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Redazione

EventiModa

La MFW “Fashion art and more”: porta in passerella creatività e sensibilità sociale.  

Fashion art and more

La Settimana della moda milanese si è conclusa e sono stati molti i progetti dedicati a sinergie artistiche internazionali. 
Tra gli eventi di prestigio rilevanti della FWM2023 c’è “Fashion art and more”, tenutosi all’Hotel Principe di Savoia. 

L’evento di successo ormai giunto alla 16° edizione è di Sabrina Spinelli abile event Manager  multi premiata e proprietaria dell’azienda Wellness for You. 

“Fashion art and more, ha portato cultura, bellezza, creatività e sensibilità. 

In questa occasione Sabrina Spinelli ha un rilevante official partner con cui è nata un’importante collaborazione ARVIND REDDY- KVR Viraja una grandissima società con sede a Miami, in Florida, che ha l’intento di promuovere il talento europeo e i marchi associati aprendo la domanda negli Stati Uniti con il sostegno finanziario di società consolidate e dei suoi partner europei. 

Tra i momenti più emozionanti, l’esibizione della soprano Susy Rottonara, soprano e pianista, compositrice e ambasciatrice di cultura, che ha aperto la 16a edizione dell’International Luxury Event.  

In passerella hanno sfilato brand internazionali di forte impatto creativo e grande maestria:

La collezione di Houida Baridi, Haute couture “Shades of Gold di Simply” è ispirata all’ORO con tutte le sue sfumature, incarnando lo stile ricco, opulento e lussuoso, utilizzando tessuti di raso metallici con paillettes; è trascendente con un’attenzione ai dettagli, presenta motivi a farfalla come simboli di trasformazione, libertà e bellezza. Houida Baridi le cui origini sono siriane, in questa circostanza omaggia con l’uscita in abito da sposa bianco e nero, le vittime del terremoto in Siria.

SOMY YAZDANY attraverso il suo brand produce e disegna abiti da donna esclusivi in tutto il mondo con 15 anni di esperienza nella produzione e progettazione. Uno sguardo sempre attento alla ricerca e qualità del tessuto e dell’eleganza senza tempo. 

La collezione di Carmen Clemente Couture 2023 “Love and Passion”, totalmente Made in italy, riguarda abiti da sposa in pizzo mon amour con tessuti e ricami della tradizione reinterpretati, ispirati ad una fiaba, in chiave moderna. 

La collezione di Antonella Rapacchietta ‘’GIEMMEGI (GMG)’’ nasce dalla volontà di essere e non apparire e dall’amore che ha per la sua famiglia, cercando di esprimere tutta sé stessa attraverso la varietà dei tessuti: sobri e complessi. 

La stilista Miriam Tirinzoni, rivelazione 2021 per aver ha vestito le dive del cinema di Roma, si è ispirata per la sua collezione al film di Fellini “La dolce vita”- amore bellezza e ricerca di perfezione- con abiti da sera e da cocktail, capi eleganti, caratterizzati da pizzi, spacchi, scollature e tanta seta naturale Made in Italy. 

Designer Apicio Colonna Gatti. La collezione “Fili sciolti” dell’istituto Apicio Colonna Gatti è ispirata alla riflessione di Zygmunt Bauman, grande filosofo, della “società liquida” che ha guardato la moda come un moto perpetuo, un instabile compromesso tra bisogno di individualità ed esigenza di appartenere al gruppo.

Vanilla style ha presentato la sua collezione in stile da gran soirée con gli abiti lunghi e fascianti per esaltare la bellezza della donna e il tipico romanticismo barocco brasiliano. A coronare il tutto saranno i tessuti impreziositi da Swarovski e gemme colorate.

“Doria 1905” è uno storico brand di cappelli fondato in Salento all’inizio del Novecento ed oggi è protagonista nelle fiere internazionali di moda con le proprie tecniche di lavorazione con l’artigianato. 

Renata Kliská ha fondato il suo brand “La Rena” nel 2012 ed in pochissimo tempo, grazie alle sue collezioni di lussuose pellicce e abiti, è diventata protagonista delle passerelle slovacche conquistando in seguito tutto il mondo.

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MusicaSenza categoria

Cherasco riscopre un suo illustre cittadino.

