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Redazione

Musica

Intervista di Claudio Simonetti , forse non tutti sanno che .. di Lisa Bernardini

Gioca Jouer,

Claudio Simonetti, lo sanno tutti, è un noto compositore e musicista, figlio di Enrico Simonetti. Il grande pubblico lo segue da sempre soprattutto per aver composto molte colonne sonore di pellicole italiane e americane, tra cui gli indimenticabili successi per i film di Dario Argento (il regista italiano probabilmente più conosciuto all’estero).

Claudio ha  scritto colonne sonore anche per George A. Romero, Ruggero Deodato, Sergio Martino, Lucio Fulci, Lamberto Bava, Castellano & Pipolo e Salvatore Samperi. Insomma: una autorità, nel genere horror, in campo musicale internazionale.

Lo abbiamo raggiunto al telefono nella sua villa alle porte di Roma, dove vive con la figlia più grande, tre meravigliosi cani e dove si immerge tutti i giorni nel suo studio pieno di tastiere e tecnologia all’avanguardia; il motivo del nostro contatto pero’ non sono le sue musiche horror. Qualcuno ha infatti lanciato sui media la notizia, in occasione di Sanremo,  che Claudio Cecchetto non abbia nessuna voglia di rivelare da ben 40 anni che una delle hit piu’ famose legate al suo nome, cioè Gioca Jouer,  sia un  successo  in realtà di un intero team.

Cecchetto, di quel brano, avrebbe scritto solo le parole. Perché non dice come stanno le cose?  I rumors al riguardo nell’ambiente sono tanti; chiediamo direttamente all’Autore delle Musiche di quel  brano. Claudio Simonetti, appunto.

Claudio, ma è vero che nel 1981 hai composto tu la musica di un  brano diventato hit di successo,  Gioca jouer, che tutti legano solo a Claudio Cecchetto?

Ma sai che mi fa piacere questa tua telefonata?

Finalmente ho l’occasione di chiarire dalle pagine di un giornale. Sì, quella musica è la mia! Ho conosciuto Claudio Cecchetto quando presentava Discoring nel 1980, e ci siamo frequentati per un certo periodo anche con il produttore Giancarlo Meo. Fu allora che Cecchetto mi confesso’ che avrebbe voluto tirar fuori un brano con dei comandi che la gente avrebbe dovuto eseguire, come fossimo in  un villaggio turistico. Personalmente,  l’idea la trovai buona fin da subito. Tornai a casa e mi venne in mente una musica in stile tarantella che si sposava bene con quello che aveva in mente lui”.

E poi che successe?

“Successe che andammo subito in studio e registrammo il brano, ma il vero colpo di fortuna fu che Cecchetto quell’anno presento’ il Festival di Sanremo (che aveva presentato anche l’anno prima), e scelse proprio il brano e il video di Gioca Jouer come sigla iniziale della manifestazione;  alcuni ballerini mimarono i comandi ballando tra le strade di Sanremo fino ad arrivare al Teatro Ariston. Il successo fu clamoroso”.

Infatti tutti ancora oggi la ballano.

“Pensa, Gioca Jouer fu la vera rivelazione discografica di quell’anno; il 45 giri vendette 500.000 copie nei primi tre mesi. Sì, tutt’ora è un brano evergreen nelle discoteche, nei villaggi turistici e, soprattutto, nelle feste per bambini. Cecchetto non so perché non inquadri  mai nelle interviste pubbliche  la completezza di questa vicenda musicale: che sue sono le parole, ma la musica è la mia. E che non detiene i diritti di questo brano, perché appartengono a me e Giancarlo Meo, produttore del 45 giri,  che tutti gli addetti ai lavori conoscono come discografico dalle grandi intuizioni. Tra l’altro, va a Meo e non a Cecchetto anche il titolo del brano, perché lo suggerì lui.  Claudio Cecchetto è una autorità, tutti lo sanno. Da allora, pero’,  si sono interrotti i rapporti”.

Quindi, che cosa vogliamo dire a Claudio Cecchetto?  

