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Giovanni Granati, Falconiere!

Giovanni Granati

Quando parliamo di Falconieria, la mente corre ai nomadi di Mongolia , al Medioevo o ai deserti medio orientali.

Abbiamo Incontrato e intervistato un Falconiere “nostrano, per conoscere meglio questo fantastico mondo

Quando hai scelto di dialogare con i rapaci? :

Il mio rapporto con i rapaci inizia circa 15 anni fa quando, dopo un iniziale avvicinamento teorico affidato a falconieri esperti,  decisi di intraprendere l’arte della falconeria con il mio primo rapace: il suo nome è Nilak ed è una poiana di harris. Vive e vola con me ancora tutti i giorni.

Da quanto è il tuo compagno alato?
Ho diversi compagni alati nella mia equipe di circa 30 animali. Quando decisi di  avvicinarmi a quest’arte avevo un carattere molto fragile e chiuso. Questi animali mi hanno donato e dedicato parte della loro anima come anch’io ho fatto con essi. Quindi ognuno di loro ha parte di me; ed è proprio per questo motivo che si possono definire dei veri e propri compagni di viaggio, maestri di vita che ogni giorno mi insegnano a vivere il momento, talvolta in maniera spietata proprio come un predatore alato.

Come lo hai scelto? 
In verità difficilmente scelgo il rapace. Possiamo dire che sono loro a scegliere me soprattutto negli ultimi anni. Mi viene in mente Diana, l’ultimo dei miei falchi in addestramento, che mi è stata portata da un allevatore qualche mese fa. Essa si è dimostrata subito forte e tenace con un carattere fine tipico dei gyr falco, i falconi più pregiati che nell’epoca federiciana venivano affiancati al ceppo nobiliare più alto ossia quello del re.

Mi racconti la vostra giornata tipo?
La nostra giornata tipo è lunga, molto lunga e sempre inaspettata. difatti, quando si volano liberi numerosi rapaci durante l’arco della giornata, possono sempre succedere degli incovenienti, come un allontanamento di un rapace. In quel caso il falconiere deve andare a recuperare il falco attraverso dei sistemi gps o radio che preventivamente si montano prima del volo libero, e che permettono di dare la tracciatura  del falco attraverso un segnale.

La mia giornata tipo dura ben 16 ore dove le prime 3-4 ore sono dedicate alla pulizia; dopo di chè mi sposto nel centro Italia per poter intervenire in aziende e comuni con problematiche inerenti alle infestazioni da uccelli nocivi (gabbiani, corvi, piccioni, storni ecc) fino a sera. la sera dopo le 23 e fino alle 2.00 di notte solitamente lavoro per progetti inerenti la salvaguardia dei rapaci

Che rapporto ha con gli altri animali? 
Il mio rapporto con gli animali è un rapporto profondo, simbiotico, difficile da spiegare in poche righe. E’ proprio da essi che traggo la forza della mia vita, la mia fiamma interiore. Devo tanto agli animali perchè ogni giorno mi insegnano cose nuove. la mia vita la condivido con aquile, falchi, lupi cecoslovacchi, gufi e cavallo. Una vita ricca di sacrifici ma anche di gioie ed emozioni che solamente il rapporto diretto con gli animali e lo studio continuo della natura possono donarci. In questa epoca, in questa triste epoca dove l’uomo sociale è accerchiato da cemento, vita virtuale ed input azionati dalla illusoria realtà contemporanea, dove l’unica relazione animalesca che abbiamo è quella con animali derivati, ricreati dall’uomo per soddisfare i bisogni egoistici di esso focalizzati sul suo stesso egocentrismo ( pensate al cane che dimostra affetto e stima dell’uomo a qualunque sua condizione sentimentale) noi remiamo controcorrente, cercando di avvicinarci alla natura come facevano i nostri antenati….attraverso gli occhi dei selvatici.

