close

Food & Beverage

AttualitàculturaEventiFood & Beverage

Pontedera-Museo Piaggio- Cantina Jazz, la sinestesia di un suono di-vino.

Cantina Jazz

Al Museo Piaggio di Pontedera, in provincia di Pisa, il jazz incontra il vino, un matrimonio d’amore e anche d’interesse. Nato come un gioco è diventato un percorso sostenuto da studi scientifici che hanno provato come l’ascolto della musica influenzi la percezione gusto-olfattiva. Il tema è legato alla missione della Fondazione Piaggio, quella di diffondere la cultura nel suo rapporto con l’impresa e il territorio. In tal senso l’azienda rappresenta perfettamente questo trittico essendo diventata un punto di incontro locale ma anche un alfiere del made in Italy non solo come eccellenza produttiva ma culturale.

La Vespa in particolare è un simbolo dello stile italiano e soprattutto nel cinema è diventata una metafora culturale, di libertà, gioia di vivere, gusto del viaggio e dell’avventura. Intrigante l’abbinamento dei brani musicali che nasce da un incontro, quello di Roberto Marangoni, Docente universitario appassionato della tavola ed Emiliano Loconsolo per la voce e la direzione artistica, grande voce con un’estensione impressionante modulata come uno strumento musicale.

Tra gli sponsor della serata le Tenute Lunelli, note soprattutto per lo spumante Ferrari, che dal Trentino hanno investito nella Tenuta Castelbuono in Umbria e a Podernovo, nel pisano, in Toscana, evidenziando quanto il territorio e la specificità locale regalino in varietà nel bicchiere. Vino e musica chiedono di non essere consumati frettolosamente, divorati distrattamente ma assaporati nel silenzio pur nella convivialità e ci offrono una metafora di felicità classica, l’armonia dei greci antichi, dove la virtù sposa il piacere.

Video realizzato da Giuseppe Joh Capozzolo ( www.giuseppejohcapozzolo.com )

Così con il Solenida 2017, IGT Costa Toscana, Sangiovese con la sua complessità si abbina a Sophisticaded Lady, avvolgente, intrigante, che richiama la femme fatale, così inarrivabile, sicura di sé che all’interno custodisce un’isola di fragilità. Il legame tra cucina e cultura si conferma sempre intrigante unendo anche il mondo economico che chiede nel settore del vino come in quello della musica un investimento a lungo termine che è però anche una garanzia per un’economia e uno sviluppo sano e duraturo. Il jazz in particolare è una musica che non si presta a derive commerciali e richiede un ascolto dal vivo che in questo caso è un modo ‘umanistico’ di vivere l’azienda e i suoi spazi.

A cura di Ilaria Guidantoni

Leggi Ancora
EventiFood & Beverage

Il gusto fa rima con salute nel Natale milanese.

Equilibrium Intelligent Food

Al Roof dei Cavalieri presso l’Hotel dei Cavalieri di Milano, a due passi da piazza Duomo, lo chef stella verde Michelin, Executive Chef Daniele Teresi presenta un ‘cibo che fa bene’, una nuova linea di pasta al farro monococco BIO+. L’iniziativa è di Equilibrium Intelligent Food che ad ottobre ha aperto nel capoluogo lombardo in partnership societaria tra Health Optimizing ltd ed Equilibrium Life Science Sagl un ufficio, con uno spazio vetrina dov’è possibile gustare e acquistare la nuova linea.

L’idea è recuperare un cereale antico dalle formidabili proprietà nutrizionali, punta di diamante di un progetto altamente innovativo legato all’alimentazione funzionale, illustrato per l’occasione dal Prof. Michele Carruba, Professore Ordinario di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano.

La filosofia è di promuovere un’immagine green del cibo che sia non solo legato al salutismo ma anche ad un’economia sostenibile e ad uno stile contemporaneo di consumo dove l’eleganza faccia meno rima con il lusso e gli effetti speciali e di più con la salute e il recupero della tradizione, seppure reinterpretata in una chiave anche esteticamente piacevole.

Ora, nello specifico, il farro monococco è uno dei cereali più antichi al mondo.

Si pensa infatti che sia stato coltivato a partire dal 7.500 a.C circa. Il suo piccolo seme ha un basso indice glicemico, alti valori proteici e vitaminici e un tipo di glutine particolarmente leggero e digeribile, che lo rende adatto anche a chi ne è sensibile.

La pasta di Equilibrium Intelligent Food, in particolare, viene prodotta attraverso uno speciale trattamento di frantumazione del seme, che consente di utilizzarne solo la parte nobile, il cosiddetto cuore del chicco, favorendo una più elevata qualità nutrizionale.

La nuova linea di Equilibrium Intelligent Food dedicata al farro monococco è realizzata in 4 varietà declinate in 16 formati, che combinano le eccezionali qualità del farro monococco con quelle dell’alga spirulina, della curcuma, del pepe e della farina di castagne.

Durante la serata c’è stato inoltre modo di degustare un Olio Extravergine di Oliva ad alto titolo di polifenoli e un vino particolarmente ricco di resveratrolo, sempre di produzione Equilibrium Intelligent Food.

Chi è Equilibrium Intelligent Food

Fa parte del portafoglio di partecipazioni di Igea Pharma NV, società quotata alla Borsa di Zurigo, che investe in progetti innovativi nei settori healthcare, pharma e functional food.La missione di Equilibrium Intelligent Food nasce per garantire prodotti con il più alto valore nutrizionale, e la tracciabilità della catena alimentare, anche utilizzando le più avanzate tecnologie di blockchain.