Dominika Zamara

Presso il Teatro Salomone di Cherasco, il 25 febbraio scorso si è tenuto un concerto importante per la città, . dal Il titolo era “La Belle Époque approda a Cherasco”, che il titolo riprende tale la collocazione temporale per trasportare il pubblico in un viaggio a ritroso a per riscoprire un cheraschese illustre, passato all’oblio.

Parliamo del compositore GIOVANNI FERRUA (1843-1919), e quale modo migliore se non attraverso le sue composizioni, che sono uscite dalle polveri del tempo grazie a un meticoloso lavoro di recupero a cura del mMaestro Igor Bergese, fautore dell’evento

Per l’inizio della stagione concertistica dell’Associazione Amici dell’organo Pierino Regis, abbiamo assistito a un qualcosa di unico nel suo genere, con gli artisti: Dominika Zamara soprano, Stefano Gambarino tenore, Andrea Stefenell pianoforte, Igor Bergese viola, l’evento presentato da Luciana Braghin e dal mMaestro Giuseppe Riccardi, membri della già citata Associazione. Mentre il musicologoMaestro Bergese ha tenuto una lectio magistralis sul periodo storico, quel periodo trascorso tra il tra il 1871 ed il 1914

Il tutto attorno alla figura del Ferrua, passando per i progressi scientifici, aneddoti e non solo di quella particolare Belle Époque cheraschese.

Ma a farla da padrona è stata la Musica, accordata con l’armoniosa antica frequenza 432 hertz in sintonia con il nostro Dna e declinata nei seguenti branicon i pezzi: “Giuseppina” per pianoforte, “Vieni al mare”, per tenore voce e pianoforte tenore, duetto e romanza “Bella e divina immagine” da Adalgisa di Manzano, “Se tu non tornassi”, per voce e pianoforte soprano, “Esser vorrei…!” per tenore voce e pianoforte tenore, “L’Oroscopo”, valzer su motivi dell’opera per viola e pianoforte (trascritto e arrangiato dal Bergese). E per chiudere, torniamo a nostri tempi con Sharara (2017) “ninna nanna universalis” per soprano e pianoforte dalla dolcezza quasi metafisica. Quest’ultima parte ci ha dato il modo di conoscere il mMaestro Bergese anche sotto l’aspetto compositivo.

Ma torniamo al Ferrua e alla sua importanza per la città di Cherasco. La chiave di volta è nell’opera: Adalgisa di Manzano composta nel 1876, divenne fu il simbolo musicale di Cherasco, di cui si narra spesso nei romanzi della scrittrice Gina Lagorio (1922, 2005) in quanto ne celebra la nascita come libero Comune nel 1243. Insomma, a ben considerare, uUn compositore da riscoprire anche per la bellezza della sua musica.

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salute

AINER – Associazione Italiana Neonati Reflussanti si e’ presentata al pubblico, l’1 marzo, con un cocktail tenutosi presso lo Studio legale Avv. Ermanno Cappa e Partners in Via Solferino.

AINER - Associazione Italiana Neonati Reflussanti

AINER è l’unica no profit italiana a sostegno di neonati, lattanti e infanti colpiti dalla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e dal disturbo del reflusso fisiologico (RGE).

L’associazione e’ stata ideata dall’avvocato Stefania Cappa, Procuratore Federale della Federazione Italiana Sport Invernali, con il marito Emanuele Arioldi Rizzoli quando non riuscivano a trovare la giusta terapia per il primogenito colpito da MRGE.

L’associazione, nata a settembre 2019, coinvolge ben 8.000 famiglie ed ha un Comitato Scientifico presieduto dal Prof. Claudio Romano, Presidente della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione pediatrica (SIGENP).

Fra le mission di AINER vi è quella di indirizzare le famiglie a medici specializzati sensibili alla cura della patologia in questione e fornire il giusto supporto morale alle famiglie.

Tra i Partners, Alce Nero e la casa farmaceutica Buona.

Presenti al cocktail, fra gli altri, Carlo Diana di Reset Gruop, le fondatrici del Policentro Pediatrico e Donna di Milano, Elisa e Francesca Sabbioni e Daniela Iavarone, la grande presidente degli Amici della Lirica.

www.ainer.it

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beautyMusica

Il Soprano Dominika Zamara Brand Ambassador per Mather Cosmetica Milano.

