close

Redazione

Musica

Il nuovo tour del soprano Dominika Zamara.

Dominika Zamara

Questo novembre il soprano Dominika Zamara sarà nuovamente in tour negli States con il Badger State Women’s Choir sotto la direzione del maestro Kevin Meidl.
Il soprano Dominika Zamara, star di fama internazionale nel panoramadella lirica sarà in tour negli States, per la sua prima apparizione nei palchi del Wisconsin,.

L’occasione sarà il 27 novembre 2022, con il Badger State Women’s Choir. Con un repertorio davvero particolare saranno presentate opere di: Faure, Brahms, Vivaldi, Bellini e Chopin. Il concerto si svolgerà nel santuario della First Presbyterian
Church di Neenah. diretto da Kevin Meidl con l’organista Blake Doss.
Oramai di casa negli USA la Zamara ha saputo farsi apprezzare le sue doti vocali. Il suo primo tour risale al 2011, in California. Da li in poi un tripudio di successi suddivisi negli anni successivi anni sino ad arrivare al giorno d’oggi.

Ma non solo Stati Uniti, Sud e Nord America, solo per citare ile tournée nel Nuovo Continente.
Per maggiori info
www.ticketsource.us

Leggi Ancora
Attualità

“Alambicco Talks” un nuovo inizio per il futuro delle PMI Prima tappa in Piemonte.

Alambicco Talks

“Alambicco Talks” segna un nuovo inizio per il futuro delle PMI, a testimonianza di questo la prima tappa in Piemonte tenutasi mercoledì 16 Novembre al Teatro Alfieri di Asti, una giornata dedicata al business del futuro delle PMI, un evento realizzato da Alambicco Academy in collaborazione con Thyper

Al centro del Talks il sistema delle PMI, il vero motore dell’economia italiana, che assorbe l’82% dei lavoratori sviluppando un fatturato superiore ai 2000 miliardi di euro è più forte della crisi e orientato alla crescita. Malgrado le avversità il 75% degli imprenditori investirà sulla trasformazione tecnologica e digitale della propria azienda.

Un meeting pensato e organizzato dai coniugi Gabriele Zanon (rettore Alambicco Academy / AD BE4 Innovation) e Rita Pierandrea (AD Alambicco Academy e dottore commercialista) e moderato dalla giornalista Gabriella Chiarappa.

Un Meeting di respiro nazionale, di confronto sul futuro della PMI: impresa futura, gestire, comunicare, valorizzare. I temi toccati: Il governo del cambiamento; Economia e spiritualità; Esg e governance a supporto della crescita delle PMI; Risorse, innovazione e strategia: l’importanza della formazione continua; L’impresa 4.0: strategia, organizzazione e ottimizzazione dei processi; Cybersecurity e digitalizzazione: è una mission impossibile?

Un meeting pensato e organizzato dai coniugi Gabriele Zanon (rettore Alambicco Academy / AD Be4 Innovation) e Rita Pierandrea (AD Alambicco Academy e dottore commercialista) e moderato dalla giornalista Gabriella Chiarappa.

Tra i vari partecipanti del Talks, il vicepresidente della Regione Piemonte, Fabio Carosso, in apertura dell’evento dichiara: “Il Piemonte è ricco di imprenditori capaci.

Due grandi piemontesi ci hanno lasciati, Merlo e Gancia. Credo che il loro esempio debba essere conosciuto e usato come strategia per fare bene.

Oggi serve essere capaci, non solo imprenditori, ma anche visionari”. All’appuntamento presenti oltre 400 imprenditori, la Regione Piemonte, la Provincia, Città di Asti, Camera di Commercio, Unione Industriale, l’Ordine dei Commercialisti e studenti. Tra i principali temi del webinar il cambiamento, la digitalizzazione, la formazione e la green policy.

Tra i vari partecipanti al Talks ricordiamo.

Maurizio Rasero: Presidente della Provincia e Sindaco di Asti.

Gianpaolo Coscia: Presidente Camera di Commercio AT-AL

Andrea Amalberto: Presidente Unione Industriale di Asti.

