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La Bussola in Versilia

La Bussola

Bistrot. La Bussola in Versilia è un’istituzione, fondata da Sergio Bernardini, oggi di proprietà di Gherardo Guidi, che riporta ai favolosi anni Sessanta, ai grandi concerti degli anni Settanta, al revival degli anni Ottanta ed è tornata a vivere da qualche anno con la gestione di Giuliano Angeli e il giovane figlio Lorenzo che si occupa della discoteca (pubblico sempre più giovane e serate a tema con Dj set).

Vi hanno cantato Mina, Fred Bongusto, Gino Paoli, Peppino di Capri, che addirittura si è sposato qui,

Un grande spazio si affaccia su uno stabilimento a doppio ferro di cavallo con sole tende, un giardino con sculture e la vista a monte sulle Alpi Apuane.

Il bistrot è all’aperto d’estate sotto tende, cannicci e porticato, d’inverno al primo piano, nel Bussolotto, un tempo discoteca. Si va alla Bussola anche solo per un aperitivo e si può riservare il locale (preferibilmente in settimana con scelta di menu a tema e personalizzati). I piatti sono semplici con grande attenzione alla materia prima: si può cominciare con un mare caldo e cous-cous; gustare paccheri con burrata, acciuga del Mare Cantabrico e pomodoro fresco, spadellati a tavola; quindi una tagliata di pescato del giorno con verdure; e un semifreddo alla nocciola.

Molte le preparazioni al tavolo. Interessante la cantina con un ventaglio di prezzi e scelte dal Vermentino toscano in carta a 22 euro a Magnum di Champagne che arrivano quasi a 2000 euro e grande attenzione a piccole case vinicole di qualità.

Per ora in estate da segnalare anche Bussola incontra, a cura di Franca Dini, un programma culturale accompagnato da bollicine e stuzzichini all’ora dell’aperitivo.

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Forte dei Marmi: Sabato 9 Luglio dalle 18,00. Bagno Pietro & Luis Franciacorta.

Luis Franciacorta

Bagno Pietro a Vittoria Apuana , Forte dei Marmi ,un luogo dove  felicità e spensieratezza si miscelano e in cui  l’accoglienza ed i servizi per i clienti non sottraggano niente all’ambiente familiare.

Un luogo dove scacciare via i brutti pensieri e le fatiche del lavoro,

Un luogo attento alle esigenze di tutti e che sia innovatore nel rispetto dell’ambiente e delle tradizioni fortemarmine…

E’ in questa atmosfera che Sabato 9 Luglio , all’ora dell’aperitivo , insieme alle scelte tradizionali , potrete scoprire il gusto di un vino che proviene da una terra che per tradizione e per nome, ormai è entrata nell’immaginario comune, a giusta causa, come la madre di vini unici e inconfondibili ; “La Franciacorta”.

In particolare verrà servito  Linea Luis Collection Rosè, Franciacorta D.O.C.G.

Vinificazione: Le uve vengono vendemmiate a mano in cassette e refrigerate per una notte alla temperatura di 5°C.

Segue una breve macerazione pellicolare in pressa per estrarre il caratteristico colore rosa della Cuvée.

La pressatura soffice dell’uva intera e la fermentazione a temperatura controllata con lieviti selezionati.

Affinamento: In vasca di acciaio per sette mesi prima del Tiraggio nel mese di Aprile ed un periodo di maturazione in bottiglia di 24 mesi.

“Il terreno, le vigne, il clima, sono come un’orchestra che con la sua melodia esprime la propria essenza, acquista voce e si svela: a noi il compito di assecondarla e di permetterle di creare una musica che incanti, ed il vino che noi produciamo vuole rivolgersi a chi sa apprezzare la qualità, a chi ama scoprire e trovare qualcosa di unico”.

Paolo Mensi titolare Luis Franciacorta

www.cantinaleduequerce.it

dalle 18 00 Bagno Pietro

Via Arenile 72 55042 Forte dei Marmi, Toscana

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Livorno: a “La Persiana”, il fascino del mare da terra.