“Io personalmente niente di nuovo. Ogni volta che è capitata una intervista, osanno sempre il genio di Cecchetto. Potresti pero’ tu chiedere a lui, a questo punto, perché parli sempre e solo in prima persona di questo brano: non è stata tutta farina del suo sacco. Se lo riconoscesse pubblicamente, farebbe solo  un omaggio alla verità. Per me e Meo non cambia il fatto che possiamo usare il brano rieditandolo ed usandolo come vogliamo, perché ne siamo gli esclusivi proprietari.

A Claudio nessuno toglie il merito  dell’idea e delle  parole, e della promozione che ne ha fatto.  Resterebbe  lo stesso un grande artista ed un talent scout straordinario anche se ammettesse come è andata davvero questa vicenda”.

Telefoniamo anche a Giancarlo Meo, per avere conferma o meno della versione di Simonetti.

Così ci ha risposto il noto discografico, confermando tutto:

“Ho conosciuto Claudio Simonetti nel 1978 quando aveva lasciato il gruppo dei Goblin. Allora avevo iniziato da poco a produrre brani e artisti di quella che si chiamava allora Disco Music e con lui abbiamo iniziato a lavorare insieme. Abbiamo prodotto dischi di grande successo con artisti quali Easy Going, Vivien Vee, Capricorn e tanti altri per i quali Simonetti scriveva e arrangiava le musiche. Fu proprio durante una promozione televisiva di un nostro artista che conoscemmo Claudio Cecchetto che presentava il programma Discoring nel 1980. Abbiamo iniziato a frequentarci e durante quel periodo a Cecchetto venne in mente di fare un brano dove dava dei comandi gestuali e la gente doveva poi imitarli ballando. Simonetti ebbe la geniale idea di scrivere un brano ispirandosi alla tarantella e adattandola ad un ritmo dance rock. Dopo aver registrato il brano non sapevamo come intitolarlo e a me venne l’idea di chiamarlo Gioca Jouer, Cecchetto accettò con entusiasmo il titolo”.

Quindi il brano “Gioca Jouer” non è merito esclusivo di Cecchetto.

“Gioca Jouer deve il suo grande successo a tre cose fondamentali, l’idea e il testo di Cecchetto, la musica di Simonetti (senza la quale il brano non sarebbe stato il grande successo che è) e la sua promozione al Festival di Sanremo 1981, del quale era la sigla iniziale”.

Abbiamo sentito la versione di Simonetti, adesso chiediamo un tuo commento sulla vicenda.

“Sono dispiaciuto – come so che lo è Simonetti – del fatto che Cecchetto in questi 40 anni non ci abbia mai menzionati e si sia preso tutti i meriti della produzione, come se non fossimo mai esistiti. Ripeto che l’idea del brano era molto buona, ma non sarebbe mai stato quello che è senza la musica di Claudio Simonetti”.

Lisa Bernardini

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Attualità

IL 21 MARZO 2021 PARTE IL WORKSHOP DI FORMAZIONE COMUNICARE ASSERTIVAMENTE COME FORMA DI LIBERTA’ E FELICITA’, Tenuto da Serena Fumaria e Valter Giraudo

serena fumaria

ALLA BASE DELLA FELICITA’ DI OGNI ESSERE UMANO C’E’ UNA GIUSTA COMUNICAZIONE.

COSA SIGNIFICA COMUNICARE? VUOL DIRE PENSARE, AGIRE E ESPRIMERSI IN MODO ASSERTIVO E RISPETTOSO PER SE STESSI, AVERE UNO SPAZIO NELLA VITA DEGLI ALTRI, VIVERE E ESISTERE IN MODO CONSAPEVOLE.SPESSO CAPITA DI SENTIRSI INCOMPRESI, SI FA FATICA AD ESPRIMERSI, O CI SI SENTE FRAGILE E MANIPOLATI, PROPRIO PERCHE’ IL NOSTRO METODO COMUNICATIVO NON E’ FEDELE ALLE NOSTRE NECESSITA’ O AI NOSTRI PENSIERI.IMPARARE A COMUNICARE IN MODO CORRETTO, RISPETTOSO PER SE STESSO,

