close
Musica

Intervista di Claudio Simonetti , forse non tutti sanno che .. di Lisa Bernardini

Gioca Jouer,
Gioca Jouer,

Claudio Simonetti, lo sanno tutti, è un noto compositore e musicista, figlio di Enrico Simonetti. Il grande pubblico lo segue da sempre soprattutto per aver composto molte colonne sonore di pellicole italiane e americane, tra cui gli indimenticabili successi per i film di Dario Argento (il regista italiano probabilmente più conosciuto all’estero).

Claudio ha  scritto colonne sonore anche per George A. Romero, Ruggero Deodato, Sergio Martino, Lucio Fulci, Lamberto Bava, Castellano & Pipolo e Salvatore Samperi. Insomma: una autorità, nel genere horror, in campo musicale internazionale.

Lo abbiamo raggiunto al telefono nella sua villa alle porte di Roma, dove vive con la figlia più grande, tre meravigliosi cani e dove si immerge tutti i giorni nel suo studio pieno di tastiere e tecnologia all’avanguardia; il motivo del nostro contatto pero’ non sono le sue musiche horror. Qualcuno ha infatti lanciato sui media la notizia, in occasione di Sanremo,  che Claudio Cecchetto non abbia nessuna voglia di rivelare da ben 40 anni che una delle hit piu’ famose legate al suo nome, cioè Gioca Jouer,  sia un  successo  in realtà di un intero team.

Cecchetto, di quel brano, avrebbe scritto solo le parole. Perché non dice come stanno le cose?  I rumors al riguardo nell’ambiente sono tanti; chiediamo direttamente all’Autore delle Musiche di quel  brano. Claudio Simonetti, appunto.

Claudio, ma è vero che nel 1981 hai composto tu la musica di un  brano diventato hit di successo,  Gioca jouer, che tutti legano solo a Claudio Cecchetto?

Ma sai che mi fa piacere questa tua telefonata?

Finalmente ho l’occasione di chiarire dalle pagine di un giornale. Sì, quella musica è la mia! Ho conosciuto Claudio Cecchetto quando presentava Discoring nel 1980, e ci siamo frequentati per un certo periodo anche con il produttore Giancarlo Meo. Fu allora che Cecchetto mi confesso’ che avrebbe voluto tirar fuori un brano con dei comandi che la gente avrebbe dovuto eseguire, come fossimo in  un villaggio turistico. Personalmente,  l’idea la trovai buona fin da subito. Tornai a casa e mi venne in mente una musica in stile tarantella che si sposava bene con quello che aveva in mente lui”.

E poi che successe?

“Successe che andammo subito in studio e registrammo il brano, ma il vero colpo di fortuna fu che Cecchetto quell’anno presento’ il Festival di Sanremo (che aveva presentato anche l’anno prima), e scelse proprio il brano e il video di Gioca Jouer come sigla iniziale della manifestazione;  alcuni ballerini mimarono i comandi ballando tra le strade di Sanremo fino ad arrivare al Teatro Ariston. Il successo fu clamoroso”.

Infatti tutti ancora oggi la ballano.

“Pensa, Gioca Jouer fu la vera rivelazione discografica di quell’anno; il 45 giri vendette 500.000 copie nei primi tre mesi. Sì, tutt’ora è un brano evergreen nelle discoteche, nei villaggi turistici e, soprattutto, nelle feste per bambini. Cecchetto non so perché non inquadri  mai nelle interviste pubbliche  la completezza di questa vicenda musicale: che sue sono le parole, ma la musica è la mia. E che non detiene i diritti di questo brano, perché appartengono a me e Giancarlo Meo, produttore del 45 giri,  che tutti gli addetti ai lavori conoscono come discografico dalle grandi intuizioni. Tra l’altro, va a Meo e non a Cecchetto anche il titolo del brano, perché lo suggerì lui.  Claudio Cecchetto è una autorità, tutti lo sanno. Da allora, pero’,  si sono interrotti i rapporti”.

Quindi, che cosa vogliamo dire a Claudio Cecchetto?  

“Io personalmente niente di nuovo. Ogni volta che è capitata una intervista, osanno sempre il genio di Cecchetto. Potresti pero’ tu chiedere a lui, a questo punto, perché parli sempre e solo in prima persona di questo brano: non è stata tutta farina del suo sacco. Se lo riconoscesse pubblicamente, farebbe solo  un omaggio alla verità. Per me e Meo non cambia il fatto che possiamo usare il brano rieditandolo ed usandolo come vogliamo, perché ne siamo gli esclusivi proprietari.

A Claudio nessuno toglie il merito  dell’idea e delle  parole, e della promozione che ne ha fatto.  Resterebbe  lo stesso un grande artista ed un talent scout straordinario anche se ammettesse come è andata davvero questa vicenda”.

Telefoniamo anche a Giancarlo Meo, per avere conferma o meno della versione di Simonetti.

Così ci ha risposto il noto discografico, confermando tutto:

“Ho conosciuto Claudio Simonetti nel 1978 quando aveva lasciato il gruppo dei Goblin. Allora avevo iniziato da poco a produrre brani e artisti di quella che si chiamava allora Disco Music e con lui abbiamo iniziato a lavorare insieme. Abbiamo prodotto dischi di grande successo con artisti quali Easy Going, Vivien Vee, Capricorn e tanti altri per i quali Simonetti scriveva e arrangiava le musiche. Fu proprio durante una promozione televisiva di un nostro artista che conoscemmo Claudio Cecchetto che presentava il programma Discoring nel 1980. Abbiamo iniziato a frequentarci e durante quel periodo a Cecchetto venne in mente di fare un brano dove dava dei comandi gestuali e la gente doveva poi imitarli ballando. Simonetti ebbe la geniale idea di scrivere un brano ispirandosi alla tarantella e adattandola ad un ritmo dance rock. Dopo aver registrato il brano non sapevamo come intitolarlo e a me venne l’idea di chiamarlo Gioca Jouer, Cecchetto accettò con entusiasmo il titolo”.

Quindi il brano “Gioca Jouer” non è merito esclusivo di Cecchetto.

“Gioca Jouer deve il suo grande successo a tre cose fondamentali, l’idea e il testo di Cecchetto, la musica di Simonetti (senza la quale il brano non sarebbe stato il grande successo che è) e la sua promozione al Festival di Sanremo 1981, del quale era la sigla iniziale”.

Abbiamo sentito la versione di Simonetti, adesso chiediamo un tuo commento sulla vicenda.

“Sono dispiaciuto – come so che lo è Simonetti – del fatto che Cecchetto in questi 40 anni non ci abbia mai menzionati e si sia preso tutti i meriti della produzione, come se non fossimo mai esistiti. Ripeto che l’idea del brano era molto buona, ma non sarebbe mai stato quello che è senza la musica di Claudio Simonetti”.

Lisa Bernardini

Tags : Lisa Bernardini

Leave a Response