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Redazione

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Raimondo Rossi: l’idea Industria Arte e Musica mi piace !

Raimondo Rossi

Raimondo Rossi, Fotografo, Modello, Blogger, Influencer, ma soprattutto, il Made in Italy che piace al Mondo!

Ha aderito da subito alla campagna Industria per l’Arte, e per la Musica promossa da Gpi Group e Duetti Packaging, Aziende Leader nella fornitura di impianti e macchinari per la movimentazione del packaging, che in un momento così difficile, causa Covid , hanno deciso di dare spazio a settori che soffrono più di altri,

Se ci credi mettici la faccia , e così è stato ,

Ray Morrison è l’alter ego di Raimondo Rossi, da sempre vicino e protagonista di questi mondi, e a lui, primo ad aderire alla campagna ,abbiamo fatto qualche domanda per comprendere il suo si per questa iniziativa.

Cos’è per te la musica?

Una forma d’arte che permette ai compositori di creare melodie di grandissimo valore, perché attivano così forti emozioni in tutti noi.

Cos’è per te l’arte?

Una forma di espressione della profonda sensibilità di una persona. Non importa se la condivide con noi in pittura o fotografia, o qualsiasi forma lui voglia. Importa che la condivida con noi.

Cosa pensi di questo connubio creato da un Binomio inaspettato industria e arte, industria e musica?

Credo sia un ottimo binomio. La forza dell’industria può aiutare la visibilità dell’arte, la forza dell’arte può far arrivare i messaggi dell’industria più direttamente al cuore dell’utente.

Hai mai scattato per la musica?

Si ho dedicato un intero lavoro video e foto alle note del pianoforte e alle loro possibilità di attivare ricordi o emozioni, come i tessuti o gli abiti che fanno sempre parte di noi, come una musica in sottofondo.

Secondo te una foto quando diventa arte?

Quando l’immagine finale contiene allo stesso tempo la realtà ritratta e un mondo immaginario, che solo quell’autore può creare con quella realtà a disposizione.

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Attualitàspettacolo

RIFF Awards – Rome Independent Film Festival,

RIFF Awards – Rome Independent Film Festival

Cos’è :

Il RIFF Awards – Rome Independent Film Festival, è un festival internazionale di cinema indipendente che ha come obiettivo principale quello di promuovere opere contemporanee prodotte nell’anno corrente. Il festival, si svolge a Roma nel mese di Novembre per 7 giorni e presenta circa 100 opere in assoluta anteprima italiana e mondiale suddivise in 13 sezioni nazionali e internazionali: opere prime e seconde di lungometraggio, documentari, cortometraggi, film sperimentali e animazioni, soggetti e sceneggiature contraddistinte per l’originalità e l’innovazione dei contenuti e delle tecniche utilizzate.

Una giuria Internazionale composta da esperti del settore valuterà le opere in concorso assegnando al termine della kermesse premi per un valore totale di 20 mila euro.

Motore…Azione in Italia!
Le opere cinematografiche e audiovisive realizzate nel territorio Italiano da produttori indipendenti, saranno presentate in una particolare sezione all’interno del RIFF dedicata a quelle opere che investono e promuovono il nostro territorio e che permettono la conoscenza del patrimonio culturale e ambientale sviluppando la crescita della competitività territoriale.

Valorizzazione della diversità e promozione dello scambio interculturale attraverso l’istituzione di un’intera giornata dedicata alla cinematografia LGBTQ che ha previsto il coinvolgimento delle principali associazioni di categoria e di personaggi illustri, e la previsione di proiezioni e incontri mirati a far conoscere e sensibilizzare il pubblico sulla situazione sociopolitica e culturale di alcuni Paesi del mondo.

Particolare attenzione al gender. Valorizzazione del cinema femminile: da sempre attento nel dare risalto al lavoro femminile in ambito cinematografico, tentando di coprire tutti i ruoli dell’industria cinematografica, il RIFF riceve diverse opere da professioniste donne nell’ambito della produzione, distribuzione, regia ecc.

L’audiovisivo come strumento didattico. L’uso delle tecniche cinematografiche nella formazione è un modo per accelerare e facilitare la comprensione, per sensibilizzare, per comunicare e condividere le emozioni, per veicolare l’evoluzione ed il cambiamento, per trasmettere la cultura. Per questo motivo è stato previsto il coinvolgimento: di istituti scolastici presenti sul territorio attraverso proiezioni e masterclass gratuite e agevolazioni rivolte a docenti e studenti; di alcune delle principali associazioni nazionali e internazionali per l’approfondimento di tematiche sociali e d’attualità di primo piano.

