close

Attualità

Attualità

Una pausa di gusto e relax nella campagna senese.

campagna senese

A Castelnuovo Berardengo, nella campagna senese, un’oasi per prendersi una pausa dal frastuono cittadino, a Le Fontanelle. Il paese, a circa 14 chilometri dalla proprietà della famiglia Bolfo, venuti nel Chianti dalla Liguria negli Anni Settanta del Novecento, innamorati di questo territorio, ricorda nel nome un re franco,

Berardo, forse il figlio del sovrano in un territorio che allora apparteneva ai Franchi.

Qui fin dal Medioevo si produceva vino, come si legge in uno dei documenti ritrovati in quella che sarebbe diventata la Cantina dell’azienda, Vallepicciola, addirittura Tocai.

L’idea di Giuseppina Boffo, nata negli Anni Trenta del secolo scorso, era creare un ambiente intimo, familiare, anche se attualmente è un albergo cinque stelle, per vivere la storia e la tradizione senza però dimenticare il gusto della contemporaneità.

Le Fontanelle, deve il suo nome a delle fontanelle appunto, ancora attive, probabilmente appartenute al Monastero che sembra sorgesse all’epoca sul territorio.

Oggi ci sono 37 camere nelle quali si respira l’aria di casa, dove il legno scuro, il cotto e la pietra a vista raccontano la toscanità con uno sguardo anche al gusto francese e inglese, grazie alla scelta di tessuti che ricordano lo stile country. Colore dominante il rosso bordeaux che qui chiamano rosso Fontanelle.

L’impressione è di essere in un borgo, con gli spazi ben distribuiti che anche quando l’hotel è al completo lasciano spazio e condizioni di riservatezza per gli ospiti.

Tra gli ambienti interni, una sala con il pianoforte vicino al bar e la sala lettura con il camino con una biblioteca importante, punto di incontro e di scambio possibile tra gli ospiti, in prevalenza stranieri, anche se gli italiani cominciano ad affezionarsi a una campagna che offre relax, percorsi di degustazione, possibilità di passeggiate e cicloturismo, percorsi culinari differenziati e un benessere con un’attenzione alla cura più che all’estetica.

La natura è davvero benigna da queste parte nella stagione primaverile ed estiva per i fiori e la godibilità all’esterno, in autunno per il fascino che emana, con panorami che cambiano di ora in ora e diversi borghi meritevoli nei dintorni.

La colonna

L’hotel ha un ristorante gourmet legato ai sapori del territorio, una bella veranda sulla vallata, dove si mangia a lume di candela, rustico-elegante, con tavoli ben distanziati, e una colonna a vista che dà il nome al posto.

Lo chef Francesco Ferrettini, ha come prerogativa una cucina di gusto, con sapori decisi, senza essere carica.

La sua idea è una toscanità che però non si ferma alle contaminazioni con altre cucine, soprattutto per quanto concerne le tecniche e le preparazioni; attenzione scrupolosa alla stagionalità; sapori ben equilibrati senza eccedere nell’estrosità.

Al ristorante due menu degustazioni, rispettivamente il Chianti (a 100 euro) e La Colonna Experience (a 130 euro), oltre la possibilità di cenare à la carte.

Nel primo menu ci ha incuriosito in particolare il capriolo, frutti di bosco e bieta o l’anatra, mandorla e pan pepato; del secondo il tortello coniglio e zabaione e il branzino, aglione e capperi.

Eccezionale l’Agnello Aragonese, cotto alla francese, di grande delicatezza, che regala un piatto raffinato, semplice e insolito. Il menu è relativamente contenuto e il territorio si contamina con suggestioni e accostamenti arditi come il Calamaro, finocchiona e limone salato tra gli antipasti.

Tra i dolci e la pasticceria compreso il pre-dessert raffinati, goloso il Soufflé all’amaretto con pasta di mandorla e gelato alla zucca.

Per chi vuole uno spazio più riservato ed esclusivo The Club House, più in alto, offre una vista strepitosa che domina la proprietà dove insistono circa mille piante diverse, con uno sguardo più contemporaneo e un bel viaggio nell’arte contemporanea soprattutto italiana.

Curioso il progetto di raccontare il personaggio toscano, noto a livello internazionale, di Pinocchio grazie alle tavole di Mimmo Paladino.

Qui per chi ama l’estrema raffinatezza ed è pronto ad una sperimentazione ardita, Visibilio, aperto come la struttura nel 2022, un nome, un programma.

L’offerta si completa con una trattoria, sempre molto elegante, il Tuscanino. Le due anime della cucina di The Club House sono dirette dallo chef Daniele Canella, personalità di grande umiltà e capacità, con un estro che sa piegarsi alle esigenze dei palati più vari.

L’osteria del territorio, il ristoro anche per coloro che non soggiornano in hotel e dove i clienti possono mangiare più volte durante il soggiorno, merita attenzione perché non è solo una buona trattoria.

Colpisce la ricerca di un’esecuzione impeccabile soprattutto rispetto al trattamento della materia, ingrediente del DNA dello chef.

Una carta contenuta che va da un Baccalà al vapore con crema di peperoni gialli 3 rosso, a una Crema di porri e patata con cerfoglio e acetosella, per continuare con un Cervo ai frutti rossi – e carne sapientemente lavorata – e qualche golosità. Colpisce la carta dei vini, ma ampia, come studiata e ben presentata con il focus sulla Toscana e le sotto zone come cerchi concentrici che si avvicinano al luogo in cui ci trova. Interessante il ventaglio delle proposte per le bollicine italiane e champagne francesi.

Il benessere offre un percorso di gusto salutare, accanto alla tavola, sia all’esterno, sia all’interno con una piscina panoramica e una riscaldata (una doppia soluzione presente anche a Le Fontanelle). Il centro benessere non è tanto un luogo per l’estetica anche se c’è la possibilità di manicure e pedicure, quanto di cura di sé con trattamenti vari, personalizzati. Imperdibile il massaggio Thaï, un’ora per ricentrarsi, concentrarsi sul proprio respiro e riequilibrare il profilo energetico: niente creme né olii, abiti comodi per rilassarsi, e manovre particolari che con pressioni e trazioni muovono e ‘smuovono’ il corpo.

Infine merita una visita la Cantina Vallepicciola dove si organizzano molte degustazioni e dov’è possibile assaggiare oltre alle 17 etichette, il miele di bosco granuloso prodotto dall’azienda e l’olio, una Dop di Leccino, Moraiolo e Frantoio. La cantina, realizzata su progetto di Margherita Gozzi, che ha curato anche gli hotel e i suoi interni, è di grande modernità e linearità, con una linea ecosostenibile, poco percepibile dall’esterno, grazie all’integrazione con il paesaggio: i colori e i materiali sono quelli della pietra, del legno e del corten con grandi vetrate all’ingresso.

Poco distante la Vinsantaia, dove appassiscono i grappoli sui graticci per il vinsanto, in una chiesa sconsacrata della famiglia Cerretani, del 1700. Attualmente l’azienda possiede 265 ettari di cui 105 abitati, con 4mila piante d’ulivo e per la parte a vigneto il 60% dedicato al Sangiovese.

Gli altri vitigni sono il Cabernet Franc, cabernet Sauvignon e Merlot per il taglio Bordolese; il Pinot nero e lo Chardonnay per la spumantizzazione e la vinificazione in bianco; e il Trebbiano e la Malvasia per la produzione del Vinsanto. Il viaggio in cantina comincia in Acciaio per le basi spumantisiche per la linea Pievasciata e il Chianti Classico.

