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Redazione

AttualitàIntervistespettacolo

Ivan Damiano Rota, una vita in punta di penna!

Ivan Damiano Rota

Giornalista di altri tempi, per esperienza, e preparazione,

Scrive da sempre per diverse testate, conosce personalmente vizi e virtù del Jet set, amante e esperto di Cinema, abbiamo fatto qualche domanda a Ivan Damiano Rota per conoscerlo meglio :

Quando hai deciso che scrivere sarebbe stato parte integrante della tua vita?

Da bambino. Sono sempre stato appassionato di cinema e sin da piccolo tenevo dei quaderni in cui recensivo i film che vedevo

Cos’è per te il giornalismo?

Per me é la vita. É il colorare anche le vite degli altri. Mi sento di dire che occorre sempre verificare quello che si scrive. Oggi purtroppo con internet ognuno scrive senza assicurarsi della veridicità dei fatti. 

Quale di questi settori è il più difficile da affrontare per scrivere? Cronaca, gossip,politica, cultura, spettacolo?

Anche se puó sembrare strano, il gossip é quello piú difficile soprattutto perché bisogna andare leggeri con i pettegolezzi inventati. Oggi purtroppo vince chi la spara più grossa. 

Hai scritto in diverse occasioni per la tv, che approccio è necessario quando si entra in questo mondo ?

Ho partecipato a innumerevoli programmi sia come autore sia come opinionista.

Bisogna peró avere quel pelo sullo stomaco che a me manca, ma preferisco essere come sono. 

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso ?

Ero in un programma di Piero Chiambretti e dovevo portare in passerella un gigantesco alano che purtroppo sì é spaventato e si é buttato sul pubblico. 

Se potessi incontrare un personaggio del passato , quale e di cosa parleresti?

Vorrei incontrare Luchino Visconti, il mio mito e parlare con lui dei suoi film. E poi Marcello Mastroianni e parlare del suo stile unico, controllato, mai urlato. I giovani di oggi dovrebbero rivedere i loro film

Quanto è importante aver studiato per fare il giornalista ?

Secondo me ci nasci. Le scuole servono forse dal punto di vista tecnico. Così come per gli attori. Il talento é nel sangue.

Grazie Ivan

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IntervisteModaspettacolo

4 chiacchiere con Mattia Fumagalli, stylist? Non solo…

mattia fumagalli

Classe 1986 , anche se ha 34 anni, ma in lui risiede , e sempre risiederà l’anima , la curiosità l’imprevedibilità di un “teenager”

Dopo una piccola parentesi nel mondo del design ha seguito quello che lo rendeva più felice:

la MODA.

Oggi stylist e consulente per celebrity e strizza l’occhio alla TV.

Abbiamo fatto qualche domanda a Mattia , per lasciare sia lui a raccontarsi:

Primo contatto con la moda?

Diciamo che la moda e il mondo fashion hanno fatto parte di me fin da piccolo. Mia nonna aveva un negozio di abbigliamento che gestiva con la sua famiglia.

Mi ricordo i miei dopo scuola passati tra il magazzino e i camerini a provare, allestire ed aiutare a fare le vetrine. Ero Immerso da case di moda come Fendissime il ready to wear di Fendi by Silvia Venturini fino ad arrivare a Moschino.

Erano gli inizi degli anni ‘90 quando la moda, il vero made in Italy, stava crescendo e insieme ai brand anche le top model da Kate Moss (icona di trasgressione che rompe i canoni della classica top model) fino a Naomi Campbell che insieme a Linda Evangelista ed Christy Turlington furono chiamate “The Trinity”.

Mi possono ritenere super fortunato per essere cresciuto nell’età d’oro della moda e questo mi ha portato ad amarla fin da subito. Soprattutto per questo suo modo creativo di comunicare e rompere gli schemi.

Per parlare di moda è necessario averla studiata?

Ritego che per poter parlare di moda come in ogni altro campo, bisogna almeno avere delle nozioni base per poter esprimere dei concetti o delle riflessioni di senso.

