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Redazione

Attualità

Milano: nasce “The Spot” il progetto di produzione pluriculturale artistica…

The Spot

“The Spot” è una “realtà” creativa specializzata in ambito musicale che segue lo sviluppo professionale di un’artista e che svolge una funzione aggregativa di player del settore.


La Mission di The Spot è portare a un livello successivo il tuo progetto artistico’
La prima proposta di valore del progetto è la costruzione di un “ecosistema” creativo che svolga qualunque tipo di servizio musicale necessario allo sviluppo professionale di un’artista (eccetto il ruolo di label) e che rappresenti un punto di riferimento anche per artisti emergenti.
E’ stato creato uno spazio
creativo che possa essere l’ “head quarter” di creativi e un punto di ritrovo per artisti di qualunque tipo, indipendentemente dall’età, sesso, etnia o genere musicale. Un punto di raccolta di player del settore che possa rappresentare per gli artisti coinvolti la loro “bussola” nel mercato musicale.
La location di The Spot prende vita in un luogo fisico sul territorio di Milano, al cui interno si trova lo studio di produzione e di registrazione, lo spazio fotografico, lo spazio adibito a ufficio per la parte gestionale, commerciale e promozionale e infine la zona living, oltre al locale cucina e sala riunioni.
Gli artisti che collaborano con The Spot potranno utilizzare questo spazio anche soltanto per aggregarsi con altri artisti o addetti ai lavori.


Lo spazio conta un totale di circa 150mq.
Il mercato a cui viene fatto riferimento è dato dall’unione del mercato musicale, unito al mercato dei creative media, unito alla ricerca musicale.
Innovazione, essere sempre un passo avanti alle aziende grazie al nostro framework flessibile ed in continuo cambiamento. The Spot accetta cryptovalute come  moneta di scambio.
Le dinamiche interne al gruppo si modificano di continuo per impedire un affossamento delle potenzialità.



The Spot è composto interamente e unicamente da un organico di ragazzi giovani e competenti, con l’obiettivo condiviso di puntare a una crescita collettiva nel settore di tutto il team.
Dal punto di vista sociologico, i giovani professionisti devono essere a loro agio nel contesto creativo progettato, devono avere la passione per la musica, un’ampia conoscenza del settore e molta voglia di emergere; ragazzi giovani ma talentuosi saranno più stimolati ed efficienti sul lavoro rispetto a professionisti già affermati, con ampi obiettivi professionali già raggiunti.
Nel team si trova la presenza di fonici, produttori, fotografi, videomaker, grafici, artists manager e responsabili della sezione promo e marketing.

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eccellenze italianeFood & Beverage

Boschetto Campacci, il vino ambasciatore del territorio.

Boschetto Campacci

Il vino sta diventando sempre più ambasciatore del territorio, un prodotto d’eccellenza della produzione italiana, settore importante e trainante nell’export come l’edizione Vinitaly 2023 ha messo in luce, superando ad esempio l’abbigliamento e nello stesso tempo sta acquisendo un peso culturale.

L’iniziativa dell’imprenditore beneventano Luigi Frascino ne è una testimonianza. Lo abbiamo incontrato in uno dei suoi ristoranti “Ruggero” a Verona dove, in coincidenza con il Vinitaly, ha presentato ad un gruppo ristretto di giornalisti il suo nuovo vino, “Ruello”, un Chianti classico riserva 2019, frutto della collaborazione con il professor Riccardo Cotarella, enologo di primo piano nel panorama italiano, consulente di molti personaggi noti che hanno investito nel vino da Bruno Vespa, a Massimo D’Alema a Sting.

Nel segno del vino il matrimonio fra economia e finanza e cultura, sviluppo turistico è sempre più solido, basti pensare che oggi il settore dà lavoro a 100mila famiglie.

L’Italia sta recuperando un certo ritardo rispetto alla vicina Francia nella promozione di questo prodotto come ambasciatore del territorio, e nello stesso tempo recuperando la propria tradizione che in particolare in Piemonte e in Toscana ha una nobiltà terriera. Soprattutto nella seconda le grandi famiglie storiche sono ancora presenti nel comparto e i loro insediamenti sono anche centri culturali.

La storia di Luigi Frascino è quella di un imprenditore, presidente e fondatore del Gruppo omonimo che egli preferisce definire un agglomerato di aziende.

La partenza, dopo gli studi di Economia e scienze bancarie a Siena è nel mondo della finanza. Il Gruppo Frascino è una delle più importanti realtà d’Italia nel settore del credit management, con una posizione di primo piano nella gestione e nel recupero di crediti problematici in ambito assicurativo, e occupa vari settori come quello immobiliare, puntando ad un target alto.