La gamma di prodotti funzionali di Equilibrium Intelligent Food supporta la Dieta Mediterranea – e in generale una dieta sana e bilanciata – ed esclude l’uso di materie prime geneticamente manipolate.

I suoi alimenti supportano il corretto funzionamento del corpo, riducendo il rischio di contrarre malattie causate dall’alimentazione.

Giada Luni

Leggi Ancora
AttualitàFood & Beverage

Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition: i sei Distretti culturali dell’area metropolitana ospiteranno artiste e artisti tra i 18 e 35 anni. Al via il bando, candidature fino al 9 gennaio 2023.

Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition

Città metropolitana di Bologna come città artistica diffusa di residenze per un nuovo progetto condiviso da tutti i sei Distretti Culturali.

L’esperienza del Nuovo Forno del Pane, portata avanti tra il 2020 e il 2021 dal MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, cresce e si allarga ai sei Distretti culturali della Città metropolitana di Bologna. Dal 5 dicembre è disponibile un avviso pubblico finalizzato alla selezione di sei artiste, artisti o collettivi che potranno lavorare in strutture messe a disposizione nei Comuni dei sei Distretti culturali.

Bologna, 5 dicembre 2022 – Su iniziativa del Comune e della Città metropolitana di Bologna, l’innovativa esperienza del Nuovo Forno del Pane, nata al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna nel 2020 per far fronte all’emergenza Covid-19 e supportare gli artisti offrendo loro uno spazio di produzione, si apre al raggio più ampio dei sei Distretti culturali della Città metropolitana. La possibilità di vivere, lavorare, produrre opere, interagire con il territorio, dar vita a progetti artistici individuali e condivisi, verrà estesa dall’ambito esclusivamente cittadino al raggio più ampio di sei Comuni degli altrettanti Distretti culturali della Città metropolitana.

Il progetto rientra nelle azioni di Officina Creativa per Bologna, percorso di creazione del sistema culturale metropolitano promosso da Comune e Città metropolitana di Bologna, con il supporto di Fondazione Innovazione Urbana.

Artiste e artisti di età compresa tra i 18 e i 35 anni, domiciliati in Italia, senza vincoli di cittadinanza o residenza, con una recente e documentata attività nell’ambito delle arti visive contemporanee, sono invitati a partecipare alla selezione per il Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition: la pubblicazione dell’avviso è prevista per il 5 dicembre 2022 e dalle ore 12 del 6 dicembre si potrà compilare il relativo modulo telematico di partecipazione.L’avviso sarà disponibile nell’Albo Pretorio online del Comune di Bologna, su Iperbole alla sezione Concorsi, avvisi, graduatorie e bandi di gara e sul sito del MAMbo alla sezione news. La scadenza per inviare la propria candidatura e tutta la documentazione richiesta è il 9 gennaio 2023 alle ore 12.

“Il protagonismo culturale della Area metropolitana – dichiara Elena Di Gioia, delegata alla Cultura di Bologna e Città metropolitana – che vogliamo rafforzare sempre di più, intende con questo progetto valorizzare le residenze d’artista, sia come forma di sostegno a giovani artisti che possono trovare occasioni di crescita e sviluppo sul territorio metropolitano sia come forma di relazione e dialogo tra gli artisti in residenza e le comunità diffuse.

Ed è proprio all’interno di questa visione che si inserisce l’idea di espandere la virtuosa esperienza del Nuovo Forno del Pane, realizzata da MAMbo in un periodo tutt’altro che facile per la cultura, a tutto il territorio metropolitano mettendo in sinergia molteplici fattori e componendo l’immagine di una Città artistica e creativa metropolitana diffusa. Grazie all’impegno dei Distretti culturali e alle competenze di Lorenzo Balbi e del MAMbo sono certa si creerà un fecondo e originale network artistico metropolitano che rafforzerà il nostro territorio come luogo in cui la voce e l’opera di artisti avrà uno spazio sempre più significativo”.

“Dopo l’esperienza del Nuovo Forno del Pane negli spazi della Sala delle Ciminiere del MAMbo – aggiunge Lorenzo Balbi, direttore del museo – siamo felici di avere ricevuto la sollecitazione dalla Città metropolitana per ideare una nuova edizione nella quale la nostra istituzione diventa un connettore tra residenze e spazi già attivi dei Distretti culturali della Città metropolitana e le artiste e gli artisti che operano sul territorio italiano. Il progetto permetterà la creazione di una nuova rete in grado di accogliere e valorizzare le ricerche artistiche, rafforzando le premesse che hanno permesso la nascita, nel 2020 durante l’emergenza pandemica, del Nuovo Forno del Pane”.

Le artiste e gli artisti verranno selezionati sulla base della documentazione presentata, tenendo in particolare conto il portfolio, la lettera motivazionale e l’idea progettuale, secondo parametri legati a fattibilità, originalità e impatto della proposta sul sistema culturale metropolitano.

Le candidature saranno esaminate da una Commissione presieduta dal Responsabile dell’Area Arte Moderna e Contemporanea del Settore Musei Civici Bologna e composta da membri esperti interni allo staff del MAMbo.

