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La Biodiversità vocale nell’era dei talent, la parola a Francesco Forges.

Francesco Forges

Ph Copertina di Annalisa Ceolin

La voce è uno strumento e come altri può essere oggetto di insegnamento.

La rapida diffusione dei talent show  televisivi ha influito molto sul panorama della didattica musicale, rischiando di dimenticare la pluralità delle voci  e tendendo ad  omologarle  per renderle più “commercializzabili” secondo logiche di mercato. Il format del talent- show non accenna ad arrestarsi, anzi viene esteso alle navi da crociera, alle serate karaoke e a volte anche all’ambito aziendale.  Questo è il presupposto da cui si dipana la lunga dissertazione di  Francesco Forges nel suo libro Critica della Voce. Appunti in difesa della biodiversità vocale” edito da  CRAC edizioni.

Cantante  eclettico, compositore, flautista  e insegnante di canto jazz e pop  in scuole private e civiche  e più recentemente nei conservatori di Genova, Venezia, Monopoli e Trieste,

Francesco  Forges presenta nel suo saggio un ampio e spettro di esempi di singolarità delle voci e suggerisce quali aspetti fondamentali della didattica possono preservare le voci dalla standardizzazione.  

L’idea ispiratrice del libro, ossia il concetto di “biodiversità vocale”,  per l’autore non è altro che l’applicazione all’ambito della voce di un termine comunemente utilizzato in  riferimento alla flora e alla fauna.  L’idea di difendere questa diversità è nata in Forges durante una sua visita all’acquario di Genova, dove notò una rana che assomigliava a un pomodoro. Proprio come questa “rana – pomodoro” è rimasta impressa nella sua mente è la singolarità di una voce quello che consente di ricordarla, quello che la rende interessante al punto da imprimerla nella memoria della gente.

Tuttavia molte delle voci che concorrono nei talent show, afferma Forges, sono generalmente più imitative e vengono facilmente dimenticate.

Parlando di biodiversità ci si riferisce in particolare alla voce naturale. 

Ma qual è la differenza tra voce impostata (lirica) e voce naturale?

“La voce impostata”, spiega Forges in un’intervista  per Radiowellness  a Musica senza Confini ,  “è quella che serve per eseguire la musica classica, principalmente la musica lirica o quella sacra con accompagnamento orchestrale. Questa si è sviluppata principalmente in Europa, anche se ne esistono esempi in India e in estremo Oriente.  È una tecnica che non prevede l’uso del microfono e nasce dalla  necessità di superare l’orchestra sinfonica che suona nella buca unicamente con la potenza della voce, senza ausilio di amplificazione.  Il cantante deve inoltre eseguire la nota giusta al momento giusto secondo quanto previsto dal compositore e senza  libere variazioni. “  

La voce che Forges definisce “naturale” è quella che nasce spontaneamente nelle culture tradizionali e che poi a partire dagli inizi del 900 viene tramandata attraverso la cosiddetta oralità secondaria, ossia la trasmissione orale utilizzando i mezzi di riproduzione del suono, la radio e i dischi e supportata, anche se non agli inizi, dall’utilizzo del microfono. “Si tratta di  una voce che ha altre necessità”, spiega Forges . “Spesso l’esecutore è anche compositore e comunque può rielaborare e rivivere la stessa canzone in tanti modi diversi.” Questo vale anche per il jazz vocale, una forma di cultura vocale tradizionale che  si è evoluta sempre di più fino a raggiungere forme molto raffinate e tecniche. Tuttavia  i primi cantanti di blues e jazz non erano  molto diversi da quelli pop  di allora o da quelli della musica  etnica.

La singolarità delle voci naturali  si riscontra dunque soprattutto  nelle vocalità  derivate dalla musica etnica e dalla musica tradizionale. Un esempio citato nel libro  è quello di  Rokia  Traorè,  cantante del Mali che canta in inglese accompagnata da strumenti africani. Apprezzata in molti  festival europei, il suo percorso  formativo  è stato segnato dallo scambio con molte culture, ma questo  non le ha impedito di mantenere l’originaria e singolare  vocalità  africana.  “DaLouis Armstrong e Billie Holiday”, scrive Francesco Forges, “da Bruce Springsten ad Ani di Franco, ….da Roberto Murolo a Pino Daniele abbiamo a disposizione migliaia  di voci uniche e in continua trasformazione, voci che adattano i loro canti rituali e le loro canzoni  al proprio registro vocale , scegliendo la tonalità più adatta, cosa impossibile nella musica classica.”  Grazie alla  formazione nata dall’assenza di confini tra generi e a una maturazione come musicista negli ambienti musicali più disparati,  Francesco Forges  individua  con cognizione di causa e senza pregiudizi il valore dell’unicità  delle voci.  