Per la produzione di spumante Vallepicciola ha un metodo Charmat lungo e un Metodo classico, 100% Chardonnay. Si prosegue con 14 vasche in cemento per lo più per le variazioni internazionale quindi i Tonneaux in legno di rovere francese e qualcosa di slavonia.

Nella Barricaia, con moderne volte in legno che avvolgono il visitatore, circa 1200 barrique da 225 litri e una ventina di Tonneaux. Nella cantina anche una serie di botti Kosher con la vinificazione certificata e supervisionata dal Rabbino, diventate simbolo di interculturalità.

L’antologia dei cru è rappresentata dal metodo classico “Perlinetto”, Pinot nero in purezza, che fa 48-52 mesi sulle fecce; Vallepicciola Toscana Bianco, Chardonnay con fermentazione equamente divisa tra cemento e Tonneau e 12 mesi in barrique, di grande eleganza; Vallepicciola rosso, 100% Sangiovese, dal vigneto Vallepicciola, con una bella riconoscibilità ma più morbido e complesso.

E ancora Vallepicciola Lapina, Chianti Classico Gran Selezione, sempre 100% Sangiovese, con alcuni sentori terziari di cuoio e animali interessanti. Infine Migliorè, complesso con taglio bordolese e note ben integrate.

A breve anche in Cantina entrerà l’arte con l’arrivo di un’opera di grandi dimensioni realizzata ad hoc dello street artist bretone, attivo in Italia dagli Anni Novanta, Abraham Clet.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
ArteAttualità

“S.V.” : L’artista Mariella Rinaldi da voce attraverso l’arte ad una denuncia inascoltata…

Mariella Rinaldi

E’ accaduto poche settimane fa….

Se davvero vogliamo cambiare qualcosa , quando parliamo di violenza sulle Donne, forse chi è preposto ad ascoltare dovrebbe agire, troppo spesso una denuncia si trasforma in nulla prima ancora che qualcuno inizi a prendere appunti……

L’artista Mariella Rinaldi dopo aver ascoltato la protagonista dell’ennesimo episodio di violenza nei confronti di una donna, ha scelto di dedicarle un dipinto , ritraendo il suo volto, S.V. non si nasconde, non ha timore di esporsi, è consapevole che un tassello importante per dare una svolta a questo cancro della società, e proprio metterci la faccia.

Fidanzata da qualche tempo, non più innamorata, un sabato sera, decide di lasciare il suo fidanzato.

Glie lo comunica sotto casa di lui.

Lui ci rimane male, non se lo aspetta

Lei vista la situazione crede che non sia il caso che lui la accompagni a casa e così chiama un suo amico che l’aspetterà in un parcheggio poco distante.

Lei scende dalla macchina, si incammina verso il luogo accordato con l’amico, ma lungo il tragitto, il suo ex la insegue e con rabbia la spintona a terra e le tira un calcio.

Lei è spaventata ed incredula, perché fino a quel momento niente aveva presagito un comportamento così violento da parte di lui.

Si rialza, ferita ad un braccio e alla mano e nota che lui (che si era allontanato) si sta riavvicinando, pertanto inizia a correre, sulla strada, in quel momento buia e deserta, in direzione dell’amico che, ignaro dell’accaduto, la stava aspettando.

Il giorno dopo si rivolge alle forze dell’ordine con la volontà di denunciare l’accaduto, ma dopo il colloquio nel quale le veniva affermato che “purtroppo la denuncia non avrebbe portato a nulla”… e che la parola di lei  era comunque “solo la sua parola contro quella dell’ex fidanzato”!, amareggiata, rassegnata e delusa,  ha rinunciato e se ne è tornata a casa.

Rivoltasi in seguito anche ad un’associazione… anche quest’ultima le ha praticamente ripetuto le stesse frasi delle forze dell’ordine.

Il pugno ricorda la bestialità del gesto, il cuore l’amore, la lacrima ….

L’ARTE AIUTA A COMUNICARE, RACCONTARE, SENSIBILIZZARE.

L’Artista è solita reinterpretare con il suo stile i classici del passato , ma anche volti del presente, mai temendo di essere fuori luogo, perchè la sua arte funge da traghettatrice, portano il passato nel contemporaneo raccontandolo tra forme e colori..

In questa opera vuole fermare l’attimo per non dimenticare…. renderlo visibile e attuale, nessun volto dal passato, nessun viso famoso, ma il volto di un presente che vogliamo cambiare…..

Leggi Ancora
Attualitàcharity

Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano: Giovedì 19 ottobre 2023, ore 18:15 Women Care Association presenta: “I MOLTEPLICI VOLTI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE. CONOSCERLI ED AFFRONTARLI”

Women Care Association

Milano, [Data] – Giovedì 19 ottobre 2023, alle ore 18:15, presso Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano, Women Care Association organizzerà un evento dedicato alla comprensione e gestione delle molteplici forme della violenza sulle donne.

Titolo dell’Evento: I MOLTEPLICI VOLTI DELLA VIOLENZA SULLE DONNE. CONOSCERLI ED AFFRONTARLI.

L’evento vedrà la partecipazione di eminenti figure impegnate nella lotta contro la violenza di genere:

Simona Loizzo, Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Femminicidi

Alessia Solombrino, Giudice sez. GIP/GUP del Tribunale di Bergamo

Alessandra Kustermann, Ginecologa, Founder SVSeD, Presidente centro antiviolenza SVS Donna Aiuta Donna

Claudia Segre, Presidente e Founder Global Thinking Foundation

Riccardo Bettiga, Psicologo, Psicoterapeuta, Garante per l’Infanzia e Adolescenza di Regione Lombardia, Presidente Knowledge Institute

L’evento sarà introdotto e moderato da Olga Cola, Presidente di Women Care Association.

Dettagli dell’Evento:

  • Data e Ora: Giovedì 19 ottobre 2023, ore 18:15
  • Luogo: Bianca Maria Palace – Viale Bianca Maria, 4 Milano

Per promuovere un cambiamento culturale e contrastare la violenza sulle donne è importante fare una corretta informazione sull’entità effettiva del fenomeno e sulle modalità con le quali può manifestarsi.

L’incontro sarà un’opportunità unica per approfondire l’inquadramento ed evoluzione dell’impianto normativo attuale e delle sue applicazioni pratiche, approfondire le principali forme di violenza: violenza fisica, mobbing/stalking, violenza economica, psicologica/emotiva. Conoscerle per affrontarle.

Programma dell’Evento:

  • Introduzione: Olga Cola, Presidente Women Care Association
  • Le Molteplici Forme di Violenza: Panel di esperti che affronteranno le diverse manifestazioni di violenza contro le donne.
  • Esperienze e Soluzioni: Interviste e testimonianze di figure di spicco impegnate nella lotta contro la violenza di genere.
  • Domande e Risposte: Il pubblico avrà l’opportunità di interagire con gli ospiti attraverso una sessione di domande e risposte.
  • Cocktail di Chiusura: Networking e opportunità per discutere ulteriormente sugli argomenti affrontati durante l’evento.

L’Associazione Women Care invita la stampa e il pubblico interessato a partecipare a questo incontro significativo per contribuire alla sensibilizzazione e all’azione contro la violenza sulle donne.

Per ulteriori informazioni e per confermare la vostra presenza, scrivere a: info@womencareets.com 

Uniamoci per affrontare insieme i molteplici volti della violenza sulle donne e costruire un futuro più giusto e sicuro per tutti.

Women Care Association ETS

Via Privata Maria Teresa 8,

20123 Milano

www.womencareets.com

info@womencareets.com 

segreteria@womencareets.com

Leggi Ancora
Attualità

La cerimonia di premiazione al Palazzo della Regione Veneto ha consegnato il Leone d’Oro a Ugo Cilento.

