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10 Agosto, Forte dei Marmi: Ekaros Interior Design ospita l’Arte!

Ekaros Interior Design

Da sempre Design e Arte vanno a braccetto, ancor di più Interior Design e Arte, già perché, in molti casi , sono proprio i progettisti di interni ad aprire le porte all’universo creativo scegliendo e inserendo opere nelle loro proposte e realizzazioni, per dare un tocco ancor più deciso e personale agli ambienti, tenendo rigorosamente in considerazione il gusto della committenza.

Proprio da qui nasce il connubio che vede coinvolto in primis le titolari di Ekaros Interior design boutique del lusso si, ma soprattutto di idee in pieno centro a Forte dei Marmi , Rossella e Ekaterina e alcuni nomi legati all’arte, come Simona Occioni Presidente dalla Fondazione Mazzoleni e co founder Arteonline20 con la quale hanno stretto una partnership coordinata da Alessio Musella Editore di Exit Urban Magazine e Direttore Art & Investments in collaborazione con la curatrice Maria Marchese e www.prosperitas.info.

Il 10 Agosto sarà un’occasione unica per presentare nello spazio Ekaros in Piazza Marconi 4 , Artisti come Murgia, Laboratorio Saccardi, Milena Bini, Andrea Trisciuzzi, Ugo Nespolo, Matteo Castagnini, Massimo Pennachini, Gianni Lucchesi e le polaroid del fotografo Maurizio Galimberti inseriti in un contesto legato alle scelte stilistiche di arredo scelte con estrema accuratezza che da sempre contraddistinguono la capacità progettuale delle Interior Designer Titolari di Ekaros.

L’appuntamento è per martedi 10 Agosto dalle ore 18 in Piazza Marconi 4 , dove le padrone di casa saranno liete di accogliervi e raccontarvi la loro visione dell’arte inserita nel mondo dell’arredo di alto livello.

EKAROS INTERIOR DESIGN

Rossella ed Ekaterina sono due professioniste nell’ambito della progettazione d’interni e delle ristrutturazioni, il cui  percorso professionale si è arricchito nel corso degli anni, con lavori svolti in tutta Europa, in Russia, in Florida, Madagascar.

Formano un Team un team consolidato dal 2008 nato dall’unione di due culture, quella italiana e quella russa.

Il loro core business ?

Ogni progetto è una storia  nuova da raccontare ed è dalle richieste sempre diverse  dei clienti che nascono progetti speciali, ed è proprio qui che trova spazio anche il mondo dell’arte.

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Attualitàcultura

Un caffè con la scrittrice e giornalista Ilaria Guidantoni.

ilaria guidantoni

Giornalista ,Blogger e scrittrice laureata in Filosofia Teoretica all’Università Cattolica di Milano,

Fiorentina di nascita, vive e lavora tra Roma, Milano e Tunisi, conosciamola meglio lasciando a lei il compito di raccontarsi rispondendo alle nostre domande :

Primo incontro con il giornalismo?

“Quello della carta stampata dei quotidiani, i fondi di Indro Montanelli, il Domenicale dedicato alla cultura de Il Sole 24 Ore e il racconto delle storie e della memoria di Luigi Maria Personé su La Nazione fiorentina.

Anche il mio primo incontro da protagonista è stato con la carta stampata, su quotidiani locali e poi periodici e ho scritto di cultura e di economia, sempre con un taglio culturale.

Questi sarebbero poi stati i miei binari per lungo tempo.

Quanto all’incontro con i giornalisti, i primi sono stati gli amici di famiglia legati ai quotidiani finanziari che venivano a cena a casa”.

Il tuo primo contatto con l’arte?

“Scherzando poteri rispondere con la pittrice che mi ha fatto un ritratto all’età di tre anni e con i pennelli della mamma che quando ero bambina dipingeva.

Maestro Jorio Vivarelli

Ma presto, a Pistoia, con il Maestro Jorio Vivarelli, il primo artista che ricordo di aver conosciuto e che mi ha insegnato ad apprezzare la scultura, dicendomi di non aver paura di toccare le opere.

La pittura si guarda; la scultura si tocca e naturalmente si guarda anche.

Molti anni dopo ho diretto la sua Fondazione. In generale l’arte nel primo approccio è stato il contatto con la bellezza della mia città, Firenze, che ha formato il mio gusto nel segno dell’armonia, del rigore e della raffinatezza.

Ma la vera palestra sono state le gallerie”

Che formazione hai avuto?

“Studi classici che ritengo un passe-partout culturale, di formazione e perfino di educazione civica.

Dopo il Liceo classico a Milano, mi sono laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore in Filosofia teoretica con Adriano Bausola, l’allora rettore – erano ancora i tempi in cui l’Università milanese aveva esclusivamente rettori di filosofia – su Wladimir Jankélévitch, un ebreo russo naturalizzato francese, scomparso nel 1985, paladino della filosofia per tutti.

Poi ho cercato di spaziare, nelle lingue, in bioetica, diplomandomi Sommelier all’AIS di Roma.