Dominika Zamara

La Soprano già da anni usa i cosmetici della linea Mather Milano, riscontando ottimi risultati , basta vedere il suo  viso sempre giovane e fresco.

Cantante lirica, sempre in viaggio per lavoro, su e giù dei palchi dei teatri di tutto il Mondo , in studi televisivi e radiofonici per interviste e per lei sentirsi fresca e con la pelle rilassata e una cosa molto importante che la fa sentire più a suo agio e sicura di se.

Gli integratori, che usa da tempo la aiutano ad avere energia per i continui spostamenti.

Diventare AMBASSADOR per lei è stato un passo naturale..

Dominika ,eticamente, parlando, mai si metterebbe in primo piano se non credesse nella bontà dell’iniziative che la vedono protagonista, tanto meno nei brand che decide di rappresentare.

Tutte le linee di prodotti Mather nasce dal progetto di un gruppo di ricercatori, imprenditori ed esperti di settore che si riuniscono sotto il nome di IETplus, acronimo di Innovazione, Energia, Tecnologia.

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AttualitàModaspettacolo

Gian Maria Sainato non smette di stupire.

Gian Maria Sainato

Pedro Almodóvar lo chiama.

È stato contattato per il prossimo film del grande regista spagnolo per interpretare la parte di se stesso nel film che parlerá del mondo dello web.

E ora é stato scelto come concorrente dell’ Isola dei Famosi.

Lo ammireremo con la sua bellezza, la sua ironia e i suoi bicipiti possenti.

Stiamo parlando di Gian Maria Sainato ,26 anni, influencer di moda e lifestyle, modello, imprenditore digitale e offline, attore, personaggio tv.

Milanese d’adozione da quasi 10 anni, Gian Maria  è arrivato giovanissimo dalla baia di Sapri a Milano.

Diventato fin da subito molto popolare nella città della moda, una vera e propria celebrity. Invitato ai party più esclusivi , presenza fissa ai grandi eventi.

Esattamente 10 anni fa è stato uno dei primi Fashion Blogger ad approdare sui social media, ad oggi conta quasi 600.000 followers su Instagram e 300.000 su Facebook.

Tutt’oggi è uno degli Influencer più famosi e quotati in Italia ma anche in Europa non poteva non approdare anche sul nuovo social dei giovani, Tik Tok, dove, in brevissimo tempo  i suoi video sono già visualizzatissimi nei trend con centinaia di migliaia di views.

Amico di varie star Internazionali, molti i gossip che lo hanno legato a flirt con famosi nomi tra cui Simon Nessman, Gabriel Garko, Roberto Bolle, Tommaso Zorzi, Marco Mengoni…

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EventiMusica

Il 12 marzo prossimo presso il Teatro Comunale dei Concordi di Campiglia Marittima il Soprano Dominika Zamara nel ruolo di Donna Elvira.

Dominika Zamara

Il 12 marzo prossimo presso il Teatro Comunale dei Concordi di Campiglia Marittima, Dominika Zamara interpreterà il ruolo di Donna Elvira nella celebre opera mozartiana: il Don Giovanni.

Un ruolo che la Zamara ha già interpretato diverse volte, l’ultima in ordine di tempo nel 2019, un ruolo che le calza a pennello, come un abito su misura. La stessa Zamara dice “adoro cantare Mozart, e come un balsamo per la voce. Amo questo ruolo, Donna Elvira è una donna forte, un ruolo non facile con molte sfumature drammatiche, in sostanza una sfida”.

Alle ore 17:00 del citato 12 marzo si aprirà il sipario su di un’opera che non ha certo bisogno di presentazioni, appartenente alla cosiddetta:

Trilogia Italiana di Mozart o trilogia Mozart–Da Ponte (Wolfgang Amadeus Mozart, compositore e Lorenzo Da Ponte, poeta e librettista), che consiste nelle opere: Le nozze di Figaro (1786), il Don Giovanni (1787) e Così fan tutte (1790).

Due geni che hanno dato vita a delle pagine della musica, oggi lo si potrebbe definire un duo vincente.

Ma andiamo a scoprire l’intero cast.