Ci sono scuole per imparare a gestire questi rapporti?
Attualmente non esistono delle vere e proprie scuole seppur molti falconieri ed addestratori compreso il sottoscritto, organizzano degli avvicinamenti alla falconeria o delle giornate dedicate, dove le persone possono scoprire qualcosa di più su questo mondo e avvicinare ed interagire con diversi esemplari di rapaci

Quali sono le attività per le quali vieni chiamato con il tuo compagno alato? 
Le attività che svolgo sono principalmente tre: a dimostrazioni di volo nella fortezza di Civitella del Tronto e a battaglia di campli Teramo. in queste dimostrazioni do la possibilità alle persone, visitatori, di poter affiancare i rapaci e scoprire qualcosa in più su di loro. Escursioni con una vena avventurosa unica, create per scoprire il magnifico territorio abruzzese con gli occhi degli animali simbolo di questa terra bird control allontanamento degli uccelli nocivi dai centri abitati e dalle aziende. attraverso il volo dei falconi, animali nocivi come corvi, cornacchie, gabbiani, storni, piccioni ecc hanno una reazione istintiva di fuga dettata dalla paura verso il loro naturale predatore. Grazie a questa tecnica ad impatto ambientale nullo si possono contrastare problematiche inerenti alla salute pubblica e quindi di interesse sociale. il Guano degli uccelli nocivi può corrodere i monumenti e provocare  malattie istaurate da almeno 60 agenti patogeni diversi contenuti in esso (meningiti , polmoniti ecc)
In progetti internazionali. attualmente sono precursore di un innovativo sistema in sperimentazione in diversi centri di reintroduzione internazionali. il sistema fonda le sue origini nell’antica arte della falconeria, affiancandola alle moderne tecnologie. ed è o così che tramite gps e droni uccello i rapaci possono sviluppare la loro muscolatura ed essere competitivi grazie allo studio diretto degli animali durante le fasi di recupero e contenimento all’interno di centri dedicati. il mio fine è quello di poter evitare completamente il contenimento in box e gabbie e poter invece muscolare i rapaci da reintroduzione direttamente in natura.

Un aneddoto che ricordi ?
Un aneddoto che ancor oggi rimane vivo nella mia mente per il significato che da esso deriva, e quando persi uno dei miei primi falchi circa 13  anni fa. la mia inesperienza mi fece volare il falco in una situazione climatica impervia. difatti tirava un vento discendente da monte a valle, cioè il falco una volta lanciato dal monte fu letteralmente schiacciato in una valle impenetrabile. da li partì una vera e propria avventura per la ricerca in questa ” selva oscura” di un falco piccolo e perfettamente mimetizzato nel suo habitat. il segnale radio non riusciva a darmi il punto preciso talmente era fitta la vegetazione. riuscii dopo ore a prendere in prestito un cavalo che mi assistette per l’intera giornata. fatto sta che un minuto prima del tramonto, riuscii a ritrovare il falco.
Questo fu il primo di numerosi episodi. difatti quando si vola il rapace libero, si assume un gran rischio. per questo motivo vengono utilizzati sistemi di rilevamento che in caso di allontanamento assistono il falconiere nella ricerca.

Eì importante poterli ritrovare in quanto la maggior parte di loro non è competitiva in natura, visto che nascono in allevamento e quindi senza la naturale selezione genetica .

Grazie Giovanni per averci accompagnato nel tuo mondo .

Gli abiti indossati da Giovanni Granati in questi scatti sono di

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JONATHAN KOGASSO, un talento nella vita e sul ring

JONATHAN KOGASSO

Jonathan Kogasso dal  Congo in tenera età si è trasferito dagli zii in Lombardia dove vive ancora oggi.

Ha 25 anni , disciplina ferrea grande motivazione e forte senso dell’onore disegnano il suo profilo, caratteristiche fondamentali  per la sua carriera di Pugile.

Il suo punto di forza è essere stato in grado di unire  la parte tecnica dell’allenamento fisico a quella innovativa legata all’ “allenamento mentale”.

I suoi allenatori oggi sono l’ex campione Vincenzo Gigliotti, che cura la sua parte atletica e la tecnica, che lo segue da sempre , e Serena Fumaria, Mental Coach professionista, che segue la parte mentale e la gestione degli obiettivi, l atleta viene  seguito per la parte medica e tecnica da professionisti e tecnici del settore.

Jonathan, viene dalla Repubblica democratica del Congo, precisamente Kinshasa, e ha un grande sogno…

All’età di otto anni ha lasciato la sua terra, con i suoi genitori e fratelli.

Non è stato  facile spiegare per lui e comprendere per la sua famiglia  la ragione del suo viaggio.

Il suo indiscusso talento sul ring  lo mette in gioco per se, la sua famiglia, con il pensiero di poter aiutare anche  le persone che hanno un bisogno economico , ma anche  morale.

Questo è il suo sogno.”

“E’ entrato in palestra a Voghera e trovandosi davanti a storie sportive importanti, (Parisi e Gigliotti tra tutti).