Per amarla, indossarla e seguirla non bisogna necessariamente aver studiato anzi sarà lei stessa a catturarti ed affascinarti attraverso i colori, stampe e tessuti.

Cos’è per te la moda?

La moda per me è vita, è la mia colonna portante. Mi ha sempre affascinato tutto quello che sta dietro alla creazione di un abito, un accessorio, una collezione. Un esercito di persone che con le proprie mani riescono a creare delle vere opere d’arte.

La moda mi ha permesso di lavorare per grandi marchi che hanno fatto la storia del made in Italy come CoSTUME NATIONAL by Ennio Capasa fino ad Ermenegildo  Zegna.

La moda mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di viaggiare per andare a scoprire altre realtà come il mercato americano. Nel 2016 lavorai a Los Angeles, insieme alla mia amica e collega Simona Sacchitella, per serie televisive come “Grey’s Anatomy” e “Lucifer”.

Ho provato anche la moda 2.0 nell’era digitale lavorando con start up che mi hanno dato l’opportunità di testare altri volti del mondo fashion soprattutto nel mercato social e web. Questo mi ha permesso di essere il mentore che ha seguito il lancio online della sezione moda di Foxlife italia, consigliando rubriche, trend e look ispirate al mondo celebrity.

Quando hai capito che sarebbe stata parte integrante della tua vita?

La moda è cresciuta con me ma c’è stato un episodio nella mia vita che mi ha fatto dire: “Ok, la moda sarà la mia compagna di vita!”

L’episodio è successo alle scuole superiore quando grazie ai miei look, accessori sono riuscito a farmi accettare dagli altri essendo io una personalità estroversa e gay, in un paese di provincia; quindi potete immaginare voi la difficoltà nel crearmi una propria identità. In questo caso posso dire che l’abito fa il monaco!

Gli outfit che indossi insieme ai colori, le fantasie ed ai contrasti dicono agli altri chi sei e cosa vuoi comunicare: gioia, tristezza, felicità, spensieratezza, sicurezza e tanto altro.

Studio o talento?

Entrambe le cose ci vogliono per poter fare la differenza in un mercato molto competitivo com’è la moda, ma un po’ tutti i settori sono così.

Devi tirare fuori anche gli “attributi”, se no rischi che il tuo talento e gli anni di sacrificio con lo studio vengano calpestati da gente che è molto competitiva che ti vede più come nemico che collega.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ero ad un’after show party di Philipp Plein e stavo ballando sulle note di una delle mie canzoni preferite “Crazy in love” e ballavo agitando animatamente i glutei e imitavo le movenze di Beyoncè quando ad un certo punto mi girai e a ballare  con me c’era Naomi Campbell. Io mi fermai per un istante ero imbalsamato, ma poi continuammo a ballare insieme come se fossimo amiche da una vita! Questo fu molto divertente.

Cosa pensi della TV oggi?

La TV di oggi è un mondo che sta attraversando, come la moda, un periodo di crisi e di forte cambiamento spero che sia in meglio e non in peggio. Penso anche che si dia troppo spazio alla superficialità a scapito di una realtà più talentuosa e di sostanza.

Che importanza ha l’immagine?

L’immagine è molto importante, attraverso il tuo stile riesci a comunicare chi sei senza presentazioni e parole. È il tuo biglietto da visita!

Nel fashion system ogni anno cerca di fare spazio alle curvy, fenomeno, necessità o pubblicità? 

Penso che la moda come ha sempre fatto, anche in passato, deve essere un punto di riferimento e di avanguardia per rompere alcuni schemi che nessuno osa fare. Il mondo Curvy per forza di cose deve esserci e non è di certo un fenomeno ma è una necessità data dal cambiamento delle forme umane. Un cambiamento dato soprattutto da un mercato americano che vede donne e uomini più in carne.

Prima della creazione di collezioni Curvy le persone non sapevano dove andare a vestirsi o meglio c’erano dei negozi ma con prodotti e accessori davvero molto basici.

Cosa ti colpisce in una persona al primo sguardo? 

Quello che mi colpisce di più in una persona sono i dettagli. I particolari il più delle volte sono quelli che fanno la differenza e ti permettono di distinguerti.