Frequentando la Toscana si innamora della sua campagna e comincia a interessarsi nel vino così nel 2016 nasce il progetto, che all’inizio è privato, familiare, con Boschetto Campacci, un borgo nel comune di Castelnuovo Berardenga, nel cuore della denominazione a venti chilometri da Siena. Come in un risiko acquista una serie di terreni e oggi l’azienda si estende per 22 ettari.

L’occasione che lo convince, ci ha raccontato, è stata il ritrovamento di una vecchia perizia di epoca leopoldina risalente al 1878 che ci ha mostrato, che parla dei terreni particolarmente vocati alla coltura dell’olivo – l’azienda produce anche olio – e della vite perché galestrato del tutto inadatto invece ad esempio alla coltivazione dei cereali.

“La scelta, ci ha raccontato, è quella di una produzione di alta qualità che restituisca identità a un luogo abbandonato per molto tempo riportandolo alla sua vocazione originaria. Il vino diventa così l’espressione del genius loci in grado di rivitalizzare un territorio grazie anche alla ristrutturazione di casali e in particolare dei poderi di Santa Caterina, Santa Marina Novella e Santa Chiara.”

Questo desiderio si esprime anche nello stile del vino rispondente alle caratteristiche dei diversi territori. Vini schietti, eleganti, di ricerca per la valorizzazione della versatilità delle capacità di un vitigno come nello spumante metodo classico Franciacorta “Vitoria”, dedicato alla figlia, blanc des blancs, 80% chardonnay e 20% pinot bianco (36 mesi sui lieviti) con un buon bilanciamento tra freschezza e sapidità; la Falanghina, elegante con note fruttate spiccate di pera Williams e il Ruello, Sangiovese 100% con una trama densa e tannica, note scure di frutti rossi e un’apprezzabile speziatura. Vini rispettosi del carattere locale che non mettono in discussione la tradizione.

D’altronde la scuola Cotarella è improntata all’eleganza e alla sobrietà e come ci ha raccontato lo stesso enologo risponde alla crescente ricerca di qualità alta, senza inseguire mode e tendenze.

Non è tanto il gusto personale del consumatore che domina ma sempre di più il desiderio di essere informati ed edotti in materia. Il consumatore sempre più desidera che il vino sia anche un argomento da raccontare.

Parallelamente alla produzione vinicola, per ora con una distribuzione privata, si sta sviluppando un’attività legata agli Wine Resort e al mecenatismo culturale che nella campagna sta trovando un nuovo polo attrattivo.

Tra l’altro Frascino ha aderito all’iniziativa delle 67 colonne dell’Arena di Verona nata di concerto con il Ministero dei Beni Culturali durante il periodo critico della pandemia

A cura di Giada Luni

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Attualità

Intervista a Serena Fumaria :“Diventare coach: la crescita personale e il benessere”.

Serena Fumaria

Perché studiare per diventare un coach? Chi è questo professionista? Come aiuta le persone? Fa veramente la differenza?

Chiediamolo a Serena Fumaria, Coach, scrittrice e docente universitaria, e ai corsisti del suo nuovo Master in Mental Coach per l’università ISFOA che si è appena concluso.

1.Serena, questo percorso che la vede docente unica, permette agli studenti, oltre a implementare la cultura generale e comprendere maggiormente se stessi, di programmarsi alla professione di coach.

Quali sono gli sbocchi lavorativi che un coach professionista può avere?

La figura professionale del coach, è attualmente molto richiesta anche in italia. Anno dopo anno viene scoperta e compresa e acquisisce clientela.

Un coach professionista sostiene le persone nella crescita personale, professionale e relazionale.

Attraverso un sistema specifico di giuste domande, il cliente riscopre i suoi veri obiettivi.

Successivamente, con una strategia di gestione degli step intermedi per raggiungerlo, il coach lo sosterrà fino al successo. Questo permette al cliente di avere maggior autostima e implementare le sue performance.

La figura del coach è molto richiesta anche a livello aziendale.

Molte attività contattano un coach per migliorare le performance professionali e i rapporti interpersonali al fine di implementare i guadagni e raggiungere gli obiettivi comuni.

È una professione bellissima, che offre nuove opportunità sia al professionista stesso che a coloro, che evolve insieme al suo lavoro che per i clienti che lo contattano.

Avere un coach fa spesso la differenza tra il desiderare “qualcosa” e riuscire ad ottenerlo.

Lasciamo adesso la parola agli studenti:

1) Laura, Perché hai scelto di fare un Master in Mental Coaching? Quali erano le tue aspettative?

