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Intervista a Vincenzo Pipino, protagonista del Libro “RUBARE AI RICCHI NON È PECCATO, edito dalla casa editrice Le Milieu

vincenzo pipino

I soprannomi si sprecano per Vincenzo Pipino, che ha il vezzo di farsi chiamare “ladro gentiluomo” e può vantare nel suo curriculum ricco di imprese avventurose di aver portato a segno il primo e unico colpo a Palazzo Ducale di Venezia ma anche di aver messo le mani – due volte – sulla galleria privata di Peggy Guggenheim.

Paola Fiorido l’ha intervistato per WL-MAGAZINE

Come è nata la pubblicazione del tuo libro RUBARE AI RICCHI NON È PECCATO edito dalla casa editrice Le Milieu?

È stata una pura fatalità. Mi sono trovato agli arresti domiciliari per un reato di lieve entità. In quel periodo ero molto noto dalle forze del “disordine”, perciò avevo tre/quattro visite notturne, non riuscivo a dormire, decisi di trasformare la notte come il giorno, leggevo spesso poi, mi è venuto nella capezza di scrivere una storia, la mia storia di vita rocambolesca. Ma non un libro vero e proprio. Scrissi e buttai giù un faldone di vere “minchiate” della mia vita. Consegnai questo faldone a mia nipote e lo feci stampare in una tipografia di Venezia, così esclusivamente per una mia curiosità. Dopo qualche settimana, la tipografia telefonò a mia nipote dicendole che quel faldone l’aveva “occhiato” un editore di Pordenone: “Edizione Biblioteca dell’immagine”, il quale voleva contattarmi. Rifiutai dicendo a mia nipote che quel faldone era solamente una mia curiosità; praticamente volevo tenermelo io. La “truffaldina” di mia nipote, diede la mia e-mail alla casa editrice, la quale mi contattò, soliti discorsi, mi piace il suo scritto, la storia e il contenuto. Pressato da mia nipote, consegnai il faldone, dopo averlo ricorretto a dovere, alla casa editrice che lo mise in stampa nel giro di una mesata. Da quel giorno ho ricevuto decine di interviste sia su giornali italiani ed europei, successivamente in varie TV italiane.

Ultima intervista su VICE, primo giorno parecchie visualizzazioni, circa di 250 mila e 6 mila mi piace e un doc-film per la TV Svizzera con il noto regista Alberto Negrin. N.B. non ho ancora capito questo interesse dei media per un “ladruncolo”. Il mio faldone era intitolato “I coppi di Venezia”, perché era da li che entravo nei palazzi patrizi in Canal Grande. Le vedute di Venezia dai coppi sono fantastiche è persino un problema scrollarsi da quelle visioni truccate dei coppi veneziani dall’alto in cui lo spazio abbraccia le grandezze di una città unica al mondo, dove anche il tempo pare immobile, immutato in una cornice che sembra un dipinto di Francesco Guardi. Un’immagine che raffigura una città appartata e solitaria, dove mare e cielo tendono a unirsi in un’immagine incorporea, svincolata dai fenomeni panoramici per cogliere soltanto l’essenza tessendo una relazione con la città che diviene più intellettiva che sensibile.

Cosa pensi della giustizia e dell’apparato giuridico?

Se dovessi raccontarti tutta la verità documentata dell’apparato   giuridico italiano rischierei l’ergastolo. Mi limito solo dirti che più di mille persone all’anno vengono arrestate e poi assolte, con decine e decine di suicidi tutti gli anni nelle carceri italiane che io definisco “Lazzaretti”. Sul Web gira un mio commento dal titolo: “Carceri, una vigorosa fabbrica al servizio dello stato” Vedi google. Altri commenti fatti su Facebook, ricevendo da alcuni avvocati: “Sig. Pipino, lei sarebbe degno di fare il ministro della giustizia”. Nelle carceri sono conosciuto come il sindacalista e l’avvocato dei detenuti. Basterebbe solamente un euro al giorno di ogni detenuto che è stato scarcerato per merito mio, oggi sarei ricco!

C’è un’opera d’arte che avresti avuto il desiderio di rubare e possedere e perché?

Certo! Per dirti la verità l’avevo già in mano, si tratta del dipinto di Gustav Klimt Danae, Klimt descrive l’incontro tra Danae e Zeus come fosse un sogno. Danae è stata imprigionata in una torre dal padre, il re Acrisio, spaventato dalla predizione dell’oracolo di Delfi che sarebbe stato ucciso dal nipote. Vedi il dipinto e la storia; mitologia fantastica. Mi ero innamorato di questo dipinto e della sua storia. Oggi lo puoi ammirare alla Galerie Würthle di Vienna.