Se potessi incontrare e parlare con un’icona del passato chi è? E cosa chiederesti?

Farei un pigiama party con Marylin Monroe e Lady Diana due persone che sento molto vicino a me e che reputo delle vere proprie icone senza tempo. Due personalità che hanno avuto il coraggio di combattere per essere loro stesse e sono state di ispirazione per tante donne.

Ultima domanda : che fine hanno fatto le vere top model? 

Le top model si sono evolute e si sono dovute adattare alla realtà del tempo. Molti le definiscono influencer cioè coloro che sono capaci di “influenzare” e dettare moda, soprattutto nel mondo online.

Sono delle vere e proprie It-Girl che appena indossano qualcosa nel giro di qualche ora è sold out. Da Chiara Ferragni a Kendall Jenner sono le top model 2.0 di oggi.

Grazie Mattia

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AttualitàLibri

Contro Storia dell’arte contemporanea del Maestro Xante Battaglia

xante battaglia

Contro Storia dell’arte contemporanea il nuovo libro sul pensiero del Maestro Xante Battaglia esposto dal critico d’arte Giosuè Allegrini, pubblicato dalla casa editrice Campanotto.

Contro Storia dell’arte contemporanea, un titolo incisivo per un libro che si introduce nella storia, come un nuovo motto; contro storia del tempo presente, e di tutte le storie che ci hanno raccontato. Xante Battaglia, un nome che risuona per la storia, da precursore, da contestatore che si oppone allo spietato sistema dei consumi e delle speculazioni dei mercati che riguardano anche l’arte contemporanea…

Acquistabile clikkando qui

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Foto del Giorno

Talvolta si può vivere per anni senza vivere affatto, e poi tutta la vita si affolla in un’ora soltanto.- Oscar Wilde –

oscar wilde

Oscar Fingal O’ Flahertie Wills Wilde nacque a Dublino il 16 Ottobre 1854. Suo padre William era un rinomato chirurgo e uno scrittore versatile; sua madre Jane Francesca Elgée, una poetessa e un’accesa nazionalista irlandese.

Il futuro scrittore dopo aver frequentato il prestigioso Trinity College a Dublino e il Magdalen College, divenne presto popolare per la sua lingua sferzante, per i suoi modi stravaganti e per la versatile intelligenza.

Oscar Wilde , è a tutti gli effetti , se non il primo, sicuramente il più famoso Dandy della Storia .

Charles Baudelaire scrive:

«Il dandismo appare in periodi di transizione in cui la democrazia non è ancora del tutto potente e l’aristocrazia ha appena iniziato a vacillare e cadere. Nei disordini di momenti come questi alcuni

uomini socialmente, politicamente e finanziariamente a disagio, ma assolutamente ricchi di un’energia innata, possono concepire l’idea di stabilire un nuovo tipo di aristocrazia, ancora più difficile da abbattere perché basata sulle più preziose e durevoli facoltà e su doni divini che il lavoro e il denaro sono incapaci di donare”

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Libri

S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN di Numa Echos

S-HEAVEN: SEA OF HEAVEN

TITOLO: S-Heaven: Sea of Heaven
AUTRICE: Numa Echos
© 2019 – Il Seme Bianco
ISBN 9788833611723
Foto dell’autrice: “Foto autrice © Luca Galvagni
PAGINE: 80

A me, tu, noi
loquace è il taciturno e vivo è il morto/
e mi permetto l’intimo conforto/
di trasformare dal veleno medicina/
praticare la falsa disciplina/
che produce dal potassio tutti i mondi/
che sia poeta o meno medicina dal veleno/
l’uguale rende vario e minuscolo l’enorme/
per il pane quotidiano: trarre dal veleno medicina

MORGAN, Da A ad A

Sinossi :

La rivelazione della prescelta “LIQUIDA” che attraverso un viaggio ideale decide di rivelarsi affinché il mondo possa evolversi e definire l’esistenza.

