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Redazione

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“Le luci spente della città”, di Andrea Lux Ferre.

Andrea Lux Ferre.

Vita, visioni e fatti alla ricerca del piacere, modalità di annullamento della sofferenza.

Il confronto con una realtà folle che corre veloce come un’auto sull’asfalto diretta in luoghi di perdizione, aspirazioni e speranze si spengono insieme alla musica.

Una carriera geniale interrotta dal vuoto esistenziale.

Il desiderio irrealizzabile di chiamare Dio per chiedere aiuto, allo stesso tempo chiamare la morte senza essere ascoltato.

I viaggi della mente si consumano nella notte mentre il protagonista esplora il buio dentro di sé.

Il ritorno rappresenta l’unica salvezza, nel cammino all’inferno dove i sogni muoiono come un vampiro al sorgere del sole.

Biografia:

Eclettico e visionario, scrive i suoi testi nel sottosuolo delle città, nelle gallerie, sui vagoni delle metropolitane.

Pubblica le sue opere nelle antologie Poeti Italiani Contemporanei Poeti nel Terzo Millennio, partecipa a premi letterari vincendoli.

Nel 2012, collabora con Andrea G. Pinketts nella realizzazione del libro Capacità Nascoste, nel 2015 pubblica Veleni autobiografia in versi e nel 2016, dopo numerose attività in qualità di volontario nel sociale, pubblica Milano Avvelenata collaborando ancora con Andrea G. Pinketts che scrive la quarta di copertina.

Oltre all’attività di ghostwriter, crea e trasforma testi teatrali, sceneggiature, romanzi e racconti sul consumismo e il disagio della società moderna.

Per Ulteriori richieste ed informazioni:

rechosrecords@hotmail.com

Le luci spente della città”,  collana “Magnolia, Narrativa” per Il Seme Bianco Editore IBSN 9788833611600.
Link: http://www.ilsemebianco.it/collana/magnolia/le-luci-spente-della-citta/
Disponibile in tutti gli stores:
La Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/libri/andrea-lux-ferre/luci-spente-citta/9788833611600

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Foto del GiornoMusica

Ecco la Musica è Finita!

massimo bonelli

Immagine che ritrae Bruce Springsteen postata sui social da Massimo Bonelli che di musica se ne intende, e attraverso uno scatto ha saputo raccontare il “Cupo ” momento che la Musica sta vivendo in questo 2020.

In EMI ha avuto l’opportunità di lavorare con  i Beatles, singolarmente dopo la loro separazione, e a fianco dei Pink Floyd, Tina Turner, Deep Purple, Duran Duran, Kate Bush e anche Francesco Guccini, i Nomadi e molti altri artisti soprattutto negli anni ’70.

La discografia è come il mercato calcistico, si acquistano giocatori e allenatori, artisti e dirigenti. Massimo Bonelli è stato “acquistato” dalla CBS (americana) per il mercato italiano. In seguito ha fondato l’etichetta gemella alla Columbia (CBS) dirigendo la EPIC che in Italia non era rappresentata.

Ha lavorato con Michael Jackson, Cyndi Lauper, Sade, Pearl Jam, Oasis etc. Ovviamente non c’era un catalogo italiano così ha provveduto a riempire questa lacuna con Renato Zero, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia. La EPIC arrivò a rappresentare oltre il 50% del mercato.

Così divenne direttore della Sony Music, che nel frattempo aveva acquisito sia la Columbia che la Epic. Questo percorso di attività è durato per oltre 35 anni. Alla fine era diventato per tutti

“Il discografico” per antonomasia.

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FotografiaModa

Gabriele Vinciguerra, Fotografia e Moda .

gabriele vinciguerra

Ha trasformato la sua passione in professione, l’attenzione per il dettaglio, lo rende uno dei professionisti più preparati nel mondo del Fashion System, Abbiamo fatto qualche domanda a Gabriele Vinciguerra per conoscerlo meglio :

Il tuo primo contatto con la fotografia ?
“Da più di vent’anni mi occupo di comunicazione e marketing per l’Università di Pavia.

