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Torna il “Circolo delle Dame Colte”…

Circolo delle Dame Colte

Napoli, età Napoleonica, il  “Circolo delle Dame Colte” era  un salotto che promuoveva le relazioni pubbliche e le iniziative tra donne e uomini di cultura.

In questo salotto, come anche in quello di Pietro Verri o in quello chiamato scherzosamente “cameretta” di Carlo Porta, si dava un notevole contributo alla storia, alla letteratura, al lavoro e alla politica attraverso la relazionalità.

Era il 1807 quando il Cav Agnolo Scotto d’Anjello censi’ il “Circolo delle Dame Colte” nel proprio annuario mettendo in evidenza che:

“Il Circolo è sorto all’uopo di giovare alla considerazione e all’accettazione in società. Possono farne parte persone dotte, di buona creanza, di animo tollerante. Coltiva la cortesia. Ospita Dame e Cavalieri. Quale trovasi similmente raffigurato tengasi socio del Circolo e ne dia impulso a fini e iniziative.”

Il “Circolo delle Dame Colte” ripreso e ricontestualizzato da

I primi prodotti T-Shirt, Water Bottle e Shooping Bag, tutti prodotti rigorosamente ECO SOSTENIBILI

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NI.ART.GALLERY: Nicoletta, il sorriso di chi non si arrende…

niartgallery

Nicoletta, ha 30 anni ed un anno fa ha scoperto di avere un tumore al seno metastatico.

Ha iniziato un progetto, con il nome di @ni.art.gallery, di vendita quadri, felpe e T-shirt e parte del ricavato lo devolve alla Fondazione IEO-CCM (dove è in cura) per la ricerca sul tumore al seno.

“Dietro ogni quadro c’è la sua storia. Una storia che ha 30 anni, di cui 29 trascorsi nel mondo della moda tra sogno e realtà.

L’ultimo anno trasformato in un inaspettato incubo da una diagnosi:

“Tumore al seno”.

Una diagnosi che ha inevitabilmente cambiato il suo modo di vedere e vivere la vita , senza però rubarle il suo splendido sorriso

Attraverso il potere del colore  che utilizza nel dipingere vuole comunicare al mondo che la vita, qualsiasi cosa accada, merita di essere vissuta a colori.

Marchigiana ma , Milanese  di adozione, si è trasferita nella metropoli lombarda  undici anni fa per frequentare l’Istituto Marangoni.

Il suo sogno da sempre è stato  lavorare nel mondo della moda , sogno realizzato ; disegnava scarpe per Maison come Chloè ed Etro.

Poi arriva inaspettata come un fulmine a ciel sereno  quella maledetta diagnosi:

Una prima diagnosi parla di calcinoma al senso, la seconda di Tumore, e senza neanche avere il tempo per capire cosa stesse accadendo, la sua vita passa dalla Moda all’ospedale

Aveva una massa non localizzata in un solo punto, quindi non operabile.

Inizia il suo lungo percorso allo IEO, Istituto Europeo di Oncologia e qui trova il supporto di un team di oncologhe donne che le danno la forza di andare avanti.

Il suo primo ingresso  allo IEO  nella disperazione più totale, è per incontrare la Dottoressa Oncologa Manuelita Mazza. 

La dottoressa la guarda negli occhi e le dice ;”sei una splendida ragazza, sembri Elettra Lamborghini, devi farcela”.

Le lacrime solcano il volto di Nicoletta, ma il sorriso vince ancora una volta  , e con il dubbio nell’anima inizia il suo percorso fatto di terapie, tac, pet, analisi, ecografie, tutto ripetuto ciclicamente, mensilmente, cadenzato all’infinito.

Tutt’ora sta facendo la chemio, non sa quando e come finirà ma  è riuscita a trovare un senso a tutto questo.

La voglia di aiutare chi si trova nella sua stessa situazione , e sensibilizzare le ragazze al tema della prevenzione.

Durante il periodo del primo Lockdown, trascorso  a Milano,  era positiva al Covid,  per tenere la mente occupata, ha deciso di iniziare a dipingere, scoprendo che il binomio mano pennello era in grado di allontanare i pensieri negativi.

Da un primo  quadro poi è arrivato il secondo , il terzo, e così via… e così è iniziata la vendita e raccolta fondi per la ricerca.


Il soggetto ricorrente nei suoi dipinti  è la Madonna , una Madonna appositamente senza volto, per lasciare agli occhi di chi guarda la libertà di riconoscere, associare e collegare il significato che appartiene loro .