Alle artiste e agli artisti selezionati sarà offerto uno spazio di lavoro in cui operare, secondo le modalità previste da ciascun ente, tra il 13 febbraio e il 30 giugno 2023, all’interno di una delle strutture dei seguenti Comuni dell’Area metropolitana di Bologna: Budrio (Distretto culturale Pianura Est), Comune di Budrio – Le Torri dell’Acqua; Casalecchio di Reno (Distretto culturale Reno Lavino Samoggia), Montagnola di Mezzo; Castiglione dei Pepoli (Distretto culturale Appennino Bolognese), Municipio di Castiglione dei Pepoli – Officina15; Imola (Distretto culturale Imolese), Centro d’Arte Novella Guerra; San Giovanni in Persiceto (Distretto culturale Pianura Ovest), Comune di San Giovanni in Persiceto, Convento di San Francesco; San Lazzaro di Savena (Distretto culturale Savena-Idice), 10Lines e Kappa Nöun. Inoltre, a ciascun artista o collettivo selezionato sarà garantito un alloggio nei Comuni di riferimento (ad eccezione di San Giovanni in Persiceto) ed erogato un incentivo di 4.000 euro lordi per l’avvio dell’attività di ricerca ed eventuale produzione.

Durante il periodo di residenza, le artiste e gli artisti saranno coinvolti in approfondimenti dedicati alle loro ricerche individuali che saranno divulgati e promossi tramite i canali di comunicazione dei soggetti coinvolti nel Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition, mentre le opere e i progetti eventualmente prodotti rimarranno di loro proprietà. La rete dei Distretti culturali sarà parte attiva nel costruire occasioni di scambio e collegamento con il territorio.

Ai sei selezionati verrà richiesto: di permanere nella struttura assegnata da un minimo tre a un massimo di quattro mesi, anche frazionati; la disponibilità a spostarsi con propri mezzi e a proprie spese; di collaborare con lo staff del MAMbo e con le strutture ospitanti per la migliore riuscita dell’iniziativa, partecipando agli incontri, alle attività e alle interviste eventualmente programmati dal museo; di collaborare con le altre artiste e artisti coinvolti nell’iniziativa favorendo scambi di competenze teoriche e pratiche al fine di creare durante il lungo periodo di residenza un clima partecipativo e produttivo; di partecipare alla co-progettazione di attività teoriche e pratiche finalizzate all’autoformazione e all’ampliamento delle proprie competenze; di mettere a disposizione immagini e testi liberi da diritti per le attività di comunicazione e per eventuale pubblicazione di un catalogo al termine del progetto.

In occasione del Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition è stata ideata una nuova identità visiva del progetto a cura di Giulio Ferrarella. A partire da una rielaborazione delle ciminiere del MAMbo, che avevano caratterizzato l’immagine creata da Aldo Giannotti per la prima edizione, è stato realizzato un nuovo logo lineare e tipografico che rafforza simbolicamente l’idea di produzione, alla base del Nuovo Forno del Pane.


Nuovo Forno del Pane Metropolitano Outdoor Edition

www.nuovofornodelpane.com
Instagram: @nuovofornodelpane
Facebook: Nuovo Forno del Pane

Ufficio stampa Settore Musei Civici Bologna
e-mail UfficioStampaBolognaMusei@comune.bologna.it
Elisa Maria Cerra – Tel. +39 051 6496653 e-mail elisamaria.cerra@comune.bologna.it
Silvia Tonelli – Tel. +39 051 6496620 e-mail silvia.tonelli@comune.bologna.it
Con la collaborazione di Ornella De Carlo

Ufficio stampa e comunicazione Città metropolitana di Bologna
e-mail stampa@cittametropolitana.bo.it
Tel. +39 051 6598340

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & BeverageSenza categoria

Langosteria e Caviar Kaspia insieme nel segno dell’eleganza.

Langosteria e Caviar Kaspia

Langosteria e Caviar Kaspia hanno presentato alla stampa a Milano una collaborazione internazionale che vuol essere preziosa, non tanto nel senso del lusso perché come il tartufo il caviale può rovinare il rapporto con il cliente; quanto nel segno dell’eleganza.

Prodotti costosi ed esclusivi vanno saputi raccontare: gustarli significa vivere un’esperienza culturale prima di tutto.

Il Gruppo Langosteria annuncia un nuovo progetto in collaborazione con Caviar Kaspia, maison francese conosciuta per la sua offerta gastronomica incentrata sulla selezione di caviale di pregio, a cominciare dall’offerta nello storico locale milanese nel quartiere Isola e la nuova apertura a Saint Moritz, i ristoranti che ospiteranno il pop-up di Caviar Kaspia.
I menù dei ristoranti includeranno dunque una sezione dedicata all’offerta di caviale e proporranno ai propri ospiti la rinomata “Baked Potato”, piatto icona della maison parigina. Inoltre il caviale, Caviar Kaspia, completerà uno dei piatti simbolo: “Tagliolini Langosteria e caviale”.

Un ménu essenziale con il focus legato ai crostacei impreziositi dal caviale dove però c’è un grande spazio dedicato al vegetale, una scelta dello Chef Domenico Soranno di Sannicandro, in provincia di Bari, una regione che non dimentica mai la verdura nel piatto, ingrediente che consente l’attenzione alla stagionalità, una grande varietà oltre a migliorare la digeribilità dei piatti. Una nota importante perché racconta come anche il segmento del lusso si lega ai nuovi comportamenti di consumo.

La Langosteria offre infatti un ambiente intimo, come il Salotto di casa, aperto solo la sera. Un ambiente avvolgente con piatti vecchio Ginori e alcune manifatture legate al peltro dell’azienda bresciana Cosi Tabellini. In tavola anche la Matrioska che contiene il caviale, una preziosità nata dall’ispirazione di una borsa Chanel.