Ho sempre dato un grande valore all’immagine come forma di espressione, che unita ad una proprietà
di linguaggio scritto e verbale, assumono entrambe una forza emotiva di grande spessore
comunicativo. Da sempre sono un grande appassionato di tecnologia e dal momento in cui uscì la
prima fotocamera digitale l’acquistai. Avere quello strumento tra le mani era come sentirsi padroni
del tempo. Fermare istanti importanti erano e sono, un patrimonio di valore personale
inestimabile. Da quel momento non me ne sono mai separato. L’idea di avere sempre con me la
fotocamera mi completa nel rapporto che con lei. Il primo contatto che ho avuto con la fotografia è
stato di tipo commerciale, ma fin da subito mi sono reso conto che quello che volevo fotografare
erano gli esseri umani che, contestualizzati nella scena creassero quella comunicazione propria
della fotografia. Ovvero raccontare.”

Quando hai capito che la fotografia sarebbe diventata da passione a professione?
“ Ad un certo punto della mia vita mi sono reso conto che la fotografia doveva avere un ruolo
primario. Infatti spostai l’attenzione ad una ricerca più introspettiva dell’immagine che fosse
espressione estetica come la percezione attraverso i sensi. Ho fatto l’Accademia ed in quel
momento sono come rinato. Studiare la Storia della Fotografia i metodi di progettazione, la luce e
tanto altro, mi hanno permesso di iniziare ad essere ciò che volevo. Ecco perché tutto quello che
faccio è frutto prima di tutto di studio.”

Rough magazine editorial

Il tuo primo scatto?
“Riuscire ad essere se stessi non è sempre un inizio. A volte diventa un traguardo, una scelta, una
sfida non solo con se stessi ma anche con chi ti giudicherà per quello che farai. E questo quanto
condizionerà la tua capacità espressiva? Ci sarà un prezzo da pagare? E quale sarà? Il fotografo
in genere sente il bisogno di fare ricerca, sente il bisogno di potersi esprimere e di esprimere le
proprie emozioni racchiudendole in uno scatto. Questo processo non è per niente semplice.
Raccontare ciò che siamo, cercando di non essere scontanti, di non essere capiti, oppure stupire
chi guarderà quelle immagini perché mai si sarebbe aspettato da te che cosa avevi dentro, che cosa
avevi da dire. Sono convinto che in ognuno di noi ci sia una parte più sensibile, più fragile, più
emotiva il più delle volte deputata alle donne e che abbiamo paura a far emergere per il timore di
essere giudicati per quello che siamo. Quando, agli occhi altrui, devi essere inattaccabile, duro,
impavido. Noi siamo questo, ma siamo anche altro. E nel mio primo scatto ho voluto esprimere le
fragilità più nascoste, mostrando un modello umano per quello che è, e non per quello che ci si
aspetta. Dimostrando una consapevolezza che disarma nel sapersi mettere a nudo senza paura.”

Un aneddoto che ricordi con il sorriso ?
“Più che un aneddoto ricorderò per sempre lo shooting che feci in occasione del Festival del
Cinema di Venezia del 2016. Federica Strozzi protagonista femminile del Film Milano in The Cage
del regista Fabio Bastianello indossava la collezione della Fashion Designer Marta Jane Alesiani.
Tre giorni intensi dove tutti eravamo in simbiosi, dove il clima professionale, la voglia di fare bene
ed anche un po’ di ironia, non hanno mai intaccato il ruolo di nessuno del team. Anzi continuerò a
ringraziarli sempre per il contributo umano e professionale che hanno dimostrato e che per rispetto
tengo a citare:
La Fashion Designer: Marta Jane Alesiani, l’Attrice: Federica Strozzi, la Make up artist: Stefania
Molon
, l’Hair Stylist: Alessandro Torti ed il mio infaticabile assistente Andrea Cogotti.
Un’esperienza che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore. Grazie!”

