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Ha una profonda ammirazione per il corpo femminile e il suo potere emotivo. Gli piace la sensualità e esplorare diverse possibilità del linguaggio del corpo.

Cerca l’inaspettato, il provocatorio, lo scandaloso…

Chi é Mark Pricey ?
Ancora devo scoprirlo. È uno pseudonimo, nato per tenere separata l’attività di fotografo da quella di pubblicitario. È un personaggio di finzione, un alter ego ideale più giovane, bello e disinibito, che incarna i desideri più intimi attraversando ogni tanto la vita reale senza però portarne il peso. Tutti noi ne abbiamo uno o almeno dovremmo averlo.

Qual’ é il tuo percorso di studi ?
A zig zag e con grandi deviazioni per rincorrere infatuazioni improvvise. Comunque generalista e preferibilmente autodidatta per sfuggire l’omologazione del pensiero e del metodo. Più prosaicamente, ho una laurea in comunicazione allo Iulm di Milano e un master in scrittura creativa a Los Angeles, più attestati vari sparsi qua e là.

Quali sono i tuoi strumenti di lavoro ?
Le emozioni. Quelle mie in ambito fotografico e quelle degli altri in ambito pubblicitario.

Come nasce il lavoro fotografico delle Pin-Up ispirato alle illustrazioni di Elvgren ?
Credo da un viaggio a Mosca. Ero in un ristorante con Alice, mi alzo per andare in bagno e non torno più: appese alle pareti c’erano alcune stampe di Gil Elvgren, l’illustratore Americano che ha creato l’immaginario pinup. Artista e pubblicitario, i suoi disegni sono stati usati da brand come Coca Cola e sono tra le più belle campagne pubblicitarie degli anni 50 e 60.

Raccontaci i retroscena dei tuoi set
Tanto lavoro prima, dalla scelta della modella alla preparazione maniacale degli abiti e degli oggetti di scena.
Mi è capitato di fermare ragazze per strada perché avevano il naso che stavo cercando; sono diventato esperto di mercatini vintage di cui conosco luoghi e orari in tutta Milano; ho fatto ricerche fino in Argentina per una sedia di design che poi ho trovato in un negozio dietro casa, acquistata online e restituita dopo il set; ho dovuto anche imparare a cucire.
Sul set, invece, una ragazza si è presentata dopo un’operazione estetica e avevo il terrore che per tenere la posa le si aprisse la ferita macchiando di sangue il vestito. Un’altra volta, durante una sessione fotografica all’aperto, la modella aveva continui giramenti di testa che inizialmente credevo fossero dovuti al forte sole: a un certo punto mi fa sapere di aver scoperto da poco di essere incinta. Siamo comunque riusciti a fare le foto e subito dopo siamo andati a festeggiare con delle buonissime panadas appena sfornate da sua nonna.

Perché hai voluto rievocare il mondo delle Pin-up ?
Per la bellezza assoluta di quel mondo a metà tra realtà e fantasia. Ma anche perché in un periodo in cui la necessaria battaglia per i pari diritti e il relativo dibattito stanno influenzando le nostre relazioni e perfino il nostro linguaggio, mi incuriosiva l’idea di puntare i fari su un lato della femminilità oggi un po’ accantonato forse perché non ancora codificato da tale dibattito.

Le ragazze di Elvgren lasciano intravedere, lanciano sguardi significativi e assumono pose maliziose, ma lo fanno in modo consapevole oppure no? Si tratta di ironica sensualità o di spudorata innocenza? È arte della seduzione o manifestazione di ingenuità? Proprio all’interno di questo spazio dove si creano ambiguità e mistero le opere di Elvgren prendono potenza. Credo che le ragazze presenti nella serie lo abbiano capito e condiviso, divertendosi ad interpretarlo. Mi affascina indagare dentro a queste aree di significato ancora aperte, porre delle domande piuttosto che dare delle risposte.

Come ti relazioni con il soggetto che interpreta l’illustrazione di Elvgren attraverso le pose e gli sguardi ?
Esiste una grammatica pinup: labbra a cuore, occhi spalancati, piedi a punta…ma anche con queste linee guida lo sforzo richiesto alle ragazze è notevole, sia a livello fisico per eseguire pose irreali, sia a livello espressivo, per cui gli scatti più riusciti sono quelli in cui i soggetti hanno esperienza anche attoriale.

Quali sono i rischi che si possono innescare durante una sessione fotografica ?
Qualunque imprevisto non gestibile è un grosso rischio quando si vuole riprodurre qualcosa di già esistente che ha un riferimento ben preciso.

C’é qualcuno che vuoi ringraziare ?
Mia madre.

Paola Fiorido

Tags : fotografiaMark Priceypin up

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