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Moda

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4 chiacchiere con Mattia Fumagalli, stylist? Non solo…

mattia fumagalli

Classe 1986 , anche se ha 34 anni, ma in lui risiede , e sempre risiederà l’anima , la curiosità l’imprevedibilità di un “teenager”

Dopo una piccola parentesi nel mondo del design ha seguito quello che lo rendeva più felice:

la MODA.

Oggi stylist e consulente per celebrity e strizza l’occhio alla TV.

Abbiamo fatto qualche domanda a Mattia , per lasciare sia lui a raccontarsi:

Primo contatto con la moda?

Diciamo che la moda e il mondo fashion hanno fatto parte di me fin da piccolo. Mia nonna aveva un negozio di abbigliamento che gestiva con la sua famiglia.

Mi ricordo i miei dopo scuola passati tra il magazzino e i camerini a provare, allestire ed aiutare a fare le vetrine. Ero Immerso da case di moda come Fendissime il ready to wear di Fendi by Silvia Venturini fino ad arrivare a Moschino.

Erano gli inizi degli anni ‘90 quando la moda, il vero made in Italy, stava crescendo e insieme ai brand anche le top model da Kate Moss (icona di trasgressione che rompe i canoni della classica top model) fino a Naomi Campbell che insieme a Linda Evangelista ed Christy Turlington furono chiamate “The Trinity”.

Mi possono ritenere super fortunato per essere cresciuto nell’età d’oro della moda e questo mi ha portato ad amarla fin da subito. Soprattutto per questo suo modo creativo di comunicare e rompere gli schemi.

Per parlare di moda è necessario averla studiata?

Ritego che per poter parlare di moda come in ogni altro campo, bisogna almeno avere delle nozioni base per poter esprimere dei concetti o delle riflessioni di senso.

Per amarla, indossarla e seguirla non bisogna necessariamente aver studiato anzi sarà lei stessa a catturarti ed affascinarti attraverso i colori, stampe e tessuti.

Cos’è per te la moda?

La moda per me è vita, è la mia colonna portante. Mi ha sempre affascinato tutto quello che sta dietro alla creazione di un abito, un accessorio, una collezione. Un esercito di persone che con le proprie mani riescono a creare delle vere opere d’arte.

La moda mi ha permesso di lavorare per grandi marchi che hanno fatto la storia del made in Italy come CoSTUME NATIONAL by Ennio Capasa fino ad Ermenegildo  Zegna.

La moda mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di viaggiare per andare a scoprire altre realtà come il mercato americano. Nel 2016 lavorai a Los Angeles, insieme alla mia amica e collega Simona Sacchitella, per serie televisive come “Grey’s Anatomy” e “Lucifer”.

Ho provato anche la moda 2.0 nell’era digitale lavorando con start up che mi hanno dato l’opportunità di testare altri volti del mondo fashion soprattutto nel mercato social e web. Questo mi ha permesso di essere il mentore che ha seguito il lancio online della sezione moda di Foxlife italia, consigliando rubriche, trend e look ispirate al mondo celebrity.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita?

La moda è cresciuta con me ma c’è stato un episodio nella mia vita che mi ha fatto dire: “Ok, la moda sarà la mia compagna di vita!”

L’episodio è successo alle scuole superiore quando grazie ai miei look, accessori sono riuscito a farmi accettare dagli altri essendo io una personalità estroversa e gay, in un paese di provincia; quindi potete immaginare voi la difficoltà nel crearmi una propria identità. In questo caso posso dire che l’abito fa il monaco!

Gli outfit che indossi insieme ai colori, le fantasie ed ai contrasti dicono agli altri chi sei e cosa vuoi comunicare: gioia, tristezza, felicità, spensieratezza, sicurezza e tanto altro.

Studio o talento?

Entrambe le cose ci vogliono per poter fare la differenza in un mercato molto competitivo com’è la moda, ma un po’ tutti i settori sono così.

Devi tirare fuori anche gli “attributi”, se no rischi che il tuo talento e gli anni di sacrificio con lo studio vengano calpestati da gente che è molto competitiva che ti vede più come nemico che collega.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ero ad un’after show party di Philipp Plein e stavo ballando sulle note di una delle mie canzoni preferite “Crazy in love” e ballavo agitando animatamente i glutei e imitavo le movenze di Beyoncè quando ad un certo punto mi girai e a ballare  con me c’era Naomi Campbell. Io mi fermai per un istante ero imbalsamato, ma poi continuammo a ballare insieme come se fossimo amiche da una vita! Questo fu molto divertente.

Cosa pensi della TV oggi?

La TV di oggi è un mondo che sta attraversando, come la moda, un periodo di crisi e di forte cambiamento spero che sia in meglio e non in peggio. Penso anche che si dia troppo spazio alla superficialità a scapito di una realtà più talentuosa e di sostanza.

Che importanza ha l’immagine?

L’immagine è molto importante, attraverso il tuo stile riesci a comunicare chi sei senza presentazioni e parole. È il tuo biglietto da visita!

Nel fashion system ogni anno cerca di fare spazio alle curvy, fenomeno, necessità o pubblicità? 

Penso che la moda come ha sempre fatto, anche in passato, deve essere un punto di riferimento e di avanguardia per rompere alcuni schemi che nessuno osa fare. Il mondo Curvy per forza di cose deve esserci e non è di certo un fenomeno ma è una necessità data dal cambiamento delle forme umane. Un cambiamento dato soprattutto da un mercato americano che vede donne e uomini più in carne.

Prima della creazione di collezioni Curvy le persone non sapevano dove andare a vestirsi o meglio c’erano dei negozi ma con prodotti e accessori davvero molto basici.

Cosa ti colpisce in una persona al primo sguardo? 

Quello che mi colpisce di più in una persona sono i dettagli. I particolari il più delle volte sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di distinguerti.

Se potessi incontrare e parlare con un’icona del passato chi è? E cosa chiederesti?

Farei un pigiama party con Marylin Monroe e Lady Diana due persone che sento molto vicino a me e che reputo delle vere proprie icone senza tempo. Due personalità che hanno avuto il coraggio di combattere per essere loro stesse e sono state di ispirazione per tante donne.

Ultima domanda : che fine hanno fatto le vere top model? 

Le top model si sono evolute e si sono dovute adattare alla realtà del tempo. Molti le definiscono influencer cioè coloro che sono capaci di “influenzare” e dettare moda, soprattutto nel mondo online.