-La scelta d’affrontare un master in Mental Coaching, è stata dettata, senz’altro, dal desiderio di implementare la mia autoconsapevolezza ed il mio potenziale, individuare specificamente i miei obiettivi e rafforzare la volontà necessaria al loro perseguimento.

Le mie aspettative sono state abbondantemente soddisfatte, poiché,oltre alle strutture nozionistiche e agli strumenti pratici che questo percorso fornisce e potenzia, ho intrapreso uno straordinario viaggio introspettivo!

Ho regalato a me stessa nuovi “occhi” attraverso cui vedere, da diverse angolazioni, me stessa ed il mondo circostante.

(Laura Maria D’allura – giornalista)

2) Roberta, perché hai scelto proprio il percorso con Serena Fumaria e l’Universtita’ Isfoa?

-Ho scelto il percorso con Serena perché durante questi dieci meravigliosi anni nei quali ho avuto la fortuna di frequentarla, ho visto nascere e crescere in lei, attraverso le numerose tappe, la passione per questa professione.

Una passione che Serena, senza volerlo, ha saputo trasmettermi da subito, con quell’entusiasmo e quell’energia che le appartengono da sempre.

Un’esperienza, quella del master, che sento di consigliare a tutti,

Per me, ha rappresentato un’avventura meravigliosa, un’occasione di crescita personale davvero unica, sotto la guida di una docente di alto profilo professionale.

Ritengo che conseguire un master sotto l’egida di un Ateneo di prestigio internazionale abbia dato valore aggiunto ad un percorso che di per sé rappresenta un’eccellenza nel panorama della formazione di coaching.

Spero in futuro di poter nuovamente fruire di una formazione con questa Università, per il momento sono pienamente soddisfatta del traguardo raggiunto …ad maiora!!!

(Marta Roberta Tritto – asset manager)

3) Alessandro, Come ti sei trovato nella formazione? Era interessante?

-La formazione è stata molto interessante, ricca di contenuti formativi e al contempo utili per uso personale di crescita. Altissima Assistenza, contenuti spiegati in modo chiaro con slide esemplificative.

Grande componente aggiunta è la relazione con il gruppo “aula“ grazie ad esercitazioni comuni e sessioni ricche di pratica, confronto e crescita per un ottimale tirocinio interpersonale.

Lo studio è molto interessante e al contempo formativo.

Al termine del corso ci si sente più completi sotto diversi aspetti. La docente è sempre stata presente e attenta alle esigenze dell’alunno con immediatezza risolutiva e trascinante passione.

(Alessandro D’Herin – musicista )

4) Raffaella, il corso oltre a formarti ti ha dato modo di esercitarti e fare tirocinio, come ti sei trovata?

-Poter fare tirocinio e diverse esercitazioni durante la formazione è stata una componente di questo corso che è stata molto utile per poter sperimentare le tecniche studiate nei moduli e sul Manuale di coaching, scritto dalla nostra docente.

Confrontarmi con altre persone è stato utile e mi ha aiutato ad avere di molti spunti per un mio arricchimento.

Mi sono trovata molto bene, non è stato difficile organizzarsi e in aggiunta ho conosciuto persone nuove che sicuramente saranno dei colleghi/compagni di viaggio anche al di fuori di questo master.

(Raffaella Sauro – imprenditrice)

5) Maria Lucia, quali sono le caratteristiche per le quali questo corso è speciale secondo te? Perché lo consiglieresti a un amico?

-Questo master è stato una sfida contro le mie incertezze chiuse nella comfort-zone di atteggiamenti mentali. Lo definisco un viaggio verso studi e approfondimenti riguardo temi che mi hanno aperto gli occhi e affascinata circa gli aspetti del comportamento umano.

L’aiuto per la crescita personale è il dono più grande che questo master offre, insieme alla gestione ottimale di quei sogni che diventano concreti.

Consiglierei questa esperienza, con la stessa docenza, di Serena Fumaria, per il livello di assistenza che ha offerto e la serietà universitaria con cui mi ha guidata, durante l’intero studio, a trovare l’equilibrio interiore di cui avevo bisogno.

Inizialmente, creare esercitazioni insieme è sembrato particolare, ma per empatia è nato un rapporto immediato che ci ha permesso di scoprire la ricchezza dei valori di ognuno.

Sono convinta che se non si ha la conoscenza, prima, di se stessi non si potrà mai aiutare, motivare a una rinascita il prossimo.

(Maria Lucia Gabrieli – Gestione)

6) Isabella, come ti ha cambiato questa formazione?

-Questa formazione è stata fondamentale per apprezzare me stessa,nel qui e ora,con le mie potenzialità,i miei pregi,i miei desideri ,le mie creatività e nel far si che mi concentrassi in maniera mirata è consapevole nel raggiungimento dei miei obiettivi.