Ugo Cilento

La cerimonia di premiazione al Palazzo della Regione Veneto ha consegnato il Leone d’Oro a Ugo Cilento e al suo marchio, “una delle realtà più rilevanti nel mondo dell’imprenditoria della moda italiana, un’azienda – si legge nelle motivazioni – unica per la sua longevità e per la sua prestigiosa creazione di stile ed eleganza riconosciuta in tutto il mondo”.

Ugo Cilento, imprenditore di un’azienda fondata a Napoli nel 1780 con 243 anni di storia gestita sempre dalla stessa famiglia, ha ricevuto il premio da Sileno Candelaresi, presidente del Leone d’oro al Gran Premio Internazionale di Venezia.

“È certamente una grande soddisfazione – dichiara Ugo Cilento – ottenere un riconoscimento tanto ambito a livello mondiale e la cosa rende molto felice sia me come professionista, da sempre impegnato nella ricerca dell’eleganza e fortemente convinto dell’eccellenza della sartorialità e della profonda fusione di moda, arte e tradizione, nonché tutto l’indotto che ruota intorno alla mia storica azienda giunta con me alla ottava generazione”.

La maison ‘Cilento & F.llo’ è stata iscritta nel registro dei marchi storici italiani di interesse nazionale dal ministero dello Sviluppo Economico.

Oggi ha sede a Napoli alla Riviera di Chiaia 203 e 204, nella cornice di Palazzo Ludolf.

Ha aperto una sede anche a Milano nel quartiere Brera.

Il marchio Cilento è anche accostato ad istituzioni culturali prestigiose, come l’Università Federico II di Napoli, per la quale, in occasione degli ottocento anni di storia, sono state realizzate cravatte e foulard con le insegne dell’Imperatore ed il logo dell’Università.

Leggi Ancora
Attualità

Sono stata violentata da “TVP Star”!

violenza sulle donne

L’ufficio del procuratore polacco ha appena ricevuto la testimonianza di una donna che
afferma di essere stata violentata nel gennaio 2020 dalla “TVP Star” all’hotel Parisel
Palace a Klimki vicino a Łuków. Al momento sono in fase di traduzione e conferma le
informazioni di Agnieszka Kępka, portavoce dell’ufficio del procuratore distrettuale di
Lublino. La vittima è stata interrogata a Londra da un ufficiale dell’Interpol. La donna ha
testimoniato tre volte. Prima volta in questura, due volte a casa. La sua testimonianza è
scioccante. Nel frattempo sono riuscito a parlarle. Cerco questa intervista da oltre 2
anni. Non sarà una conversazione breve. Uso lo pseudonimo dell’autore indicato dalla
vittima, perché le indagini sono ancora in corso.
VENERDÌ: STUPRO
– Come hai conosciuto la “TVP Star” [pseudonimo usato dall’autore]?
– L’ho visto al tavolo del Parisel Palace Hotel durante l’incontro per il concorso Miss Generation 2020.
Era un ospite speciale lì. La prima volta che l’ho visto era seduto al tavolo con l’organizzatore della
competizione, Paweł Majewski. Sembravano conoscersi bene. Poi l’ho visto a cena.

  • Do vive lei?
    – Vivo nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Non parlo polacco, anche se capisco molto perché parlo
    correntemente il russo. Nel 2020 sono stata in Polonia per il concorso Miss Generation.
    “Perché volevi che ti chiamasse un medico?”
    “Mi sono sentita male dopo cena. Volevo vomitare, il mio cuore batteva forte, ero senza fiato. Ho
    chiesto a Izabela, probabilmente la nipote di Paweł Majewski, di chiamare un medico. Mi ha portato
    nel punto in cui si trovava Paweł e ha detto: “Prenditi cura di lei, non si sente bene e pensa di essersi
    avvelenata”.
    “Ti hanno mandato ‘Star’ invece di un dottore?”
    – Poi “TVP Star” si è avvicinata a me e mi ha chiesto cosa mi fosse successo. Aggiunse che era la
    persona più importante li, è l’organizzatore di questo evento, è il capo di tutte queste persone. Tutti
    quelli che erano accanto a noi, incluso Paweł Majewski, gli raccomandarono di prendersi cura di me.
    Poi mi ha preso il braccio e ci siamo diretti verso l’ascensore. Ci siamo fermati lì per un po’. Ci siamo
    seduti a tavola. Ho cercato di spiegargli come mi sentivo e lui mi ha rassicurato.
    “L’hai capito?”
    – Parlava un misto di inglese-polacco-russo. Non conosce bene l’inglese. Ho cercato di spiegargli che
    mi sentivo male. Ha suggerito che sarebbe stato meglio se andassimo nella sua stanza e lì potessi
    spiegargli esattamente cosa non andava in me. A volte penso che sia colpa mia se ci sono andato con
    lui. Aveva la stanza più grande di tutti noi. Era di sopra, non ricordo a quale piano.
    “Qualcuno ti ha detto chi era?”
    “Allora non ne avevo idea. Sapevo solo il suo nome. Non sapevo fosse una star televisiva. Quando
    siamo entrati nella stanza è diventato completamente diverso. Ha iniziato a toccarmi. Gli ho detto di
    non farlo, non ci conosciamo. Mi ha offerto da bere. Ho detto che non bevo affatto alcolici. Poi ha
    iniziato a chiedermi perché mi sentivo male, perché ero pallida e non sorridevo. È anche passato
    rapidamente alle domande sulla mia vita privata, se avessi marito e figli. Ho detto che ho due figli:

una figlia e un figlio. Ha anche chiesto la loro età, ma non volevo parlargli di loro. Poi ha cambiato
argomento e ha iniziato a parlare di sé. Dopo circa 20 minuti di permanenza nella stanza, qualcuno
ha iniziato a bussare alla porta. qualche donna. Penso che uno dei dipendenti di questa
competizione. Quando lui non rispose, lei urlò: “Apri la porta! [viene menzionato il nome della “TVP
Star”]”. Gli ho chiesto di aprire ma ci ha detto di fingere che non ci fossimo e di stare zitti. Poi un
uomo ha iniziato a bussare, ma continuava a non aprire. Poi il suo telefono squillò. Probabilmente
sono le stesse persone che hanno provato a contattarlo. Poi ha confessato di non conoscere queste
persone e di non essere interessato a questa competizione. È stato invitato da Paweł Majewski.
– Com’era la sua stanza?
“C’erano molti vestiti sparsi per la stanza. Non c’era posto dove sedersi, quindi “TVP Star” mi ha
suggerito di sedermi in camera da letto. Ho detto che non volevo andare in camera da letto con lui.
Cominciò a convincermi che era una buona idea e che sarebbe stato meglio se quel giorno non
lasciassi la sua camera. Ha anche promesso di accompagnarmi all’aeroporto il giorno successivo. Mi
ha assicurato che voleva prendersi cura di me e assicurarsi che non mi accadesse nulla. Poi ho chiesto
perché non hanno chiamato un medico. Ha detto che non c’era bisogno di un dottore perché era
tutto nella mia testa ed ero solo stanca. Ho detto che ho un’allergia alimentare a certi cibi e che
potrebbe succedermi qualcosa. Ma lentamente sono diventata più calma. All’improvviso, ha iniziato a
togliersi i vestiti perché ha detto che si stava surriscaldando. Poi ho notato una grossa cicatrice sullo
stomaco, gli chiesto, cosa gli è successo. Poi ha iniziato a parlare polacco. Mi disse di non
preoccuparmene perché era una traccia della sua vita precedente. Ha detto che non aveva una
moglie e che stava scrivendo libri o pubblicandoli. Non l’ho capito, ha detto che non gli piaceva vivere
in Polonia perché la gente lo avvicinava per strada. Ha detto che volevano sbarazzarsi di lui.
“Pensi che fosse sotto l’effetto dell’alcool?”
“Non so quanto fosse ubriaco, c’erano bottiglie di whisky e vodka nella sua stanza erano mezze
vuote.
“Come sei finito in camera da letto con lui dopo tutto?”
“Si stava facendo tardi. Mi ha esortato a sdraiarmi nel suo letto. Ha ripetutamente detto che non mi
toccherà. Improvvisamente è diventato insistente, voleva fare cose con cui non ero d’accordo. Mi ha
suggerito di sdraiarmi su un lato del letto e lui sull’altro. Poi si è avvicinato a me e ha iniziato a parlare
della sua vita. Ha parlato di come non fosse felice con suo figlio e di come si sentisse in colpa perché
li ha lasciati [famiglia – nota dell’autore] molto tempo fa e che a volte fa cose che non dovrebbe fare,
ma non riesce a fermarsi. Mi sono laureato in psicologia, gliene ho parlato e gli ho suggerito di non
incolpare se stesso, di non pensare male di se stesso. Poi, non so come sia successo, ma mi ha
baciato. È stato un bacio così veloce, poi si è allontanato e ha detto che si stava facendo tardi e che
potevo restare nella sua camera. Mi ricordava ogni volta che non mi avrebbe toccato. Ha fatto il
segno della croce.
“Non è finita con un bacio?”
“Ero molto stanca, ho dormito a malapena per cinque giorni. Abbiamo parlato per un po’, ma alla fine
mi sono addormentata. Ad un certo punto, ho sentito che cercava di girarmi sulla schiena e iniziare a
togliermi i vestiti. Gli ho detto di smetterla, che non voglio farlo, che ho il ciclo, che non ci
conosciamo. Ha detto di no. Che deve fare questo, che doveva fare l’amore con me. Disse che era un
uomo adulto, che poteva controllarsi, che non sarebbe finito dentro ma sulla mia pancia. E lo ha
fatto. Non l’ho guardato durante il processo, ero paralizzata. Mi ha chiesto perché non gli ho detto

che lo amo. Voleva che ne facessi parte, e che glidimostrassi simpatia. Quando ha finito, mi ha detto:
“Guarda, sei una donna simpatica e interessante, ma non mi piaci così tanto”. Sento che voleva che
mi sentissi male con me stessa.
Mi sono seduta contro il muro vicino al bagno. Ero nudo. Avevo del sangue sulle mani. Non riuscivo a
concentrarmi. Ho notato un’immagine sacra sul muro e ho iniziato a pregarla. Avevo paura di
andarmene, anche se sapevo che avrei dovuto. Ero in un villaggio in mezzo alla foresta e cominciavo
a sospettare che il mio soggiorno nella sua stanza fosse programmato con l’organizzatore della
competizione. Avevo paura perché non sapevo cos’altro potesse farmi la “TVP Star”.
SABATO: STOP
“Cosa stava facendo allora?”
“Non so se dormisse o fosse sveglio, ma appena ho provato a muovermi mi ha chiesto cosa stessi
facendo. Alla fine, verso le 5 o le 6 del mattino, gli dissi che dovevo andare. Poi si è arrabbiato e ha
iniziato a urlarmi contro dicendo che mi aveva chiesto tante volte di calmarmi. Poi ha preso tutta la
mia roba e me l’ha tirata in faccia. Poi ha detto: “Vattene, non voglio più vederti, non mi ascolti, non
vuoi calmarti!” Stava venendo verso di me, ho oscillato e volevo schiaffeggiarlo, ma lui ha schivato e
ho sbattuto la mano contro il muro. E poiché avevo le mani insanguinate, ha urlato di nuovo che
avevo sporcato il muro. Ho preso le mie cose e me ne sono andata. Scesi le scale e la prima persona
che incontrai fu la receptionist che mi chiese perché mi fossi alzata così presto. Mi sono seduto
nell’atrio e mi sono seduto lì. Dopo qualche tempo, Karina [partecipante al concorso – ndr] mi si è
avvicinata e mi ha chiesto perché avevo le mani sporche di sangue. Ho detto che non è successo
niente. Sentivo di non poterglielo dire. Ha insistito ma ho detto che andava tutto bene.
“L’hai già visto in albergo?”

  • SÌ. Dopo un po’ scese a fare colazione. Si è comportato come se non fosse successo niente. Fu
    raggiunto da Paweł Majewski, che doveva sapere cosa era successo, perché mi mandarono nella
    stanza con lui. Ho sentito parte della loro conversazione. Non ho capito tutto, ma la “TVP Star” ha
    detto a Majewski che era stata una sua idea. Immaginai che stesse dicendo qualcosa del tipo “Sei
    stato tu, non voglio assumermene la responsabilità, risolvi il problema da solo”.
    – Credi che Majewski sapesse cos’è successo la scorsa notte?
    «Deve averlo saputo. Mi ha mandato lì con lui.
    – Era l’ultimo giorno del tuo soggiorno in hotel a Klimki?
  • SÌ. Dopo colazione ci è stato detto di lasciare l’hotel. Ho chiesto se potevo restare ancora un po’.
    Non ho fatto la doccia e la mia roba era nella stanza. Non me l’hanno permesso. Mi hanno detto che
    il direttore dell’albergo mi avrebbe accompagnato alla stazione. Viaggiavo con altre tre donne. Alla
    stazione di Łuków siamo saliti tutti sullo stesso treno. Ero seduto accanto a Łukasz e Karina. Qualcuno
    chiamava Łukasz tutto il tempo e lui informava quella persona dove eravamo. Non ho idea di chi ci
    fosse dall’altra parte del telefono. Mi sembra che potrebbe parlare con Paweł Majewski, ma è solo
    una mia supposizione. L’organizzatore del concorso stava andando a Varsavia in macchina. Quando
    siamo arrivati ​​alla stazione ferroviaria di Varsavia, Łukasz e Karina hanno detto che dovevamo
    cambiare binario. Questo mi ha sorpreso, perché il resto dei partecipanti è andato su un’altra
    piattaforma. Poi una delle ragazze di nome Monika ha chiesto loro perché mi stanno portando su
    un’altra piattaforma. Ci ha seguiti per vedere dove mi stavano portando. Non li capivo davvero,
    quindi li ho seguiti. C’era una valigia su quella piattaforma che mi hanno detto di prenderla. Ho