Da quadro a ricamo, l’immagine della Madonna migra, da tela a stoffa, e si trasforma dando vita a
felpe e t-shirt in materiali riciclati e Bio, così diventa più facile aiutare la Fondazione IEO-CCM (Istituto Europeo di Oncologia e Centro Cardiologico Monzino) per la ricerca sul tumore al seno.

Abbiamo posto una sola domanda a Nicoletta

“Qual è il messaggio che vuoi far emergere?

“La gioia di vivere a colori.

Sono i colori a trasmettere quell’energia di cui tutti abbiamo bisogno.

.“Non sono mai stata così felice come in questo momento della vita.
Felice di fare qualcosa di veramente utile, di mettere la mia storia a disposizione e di sdoganare un tema visto come un tabù.”

Se volete scoprire il mondo di Nicoletta questi sono i suoi riferimenti

NI.ART.GALLERY  NICOLETTASARACCO  www.niartgallery.com

La storia di Nicoletta ci è stata segnalata da Beatrice Gigli

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AttualitàInterviste

4 chiacchiere con Serena Fumaria.

serena fumaria

Si occupa di business development, pubbliche relazioni professionali, strategia di sviluppo, gestione commerciale e comunicazione. Presidente dell’Associazione “IO SCELGO ME” finalizzata ad aiutare più persone possibili ad uscire dalla condizione di vittima di violenza e/o abuso, di qualunque forma.
E’ autrice di libri, scrive per testate giornalistiche e web, opinionista radiofonica e pittrice per passione. ed è Ex Modella Professionista e proprio da qui iniziamo a chiacchierare con Serena Fumaria

Primo contatto con la moda?
Avevo più o meno 18 anni, vinsi un concorso e iniziai a lavorare per un’ agenzia internazionale.

Quando hai capito che sarebbe diventata professione?
Quando il telefono “squillava” per confermare lavoro, quando non servono  i casting infiniti per essere confermati, significa che la richiesta è per il “ genere che rappresenti”.

Perchè non esistono più le top ?
Le top furono e resteranno sempre un fenomeno di riferimento di quegli anni, oggi sono state “ sostituite” da Bloggers, Influencers, personaggi che rappresentano la new generation.

Un aneddoto che ricordi con un sorriso?
Quando, durante una prova abito, ovviamente non volendo, ho dato una gomitata in faccia a John Richmond! Ero davvero terrorizzata! Ma lui, che è davvero molto carino, sdrammatizzò immediatamente e finì tutto in una bella risata e un occhio nero, il suo! 

Per stare davanti ad un obiettivo o in passerella, talento o studio?

Credo sia un mix di cose. Il palco lo hai dentro. Soprattutto in sfilata, per emergere ci vuole senza dubbio personalità, altrimenti si resta, anche se bellissime, una delle tante, come si vede oggi, in cui l’abito è diventato unico padrone della scena a scapito dell’ immagine della modella o del modello stesso.

Cos’ è per te la moda?

Espressione, contemporaneità, show, luci, forza, economia, bellezza, arte.

Quando hai deciso di scrivere il tuo primo libro?
Scrivo da tutta la vita, storie, poesie, racconti… il primo libro che ho poi pubblicato e ha vinto il premio Letterario nel 2018, è stato scritto 9 anni prima, dopo qualche anno nel cassetto, convinta da chi lo ha letto l’ho pubblicato ed è piaciuto molto! “ Diario di una hostess”.


Hai creato un’associazione che aiuta le vittime di violenza, da cosa è  nata questa  esigenza?
Sono stata a mia volta una vittima, volevo aiutare a comprendere e a prevenire questo fenomeno ancora troppo presente nel mondo.


 l’immagine oggi è ancora un biglietto da visita importante ?

Io credo che soprattutto oggi sia diventato il primo biglietto da visita, che sia giusto o sbagliato, non lo sto a sindacare, ma in un mondo di social temo sia la“Pubblicità” di ogni persona.

Quanto conta la comunicazione oggi?
Molto ovviamente, anche se spesso viene definita comunicazione, la forma più sbagliata della stessa, resta la più grande arte dell’essere umano. 