E’ ALLA BASE DELLA NOSTRA FELICITA’ POTRAI ESSERE LIBERO DI COMUNICARE SENZA ESSERE FRAINTESO!PROPRIO IN MERITO A QUESTO ARGOMENTO,

IL 21 MARZO 2021 PARTE IL WORKSHOP DI FORMAZIONE PER COMUNICARE ASSERTIVAMENTE CON SERENA FUMARIA E VALTER GIRAUDO, ENTRAMBI FORMATORI E DOCENTI UNIVERSITARI.TRE ORE DI FORMAZIONE , ESERCIZI E CRESCITA PERSONALE…PER PRENOTAZIONI:

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Libri

“Codice Redox. La sesta compagnia”, di Betta Zy (Carpa Koi edizioni)

Codice Redox

Romanzo d’esordio, a colpi di narrativa ucronica, per Betta Zy – scrittrice mantovana appassionata di thriller e di fantapolitica – che, in poco più di 200 pagine, tra complotti politici e misteriosi omicidi, ci racconta una differente versione della storia, dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri, in cui le razze aliene sono insediate sulla terra e vivono nascoste in mezzo a noi. Sasha Radislav, l’uomo che ha quasi ucciso Hitler, conosce cose che è meglio tenere segrete, come ad esempio se da qualche parte dell’Universo esistano altre forme di vita intelligente.
Fino a quando, anni dopo, l’omicidio di una giornalista rischia di portare alla luce l’esistenza di una vita extraterrestre, esseri superiori che il Terzo Reich aveva prima idolatrato, e in seguito provato a sottomettere per impadronirsi di armi e di ricchezze con le quali prepararsi a una nuova guerra.

Note d’autore

Betta Zy (al secolo Benedetta Zibordi) nasce a Mantova il 23 novembre 1974.

Nipote d’arte (lo zio Damiano Scaini, attore teatrale e cinematografico, noto soprattutto per la sua partecipazione al film “Centochiodi” di Ermanno Olmi), fin da bambina si è appassionata di musica, cinema e  letteratura. Ha collaborato alla stesura del libro “Non più soli nel disagio: strategie di sopravvivenza nella scuola che cambia” (Franco Angeli Edizioni) e pubblicato “Viaggiare controvento” un breve racconto per il collettivo Lulù che fa storie.

Imprenditrice digitale, ha diverse specializzazioni nel settore olistico, ed è da sempre appassionata di storia, esoterismo e fantapolitica.

Il libro è uscito lo scorso 10 marzo ed è possibile acquistalro qui:  https://bit.ly/3erizLd

https://www.facebook.com/AuthorBettaZy

Ufficio Stampa a cura di LC Comunicazione tel. +39333 7695979

contatti.lccomunicazione@gmail.com

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ArteArticoliAttualitàFotografia

Giovanni Gastel visto da Ivan Damiano Rota e Francesco Butteri

giovanni gastel

Giovanni Gastel, per gli amici Gió: in pochi hanno scritto del suo essere trasversale, una dote rara. In pochi sanno che non si faceva problemi a scegliere: passava dai film di Xavier Dolan alla presentazione dei libri della sua adorata Marchesa del Secco d’Aragona in un mondo che si trincera dietro a barriere culturali.

Del resto, lo zio, il grande Luchino Visconti, andava al Piper a Roma ad applaudire Patty Pravo. E ancora Gastel é stato amico per la pelle di Mara Venier che lo adorava come un fratello. Il grande fotografo amava inoltre la musica francese e ultimamente aveva due hit: “Les Fillesd’aujoud’hui” di Joyce Jonathan e Vianney e “Le Temps est bon” di Bon Entendeur con Ìsabelle Pierre, guarda caso colonna sonora di un film di Xavier Dolan. La sua malinconia sempre stemperata da un sorriso ha conquistato tutti unita a una semplicitá di chi é un vero artista.