Un consiglio a chi decidesse d’intraprendere la tua carriera di ladro di opere d’arte e gioielli?

Ho frequentato la biblioteca della Marciana di Venezia, di cui ero socio, studiavo l’araldica dei nobili veneziani, dei loro beni e di quant’altro, compreso le opere d’arte. Ho sempre sostenuto – forse a torto – che le opere d’arte (di capiscuola da Cimabue a Giotto fino ad oggi ce ne sono pochi), appartenessero esclusivamente alla cultura mondiale e non a privati che li tengono rapacemente obliai nelle pareti delle loro dimore solamente per un valore veniale e non artistico.

Li ho rubati, fatti prendere un po’ d’aria come si fa con i detenuti e poi restituiti ai legittimi proprietari, previo un piccolo contributo per il trasporto, da non confondere con ricatti alcuni, li ho presi pure nei Musei perché erano incustoditi poi, restituiti senza do ut des. Per quanto riguarda i gioielli, trattasi di un lusso, fatta eccezione per vere matrimoniali, catenine della comunione e altro di ricordi, non li rubavo, questo era il mio modo: “rubandi e viventi”. (rubandi è una locuzione inventata)      

Qual è la tua opinione sull’arte contemporanea?

Mi sono fermato alla corrente artistica degli impressionisti nata in Francia a dispetto dei cosiddetti illuministi; una banda di pittori “strambellati” che dipingevano “en plein air” (letteralmente all’aria aperta), per cogliere le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare. Manet, Monet, Renoir, Degas ecc. i precursori dell’arte moderna. Poi, per “lavoro non per amore”, ho rubato pittori famosi dell’espressionismo tedesco i “der Blaue Reiter” (Il cavaliere azzurro o Il cavaliere blu): Poi, Kandinsky, Polanski, Nolde, Paul Klee, Max Ernst, fino a cubisti e via di seguito…

Hai dei ricordi che riguardano la Biennale di Venezia, la tua città nativa?

Per dirti la verità ho frequentato molto poco le mostre della Biennale di Venezia, frequentavo spesso le mostre dei pittori del Settecento veneziano e spesso vado ancora oggi al Museo Ca’ Rezzonico del Settecento veneziano: Canaletto, Guardi, Ricci, e altri, come Bellotto, Michele Marieschi etc-

Se dovessero mettere in scena la storia della tua vita per una serie a chi ti piacerebbe fosse affidata la regia? Esiste un attore che potrebbe interpretare il tuo ruolo?

 Io stesso ho fatto l’attore in una tragedia molto divertente: “Tre sull’altalena” di Luigi Lunari. Ho rappresentato la figura del commendatore, ho avuto un enorme successo, ho accettato per aiutare due detenuti che poi sono usciti per interpretare il loro ruolo nel copione. Se fossi il regista cercherei un volto nuovo, non credo che un film sulla mia storia possa interessare ad un attore professionista.    

Qual è il tuo suggerimento a chi investe in arte?

Oggi, in questo momento, zero in assoluto. Il mercato è fermo da parecchio, nessuno investe denaro in opere d’arte, troppi imbrogli e poco denaro da investire. Paradossalmente, se avessi delle opere d’arti regolari non riuscirei a venderle, ma anche se fossero regolari, dovrei dire che sono rubate. 

Ci indichi una lettura che ha accompagnato il tuo periodo di detenzione che ti ha smosso qualcosa dentro?

In carcere ho letto molto poco per via dei miei impegni con i miei amici detenuti; istanze, ricorsi di ogni genere etc. Ma quando avevo del tempo libero le mie letture – io stesso gestivo una piccola biblioteca al carcere Penale di Padova -, erano quasi tutte sulla filosofia: “Socrate, Platone, i presocratici e vari filosofi della Grecia, Odissea, Iliade; William Shakespeare e la Bibbia erano i miei preferiti.

Ma uno su tutti, che ti inviterei a leggere è “Amore e psiche” di Apuleio, che ha dato vita a molti scultori, pittori, scrittori di tutto il mondo. Per esempio, del Canova, una scultura favolosa. Amore e Psiche è una favola mitologica molto antica e comune a diversi popoli. Pare infatti che la sua origine risalga ad un’arcaica storia siriana, che fu ben rivisitata e raccontata da Apuleio nelle sue Metamorfosi, in quella che ne è senza dubbio la accezione più conosciuta e tramandata. Leggila, se non l’hai già letta!

Un consiglio a chi decidesse d’intraprendere la tua carriera di ladro di opere d’arte e gioielli?

Credo di aver interpretato male questa domanda.

Un consiglio? Prima di tutto che rubare è la cosa più difficile al mondo, e quindi, se non lo sai fare cambia mestiere,

rispetto per le cose e per chi le detiene, non usare mai armi di nessun genere, essere educato e ben istruito.