chiesto perché, ho sentito che è il nostro bagaglio. Ho rifiutato dicendo che non era il mio bagaglio e
che non l’avrei preso. Mi hanno fatto prendere il treno con lui, ho rifiutato, poi si sono innervositi.
Non sapevo cosa ci potesse essere in questa valigia… droga, per esempio., per esempio, poi è
arrivata la polizia.
“Da dove veniva la polizia?”
“Hanno detto era sono venuti perché hanno sentito delle urla. Volevo parlare con loro, ma poi Lukasz
ha detto loro di non ascoltarmi perché sono pazza. La polizia mi ha chiesto il passaporto, gliel’ho dato
e poi hanno detto che dovevamo andare di sopra alla stazione di polizia.
“Chi degli organizzatori è venuto con te?”
“Sono andato da sola con loro. Alla stazione di polizia, ho sentito la voce di “TVP Star”. Stava
gridando qualcosa. I poliziotti non parlavano inglese, quindi ho chiesto se c’era qualcuno che parlava
inglese o russo. Mi hanno detto di non preoccuparmi che mi avrebbero portato in un posto sicuro. Mi
hanno detto di salire sull’incrociatore. Non era un’autovettura, era un autobus. Hanno acceso la
musica molto forte. Era una canzone di Michael Jackson.
“Pensavi che questo fosse l’inizio di altri problemi?”
“Non sapevo nemmeno dove stessimo andando.” Ho chiesto loro di trovare qualcuno che parli
inglese. Hanno detto che loro stessi non parlano e che qui c’è la Polonia e qui si parla polacco.
Dovevamo essere vicini a questa stazione perché non andavamo da molto tempo. Quando ci siamo
fermati, abbiamo aspettato qualche minuto che il cancello di metallo si aprisse. Non sapevo ancora
dov’ero, se fosse un’altra stazione di polizia o un altro posto. Abbiamo aspettato lì finché finalmente
è entrata una donna con i capelli grigi. Ha iniziato a scrivere qualcosa e le ho chiesto di dove fossi e le
ho detto che dovevo andare all’aeroporto per prendere il volo per Londra. Poi hanno detto che non
andavo da nessuna parte, che dovevo restare lì perché avevo ucciso o volevo uccidere un uomo. Poi
ho pensato che forse fosse successo qualcosa a “TVP Star”. Mi ha paralizzato di nuovo. Volevo fare
una foto di dove mi trovavo
“Hanno chiesto il numero della tua famiglia per fargli sapere dove eri e perché non sarei tornata a
Londra?”

  • NO. Mio marito non sapeva cosa mi stesse succedendo fino a lunedì. Dopo aver preso il mio
    telefono, hanno iniziato a rovistare tra le mie cose. Ho detto loro di non farlo. Mentre continuavo a
    dire loro di lasciarsi dietro i miei effetti personali, mi hanno afferrato e trascinato attraverso un lungo
    corridoio buio. Non sapevo dove fossi, mi chiedevo se fosse una prigione. Poi siamo saliti
    sull’ascensore. tacevano. Mi hanno portato in una stanza. Mi hanno buttat6a sul letto, legata,
    dopodiché mi addormentai subito.
    DOMENICA: OSPEDALE
    “Cosa ricordi dell’ospedale?”
    “Quando mi sono svegliata, mi stavo ancora chiedendo dove fossi. Le porte erano chiuse. Attraverso
    il vetro, ho visto persone che camminavano nel corridoio. Erano vestiti in modo strano. Ho iniziato a
    bussare alla porta. Dopo 15 minuti la porta si aprì. Ho detto all’infermiera che dovevo andare in
    bagno. La donna mi ha preso per mano e ha detto che mi avrebbe portato lì e poi mi avrebbe
    riaccompagnato nella stanza e mi avrebbe rinchiuso di nuovo. Poi ho pensato che questa doveva
    essere una prigione. La donna che è venuta nella mia stanza mi ha detto che mi avrebbero trattenuto
    fino a lunedì, perché a quel punto il medico verrà a trovarmi e deciderà cosa fare di me. Sono stata

rinchiusa per due giorni. Mi hanno permesso uscire dalla stanza solo per andare in bagno o mangiare
qualcosa.
LUNEDÌ: RICERCA
– Finora hai detto a qualcuno di essere stata stuprata al Parisel Palace Hotel di Klimki?

  • NO. Nessuno mi ha nemmeno chiesto niente. Il dottore è venuto a trovarmi lunedì mattina. Si
    chiamava Tomasz. Mi ha chiesto se sapevo perché ero qui. Ho detto di no e forse me lo dirà. Ha detto
    di aver sentito che volevo uccidere qualcuno alla stazione. L’ho negato. Poi il dottor Tomasz ha
    spiegato di aver sentito che volevo uccidere qualcuno o me stesso. Non so da dove abbia preso
    queste informazioni. Riuscivo a malapena a stare in piedi dopo tutte le notti insonni e quello che mi
    era successo. Mi hanno fatto impazzire, completamente impazzire, come se per qualche motivo
    volessero rinchiudermi in questo ospedale.
    “Allora gli hai detto dello stupro?”
    “Il dottor Tomasz è stato molto meticoloso. Ha ordinato molti test tra cui EEG e esami del sangue. Poi
    mi ha intervistato. Ha detto che aveva bisogno di sapere cosa ho fatto per arrivare qui, perché questo
    è un ospedale psichiatrico [su ul. Nowowiejska – nota aut.] e le persone che vengono qui dovrebbero
    sapere perché. Dopo aver ascoltato la mia versione di quello che era successo, ha detto che pensava
    che fosse stato commesso un crimine e che doveva informare la polizia. Dovevo andare a fare una
    visita ginecologica in un altro ospedale [ospedale di ul. Banach – agg. aut.]. Ci sono andato in
    ambulanza. All’ospedale che abbiamo raggiunto, i medici hanno chiamato i poliziotti e avrebbero
    dovuto eseguire il test che si fa sulle vittime di stupro, ma i poliziotti che sono venuti non avevano
    con sé l’attrezzatura necessaria. Mi riportarono all’ospedale psichiatrico.
    MARTEDÌ: RICERCA
    “Perché non hanno portato l’attrezzatura per i test?” È uno scherzo?
  • Veramente. Il giorno dopo mi hanno portato di nuovo in ambulanza all’ospedale [in ul. Banach-ndr.
    aut.]. La seconda volta mi hanno prelevato campioni di capelli e unghie. Hanno chiesto se l’autore del
    reato ha usato un preservativo. Ho detto no. Poi i dottori mi hanno prescritto la pillola del giorno
    dopo come contraccezione d’emergenza. I materiali sono andati al laboratorio, ma fino ad oggi non
    ho ricevuto alcun risultato o informazione se siano state trovate tracce del DNA dell’aggressore.
    “Quando hai potuto fare una doccia?”
    – Dopo il secondo esame in ospedale.
    “Solo quattro giorni dopo?”
  • SÌ.
    MERCOLEDÌ: SANO
    “Non hai disturbi mentali?”
    – Il dottor Tomasz ha detto che va tutto bene, ma gli esami del sangue hanno mostrato un basso
    numero di globuli rossi. Mi ha raccomandato di mangiare bene, riposare e recuperare le forze. Ha
    detto che non vedeva alcun motivo per cui dovrei rimanere lì. [Il medico ha citato: la donna è stato
    l’unico che ha contattato le tre ambasciate dei paesi in cui viveva. Uno di loro lo informò che la
    conoscevano bene perché spesso collaboravano. Non do il nome del paese per la possibilità di
    identificare la vittima – ndr. aut.]. Ho contattato mio marito che mi ha comprato un biglietto aereo e

mi ha detto che sarebbe venuto a prendermi venerdì. Lo stavo aspettando in ospedale. Durante la
mia permanenza in ospedale, mi sono state somministrate alcune pillole. Non so di che tipo, anche se
sospetto che potessero essere sonniferi. Li ho nascosti sotto la lingua e poi li ho sputati nel gabinetto.
Volevo essere sveglia, pienamente consapevole, sano di mente.
– Dopo il primo articolo che ho pubblicato, una persona mi ha contattato. Mi ha convinto ad
abbandonare l’argomento perché non c’era stupro. Mi ha detto che c’è una registrazione dalle
telecamere dell’hotel, che mostra te e la “TVP Star” che camminate lungo il corridoio.
– No, non c’era una situazione del genere e non possono esserci registrazioni del genere. Potrebbe
esserci un video di lui che mi tiene la mano lungo il corridoio, ma certamente non me che lo bacio o
lui che bacia me. Dopo quello che è successo, sono rimasto di fronte a lui nudo, insanguinato, mi ha
urlato contro, ha detto che non voleva vedermi. Ero scioccata. Non riuscivo a capire perché sono
andato con lui in questa stanza? Perché mi ha fatto questo? Perché io? Perché mi sta urlando contro?
Volevo vestirmi e uscire da lì. Finalmente ce l’ho fatta. Scesi nell’atrio. Tutto era come una nebbia.
– Pensi che Paweł Majewski e il direttore dell’hotel Parisel Palace si conoscessero?
“Non erano gli unici che si conoscevano. Anche “TVP Star” ha festeggiato con loro a tavola. Da quello
che ho scoperto, l’organizzatore non ha pagato nulla per il nostro soggiorno.
“Sono passati 3 anni da quello che è successo. In che condizioni sei?