Sono delle vere e proprie It-Girl che appena indossano qualcosa nel giro di qualche ora è sold out. Da Chiara Ferragni a Kendall Jenner sono le top model 2.0 di oggi.

Grazie Mattia

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Gabriele Vinciguerra, Fotografia e Moda .

gabriele vinciguerra

Ha trasformato la sua passione in professione, l’attenzione per il dettaglio, lo rende uno dei professionisti più preparati nel mondo del Fashion System, Abbiamo fatto qualche domanda a Gabriele Vinciguerra per conoscerlo meglio :

Il tuo primo contatto con la fotografia ?
“Da più di vent’anni mi occupo di comunicazione e marketing per l’Università di Pavia.

Ho sempre dato un grande valore all’immagine come forma di espressione, che unita ad una proprietà
di linguaggio scritto e verbale, assumono entrambe una forza emotiva di grande spessore
comunicativo. Da sempre sono un grande appassionato di tecnologia e dal momento in cui uscì la
prima fotocamera digitale l’acquistai. Avere quello strumento tra le mani era come sentirsi padroni
del tempo. Fermare istanti importanti erano e sono, un patrimonio di valore personale
inestimabile. Da quel momento non me ne sono mai separato. L’idea di avere sempre con me la
fotocamera mi completa nel rapporto che con lei. Il primo contatto che ho avuto con la fotografia è
stato di tipo commerciale, ma fin da subito mi sono reso conto che quello che volevo fotografare
erano gli esseri umani che, contestualizzati nella scena creassero quella comunicazione propria
della fotografia. Ovvero raccontare.”

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?
“ Ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che la fotografia doveva avere un ruolo
primario. Infatti spostai l’attenzione ad una ricerca più introspettiva dell’immagine che fosse
espressione estetica come la percezione attraverso i sensi. Ho fatto l’Accademia ed in quel
momento sono come rinato. Studiare la Storia della Fotografia i metodi di progettazione, la luce e
tanto altro, mi hanno permesso di iniziare ad essere ciò che volevo. Ecco perché tutto quello che
faccio è frutto prima di tutto di studio.”

Rough magazine editorial

Il tuo primo scatto?
“Riuscire ad essere se stessi non è sempre un inizio. A volte diventa un traguardo, una scelta, una
sfida non solo con se stessi ma anche con chi ti giudicherà per quello che farai. E questo quanto
condizionerà la tua capacità espressiva? Ci sarà un prezzo da pagare? E quale sarà? Il fotografo
in genere sente il bisogno di fare ricerca, sente il bisogno di potersi esprimere e di esprimere le
proprie emozioni racchiudendole in uno scatto. Questo processo non è per niente semplice.
Raccontare ciò che siamo, cercando di non essere scontanti, di non essere capiti, oppure stupire
chi guarderà quelle immagini perché mai si sarebbe aspettato da te che cosa avevi dentro, che cosa
avevi da dire. Sono convinto che in ognuno di noi ci sia una parte più sensibile, più fragile, più
emotiva il più delle volte deputata alle donne e che abbiamo paura a far emergere per il timore di
essere giudicati per quello che siamo. Quando, agli occhi altrui, devi essere inattaccabile, duro,
impavido. Noi siamo questo, ma siamo anche altro. E nel mio primo scatto ho voluto esprimere le
fragilità più nascoste, mostrando un modello umano per quello che è, e non per quello che ci si
aspetta. Dimostrando una consapevolezza che disarma nel sapersi mettere a nudo senza paura.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?
“Più che un aneddoto ricorderò per sempre lo shooting che feci in occasione del Festival del
Cinema di Venezia del 2016. Federica Strozzi protagonista femminile del Film Milano in The Cage
del regista Fabio Bastianello indossava la collezione della Fashion Designer Marta Jane Alesiani.
Tre giorni intensi dove tutti eravamo in simbiosi, dove il clima professionale, la voglia di fare bene
ed anche un po’ di ironia, non hanno mai intaccato il ruolo di nessuno del team. Anzi continuerò a
ringraziarli sempre per il contributo umano e professionale che hanno dimostrato e che per rispetto
tengo a citare:
La Fashion Designer: Marta Jane Alesiani, l’Attrice: Federica Strozzi, la Make up artist: Stefania
Molon
, l’Hair Stylist: Alessandro Torti ed il mio infaticabile assistente Andrea Cogotti.
Un’esperienza che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Grazie!”

Se potessi incontrare un personaggio del passato , chi e cosa gli chiederesti?
“Incontrare un personaggio… Se avessi potuto, avrei voluto non solo incontrare, ma condividere
tutto il periodo Pop di quel tempo con Andy Warhol. Non gli avrei chiesto nulla. Lo avrei solo
ascoltato.”

Quanto conta la comunicazione ?
“Oggi la comunicazione è la base fondamentale ed imprescindibile del rapportarsi agli altri in
ogni sua forma. Penso che sia un termine da molti inflazionato, nel senso che basta guardarsi
attorno e accorgerci di essere stati invasi da un esercito di predicatori troppo pieni di se stessi per
rendersi conto di quanto sia difficile comunicare in modo efficace. Comunicare… è una forma di
linguaggio dal potere incredibile.
Dove molte, se non in troppe occasioni, mette solo in evidenza l’impoverimento culturale ed il
decadimento sociale del nostro tempo.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?
“L’Italia anche in questo ne è Maestra…, non nel senso artistico, ma nella mancanza di
opportunità che vengono date agli uni o agli altri. Troppo stereotipata e lobbizzata. Un peccato ed
un’occasione persa come contributo collettivo volto ad una crescita e ad un confronto che non può
che rivelarsi il divenire di un patrimonio artistico e culturale in continua evoluzione.”