La tavola nella sua eleganza è un elemento di unione e l’idea di Langosteria è proprio la condivisione tanto che gli antipasti sono molto ricchi e possono essere messi in un piatto centrale da condividere come la vodka servita in ampolline perché anche il gesto e le parole che accompagnano il pasto ne fanno parte.
Il caviale di Caviar Kaspia, sarà disponibile anche online per i clienti di Langosteria a Casa.
Langosteria propone inoltre un fine dining nato in Italia e focalizzato sull’eccellenza che seleziona
i migliori prodotti in ogni parte del mondo, combinando la tradizione con un approccio contemporaneo e internazionale.
Caviar Kaspia è un’istituzione parigina che, fondata nel 1927, continua a celebrare

l’arte del caviale nella sua iconica sala da pranzo al 17 di Place de la Madeleine a Parigi, brulicante di celebrità e creativi.
La collaborazione tra Langosteria e Caviar Kaspia unisce due identità affini che sono guidate dalla medesima aspirazione, ovvero la ricerca dell’eccellenza, declinata in piatti studiati ad-hoc e ricercati, per regalare al cliente un’esperienza unica e sofisticata.

Il Gruppo Langosteria oggi conta 4 indirizzi milanesi, Langosteria (2007), Langosteria Bistrot (2012), Langosteria Café (2016), Langosteria Cucina (2021), un ristorante a Parigi (2021) al settimo piano dell’hotel Cheval Blanc Paris, uno al mare nella splendida baia di Paraggi (2017) e infine un indirizzo in montagna che aprirà a Saint Moritz nel 2023.

Tutti condividono la medesima matrice gastronomica, ma ognuno ha una propria identità. Fondata e guidata da Enrico Buonocore,

Langosteria si basa sulla ricerca dell’eccellenza e attenzione al dettaglio, sull’italianità con una visione internazionale. Fondato nel 1927, Caviar Kaspia è un’istituzione a Parigi e, nel tempo, non ha mai cessato di celebrare l’arte del caviale nella propria iconica sala, frequentata da celebrità e grandi creativi.

Oggi Kaspia è sinonimo di un art de vivre a difesa del diritto al piacere condiviso in una cerchia esclusiva. Kaspia è unico nel suo genere e ha fatto del table-hopping il proprio marchio distintivo. Il ristorante, specializzato in caviale, ha collaborato con artisti del calibro di Jacquemus, Giambattista Valli, Carine Roitfeld e Off-White, e designer di interni come Jacques Grange e Alexis Mabille, oltre ad aver inaugurato diversi pop-up, fra cui New York, Roma e Montecarlo. In questo 2022 che segna il 95° anniversario del marchio, Caviar Kaspia si espande, in continuità con Dubai, inaugurato nel 2021, lanciando altre sei aperture, fra cui San Paolo, Saint-Tropez, Los Angeles, Londra e nel The Mark Hotel di New York.

Nel 2023, Kaspia si sposta in montagna, con l’apertura di Saint Moritz in partnership con il famoso ristorante milanese Langosteria e con Courchevel.

A cura di Giada Luni

Leggi Ancora
Food & Beverage

Coppo, una lunga storia di famiglia e territorio.

Coppo

Il binomio famiglia e territorio nel vino sembra vincente, basti rileggere la tradizione spumantistica di Canelli, in provincia di Asti, un tempo crocevia commerciale e culturale importante per il settore enologico, tanto che qui con Carlo Gancia, recentemente scomparso, c’è stata la prima sperimentazione del metodo classico di spumantizzazione in Italia.

Coppo, una delle più antiche aziende vinicole italiane a conduzione familiare, è rimasta tale in 130 anni di vita,tanto che nel 2012 riceve l’inserimento, da parte di Unioncamere, nel registro nazionale delle imprese storiche con più di un secolo anni di ininterrotta attività.

Non solo, ma le sue cantine, note come le “Cattedrali sotterranee”, sono state dichiarate patrimonio Unesco nel 2014, a testimonianza della loro lunga storia.

Edificate a partire dal XVIII secolo come piccole cantine di conservazione, rimaneggiate e ingrandite nel corso del 1800 e del 1900 fino alle ristrutturazioni e alle sistemazioni moderne, si sviluppano sotto la collina di Canelli per 5 mila metri quadrati e fino a 40 metri di profondità.

Coppo è impegnato nel conservare e rendere fruibile questo patrimonio dedicato al vino, alla sua storia e al lavoro dell’uomo. Per questo a 125 anni dalla fondazione di Coppo, è nato il Coppo Wine Club per supportare la conoscenza e l’esperienza di chi condivide la passione, il rispetto e il piacere unico del vino di eccellenza e c’è una sala degustazione per aprire il mondo del vino anche ai non addetti ai lavori.

Da Coppo si va per una prima alfabetizzazione sulla vinificazione e per la guida alla degustazione con un’antologia di eccellenze spumantistiche e di vini rossi.

Qui la storia inizia nel 1892 quando Piero Coppo apre la sua attività, tra i primi importatori di champagne e vini francesi, che utilizzava la struttura per lo stoccaggio delle merci.

Non a caso le cantine non si trovano vicino ai vigneti ma su una strada.

Da importatore il fondatore diventa produttore sposando Clelia Pennone proprietaria di vigneti oggi per un totale di 52 ettari. La realtà di Coppo cresce nel tempo divenendo nel tempo portavoce dell’evoluzione del vino che accompagna il gusto e lo stile della tavola italiana, settore economico di primo piano e in continua ascesa in termini sia quantitativi sia qualitativi.