Ho aumentato autostima e fiducia in me stessa.

Quindi direi che è stato un grande passo verso una mia evoluzione, perfetto per permettermi di migliorare le mie relazioni e le mie capacità nell’affrontare dei problemi. (Isabella Bechi Campriani- Formazione)

7) Maria, cosa desideri fare delle tue competenze, ora che hai concluso il corso?

-Desidero accompagnare le persone che ancora non sono in grado di vedere il proprio potenziale, a conoscersi meglio e ad avere la consapevolezza di quanto valgono, per sfruttare al meglio il loro pieno potenziale.

Desidero accompagnarle a sentirsi ogni giorno sempre più forti, autonome e dipendenti solo da loro stesse, senza avere influenze esterne.

Desidero accompagnarle ad amarsi incondizionatamente, a rispettarsi e a trovare gli strumenti interni per superare gli ostacoli così da renderle persone indipendenti, forti, coraggiose e con fiducia in loro stesse. Insomma… voglio diventare un Coach!

(Maria Messina- Commerciale)

Per informazioni

www.serenafumaria.com

mastermentalcoach@gmail.com

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Food & Beverage

Ciblèo, un viaggio nel segno del gusto.

Ciblèo,

Un viaggio orientale nel cuore di Firenze che comincia dal nome, Ciblèo, come Cibrèo con la elle, “Tortelli e ravioli” a fare da sottotitolo, cucina tosco-orientale come afferma qualcuno. È riduttivo, come qualcosa di anfibio.

Al contrario il Ciblèo è un tipico ristorante giapponese che guarda anche alle suggestioni della Cina e della Corea utilizzando prodotti al novanta per cento toscani.

Qualche contaminazione corre nei due sensi come avviene in ogni viaggio.

Qui si viene per compiere un viaggio attraverso il gusto, lasciandoci trasportare, come ci ha raccontato Giulio Picchi, che ha ereditato quest’avventura paterna e la ridisegna ogni giorno. La sera in particolare non si sceglie cosa mangiare: si scopre la sorpresa di un menu gastronomico perché qui non si chiama degustazione. Il viaggio parte da lontano quando nel 1988 Fabio Picchi, ideatore della galassia Cibrèo e padre di Giulio, si innamora perdutamente di un piccolo, straordinario ristorante di Kyoto dove porta la cucina toscana. Frequentando il luogo però in un dialogo sincero le risposte che arrivano dall’Oriente si sedimentano nel gusto del fiorentino che decide di aprire uno spazio dedicato all’Impero del Sol Levante nel quartiere di Sant’Ambrogio. Nessun ammiccamento fashion, niente sushi e sashimi, né una contemporaneità che profuma troppo di internazionalità.

La filosofia del Cibrèo resta inalterata: la cucina della tradizione rivisitata anche nell’ambiente. Così quell’ossessione per il sapore di Fabio come la definisce Giulio si sposa con la cura del particolare nell’arredamento.

Un posto piccolo – una trentina di posti tra interno e dehors, circa 40 persone al giorno – come sono i ristoranti tipici in Giappone dove vecchie porte recuperate diventano la boiserie; un bancone con 8 posti per gli spettatori della cucina, molto artigianale, che dialoga con chi degusta. Tutto è essenziale e caldo, lontano da quell’immaginario europeo del ristorante giapponese.

Un’immersione nell’Oriente dove i cibi sono o freddi o caldi ci spiega lo chef.

La scelta è una materia prima esclusiva, con abbondanza di zuppe come nella cucina di casa ricreando la declinazione orientale della cucina toscana.

Per il Cibrèo il cuore della tavola sono infatti alcune ricette popolari legate alla città come il lampredotto e la tradizione contadina delle zuppe in particolare.

All’inizio del secolo scorso quando la città si ingrandisce nella cintura vivono persone umili che non possono mangiare la carne più nobile e scelto il quinto quarto che finisce anche nei piatti giapponesi del Ciblèo.

La proposta è una cucina che scalda il cuore, un’emozione domestica senza fuochi d’artifici, un viaggio lontano senza perdere le radici. Il quadro di Giulio Picchi, artista che recentemente ha ricominciato a disegnare, con il Ponte Vecchio davanti al bancone ce lo ricorda.

Nulla di esotico dunque ma un’immersione autentica in un’altra cultura.

Giada Luni

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eccellenze italianeFood & Beverage

Donne Fittipaldi, una storia lunga quasi vent’anni.