Don Giovanni – Maurizio Giossi

Leporello – Omar Cepparoli

Masetto – Alessandro Ceccarini

Commendatore – Davide Procaccini

Donna Anna – Laura Andreini

Don Ottavio – Alfonso Zambuto

Donna Elvira Dominika Zamara

Zerlina – Tatiana Previati

Coro IOF

Cor Orchestra

M° Marco Severi direttore d’orchestra

David Boldrini regia

Italian Opera Florence scene e costumi

Tutto è pronto per rivivere le magiche atmosfere di un’epoca passata, ma con dei riferimenti che si intrecciano con il presente in una contrapposizione temporale.

Ingresso € 26.50

 Per maggiori informazioni.

mailto:info@teatroconcordi.it

www.ticketone.it

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eccellenze italianeFood & Beverage

Il Caffè del Verone, una terrazza di gusto a Firenze.

Il Caffè del Verone,

Il Caffe del Verone – Gruppo Elior, azienda francese leader nella ristorazione delle mense, è un viaggio fra gusto e cultura, che si arricchisce di nuove proposte.

All’ultimo piano del Museo degli Innocenti, in piazza Santissima Annunziata, ha un panorama immersivo che regala una finestra spalancata sulla Cupola del Duomo.  

A guidare la cucina localmente, c’è l‘Executive Chef Adriana Melani, con diverse importanti esperienze professionali alle spalle, che propone principalmente piatti della tradizione fiorentina e toscana, soprattutto di carne che guarda anche al mare seguendo la stagionalità.  

L’ampio locale arredato in modo contemporaneo ed essenziale, gode di una bella terrazza con copertura, una loggia o veròne che dà il nome al locale, e da qualche mese ha ampliato l’offerta gastronomica, finora limitata a colazione, spuntini e aperitivi, aprendosi anche alla ristorazione. Il nuovo corso è legato alla nuova gestione da parte del Gruppo Elior Ristorazione SpA, multinazionale francese della ristorazione con 10.000 collaboratori e 2.000 ristoranti aziendali in tutta Italia.

Il menu è contenuto e per questo cambierà ogni due mesi, mantenendo però alcuni classici quali i pici al ragù di carni bianche e il Peposo dell’Impruneta, anche in estate, una scommessa, rivolta soprattutto ai visitatori che vengono da lontano. Grande attenzione, in linea con la filosofia aziendale, è riservata alle proposte vegane e vegetariane e a richieste ad hoc legate a norme religiose.

La territorialità è una scelta anche nella carta dei vini con etichette principalmente toscane senza dimenticare alcune referenze provenienti da altre regioni italiane, bollicine franciacorta e champagne.

Il locale è aperto 7 giorni su 7 dalle 10 fino alle 21.30.

G.L.

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eccellenze italianeeconomiaSenza categoria

UNA STORIA DI SUCCESSO AL FEMMINILE, Monica Zappullo, Amministratore Delegato GT Officine del computer.

Monica Zappullo

«Non è stato facile, in quanto donna, affermarsi nel settore tecnologico e superare la crisi originata dalla pandemia da Covid-19. Ma la formazione, la tenacia, la caparbietà e il lavoro quotidiano mi hanno permesso di dialogare con i colossi del settore e lanciare oggi un nuovo progetto su un territorio non semplice»

Una storia imprenditoriale di successo. Protagonista una donna, Monica Zappullo, Amministratore Delegato GT Officine del Computer, che è riuscita ad affermarsi in un settore principalmente maschile, quello dell’informatica, conquistando la fiducia dei top player del settore con un impegnativo lavoro quotidiano. La pandemia da Covid-19 blocca tutti i settori e per Monica arriva la chiusura della sua attività a Portici ma lei è decisa a non arrendersi e oggi affronta con forza e determinazione una nuova sfida.

«Con la consulenza e il sostegno di Artigiancassa, oggi apro il mio GT Officine del Computer Cash and Carry a Casalnuovo – racconta Monica Zappullo –. Un territorio non semplice, che, però, per la concentrazione di aziende tecnologiche, può essere considerato la Silicon Valley della Campania. La nascita di questa realtà vuol dire tanto e non solo la complicata affermazione di una donna in questo settore, ma anche la possibilità di creare posti di lavoro per i ragazzi che, purtroppo, sempre più spesso lasciano la città di origine alla ricerca di un impiego».