Non usare mai violenza nemmeno negli ambienti e nelle case private, nel senso di non violare la loro intimità, già il furto è una tragedia per chi lo subisce. 

Evitare di rubare a medici, avvocati, magistrati e forze dell’ordine, queste persone fanno parte a difesa della società.

Scegliere gli obiettivi esclusivamente a persone benestanti e molto ricche: nei miei colpi studiavo le provenienze delle loro ricchezze, la maggior parte di moltissimi ricchi-ricchi, cui ho operato, le loro ricchezze provenivano da propedeutici ladrocini.

Esistono parecchi imprenditori che per mantenere i loro operai e famiglie comprese, si sono indebitati, per tale motivo stare attendi di studiare le persone prima di derubarle.

In tutte le gioiellerie da me svaligiate, non rubavo mai i gioielli in riparazione, quelli appartenevano alla clientela, e nemmeno svuotavo tutto il contenuto, lasciavo sempre 6-7- chili d’oro in negozio.

Paradossalmente, una delle cose che facevano imbestialire le nobildonne e il vedere che tutta lo loro biancheria intima è stata buttata all’aria, si sentivano violate nella loro intimità, pertanto palpare i cassetti senza toccare la loro biancheria.

Personalmente ho rubato ad una contessa circa 2 miliardi e mezzo di gioielli, senza toccare null’altro, ebbene sai cosa ha detto: “Menomale che me li hanno rubati così me li ricompro”. Sono rimasto di stucco nel leggere queste sue dichiarazioni!

Le opere d’arti importanti non rubatele perché non esiste al mondo un ricettatore che le acquisti. Le favolette che certi miliardari le acquistano per tenersele per loro, non è che utopia.

Da ricordare che la vita di una persona vale più di tutti i soldi del mondo.

Aiutare sempre i poveri che hanno sempre bisogno, e quindi sono intoccabili. 

C’é qualche persona che senti di ringraziare?

Ringrazio in memoria un grandissimo amico venuto a mancare, che mi ha insegnato molte cose di cultura e che mi recitava shakespeare, quando non sapevo leggere e né scrivere. My Bob.


Grazie infinte Vincenzo Pipino per il tempo che ci hai dedicato 

Paola Fiorido 

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AttualitàLibri

“Lost Identity” di Nicola Stradiotto

nicola stradiotto

L’arte è sempre rimasta la sua passione, coltivata con gli studi alle scuole superiori all’Isa “M. Fanoli” di Cittadella, e applicata con l’attività professionale da grafico pubblicitario da oltre un ventennio.

Nelle corde di Nicola Stradiotto  asolano, c’è l’espressione surrealista che riesce a mantenere nella parte più profonda della fantasia, e nel suo inconscio.

Il suo primo libro “Lost Identity” è UNA Raccolta di immagini in bianco e nero, illustrazioni surrealiste di un’identità perduta, di una realtà che non ci rispecchia, nascosta tra social network e contratti a termine.
Figure anatomiche deformi e devitalizzate, ritratti di non-persone in non-luoghi in situazioni astratte. Abbiamo reciso le radici delle nostre personalità.

Per acquistarlo

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Foto del Giorno

Marco Eugenio Di Giandomenico

Marco Eugenio Di Giandomenico

…Scrittore, critico dell’arte sostenibile, economista della cultura, esperto del terzo settore e di Corporate Social Reporting (CSR), titolare di incarichi accademici presso università e accademie di belle arti italiane ed estere tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e l’ARD&NT Institute (Accademia di Belle Arti di Brera e Politecnico di Milano) e molto altro….

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Foto del GiornoMusicaspettacolo

Dominika Zamara, Soprano

dominika zamara

La lirica non è solo voce, ma anche interpretazione, quanto è difficile immedesimarsi ogni volta in un personaggio differente, quando interpreti un’opera?
Bella domanda  e un’esperienza metafisica, difficile spiegarlo a parole, da quando inizio lo studio di un ruolo e sino alla messa in scena io non sono più me stessa ma divento quel personaggio, sento le sue emozioni e come se quel personaggio vivesse dentro di me, ad esempio,

Debuttai nel ruolo di Violetta Valéry nell’opera La Traviata di Giuseppe Verdi nel pavese diretta dal Maestro Gian Marco Moncalieri, quando Violetta morì una parte resto con lei e poi per un periodo sentii un vuoto dentro, sentivo la mancanza di quella presenza che con me ha condiviso una parte della mia esistenza. Devo dire che è molto impegnativo immedesimarsi, ma per me è più difficile separarmi dal personaggio.