Il filo conduttore è sempre la parola, le storie, e le espressioni dell’uomo.

Gli studi classici insegnano proprio questo: ad interrogarsi sul pensiero e sulla parola e a non dividere la cultura in umanistica e scientifica perché ogni espressione è sempre frutto dell’uomo. La diversità sta nell’approccio.”

Quando hai capito che saresti diventata giornalista e scrittrice di professione?

“Da sempre, quando non andavo ancora a scuola, avevo deciso che avrei scritto nella vita, un desiderio assoluto, oltre l’idea della professione.

Il giornalismo è stata una scelta maturata già negli anni del Liceo perché mi affascinava l’idea di unire una professione culturale alla vita che scorre, all’immediatezza, all’attualità, facendo dialogare classico e moderno. Scrittrice poi lo sono diventata per caso.

Ho sempre scritto, soprattutto poesie, auguri, racconti quando dovevo dire qualcosa di importante, quando c’era un’occasione.

Se non sembrasse pomposo e lugubre direi che ho cominciato con le orazioni funebri.

Quando qualcuno se ne va lo ricordo che sorride e credo nell’importanza della memoria, l’immortalità laica; nel desiderio di lasciare un segno e nel dovere di ricordare gli altri.

Il primo libro Vite sicure. Viaggio tra strade e parole sul tema della comunicazione e delle campagne relative alla sicurezza stradale, l’ho scritto su commissione ed è stato sponsorizzato dall’Aci.

E’ nato dalla mia attività giornalistica e poi la scrittura è diventata la direzione della mia professione”.

Come scegli gli argomenti da trattare?

“Quelli dei libri non li scelgo, mi scelgono.

Noncoach è retorica. I libri non nascono da un impegno e in totale libertà accetto l’invito di un incontro che di volta in volta può essere legato a un luogo, a una storia, a un argomento o a un argomento di attualità.

Sempre più mi sento mediterranea e italiana per la lingua e in tal senso il mio orizzonte è il Mediterraneo che ritengo la culla della cosiddetta civiltà occidentale nella sua unicità e nel suo essere classica.

Questo è il mio campo d’azione nel quale gli argomenti possono essere molto diversi ma è come se ci fosse un timbro. Dal racconto noir, al diario di viaggio, al saggio , il fil rouge dei miei racconti è la civiltà mediterranea anche per una scelta linguistica precisa che ad esempio mi porta ad escludere quasi totalmente i termini inglesi.

Per l’attività giornalistica ci sono dei grandi binari che delimitano e hanno tracciato in passato i miei confini ma la mia sfida è parlare di quello che di volta in volta mi interessa senza andare fuori tema rispetto alla commessa.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

“Quando arrivai a Tunisi, la prima volta, mi fu detto di non dare confidenza ai tassisti, perché erano l’orecchio del regime, spie camuffate di Ben ‘Alï.

Un divieto stimola la trasgressione, questa proibizione per un giornalista diventa una sfida e così ne è nato un libro, Tunisi, taxi di sola andata, una docufiction che si svolge tutta a bordo di taxi dove protagonista è la conversazione con l’autista.”

Se potessi incontrare un grande del passato, chi e cosa gli chiederesti?

“Sto rileggendo Lucio Anneo Seneca leggendone opere che non conoscevo. Lo trovo illuminante e straordinariamente moderno, profondo e allo stesso tempo molto divulgativo.

E’ stato in grado di trasferire la filosofia greca nella vita quotidiana e nella mentalità pratica del mondo romano.

Non solo è una storia di successo di un uomo che è diventato cives romano, venendo da Cordova, anche se di famiglia colta dell’ordine equestre (il padre era un noto retore); uomo che ha conosciuto la gloria della vita pubblica e le amarezze della stessa: la gelosia di Caligola lo costrinse all’esilio e la follia di Nerone di cui era stato precettore e consigliere, di fatto lo condannò.

Gli chiederei la sua esperienza per trascriverla ai nostri giorni. Inoltre cercherei di approfondire il suo ragionamento su libertà, responsabilità morale e sociale e ricerca della felicità, non riducibile alla sete di conoscenza.

Una triade all’interno della quale l’uomo di dibatte ancora.

Leggere le Epistulae morales ad Lucilium è illuminante; una lettura profonda ma semplice, senza contorsioni né esaltazioni. Seneca resta una guida morale e psicologica straordinaria se si pensa che non c’era alcuno studio di psicologia, né sulla mente umana.

Per utilizzare un linguaggio moderno, un grande formatore e un coacher di alto profilo al quale dovremmo guardare.”

Quanto conta la comunicazione?

“E’ la veste del pensiero.

Forse l’esaltazione contemporanea dell’informazione, dell’eccesso di informazioni, spesso senza una reale comunicazione in un certo senso l’ha dequalificata.

L’essere umano è ‘un animale politico nel senso greco di sociale perché è dotato di parola, di voce e il suo pensiero si svolge secondo una comunicazione, prima di tutto con sé stesso, una sorta di Intranet fisiologica.

