata inosservata, Luca che da sempre vive la musica con passione e professionalità , ha scelto di camminare da solo, presenti alla serata  anche tutti i componenti della sua Band  modern.tears, con i  quali ha mantenuto uno splendido rapporto. tutt’oggi collaborativo.

La serata è stata occasione anche per scattare una foto d’arte, da un idea del curatore Alessio Musella  il fotografo Federico Gherardi ( autore di tutte le foto presenti in questa intervista) e il producer Lorenzo Puccioni, in arte Sterza.

Conosciamo meglio Luca e il suo percorso lasciando a lui il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostra domande

Il tuo primo incontro con la musica ?

Risuonerà un po’ banale, ma è cominciato tutto da bambino.

Non ricordo precisamente in quale età, ma un anno chiesi come regalo di Natale una chitarra elettrica.

C’è voluto pochissimo per iniziare a rompere le scatole ai miei e a tutto il vicinato (ride)

Sono sempre stato abbastanza agitato ma sempre rispettoso, mi piacevano e piacciono tutt’ora generi di musica alternativi dove poi, crescendo, ho imparato ad ampliare i miei ascolti tuffandomi e innamorandomi del cantautorato italiano.

Mio padre mi faceva sentire i suoi vinili, ogni tanto, quando ancora abitavamo a Como.

Uno dei primissimi ricordi a riguardo fu l’ascolto di Bad Boy, di Den Harrow.

Non l’ho mai più ascoltata ma l’ho ancora tutta completamente in testa, assurdo.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

Una volta concretizzata la prima band.

Ero partito a strimpellare nella cantina del mio attuale batterista, ma più che suonare si può ammettere che facevamo cose, con degli accordi, con tanto rumore.

Iniziato ad avere la prima sala prove, debuttando per la prima volta su un palco con quelli che sono tutt’oggi i miei compagni di band (o comunque amici vicinissimi) si è aperto un mondo bellissimo.

Aver portato un genere completamente inascoltato in un centro come quello che è Forte dei Marmi, aver avuto un riscontro calorosissimo e da lì a poco essere partiti portando tutto questo non solo nel paesino, ma anche nelle città d’Europa è stato surreale.

Non riesco a non sorridere quando penso alle mie esperienze grazie alla musica. 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Solo uno è difficile!

Non riesco mai a spiegare cosa significhi vivere on the road e continuare a conoscere e interagire con gente nuova ad ogni esperienza.

Su due piedi mi viene in mente una cosa che mi ha fatto sorridere veramente:

Qualche anno fa avevamo una data a Taranto, in Puglia.

Alloggiavamo in un camping, si fece un concerto straordinario. Il giorno seguente, poco prima di partire, ci viene incontro questo ragazzo.

Era magrino, abbronzato di chi si vive la sua terra in pieno Agosto e con lui aveva una cassa intera di birre prodotte dal posto.

Timidamente ci aveva portato questo dono ringraziandoci un sacco per avergli regalato una serata memorabile, scusandosi che non poteva offrirci altro che quello.

Aveva un piccolo market proprio all’interno di quel camping dove alloggiavamo e se mi chiedi perché, proprio su due piedi, mi viene in mente questa scena è perché la collego a tutta la genuinità e sincerità che trasmette la musica.

Ci ha donato un sorriso spontaneo, penso sia completamente impagabile.

Poi un giorno ti racconterò il viaggio in barca notturno che ci portava in Sardegna! (Ride)

Come è cambiato il mondo della discografia?

Sicuramente è cambiato tantissimo.

C’è tanta richiesta, tanta domanda, tantissima concorrenza.

Non voglio gettarmi nel solito cliché che ad oggi basta avere un computer per produrre musica che suoni già proponibile per le piattaforme di streaming. 

Si può notare tranquillamente che la richiesta anche sulla fascia di età si è abbassata, sempre più giovani vengono a galla e il che è veramente un bene, perchè ci sono artisti poco più che minorenni ma che hanno tanta rabbia e tante cose da sfogare, ad oggi hanno ogni mezzo per comunicare.

Allo stesso tempo, inutile dire che questa possa essere vista come un’arma a doppio taglio, considerato ed esaminato alcuni messaggi che vengono tramandati.

Non farò il tipo da vecchia scuola, ma è anche vero che il talento è passato molto più in secondo piano per dare spazio all’immagine, ai numeri accumulati e come.

Siamo passati dal dover mandare i tuoi demo in giro al doverti fare notare con migliaia e migliaia di ascolti, a sfruttare i social network e dimostrare qualcosa anche tramite i contenuti sopra ad essi.