Ma quali sono gli elementi che rendono una voce unica?  A che cosa si deve la “biodiversità vocale”?   

La prima considerazione da cui nasce il libro  di Forges è che la voce è uno strumento diverso da tutti gli altri  perché non è costruito in serie.  I tratti distintivi di una voce, sottolinea l’autore,  sono la sua singolarità, la trasformabilità, l’invisibilità e l’articolazione del linguaggio.

La singolarità è legata alle differenze anatomiche tra i cantanti,  comprese  quelle dell’apparato  vocale. Le  varianti  presenti in quest’ultimo rendono la voce unica,  anche se ognuno cercherà di uniformarla a un modello. La voce è inoltre soggetta a  una naturale trasformazione  legata  alle varie fasi della vita e a  fattori esterni. Ci sono poi le parti  interne dell’apparato fonatorio, quelle che non possiamo vedere. Per la didattica vocale è di fondamentale importanza imparare a percepire  ciò che è invisibile per poterlo utilizzare al meglio,  sviluppando una buona  tecnica vocale. Infine  una voce è uno strumento che parla, sottolinea Forges, e ogni lingua possiede suoni diversi.  

Che relazione c’è dunque tra l’unicità della voce e il panorama dell’insegnamento del canto nell’era dei talent show? Come è cambiata la didattica vocale del pop negli ultimi 30 anni?

Forges ricorda la propria esperienza giovanile  negli anni 80, dopo aver terminato gli studi al Conservatorio come flautista, quando cantava in una band e iniziò a prendere delle lezioni di canto con  delle giovani insegnanti, delle  vere pioniere. Il grande cambiamento nell’insegnamento del canto naturale – spiega Forges – è avvenuto  inizialmente con il revival del musical, che necessitava  cantanti  molto preparati dal punto di vista tecnico e in grado anche di recitare e ballare .

Poi  è sopraggiunto il karaoke, che ha ampliato la dismisura la platea di quelli che volevano cantare  e inseguito  sono nati  i talenti show.  Grazie a quest’ultimo fenomeno si sono sviluppati  nelle scuole di canto americane metodi   poi  diffusi  in modo dilagante dai vocal coach.

A tutti  gli effetti  è  il vocal coach un allenatore , una figura nata  negli USA con principalmente con  l’intento di allenare cantanti già formati. Il più famoso   è Seth Riggs ,  che ha guidato  cantanti  come Steve Wonder o altri grandi nomi.

Non si tratta però di insegnanti   di canto  in senso tradizionale, presuppongono generalmente un percorso formativo già effettuato,  cantanti già formati che necessitano solo di un buon allenamento. La biodiversità, sostiene Forges, non viene incentivata perché molti tendono a imitare .

Convinto della necessità di preservare la peculiarità  vocale dall’uniformità,  Forges  contrappone a quello dei vocal coach un metodo diverso , una propria filosofia che va contro la standardizzazione dei suoni. “Oggi mancano figure come Janis Joplin”, dice, riferendosi alla graffiante cantante blues-rock degli anni sessanta.  L’obiettivo di  un insegnante   è quello di insegnare  a cantare cercando di trovare la strada unica e singolare per ogni allievo. La prima cosa che l’allievo non deve fare è imitare. 

Quali sono i rischi dell’imitazione?  

In realtà il vero pericolo delle diffuse  metodologie americane  sta nel  classificare  alcune  modalità di emissione della voce associate a determinati  sentimenti. Questo riduce l’imprevedibilità dell’intenzione artistica di un cantante.  Insegnando delle modalità predeterminate si dà per scontato che esistano solo queste,  escludendone altre a discapito  della spontaneità o della  creatività nell’esecuzione. Tuttavia l’imitazione in una prima fase didattica non è da escludersi. E’ una tradizione da sempre esistente. Ma in realtà  il mercato della pop music è quello che cerca l’imprevedibilità, proprio perché  la voce diviene immediatamente riconoscibile per la sua peculiarità.