Nel percorso empirico attraverso i sette vizi capitali si raccontano l’Origine che rincorse “LIQUIDA” e lei elise, la solidità emotiva che la corteggiò e lei liquida- mente vanificò, la redenzione che decise di intaccare di peccato e il vizio che corrose la virtù impedendo l’ascesa e la resurrezione.  

Biografia:

Numa Echos, poliartista, si muove fra letteratura, musica, fotografia e pittura.

Ha realizzato il corto Sogni di Lucida-Mente: allusioni e rivelazioni di un io follemente sano tratto dal suo omonimo libro. 

Nel 2016 pubblica l’Lp Shady World, interamente scritto e prodotto da Numa Echos e Filippo Scrimizzi.

Dal 2017 è membro ufficiale del gruppo metal Double Bass of Death. Ha collaborato con lo scrittore Andrea G. Pinketts e alla realizzazione di antologie per diversi editori. 

STRILLO:
Avrei desiderato un ultimo bacio. In silenzio.

Avrei bevuto un ultimo sorso. In silenzio.

Avrei rubato un ultimo morso. In silenzio.

“S-Heaven: sea of Heaven” ediz. italiana,  collana “Magnolia, Narrativa” per Il Seme Bianco Editore (Castelvecchi Editore) IBSN 9788833611723.

Link: http://www.ilsemebianco.it/collana/magnolia/s-heaven-sea-of-heaven/

Per Ulteriori richieste ed informazioni:

rechosrecords@hotmail.com

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Fotografia

Chi é Mark Pricey ?

mark pricey

Ha una profonda ammirazione per il corpo femminile e il suo potere emotivo. Gli piace la sensualità e esplorare diverse possibilità del linguaggio del corpo.

Cerca l’inaspettato, il provocatorio, lo scandaloso…

Chi é Mark Pricey ?
Ancora devo scoprirlo. È uno pseudonimo, nato per tenere separata l’attività di fotografo da quella di pubblicitario. È un personaggio di finzione, un alter ego ideale più giovane, bello e disinibito, che incarna i desideri più intimi attraversando ogni tanto la vita reale senza però portarne il peso. Tutti noi ne abbiamo uno o almeno dovremmo averlo.

Qual’ é il tuo percorso di studi ?
A zig zag e con grandi deviazioni per rincorrere infatuazioni improvvise. Comunque generalista e preferibilmente autodidatta per sfuggire l’omologazione del pensiero e del metodo. Più prosaicamente, ho una laurea in comunicazione allo Iulm di Milano e un master in scrittura creativa a Los Angeles, più attestati vari sparsi qua e là.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro ?
Le emozioni. Quelle mie in ambito fotografico e quelle degli altri in ambito pubblicitario.

Come nasce il lavoro fotografico delle Pin-Up ispirato alle illustrazioni di Elvgren ?
Credo da un viaggio a Mosca. Ero in un ristorante con Alice, mi alzo per andare in bagno e non torno più: appese alle pareti c’erano alcune stampe di Gil Elvgren, l’illustratore Americano che ha creato l’immaginario pinup. Artista e pubblicitario, i suoi disegni sono stati usati da brand come Coca Cola e sono tra le più belle campagne pubblicitarie degli anni 50 e 60.

Raccontaci i retroscena dei tuoi set
Tanto lavoro prima, dalla scelta della modella alla preparazione maniacale degli abiti e degli oggetti di scena.
Mi è capitato di fermare ragazze per strada perché avevano il naso che stavo cercando; sono diventato esperto di mercatini vintage di cui conosco luoghi e orari in tutta Milano; ho fatto ricerche fino in Argentina per una sedia di design che poi ho trovato in un negozio dietro casa, acquistata online e restituita dopo il set; ho dovuto anche imparare a cucire.
Sul set, invece, una ragazza si è presentata dopo un’operazione estetica e avevo il terrore che per tenere la posa le si aprisse la ferita macchiando di sangue il vestito. Un’altra volta, durante una sessione fotografica all’aperto, la modella aveva continui giramenti di testa che inizialmente credevo fossero dovuti al forte sole: a un certo punto mi fa sapere di aver scoperto da poco di essere incinta. Siamo comunque riusciti a fare le foto e subito dopo siamo andati a festeggiare con delle buonissime panadas appena sfornate da sua nonna.