Cos’è per te la fotografia ?
“La fotografia non l’ho mai vista solo come una professione, è la mia ossessione. Ho un rapporto
talmente intimo, forte e passionale con l’immagine per non lasciare spazio a niente altro. Vivo di
emozioni ed attraverso la fotografia cerco di esprimerle. Difficilmente commento pubblicamente
ciò che faccio perché l’utente finale (non gli addetti ai lavori) tende a giudicare secondo canoni
lontani anni luce da ciò che mi ha portato a fare quello scatto a prescindere che sia di reportage o
di moda. Oggi in troppi guardano la moda partendo dai modelli e questo ci fa capire
dell’ignoranza di chi non sa che tutto parte dall’abito. E’ l’abito che prende vita e non il contrario.
Siamo noi che con la nostra sensibilità abbiamo il dovere di saper scegliere chi potrà farlo. Quali
saranno i tratti somatici del modello/a che dovrà avere, che tipo di editorialità dovrà saper
esprimere, che capacità interpretativa dovrà incarnare. Quali sono le emozioni che deve
esprimere? Aspetti che il fotografo deve avere ben chiari nella scelta del dei modelli. Se tutto
questo viene a mancare è come se mancasse una parte di me.”

backstage

Per proporre fotografia bisogna studiarla?
“Per approcciarsi alle cose in modo coerente, bisogna studiare! Non c’è alternativa. Con questo
non intendo studiarsi il manuale del corpo macchina ma studiare la fotografia come mezzo di
comunicazione. Come un mezzo capace di esprimere, raccontare emozioni qualunque esse siano.
Se vogliamo esprimere una nostra attitudine, come facciamo se non studiamo? Come facciamo ad
esprimerla se non conosciamo e non impariamo il modo ed il mondo al quale vogliamo
rapportarci? Come un musicista può comporre se non impara la musica? Come può esprimere il
suo talento se non ne conosce gli strumenti per farlo? Studiare è fondamentale. E’ l’unico modo per
acquisire una consapevolezza che al contrario non avremmo. Diversamente penso che sia solo
presunzione nel senso che la vita dovrebbe essere scandita dal continuo apprendimento.”

Grazie Gabriele per il tuo tempo

Attraverso i tuoi occhi
“Il mio viaggio, le tue emozioni”

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Elisabetta Baou-Madingou

Elisabetta Baou-Madingou

Sono diverse le modelle che iniziano una seconda carriera nel mondo della moda, ma sono poche quelle che riescono veramente a ritagliarsi un loro spazio, con professionalità, preparazione e un pizzico di ambizione :

Abbiamo Intervistato Elisabetta, Founder di www.mardoushoes.com

Primo incontro con la moda ?

Ci sono state due prime volte, come in tutte le relazioni importanti. Quando da bambina, sfogliai un numero di Marie Claire, che mia madre comprava regolarmente, e rimasi incantata da quelle foto perfette tanto che mi misi a ritagliare gli scatti di editoriali e pubblicità per conservarli in quello che divenne un enorme archivio personale. In qualche modo sapevo già allora che quel mondo avrebbe fatto parte della mia vita.

Poi ci sono io, poco più che ventenne, nell’ufficio di una delle agenzie più importanti di Milano. Occhi che mi scrutano, mi prendono le misure, scrivono qualche appunto e poi una voce mi comunica: ” Da oggi ti rappresentiamo noi.” Da quel momento la moda è entrata nella mia vita cambiandone il corso.

Sfilare o posare, questo è un dilemma ?

Ho sempre pensato che per rendere uno scatto perfetto, la modella che posa davanti all’obiettivo divida il proprio merito con un buon makeup artist, una stylist di livello e delle ottime luci, ma è il fotografo il vero artefice della magia. Sua è la dote unica di far emergere il lato migliore, o il peggiore del soggetto ritratto, non solo estetico, ma anche della personalità.

Non ci sono inganni o aiuti, quando si sfila. Ci sono soltanto la modella, l’abito e la passerella. Eleganza, portamento, bellezza, comunicatività, questi sono gli unici mezzi per rendere bellissimo o orrendo ciò che si indossa e di conseguenza desiderabile agli occhi di chi osserva.

Quindi dico sfilare.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Senza dubbio il talento è un ottimo punto di partenza per iniziare un percorso con un vantaggio sugli altri. Ma se si vuole costruire una carriera o un qualsiasi progetto a lungo termine, determinazione e studio sono fondamentali. Mi viene in mente un passo dal romanzo Shibumi di Trevianan: “Siamo nell’era dell’uomo mediocre, che è ottuso, noioso, incolore: ma inevitabilmente vittorioso.” Non bisogna mai sottovalutare l’immensa forza della mediocrità che ci circonda, di fronte alla quale, soprattutto nei tempi moderni, anche un talento straordinario potrebbe inspiegabilmente essere sconfitto.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

L’esperienza sul campo è fondamentale in questo ambiente: ci sono meccanismi e processi che non potrebbero essere compresi altrimenti e che non vengono spiegati in nessun manuale. Sono sicura che una settimana come assistente in uno showroom, o in un ufficio stile, come in un’agenzia di pr valgono almeno quanto un’intera sessione di esami alla Marangoni. Ciò che deve essere assolutamente studiata è la storia del costume e della moda per rendersi conto di come tutto ritorni ciclicamente ed influenzi la società mentre ne fotografa il quotidiano. Oggi si crea molto poco, ma si reinterpreta il passato in maniera assolutamente originale.


Perché non esistono più le TOP ?

Potrei risponderti con un’altra domanda: perchè le TOP sono ancora quelle degli anni ’80-’90?Anzitutto bisogna dire che quello è stato un periodo di forte crescita e benessere economico, che ha visto convergere talento, creatività, progresso e scalata sociale fino a toccare l’apice del consumismo nella sua accezione più positiva. Questo ha fatto sì che ci fosse un’offerta incredibilmente ampia e di qualità elevatissima, senza tagli o limiti di budget. Le Top model erano la rappresentazione estetica di quel momento aureo: la loro bellezza straordinaria  giustificava i cachet stellari per indossare abiti che in molti si potevano permettere e acquistavano a prezzo pieno in boutique, erano protagoniste dei video clip dei cantanti che riempivano gli stadi e vendevano milioni di dischi, si fidanzavano con le star di Hollywood quando i cinema erano affollati e gli incassi non avevano freni.

Poi la bolla economica è esplosa e qualcosa nel sistema si è inceppato: i compensi della generazione delle modelle dei primi anni 2000, in gran parte provenienti da Polonia ed Est Europa, erano più che dimezzati rispetto a quelli delle colleghe Naomi, Linda, Cindy ecc…

fino ad arrivare al 2008, con la grande crisi economica per cui si è pensato che per far ripartire il sistema moda, forse i consumatori avrebbero voluto riconoscersi in modelli più normali e dalla bellezza meno irraggiungibile delle modelle perfette, ma anonime. Quindi sono nati i blogger…ma questa è un’altra storia 😉

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Beh arrivo a questo casting, super importante perchè si trattava di una pubblicità per un grande brand. Dato il mio aspetto, nessuno pensa mai che io possa essere italiana e devo dire che in dieci anni le cose sono cambiate molto da questo punto di vista. Comunque, la persona che doveva “esaminarmi” apre distrattamente il mio book e, sicura che non potessi capire la lingua dice alla collega: “Ma avevamo chiesto una modella bionda con gli occhi verdi…

Ok thank you“. Io ho risposto al saluto in inglese, ovviamente, facendo finta di non aver capito…un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso 😉

Come scegli gli argomenti  di cui parlare?