C’è molta, troppa musica confezionata e studiata per stare nelle top playlist di Italia, il problema è che nell’arco di qualche mese non ne rimane più nulla.

Cavolo, sto davvero parlando come un boomer!

Quanto conta la comunicazione?

Specialmente per il periodo storico preciso in cui stiamo vivendo, dove i social sono al centro di ogni vita, conta veramente tanto.

Il saper interagire, intrattenere.

Avendo tutto a portata di mano dentro uno smartphone il pubblico ha smesso di vedere i musicisti, come gli artisti in generale, come figure mitologiche.

I dietro le quinte sono la quotidianità, il sapere intrattenere poi i propri seguaci fa ormai parte dello show.

Io devo ammettere che mi diverto, perché alla fin fine non c’è poi così tanta differenza tra il mio lato artistico e la mia vita quotidiana.

Non mi devo sentire TRXGEDY per girare con una pelliccia sintetica alle 9 del mattino. (Ride)

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Boh nel senso, loro che ne pensano? (Ride) 

Io ad esempio, come dicevo, mi diverto.

Ho conosciuto tantissime persone in questi anni che mi hanno seguito poi in qualsiasi parte del percorso io girassi o tornassi indietro. Lo trovo fantastico il fatto che finito di suonare, gente completamente sconosciuta venga a batterti un cinque o a scambiare due parole e confrontarsi con chi ha suonato per loro fino a poco fa.

Sui social interagisco nella maniera più giocosa che posso, mi piace lanciare “mini trend” in base alle cavolate che mi accadono, in un modo o nell’altro quando qualcuno vuole vedere cosa si cela dietro quello strambo soggetto che è TRXGEDY, si deve strappare una risata assieme a me, i miei amici o il mio gatto.

Cos’è per te la musica ?

Quella cosa che mi regala i sentimenti più contrastanti di tutto.

Ti potrei ammettere a mani basse che è veramente la mia vita, il vero Luca, senza personaggi o band di mezzo.

Come allo stesso tempo ti dico tranquillamente che ho perso il conto di tutte le volte che ho pensato di mandare a puttane tutto.

Non lo so, e non lo so veramente cosa ha in mente il destino per me.

So che non sono più proprio un ragazzino ma ho la determinazione di volerci sbattere la testa finché veramente posso.

Non riesco a vedermi in un futuro senza di essa, quindi probabilmente per quanto ci stiamo sulle scatole a vicenda, sappiamo entrambi che alla fine ci sarà qualcosa in più. 

So di per certo che tutto quello che ho raccontato attraverso alla musica, nei miei testi, è stata una bella cura per me nel corso degli anni.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?

Eh. Bel quesito. 

Su due piedi? Kurt Cobain.

Nonostante la sua figura molto discutibile, ho ammirato il musicista in maniera inestimabile.

Dietro i suoi testi c’è qualcosa, è difficile da spiegare. 

Non stiamo parlando di un grandissimo chitarrista, come cantante la sua voce era graffiante quanto fastidiosa in certi contesti.

Comunicava. Lo faceva in un modo completamente suo e non posso che ricordare quando appena trasferito qui in Toscana, un mio compagno di classe dopo i primi giorni mi masterizzò la discografia dei Nirvana.

Ad oggi avrebbe dato ancora tantissimo alla musica.

Quanto è importante avere un team con il quale crescere?

Non è importante, è fondamentale.

Ho questa enorme fortuna di collaborare assieme a professionisti, e non perché sia il loro effettivo mestiere, ma per come lo interpretano veramente.

Ero partito da solo con l’idea di questo progetto, è andata a finire che dentro siamo poco meno di una decina.

Non è solo l’idea di avere un grosso aiuto generale, ma lo scambio di idee e un lavoro di squadra concreto.

Questa release sotto questo aspetto non poteva andare meglio.

Colgo dunque occasione per ringraziare tutti coloro che stanno dietro alle quinte di questo progetto, grazie anche a te Ale per tutto il supporto e per questo ritaglio di tempo.

Sarà un anno interessante!

Ne siamo convinti anche noi e per questo ti seguiremo con piacere

Ascolta il brano clikkando QUI

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ArteMusica

LETTURA ERMENEUTICA DELL’OPERA DI HALINA SKROBAN, “Trionfo della SS.ma Vergine e gloria di S. Giovanni P. II” esposta durante il concerto dedicato a Giovanni Paolo II in Campidoglio.