Nobile lo era anche di sangue e proprio questo gli conferiva una nobiltà d’animo che lo portava a trattare tutti nello stesso modo gentile e confidenziale.

Le persone si trovavano spiazzate nel vedere tanta semplicitá in uno dei fotografi più tributati al mondo. Scattava in un attimo, non come quelli che per far pesare l’importanza delle loro foto ci tengono giorni. Regalava un ritratto a tutti gli amici che lo volevano. Lo lasciamo ricordando un’altra canzone che amava tanto ovvero “Non andare via” cantata guarda caso da Patty Pravo, la cantante preferita dallo zio Luchino Visconti.

Caio Giò, gia manchi

Ivan Damiano Rota & Francesco Butteri

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IntervisteModa

INTERVISTA A VALENTINA POLTRONIERI

VALENTINA POLTRONIERI

Lo stile forte che coniuga anche geometria e colore è la caratteristica che contraddistingua Valentina Poltronieri.

Abbiamo fatto qualche domanda alla stilista per conoscerla meglio :

Primo incontro con la moda ?

Il primo vero e proprio incontro con uno dei primi ambienti più “modaioli” è stato il primo anno di università ed il primo giorno che ho varcato la soglia di quel luogo che per tanti è ancora un sogno. L’Istituto Marangoni. Prima di quell’occasione avevo già avuto dei piccoli momenti in cui mi ero scontrata con questo bellissimo mondo perché scrivevo per un blog di moda e andavo alla ricerca di novità, tendenze e nuovi stilisti emergenti. Poi sono passata dall’altra parte, ad essere io la studentessa di Fashion Design ed aspirare ad una vita da DESIGNER. Il primo giorno presso l’Istituto Marangoni è stato estremamente gioioso ma allo stesso tempo completamente pieno di ansia. Sentivo e respiravo il profumo dello fashion system all’interno delle differenti aule. Avevo voglia di scoprire tutti i dettagli ed i luoghi che avrei frequentato in quei tre anni.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Come in ogni lavoro, vivere l’esperienza della moda sul campo è completamente differente da studiarla. Nello stesso tempo credo che bisogna prima studiare e conoscere il mondo della moda leggendo testimonianze e libri relativi alle varie specializzazioni del campo e poi vivere e conoscere la moda sfruttando tutte le occasioni che ti offre la scuola e conoscenze che fai durante il tuo percorso studi.

Fare la vestiarista alle sfilate, non è una cosa da poco. Io l’ho fatta per 4 anni, è faticoso ma estremamente bello e soddisfacente.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Si per poter parlare di moda bisogna averla vissuta e soprattuto studiata. é un mondo in continua evoluzione e quindi per noi designer è sempre un continuo studio per rimanere aggiornati. Conoscere il passato della moda è per noi giovani fondamentale per creare e ideare nuovi contenuti e cercare di svilupparmi in modo più dettagliato perché potranno diventare anch’essi primo o poi il passato per il nostro futuro.

La conoscenza è la base di ogni lavoro, se nono consci chi e cosa hanno fatto prima di te non potrai mai migliore e/o sperimentare nuove modo e tecnologie.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

Tutte le mie collezione nascono da un tema comune. L’ispirazione principale e comunitaria tra le collezione sono i Viaggi. Mi definisco una Travel Designer perché immagazzino sensazioni, gioie, testimonianze dai miei viaggi e converto quello che ho vissuto realizzando e ideando abiti che riescano a trasmettere le sensazioni e le emozioni di quella terra. Le collezioni devono parlare come se fossero un racconto visivo e materico dei miei viaggi. Le persone che la guardano devono riuscire ad immergersi totalmente per rivivere quel luogo.

Perché non esistono più le TOP ?

Non penso che le TOP non esistano più…. Forse adesso il mondo delle modelle come quello della moda stessa ha dato più spazio a tutti, a tanti. Quindi al fianco di grandi TOP ha fatto nascere tante piccole ma talentuose modelle che a loro volta insegneranno ad altre giovani ragazze a “buttarsi” in questa avventura.