Se potessi incontrare un personaggio del passato , chi e cosa gli chiederesti?
“Incontrare un personaggio… Se avessi potuto, avrei voluto non solo incontrare, ma condividere
tutto il periodo Pop di quel tempo con Andy Warhol. Non gli avrei chiesto nulla. Lo avrei solo
ascoltato.”

Quanto conta la comunicazione ?
“Oggi la comunicazione è la base fondamentale ed imprescindibile del rapportarsi agli altri in
ogni sua forma. Penso che sia un termine da molti inflazionato, nel senso che basta guardarsi
attorno e accorgerci di essere stati invasi da un esercito di predicatori troppo pieni di se stessi per
rendersi conto di quanto sia difficile comunicare in modo efficace. Comunicare… è una forma di
linguaggio dal potere incredibile.
Dove molte, se non in troppe occasioni, mette solo in evidenza l’impoverimento culturale ed il
decadimento sociale del nostro tempo.”

Che differenza c’è, nella percezione dell’arte e della fotografia , tra Italia e estero?
“L’Italia anche in questo ne è Maestra…, non nel senso artistico, ma nella mancanza di
opportunità che vengono date agli uni o agli altri. Troppo stereotipata e lobbizzata. Un peccato ed
un’occasione persa come contributo collettivo volto ad una crescita e ad un confronto che non può
che rivelarsi il divenire di un patrimonio artistico e culturale in continua evoluzione.”

Cos’è per te la fotografia ?
“La fotografia non l’ho mai vista solo come una professione, è la mia ossessione. Ho un rapporto
talmente intimo, forte e passionale con l’immagine per non lasciare spazio a niente altro. Vivo di
emozioni ed attraverso la fotografia cerco di esprimerle. Difficilmente commento pubblicamente
ciò che faccio perché l’utente finale (non gli addetti ai lavori) tende a giudicare secondo canoni
lontani anni luce da ciò che mi ha portato a fare quello scatto a prescindere che sia di reportage o
di moda. Oggi in troppi guardano la moda partendo dai modelli e questo ci fa capire
dell’ignoranza di chi non sa che tutto parte dall’abito. E’ l’abito che prende vita e non il contrario.
Siamo noi che con la nostra sensibilità abbiamo il dovere di saper scegliere chi potrà farlo. Quali
saranno i tratti somatici del modello/a che dovrà avere, che tipo di editorialità dovrà saper
esprimere, che capacità interpretativa dovrà incarnare. Quali sono le emozioni che deve
esprimere? Aspetti che il fotografo deve avere ben chiari nella scelta del dei modelli. Se tutto
questo viene a mancare è come se mancasse una parte di me.”

backstage

Per proporre fotografia bisogna studiarla?
“Per approcciarsi alle cose in modo coerente, bisogna studiare! Non c’è alternativa. Con questo
non intendo studiarsi il manuale del corpo macchina ma studiare la fotografia come mezzo di
comunicazione. Come un mezzo capace di esprimere, raccontare emozioni qualunque esse siano.
Se vogliamo esprimere una nostra attitudine, come facciamo se non studiamo? Come facciamo ad
esprimerla se non conosciamo e non impariamo il modo ed il mondo al quale vogliamo
rapportarci? Come un musicista può comporre se non impara la musica? Come può esprimere il
suo talento se non ne conosce gli strumenti per farlo? Studiare è fondamentale. E’ l’unico modo per
acquisire una consapevolezza che al contrario non avremmo. Diversamente penso che sia solo
presunzione nel senso che la vita dovrebbe essere scandita dal continuo apprendimento.”