Perché hai voluto rievocare il mondo delle Pin-up ?
Per la bellezza assoluta di quel mondo a metà tra realtà e fantasia. Ma anche perché in un periodo in cui la necessaria battaglia per i pari diritti e il relativo dibattito stanno influenzando le nostre relazioni e perfino il nostro linguaggio, mi incuriosiva l’idea di puntare i fari su un lato della femminilità oggi un po’ accantonato forse perché non ancora codificato da tale dibattito.

Le ragazze di Elvgren lasciano intravedere, lanciano sguardi significativi e assumono pose maliziose, ma lo fanno in modo consapevole oppure no? Si tratta di ironica sensualità o di spudorata innocenza? È arte della seduzione o manifestazione di ingenuità? Proprio all’interno di questo spazio dove si creano ambiguità e mistero le opere di Elvgren prendono potenza. Credo che le ragazze presenti nella serie lo abbiano capito e condiviso, divertendosi ad interpretarlo. Mi affascina indagare dentro a queste aree di significato ancora aperte, porre delle domande piuttosto che dare delle risposte.

Come ti relazioni con il soggetto che interpreta l’illustrazione di Elvgren attraverso le pose e gli sguardi ?
Esiste una grammatica pinup: labbra a cuore, occhi spalancati, piedi a punta…ma anche con queste linee guida lo sforzo richiesto alle ragazze è notevole, sia a livello fisico per eseguire pose irreali, sia a livello espressivo, per cui gli scatti più riusciti sono quelli in cui i soggetti hanno esperienza anche attoriale.

Quali sono i rischi che si possono innescare durante una sessione fotografica ?
Qualunque imprevisto non gestibile è un grosso rischio quando si vuole riprodurre qualcosa di già esistente che ha un riferimento ben preciso.

C’é qualcuno che vuoi ringraziare ?
Mia madre.

Paola Fiorido

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AttualitàIntervisteLibri

Alessandro Barbero a “Voci della Storia”, festival storico letterario.

Alessandro Barbero

Prosegue il viaggio di “Voci della Storia”, dopo Nicolai Lilin, ospite del festival è  stato Alessandro Barbero, storico e scrittore, autore tra i tanti di “Costantino. Il vincitore”, “ Romanzo russo” e “Gli occhi di Venezia”.


Come in precedenza, data l’emergenza sanitaria in corso, la serata del 27 ottobre ha avuto luogo in diretta da libreria “Un mondo di Libri”, Seregno.
Sotto i riflettori “Dante”, ultima opera del già citato accademico.
A introdurre l’evento Eva Musci, affiancata da Franco Cardini, saggista e anch’egli storico, il quale ne ha condotto l’intervista.

Ne sorge un dialogo, il cui protagonista è Dante Alighieri, sommo poeta e padre della lingua italiana, uomo dalla mente lungimirante, ma pur sempre figlio della propria epoca.

Lo spessore delle personalità chiamate in causa, ha condotto ad ampliare il discorso rispetto al tema centrale.
Presentando Alessandro Barbero, Cardini afferma: “Alessandro Barbero ci ha abituato a grossi libri, debbo dire, fra parentesi, che il Barbero romanziere, mi piace, mi convince. Parliamo di “Dante”, paradossale. “Dante” è il primo grosso libro che Barbero ha dedicato al medioevo. La domanda è: che effetto ti fa?”

Spesso ho scritto libri perché avevo voglia di fare qualcosa che mi portasse al di fuori del mestiere, siamo medievisti, ma vogliamo fare anche altre cose. Ho scritto grossi libri, che erano grossi perché mi sono divertito tanto a scriverli e hanno strappato una fetta importante della mia vita.  Aggiungerei che fra noi medievisti, corre l’idea, forse sbagliata, che se impariamo a fare i medievisti, possiamo occuparci anche di altri periodi. “Dante” è un libro scritto con l’intento di parlare al grande pubblico, parlando di ciò di cui ci occupiamo di mestiere, scritto inoltre tentando di far vedere che Dante è un genio, che ha scritto cose che vanno, sì al di là del suo tempo, ma rimane pur sempre immerso nel medioevo, nei modi di ragionare, nei pregiudizi, nelle grandi questioni intellettuali e nei vizi del frangente di riferimento”.