“Non è che posso cancellarlo dalla mia memoria, naturalmente. Non è come i vestiti sporchi che
posso lavare e non c’è traccia di sporco. Questi traumi emotivi non possono essere cancellati.
Saranno sempre ricordati. È ancora bloccato con me come se fosse successo tutto ieri. Ricordo
ancora gli odori, le immagini di quei luoghi. Anche quando incontro i polacchi in città, Łuków torna
subito da me. Mi ha scioccato. [La reazione è molto emotiva, la donna inizia ad asciugarsi le lacrime –
nota di redazione. aut.].
Grazie per l’intervista
Piotr Krysiak, Helena Krysiak
Non sta a me giudicare chi sta dicendo la verità. Non spetta a me giudicare se è avvenuto uno stupro.
Ci sono pubblici ministeri e tribunali per questo. Tuttavia, non si può negare che qualcuno stia
mentendo qui, e c’è ancora molto da determinare.
Prima di tutto:
perché “TVP Star” ha detto in un’intervista con me che non era mai stato vicino a Klimki in vita sua, e
non era nemmeno mai passato di lì. Non conosceva nemmeno il nome dell’albergo.
Secondo:
Cosa è successo alla Stazione Centrale?
Terzo:
Chi ha riferito che la donna aveva fatto qualcosa?
Quarto:
C’era “TVP Star” alla stazione ferroviaria e perché?

Quinto:
perché la polizia non ha chiesto alla donna il suo parere sull’accaduto, ma l’ha portata in un ospedale
psichiatrico?
Sesto:
Perché non le è stato permesso di informare la sua famiglia che non sarebbe tornata a casa, e su
quali basi è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico?
Settimo:
Le irregolarità commesse dagli agenti di polizia dovrebbero essere chiarite.
Ottavo:
Perché la biancheria da letto e le tracce non sono state fissate nella camera d’albergo di “TVP Star”?
Nono:
Perché il ruolo svolto dall’organizzatore del concorso, Paweł Majewski, non è stato indagato?
Decimo:
Perché questa indagine richiede così tanto tempo?

Di Piotr Krysiak

pubblicato in collaborazione con www.pressmania.pl

Leggi Ancora
ArteAttualitàModa

Artemisa Gentileschi: LA STORIA DELL’ARTE LETTA CON GLI OCCHI DELLA LOOK MAKER RAFFAELA GALLINA.

RAFFAELA GALLINA

Artemisia Gentileschi era primogenita nonché figlia femmina di Orazio Gentileschi, famoso pittore del 1600, che ne notò subito il grandissimo talento e cercò di incoraggiarla fin da piccola insegnandole tutti i trucchi del mestiere.

I due ebbero un rapporto padre e figlia molto conflittuale vista anche l’intraprendenza e l’orgoglio della ragazza,anche sul piano artistico, tant’è che, a volte, diventò difficile stabilire a chi appartenesse un dipinto, poiché in certi momenti la loro maniera di creare era del tutto simile.

L’episodio più noto della vita di Artemisia Gentileschi fu quello della violenza subita all’età di 17 anni per mano di Agostino Tassi (1580-1644), pittore di buon livello, amico del padre della ragazza e suo collaboratore.

Agostino Tassi era un pittore indiscusso ma dalla condotta poco esemplare e con precedenti penali.

L’artista si era invaghito di Artemisia e, secondo quanto raccontò la stessa ragazza, il 9 maggio 1611 violentò la figlia dell’amico.

Lo stupro all’epoca era un reato, ma allo stesso tempo era considerato infamante per la donna che lo subiva. Il disonore poteva essere in parte riparato con un matrimonio.

Inizialmente Tassi promise ad Artemisia di sposarla ed ella credendo alle sue promesse iniziò una relazione di pochi mesi, fino a quando si scoprì che l’uomo era già sposato.

Tassi fu dunque denunciato da Orazio Gentileschi ed il processo durò da marzo a novembre 1612. Artemisia dovette subire atroci torture perché, purtroppo, la Giustizia riteneva che durante la tortura gli interrogati dovessero per forza dire la verità.

Tassi fu condannato e costretto all’esilio da Roma, ma, grazie all’appoggio di personaggi potenti, riuscì a rientrare.

In seguito Artemisia si sposò, costretta dal padre, con Pierantonio Stiattesi, un giovane pittore fiorentino di scarso livello con il quale si trasferì a Firenze.

Nel 1615 eseguì due dipinti per l’amico Michelangelo Buonarroti. Nel 1616 venne ammessa all’Accademia del disegno di Firenze, dove rimase iscritta fino al 1620, anno in cui lasciò Firenze e tornò a Roma dove dovette convivere con i pettegolezzi ma ormai era un’artista affermata.

Il marito, pittore appena mediocre, non tollerò più il suo successo e se ne andò.

Nel 1627 andò a vivere a Venezia e nel 1630 si trasferì a Napoli dove diventò una delle personalità artistiche più importanti della città eseguendo varie opere per la Cattedrale di Pozzuoli.

Nel 1636 si trasferisce a Londra per raggiungere il padre Orazio, per aiutarlo a terminare alcune opere per Re Carlo I e per restargli vicino fino al 1639 anno della sua morte. Tornò a Napoli e vi restò fino alla fine dei suoi giorni (tra il 1652 ed il 1656).

Subito dopo aver subito la violenza, Artemisia, si esprime in maniera brutale ma la sua espressione artistica di rabbia si stempera con il “periodo fiorentino” e diventa più elegante per arrivare a Venezia ed avvicinarsi all’influenza dei grandi Maestri come il Tintoretto e il Veronesi.

Analizziamo inanzi tutto l’autoritratto del 1615-17 nelle due versioni dai colori freddi e caldi per determinare la Tipologia Cromatica di Artemisia.

Nella versione dai colori caldi, il suo viso appare più luminoso, con un sottotono dorato insieme ad una leggera ramatura di capelli e sopracciglia; il blush sullo zigomo la fa apparire più sana; le sue forme generose risultano armoniche; l’ampia scollatura del vestito dal colore freddo allontana dal viso l’illusione ottica dissonante; il turbante ecru’ dalle decorazioni arancioni e dorate, in abbinamento ai suoi orecchini, le incorniciano il volto aiutando a definire nitidamente i contorni.

Nel ritratto dai colori freddi, l’incarnato è diafano; il blush rosato sullo zigomo mette in risalto le borse sotto gli occhi; la bocca è poco valorizzata apparendo meno carnosa; i capelli e le sopracciglia più scure; II contorni del viso sono poco definiti e le sue forme appaiono più prosperose; la prima cosa che salta all’occhio è il colore freddo dell’abito che distoglie l’attenzione dallo sguardo e dai lineamenti di Artemisia; il turbante e gli orecchini dalle tonalità chiare, calde e dorate diventano poco influenti nell’armonizzare le cromie.

Artemisia era senza dubbio una Donna AUTUNNO come traspare nell’autoritratto come martire del 1615 e nell’autoritratto in veste di pittura del 1638.