Oltre a un’importante produzione spumantistica metodo classico, degna di nota in particolare per l’eccellenza della riserva del fondatore, da segnalare la creazione di bianchi in stile Borgogna con maturazione su lieviti in barrique realizzati con la tecnica del batonnage che all’inizio comporta un intervento ogni due giorni fino a una due volte alla settimana.

Vero fiore all’occhiello il Nizza Pomorosso Docg, iconico e in certi momenti quasi più noto dell’azienda, che rappresenta il risultato di aver trasformato la Barbera, vitigno caratterizzato dall’acidità e i sentori fruttati di frutti rossi, molto generoso e per questo ritenuto popolare, un vino elegante. Il 1984 segnò la prima vendemmia di quello che diventerà negli anni il vino simbolo dell’azienda: la Barbera d’Asti Pomorosso, a cui si affiancherà, l’anno successivo, il Camp du Rouss.

I fratelli Coppo furono infatti tra i primi nel territorio a dimostrare l’eleganza, il carattere e il potenziale di affinamento dell’uva Barbera, che rimane oggi la loro specialità.

Tra le particolarità dell’azienda l’autorizzazione a produrre Barolo pur essendo fuori dalle terre previste dal disciplinare per questo vino. Coppo è un’eccezione iscritta nella Docg con uve conferite, provenienti naturalmente dalle zone previste grazie alla storicità dell’azienda e alla sua qualità certificata.

Negli anni 2000 la quarta generazione fece il proprio ingresso: l’azienda si aprì alla modernità voluta dalla comunicazione digitale. Sotto la direzione di Luigi Coppo si inaugurarono percorsi di visita alle storiche cantine e di degustazione per visitatori di tutto il mondo.

La storia di Coppo, che resta radicata nella patria dello spumante italiano, si lega indissolubilmente a quella del Monferrato, in Piemonte, una delle zone più connotate sulla mappa del vino italiano e mondiale.

Cantine Coppo è entrato a far parte del Gruppo Dosio nel 2021 per preservare e valorizzare la tipicità delle Langhe e del Monferrato, potenziando così la ricerca.

Per Gianfranco Lanci, riferimento del Gruppo Dosio, piemontese doc e fra i top manager italiani più di successo a livello mondiale che ha scritto la storia del personal computer degli ultimi 40 anni, l’accordo con cantine Coppo rappresenta soprattutto l’occasione per cogliere la sfida per una reale ‘smart agricolture’ – mirata all’integrazione di tecnologie digitali con l’obiettivo di far dialogare i tempi scanditi dalla natura, ai quali si deve un imprescindibile rispetto, con tutti gli elementi di innovazione tecnologica oggi disponibili.

Per la famiglia Coppo, l’ingresso all’interno del Gruppo Dosio significa guardare al futuro con il proposito di scrivere una nuova pagina di una storia che resterà tutta italiana e profondamente radicata nei valori, nella missione e nelle competenze con cui la famiglia ha sviluppato il brand in oltre 125 anni.

È una crescita che non ha conosciuto battute d’arresto quella di Coppo e di Dosio, nemmeno nel biennio della pandemia che è stato contrassegnato da diffuse perdite nel settore vitivinicolo. Il risultato 2021, anno che ha segnato l’ingresso di Coppo nel gruppo

Dosio, registra infatti non solo l’atteso incremento su quello del 2020 ma anche su quello pre-pandemia del 2019.

Giada Luni

Leggi Ancora
Food & Beverage

Argea, il gusto su misura: quando il territorio si racconta in un bicchiere.

Argea

In Piemonte nelle zone del Monferrato, Roero e Langhe, dichiarate patrimonio Unesco, è nato un Gruppo Argea, che si richiama all’arte, Ars e alla terra, Gea – forte della partecipazione del Fondo d’investimento Clessidra – dove i grandi numeri di una vocazione internazionale dedicata soprattutto all’export, non solo non penalizzano il territorio ma lo esaltano.

Per i clienti di Mondo del vino e Botter, le due grandi realtà che costituiscono il Gruppo, il vino è fortemente legato al territorio. Lo testimonia il premio internazionale appena ritirato a Londra per il concorso Champagne & Spakling Word Championships che ha classificato Argea al primo posto nel mondo per la categoria degli spumanti aromatici con Asti Docg, metodo Martinotti, una denominazione snobbata per anni che negli ultimi anni, grazie ad un consorzio di tutela, ha evidenziato le potenzialità di una tipicità tutta italiana.

Tipicità che si riscontra – come ci ha raccontato Annalisa Vittore, Brand Manager per i marchi Cuvage, Acquesi e Ricossa – nella grande poliedricità del mondo dell’Asti, che offre anche un metodo classico, in omaggio alla tradizione piemontese, prima in Italia a spumantizzare secondo il metodo classico, mutuato dalla Francia. E l’Alta Langa è proprio il segmento di punta dell’azienda che è in procinto della sboccatura 2019.

Così importante la Barbera per anni considerata un vitigno che puntava solo su acidità e fruttato rosso, è diventato con il marchio Ricossa un prodotto che esprime una qualità di alto profilo capace di dare tante sfumature. Proprio da una richiesta della clientela è nata una vinificazione con appassimento, un grado zuccherino apprezzabile, che l’azienda ha ottenuto, dopo una battaglia, una variazione sul disciplinare che per questo tipo di vitigno non prevedeva la vinificazione.

Chiave di tutto resta appunto la territorialità per il mondo e non è un caso che l’azienda, che non possiede uve e vigneti, lavori solo uve autoctone, nelle varie regioni dove è presente, rispettivamente Piemonte (Mondo del Vino, società fondata da Alfeo Martini che circa 30 anni fa ha fondato il gruppo con sede a Priocca nella zona di Alba), Veneto (Botter, una delle più grandi aziende della regione non solo per il prosecco), Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia.