Grazie Serena , questa volta abbiamo parlato un pò del tuo trascorso nel fashion System, ma la prossima chiacchierata la dedicheremo a www.ioscelgome.it

Grazie per la tua disponibilità

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ArticoliAttualitàsalute

PANDEMIA O SINDEMIA? a cura di Alessandro Fornaro

Alessandro Fornaro

La differenza non è solo semantica, ma comporta l’adozione di approcci differenti: le pandemie si combattono con il solo distanziamento, mentre le sindemie con cura, prevenzione e misure sociali

La notizia è dirompente. Il direttore di The Lancet, forse la più quotata rivista scientifica, lo scorso 26 settembre ha pubblicato un editoriale nel quale afferma che non si tratta di pandemia, bensì di una sindemia, ovvero una situazione nella quale corrono su piani diversi il contagio dal virus e altre condizioni di salute come le malattie croniche e sociali che si sono dimostrati fattori determinanti per l’esito dell’infezione.

In effetti, questa pandemia viaggia su due livelli diversi e richiederebbe due approcci differenti.

Da un lato, c’è un virus, il Sars cov-2, che non se andrà facilmente e da pandemico diventerà, prima o poi, endemico.

C‘è poi una malattia che colpisce il 10% circa dei contagiati da questo virus e si chiama sindrome Covid-19. Alcuni tra questi, e in particolare le persone più deboli di salute e più disagiate socialmente, si ammalano gravemente.

Ora, la forma mentis di chi ha una formazione scientifica dovrebbe portare a pensare che le misure debbano essere tese a ridurre la percentuale di chi si ammala (prevenzione) e a ristabilire i malati (cura).

Di cura si tende a parlare il meno possibile e il protocollo preparato per i medici di medicina generale è imbarazzante. In pratica si limita ad utilizzo di farmaci sintomatici per controllare la febbre e i dolori e nulla di più. E’ un protocollo, anche a detta di molti e dici, che anzichè aiutarli, limita il loro campo d’azione.

Veniamo allora alla prevenzione. Questa si può affrontare in 4 modi differenti e complementari tra loro:

– distanziamento sociale

– vaccino

– rafforzamento difese immunitarie

– lotta alle malattie croniche.

Fino ad oggi, ci si è concentrati solo sui primi due, ignorando completamente i due punti successivi. A quando un cambio di passo? A quando un maggiore coinvolgimento di medici e farmacisti in ambito di prevenzione individuale e personalizzata?

Nel mio piccolo, da giornalista scientifico e da farmacista, nutro una grande fiducia nella ricerca farmacologica. Quello che in questi mesi mi ha destabilizzato è vedere dare poco peso ai farmaci e alla ricerca che su di essi è stata condotta. Troppo spesso si sono sbrigativamente marchiate come “inneficaci” molecole che avevano Pur dato risultati incoraggianti e che, semmai, avrebbero richiesto ulteriori studi prima di essere riposte nei cassetti.

Si è invece preferita una risposta quasi esclusivamente impositiva a livello di libertà individuali a un problema di salute pubblica.

Le due cose possono viaggiare in parallelo, l’ho detto prima e lo ripeto per essere frainteso. Tuttavia è stata troppo blanda la ricerca di una risposta incentrata su una coraggiosa sperimentazione dei farmaci che già abbiamo a disposizione.

Mi sarei aspettato, lo dico con molta ingenuità e senza polemica alcuna, che non si tornasse indietro rispetto a due concetti che credevo acquisiti: le libertà individuali non si toccano e le malattie si affrontano con i farmaci.

Invece, adeguate terapie domiciliari non sono state individuate e quelle ospedaliere non sono ancora standardizzate e omologate. Limitare i contagi è, per adesso, l’unica soluzione. Una soluzione necessaria, va detto a gran voce, difendendo e rispettando le misure di distanziamento sociale che rallentano la trasmissione del virus. Il virus circola molto rapidamente ed è molto pericoloso. Tuttavia si è preso un indirizzo esclusivamente epidemiologico, ovvero di contenimento dei contagi, a discapito di un approccio medico, ovvero di cura della malattia.

Non mi aspetto che Conte ragioni in termini di ricerca farmacologica e miglioramento rapido del servizio sanitario territoriale: è un avvocato, ha altre competenze e un altro approccio mentale. Lo stesso vale per i ministri del suo governo. Mi stupisce, invece, che gli scienziati del Comitato Tecnico Scientifico siano più convinti del governo rispetto al peso delle misure restrittive e delle limitazioni. Mi stupisce, in particolare, che non insistano su misure tese a riformare la sanità pubblica per rispondere al meglio alla malattia, soffermandosi invece sulla necessità di limitare la diffusione del virus che, comunque, non se andrà presto. Nell’emergenza, vale tutto. Ma se non si pensa in termini di lungo periodo, si commette un grave errore.

A quando un cambio di passo?

