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Redazione

AttualitàDesign

La Dott.ssa Elena Davsar e il Lifecoachdesign®

Elena Davsar

Abbiamo fatto qualche domanda alla Dott.ssa Elena Davasar per conoscere meglio il suo percorso il concetto di Lifecoachdesign® un metodo innovativo che permette una vera e propria esperienza di trasformazione.

Che formazione hai avuto?
Mi sono laureata in giurisprudenza a Mosca, dopo qualche anno avevo iniziato il
percorso di design, completando il master alla Marangoni di Milano nel 2009. In
più ho studiato la psicologia cognitiva, la terapia ericksoniana e il coaching.
Come executive e business coach sono accreditata al livello PCC presso la
International Coaching Federation e ho avuto l’onore di far parte del comitato
direttivo ICF Italia.


Unendo le mie competenze interdisciplinari ho potuto creare un nuovo metodo
di progettazione degli spazi basato sulla personalità del cliente.


Ci spieghi cosa si intende per lifecoachdesign?
E’ un metodo di lavoro con gli spazi che permette di creare tramite l’ambiente un
supporto mirato alla crescita personale e professionale.

Detto in parole più semplici…. diversi studi hanno confermato che l’ambiente di una casa o di un
ufficio ha il potere di influenzare le nostre emozioni e la produttività, aumentare
o ridurre lo stress. Lifecoachdesign® offre una serie di strumenti, il nostro know
how, per creare una proiezione di successo e attraverso micro stimoli influenzare
positivamente le persone. La casa stessa diventa un “coach” che aiuta a
mantenere motivazione e focus sulle priorità, supporta valori personali, riduce le
tensioni e crea lo spazio per esprimere al meglio il proprio potenziale.

Cosa chiede chi si rivolge a te ?
Lavorando con le aziende ci si concentra sul wellbeing delle persone e
sull’efficienza del team. Sala riunione e postazioni di lavoro si allineano con il
modello della cultura aziendale, con punti di forza individuali e di gruppo.

Si riducono i fattori di stress dovuti all’ ambiente e si crea l’atmosfera che permette
di lavorare mantenendo chiarezza e flusso. Ottimizzando le postazioni di lavoro si
può aumentare l’efficienza professionale fino ai 30% , che in termini economici
può avere un significato non irrilevante per il business.
Clienti prima arrivano con delle richieste più legate ai loro obiettivi personali a
lungo termine.

Di solito l’acquisto di una nuova casa va insieme alle nuove aspettative, con il desiderio di prendere il prossimo livello nel miglioramento
della qualità della propria vita, perciò lo spazio dove uno passa quasi la metà del
tempo (e con la modalità “smart working” ancora di più) diventa un alleato
potente, se organizzato in modo giusto.
Per centri commerciali invece le priorità stanno nel avvicinarsi al proprio target
creando spazi e esperienze che favoriscano l’acquisto.

Quali sono i paesi in cui è più inserito questo concetto?
Stati Uniti è uno dei paesi più attenti all’ innovazione nel design e alla psicologia
ambientale. In Italia dal 2005 opera il CIRPA (Centro Interuniversitario di Ricerca
in Psicologia Ambientale).
Approccio psicologico alla progettazione è un trend che si sta creando negli
ultimi anni. Si nota facilmente che l’ergonomia da sola non risponde alle esigenze
del mercato, sempre più orientato alla personalizzazione, e le tradizioni come
feng shui non sono abbastanza flessibili nei contesti interculturali. Questa
consapevolezza ci apre alla ricerca dei metodi innova=vi e universali, facili da
applicare in qualsiasi paese del mondo.


Quanto dura solitamente una consulenza ?
Lifecoachdesign® è un servizio che richiede da 2 a 4 settimane di tempo prima
della progettazione e si svolge in 3 fasi. Nella prima si raccolgono le informazioni
necessari seguendo il protocollo s=le coaching e si effettuano diversi test sulla
percezione individuale dei colori, delle forme, degli scenari di luci e tanti altri
parametri. Questa fase prevede da 2 a 7 incontri.
Nella seconda fase le informazioni raccolte si trasformano nel concept e nelle
mappe sensoriali che vengono testate dal cliente per un breve periodo.
Nell’ultima fase il concept aggiustato si trasferisce all’architetto che conclude il
processo con la progettazione e segue lavori fino alla realizzazione finale.
Le revisioni si fanno ogni 2-3 anni, di solito nei momenti di svolta, per rinforzare
l’azienda e l’individuo nell’affrontare i cambiamenti.
Personalmente io credo nella nuova professione del futuro – chiamiamola
lifecoachdesigner – esperto di progettazione degli ambienti che siano in grado di
influenzare positivamente lo stato psicofisico delle persone

Grazie per le esaudienti risposte

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Musica

Irene Mosca, un giorno, non so quale, canteremo insieme, e sarà il giorno più bello della mia vita…

Irene Mosca

Parlare di una cantante non è mai facile, solitamente è preferibile ascoltarla.