Avverto l’urgenza di trattare sempre di qualcosa strettamente legato al presente, che si tratti di una nuova creazione di un brand, o della scomparsa di un artista, o di un’uscita cinematografica, cercando di dare al lettore una visione completa dell’evento, sia con dei retroscena, sia con dei collegamenti inaspettati ad altre tematiche. Così, mentre scrivo, la lente di ingrandimento amplia il suo spettro tanto che potreste trovare l’ultimo modello di Jimmy Choo insieme ad una poesia di Rimbaud nello stesso articolo 😉

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Non contano tutti allo stesso modo, ma sicuramente Instagram, nel suo essere un ininterrotto spot pubblicitario, oltre che un contenitore di creatività, ispirazione, emulazione, è il mezzo più veloce, diretto ed efficace per arrivare al consumatore finale. Le dirette in cui possiamo assistere ad interviste e dibattiti tra esponenti autorevoli del settore stanno sostituendo la parte di contenuti che troviamo sulle riviste. Aggiungerei che il Covid ha dato un’accelerata definitiva in questo senso per cui sarà impossibile farne a meno, anche in un futuro in cui si potrà tornare a viaggiare, assistere alle sfilate, incontrarsi agli eventi come prima.

Che cosa è per te la moda?

La moda per me significa da sempre qualità ed originalità. La ricercatezza di un dettaglio, la vestibilità impeccabile di una giacca, il tessuto pregiato di un cappotto, la fluida eleganza di un abito: amo osservare ed essere aggiornata sulle tendenze, ma la moda che voglio nel mio armadio è fatta di pochi abiti insostituibili ed un’infinita collezione di scarpe. 😉

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe interagire e perchè?

Mi sarebbe piaciuto far parte di quella cerchia ristrettissima di amiche e muse di Yves Saint Laurent, come furono Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Vivere nella Parigi degli anni ’60-’70 a stretto contatto con un genio amante dell’arte e della letteratura, che ha saputo costantemente innovare non solo la moda ma anche la cultura francese, definendo i tratti della donna moderna.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Credo che sia qualcosa di prezioso che debba essere protetto ed aiutato a non scomparire, perchè l’approfondimento e la specificità sono l’unica arma di salvezza contro il generalismo e l’ignoranza

Hai aperto un tuo blog, ci racconti come , quando e perché?

Ho iniziato una decina d’anni fa con Mardou’s Thinking About Shoes, più o meno quando c’è stata l’esplosione di questo fenomeno. Ho deciso di utilizzare questo mezzo puntando più sui contenuti che sull’immagine perchè sono convinta si possa fare del giornalismo di qualità anche trattando di argomenti apparentemente “leggeri”.

Ho scelto di firmarmi come Mardou, la protagonista del libro I Sotterranei di Kerouac, per dare un messaggio diverso dal classico blog di moda: ciò che trovo affascinante e di cui continuo a scrivere, infatti, è la costante commistione e contaminazione tra moda, cinema, letteratura, arte e musica e più trovo connessioni inaspettate più mi diverto a scriverne.mardoushoes.com


L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi ?

Sicuramente c’è un’attenzione maggiore al benessere delle ragazze, soprattutto giovanissime, che lavorano in questo ambito: è anche un momento in qui l’healty food e la forma fisica sono la nuova ossessione che ha sostituito taglia 0 e caffè-sigaretta al posto di un pranzo tipico degli anni 2000. 

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? lo definisco tale, perché a volte mi sembra solo propaganda, ma poi di fatto, spenti i riflettori , la sensazione è che poco realmente cambi….

Nelle stagioni più recenti la presenza di modelle curvy è significativamente aumentata, ma dal mio punto di vista si tratta di una strategia di business più che di un reale cambiamento culturale. Col fastidioso termine dell’ Inclusività, infatti, il fashion ha deliberato quelle che io definirei le quote plus size, così come le quote nere: un provvedimento temporaneo per equiparare la presenza di generi diversi, introducendo obbligatoriamente un certo numero di curvy o black models.

Certo l’intenzione di ridurre la discriminazione e di sfondare il glass ceiling che di fatto impedisce a queste minoranze di raggiungere la vetta dei compensi e dei lavori è sicuramente nobile, comunque io non sono d’accordo sull’ ottenere un lavoro, una carica o una qualsivoglia posizione a prescindere da doti/meriti personali ma solo perchè lo impone una regola.

Il cambiamento deve essere culturale, di percezione dell’altro di scelta equa sulla base dei talenti e non dei talenti in quanto bianchi, neri, grassi, o magri. Finchè il punto di vista da cui si filtra ogni decisione è quello del bianco occidentale, l’inclusività sarà sempre una questione di accettazione di una minoranza nell’ esclusivo Club di ragazze bionde e magrissime di cui tutti stiamo cercando l’invito per partecipare. 

Grazie per il tuo tempo Elisabetta , alla prossima

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Pinotti Cashmere, qualità e Made in Italy Worldwide!

Pinotti Cashmere

Morbido, soffice e caldo. Sono questi gli aggettivi che di solito ci vengono in mente quando sentiamo pronunciare la parola cashmere . una delle fibre più rare e preziose che si possano trovare in natura:
Forse non tutti sanno che le fibre di cashmere vengono ricavate dal vello di una specie particolare di capra, dette Capra Hircus,  allevata principalmente in paesi come Russia, Iran, Afganistan, Turchia e India.

Pinotti Cashmere nasce nel 1990, nonostante la continua crescita che ha portato l’azienda ad essere ritenuta una delle realtà qualitativamente più importanti nella produzione e commercializzazione di abbigliamento di alta qualità, realizzato con  fibre naturali molto speciali scelte con cura , dedizione( la maggior parte degli indumenti sono realizzati appunto in 100% cashmere),mantiene da sempre un gestione Familiare.