HALINA SKROBAN

                                                                                      

             Lasciamo alla curatrice Giulia Agnello il piacere di raccontare quest’opera esposta durante il concerto in Campidoglio avvenuto il 17 Gennaio 2023, opera esposta insieme a lavori di altri 4 artisti, Tina Bellini, Francesca Falli, Felipe Cardena e Pawel Rosinski

  • “Trionfo della Vergine di Guadalupe con l’Emanuele, tra San Giovanni Paolo II e famiglia adorante” (titulus in extenso) è la quarta tela della serie “L’eredità spirituale di San Giovanni Paolo II” dell’artista italo-polacca Halina SKROBAN (in séguito semplicemente HALINA). Tale opera ha già una sua storia “curricolare”, per così dire, in quanto essa è stata presentata ed esposta in occasione del concerto in onore di San Giovanni Paolo II nella Sala Protomoteca del Campidoglio (Concerto Internazionale tenutosi in Roma il 17 gennaio di quest’anno) . L’Artista ha eletto a tema di questo dipinto la famiglia (soggetto preminente della società civile e della comunità ecclesiale, oggi in grave crisi di identità e minacciato, quasi assediato, su più fronti), in quanto essa stava particolarmente a cuore al nostro Santo, ufficialmente deputato a patrono della famiglia con l’atto di canonizzazione licenziato dal papa attualmente regnante. Nell’opera dedicata al papa polacco devotissimo alla Madre di Dio, devozione testimoniata dal motto araldico prescelto ( “Totus tuus”, ovvero “tutto di Maria”), la Vergine Santissima è raffigurata in posizione eminente e preminente, nella tipologia della Gloria della Mater Dei e della Mater misericordiae, eleggendo l’immagine della Nostra Signora di Guadalupe, immagine acheropita assai nota e venerata in tutto il mondo ma soprattutto in America latina e specialmente in Messico, formatasi su una mantilla (o “tilma”) in rapporto alle apparizioni del 1531 a Juan Diego Cuauhtlatoatzin (un indio discendente dai nativi aztechi convertiti al cristianesimo). Va detto che tali apparizioni mariane furono tra le prime a essere approvate dalla Chiesa Cattolica e, non a caso, il Messico fu mèta del primo viaggio apostolico intercontinentale.
  • Non può essere ignorato, d’altronde, come la Vergine di Guadalupe venga venerata con gli epiteti di “Madre di tutti i popoli” e “Protettrice della vita nascente”, epiteti consacrati dallo stesso Papa santo nel suo viaggio apostolico. Nella tela (8ox100), l’Artista ha rappresentato Juan Diego in contemplazione della Beata Vergine con il santo rosario nella mano sinistra mentre col braccio destro sorregge il manto ricolmo di rose.  San Giovanni Paolo è raffigurato nel suo caratteristico gesto benedicente, tanto solenne quanto amabile e protettivo, rivolto alla famiglia raccolta in adorazione attorno al Divin Bambino rappresentato come l’ Emmà-nu-‘El, ovvero come il “Dio-in mezzo-a noi” della profezia isaiana, ed è chiaro che la “piccola famiglia” qui raffigurata rimanda, simbolicamente, all’intera “grande famiglia” umana (pars pro toto). L’umanità è qui rappresentata “dal basso”, ovvero dagli humiles, coloro che sono vicini alla terra (homo da humus ; cfr. headàm da adamah : l’uomo “il terrestre”, il “fatto-di- terra”, o “il gleboso”, il “terrigeno”, per dirla con André Chouraqui), notando che humilis  prima di divenire aggettivo era in origine un sostantivo a indicare semplicemente il contadino, il campesino in quanto è colui che sta “in basso”, anche nella scala sociale, colui che poggia sulla terra e tutto deve alla terra. Nel gruppo familiare, nella parte bassa del quadro, l’Artista sembra aver voluto rappresentare la humanitas sostanziatanella humilitas che ne individua e definisce l’essenza più autentica e profonda, riecheggiando così lo spirito del Cantico della Vergine, ovvero del Magnificat (“ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili”). La figura grandiosa, tanto monumentale e imponente, quanto amabile e paterna, di san Giovanni Paolo — collocata in basso a sinistra rispetto alla Beata Vergine (sulla destra del rimirante) nella sua radiosa mandorla di luce (il nimbo) — ben rappresenta il suo ruolo di intercessore, patrono e tutore della Famiglia Umana e delle singole famiglie tutte. Egli è ritratto nel suo gesto benedicente, saldamente poggiato sulla croce pastorale, come Pontifex Maximus, Sommo Pontefice,  (pontifex : da qui pontem facit, ovvero “il facitore di ponti”) nel senso primo e più originario di colui che media, fa da ponte, tra Cielo e Terra, tra la divina Majestas e la humilitas umana incarnata dal gruppo di humiles  composto da cinque soggetti ben caratterizzati, di cui i due uomini sono disposti ai due lati opposti a costituire uno dei due elementi di un riuscito chiasmo compositivo.