Un’impresa che trova i suoi punti di forza nel dialogo con i colossi della tecnologia e nella formazione di un team, composto da circa 10 unità, che entra in contatto con l’utente andando ben oltre il momento della scelta del prodotto tecnologico, con un accurato servizio di assistenza. Un team in espansione con la difficoltà, però, di trovare risorse. «Abbiamo pubblicato annunci sui siti dedicati alle offerte di lavoro, proponendo impiego a diversi profili professionali – continua Monica –. Sono arrivati solo curriculum di magazzinieri e abbiamo assunto. Resta ancora aperta la posizione di agenti commerciali».

Ma la lungimiranza di Monica Zappullo non si ferma con la nascita della sua attività e assume anche risvolti sociali. «Con il mio team, stiamo lavorando a un progetto futuro che coinvolge le isole – continua Monica –. Sulle isole i prodotti tecnologici hanno prezzi elevatissimi a causa dei costi di trasporto. Il progetto è quello di aprire un dialogo che porti a un accordo con le principali aziende di trasporto e a un abbattimento del costo al venditore che ovviamente avrà una ricaduta positiva sull’utente finale».

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eccellenze italianeFood & Beverage

Il Cibrèo, l’arte del territorio.

Il Cibrèo

A Firenze è un’istituzione e un nome storico, che rimanda a Fabio Picchi, chef istrionico che nel 1979 quando imperava la voglia di esotico e la cucina di casa e della nonna era considerata povera e poco interessante, lanciò il ritorno alle origini. L’imperativo era prossimità, prodotti locali, stagionali, sani, legati alla memoria della tradizione, accompagnati dal racconto. La convivialità è da sempre infatti una parola chiave nel mondo del Cibrèo il cui nome si richiama a un piatto toscano dove ci sono delle cose buone, declinato in varie formule. La linea è quella di una cucina toscana gourmet, il cui gusto è già nel racconto. Il menu infatti è “Il primo giornale Mangia&Leggi con qualcosa da ordinare e qualcosa da imparare”, un formato appunto di rivista che il cliente può portare via come un oggetto da collezione, dove le ricette sono raccontate.

La scelta originaria è stata di concentrarsi nel quartiere di Sant’Ambrogio, vicino al mercato a due passi da Santa Croce dove lo stesso giorno del 1979 aprì il Cibrèo Ristorante, intimo, curato e familiare e il Cibrèo Trattoria, ribattezzata “Cibrèino” o “Cibrèo dei poveri”, che offre i sapori autentici e i profumi genuini della cucina fiorentina e toscana dell’attiguo ristorante, ma a prezzi contenuti. Un atto coraggioso senza temere la sfida tra i due ambienti perché l’idea di Fabio Picchi era di offrire cucina di qualità per tutte le tasche perché mangiare è anche un atto sociale ed è un modo di educare al bello e buono.

Nel 1989 arriva il Cibrèo Caffè che accoglie gli ospiti in un ambiente informale e vivace tutta la giornata.

Poi nel 2003 è la volta del Teatro del Sale, un circolo culturale con accesso riservato ai soli soci, dov’è possibile assistere a performance dal vivo di artisti italiani e internazionali, gustando i piatti familiari della tradizione toscana serviti su un ampio buffet, nato da un’idea di Maria Cassi, direttore artistico, essa stessa protagonista sulla scena e Fabio Picchi, una coppia anche nella vita.

Nel 2017 arriva il Ciblèo, una proposta culinaria raffinata e unica nel suo genere ottenuta mescolando assieme la cucina toscana, giapponese, coreana e cinese, in ricette uniche che danno vita ad un’esperienza di gusto memorabile.

Non è un’esperienza fusion ma la ricerca di un matrimonio singolare tra gli ingredienti del territorio e l’anima orientale, frutto di un lungo soggiorno in Giappone di Giulio Picchi, figlio di Fabio, erede che oggi dirige l’attività, dopo la scomparsa del padre, con una mano felice e creativa, venendo dal mondo dell’arte. Nel suo modo d’intendere l’espressione artistica non ci sono confini.