Complice la sua innata attitudine e il suo fisico si è appassionato da subito questa disciplina e solo dopo aver iniziato a praticarla è venuto a conoscenza che anche nella sua famiglia, papà e fratello, l’avevano praticata.

Nella box le prime difficoltà sono legate alla costanza negli allenamenti alla disciplina dentro e fuori dalla palestra”

“Ha cominciato nel 2014 e dopo un anno ha disputato il suo primo match perdendolo.

Oggi, dopo vari tornei nazionali ed internazionali il suo percorso conta  50 match disputati di cui 39 vinti , 20 per KO, 10 persi è un pareggio”

“Per lui la tecnica può essere rappresentata come uno stile di vita, un fraseggio pugilistico di alto livello e bellezza nei movimenti ed intelligenza strategica sul ring.

Il suo  allenatore è Vincenzo Gigliotti, noto ex pugile e campione della sua categoria con Vincenzo si allena dopo l’orario di lavoro nella palestra di Voghera che si chiama “Box Station”, lavorano insieme per circa un’ora e mezza ogni sera, tranne giovedì e domenica pomeriggio.

Nella preparazione alterna una settimana di carico con pesi a una settimana di tecnica e resistenza, 20 giorni prima del match concludono con un lavoro in scarico e di sparring.

In una disciplina come il Pugilato Mantenere un equilibrio mentale è essenziale per affrontare gli ostacoli e le incertezze che si possono rivelare durante il percorso.

Un ottimo focus dà la giusta motivazione per dare il massimo fuori e dentro al ring.

Così come Vincenzo Gigliotti e altri tecnici seguono la sua parte di allenamento e quella fisica,  JONATHAN  ha scelto di essere seguito dalla Mental Coach, Serena Fumaria, alla quale ha affidato la sua parte  di formazione e crescita personale che lo aiuta  ad avere una maggiore lucidità maggiore sui suoi obiettivi.

Così come nell’allenamento fisico costante, l’allenamento mentale crea un cambiamento interiore e migliora inevitabilmente i risultati.

Attraverso gli incontri con la Mental Coach Serena Fumaria ha  capito che nella vita bisogna essere in grado di soffrire, ma quando ottieni dei risultati che  gratificano, niente può fermarti, e loro stessi diventano stimoli importanti .

Per JONATHAN la violenza è qualcosa che si subisce senza il proprio consenso la boxe ha regole e la sua funzione non è quella di fare male a qualcuno che è indifeso o più debole, ma è uno scontro ad armi pari tra due persone.

Il suo obiettivo primario è diventare campione italiano, successivamente qualificarsi per le olimpiadi, ed infine diventare campione del mondo.

Può suonare presuntuoso quando appena scritto, ma come sostiene Serena Fumaria pensare  in grande è il primo step per trasformare un sogno in realtà

JONATHAN  , quando gli vengono chiesti consigli da dare a chi volesse intraprendere  questa carriera sottolinea sempre di  avere cura del proprio corpo e della propria mente , facendo  si esercizi fisici , ma leggendo anche leggendo  libri per tenere attivo il proprio cervello e lo sviluppo cognitivo.

Eliminare i vizi come l’alcol e dimenticare qualsiasi utilizzo di droghe, anche le più leggere che sono comunque veleno per il  corpo.

Jonathan in particolare quando incontra  situazioni legate al fenomeno negativo del bullismo, non gira la testa dall’altra parte, essere in grado di combattere sul ring, può diventare stimolo per combattere senza violenza questo male invisibile.

Jonathan ha trovato la propria strada e ha intenzione di percorrerla fino in fondo. È un uomo che ha a cuore la vita degli altri  e il suo obiettivo è diventare un grande campione, un uomo di rispetto per poi essere un esempio positivo per molti, per dimostrare che si può arrivare con impegno, anche a traguardi che sembrano essere impossibili.”

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Manuela Mapelli, Nutrizionista

Manuela Mapelli

Manuela Mapelli laureta in Scienze dell’Alimentazione a Milano nel febbraio 2010 ed ha proseguito con la specializzazione magistrale in Biologia Applicata alle Scienze della Nutrizione, laureandosi a pieni voti presso la facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università Statale di Milano nel dicembre 2011.