La Persiana livorno

La Persiana è un luogo che racconta la fusione intima della città di Livorno con il mare, da dove arrivano storie e racconti ma anche sapori e profumi, un dialogo costante, una porta sull’altrove e sulla voglia di scambio con altre genti. Livorno è l’emblema di cosa sia un porto di mare.

Nel Rione Borgo dei Cappuccini nella Darsena nuova, dove prossimamente ci sarà il porto turistico a breve, e un edificio ristrutturato era il posto del varo delle navi del Cantiere Orlando, compie dieci anni il locale, affacciato sul porto sotto le arcate, di Giovanni Neri.

Quest’avventura è nata dalla passione di un giornalista professionista da sempre amante del buon cibo e del buon bere, che oggi sta passando il testimone al figlio Alberto.

Il locale si sviluppa nel rimessaggio del nonno di proprietà della famiglia da 100 anni.

A seconda delle stagioni si mangia all’interno della cantina dalle volte basse o sotto gli archi per ripararsi dal freddo o dal troppo caldo o all’aperto sotto il cielo, che si colora di rosso al tramonto.

È qui sull’acqua che arrivano le competizioni, la più importante delle quali è il Palio marinaro e quest’anno il Rione bianco-nero del ristorante sta dimostrando tutta la sua grinta.

Il nome La Persiana è ancora un racconto del luogo perché indica la tipica bevanda femminile livornese, anice, menta e sassolino per la parte alcolica; uno dei liquori a base di anice, questo inventato a Sassuolo, che costellano il Mediterraneo nelle loro varietà dal Pastis all’Anisetta o Sambuca o l’Ouzo per citarne alcuni.

Un tempo in realtà si usava l’acquavite ma oggi la ricerca è verso una maggior leggerezza.

Questa bevanda, gradita soprattutto d’estate, ha nel gusto maschile il corrispettivo con il ponce livornese. La vicinanza del mare ha spinto Giovanni Neri a una scelta radicale quanto naturale, una cucina di solo pesce, con qualche proposta vegetariana per andare incontro ai gusti che cambiano.

La tradizione è la voglia di cucina genuina incontra qui l’innovazione e così si è deciso di cuocere quasi tutto a bassa temperatura, per mantenere intatte le proprietà organolettiche e facilitare il servizio anche se la preparazione richiede maggior cura. Imperdibile il cacciucco con le 5 C come quelle che compongono la parola e come l’idea di “cucinarlo con cura”.

La voglia un po’ retrò è nel carrello del pesce portato a tavola per farlo scegliere ai clienti.

Grande cura nella scelta della materia prima con le crudità di mare mentre la fantasia anche nella decorazione in diversi piatti come le chips di riso con ceviche e aromi diversi.

L’ambiente allegro e l’idea della compagnia che evoca questo posto con i marinai e pescatori che la sera tornando dal mare si riunivano è ben presente nella cantina dedicata soprattutto al territorio, senza però dimenticare le bollicine, qualche birra e una selezione di liquori come il Mortella d’Elba, distillato di una pianta locale, assimilabile al mirto.

L’idea che il gusto non sia solo nei sapori ma anche nei saperi ha reso la carta dei vini anche un’istruzione per l’uso che accompagna la degustazione, corredata da proverbi in tema. Insomma un luogo di ritrovo per imparare curiosità e tradizioni oltre che per gustare prelibatezze.

Se passate da Livorno, non possiamo che suggerirvi una tappa del gusto proprio qui

La Persiana

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Roberta Marchese Ragona “Wine Ambassador”.

Roberta Marchese Ragona

Abbiamo fatto qualche domanda a Roberta Marchese Ragona, esperta di vini, che ha trasformato questa sua passione in un lavoro.

Conosciamola meglio attraverso le sue risposte alle nostre domande

Primo incontro con il vino ?