Anche nel vestito l’azienda si racconta legandosi al territorio nel nome e nella presentazione della bottiglia. Così il marchio Acquesi che individua il segmento produttivo Metodo di spumantizzazione Martinotti è un omaggio alla cittadina di Acqui Terme dove l’azienda nacque come cantina sociale. Sulla bottiglia non a caso la fonte di acqua calda locale, «la Bollente», che sgorga nel centro storico della città ad una temperatura superiore ai 70°C e ha il tipico odore delle acque sulfuree. Attorno alla sorgente è stata costruita un’edicola ottagonale in marmo, risalente al 1870. Sulla bottiglia un decoro con rami di fiori in stile Liberty che ricorda lo stile del periodo di splendore della città termale.

Una nota di colore importante anche per l’attenzione all’ambiente, il riciclo di queste bottiglie che nascono a nuova vita sotto forma di lampade e candele. L’idea di legare lo stile del prodotto a quello del consumo e del territorio si ripropone ad esempio per il marchio Brilla di Botter per il prosecco che è prodotto in una bottiglia ‘scintillante’, briosa appunto, in stile pop che individua un bere giovane, frizzante nel comportamento di consumo.

E poi non si possono dimenticare i tanti marchi nati da un confronto con la clientela come Moschetto, che non ha una casa, non essendo un marchio core, ma presenta bottiglie colorate, tappo a corona e non sughero, prezzo molto competitivo.

Giada Luni

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

Peck, il gusto dell’artigianalità dietro le quinte.

peck

Una passeggiata nell’eleganza raffinata di quella che un tempo si sarebbe chiamata ‘la Milano da bere’; questa volta il viaggio ha il sapore di un privilegio, una passeggiata nei sotterranei, nei laboratori, chiusi al pubblico, in compagnia di Leone Marzotto, Amministratore Delegato di Peck, alla scoperta dell’artigianalità, della cura e della ricerca che si cela dietro le quinte.

Nel cuore di Milano a due passi dalla zona degli affari, un labirinto del gusto inimmaginabile. Il percorso comincia nelle vecchie cucine con la piastrellatura bianca e la cornice blu, tra pentole di rame appese e prosegue nelle diverse sezioni dove in spazi molto ampi e singolarmente ariosi, dai soffitti alti, si compongono i menu, la zona dei primi, dei secondi, delle verdure, delle salse, della pasta fresca e a parte dei dolci, dove già i pasticceri sono all’opera per le produzioni natalizie, dal tradizionale panettone Peck a una grande varietà di dolcezze decorate.

La ricerca della materia prima di alto livello, la cura nella trasformazione e conservazione e anche la ricerca di originalità e di creatività con nuove ricette guidano l’attività dell’azienda. Uno spettacolo le celle frigorifere per accedere alle quali si passano diversi ambienti dove ad esempio si può ammirare la vecchia porta di un caveau, là dove un tempo c’era una banca.

Nelle celle frigorifere troviamo le carni divise per tipologia, manzo, vitello, suino, pollame, cacciagione quando siamo in stagione e agnello, con un’ampia varietà di salumi che terminano, anche quelli non prodotti in loco, la stagionatura in questi ambienti.

Qui anche la pasta e le paste, come i famosi tortellini il cui impasto è preparato in queste cucine mentre la pasta, su ricetta di Peck, da un’azienda che ha un macchinare adatto alla ‘formattazione’.

Grande spazio è riservato ai formaggi, dalla ricotta, mozzarella, burrata e caciotte, fino ai formaggi stagionati. Il parmigiano, vero protagonista ha una sua ‘stanza’ dedicata e la nostra guida d’eccezione ci ha fatto notare come sia importante la collaborazione con affinatori più che produttori che di volta in volta scelgono i produttori migliori in quel momento e quanto sia determinante il tipo di stagionatura.

Molti i formaggi francesi, con ampia scelta di latte ovino, e la preferenza per il latte crudo, una vera sfida non consentendo pause tra la pastorizzazione e la lavorazione e mostrandosi a nudo nella qualità del prodotto finale.

Tra i vari assaggi ci ha colpito lo Storico Ribelle, il Bitto storico, un formaggio d’alpe a latte crudo, prodotto in determinati alpeggi sulle Prealpi Orobie.

Le forme presentano un’estrema variabilità e imprevedibilità aromatica che ne fanno la sua unicità. Il divieto infatti di utilizzo di fermenti lattici o starter nella cagliata, imposto dal disciplinare dello Storico Ribelle, arricchisce la variabilità organolettica del formaggio, caseificato esclusivamente grazie alla flora batterica locale che si differenzia secondo gli alpeggi (superfici, attrezzi, zone umide o secche).

Prima di risalire, per passeggiare tra i banchi del negozio e nello spazio di ristorazione, non può mancare una visita all’enoteca che ci accoglie con una selezione preziosa di champagne e spumanti metodo classico italiani, divisi tra le grandi maison e piccole produzioni selezionate e di grande ricerca.

Di alcuni champagne Peck ordina solo sei bottiglie l’anno diventando un’antologia preziosa, un’esposizione di rarità. Il percorso continua con vini bianchi, vini rossi, divisi per regione in Italia e poi tra Italia e Francia con alcune escursioni internazionali, dalla Spagna, in grande crescita, all’Austria e Germania, per andare fino alla Nuova Zelanda o agli Stati Uniti.