La comunicazione è il modo di agire dell’essere umano che completa l’azione e l’attività.

Forse è stata esasperata la funzione di pubblicità, spesso svuotata di reale comunicazione.

Se si comprende l’importanza della comunicazione il primo passaggio è entrare in sintonia con sé stessi.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della cultura tra Italia e estero?

“Bisognerebbe conoscere il mondo, molto dettagliatamente.

Ci sono indubbiamente paesi più colti e attenti all’arte indipendentemente dal livello di istruzione e di cultura accademica. L’Italia in qualche modo è un caso unico perché vive alcune eccellenze che sono riferimenti internazionali imprescindibili ma che per il nostro Paese sono parte di un vissuto legato all’inconscio collettivo. Dante è anche nelle battute ed è una delle ragioni per cui la lingua italiana sopravvive nel mondo.

L’opera lirica è nata a Firenze come melodramma per essere esportata nel mondo intero.

Il Rinascimento è una categoria dello spirito universale, tanto che negli Stati Uniti è diventato un argomento di culto. Certi valori sono nella nostra stessa lingua e credo che sia proprio l’italiano il punto di partenza con il quale noi guardiamo il mondo in modo diverso, perché l’origine della nostra lingua accoglie le lingue classiche in sé: il latino, il greco attico, le origini indoeuropee del sanscrito, senza contare le influenze dell’arabo classico.”

Cos’è per te l’arte?

“La cultura in chiave emozionale, non necessariamente bella secondo i canoni dell’armonia ma comunque rigenerante, catartica. Unione di creatività, di suggestioni culturali e di manualità.

Sono molto affascinata anche nelle dimensioni contemporanee dall’artigianalità e in questo la musica è straordinaria.”

Per proporre arte bisogna averla studiate?

“La sensibilità per l’arte – e gli artisti in questo ce lo insegnano – non è legata necessariamente allo studio e anche il fiuto per l’investimento.

Proporre però significa spiegare, convincere, saper raccontare e per questo aspetto credo sia necessaria un’alfabetizzazione e anche un lungo viaggio nell’arte.

E’ un lato che ispira fiducia negli altri e genera la stima di chi apprezza l’impegno.”

Cosa pensi dell’editoria di settore?

“Credo sia un mercato che ha vissuto una grande espansione, seguita da una contrazione e che ha ancora molto da dire, anche se dev’essere rimodulata con parametri nuovi.

Per molti anni è cresciuta come una forma di industria sia intesa come case editrici di testate giornalistiche e libri di settore, sia come case editrici vere e proprie.

Forse occorre distinguere tra le case editrici specializzate in un genere da quelle propriamente tecniche che hanno bisogno di un meccanismo legato ad abbonamenti, accordi di vendite specifici come l’adozione di testi in ambito scolastico o universitario e così via.

Certo è che, a parte le poche grandi case editrici, la proliferazione delle case editrici, indipendenti e di piccole dimensioni, in un mondo che legge sempre meno, ha senso solo scegliendo delle nicchie e una produzione che sia innovativa. In tal senso ne ho una grande considerazione sebbene nutra qualche perplessità sulla sostenibilità del business in tal senso.”

Mi racconti il tuo mediterraneo?

“Il mio Mediterraneo è molto occidentale e prevalentemente francofono: i suoi confini sono la Francia, l’Italia, la Tunisia, l’Algeria e il Marocco. La Grecia vive nell’anima storica, nella lingua e nelle categorie dello spirito.

E’ un Mediterraneo tormentato e lacerato come quello del Pasolini d’Algeria, Jean Sénac, assolutamente meticcio, dove la contaminazione regna sovrana perché è un mare chiuso, grande come un lago e quindi non può essere che un continente liquido patria di una società aperta.

E’ lontano dal Mediterraneo sognato da Albert Camus, greco, apollineo, mitologico, almeno nel vissuto.

E’ infine un Mediterraneo, figlio di Roma, almeno quanto di Atene, della religione ebraica, cristiana e musulmana, allo stesso modo; così come figlio di culture matriarcali, nomade e vicine al culto del sole e della terra madre.”

Grazie Ilaria per la piacevole chiacchierata

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AttualitàDesignLusso

Versilia: Magazzini Bracchi Raddoppia…

jacopo bracchi

Inizialmente il core business dei Magazzini Bracchi era circoscritto alla vendita di materiale essenziale per la casa, era un punto di riferimento per i professionisti della ristrutturazione, un magazzino edile .

Poi, con il tempo, hanno ampliato l’offerta inserendo cucine, arredamenti, infissi, pavimentazione, bagni, piscine, illuminazione, pergole diventando di fatto un luogo in cui non solo gli addetti ai lavori potevano trovare consulenze, consigli e materiali, ma dove il cliente finale può scoprire personalmente il miglior mood per arredare casa.


La situazione attuale è tutt’altro che facile, ma a Jacopo Bracchi, Titolare del gruppo che conta oltre 30 dipendenti ha deciso di non stare alla finestra a lamentarsi..