Donne Fittipaldi

La storia dell’Azienda donne Fittipaldi ha inizio nel 2004, quando la famiglia Fittipaldi Menarini decide di acquistare terreni a Bolgheri e impiantare vigne e olivi.

La fama dei vini di Bolgheri è ormai consolidata nel mondo, ma non è quello il motivo principale della scelta del territorio. “Bolgheri è soprattutto uno stato d’animo”, si legge nella presentazione del Consorzio di Tutela e Maria Fittipaldi Menarini con le sue quattro figlie Carlotta, Giulia, Serena e Valentina se ne rendono immediatamente conto e restano affascinate dal luogo, dal clima, dall’atmosfera, dalla luce del mare che si riflette sulle vigne, dai panorami struggenti, dai profumi, dai borghi medievali, dalla gentilezza degli abitanti.

Con la scelta di assecondare il genius loci si indirizzano verso una produzione di assoluta levatura con quei vitigni bordolesi che hanno dimostrato di offrire risultati qualitativi altissimi in questo angolo di Toscana: piantano Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Petit Verdot.

Se donna fa rima con sperimentazione

Quest’azienda al femminile gioca sulla fantasia. Così a questi vitigni si aggiunge il Malbec, uno dei vitigni storici di Bordeaux. Ma è in Argentina, nella regione andina di Mendoza, che trova il suo territorio di elezione. In Italia si è radicato in Friuli con buoni risultati, ma la sorpresa più grande sta emergendo a Bolgheri dove, appunto, donne Fittipaldi ha piantato quasi 2 ettari di questo vitigno.

Da queste uve nasce “5” Frizzante Ancestrale Costa Toscana Rosato IGT, un vino fuori dagli schemi, unico nel suo genere e primo esempio sul territorio di una rifermentazione naturale in bottiglia senza sboccatura e il Malaroja prodotto con le stesse uve in purezza nel 2012 e nel 2013.

Ma il Malbec ha dimostrato di essere un eccellente partner del Cabernet Sauvignon, del Cabernet Franc e del Merlot, che contribuiscono ad aumentare l’aspetto fruttato e la freschezza del vino.

Il nuovo vino si tinge di rosso

L’azienda presenta quest’anno il DF rosso 2020, un blend di Malbec al 60% e Cabernet Sauvignon al 40%. Il risultato è un vino dal colore rosso rubino carico e brillante, dagli intensi profumi di piccoli frutti di bosco come ribes lampone e fragola, accompagnati da note floreali e una piacevole speziatura dolce.

Al gusto è piacevolmente fruttato, slanciato da una vigorosa freschezza e morbido grazie ad una trama tannica levigata e dolce. Impressionante la sua lunga persistenza aromatica da vero vino di razza. La filosofia dell’azienda e del territorio è eleganza condita con freschezza ma bevibilità, un prêt-à-porter di qualità.

Senza dimenticare il bianco

Pur “in una grande terra di vini rossi – sostiene Maria Fittipaldi Menarini – non poteva mancare un grande bianco, un bianco unico e inimitabile, per questo abbiamo deciso di impiantare una varietà autoctona toscana come l’Orpicchio.

Ad oggi siamo gli unici a produrla a Bolgheri e crediamo fortemente nelle sue potenzialità. Con l’etichetta Lady F, proponiamo un vino capace di evolversi egregiamente nel tempo con profumi e gusto assolutamente fuori dagli schemi”.

Il vino incontra l’arte

Ognuna delle figlie ha la propria professione, ma tutte sono accomunate da una passione nuova, quella del vino, cresciuta prepotentemente da quando si sono messe in gioco in un settore che è storia, cultura, scienza, arte e filosofia di vita. Proprio il connubio con l’arte consolida la passione di tutte: fin dagli inizi donne Fittipaldi è legata all’artista e amico Giorgio Restelli, in arte Giores, per la realizzazione di quasi tutte le sue etichette. Di Giores è l’idea del nome “donne Fittipaldi”, seguita dal progetto ‘Stolen Legs’ dove l’artista trasforma, con un action painting, a base di smalti e acrilici, un suo scatto fotografico, stampato su tela, costantemente rappresentante la sinuosità femminile.

Le sue etichette dei rossi sono 3: donne Fittipaldi Bolgheri Rosso Superiore DOC, donne Fittipaldi Bolgheri Rosso DOC e Malaroja IGT Toscana Malbec. A queste si sono affiancate altre due etichette gioiosamente femminili: il Lady F Orpicchio e il “5” Rosato Frizzante Ancestrale, un pet-nat semplice, ribelle e conviviale, a base di Malbec, che infonde immediata simpatia e voglia di condividere. Le ulteriori 2 etichette sono invece opera di una delle figlie, Giulia. Per il Magnetic, in modo originale, ha riprodotto l’occhio magnetico della madre, così ammaliante che sembra voler carpire le sensazioni dalla mente dell’assaggiatore.