Entrando nello specifico: “Su Dante si potrà parlare in eterno. Il prossimo anno ricorrono i 700 anni dalla morte. Egli ambienta la vicenda in un momento preciso “Nel mezzo del cammin di nostra vita”,  vi sono inoltre indizi che mettono in evidenza che tutto è puro sogno.
Siamo nel periodo in cui Bonifacio VIII lancia il Giubileo, quando Dante stava per compiere i 35 anni.
Il poeta afferma di avere fatto questo sogno nella primavera del 1300, nell’ istante in cui si perde in un bosco scuro : “mi ritrovai per una selva oscura/ché la dritta via era smarrita”.
In quei mesi, difatti,  era al vertice della sua carriera politica, e vi è un nesso tra la Commedia che tutto il mondo conosce e gli intrighi della politica fiorentina”.

In merito al rapporto tra Dante e Firenze, chi ha preso parola è stato Cardini. “Dante è un fazioso, un uomo di parte, questo emerge anche dalla sua opera.
La Firenze nel quale vive e muore è tutto tranne che una Firenze dantofila, era considerato quasi un personaggio pessimo.
Dante possiede una passione prorompente che deriva dall’appartenere alla parte sconfitta, di essere uno sconfitto, un esule
”.

Quelli riportati sono solo alcuni stralci di circa 50 minuti, nel quale il settore cultura ha brillato di una luce immensa.
Condotta in modo estremamente semplice e genuino, nonostante i termini tecnici  frequentemente utilizzati, ho  avuto modo di assistere a un dibattito in grado di rapire anche i meno interessati alla materia.

Per visionare la diretta: https://www.facebook.com/VociDellaStoria

Direzione Artistica
Eva Musci
Antonio Zappa

A cura di Mara Cozzoli

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AttualitàInterviste

Sammy Varin, “nato in Radio”

Sammy Varin

Una delle voci più ascoltate su Radio Padania Libera (RPL), ,giornalista pubblicista dal 1999, irriverente, simpatico e diretto, a volte ,forse, anche troppo , abbiamo fatto qualche domanda a Sammy Varin per conoscerlo meglio:

Tuo primo contatto Con la radio?

Posso dire di essere nato con la radio.. Accesa!

Cos e per te la radio? 

Quella del “baracchino” che mio padre Piero, uno dei primissimi CB italiani mi ha insegnato a smanettare fin dai primi vagiti.

Poi sono passato ad usare la vecchia cinepresa super 8,e a sonorizzare i film utilizzando le uniche fonti audio che allora esistevano: registratore e giradischi.

Da lì ad attaccarci anche in piccolo mixer auto costruito e un trasmettitore da mezzo watt la strada è stata breve: nel 1977 a soli 11 anni, ero in onda con Radio Music 2000, dalla mia cameretta di casa facendo dediche e richieste musicali ai vicini!

Credi sia necessario studiare per lavorare in radio e e questione di talento e predisposizione?

La radio è passione per la comunicazione e come ogni passione bisogna coltivarla, almeno studiando dizione e recitazione come ho fatto anche io al Centro Teatro Attivo di Milano.

Cosa pensi dell informazione?

Ma per fare radio, devi pure essere disposto ad ASCOLTARE: questo è per me lo spartiacque dall’attuale comunicazione nei media.

 Esiste il political correct?

Sanno tutti parlare, pochi hanno la voglia, il tempo(e il coraggio) di sentire il parere della gente senza manipolare gli interventi. E senza fare quel vero e proprio “lavaggio del cervello” che ti ritrovi su certi canali che si spacciano per radio generaliste, facendoti sentire in colpa se il tuo parere non è allineato al “pensiero unico”!

Mi racconti un aneddoto che ricordi con il sorriso?