Da dove arriva l’ispirazione quando crei?

l’ispirazione principale arriva dalle persone che ti circondano.

Sono una designer curiosa, attenta ai dettagli.

Mi guardo sempre attorno per capire le persone, il loro modo di essere e di esprimersi.

D’altronde la moda nasce e si crea dalla strada.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Aneddoto??? …… penso a quando riuscivo ad entrare anzi “intrufolarmi” agli eventi, alle presentazioni e alla sfilate, probabilmente dicendo cose assurde… oppure contattando direttamente l’organizzazione per farmi mandare l’invito. é si…. non ho paura di sentirmi dire NO. io ci provo sempre!!!!!!

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social contano ormai il 90%…. devi essere presente e molto ATTIVO sui social per far parte del sistema moda. é bello questo avanzamento di tecnologia che da ogni parte del mondo con un solo clic possono interagire con il tuo marchio. ma come in tutte le cose ci sono i pro e i contro. I social hanno diminuito il contatto sociale, il rapporto vivo tra le persone. La comunicazione avviene di più dietro ad un telefono o ad un PC rispetto che all’incontro reale. Questo per la moda. a mio parere, “distrugge” quella bellezza che c’era un tempo di confronto a vivo, di toccare con mano abiti e tessuti, Di vivere realmente ed in prima persona il frenetico mondo moda.

 Che cos’è per te la moda?

é una domanda troppo generica per descrivere il cos’è per me la moda in due righe.

Prima di tutto la moda è la mia vita, con la moda ci vivo, ci mangio e ci dormo.

La moda è SOCIETà , è COMUNICAZIONE, è RAPPORTO.

La moda fa parte di ognuno di noi, è nel nostro quotidiano, poi c’è chi la vive senza consapevolezza e c’è che la vive in piena consapevolezze delle scelte da seguire.

L’Italia non sarebbe ITALIA – MADE IN… senza la moda.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perchè?

Due sono i grandi nomi con cui avrei voluto interagire nella mia vita: Coco Chanel e Karl Lagerfeld

Coco Chanel, conosco praticamente la sua vita come se l’avessi vissuta con lei. Ho letto libri, interviste, ho guardato film inerenti alla sua vita, le sue memorie, le sue passioni.

RIVOLUZIONARIA, INTRAPRENDETE, IMPRENDITRICE

Cerco di cogliere da lei il suo spirito, la sua forza di volontà e la sua determinazione per continuare ad andare avanti a creare.

Karl Lagerfeld, UNICO, l’incarnazione della moda.

Tanti sarebbero i nomi del passato e del presente con cui vorrei confrontarmi. Tanti sono i grandi nomi che fanno parte del sistema moda (stilisti, giornalisti, fotografi ecc..) a cui dovremmo dare ascolto. c’è sempre da imparare, tutti i giorni e da tutti.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Reputo l’editoria di settore una parte predominante e fondamentale per ogni designer. Senza i giornalisti, i giornali, i magazine online, gli editoriali non ci conoscerebbe nessuno. Raccontano le nostre storie come se fossimo romanzi, identificano i nostri capi anche i più semplici come delle ICONE. Amano e sono sempre alla ricerca di novità, innovazioni, nuove storie da raccontare.

Sono sempre stata affascinata dall’editoria, adoro scrivere e  mi piace leggere.

Non nego che mi sarebbe piaciuto frequentare anche un corso di giornalismo di moda ma ho dovuto scegliere… la cosa belle è che sono sempre a stretto contatto con giornalisti e mi piace raccontare a loro il mio mondo.

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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ArteSenza categoria

ZooArtRevolution un progetto firmato dall’artista Simone D’Auria

Simone D’Auria

A quanto pare l’artista scimpanzé limbani con quasi un milione di Follower, non ha avuto bisogno del MicroChip impiantato di Elon Musk, a Scoprirlo l’artista Simone D’Auria

, che con il suo progetto zooArtrevolution, ha ideato con la collaborazione della fondazione Zoological Wildlife di Miami in Florida, una fusione tra le sue sculture d’arte ed alcune specie animali, in estinzione ,immortalando lui stesso con degli scatti unici fotografici, gli animali che interagivano con le sue sculture.