Sono siciliana originaria di Canicattì, sì proprio Canicattì, provincia di Agrigento,  dove si produce l’uva Italia da tavola e dove la storia non ha fine, dai bizantini ai greci ai fenici ai normanni agli spagnoli, e di cui ancora oggi sentiamo il passaggio; da ragazza ho iniziato ad assaggiare vini di qualità grazie e dico grazie alla mia allergia, ovviamente prima era una moda per me e da quasi 15 anni è diventato un lavoro.

Che formazione hai avuto?

Sono un’ interprete, sono francofona e parlo inglese, questo mi ha agevolato negli “in coming” in Sicilia dove ho collaborato con l’Istituto regionale vini e oli di Sicilia ed ho avuto la possibilità di conoscere aziende che fanno prodotti di eccellenza oltre le grandi che già conoscevo.

Oggi faccio parte della DocItaly, ho ricevuto l’onorificenza di “Ambasciatrice del bere” del mio territorio e questo per me è un grande onore da donna siciliana quale sono.

Quando hai deciso di diventare brand ambassador ?

Mi sono sempre domandata perché al nord riuscivano a farti bere e mangiare quello che volevano loro, nonostante avresti voluto mangiare altro, così ho iniziato a farlo anch’io nel mio piccolo organizzando percorsi enogastronomici, mettendo in risalto il territorio e abbinando la tradizione e cultura siciliana.

Oggi porto a tavola calici e cibo di diversi territori.

Cosa significa brand ambassador nel mondo enogastronomico?

Non sono una sommelier, sono una wine e food lover, mi piace il buon bere e il buon mangiare e oggi è un lusso, soprattutto dopo la pandemia, sedendoti in un ristorante piuttosto che un wine bar o bistrot, devi stare bene.

Essere brand Ambassador significa “essere” l’azienda, essere parte integrante dell’azienda anche a diversi km di distanza,  vuol dire raccontare il territorio, il lavoro, la storia di quella tenuta e trasferirla ai commensali che non essendo operatori di settore ma sempre amanti del buon bere e del buon mangiare si incuriosiscono rispetto alla storia che c’è dentro al calice, ecco perché i miei percorsi si chiamano I Segreti In un Calice, quello che senti e ti arriva rimane un tuo segreto come quando ammiri un’opera d’arte, perché fare vino è arte.

Diverse persone tra amici, conoscenti, partecipano alla serata, ma anche clienti del ristorante che non conosco, alla fine viene fuori quello che esiste fin dai tempi più antichi , la convivialità, perchè non c’è cosa più bella che riunirsi attorno ad un tavolo mangiando e bevendo bene.

Mi piace e diventa quasi un gioco con lo chef, nei percorsi prima selezioniamo i vini e poi abbiniamo i piatti cercando di esaltare il calice che è il protagonista insieme al gusto del cibo.

Come selezioni le case vinicole con le quali collaborare ?

Sono molto appassionata di quello che è il prodotto alimentare tradizionale -PAT- che è la prima base per la denominazione d origine in poche parole prodotti di nicchia, quindi prodotti che vengono coltivati, lavorati e finiti con tradizione e cultura del luogo quindi vado a scovare le piccole aziende; non è semplice anche perché devi saper raccontare l’azienda, il prodotto, e fare innamorare la persona  che hai di fronte, soprattutto i ristoratori; ormai la. maggior parte di loro sono amici prima di essere clienti, ma a me sono sempre piaciute le strade in salita.

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Tutti abbiamo dei sogni e io, in un periodo per me pesante, non ne ho più avuti, finché i miei figli e il mio lavoro me li hanno ridati …….

Ho gettato i miei sogni in questa vigna in cui si cammina dolcemente, camminando sui miei sogni …. 

Che importanza ha la presentazione anche “estetica” in un vino?

Come dico sempre una bella bottiglia di vino ti colpisce ma colpisce di più se il vino è molto buono e poi si può apprezzare la bellezza della bottiglia.

Anche perché tutto quello che estetica colpisce perché noi siamo condizionati dalla vista; mi è capitato di fare una degustazione alla cieca con uno degli chef più rinomati al mondo, in cui c’è stato chi ha imparato a versare il vino in un calice o imparato a mangiare senza vedere. Per noi è molto importante l’estetica ma ti assicuro che è molto più importante sentire il gusto e assaporare tutto quello che il prodotto ti dà.