Forse stimolato dalle mie aspettative inevase, in questi mesi mi sono posto molte domande ingenue. Del tipo:

“E se le energie umane ed economiche che si impiegano per redigere e fare applicare normative speciali, ordinanze e decreti che si rincorrono fossero state incanalate nel miglioramento dell’assistenza sanitaria ospedaliera e territoriale?”.

E se le imposizioni e le restrizioni alle libertà, già che sono state prese, fossero andate nella direzione, che ne so, di obbligare i cittadini ad assumere giornalmente e gratuitamente vitamina D, Omega 3 e lattoferrina con la supervisione del proprio medico di base e dei farmacisti?”.

Esempi a caso di pensieri ingenui che, tuttavia, hanno la funzione di consentirmi di continuare a ragionare in modo critico. E’ una forma mentis, che ci volete fare. Una forma mentis che mi fa dire che questo non è il tempo per compiacere chi ci governa, ma per mantenere ancora più caldo il pensiero critico e costruttivo.

farmacista e giornalista scientifico
Attualmente:
– responsabile editoriale della testata Nuovo Collegamento, rivista distribuita a tutte le farmacie italiane e organo ufficiale dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar)

– ideatore e conduttore della trasmissione radiofonica  #Salute in onda sulla testata Radiowellness
– docente di corsi per l’educazione continua in medicina (Ecm) rivolti a farmacisti
– consulente per la comunicazione della Farmacia Piccinelli di Treviglio (Big)

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AttualitàMusica

30 Novembre :“Questa sono io”, primo Album della cantautrice Greta Lamay, su tutte le piattaforme musicali.

Greta Lamay


Il 30 di novembre, per il 20esimo compleanno della giovane cantautrice Greta Lamay esce il suo album ‘questa sono io’ su tutti i digital store. 

Le copie fisiche del cd autografate uscite sul mercato il primo di settembre. sono terminate velocemente . Dal 3oggi sarà possibile scaricare tutti e 9 i brani dell’album comodamente da tutte le piattaforme.

9 brani che raccontano le diverse sfaccettature del carattere di Greta e che passano dalle ballate a pezzi più rock per poi passare al pop e al rap..
Indice dell’album: 

01- questa sono io

02- a parte te 

03- il buio delle fragilità 

04- Dubai 

05- non è da me 

06- one day 

07- rosa 

08- fuori di me 

09- così distanti 


Ringraziamenti:

Etichetta discografica Out Recording studio del produttore Ezio Paloschi,

Collaboratore Regi Kaltani e al chitarrista Luciano D’Addetta.

Sponsor “Jes – il social delle emozioni” di Giorgio Bonaita e Stefano Piavani,

Make up Artist Francesco Plebani

Management, Altin Lamaj Management

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AttualitàFotografiaIntervisteModa

Romantic Fall

Romantic Fall

A volte mi capita d’essere coinvolta in progetti decisamente appaganti com’é successo per Romantic Fall, un editoriale ideato da Paola Saia con Silvia Calenic e Isabella Sangalli a tema floreale e d’ispirazione ottocentesco.

Romantic Fall nasce da un team interamente al femminile con una ricerca estetica comune, molte affinità e diverse capacità artistiche e professionali.

Per WL magazine oltre alcune immagini realizzate dal set Romantic Fall, un intervista a queste tre donne che hanno molto da raccontare sulla creatività e la bellezza. 

Chi è Isabella flower design?

Il mio primo contatto con il mondo dei fiori avviene assolutamente per  caso.

Non ci sono sogni bucolici d’infanzia né tradizioni familiari da  tramandare nella mia storia. Dopo la laurea, comincio a lavorare per una nota agenzia di eventi milanese. 

Un giorno, un’emergenza mi porta a dare una mano nel laboratorio floreale dove subito si  accorgono della mia manualità del tutto particolare, invitandomi ad approfondire. Ho quindi seguito vari corsi e, dopo interessanti esperienze presso flower designers internazionali, ho finalmente sviluppato il gusto estetico che mi caratterizza.  

Tutte capacità che ho messo a frutto nel 2015 quando ho deciso di aprire  Il mio atelier a Monza

Raccontaci della tua attività di decoratrice floreale a Monza.

Una flower boutique contemporanea, ma al tempo stesso retrò, che mi rappresenta in ogni sfumatura. Sono alla continua ricerca di piante insolite e fiori originali e che amo accostare ad un’accurata selezione di oggetti ed elementi decorativi per la casa.

Proprio nel mio atelier, nascono le idee per la progettazione di eventi ed allestimenti floreali, dove al fascino della tradizione combino quel pizzico di follia che mi contraddistingue.