Per fortuna ancora oggi, sebbene spesso fuori dal circuito degli ascolti in rete e della radiotelevisione, esistono esempi del tutto singolari di  elevata  qualità estetica e grande creatività. 

Articolo scritto da Isabella Longo per @radio wellness, ricondiviso dalla redazione di www.wl-magazine.it Conduttrice Trasmissione radiofonica “Musica senza confini” su Radio wellness

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Intervista a Edoardo Sylos Labini, Attore, Regista e Editore di “CULTURAIDENTITA’ “

Edoardo Sylos Labini

Intervistare un Editore è sempre interessante potete solo immaginare se è anche Regista e Attore, quante sfaccettature possa assumere questa intervista , lasciamo volentieri il “Palcoscenico” a Edoardo Sylos Labini e alle sue risposte:

Il tuo primo incontro con lo spettacolo?

A 20 anni alla Crazy Gang di Roma la scuola di danza dove mi iscrissi per far vedere i miei genitori che avevo chiuso col mondo “caldo” degli ultras.

Quando hai deciso che sarebbe diventato passione a professione?

Quando ho messo piede sul palcoscenico per il primo spettacolo saggio con la Crazy Gang. In quel preciso momento mi sono detto:

“voglio fare l’attore“,

Mi sono iscritto alla scuola di recitazione di Garinei e dopo 2 anni al mio primo provino ebbi la fortuna di essere preso da Peppino Patroni Griffi per un grande allestimento di “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello accanto ad Alida Valli!

Che difficoltà incontra il teatro nel panorama più generalista del mondo dello spettacolo?

Il teatro lo stanno distruggendo. Incomprensibile è stata la chiusura delle sale dopo che con le norme di igienizzazione su 350 mila spettatori c’è stato solo un contagiato per covid.

Questo Governo ha fatto solo promesse dimenticandosi un settore cosi importante come quello dello Spettacolo.

Tutto però è iniziato da un po’ di anni quando la sinistra si è spartita la lottizzazione di gran parte del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) a pochi teatri Nazionali con direttori nominati dalla politica.

Ora anche gli artisti hanno capito a chi hanno dato il voto per anni.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Il mio debutto appunto nella regia di Patroni Griffi alla Versiliana nel 1995: avevo un piccolo ruolo, un disturbatore dal pubblico che protesta perchè lo spettacolo è incomprensibile. La polizia mi fermò portandomi via pensando che fossi veramente uno spettatore impazzito. Intervenne il primo attore dal palco che urlò ai poliziotti che ero un attore.

Cos’è per te il teatro?

Il teatro è un rito che si ripete, uno dei più antichi dell’umanità.

Per questo viviamo in Italia un’epoca oscura senza chiese e teatri.

Da attore a editore ,quando e perché è nata culturaidentità?

Negli ultimi 15 anni ho interpretato sul palco grandi personaggi italiani che hanno fatto discutere e che la storia ha spesso raccontato in modo negativo da Nerone a D’Annunzio da Italo Balbo a Giuseppe Mazzini passando per il fondatore del Futurismo FT Marinetti.

Uomini che hanno amato la cultura e che hanno fatto dell’italianità un valore fondante della loro vita e della loro lotta.

Uomini che hanno combattuto per un’ideale e hanno saputo trascinare con le loro idee migliaia di persone.

Mi avrà influenzato interpretarli ma CulturaIdentità è stata quasi una scelta dovuta che ha continuato nella vita un percorso iniziato sul palco.

Dopo 25 anni di carriera da attore ora preferisco essere il regista di questo movimento culturale che sta aggregando tutti quelli che vogliono rilanciare l’Italia attraverso il suo straordinario ed immenso patrimonio artistico culturale e paesaggistico.

Esiste il politically correct nel mondo dell’editoria?

Certo che esiste e va di pari passo alle pubblicazioni di giornali e libri con tanti programmi televisivi.