Il punto di forza dell’azienda,  è la reinterpretazione di capi ed accessori in cashmere ,capace di creare un eccellente binomio tra la tradizione delle lavorazioni più antiche ad un design moderno e contemporaneo, in tantissime tonalità, dal classico e naturale ai colori più accesi.

L’altissimo pregio, la straordinaria morbidezza ed il calore del cashmere hanno convinto nel corso della storia mercanti, re ed imperatori a scegliere ed indossare con fierezza questo splendido tessuto, che fin dall’antichità si è sempre distinto come materiale nobile ed elitario, destinato alla classe più agiata.

Le Boutique Pinotti Cashmere le possiate trovare a Milano, Cortina, Forte dei Marmi e Saint Tropez…

Una curiosità:

Il cashmere più pregiato, l’Inner Mongolia Cashmere, proviene direttamente dalla Mongolia interna cinese, un territorio dal clima molto rigido che produce circa il 90% del cashmere mondiale

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Marta Jane Alesiani: “l’insostenibile leggerezza dell’essere” se stessa!

Marta Jane Alesiani

Ama viaggiare per poter ammirare la bellezza del Mondo … Le è sempre appartenuta la passione per i musei , l’archeologia, la pittura, i colori , la musica , i lavori artigianali e la natura.
Abbiamo Intervistato Marta Jane Alesiani

Il tuo primo incontro con la moda?

Il mio primo incontro con la moda non è stato tramite i giornali, ma tramite i libri di storia . Venivo rapita dalle immagini della moda antica Sumera, Egiziana, Etrusca, Romana, mi fermavo spesso a fantasticare sui loro outfit , divertendomi nel modificarne dettagli e colori . Gli accostamenti cromatici hanno da sempre catturato la mia attenzione che negli anni si è poi  trasformata in un vero e proprio lavoro.

il tuo primo abito ?

Lo ricordo benissimo, avevo 9 anni. Lo ricavai da una tenda di casa,  era tutto storto, cucito male e sono quasi certa che di simmetrico non avesse nulla, eppure lo trovavo bellissimo. 

quando hai capito che la moda sarebbe stata la tua vita?

Fin da piccolissima sognavo di creare Abiti, e ammetto che crescendo , non ho mai cambiato Sogno.  Mia zia era Sarta , ricordo che passavo interi pomeriggi ad osservarla cucire , per me era magia…trasformare un pezzo di stoffa in abito era pura magia! 

I miei Nonni Paterni erano bellissimi e ogni domenica indossavano completi eleganti ed impeccabili, un giorno mi feci una domanda : “ perché non vestirsi così ogni giorno?”

Probabilmente in quel momento compresi il mio obiettivo. 

A cosa ti ispiri per le tue collezioni?

Alle emozioni . Assorbo tanto le energie intorno a me , in ogni viaggio, libro letto , museo visitato, in ogni sensazione o canzone si nascondono le sfumature che amo cogliere.

Le mie collezioni raccontano una storia dentro una storia , ogni dettaglio, da una stampa ad un bottone , nulla è per caso, ogni suo componente ha un racconto da fare.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ne ho tantissimi, ma ne ho uno in particolare. Ero in Africa, un ragazzino si avvicina a me ed inizia a guardare la mia pashmina stampata con interesse, la stampa era stata ricavata da un mio quadro . Senza pensarci due volte gliela regalai, ma ne avevo solo una e suo fratellino piccolo ci restò male. Il giorno dopo acquistai una stoffa bianca in un mercato locale e dei colori per stoffa . Qualche giorno più tardi tornai al villaggio dal suo fratellino, ed insieme ci siamo messi a dipingere la stoffa,  alla fine era ancora più bella dell’originale. 

Il sorriso di quel ragazzino mi riempie di gioia ancora oggi.

Se potessi parlare con un’icona del passato della moda, con ti piacerebbe parlare e di cosa?

Soltanto una? Faccio fatica a stringermi in una sola personalità del passato . Mettiamola così, passerei a prendere Jean Paul Gaultier , Kean Etro e Vivienne Westwood per poi passare una bella serata a parlare di arte, idee ed innovazioni con Elsa Schiaparelli , Paul Poiret , Gianni Versace e Alexander McQueen.

Mi piacciono le personalità visionarie , con una spiccata personalità ed un estro fuori dalle righe ,artisti come George Melies e  Salvador Dalì ,capaci di imporre il proprio pensiero senza badare ai giudizi altrui. 

Cos’è per te la moda?

Espressione e Personalità. 

Credo che noi stilisti , noi sarti cuciamo abiti per creare dei tasselli di un puzzle che ogni persona assembla per dipingersi addosso la propria identità, mostrandola agli altri. Quando mi scrivono, “con i tuoi abiti mi sento me stesso” oppure “con i tuoi accessori mi sento più sicura di me”, ecco , in quel momento capisco di aver fatto un buon lavoro e di aver reso felice me e gli altri. Un abito è una vera e propria abitazione, e a casa tua vuoi sentirti a tuo agio, sempre.

Quanto conta la comunicazione oggi?

Tanto! senza la giusta pubblicità e la giusta visibilità il mercato si riduce notevolmente.

Per un imprenditore è fondamentale creare una rete visiva e di contenuto social.

Non approvo il fatto di far notizia per forza, deviando le realtà pur di apparire ,  credo nella comunicazione di valore , che promuova l’artigianato , il dietro le quinte , informazioni che esaltino l’operato , storie reali , magari ricordando più spesso quanto forte sia l’entusiasmo.

a presto

PH By Gabriele Vinciguerra

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Claudia Conte, talento, professionalità e sorriso

claudia conte

Attrice, presentatrice, scrittrice…

Abbiamo intervistato Claudia Conte, reduce dal successo al Festival Internazionale del Cinema di Roma con Women In Cinema Award, lasciando la parola a lei, per raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande :

Primo incontro con lo spettacolo?

Avevo 15 anni, stavo vivendo un momento molto difficile della mia vita e il teatro mi ha letteralmente salvata.

Cosa provi quando sali su un palco?

Mi sento a casa. È il mio rifugio, mi sento libera e felice di esprimermi senza paure. Sono me stessa e tiro fuori tutta l’energia che ho per restituirla al pubblico.

Quanto è importante lo studio per la tua professione?

Molto importante. Mi sono formata con acting coach internazionali e ho avuto grandi maestri a cui sarò sempre grata per i loro insegnamenti di vita oltreché di professione!