Artista, autodidatta ha cominciato a disegnare fin da bambino e nel tempo ha unito quest’attività a quella della ristorazione: così i suoi piatti e l’ambiente stesso del Cibrèo diventano una grande tavolozza dove giocare. Il tema del colore che attiva anche la sinestesi del gusto, sposa al contempo l’idea del gioco e la fantasia propria dei bambini.

Nel 2019 il Cibrèo conquista anche il centro della città, a due passi da Palazzo Strozzi, nella sede dell’hotel Helvetia & Bristol, eleganza e fascino d’antan, un ‘salotto’ frizzante che mantiene la filosofia della casa diversificando ancora una volta l’anima. Il Tinello, aperto nel 2019, capolavoro di alto artigianato fiorentino firmato da Riccardo Barthel con una deliziosa piastrellatura verde bottiglia, un grande tavolo davanti alla cucina a vista, con affaccio diretto sul Winter Garden, ospita appuntamenti enogastronomici privati nei diversi momenti della giornata. Il Winter Garden è un rifugio esotico ed accogliente nel centro storico della città, con il soffitto originale in stile liberty, i paraventi in specchi e la carta da parati che riproduce gli elementi tipici della fauna toscana, questo era un tempo luogo d’incontro dei futuristi.

Nel 2021 ha aperto il Cibrèo caffè HB, il nuovo “salotto” Cibrèo, un punto di riferimento per chi in un luogo unico trova uno spazio d’accoglienza per ogni momento della giornata, e vi si respira l’air du temps tipica del bistrot, un tocco francese, raffinato e vivace, alle pareti i manifesti realizzati da Giulio Picchi per il teatro del Sale che sono ormai iconici. Prolungamento del Caffè, la Sala Strozzi, aperta nel 2022, con l’affaccio sul dehors, per chi vuole un’atmosfera unica. Il Cibrèo Ristorante HB, il nuovo Cibrèo Ristorante & Cocktail Bar e il relativo Privé, completano l’offerta. Qui si respira un’atmosfera cosmopolita per un pranzo, un aperitivo d’autore o una cena.

Lo stile è quello tipico del Cibrèo con alcuni elementi reinterpretati. Immancabili le poltroncine rosse in velluto, vero elemento iconico del marchio; luci soffuse e diffuse; il bancone del cocktail è stato realizzato in marmo giallo di Siena, un marmo raro e pregiato come tutti gli elementi di quest’area compresi i cassetti. Anche il legno è uno degli elementi del luogo e lo si ritrova negli otto grandi lampadari realizzati a mano dagli artigiani libanesi di Tripoli. L’ultima parola è sempre alla cucina genuina, in pieno stile Cibrèo, che segue il ritmo della stagionalità e una continua ricerca fin dall’aperitivo, con “Il Toscano”, che abbiamo degustato, realizzato con Vermut Toscano, Bitter Toscano, Gin Toscano e soprattutto Agresto, condimento a base di aceto, aglio e cipolla. Il menu cambia in tutti i ristoranti della maison stagionalmente quindi impossibile annoiarsi. La Toscanità è il fil rouge da “L’insalata rossa fiorentina”, rivisitazione di quella russa con barbabietole, carote, fagiolini, capperi, cipolline sott’aceto di vino bianco e maionese artigianale. Si può continuare con la “Carabaccia moderna”, morbida vellutata alla cipolla bianca, guarnita con i petali della cipolla stessa; quindi il “Mare in tavola” con una selezione del pesce dell’arcipelago toscano interpretato dagli chef servito rigorosamente con verdure locali; per chi non fosse sazio, “Le patate fritte fritte”, in doppia cottura e per finire il “Bombardino del Cibrèo”, il famoso zabaione con il nostro gelato alla nocciola del Piemonte.

G.L.

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Musica

“FUORIDIME” il primo singolo di Trxgedy.

TRXGEDY

Forte dei Marmi giovedi 23 Febbraio grande festa al Catch Claw’s  per l’uscita del primo Singolo di Luca Cappellini , alias Trxgedy “FUORIDIME”..

La sua prima uscita da solista non è certo passata inosservata, Luca che da sempre vive la musica con passione e professionalità , ha scelto di camminare da solo, presenti alla serata  anche tutti i componenti della sua Band  modern.tears, con i  quali ha mantenuto uno splendido rapporto. tutt’oggi collaborativo.