Il main stream è un vero e proprio impero in campo editoriale ben strutturato ed organizzato ed il polticamente corretto occupa quasi la totalità della comunicazione nell’occidente.

Le voci non allineate vengono messe all’indice in vere e proprie liste di proscrizione.

Ma le voci libere stanno aumentando. Siamo come Davide contro Golia per questa la sfida è ancora più stimolante.

Poi nell’epoca del ” pandemicamente corretto” dove il terrorismo psicologico serve a farci accettare la privazione delle nostre libertà,

Il ruolo dei salotti radical chic del politically correct hanno un ruolo ancora più preciso nella narrazione partigiana dei fatti.

Quali responsabilità ha un editore secondo te ?

Un editore oggi comunque è un eroe : produrre un giornale cartaceo o stampare libri nell’era dei social è un gesto che emoziona. Il problema è che continuano a nascere scrittori ed editori ma diminuiscono i lettori. Il nostro paese desertificato culturalmente da anni di programmi televisivi trash e da influnecer “de noantri” ha bisogno invece di essere rieducato attraverso la riscoperta della lettura.

Avete visto chi abbiamo al Governo? Che gli frega a questi signori del monopattino e dei banchi a rotelle di libri teatri cinema e musei, infatti sono i primi che hanno chiuso.

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AttualitàLibri

“Lost Identity” di Nicola Stradiotto

nicola stradiotto

L’arte è sempre rimasta la sua passione, coltivata con gli studi alle scuole superiori all’Isa “M. Fanoli” di Cittadella, e applicata con l’attività professionale da grafico pubblicitario da oltre un ventennio.

Nelle corde di Nicola Stradiotto  asolano, c’è l’espressione surrealista che riesce a mantenere nella parte più profonda della fantasia, e nel suo inconscio.

Il suo primo libro “Lost Identity” è UNA Raccolta di immagini in bianco e nero, illustrazioni surrealiste di un’identità perduta, di una realtà che non ci rispecchia, nascosta tra social network e contratti a termine.
Figure anatomiche deformi e devitalizzate, ritratti di non-persone in non-luoghi in situazioni astratte. Abbiamo reciso le radici delle nostre personalità.

Per acquistarlo

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AttualitàFood & BeverageInterviste

“Percorriamo emozioni”, nuova rubrica online e settimanale proposta da “Living around

Percorriamo emozioni

Si è svolta lunedì 9 novembre “Percorriamo emozioni”, nuova rubrica  online e settimanale proposta da Living around”, il cui fulcro è la valorizzazione del turismo, del territorio, dell’enogastronomia e della ristorazione italiana

A spiegarlo un team composto da Sandra Paoli Direttore e founder Glance Garda&More, Francesco Guidugli Presidente di Solidus, Mauro Alberti Direttore commerciale di Neururalehub, Franco Muzzio direttore di Tarkalibri – la Collana dei Territori, Roberta Rampini giornalista professionista e autrice di libri, Max Rigano giornalista  e responsabile Ufficio Stampa “Living around” e dai due fondatori: Matteo Galiano e Monica Meglioli

Living around, ‘percorriamo emozioni’  è rivolto ad avventurieri che, spinti da curiosità intendono esplorare spazi, realtà, culture, magari prese poco in considerazione, destinate quindi, a rimanere nell’ombra. L’enogastronomia in questo scenario diviene di fondamentale importanza.
Basta questo per comprendere che la valorizzazione di cui si tratta è il territorio.

Come nasce il progetto ?

Nel corso della diretta la prima presentazione arriva da Matteo Galiano:” Nasce da un’idea di libertà, di ricerca di bellezza, sapori, radici e tradizioni per riscoprire il nostro tempo, dalla volontà di nutrire la nostra anima. Tutto ciò sarà possibile attraverso itinerari nascosti, dove sarà possibile godere di prelibatezze, storia e patrimonio culturale. Ad affiancarlo Carlos Mac Adden, giornalista pubblicista, che da sempre si occupa di enogastronomia


“Mi hanno voluto in questo viaggio perché apportassi ciò che ho appreso in questi anni.
 I viaggiatori curiosi o compartecipanti,  sono viaggiatori attivi, che costruiscano il percorso, che non si fermino alla superfice, ma vogliano arrivare al fondo, insomma caratterizzati dalla curiosità, in grado di fare uso accorto della capacità critica”.