Grazie Gabriele per il tuo tempo

Attraverso i tuoi occhi
“Il mio viaggio, le tue emozioni”

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Musica

Aydas Leon: Oro e Ottone

aydas leon

Il Giovane Rapper Romano , Aydas Leon, esce con il suo nuovo pezzo

…Le origini più arcaiche della musica rap, risalgono agli anni Settanta e ai block party del Bronx.

Qui giovani afroamericani e latinoamericani si sfidavano a colpi di rime in queste feste di strada….

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Musica

DUBAI, un Brano estratto dal primo album della cantautrice Greta Lamay :“Questa sono io”

greta lamay

“Dicono che la notte sia il momento più giusto per chi ama scrivere ed in effetti è proprio così per Greta la maggior parte delle sue canzoni nascono di notte e sono il frutto dei viaggi infiniti che la sua mente, prima dell’arrivo di Morfeo, comincia a fare.
Riesce a mettere in musica, cercando tra i tasti del suo pianoforte, i suoi pensieri e le sue sensazioni e così, automaticamente, nascono le sue canzoni”

Nove brani l’uno completamente diverso dall’altro, raccontano le molteplici sfumature che compongono il carattere di Greta Lamay.

La musica c’è sempre stata nella sua vita e crescendo, ne ha preso consapevolezza, trasformandola da passione in professione ….

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Foto del GiornoFotografia

ECCO COME IL PESCATORE PEPPINO È DIVENTATO IL DIO DEL MARE

alessandro tricarico

Lui è Peppino, Dio della spuma di mare, delle stelle e protettore delle murene. Dio notturno, capace di grande misericordia e temibile vendetta. Dotato di forza sovrumana, con una carezza può spazzare via le nuvole e causare maremoti. Quando sorride, invece, le cicale si zittiscono negli uliveti.

IL PROGETTO (AUTOFINANZIATO) PANTHEON. LA STORIA DI UN MURALE E DI UNA COMUNITÀ RACCONTATA DAL FOTOGRAFO E STREET ARTIST ALESSANDRO TRICARICO.

“Peppino è un pescatore di Peschici. Si prestava tantissimo a questo immaginario, così l’ho fotografato”.

A.T

Immagine segnalata da Valeria Vaccari

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Moda

Elisabetta Baou-Madingou

Elisabetta Baou-Madingou

Sono diverse le modelle che iniziano una seconda carriera nel mondo della moda, ma sono poche quelle che riescono veramente a ritagliarsi un loro spazio, con professionalità, preparazione e un pizzico di ambizione :

Abbiamo Intervistato Elisabetta, Founder di www.mardoushoes.com

Primo incontro con la moda ?

Ci sono state due prime volte, come in tutte le relazioni importanti. Quando da bambina, sfogliai un numero di Marie Claire, che mia madre comprava regolarmente, e rimasi incantata da quelle foto perfette tanto che mi misi a ritagliare gli scatti di editoriali e pubblicità per conservarli in quello che divenne un enorme archivio personale. In qualche modo sapevo già allora che quel mondo avrebbe fatto parte della mia vita.

Poi ci sono io, poco più che ventenne, nell’ufficio di una delle agenzie più importanti di Milano. Occhi che mi scrutano, mi prendono le misure, scrivono qualche appunto e poi una voce mi comunica: ” Da oggi ti rappresentiamo noi.” Da quel momento la moda è entrata nella mia vita cambiandone il corso.

Sfilare o posare, questo è un dilemma ?

Ho sempre pensato che per rendere uno scatto perfetto, la modella che posa davanti all’obiettivo divida il proprio merito con un buon makeup artist, una stylist di livello e delle ottime luci, ma è il fotografo il vero artefice della magia. Sua è la dote unica di far emergere il lato migliore, o il peggiore del soggetto ritratto, non solo estetico, ma anche della personalità.

Non ci sono inganni o aiuti, quando si sfila. Ci sono soltanto la modella, l’abito e la passerella. Eleganza, portamento, bellezza, comunicatività, questi sono gli unici mezzi per rendere bellissimo o orrendo ciò che si indossa e di conseguenza desiderabile agli occhi di chi osserva.

