A Castelnuovo Berardengo, nella campagna senese, un’oasi per prendersi una pausa dal frastuono cittadino, a Le Fontanelle. Il paese, a circa 14 chilometri dalla proprietà della famiglia Bolfo, venuti nel Chianti dalla Liguria negli Anni Settanta del Novecento, innamorati di questo territorio, ricorda nel nome un re franco,
Berardo, forse il figlio del sovrano in un territorio che allora apparteneva ai Franchi.
Qui fin dal Medioevo si produceva vino, come si legge in uno dei documenti ritrovati in quella che sarebbe diventata la Cantina dell’azienda, Vallepicciola, addirittura Tocai.
L’idea di Giuseppina Boffo, nata negli Anni Trenta del secolo scorso, era creare un ambiente intimo, familiare, anche se attualmente è un albergo cinque stelle, per vivere la storia e la tradizione senza però dimenticare il gusto della contemporaneità.
Le Fontanelle, deve il suo nome a delle fontanelle appunto, ancora attive, probabilmente appartenute al Monastero che sembra sorgesse all’epoca sul territorio.
Oggi ci sono 37 camere nelle quali si respira l’aria di casa, dove il legno scuro, il cotto e la pietra a vista raccontano la toscanità con uno sguardo anche al gusto francese e inglese, grazie alla scelta di tessuti che ricordano lo stile country. Colore dominante il rosso bordeaux che qui chiamano rosso Fontanelle.
L’impressione è di essere in un borgo, con gli spazi ben distribuiti che anche quando l’hotel è al completo lasciano spazio e condizioni di riservatezza per gli ospiti.
Tra gli ambienti interni, una sala con il pianoforte vicino al bar e la sala lettura con il camino con una biblioteca importante, punto di incontro e di scambio possibile tra gli ospiti, in prevalenza stranieri, anche se gli italiani cominciano ad affezionarsi a una campagna che offre relax, percorsi di degustazione, possibilità di passeggiate e cicloturismo, percorsi culinari differenziati e un benessere con un’attenzione alla cura più che all’estetica.
La natura è davvero benigna da queste parte nella stagione primaverile ed estiva per i fiori e la godibilità all’esterno, in autunno per il fascino che emana, con panorami che cambiano di ora in ora e diversi borghi meritevoli nei dintorni.
La colonna
L’hotel ha un ristorante gourmet legato ai sapori del territorio, una bella veranda sulla vallata, dove si mangia a lume di candela, rustico-elegante, con tavoli ben distanziati, e una colonna a vista che dà il nome al posto.

Lo chef Francesco Ferrettini, ha come prerogativa una cucina di gusto, con sapori decisi, senza essere carica.
La sua idea è una toscanità che però non si ferma alle contaminazioni con altre cucine, soprattutto per quanto concerne le tecniche e le preparazioni; attenzione scrupolosa alla stagionalità; sapori ben equilibrati senza eccedere nell’estrosità.
Al ristorante due menu degustazioni, rispettivamente il Chianti (a 100 euro) e La Colonna Experience (a 130 euro), oltre la possibilità di cenare à la carte.

Nel primo menu ci ha incuriosito in particolare il capriolo, frutti di bosco e bieta o l’anatra, mandorla e pan pepato; del secondo il tortello coniglio e zabaione e il branzino, aglione e capperi.
Eccezionale l’Agnello Aragonese, cotto alla francese, di grande delicatezza, che regala un piatto raffinato, semplice e insolito. Il menu è relativamente contenuto e il territorio si contamina con suggestioni e accostamenti arditi come il Calamaro, finocchiona e limone salato tra gli antipasti.
Tra i dolci e la pasticceria compreso il pre-dessert raffinati, goloso il Soufflé all’amaretto con pasta di mandorla e gelato alla zucca.
Per chi vuole uno spazio più riservato ed esclusivo The Club House, più in alto, offre una vista strepitosa che domina la proprietà dove insistono circa mille piante diverse, con uno sguardo più contemporaneo e un bel viaggio nell’arte contemporanea soprattutto italiana.
Curioso il progetto di raccontare il personaggio toscano, noto a livello internazionale, di Pinocchio grazie alle tavole di Mimmo Paladino.
Qui per chi ama l’estrema raffinatezza ed è pronto ad una sperimentazione ardita, Visibilio, aperto come la struttura nel 2022, un nome, un programma.