La scelta si completa con vini da dessert e una gamma variegata ad esempio di Rhum.

Lo spazio dedicato alla vendita si configura come una cittadella del gusto con alcuni prodotti icona quali il vitello tonnato, il roast beef, l’insalata russa e ora anche alcune preparazioni di carne da acquistare sottovuoto già pronte per essere servite, dopo averle scaldate.

Non può mancare un brindisi con le bollicine Peck, Cartizze Superiore Dry Valdobbiadene Docg Canevel che nel periodo natalizio sarà anche a Forte dei Marmi dove lo spazio Peck riaprirà dal 20 dicembre, fino al 10 gennaio e poi a Pasqua, in attesa di poter essere aperto tutto l’anno.

Sophie Moreau

Leggi Ancora
eccellenze italianeFood & Beverage

La Cantina Donna Emilia: viaggio tra i Colli Senesi…

La Cantina Donna Emilia

l pensiero corre indietro nel tempo…lo spirito si intreccia col passato…i ricordi di infanzia impattano col presente e restano in esso scolpiti, l’aroma della tradizione e il sapore di FAMIGLIA: nasce così, la Cantina Donna Emilia!

Di proprietà della Società Agricola Angelo e Luca Lubrano, collocata nel comune di Rapolano Terme, in località Podere Ascianello; realizzata nel 2013, prestando particolare attenzione per la salvaguardia delle tradizioni ed all’irrinunciabile sensibilità per l’innovazione.

Le limitate quantità prodotte, la possibilità di monitorare ogni fase del processo produttivo con competenze tecnico-scientifiche, sono di sicuro i punti di forza dell’azienda.

L’ecosistema viticolo di tale territorio è molto singolare, sia per la natura e l’esposizione dei terreni, sia per le particolari condizioni climatiche, sia per i vitigni e le tecniche agronomiche adottate. I terreni collinari e sassosi, gli inverni miti con una regolare distribuzione delle piogge tra ottobre e marzo, le estati calde e asciutte, contribuiscono a creare condizioni estremamente favorevoli per una viticoltura di qualità.

La scelta di impiantare uve Sangiovese è stata presa tenendo in considerazione la ricchezza del terroir, ideale per questa cultivar, la quale viene molto valorizzata.

La cantina attualmente dispone di una capacità di 14.500 litri ed è gestita con attenzione verso la qualità e con l’adozione di moderni impianti di produzione. Ogni processo subisce accurati controlli: dalla vinificazione completamente

termocontrollata dei mosti ottenuti con la pigiatura, alla macerazione del mosto nelle bucce medio-lunga per i vini rossi, fino alla stabilizzazione e imbottigliamento a freddo.

Tutti i vini giovani vengono affinati in serbatoi d’acciaio, mentre “Emilia”, matura in botti di rovere e tonneaux.

La Cantina Donna Emilia adotta una selezione mirata di produzione, infatti nascono 4 vini: 2 rossi, un bianco e un rosato.

BLASSIUS- Toscana Sangiovese IGT, elegante e dal carattere deciso.

Dedicato al patron della tenuta; Emilia- Toscana Sangiovese IGT, vino complesso ed elegante, di notevole profondità, affinato in tonneaux, sintetizza la generazione passata… “la nonna”. Segue ESTIA – Toscana Bianco IGT, delicato, ma di grande carattere, il cui nome simboleggia “brio, vivacità” e infine, GI>GI- Toscana Rosato IGT, vino rosa tenue, elegantemente fruttato, che esprime un omaggio 1 alla femminilità, che da sempre ha accompagnato la nascita e l’evolversi del progetto.

Concludiamo il viaggio con una famosa citazione di Eschilo, riportata anche tra le volte della suddetta cantina….

“Il bronzo è lo specchio del volto, il vino quello della mente”

Leggi Ancora
EventiFood & BeverageMusica

Milano: Venerdi 28 Ottobre “L’ORA DEL CREPUSCOLO SUI NAVIGLI” Banchetto di Gastromagia e del raccolto nei giorni del Capodanno celtico.

L’ORA DEL CREPUSCOLO SUI NAVIGLI

Non un baccanale, ma un convivio; un’agape, un Capodanno celtico nei giorni che per tradizione non appartengono né al passato, né al futuro, ma giorni che posseggono scintille d’eternità, con seducenti sapori e ingredienti di un‘antica cucina che si perde nella notte dei tempi.

Salvia per attrarre denaro, nocciole saggezza, rape e fave contro le malvagità, riso per seminare e propiziare in noi nuovi progetti, vino e idromele davanti ad un camino ardente simbolo del passaggio dalla luce dell’estate al buio dell’inverno.

Per gli antichi tempo oltre al tempo.

Un’ancestrale metafora della discesa verso l’io più profondo fino ad arrivare al centro, ovvero al nostro fuoco.

Attraverso pietanze, musiche e piccoli rituali dell’antica tradizione popolare che ci lega alle origini.

Un ciclo di incontri culinari, musicali e culturali che iniziano dal Capodanno celtico e dall’antica tradizione cimbrica.

Degustazione e spiegazioni a cura di Valeria Talignani, appassionata di antiche ricette e un po’ domina Herbarum. Il cibo ha avuto da sempre un ruolo centrale nella vita dell’uomo e anche in questo caso non mancano i rituali primitivi, in cui diventa un elemento fondamentale per farli andare a buon fine. Poiché la forza del cibo è magica: unisce le storie alla Storia.

Si banchetterà al suono di musiche del passato con il Maestro Luciano D’Addetta, polistrumentista, compositore.  