Specializzata nei Disturbi del Comportamento Alimentare presso l’unità di Psichiatria dell’Ospedale San Raffaele Turro di Milano, facendo uno studio intitolato: Biologia Fisiologia Modellistica della Nutrizione Umana in soggetti con DCA”, oggetto di tesi.

www.manuelamapellinutrizionista.it

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AttualitàLibri

La Palermo Male: un libro blasfemo di Vincenzo Profeta , co-founder Laboratorio Saccardi

vincenzo profeta

La Palermo Male è un libro blasfemo, che travalica tutti i limiti del buon gusto e della decenza.

Si tratta di venti racconti dalla scrittura sincopata a tratti schizzoide, privi di una vera e propria  narrazione lineare.

Massoni, alieni, terrapiattisti e satanisti, sogni distopici e viaggi allucinogeni indotti dalle droghe: la coscienza del narratore è “hacke – rata” da idee deliranti, si abbando – na senza più anticorpi nella spirale delle teorie del complotto, in un trip folle e lucido a intermittenze.

Il libro stesso sembra essere posseduto da un software in perenne stato di bug, che gli fa da cornice, e dove fanno ir – ruzione le icone dei videogiochi anni ’80 e i pop-up dei più recenti social network, ma anche errori di codice, passati sistemi operativi e nuovi al – goritmi.

Un libro che contiene un vi – rus, ideologico e ideografico.

La Palermo Male racconta un disagio cronico , che cerca di trovare risposte, a domande mai fatte…

Vincenzo Profeta nasce a Palermo nel 1977.

Fonda insieme nella sua città natale, Palermo, il «Laboratorio Saccardi», tra i collettivi artistici piú importanti e attivi a livello nazionale.

Ha alle spalle oltre 15 anni di carriera artistica e tantissimi progetti – visivi, visionari, poetici e di scrittura e critica sociale.

Si interessa da sempre ai fenomeni di nicchia, alle voci underground, decisamente “unconventional“, in ogni sua espressione artistica e non .

Per acquistare il Libro ecco il link

su GOG Edizioni ecco ALCUNI ALTRI LINK UTILI, FELTRINNELLI : https://www.lafeltrinelli.it/…/palermo-male/9788885788442 MONDADORI: https://www.mondadoristore.it/La-Palermo…/eai978888578844/ AMAZON : https://www.amazon.it/Palermo-male-Vincenzo…/dp/8885788440

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AttualitàIntervisteModa

Il tempo di un piacevole caffè con Letizia Vercellino

Creatrice di eventi culturali , esperta di storia del costume e  Guida turistica, non potevamo non fare qualche domanda a Letizia Vercellino e lasciarle il compito di raccontarsi e raccontarci …

Il tuo primo incontro con l’Arte? Il primo incontro con la Moda?

Ho dei ricordi molto vividi e indelebili, avevo nove anni e il mio primo forte impatto con l’arte avvenne a Barcellona. Una vacanza indimenticabile, dove mio padre mi portò a vedere i quadri di Picasso, ammirare le opere di Gaudí, mentre mi declamava versi dei suoi poeti spagnoli preferiti.

Mi elettrizzai nei locali di Flamenco, l’arte di quella danza mi incantò e ciliegina sulla torta vedemmo passeggiare sulla Rambla, il lungo viale della città, Salvador Dalí!

Da qualche parte ho ancora un breve filmato di questo momento, Dalí che con il suo bastone e lunghi baffi si faceva notare con uno stile regale tutto vestito di bianco, una visione a dir poco eccentrica.

Da quel viaggio tornai con un entusiasmo che ancora adesso m’illumina.

La passione per la Moda, invece, la devo a mia madre, donna radiosa per definizione. Lei era sarta, la sua stanza era piena di bottoni di tutte le forme, fili di tutti i colori e stoffe, le cui rimanenze diventavano vestitini bellissimi per le mie bambole. A lei devo un certo gusto e senso estetico che con curiosità ho affinato nel tempo. Gli studi mirati poi, mi hanno permesso di diventare per molti anni una designer di abbigliamento lavorando per prestigiose aziende e affermati studi stilistici ed anche insegnando in scuole di Moda.

Per parlare di Arte è necessario averla studiata?

L’Arte ha un linguaggio molto potente che arriva a chiunque, conformandosi secondo la personale sensibilità e ricettività. Come guida turistica ho avuto ad esempio esperienze indimenticabili con i bambini, che di fronte ad opere di Rothko, Pollock, Kline, interagivano con riflessioni che nemmeno con gli adulti mi è capitato di sentire. Personalmente io sono per l’approfondimento e lo studio continuo, perché certi codici dell’Arte e la vastità di significati si possono comprendere e accogliere se quei codici possono essere in qualche modo decifrati. Con le giuste chiavi si possono aprire porte che si affacciano su panorami d’incredibile stupore che l’Arte sa provocare. Motivo per il quale, la tardiva laurea in Storia dell’Arte, con tesi dedicata alla Storia del Costume, mi ha permesso di evolvere il mio percorso professionale e raggiungere nuovi obiettivi.  