Tutte le grafiche delle locandine RIFF Awards – Rome Independent Film Festival , dalla prima edizione sono state realizzate da Nerina Fernandez

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Libri

Grafika 80, Italian New wave,Punk, Dark, Industrial di Matteo Torcinovich

Matteo Torcinovich

Il libro:

Negli anni ottanta in Italia prolificano una miriade di gruppi musicali. In questo momento di transizione tra l’era analogica e quella digitale dove il computer e il sintetizzatore sono i nuovi protagonisti della musica, nascono case discografiche, fanzines e giornali con diversi concetti di estetica e di contenuto: l’ambiente musicale è in fermento. Il libro Grafika!80! si focalizza su questo decennio di produzioni grafiche in stretto legame con la musica.

Nello specifico, vengono proposte immagini recuperate da fanzines, dischi, audiocassette manifestini efotocopie di ogni genere che riguardano le produzioni musicali punk, new wave, dark, industrial e un certotipo di sperimentazione sonora.Materiali considerati dall’autore importanti per il loro valore estetico, aldilà delle tematiche trattate o dellemusiche suonate.

E’ l’estetica ad essere l’indiscussa protagonista. Più di ottocento immagini in duecentosettanta pagine accompagnate da testi scritti dall’autore e da: Vittore Baroni, Mirco Salvadori, Giorgia Fileni che ci raccontano l’importante ruolo dell’ audiocassetta nella produzione musicale, delle etichette indipendenti, della Copy Art.

E poi ancora, molte testimonianze dimusicisti e addetti ai lavori che hanno vissuto in prima persona il periodo.Indiscriminatamente sono stati messi assieme materiali di varia natura e provenienza: i dischi del mainstream,le autoproduzioni, le grandi etichette e le piccole case discografiche indipendenti, le edizioni limitate, i nastriregistrati e rimasti pezzi unici, quei giornali e riviste -mitici pionieri di un’avanguardia nascente- e le “fanze”costruite in casa e distribuite tra amici.

L’autore:

Matteo Torcinovich, da sempre appassionato e onnivoro collezionista di musica in particolare di vinili edocumenti relativi il movimento new wave punk.

Co-fondatore del collettivo artistico Death Tricheco, graficoper la fanzineL’age D’Ored il mensile Jamais Bourgeois.

Autore dei libri: Pics off! L’estetica della nuova onda punk (Nomos Edizioni),Buy or Die! The Residents +Ralph Records + Other related artwork 1972-2016 (Goodfellas edizioni) e Punkouture. Cucire una rivolta.1976-1986 (Nomos Edizioni)

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ArteFotografiaOpera del Giorno

Dalla serie: NOI SIAMO Ciò CHE RICORDIAMO DI ESSERE STATI di Matteo Bosi.

matteo bosi

L’artista è’ andato in cerca di documenti e scatti che evocassero memorie perdute, volti scomparsi, storie dimenticate da far riemergere, quasi come un rabdomante, in superficie, rivelandone tutta la freschezza e vitalità nascoste dall’abisso dell’oblio…

.Matteo Bosi è nato nel 1966 a Cesena.

Ama sperimentare e per questa ragione il suo lungo percorso artistico è caratterizzato da una continua ricerca.

Utilizza molteplici strumenti espressivi. È alla fine degli anni ‘80 che comincia a lavorare con la fotografia analogica, arrivando in pochi anni ad utilizzare anche le tecniche digitali…

Galleria d’Arte di riferimento: Secret Art Ltd London

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IntervisteLussoModa

Diego Anastasi: una passione chiamata scarpa !

diego anastasi

In una creazione  di Diego Anastasi trovi un’’idea di bellezza, la voglia di trasformare un disegno in un sogno , in una forma, in una scarpa

L’ attenzione per il dettaglio, la scelta di materiali migliori, un processo produttivo lento guidato da mani esperte fanno il resto.

Abbiamo voluto fare qualche domanda a Diego, per capire da dove arriva questa sua passione..

Primo incontro con la scarpa?

Il primo incontro con la scarpa nasce 20 anni fa quando mi soffermavo a guardare un artigiano che creava scarpe da sempre.