  • Come  accade quasi sempre nelle opere di HALINA, i soggetti  rappresentati, in questo caso quello dei personaggi che compongono la famiglia in adorazione, corrispondono a figure di persone esistenti, nostri contemporanei (nel caso particolare quelli dei membri di una famiglia legata all’Artista da lunga amicizia), eccezion fatta per un solo soggetto, quello della madre, caratterizzata dal tradizionale, ampio sombrero, il cui volto, a lungo cercato per soddisfare un’esigenza espressiva del tutto peculiare,  è stato attinto da una foto sul web nella quale HALINA si è imbattuta pressoché per caso ma che l’ha particolarmente colpita, suggestionandola al punto di ravvisarla come il soggetto più focalizzato ed evidenziato del gruppo adorante : di fatto, l’unico personaggio a fissare lo sguardo dritto negli occhi del rimirante. Verosimilmente, l’Artista ha inteso rapportare la figura di lei a quella di Maria :  ella, già, ma non solo, in quanto madre, è in qualche modo e in qualche senso la stessa fanciulla di Nazareth, l’umile ancella, associata al gruppo degli humiles, i biblici anawìm, i pauperes di cui Dio si compiace, gli stessi esaltati dalle Beatitudini evangeliche. Lo sguardo di questa donna, intenso e profondo, è estremamente coinvolgente e interlocutorio : esso sembra voler enfatizzare come la Gloria, il vittorioso Trionfo, che sta in alto, nell’esaltazione della Vergine celeste, la Regina coeli, hanno il loro fondamento e il loro radicamento in basso nell’ umiltà umanissima, storica e terrena, di Miriam di Nazareth : nella figura della Vergine Santissima, Cielo e Terra, Natura e Sovranatura, Storia-Tempo ed Eternità, s’incontrano e per così dire si riconoscono e riconoscendosi si abbracciano.
  • Accanto ai due bracci della decusse chiastica, l’uno che va da Juan Diego all’altro uomo inginocchiato, in basso, a destra del riguardante, l’altro che si protende dall’augusta figura del Papa santo, benedicente, alla bambina dai capelli biondi in basso sul lato opposto (la più piccola tra i piccoli, quasi un richiamo al monito del Divin Maestro a prendere a modello i parvuli per accedere al Regno dei Cieli, gli stessi che tanto stavano a cuore al santo Papa polacco, memore delle parole di Gesù : sinite parvulos ad me venire). A loro volta, i due elementi del chiasmo compositivo, vengono incrociati nel loro punto di intersezione ideale, ravvisabile ai piedi della Regina del Cielo, da un Asse, centrale e principale, che va dalla Virgo Triumphans, nel suo regale splendore, al Puer Divinus, radiante di luce dorata nell’ umilissima paglia della mangiatoia. I due segmenti del chiasmo intersecati dall’asse Cielo-Terra fanno pensare alla struttura del sacro chrismòn, e con ciò richiamano alla memoria le parole dello straordinario Inno paolino : “ (Cristo Gesù) pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso (arpagmòn) la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo facendosi pari agli uomini ; manifestatosi come uomo, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte per croce” (Lettera ai Filippesi 2, 6 s.). Se la polarità dell’ Axis Cielo-Terra, facilmente riconoscibile nell’opera della Nostra, mediando “Alto” e “Basso”, Trascendenza e Immanenza, Finito e Infinito, Eternità e Tempo, può leggersi, in forma dialetticamente risolta (ovvero dall’ Alto al Basso e viceversa), è segnatamente vero che il gruppo degli humiles che attorniano il piccolo Gesù in adorazione del Mistero dell’Incarnazione, rimanda non solo alla compiacenza e alla predilezione da parte di Dio nei confronti degli umili e dei semplici, ma anche al mistero che più di ogni altro suona come una sfida per ogni attesa e per ogni logica umana rappresentata dalla Kénosis(“svuotamento”, “abbassamento”, “spoliazione, “umiliazione”),tanto obbedenziale (obbedienza alla volontà del Padre) quanto libera e volontaria, del Figlio di Dio : “scandalo” per ogni cristologia demitizzante, razionalizzante o “liberale”. Risuonano nella mente gli ipsa verba Domini :