Dominika Zamara

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AttualitàFood & BeverageInterviste

“Percorriamo emozioni”, nuova rubrica online e settimanale proposta da “Living around

Percorriamo emozioni

Si è svolta lunedì 9 novembre “Percorriamo emozioni”, nuova rubrica  online e settimanale proposta da Living around”, il cui fulcro è la valorizzazione del turismo, del territorio, dell’enogastronomia e della ristorazione italiana

A spiegarlo un team composto da Sandra Paoli Direttore e founder Glance Garda&More, Francesco Guidugli Presidente di Solidus, Mauro Alberti Direttore commerciale di Neururalehub, Franco Muzzio direttore di Tarkalibri – la Collana dei Territori, Roberta Rampini giornalista professionista e autrice di libri, Max Rigano giornalista  e responsabile Ufficio Stampa “Living around” e dai due fondatori: Matteo Galiano e Monica Meglioli

Living around, ‘percorriamo emozioni’  è rivolto ad avventurieri che, spinti da curiosità intendono esplorare spazi, realtà, culture, magari prese poco in considerazione, destinate quindi, a rimanere nell’ombra. L’enogastronomia in questo scenario diviene di fondamentale importanza.
Basta questo per comprendere che la valorizzazione di cui si tratta è il territorio.

Come nasce il progetto ?

Nel corso della diretta la prima presentazione arriva da Matteo Galiano:” Nasce da un’idea di libertà, di ricerca di bellezza, sapori, radici e tradizioni per riscoprire il nostro tempo, dalla volontà di nutrire la nostra anima. Tutto ciò sarà possibile attraverso itinerari nascosti, dove sarà possibile godere di prelibatezze, storia e patrimonio culturale. Ad affiancarlo Carlos Mac Adden, giornalista pubblicista, che da sempre si occupa di enogastronomia


“Mi hanno voluto in questo viaggio perché apportassi ciò che ho appreso in questi anni.
 I viaggiatori curiosi o compartecipanti,  sono viaggiatori attivi, che costruiscano il percorso, che non si fermino alla superfice, ma vogliano arrivare al fondo, insomma caratterizzati dalla curiosità, in grado di fare uso accorto della capacità critica”.

A comporre gli itinerari, ovviamente aziende, affinché possano ampliare il loro essere.

Circa la realizzazioni di questi ultimi, prende parola Sandra Poli fondatrice di Glance Garda&More,
“Mi occupo di turismo, è la mia passione, ho convogliato questi miei 30 anni d’esperienza nel turismo, che spaziano in vari campi, in questo progetto, di cui sono collaboratrice, credo davvero molto”.
L’intenzione è di promuovere il concetto di italianità, il bello, il buono, tutto ciò che è fatto bene, con cura, soprattutto è diretto ai nostri produttori.
Decisiva è la passione per questo mondo: chi lavora nel turismo è fortunato in quanto a contatto con arte, cultura, enogastronomia.
Occorre avere una perfetta conoscenza del territorio, amarlo e da qui sviluppo itinerari”.

A focalizzarsi sulla componente emotiva è Max Rigano, giornalista : “ Ho sotto mano “ Il codice dell’anima” libro che racconta i percorsi umani. La persona è soprattutto anima, ciò che quest’ultima interpreta meglio è la coscienza di star intraprendendo un viaggio, incognito.
Living around mi ha affascinato da subito  proprio per questa ragione, perché tenta di intraprendere un viaggio per certi aspetti incognito, dall’altra parte  ha obiettivi chiari e trasparenti, cioè la valorizzazione del nostro patrimonio vinicolo, enogastronomico, strutture ricettive, mondo del turismo, ma è  altresì qualcosa di più profondo: permette di entrare in una sorta di famiglia allargata, in cui a ciascuno è data la facoltà di portare un pezzo di sé,  del suo viaggio, mescolandolo con quello altrui.
Una delle cose che mi è piaciuta molto è la ricerca di bellezza in ogni sua sfumatura.
AL momento il nostro sguardo sul mondo, la nostra capacità di guardare oltre è un gran valore aggiunto”.
Un progetto decisamente apprezzabile che lascia tuttavia sospeso due quesiti.