Cosa ti ha colpita dell’idea di Paola Saia di realizzare un set presso il tuoi atelier e come hai partecipato con le tue doti creative alla realizzazione degli scatti romantic fall?

Vivo il mio atelier come se fosse casa, amo accogliere ospiti e clienti, organizzare piccoli happenings, corsi ed anche sessioni fotografiche con le persone con cui condivido valori e gusto estetico. Quando Paola mi ha proposto questo progetto ho subito intuito che il nostro obiettivo comune sarebbe stato la  ricerca del bello e che sviluppare insieme il tema romantic fall mi avrebbe dato grandi ispirazioni.

Ho pensato subito a quale sarebbe stata la scelta floreale adatta e come questa avrebbe dialogato con l’idea. Ho quindi selezionato i fiori, ispirandomi alla tematica ottocentesca-autunnale, per poi fonderli all’interno delle foto alla ricerca di qualcosa di sensazionale e fuori dal comune.

Il lavoro in team mi ha dato la giusta carica per esprimermi e per collaborare con delle fantastiche professioniste.

Chi è Silvia Calenic?

Sono una sognatrice ma nello stesso tempo mi reputo una donna molto pragmatica, amante del bello e del vintage.

Parlaci del tuo lavoro di make up artist e della tua visione del trucco 

Il make up ha da sempre rappresentato una mia grande passione, nonché un modo per esprimere le mie emozioni. In base al contesto, il trucco ha diverse accezioni: valorizzare la bellezza, condividere l’arte, donare momenti di felicità. Personalmente credo che svolgere questo lavoro richieda tanta empatia e sensibilità, aspetti che vanno oltre a quelli formativi. Il più delle volte il make up ha un importante ruolo terapeutico, aspetto che sto cercando di enfatizzare spesso sui miei canali social e durante i seminari on-line che organizzo.

Come hai incontrato Paola Saia e come sei stata coinvolta professionalmente nella realizzazione della sessione fotografica Romantic Fall preso l’atelier di Isabella Flower Design ? 

Nel ormai lontano 2013 mi sono iscritta al corso intensivo di trucco presso NOLab Academy a Milano, che ha rappresentato il mio primo approccio concreto nel percorso di formazione continua come make up artist. Una delle mie compagne di corso e’ stata proprio Paola Saia, la fondatrice di Pois Gras. Nasce così non solo una grande amicizia, ma anche una collaborazione continuativa per servizi come addii al nubilato (workshop trucco e acconciatura vintage), corsi di stile e di trucco, shooting fotografici, eventi per privati o aziende. Il progetto “Romantic Fall” nasce da un’esigenza di promuovere l’arte in un momento estremamente difficile sia a livello lavorativo che sociale. Le nostre visioni artistiche si sono intrecciate in una maniera fluida e lineare, dando vita cosi a degli scatti particolari e intensi.

Ogni progetto parte dall’obiettivo finale e dai passi da compiere per realizzarlo. Per la realizzazione dei tre look ho creato un beauty moodboard con idee di make up e acconciatura, proponendolo poi a Paola e Isabella. Il lavoro dietro le quinte è stato notevole, grazie alla comunicazione e all’intesa create siamo riuscite a portare a termine un lavoro di qualità, curato nei minimi dettagli.

Chi é Paola Saia ?

La somma delle mie passioni, dei miei continui studi e delle tante idee che sperimento sul campo definiscono chi sono: una ricercatrice del bello.

Qual’é la tua visione dell’arte, della moda e della comunicazione ?

Sono nata a Torino nel 1978, in una famiglia di artisti, musicisti e sarte.

L’arte, in tutte le sue forme, l’ho sempre respirata sin da piccola e forse è per questo che la vivo in tutto ciò che faccio. Ho studiato storia dell’arte e mi sono diplomata al DAMS come progettista multimediale, da lì la ricerca della mia arte che è sfociata nella fotografia.

Ho una visione molto personale, fortemente legata alle epoche passata dalla pittura, alla storia del costume, ma combinata con i mezzi di comunicazione contemporanei, potrei definirmi una promotrice del mix and match, mescolo l’antico al contemporaneo.

Come sono nati gli scatti fotografici da te realizzati Romantic Fall?

“La bellezza salverà il mondo”. Qualche volta penso a come alcuni concetti trasmessi dall’arte precedente al nostro tempo siano intramontabili e sempre attuali.

In questo periodo buio, ho sentito di avere bisogno di creare qualcosa di bello, ed alla prima occasione, ho coinvolto un gruppo eccezionale di donne, che mi ha aiutata a realizzare ciò che avevo in mente.