Ha deciso di lanciare nuove offerte e di proporsi sul mercato in vesti anche diverse, nuove, non passive nell’attesa che qualcosa accada , ma essere parte attiva nel processo di vendita e promozione  

L’80% della clientela è locale, ma avendo potenziato molto la vendita online , le percentuali stanno cambiando rapidamente.

La Versilia è da sempre meta di un turismo che conosce il mondo del bello, la competenza, e le novità in campo di arredamento e costruttivo, e I Magazzini Bracchi sono pronti a soddisfare anche la clientele più esigente.

La sede principale rimane a Serravezza , a pochi KM da Forte dei Marmi, ma con l’estate 2021 I Magazzini Bracchi hanno rilanciato alla grande aprendo in pieno centro , nelle perla della Versilia uno Show room che miscela con stile Arte, design e articoli per la casa, capace di ospitare anche grandi eventi .

Nati 60 anni fa come ferramenta per il commercio al dettaglio e all’ingrosso per i laboratori di marmo versiliesi, oggi Magazzini Bracchi è efficiente realtà specializzata nel commercio di materiali da costruzione, finiture di alto livello , arredo e nella fornitura di servizi per l’edilizia in Versilia e su tutto il territorio nazionale.

Alessio Musella

www.magazzinibracchi.com

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AttualitàMusicaspettacolo

IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE PATRIZIO BIANCHI AL TEATRO COMUNALE DI FERRARA PER LA SERATA DEDICATA A MORRICONE.

PATRIZIO BIANCHI

Ferrara, 19 luglio 2021 –

Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi ha voluto essere tra il pubblico del Teatro Comunale di Ferrara, ieri sera per Ascoltando il cinema, omaggio a Ennio Morricone, spettacolo dedicato alle colonne sonore più belle che il compositore ha realizzato nella sua lunga carriera, insieme ai brani di altri compositori di film indimenticabili, eseguiti dal vivo dall’Orchestra Città di Ferrara, con primo violino e Maestro concertatore Antonio Aiello, e interpretati dal soprano Renata Campanella.

Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, era l’ultimo in cartellone della stagione estiva del teatro, e ha registrato il sold out al teatro Abbado. Ad accogliere il ministro Bianchi al suo arrivo a teatro è stato l’assessore alla Cultura Marco Gulinelli.

Il ministro Patrizio Bianchi  ha apprezzato particolarmente lo spettacolo che ha valorizzato al massimo l’Orchestra Città di Ferrara, la Scuola d’arte cinematografica Florestano Vancini, e soprattutto perché si è sviluppata la capacità locale e gli artisti del territorio, dimostrando come Ferrara può ben lavorare.

Ovviamente punto focale la nostra musica da sempre sinonimo di eccellenza nel mondo in una splendida location come il Teatro Comunale di Ferrara

Un sentito plauso del ministro è andato sia alla direzione artistica del teatro, che promuove e coinvolge i giovani talenti nelle sue produzioni, sia agli allievi del secondo anno di recitazione della scuola d’arte cinematografica.

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AttualitàFood & Beverageviaggi

Forte dei Marmi : Bagno Camilla lo Stabilimento balneare delle meraviglie, una splendida realtà nata dalla voglia di cambiare vita…

Bagno Camilla


Chi non ha mai sognato di cambiare vita?

Di vivere al Mare e lasciarsi la città alle spalle, di rimettersi in gioco, di seguire l’istinto e , al di la di tutto e tutti rischiare per vivere con il sorriso, e vincere la sfida?
Scopriamo attraverso le risposte alle nostre domande come è nato il Bagno “CAMILLA”, a Forte dei Marmi.

Appena entrati appare subito chiaro che quello che aspetta di varca la soglia di questo luogo, vivrà un experience unica, sorrisi, cortesia, e ottimo servizio miscelati ad arredi e colori legati ad un mondo fantastico

Avete presente Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll?…

Quando è nata l idea di gestire un bagno a forte dei marmi e perché?

Sembrerà assurdo ma l’dea di prendere un bagno a forte dei marmi ci è venuta in mente proprio durante il periodo Covid perché sia io che mia moglie avevamo voglia di cambiamento e rinascita.

Se non erro è. la prima esperienza in questo settore, giusto? Prima di quest’avventura di cosa vi. occupavate ?
Assolutamente si è la nostra prima esperienza in questo settore, perché il nostro lavoro che continuiamo ancora a svolgere è nel campo medico in quanto forniamo materiale ospedaliero in ortopedia e traumatologia in tutta la Toscana.

Da clienti e gestori, quanto vi è servito per capire cosa proporre?

Mi viene sempre in mente la domanda di un cliente quando è venuto a vedere i lavori di ristrutturazione, ma voi avete esperienza come balneari???

E io prontamente ho risposto, come balneari no!

Ma come clienti tanta!!!!!

E difatti ho tentato di mettere in Bagno Camilla tutto quello che sempre cercato da cliente negli altri stabilimenti, ovvero cura del cliente, gentilezza, accoglienza, sorriso, ambiente familiare ma curato e puntando anche su un ottima ristorazione


Chi ha. Scelto di trasformare lo stabilimento balneare in una sorta di cancello immaginario verso il mondo. Delle favole?