Binomio Arte-Moda, da qualche anno sta funzionando, cosa ne pensi?

La Moda nella sua più alta accezione è per me indiscutibilmente Arte. La Storia del Costume lo racconta e le contaminazioni con le diverse forme dell’Arte, nel corso dei secoli, sono lampanti. Basti vedere come certe linee stilistiche siano mutuate dall’Architettura, dalla Pittura, dal Teatro…è continua ispirazione e allo stesso tempo ricerca innovativa. Ritengo che più che binomio parlerei di una voce sola: l’Arte della Moda. E la Moda è tutto fuorché una forma d’Arte minore rispetto alle altre. Il suo potere comunicativo è fortissimo e da sempre l’uomo utilizza l’abito come forma simbolica del proprio tempo. Raccontare tutto questo mi appassiona moltissimo e la risposta entusiasta da parte del pubblico, mi rende felice.

Collaborando ad esempio con i musei, mi permette di valorizzare un’opera pittorica o scultorea mostrando nuove sfaccettature, significati che grazie agli abiti, ai tessuti, colori, accessori, molto spesso si notano superficialmente o per nulla. Come si dice, i dettagli fanno la differenza e possono raccontare bellissime storie.

Quali sono i punti fondamentali attorno ai quali gira l’organizzazione di un evento?

Sicuramente per me è avere le idee chiare sin dall’inizio, sia sulla fase progettuale, sia quella creativa dell’evento. Poi segue un grande lavoro che è fatto di ricerca, studio, metodo. Creatività ed efficienza vanno sempre di pari passo. Sono un po’ maniacale, mi piace lavorare in modo molto meticoloso, calcolando ovviamente anche i fattori di imprevedibilità. Mi piacciono anche quelli.

La Cultura che peso ha in Italia?

La Cultura deve avere un peso enorme su una società e parlando dell’Italia, non dimentichiamoci quale è il nostro DNA. Purtroppo ora è come se fossimo retrocessi di decenni e pare che la Cultura sia sempre più ostacolata e bistrattata, ma si deve combattere per lei. Ciascuno di noi deve dare il proprio contributo e soprattutto formare correttamente i giovani. Devono essere educati alla Bellezza e portarli a capire che la Cultura regala libertà, dà valore alla vita e ci rende essere umani migliori. La tecnologia, ormai irrinunciabile, si sposa benissimo con la visita dei musei, la frequentazione di teatri, concerti, con il profumo della carta dei libri, quelli che permettono di crescere, conoscersi e soprattutto pensare.

Se potessi decidere tre azioni per aiutare il mondo della Cultura quali sarebbero?

Sostituire prima di tutto certi politici o personaggi nefasti per la Cultura italiana. Investire denaro ed energie per darle tutta l’importanza che merita in tutti i settori e livelli. Fortificare l’identità sociale e culturale di questo paese per un nuovo Rinascimento. Noi Italiani, sappiamo raggiungere l’eccellenza in ogni settore, ricordiamocelo ogni sacrosanto giorno.

Raccontami un aneddoto che ricordi con il sorriso

Ne avrei tantissimi, ne ricordo uno piuttosto recente di una signora che durante un mio reading teatrale e racconti sulla Moda Napoleonica, le squillò il cellulare. Non riuscendo a spegnerlo, si agitò molto arrossendo; allora mi fermai e le dissi di rispondere, perché era sicuramente Napoleone, forse compiaciuto delle cose che di lui stavamo raccontando! Il pubblico carinamente rise e la signora riuscì a spegnerlo.

Se potessi incontrare un’icona del passato, chi e di cosa parleresti?

Vorrei trascorrere del tempo con “la suprema delle donne” come fu definita da Matteo Bandello, Isabella D’este. Una delle donne più autorevoli del Rinascimento, mecenate delle arti, scrittrice e soprattutto donna ammirata e imitata dalle altre nobildonne  per il suo stile innovativo e la sua raffinata eleganza.

Parleremmo di un po’ di tutto, di uomini, di Arte, di vestiti… e congedandomi con un inchino, le regalerei un elegante tubino nero alla “A.Hepburn. Le starebbe d’incanto.