Romantic Fall è un tributo ai fiori autunnali, con toni ottocenteschi e tessuti preziosi, un modo per condividere un progetto fuori dal tempo, per guardare avanti ed astrarsi per un momento da questo strano periodo. 

Felice di aver collaborato con voi

Paola Fiorido

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AttualitàMusica

Cuore per il cuore – per Iwonka, un progetto discografico per salvare una vita, quella della piccola Iwona.

Cuore per il cuore - per Iwonka

Viene dalla Polonia questo progetto patrocinato anche dalla  redazione flesz.news.

Si tratta di una compilation creata ad hoc per una raccolta fondi destinata a Iwona Glazer.

Iwona è una donna polacca affetta da cifoscoliosi toraco-lombare che sta progredendo, “muoversi e svolgere le attività quotidiane sono per lei un enorme problema.

“Ho bisogno di ossigenoterapia 24 ore su 24 con ventilatore e concentratore di ossigeno”

 scrive lei in una lettera.

Ha bisogno urgente di un’operazione negli Stati Uniti molto costosa e per questo molti artisti polacchi e non solo si sono mobilitati per questa nobile causa tra cui anche dei nostri connazionali: partiamo con il soprano Dominika Zamara polacca ma italiana di adozione,

spesso e volentieri ospite nelle nostre pagine, il tenore Roberto Cresca, Franco Dani attore e cantante, entrambi di Roma, il baritono Massimiliano Fichera di Torino e  la cantante Lucilla Scarsella da Pontecorvo.

Gli artisti che hanno aderito a questa nobile causa sono attori e cantanti d’opera e operetta e musicisti pop..

L’uscita della compilation è prevista tra dicembre e gennaio in 2 CD digipak, sarà distribuito su allegro.pl e altri portali Internet.

L’ideatore e l’organizzatore del progetto “Cuore per il Cuore per Iwonka” é Krzysztof Rydzelewski e Michał Baran responsabile del design grafico.

L’elenco completo degli artisti partecipanti:

Grażyna Szapołowska, Irena Santon Grażyna Brzezińska, Izabela Trojanowska, Aneta Skarżyski, Ich troje, Anna Mikołajczyk, Lidia Kopania, Krystyna Tkacz, Cecylia Steczkowska, Golec uOrkiestra, Justyna Makowska, Anna Świątczak,Bogusława Morka, Dominika Zamara, Roberto Cresca, Massimiliano Fichera, Franco Dani, Dorota Wasilewska, Zespół „KaDar”, Danuta Stakiewicz, Krzysztof Antkowiak, Iwona Węgrowska, Daria Adamczewska, Maja Kapłon, Iwona Manista-Kutryś, Paweł Mosiołek, Jola Molek (Jolene), Paweł Siluk-Steiner, Sylwia Drzecamomini, Maksymiliana Chaba, Krzysztof KIS, Angela, Lucas. M, Karolina Poźniak, Albert Ciemerych Zespół ALBIK, Andżelika Guściora, Alexander Nowak, Piotr Dystans, Kris Talisman i Magda Durecka, Lucilla Scarsella.

I proventi della vendita del Doppio Cd saranno devoluti a Iwonka e alla fondazione SIEPOMAGA

Per maggiori info

flesz.news

www.siepomaga.pl

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25 Novembre…

25 novembre

A tutte le donne, Alda Merini

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

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Lisa Dalla Noce, un volto tra le maschere…

lisa della noce

Lisa Dalla Noce nasce a Bologna da Everardo, giornalista RAI e da Carla Abeti, pubblicista con interessi di Arte e Antiquariato.

Volto televisivo e scrittrice ,che nel mondo dell’arte , attraverso sue tecniche pittoriche  dipinge angeli, feti , donne….

La redazione di Wl-Magazine ha deciso di fare 4 chiacchiere con Lisa ,lasciando che sia l’artista a raccontare e raccontarsi..

Primo incontro con l arte?

Sono nata in mezzo all’arte, mio padre sia per lavoro sia da grande appassionato se ne occupava fin da quando ero bambina, ricordo che le pareti del lunghissimo corridoio della nostra casa era pieno di quadri, inoltre mia madre dipingeva e l’odore del colore ad olio era per me abituale e rassicurante

Prima opera?

Ricordo d’aver sempre disegnato, disegni molto forti e inquietanti, volti che sanguinavano e coltelli impiantati nelle teste, disegnavo su tutto quello che avevo a disposizione, perfino sulle pareti della mia camera,

Che formazione hai avuto?