Giovanni Bosticco: Presidente Ordine Commercialisti ed Esperti Contabili

Fabio Carosso: Vicepresidente della Regione Albina Ambrogio: Founder confini Giuseppe Muriglio di Thyper Studio

Rudi Bandiera: innovatore , autore di 5 libri, speaker e presentatore, docente

Il Fondatore di Your Group il Dott. Andrea Pietrini,

la dott.ssa Graziella Bordone fondatrice di Page 93

il dott. Erik Maurice AD di Cahra

Giuseppe Fabbri AD della Bonifanti

Claudio Bartolotto Bartolotto Group

Salvatore Taverna

Stefano Bortolato della Makhymo

ing. Gianluca Vadruccio Direttore BU presso Orazero

dott. Andrea Boscato

 Aldo Bottoli

Carlo Bosticco

Gianluca Brizio

Padre Gianmaria Polidoro

Leggi Ancora
Food & Beverage

Argea, il gusto su misura: quando il territorio si racconta in un bicchiere.

Argea

In Piemonte nelle zone del Monferrato, Roero e Langhe, dichiarate patrimonio Unesco, è nato un Gruppo Argea, che si richiama all’arte, Ars e alla terra, Gea – forte della partecipazione del Fondo d’investimento Clessidra – dove i grandi numeri di una vocazione internazionale dedicata soprattutto all’export, non solo non penalizzano il territorio ma lo esaltano.

Per i clienti di Mondo del vino e Botter, le due grandi realtà che costituiscono il Gruppo, il vino è fortemente legato al territorio. Lo testimonia il premio internazionale appena ritirato a Londra per il concorso Champagne & Spakling Word Championships che ha classificato Argea al primo posto nel mondo per la categoria degli spumanti aromatici con Asti Docg, metodo Martinotti, una denominazione snobbata per anni che negli ultimi anni, grazie ad un consorzio di tutela, ha evidenziato le potenzialità di una tipicità tutta italiana.

Tipicità che si riscontra – come ci ha raccontato Annalisa Vittore, Brand Manager per i marchi Cuvage, Acquesi e Ricossa – nella grande poliedricità del mondo dell’Asti, che offre anche un metodo classico, in omaggio alla tradizione piemontese, prima in Italia a spumantizzare secondo il metodo classico, mutuato dalla Francia. E l’Alta Langa è proprio il segmento di punta dell’azienda che è in procinto della sboccatura 2019.

Così importante la Barbera per anni considerata un vitigno che puntava solo su acidità e fruttato rosso, è diventato con il marchio Ricossa un prodotto che esprime una qualità di alto profilo capace di dare tante sfumature. Proprio da una richiesta della clientela è nata una vinificazione con appassimento, un grado zuccherino apprezzabile, che l’azienda ha ottenuto, dopo una battaglia, una variazione sul disciplinare che per questo tipo di vitigno non prevedeva la vinificazione.

Chiave di tutto resta appunto la territorialità per il mondo e non è un caso che l’azienda, che non possiede uve e vigneti, lavori solo uve autoctone, nelle varie regioni dove è presente, rispettivamente Piemonte (Mondo del Vino, società fondata da Alfeo Martini che circa 30 anni fa ha fondato il gruppo con sede a Priocca nella zona di Alba), Veneto (Botter, una delle più grandi aziende della regione non solo per il prosecco), Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia.

Anche nel vestito l’azienda si racconta legandosi al territorio nel nome e nella presentazione della bottiglia. Così il marchio Acquesi che individua il segmento produttivo Metodo di spumantizzazione Martinotti è un omaggio alla cittadina di Acqui Terme dove l’azienda nacque come cantina sociale. Sulla bottiglia non a caso la fonte di acqua calda locale, «la Bollente», che sgorga nel centro storico della città ad una temperatura superiore ai 70°C e ha il tipico odore delle acque sulfuree. Attorno alla sorgente è stata costruita un’edicola ottagonale in marmo, risalente al 1870. Sulla bottiglia un decoro con rami di fiori in stile Liberty che ricorda lo stile del periodo di splendore della città termale.

Una nota di colore importante anche per l’attenzione all’ambiente, il riciclo di queste bottiglie che nascono a nuova vita sotto forma di lampade e candele. L’idea di legare lo stile del prodotto a quello del consumo e del territorio si ripropone ad esempio per il marchio Brilla di Botter per il prosecco che è prodotto in una bottiglia ‘scintillante’, briosa appunto, in stile pop che individua un bere giovane, frizzante nel comportamento di consumo.