Questo merito lo lascio tutto a mia moglie perché è stata lei a scegliere i colori gli arredi e fin dall’inizio aveva le idee chiare e non voleva creare un bagno standardizzato ma una sorta di luogo magico dove le persone potessero rilassarsi e sentirsi a proprio agio.

Quanto conta la cucina?

A mio avviso la cucina è fondamentale perché non basta dare semplicemente un luogo bello e pulito ma bisogna avere il giusto connubio tra il cibo e la location e per questo ho scelto di avere al mio fianco gli chef stellati del Ristorante il Giglio di Lucca Lorenzo Stefanini Benedetto Rullo e Stefano Terigi.

Come scegliete il personale?
La prima cosa che metto subito in chiaro durante un colloquio lavorativo è che a Bagno Camilla si lavora in modo professionale ma sempre con il sorriso e devo dire che su questo siamo stati fortunati perché siamo riusciti a creare un ambiente familiare con uno staff giovane volenteroso, sempre pronto a soddisfare tutte le esigenze dei nostri clienti.


Tre motivi per venire ad assaggiare la vostra cucina, e altri tre per restare sotto l ombrellone.

La nostra cucina è semplice ma raffinata rispetta la tradizione versiliese ma soprattuto è una cucina che punta alla qualità e ai prodotti del territorio.

Abbiamo fatto la scelta di avere solo tende innanzitutto per rispettare le norme sicurezza anti covid ma anche per dare al cliente una maggiore privacy quanto se lo desiderano possono degustare il nostro cibo comodamente sotto la tenda.


Che rapporto avete con i clienti?

Con i nostri clienti abbiamo voluto creare da subito un rapporto amichevole basato però sul rispetto e l’educazione cercando di soddisfare al massimo le loro richieste!

In questo magico luogo tutti hanno un ruolo importante, ognuno è un tassello importante affinchè il puzzle si possa comporre nel miglior modo immaginabile e ” non immaginabile “….


Grazie per il tempo che ci avete dedicato, e per essere un esempio per chi non vuole smettere di sognare..

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Attualitàeconomia

ORO; a cura di Giulio Garsia Private Banker Founder www.prosperitas.info

Giulio Garsia

Da sempre è il metallo associato al benessere, bene rifugio, ambito , temuto , ma qual è la reale situazione che stiamo vivendo :

Lo abbiamo chiesto a Giulio Garsia  Private Banker Founder www.prosperitas.info

Da 6.000 anni, da quando ne è iniziata l’estrazione, l’umanità ha fiducia nell’oro. Al mondo ne esistono 201.000 tonnellate (above ground)  e ne vengono estratte mediamente 3.000 ogni anno,  quasi due terzi delle miniere sono in superfice. 

Ne sono state già individuate circa 56.000  ancora da scavare.

I primi 5 produttori sono Cina, Russia, Australia, USA e Canada altre miniere sono in Africa ed in America Latina.

L’offerta è costituita dalle miniere per il 72% e per il 28% dal riciclo.

La domanda annuale proviene per poco più del 50% dalla gioielleria, con Cina ed India che fanno la parte del leone (nel 1990 rappresentavano un quarto della domanda ora sono al 50%), per circa un terzo da lingotti e monete (in particolare dalle banche centrali dei paesi emergenti e dal mercato degli ETF) e poi dall’industria che usa il metallo giallo per la tecnologia e per la medicina.

Circa un terzo dell’oro in superfice, 70.000 tonnellate, è sotto forma di lingotti e monete di cui 30.000 costituiscono il cosiddetto oro ufficiale quello, cioè, detenuto dalle banche centrali e dai governi.

Per avere un termine di paragone si pensi che di acciaio se ne producono 140 milioni di tonnellate ogni mese.

La sua caratteristica più importante, oltre quella di essere utilizzato per i gioielli e, più di recente nell’industria, è quella di riserva di valore.

Le prime monete conosciute furono coniate in Lidia (Turchia) nel 550 a.C. ed erano di una lega di oro e argento, sono state usate come mezzo di pagamento fino all’introduzione della carta moneta, poi abbiamo avuto il Gold Standard e l’accordo di Bretton Woods prima di arrivare alla realtà attuale.

Il passaggio dall’oro alla carta è legato anche al fatto che improvvise variazioni nella disponibilità del metallo giallo determinavano inflazione o deflazione. 

Quando, ad esempio, arrivò l’oro delle Americhe portato da Spagna e Portogallo ci furono fenomeni inflattivi.

Altro elemento che ha portato alla graduale sostituzione delle monete, nel 1861 in Italia le banconote erano circa il 10% della circolazione monetaria, è stato la consapevolezza che all’aumentare degli scambi dovesse aumentare anche la circolazione monetaria per non causare deflazione (quel fenomeno per cui i prezzi diminuiscono che è più insidioso dell’inflazione).