Quando hai deciso che sarebbe entrata nella tua vita professionale?

La scarpa QUELLA VERA non è un semplice buco dove infilare un piede.

Questo mondo mi ha emozionato a tal punto che LA CURIOSITÀ  È DIVENTATA PASSIONE., e decisi di raccontare al mondo la BELLEZZA NASCOSTA dietro ad ogni singolo gesto derivato dalle sofisticate tecniche di lavorazione , solo allora mi accorsi che era diventato lavoro

Quanto conta la scelta del materiale?

La scelta del materiale è fondamentale come su tutte le cose perché come dico sempre una scarpa nera non è mai come un’altra scarpa nera …. la qualità è tutto ma partendo soprattutto dalle tecniche di lavorazione ( che si tende sempre a tralasciare )  per arrivare alla selezione della materia prima.

Come scegli i modelli?

La scelta dei modelli parte sempre da una base classica senza tempo per cercare di creare intorno il piede del cliente un prodotto che deve vivere anni ed anni insieme al cliente lontani da mode passeggere che definirei usa e getta poi il tutto è completato da qualche oggetto che mi rappresenta di più.

Che rapporto insaturi con il cliente?

Con il cliente si instaura un rapporto di fiducia
Con il su misura Non esiste La vendita fine a se stessa non si vende un oggetto … il su misura è un coinvolgimento a 360 gradi si deve entrare in empatia con il cliente Si diventa consiglieri tanto che a volte si instaura  un rapporto di amicizia .

Se potessi parlare con un grande del settore, chi sarebbe e cosa gli chiederesti?

Non ho bisogno di parlare con un grande del settore visto che il più grande del settore è stato colui che mi ha dato amore per questo lavoro e senza chiedergli ho avuto tante risposte che ora valgono oro per ciò che conosco.

Quante e quali scarpe non possono mancare nel guardaroba di un uomo?

Per quanto riguarda il guardaroba di un uomo le scarpe che non possono mancare ti rispondo in questo modo…. mentre negli anni passati c’erano regole fisse e ferree per quanto riguarda il look sartoriale del gentleman, oggi giorno certo canoni sono cambiati e secondo me c’è bisogno di analizzare le proprie esigenze ed il proprio stile di vita prima di dire cosa non deve mancare, quindi ad ognuno la sua scarpiera, piena di scarpe che ti fanno stare bene, e non che devono essere ….. unica cosa NON SOPPORTO le sneakers con l’abito elegante.

Grazie Diego

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ArticoliAttualitàModa

Recycling World

Recycling World

I centri urbani in assenza di socialità assomigliano a delle scatolette di latta vuote: le pareti sporche hanno trattenuto soltanto oleosi residui di inquinamento, arroventandosi con il calore dell’estate mentre si apprestano a soffocarci nel freddo invernale. Noi superstiti, intrappolati, ci contagiamo, protestiamo come bambini feriti e se proviamo a scappare, il pericolo della lamiera tagliente è sempre in agguato.

Questa fotografia di un mondo moderno, che vive in uno stato di solitudine condivisa da un tempo indefinito, si sta ripercuotendo sulla moda con conseguenze irreparabili. E’ un dato di fatto che privare le persone delle cosiddette occasioni d’uso che aprono a possibilità infinite di acquisto di abiti, scarpe e accessori, abbia portato irrimediabilmente ad una brusca frenata dei consumi in questo settore che, a dispetto di qualsiasi revenge buying, non tornerà mai ai livelli Pre Covid, ma si stabilizzerà solo entro i prossimi cinque anni.

Se da un lato molti marchi sono corsi ai ripari saturando il mai abbastanza esplorato universo del loungewear, dove rientrano tute, maglioni di cachemire, vestaglie, pantofole e calzini antiscivolo, in un mix tra abbigliamento sportivo e tenuta da casa, per quello che definirei il nostro smart living, altri stanno definendo un nuovo concetto di vintage.