Nell’arte mi sono totalmente inventata, sono cresciuta imparando e affinando le diverse tecniche, ero sicuramente più astratta ed informale per arrivare ad affinare i tratti e i diversi materiali.

Ho sempre rappresentato la figura femminile, una donna inquieta e sofferente per diventare poi più forte,

dipingevo la donna che “sanguinava” utilizzando i colori della terra per arrivare ad utilizzare la materia prima, il mio sangue, per identificarmi e per confermare il mio essere presente su questa terra.

Che tecnica utilizzi?

È comunque una tecnica mista, olio tempere acrilico colori da vetro, sono molto materici i miei quadri, a anche in quelli dove dipingo col sangue, estratto con un semplice prelievo dalla vena, lo chiudo poi infine con altri colori, con altri materiali.

Essere figlia d’arte, e un vantaggio o uno svantaggio?

Dipende dall’angolazione in cui guardi la cosa, a volte mi ha aperto delle porte, più spesso me ne ha chiuse.

Che rapporto hai con la TV?

Ho sempre lavorato nell’ambito televisivo,

ho un buon rapporto con la telecamera ma lavoro e ho lavorato in tutti settori televisivi dalla produzione alla concessionaria

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso 

Avevo cinque  anni ed “ero innamorata” di Mino Reitano, un grande amico di mio padre che  per farmi un regalo mi portò con lui  in RAI  per  farmelo conoscere e pranzare assieme. Ricordo il suo stupore quando mi vide arrivare per mano al mio papà, non credo gli avesse detto di una fan coì piccola. Fu molto gentile e dopo qualche giorno mi scrisse una lettera che aihmè, non ho più, dove mi spiegava il perchè non  avrebbe potuto sposarmi, durante quel pranzo ricordo mi fossi effettivamente dichiarata spiegandomi che quando fossi  stata una ragazza lui sarebbe stato troppo grande per me … da quel giorno per anni, mi spediva a casa  ogni suo disco uscita… uno dei ricordi che custodisco con nostalgia e dolcezza.

Se potessi dialogare con un personaggio del passato, con chi e di cosa? 

Credo con mio padre… da qualche anno non c’è più, e non sono davvero stati molti i momenti in cui abbiamo parlato, motivo per il quale il ricordo che ho condiviso con te poco fa mi è tanto caro.

Gli chiederei di parlarmi di Ferrara, del rinascimento e della dinastia dei Borgia, di raccontarmi del periodo musicale degli anni 30, e del perché non abbia fatto il padre con i suoi figli.

Poi se avessi ancora un po’ di tempo… Frida Kahlo, una grande artista, una grandissima donna. Le sue opere mi avvicinano al suo mondo inquieto, forte e pieno d’amore.  Vorrei sedermi accanto a lei mentre dipinge e  mi raccontasse di come trasformava la sua sofferenza in arte….  Ecco, un po’ mi rivedo in questo.

Cos e per te l arte? 

È quella cosa che quando non riesco a dormire mi trascina fuori dal letto per darmi la possibilità di diventare tutt’uno con la tela alla quale lavoro, e quella cosa che non mi permette di andare a dormire se sto lavorando ad progetti…. L’arte è l’emozione che mi travolge quando mi perdo in un’opera di Carrà o di un artista sconosciuto, o nelle pagine di un libro che sto leggendo o ad uno a cui sto lavorando… a proposito, non ti ho detto che ho terminato da poco un mio romanzo, “Mentre nessuno guarda” dove tratto un tema molto delicato e crudo come la violenza sui minori. Come vedi un filo conduttore che non cambia nel corso della mia vita. Dovrebbe uscire già con i primi del nuovo anno.

Quanto conta la comunicazione  oggi? 

Sono cambiati i modi di comunicare, oggi la comunicazione viaggia alla velocità della luce, è importante stare al passo e sul pezzo, rischi di essere sorpassato mentre ancora chiudi una campagna.

Bisogna prestare molta attenzione e affinare sempre di più il target per evitare dispersioni. Abbiamo tanti imput che ci arrivano da ogni parte e da ogni strumento. Se mi chiedi quanto conta comunicare, credo oggi serva più di ieri, ma la fatica e l’attenzione è doppia.

Più importante il talento o lo studio oggi? 