Il progetto è destinato all’acquisto di fotografie uniche il cui ricavato andrà devoluto per intero alla stessa fondazione impegnata da anni al recupero e alla salvaguardia di specie animali in estinzione.

Per seguirli e supportarli i link: @zvfmiami @limbanizvf @iosonosimonedauria

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ArteAttualitàInterviste

Silvia Ricchelli e l’amore per il Restauro.

silvia Ricchelli

Una professione che affascina, ma che sembra stia svanendo, è il “Restauratore”, colori, tecniche, passione, abbiamo intervistato Silvia Ricchelli per scoprire insieme come vive oggi chi permette al passato di affacciarsi nuovamente al presente.

Il tuo primo contatto con il mondo del restauro ?

sentimentalmente parlando il mio primo contatto con il mondo del restauro è avvenuto un pomeriggio a casa davanti alla televisione. 
Trasmettevano uno speciale sulla Cappella Sistina e sul restauro del Giudizio Universale.

Rimasi a bocca aperta, mi sembrava incredibile. La figura del restauratore mi sembrava paragonabile a quel di un mago ed è stato amore a prima vista!

Il vero incontro “fisico” invece è avvenuto durante il primo anno di università.

Esattamente nel 2005 presso gli Istituti Santa Paola di Mantova. 
Ho scelto questa scuola durante una visita informativa. Rimasi affascinata dalla gigantesca sala di restauro, ospitava numerose pale d’altare del Seicento  e antichi dipinti più piccoli.
Mi sembrava un mondo assolutamente elegante e magico, misterioso, complicato. non ho avuto nessun dubbio.

Ho capito in quel momento che io volevo e dovevo imparare queste magie (le considero tuttora magie). 

Quando hai capito che il restauro  sarebbe diventato da passione a professione?

Il mio percorso è stato appunto frequentare gli Istituti Santa Paola con indirizzo restauro di dipinti du tela, tavola, sculture lignee e catalogazione di beni culturali.

Concluso il mio percorso e dopo aver lavorato tre anni presso un laboratorio di restauro, nel 2011 decido di aprire un mio laboratorio, DomusArte.

Come arrivano a te i committenti? 

Dopo qualche anno di rodaggio, posso dire di essere riuscita ad avere una mia rete di clienti fedeli e soddisfatti. I committenti di restauri o di dipinti arrivano da me in primis con il classico passaparola, dalla pubblicità tramite le mie pagine Facebook e Instagram è dalla “semplice” fortuna di avere una vetrina.

Preferisici lavorare con il pubblico o con il privato ?

Se proprio devo scegliere, preferisco lavorare con i privati. Si ha semplicemente un contatto più ravvicinato e trovo che la comunicazione sia più veloce e limpida. 

il tuo primo restauro?

il mio primo restauro indipendente lo ricordo molto molto bene. 
si trattava di un dipinto del Seicento, raffigurava una Madonna nella classica iconografica, viso dolce e manto azzurro. Il restauro comprendeva una pulitura della pellicola pittorica ed un protettivo finale. In teoria un restauro conservativo senza troppi colpi di scena.

Durante la pulitura, nello specifico della zona ai piedi della Madonna, mi accorgo di un notevole strato di ridipintura (e le ridipinture sono molto spesso subdole e insidiose). La analizzo e lentamente continuo con la pulitura, più la ridipintura sparisce più appare una forma che a poco a poco diventa una figura; un uomo per l’esattezza.

Un piccolo uomo ai piedi di Maria.

Accanto a lui altri tre e poco distante quattro suore.

Probabilmente i committenti del dipinto in origine. 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Più che un aneddoto ricordo parecchi momenti che mi fanno sorridere, ad esempio una frase che disse la mia insegnante di restauro:” salvatevi il mio numero ragazze perché un giorno, quando sarete alle prese con restauri impossibili, il mio numero vi servirà”
Effettivamente è vero, ogni volta che ho qualche dubbio scatta il messaggino o la telefonata alla prof! 