L’offerta si completa con una trattoria, sempre molto elegante, il Tuscanino. Le due anime della cucina di The Club House sono dirette dallo chef Daniele Canella, personalità di grande umiltà e capacità, con un estro che sa piegarsi alle esigenze dei palati più vari.
L’osteria del territorio, il ristoro anche per coloro che non soggiornano in hotel e dove i clienti possono mangiare più volte durante il soggiorno, merita attenzione perché non è solo una buona trattoria.
Colpisce la ricerca di un’esecuzione impeccabile soprattutto rispetto al trattamento della materia, ingrediente del DNA dello chef.
Una carta contenuta che va da un Baccalà al vapore con crema di peperoni gialli 3 rosso, a una Crema di porri e patata con cerfoglio e acetosella, per continuare con un Cervo ai frutti rossi – e carne sapientemente lavorata – e qualche golosità. Colpisce la carta dei vini, ma ampia, come studiata e ben presentata con il focus sulla Toscana e le sotto zone come cerchi concentrici che si avvicinano al luogo in cui ci trova. Interessante il ventaglio delle proposte per le bollicine italiane e champagne francesi.
Il benessere offre un percorso di gusto salutare, accanto alla tavola, sia all’esterno, sia all’interno con una piscina panoramica e una riscaldata (una doppia soluzione presente anche a Le Fontanelle). Il centro benessere non è tanto un luogo per l’estetica anche se c’è la possibilità di manicure e pedicure, quanto di cura di sé con trattamenti vari, personalizzati. Imperdibile il massaggio Thaï, un’ora per ricentrarsi, concentrarsi sul proprio respiro e riequilibrare il profilo energetico: niente creme né olii, abiti comodi per rilassarsi, e manovre particolari che con pressioni e trazioni muovono e ‘smuovono’ il corpo.
Infine merita una visita la Cantina Vallepicciola dove si organizzano molte degustazioni e dov’è possibile assaggiare oltre alle 17 etichette, il miele di bosco granuloso prodotto dall’azienda e l’olio, una Dop di Leccino, Moraiolo e Frantoio. La cantina, realizzata su progetto di Margherita Gozzi, che ha curato anche gli hotel e i suoi interni, è di grande modernità e linearità, con una linea ecosostenibile, poco percepibile dall’esterno, grazie all’integrazione con il paesaggio: i colori e i materiali sono quelli della pietra, del legno e del corten con grandi vetrate all’ingresso.
Poco distante la Vinsantaia, dove appassiscono i grappoli sui graticci per il vinsanto, in una chiesa sconsacrata della famiglia Cerretani, del 1700. Attualmente l’azienda possiede 265 ettari di cui 105 abitati, con 4mila piante d’ulivo e per la parte a vigneto il 60% dedicato al Sangiovese.
Gli altri vitigni sono il Cabernet Franc, cabernet Sauvignon e Merlot per il taglio Bordolese; il Pinot nero e lo Chardonnay per la spumantizzazione e la vinificazione in bianco; e il Trebbiano e la Malvasia per la produzione del Vinsanto. Il viaggio in cantina comincia in Acciaio per le basi spumantisiche per la linea Pievasciata e il Chianti Classico.



Per la produzione di spumante Vallepicciola ha un metodo Charmat lungo e un Metodo classico, 100% Chardonnay. Si prosegue con 14 vasche in cemento per lo più per le variazioni internazionale quindi i Tonneaux in legno di rovere francese e qualcosa di slavonia.
Nella Barricaia, con moderne volte in legno che avvolgono il visitatore, circa 1200 barrique da 225 litri e una ventina di Tonneaux. Nella cantina anche una serie di botti Kosher con la vinificazione certificata e supervisionata dal Rabbino, diventate simbolo di interculturalità.
L’antologia dei cru è rappresentata dal metodo classico “Perlinetto”, Pinot nero in purezza, che fa 48-52 mesi sulle fecce; Vallepicciola Toscana Bianco, Chardonnay con fermentazione equamente divisa tra cemento e Tonneau e 12 mesi in barrique, di grande eleganza; Vallepicciola rosso, 100% Sangiovese, dal vigneto Vallepicciola, con una bella riconoscibilità ma più morbido e complesso.
E ancora Vallepicciola Lapina, Chianti Classico Gran Selezione, sempre 100% Sangiovese, con alcuni sentori terziari di cuoio e animali interessanti. Infine Migliorè, complesso con taglio bordolese e note ben integrate.
A breve anche in Cantina entrerà l’arte con l’arrivo di un’opera di grandi dimensioni realizzata ad hoc dello street artist bretone, attivo in Italia dagli Anni Novanta, Abraham Clet.
A cura di Giada Luni



