Che rapporto hai con i clienti?
I clienti ristoratori che mi danno più soddisfazione sono quelli appassionati di vino, quelli che amano la storicità del posto, così torniamo sempre a raccontare tutto quello che è tradizione e cultura che si può trovare dentro ad un calice mentre per quanto riguarda i commensali, riesco a farli appassionare a quello che racconto, come per i wine and food lovers che ascoltano perché magari non avevano mai avuto la curiosità di andare a vedere che cos’è un taglio Bordolese e invece in quel racconto molto breve che io faccio, a fine serata escono fuori che sanno cos’è il taglio Bordolese e che non è un coltello ma è piuttosto un mix di vini.

Quanto conta il vino a tavola?

Io sono dell’avviso che se tu ti siedi a tavola, posto considerato sacro perché uno è uno dei dettami che la nostra religione ci ha insegnato, devi mangiare e bere bene quindi il vino deve accompagnare qualsiasi pasto che tu stia facendo; il vino è allegria, compagnia, anche se ovviamente, non bisogna esagerare.

Che differenza trovi tra il Sud , il centro e il nord quando proponi i vini scelti?

Non trovo grosse differenze nel presentare i vini nei vari punti d’Italia. Diciamo che quando racconto il percorso enogastronomico, i commensali mi guardano e vorrebbero immediatamente capire se quel vino che berranno è di loro gradimento o no o forse prenderanno la loro bottiglia preferita,  ma non appena scoprono che un vino è più buono dell’altro, quel briciolo di diffidenza passa, mentre racconti di quello che è la territorialità e quindi inizi a raccontare la storia perché oggi è quella che fa la differenza, e in alcuni casi li coinvolgi anche facendo delle domande.

E quando vedi che in tavola c’è il vino che hai presentato, vuol dire che hai fatto bene il tuo lavoro.

Grazie per il tempo a noi dedicato

Ambassador segnalato da Luis Franciacorta

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Chef Donata Rizzo: il cibo è cultura e come tale va rispettato, studiato e raccontato a tavola…

Donata Rizzo

Donata Rizzo, salentina  Chef rinomata, ama definirsi una “cuoca di casa”, perché nonostante la sua carriera parli chiaro sulla qualità e professionalità del suo operato in cucina, la conditio sine qua non per chi vuole avvalersi della sua creatività culinaria è lasciarla fare a modo suo…

Fin dall’inizio, la sua scelta è stata di rendere le ricette essenziali, di ” togliere aggiungendo”, attualizzando la tradizione,  rinnovare con rispetto, perché le donne in cucina mettono soprattutto amore e passione

Per lei seguire in cucina  il ciclo delle stagioni è il primo passo per potersi esprimere al meglio in cucina  selezionando con cura le materie prime e  facendo particolare attenzione alle cotture .

Oggi la Cheff Donata Rizzo è la regina della cucina al  Le Cinque Vele Restaurant una tra le location più esclusive della costa Ionica del Sud Salento

Il suo segreto ?

Cucinare col cuore e con la testa,

Il rispetto profondo per la materia prima e la conoscenza delle tecniche le permettono, contemporaneamente, di non sbagliare e di avvicinarsi a sapori , quelli veri, Il desiderio di fare le cose bene, di esprimersi con gentilezza , di essere in fondo modesta, ma nello stesso  tempo  intransigente nel perseguire lo scopo prefissato

Per Donata il  cibo è cultura e  la sua è una cucina cerebrale , ma di cuore, una passione, un gesto d’amore, che non può ne deve prescindere da un grande rispetto per il cibo e la tradizione , ma per lo Chef  Salentino non deve mai mancare lo stimolo per la  ricerca costante finalizzata a  far provare all’ospite  una vera “experience”  gastronomica indimenticabile, da raccontare con il sorriso  

Il cibo, ricorda Lo Chef , ha il potere e il dovere  di  parlare dei luoghi in cui nasce, racconta le storie delle persone che lo hanno accudito e per questo il dialogo tra chi cucina e gli ingredienti scelti diventa poesia“

Autentico è chi sa da dove viene e capisce dove soprattutto dove sta andando e questo Donata Rizzo lo sa molto bene

Lunga vita alla Buona cucina….