Tutto parte dall’approccio sostenibile verso questo mondo ormai saturo, per cui produrre nuovi prodotti non fa altro che inquinare maggiormente ed aggiungere l’invenduto di domani a quello di ieri. Ecco allora che gli abiti usati diventano il punto cardine di un’economia circolare che si rigenera costantemente grazie a collaborazioni per rivendere, affittare, riparare, dare nuova vita a ciò che già possediamo.
Le strategie di mercato innovative sono la base del successo di Selfridges, il primo department store al mondo che rese l’acquisto una vera e propria esperienza e non un mero gesto di routine, quando aprì a Londra nel 1909. Oggi l’azienda ha inaugurato il Project Earth che si impegna a cambiare radicalmente il modo di fare shopping entro il 2025, con una serie di nuovi modelli di business di cui il resale è parte integrante nel dare l’impulso definitivo alla svolta sostenibile. In un sistema che funziona parallelamente online ed in store, non solo si possono acquistare o affittare abbigliamento ed accessori pre-loved, ma anche mettere in vendita i propri, o semplicemente farli riparare da esperti artigiani.

The RealReal è negli Stati Uniti ciò che Vestiaire Collective è in Europa: la piattaforma più importante dove acquistare o vendere capi di lusso pre owned. Con diciassette milioni di utenti ed un fatturato che promette di arrivare a 64 milioni di dollari entro il 2025, TRR ha stretto una partnership con Gucci, aprendo uno speciale e-shop rifornito con articoli di mittenti e da merce portata direttamente dalla casa fiorentina. Ancora una volta, la via della sostenibilità è segnata da un albero che The Real Real pianterà per ogni articolo Gucci acquistato o venduto, attraverso One Tree Planted, un’organizzazione no profit che si occupa di rimboschimento globale.

Immaginare un capo di abbigliamento che sia più duraturo dei jeans è impossibile tanto quanto trovarne uno che sia meno sostenibile: per produrne un solo paio occorrono circa 9500 litri d’acqua, utilizzati per immergere la stoffa in 15 vasche di tintura all’interno delle quali i pantaloni acquistano il loro caratteristico colore. Aggiungete grandi quantità di additivi chimici e scarti di lavorazione, quindi moltiplicate per i 2 miliardi di jeans prodotti ogni anno nel mondo e solo allora capirete perchè anche Levi’s vi suggerisca qualsiasi alternativa possibile al buttare via il denim che già possedete.
Repaire Reimagine Recycle è il leit motiv della campagna sostenibile del marchio californiano, che mette a disposizione un tailor shop interattivo in cui non solo si possono aggiustare i jeans usati, ma anche costumizzarli o modificarne il modello, fino a creare interamente oggetti nuovi. Infine, se proprio volete sbarazzarvene, portate i vostri vecchi jeans, di qualsiasi marchio o non marchio siano, in uno degli store Levi’s e penseranno loro a come riciclarli…

Ancora una volta il mercato globale è pronto ad accogliere la domanda di una clientela che sta modificando le proprie esigenze e dirottando i propri interessi in quelli che già si definiscono nuovi trend…I classici senza tempo sembrano essere più appropriati per il clima attuale d’incertezza e smarrimento, oltre a rappresentare investimenti intelligenti a discapito della logomania e delle statement bags.
Ecco allora che il capo vintage acquista valore nel racchiudere in sè il passato con l’eredità di una storia da raccontare, l’unico seme di qualità perchè germogli un futuro green.

Elisabetta Baou Madingou

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Foto del GiornoFotografia

Quarta edizione del premio speciale EQUAL.

sebastiano leddi

In occasione dell’edizione 2020 degli ADCI Awards, ADCI presenta la quarta edizione del premio speciale EQUAL. Il premio ha l’’obiettivo di sensibilizzare creativi e clienti investitori a svolgere, attraverso le presentazioni e i contenuti pianificati sui media, un ruolo attivo nel superamento di ogni forma di diversità, che possa comportare una ingiustificata disparità di trattamento e di rappresentazione sui media.

Anche per il 2020, i confini del Premio si allargano, per fare sì che abbracci il concetto più ampio di discriminazione, sia essa diretta o indiretta. Il “Premio Equal” si prefigge di continuare a essere un momento di confronto, dibattito e strumento virtuoso di valorizzazione dell’impegno verso la cultura dell’uguaglianza. Il premio verrà assegnato al cliente e all’agenzia la cui campagna si sia distinta per la capacità di promuovere l’evoluzione verso l’uguaglianza .#equal#adciawards

Grazie @artdirectorsclubitaly @vicky_gitto @sianistefania

Immagine in copertina Sebastiano Leddi Founder perimentro.eu

Ph: @pierogemelli

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IntervisteMusicaspettacolo

Filly Lupo, Emozioni e Armonie.