Per questo vino, che è un 100% Cabernet Franc, niente barrique per l’invecchiamento, ma uso di contenitori in “Cocciopesto”, un materiale impiegato dai Romani e dai Fenici, derivante dall’impasto crudo di cocci di laterizi macinati, frammenti lapidei, sabbia, legante cementizio e acqua.

Magnetico è il sapore di questo vino, ricco di frutto nero, erbe e spezie e dal sorso fresco e persistente. L’etichetta del DF rosso 2020 è tanto semplice quanto rappresentativa dello stile donne Fittipaldi.

A Palazzo Portinari fra storia e innovazione

L’incontro con Vito Mollica di Chic nonna

La presentazione alla stampa con DF Rosso, tenuto a battesimo, è stata a Firenze, non a casa, a Palazzo Salviati Portinari, la casa della Beatrice di Dante, da Chic Nonna, creazione dello chef Vito Mollica che ha saputo unire tradizione e semplicità familiare con capacità di reinterpretare il cibo in chiave contemporanea.

L’azienda

Associata al Consorzio per la Tutela dei Vini DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia, l’azienda nella Tenuta la Pineta, sulla Via Bolgheresesi estende su 46 ettari nel cuore della Denominazione Bolgheri. Di questi, 10 ettari sono piantati a vite con progetti di espansione ulteriore.

Vi sono poi 1.200 olivi con i quali viene prodotto olio extravergine di oliva. Lo staff tecnico è costituito dall’Agronomo Stefano Bartolomei e dall’Enologo Emiliano Falsini; la produzione media si attesta quasi a 70.000 bottiglie, commercializzate in parti uguali sul mercato italiano e sul mercato anglosassone.

A cura di Giada Luni

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Musica

il nuovo singolo di Numa Echos “Creepy Time” è disponibile su tutte le piattaforme!

Numa Echos “Creepy Time”

Numa Echos: La compilation del contest ROCK & OLTRE contenente il nuovo singolo di Numa Echos “Creepy Time” è disponibile su tutte le piattaforme!

La compilation del contest ROCK & OLTRE contenente il nuovo singolo di Numa Echos “Creepy Time” che anticipa l’uscita del nuovo album “Descending Consciousness” è disponibile da venerdì 24 Marzo 2023 su tutte le piattaforme!

Qui il link della “landing page”:

Iniziativa di OlzeMusic | Rockshots Records

Official partners: Chiesa & Partners S.r.l. | OTM Live Montecarlo | NeeCee Agency | Rock Hard Italy

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Musica

Sammy: quando la chitarra diventa voce…

Samuele Carnevali

La musica , come l’arte, spesso aiuta ad esprimersi… non tutti sono bravi con le parole, ma si trasformano quando tutto intorno a loro sembra sparire, questo è quello che succede a Sammy quando , chiudendo gli occhi , inizia ad accarezzare le corde della sua chitarra. e il mondo cambia…

Lasciamo a lui il piacere di raccontarsi….

Il tuo primo incontro con la musica?

Ho mosso i primi passi già in tenera età, mio padre tentò di farmi approcciare alla batteria a 4 anni senza risultati, mentre mia mamma ha tentato di farmi approcciare al pianoforte a 7 anni.

Decisi poi successivamente di voler imparare a suonare la chitarra elettrica dopo aver scoperto il metal.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la musica?

A 11 anni mi regalarono “Diario di una schiappa” e nella trama il fratello del protagonista suona in una band metal: fui folgorato da questa parola e desideravo di voler formare una rock band, cominciando ad ascoltare band come Queen, Led-Zeppelin, AC/DC,

Ramones e soprattutto Van Halen.

Oltre a ciò in prima media durante una lezione di musica la prof ci fece fare un gioco dove bisognava riconoscere il suono di vari strumenti musicali, di cui io ero già a conoscenza a differenza dei miei compagni di classe.

Poi sempre a quest’età mi avvicinai a Vasco Rossi grazie ad una persona, di cui il chitarrista Stef Burns fu un’ulteriore motivo per cui ho cominciato ad appassionarmi al rock. Questi eventi mi spinsero a studiare seriamente musica ed a voler creare qualcosa di mio.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

La prima volta che ho imbracciato la chitarra elettrica non ci volevo credere e cominciai subito a tirare fuori i miei primi riff con cui composi le mie prime canzoni.

Quanto conta la comunicazione?

L’intrattenimento è alla base di ciò, e se l’artista è bravo ad intrattenere il pubblico sa quello che vuole comunicare.