Una volta forse era sufficiente il talento, da non confondere con la genialità, Antonio Ligabue, riusciva a catturare e a raffigurare animali feroci senza averne mai visti e senza averne mai studiato né l’anatomia né aver frequentato un maestro d’arte. Oggi credo che, sebbene il talento sia conditio sine qua non per poter trasmetterne l’espressione, senza uno studio, oltre alla  fatica, per lo stesso concetto della velocità con cui cambino le cose, necessiti  uno studio approfondito di quello che permetta di ottenere e  semplificare un risultato. L’importante e comunque non oscurare o addolcire la parte più forte e l’essenza di un’artista.

Grazie per il tuo tempo Lisa

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ArteAttualitàEventi

Le azioni di sensibilizzazione previste per la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

chiara canali

Il 25 novembre 2020 si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Paladina di questo processo di sensibilizzazione è sempre stata la sindacalista e opinionista televisiva Ketty Carraffa che ha già organizzato nel corso degli anni numerosi eventi, con il supporto della parte culturale, artistica e musicale, per “ricordare” le vittime di violenza e femminicidi.

Quest’anno, vista l’emergenza sanitaria che coinvolge il mondo intero e l’impossibilità di realizzare eventi “in presenza”, l’evento “Il Made in Italy delle donne” di Ketty Carraffa si realizzerà on line (sulla piattaforma Zoom), in un incontro dedicato alle donne che non potranno mai più raccontarsi, con interventi di donne e uomini da tutto il mondo, che raccontano le loro storie e progetti, per condividere un momento di speranza, di denuncia e d’impegno globale.

Tra le partecipanti, sono attese anche le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, che il 25 novembre avrebbero dovuto realizzare a Milano, presso il cortile di Palazzo Reale,

l’installazione “Il luogo più pericoloso”, a cura di Antonella Mazza.

Il progetto, già esposto lo scorso anno a Firenze nel cortile di Palazzo Vecchio sempre in occasione del 25 novembre, consiste in un centinaio di piatti da cucina di uso quotidiano, in ceramica, decorati con frasi, estrapolate dai media, che giustificano gli episodi di violenza sulle donne.

Parole usate dalla divulgazione cronachistica oppure dal soggetto violento, per raccontare, motivare o minimizzare il gesto di violenza, che testimoniano troppo spesso, l’abuso consumato all’interno delle mura domestiche.

Parole che esprimono il desiderio di controllo, il rapporto di potere, pronunciate da uomini incapaci di gestire il rifiuto o il fallimento di una relazione sentimentale, per dimostrare che la discriminazione o il sessismo non è la conseguenza di un improvviso e momentaneo impulso violento ma l’esito di un lungo processo emotivo, spesso sottovalutato.

L’evento, inserito nel Palinsesto I Talenti delle Donne 2020, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria non ha potuto avere luogo ed è stato trasformato in un’azione tra Palazzo Reale e Piazza Duomo, per la ferma volontà delle artiste e della curatrice di denunciare le violenze sulle donne avvenute durante il lockdown.

Non potendo installare la loro opera a Milano, le artiste Silvia Levenson e Natalia Saurin, hanno coinvolto un gruppo di donne e artiste e si sono fatte ritrarre dal fotografo Marco Del Comune con i piatti di ceramica su cui sono state stampate frasi estrapolate da articoli pubblicati su fatti di cronaca che parlano di violenza sulle donne. Frasi come “In preda ad una tempesta emotiva”, “Sei mia per sempre”, “Senza di me non sei niente”, “Ti picchio ma ti amo”, “Non lo farò più”, “Era un buen chico”, “Te lo has buscado”

Ne è nata una sequenza di fotografie di donne e artiste, con i volti coperti dalle mascherine che Silvia Levenson ha appositamente disegnato con il suo simbolo dell’amore pericoloso per il progetto #sinergie: una mascherina per dar voce alle donne ‘imbavagliate’ dell’Associazione ‘Non sei sola. Uscire dal silenzio. Contro la violenza’ di Biella.

L’intento è far uscire allo scoperto questa emergenza umanitaria e sottolineare la comunicazione distorta e misogina legata alla divulgazione delle notizie sulle violenze, che colpevolizzano la vittima, causando un gravissimo equivoco culturale, tanto antico quanto diffuso ed attuale.

Spesso sotto questi gesti soggiace una radicata cultura di violenza verso le donne, con chiari segnali che vanno analizzati e riconosciuti come pericolosi quanto prima.

L’azione delle artiste, così come l’evento online di Ketty Carraffa, diventano così delle occasioni importanti per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza femminile e per proporre un’evoluzione culturale che educhi le nuove generazioni al rispetto e alla cura.

Chiara Canali

Per info:

www.kettycarraffablog.wordpress.com

 www.silvialevenson.com

www.natalia.saurin.it

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