Al Gold Standard si arrivò, nella seconda metà dell’800, senza un vero accordo ma per una sorta di plagio tra le varie nazioni.

C’è stata anche una fase in cui  pure l’argento ha concorso ad essere una riserva di valore fino a quando il progresso tecnologico ne accelerò la produzione facendogli perdere valore e dando così il via al Gold Standard. In quel regime ogni valuta aveva una quotazione rispetto all’oro e la carta moneta poteva essere convertita su richiesta.

Ad un certo punto quest’ultima caratteristica divenne insostenibile e, poco a poco, le diverse banche centrali si sciolsero da tale impegno. Italia, Svizzera, Francia, Polonia e Paesi Bassi, il cosiddetto blocco dell’oro, furono le ultime nazioni ad abbandonare la parità a costo di un discreto calo delle riserve auree nazionali.

Su quelle di via Nazionale torniamo più avanti. Il nuovo sistema monetario nasce, questa volta con un accordo formale, a Bretton Woods, una località vicina a Boston, nel 1944.

L’accordo limitava soltanto al dollaro l’obbligo della convertibilità in oro mentre le altre valute, a quel punto circolanti solo come banconote, erano tenute ad un cambio fisso col biglietto verde.

Un dollaro valeva 625 lire. Un’oncia di oro (poco più di 30 grammi) valeva 35 dollari. 

Poi nel 1968 iniziò a crescere quando la banca centrale americana, che si era impegnata a vendere oro a 35 dollari a chiunque, non ce la fece più a mantenere la promessa.

Nel 1971 cessò la convertibilità ed il valore dell’oro, da quel momento, viene fissato dall’incontro tra domanda ed offerta che avviene, principalmente, a Londra.

Oggi il prezzo è oltre 50 volte quello del 1970. L’oro della Banca d’Italia, considerato un identico ammontare, è passato da un valore di 11 miliardi di Euro ad uno intorno ai 120.

Al momento, e dal 1998 anno in cui ha ceduto 141 tonnellate di metallo giallo alla BCE, la nostra banca centrale ne ha circa 2450.

Solo 4 sotto forma di monete per il resto sono lingotti. Si tratta della quarta riserva al mondo dopo quella della FED, della Bundesbank e del FMI.

Fisicamente non tutto si trova a Roma: poco più del 40% è a New York, due quote, ognuna di circa il 6%, sono in Inghilterra ed in Svizzera.

Le ragioni della suddivisione derivano principalmente dai luoghi in cui è stato acquistato: spostare tali quantità è difficile e costoso.

Nel caveau della Riserva Federale di New York è detenuto l’oro di molte nazioni compreso il 37% di quello tedesco.

Fino a pochi anni fa quasi tutto l’oro tedesco era all’estero perché, quando esisteva ancora la Germania orientale, si riteneva pericoloso tenerlo vicino al nemico. Persino quando, nel 1974, abbiamo dovuto dare dell’oro in pegno alla Germania a garanzia di un prestito il metallo fisicamente non si è spostato da Roma a riprova delle difficoltà logistiche.

Le banche centrali non possono vendere l’oro contenuto nei loro forzieri se non in minima parte e annunciandolo al sistema con largo anticipo.

Nel 1999 il governo inglese decise di cedere una parte delle riserve auree facendo precipitare il prezzo. In quello stesso anno fu raggiunto un accordo, già rinnovato 4 volte, per evitare episodi simili.

Il significato di avere riserve auree per uno Stato, oltre che essere legato ad oggettive difficoltà di venderlo, è quello di mantenere la fiducia dei mercati; un residuo, se si vuole, di quando le banconote erano convertibili ed un oggettivo strumento di garanzia se si dovessero ripetere situazioni come quella in cui si è trovata l’Italia nel 1974 dopo la prima crisi petrolifera.

Per quanto ovvio vale la pena ricordare che il nostro debito pubblico è di circa 2.600 miliardi, ben poco potrebbe fare la vendita dell’oro della banca centrale! Come sappiamo oltre all’oro esistono altri metalli preziosi, quelli più oggetto d’investimento sono l’argento ed il platino.

Di quest’ultimo ne vengono estratte 250 tonnellate all’anno di cui 27 in Russia ed il resto in Sud Africa. Viene usato in medicina per i pacemaker e nell’industria aeronautica per la sua resistenza alle alte temperature.

In gioielleria solitamente si usa l’oro a 18 carati ossia puro al 75% e fuso con altri metalli (in genere argento e bronzo); quello da tesaurizzazione è a 24 carati ossia puro al 100%. Il valore dell’oro aumenta in momenti di incertezza economica, data la sua caratteristica di bene rifugio, ed è correlato inversamente all’andamento dei tassi di interesse.

Se questi aumentano, ovviamente in condizioni di economia stabile, il metallo giallo cala perché non è remunerato ed ha dei costi di deposito.  Sale anche quando scende il dollaro perché chi non ha usa il biglietto verde come valuta base trova più conveniente acquistarlo.