Grazie Letizia, al prossimo caffè …

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“L’ombra della candela”: Dodici Barlumi di Psicologia”

L’ombra della candela

“L’ombra della candela”: Dodici Barlumi di Psicologia” da un’idea di Monica Dimonte in collaborazione con Alessandro Fornaro

Sotto la luce viva e calda della psicologia illumineremo quelle zone d’ombra della mente e della  vita che rendono più complicate la relazione, in particolare tra uomo e donna.

Saranno 12 puntate in cui approfondiranno psicologicamente 12 argomenti selezionati tra i tanti che suscitano la  curiosità più intensa…ed il bisogno di risposte più profonde.

Gli appuntamenti sono:

– ogni Lunedì alle 20:30 sulla pagina FB “dott. Monica Dimonte”,

profilo Instagram “monica.dimonte”,

sul  canale YouTube “Monica Dimonte

sulla pagina “WL Magazine” e sulla piattaforma www.wl-magazine.it

Ogni Venerdì, dalle 07:30 alle 08:30, diretta sulla  pagina FB  dott. Monica Dimonte  verrà discusso l’argomento proposto nella rubrica del lunedì precedente.

Psicologa e psicoterapeuta, nata a Bari, classe 1964. Libera professionista dal 1994, si dedica alla psicologia clinica con particolare attenzione all’approccio alla violenza in ambito evolutivo (bullismo, cyberbullismo, ecc…) e alla violenza di genere.

Componente del direttivo di più associazioni impegnate nella sensibilizzazione psicologica del territorio, tra queste SIPAP e Andromeda, è attiva in numerosi progetti che si occupano di pevenzione e di violenza, con un focus particolare sullo studio del profilo dell’aggressore e della vittima. È ideatrice/autrice del progetto PMPVS – Prevention and Management of Potentially Violent Subject, in collaborazione con l’associazione Andromeda e la Croce Rossa Italiana sez. Provincia di Padova.

Premiata nel 2016 dalla Croce Rossa Italiana per la sensibilità dimostrata nel sostenere le donne vittime di violenza.

Il 25 novembre 2020 ha presentato il suo primo libro : 12 Ore per vivere o morire, un romanzo che parla della violenza di genere,

farmacista e giornalista scientifico

responsabile editoriale della testata Nuovo Collegamento, rivista distribuita a tutte le farmacie italiane e organo ufficiale dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar)

ideatore e conduttore della trasmissione radiofonica  #Salute on air su www.radiowellness.it

docente di corsi per l’educazione continua in medicina (Ecm) rivolti a farmacisti

consulente per la comunicazione della Farmacia Piccinelli di Treviglio (Big)

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Antonello Marmora, AE MARMORA : la Moda a modo “NOSTRO”

Antonello Marmora

Insieme al Fratello, gestisce AE_MARMORA_Lab non solo uno store ma un vero laboratorio d’immagine..

Un idea di Antonello ed Emidio nata a Berlino ……un nuovo concetto di ambiente ….diverso dal FASHION STORE classico …ma con una linea comune..

AE MARMORA ma questa volta LAB…un laboratorio dove nulla è lasciato al caso.

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Mauro Lampo :il “migliore costruttore di Pinocchi al mondo”.

mauro lampo

Mauro Olivotto, in arte “Lampo” è’ stato definito dalla Fondazione Collodi come il “migliore costruttore di Pinocchi al mondo”.

Più di 6000 sono ad oggi i burattini “collodiani” costruiti di ogni misura e forma richiesti in ogni parte del mondo.

Il primo suo Pinocchio ufficiale risale al 1998, ma la passione per il burattino più famose del mondo arriva nel 1990 quando, per non buttare un pezzo di legno l’artista all’interno della sua bottega, crea  tre pinocchi….