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“Luis Franciacorta”, scegli un diverso punto di vista.

Luis Franciacorta

“Il terreno, le vigne, il clima, sono come un’orchestra che con la sua melodia esprime la propria essenza, acquista voce e si svela: a noi il compito di assecondarla e di permetterle di creare una musica che incanti, ed il vino che noi produciamo vuole rivolgersi a chi sa apprezzare la qualità, a chi ama scoprire e trovare qualcosa di unico”.

Paolo Mensi

Le colline moreniche della Franciacorta godono di uno specifico microclima: un ambiente naturale, puro e unico, in cui produciamo vini di genuina e altissima qualità, proposti in eleganti bottiglie di design dallo stile unico.

Alla fine degli anni ’70 Luigi acquista i terreni con 3 ettari di vigneto e 1 di oliveto per fare il suo vino dedicato alla famiglia ed ai suoi amici. I primi anni passano riconvertendo alcuni ettari a vigneto (attualmente, infatti, sono piantati 12 ettari) e nella realizzazione della prima cantina nel 1986.

“Con la prima cantina – racconta Paolo – abbiamo iniziato a pensare di poter fare qualcosa in più di un vino destinato all’utilizzo familiare e di pochi intimi. Ma abbiamo voluto attendere ancora dedicandoci alla realizzazione di nuovi vigneti”.

La “svolta” arriva alla fine degli anni Novanta.

Proprio allora Paolo ed il padre decidono che il loro prodotto potrebbe essere immesso anche nel mercato. Il 1 aprile del 2001 Paolo, con una certa ironia che lo contraddistingue, fa nascere l’azienda agricola Le Due Querce.

Nel 2002 si imbottiglia la prima annata dello spumante delle Due Querce.

Nel 2005 il padre Luigi, scompare prematuramente e Paolo vuole dedicare a lui come fondatore il nome dei vini Franciacorta.

“Un’emozione intensa – ricorda Paolo, con quella sua genuinità che caratterizza anche i suoi prodotti – per tutta la mia famiglia: il nostro vino, il sogno di mio padre realizzato”.

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Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo.

Cucina d’amore e libertà

L’arte nel piatto che è seduzione e anche cura di sé, piacere della preparazione prima, dell’occhio poi, del palato infine e molto altro.

La cucina, che sia d’amore o di libertà, lenta, seduttiva o rapida, narcisistica è comunque un’arte che non ha confini.

Non almeno per l’autore di Cucina d’amore e libertà. L’eros e l’arte di volersi bene, Francesco Cavallo. Fiorentino, studia giurisprudenza, letteratura e lingue straniere appassionandosi ai linguaggi del mondo.
Lavora da sempre nell’Hospitality business, si occupa della propria azienda, collabora a progetti in Italia ed all’estero ed insegna Hospitality Marketing and Management. Insegna marketing del travel business ed è nel comitato Italia di “Les Collectionneurs” del quale fa parte l’Hotel boutique Cellai, in centro a Firenze.

La filosofia di un hotel di charme e non di lusso è la stessa del libro: luoghi e oggetti da collezione, su misura, unici, preziosi per il loro gusto, vissuto.

Così l’hotel, un percorso tra tanti salotti e salottini, si snoda tra oggetti e mobili unici perché acquistati in giro per il mondo, qualcosa di attuale, alcuni pezzi vintage e altri di antiquariato.

Alle pareti invece foto e quadri contemporanei perché una volta al mese Francesco allestisce una mostra che racconti il mondo, in particolare la città e le città come quelle vuote soggetto della prossima esposizione. Anche il libro, prima prova letteraria dell’autore, è prima di tutto un oggetto, anche di arredo, di regalo, bello da vedere.