Anche in condizioni di economia florida può salire spinto dagli acquisti di gioielli, di tecnologia e dalla voglia di risparmio che qualcuno indirizza verso l’oro.

Sulle dinamiche della sua quotazione torneremo più avanti commentando gli scenari proposti dal World Gold Council, un’ associazione tra i principali produttori di oro, possiamo, comunque anticipare che trae beneficio dall’essere sia un bene di consumo sia un bene rifugio.

In molti fanno un parallelo tra l’oro ed il bitcoin, la più nota tra le numerose criptovalute esistenti, con riferimento alla fiducia di cui hanno bisogno per “esistere”.

Chi , come dire, crede più nell’oro ricorda che  è in circolazione da millenni mentre il bitcoin deve ancora essere messo alla prova.

Più in dettaglio si fa presente che l’oro, come abbiamo già ricordato, ha una doppia natura : è anche un bene di consumo e non soltanto un investimento. La quantità di metallo giallo esistente è limitata come abbiamo visto all’inizio.

A questa osservazione qualcuno risponde dicendo che anche il bitcoin è limitato dall’algoritmo del suo fondatore, un personaggio giapponese il cui nome, per quanto se ne sa, potrebbe essere falso, in 21 milioni di unita da creare, in linea di massima, entro il 2040.

Altri fanno notare che la cosa potrebbe essere rimessa in discussione e comunque il bitcoin è solo una delle migliaia di criptovalute esistenti ( l’elenco è disponibile su CoinMarketCap.com). Si fa poi notare che l’estrazione del bitcoin, il cosiddetto mining che consiste nello scatenare una grossa capacità di calcolo da parte di numerosi computer, è concentrata in poche mani.

Ancora più concentrata risulta la proprietà dei bitcoin : il 2% dei  possessori ne detiene il 95% del totale. Infine si punta l’attenzione sul fatto che le criptovalute non hanno una correlazione negativa con i mercati azionari : non hanno il potere di diversificare e proteggere un portafoglio ed hanno una volatilità maggiore rispetto all’oro.

Nel mese di agosto l’oro è arrivato ad un massimo storico superando i 2.000 dollari , attualmente è intorno a 1.800 dollari l’oncia. Il WGC  presenta cinque scenari per ognuno dei quali immagina un possibile andamento delle quotazioni ripresa graduale, ripresa ritardata, crisi finanziaria, rapida uscita da crisi sanitaria ed economica, riaccendersi della pandemia. In tutti gli scenari, che dobbiamo sempre ricordare sono fatti per essere cambiati e a volte, come in questo caso, possano essere elaborati con un qualche conflitto di interessi, l’oro è visto in crescita nel 2021.

Sono disponibili su www.gold.org per visionarli basta registrarsi al sito. In estrema sintesi l’oro viene considerato adatto a contrastare l’inflazione, qualcuno sostiene che sia da considerare, magari insieme al bitcoin, un anticipatore della crescita dell’inflazione ( sui libri di testo si trova scritto  che questa funzione è affidata al tasso di remunerazione a lungo termine richiesto dai titoli di Stato, ma le operazioni di acquisto delle banche centrali, il QE, hanno ormai  bloccato questo meccanismo) .

Trova modo di incrementare le proprie quotazioni anche quando l’economia cresce in virtù degli acquisti in gioielli. In caso di crisi diventa un bene rifugio insieme ai titoli decennali statunitensi.

Giulio Garsia

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AttualitàDesignEventi

Forte dei Marmi: Sabato 24 Luglio ore 18 EKAROS – Interior Design Ospita Patrick Abbattista e Pierre Gonalons, designer internazionali.

EKAROS – Interior Design

Sabato 24 Luglio dalle 18

Rossella ed Ekaterina, Interior designers, titolari di EKAROS – Interior Design nel cuore storico di Forte dei Marmi Piazza Marconi, ospitano i due designer internazionali Patrick Abbattista e Pierre Gonalons che contribuiscono da tempo al successo dell’azienda Masiero da sempre contraddistinta da una manifattura esclusivamente Made in Italy, con particolare attenzione ai materiali di alta qualità, una capacità tecnica di sviluppare soluzioni su misura unica nel panorama internazionale e una grande passione per la tecnologia ed il design.

Il design è di fatto un’esperienza, non esiste mai da solo.

Richiede interazione, risolve un problema, crea opportunità, stabilisce connessioni.

Per Patrick Abbattista Fondatore & CEO di Design Wanted, fondamentale è il metodo. Poi, le abilità tecniche dei designer, ciascuno per la propria area di competenza (industrial, visual, etc.), servono a tradurre in prodotto o progetto tale pensiero.

Pierre Gonalons è un designer e architetto di interni con sede a Parigi. Cresciuto a Lione in una famiglia di origine italiana, sviluppa molto presto un gusto spiccato per la storia dell’arte e per il patrimonio culturale francese.

Sarà un piacere conoscere e dialogare con chi ha trasformato una passione in una brillante carriera..