Abbiamo però, scelto di fare qualche domanda ad Irene per lasciare a lei la possibilità di raccontarsi:.

Il tuo primo incontro con la musica ?

Ho scoperto la musica grazie a mia nonna , lei mi sentii un giorno cantare e mi disse “perché non vai nel coro della chiesa?” E da lì ho iniziato il mio cammino con la musica . 

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

L’ho capito più o meno fin da subito . Ogni volta che cantavo , mi sentivo libera, non più in imbarazzo , consapevole che potevo dire ciò che provavo con la mia voce e che se anche venivo giudicata in negativo , facevo comunque ciò che più amavo ma soprattutto mi sentivo felice ! Nonostante tutti gli alti e bassi lei c’è sempre stata , non abbandonandomi mai ! 

Cosa pensi dei talent?

Penso che riuscire a far parte di un talent oggi è molto ma molto difficile . E se pure ci riesci , nonostante siano una grande vetrina commerciale , non è detto che tu possa arrivare al pubblico . 

Il mondo dei talent si è evoluto molto con gli anni ma anche i social ora sono parte integrante per riuscire ad emergere . 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ricordo la prima volta che cantai con Alessandra Amoroso negli studi di sky tv per il programma EPCC , partecipando ad un guinness world record

Mentre cantavo Alessandra mi guardò e spalancò gli occhi facendo un sorriso, come per farmi capire che l’avevo stupita . 

Come è cambiato il mondo della discografia ?

Come ho detto prima la musica con il passare degli anni si è evoluta tantissimo e credo che siano nati e si sono creati generi che molto probabilmente prima neanche si potevano pensare di avere . 

Basta pensare alla Trap che , anche se si è formata negli anni 2000 , solo oggi ha raggiunto l’apice del successo . 

Quanto conta la comunicazione?

È importantissima . Se parliamo di comunicazione tramite social media , credo sia il metodo più veloce per arrivare a qualcuno . 

Se si intende comunicazione invece con il pubblico tocchiamo un altro tasto importante è parecchio complicato del arte della musica . 

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Oddio , questa è una domanda abbastanza difficile . 

In realtà il mio pubblico al momento sono i miei amici o colleghi di lavoro , o magari gente che si conosce di vista . 

Loro apprezzano molto la mia voce e tutto l’impegno che metto nel portare avanti la mia passione . Credo siano fieri di me . Delle volte sono anche riuscita ad emozionare più di qualcuno e quella è stata una delle mie più grandi vittorie a livello artistico ! 

Quanto conta il live ?

Non ci sarebbe un live senza musica, così come non ci sarebbe musica senza il live . 

Guardare il proprio idolo su quel palco, cantare con lui , emozionarsi , sorridere, ballare, sono tutte emozioni che non puoi ricevere dietro un telefono o una radio . 

Il live è il live ed in questo momento storico è una delle cose che più mi manca . 

Come hai vissuto e stai vivendo questo anno di Pandemia ?

L’ho vissuta un po’ come tutti . Facendo lavoro casa, casa lavoro. 

Sono riuscita a dedicare un po’ più di tempo però alla musica e alla scrittura ed ecco che é nato il mio prossimo singolo “Mia (comunque vada)” , dove ci ho messo dentro tutte le mie emozioni , i miei sentimenti e credo anche un pezzo del mio cuore , se non tutto . Ho sentito il bisogno e la necessità di raccontarmi . 

Cos’è per te la musica ?

Ti rispondo molto brevemente che per me la musica è la mia VALVOLA Di SFOGO, il mio posto felice dove rifugiarmi quando nessuno riesce a capirmi o quando voglio star un po’ sola con me stessa. 

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista ti piacerebbe interagire e perchè?

Beh, senza andare molto indietro nel tempo , se leggi Irene Mosca automaticamente pensi ad Alessandra Amoroso . 

Per me lei è la musica. È pura poesia, sensibilità , umiltà, umanità . È vera ! 

Ecco, è con lei che mi piacerebbe un giorno, poter cantare . Nella mia testa siamo già in un palazzetto a far sentire il nostro nuovo duetto . Ahahahhaha. 

Stai preparando l’uscita del tuo prossimo inedito , vuoi raccontare qualcosa in merito ?

Tra tutte questa è la domanda più difficile … 

Che dire , Mia (comunque vada) nasce nelle mura della mia stanzetta , in una grigia giornata di aprile. Ricordo che erano le 6 del mattino quando mi sono svegliata , ho aperto gli occhi ed ho preso un foglio ed una penna ed ho iniziato a scrivere . 