La serata è stata occasione anche per scattare una foto d’arte, da un idea del curatore Alessio Musella  il fotografo Federico Gherardi ( autore di tutte le foto presenti in questa intervista) e il producer Lorenzo Puccioni, in arte Sterza.

Conosciamo meglio Luca e il suo percorso lasciando a lui il piacere di raccontarsi rispondendo alle nostra domande

Il tuo primo incontro con la musica ?

Risuonerà un po’ banale, ma è cominciato tutto da bambino.

Non ricordo precisamente in quale età, ma un anno chiesi come regalo di Natale una chitarra elettrica.

C’è voluto pochissimo per iniziare a rompere le scatole ai miei e a tutto il vicinato (ride)

Sono sempre stato abbastanza agitato ma sempre rispettoso, mi piacevano e piacciono tutt’ora generi di musica alternativi dove poi, crescendo, ho imparato ad ampliare i miei ascolti tuffandomi e innamorandomi del cantautorato italiano.

Mio padre mi faceva sentire i suoi vinili, ogni tanto, quando ancora abitavamo a Como.

Uno dei primissimi ricordi a riguardo fu l’ascolto di Bad Boy, di Den Harrow.

Non l’ho mai più ascoltata ma l’ho ancora tutta completamente in testa, assurdo.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

Una volta concretizzata la prima band.

Ero partito a strimpellare nella cantina del mio attuale batterista, ma più che suonare si può ammettere che facevamo cose, con degli accordi, con tanto rumore.

Iniziato ad avere la prima sala prove, debuttando per la prima volta su un palco con quelli che sono tutt’oggi i miei compagni di band (o comunque amici vicinissimi) si è aperto un mondo bellissimo.

Aver portato un genere completamente inascoltato in un centro come quello che è Forte dei Marmi, aver avuto un riscontro calorosissimo e da lì a poco essere partiti portando tutto questo non solo nel paesino, ma anche nelle città d’Europa è stato surreale.

Non riesco a non sorridere quando penso alle mie esperienze grazie alla musica. 

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Solo uno è difficile!

Non riesco mai a spiegare cosa significhi vivere on the road e continuare a conoscere e interagire con gente nuova ad ogni esperienza.

Su due piedi mi viene in mente una cosa che mi ha fatto sorridere veramente:

Qualche anno fa avevamo una data a Taranto, in Puglia.

Alloggiavamo in un camping, si fece un concerto straordinario. Il giorno seguente, poco prima di partire, ci viene incontro questo ragazzo.

Era magrino, abbronzato di chi si vive la sua terra in pieno Agosto e con lui aveva una cassa intera di birre prodotte dal posto.

Timidamente ci aveva portato questo dono ringraziandoci un sacco per avergli regalato una serata memorabile, scusandosi che non poteva offrirci altro che quello.

Aveva un piccolo market proprio all’interno di quel camping dove alloggiavamo e se mi chiedi perché, proprio su due piedi, mi viene in mente questa scena è perché la collego a tutta la genuinità e sincerità che trasmette la musica.

Ci ha donato un sorriso spontaneo, penso sia completamente impagabile.

Poi un giorno ti racconterò il viaggio in barca notturno che ci portava in Sardegna! (Ride)

Come è cambiato il mondo della discografia?

Sicuramente è cambiato tantissimo.

C’è tanta richiesta, tanta domanda, tantissima concorrenza.

Non voglio gettarmi nel solito cliché che ad oggi basta avere un computer per produrre musica che suoni già proponibile per le piattaforme di streaming. 

Si può notare tranquillamente che la richiesta anche sulla fascia di età si è abbassata, sempre più giovani vengono a galla e il che è veramente un bene, perchè ci sono artisti poco più che minorenni ma che hanno tanta rabbia e tante cose da sfogare, ad oggi hanno ogni mezzo per comunicare.

Allo stesso tempo, inutile dire che questa possa essere vista come un’arma a doppio taglio, considerato ed esaminato alcuni messaggi che vengono tramandati.

Non farò il tipo da vecchia scuola, ma è anche vero che il talento è passato molto più in secondo piano per dare spazio all’immagine, ai numeri accumulati e come.

Siamo passati dal dover mandare i tuoi demo in giro al doverti fare notare con migliaia e migliaia di ascolti, a sfruttare i social network e dimostrare qualcosa anche tramite i contenuti sopra ad essi.