Quindi dico sfilare.

Il talento nella mondo delle passerelle conta più dello studio?

Senza dubbio il talento è un ottimo punto di partenza per iniziare un percorso con un vantaggio sugli altri. Ma se si vuole costruire una carriera o un qualsiasi progetto a lungo termine, determinazione e studio sono fondamentali. Mi viene in mente un passo dal romanzo Shibumi di Trevianan: “Siamo nell’era dell’uomo mediocre, che è ottuso, noioso, incolore: ma inevitabilmente vittorioso.” Non bisogna mai sottovalutare l’immensa forza della mediocrità che ci circonda, di fronte alla quale, soprattutto nei tempi moderni, anche un talento straordinario potrebbe inspiegabilmente essere sconfitto.

Per parlare di moda è necessario averla vissuta? Studiata?

L’esperienza sul campo è fondamentale in questo ambiente: ci sono meccanismi e processi che non potrebbero essere compresi altrimenti e che non vengono spiegati in nessun manuale. Sono sicura che una settimana come assistente in uno showroom, o in un ufficio stile, come in un’agenzia di pr valgono almeno quanto un’intera sessione di esami alla Marangoni. Ciò che deve essere assolutamente studiata è la storia del costume e della moda per rendersi conto di come tutto ritorni ciclicamente ed influenzi la società mentre ne fotografa il quotidiano. Oggi si crea molto poco, ma si reinterpreta il passato in maniera assolutamente originale.


Perché non esistono più le TOP ?

Potrei risponderti con un’altra domanda: perchè le TOP sono ancora quelle degli anni ’80-’90?Anzitutto bisogna dire che quello è stato un periodo di forte crescita e benessere economico, che ha visto convergere talento, creatività, progresso e scalata sociale fino a toccare l’apice del consumismo nella sua accezione più positiva. Questo ha fatto sì che ci fosse un’offerta incredibilmente ampia e di qualità elevatissima, senza tagli o limiti di budget. Le Top model erano la rappresentazione estetica di quel momento aureo: la loro bellezza straordinaria  giustificava i cachet stellari per indossare abiti che in molti si potevano permettere e acquistavano a prezzo pieno in boutique, erano protagoniste dei video clip dei cantanti che riempivano gli stadi e vendevano milioni di dischi, si fidanzavano con le star di Hollywood quando i cinema erano affollati e gli incassi non avevano freni.

Poi la bolla economica è esplosa e qualcosa nel sistema si è inceppato: i compensi della generazione delle modelle dei primi anni 2000, in gran parte provenienti da Polonia ed Est Europa, erano più che dimezzati rispetto a quelli delle colleghe Naomi, Linda, Cindy ecc…

fino ad arrivare al 2008, con la grande crisi economica per cui si è pensato che per far ripartire il sistema moda, forse i consumatori avrebbero voluto riconoscersi in modelli più normali e dalla bellezza meno irraggiungibile delle modelle perfette, ma anonime. Quindi sono nati i blogger…ma questa è un’altra storia 😉

Un aneddoto che ricordi con il sorriso

Beh arrivo a questo casting, super importante perchè si trattava di una pubblicità per un grande brand. Dato il mio aspetto, nessuno pensa mai che io possa essere italiana e devo dire che in dieci anni le cose sono cambiate molto da questo punto di vista. Comunque, la persona che doveva “esaminarmi” apre distrattamente il mio book e, sicura che non potessi capire la lingua dice alla collega: “Ma avevamo chiesto una modella bionda con gli occhi verdi…

Ok thank you“. Io ho risposto al saluto in inglese, ovviamente, facendo finta di non aver capito…un sorriso amaro, ma pur sempre un sorriso 😉

Come scegli gli argomenti  di cui parlare?