Mia (comunque vada) nasce dall’ esigenza di raccontarmi , raccontare ciò che ho dentro , che tutt’oggi credo sia ancora molto forte .

Nasce da una grande delusione d’amore . Credo che ho messo da parte la ragione , ho preso il mio cuore e l’ho buttato su quei Righi di foglio . 

Ho avuto la necessità di doverlo raccontare , mi sentivo quasi in obbligo con me stessa . È così nel giro di 2 ore è nata questa canzone . 

Non so ancora dirvi come sarà strutturata , perché al momento ho in mano solo il testo ed un piccolo suono nella mia testa .

Ma vi assicuro che se si vive di emozioni è la canzone giusta da ascoltare per emozionarsi . 

Nonostante tutto , MIA (comunque vada) . 

Grazie Irene per il tempo a noi dedicato

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AttualitàLusso

Excelsior Hotel Gallia: un gioiello d’architettura a Milano

Excelsior Hotel Gallia

L’Excelsior Hotel Gallia, a Luxury Collection Hotel, Milano è da sempre uno degli alberghi più esclusivi del nostro paese.

Inaugurato nel 1932 e precedentemente conosciuto come Palazzo Gallia, fin dagli inizi viene concepito come punto di incontro internazionale in grado di stare al passo con gli elevati standard europei e perfetto sia per “viaggiatori in transito”, sia come luogo di ritrovo cittadino grazie alla sua posizione strategica,

all’ingresso di Milano. Completamente rinnovato dal celebre architetto milanese Marco Piva, che ne ha preservato gli elementi caratterizzanti esaltandone la bellezza, l’hotel avvolge i suoi ospiti in un mondo parallelo, offrendo il tipo di esperienza che ci aspetta dalla capitale del design.

Un connubio di elementi perfettamente sinergici che contribuiscono a creare l’incantesimo di un luogo senza tempo, in bilico tra passato e futuro. 

Colpiscono gli spazi, con la loro sontuosa maestosità, gli arredi Made in Italy, realizzati in esclusiva dai più importanti designer ed artigiani meneghini – Poltrona Frau, Cassina, Fendi Casa, Luce Plan solo per fare alcuni nomi – e l’illuminazione, studiata nel dettaglio per intrecciarsi alla luce naturale e creare riflessi e combinazioni cromatiche uniche, che si specchiano sui lucenti pavimenti in marmo delle aree comuni.

Entrare nella hall vuol dire costringersi all’osservazione, fermare un attimo la frenesia per ammirare la bellezza declinata in ogni singolo dettaglio, perché sono proprio quelli complessivamente a fare la differenza. 

Le aree comuni, realizzate da B&B Italia, riflettono lo stile Art Déco degli anni ’30 senza rinunciare a una reinterpretazione attuale: il Gallia Lounge & Bar al piano terra, che si adatta agli orari della giornata trasformandosi da tipico bar italiano a esclusivo punto di ritrovo per l’aperitivo, l’adiacente Ristorante Gallia, che con la sua colazione riesce a coniugare i gusti più disparati grazie a uno chef a disposizione dei clienti, tre isole buffet con prodotti BIO e a Km0, una linea di succhi e centrifughe detox, prodotti senza glutine e un’offerta di pasticceria realizzata nel laboratorio interno.

La vista della  Terrazza Gallia posta 7° piano dell’edifico, sovrasta la stazione centrale offrendo uno scorcio unico e estremamente suggestivo ai visitatori e agli ospiti, nulla è lasciato al caso, infatti il servizio è gestito in collaborazione con Enrico – detto Chicco – e Roberto Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto – 3 stelle Michelin ,che rendono Sorseggiare un aperitivo al tramonto e fermarsi per cena è un’esperienza indimenticabile,

Uno dei fiori all’occhiello è la  Shiseido Spa, che con i suoi 1000 mq si estende tra il 6° e il 7° piano dell’hotel classificandosi come la più grande di Milano e riconosciuta tra le più belle d’Italia; la cigar room, con la sua selezione di distillati e sigari cubani della migliore qualità e la cantina con oltre 300 etichette scrupolosamente selezionate e la possibilità di accogliere fino a 12 persone. 

l’Excelsior Hotel Gallia ha 235 camere di cui 51 sono le suite, tra le quali la punta di diamante è la Gallia Presidential Suite  Katara Royal Suite, che con i suoi 1000 mq di raffinato lusso è stata classificata come una delle Suite più belle al mondo vincendo il “World’s Leading Hotel Suite”, più alto riconoscimento nell’ambito dell’ospitalità.

L’Excelsior Hotel Gallia è sicuramente una delle strutture che ha contribuito alla rinascita estetica di Milano.