  • “Ti rendo lode, o Padre, dacché hai tenute nascoste siffatte cose ai sapienti e ai dottori e le hai rivelate, invece, ai piccoli” (Matteo 11, 25). Lo schema compositivo a intersezioni cruciformi sembra voler alludere a (e focalizzare) uno snodo cruciale : la via della Gloria passa inevitabilmente per la via della Croce, la Regina Coeli Triumphans ha dovuto percorrere la Via Crucis del Figlio, insieme al Figlio. La stessa Croce che ha dovuto e voluto abbracciare il grande papa polacco (Johannes Paulus Magnus), anzi la Croce sulla quale è salito e dalla quale, fino all’ultimo, non è voluto discendere : “non posso scendere dalla Croce”, ebbe egli a dire durante la sua protratta “agonia”, piagato e tribolato nel corpo, vulnerato e provato nell’animo, mentre molti a lui vicini gli suggerivano di abdicare, quasi a respingere un’insidiosa tentazione. Ma anche il piccolo nucleo familiare raffigurato, la parva ecclesia domestica, in quanto significante il Popolo di Dio radunato intorno al Cristo, guidato dal suo Pastore e protetto dalla Madre celeste intercedente (Advocata nostra) è implicitamente sotto il segno della Croce in quanto sempre esposta al ludibrio, alla persecuzione e financo al martirio. In definitiva, nell’opera di HALINA lo schema compositivo e simbolico cruciforme, di per sé formale e virtuale, ha come suo proprio referente concreto, la Croce storica e reale, o, in maniera ancora più concreta e individuata, il  Deus passus, il Dio crocifisso nella sua umanità volontariamente assunta.           
  • E’ possibile ravvisare come, da un punto di vista non solo e non tanto cromatico ma soprattutto simbolico, il giallo oro, associabile al trionfo e dalla gloria regale promani e si effonda, per HALINA, dal basso, vale a dire dal pagliericcio della mangiatoia al nimbo di luce della Regina del Cielo, fino alle stelle che trapuntano il cielo dello sfondo, un cielo nient’affatto notturno, bensì, ossimoricamente, diurno : un cielo luminoso, popolato di stelle, che si richiama alla tradizione figurativa (e decorativa) gotica, a sua volta informata al testo dell’Apocalisse di Giovanni, che sembra come il riflesso, o il reverbero e la proiezione, del manto della Regina del Cielo.  Il tutto, come a voler enfatizzare il fatto che la luce aurea, primaria, originaria e fontale, irradia e promana dal PVER divino, Luce del mondo (Lux mundi, come si legge in subscrizione) e Luce dell’umanità tutta (Lux gentium, come è sottinteso e implicito). Nel dipinto, oltre alla firma di HALINA, si possono ravvisare, infatti, due altre epigrafi : una, quasi del tutto mimetizzata tra le vesti papali e i colori della bandiera della nazione polacca (il bianco e il rosso), è il nome del Santo in forma abbreviata (JP II) ; l’altra è di immediata e diretta derivazione biblica (e liturgica) riferendosi alle parole dello stesso Gesù : “Io sono la luce del mondo” (Ego sum Lux mundi, Vangelo secondo Giovanni 8,12).
  • In conclusione, l’opera di HALINA consegue una difficile ma felice e riuscita sintesi tra contenuti teologici espliciti e impliciti, nonché sottesi e sottintesi, il livello diegetico, ovvero quello storico-narrativo (i richiami alla storia e al racconto delle apparizioni e il miracolo del manifestarsi della Venerabilis Imago della Vergine di Guadalupe), il rimando alla dimensione simbolica, vale a dire ad una sovrasignificazione semantica, metanarrativa e, last but not least, i mezzi tecnico-espressivi e le soluzioni estetiche : ovvero la scelta ben dosata di un registro stilistico e figurativo volutamente sobrio,  tanto essenziale quanto “popolare”, quasi naif,la tavolozza di colori esuberanti, una gamma cromatica vivida e accesa, che ben si adegua ai livelli di significazione (o i “campi semantici”) precedentemente designati, ad una storia di quella gente semplice e umile capace di riconoscere negli accadimenti, apparentemente privi di valore agli occhi dei superbi e dei (pre)potenti, il meraviglioso, il prodigioso, il salvifico che in essi si ri-vela. 
  • E’ il caso di rievocare, da ultimo, un pensiero di S. Giovanni Paolo II : “La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede i due miracoli più belli che ha fatto : donare la vita e donare l’amore”.  E  come dimenticarne un altro : “Lo stolto s’illude di conoscere molte cose, ma in realtà non è capace di fissare lo sguardo su quelle essenziali”.
  • Febbraio 2023                                                                                                             Giulia Agnello