Intervista in collaborazione con MOOD laboratorio di Idee

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Musica e Pandemia Il messaggio di Beethoven

beethoven
Nel  2020, anno che ormai volge alla fine e che ha stravolto le nostre vite, ricorrono  i 250 anni dalla nascita di Ludwig Van Beethoven.  Le  celebrazioni programmate in tutto il mondo  sono avvenute  in versione ridotta a causa della  pandemia, ma gli enti lirici e le orchestre hanno fatto il possibile perché l’anniversario del  grande genio della musica  non passasse inosservato. Ed è  proprio  l’esempio di  questa   titanica figura  di riferimento per la musica classica  a indicarci  oggi la via verso l’ottimismo,  in un periodo buio per tutti. Dal dramma della sordità alla maturità creativa Noto anche per  la  grave forma di  sordità che negli ultimi 25 anni  lo isolò dalla  vita sociale, tanto da essere creduto  un misantropo, il compositore tedesco ha molto da insegnarci,  grazie la sua capacità di risollevarsi  da una malattia   inaccettabile per un musicista.  Nonostante  la crisi fisica    esplosa nel 1802,  a cui si aggiunse una  profonda delusione amorosa,  Beethoven   ebbe il  coraggio di  compiere una svolta.  Consapevole che la sua infermità  avrebbe definitivamente distrutto la sua carriera pubblica di pianista,   abbandonò i tormenti e l’idea  del  suicidio, dedicandosi con nuovo slancio alla composizione. In una lettera del 1802 indirizzata ai fratelli, nota come il “Testamento di Heligenstadt”,  confessa: “Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di avere creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre”. 

E’ interessante cogliere l’evoluzione della sua attività di compositore verso opere sempre più  complesse ma anche brillanti. Oltre alle  sinfonie, di cui ben sette nacquero in una condizione di completa sordità  e di cui la quinta  e la nona  rimangono le più celebri,  creò   innumerevoli  composizioni per orchestra, per musica da camera, marce militari e tanto altro ancora, ricordando  in particolare la letteratura pianistica.  All’epoca del suo dramma personale  Beethoven aveva già raggiunto una notevole maturità artistica sia come virtuoso del pianoforte che come compositore, ma, dopo il 1802  ci ha regalato  altrettante pagine memorabili  che culminano  con la sua ultima sonata, la  n. 32 opera 111, nota anche come la “sonata  del boogie woogie”.

  ( selezionare al minuto 6:55) La modernità del  ritmo  presente  nel  secondo tempo, ovvero in alcune battute dell’ ”Arietta”, riesce a sorprendere anche l’ascoltatore  più profano.

L’invito alla gioia e alla creatività

Chi non  è in grado di riconoscere  le note dell’Inno Europeo?  

Lo suonano i bambini con il flauto alle  scuole medie, lo sentiamo alla  TV  in occasione di  eventi sportivi.  E’ l’ Inno alla gioia, la parte  corale  che chiude la  Nona  Sinfonia, l’ultima  composizione di Beethoven a cui lavorò tutta la vita. Il testo è del  poeta tedesco  Friedrich Schiller,  e descrive l’ideale tipicamente romantico di una società di uomini egualmente legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universale.  Un ideale  che  in questo momento  ci  appare   inconciliabile  con  l’odio e i conflitti generati  dall’incertezza e dalla paura generalizzata.   

Beethoven tuttavia, in un momento di diffuso senso di angoscia,  è forse l’esempio più avvincente  di quella che oggi amiamo definire e lodare come  resilienza  ed è al tempo stesso l’incarnazione della  filantropia e della forza morale, per la sua ostinazione nel non voler privare l’umanità  del suo talento.

Oggi è il compositore del passato  di cui  anche chi non  conosce e non ascolta la musica classica è in grado di riconoscere le melodie più celebri, presenti perfino nelle suonerie dei cellulari. Le sue  composizioni  sono entrate a far parte del cinema; sono oltre duecentosettanta le pellicole che hanno utilizzato la sua musica. L’esempio più noto è probabilmente in Arancia meccanica di Stanley Kubrick (1971)

e  memorabili sono  i film d’animazione di Walt Disney, Fantasia (1940) e Fantasia 2000, che utilizzano rispettivamente la Sinfonia Pastorale n. 6

e la Sinfonia n.5.

Quest’ultima  è stata  anche arrangiata da Walter Murphy  in versione  disco music  per la colonna sonora della Febbre del Sabato sera.

Certamente Beethoven non avrebbe mai immaginato tutto questo.  Eppure la sua tenacia creativa  e la sua modernità  rimangono un esempio in questo momento di isolamento generalizzato e di pausa forzata.  Ne può nascere per i musicisti  lo stimolo a ideare nuovi progetti, comporre nuova musica, migliorare la propria tecnica.

Ma, soprattutto in questo tempo così doloroso per tutti, ci arriva  con prepotenza il  messaggio dell’importanza dell’arte  come risorsa per la società, e aspetto irrinunciabile dell’esistenza  umana. E’ solamente  con l’arte in tutte le sue forme, soprattutto  con la musica  in quanto espressione più pura della sfera emotiva, che  si può pensare tutti insieme di ritornare a sperare  in un futuro migliore.