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Moda

La parola passa alla Sposa: Maison Stefano Blandaleone

Stefano Blandaleone

La Maison Blandaleone si ispira da sempre alla migliore tradizione dell’Alta Moda Sposa Italiana.

Abbiamo intervistato il Fondatore Stefano Blandaleone per conoscere meglio il percorso che lo ha portato ad essere uno dei brand più conosciuti nel settore.

Primo incontro con la moda ?

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto prestissimo! Ho manifestato sin da subito grande interesse verso il bello in senso assoluto. Moda, arte, design sono mondi che hanno da sempre calamitato la mia attenzione! Sin da ragazzino amavo andare a Milano e girare per le vie del quadrilatero della moda, entrare nelle boutique e respirare quell’aria che poi ha fortemente caratterizzato il mio percorso professionale! 

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Io penso che la moda sia qualcosa che si debba avere dentro. Il talento è fondamentale. La sensibilità verso il bello, l’armonia delle forme è qualcosa che deve necessariamente far parte del proprio dna. Certo poi lo studio può aiutare a migliorare ed amplificare.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Io credo sia necessario viverla quotidianamente. Io ad esempio nei miei trunk show amo incontrare le mie spose e studiare sempre come migliorare in assoluto la bellezza dei miei abiti. Vivo la moda ed il design tutti i giorni ed in ogni singolo momento. Mi ricordo che al liceo mi chiamavano l’esteta. La moda era già dentro di me! 

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

Da tutto. Dall’arte in particolare, dal design e da quel concetto di bellezza che che caratterizza la mia anima! Prendo ispirazione anche dalle mie spose che voglio assolutamente bellissime. Il concetto di grande bellezza e di armonia vive nella mia sensibilità e mi guida come una stella cometa! 

Il mondo dell’abito da sposa, è un mondo a parte rispetto alla moda intesa come “classica” ci elenchi 3 fondamentali differenze ?

Beh la differenza è immensa!

Più che parlare di differenze direi che nel matrimonio siamo proprio in una dimensione diversa! 

Qui andiamo a vestire una donna in un giorno unico, irripetibile.

Il matrimonio è l’evento in assoluto per ogni donna e l’attenzione che ne deriva è assoluta ed imparagonabile.

Perché non esistono più le TOP, nel mondo della sposa , sono mai esistite  ?

No le top nel nostro mondo non sono mai esistite.

Qui parla l’abito. Naturalmente occorre scegliere delle modelle che siano in grado di amplificare e valorizzare la bellezza delle creazioni.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ne ricordo tanti! Certamente i sorrisi delle mie spose e dei loro familiari quando si sceglie l’abito. Ma anche la commozione nell’ammirare le mie collezioni manifestata dalle titolari degli atelier!

Vivo una favola quotidiana ed è bellissimo! 

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social oggi sono fondamentali! Ti permettono di arrivare direttamente alla sposa e di creare un rapporto personale oltre a quello professionale.

Che cosa è per te la moda?

La moda per me è tutto. È la mia passione e ragione di vita al tempo stesso. 

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire ?

Mi piacerebbe interagire con Leonardo da Vinci. Un uomo geniale ed un faro per l’umanità.

Amo di Leonardo la sua poliedricità! Un vero genio qualunque tematica affrontasse! 

Cosa pensi dell’editoria di settore?

L’editoria del nostro settore è molto importante per permettere alle future spose di entrare in questo mondo. Certo il settore deve tener conto dell’ avvento della digitalizzazione e quindi affidarsi alla carta non basta più.

L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi ?

Scaricare le motivazioni di questa grave patologia solo ed esclusivamente sul mondo della moda sia ingiusto. Certamente certi modelli di bellezza possono aver creato disagi in talune persone. Io penso che oggi si debba parlare più di cura del proprio corpo abbinata ad una corretta alimentazione e corretto stile di vita!

Naturalmente le modelle rimarranno con le caratteristiche che vediamo per valorizzare al meglio i capi indossati ma non devono assolutamente rappresentare un modello assoluto di bellezza.

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? la sensazione è che poco realmente cambi….

Io non credo nella classificazione del fenomeno e sinceramente non mi piace. Ogni donna deve stare bene con se stessa. Punto.

Io ho vestito fantastiche spose per le quali ho realizzato degli abiti su misura ed è sempre stata un’esperienza meravigliosa. La bellezza della vita sta nell’accettare le proprie specificità e viverle comunque con gioia e positività! 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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Arte

Simone D’Auria parte con i suoi multipli

Simone D’Auria
Simone D’Auria

Simone D’Auria parte con i suoi multipli, saranno edizioni 1/100 per tutto il mondo dei suoi preziosi dipinti e sculture, realizzati con tecniche dallo stesso artista recuperate dagli anni 80. I multipli d’arte che già stanno avendo una richiesta aspettata, saranno venduti a prezzi più contenuti rispetto agli originali, ma garantiscono già un aumento di valore economico, il che significa che i fortunati che acquisteranno i primi numeri potranno molto probabilmente meritarsi un futuro investimento redditizio.