Quanto conta la preparazione rispetto al talento?

Vanno di pari passo. Sono complementari. Il talento da solo non basta e senza talento non si raggiungono risultati eccezionali. Ciò che comunque occorre sempre è anche la tenacia e una buona dose di fortuna!

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Stavo andando in Canada per presentare il mio short movie. Ero all’aeroporto di Toronto e, dopo tante ore di volo e jet leg, mi concentro e formulo una ottima frase in ottimo inglese per chiedere informazioni e un signore mi risponde in romano. Ero convinta di essere in Italia! Poi ho scoperto che a Toronto c’è una delle più grandi e belle comunità di italiani all’estero!

Che rapporto hai con la moda?

Per il mio lavoro l’immagine è molto importante quindi collaboro con molti stylist e fashion designer e sono testimonial di diversi brand di moda. Prediligo il Made in Italy e gli stilisti italiani.

Se potessi incontrare un’icona del passato chi e cosa chiederesti?

Se potessi incontrerei Fellini, trovo i suoi film davvero geniali. Le atmosfere, i personaggi, lo sguardo sul mondo sono unici. Fanno sognare e immergere in una realtà onirica extra ordinaria!

Grazie per il tuo tempo Claudia

P.S. un suo libro di grande successo è Il vino e le rose. L’eterna sfida tra il bene e il male

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Inaugurazione della prima Boutique a Roma del Brand “etico e sostenibile” Annalisa Queen, dal 27 Ottobre al 1 Novembre

annalisa queen

Dal 27 ottobre prossimo a Via Panisperna 238A, nel quartiere Monti, la stilista emergente romana, aprirà le porte del suo primo punto vendita.

La giovane designer romana, Annalisa Caselli, classe 1987, laureata in Scienze della moda e del costume aLa Sapienza di Roma  e Diplomata  stilista di moda presso l’Accademia Maiani, ha al suo attivo la partecipazione ad  importanti manifestazioni internazionali,  nel 2018 alla Montecarlo Fashion Week e nel 2019 alla Fiera della Moda Italiana Kiev.

La peculiarità del brand è la sua vision etica e sostenibile, assolutamente all’avanguardia e concretamente impegnata nel green mood, sia nei materiali utilizzati per le collezioni che in quelli utilizzati per la boutique (nessun uso di pellicce o pelli di origine animale, tutti i tessuti utilizzati sono di alta qualità, provenienti da aziende certificate che non utilizzano sostanze nocive per l’ambiente e l’uomo, la Boutique è stata realizzata interamente con materiali eco-sostenibili o di riciclo).

Tutti i  capi,  in particolare,  vengono realizzati da un laboratorio onlus italiano che si occupa di ridare lavoro e dignità a donne che provengono da storie difficili.

Annalisa Queen – Via  Panisperna 238A tel. 06-86299718

Orario: Dalle 10.30 alle 13.00 – 14.00 alle 19.30

Ingresso consentito in boutique contingentato nel rispetto della normativa anti-covid vigente.

Alleghiamo inoltre, locandina dell’Opening e foto, in formato web,  significative della collezione (Photo credits: Justyna Pawlowska

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Lipstick vintage, ideato ed immaginato da Antonio Armento

Lipstick vintage

LA NASCITA DI UN MOVIMENTO IDEATO ED IMMAGINATO DA ANTONIO ARMENTO : RECUPERARE TUTTO CIÒ CHE È FATTO A MANO, DISEGNANDO A MANO, PER TRASFORMARE I CAPI CHE LE PERSONE NON AMANO PIÙ IN QUALCOSA DI TOTALMENTE NUOVO.

Paola Fiorido indossa un abito Lipstick Vintage PH Diego Solari

Antonio, raccontaci come è nato Lipstick vintage e di come si sta evolvendo 

Lipstickvintage nasce a Genova una ventina d’anni fa’ grazie a Danila Procacci, una donna dal gusto eccezionale che ha improntato la sua ricerca verso l’abbigliamento firmato vintage e sartoriale; sono entrato in società 15 anni fa’ aprendo il negozio a Milano cercando di fondere le nostre qualità, Il mio trascorso da ballerino e pittore, le mia passione per la moda e la ricerca d’arte e oggettistica. Lipstickvintage si é divisa fiscalmente 8 anni fa’, avevo bisogno di un indipendenza artistica avendo una visione più eccentrica dell’arte e della moda per accantonare un po’ l’abbigliamento minimal e la sobrietà, Danila é tutt’ora un ottima commerciante, una donna raffinata che porta avanti la sua attività a Genova. 

Ho sempre favorito le partnership con i designer emergenti direzionati verso il remake del vintage e anche io a mia volta ho realizzato capi e accessori che sono entrati nelle collezioni di svariate case di moda. Il vintage da sempre ispira tutte le case di moda, come tutti quanti noi attingiamo dal passato per proporre qualcosa di contemporaneo. Negli anni mi sono direzionato verso gli abiti da sera, couture e sartoria, con una certa attenzione ai ricami; ho avuto l’esigenza di recuperare dei ricami anche rotti, deteriorati che sono degli autentici capolavori, ore di lavoro, mesi dietro ad ogni tenda, copriletto e centrino. 

Ricami che qualcuno ha dato per scontato che fossero da buttare perché vecchi così ho raccolto tutte queste cose e custodito in magazzino. Ho sempre coinvolto persone e artisti nel mondo di Lipstickvintage, con il mio amico e dipendente Roy abbiamo sempre preso i capi vintage e rivisitato il tutto ironicamente. 

Qual’ é la tua visione della moda ? 

Portando avanti questo progetto dell’ Hand Made  Italiano mi sono reso conto che noi Italiani ci perdiamo in un bicchiere d’acqua; noi Italiani siamo sempre stati la forza e l’ispirazione di molte aziende. 