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista ti piacerebbe interagire e perché?

Non ho mai pensato a tutto questo hahaha. Forse Eddie Van Halen: è il mio idolo!

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Musicaspettacolo

𝐆𝐢𝐨𝐯𝐞𝐝ì 𝟑𝟎 M𝐚𝐫𝐳𝐨 2023 – o𝐫𝐞 𝟐𝟏 – 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐄𝐱𝐜𝐞𝐥𝐬𝐢𝐨𝐫 (Empoli) “𝐈𝐥 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐨 Morgan”

Morgan

Morgan, voce e pianoforte
Valentino Corvino, direzione e arrangiamenti
SONORACORDA ENSEMBLE

Musiche di Bach, Vivaldi, Beethoven, Schubert, Rota, Bindi, Gaber, De André, Morgan
Giovedì 30 Marzo 2023 Morgan ci condurrà attraverso le epoche ed i generi musicali dimostrando che le definizioni non riescono a contenere la creatività musicale, che la divisione colto/popolare non esiste e che la materia della musica si rigenera continuamente attraverso il genio degli artisti senza alcun limite.

Da Bach e Vivaldi fino a Morgan, passando per Schubert, Bindi e De André, un viaggio nelle intersezioni tra i linguaggi musicali, con continui cambi di prospettiva e riletture, anche grazie agli arrangiamenti orchestrati e diretti dal M° Valentino Corvino.

Evento a cura del centro studi musicali Ferruccio Busoni in coproduzione con Associazione Culturale Mosaico e Note di Classica 2023


Prevendite biglietti:
Libreria Rinascita – Via Ridolfi, 53 – Empoli | Tel. 0571/72746
Bonistalli Musica – Via F.lli Rosselli, 19 – Empoli | Tel. 0571/74056
Online – www.eventbrite.it/e/biglietti-il-classico-morgan-482986835627
Info:
Centro Studi Musicali Ferruccio Busoni
Piazza della Vittoria, 16 – Empoli | 0571/711122 – 373/7899915
csmfb@centrobusoni.org
www.centrobusoni.org/concerti-stagione-2023
www.centrobusoni.org/eventi/il-classico-morgan

Pubblicato in collaborazione con Rechos Records & Promotion

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Musica

Dominika Zamara: un successo a stelle e strisce.

Dominika Zamara

Oggi ci occupiamo di un premio, ci trasferiamo dall’altra parte dell’Atlantico e approdiamo negli States: “The American Prize in Composition”, Dominika Zamara è il fattore che ha motivato il nostro interesse.

Partiamo con ordine, siamo alle semi finali nella categoria “Vocal Chamber Music” (Musica Vocale da Camera). Ad aggiudicarsi la semi finale il “Triptych – 1945 for Soprano, Violin and Piano” scritto dal Maestro Wieslaw Rentowski, su poesie di Zuzanna Ginczanka poetessa ebrea/polacca (1917-1944).

“The American Prize in Composition è un premio molto prestigioso, in questo concorso partecipano molti compositori solo americani”. Continua Rentowski “Il premio e molto importante per i compositori e per gli esecutori di musica vocale e strumentale”.

La giuria, ha preso in considerazione vari aspetti, tra i quali: interpretazione e registrazione. Ma in realtà sono due le composizioni del Maestro Rentowski scelte dalla giuria (oltre al già citato Triptych), il brano En mis sueños for Alto Saxophone and Piano, nella categoria Musica Strumentale da Camera. Quindi una doppietta a tutti gli effetti.

Ma torniamo al Triptych, scritta appositamente per la voce della Zamara con accompagnamento del violino Karen Lim-Smith e al pianoforte Cameron Hoffman. La premiere del Trittico è stata eseguita lo scorso anno durante il Tour a Dallas della Zamara. La composizione si basa su tre poesie, della Ginczanka: I° Maditazione, II° Non omnis moriar e il III° Chiarimento a margine.

“Amo cantare la musica del Maestro Rentowski, scrive benissimo per la voce, ha un su stile individuale e particolare”. Così commenta la Zamara “Secondo me uno dei migliori compositori contemporanei. Sono onorata che questo suo brano, con la mia esecuzione sia stato premiato”.

In settembre sarà nuovamente eseguito, sempre in quel di Dallas, non ci rimane che aspettare.

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Musica

“Giallo” e una passione chiamata Musica…

Giallo

Una passione per la musica che lo ha portato fin da giovanissimo a sfiorare i tasti del pianoforte ..