Come confermato il mercato dei multipli negli ultimi anni ha apportato nel mondo dell’arte e degli investimenti incrementi considerevoli, bisogna solo affidarsi alle gallerie giuste che sapranno consigliarvi la direzione da intraprendere.

Nel caso di Simone D’Auria è il gruppo Art&Co Gallery e Mag Gallery ad avere preso da poco tempo il suo controllo Nazionale. artcogallerie mag.artgal iosonosimonedauria.
Le opere di Simone D’Auria sono sempre più richieste e ricercate, anche Charles LeClerc, pilota di Formula 1 del team Ferrari, è diventato suo collezionista.

Charles oltre ad essere un pilota, è anche un appassionato di arte,

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EventiMusica

Concerto in Memoria di Giovanni Paolo II, 18/05/2021 ore 19:00. Basilica San Pancrazio – Piazza San Pancrazio 5 A, 00152 Roma

Dominika Zamara

L’Associazione Culturale “Polonia nel cuore” (POLSKA W SERCU), in collaborazione con la Fondazione di Giovanni Paolo II, la Chiesa polacca di San Stanislao a Roma e della Casa Polacca di Giovanni Paolo II, desidera ricordare il giorno della nascita di Karol Wojtyła con un concerto degno della Sua persona.

L’Associazione, inserita da anni nel tessuto della diaspora polacca a Roma, ha come scopo: integrare e unire il popolo polacco con la collettività italiana attraverso la promozione della propria cultura e storia, consapevole che solo attraverso la reciproca conoscenza, stima, amicizia e cooperazione saremo capaci di creare una giusta famiglia europea, salvaguardando i nostri valori di fede, moralità e solidarietà. La strada del ricordo, della cultura e della bellezza è una strada privilegiata.

Il 18 maggio 2021, il Soprano di fama mondiale, Dominika Zamara (nella straordinaria scenografia dell’antica Basilica di San Pancrazio a Roma) darà omaggio a uno dei più grandi polacchi nella storia, a Karol Wojtyła, a san Giovanni Paolo II, proprio nel giorno del Suo compleanno 18 maggio 1920 Wadowice.

Il concerto inizierà alle ore 19.00, l’evento sarà presentato da Magdalena Wolińska – Riedi, inviata della televisione polacca TVP in Vaticano, Roma e l’Italia.

Durante il concerto, il soprano Dominika Zamara sarà premiata con il titolo “Polskie serce” (Cuore polacco), che L’Associazione “Polonia nel Cuore”, assegna alle personalità che con loro vita e opera, contribuiscono alla promozione della cultura, della storia e del buon nome della Polonia nel mondo.

L’evento si svolgerà nella massima osservanza delle vigenti regole anti-covid. Ingresso è libero.

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LussoModa

CHRISTIAN LOUBOUTIN: SCARPE DA SOGNO

CHRISTIAN LABOUTIN

E’ semplicemente pronunciando il suo nome, quello di Christian Laboutin, che qualsiasi donna si sente immediatamente catapultata in un sogno, una sorta di richiamo alla sua immaginaria idea di seduzione, lusso e power femminile. Si, perché non appare esagerato dichiarare che, indossando le sue creazioni, la donna si sente investita di una specie di super potere che la rende conscia del suo fascino e quasi padrona del mondo.

Nato a Parigi nel 1964, Laboutin, già in età adolescenziale, propone la vendita dei suoi disegni alle scuole di ballo piu’famose della sua città, fino ad arrivare al Folies Bèrges, dove si ritrova pero’ a svolgere un lavoro di umile aiutante. Negli diventa stilista di Chanel, Yves Saint Laurent e Dior, ma la vera svolta sopraggiunge negli anni ’90, quando dà vita ad una decoltè preziosa, altissima che in breve diviene protagonista dell’alta moda. Ma, rispetto agli stilisti a lui contemporanei, sente frustrazione, in quanto ancora distante dall’apice del successo.

Finchè nel 1992, in un gesto d’impeto creativo, getta una boccetta di smalto rosso sulla suola delle sue scarpe e, quasi inconsapevolmente, dà vita a quella caratteristica che, piu’ in là diventerà iconica, ossia la suola rossa di Christian Laboutin, inneggiandolo nella storia della cultura della moda.

Da quel momento, la sua avanzata quale stilista è inarrestabile; inizia collaborazioni con Lanvin e Alexander Mc Queen, fino a vestire i piedi di star internazionali quali Madonna, Lady Gaga, Kate Moss e Catherine Deneuve.