E poi non si possono dimenticare i tanti marchi nati da un confronto con la clientela come Moschetto, che non ha una casa, non essendo un marchio core, ma presenta bottiglie colorate, tappo a corona e non sughero, prezzo molto competitivo.

Giada Luni

Leggi Ancora
Musica

Il tempo di un caffè con Valeria De Gioia.

Valeria De Gioia

Cantautrice che ha molto da raccontare di se e lo fa attraverso la musica, ma lasciamo a lei il piacere di raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande:

Il tuo primo incontro con la musica ?

Ho iniziato a cantare da piccolissima, nelle recite scolastiche e nel coro della chiesa.

Già allora sentivo un’affinità particolare con la musica, ma non immaginavo che sarebbe diventata così importante per me come lo è oggi.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

Credo di averlo capito quando mi sono esibita per la prima volta su un vero palcoscenico, in uno spettacolo organizzato dalla mia scuola media. In quel momento ho pensato che quell’emozione forte e vera avrei voluto provarla per il resto della mia vita.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

I pomeriggi passati a casa di mio nonno a cantare insieme a lui.

Era un cantante professionista ed è stato il mio primo maestro.

Sono momenti che mi mancano e che ricorderò per sempre.

Come è cambiato il mondo della discografia?

Oggi ci sono tanti modi per farsi conoscere.

Non solo i talent, ma anche e soprattutto i social.

Prima per farti ascoltare dovevi andare a cantare nei locali e sperare che tra gli spettatori ci fosse qualcuno di importante che ti notasse.

Oggi non dico che sia facile farsi notare, ma le possibilità sono diverse.

C’è anche l’autoproduzione, che sta acquisendo un’importanza sempre maggiore e che consente di far ascoltare la propria musica con facilità.

Oggi sono tantissimi gli artisti indipendenti. 

Quanto conta la comunicazione?

Moltissimo.

D’altronde noi cantautori siamo comunicatori, scriviamo per trasmettere qualcosa, un messaggio, delle emozioni… Il web in questo ci aiuta.

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Sono grata di ogni commento positivo che ricevo e anche delle critiche costruttive, che, se non mirano ad offendere, possono solo migliorare. Inoltre una semplice condivisione sui social può fare tanto, quindi ringrazio davvero con tutto il cuore chi supporta la mia musica e mi aiuta a diffonderla.

Cos’è per te la musica ?

La musica è un mondo in cui posso rifugiarmi, in cui posso far valere i miei pensieri e i miei valori, un mondo nel quale trovare un senso alle cose è più facile. è la mia migliore amica, che mi ascolta e non mi giudica, anzi mi comprende.

E se qualche volta mi è capitato di voltarle le spalle, lei è sempre stata lì ad aspettarmi.

Tanto lo sa che alla fine torno sempre.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?

Lucio Battisti, per tutta l’emozione, la verità e la bellezza che trasmette con le sue canzoni.

Grazie Valeria per la piacevole chiacchierata

Leggi Ancora
Rubrica di Elisa Volta

Bon Ton Bon Ton a cura di Elisa Volta: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” (Eleanor Roosevelt).

elisa volta

Quanto pesa il giudizio altrui?
Molto!
Certo, non dovrebbe essere così, ma il desiderio di essere accettati è un bisogno ancestrale, umano.
L’appartenenza al gruppo, garantì la sopravvivenza ai nostri antenati.

Oggi, non è più fortunatamente in gioco la vita, ma il rischio è quello di perdere il riconoscimento sociale.
In un’epoca scandita dall’esserci ad ogni costo, e costantemente in corsa per raggiungere modelli, ahimè, spesso irraggiungibili e omologati, il giudizio può diventare davvero un macigno in grado di sotterrarci.

Ne sono vittime soprattutto i più giovani, ancora in cerca di una propria identità, che pur di essere accettati, finiscono con l’uniformarsi ai peggiori modelli di maleducazione e arroganza.
Mi viene domandato spesso: «A cosa servono le buone maniere?»
Le buone maniere servono a fornire un codice, uno strumento di comunicazione basato sul rispetto reciproco.