Quali sono le incognite dettate dall’attuale situazione, prima di tutto: 

“Le incognite maggiori, dichiara Matteo Galiano, dipendono più che altro dalla possibilità di piegare quanto più rapidamente possibile la curva dei contagi: in questo senso abbiamo già i primi segnali di un rallentamento del Covid, il che mi pare un segnale positivo. Inoltre con le ulteriori misure restrittive di medio periodo e l’avvento degli anticorpi monoclonali e del vaccino annunciato dalla Pfitzer, direi che è vicina la fine dell’incubo. Teniamo conto inoltre che quanto più lungo è il periodo di lockdown, quanto maggiore diventa la voglia di tantissime persone di potersi concedere una vacanza. In questo senso siamo in presenza di un’opportunità da coltivare. Dobbiamo farci trovare pronti, con le strutture ricettive, i ristoranti, i musei, le aziende enogastronomiche che sono un nostro peculiare patrimonio”

Quanto all’efficacia del Dpcm, secondo quesito che resta sottostante ad una pregevole iniziativa come questa, risponde invece la cofondatrice di Living Around, Monica Meglioli: 

“Penso che fosse necessario un intervento severo, secondo me fatto nel momento giusto per altro, ovvero quando la curva dei contagi era ancora in salita. Forse si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata una sorveglianza attiva, ma è anche vero che questo problema non colpisce solo l’Italia ma il mondo intero”. Ad ogni modo non credo si potesse lasciare tutto com’era. Le misure sono giuste: ora occorre abbassare la curva dei contagi. Dopo ogni tempesta, comunque, arriva il sole.”

a cura di Mara Cozzoli

Per seguire le future dirette
https://www.facebook.com/livingaround2020/videos/2062383293892368/UzpfSTEwMDAwNTQyOTMyMzg0NjoxNTk3MTU0MTMzODA4ODgy/

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ArteAttualitàFoto del Giorno

Nasce AW ArtMag

AW ArtMag

AW ArtMag punta sulla qualità: dei contenuti, della scrittura, della grafica.

Uno sguardo importante verso l’internazionalità sottolineata dagli argomenti, dalla traduzione di ogni articolo in lingua inglese, dalla diffusione anche nelle edicole delle principali capitali europee.

Copertina dedicata a Fabrizio Plessi

Editore e Direttore responsabile della neonata AW ArtMag è Lorella Pagnucco Salvemini.

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IntervisteModaMusicaspettacolo

Barbara Delmastro Meoni, alias Lady Tabata.

lady tabata

Ex Top Model, Barbara Delmastro Meoni ha lavorato con i più grandi stilisti del mondo, viaggiando fin dall’età di 16 anni in tutta Europa e non solo.

Poi ha scelto di lasciare la carriera di modella all’apice del successo per dedicarsi alla sua passione per la musica e l’intrattenimento e per esprimere la sua innata creatività,, nel 2019 ha pubblicato un libro sulla sua vita e da sempre vicina ai temi legati a come vivere in modo sano il divertimento, e alle donne, è considerata la regina della notte, e titolare del Tabata a Sestriere il resto lo lasciamo raccontare a lei .

Primo incontro con la moda? 

Il mio primo incontro con la moda è avvenuto a 16 anni, a Milano, ho posato come modella per Fendi pellicce, Armani, Yves Saint Laurent e Cartier. Il fotografo era Avi Meroz e il giornale si chiamava Linea Italiana , magazine italiano e internazionale. paragonabile a Vogue, per temi trattati e non solo.

Quando hai capito che sarebbe stata parte della tua vita? 

Ho capito fin da subito che la moda sarebbe stata parte della mia vita perchè certi lavori ti emozionano così tanto da sentire che li porterai avanti tutta la vita anche se in forme diverse.

Quanto conta il talento e quanto lo studio? 

Lo studio è fondamentale, soprattutto in questo ultimo e terribile periodo. E’ fondamentale per essere una mente pensante e per sentirti individuo. Lo studio serve anche a rapportarsi con gentilezza, educazione e rispetto con il prossimo. Tutto questo è già moltissimo, il talento conta per armonizzare quello che la vita ti ha donato e il talento non lo si può sviluppare con lo studio, perchè innato.

Quando la musica è entrata nella tua vita? 

Con il mio primo vagito e da lì mi ha sempre accompagnato. Mi ha rattristato, rallegrato, consolato, mi ha fatto innamorare, volare, cadere a terra e mi ha dato tanto successo. Ma soprattutto mi fa comunicare con tutto il mondo, usando lo stesso linguaggio.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso, sia per la moda che per la musica. 

Ricordo con il sorriso le Olimpiadi del 2006 il mio pubblico del Tabata, era composto da atleti teste coronate, presidenti delle nazioni, grandi attori e attrici e tanti altri personaggi. Tutti quanti ballavano la mia musica da me vocalizzata ed era una grande festa.

Nel mondo della moda invece è stata una grande sorpresa per me quando pensavo di dover fare uno shooting fotografico per la maison Katharine Hamnett a Londra e invece la stilista si era talmente tanto innamorata del mio stile da farmi diventare la sua modella di punta da passerella pur non essendo io indossatrice ma esclusivamente fotomodella.