A comporre gli itinerari, ovviamente aziende, affinché possano ampliare il loro essere.

Circa la realizzazioni di questi ultimi, prende parola Sandra Poli fondatrice di Glance Garda&More,
“Mi occupo di turismo, è la mia passione, ho convogliato questi miei 30 anni d’esperienza nel turismo, che spaziano in vari campi, in questo progetto, di cui sono collaboratrice, credo davvero molto”.
L’intenzione è di promuovere il concetto di italianità, il bello, il buono, tutto ciò che è fatto bene, con cura, soprattutto è diretto ai nostri produttori.
Decisiva è la passione per questo mondo: chi lavora nel turismo è fortunato in quanto a contatto con arte, cultura, enogastronomia.
Occorre avere una perfetta conoscenza del territorio, amarlo e da qui sviluppo itinerari”.

A focalizzarsi sulla componente emotiva è Max Rigano, giornalista : “ Ho sotto mano “ Il codice dell’anima” libro che racconta i percorsi umani. La persona è soprattutto anima, ciò che quest’ultima interpreta meglio è la coscienza di star intraprendendo un viaggio, incognito.
Living around mi ha affascinato da subito  proprio per questa ragione, perché tenta di intraprendere un viaggio per certi aspetti incognito, dall’altra parte  ha obiettivi chiari e trasparenti, cioè la valorizzazione del nostro patrimonio vinicolo, enogastronomico, strutture ricettive, mondo del turismo, ma è  altresì qualcosa di più profondo: permette di entrare in una sorta di famiglia allargata, in cui a ciascuno è data la facoltà di portare un pezzo di sé,  del suo viaggio, mescolandolo con quello altrui.
Una delle cose che mi è piaciuta molto è la ricerca di bellezza in ogni sua sfumatura.
AL momento il nostro sguardo sul mondo, la nostra capacità di guardare oltre è un gran valore aggiunto”.
Un progetto decisamente apprezzabile che lascia tuttavia sospeso due quesiti.

Quali sono le incognite dettate dall’attuale situazione, prima di tutto: 

“Le incognite maggiori, dichiara Matteo Galiano, dipendono più che altro dalla possibilità di piegare quanto più rapidamente possibile la curva dei contagi: in questo senso abbiamo già i primi segnali di un rallentamento del Covid, il che mi pare un segnale positivo. Inoltre con le ulteriori misure restrittive di medio periodo e l’avvento degli anticorpi monoclonali e del vaccino annunciato dalla Pfitzer, direi che è vicina la fine dell’incubo. Teniamo conto inoltre che quanto più lungo è il periodo di lockdown, quanto maggiore diventa la voglia di tantissime persone di potersi concedere una vacanza. In questo senso siamo in presenza di un’opportunità da coltivare. Dobbiamo farci trovare pronti, con le strutture ricettive, i ristoranti, i musei, le aziende enogastronomiche che sono un nostro peculiare patrimonio”

Quanto all’efficacia del Dpcm, secondo quesito che resta sottostante ad una pregevole iniziativa come questa, risponde invece la cofondatrice di Living Around, Monica Meglioli: 

“Penso che fosse necessario un intervento severo, secondo me fatto nel momento giusto per altro, ovvero quando la curva dei contagi era ancora in salita. Forse si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata una sorveglianza attiva, ma è anche vero che questo problema non colpisce solo l’Italia ma il mondo intero”. Ad ogni modo non credo si potesse lasciare tutto com’era. Le misure sono giuste: ora occorre abbassare la curva dei contagi. Dopo ogni tempesta, comunque, arriva il sole.”

a cura di Mara Cozzoli

Per seguire le future dirette
https://www.facebook.com/livingaround2020/videos/2062383293892368/UzpfSTEwMDAwNTQyOTMyMzg0NjoxNTk3MTU0MTMzODA4ODgy/

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Nasce AW ArtMag

AW ArtMag

AW ArtMag punta sulla qualità: dei contenuti, della scrittura, della grafica.

Uno sguardo importante verso l’internazionalità sottolineata dagli argomenti, dalla traduzione di ogni articolo in lingua inglese, dalla diffusione anche nelle edicole delle principali capitali europee.