Avverto l’urgenza di trattare sempre di qualcosa strettamente legato al presente, che si tratti di una nuova creazione di un brand, o della scomparsa di un artista, o di un’uscita cinematografica, cercando di dare al lettore una visione completa dell’evento, sia con dei retroscena, sia con dei collegamenti inaspettati ad altre tematiche. Così, mentre scrivo, la lente di ingrandimento amplia il suo spettro tanto che potreste trovare l’ultimo modello di Jimmy Choo insieme ad una poesia di Rimbaud nello stesso articolo 😉

Quanto contano i social oggi nel mondo della moda?

Non contano tutti allo stesso modo, ma sicuramente Instagram, nel suo essere un ininterrotto spot pubblicitario, oltre che un contenitore di creatività, ispirazione, emulazione, è il mezzo più veloce, diretto ed efficace per arrivare al consumatore finale. Le dirette in cui possiamo assistere ad interviste e dibattiti tra esponenti autorevoli del settore stanno sostituendo la parte di contenuti che troviamo sulle riviste. Aggiungerei che il Covid ha dato un’accelerata definitiva in questo senso per cui sarà impossibile farne a meno, anche in un futuro in cui si potrà tornare a viaggiare, assistere alle sfilate, incontrarsi agli eventi come prima.

Che cosa è per te la moda?

La moda per me significa da sempre qualità ed originalità. La ricercatezza di un dettaglio, la vestibilità impeccabile di una giacca, il tessuto pregiato di un cappotto, la fluida eleganza di un abito: amo osservare ed essere aggiornata sulle tendenze, ma la moda che voglio nel mio armadio è fatta di pochi abiti insostituibili ed un’infinita collezione di scarpe. 😉

Se potessi andare indietro nel tempo, con quale personaggio ti piacerebbe interagire e perchè?

Mi sarebbe piaciuto far parte di quella cerchia ristrettissima di amiche e muse di Yves Saint Laurent, come furono Loulou de La Falaise e Betty Catroux. Vivere nella Parigi degli anni ’60-’70 a stretto contatto con un genio amante dell’arte e della letteratura, che ha saputo costantemente innovare non solo la moda ma anche la cultura francese, definendo i tratti della donna moderna.

Cosa pensi dell’editoria di settore?

Credo che sia qualcosa di prezioso che debba essere protetto ed aiutato a non scomparire, perchè l’approfondimento e la specificità sono l’unica arma di salvezza contro il generalismo e l’ignoranza

Hai aperto un tuo blog, ci racconti come , quando e perché?

Ho iniziato una decina d’anni fa con Mardou’s Thinking About Shoes, più o meno quando c’è stata l’esplosione di questo fenomeno. Ho deciso di utilizzare questo mezzo puntando più sui contenuti che sull’immagine perchè sono convinta si possa fare del giornalismo di qualità anche trattando di argomenti apparentemente “leggeri”.

Ho scelto di firmarmi come Mardou, la protagonista del libro I Sotterranei di Kerouac, per dare un messaggio diverso dal classico blog di moda: ciò che trovo affascinante e di cui continuo a scrivere, infatti, è la costante commistione e contaminazione tra moda, cinema, letteratura, arte e musica e più trovo connessioni inaspettate più mi diverto a scriverne.mardoushoes.com


L’anoressia spesso è stata associata al mondo della moda, qualcosa è cambiato oggi ?

Sicuramente c’è un’attenzione maggiore al benessere delle ragazze, soprattutto giovanissime, che lavorano in questo ambito: è anche un momento in qui l’healty food e la forma fisica sono la nuova ossessione che ha sostituito taglia 0 e caffè-sigaretta al posto di un pranzo tipico degli anni 2000. 

Cosa pensi del fenomeno “Curvy”? lo definisco tale, perché a volte mi sembra solo propaganda, ma poi di fatto, spenti i riflettori , la sensazione è che poco realmente cambi….