Se potessi parlare con un personaggio del passato con chi e cosa chiederesti? 
Leonardo Da Vinci. Gli chiederei di sposarmi perchè un grande genio, talentuoso, intuitivo e chissà…forse divino?

Quanto conta l immagine oggi? 

L’immagine oggi è fondamentale per chiunque. Per evitare di crearsi un’immagine fasulla, soprattutto sui social che oggi sono molto influenti, bisogna capire che esistere umanamente e veramente è molto più impattante che mostrare delle false identità.

Questo per un motivo, se ti mostri per quello che sei (sempre nel rispetto per il prossimo), la gente potrà solo accettarti oppure no. Se mostri al mondo la tua identità bugiarda, quando farai vedere la tua vera identità non ti crederà più nessuno.

Quanto conta la comunicazione?  

La comunicazione per me è fondamentale. ho deciso di esprimerla sotto ogni forma d’arte proprio per questo motivo.

Cosa pensi dell editoria di settore? Musica e moda.. 
L’editoria nella moda e nella musica vanno a braccetto con l’attualità e quindi sono sempre in evoluzione. Quello che rimane a noi è un giudizio ed eventualmente un buon ricordo.

Una donna non può mai uscire senza?

Ad oggi, senza la sua mascherina! Normalmente, senza un po’ di rossetto e profumo. 

Grazie Barbara

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Libri

Due chiacchiere con Matteo Speroni.

Jess il ragazzo di via Padova

Come nasce la tua partecipazione al libro Jess il ragazzo di via Padova, vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu

Arnaldo Gesmundo, Jess, ha scritto di sua iniziativa un’autobiografia e, sette anni fa, l’ha fatta leggere a Nicola Erba ed Edoardo Caizzi di Milieu. Loro hanno ritenuto che io fossi la persona giusta per rivedere e curare il testo e mi hanno consegnato il manoscritto. All’inizio avevo rifiutato, perché la mia passione è scrivere romanzi. Comunque, per curiosità, ho deciso di leggere il manoscritto e ne sono rimasto colpito, affascinato: una storia straordinaria, raccontata in modo lucido e appassionante, che meritava di essere valorizzata. Così ho cambiato idea, ho conosciuto Arnaldo e mi sono messo all’opera. Accanto all’editing, ho deciso di intercalare l’autobiografia con miei interventi, in corsivo nel libro, per offrire al lettore approfondimenti tematici e una contestualizzazione storica delle vicende. Durante il lavoro, e anche dopo, ho incontrato spesso Arnaldo, compagno d’avventura diventato anche un caro amico.

Quando é avvenuto il tuo primo incontro con Arnaldo Gesmundo?

Ci siamo visti in una vecchia trattoria, che ora non c’è più, nella zona di via Padova. Mi ha subito colpito la sua gentilezza, il suo stile da uomo all’antica e, anche, la sua ironia.

Un tuo ricordo personale su Arnaldo Gesmundo 

Sono tanti. Tra questi, una passeggiata lungo via Padova per ritrovare i luoghi della sua infanzia e giovinezza. “Non è molto diversa da allora – ricordo che aveva commentato -. Ci sono ancora tanti poveri, tanta gente umile, solo che prima erano soprattutto persone provenienti dal Sud Italia, adesso invece sono stranieri. Il tempo passa ma certe cose sono sempre le stesse”.  Poi ci siamo fermanti in un ristorante e lui, a un certo punto, ha chiesto al cameriere il permesso per alzarsi da tavola. Ho capito che si trattava di un’eredità, un imprinting, della sua vita nelle carceri, dove ha trascorso 23 anni.

Quanto la stampa ha contribuito a creare il mito della banda di via Osoppo ?

Molto. Ma la stampa ha soltanto intercettato e amplificato un sentimento comune: era il 1958, l’Italia stava ancora cercando di lasciarsi alle spalle l’esperienza della guerra e della miseria. Una rapina così scenografica, durante la quale non fu sparato nemmeno un colpo, ben rappresentava il desiderio di riscatto di molti cittadini. Indro Montanelli comprese e raccontò questo sentire popolare in un famoso, e discusso, articolo sul Corriere della Sera del 6 aprile 1958, nel quale scrisse che, sotto sotto, la maggioranza tifava per i rapinatori. Poi, naturalmente, un “colpo” così eclatante eccitò i cronisti che seguirono le fasi del processo e ricostruirono in modo approfondito il profilo dei protagonisti, consacrando nel mito quella che fu definita “la rapina del secolo”.

Il mio libro preferito é Jess, qual’ é il tuo ? 