Copertina dedicata a Fabrizio Plessi

Editore e Direttore responsabile della neonata AW ArtMag è Lorella Pagnucco Salvemini.

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JESS il ragazzo di via Padova

jess

In questi giorni di Novembre, la città di Milano in Lockdown si apre alla lettura con il suo storico evento BookCity; grazie al progetto di promozione “Tu e il tuo libro preferito” ideato da Perimetro ho avuto modo di farmi ritrarre dal fotografo Marco Onofri con il mio libro preferito JESS il ragazzo di via Padova, Vita avventurosa di Jess il bandito edito dalla casa editrice Le Milieu di Arnaldo Gesmundo (ovvero Jess) e Matteo Speroni che ho avuto il piacere d’intervistare per l’occasione. Jess é un libro che mi ha voluto donare la strada, stavo camminando per le vie di Milano un po’ affranta dalla morte di un amico, un genio letterario Andrea G Pinketts, con lo sguardo perso e abbassato vengo attratta da un libro appoggiato in una panchina lo raccolgo, lo scruto e pensando che sarebbe stato un libro gradito ad Andrea lo porto via con me.

Era solito incontrare Andrea G Pinketts al caffè artistico Le Trottoir a Milano dove assistevamo ai suoi preziosi interventi e presentazioni di libri di genere di svariati autori; con orgoglio posso affermare di essermi formata culturalmente a Le Trottoir tra le chiacchiere della gente, Pinketts e Philippe Daverio entrambi pilastri e membri del movimento Lezioni d’Indisciplina.

Quando ho letto la storia di Jess che narra le vicissitudini di Arnaldo Gesmundo che fú un bandito Milanese della nota banda di Via Osoppo che compí il colpo del secolo senza utilizzo di armi da fuoco, una rapina a tutti gli effetti con la simulazione vocale di un mitra “ta ta ta ta”, mi sono emozionata ho ricondotto il tutto al senso dell’amicizia e al valore delle lezioni d’indisciplina.

Matteo Speroni

La storia della banda di via Osoppo rimane tutt’ora un operazione estemporanea irripetibile, un grande bluff, una performance artistica, un sogno realizzato che portò per un inconveniente i suoi fautori a dover attraversare l’incubo delle carceri. Arnaldo Gesmundo si racconta tra i ricordi della Ligera nel dopoguerra in una Milano piena d’atmosfera, nelle stesse vie che mi hanno portato al libro, arricchito dagli interventi storici di Matteo Speroni che c’introduce dettagliatamente alla realtà dei fatti rendendo così ancor più intrigante lo stile della narrazione. 

Paola Fiorido

La foto in copertina di Paola Fiorido fa parte del progetto fotografico :

“Tu e il tuo libro preferito” a cura di @bookcitymilano e @perimetro__fotografie di @marconofri

#ioeilmiolibropreferito #BCMPerimetro #BCM2020 #ilibricisalveranno #laletturaintornoBookcity,

dall’ 11 al 15 Novembrebookcitymilano.it

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Raimondo Rossi: l’idea Industria Arte e Musica mi piace !

Raimondo Rossi

Raimondo Rossi, Fotografo, Modello, Blogger, Influencer, ma soprattutto, il Made in Italy che piace al Mondo!

Ha aderito da subito alla campagna Industria per l’Arte, e per la Musica promossa da Gpi Group e Duetti Packaging, Aziende Leader nella fornitura di impianti e macchinari per la movimentazione del packaging, che in un momento così difficile, causa Covid , hanno deciso di dare spazio a settori che soffrono più di altri,

Se ci credi mettici la faccia , e così è stato ,

Ray Morrison è l’alter ego di Raimondo Rossi, da sempre vicino e protagonista di questi mondi, e a lui, primo ad aderire alla campagna ,abbiamo fatto qualche domanda per comprendere il suo si per questa iniziativa.

Cos’è per te la musica?

Una forma d’arte che permette ai compositori di creare melodie di grandissimo valore, perché attivano così forti emozioni in tutti noi.

Cos’è per te l’arte?

Una forma di espressione della profonda sensibilità di una persona. Non importa se la condivide con noi in pittura o fotografia, o qualsiasi forma lui voglia. Importa che la condivida con noi.