Mia madre cuciva sempre e quando ero piccolo insegnava come in un bel gioco a me e mio fratello ad imbastire i pantaloni o a dare dei punti a degli abiti strappati, questo approccio ha innescato in me il desiderio di recuperare tutto ciò che é abbandonato, prendendo in considerazione tutta l’attenzione che le nostre madri, le nostre nonne e i nostri avi avevano messo nella realizzazione di questi ricami d’arte che per fine di una moda o cambio di stile sono stati gettati. Il nostro progetto é rivolto al recupero del fatto a mano, rivisitando e cucendo di nuovo a mano, utilizzando pizzi, ricami anche Indiani e Francesi creando qualcosa di totalmente diverso, completamente rinnovato  , dando alla luce abiti contemporanei e di stile, recuperando quello che altre persone hanno buttato via. In questo momento storico dove c’é una forte crisi economica ed esistenziale, tutti quanti noi dobbiamo cercare di risparmiare e recuperare; questo movimento si é rafforzato durante il Lockdown riguardando con amore tutto quello che avevo nel mio armadio ho iniziato a produrre degli abiti con questa filosofia cucendo a mano ogni piccolo pezzo e ho realizzato interamente un abito scultura partendo da un abito da sposa a sirena degli anni 50/60. Se tutto insieme iniziassimo a recuperare le cose, gli oggetti e i vestiti che non sono più amati; potremmo diventare un autentica forza.

Le cose che vengono realizzate con amore hanno un energia diversa, anche il compratore percepisce l’amore trasferito nell’oggetto.

Recuperiamo il cashmire, la lana, i tessuti del passato la parola del cambiamento é eco sostenibilità, dobbiamo salvare il mondo per salvare l’umanità, con un occhio di riguardo all’arte così come ai centrini o alle giacche realizzati dalla nonna. 

Di seguito alcune domande a Valentina Rossi , che affianca Antonio Armento nella creatività social di Lipstickvintage

Qual é il tuo percorso di studi ? Ci racconti il tuo progetto con Lipstickvintage per la tua tesi di Laurea ? 

Alle superiori ho frequentato l’Istituto Tecnico Economico A. Bassi a Lodi, città in cui vivo, con indirizzo Amministrazione Finanza e Marketing e specializzazione in Relazioni Internazionali per il Marketing.

Ho poi cambiato totalmente percorso di studi. Ora sto frequentando l’Istituto Europeo di Design a Milano, con indirizzo Fashion Styling & Communication, specializzazione in Major Communication. Conseguirò la laurea il prossimo dicembre!

Ho deciso di scrivere una tesi sul mondo del vintage di lusso, intitolata “Il Vintage di lusso. Un viaggio nel tempo”. Ho scoperto da circa un anno questo settore e ho scelto di intervistare alcuni negozi che vendono luxury vintage, tra i quali Lipstick Vintage. Quando sono entrata in negozio, ho avuto subito una calorosa accoglienza e mi ricordo quel giorno come fosse ieri. Antonio, il titolare, è stato subito molto disponibile ed interessato a ciò che stavo facendo e successivamente si è realizzato un sogno: quello di poter collaborare con lui per il mio progetto di tesi, sviluppando una nuova strategia di comunicazione digitale volta al rilancio del negozio!

Ora Antonio ed io stiamo costruendo e pianificando assieme, passo dopo passo, la creazione dei post, del prodotto che deve essere proposto, di come deve essere fotografato e successivamente editato per essere postato. Scegliamo l’ordine delle immagini per creare un feed curioso ed accattivante. L’idea di Antonio è quella di rendere il mondo del vintage più fresco, attuale, cercando di avvicinare anche la mia generazione.

Cos’é per te la comunicazione ? 

La comunicazione è fondamentale, è parte di noi sin dalla nascita. Il linguaggio, le relazioni sociali, i riti, usi e costumi, sono tutti elementi che permettono di comunicare. I media sono oramai parte della nostra quotidianità e sono tutti mezzi di comunicazione. In particolar modo, i social media hanno un forte impatto sulla comunicazione odierna, sono un potentissimo mezzo di diffusione di news (e anche di fake news purtroppo). Anche Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, ha recentemente affermato che il mondo digitale non potrà mai più essere escluso dal mondo della moda, ed un esempio è stata la recente Fashion Week a Milano.

Cos’é che ti ha attratto del mondo del vintage e della moda ? 

Piccola premessa: quando ero piccola ho fatto la modella per alcuni brand, come Laura Biagiotti, Carlo Pignatelli, ecc. e da quel momento il mondo della moda è entrato nel mio cuore. Ero affascinata da tutto ciò che mi circondava, dalla sinergia presente tra gli addetti ai lavori, dall’organizzazione…volevo essere parte di quel mondo. Per questo motivo poi ho scelto un percorso di studi universitari inerente alla moda ed alla comunicazione.

Devo essere sincera, mi sono avvicinata da poco al mondo del vintage: è stata una meravigliosa scoperta, un piccolo grande mondo che racchiude in se abiti ed accessori appartenenti ad epoche diverse e che trasmette emozioni. Indossare capi vintage permette a chiunque di essere unico ed inimitabile.

Si può essere creativi e originali con l’utilizzo dei social media ? 

Assolutamente si! Anzi si deve! Come dicevo prima, i social media devono essere sfruttati al meglio, sono il mezzo di comunicazione che ci accompagna minuto dopo minuto, grazie all’utilizzo dello smartphone. Essere creativi vuol dire anche esprimersi liberamente, senza sentirsi giudicati o condizionati dalla dal canone di profilo che le aziende e la società impongono.

Come definisci la tua figura professionale ? 

Mi definirei un’art director ! Come già anticipato, mi occupo della pianificazione della strategia digital, del calendario editoriale, scatto le foto ai capi ed accessori che devono essere postati e mi occupo della post-produzione.

Chi sono i tuoi punti di riferimento ? 

La prozia di mia mamma, “Zia Franca”, che oggi ha 101 anni e vive a Roma, è sempre stata una signora molto elegante e curata.

In passato, dopo le nozze con un medico, si è trasferita a Reggio Calabria ed ha conosciuto la Signora Versace, titolare di una sartoria della città, la boutique d’Alta Moda, e madre di Gianni che fin da piccolo frequentava il negozio.

La Zia aveva diversi abiti confezionati dalla boutique e quando Gianni Versace, diventato famoso, ha organizzato una mostra con i modelli realizzati dalla madre, la maison ha chiesto alle clienti di allora, tra cui mia zia, di poterli avere in prestito e per lei è stato una grande piacere.

Ammiro molto la Zia Franca per la sua vita piena, interessante e per gli incontri speciali che ha avuto la fortuna di avere.

C’ é qualcuno che senti di ringraziare ?

In primis me stessa, perché nonostante tanti intoppi e difficoltà durante il mio percorso di studi, non mi sono mai lasciata abbattere, mi sono sempre rialzata. Sono molto determinata: quello che inizio lo porto fino alla fine, no matter what.