Leggo soprattutto classici, mi hanno sempre appassionato i grandi romanzieri russi dell’Ottocento. C’è un libro, però, che includo anche tra i testi per i miei studenti alla scuola di scrittura Belleville, a Milano, che ben rappresenta il ponte tra cronaca e letteratura, tema centrale del mio corso. Si tratta di “A sangue freddo” di Truman Capote: un’eccezionale ricostruzione del quadruplice omicidio, nel 1959, di un famiglia statunitense, a Holcomb, in Kansas. La narrazione alterna la descrizione documentatissima dei fatti a momenti di alta letteratura. Ecco, “A sangue freddo” per me è un modello ideale.

Perché hai deciso d’intraprendere la professione di giornalista ?

Mi sono sempre interessato alla cronaca e all’attualità, fin da bambino. Tutti i giorni i miei genitori portavano a casa diversi giornali, la lettura comparata è fondamentale per formare una coscienza critica. Poi la mia passione è sempre stata scrivere. Quindi, se uno più uno fa due…

Come si é trasformato il tuo lavoro di giornalista nel tempo ?

È cambiato molto. Come esperienza personale sono eclettico, mi sono occupato di cronaca e soprattutto di cultura. Nel tempo, però, la scrittura, ha lasciato sempre più il posto a un lavoro organizzativo, che in gergo si chiama “desk”. Anche perché il mestiere si è trasformato molto negli anni: con la tecnologia, il giornalista in redazione svolge anche diverse mansioni che prima erano affidate ai tipografi. Stiamo comunque parlando di carta stampata, che purtroppo sta vivendo un lento e forse inesorabile declino. L’invasione di contenuti sul web rischia di polverizzare la professione in un magma nel quale non si distingue più il vero dal falso, quando invece sarebbe sempre più urgente affidarsi ai professionisti dell’informazione, che verificano i contenuti con precise regole deontologiche. Speriamo sia una fase di transizione, a un certo punto sarà necessario “dirigere il traffico” sul web, altrimenti, citando una celebre espressione di Hegel, rischiamo di precipitare in “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

C’i introduci cortesemente con una sintesi alla lettura delle tue pubblicazioni, sempre con la casa editrice Le Milieu,I diavoli di via Padova e Brigate Nonni

“I diavoli di via Padova” potrebbe essere definito un romanzo corale di quartiere. Il libro racconta storie della zona di via Padova, la strada più multietnica di Milano, tra vite difficili, tentativi di riscatto e scorci poetici, nelle quali quasi tutti i personaggi sono veri, come i fatti raccontati. Il protagonista, Tes, è un flaneur con un sensibilità profonda ed empatica che vagabonda per il quartiere raccogliendo tensioni ed emozioni.

in “Brigate nonni”, invece, si immagina un Paese, l’Italia, in cui le risorse per pagare le pensioni sono esaurite, anche a causa della corruzione e della dissolutezza dei governanti. A questo punto, gruppi di anziani, guidati da Vincent, un anziano e vigoroso tassista abusivo, ai quali si uniscono emarginati e disoccupati, decidono di fare la rivoluzione. La storia è ambientata a Milano, dove a un centro ancora florido si contrappongono, nelle periferie, ghetti e suk.

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AttualitàLibri

JESS il ragazzo di via Padova

jess

In questi giorni di Novembre, la città di Milano in Lockdown si apre alla lettura con il suo storico evento BookCity; grazie al progetto di promozione “Tu e il tuo libro preferito” ideato da Perimetro ho avuto modo di farmi ritrarre dal fotografo Marco Onofri con il mio libro preferito JESS il ragazzo di via Padova, Vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu di Arnaldo Gesmundo (ovvero Jess) e Matteo Speroni che ho avuto il piacere d’intervistare per l’occasione. Jess é un libro che mi ha voluto donare la strada, stavo camminando per le vie di Milano un po’ affranta dalla morte di un amico, un genio letterario Andrea G Pinketts, con lo sguardo perso e abbassato vengo attratta da un libro appoggiato in una panchina lo raccolgo, lo scruto e pensando che sarebbe stato un libro gradito ad Andrea lo porto via con me.

Era solito incontrare Andrea G Pinketts al caffè artistico Le Trottoir a Milano dove assistevamo ai suoi preziosi interventi e presentazioni di libri di genere di svariati autori; con orgoglio posso affermare di essermi formata culturalmente a Le Trottoir tra le chiacchiere della gente, Pinketts e Philippe Daverio entrambi pilastri e membri del movimento Lezioni d’Indisciplina.

Quando ho letto la storia di Jess che narra le vicissitudini di Arnaldo Gesmundo che fú un bandito Milanese della nota banda di Via Osoppo che compí il colpo del secolo senza utilizzo di armi da fuoco, una rapina a tutti gli effetti con la simulazione vocale di un mitra “ta ta ta ta”, mi sono emozionata ho ricondotto il tutto al senso dell’amicizia e al valore delle lezioni d’indisciplina.