Cosa pensi di questo connubio creato da un Binomio inaspettato industria e arte, industria e musica?

Credo sia un ottimo binomio. La forza dell’industria può aiutare la visibilità dell’arte, la forza dell’arte può far arrivare i messaggi dell’industria più direttamente al cuore dell’utente.

Hai mai scattato per la musica?

Si ho dedicato un intero lavoro video e foto alle note del pianoforte e alle loro possibilità di attivare ricordi o emozioni, come i tessuti o gli abiti che fanno sempre parte di noi, come una musica in sottofondo.

Secondo te una foto quando diventa arte?

Quando l’immagine finale contiene allo stesso tempo la realtà ritratta e un mondo immaginario, che solo quell’autore può creare con quella realtà a disposizione.

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RIFF Awards – Rome Independent Film Festival,

RIFF Awards – Rome Independent Film Festival

Cos’è :

Il RIFF Awards – Rome Independent Film Festival, è un festival internazionale di cinema indipendente che ha come obiettivo principale quello di promuovere opere contemporanee prodotte nell’anno corrente. Il festival, si svolge a Roma nel mese di Novembre per 7 giorni e presenta circa 100 opere in assoluta anteprima italiana e mondiale suddivise in 13 sezioni nazionali e internazionali: opere prime e seconde di lungometraggio, documentari, cortometraggi, film sperimentali e animazioni, soggetti e sceneggiature contraddistinte per l’originalità e l’innovazione dei contenuti e delle tecniche utilizzate.

Una giuria Internazionale composta da esperti del settore valuterà le opere in concorso assegnando al termine della kermesse premi per un valore totale di 20 mila euro.

Motore…Azione in Italia!
Le opere cinematografiche e audiovisive realizzate nel territorio Italiano da produttori indipendenti, saranno presentate in una particolare sezione all’interno del RIFF dedicata a quelle opere che investono e promuovono il nostro territorio e che permettono la conoscenza del patrimonio culturale e ambientale sviluppando la crescita della competitività territoriale.

Valorizzazione della diversità e promozione dello scambio interculturale attraverso l’istituzione di un’intera giornata dedicata alla cinematografia LGBTQ che ha previsto il coinvolgimento delle principali associazioni di categoria e di personaggi illustri, e la previsione di proiezioni e incontri mirati a far conoscere e sensibilizzare il pubblico sulla situazione sociopolitica e culturale di alcuni Paesi del mondo.

Particolare attenzione al gender. Valorizzazione del cinema femminile: da sempre attento nel dare risalto al lavoro femminile in ambito cinematografico, tentando di coprire tutti i ruoli dell’industria cinematografica, il RIFF riceve diverse opere da professioniste donne nell’ambito della produzione, distribuzione, regia ecc.

L’audiovisivo come strumento didattico. L’uso delle tecniche cinematografiche nella formazione è un modo per accelerare e facilitare la comprensione, per sensibilizzare, per comunicare e condividere le emozioni, per veicolare l’evoluzione ed il cambiamento, per trasmettere la cultura. Per questo motivo è stato previsto il coinvolgimento: di istituti scolastici presenti sul territorio attraverso proiezioni e masterclass gratuite e agevolazioni rivolte a docenti e studenti; di alcune delle principali associazioni nazionali e internazionali per l’approfondimento di tematiche sociali e d’attualità di primo piano.

Tutte le grafiche delle locandine RIFF Awards – Rome Independent Film Festival , dalla prima edizione sono state realizzate da Nerina Fernandez

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ArticoliAttualitàModa

Recycling World

Recycling World

I centri urbani in assenza di socialità assomigliano a delle scatolette di latta vuote: le pareti sporche hanno trattenuto soltanto oleosi residui di inquinamento, arroventandosi con il calore dell’estate mentre si apprestano a soffocarci nel freddo invernale. Noi superstiti, intrappolati, ci contagiamo, protestiamo come bambini feriti e se proviamo a scappare, il pericolo della lamiera tagliente è sempre in agguato.