Se potessi incontrare un artista del passato , chi e cosa gli chiederesti?

Bella domanda. Difficilissima direi. 
Impossibile scegliere un solo grande artista del passato. Come si fa?!? 
Probabilmente mi limiterei ad osservarlo, ad osservare le sue mani, le sue espressioni nei confronti dell’opera. 
La sua passione e la sua energia..la scelta dei pennelli, delle sfumature, solo allora forse potrei permettermi di fargli una delle duecentomila domande che probabilmente e quasi sicuramente avrei! 

Quanto conta la comunicazione ?

La comunicazione è TUTTO. Fondamentale. 
Mai dare per scontato. Comunicare e’ alla base di ogni cosa: Ti permette di confrontarti, di capire un possibile successo o di intuire che probabilmente il successo avverrà in un altro momento. 

Cos’è per te l’arte?

L’arte, non vorrei essere scontata ma è la mia quotidianità, il mio mondo, la mia energia, la mia vita. 
E’ un ingrediente fondamentale della mia felicità e del mio benessere.
Accessibile a chiunque senza chiedere nulla in cambio. 

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Attualitàspettacolo

“Trentalance Show” seduzione e sessualità Tornano in TV da lunedì 1 febbraio su GO-TV

Trentalance Show

Il “Trentalance Show” è il salotto tv dove lo scrittore e coach, insieme alla conduttrice sportiva Francesca Agnati, ospita ad ogni appuntamento due utenti dei social network: una donna e un uomo, le cui esperienze e domande sono il prologo per illustrare l’alchimia tra “sesso e seduzione”.

Otto puntate, della durata di 35 minuti ciascuna, con cui indagare le dinamiche della seduzione e della sessualità, anche ai tempi del distanziamento sociale e della pandemia.

In calendario è prevista anche la presenza in studio di speciali ospiti: esperti della materia, opinionisti e personaggi pubblici.

Il programma prende spunto dal libro scritto da Franco trentalance edito da Ultra nel 2018 “Seduzione Magnetica” una sorta di manuale di sviluppo personale, rivolto agli uomini e di riflesso alle donne, per migliorarsi e affascinare i potenziali partner.

Il talk show è trasmesso dalla nuova emittente GO-TV, sul canale 163 del digitale terrestre e online sul Web.

Questo è solo uno dei Talk Show fortemente voluti dall’imprenditore Riccardo Scarlato, Patron di GO TV che fin dal 2004 è specializzato nei motori e nelle competizioni sportive, che nel 2021 integra  il palinsesto con programmi di intrattenimento e approfondimenti in tv.

www.go-tv.org

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ArteAttualitàDesignIntervisteModaMusica

Alessandro “Fanta” il Binomio Grafico pubblicitario/ Writer diventa professione a ritmo di Hip Hop.

alessandro fanta

Una piacevole chiacchierata con chi è riuscito ad integrare le sue passioni e trasformarle in un attività imprenditoriale di successo..

Il tempo di un caffè con Alessandro Founder di “SOLO STILE

Iniziamo con una domanda semplice , che formazione hai avuto ?

Beh la mia formazione è quella di perito elettrico.

Ma quella vera, è di voler arrivare a prendersi una determinata cosa e farla sua a tutti costi… arriva dalla strada.

Io sono classe 81,

Ho vissuto gli anni 90 , i più belli , quelli dove frequentavo il “MURETTO” a Milano ( punto di ritrovo per tutti gli appassionati del genere hip hop ) tutti i giorni sempre lì a fianco di , b-boy & b-girl , breakers , mc, dj ,writers , tutto bellissimo , anche se dall’esterno siamo sempre stati visti male, con pantaloni larghi , maglie larghe , bandane , cappellini all’indietro, ma ora è il genere più seguito nel mondo e soprattutto in Italia, vuol dire che le battaglie fatte negli anni sono servite a qualcosa.