Poi la mia famiglia, perché mi ha sempre supportato e sopportato, ed è grazie ai sacrifici dei miei genitori che ho potuto proseguire con gli studi e diventare quella che sono oggi.

E ora mi sento di ringraziare dal profondo del cuore anche Antonio, proprietario di Lipstick Vintage. Ha creduto in me sin dal primo momento in cui mi ha vista, e questo mi ha stimolato a scoprire le mie abilità, ciò che sono in grado di fare e che non sapevo di poter fare. Sta dando spazio alla mia creatività e alla mia voglia di imparare cose nuove.

Grazie , per il vostro tempo ,alla prossima !

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Intervista a Adriano Lio , Founder Lio Occhiali

adriano lio


Nata come laboratorio artigianale per la lavorazione e la produzione di occhiali, minuterie e accessori vari, Liò oggi esporta con grande soddisfazione le sue creazioni in tutto il mondo.

Abbiamo intervisto il Titolare Adriano Lio per farci raccontare i suoi dove , quando e perché:

Quando hai deciso di occuparti di occhiali?

Ho fondato l’azienda nel lontano 1989, allora solo diciannovenne, con tanta passione e forse anche con un pizzico di follia. Nata inizialmente come laboratorio artigianale per la produzione e la lavorazione di occhiali, minuterie ed accessori vari, negli anni, l’attività ha subito profonde trasformazioni, tanto che, ad oggi, esportiamo con grande soddisfazione le nostre creazioni in tutto il mondo, sia quelle a marchio proprio, che i modelli in esclusiva.

Sei molto legato alla tua terra, infatti specifichi made in Veneto, la fiera quindi è gestita e controllata a km zero?

Il mio legame con il territorio è fortissimo, imprescindibile per tutto quello che faccio. Il mio “realizzato a mano in Veneto” non è solo estetica, design, bellezza, ma è anche salubrità delle materie prime, è rispetto rigoroso delle leggi, è salvaguardia ambientale, è tutela e garanzia dei diritti dei lavoratori e della sicurezza dei cittadini, poiché prima di essere produttori e rivenditori, siamo soprattutto consumatori e solo consumando prodotti del territorio facciamo crescere il nostro Paese, creando un futuro per i nostri figli. Credo nell’importanza dell’impiego di materiali tracciabili e nella qualità dell’intera filiera di produzione, con la scelta di manodopera e fornitori che condividono i medesimi principi e la stessa visione aziendale.

Quante linee avete?

Abbiamo circa venti linee di prodotti, racchiusi nei nostri due brand principali:

  • Liò Handmade in Veneto è il brand storico di Liò. Occhiali realizzati quasi del tutto artigianalmente, che coniugano fashion e design, tradizione e innovazione secondo la mission, che Liò porta avanti con grande convinzione da trent’anni. Occhiali qualitativamente accurati, leggeri e comodi, forme tecnicamente più semplici, dal gusto sobrio, ma deciso e con un’attenzione quasi maniacale ai particolari.
    •  IO Unconventional è il brand aziendale che porta alla valorizzazione dell’IO, inteso come l’unicità delle persone, tributo alla bellezza nel suo significato più profondo. Volutamente fuori dagli schemi, forme stravaganti ed eccentriche, che ne sottolineano l’identità e che, negli anni, sono diventati un must pera uno stile non convenzionale ed eclettico.. Io Unconventional non è solo un brand, ma uno stile di vita, un’idea, un pensiero, ma soprattutto un desiderio condiviso.

Quali materiali scegliete per le vostre creazioni?

Da sempre Liò è specializzata nella realizzazione di occhiali in metallo, con lavorazioni finissime e altamente tecnologiche e da alcuni anni abbiamo iniziato con grande soddisfazione anche la produzione di occhiali in acetato di cellulosa.

Nel mondo il made in Italy in questo settore ha un suo valore aggiunto?

Il made in Italy è il vero valore aggiunto di tutta la mia produzione. Credo fortissimamente nel nostro meraviglioso Paese, sono convito che produrre in Italia significhi investire nell’autenticità, dare importanza alla nostra storia fatta di tradizioni, di arti e mestieri inestimabilmente preziosi e valorizzare ciò che ci distingue nel mondo. Il meglio di noi viene proprio da qui, dalla nostra creatività, che da sempre sposa qualità e inventiva, creando autentica bellezza.

Quanto è importante la Comunicazione oggi?

La comunicazione oggigiorno è fondamentale, poiché è il modo più efficace che abbiamo per farci riconoscere sul mercato, per comunicare quello che siamo e quello in cui crediamo, per creare un’autentica identità aziendale. Siamo partiti dalla realizzazione di un sito web che ci rappresenta in modo semplice e chiaro, il nostro “Chi siamo nel mondo” per passare attraverso i social network, da cui oggigiorno non si può prescindere. Sito web e social media devono viaggiare insieme e ci consentono di stabilire una relazione con il pubblico, fonte preziosa di informazioni per migliorare e arricchire il brand.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ricordo quella volta a Parigi, era la serata di premiazione del Silmo d’Or ed eravamo stati nominati tra i finalisti. Per recarci al palazzo delle premiazioni, prendemmo il treno sbagliato, ritrovandoci nel bel mezzo della campagna francese, con nessun mezzo disponibile per arrivare. A qual punto fermammo un ragazzo francese che stava facendo jogging, il quale ci disse che l’unica possibilità era quella di avviarci verso il paese più vicino e chiedere a qualcuno.

Arrivammo, dopo una lunga camminata, in un negozio di alimentari e mentre stavamo cercando di capire come poter fare per trovare al più presto un mezzo di trasporto, sentimmo da fuori il clacson di un’auto. Era lo stesso ragazzo del jogging che era venuto a prenderci per portarci al Palazzo del Silmo d’Or, dove arrivammo perfettamente in orario. Un’incredibile esperienza di generosa ospitalità.

Tutti i fili intrecciati di una storia da raccontare. Questa magica miscela, unita all’ispirazione data dai materiali offerti dalla natura, si traduce in linee di occhiali non convenzionali, dove la creazione di un’idea avviene grazie alla professionalità tipica di una mano artigiana esperta.
Grazie per il tuo tempo Adriano , e per quello che fai per il nostro Paese,  esportare qualità , creatività è sempre stato il punto di forza per l’Italia .

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