Filly Lupo

Artista poliedrica, recita, canta e balla. Dialogo oggi con Filly Lupo, donna la cui voce rivela magia.

Allora Filly, nel tuo “Curriculum Vitae” vi è  anche il tango. Hai voglia di raccontarcelo?

Il Tango è  la mia forma espressiva, mi ci sento comoda nell’esprimermi, sia cantandolo che ballandolo.
Ha il potere di far emergere il mio lato più femminile, quella polarità che abita in ognuno di noi a prescindere dal fatto che io sia una donna.
Me ne sono innamorata anni fa, ascoltando degli amici che suonavano in un locale milanese: hanno attaccato con le note di “Malena” e ho sentito il battito cardiaco di tutto il Cosmo.

Da quel momento in poi, il colpo di fulmine che mi aveva colpito, è stato un crescendo
di curiosità e voglia di conoscere, capire e approfondire. Come in una storia d’amore.

Quale relazione intercorre con la recitazione?
Un cantante è imprescindibilmente un po’ attore, ed esserlo è una straordinaria opportunità: diventi interprete della vita di un personaggio esplorando te stesso come forse non faresti abitualmente. Cantare, il tango, è farsi tramite di quello che si sta raccontando. Storie inzuppate di amori, nostalgie, tradimenti. E molto altro.
Va fatto con autenticità.

Quando interpreti testi malinconici, come riesci ad intercalarti nei messaggi, nelle storie e nelle emozioni che questi trasmettono?
Credo che certe cose tu debba averle vissute per saperle trasmettere.
O quantomeno, già il fatto di interpretarle implica una presenza totale nelle parole che stai cantando e raccontando.
Se il tuo vissuto, le tue emozioni, il tuo essere testimone di quello che canti sono aderenti alla “performance”, non è necessario fare grandi sforzi.  Basta lasciarsi accadere.

Quanto studio precede l’interpretazione di un testo?
Lo studio di un testo è come aprire uno scrigno.
Un brano lo si avvicina, lo si osserva, lo si fa in mille pezzi. A tratti lo posso anche abbandonare ed odiare. Poi ci ritorno su, dopo aver fatto tutte le ricerche del caso per capirne le origini.
Ma dopo tutto questo processo è come se dovessi fare tabula rasa conservandone il lavoro implicitamente.
E allora posso farlo davvero mio.


Canzone napoletana e passione tipica del mondo argentino: dove si trova il punto d’incontro?
Il punto d’incontro è nella storia.
A partire dall’emigrazione dei primi del ‘900 e dagli innesti e fusioni culturali che inevitabilmente avvengono quando si incontra ” l’Altro”.
Tango e Musica Napoletana non potevano non incontrarsi, e ribadisco: le reputo cugine e simmetricamente percorribili per tematiche e sonorità.

Quali pensieri ed emozioni ti attraversano nel momento in cui ti esibisci?
Ogni volta è diverso, dipende anche dal momento che sto vivendo.
Il comune denominatore di ogni concerto è sicuramente l’entusiasmo ma anche l’ansia positiva di far bene il mio lavoro. Quello che accade dal vivo è sempre un’incognita, un po’ come la vita.
Ti prepari, studi. Ma è insondabile quello che davvero può succedere quando sei sul palco.
Sei lì davanti a delle persone come te, ma che ti ascoltano e hanno scelto di venire a sentire cos’hai da dire. Hai una responsabilità importante, apri il Tempo al divenire.
E tu senti i loro respiri, osservi le pieghe delle loro emozioni e l’energia della loro attenzione.
È un atto magico e pure sacro direi.

In fine, dato il periodo che stiamo vivendo, causato dall’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio i settori arte e cultura, cose ne pensi dell’utilizzo della tecnologia e come pensi (se pensi) di farne uso?
La tecnologia è uno strumento ormai funzionale nel nostro quotidiano e non mi sento di demonizzarlo.
Ma l’Arte deve svolgersi nei suoi luoghi sacri, nei teatri, nei cinema, in quegli spazi dove la Bellezza può essere generata grazie a tutti quelli che vi prendono parte.
Sia da spettatori che da artisti sul palcoscenico.
Tutto questo va protetto e custodito, non va fermato né considerato superfluo o non necessario.
 Soprattutto in una civiltà dove tutto ha un prezzo e nulla, a quanto pare, un valore.

Concludo ringraziando Filly per il tempo concessomi.

Mara Cozzoli

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