Le sue opere creative dalla suola rossa diventano ambite dalle celebrities e da star della portata di Victoria Beckam, Dita Von Teese, Blake Lively, fino alla cantante Jennifer Lopez, che lo innalza a simbolo del potere femminile.

Il modello che lo ha consacrato re nel panorama globale delle calzature è sicuramente il Pigalle, il piu’ sfoggiato e adorato: una decolletè dalla punta sfilata, lo stiletto altissimo e l’immancabile suola rossa, un classico che sfida il tempo rimanendo intramontabile e risolutiva per qualsiasi outfit.

Altro modello diventato cult è la pump So Kate, ispirata alla splendida modella Kate Moss, icona del fashion, dello stile androgino nonché dello scandalo, nota che fa da sfondo anche alla filosofia di Laboutin: si tratta di una decoltè sullo stile della Pigalle, ma resa piu’ leggera e affusolata, come lo richiedeva l’occasione del matrimonio della famosa star.

Ma Laboutin è fortemente noto anche per i suoi eccessi, e ne sono testimonianza le sue famose pump, quali la Lady Peep, dal maxi plateau e dalla punta stondata. La linea è semplice ma la vision finale è quella di una scarpa dal piglio grintoso, oserei dire aggressive. Tra le piu’desiderate quelle in vernice nei colori nero lacca e rosa nude.

Ma la sua estrema provocazione è indubbiamente rappresentata dalla Fetish Ballet Heels, cosiddetta Ballerina Ultima, indossata da Beyoncè in una delle sue performance: una scarpa quasi impossibile da indossare per la sua vertiginosità, come ammesso dallo stesso creatore.

Tra i modelli iconici omaggiati alle star è da annoverare The Blake, un sandalo di pelle in vernice e stringhe nei colori arcobaleno, con tacco stiletto, creato in onore dell’attrice Blake Lively, appassionata collezionatrice delle sue scarpe.

Negli ultimi anni Laboutin ha esteso le sue creazioni anche all’ambito delle cerimonie, dando vita a collezioni quali le Follie Strass, in cui il velo in tulle nel colore nude o in altre varianti è impreziosito da dettagli luminosi e scintillanti, conferendogli un fascino e una raffinatezza da sogno.

Christian Laboutin ha segnato un confine nella moda calzaturiera femminile. Dopo di lui, molte creazioni appaiono sue imitazioni; difficile dar vita a qualcosa di nuovo dopo che l’ardito parigino è riuscito a vestire il piede di ogni donna attraverso lacci, listini e scollature ridefinendone l’essenza e rendendolo un simbolo di audacia e sensualità. Quasi una sorta di formula magica, in cui la maestria di compendiare i tacchi vertiginosi, l’ultra glossy e la scollatura delle dita, crea un elisir capace di esaltare il piede femminile nelle sue forme sinuose, turbando e seducendo lo sguardo di chi lo osserva.

A cura di Claudia Grascia

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Moda

Moda: Intervista a Cheren Hesse Surfaro, Il Viaggio è nella testa

Cheren Hesse Surfaro

25 anni reggina di nascita, nella sua ultima collezione  “BaRock”, ha miscelato  abiti settecenteschi con il  Glam Rock.

La sua passione per la moda è nata grazie all’incontro con la musica che è la sua ispirazione,  il leitmotiv delle sue creazioni

Primo incontro con la moda ?

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto circa dieci anni fa quando mi sono avvicinata al panorama musicale Punk, quello di vecchia scuola anni 90. Mi hanno attratto i colori sgargianti e la linea ribelle degli abiti che indossavano i performer del tempo.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Mi piace rispondere a questa domanda con un mio motto: “La creativtà è l’arte del sapere.”

Col talento e la predisposizione ci si può nascere ma lo studio amplifica gli orizzonti.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

Non per forza, basta anche seguirla bene. Un abito o una collezione stessa, se ben osservata, può essere sia vissuta che studiata.

Da dove prendi ispirazione per le tue creazioni?

La musica assolutamente. Mi ha dato modo di capire come, nel corso degli anni, ha fatto sì che camminasse a braccetto con la “sorella” Moda e creare un unico legame iconografico chiamato stile.

Perché non esistono più le TOP ?

Penso che questo “annullamento” derivi dal fattore di ricerca. Oggi gli stilisti cercano più l’attitudine ed il  carattere che la bellezza oggettiva di una modella, forse per questo ci sono più model e meno Top.

 Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Risale al mio post laurea con la specialistica da intraprendere, quando una sera, mi trovai ad interloquire, al riguardo, con il mio manichino. Lascio a voi immaginare la risposta.