ORE 18 Piazza Marconi 4 Forte dei Marmi

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AttualitàFood & Beveragespettacolo

“Aviva Wines” le bollicine colorate sbarcano su Mediaset, così tre imprenditori coronano un sogno.

Aviva Wines

E’ in onda in questi giorni uno spot sulle tre Reti del Biscione: per Aviva Wines la start up che è nata lo scorso anno ed ha praticamente conquistato tutti.

Su Amazon, si posiziona ancora una volta sul podio tra le bottiglie più vendute.

E le previsione per il futuro sono frizzanti, piene di colore ed entusiasmanti: tra le parole più cliccate in Rete, ancora una volta, c’è Aviva spumante.

Molti personaggi del jet set hanno deciso di brindare con questo tipo di spumante e, addirittura, Denis Dosio – uno degli influencer più cliccati con quasi 1 milione di followers – ha inserito Aviva nel videoclip della sua nuova canzone, che s’intitola “Fammi sbagliare“.

Si tratta di un brano dal ritmo estivo, ballabile, che potrebbe diventare un vero tormentone in questa calda estate.

“Sono in ansia per la nuova canzone, soprattutto perché si capirà a chi è riferita..“, aveva scritto Dosio pochi giorni fa.

Il modello Aviva, però, continua a fare scuola e in pochissimi mesi – nel giro di un anno più o meno – conquista tutti.

La Rete e ora anche la televisione con la messa in onda su Mediaset: è solo il primo traguardo per i giovani imprenditori di Aviva: Driss El Faria, Diego Granese e Fabrizio Vallogo.

Una “bollicina” in quattro colori dai riflessi fluidi e brillanti. All’ormai iconico “Aviva Blue Sky” si aggiungono l’elegante “Aviva Rose”, il lussuoso “Aviva Gold” e il raffinato “Aviva Pink Gold”.

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Attualitàeconomia

Ezio Stellato, fondatore di Factory Tax: «Serve una pubblica amministrazione a misura del contribuente»

Ezio Stellato

Ezio Stellato, esperto in materia fiscale e tributaria, fondatore di Factory Tax, interviene su una situazione post pandemica che sta mettendo sempre più in ginocchio l’economia italiana con le sue imprese e i suoi liberi professionisti

«È un vero e proprio controsenso, per non dire una caccia alle streghe: da un lato l’Europa mette a disposizione i fondi da impiegare a favore dell’adozione di strumenti di politica attiva e ammortizzatori sociali a sostegno dei contribuenti e, dall’altro, lo Stato italiano prova a fare cassa con le somme dovute a titolo di credito di imposta, sebbene gli stessi uffici della Pubblica Amministrazione non siano ancora edotti sui protocolli di attuazione e di accertamento. Un vero e proprio circolo vizioso, che grava sempre di più sul contribuente»

Ezio Stellato, esperto in materia tributaria e fiscale, fondatore di Factory Tax, con sede a Napoli, Sorrento, Roma e Milano, si sofferma sull’ingarbugliata situazione post pandemica, che sta mettendo sempre più in ginocchio l’economia italiana, con le sue imprese e i suoi liberi professionisti.

«Non si possono prevedere meccanismi così artificiosi, senza definire dei corsi di formazione mirati nei confronti dei funzionari dell’Agenzia delle entrate, che permettano di conoscere e sapere come poter operare sull’analisi dei crediti di imposta, ad oggi definita esclusivamente da circolari vaghe e approssimative e sfornita anche di moduli per la richiesta di fruizione del credito per l’innovazione tecnologica 4.0 – prosegue Stellato –

Affinché la riforma fiscale possa risultare davvero efficace è necessario riformare gli strumenti a disposizione dell’amministrazione del Fisco per creare una comunicazione uniforme e chiara con il contribuente.

Occorre anche intervenire sulle attività di controllo, alleggerendole, con l’obiettivo di rendere più proficua la dialettica tra contribuente e agenzia delle entrate. Serve una pubblica amministrazione a misura del contribuente».

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Attualitàeccellenze italiane

Il Cenacolo di Arturo Artom incanta Roma.

Il Cenacolo di Arturo Artom

La seconda edizione romana del Cenacolo di Arturo Artom si è tenuta a Roma  In una terrazza affacciata sui Fori Imperiali.

Ospite d’onore è stato il grande Gabriele Lavia.

Presenti tra gli altri importanti ospiti il  Vicepresidente del Coni Silvia Salis, Fausto Brizzi, Serena Bortone, l’imprenditore Paolo Barletta, il responsabile delle relazioni esterne dell’Aci Ludovico Fois, il presidente dell’associazione mobilità sostenibile Matteo Tanzllli ed il presidente di Cultura Italiae Angelo Argento. .

Il Cenacolo di Artom

Un format televisivo, dove il padrone di casa, Arturo Artom ,ospita leader provenienti da differenti settori, dall’arte al design, dall’imprenditoria allo spettacolo, personaggi che raccontano la propria vita condividendo il mix unico di talento e fortuna che li ha portati al successo e si confrontano scambiandosi idee e prospettive sul futuro.

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