Quadro esposto durante il concerto in Campidoglio dedicato a Papa Giovanni Paolo II dove ha accompagnato il Soprano Dominika Zamara insieme sul palco al Direttore d’Orchestra Maestro David Boldrini, il flautista Andrea Ceccomori e il quartetto di archi composto da musicisti del Conservatorio di Musica Santa Cecilia 

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25 Febbraio: La Belle Époque a Cherasco, Anteprima Première Assoluta a 432hz, 180° della nascita di GIOVANNI FERRUA (1843-1919)

dominika zamara

LA BELLE ÉPOQUE APPRODA A CHERASCO
Il 25 febbraio prossimo la città di Cherasco ospiterà un evento dai risvolti particolari, per la propria storia. Nella fattispecie parliamo del concerto “La Belle Époque a Cherasco, Première Assoluta a 432 hz, 180° della nascita di GIOVANNI FERRUA (1843-1919)
Come nella premessa il 25 febbraio sarà il giorno designato, l’inizio della stagione concertistica dell’Associazione Amici dell’organo Pierino Regis, alle ore 21:00 presso il Teatro Salomone di Cherasco. Sul palco: Dominika Zamara soprano, Stefano Gambarino tenore, Andrea Stefenell pianoforte, Igor Bergese viola, quest’ultimo ne è anche l’ideatore. Questi gli artisti che daranno vita non solo alla musica, quello che potremmo definire il balsamo dell’anima, ma anche faranno rivivere una parte della storia della città di Cherasco.

Ma a farla da padrone sarà unicamente la grande musica di Giovanni Ferrua (1843 – 1919), compositore cheraschese che nel 180° dalla nascita lo si vuole omaggiare, cosa di meglio se non proponendo la sua musica?
Il concerto sarà incentrato su questo grande compositore finito completamente nell’oblio, ma grazie ad un meticoloso lavoro del Maestro Bergese oggi possiamo ancora godere di questa splendida musica, che come detto onora la storia della sua città natia. “L’opera Adalgisa di Manzano (1876) è il simbolo musicale di Cherasco” ci racconta il Maestro Bergese, “di cui si narra spesso nei romanzi di Gina Lagorio, in quanto ne celebra la nascita come libero Comune nel 1243”. Ne ascolteremo un “Duetto tra Sinfredo di Monfalcone e Adalgisa di Manzano (due famiglie in lotta perpetua) con estratti dalla scena seconda I atto ed aria del tenore “Bella divina imagine”.

Oltre a questo tre romanze: Esser vorrei…!!, Vieni al mare, Se tu non tornassi!, che valsero, al Ferrua un premio internazionale vocale consegnato dal celebre compositore Francesco Paolo Tosti.
Accanto alle perle di Ferrua avremo il piacere di ascoltare un prezioso documento sonoro di Gina Lagorio, le edizioni critiche dei manoscritti e una chicca compositiva dello stesso Maestro Bergese.
Ingresso libero

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“Zanias live” in Marghera.

Zanias live

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” disse Lucio Anneo Seneca, ma la musica dell’artista australiana Zanias Alison Lewis, voce dei Keluar e dei Linea Aspera, sa benissimo dove direzionarsi ed ha scelto Venezia come prima tra le tre tappe italiane del tour 2023 organizzato da Swamp Booking Agency. È stato l’Argo16, spazio culturale ed

aggregativo no-profit ed indipendente collocato all’interno del Vega – Parco Scientifico Tecnologico, ad ospitare venerdì 3 febbraio le visioni sonore elettroniche e darkeggianti di Zanias, che si è espressa elaborando e mescolando situazioni frizzanti alternate a scenari oscuri e malinconici, vocalità onirica ed eterea perfettamente contrastante con la ritmica che durante il live ha assunto toni a tratti pop, solari e avvolgenti.

È confortante che, nonostante l’omologazione delle proposte musicali odierne, ci sia chi ha il coraggio di esprimersi elaborando un proprio linguaggio, permettendo all’anima del pubblico presente di respirare e alle suggestioni di alloggiare tra i ricordi.

Numa Echos

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