Il producer e musicista GIAcomo PisaneLLO, in arte Giallo, ( il suo colore preferito si, ma anche un evidente crasi tra nome e cognome ) ha deciso di uscire allo scoperto presentando il suo disco “#FFB427“ ,il cui titolo prende spunto dal suo color code e riprende il concept del White Album dei Beatles.

Il progetto è interamente prodotto da lui, dalla voce alle strumentali, e viene presentato con il suo primo inedito “Eriksen”: un ibrido tra un brano indie e una sigla di una nostalgica comedy americana che contrappone giochi di parole e metriche ricche tipiche dell’hip-hop a ritornelli melodici in pieno stile 60s.

Tra le reference si sentono gli Articolo 31 ed i Beatles passando da Dargen D’Amico e Gianni Togni.

Conosciamolo meglio lasciando che sia lui a raccontarsi rispondendo alla nostre domande

Il tuo primo incontro con la musica?

I primi ricordi che ho della musica sono il pianoforte a casa dei miei nonni, i miei che mi cantavano  le loro canzoni per farmi addormentare e poi verso i 3 anni la prima lezione di pianoforte.

È difficile per me poter stimare un vero primo incontro con la musica perché ha sempre fatto parte della mia

vita a 360 gradi.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita la

musica?

Più o meno tra le medie e le superiori: studiavo già musica da quando ero piccolo ma è stato con le prime band formate per gioco coi miei amici che ho iniziato a vedere il mio sogno e costruirlo giorno per giorno.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Dopo le varie esperienze con le band nelle quali ho sempre cantato, ho deciso fermamente di non cantare più e dedicarmi al songwriting e la produzione per altri artisti. In tutto questo tempo ho scritto e prodotto centinaia di brani che hanno richiesto tantissimo lavoro.

Assurdo come i miei piani siano cambiati in pochissimo tempo: in poco più di una settimana la scorsa estate ho scritto e prodotto il mio intero album, di cui Eriksen sarà il primo singolo, e ho deciso di mettere su un mio progetto artistico.

Forse stavo solo aspettando il momento in cui avrei avuto qualcosa da dire.

Come è cambiato il mondo della discografia?

Sicuramente la discografia è in continua evoluzione ed è costretta a seguire l’avanzamento tecnologico: le nuove modalità e mezzi per produrre e fruire la musica cambiano tutte le carte in tavola.

Che questo sia qualcosa di cattivo io non credo: come tutto ha i suoi pro e i suoi contro, e in fondo io cosa ne voglio sapere di quanto era difficile esprimersi con la propria musica quando era solo per pochi fortunati poter registrare una canzone?

In ogni caso, che abbia portato del buono o del cattivo, io credo che ci sia qualcosa che l’evoluzione tecnologica non possa cambiare, e cioè il nostro essere umani, l’avere bisogno di provare stimoli, emozioni e sensazioni, e io credo fermamente in questo quando faccio musica.

Quanto conta la comunicazione?

In un periodo storico in cui la comunicazione e i social sono al centro della scena e spesso più importanti del prodotto stesso, non posso che riconoscerne l’importanza.

Tuttavia spesso chi mi conosce mi fa notare che vivo in un mondo tutto mio e, dato che per me è molto più facile

comunicare con la musica, mi piace lavorare con persone che mi aiutano a farmi conoscere per la persona che realmente sono.

Per riassumere, trovo che la comunicazione al giorno d’oggi sia fondamentale ma sono un grande fan di coloro che sono in grado di comunicare la realtà senza troppi fronzoli e filtri.

Che rapporto hai con il tuo pubblico?

Questa è una bella domanda perché il mio obiettivo è quello di arrivare al mio pubblico principalmente con la mia musica e ad oggi il mio progetto è ancora inedito, quindi come diceva Battisti, lo scopriremo solo vivendo.

Cos’è per te la musica?

La musica è appunto il mio mezzo di comunicazione principale, l’unico con cui riesco concretamente ad esprimermi.

Sono una persona molto timida e riservata e non sono un granché né con il linguaggio del corpo né tanto meno con le parole, a meno che non siano in un testo di una canzone, ma quella vale come musica, no?

Se chiedessi alle persone che mi sono più vicine da quanto mi conoscono realmente probabilmente mi risponderebbero che è da quando hanno ascoltato il mio primo brano. Inizio modulo

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale artista ti piacerebbe interagire e perché?

Sicuramente tra i grandi artisti del passato che stimo di più e con i quali mi sarebbe piaciuto passare del tempo in studio non posso non citare i Beatles: i primi a fare del pop una forma d’arte, a sperimentare e a trasformare lo studio di registrazione in uno strumento; non a caso hanno ispirato 60 anni di musica pop e continuano.

Grazie per la piacevole chiacchierata.

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