Edito da Mandragora, casa editrice molto legata all’arte, racconta attraverso una serie di originali ricette l’intensa relazione che intercorre tra Eros e Cibo, ed è corredato da 31 tavole a colori realizzate da Susanna Spelta, illustratrice e fashion designer professionista, raffinata e spiritosa insieme.

La veste del libro, copertina rosa fragola con tanto di frutto della fragola a rilievo, l’uso dei colori pop, riscopre il gusto della carta e propone il libro non solo da leggere, ma appunto oggetto artistico.

Cosa racconta? Attraverso la forma della ricetta, rigorosamente per due, le passioni dell’autore, letteratura, lingue, arte e viaggi ma soprattutto gli incontri con le persone, a volte fatti solo di sguardi; come alcuni dei piatti presentati mai cucinati.

A partire dai Preliminari, dedicati alla preparazione di manicaretti e salse come antipasti, il volume affronta poi altre due sezioni:

La prima audacia, riservata ai primi piatti, e Il piatto forte, che propone invece i secondi tra cui “Gli anelli di Mompracem”, da servire, dice l’autore, con “sguardo intenso e piratesco” raccontando agli ospiti “di quando giocavate alla morra nelle buie taverne di Labuan”.

A rendere eccitante un piatto, sostiene Francesco Cavallo, non è infatti solo la chimica e l’accostamento dei suoi ingredienti, quanto l’atmosfera che si crea durante la sua preparazione.

La cucina può richiamare odori, sensazioni tattili, suoni e immagini di luoghi vicini e legati alla nostra tradizione culinaria, oppure esotici, provenienti da paesi lontani, visitati nel passato ma il cui ricordo rivive improvvisamente in un sapore. Le mille associazioni sono in grado di creare un clima di attesa ed eccitazione.

Le ricette proposte nel libro diventano così un pretesto per raccontare storie di luoghi pittoreschi, dai boulevard parigini, ai barrios spagnoli, dai vicoli di Napoli, al Bazar di Damasco.

Sophie Moreau

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ArteFood & Beverage

La pittrice Veneta Sandra Menoia espone anche al Carpe Diem di San Donà

sandra menoia

È una personale dedicata all’energia quella di Sandra Menoia ospitata dal “Carpe diem” di corso Trentin.

Se qualcuno storce ancora il naso quando un artista decide di esporre in luoghi definiti “unconventional “  ricordo subito che in questo momento oltre a questa mostra Sandra Menoia  sta esponendo a Venezia in una collettiva patrocinata dalla Fondazione Modigliani, a Forte dei Marmi nella collettiva Wow a Villa Bertelli a cura di Alessio Musella Editore d’arte e Developer internazionale che da qualche mese la sta seguendo direttamente pianificando insieme all’artista come e dove esporre, e sperimentando nuove tecniche  ,  presente alla Biennale della Murgia in Puglia e in fine sempre in una collettiva ad Alicante Spagna. Frammenti dell’io a cura di Maria Marchese e il critico Valeriano Venneri.

In questo caso Sandra Menoia ha scelto di esporre  sei quadri di grandi dimensioni:

un trittico intitolato “Odissea nello spazio” (1,80×1,20 metri),

un dittico dal titolo “Schizofrenia” (1,10×2 metri) e

un’opera singola “Oltre la finestra”.

La sua pittura astratta è contraddistinta da un innato istinto e una forte energia

Quando parliamo di astrattismo  può sembrare che non esistano regole sulla tela,  ma invece è sempre presente un equilibrio intimo tra colori e pennellate che l’artista utilizza per comunicare.

Sandra Menoia  realizza le sue opere  con colori acrilici, impressi con sapiente maestria su tela con la spatola, questa tecnica permette una miscela unica tra  incisività, spessore e delicatezza

Il sodalizio artistico ha portato Menoia a collaborare con la Fondazione “Mazzoleni di Alzano Lombardo (Bergamo), che si occupa di promuovere l’arte e l’eccellenza italiana nel mondo, con grande attenzione per l’aspetto sociale, sostenendo numerose associazioni umanitarie.