Articolo scritto da Isabella Longo

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Rachele Laro: la Danza nell’Anima…

rachele laro

Rachele Laro è giovanissima, nata in una famiglia di musicisti da due generazioni, ha scelto di trasformare la musica in movimento, il talento, una fortissima volontà e il sacrificio sono i suoi inseparabili compagni di vita per raggiungere il suo obbiettivo ed eccellere nel mondo della Danza.

Per conoscerla meglio, abbiamo fatto a Rachele qualche domanda, lasciando a lei il compito di raccontarsi:

Il primo incontro con la danza?

Il mio primo incontro con la danza è avvenuto quando ero molto piccola e ballavo sulle note delle canzoni e i brani che i miei genitori ascoltavano . Ho sempre visto la musica come un modo di esprimersi e chi lo fa meglio se non i bambini?

Quando hai deciso che sarebbe diventata parte integrante della tua vita?

All’inizio per me era una passione, ma poi ho capito che sarebbe stato il motivo per cui amo la vita e svegliarmi pensando che un giorno potrò realizzare i miei sogni con tutto lo studio e la fatica che sto facendo, mi fa venire ancora più voglia di continuare e non mollare.

Mi descrivi una tua giornata tipo? 

Solitamente mi sveglio alle 6:30 e mi preparo per andare a scuola , faccio colazione , sistemo la camera e vado a scuola fino alle due. Dopodiché torno in internato e pranzo, successivamente mi preparo per  andare a danza e inizio a scaldarmi per la lezione. 

Alle quattro inizio la lezione fino alle sei, successivamente torno in camera e continua a provare le correzioni, oppure mi rilasso. Poi faccio i compiti e studio, infine ceno e dormo.

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Un aneddoto che ricordo con molta felicità è quando partecipai alla trasmissione televisiva Kids’ Got talent nel 2016 con Claudio Bisio. 

Lo staff mi organizzò una stupenda sorpresa: incontrare la grande ballerina Carla Fracci

Per me fu un’emozione indescrivibile perché la signora Fracci è un mio idolo e ho molta stima nei suoi confronti, penso che sia una magnifica ballerina e donna, una signora con un’anima pura .

Per me incontrarla è stato molto importante ed emozionante e ricorderò sempre le belle parole che mi disse , tra le quali “studiare con i migliori insegnanti e non mollare mai” , il mio motto , qualunque cosa accada.  Io non mollerò!

Se potessi ballare con un grande del passato con vorresti ballare?

Se potessi ballare con un grande del passato , probabilmente amerei danzare con Rudolf Nureyev . Perché? Perché quando lo vedo danzare mi emoziono e vedo la sua anima . Sembra una cosa strana , ma secondo me la cosa più importante in un ballerino è ciò che condivide e cosa lascia al pubblico , come si presenta e come riesce ad emozionare , tutto il resto è secondario .

Moderna o classica?

Non posso scegliere, la danza è composta da milioni di sfumature , quindi tecniche , stili … penso che con la danza classica sia più difficile trasmettere certe emozioni, che con la danza contemporanea e grazie all’improvvisazione escono più facilmente . È un mondo troppo vasto per scegliere solo una cosa . Un vero danzatore riesce a trasmettere delle vere emozioni, qualunque sia lo stile che sta ballando, questo è ciò a cui io aspiro di riuscire a fare.

Cos’ è per me la danza

Danza per me è vita . È un modo di smettere di pensare e di ascoltare il cuore. Quando danzo il mondo si ferma e ci sono solo io ad emozionare . Danza è tecnica , tanti sacrifici e tante lacrime . Danza è rispetto , disciplina , gioia e condivisione . È un mondo in cui impari tanto, non solo per fare il danzatore , la danza è una scuola di vita . 

È un mondo serio , in cui , se vuoi che faccia parte del tuo futuro , non esiste “non ce la faccio” , per me è sempre “posso fare meglio” . È una buona cosa , ma spesso non mi rendo conto di fare qualcosa che non tutti farebbero . Ci sarà un giorno in cui , se continuo come sto facendo , e sicuramente farò , sarò fiera di me.  

Intanto meglio continuare a studiare

Grazie per la tua disponibilità e il tuo tempo Rachele

Intervista in collaborazione con Mood Officina di Idee

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