La conoscenza dei diversi codici comportamentali, ci consente inoltre di essere a nostro agio sempre, in qualsiasi situazione.
Sapere come comportarsi in ogni circostanza e al cospetto di chiunque, ecco che diventa una carta vincente, un formidabile lasciapassare ed un potente antistress.
Imparare i codici comportamentali, significa inoltre riscoprire le nostre radici e i cambiamenti storici e sociali che ci hanno condotti ad essere ciò che siamo oggi.


Le buone maniere sono state definite “la grammatica del comportamento”, in quanto traccia da cui partire per edificare un buon rapporto con i nostri simili.

Nell’epoca moderna, essere educati significa avere rispetto ed essere in grado di adeguarsi al contesto, avendo cura di non ferire, anche involontariamente, con il nostro atteggiamento.

A differenza di un tempo, oggi l’eleganza e le buone maniere possono essere gestite con discrezionalità, ma questo presuppone la conoscenza dei limiti entro i quali è possibile agire.
Ogni nostro gesto, ogni parola e anche il tipo di capo che decidiamo di indossare, comunicano, veicolano un messaggio chiaro su ciò che siamo, che non siamo, o che vorremmo essere.
Un tempo “Signori si nasceva”, in questa epoca globalizzata, dove la tecnologia ha abbattuto ogni confine geografico e dove non esistono più distinzioni sociali, dove culture ed etnie si mescolano e convivono nello stesso territorio,

“Signori si diventa”.


Elisa Volta

2 i libri scritti dall’autrice che trattano i temi del Bon Ton

“Gocce di Bon Ton” l’eleganza in 120 Aforismi 

Pillole di bon ton. Essere alla moda applicando il galateo

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

Peck, il gusto dell’artigianalità dietro le quinte.

peck

Una passeggiata nell’eleganza raffinata di quella che un tempo si sarebbe chiamata ‘la Milano da bere’; questa volta il viaggio ha il sapore di un privilegio, una passeggiata nei sotterranei, nei laboratori, chiusi al pubblico, in compagnia di Leone Marzotto, Amministratore Delegato di Peck, alla scoperta dell’artigianalità, della cura e della ricerca che si cela dietro le quinte.

Nel cuore di Milano a due passi dalla zona degli affari, un labirinto del gusto inimmaginabile. Il percorso comincia nelle vecchie cucine con la piastrellatura bianca e la cornice blu, tra pentole di rame appese e prosegue nelle diverse sezioni dove in spazi molto ampi e singolarmente ariosi, dai soffitti alti, si compongono i menu, la zona dei primi, dei secondi, delle verdure, delle salse, della pasta fresca e a parte dei dolci, dove già i pasticceri sono all’opera per le produzioni natalizie, dal tradizionale panettone Peck a una grande varietà di dolcezze decorate.

La ricerca della materia prima di alto livello, la cura nella trasformazione e conservazione e anche la ricerca di originalità e di creatività con nuove ricette guidano l’attività dell’azienda. Uno spettacolo le celle frigorifere per accedere alle quali si passano diversi ambienti dove ad esempio si può ammirare la vecchia porta di un caveau, là dove un tempo c’era una banca.

Nelle celle frigorifere troviamo le carni divise per tipologia, manzo, vitello, suino, pollame, cacciagione quando siamo in stagione e agnello, con un’ampia varietà di salumi che terminano, anche quelli non prodotti in loco, la stagionatura in questi ambienti.

Qui anche la pasta e le paste, come i famosi tortellini il cui impasto è preparato in queste cucine mentre la pasta, su ricetta di Peck, da un’azienda che ha un macchinare adatto alla ‘formattazione’.

Grande spazio è riservato ai formaggi, dalla ricotta, mozzarella, burrata e caciotte, fino ai formaggi stagionati. Il parmigiano, vero protagonista ha una sua ‘stanza’ dedicata e la nostra guida d’eccezione ci ha fatto notare come sia importante la collaborazione con affinatori più che produttori che di volta in volta scelgono i produttori migliori in quel momento e quanto sia determinante il tipo di stagionatura.

Molti i formaggi francesi, con ampia scelta di latte ovino, e la preferenza per il latte crudo, una vera sfida non consentendo pause tra la pastorizzazione e la lavorazione e mostrandosi a nudo nella qualità del prodotto finale.