Questa fotografia di un mondo moderno, che vive in uno stato di solitudine condivisa da un tempo indefinito, si sta ripercuotendo sulla moda con conseguenze irreparabili. E’ un dato di fatto che privare le persone delle cosiddette occasioni d’uso che aprono a possibilità infinite di acquisto di abiti, scarpe e accessori, abbia portato irrimediabilmente ad una brusca frenata dei consumi in questo settore che, a dispetto di qualsiasi revenge buying, non tornerà mai ai livelli Pre Covid, ma si stabilizzerà solo entro i prossimi cinque anni.

Se da un lato molti marchi sono corsi ai ripari saturando il mai abbastanza esplorato universo del loungewear, dove rientrano tute, maglioni di cachemire, vestaglie, pantofole e calzini antiscivolo, in un mix tra abbigliamento sportivo e tenuta da casa, per quello che definirei il nostro smart living, altri stanno definendo un nuovo concetto di vintage.

Tutto parte dall’approccio sostenibile verso questo mondo ormai saturo, per cui produrre nuovi prodotti non fa altro che inquinare maggiormente ed aggiungere l’invenduto di domani a quello di ieri. Ecco allora che gli abiti usati diventano il punto cardine di un’economia circolare che si rigenera costantemente grazie a collaborazioni per rivendere, affittare, riparare, dare nuova vita a ciò che già possediamo.
Le strategie di mercato innovative sono la base del successo di Selfridges, il primo department store al mondo che rese l’acquisto una vera e propria esperienza e non un mero gesto di routine, quando aprì a Londra nel 1909. Oggi l’azienda ha inaugurato il Project Earth che si impegna a cambiare radicalmente il modo di fare shopping entro il 2025, con una serie di nuovi modelli di business di cui il resale è parte integrante nel dare l’impulso definitivo alla svolta sostenibile. In un sistema che funziona parallelamente online ed in store, non solo si possono acquistare o affittare abbigliamento ed accessori pre-loved, ma anche mettere in vendita i propri, o semplicemente farli riparare da esperti artigiani.

The RealReal è negli Stati Uniti ciò che Vestiaire Collective è in Europa: la piattaforma più importante dove acquistare o vendere capi di lusso pre owned. Con diciassette milioni di utenti ed un fatturato che promette di arrivare a 64 milioni di dollari entro il 2025, TRR ha stretto una partnership con Gucci, aprendo uno speciale e-shop rifornito con articoli di mittenti e da merce portata direttamente dalla casa fiorentina. Ancora una volta, la via della sostenibilità è segnata da un albero che The Real Real pianterà per ogni articolo Gucci acquistato o venduto, attraverso One Tree Planted, un’organizzazione no profit che si occupa di rimboschimento globale.

Immaginare un capo di abbigliamento che sia più duraturo dei jeans è impossibile tanto quanto trovarne uno che sia meno sostenibile: per produrne un solo paio occorrono circa 9500 litri d’acqua, utilizzati per immergere la stoffa in 15 vasche di tintura all’interno delle quali i pantaloni acquistano il loro caratteristico colore. Aggiungete grandi quantità di additivi chimici e scarti di lavorazione, quindi moltiplicate per i 2 miliardi di jeans prodotti ogni anno nel mondo e solo allora capirete perchè anche Levi’s vi suggerisca qualsiasi alternativa possibile al buttare via il denim che già possedete.
Repaire Reimagine Recycle è il leit motiv della campagna sostenibile del marchio californiano, che mette a disposizione un tailor shop interattivo in cui non solo si possono aggiustare i jeans usati, ma anche costumizzarli o modificarne il modello, fino a creare interamente oggetti nuovi. Infine, se proprio volete sbarazzarvene, portate i vostri vecchi jeans, di qualsiasi marchio o non marchio siano, in uno degli store Levi’s e penseranno loro a come riciclarli…

Ancora una volta il mercato globale è pronto ad accogliere la domanda di una clientela che sta modificando le proprie esigenze e dirottando i propri interessi in quelli che già si definiscono nuovi trend…I classici senza tempo sembrano essere più appropriati per il clima attuale d’incertezza e smarrimento, oltre a rappresentare investimenti intelligenti a discapito della logomania e delle statement bags.
Ecco allora che il capo vintage acquista valore nel racchiudere in sè il passato con l’eredità di una storia da raccontare, l’unico seme di qualità perchè germogli un futuro green.

Elisabetta Baou Madingou

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