C’è molta, troppa musica confezionata e studiata per stare nelle top playlist di Italia, il problema è che nell’arco di qualche mese non ne rimane più nulla.

Cavolo, sto davvero parlando come un boomer!

Quanto conta la comunicazione?

Specialmente per il periodo storico preciso in cui stiamo vivendo, dove i social sono al centro di ogni vita, conta veramente tanto.

Il saper interagire, intrattenere.

Avendo tutto a portata di mano dentro uno smartphone il pubblico ha smesso di vedere i musicisti, come gli artisti in generale, come figure mitologiche.

I dietro le quinte sono la quotidianità, il sapere intrattenere poi i propri seguaci fa ormai parte dello show.

Io devo ammettere che mi diverto, perché alla fin fine non c’è poi così tanta differenza tra il mio lato artistico e la mia vita quotidiana.

Non mi devo sentire TRXGEDY per girare con una pelliccia sintetica alle 9 del mattino. (Ride)

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Boh nel senso, loro che ne pensano? (Ride) 

Io ad esempio, come dicevo, mi diverto.

Ho conosciuto tantissime persone in questi anni che mi hanno seguito poi in qualsiasi parte del percorso io girassi o tornassi indietro. Lo trovo fantastico il fatto che finito di suonare, gente completamente sconosciuta venga a batterti un cinque o a scambiare due parole e confrontarsi con chi ha suonato per loro fino a poco fa.

Sui social interagisco nella maniera più giocosa che posso, mi piace lanciare “mini trend” in base alle cavolate che mi accadono, in un modo o nell’altro quando qualcuno vuole vedere cosa si cela dietro quello strambo soggetto che è TRXGEDY, si deve strappare una risata assieme a me, i miei amici o il mio gatto.

Cos’è per te la musica ?

Quella cosa che mi regala i sentimenti più contrastanti di tutto.

Ti potrei ammettere a mani basse che è veramente la mia vita, il vero Luca, senza personaggi o band di mezzo.

Come allo stesso tempo ti dico tranquillamente che ho perso il conto di tutte le volte che ho pensato di mandare a puttane tutto.

Non lo so, e non lo so veramente cosa ha in mente il destino per me.

So che non sono più proprio un ragazzino ma ho la determinazione di volerci sbattere la testa finché veramente posso.

Non riesco a vedermi in un futuro senza di essa, quindi probabilmente per quanto ci stiamo sulle scatole a vicenda, sappiamo entrambi che alla fine ci sarà qualcosa in più. 

So di per certo che tutto quello che ho raccontato attraverso alla musica, nei miei testi, è stata una bella cura per me nel corso degli anni.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista di piacerebbe interagire e perchè?

Eh. Bel quesito. 

Su due piedi? Kurt Cobain.

Nonostante la sua figura molto discutibile, ho ammirato il musicista in maniera inestimabile.

Dietro i suoi testi c’è qualcosa, è difficile da spiegare. 

Non stiamo parlando di un grandissimo chitarrista, come cantante la sua voce era graffiante quanto fastidiosa in certi contesti.

Comunicava. Lo faceva in un modo completamente suo e non posso che ricordare quando appena trasferito qui in Toscana, un mio compagno di classe dopo i primi giorni mi masterizzò la discografia dei Nirvana.

Ad oggi avrebbe dato ancora tantissimo alla musica.

Quanto è importante avere un team con il quale crescere?

Non è importante, è fondamentale.

Ho questa enorme fortuna di collaborare assieme a professionisti, e non perché sia il loro effettivo mestiere, ma per come lo interpretano veramente.

Ero partito da solo con l’idea di questo progetto, è andata a finire che dentro siamo poco meno di una decina.

Non è solo l’idea di avere un grosso aiuto generale, ma lo scambio di idee e un lavoro di squadra concreto.

Questa release sotto questo aspetto non poteva andare meglio.

Colgo dunque occasione per ringraziare tutti coloro che stanno dietro alle quinte di questo progetto, grazie anche a te Ale per tutto il supporto e per questo ritaglio di tempo.

Sarà un anno interessante!

Ne siamo convinti anche noi e per questo ti seguiremo con piacere

Ascolta il brano clikkando QUI

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