Quest’ultimo è uno dei miei preferiti perché Artemisia si ritrae in tre quarti, anziché frontalmente o di profilo e soprattutto in posa.

Lei decide di rompere la tradizione dipingendosi con i suoi strumenti di lavoro tra le mani mentre esegue un dipinto.

Per rappresentarsi in questa posa avrà dovuto ricorrere ad un gioco di specchi ed il risultato è molto realistico con l’artista con le maniche rimboccate fino al gomito; una catena d’oro con un ciondolo a forma di maschera; un abito verde e marrone; le sue labbra ed il blush aranciati; il tutto sottolinea la sua Tipologia Cromatica rendendola semplicemente meravigliosa!!!

RAFFAELA GALLINA
Leggi Ancora
Attualità

“IL TANGO È ARTE” RUBRICA A CURA DI MARINELLA PUCCI (MA.PU.) “SINTONIA”.

MARINELLA PUCCI

Dreaming D5: Tango introspezione, tango esibizione.

E’ caldo fuori, del resto siamo in piena estate qui a Buenos Aires.

Sono le tre del pomeriggio e nella casa si avverte un’ afa che induce a sonnecchiare per riprendersi dalle lunghe notti passate in milonga.

Mi ritiro nella mia stanza accompagnata dal mio diario che lascio a portata di mano perché so che verranno loro: i Dreamings a farmi visita. Bisogna quindi che si scriva del ricordo, delle storie, prima che svaniscano nel vuoto di una mente che non ricorda.

Un respiro profondo, un cuore che acquista un ritmo pacato, gli occhi che si chiudono ed ecco il dreaming dischiudersi..

Tanta gente, radunata attorno al palco allestito a Buenos Aires dove si stanno svolgendo i mondiali di tango argentino.

Molte le coppie in lizza, a contendersi il titolo, vengono da tutte le parti del mondo spinti da un desiderio: diventare campioni del mondo di tango argentino.

Ognuno con il proprio bagaglio e storia da raccontare.

Cammino tra la folla per avvicinarmi al palco e vedere più da vicino le esibizioni che si alterneranno a breve.

Noto una coppia seduta al bordo pista abbracciata in una posa quasi catatonica.

Lui dice: “siamo una coppia in sintonia e ci lasceremo guidare da quello che siamo al di la dei nostri corpi e dei lustrini sui nostri vestiti.”

Lei scoppia in lacrime e risponde: “non sarà come ballare per entrare nel nostro mondo interiore dove possiamo mostrarci l’un l’altro con le nostre fragilità, ferite ed emozioni che muovono i nostri animi.

Ora dobbiamo farlo per un pubblico che punterà i suoi occhi su di noi, non sarà facile ‘essere’. Sara’ difficile non cedere alla tentazione di lasciare all’ego il controllo per un mostrare virtuosismi e acrobazie.

Mi chiedo se questa è la cosa giusta. Voglio dire, noi qui,ora, a fare una gara, per cosa? Per freggiarci di un titolo che ci darà consensi, applausi e classi piene di studenti attratti dal prestigio che rappresenteremo…il Pascal di Pirandello affermava: «Lavoriamo senza posa ad abbellire e a conservare il nostro essere immaginario e trascuriamo quello vero».

Nel corso di ogni esistenza, il problema che si pone qualsiasi essere umano è quello di scegliere e di decidere se si vuole essere ciò che si è oppure apparire per ciò che non si è, consapevoli che siamo noi a circoscrivere l’incisività nel nostro essere, del nostro esistere e del nostro agire.

Possiamo incidere positivamente sull’ambiente in cui viviamo, proponendo stili di vita e finalità diversi da quelli che critichiamo e che non ci rappresentano.

Allora torniamo a noi, al quel tango intimo e nostro..”

“Cara sei sopraffatta da forti emozioni, ansia da prestazione, paura di fallire…

È normale, sono sensazioni che tutti gli artisti provano prima di salire sul palcoscenico, per condividere e donare emozioni.

Vedrai sarà un connessione più ampia che coinvolgerà anche lo spettatore più distratto e sarà bellissimo vivere quei momenti li con te, con il nostro tango, con il pubblico.

Vieni, andiamo, fidati di me.”

I due salgono sul palco e riescono ad emozionarmi con il loro tango fatto si di lustrini ma ancora pieno del loro amore per una danza che in tutte le sue sfaccettature riesce ad arrivare al cuore.

Allo spegnersi dei riflettori mi ritrovo sveglia nella mia stanza dove mi appresto ad annotare il ricordo del sogno appena vissuto.

Ma.Pu

Nota d’arte

Il maggiordomo cantante (The Singing Butler)

una coppia che danza abbracciata sulla battigia, contro un cielo livido, che minaccia tempesta. I due amanti ballano protetti maldestramente dagli ombrelli di una cameriera e di un maggiordomo, che forse canta, come suggerisce il titolo.

L’uomo e la donna sembrano persi l’uno nell’altra, quasi immemori delle due discrete presenze che tentano di ripararli dalla pioggia. Nessun volto è visibile frontalmente i protagonisti diventano i movimenti danzanti del Tango……

Per dipingere la danza è necessario chiudere gli occhi, scegliere la melodia e immaginare, prima di prendere il pennello…

Nonostante la comunicazione digitale, la Gran Bretagna resta un paese in cui è comune inviare i bigliettini di auguri. Spedire le “greeting cards” è una tradizione intramontabile

Le stime ufficiali parlano di oltre 2 miliardi di cartoline inviate ogni anno

L’opera di Jack Vettriano conta 6 milioni di poster venduti ed è l’opera più riprodotta sulle cartoline di auguri in U.K.

Una curiosità ;

Nel 2004 The Singing Butler fu venduto a Sotheby’s per quasi 750.000 sterline

Alessio Musella

Leggi Ancora
Attualità

Serena Fumaria: Grazie a quella notte del 2016 Mi feci una promessa che manterrò a costo di me stessa.

Serena Fumaria

Era l’ ultimo il 15/5/2016 l’ultimo

Giorno della mia vecchia vita:

Quando sotto una foto scrivevo “funny” anche quando di divertente c’era ben poco e dentro sentivo solo male;

Quando nonostante questo lottavo più per vedere gli altri felici che pensare alla mia felicità;

Quando cercavo di capire perché le persone avessero atteggiamenti crudeli al posto di capire me stessa, convinta che dare affetto avrebbe calmato tanta rabbia;

Quando sopportavo in silenzio, nonostante avessi un mare di parole e motivazioni che avrebbero potuto inginocchiare a vita chiunque;

Quando sorridevo come in questa ultima foto, per finta, per non dare nell’ occhio, perché da me ci si aspettava “così ” da tutta la vita ;

Quando mantenevo e tenevo più alla mia espressione da bambina che alla mia vita da donna, silurando ogni mio sogno reale accontentandomi di ciò che veniva;

Quando guardavo, convinta che dare e basta bastasse a ricevere un domani, almeno un po’ dello stesso amore dato.

Che ingenua… si da,

E si dimentica.. senza mai aspettarsi nulla.

Questa foto segna l’ ultima ora di quella mia esistenza, che seppur bella e ricca di avvenimenti che mi “creavo per sorridere”, mi rendeva infelice…

all’epoca cercavo negli altri la mia approvazione, la mia felicità, la mia riuscita… all’epoca ero certa che essere puliti bastasse a ricevere amore e rispetto in tutti i settori della vita.

Non è così… non basta essere puliti, bisogna amarsi, rispettarsi, non sopportare, pretendere gioia in cambio di gioia, e dare tempesta se si riceve tempesta. Pretendere? Sì, pretendere da se stessi di vivere solo persone in grado di essere all’altezza di amarci e renderci felici e allontanare gli altri. Spostarli di peso se

serve. Nel totale rispetto nei confronti di tutti.