A cosa ti ispiri per le collezioni?

Per la mia prima collezione BaRock mi sono ispirata al barocco veneziano per quanto riguarda i tessuti dominanti; i tagli e la linea richiamano il Glam Rock londinese degli anni 70 per via delle piume e delle ecopelli. Il nome della linea è la radice del barocco e la desinenza dello stile trasgressivo.

La seconda collezione Urban Vibes è una capsule street che ripropone lo stile della scena hip hop di ghetto degli anni 90. Entrambi i generi musicali sono stati protagonisti negli ascolti della mia infanzia, ecco il perché di queste scelte mirate nelle mie attuali linee.

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

I social contano molto in questo settore. Credo che abbiano sostituito il classico biglietto da visita. Sono più diretti e meno “invadenti”; tramite le pubblicazioni permettono di avere una panoramica quasi a 360 gradi del profilo utente.

Che cos’è per te la moda?

La moda per me è come il riflesso del mio specchio. La intendo come un alter ego o una espansione concreta della propria arte.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio  ti piacerebbe interagire e perchè?

Più che andare indietro nel tempo spero di poter crescere nella mia carriera per poter incontrare e dialogare con Vivienne Westwood.

La adoro. Ha esordito come stylist dei Sex Pistols negli anni 70 e attualmente prosegue la sua carriera di stilista mantenendo quel mood punk londinese che tanto mi ha fatto innamorare della moda.

Adoro la coerenza delle sue collezioni e il suo stile personale.

 Cosa pensi dell’editoria di settore?

Penso che abbia cambiato la comunicazione rendendola più minimalista ma anche molto introspettiva e questo mi piace parecchio. Porta ad un viaggio nel cuore della moda, diretto, con molto trasporto, è molto più interattiva.

Forse mancava questo nei decenni passati.

L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi?

Si qualcosa è cambiato visto che ormai si bada alle attitudini più che al peso. Beth Ditto (voce del gruppo Gossip) è un esempio di cambiamento, anzi ne è stata proprio la testimonial.

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? la sensazione è che poco realmente cambi….

 Il fenomeno Curvy ha fatto sì che anche le donne con un fisico più esigente (vedi Beth Ditto) possano esprimere la loro femminilità con modelli e tessuti nuovi che valorizzano i punti di forza.

È stato un bene che sia nato poichè ogni donna tende ad avere spesso le proprie insicurezze legate al fisico; che sia asciutto o meno. Anche la Sophia Loren degli anni 50, oggi, potrebbe essere vista  come una curvy ma quanta bellezza aveva!

Bisognerebbe solo variare gli stereotipi di bellezza in una donna e guardare il vero potenziale che possiede per farla brillare anche con un fianco taglia 50.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato .

Cheren Hesse Surfaro

Intervista in collaborazione con Alessandra Giulivo Presidente della Camera Nazionale Giovani Fashion Designer

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Musica

Karma il primo Album di Moran Dix una miscela esplosiva tra pop-gothic-electro-dark

MORAN DIX

Dopo due anni e mezzo di duro lavoro è uscito il primo album d’esordio dell’artista Moran DiX,

KARMA

L’artista nel suo primissimo album non fa mancare le sue influenze e le sue origini “Veneziane”, il suo “marchio di fabbrica” è la maschera tipica del suo paese d’origine.

Moran ha scelto però di realizzare il suo album interamente in lingua inglese visto le sue molteplici sperimentazioni e il sound più propenso ad un mercato estero.

I brani son 11 e fra questi c’è una rivisitazione in chiave elettronica di una canzone Metal degli HIM “Gone with the Sin“.

Questo brano e questo gruppo è stato scelto dall’artista per un motivo ben preciso, son stati significativi per la sua svolta stilistica.

Moran con Karma ha davvero osato e liberato tutte la sua libertà creativa, una miscela di pop-gothic-electro-dark ma che non fa mancare un sound moderno e soprattutto innovativo, l’artista insomma non si è accontentata.

Al suo fianco nella produzione c’è stato un nome piuttosto importante, spicca Luca Panebianco del Pink Sound Studio che ha potuto guidare, consigliare e produrre l’intero album.

Un altro produttore che ha dato il suo contributo nella riuscita creativa dell’album è stato Ruben Lo Gerfo originario della Sardegna.

Karma affronta moltissimi temi dalla società piena di maschere e contraddizioni passando poi alla depressione che l’artista ha vissuto in età adolescenziale, è una sorta di diario dove l’artista ha voluto dar voce.

Moran è orgogliosa di questo lavoro che è stato supportato in modo impeccabile dal suo primo produttore. Fantasia, ingegno e perseveranza hanno portato alla  creazione di 11 brani, 11 impronte che raccontano un viaggio tra emozioni umane che non si fermano alla superficie ma vanno molto nella profondità e anche nella contraddizione”.