Tra i vari assaggi ci ha colpito lo Storico Ribelle, il Bitto storico, un formaggio d’alpe a latte crudo, prodotto in determinati alpeggi sulle Prealpi Orobie.

Le forme presentano un’estrema variabilità e imprevedibilità aromatica che ne fanno la sua unicità. Il divieto infatti di utilizzo di fermenti lattici o starter nella cagliata, imposto dal disciplinare dello Storico Ribelle, arricchisce la variabilità organolettica del formaggio, caseificato esclusivamente grazie alla flora batterica locale che si differenzia secondo gli alpeggi (superfici, attrezzi, zone umide o secche).

Prima di risalire, per passeggiare tra i banchi del negozio e nello spazio di ristorazione, non può mancare una visita all’enoteca che ci accoglie con una selezione preziosa di champagne e spumanti metodo classico italiani, divisi tra le grandi maison e piccole produzioni selezionate e di grande ricerca.

Di alcuni champagne Peck ordina solo sei bottiglie l’anno diventando un’antologia preziosa, un’esposizione di rarità. Il percorso continua con vini bianchi, vini rossi, divisi per regione in Italia e poi tra Italia e Francia con alcune escursioni internazionali, dalla Spagna, in grande crescita, all’Austria e Germania, per andare fino alla Nuova Zelanda o agli Stati Uniti.

La scelta si completa con vini da dessert e una gamma variegata ad esempio di Rhum.

Lo spazio dedicato alla vendita si configura come una cittadella del gusto con alcuni prodotti icona quali il vitello tonnato, il roast beef, l’insalata russa e ora anche alcune preparazioni di carne da acquistare sottovuoto già pronte per essere servite, dopo averle scaldate.

Non può mancare un brindisi con le bollicine Peck, Cartizze Superiore Dry Valdobbiadene Docg Canevel che nel periodo natalizio sarà anche a Forte dei Marmi dove lo spazio Peck riaprirà dal 20 dicembre, fino al 10 gennaio e poi a Pasqua, in attesa di poter essere aperto tutto l’anno.

Sophie Moreau

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

La Cantina Donna Emilia: viaggio tra i Colli Senesi…

La Cantina Donna Emilia

l pensiero corre indietro nel tempo…lo spirito si intreccia col passato…i ricordi di infanzia impattano col presente e restano in esso scolpiti, l’aroma della tradizione e il sapore di FAMIGLIA: nasce così, la Cantina Donna Emilia!

Di proprietà della Società Agricola Angelo e Luca Lubrano, collocata nel comune di Rapolano Terme, in località Podere Ascianello; realizzata nel 2013, prestando particolare attenzione per la salvaguardia delle tradizioni ed all’irrinunciabile sensibilità per l’innovazione.

Le limitate quantità prodotte, la possibilità di monitorare ogni fase del processo produttivo con competenze tecnico-scientifiche, sono di sicuro i punti di forza dell’azienda.

L’ecosistema viticolo di tale territorio è molto singolare, sia per la natura e l’esposizione dei terreni, sia per le particolari condizioni climatiche, sia per i vitigni e le tecniche agronomiche adottate. I terreni collinari e sassosi, gli inverni miti con una regolare distribuzione delle piogge tra ottobre e marzo, le estati calde e asciutte, contribuiscono a creare condizioni estremamente favorevoli per una viticoltura di qualità.

La scelta di impiantare uve Sangiovese è stata presa tenendo in considerazione la ricchezza del terroir, ideale per questa cultivar, la quale viene molto valorizzata.

La cantina attualmente dispone di una capacità di 14.500 litri ed è gestita con attenzione verso la qualità e con l’adozione di moderni impianti di produzione. Ogni processo subisce accurati controlli: dalla vinificazione completamente

termocontrollata dei mosti ottenuti con la pigiatura, alla macerazione del mosto nelle bucce medio-lunga per i vini rossi, fino alla stabilizzazione e imbottigliamento a freddo.

Tutti i vini giovani vengono affinati in serbatoi d’acciaio, mentre “Emilia”, matura in botti di rovere e tonneaux.