Tra le curiosità lo scorso anno le opere “Odissea nello spazio” e “Schizofrenia” erano state esposte all’Arte-terminal di San Basilio a Venezia

L’esposizione al “Carpe diem è visitabile fino ai primi di luglio.

Clikka qui per le indicazioni stradali

Una breve considerazione sui vari spazi espositivi disponibili per gli artisti, musei, gallerie , luoghi istituzionali, ma quando parliamo di visibilità e riconoscibilità delle opere , una buon ristornate può garantire , come in questo caso, il passaggio giornaliero di oltre 150 persone, numeri di tutto rispetto se paragonati a certe gallerie nelle quali tolto il vernissage iniziale, faticano ad entrare 10 persone al giorno….

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AttualitàFood & Beverage

-Forte dei Marmi-Spiaggia comunale Bar/ristorante alle Boe visto da V.

alle Boe

Il posticino è il bar della spiaggia comunale di Forte dei Marmi, accanto al bagno Piero.
È tutto all’aperto, molto semplice, arredato con allegre sedie e tavoli di legno colorato.


Vanta un’adorabile terrazzina posta su una duna che regala una meravigliosa vista mare.
Aperto a pranzo e per l’aperitivo.
Testato il pranzo, piatti semplici mare, terra e vegetariano, principalmente piatti freddi, ma anche pinsa e qualche primo caldo.
Troppo ridotta la scelta dei vini alla carta.


È ciò che ci si aspetta da un bar da spiaggia?
Diciamo che si va in buona compagnia puoi dimenticare la bradipa lentezza del servizio e i prezzi non proprio popolari, in virtù della splendida vista e della gentilezza del personale.


Da tornarci anche solo per vedere le arzille e simpatiche giovanotte che giocano a burraco tutto il pomeriggio

V.

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Food & Beverage

“L’ Arte ovunque” la Pittrice veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello..

Sandra Menoia

Da sempre la visibilità delle opere di un artista non deve limitarsi alle gallerie.

La riconoscibilità per chi fa arte, è un elemento importante per poter proporre e far ricordare i propri lavori, e ancora oggi, le location come i ristornati, se adeguatamente scelti, e soprattutto se gli spazi messi a disposizione sono ottimali sono garanzia di visibilità.

Basti pensare che in galleria, tolto il vernissage di apertura, raramente entrano più di 10 persona al giorno, in un buon ristornate  il numero come minimo si decuplica, e magari qualche volta i clienti possono diventare acquirenti.

Intendiamoci, la Galleria rimane il luogo per antonomasia per esporre opere d’arte, ma non di certo il solo…

La pittrice Veneta Sandra Menoia ha scelto la Trattoria Ca’ Landello  per esporre alcuni suoi quadri , e la location si è dimostrata davvero interessante.

Una casa colonica radicalmente ristrutturata, un rustico elegante immerso nelle vigne di Prosecco e Cabernet a Noventa di Piave.

La location certo conta molto, ma anche  le scelte culinarie  giocano un ruolo importante e la Ca’ Landello propone una vasta scelta di piatti tipici dell’area delle venezie.

Nulla è lasciato al caso ,I piatti sono sapientemente accompagnati dai vini del territorio e da un’interessante selezione di grandi vini italiani e internazionali.

I titolari Riccardo De Marchi e Chiara Manente della hanno da sempre messo al primo posto Opitalità, convivialità e ricerca della qualità. per far sentire a proprio agio chiunque scelga di varcare la porta della Trattoria Ca’ Landello .

Le Opere esposte sono state scelte dalla pittrice insieme al management del locale, proprio per creare il giusto connubio tra arte, ospitalità.

Sono state posizionate all’ingresso della Sutteria, il luogo ideale per l’aperitivo di benvenuto che anticipa la cena,.

Come spesso accade Sandra Menoia ha iniziato da giovanissima a dipingere olio su tela paesaggi, nature morte, ma ha capito presto che questo stile non le apparteneva, a quel tempo non considerava nemmeno l’arte astratta, adorava l’impressionismo.

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