Nelle stagioni più recenti la presenza di modelle curvy è significativamente aumentata, ma dal mio punto di vista si tratta di una strategia di business più che di un reale cambiamento culturale. Col fastidioso termine dell’ Inclusività, infatti, il fashion ha deliberato quelle che io definirei le quote plus size, così come le quote nere: un provvedimento temporaneo per equiparare la presenza di generi diversi, introducendo obbligatoriamente un certo numero di curvy o black models.

Certo l’intenzione di ridurre la discriminazione e di sfondare il glass ceiling che di fatto impedisce a queste minoranze di raggiungere la vetta dei compensi e dei lavori è sicuramente nobile, comunque io non sono d’accordo sull’ ottenere un lavoro, una carica o una qualsivoglia posizione a prescindere da doti/meriti personali ma solo perchè lo impone una regola.

Il cambiamento deve essere culturale, di percezione dell’altro di scelta equa sulla base dei talenti e non dei talenti in quanto bianchi, neri, grassi, o magri. Finchè il punto di vista da cui si filtra ogni decisione è quello del bianco occidentale, l’inclusività sarà sempre una questione di accettazione di una minoranza nell’ esclusivo Club di ragazze bionde e magrissime di cui tutti stiamo cercando l’invito per partecipare. 

Grazie per il tuo tempo Elisabetta , alla prossima

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AccessoriLussoModa

Pinotti Cashmere, qualità e Made in Italy Worldwide!

Pinotti Cashmere

Morbido, soffice e caldo. Sono questi gli aggettivi che di solito ci vengono in mente quando sentiamo pronunciare la parola cashmere . una delle fibre più rare e preziose che si possano trovare in natura:
Forse non tutti sanno che le fibre di cashmere vengono ricavate dal vello di una specie particolare di capra, dette Capra Hircus,  allevata principalmente in paesi come Russia, Iran, Afganistan, Turchia e India.

Pinotti Cashmere nasce nel 1990, nonostante la continua crescita che ha portato l’azienda ad essere ritenuta una delle realtà qualitativamente più importanti nella produzione e commercializzazione di abbigliamento di alta qualità, realizzato con  fibre naturali molto speciali scelte con cura , dedizione( la maggior parte degli indumenti sono realizzati appunto in 100% cashmere),mantiene da sempre un gestione Familiare.

Il punto di forza dell’azienda,  è la reinterpretazione di capi ed accessori in cashmere ,capace di creare un eccellente binomio tra la tradizione delle lavorazioni più antiche ad un design moderno e contemporaneo, in tantissime tonalità, dal classico e naturale ai colori più accesi.

L’altissimo pregio, la straordinaria morbidezza ed il calore del cashmere hanno convinto nel corso della storia mercanti, re ed imperatori a scegliere ed indossare con fierezza questo splendido tessuto, che fin dall’antichità si è sempre distinto come materiale nobile ed elitario, destinato alla classe più agiata.

Le Boutique Pinotti Cashmere le possiate trovare a Milano, Cortina, Forte dei Marmi e Saint Tropez…

Una curiosità:

Il cashmere più pregiato, l’Inner Mongolia Cashmere, proviene direttamente dalla Mongolia interna cinese, un territorio dal clima molto rigido che produce circa il 90% del cashmere mondiale

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ArteOpera del Giorno

il Profilo continuo del Presidente

il Profilo continuo del Presidente

il Profilo continuo del Presidente  Opera creata dal Laboratorio Saccardi

(liberamente ispirato all’opera più famosa di Renato Bertelli),

“PROFILO CONTINUO DEL DUCE” OPERA ORIGINALE IN “TERRA DI SIGNA” REALIZZATA E FIRMATA DA RENATO BERTELLI NEL 1933.

in cui Berlusconi stesso entra nella storia, assorbito in una storia artistica parallela.

Profilo Continuo del Presidente misura : 24x24x26 cm tecnica : Bronzo Adesso presente nella Collezione del Mart di Rovereto  creata da Laboratorio Saccardi ,2016
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