La Cantina Donna Emilia adotta una selezione mirata di produzione, infatti nascono 4 vini: 2 rossi, un bianco e un rosato.

BLASSIUS- Toscana Sangiovese IGT, elegante e dal carattere deciso.

Dedicato al patron della tenuta; Emilia- Toscana Sangiovese IGT, vino complesso ed elegante, di notevole profondità, affinato in tonneaux, sintetizza la generazione passata… “la nonna”. Segue ESTIA – Toscana Bianco IGT, delicato, ma di grande carattere, il cui nome simboleggia “brio, vivacità” e infine, GI>GI- Toscana Rosato IGT, vino rosa tenue, elegantemente fruttato, che esprime un omaggio 1 alla femminilità, che da sempre ha accompagnato la nascita e l’evolversi del progetto.

Concludiamo il viaggio con una famosa citazione di Eschilo, riportata anche tra le volte della suddetta cantina….

“Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente”

Leggi Ancora
Fotografia

Alessandra Trevisan: il potere della fotografia.

Alessandra Trevisan

Quando ero giovanissima avevo mille complessi, mia mamma può testimoniare.

Non mettevo sandali perché non mi piacevano i miei piedi, non mi piaceva il mio naso, in tanti mi chiedevano se ero anoressica perché molto magra (io rispondevo: ma guarda che mangio, non scherzare sull’anoressia, coglione!), ho fatto 5 anni su un treno dove appena scendevo, essendo l’unica a scendere nel mio paese, i ragazzi mi urlavano dietro cose nonostante io non mi sia mai vestita in maniera provocante e non fossi mai appariscente…posso continuare ma mi fermo, era solo per farvi capire meglio, ce ne sono voluti un sacco di anni per capire che in fondo i miei piedi non avevano niente di strano, che coi sandali si stava meglio e che una maglia più scollata la potevo anche mettere.

Premessa:

Da quando ero bimba ho sempre avuto questa attrazione per la fotografia, mia mamma sbuffava perché doveva far sviluppare rullini in continuazione( fotografavo anche i sassi)

Non mi sono mai lasciata fotografare lo può testimoniare Antonio che mi ha “corteggiata fotograficamente” con infinita pazienza per 10 anni.

Fino a quando un bel giorno provai a farmi degli autoscatti.

Studiai la luce giusta per me, la posa, il come mettere la fotocamera senza spiaccicarla a terra e scattai. Scattai infinite foto che verranno poi successivamente cestinate. Tutte.

Però non ho mollato, avevo capito che era una buona strada, che la fotografia sarebbe stata la mia migliore TERAPIA, per accettarmi, per piacermi e per vedermi sotto una nuova luce ,in tutti i sensi.

E sapete una cosa? Ce l’ho fatta! Con qualche strategia ovvio, perché ci sono delle cose di me che non mi piacciono ancora ma ho capito come mimetizzarle.

Da poco ho iniziato ad accettare di lasciarmi fotografare da qualche amico come Antonio Turina e Luca Di Noia ad esempio (oddio! Tutti uomini???

Vi svelo un segreto: chi ama far foto non lo fa per vedere un paio di tette, è mosso da passione, non dal sesso)

Ma questo pippone alla fine a cosa serve?

Se sei una persona ottusa non serve a niente, hai perso tempo, torna a fare quello che stavi facendo.

In caso contrario serve a dare coraggio alle persone che una strada buona c’è di sicuro, per tutti, se volete provare quella della fotografia io ve la consiglio tantissimo e vi posso aiutare.

Serve poi a far capire ai più furbi che giudicare non serve a niente, fa male all’altra persona e rode il vostro fegato. Immagino già la frase se mi vedete in una foto diversa da quelle che si possono fare davanti alla torre di Pisa a dire: ah, guardala, ha pure due figli fa anche l’esibizionista.

Ora sapete un pezzo della mia storia, dobbiamo continuare?

Se volete esser fotografati da me ora sapete una cosa in più.

❤️Grazie a chi mi ha letta tutta❤️

Alessandra Trevisan

Instagram

Leggi Ancora
ArteEventi

“Acqua” di Umberto Lilloni a cura di Elisabetta Polezzo, Acquario Civico di Milano 16 novembre 2022-8 gennaio 2023 Inaugurazione, 15 novembre ore 18.30.