Bisogna essere sinceri prima di tutto con se stessi… il vero mondo sta dentro di noi, e da quel mondo che abbiamo costruito nell’anima, sappiamo o meno dare attenzioni o trascendere l’ importanza del non ricevere. Io ora non ho voglia di trascendere. Pretendo di ricevere in tutti i settori o chiudo i rubinetti e sposto di peso i “pesi morti” che non mi

Permettono evoluzione, in amore, in amicizia, sul lavoro. Ho imparato a rispettare la mia vita e la fatica che ho fatto per essere una persona come sono. Buona e vera.

La realtà è che dopo quella sera, era il 14/5/16, dallo scoccare della mezzanotte del 15/5, in una notte durata 5 ore e 15 minuti, tutto è cambiato per me…

In quelle ore ho cambiato pelle e connotati interni.

Sono rimasta la Persona che ero perché cambiare e diventare cinica o negativa sarebbe equivalso a dare ragione ad altri cinici…

Per cui non sono cambiata dentro ma ho consolidato il mio Io, il mio credo e il mio essere più forte di prima … ma sono diventata solo per pochi, pochissimi… esclusiva, e disattenta alle persone deludenti.

Sono diventata anche più umile, non penso di dover salvare il mondo ora, ma di dover fare il massimo per il mondo in cui credo… senza disperdermi dietro realtà che non possono avvicinarsi alla mia “reale storia”.

Oggi sono solo per quelli che sono in grado di capire chi ero, chi sono e chi sarò. Per quelle

Persone interessate ad esserci, in ogni mio “domani” !

E sono per coloro per cui scelgo di essere presente.

A un anno dall’ ultimo giorno della mia vecchia esistenza dico…

Sti cazzi, sono diventata grande, e non tornerei mai indietro, non condividerei mai più gioia con chi da tempesta.

Perché ragazzi miei… donare Gioia è un arma che abbiamo in pochi e chi la ha… ha un enorme forza.

Testo da scritto nel 2017 da Serena Fumaria oggi motivatore, coach, docente e scrittrice.

Leggi Ancora
Attualitàculturaeccellenze italianeeconomia

Grande serata per il Cenacolo Artom nella splendida galleria Glauco Cavaciuti a Milano.

il Cenacolo Artom

Christian Bale, Kim Basinger, Monica Bellucci, Vincent Cassel, Laetitia Casta, Cindy Crawford, Penelope Cruz, Cameron Diaz, Matt Dillon, Michael Fassbender, Scarlett Johansson, Milla Jovovich, John Malkovich, Charlize Theron, Emma Watson sono solo alcuni dei personaggi famosi i cui ritratti sono esposti a Palazzo Reale. Scatti realizzati tra il 2001 e il 2021 da Vincent Peters che, usando un’illuminazione impeccabile, eleva i suoi soggetti a una posizione che spesso trascende il loro status di celebrità.

In questo splendido ambiente Arturo Artom ha accolto venticinque amici intorno ad un unico tavolo quadrato.

Ospiti d’onore il Vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo e Morgan che al pianoforte ha incantato tutti gli ospiti.

Da brividi la sua interpretazione di Vedrai Vedrai e di Imagine insieme a Roberta Ruiu.

Tanti gli interventi, ispirati dal bel discorso introduttivo di Anna Scavuzzo sull’energia e la voglia di crescere ed innovare che trasmette Milano: dal grande designer Stefano Giovannoni, a Luca Buccellati, Alessia Fattori Franchini, Gaia Spallanzani, Marco Palacino, Sergio Tripodi…

Gran finale quindi con Morgan in piedi a cantare ‘O mia bela Madunina ‘, composta da Giovanni D’Anzi nel 1934 in coro con tutti gli ospiti. Si fa sempre più concreta là possibilità che Morgan torni nella giuria di X Factor.

Si dice stiano cercando di convincerlo in tutti i modi dopo il calo di ascolti della scorsa edizione.

Leggi Ancora
AttualitàMusica

Da un Intuizione del Soprano Dominika Zamara: un ambizioso progetto musicale targato Chopin & Bellini, Due Geni a Confronto

Dominika Zamara

Un progetto che nato in Italia, a opera del soprano Dominika Zamara, esportato in gran parte d’Europa e Usa. Nella fattispecie si tratta di concerti eseguiti con i lieder di   Fryderyk Chopin e le arie da concerto di Vincenzo Bellini.

La Zamara, memore dei sui studi sui due compositori e su quel filo che li leggo nel rispetto reciproco, amicizia e nella loro professione, ideò questo particolare connubio.

Abbiamo incontrato la diretta interessata per capirne di più

Dal suo punto di vista quale è il punto di incontro tra questi lavori di Chopin e Bellini?

Tra i due compositori ci fu una grande e reciproca ispirazione.

Entrambi appartenevano al periodo del Romanticismo, entrambi furono dei grandi melodisti, per entrambi la cosa principale era appunto la melodia e la sua bellezza e il sentimentalismo. Chopin non scrisse mai opere, anche se attratto dalla musica vocale, egli scrisse soprattutto brani strumentali per pianoforte, due concerti per pianoforte e orchestra.

I diciannove Lieder sono l’unica testimonianza di musica vocale scritta dal compositore, nella quale si sente l’ispirazione della linea di Bel Canto tipica di Bellini, viceversa in nelle arie da concerto di Bellini si sente l’influenza degli accordi di Chopin.

Oltre che dalla professione ci fu amicizia tra i due?

Certo, ci fu una grande amicizia tra loro, ma il punto focale fu la reciproca ispirazione. Sono rimaste molte lettere a testimoniare questo fatto, quindi sia l’amicizia che l’ispirazione.

Questo progetto come è nato?

Questo progetto nacque molti anni fa, nel lontano 2013/14.

Successivamente registrai un disco con il completo ciclo dei lieder di Chopin in tonalità originale, il progetto è stato eseguito in molti luoghi: l’Accademia del Teatro La Scala di Milano, ma ancora prima ho eseguito queste magnifiche musiche in Messico, nella Manu Ponce Hall, la sala da concerti più importante di Mexico City, ma poi in America: Los Angeles, New York e Philadelphia, in Italia in molti Teatri e molte parti d’Europa, anche in Cina.

Come si trova vocalmente a passare dai lieder e le arie da concerto?

Molto comoda, c’è un legame tra i lieder e le arie da camera. In entrambe vi sono bellissime melodie, anche se abbastanza difficili musicalmente, c’è comunque una grande comodità vocale. Il legame tra i tra queste opere sono le melodie e i testi poetici.

Due dei più grandi compositori dell’ottocento, uno italiano e l’atro polacco, quali sono le diversità e similitudini stilistiche

Allora, nei lieder di Chopin vi sono ispirazioni alle danze popolari polacche, a esempio la mazurca, i testi sono in polacco e la fonetica polacca e molto complessa. Invece le arie da camera di Bellini sono più lineari e i testi sono molto più comodi da cantare

Come il pubblico dei diversi paesi ha reagito sentendo un concerto di questo calibro?

Il pubblico è sempre pieno di entusiasmo a scoprire le similitudini di due geni a confronto.

Ricordo quando cantai a Mexico City, li c’era un pubblico misto, sia maturo che giovane, mi dissero “meraviglioso, un ispirazione”. La stessa cosa successe all’Accademia del Teatro La Scala di Milano e in altre parti dove ho proposto questo programma

Leggi Ancora
1 2 3 4 5 28
Page 3 of 28