Colonne sonore dal sound mediterraneo e una passione infinita verso tutto ciò che è melodia musicale.

Per Luciano D’Addetta, la musica è molto più che una passione.

È compagna di vita prima ancora che lavoro.

Un connubio inscindibile che lo ha portato negli anni, con la sua inseparabile chitarra, a realizzare colonne sonore per film, a far sognare gli spettatori senza per forza dover ricorrere a parole o immagini.

Riconoscimenti straordinari, come quelli conseguiti negli States.

Penso al Venus Italian International film festival Las Vegas Nevada, al Winner Crisff 2018-International short film festival-New york e all’Official selection 2020.

Infine, Siphra con la melodia della sua voce e le canzoni di Burt Bacharach, ci riporterà ai giorni nostri sempre accompagnata dal Maestro D’Addetta. Carattere e personalità si fondono con la grande passione per la Musica!

Bastano solo due righe per sintetizzare l’inarrestabile percorso di Siphra.

Insieme a lei si esibisce anche il M° Vince Tempera, il quale apprezza molto la personalità artistica e l’originalità vocale.

Le propone la realizzazione di un album dedicato al grande Burt Bacharach, con brani del famoso maestro e testi in italiano scritti da Mogol, Minellono, Don Backy, Alberto Testa, Boncompagni. 

Interverrà Emanuele Leone, penna di Dylan Dog, che presenterà e racconterà la sua nuova graphic novel  “Otto radici nel deserto”

Hanno concesso il Loro Alto patrocinio L’antico e Insigne Ordine della Concordia, fondato da re Ferdinando III, e il Libro d’Oro delle famiglie Nobili e Notabili

Non un semplice evento, non una semplice cena, ma un di tempo oltre al tempo dove musica, sapori, poesia si fonderanno per appagare corpo e spirito.

EVENTO PRODOTTO DA VS EVENTI. organizzazione Eventi Milano

In Collaborazione con il ristorante L’Orto di S.Antonio di Abbiategrasso

Col Patrocinio del Cavalierato della Concordia e del Libro D’oro delle famiglie Nobili e Notabili.

COSTODELLA SERATA 55 EURO.

POSTI LIMITATI

PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA

Info e prenotazione:

Valeria 3891056810 –

L’orto di S. Antonio 0294602202

Leggi Ancora
Food & Beverage

Michele Orlando: dalle Gallerie d’Arte alla cucina, sempre di creatività si parla…

Michele Orlando

E’ sempre curioso intervistare chi ha scelto di seguire la propria passione tra i fornelli. Soprattutto quando è arrivata inaspettatamente, se pensiamo che Michele Orlando si occupava di Arte e poi….

Ma lasciamo volentieri che sia lui a raccontarsi attraverso le risposte alle nostre domande:

Primo incontro con il fornello?

“Il primo bacio” è legato ai miei ricordi d’infanzia, come penso sia stato per tutti I cuochi, non mia nonna non mia mamma (cuoche pessime) ma la tata filippina da cui ho imparato ad assaporare cibi differenti dall’usuale, sapori e profumi che ricordo ancora oggi.

Quando hai capito che da passione sarebbe diventata professione? 

Quando ho (per amore di colei che ho sposato) cessato la mia attività di mercante d’arte (all’epoca avevo galleria a Firenze Cagliari e Forte dei Marmi).

Lei aveva un ristorante pizzeria a marina di Pietrasanta, entrai “per aiutare” e non ne sono più uscito. 

Che formazione hai avuto?

Sono praticamente autodidatta, proprio la passione per la cucina mi ha spinto a lavorare in qualunque ristorante o albergo mi prendesse, ovunque e con qualunque mansione, in cucina devi saper fare tutto, e se possibile, comprendere anche le problematiche spesso chi serve in sala può riscontrare, il concetto di squadra vincente, non può prescindere dal valore del gruppo, dimenticavo , spesso agli inizi non venivo pagato, ma ho fatto tesoro di ogni piccolo dettaglio, ero una spugna nell’apprendere ascoltando e osservando, e questo, oggi posso dire che ha avuto un importanza fondamentale nella mia formazione.

Ho, comunque, frequentato corsi di specializzazione in varie città unendo il lavoro allo studio, scelte non facili, ma piene di soddisfazioni.

Il primo tuo piatto!

Il “mio” primo piatto è recente ed è una variante di un risotto stellato del quale non svelo il segreto…. 

Un aneddoto che ti ricordi con il sorriso!

Molti sono gli aneddoti legati alla cucina che oggi ricordo con il sorriso, ma in qui momenti erano tragedia. 

Che differenza c’è nel gestire una cucina in italia o all’estero ….

Semplicemente la gerarchia.

La catena di comando da noi è molto difficile da gestire, all’estero invece è sempre molto chiara e non discutibile. 

In cucina , piccola o grande che sia la disciplina è fondamentale per conseguire i risultati desiderati in termini di qualità del piatto in uscita e velocità di eseguzione.

Quale cliente da più soddisfazione ?

Quello che ti manda il piatto pulito in cucina. 

Quanto conta la creatività in cucina?

La creatività in cucina è l’ultimo ingrediente, quel plus che trasforma una pietanza anonima in un piatto di cui ti ricorderai per sempre.  Prima però ci vogliono solide basi e conoscenza della materia che hai tra le mani.

L’apparenza senza sostanza non va da nessuna parte , e questo concetto  , se mi permettete, vale non solo in cucina

Leggi Ancora
1 5 6 7 8 9 12
Page 7 of 12