"Acqua" di Umberto Lilloni

Il giorno 16 novembre 2022, presso l’Acquario Civico di Milano, apre la mostra Acqua, a cura di Elisabetta Polezzo, dedicata al pittore Umberto Lilloni (1898-1980). L’esposizione presenta 30 dipinti realizzati dall’artista tra gli anni Trenta e gli anni Settanta, tutti dedicati a paesaggi acquatici.
L’interesse di Lilloni per l’acqua trova origine negli anni della prima guerra mondiale, quando il giovane artista è arruolato nei reparti d’assalto della fanteria. Risale, infatti, a quel periodo un episodio drammatico che lo vede protagonista, sul Piave, quando a causa dell’improvviso ingrossamento del fiume fu separato dai suoi commilitoni e ne ascoltò per tutta la notte, inerme, le invocazioni d’aiuto.

Questo ricordo doloroso giustifica e testimonia, da parte di Lilloni, le ragioni di una fuga dall’orrore della guerra per trovare conforto in una produzione fiabesca.

Una fuga che, riprendendo quanto scritto dal pittore e critico d’arte Mario Lepore, l’artista utilizza per “… esprimere con la propria arte uno stato d’animo interiore, attraverso la rappresentazione del suo opposto: cioè un sereno paesaggio…”.
Nel 1939 l’importanza del tema “acqua” nella pittura di Lilloni è individuata dal giornalista e scrittore Emilio Radius che, nei suoi scritti, sottolinea come le acque siano rappresentate “con una Sapienza che ha dell’allegorico.

Dove ci sono le acque il pennello di Lilloni è guidato da un angelo.

Acque familiari di lago coniugate con la piazza o con la passeggiata del borgo, acque caste e selvagge tra i monti, acque di fiume che vengono a mettere tra case villerecce lo sgomento di un immenso specchio, acque di lago ameno pronte a sorridere al primo alito di vento, acque e scurrili di canale suburbano, belle acque addormentate in un’ansa, acque del mare abbandonate a se stesse senza speranza di requie, come per l’eternità, acque della laguna di Venezia o acque di corte solenne come tappeti di Persia, ancora e sempre acque di uno dei suoi diletti laghi, a specchio della sua coscienza di artista maturo”.
In sintonia con queste suggestioni, l’acqua è il filo conduttore della mostra presentata in Acquario, progettata con
l’obiettivo di trasportare il visitatore nel mondo lieve e confortante della poetica lilloniana, per fargli scoprire come

questa sia il contraltare e il rifugio di un animo turbato, come sottolinea la curatrice della mostra, Elisabetta Polezzo: “… In queste opere senza chiaroscuro la luce illumina quel che viene rappresentato ma sembra non riuscire ad illuminare quella segreta, acquatica cisterna emotiva che, pur rappresentata, rimane interna e nascosta. Assoluta. La visione di un uomo apparentemente senza ombre che forse invece le conosce così bene da temerle. Non c’è in Lilloni l’effettiva serenità di uno sguardo pacificato sulla natura quanto piuttosto l’esigenza di piegare la realtà a questo desiderio di pace e semplicità, domando dissidi interiori. …”

In esposizione saranno presenti opere provenienti da diverse collezioni, tra cui quelle del patrimonio artistico del Banco BPM che rappresentano la Milano ottocentesca con i suoi Navigli, oltre alle più note vedute marine e ai paesaggi urbani affacciati sull’acqua, nonché le vedute montane con torrenti impetuosi e i placidi laghi lombardi.

L’esposizione è promossa dal Comune di Milano Cultura e dall’Acquario – Civica Stazione Idrobiologica.

Acqua

Umberto Lilloni
A cura di Elisabetta Polezzo
Acquario Civico di Milano
16 novembre 2022-8 gennaio 2023
Inaugurazione, 15 novembre ore 18.30

Umberto Lilloni (Milano, 1° marzo 1898—Miilano, 15 giugno 1980), figlio di un falegname mantovano approdato a Milano, vive la propria infanzia nel quartiere di Porta Tosa, oggi nota

come Porta Vittoria. Il padre lo avrebbe volu-
to con lui a bottega e lo fa studiare alla Società

Umanitaria dove apprende i primi rudimenti del disegno e matura la passione per l’arte che lo porterà a frequentare l’Accademia di Belle Arti a Brera. Gli studi interrotti per la guerra, dove combatte in fanteria, riprendono con successo
sotto la guida di Tallone e di Alciati, oltre che di Rapetti.