Matteo Speroni

La storia della banda di via Osoppo rimane tutt’ora un operazione estemporanea irripetibile, un grande bluff, una performance artistica, un sogno realizzato che portò per un inconveniente i suoi fautori a dover attraversare l’incubo delle carceri. Arnaldo Gesmundo si racconta tra i ricordi della Ligera nel dopoguerra in una Milano piena d’atmosfera, nelle stesse vie che mi hanno portato al libro, arricchito dagli interventi storici di Matteo Speroni che c’introduce dettagliatamente alla realtà dei fatti rendendo così ancor più intrigante lo stile della narrazione. 

Paola Fiorido

La foto in copertina di Paola Fiorido fa parte del progetto fotografico :

“Tu e il tuo libro preferito” a cura di @bookcitymilano e @perimetro__fotografie di @marconofri

#ioeilmiolibropreferito #BCMPerimetro #BCM2020 #ilibricisalveranno #laletturaintornoBookcity,

dall’ 11 al 15 Novembrebookcitymilano.it

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IntervisteModa

Irene Tonelli- BL1T HANDMADE IN FUCKING ITALY –

BL1T

Irene Tonelli, un artigiana contemporanea Italiana, nata a Carrara, ma vive , lavora sogna e crea a Milano.

Si esprime attraverso ago e filo, lavorando con tanta passione e spontaneità.

Le sue idee e la creatività navigano verso un’ambizione: rendere la vita un po’ più colorata e divertente disegnando e ricamando immagini, per dare vita ad un personaggio curioso.

Abbiamo fatto qualche domanda a Irene Tonelli Founder e stilista di BL1T

Primo incontro con la moda?

Non so dirti esattamente il primo incontro, fin da piccola disegnavo vestiti ed ho sempre avuto un amore per i colori ,le stoffe e le forbici!! Assurdo, ma vero, tagliuzzavo tutto, per la felicità dei miei genitori!!!.

Tua prima creazione 

Le mie prime creazioni sono nate in accademia, per poi evolversi in piccoli progetti per amici e amiche.  

Quando hai scelto di far diventare passione in professione 

Non pensavo potesse diventare una professione. Vedevo la moda come un mondo inarrivabile per una ragazza di provincia. Tutto si è evoluto nel tempo, partendo dall’esperienza universitaria al Polimoda di Firenze, fino alle prime esperienze lavorative a Firenze e Bologna.

Poi è arrivato Bl1t.

Cos e per te la moda?

La moda è interpretazione di sogni ,visioni e stile. E’ un modo di esprimere la propria personalità. Non ci sono regole, ognuno può interpretarla a modo suo. Sinceramente mi dispiace vedere le nuove generazioni tutte uniformate e legate a trend dettati da altri, senza espressione del proprio essere e del proprio stile.

Talento o studio?

Sicuramente tanto studio, ma soprattutto passione, dedizione e amore. Tutto quello che creo è fatto con il cuore.

Se potessi dialogare con un grande del passato?

Coco Chanel , una donna forte che ha saputo imporsi ed imporre il suo stile in una società decisamente maschile.

Ma la mia grande passione è l’interpretazione e la voglia di essere un opera d’arte della Marchesa Luisa Casati .Una donna incredibile, che ha interpretato e dettato stile, ha folgorato stilisti e artisti con la sua personalità e cultura. Il suo obiettivo era diventare un’opera d’arte e tutti i migliori artisti di inizio secolo, si sono confrontati rappresentandola, con stili e visioni differenti. Ma nulla è mai riuscito a coglierne l’anima. 

Dialogare e creare un abito per Lei, sarebbe ed è un sogno.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Appena arrivata in accademia, dopo un percorso di studi classici, mi sono confrontata con i miei compagni di corso, con molta più esperienza e studi più affini al mondo dell’arte e della moda. Lì ho imparato la differenza tra le matite H -HB – B ecc  , può sembrare stupido, ma , credimi, il primo giorno d’accademia mi sono sentita stupidissima e terribilmente inesperta!!!!

Ispirazione.. Da dive arriva quando crei 
Domanda difficilissima, tutto quello che creo nasce spontaneamente, sono visioni di quello che mi piacerebbe indossare. Tutto nasce un po’ per gioco , un po’ per amore.

Non ho regole o imposizioni. L’unico obiettivo è creare qualcosa di bello e particolare , che faccia stare bene le persone che indossano un capo Bl1t.E poi non dimentichiamo … è tutto fatto fottutamente in Italia con il cuore.

xxxx  BL1T HANDMADE IN FUCKING ITALY  xxxx

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