Non manca senza dubbio lo stile personale un pò Gothic, un pò Cyber ed un pò Emo di DiX che sa dare con la sua personalità un collegamento tra tutti questi mondi così apparentemente diversi creando di fatto un album pieno di colori, sensazioni e riflessioni.

La parola passa a Moran che ci racconta l’esperienza e le scelte legate a questo suo primo Album.

“Avete presente quegli artisti che hanno avuto nella storia una sorta di fascino? Erano discreti e risoluti e proprio per questo erano “unici” e dannatamente irraggiungibili, ho sempre amato il mistero, l’intelletto, la discrezione e la bellezza fuori dall’ordinario.

In questi elementi ho puntato la mia immagine e soprattutto il mio album. Un album ricolmo di tantissime sfaccettature dove la creatività è stata ai massimi livelli e soprattutto ho seguito una linea del tutto personale e del tutto diversa da ciò che viene proposto in loop dalle mode e dalle radio.

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Intervista a Ettore Monaco dal Backstage dei concerti al Merchandising

Ettore Monaco

In periodo di Covid abbiamo spesso ricordato le problematiche legati agli spettacoli live, Abbiamo intervistato Ettore Monaco, esperto del backstage legato ai concerti, oggi partner e responsabile promozione per un’azienda che si occupa di merchandising.

Il tuo primo contatto con la musica?

Il mio primo contatto con il mondo della musica è avvenuto quasi per caso come per tutti gli addetti al settore tramite in cooperativa che fornisce addetti alla movimentazione di materiale su ruote (i facchini) da lì è partito tutto da facchino sono poi stato promosso nel tempo fino a diventare responsabile di palco 

Quante persone lavorano dietro ad uno spettacolo live?

In un concerto posso arrivare a lavorare anche 300 persone a vario titolo tra tecnici personale di produzione e facchini 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

C’è ne sono tanti ma uno in particolare lo ricordo con il sorriso eravamo a San Pietroburgo per un tour mondiale e il portiere dell’albergo mi scambio per l’artista è ci mettemmo un po’ per convincerlo che non era la stanza il problema ma che io non fossi l’artista ma i più divertenti sono legati al periodo dove avevo come direttore di produzione Francesco Vurro oltre ad essere un bravissimo professionista anche un amico divertentissimo. 

Che rapporto avete con gli artisti?

Come tutte le persone ci sono artisti che sono più propensi ad avere rapporti umani ed altri a fare i datori di lavoro quindi come in tutte le cose dosi amicizia e lavoro assecondo di chi hai davanti 

Cosa succederà secondo te nel post covid nel settore live?

In teoria dopo questa pandemia il vero problema sta nel fatto che molti tecnici si sono dovuti reinventare per sopravvive e quindi alla ripartenza dovrebbe e dico dovrebbe mancare la professionalità ma staremo a vedere 

Hai maturato esperienza notevole nei rapporti con le case discografiche, quanto è difficile gestirli?

Il rapporto con le case discografiche si basa su degli equilibri molto labili come in tutte le multinazionali avvolte si è in grado di farsi rispettare altre devi accettare la (sconfitta)

Quando hai deciso di iniziare a collaborare con Solo Stile?

Ho conosciuto Alessandro Fantasia alla Universal Music stava presentando un suo progetto per uno degli artisti che segue lui è iniziata così prima una conoscenza poi una amicizia e in seguito la collaborazione su alcuni progetti in comune 

Da poco avete aperto una sezione dedicata all’arte?

Conobbi Alessio Musella Editore di www.exiturbanmagazine.it un mensile cartaceo che parla di Arte, Musica e Fotografia e Founder del Blog www.artandinvestments.com

e appassionato d’arte ad una presentazione in una galleria d’arte ci fu immediata sintonia, e a distanza di tempo, lo ricontattai proponendo una collaborazione con Solo Stile , sono sempre stato convinto che come per le grandi aziende i co branding possano funzionare anche per l’arte , e così prese forma l’idea di avvicinare i ragazzi più giovani anche al mondo dell’arte non solo alla musica.

Art & Brand nasce proprio su questa base dare la possibilità di ampliare il pubblico di riferimento per l’artista, coinvolgendo maggiormente i giovani, riportando le opere d’arte sull’indumento più indossato le

“T-Shirt”.

Ho creato la connection tra Alessandro Fantasia, Solo Stile e Alessio Musella Editore di www.exiturbanmagazine.it e founder di www.artandinvestments.com, e ci siamo messi subito al lavoro.

Ognuno di noi ha un suo ruolo, ci siamo divisi marketing, produzione e promozione.

Cosi è nato www.artandbrand.it

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