Si diploma nel 1922 avendo conseguito da studente alcuni importanti successi: premio Vedova Mazzola, Pensionato Francesco Hayez,

Medaglia d’oro alle prime Olimpiadi Univer- sitarie Italiane. L’insegnamento inizia nel 1924

alle Scuole Serali d’Arte Applicata all’Industria della Società Umanitaria. Nel 1927 riceve il Premio Nazionale
Principe Umberto e intraprende l’insegnamento al Liceo Artistico e nella Scuola Superiore degli Artefici a
Brera.

Nel 1929 si colloca la sua partecipazione alla Mostra del Novecento Italiano e nel 30 è invitato alla XVII Biennale di Venezia e alle edizioni successive del 1932 , 1934 e 1936. Numerosi sono i premi ricevuti in queste occasioni, così come gli acquisti pubblici. Riceve l’Ambrogino d’oro nel 1971 e la Medaglia d’oro del Comune dì Milano, per meriti artistici, nel 1974. Negli anni Settanta si trasferisce in Svizzera, sul lago di Lugano, e vi rimane stabilmente con poche sortite a Milano, dove viene a mancare nel 1980.
Informazioni
Sede: Acquario Civico di Milano
viale Gadio 2 (MM Lanza)
tel 02 88465750
Data: 16 novembre 2022 – 8 gennaio 2023
Orari : da martedì a domenica 10:00 – 17:30, ultimo ingresso ore 17:00 con biglietto.
Chiusura biglietteria 16:30. Chiuso Lunedì
Biglietti € 5.00 intero, € 3,00 ridotto (la visita alla mostra è compresa nel biglietto d’ingresso dell’Acquario)
Tel. 02.88465750
Per le procedure di accesso all’Acquario aggiornate, consultare il sito web: www.acquariodimilano.it
Ufficio stampa Comune di Milano
Elena Conenna | elenamaria.conenna@comune.milano.it
Maggiori informazioni : https://tinyurl.com/mostraLilloniAcquario

Si ringrazia Vera Agosti per il testo critico in catalogo

L’Acquario

L’ Acquario civico di Milano fu edificato in occasione dell’Esposizione mondiale di Milano del 1906 da Sebastiano Giuseppe Locati (1861-1939), e fu ricostruito dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale.

La statua di Nettuno sulla facciata è opera di Oreste Labò (1865-1929).

Attualmente, l’ Acquario civico, che è parte dell’Area Mostre e Musei scientifici del Comune di Milano, promuove attività di ricerca e di divulgazione nel campo delle scienze acquatiche. È un luogo dinamico, che propone eventi culturali incentrati sulla contaminazione tra arte e scienza, contribuendo ad arricchire l’offerta museale milanese.
Oltre ai percorsi strettamente inerenti agli scopi di divulgazione scientifica, numerose sono le mostre d’arte che vengono organizzate nelle proprie sale espositive.

Dopo la ristrutturazione su progetto degli architetti Piero De Amicis e Luigi Maria Guffanti, grande attenzione è stata data all’attività espositiva dedicata all’arte contemporanea, arricchendo la mission dell’Istituto.

Leggi Ancora
poesia

PAROLE E ANIMA A CURA DI MARIA GRAZIA LAMERA: CHI TACE…

MARIA GRAZIA LAMERA

E ti preoccupi, e

te ne occupi, e non sai che fare,

e non sai capire.

Non sei capace e

ti dispiace. Impotente sprovveduta,

neanche tu fossi mai vissuta.

Di tutto il tuo egoismo non sai che fare,

come se non avessi mai saputo amare.

Non sai che dire

ma forse, fra tante filastrocche, è meglio chi tace per non mentire.

L’amore non si può raccontare, forgiare, spiegare o scolpire:

sfiora l’anima e ti fa zittire.

MARIA GRAZIA LAMERA

Leggi Ancora
1 36 37 38 39 40 92
Page 38 of 92