Io fin da piccolo andavo matto per il disegno, e nel tempo grazie a questa cultura chiamata hip hop sono presto diventato un Writers, e negli anni un grafico pubblicitario.  

Da dove nasce l’idea di creare SOLO STILE ?

L’idea di ”Solo Stile” nasce nel 2010 poi sviluppata e operativa nel 2012.

Ti racconto un aneddoto, un giorno nel dicembre 2011 entro in un negozio a Milano in Viale Monza, porto una mia bandana da stampare, mi fa pagare troppo (eravamo conoscenti con amicizie in comune) esco arrabbiato vado a casa dalla mia compagna e gli dico, tra 1 mese apriamo la nostra attività. Avresti dovuto vedere la sua faccia, a bocca aperta esclamando “èh?” … ancora oggi quando ci penso mi fa sorridere un sacco.

Il giorno dopo vado al lavoro, chiedo di non rinnovarmi il contratto, praticamente mi sono “licenziato” e da lì a un mese abbiamo aperto la ditta.

Cosi sono entrato nel mondo del merchandise, avendo già amici nel mondo artistico, sia cantanti che writers ho cominciato con loro e poi nel tempo siamo cresciuti.

Non smetterò mai di ringraziare Dr.Felix ormai scomparso , sempre nel mio cuore per avermi dato mille consigli e la carica giusta .

Che rapporto hai con i Writer oggi?

Con i writer ci vado abbastanza d’accordo, ancora ogni tanto quando mi chiama qualche amico vado con loro a dipingere, mi diverte molto rincontrare quelli della vecchia guardia alle JAM che si tengono a Milano, è più una scusa per passare del tempo in amicizia. Molti writers vengono da noi per creare la loro linea d’abbigliamento e merchandise per i loro eventi.

Con Prosa Bang e Poms, gli organizzatori dell’URBAN GIANTS a Milano ci si sente spesso, noi come Solo Stile siamo sponsor dell’evento e ci occupiamo di realizzare tutto il loro merchandising.

URBAN GIANTS è forse l’unico evento in grado di radunare in Italia oltre 200 writers da tutto il mondo.

Dialogare con il mondo della musica non è sempre semplice o sbaglio ?

Con il mondo della musica si potrebbe aprire un discorso lunghissimo, ho spesso contatti con artisti direttamente, oppure con i loro manager e le etichette discografiche più conosciute.

Parte degli Artisti del mondo hip hop ho avuto la fortuna di conoscerli da ragazzino e vederli diventare famosi negli anni, e quindi di collaborarci anche oggi.

Spesso hai contatti con l’universo “Musica”, quali sono le richieste più frequenti che ricevi?

Le richieste più frequenti sono di realizzare e stampare le loro idee le loro grafiche su maglie, felpe cappellini e molto altro ancora, ci occupiamo anche della gestione di magazzino, spedizioni ecc…

Quanto conta la creatività nel tuo lavoro?

La creatività conta molto ,  è la base del mio lavoro , e non ti nego che serve anche essere un pò pazzerelli !

Alessandro “FANTA”

Ci piace chiudere questa intervista focalizzandoci sul soprannome “FANTA“, da fantasia, perchè la creatività e i sogni , possono trasformarsi in realtà, se supportati da impegno , dedizione e talento.

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ArteAttualitàFoto del GiornoModa

Il tratto di MarlaVonDuta trasforma Beatrice Gigli in una PAPER DOLL.

beatrice gigli

Marla Von Duta Illustratrice

Voleva essere un cactus ma alla fine è diventata un’illustratrice.

Il suo lavoro si ispira a vecchi film, costumi e acconciature d’epoca, mitologia e fiabe.

Ama mescolare elementi del passato con quelli contemporanei, per creare nuove storie.

Ama definirsi così:

“Sono quella timida coi capelli rossi, gli occhiali grossi, vestita come vostra nonna”.

E’ toccato anche a Beatrice Gigli, esperta di marketing e comunicazione e Founder

www.beatricegiglicommunication.com diventare una “Paper Doll” di Marla Von Duta

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