Ricordo con affetto l’incontro con Gerry Scotti in uno studio di registrazione di Milano, per uno spot sullo storico “Riso Scotti” in cui io lo annunciavo trionfante con voce da deejay. Oppure lo sbarco in RAI con un programma musicale su Isoradio: la sede di Corso Sempione è monumento alla storia della comunicazione: ogni passo vedi un volto o una voce nota, ogni studio è un viaggio nel tempo.

Se potessi incontrare un personaggio del passato legato al tuo mondo chi è cosa chiederesti? 

È proprio nel tempo che avrei voluto essere tra i primi ad inaugurare le prime trasmissioni radio, tanti anni fa. Creando, inventando ciò che oggi è ormai scontato.

Grazie Sammy

Sammy Varin e Kabobo a “La Zanzara” 2014

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IntervisteMusica

Numa Echos: i differenti volti dell’arte.

NUMA ECHOS

Dialogo oggi con Numa Echos, artista poliedrica, il cui mondo ruota intorno a musica, poesia e fotografia.

Hai iniziato a scrivere poesie molto piccola, cosa ti ha spinto ai versi piuttosto che alla prosa?

Il fatto che tra la poesia e la musica ci fosse una connessione più forte rispetto alla prosa e che fosse maggiormente evocativa. Il mio percorso letterario ha comunque subito un’evoluzione negli ultimi anni. Il mio ultimo libro “S-Heaven: Sea Of Heaven” (Il Seme Bianco / Castelvecchi Editore – 2018) è un romanzo breve sebbene sia caratterizzato da una certa “poetica” narrativa.

Hai collaborato alla realizzazione di “  Teorema del corpo: donne scrivono l’eros”. Mi racconti l’eros dal tuo punto di vista?

Il mio concetto di eros è molto vicino a quello filosofico originale, ossia carica vitale che trasporta il pensiero e permette l’unione tra la materia e il trascendente. Penso che sia errato semplificare un concetto così ampio e totalizzante e ridurlo all’attrazione sessuale come capita comunemente e che si debbano valutare le connessioni tra corpo e mente e l’universo che ne scaturisce.

Poesia e musica, due mondi differenti, ma solo all’apparenza. Tra i due vi è una concatenazione, vuoi entrare nel merito?

E’ ovvio che tra poesia e musica ci sia una connessione fortissima dall’antichità fino ai giorni nostri, ai grandi cantautori del 900 o alla poesia sonora. Una connessione che va oltre il rapporto tra il significato semantico e il suono dei fonemi o le leggi metriche che caratterizzano la poesia.

Penso che musica e poesia siano i mezzi più efficienti a livello evocativo e di diffusione del pensiero e che la loro interconnessione sia esplosiva.

Artisticamente, possono incrociarsi? Se sì, in quale  esatto momento?

L’arte si fonda su elementi apparentemente contrapposti; la luce e il buio, il colore e l’assenza dello stesso, il suono e il silenzio, il corpo e lo spirito e via discorrendo. Il silenzio ha un ruolo fondamentale in ogni genere di produzione sonora, non è assenza di suoni ma è suono stesso, inafferrabile ed inconsistente ma senza la sua antitesi il suono perderebbe significato.

Penso che la situazione ideale sia rappresentata dal raggiungimento di un equilibrio, e tale equilibrio sia raggiungibile intersecando elementi contrapposti. Se potessi proporre un percorso di studio alle istituzioni scolastiche promuoverei l’analisi del silenzio, delle interazioni con lo stesso e del mondo che circonda il lato oscuro del suono.

Luce e tenebra, spirito e materia, riconducono a un conflitto. Ti sei mai sentita o ti senti in conflitto con te stessa?

Certamente. Penso che sia davvero difficile raggiungere uno stato di equilibrio nel quale elementi contrapposti siano coesi e perfettamente “armonici”. La conflittualità  permette l’evoluzione del pensiero e conduce alla “creazione”.

Quanto i processi psichici incidono su una creazione artistica?

Qualsiasi creazione artistica deriva dall’elaborazione di percezioni, sensazioni, memoria ed ogni altra funzione psichica. L’azione e la creazione sono il risultato tangibile o evanescente di tale processo.

Grazie Numa

Mara Cozzoli

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